La Gazzetta del Mezzogiorno sospende le pubblicazioni

BARI – I giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno hanno deciso ieri in assemblea di interrompere il proprio lavoro e quindi di sospendere le pubblicazioni del giornale a partire da domenica 3 marzo  in assenza di risposte dagli amministratori giudiziari nominati  dal Tribunale di Catania sul pagamento degli stipendi e dei versamenti arretrati.

“Una scelta, quella votata oggi dall’assemblea dei giornalisti – scrivono sul sito online del quotidiano barese – che hanno proclamato lo sciopero a oltranza, causata dalla persistente assenza di risposte da parte degli amministratori giudiziari sul pagamento degli stipendi e dei versamenti previdenziali arretrati, nonché sulle incertezze del futuro della testata.

Una situazione che si trascina ormai da mesi, sin da quando il 24 settembre scorso, il Tribunale di Catania ha sottoposto a sequestro le quote societarie dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo, azionista di maggioranza (70%) della Edisud Spa società editrice del quotidiano .

I giornalisti della Gazzetta dopo aver attaccato la gestione editoriale della società editrice (un pò strano che lo facciamo soltanto ora n.d.r.)  in un lungo comunicato scrivono:  “ci congediamo da voi con un arrivederci, confidando, come diceva Eduardo, che questa lunga, buia “nuttata” possa passare presto, anche se, a questo punto, la sua durata non dipende da noi, ma da chi ha in mano le nostre sorti ed evidentemente ritiene di poterle gestire come se fossimo al teatro dei pupi. Vogliamo tornare a lavorare e desideriamo farlo il più presto possibile. Ma con delle risposte certe e chiare. E soprattutto con uno stipendio e con dignità“.

Il Tribunale di Catania il 24 settembre 2018 aveva emesso un decreto di sequestro finalizzato alla confisca dei beni dell’ 86enne Mario Ciancio Sanfilippo azionista di maggioranza (70%) della Edisud Spa società editrice del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno, ed il pacchhetto azionario di controllo del quotidiano La Sicilia di cui Ciancio è editore- direttore.  Questo in sintesi  il motivo dei giudici siciliani: “Fondi non giustificati nelle società“. Ed ancora: “Sproporzioni fra entrate e uscite”. Il valore complessivo dei beni finiti sotto sigilli dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale catanese, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, è di almeno 150 milioni di euro.

Il provvedimento ha bloccato conti correnti, polizze assicurative, 31 società, quote di partecipazione in altre sette società e beni immobili.   Il sequestro è relativo ad un’inchiesta che procede in parallelo con il processo per “concorso esterno in associazione mafiosa“. Tra i beni oggetto del nuovo sequestro, è bene ricordare,  ci sono la società Etis, che stampa quotidiani siciliani e nazionali, la società Simeto Docks, concessionaria di pubblicità e affissioni, il 100% della società che edita il quotidiano ‘La Sicilia’, le quote di maggioranza della società EDISUD spa editrice del quotidiano ‘la Gazzetta del Mezzogiorno’ di Bari oltre alle due emittenti televisive regionali siciliane ‘Antenna Sicilia’ e ‘Telecolor’.

Da segnalare e rilevare per dovere di cronaca, che in Sicilia il quotidiano La Sicilia , le cui quote societarie sono oggetto del medesimo sequestro che ha colpito la Gazzetta del Mezzogiorno, esce regolarmente, i giornalisti lavorano, e nessuno sciopera. Sarà forse perchè non ci sono i 34 milioni di perditi e debiti che affliggono la gestione economica del giornale barese ? Infatti incredibilmente La Sicilia vende persino qualche copia in meno della Gazzetta !

Questa mattina si è svolta a Bari presso la sede dell’Associazione della Stampa pugliese una conferenza stampa del segretario generale della Fnsi , Raffaele Lorusso (un ex-“staffista” di Michele Emiliano quando era sindaco al Comune di Bari) insieme al presidente dell’Assostampa di Puglia, Bepi Martellotta (giornalista dipendente della Gazzetta del Mezzogiorno) , ed ai componenti il Comitato di redazione del giornale.

Ai giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno (salvo qualche eccezione….) auguriamo di tutto cuore di poter mantenere il loro posto di lavoro e di ritornare il prima possibile in edicola con il loro giornale, anche tutto questo baccano sindacale secondo noi non giova assolutamente a trovare una soluzione, come i fatti hanno sinora dimostrato. Soluzione che certamente dovrà e potrà passare esclusivamente dalle decisioni dei giudici di Catania, nella legalità più assoluta.

Il CORRIERE DEL GIORNO seppure sia stato ricoperto da offese, diffamazioni e calunnie da parte di una irrisoria “cricca” di giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno (guarda caso tutti impegnati sindacalmente) ha sempre correttamente seguito e scritto  sin dall’ ottobre 2015 sulle vicende giudiziarie degli ultimi anni  di Mario Ciancio di Sanfilippo, che invece  venivano incredibilmente taciute ed occultate dalla direzione del quotidiano barese. Ed in un nostro articolo abbiamo spiegato tutto quello che sinora la Gazzetta non ha rivelato ai propri lettori. Leggere per credere. (vedi QUI)

Tutti gli articoli sul “caso” Ciancio di Sanfilippo editore de La Gazzetta del Mezzogiorno

 




L' opinione del Direttore

ROMA – L’ ’opinione  del nostro Direttore Antonello de Gennaro, all’interno del nostro programma “Sette e mezzo“, trasmesso mercoledì 20 febbraio 2019  in diretta da Roma sulle piattaforme dei socialmedia Facebook, Twitter ed Instagram del CORRIERE DEL GIORNO.

 

 ogni lunedì, mercoledì e venerdì diretta “live” sulle pagine Facebook, Instagram e Twitter del CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947™

 

 




Iniziato il processo penale a Bari contro l' Assostampa e Raffaele Lorusso

Raffaele Lorusso

ROMA – Si è svolta ieri finalmente, dopo ben tre rinvii la prima udienza preliminare dinnanzi al giudice dr.ssa Cafagna del Tribunale di Bari nei confronti dell’ Assostampa, il sindacato pugliese dei giornalisti ed il suo ex presidente Raffaele Lorusso, attuale segretario nazionale della FNSI. A nulla è valsa la strenua e vana difesa rappresentata in maniera anche fuorviante dall’ Avv. Francesco Paolo Sisto del Foro di Bari, in quanto il pubblico ministero ed il giudice per le indagini preliminari hanno accolto le costituzioni civili della nostra società editrice e del nostro direttore Antonello de Gennaro rappresentati ed assistiti dall’ Avv. Giuseppe Campanelli del Foro di Roma

La difesa di Lorusso ha presentato una memoria con cui, nel consueto stile sindacale dei rappresentanti dell’ Assostampa pugliese, hanno cercato di mistificare i nostri diritti con produzioni documentali peraltro estranee al processo ed infondate. Il giudice ha fissato un’altra udienza per il prossimo 19 marzo per consentire al nostro legale di poter analizzare (e quindi confutare) la produzione documentale dell’ Avv. Sisto.




Stampa, informazione, rispetto delle leggi: due pesi e due misure?

di Antonello de Gennaro

Salvo Palazzolo

leggo le proteste dell’ Ordine dei Giornalisti di cui faccio parte, affiancato dal sindacato a cui non sono iscritto non avendone bisogno e mai mi iscriverò, che esprimono solidarietà al collega Salvo Palazzolo della redazione di Palermo del quotidiano LA REPUBBLICA . Secondo il sindacato “le fughe di notizie e le presunte violazioni del segreto istruttorio non possono essere contestate ai cronisti, il cui dovere è quello di pubblicare tutto quello che ha rilevanza per l’opinione pubblica, non certo quello di nascondere le notizie” teoria su cui dissento completamente. E vi spiego il perchè.

Innanzitutto perchè nella Legge professionale che regolamenta la nostra professione, e nella legge sulla Stampa, non esiste alcuna norma che ci consenta e legittimi il supposto “diritto sindacale” di violare il segreto istruttorio. La Legge è (ed aggiungo io: deve essere) uguale per tutti. Quindi se esiste un’inchiesta coperta da segreto istruttorio, noi giornalisti abbiamo il dovere di rispettarlo. Altrimenti poi con che coraggio, con che faccia possiamo pretendere di avvalerci sul segreto professionale ? Con tali chiamate alle armi per difendere la categoria… perdiamo credibilità, diventiamo ridicoli e facilmente attaccabili dall’opinione pubblica.

Chi vi scrive, oltre dieci anni ha subito una perquisizione da parte delle forze dell’ordine. Non per aver violato il segreto istruttorio, ma per scoperchiato cosa accadeva nel mondo dello spettacolo e dell’informazione milanese, con il tacito assenso di Silvio Berlusconi. La notizia della perquisizione venne data addirittura nei titoli di apertura del TG1, TG2 e Tg3.  Sembrava che avessero scoperto la centrale informativa di Bin Laden ! Sono stato io infatti con dei miei colleghi (fra cui la buonanima di Aldo De Luca del quotidiano il Messaggero) all’epoca dei fatti a rivelare giornalisticamente sul sito Svanityfair.com cosa accadeva dietro le quinte. Un’ inchiesta da  cui è venuta fuori poi l’inchiesta “Vallettopoli” condotta dal pm Henry John Woodcock all’epoca dei fatti in servizio presso la procura di Potenza.

Una perquisizione effettuata dagli uomini del G.A.T. (Gruppo Alta Tecnologia) della Guardia di Finanza di Milano, sollecitata, o meglio imposta da un potente ministro della repubblica del Governo Berlusconi ora caduto in disgrazia , su sollecitazione di una giornalista pugliese, di origine brindisina che nonostante fosse sposata con un giornalista del Gruppo Mediaset, era la sua amante. ed infatti di lì poco venne lasciata dal marito. Subito dopo l’ufficiale che comandava il gruppo dei finanzieri a Milano, e gli operanti delle Fiamme Gialle impegnati nella mia perquisizione domiciliare vennero tutti assunti nella”security” informatica di una grande azienda “pubblica” quadruplicando i propri stipendi.

