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2 Novembre 2026 11:56

Nuova offerta di Leonardo Del Vecchio jr. ai soci di Delfin: “È la proposta più seria che io abbia mai fatto”

Leonardo Maria Del Vecchio propone ai soci di Delfin di acquistarne le quote, con finanziamento bancario e rinuncia alle azioni legali

Con una svolta che è un’assunzione di responsabilità senza precedenti, Leonardo Maria Del Vecchio ha proposto ai soci di Delfin di rilevare le loro quote con un’offerta interamente finanziata da un primario istituto di credito americano. L’obiettivo è sbloccare lo stallo sull’eredità di Leonardo Del Vecchio (morto nel giugno 2022), scrivendo la parola fine ai contenziosi e alle liti fra gli eredi, oltre a mettere in sicurezza un patrimonio che non è solo ricchezza di famiglia, ma rappresenta – con le sue partecipazioni finanziarie strategiche – un asset di interesse nazionale.

Questa mossa è la risposta diretta all’incursione del magnate ceco Michal Strnad che lo scorso 20 ottobre ha inviato al cda un’offerta per acquisire Delfin. Una mossa che ha reso visibile il rischio che la cassaforte della famiglia Del Vecchio possa finire nel mirino di imprenditori stranieri. A differenza dell’incursione dell’imprenditore di Praga, l’iniziativa di Lmdv passa da un confronto e una condivisione con gli altri soci. Verrà discussa con loro, non piove dal cielo come quella lanciata da Strnad.

Strnad, il trentaquattrenne magnate ceco a capo del colosso della difesa Czechoslovak Group (CSG) ha offerto 30 miliardi di euro per rilevare la holding — applicando uno sconto del 30% su un Net Asset Value stimato attorno ai 40 miliardi — dichiarandosi pronto ad accontentarsi del 62,5% con il controllo gestionale e ponendo come condizione vincolante la cancellazione della clausola statutaria lussemburghese che riserva le azioni ai soli eredi. Quando è stata resa pubblica l’offerta dell’imprenditore ceco – che si è arricchito soprattutto grazie alla guerra in Ucraina – è apparso subito chiaro che la posta in gioco non è solo il patrimonio dei Del Vecchio, ma arriva al cuore della finanza italiana.

Delfin detiene il 32,4% di EssilorLuxottica (valutata oltre 80 miliardi a Parigi e guidata dal ceo e presidente di Delfin, Francesco Milleri), e custodisce il 10% di Assicurazioni Generali, il 17,6% della banca Monte dei Paschi di Siena, il 2,7% di UniCredit. Controlla anche il 28% del gruppo immobiliare francese Covivio. Un portafoglio che genera oltre un miliardo di euro all’anno in dividendi.

Il punto di forza della proposta del quartogenito del fondatore di EssilorLuxottica, oggi alla guida di Lmdv Capital è la solidità finanziaria dell’offerta, interamente finanziata da una primaria banca americana. Non serviranno lettere di patronage o garanzie da parte del cda di Delfin.

“Oggi ho inviato ai soci di Delfin un’offerta per acquistarne le quote. È la proposta più seria che io abbia mai fatto. Ho ottenuto la disponibilità da parte di un primario istituto di credito internazionale a finanziare l’operazione. Ho proposto sia un acquisto totale e immediato delle quote, sia altre forme di acquisizione più diluite nel tempo, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere”. Lo scrive Leonardo Maria Del Vecchio in una lettera pubblicata sul ‘Quotidiano Nazionale’.che ha rilevato alcuni mesi fa.

“Ci sono stati errori, anche di tono”

“Da quando nostro padre è scomparso – spiega Del Vecchio – ho sentito il peso di custodire ciò che ha costruito. Non sempre l’ho fatto nel modo giusto. In questi anni ho cercato soluzioni diverse e talvolta ho scelto la strada dello scontro. Lo riconosco: ci sono stati errori, anche di tono, e non ne vado fiero. All’inizio ho cercato di dare stabilità, impegnandomi direttamente in EssilorLuxottica e difendendo l’assetto che si era costruito nelle ore successive alla sua morte. In seguito – continua – ho provato a rafforzare quell’equilibrio acquistando le quote di chi era più lontano dalla gestione. Quando ho capito che quella strada non portava da nessuna parte, ho fatto un passo indietro“.

Dialogo con i soci e stop alle azioni legali

“Negli ultimi mesi ho scelto un’altra direzione: ridurre i conflitti e riaprire il dialogo. I miei consulenti parlano ogni giorno con quelli degli altri soci. Ho dato mandato di rinunciare alle azioni legali che avevo promosso nei confronti di alcuni dei miei familiari. Non è stato semplice, ma era necessario”.

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