Stop alla revoca della concessione ad Autostrade del Ponte di Genova

ROMA  – “Non possiamo attendere i tempi della giustizia penale: disporremo la revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia“, aveva annunciato il premier Giuseppe Conte all’indomani del crollo del Ponte Morandi di Genova. Ma a dispetto dei proclami di quei giorni  del vicepremier grillino Luigi Di Maio “Chi non vuole revocare le concessioni deve passare sul mio cadavere. C’è la volontà politica del governo“, allo stato attuale la procedura di revoca  è bloccata. Ed ancora una volta il Governo giallo-verde ha scoperto di non avere, non solo competenza, ma persino le armi giuridiche.

Fonti qualificate hanno spiegato e confermato l’invio del ministero retto dal grillino Toninelli, di una nuova richiesta di delucidazioni all’azienda di gestione autostradale , in particolare sui sistemi di controllo usati prima del disastro. E teoria  un passo nell’ambito della “procedura di caducazione per gravi inadempienze” avviata a con una contestazione alla quale Autostrade aveva risposto a fine settembre. Dopo tre mesi di silenzio, nei quali il Ministero dei Trasporti ha raccolto pareri sia interni in quanto sia il capo di gabinetto Gino Scaccia ed il capo dell’ufficio legislativo Alfredo Storto sono due noti giuristi,  sia all’esterno ascoltando avvocati di fiducia.

 

Il ministro Danilo Toninelli ed il suo staff si sono resi conto che estromettere Autostrade dalla gestione della rete è allo stato impossibile, in tutte le forme fin qui profilate dai “grillini”: da quella amministrativa a quella legislativa della nazionalizzazione. Un tentativo in tal senso era stato compiuto con un “blitz” nel decreto Genova, che è stato bloccato dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti per evitare uno stop dal Quirinale. Il termine di quattro mesi concesso ad Autostrade per rispondere alla nuova lettera è lungo. Quindi  non se ne farà niente sino alle elezioni europee .

Dal ministero fanno sapere che per la procedura di revoca della concessione “occorre ancora qualche passaggio propedeutico”, mentre il MIT ha chiesto ad Autostrade una propria valutazione sulle cause del crollo. Inoltre c’è la questione della ricostruzione. Il governo ha escluso Autostrade che ha presentato un ricorso al TAR lamentando la violazione di leggi italiane e regole europee, ma senza chiedere sospensive per fermare i lavori di demolizione e ricostruzione. Tutto ciò perché ovviamente la società Autostrade di fronte all’opinione pubblica non vuole apparire  come un ostacolo alla ricostruzione. Ma vi è la ferra intenzione di chiedere i danni all’esecutivo del premier Conte. Cioè, al Governo italiano, che non rischia niente. Se il Governo avrà torto pagheranno gli italiani, mica i componenti del Governo.

Un batti e ribatti che sembra una lenta agonia produttiva di nulla di fatto. “In effetti – confermano fonti della società Autostrade – il nuovo intervento si è rivelato molto leggero. Ci pronunceremo una volta raccolto con attenzione il materiale“. E paradossalmente della stessa idea sono anche i più stretti collaboratori di Toninelli, il ministro dagli annunci inutili.

 




Nove arresti a Roma e oltre 20 indagati per riclaggio e false fatture in un maxi appalto

ROMA – Oltre cento fiamme gialle del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, a conclusione di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Stefano Rocco Fava dalle prime ore di questa mattina hanno dato esecuzione a un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Roma, per l’adozione di misure cautelari personali nei confronti di tredici persone (3 in carcere, 6 agli arresti domiciliari e quattro divieti di esercitare attività d’impresa per la durata di 12 mesi), indiziate gravemente a vario titolo, di associazione per delinquere, fatture false, riciclaggio di proventi illeciti e bancarotta fraudolenta.