Dopo qualche anno (bisogna aver pazienza e fede…) la giornalista traditrice in questione è stata licenziata da un importante gruppo editoriale milanese per cui lavorava ed accompagnata alla porta dalla televisione su cui conduceva un programma patetico. Il ministro è letteralmente scomparso dalla politica ed il suo ufficiale di collegamento con la Guardia di Finanza (che era stato premiato con l’elezione “blindata” a deputato) che aveva di fatto ordinato la mia perquisizione, venne arrestato ed è sparito anch’egli dalla politica.

Ma nella mia vicenda personale nè l’ Ordine dei Giornalisti nè tantomeno il sindacato dissero una sola parola. Tutti muti ed allineati. Nel caso del collega Palazzolo a cui la procura di Catania contesta di aver ‘rivelato notizie’ nell’articolo con cui a marzo diede atto della chiusura dell’inchiesta sul depistaggio del pentito Vincenzo Scarantino nell’ambito delle indagini sulla strage Borsellino, si schierano Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Siciliana della Stampa. La mia solidarietà umana va a Palazzolo esclusivamente per il trauma psicologico che si vive a seguito di una perquisizione, con la quale la propria vita viene scandagliata da cima a fondo e data in pasto a sin troppe persone. Ma Palazzolo si è preso un rischio, ben consapevole di prenderlo, violando la Legge.

“È in corso in tutta Italia – commenta il sindacato – un attacco durissimo contro la libertà di informazione e contro i cronisti liberi che con il loro lavoro garantiscono ai cittadini il diritto ad essere informati. La perquisizione e il sequestro del telefono, oltre che l’accesso ai dati contenuti nel computer, rappresentano una grave violazione del diritto alla tutela delle fonti e del segreto professionale. Le fughe di notizie e le presunte violazioni del segreto istruttorio non possono essere contestate ai giornalisti, il cui dovere è quello di pubblicare tutto quello che ha rilevanza per l’opinione pubblica, non certo quello di nascondere le notizie“. Teoremi questi che non mi trovano d’accordo.  Non esiste una legge infatti , lo ribadisco, che consenta ad un giornalista di violare il segreto istruttorio. Almeno sino a prova contraria.

Il presidente nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna (con il quale il sottoscritto ha avuto recentemente un duro scontro dialettico in pubblico presso l’auditorium RAI in occasione di una giornata di aggiornamento professionale) ha dichiarato ieri all’ ANSA quanto segue: “Definire inaccettabile l’ennesima perquisizione a danno di un cronista, nel caso specifico Salvo Palazzolo di Repubblica è il minimo che si possa fare, ma non basta, così come non è sufficiente condividere parola per parola il comunicato della Fnsi e dell’Associazione siciliana della stampa” aggiungendo “Per verificare tutte le iniziative possibili  sarò a Palermo per incontrare Palazzolo il prossimo 25 settembre. Sarà anche l’occasione per parlare ai colleghi della non rinviabile riforma dell’Ordine e dei possibili provvedimenti legislativi a tutela del segreto professionale”. Cosa dire quando un incaricato di pubbliche funzioni, quale è Verna, critica l’operato della magistratura ? Preferisco stendere un velo di imbarazzo da giornalista, anche perchè non mi sento rappresentato da chi legittima un reato previsto dal Codice Penale.

Io invece sono e sarò sempre dalla parte della Legge e della giustizia e non potrò mai giustificare chi viola il segreto istruttorio mettendo a rischio il buon esito delle indagini e del conseguente processo. Si può fare dell’ottimo giornalismo con le proprie inchieste come hanno fatto molti giornalisti che poi finiscono sotto scorta, e contribuire alla giustizia facendo del sano ed ottimo giornalismo, come ad esempio ha fatto la collega ed amica Federica Angeli della redazione romana del quotidiano LA REPUBBLICA, lo stesso giornale di Palazzolo, senza bisogno di violare il segreto istruttorio, rispettando la Legge.

Chi vi scrive ha fatto qualcosa di buono, come ben noto a molti, del sano giornalismo investigativo in Puglia, con il risultato che dopo ben tre avvertimenti con ingenti danni alla mia autovettura, me l’hanno bruciata e poi spedito una busta con un proiettile. Ho subito avuto e continuo ad avere  la vicinanza dello Stato attraverso il prefetto di Taranto il dr. Cafagna e la tutela della mia persona attraverso i controlli e la presenza delle Forze dell’ Ordine, ho ricevuto solidarietà da Autorità, dalla politica, dalle istituzioni, ma non ho ricevuto una sola parola dall’ Ordine dei Giornalisti. E tantomeno dal sindacato.

La FNSI e l’ Assostampa di Puglia “proteggono” un mitomane loro iscritto di Taranto che mi sta perseguitando denunciando ripetutamente il falso, ed hanno sempre chiesto (inutilmente !)  la chiusura di questo quotidiano. Ma a processo per diffamazione al momento è finito soltanto Raffaele Lorusso il segretario nazionale della FNSI. Che troverà presto “compagnia”… seguìto a ruota in altro processo dal suo “pupillo” e da sua moglie. Perchè la Legge è e deve essere uguale per tutti.

Ecco perchè cari amici e lettori,  non stimo minimamente chi pensa di essere al di sopra della Legge soltanto per avere in tasca una tessera di giornalista, che probabilmente non meriterebbe neanche di avere. Nessun grande e bravo giornalista in Italia ha mai avuto bisogno di rivolgersi al sindacato, che purtroppo viene usato solo per fini personali e per fare carriera o ottonere lauti compensi ricoprendo cariche nei consigli di amministrazione dell’istituto di previdenza dei giornalisti, o nella cassa sanitaria. Questa è come dice Marco Travagliola stampa munnezza“.




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




Richiesta di rinvio a giudizio per Mimmo Mazza sindacalista-giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno

CdG pm Roberto Rossi BAL’attuale procuratore aggiunto della Procura di Bari dr. Roberto Rossi a destra nella foto , per anni nel pool dei magistrati baresi impegnato in indagini sulla pubblica amministrazione, poi membro del Csm e attualmente inquirente della Dda di Bari, ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti del giornalista sindacalista Cosimo (ma noto a tutti come Mimmo) Mazza, originario di San Marzano di San Giuseppe (TA) vice capo servizio della redazione tarantina della Gazzetta del Mezzogiorno, insieme al suo direttore responsabile Giuseppe De Tommaso per aver offeso la reputazione dell’ Avv. Emilia Velletri del Foro di Taranto con la pubblicazione in data 16 maggio 2011 di un articolo sul quotidiano regionale che versa in una profonda crisi editoriale, ed i cui giornalisti lavorano da oltre un anno grazie agli ammortizzatori sociali dei contratti di solidarietà, a causa del crollo vertiginoso di copie vendute in edicola.

 

avv. Emilia Velletri

Mazza e De Tommaso dovranno rispondere dei reati degli art. 57 e 595 (2° e 3° comma)  per avere offeso l’avvocatessa tarantina Emilia Velletri con un articolo a firma del Mazza, nel quale veniva indicata come “indagata per favoreggiamento” nell’ambito del procedimento penale ralativo all’omicidio di Sarah Scazzi ed in particolare scrive il procuratore aggiunto Rossi “.…Subito dopo la scomparsa di Sarah, Antonella creò sempre su Facebook, una pagina che poi diventerà Gruppo per Cercare Sarah Scazzi, che in breve tempo raggiunse i 45.000 iscritti. Ne entrano a far parte subito, fra gli altri, Sabrina Misseri, Alessio Pisello (che per un certo periodo sarà anche amministratore del Gruppo), Mariangela Spagnoletti (testimone chiave contro Sabrina Misseri) e anche curiosamente Emilia Velletri ( a sinistra nella foto – difensore di Sabrina dal 15 ottobre, giorno del suo arresto, fino al marzo scorso quando lasciò il mandato in quanto a sua volta indagata per favoreggiamento), oltre ad amiche di Sarah e Sabrina)….” circostanza non vera, atteso che la stessa (cioè l’ Avv. Velletri n.d.r)  non è mai stata indagata per favoreggiamento nel processo che vede parte offesa Sarah Scazzi.”

CdG loruzzo_mazzaResta da chiedersi se Mazza e De Tommaso avranno il coraggio, la forza e sopratutto la dignità professionale in caso di rinvio a processo,  di rinunciare all’imminente prescrizione del reato. Per Mazza infatti non sarebbe la prima volta che si salva da una condanna in primo grado da “prescritto”….in Appello. Ne dubitiamo fortemente.

In questa vicenda,  notiamo il vergognoso silenzio dei suoi “compagnucci” del sindacato regionale come Bepi Martellotta e di quello nazionale Raffaele Lorusso che si “stracciarono”…le vesti di dosso gridando allo scandalo con vergognosi comunicati stampa (di cui risponderanno in sede penale, civile  deontologica) contro il nostro direttore Antonello de Gennaro, accusato senza alcun reale giustificazione, per delle farneticanti accuse di “stalking” nei confronti del Mazza, come acclarato e sentenziato dal Gip dr.ssa Gilli, dal Giudice Petrangelo del Tribunale del Riesame di Taranto e dalla Va Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione che ha ridicolizzato, quest’ultima, il ricorso dei Pm Cannarile e Lopalco della Procura di Taranto depositato a suo tempo contro la decisione del Tribunale de Riesame di Taranto,  ritenendo il ricorso delle pm tarantine inammissibile totalmente“. 




Scontro LaPresse-FNSI. La parola ai magistrati

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nella foto Marco Durante (Agenzia La Presse)

Questo  il testo della nota diramata da Marco Durante, editore e presidente dall’ agenzia LaPresse :

La Federazione nazionale della stampa italiana, l’Associazione Stampa Subalpina, l’Associazione Stampa Romana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti ieri pomeriggio hanno diffuso un comunicato denunciando una presunta violazione delle regole contrattuali e pretese situazioni di concorrenza sleale da parte della nostra agenzia.

