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30 Novembre 2025 13:51

Inchiesta Mps-Mediobanca: per i pm “Lovaglio e Caltagirone puntavano fin dall’inizio su Generali”

Secondo i pm della Procura di Milano, "Lovaglio si è schierato risolutamente contro l'iniziativa di Nagel, simulando relativo disinteresse da parte del Monte dei Paschi al possesso di Generali".

Generali è strategica fin dall’inizio”. E’ quanto risulta abbia detto l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, a Francesco Gaetano Caltagirone in una conversazione intercettata, e riportata nel decreto di perquisizione a carico dell’imprenditore Caltagirone, di Francesco Milleri presidente di Luxottica e della controllante lussemburghese Delfin sarl e l’amministratore delegato della banca Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, a carico dei quali si ipotizzano i reaiti di aggiotaggio e di ostacolo alle autorità di vigilanza per aver, stando agli inquirenti, concordato l’Ops da 13,5 miliardi con la quale Mps ha ottenuto il controllo di Mediobanca, a sua volta prima azionista di Generali.

A proposito dell’Ops difensiva, lanciata da Mediobanca su Banca Generali, Lovaglio ha detto che “lui“, cioè Alberto Nagel ex Ad di Mediobanca, “poteva fare solo sta mossa”, cioè l’offerta su Banca Generali che avrebbe determinato la dismissione delle quote di Mediobanca in Generali. “Se noi avessimo detto fin dall’inizio – continua Lovagliocome è vero – che Generali è strategica, lui“, sempre Nagel, avrebbe detto “ah, Lovaglio ha detto che è strategica, adesso io lo frego perché…”.

Secondo i pm della Procura di Milano, “Lovaglio si è schierato risolutamente contro l’iniziativa di Nagel, simulando relativo disinteresse da parte del Monte dei Paschi al possesso di Generali. Nella conversazione, si legge ancora, “Lovaglio viceversa conferma a Caltagirone che Generali è strategica fin dall’inizio e che le dichiarazioni pubbliche in senso opposto fossero un espediente di comunicazione per non rendere palesi gli accordi presi con i soci Caltagirone e Delfin che, appunto, fin dall’inizio puntavano su Generali, la cosiddetta ‘fase due’ (rispetto all’Ops su Mediobanca)“.

Dal 2019 al 2024 si è assistito a un costante investimento “a scacchiera”, si legge nel decreto di perquisizione, in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e del Gruppo Caltagirone. “E’ del tutto irragionevole – si legge – sostenere che i comportamenti dei due azionisti” con votazioni o astensioni dal voto sempre allineate “siano stati finalizzati solo a ottimizzare profitti di investimenti finanziari e non piuttosto il frutto di un accordo su un progetto, anche sufficientemente preciso, volto a far parte in maniera determinante degli assetti di potere di Mediobanca e Generali.

Lovaglio a Caltagirone: “Vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito incarico”

Sono state disposte intercettazioni telefoniche che hanno, a giudizio dei pm di Milano, si legge nel decreto di perquisizione, “dimostrato in modo eclatante l’esistenza di un progetto volto alla conquista di Mediobanca, comune a Caltagirone e all’amministratore delegato di Mps Lovaglio, che anzi si dichiara mero esecutore di un progetto costruito da Caltagirone.

In una intercettazione, all’indomani dell’assemblea del 17 aprile, durante la quale si discute dell’Ops su Mediobanca, Lovaglio riceve i complimenti di Caltagirone. L’ad di Mps: “Cavaliere, allora!”. Caltagirone replica: “Ma lei è il grande comandante Lovaglio? […] Come sta?”. A quel punto Lovaglio risponde: “Molto bene! Abbiamo fatto una bella operazione”. Caltagirone replica: “Mi pare fantastico, bravo. Io le faccio i complimenti perché è stato molto bravo”. L’amministratore delegato afferma: “No no no, lì è stato… il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico […] comunque godiamoci questa cosa, è stata… ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l’idea, esatto”. Risponde Caltagirone: “Perfetto, bene. E’ andata come doveva, grazie”. Lovaglio precisa: “Come meritavamo, facciamo fase due?”

Pm: “Con banca Akros unico bookrunner si è voluto pilotare attività dismissione”

Tutto lo svolgimento della procedura di Abb, con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze vende il 15% delle sue quote nel Monte dei Paschi, si legge nel decreto di perquisizione, “è stato caratterizzato da diverse e vistose anomalie: il senso complessivo dell’operazione è stato palesemente quello di destinare una parte cospicua di azioni Mps di proprietà del Mef a soggetti predeterminati”, cioè Caltagirone e Delfin, “volendo tuttavia generare all’esterno l’apparenza di una procedura ‘aperta’, ossia trasparente, competitiva e non discriminatoria”. “Non è spiegabile – si legge nel decreto – se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione, l’affidamento della funzione di bookrunner unico a Banca Akros, intermediario con un’unica esperienza di Abb alle spalle, peraltro di entità notevolemente inferiore a quella in esame“, laddove “i precedenti Abb del Mef erano stati affidati a un pool di banche internazionali”.

Si tratta di una fase, si legge ancora,sulla quale l’attenzione si è particolarmente soffermata, in quanto la stessa si sarebbe rivelata con forte evidenza quale operazione preparatoria e cruciale rispetto alla realizzazione del progetto di conquista di Mediobanca”.

Mps-Mediobanca, Mef: da Giorgetti nessuna ingerenza o interferenza

”Il Mef ha agito sempre nel rispetto delle regole e della prassi”. Dal ministro Giancarlo Giorgettinon è arrivata nessuna ingerenza né interferenza” riferiscono fonti del Mef, parlando delle indagini della procura di Milano sulla scalata di Mediobanca da parte di Mps.

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