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9 Ottobre 2026 11:25

Sindacati, sciopero nazionale ex Ilva da lunedì per 24 ore

Lo sciopero annunciato dai sindacati alla fine del tavolo a Palazzo Chigi con il governo

A partire da oggi, 9 ottobre, saranno sospese tutte le attività produttive degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto. È quanto si apprende da una comunicazione inviata da Acciaierie d’Italia in As a prefetto, enti locali e forze dell’ordine. La decisione viene ricondotta all’ottemperanza al decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, dopo il rigetto, notificato il 5 ottobre, della richiesta di sospensione dell’esecuzione. L’azienda ha annuncia anche la richiesta di ammortizzatori sociali.

Gli impianti verranno mantenuti in modalità di riscaldo, “hot stand-by”, attendendo la decisione della Corte di Cassazione. Nella comunicazione si precisa che, in assenza di un provvedimento favorevole, il 24 ottobre verrà sospeso anche il mantenimento in riscaldo, con lo spegnimento definitivo dell’area a caldo entro il 25 ottobre, «senza alcuna possibilità di riavvio successivo» si legge nella nota.

L’operazione di attuazione della modalità di riscaldo – precisa ancora la nota – implica come Gruppo Adi in As che “l’azienda provvederà ad inoltrare richiesta per la conseguente attivazione di idonei ammortizzatori sociali“. “Tanto si deve onde consentire ogni utile valutazione in ordine alla situazione del territorio interessato“. conclude la nota inviata al Prefetto di Taranto, al presidente della Regione Puglia, al presidente della Provincia di Taranto, ai sindaci del capoluogo jonico e di Statte.


Da lunedì 24 ore di sciopero in tutti i siti ex Ilva. Lo hanno annunciato Fim, Fiom e Uilm al termine del tavolo a Palazzo Chigi. “L’incontro di oggi non ha sortito le soluzioni che noi abbiamo posto sul tavolo. L’unica certezza è che a metà di novembre rischiano di andare in cassa integrazione tutte le lavoratrici e lavoratori e per questa ragione abbiamo deciso unitariamente di dichiarare 24 ore di sciopero per ogni turno in tutti gli stabilimenti, perché riteniamo indispensabile non soltanto avere incontri per ottenere ammortizzatori sociali. Noi siamo venuti qui per ottenere investimenti, lavoro, salute e sicurezza”, ha spiegato Michele De Palma segretario della Fiom .

“L’unica certezza ad oggi è la cassa integrazione ma non può essere l’obiettivo”, ha dichiarato Davide Sperti segretario della Uilm . “È vero che hanno predisposto un decreto per evitare i licenziamenti nell’indotto e un elemento di integrazione al 70% per la Cig ai lavoratori diretti, ma si sta prospettando una chiusura dal 15 novembre, non solo le aree a caldo ma anche quelle a freddo, e questa è una situazione per noi non sostenibile”.

“Questa mattina Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ci ha annunciato che, in seguito al noto decreto della Corte d’appello di Milano che riguarda la fabbrica di Taranto, entro il prossimo 15 novembre avverrà la fermata temporanea generale degli stabilimenti ex Ilva di Genova e di Novi Ligure”. Lo riferiscono i sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere, in una nota congiunta. “Pur comprendendo la lunga e complessa fase di difficoltà che sta attraversando l’azienda, l’annuncio di una serrata è del tutto inaccettabile”, commentano i primi cittadini.

“Le conseguenze nefaste dei continui ritardi che stanno caratterizzando il percorso di vendita dell’ex Ilva non possono ricadere ancora una volta sui lavoratori, sulle loro famiglie e sui territori in cui vivono e lavorano”. Affermano i sindaci di Genova e Novi Ligure, Silvia Salis e Rocchino Muliere, in una nota congiunta. «Ci auguriamo vivamente che negli incontri di oggi e domani a Roma, tra le rappresentanze sindacali, il governo e le parti interessate, il quadro possa migliorare sensibilmente – proseguono i due sindaci -. Una serrata della fabbrica rappresenta una prospettiva insostenibile: lo è per le lavoratrici e i lavoratori, lo è per le città di Genova e Novi Ligure e lo è per l’intera filiera siderurgica del nostro Paese“.







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