Si tratta di un’iniziativa molto grave, sia perché è totalmente infondata, sia perché – in palese violazione di tutte le regole – è stato emanato senza alcuna preventiva informazione e condivisione dello stesso con il direttore e con il comitato di redazione. Dato quest’ultimo che, prima di ogni altro, dimostra che l’iniziativa non è stata motivata, come invece vorrebbe farsi apparire, da esigenze di tutela dei giornalisti della nostra agenzia, ma da tutt’altre e non meglio chiarite finalità.

La FNSI in data 30 maggio scorso ha inoltrato alla FIEG  (Federazione Italiana Editori Giornali) una richiesta di apertura di un tavolo sindacale facendo riferimento a un inesistente accordo aziendale “con il quale si fronteggia la crisi aziendale con la riduzione di alcuni istituti economici contrattuali”.

La società (La Presse n.d.r.) ha risposto alla FIEG in data 13 giugno chiarendo che la società non è in crisi e che, come palesato con la documentazione prodotta, non è stato raggiunto alcun accordo collettivo aziendale, bensì un insieme di accordi singolarmente sottoscritti dai giornalisti a titolo individuale. Accordi, raggiunti con n. 51 giornalisti art. 1 su n. 52 giornalisti in forza, che prevedono un aumento retributivo, nella forma di un superminimo mensile ad personam assorbibile, di Euro 100,00 lordi mensili a tutti i redattori. Un aumento che, rinnovando precedenti intese relative alle maggiorazioni di cui agli articoli 10 e 19 del CNLG che erano state “congelate”, è venuto incontro ai giornalisti riconoscendo – nell’ambito di una forfettizzazione delle relative maggiorazioni – un aumento e, al contempo, rinnovando l’impegno dell’editore al mantenimento dei livelli occupazionali.

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E’, a dir poco incredibile, che la FNSI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) ricevuta la predetta risposta in data 14 giugno, due giorni dopo si sia spinta a diffondere un comunicato falso, oltre che giuridicamente privo di fondamento. Un comunicato a cui il direttore e il Comitato di redazione hanno già risposto in modo perentorio ieri sera, denunciando la falsità dello stesso e la sua lesività per la loro dignità e professionalità.

E’ gravissimo, e l’editore ha già dato mandato ai propri legali di assumere tutte le più opportune iniziative in tutte le sedi competenti, che la FNSI si sia, inoltre, spinta ad affermare che “C’è motivo di ritenere che tale accordo non sia scaturito da una libera contrattazione tra azienda e Comitato di redazione, ma da un ricatto messo in atto in confronto dei lavoratori”.

Niente di più falso, considerato che la proposta dell’editore è stata direttamente formulata ai giornalisti, previa la necessaria condivisione con il direttore e il Comitato di redazione, tramite quest’ultimo.

La FNSI, non paga di quanto precede e ben conoscendo che 51 giornalisti su 52 hanno siglato accordi individuali con l’editore, afferma nuovamente il falso quando dice “è ancora più grave il fatto che i lavoratori che si sono rifiutati di sottoscrivere l’accordo sono stati vittime di comportamenti professionalmente discrimatori”. Nessun comportamento discriminatorio è stato posto in essere nei confronti di chicchessia.

Vista la palese falsità delle notizie diffuse con il comunicato sindacale di ieri, gli autori si assumeranno in tutte le sedi competenti le loro responsabilità“.

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La FNSI per voce del suo attuale segretario nazionale  Raffaele Lorusso ,  che per dovere di cronaca è stato da noi già querelato-denunciato per diffamazione nel settembre 2014, e che verrò ulteriormente denunciato nuovamente nei prossimi giorni , con il suo stile arrogante e provocatorio ha dichiarato:

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nella foto Raffaele Lorusso

L’annunciata querela per diffamazione ci darà infatti l’opportunità di dimostrare in un’aula di giustizia la fondatezza dei rilievi mossi nei confronti di un editore che, come si evince dai toni e dal contenuto, a tratti esilaranti, del comunicato diffuso, ha una concezione dell’impresa editoriale degna di quella di un padrone delle ferriere”. “E’ inequivocabile, oltre che facilmente dimostrabile, quanto sostenuto dal sindacato ossia che l’editore de La Presse ha costretto i propri giornalisti ad accettare trattamenti peggiorativi rispetto a quelli riconosciuti dal contratto nazionale di lavoro. E’ dovere del sindacato denunciare questa situazione e chiedere l’intervento delle istituzioni pubbliche, considerato che l’editore in questione usufruisce dei benefici di una convenzione con il governo. L’editore, che ha sempre rifiutato il confronto con il sindacato, sarà chiamato a rispondere del proprio atteggiamento nelle competenti sedi giudiziarie, nelle quali sarà denunciato per comportamento antisindacale”.

A questo punto resta da capire qualcosa: ma la FNSI e Lorusso chi si credono di essere degli intoccabili ?  L’editore di questo quotidiano online è solidale con l’editore de La Presse.




L’ Assostampa di Puglia, minacce (ed atti vandalici) , Facebook, querele e dintorni….

Schermata 2016-06-15 alle 07.50.55Il quotidiano siculo-barese La Gazzetta del Mezzogiorno nella sua edizione online di ieri ha dato ancora una volta prova con un titolo incompleto dell’ approssimazione con cui purtroppo (per loro) alcuni giornalisti lavorano nella sua redazione, pubblicando una notizia relativa ad un comunicato stampa sindacale della solita Assostampa di Puglia (associazione sindacale che abbiamo già querelato in passato)  che si spaccia per sindacato unitario ( in realtà “unico”) ed  “esprime sconcerto e preoccupazione per il pesante clima intimidatorio, corredato di esplicite minacce ai danni dei cronisti di Brindisi, con l’avvicinarsi del ballottaggio per le amministrative 2016

Come racconta la Gazzetta,  l’ultimo episodio, riguarda il giornalista Gianmarco Di Napoli, direttore del quotidiano on line brindisino  “Senza Colonne”, per la pubblicazione di un articolo riguardante un candidato sindaco al ballottaggio Nando Marino e l’ appello lanciato dal giornale online a rendere pubbliche eventuali sue pendenze penali. In tutta risposta, uno dei candidati nelle liste a sostegno di Marino, avrebbe utilizzato il proprio profilo personale Facebook per lanciare presunti messaggi intimidatori al giornalista brindisino.

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Non entriamo nel merito della decisione di un un altro giornalista come Di Napoli di occuparsi dei precedenti penali di un candidato, che può essere condivisibile dopo aver valutato la tipologia di reato per cui qualcuno è stato condannato. Ma bisogna ricordarsi che vi sono condanne e condanne, così come vi sono sono sentenze coperte da indulto, amnistia, e ci sono peraltro anche una marea di giornalisti condannati, a partire da Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano) , Bruno Vespa (RAI) , Alessandro Sallusti (Il Giornale) , Maurizio Belpietro (ex Libero), Giorgio Mulè (ex Panorama ) ecc. A volte anche i giornalisti-sindacalisti come ad esempio  Mimmo Mazza (La Gazzetta del Mezzogiorno) è stato condannato per brogli elettorali, e si è salvato in appello solo grazie alla prescrizione. Sarebbe stato un bel gesto rinunciarci ed andare a giudizio…ma per adottare certe decisioni occorrono due elementi fondamentali: onestà e coraggio. Per tornare ai nostri giorni,  un giornalista sindacalista Andrea Camporese  (leggi QUI) è sotto processo dinnanzi al Tribunale di Milano per una truffa di cui sarebbe responsabile costata 7 milioni di euro alla casse dell’istituto di previdenza dei giornalisti, e del quale la Procura della Repubblica di Milano e la Guardia di Finanza hanno trovato un conto bancario a lui intestato in Svizzera con alcune centinaia di migliaia di euro versati dentro …

“Augurandoci che la magistratura, investita del caso dal collega, faccia luce nel più breve tempo possibile sull’episodio, riteniamo particolarmente grave – continua l’Assostampa pugliese  sulla vicenda brindisina –  che chi si candida al ruolo di amministratore pubblico concepisca così i rapporti con la stampa locale, ottenendo finanche sostegni alle diffamazioni pubbliche e alle esplicite minacce rivolte sui social network a danno dei colleghi impegnati a tutelare il diritto di cronaca e il diritto all’informazione nella città”. Come sempre il sindacato dei giornalisti pugliesi (che dovrebbe occuparsi esclusivamente di problemi sindacali) si  appella a tutte le istituzioni, a cominciare dalla Procura e dalla Prefettura di Brindisi ma anche dalla Regione, “perché vigilino sul corretto svolgimento della campagna elettorale a Brindisi e chiede altresì al candidato sindaco e a tutte le forze politiche del centrosinistra che lo stanno sostenendo di prendere le distanze dal gravissimo episodio“.

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nella foto gli ultimi atti vandalici sulla macchina di de Gennaro

 

Non vogliamo scendere sul piano della polemica e del distinguo personale, ma ci spieghino Bepi Martellotta, Raffaele Lorusso e “compagnucci” vari  dov’era la solidarietà dell’ Assostampa quando l’autovettura del nostro direttore Antonello de Gennaro, veniva sfregiata a Taranto con ripetuti atti vandalici (4 in 8 mesi) di chiara natura intimidatoria, persino con acido versato sulla carrozzeria, vetri infranti e via dicendo e danni di migliaia di euro, ricevendo la solidarietà di tutte le istituzioni a partire dal Prefetto?

E’ bene ricordare ai giornalisti-sindacalisti, che non è ancora Sindaco e sopratutto che è una persona per bene ed un noto capace imprenditore, quindi quello che il candidato sindaco Nando Marino deve fare, è una sua libera  scelta e non può e non deve certamente lasciarsi influenzare da qualche “prurito” o risentimento sindacale dell’ Assostampa. Il candidato Massimo Brento, presente nelle liste del centrosinistra a Brindisi a sostegno di Marino,  ha sicuramente sbagliato nel definire sul suo profilo Facebook “giornalastro di merda” il direttore del quotidiano online brindisino, e secondo noi deve le sue scuse a Di Napoli, ma in ogni caso è solo lui a dover rispondere personalmente delle offese scritte, e non certo Marino che non ha mai proferito quelle parole. Inoltre qualcuno spieghi ai giornalisti sindacalisti che le minacce, quelle vere sono ben altra cosa, come sanno molti bravi colleghi free-lance che lavorano in Campania, Calabria e Sicilia abbandonati al loro destino.

