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9 Ottobre 2026 10:51

Supermedia: FdI recupera consensi, il Pd in calo. Vannacci frena ancora

La rilevazione di questa settimana conferma ciò che si era intravisto nei sette giorni precedenti: il partito di Giorgia Meloni è in leggero aumento di preferenze a scapito di Futuro Nazionale

Da oggi i numeri della nostra Supermedia, e dei sondaggi in generale, assumeranno verosimilmente un peso diverso. Con l’approvazione definitiva della nuova legge elettorale, avvenuta oggi alla Camera, si arriva a definire un importante tassello del quadro con cui si svolgeranno le prossime elezioni: in altre parole, da oggi conosciamo la “formula” con cui i voti si trasformeranno in seggi. E applicando questa formula alla nostra Supermedia, potremo sapere chi ha le maggiori probabilità di vincere (o perdere) le prossime elezioni e di governare (o di stare all’opposizione) nella prossima legislatura.

Nei numeri di oggi, peraltro, vi sono almeno due elementi di un certo interesse. Il primo è costituito dal dato di Fratelli d’Italia, che cresce leggermente riportandosi al 27,3%. Non è certo un record per FDI (che in questa legislatura aveva raggiunto ben altri valori), ma comunque la certificazione che il calo subito negli ultimi mesi dal partito di Giorgia Meloni si è quantomeno interrotto.

Il secondo dato interessante è l’arretramento – anche piuttosto netto – del Partito Democratico, che perde lo 0,8% in due settimane e per un soffio non scende sotto la soglia del 20%. Una soglia molto importante, sul piano psicologico prima ancora che politico, perché restare al di sotto del 20% vorrebbe dire che il PD non ha praticamente fatto alcun progresso rispetto ai (deludenti) risultati delle ultime due elezioni politiche (il 19% raccolto da Enrico Letta nel 2022 e il 18,7% dell’ultimo PD renziano, nel 2018). Su questa situazione così critica per i democratici e sulle sue possibili cause torneremo tra poco.

Prima bisogna evidenziare un ulteriore elemento di grande interesse che emerge dai numeri di oggi: la conferma, ulteriore, che Futuro Nazionale ha interrotto la sua cavalcata verso la tanto agognata “doppia cifra”. Il partito del generale Vannacci, infatti, si attesta su un 7,6% che costituisce un calo (sia pur lieve) rispetto al suo valore massimo fatto registrare due settimane fa. Sebbene alcuni sondaggi (come quello di Ipsos) in questo lasso di tempo abbiano accreditato FN di valori prossimi o superiori all’8%, molte rilevazioni più recenti hanno iniziato a registrare un calo in certi casi non indifferente: secondo Noto, FN avrebbe perso quasi un punto e mezzo nell’ultimo mese, ma anche per Only Numbers vi sarebbe stato un calo, nello stesso periodo, di circa mezzo punto, e anche Piepoli ha visto scendere il partito di Vannacci è dall’8% ad appena poco più del 7% nelle proprie stime.

Guardando le tendenze storiche recenti, si può notare facilmente come le ultime settimane abbiano visto una ripresa di FDI e del Movimento 5 Stelle, mentre il Partito Democratico e Futuro Nazionale, come abbiamo visto, stanno attraversando una fase di frenata, o persino di declino. In parte, queste dinamiche potrebbero essere dovute allo “spostamento a destra” che diversi osservatori hanno attribuito alle scelte (di comunicazione, ma anche di policy) di Giorgia Meloni. Scelte attribuite al tentativo di frenare l’emorragia di consensi che dal centrodestra aveva gonfiato le vele per Vannacci, declinate attraverso dichiarazioni e misure volte a rassicurare gli elettori sul tema dell’immigrazione e – soprattutto – sull’aumento del costo della vita, in particolare per ciò che riguarda i prezzi dei carburanti. Ma cosa può essere successo nell’altro campo, ossia tra PD e M5S?

