Giovanni Malagò ha depositato nel pomeriggio di ieri, martedì 3 novembre, presso la sede della Figc la propria candidatura a Presidente della federazione. A supporto della candidatura, si apprende dalla Figc, Malagò ha depositato una documentazione con il modello di presentazione della candidatura; il documento programmatico sulle attività della Figc per il quadriennio olimpico; undici modelli di accreditamento contenenti le sottoscrizioni dei Delegati della Lega Calcio Serie A; la copia del tesseramento; la dichiarazione di non trovarsi in situazioni di conflitto di interessi diretti o indiretti nè incompatibilità, come prescrivono i punti 4 e 5 dell’articolo 29 dello Statuto Figc; la copia del Certificato del Casellario Giudiziale; la copia del Certificato dei Carichi Pendenti.Tra i documenti presentati anche una dichiarazione di assenza di conflitti di interessi e incompatibilità.
Domattina sarà Adriano Galliani a depositare la propria candidatura, per cui gode del supporto formale della Associazioni di calciatori e allenatori. Il voto per il nuovo presidente Figc si terrà il 14 dicembre.

Come scrive questa mattina Zazzaroni direttore del CORRIERE DELLO SPORT , salvo imprevisti e tradimenti prevedibilissimi, parte della Lega di A sosterrà il commissario Malagò che in comune con Marotta ha da qualche settimana giusto le iniziali, mentre l’Assocalciatori dei fratelli Calcagno e l’Assoallenatori di Renzo Ulivieri, 85 anni ma ben portati, per evitare guai punteranno su Galliani, in omaggio alla sola idea, confusa ma chiara, contraddittoria ma in realtà assai coerente con lo status quo, che le uniche rivoluzioni possibili sono quelle che vanno bene per uno spot e per uno slogan, ma diventano pericolose e destabilizzanti quando si prefiggono di cambiare veramente qualcosa.
In principio, osannato e acclamato come il salvatore del sistema dagli stessi che oggi vorrebbero estrometterlo senz’altra ragione che non risieda nell’essere indisposto a prendere ordini, avevamo visto in prima fila Giovanni Malagò. Ma l’ex presidente del Coni ha avuto l’ardire di fare di testa sua, di scegliere il ct che pensava migliore, di non ubbidire ai suoi grandi elettori e quindi prima il ministro Abodi, poi la burocrazia e infine gli amici diventati nemici con la poltrona in Lega e gli interessi sappiamo noi dove, tra una scusa puerile e l’altra, ne hanno disconosciuto l’investitura.
Uno spettacolo triste e un complottino in sintesi – per i complotti con la C maiuscola serve una struttura e una grandezza che sembra mancare al maggior numero dei congiurati – diretto contro Malagò e orchestrato neanche a dirlo proprio da chi ne promosse l’elezione.