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nella foto Nando Marino candidato sindaco a Brindisi

A proposito… dov’era l’ Assostampa di Puglia quando un giornalista-sindacalista della provincia tarantina tale Cosimo Mazza detto Mimmo  ha definito su Facebook il nostro direttore de Gennarofallito, evasore fiscale, radiato ecc.”  ( venendo immediatamente querelato) e chiedendo sempre su Facebook ai  suoi colleghi tarantini di cancellarlo e bloccarlo dalle loro amicizie  ? Forse cari giornalisti- sindacalisti questo non è stalking….???

Per non parlare poi di questa “mania” sindacale di rivolgersi sempre a chiunque per cercare di avere le istituzioni ( e l’ Assostampa non lo è ) al proprio fianco . Sull’ Assostampa di Puglia ed alcuni suoi esponenti parleremo presto noi e documenteremo tanti comportamenti illegali che abbiamo denunciato alle Procure di Roma, Bari e Taranto e qualche interessante documento che abbiamo trovato. A chi chiederanno l’intervento questa volta, sempre ai soliti “amici degli amici”…o ai servizi segreti di mezzo mondo ?

State sereni, e sopratutto caro Martellotta, occhio ai titoli sulla Gazzetta del Mezzogiorno




Inchiesta Sopaf. L’ex presidente dell’ INPGI il giornalista-sindacalista Andrea Camporese sarà processato a Milano

Schermata 2016-05-14 alle 17.03.22Andrea Camporese, il giornalista-sindacalista che durante l’ultimo congresso pugliese dell’ Assostampa di Puglia disse  “lascerò Inpgi e vi guarderò e seguirò a distanza.Visto che qualcuno mi ha tacciato di frequentare troppo i Casinò, farò come i croupier “, ha detto poi mostrando il palmo delle mani: “sono pulite”, come raccontava il suo sodale Gianni Svaldi sulla sua “paginetta” Facebook , (unico luogo dove ormai gli tocca scrivere) verrà processato a Milano, e non a Roma o Venezia come aveva chiesto la sua difesa sollevando una questione di competenza territoriale, puntualmente rigettata.

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nella foto Andrea Camporese

Lo ha deciso la 2a sezione penale del Tribunale di Milano, che ha respinto l’istanza di stralciare la posizione processuale di Camporese e di trasmettere gli atti nella Capitale o nel capoluogo veneto. Così come sono state respinte anche le altre questioni di nullità del capo di imputazione a suo carico, e quindi l’ex-presidente dell’ INPGI (sinora costato oltre 120 mila euro di spese legali all’istituto di previdenza) sarà quindi processato e giudicato sotto il noto “rito ambrosiano” a Milano insieme ad altri 9 imputati, fra cui Giorgio Magnoni, in uno dei filoni processuali che hanno al centro il “crac” della Sopaf.

Le accuse a vario titolo sono “associazione per delinquere“, “truffa“, “appropriazione indebita“, “corruzione” e “frode fiscale“. Il giornalista-sindacalista Camporese risponde di alcune operazioni su fondi immobiliari che secondo al Guardia di Finanza ed il “pool” per i reati fiscali e finanziari della Procura di Milano, avrebbero causato un danno di 7milioni e 600 mila euro alle casse dell’ INPGI, soldi dell’istituto previdenziale dei giornaliusti italiani, che secondo l’accusa del pubblico ministero Gaetano Ruta sarebbero finite nella casse di Sopaf, attraverso la Adenium Sgr, una società controllata dalla finanziaria già di proprietà dei fratelli Magnoni.

nella foto Nicola Borzi (Sole24Ore)

nella foto Nicola Borzi (Sole24Ore)

Ma di tutto questo, cari lettori non troverete molti articoli. Di questa vicenda gli unici due giornalisti in Italia che se ne sono realmente occupati sin dal primo momento sono stati il nostro collega e direttore Antonello de Gennaro (allorquando dirigeva un’agenzia di stampa con sedi a Roma e Milano), ed il bravo collega Nicola Borzi del Sole-24Ore. Tutti gli altri si sono “appecorinati” ed autocensurati in silenzio. Non a caso dall’ INPGI dipendono le indennità di disoccupazione…., le case in affitto, i prestiti e mutui a tassi agevolati. “Pecunia non olet“….i soldi non puzzano dicevano i latini. Ma chi si occupa di spazzatura umana a questo tipo di odore è ben abituato.

ADG-Camporese_Sopaf

Ecco cosa scriveva de Gennaro  nel 2012 sull’ INPGI 

Molto più facile per la FNSI attaccare e diffamare, insieme ad i suoi “compagnucci” pugliesi,  il nostro Direttore Antonello de Gennaro, vittima di un provvedimento interdittivo temporaneo, ancora sub iudice ed opposto dai suoi legali, annunciando la costituzione di parte civile peraltro in maniera “ridicola”, in quanto al momento non vi è neanche una richiesta di rinvio a giudizio  a carico del deGennaro ! Mentre sul loro “compagnuccio”  Camporese ed i 7 milioni di danni fatti alle casse dell’istituto previdenziale dei giornalisti guarda caso… alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’unico sindacato dei giornalisti (non unitario, non ce ne sono altri !) dei giornalisti, non interessa nulla. Regna il “silenzio”. Un silenzio molto imbarazzante.

Imbarazzante come Raffaele Lorusso e Gianni Svaldi i quali fanno finta di non sapere dell’esistenza di un procedimento penale a loro carico a seguito di due querele nei loro confronti che de Gennaro e la nostra cooperativa editrice hanno depositato  nel settembre 2014, e di essere quindi “indagati“.

 

 




Nuove querele in arrivo per l’ Assostampa di Puglia e FNSI

I nostri lettori ricorderanno sicuramente l’aggressione che il nostro quotidiano online ha ricevuto  il  9 agosto 2014 dall’ Assostampa di Puglia esattamente una settimana dopo l’avvio delle nostre pubblicazioni, regolarmente autorizzate dal Tribunale di Roma, nel cui registro della stampa è registrata la nostra testata giornalistica. La circostanza più paradossale fu l’attacco nei nostri confronti venne pubblicato ad uffici (chiusi per ferie) del sindacato dei giornalisti pugliesi, con cui si chiedevano alle Autorità degli interventi nei nostri confronti, come ad esempio il sequestro, la chiusura . Senza mai venire ascoltati da chi, a differenza loro,  la Legge la conosce ed è tenuta ad applicarla

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A seguito di tale iniziativa, abbiamo depositato attraverso la Polizia Postale delle Comunicazioni delle querele dinnanzi alla Procura della Repubblica di Roma nei confronti di questa associazione, cioè l’ Assostampa di Puglia, che ha giuridicamente e legalmente come unico scopo quello di tutelare e rappresentare i suoi iscritti nei confronti dei rispettivi editori e datori di lavoro. Ci risultano stati iscritti nel registro degli indagati il rappresentante legale dell’ Assostampa di Puglia  (all’epoca dei fatti Raffaele Lorusso, attuale segretario nazionale del FNSI) ed il giornalista-sindacalista che ad uffici chiusi dell’ Associazione, scrisse ed inserì in rete la diffamazione in questione, inviandola  addirittura all’ Agenzia ANSA.

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Anche questa volta come evidente atto di ripicca nei nostri confronti, dopo le nostre querele,  l’ Assostampa e la FNSI hanno emesso e pubblicato un altro comunicato stampa nel chiaro intento di danneggiarci   annunciando addirittura la costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale (che ancora non esiste !) nei confronti del nostro Direttore Antonello de Gennaro.  Ecco cosa scrivono i sindacalisti di “professione” sul loro sito per sindacalisti e disoccupati.

Il sindacato unitario ( o meglio unico n.d.r.) dei giornalisti coglie l’occasione per ribadire che l’operazione messa in piedi dal De Gennaro ha come unico obiettivo quello di danneggiare i colleghi del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania, quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni nel marzo del 2014 e la cui testata è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti. Questa vicenda deve anche interrogare l’Ordine dei Giornalisti sulla compatibilità di tali comportamenti con gli obblighi e con il decoro della professione, oltre che sull’opportunità di mantenere iscritto nei propri elenchi chi si fa scudo del tesserino per fare ben altro. In questo caso, parliamo di un signore che ha già alcune condanne passate in giudicato”.

Purtroppo (per loro) la Legge non ammette ignoranza, e quindi anche in questo caso verrano denunciati nuovamente alla Magistratura e dinnanzi al Tribunale Civile. Infatti questi diffamatori di professione non sanno, o meglio fanno finta di non sapere, che il nostro direttore Antonello de Gennaro ha due sentenze passate in giudicato per delle stupidi liti con dei vigili urbani, ma mai per “diffamazione a mezzo stampa” come invece altri autorevoli colleghi come Giorgio Mulè, Alessandro Sallusti, Marco Travaglio, Maurizio Belpietro, Vittorio Feltri, Bruno Vespa ecc.

Anche perchè il totale delle due condanne passate in giudicato a carico di deGennaro è di soltanto 8 mesi. A differenza del giornalista sindacalista Mimmo Mazza, come egli stesso ha documentato, si è salvato dalla condanna di 1° grado subita per brogli elettorali in occasione delle elezioni politiche, solo e  soltanto grazie all’intervenuta  “prescrizione”  in appello. E presto pubblicheremo tutte le carte della sua condanna in primo grado, lasciando ai lettori il diritto di essere informati, e di farsi la propria opinione.