Anche in questo caso, possiamo solo fare ipotesi per spiegare la piccola crisi di consenso per i democratici e la contestuale ripresa dei pentastellati; ma qualche indizio possiamo ricavarlo dalla cronaca politica delle ultime settimane, segnate dalle iniziative di Conte (che ha dotato il M5S di un programma fatto di punti “non negoziabili” e ha invocato più volte le primarie) e nello stesso tempo da continue discussioni, se non addirittura divisioni, interne al PD, apparso mai davvero in grado di rispondere per le rime all’alleato/rivale (con l’eccezione di una recente uscita di Elly Schlein) e diviso al suo interno su vari fronti, dal supporto all’Ucraina alla legge sull’antisemitismo.

Eddy Schlein e Giuseppe Conte

Ci si può chiedere perché le primarie generino tanta incertezza tra le file di un partito che è stato letteralmente fondato grazie a questo strumento di consultazione diretta della propria base (attraverso il quale sono stati sempre scelti i suoi segretari, compresa la segretaria attuale, peraltro la prima ad essere eletta con una clamorosa sconfessione delle votazioni riservate agli iscritti). La risposta si potrebbe trovare, ancora una volta, nei sondaggi che i diversi istituti hanno iniziato a effettuare proprio per stimare il potenziale risultato di una sfida tra Schlein e Conte per la leadership del “campo largo”. Si tratta, diciamolo subito, di stime estremamente eterogenee e in molti casi discordanti, con una grande variabilità da istituto a istituto. E questo essenzialmente per due motivi: il primo è che è difficile individuare l’effettivo elettorato potenziale (definizione che, non a caso, pare un ossimoro) di queste eventuali primarie; il secondo è che non sappiamo da chi sarà (sarebbe) composto tale elettorato, ed è quindi estremamente complicato ponderare correttamente le autodichiarazioni raccolte dai vari sondaggi.

A ciò si aggiunge un’altra variabile che complica ulteriormente il quadro: il fattore affluenza. Alcuni sondaggi (come quello recentemente effettuato da Youtrend per Sky TG24) mostrano come il risultato cambierebbe in base alla partecipazione. In caso di alta affluenza, salirebbero le quotazioni di Conte, mentre se a votare andasse un numero inferiore di elettori, ne risulterebbe avvantaggiata Elly Schlein. Una dinamica simile è quella registrata dall’istituto Demopolis, che vede Conte in vantaggio con il 44% contro il 40% di Schlein se a votare andassero tutti gli elettori del campo largo (12 milioni), mentre registra un lieve vantaggio per la segretaria PD (43% contro 41%) se alle primarie partecipassero invece “solo” un milione e mezzo di persone.

Questo spiega perché nelle ultime settimane abbiamo visto sia sondaggi che davano vincente il presidente del M5S (ad esempio Ipsos, ma anche Piepoli e Only Numbers), sia altri (come Noto) che invece vedono più probabile una vittoria di Elly Schlein. Ma spiega anche, e soprattutto, la prudenza dei democratici verso uno strumento che il PD ha usato molte volte in passato, a differenza proprio del M5S. Una sconfitta di Schlein alle primarie sarebbe clamorosa proprio perché lei è la leader del PD, che oltretutto sulla carta ha molti più voti del M5S. in questo scenario, quindi, Conte ha tutto da guadagnare (cosa che gli consente di osare, rivendicare, alzare la voce) mentre Schlein ha tutto da perdere. E molti elettori, probabilmente, se ne sono accorti.

NOTA: La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali
sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna, che include sondaggi realizzati dal 24 settembre al 7 ottobre, è stata effettuata il giorno 8 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Eumetra (data di pubblicazione: 1° ottobre), Ipsos (26 settembre), Noto (6 ottobre), Only Numbers (25 e 29 settembre, 2 ottobre), Piepoli (2 ottobre) e SWG (28 settembre e 5 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale www.sondaggipoliticoelettorali.it.

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