Mauro Giammaria

Fra gli arrestati sono finiti in manette considerati responsabili di un giro milionario di “soldi neri” circolanti intorno a un maxi appalto bandito nel 2014 dal Ministero dei Trasporti,  Mauro Giammaria un’ ex dirigente di una società pubblica (rimosso dal suo incarico a seguito del procedimento in questione)  e Maurizio Lanari amministratore della Sei Plus spa,  recentemente condannato a 2 anni e 6 mesi di carcere , grazie ad un patteggiamento con la Procura, per reati tributari con un altra società nel processo relativo all’inchiesta “Labirinto

Alessandra Monti moglie del Lanari, attrice della fiction “Incantesimo“, è finita invece agli arresti domiciliari, nel 2016 era stata condannata con l’accusa di estorsione e lesioni aggravate a 3 anni e 6 mesi di reclusione.

La Monti è una habituée delle aule del tribunale, dove è anche imputata in altri due procedimenti. In un procedimento deve difendersi dall’accusa di aver investito con la sua Mercedes due carabinieri colpevoli di averla fermata per un controllo. In un altro processo le è stata  contestata la calunnia per aver accusato ingiustamente l’ex marito Antonio Stanizzi di averla maltrattata

Nell’inchiesta della Guardia di Finanza, della Procura della repubblica di Roma,  titolari dell’indagine, hanno ricostruito un volume di false fatturazioni di oltre 45 milioni.  Le investigazioni dei finanzieri hanno consentito di accertare , da parte di una società consorziata, la creazione di fondi occulti trasferiti con cadenza settimanale in denaro contante da due referenti societari, nelle mani di un soggetto “collettore”, che era incaricato della materiale custodia della provvista, inizialmente in una propria cantina e successivamente in una cassetta di sicurezza bancaria, dove nel corso di una perquisizione sono stati rinvenuti circa 500 mila euro.

Gli approfondimenti contabili e finanziari  della Guardia di Finanza hanno poi, portato alla luce un evidente stato di insolvenza di questa società consorziata (dichiarata fallita nello scorso mese di maggio dal Tribunale di Roma ) per debiti verso l’Erario per circa 20 milioni di euro, con reiterate azioni finalizzate alla spoliazione di beni. Sono state così ricostruite distrazioni nel giro di tre anni e mezzo per circa 10 milioni di euro.

Una cospicua parte di questi proventi sono stati trasferiti, senza alcuna valida legittima giustificazione, anche a due consulenti fiscali (un 57enne ed un 60enne), entrambi indagati nella distrazione di fondi dal fallimento,  raggiunti da misura cautelare personale degli arresti domiciliari.

Il nuovo amministratore di diritto della società consorziata, inoltre, è stato raggiunto da misura interdittiva, al pari di 3 amministratori-procuratori speciali della consorziata e di ditte subappaltatrici. Tenuto conto della ricostruzione di ulteriori fittizi rapporti economici emersi durante gli  accertamenti della Guardia di Finanza, è stato ricostruito un volume di false fatturazioni emesse/ricevute complessivamente di oltre 45 milioni.

Sono oltre 20 gli indagati  nell’inchiesta e tra loro ci sarebbero anche funzionari del Ministero dei Trasporti. Inoltre il Nucleo Valutario della Fiamme Gialle ha sequestrato beni per circa 15 milioni di euro.

L’indagine è partita dall’appalto pubblico di 490 milioni di euro, affidato nel 2014 dal Ministero dei Trasporti a un Consorzio d’imprese denominato “Postemotori” (di cui fanno parte Poste Italiane, Postecom, Kpmg Advisy e Integrazioni e sistemi) che si occupava di gestire i pagamenti degli automobilisti tramite bollettini postali al Ministero. Poste Italiane e la controllata Postecom, sono  parti lese in questa vicenda.

Gli indagati grazie a questo appalto molto remunerativo, ed anche attraverso fatture false per operazioni inesistenti, sono riusciti ad accantonare circa 10 milioni di euro nel giro di tre anni e mezzo. Gli investigatori hanno accertato che gli indagati avevano fatto una vera e propria «cresta» sul maxi appalto del Mit guadagnando cifre milionarie sui bollettini postali che i cittadini pagano per sostenere le spese per i loro veicoli, tra cui la revisione auto.