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Schermata 2016-05-02 alle 16.10.48Sulla vicenda del “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania“, in cui si accusa che la nostra iniziativa  “ha come unico obiettivo quello di danneggiare i colleghi del Corriere del Giorno di Puglia e Lucania”  – i sindacalisti di professione aggiungono –  “quotidiano che ha sospeso le pubblicazioni nel marzo del 2014 e la cui testata è stata messa in vendita dal liquidatore allo scopo di soddisfare almeno in parte i creditori, a partire proprio dagli ex dipendenti” dimenticano che gli editori di questa testata a loro molto cara…erano proprio i giornalisti che con la loro cooperativa editoriale fallita hanno incassato e dilapidato negli ultimi 10 anni oltre 27 milioni e mezzo di contributi pubblici a fondo perduto (Legge editoria) e cessato per sempre la loro attività editoriale con una massa (debiti) fallimentare di oltre 5 milioni di euro !

Dov’erano i “prodi “….sindacalisti, quando i giornalisti che fondarono il “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania”, utilizzarono la stessa testata del quotidiano “Corriere del Giorno Nuovo” e del “Corriere del Giorno” , quest’ultimo fondato nel 1947 da quattro giornalisti fra cui il padre del nostro Direttore ,  esistenti e registrati del loro giornaletto “di Puglia e Lucania” ?  Forse sarebbe più opportuno che questi sindacalisti si ricordassero di essere dei giornalisti innanzitutto, e di essere tenuti a parlare sulla base di fatti e documenti. Anche perchè risparmierebbero i soldi che dovranno pagarci per i danni subiti e subendi !

La Presunzione d’ innocenza.  Qualcuno spieghi a Martellotta, Lorusso e “compagnucci” vari del sindacato,  che la “Carta (ora Testo Unico) dei Doveri del Giornalista” (leggi QUI) contempla un dovere-diritto costituzionale: la PRESUNZIONE D’INNOCENZA e che non spetta a quattro sindacalisti che non contano nulla, emettere delle sentenze quando non c’è neanche un eventuale rinvio a giudizio !

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La memoria corta. Questi sindacalisti invece di difendere il loro “compariello” Mimmo Mazza  che ha richiesto un provvedimento a dir poco assurdo ed illegittimo nei confronti del nostro Direttore deGennaro, che ricordiamo nuovamente non è ancora un provvedimento definitivo….e si preoccupassero piuttosto di tutelare il lavoro degli iscritti disoccupati in Puglia.

Se vogliono fare i sindacalisti sul serio, si preoccupassero piuttosto di denunciare alla Magistratura (se ne hanno il coraggio) alle Autorità competenti che negli uffici stampa degli enti pubblici a Taranto e provincia (Comune di Taranto, Provincia di Taranto, ASL Taranto, Camera di Commercio, Autorità Portuale, Commissariato per le Bonifiche ecc.)  non lavora neanche un iscritto all’ ordine professionale, in violazione della Legge 150 che prevede l’obbligo di utilizzare per dette funzioni soltanto iscritti all’ Ordine dei Giornalisti !  Forse se questa gente lavorasse seriamente e realmente invece di “giocare” sui social network, sarebbe un bene per la categoria e probabilmente anche per se stessi

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I sindacalisti-giornalisti pugliesi ci fanno solo ridere. Dove sono, cosa fanno, mentre un quotidiano edito in Puglia, e cioè La Gazzetta del Mezzogiorno nella sua edizione di Taranto è scritto per la stragrande maggioranza da collaboratori esterni pagati a 7 euro lordi ad articolo ! Eppure in quella redazione vi è più di un sindacalista. O forse è meglio tacere in vista di qualche futura promozione… ? Senza tralasciare il Nuovo Quotidiano di Puglia dove ai collaboratori pagano qualche euro in più….! Su queste vicende però  l’ Assostampa di Puglia tace…..

CdG Archinà_Mascellaro

Il doppio lavoro degli iscritti. I “sindacalisti-giornalisti pugliesi si preoccupassero di vigilare piuttosto sui giornalisti dal “doppio lavoro”, come ad esempio Michele Mascellaro, attualmente sotto inchiesta disciplinare per le sue intercettazioni in merito al “processo Ambiente Svenduto” in cui si era messo al servizio di  Girolamo Archinà, il responsabile delle relazioni  esterne  dell’ ILVA sotto la gestione della famiglia Riva.  Mascellaro è attualmente un giornalista alle dipendenze del quotidiano (Taranto) Buona Sera edito dalla Cooperativa Sparta, ma nello stesso tempo fa anche l’ addetto stampa del gruppo Pd in consiglio regionale.

Il Gruppo del Pd con un comunicato stampa ha reso noto alcuni mesi fa di aver nominato ufficio stampa e collaboratoriin applicazione alla legge regionale 22 ottobre 2015 n. 29“. Il Partito democraticosi legge in una nota – “ha proceduto all’istituzione dell’ufficio stampa ed alla nomina di 12 collaboratori. Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’Ordine“. aggiungendo che “tra i vari curricula esaminati la scelta è ricaduta su Carmen Carbonara, Giovanni Dello Iacovo, Michele Mascellaro. La gestione dei social media – è ancora la nota del Pdè stata affidata all’esperto di comunicazione Giovanni Abbaticchio. Professionalità e rapporto di fiducia tra i criteri che hanno ispirato anche le altre nomine”.

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I “principi deontologici” calpestati. Come mai il Consiglio Territoriale di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia , nominato dal Presidente del Tribunale di Bari, tace su questa vicenda allucinante ? E dove è finito il precedente procedimento disciplinare a carico di Michele Mascellaro ? Per non parlare poi di un praticante iscritto per 5 anni nel Registro dei Praticanti quando la Legge lo consente solo per 3 anni….A questo punto ci rivolgeremo con un bell’esposto-denuncia al nuovo Presidente del Tribunale di Bari, unitamente alla Direzione Generale Affari Civili del Ministero di Giustizia (organo vigilante sui consigli regionali degli ordini professionali) per chiedere di accertare il rispetto delle norme di Legge e l’eventuale commissariamento dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia

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Se qualche sindacalista crede di farci paura con i suoi comunicati di minaccia, stia pur sereno. Sta solo perdendo il suo tempo: ci fanno solo ridere. Qualcuno dei “furbetti di Puglia” non ha capito che tutte le strade portano a Roma…e se ne accorgeranno nelle opportune sedi giudiziarie !

L’Ordine dei Giornalisti di Puglia “in sonno” ? Come mai l’ Ordine dei giornalisti pugliesi tace su questa vicenda ? E come mai non indaga su alcune testate giornalistiche pugliesi (a Bari e Taranto) che sfruttano i collaboratori con la promessa del tesserino da pubblicista calpestando tutte le norme di legge, comprese quelle fiscali. C’è addirittura un giornalista barese che organizza corsi di giornalismo non autorizzati, sfruttando i corsisti sulla propria testata giornalistica-quotidiano online. Ma meglio fare finta di niente, così si incassano nuove quote d’iscrizione all’ Ordine e la poltrona è salva…




Tanto per dileggio: cronaca quasi comica dei 4 giorni di assise “sindacale” per eleggere Lorusso alla FNSI

di Fred Stand *

Nel 70esimo anniversario della Liberazione di Auschwitz, circa 500 giornalisti iscritti, senza nessuna colpa, alla FNSI sono stati trasferiti a Chianciano per accondiscendere al XXVII congresso, lungamente atteso dai baroni delle province che volevano “defrancosiddizzare” la Segreteria nazionale. Nella depauperata località termale in provincia di Siena, durante i giorni della Merla, non girava nessun essere umano indigeno e le terme erano chiuse. Il paese, adeguatamente inospitale, lo avevano scelto gli indefessi organizzatori romani per evitare le fughe di piacere dei delegati che, indeboliti dal freddo e privati dello shopping, erano ormai persuasi a seguire i lavori.

I giornalisti hanno fruito della sistemazione in ordine di importanza. 1) I maggiorenti nel Grand Hotel Excelsior, dove c’era la sala convegni e si mangiava il prosciutto crudo a punta di coltello. 2) I votanti stavano rinchiusi ne ‘Le Fonti’, albergo aperto per l’occasione dopo tre anni di abbandono, con stanze meno panoramiche e fievolmente riscaldate. 3) Gli ospiti, ovvero quelli che non contano mai nulla, sono finiti oltrecortina all’hotel Moderno, 200 metri più in basso dell’acropoli. Fatto l’accreditamento, ogni invitato ha ricevuto preziosi doni: ai grandi elettori spettava un sacco di tessuto nero con volume sulla ‘civiltà delle acque in terre di Siena e di Maremma’ più una seconda borsa in similpelle, da regalare al primo malcapitato incontrato nel ritorno a casa. Per gli accompagnatori, il Touring Club aveva riservato, gratuitamente, la mappa stradale della Val d’Orcia e Val di Chiana e una scontatissima offerta delle Terme Sensoriali.

Mancando due ore alla prima cena, era necessario nominare il presidente del Congresso. La scelta è ricaduta sul “compagno” Giovanni Rossi, per due motivazioni essenziali: la prima, per separarlo dall’altro Giovanni Rossi, segretario Sigim che appariva molto più giovane e bello. La seconda, per evitare di scambiarlo con l’omonimo Giovanni Rossi, di anni 98, morto nello stesso giorno nella vicina Montepulciano, ancora fresco di sepoltura. Dopodiché, il vecchio -ma vivente- presidente Giovanni Rossi ha passato la parola al segretario Franco Siddi, per un breve saluto ai convenuti, non considerando che il segretario uscente avrebbe tenuto un’ultima radunata.

Conforme al suo stile antiargomentativo e antisillogistico, Siddi si è esibito in una filatessa di tragiche metafore: Shoah, Charlie Hebdo, i kalashnikov, un pensiero di Anna Frank…facendole sembrare come i tristi presagi della sua imminente uscita dalla scena. Ma non c’era più il tempo per piangere a dirotto. Grazie a Dio, vigeva l’obbligo di mangiare dalle 20 alle 21, ognuno nel proprio albergo, sapendo che non si sarebbero trovati negozi alimentari aperti fino a Perugia. Così, dopo la ribollita, la pasta al sugo e il pollo arrosto ognuno si è ritirato nelle propria stanza, immaginando quel che sarebbe successo l’indomani.

Mercoledì 28 gennaio

Dalla sera prima, già circolava la “voce” che Siddi avesse scritto 60 cartelle. Con un calcolo verosimile di 2 minuti a cartella, più i sospiri, le pause e le digressioni si sarebbe consumato tutto il tempo, dalla colazione al pranzo. C’era chi voleva darsi una revolverata in testa, chi chiamava i parenti, mentre i giovani più focosi avevano pensato bene di chattare con l’amante. I gaudenti più intraprendenti, invece, hanno organizzato la prima gita fuori porta: a Pienza, meraviglioso borgo rinascimentale costruito da Enea Silvio Piccolomini, papa Pio II, ricordato nelle Facoltà di Lettere per la sua cultura umanistica e le conclamate avventure ‘sentimentali’. I fuggiaschi, in questo modo, sono riusciti a visitare la piazza con il famoso Duomo, a passeggiare lungo il belvedere dal quale si ammira il Monte Amiata e, importunando il sindaco comunista della meravigliosa cittadina, a visitare l’antica residenza dei Priori, (l’attuale Municipio).

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nella foto, Svaldi il direttore del giornale che non c’è

Infine, si sono impegnati nel doveroso rifornimento di salame toscano e pecorino di Pienza, prima del gran finale nella trattoria ‘Latte di Luna’, nella quale con pochi denari si degustano le pappardelle al cinghiale, cacciagione varia, dolci tipici della Toscana. In seguito, si sarebbe scoperto che l’unico giornalista a sentire per intero l’asfittica autobiografia di Siddi è stato Gianni Svaldi, ex direttore del Corriere del Giorno di Taranto, il quale dopo tanto stress aveva assunto le fattezze di Barabba nell’iconografia cristiana.

Nel pomeriggio, per avviare il libero dibattito è salito sul podio il tribuno della Calabria: Carlo Parisi, fisico corpulento e una pelata scintillante come quella di Joel Edgerton in Ramses, ha debuttato con una dichiarazione fashion: “non sono venuto con il cappello in testa, né con il cappello in mano”; praticamente si stava presentando come un eroe scappellato, che sfidava il freddo esterno e i pregiudizi verso la sua terra d’origine. “La Calabria vanta 882 iscritti in più che pagano 80 euro”. “Mentre in altre parti le redazioni chiudono, noi abbiamo le sale stampa che aprono…e mandiamo le ispezioni nelle aziende, perché il giornalismo si paga”. Carlo Parisi, accompagnato e benedetto dal collega in clergyman Don Strangio, posava da profeta del giornalismo calabro.

Dopo Ramses, altri oratori hanno sprigionato una massa sonora e vibrante di ipotesi demoniache: il presidente dei Cronisti italiani Guido Columba ha scandito un “No! a Giulietti”, colpevole di diversi mandati parlamentari. Daniele Bungaro, in preda alla disperazione esistenzialista, ha chiesto ai garantiti di non abbandonare i freelance. Massimo Zennaro, radiocronista apologista di Chievo e Verona, ha fatto per primo il nome di Raffaele Lorusso come segretario. Altri, con cuore sincero, hanno invocato la riforma della RAI, lodato la professionalità degli uffici stampa, innalzato le mani al cielo, annunciato “chiude il giornale Europa, avendo zero debiti”.

La disputa sindacale si stava trasformando in una potente geremiade: solidarietà dei tutelati verso i precari, un contratto più leggero per tutti, informazione libera e sostenibile, una FNSI federalista, dignità del lavoro, unità sindacale, libertà d’espressione, Lorusso segretario, sindacato aperto ai precari, Lorusso segretario, servizi dalla FNSI come le associazioni regionali, la legge 150 durante i suoi 15 anni utile quanto le vittorie di Pirro…sospirava Tartaglia, Serventi Longhi sognava di avere 40 anni in meno. Infine, La Toscana che dà soldi agli editori se assumono, che ha introdotto il voto elettronico, che gradiva per la sua rettitudine Raffaele Lorusso segretario.

Alle ore 20, la tribù di giornalisti si è ridivisa in tre tronconi, per fame e non per argomenti. Era l’ora della pappa al pomodoro. “Gli ultimi avranno i primi” diceva san Matteo. Infatti, all’Hotel Moderno dove erano schierati gli ospiti che hanno i doveri della riverenza, due simpatiche vecchiette stavano mettendo a tavola i pici con il ragù e l’acquacotta, in grande quantità. E decalitri di “sanguis jovis”, il divino Sangiovese che scruta nel cuore, arrossisce la faccia e macchia le viscere.

Giovedì 29 gennaio

La visita ufficiale della Camusso, stillante benevolenza per chi era già in partenza, ha provocato un’altra defezione dei giornalisti in sala. Un sostanzioso gruppo si è diretto a Montepulciano, luogo natio del poeta Poliziano e capitale del famigerato vino rosso ‘Nobile’. Nel frattempo, gli smartphone sparsi dentro e fuori il congresso comunicavano che Giulietti aveva accettato la nomina a Presidente FNSI, poi l’aveva ritirata, poi l’aveva accettata, poi l’aveva ritirata. Constatato il tormento di Giulietti, i vertici dell’Usigrai avevano deciso di puntare su Santo Della Volpe, una vecchia e robusta pianta con la radice dei giusti.

Dopo aver ingrassato le agenzie con le brevi sugli ospiti nazionali intervenuti, i proletari della comunicazione hanno ripreso a mietere grano e loglio. Una proposta intelligente ha tentato di risolvere un’incongruenza semantica: non vivendo più di sola “Stampa”, forse sarebbe opportuno ribattezzare la FNSI con un titolo più ammodo, per esempio Federazione Nazionale Giornalisti Italiani.

In ogni riunione sindacale, la zizzania cresce soprattutto nell’animo dei ‘pensionati’ che, lo dice la parola stessa, sono quelli “nati con la pensione” (gli altri sono i pensio-morti). Questi beneficiati dell’INPGI sono sempre più terrorizzati dall’onesto Camporese, che continuamente dimostra come il granaio si stia svuotando. Cosa fare, dunque? Bisogna alzare l’età pensionabile? O sospendere la pensione a chi lavora? Tutti vorrebbero andare incontro alla morte con INPGI e CASAGIT in salute, ma come possono i giovani lavorare per garantire le pensioni se i pensionati continuano a lavorare? Iacopino da Todi, il poeta futurista inventore del ‘Toc Toc’, perché non dà il buon esempio, ritirandosi da Fiuggi o a Fiuggi? Insomma, come aiutare i senza tetto del giornalismo?

Giovanni Rossi Junior, nelle Marche ha dichiarato di pagare la partita IVA a chi fattura sotto gli 11mila euro, Martellotta da Bari ha sostenuto la presenza dei professionisti anche nei siti. Ed ecco che sono emersi altri scongiuri: bisogna aumentare la vigilanza per l’evasione contributiva, organizzare i disorganizzati, l’ennesimo ‘Lorusso segretario’ (dal Veneto), urge la tutela legale dei precari da parte della FNSI, l’equo compenso deve diventare prassi, è ora di inchiodare un giornalista nel consiglio di amministrazione delle aziende editoriali, aumentino i sindacalisti preparati nel proselitismo e nell’assistenza, un categorico farsi carico di chi è indietro, uscire fuori dal tunnel con l’unità sindacale. In conclusione il Trentino, che presentava la delegazione più colorita, ha invocato per tre volte Lorusso come segretario. Ed ecco che l’uomo di Conversano si è presentato.

L’intervento di Lorusso

Grazie a Siddi per i 7 anni. Sento di dover salvaguardare l’occupazione e l’inclusione” (che separate danno l’occlusione), ha esordito Don Raffele, “dico Sì al contratto che verrà”. Poi, dedica un pensiero ai colleghi adulti e precari o precari perché adulti. Immagina il nuovo patto per il lavoro e una nuova cabina di regia per la FNSI. Dichiara di voler salvaguardare le esperienze regionali e si infiamma per l’ingiusta assenza dei colleghi napoletani. Esige per i giornalisti il diritto d’autore come in altri paesi d’Europa, dà il pieno sostegno ai colleghi della RAI, invita a leggere un misterioso rapporto ONU come guida salda alla conoscenza, infine si abbatte sui qualunquisti con Franco Antonicelli, antifascista saggista parlamentare piemontese con il padre di Gioia di Colle.

Lorusso, al solito, è atteso dai fedelissimi per le sue eccentriche citazioni. A Bari aveva precettato gli accidiosi con Salvemini: “Compito della classe dirigente è trasformare la protesta in riforma”. A Castellaneta, aveva disseppellito Christian Jacq, un egittologo francese: “Quando soffia forte il vento contrario, c’è chi innalza muri e chi costruisce mulini”. A Chianciano, ora si stava conquistando la pole position con la scritta in ebraico letta sul frontespizio dell’Università di Tel Aviv: “Direttamente ai fatti”.

Venerdì 30 gennaio

È il grande giorno. I delegati sono pronti per le urne, ma prima, per la terza volta, parlerà Franco Siddi. Tutti sono imprigionati nella sala e per addomesticarli alla presenza e alla sopportazione hanno offerto loro 1.000 Ferrero Roché. Ebbene, l’ultima allocuzione di Siddi diventerà memorabile: “Torno al mio giornale…” seguita dall’unica pausa azzeccata in tre giorni di tentativi falliti. Ma non c’è stato un solo giornalista sano di mente che ha creduto all’adempimento della sua promessa.

Siddi coltiva Mandela, un mito della storia: “Vincitore è un sognatore che non si arrende mai!”. Ringrazia Serventi Longhi per l’unità del “piccolo, ma grande sindacato”. Ha due sentimenti contrastanti: tanta fermezza contro Feltri e Berlusconi, che sovente lo hanno attaccato; una contenuta commozione per le tenerezze di Barbagallo della CISL. Farfuglia qualcosa sullo sciopero del 3 ottobre 2009, conferma la portata della crisi: “Sono solamente 15.600 i giornalisti occupati”. A spizzichi e bocconi, spiega che siamo in una tempesta, non in un temporale. Riprende l’autodenuncia “non sono un boss, non ho correnti, gli ultimi due anni sono stati un calvario; molti aspettavano questo congresso. Ho resistito con l’aiuto di Roberto Natali e Rossi; non ho ricchezza, né maggiordomi, faccio la spesa il sabato…”.

Vorrebbe beneficiare gli ascoltatori con Sant’Agostino preso in porzione da dessert, ma non trova il foglio e un energumeno scostumato gli grida “Abbi pietà!” nel senso di smettere di parlare. Siddi accetta l’esortazione e continua per altri 20 minuti; dichiara per chi voterà…e saluta tutti, senza saper uscire di scena tra gli applausi. Ruvido e ormai appartato lascia una lacrimuccia sulla spalla di un amico.

A tarda sera, con 213 voti su 309 Raffaele Lorusso ha preso il suo posto. Ripete il motto del suo mandato “direttamente ai fatti” e dà l’abbraccio più sentito a Enrico Ferri, from Padova, soprannominato ‘Oriali’ per la sua straordinaria capacità di difendere, impostare il gioco e vincere le sfide finali.

(A.d.G) Ecco cari lettori chi è la FNSI il sindacato unitario ( o meglio “unico”) dei giornalisti….Ma serve a qualcosa ?

tratto dal blog  Sindacati Regionali di Stampa “Il nuovo blog delle sindacaliste e dei sindacalisti delle Associazioni regionali di stampa della Fnsi




I retroscena e la verità sullo scontro fra il giornalista Luigi Abbate e l’on. Michele Pelillo

di Antonello de Gennaro

Era il 24 luglio 2014 ore 09:54. ed il giornalista  Luigi Abbate così scriveva in un suo sms  inviato sul telefono dell’ on. Michele Pelillo, messaggio che abbiamo visto e letto personalmente:

Ho bisogno di parlarti. Stanno per licenziarmi da Blustar, vorrei un tuo intervento su Cosimo (  editore di Blustar Tvn.d.a.)  Ti giuro che tra me e non ci saranno più scontri. Richiamami appena puoi!


Schermata 2015-11-01 alle 00.55.19Pelillo
non richiamò Abbate e tantomeno contattò l’editore di Blustar Tv.  “Un politico non deve mai caldeggiare l’operato indipendente di un editore o di un giornalista“, ci dice Pelillo. Quarantotto ore dopo (e cioè  il 26 luglio 2014) a quel messaggio, che rimase privo di alcun riscontro ed effetto,  il giornalista Luigi Abbate venne licenziato dall’emittente televisiva Blustar Tv.  Ne abbiamo lette e sentite delle belle. Abbate che faceva la “vittima” di una “persecuzione politica” . Ma per accertare la verità, occorre ricostruire sino in fondo la vicenda, per restituire il dovuto “onore” a Pelillo, e sbugiardare Luigi Abbate, il quale anche se è un giornalista come chi vi scrive, non può godere della nostra stima, sopratutto alla luce dei suoi comportamenti e manie di protagonismo e “vittimismo” .

I FATTI. Un anno prima dell’ SMS inviato da Abbate all’ on. Pelillo, l’editore di Blustar Tv aveva avviato la procedura di mobilità nei confronti di 5 giornalisti della tv tarantina, a causa della dalla crisi che ha investito l’intero settore dell’emittenza televisiva privata ed Abbate non era uno di loro, circostanza questa che basta a smentire il suo vittimismo e sopratutto le solite accuse campate in aria contro la politica.

Schermata 2015-11-01 alle 00.58.00I fatti sono ben diversi da come ve li hanno raccontati sinora. Ed il Corriere del Giorno, è in grado ancora una volta e  come sempre documentalmente di rivelarveli. Una dei 5 giornalisti licenziati da Blustar TV, e cioè Alessandra Abbatemattei, impugnò il licenziamento ricevuto per il mancato rispetto delle quote rosa tra i “superstiti” dinnanzi al Tribunale del Lavoro di Taranto, ottenendo a seguito del suo ricorso una sentenza a lei favorevole con il reintegro immediato nella redazione della tv tarantina. A quel punto l’azienda televisiva della famiglia Quaranta, per rispettare la sentenza applicò un turn-over all’interno della redazione. Venne quindi riassunta la Abbatemattei, ed al suo posto venne invece licenziato Luigi Abbate.

La legge prevede la possibilità di fare questo, ma non è un obbligo. Si può anche non fare – dichiarò Abbate  al Fatto Quotidiano aggiungendo e poi perché io?  (ma nessuno gli chiese: e perchè un altro ? n.d.a.) Mi viene il dubbio di essere scomodo a qualcuno. Me lo chiedo. Sono scomodo alla grande industria? Sono scomodo a qualche politico? Voglio la verità”.

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nella foto Raffaele Lorusso

Immediatamente insorse l’ Assostampa Puglia, il sindacato dei giornalisti pugliesi, che come sempre strilla, annuncia battaglia, senza ottenere o risolvere pressochè mai nulla . “Non ci sono licenziamenti di serie A e di serie B a seconda delle convenienze politiche del momento – dichiarò a suo tempo il giornalista-sindacalista-presidente Raffaele Lorusso –  è evidente che i rapporti tra grande industria e informazione a Taranto, sono ancora inquinati”.

Purtroppo… per Lorusso, una successiva sentenza del Tribunale del lavoro del capoluogo jonico, taciuta dalla stampa tarantina (e sopratutto dai suoi “sindacalisti”) che venne pubblicata esclusivamente da questo quotidiano (leggi QUI) , ha provato l’esatto contrario delle fantasiose teorie prive di alcun fondamento manifestate sia dell’ Assostampa che dello stesso Abbate.

Immediatamente il circuito “pennivendolo-sindacalista-ambientalista” tarantino si attivò…. Ecco quello che scriveva (dietro ispirazione…locale) e raccontava il Fatto Quotidiano (leggi QUI) che di seguito riportiamo testualmente per vostra comodità:

Angelo Bonelli, leader dei Verdi, incalza, centrando il cuore del pensiero comune.A me viene più che un dubbio sul fatto che ci sia una pressione politica dietro questa scelta. Ci sono state pressioni da parte di qualcuno? Era un giornalista scomodo da eliminare? Attendiamo che sia la proprietà di Blustar a rispondere”. Risposta che è arrivata a stretto giro, rigettando le accuse “infondate e pervase di dietrologia”. “Nessuna persecuzione – chiarisce Blustar ma solo l’applicazione della sentenza del Tribunale del Lavoro di Taranto che ha reintegrato, nel luglio 2014, un’altra giornalista costringendo al licenziamento di chi aveva i requisiti stabiliti dalla legge 223/91”. E ad averli era proprio Abbate. Ma tanto non è bastato. La teoria di Bonelli è avvalorata da Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink. “Abbate è scomodo alla politica perché mostrava l’esistenza di due verità. Da una parte quella sostenuta da noi che, con le nostre ecosentinelle pronte a fotografare i fumi dei camini, con i nostri analizzatori, pari a quelli dell’Arpa Puglia, dimostravamo che le emissioni, fuori controllo, contengono cancerogeni. Dall’altra quella dei politici che davanti a quei dati non battevano ciglio”. 

Sulle sopra riportate dichiarazioni dei soliti ambientalisti a caccia di protagonismo e visibilità,  non vi era nulla che avesse a che fare con il licenziamento di Luigi Abbate,  sul quale come nostro consueto stile e scelta editoriale, stendiamo il solito veto pietoso evitando qualsiasi commento. I fatti hanno dimostrato ancora una volta, che certe persone danno voce alla bocca senza in realtà saper o rendersi conto di quello che dicono e di cosa stiano parlando !  Il Fatto Quotidiano così continuava nel suo articolo sulla vicenda:

Nessun nome. Ma negli stessi minuti, l’associazione ambientalista, pubblica un video su Youtube. È la puntata del 30 maggio della trasmissione condotta da Abbate, ospiti in studio i parlamentari Gianfranco Chiarelli e Michele Pelillo. La discussione si incentra, ancora una volta, sul decreto Ilva allo studio del Parlamento e sui dati forniti dalle associazioni e ritenuti poco attendibili. Quando il conduttore decide di far intervenire in diretta telefonica il presidente del Fondo Antidiossina Onlus Fabio Matacchiera, Pelillo sbotta: “L’editore lo sa? Domani parlerò con l’editore. Voglio sapere se anche lui è d’accordo”. La discussione la conclude Abbate: “Siamo una televisione libera. Il Pd nella campagna elettorale ha fatto figli e figliastri, forse non siamo nelle vostre grazie e per questo diamo fastidio”. Il deputato democratico raggiunto dalla redazione de ilfattoquotidiano.it non intende rilasciare dichiarazioni a riguardo. Stando a voci bene informate, sarebbe arrivato sulle scrivanie dei magistrati tarantini del materiale a sostegno della tesi delle pressioni politiche. Starà a loro, ora, stabilire la verità. Intanto, il telefono di Luigi Abbate scotta. Sono in tanti a manifestargli, in queste ore, solidarietà. Tra questi nessun politico

Ebbene oggi, in molti dovrebbero recitare un mea culpa, basato proprio sugli atti della magistratura tarantina. Infatti non si trattava  come sosteneva erroneamente il Fatto Quotidiano e cioè che secondo  “voci bene informate, sarebbe arrivato sulle scrivanie dei magistrati tarantini del materiale a sostegno della tesi delle pressioni politiche. Starà a loro, ora, stabilire la verità“. I magistrati in realtà si sono occupati della vicenda,  esclusivamente  sulla base  di una querela-denuncia presentata da Luigi Abbate nei confronti dell’ on. Michele Pelillo, querela che per sommo dispiacere dei soliti pennivendoli-sindacalisti-ambientalisti e di Luigi Abbate  è stata archiviata dalla Procura della Repubblica di Taranto, in quanto non vi era alcun presupposto di reato.

La magistratura tarantina, ha fatto quindi il proprio dovere, applicando la Legge. Avranno adesso, tutti questi giornalisti (o presunti tali…) e pennivendoli d’assalto molti dei quali senza un giornale o un editore vero,  il coraggio di dire “ho sbagliato” e di chiedere scusa all’ on. Michele Pellilo dopo averlo diffamato ?  Conoscendoli, ne dubitiamo fortemente.

la "bufala" giornalistica de Il Fatto Quotidiano

nella foto sopra, la “bufala” giornalistica de Il Fatto Quotidiano

Qualcuno, i soliti “corvi“, quelli specializzati in lettere anonime, che da tempo cercano di mettere in piedi anche a Taranto una “macchina del fango” nei miei confronti,  a questo punto, se va bene vi diranno: “de Gennaro è amico di Pelillo”  ! O ancora peggio,  vi diranno “de Gennaro è sul libro paga di Pelillo“. Nel primo caso hanno ragione, in quanto non ho mai nascosto la mia  ultradecennale amicizia familiare con Michele Pelillo e la sua consorte, i quali mi onorano da sempre della loro amicizia.  Nel secondo caso, purtroppo per voi, vi diranno solo delle clamorose falsità !

A tal proposito invito tutti voi ad andarvi a leggere un mio vecchio articolo del 2011 (leggi QUI) , dalla cui lettura difficilmente mi si potrà scambiare per un “portavoce” o  “fiancheggiatore” di Michele Pelillo e del suo gruppo politico. O se preferite,  chiedete pure qualcosa sul sottoscritto al consigliere regionale del Pd Michele Mazzarano (molto vicino al gruppo dell’ on. Pelillo)  e fatevi raccontare quanto gli ho detto pubblicamente recentemente,  e dinnanzi ad una ventina di testimoni, fra cui tutti i consiglieri regionali tarantini di ogni partito .

Il sottoscritto, cari amici e nemici, ha una grande fortuna e forza: sono libero e non ho mai timore di dire quello che penso. Sempre e comunque. A chiunque.

Ma per fortuna le persone intelligenti e serie, e ce ne sono tante, non hanno bisogno di alcuna spiegazione. Ai diffamatori di professione, i “pennivendoli”, gli esperti di “fango”  ed i celebro-limitati,  invece non presto alcuna attenzione. Per il semplice fatto che non la meritano. Di questa gentaglia, se ne occupano i miei legali, e le forze dell’ordine su delega della magistratura.

Mimmo Mazza

nella foto Mimmo Mazza sotto la sede di BlustarTV

Concludendo permettetemi di raccontarvi qualcosa di personale. Lo “strombazzamento” dell’ Assostampa contro chi vi scrive,  messo in atto oltre un anno fa, da una ristretta di “cricca” di giornalisti sindacalisti tarantini, i quali nonostante gli uffici dell’ Assostampa a Bari, fossero chiusi per ferie (e ce lo riferì proprio Mimmo Mazza),  ed il loro presidente regionale  Raffaele Lorusso fosse in viaggio in America,  mi accusarono con uno squallido e vergognoso comunicato sindacale  di un “plagio” inesistente di fatto ed anche di diritto (cioè per Legge) auspicando la nostra chiusura.

Adesso questi giornalisti-sindacalisti-diffamatori sono tutti iscritti nel registro degli indagati della Procura della Repubblica di Roma, mentre noi continuiamo a fare seriamente il nostro lavoro, riconosciuto ed apprezzato dal crescente numero di lettori che quotidianamente ci segue ed aumenta di giorno in giorno sempre più numeroso, mentre qualche “giornalista-sindacalista” porta lo stipendio a casa soltanto grazie agli ammortizzatori sociali o ai contratti di solidarietà. Ma non si sa fino a quando…

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Qualcuno si chiederà: ma perchè stiamo pubblicando e raccontando tutto ciò ? La risposta è molto semplice: per amore di verità. Quell’ amore che ci spinge ogni giorno a raccontarvi storie e fatti che altri preferiscono ignorare o chiudere nei cassetti per trarne qualche vantaggio personale. Taranto ha bisogno di una stampa al “servizio” dei cittadini , utile al loro diritto d’informazione, e non una stampa che sia “serva” al “servizio” di qualcuno o per un proprio tornaconto personale e carriera sindacale!

*  *  *  *  *  *  *  *  *

Eccovi le sentenze del Tribunale del Lavoro di Taranto, che provano inconfutabilmente che il licenziamento di Luigi Abbate avvenne solo e soltanto per una scelta dell’editore e peraltro dettata dalla causa di lavoro intrapresa dalla sua collega Alessandra Abbatemattei:

Allegato 1) sentenza ricorso Abbatemattei/ BlustarTv  

                       Abbatemattei Tribunale-Taranto_Ordinanza-05122013

Allegato 2) rigetto ricorso Luigi Abbate/ BlustarTv   

                      Decreto di rigetto Abbate




Riforma Inpgi, la Federazione Italiana Editori Giornali dice no al piano di Camporese

di Marco Ginanneschi

La risposta ufficiale è arrivata venerdì 24 luglio nel tardo pomeriggio, con una lettera a firma del presidente della Fieg, Maurizio Costa, indirizzata ad Andrea Camporese il presidente dell’Inpgi, , ed a Raffaele Lorusso il neo-segretario generale della Fnsi,. Ma già il giorno prima era stata anticipata a voce ai due dirigenti . Sulla riforma delle pensioni proposta dal Consiglio di amministrazione dell’Istituto dei giornalisti, gli editori non hanno per ora intenzione di esprimere un giudizio. Chiedono all’Inpgi di ricevere dati attuariali prospettici, sull’impatto delle misure sui futuri bilanci dell’Ente e sulla sostenibilità a medio e lungo termine.

CdG Andrea-Camporese-inpgi

Andrea Camporese, il “sindacalista” presidente dell’ INPGIrinviato a processo per truffa all’ INPGI !

La domanda è ora una sola: che cosa deciderà il Cda convocato per le 10 di oggi lunedì  27 luglio? Varerà la riforma senza il parere (consultivo) della Fieg e con il solo giudizio positivo (a maggioranza) della Giunta della Fnsi o rinvierà il voto a dopo l’estate? E che cosa si rischia, nell’uno e nell’altro caso?

Quella degli editori guidati da Costa non è stata in effetti una scelta semplice . Per giungere ad una decisione condivisa, dopo la presentazione a voce degli interventi previdenziali tenuta in via Nizza nel pomeriggio del 9 giugno e il successivo invio di 13 pagine di schema il 18 giugno, ci sono voluti due Consigli di presidenza e varie riunioni allargate. In un primo momento sembrava che la Fieg fosse orientata a pronunciare un , pur condizionato alla possibilità di maggior controllo sul futuro dell’Inpgi, in particolare con l’ingresso di propri rappresentanti nel Collegio dei sindaci (in cui non sono oggi presenti).

Invece la lettera di Costa ha invece più il significato di un no forte e chiaroa meno che l’attuario non rassicuri sulla possibilità che le misure ipotizzate, proiettate nei prossimi anni in base alla reale situazione dell’editoria e del suo mercato del lavoro, siano in grado di riportare l’equilibrio nei conti previdenziali e mantenerlo nel tempo. Proiezioni che sembravano esistere, a leggere la delibera della Giunta Fnsi, ma che in effetti non sono mai state prodotte dall’attuario. L’unica parvenza di dati prospettici, che hanno evidentementeconfuso la gran parte dei dirigenti dell’organo di gestione del Sindacato e dei responsabili delle Associazioni regionali di stampa, è rappresentata dai conti sui risparmi futuri per ogni singolo intervento proposto, che si basano però su una fotografia dell’attuale situazione, cristallizzata nel decennio successivo.

Un errore che la Fieg non ha ripetuto. Ma su cui qualcuno probabilmente contava. Ecco perché l’anticipazione di giovedì, confermata venerdì nero su bianco, ha di fatto colto di sorpresa i vertici dell’Inpgi e del Sindacato. Non a caso la notizia non ha ancora trovato il modo di arrivare alle migliaia di iscritti all’Inpgi, come invece era avvenuto praticamente in tempo reale nel caso del (a maggioranza) della Giunta Fnsi. I sindacalisti preferiscono sempre nascondere le sconfitte.

L’attenzione è adesso tutta concentrata sul Cda di oggi 27 luglio,  in cui i rappresentanti degli editori, il vicepresidente Fabrizio Carotti e il consigliere Francesco Cipriani, non potranno certamente votare a favore della riforma, dopo la presa di posizione ufficiale della propria organizzazione. E dove neanche i consiglieri nominati dai ministeri vigilanti potranno esprimere un parere, visto che le misure saranno soggette alla valutazione dei dicasteri. I rappresentanti dei giornalisti, insomma, si troveranno di fronte al dilemma di un’approvazione a maggioranza oppure di un rinvio a data da destinarsi.

La prima scelta li porrebbe in contrapposizione netta con la Fieg, con cui dall’autunno si dovrebbero aprire le trattative per il rinnovo del contratto che scade nel marzo 2016. E su cui si punta anche per ampliare la platea dei contrattualizzati (e quindi del gettito previdenziale). Certo, qualcuno potrebbe sostenere che il Cnlg lo discute la Fnsi e non l’Inpgi, ma sappiamo tutti benissimo come sono andate le ultime due tornate contrattuali e quale peso abbia avuto l’Istituto e il suo presidente nell’andamento del confronto. Inoltre, seguendo questa logica, dovrebbe quantomeno astenersi il rappresentante in Cda della Fnsi, ovvero lo stesso segretario Lorusso.

Il rinvio, invece, “salverebbe” le relazioni con gli editori in vista del rinnovo contrattuale, ma farebbe saltare tutti i tempi previsti per l’approvazione definitiva della riforma da parte dei ministeri. Con il rischio più che concreto che l’ok arrivi, se arriverà, a 2016 già iniziato.Spostando la data di avvio delle nuove misure. E soprattutto andando a ridosso della scadenza naturale degli organismi dell’Inpgi e delle nuove elezioni, previste a febbraio.

Lunedì sapremo che cosa decideranno Camporese e gli altri giornalisti che siedono nel Cda dell’ Inpgi. E, c’è da augurarsi che spieghino anche il perché.