 




TapExit: il premier Conte convoca parlamentari e consiglieri pugliesi dei Cinque Stelle

ROMA – Dopo l’Ilva di Taranto che non ha affatto chiuso rimanendo al suo posto sostanzialmente alle condizioni concordate dal governo Gentiloni, adesso è il momento del Tap, il Trans Adriatic Pipeline. Due cavalli di battaglia della campagna elettorale grillina, puntualmente disattesi.

All’inizio di agosto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte appena eletto, aveva ricevuto il sindaco di Melendugno, Marco Potì, per conoscere le ragioni per le quali una parte della cittadinanza locale si contrappone da anni al progetto del gasdotto. Potì in quella occasione aveva consegnato un voluminoso dossier al premier Conte il quale garantì che uno staff della Presidenza del Consiglio avrebbe studiato il progetto per valutarne eventuali criticità. Ma dopo due mesi, in realtà, da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna notizia. Nel frattempo il consorzio Tap ha ricevuto dal Governo delle rassicurazioni formali sulla “copertura politica” dell’opera, considerato che la multinazionale è in possesso di tutte le previste necessarie autorizzazioni alla realizzazione del gasdotto, attività confermate in ogni sede di giudizio dei vari Tribunali amministrativi.

 

In Salento è ormai imminente la ripresa dei lavori di realizzazione dell’infrastruttura energetica mentre i parlamentari  pugliesi e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle sono stati convocati (insieme a loro ci sarà anche il sindaco di Melendugno, Potì) per oggi in tarda serata dal premier Conte a Palazzo Chigi, incontro che avverrà subito dopo il Consiglio dei ministri in cui si discuterà della tormentata manovra economica-finanziaria.

Durante l’ ultima campagna elettorale i rappresentanti e candidati  del Movimento Cinque Stelle avevano promesso di bloccare la costruzione, mentre invece i loro “soci” di governo, cioè la Lega di Matteo Salvini sul tema gasdotto vuole andare avanti velocemente. Uno scontro “politico” interno alla maggioranza di Governo, confermata dal ministro “grillino” del Sud, Barbara Lezzi, che alcuni giorni fa ha ribadito a Radio Capital che lei non considera il gasdotto un’opera strategica aggiungendo testualmente  che “se la Lega non fosse stata per il sì avremmo già agito“.

 

Ma mentre a Roma si discute, commenta e parla, nel Salento è ormai imminente il riavvio dei lavori e la nave Adhemar de Saint Venant  che dovrà svolgere i primi interventi in mare davanti alla spiaggia di San Basilio di San Foca , si sta preparando a lasciare la banchina del porto di Brindisi dove si è già in attività e sono presenti sul posto le forze dell’ordine, chiamate a garantire l’ordine pubblico in vista della manifestazione  No Tap che si svolgerà nel primo pomeriggio di oggi dalle 14 alle 16.

la nave Adhemar de Saint Venant in porto a Brindisi

Tutto fermo al momento presso il cantiere di terra. I lavori dovrebbero essere avviati in zona Masseria del Capitano, laddove è prevista la realizzazione del terminale di ricezione, poichè nell’area di San Basilio, luogo di proteste,   dove si era lavorato nei mesi scorsi , è bloccata da un’ ordinanza del sindaco, che vieta le attività a causa del presunto inquinamento dei pozzi,  e la zona nella località Le Paesane è attualmente sotto sequestro a seguito delle disposizioni della Procura di Lecce.

Comune che dovrà difendere davanti al Tar Lazio il provvedimento con cui il 24 luglio ha vietato l’emungimento dell’acqua dei pozzi ubicati a 500 metri a destra e sinistra del cantiere e del tracciato del gasdotto, bloccando tutte le attività in zona fino a quando non sarà chiarita la portata della presenza di metalli riscontrata con le analisi dei mesi scorsi.

Intanto, il Comitato No Tap ha pubblicato un duro post sulla pagina Facebook, in cui parla di “un governo traditore” aggiungendo “Se la notizia riportata da Repubblica  fosse confermata – dicono i No Tapl’unico gesto sensato di questi politici sarebbero le dimissioni immediate, nel rispetto di chi ha creduto in loro e che invece oggi si ritrova con ingannatori, truffatori e voltagabbana al governo“.

Il primo cittadino di Melendugno  ha incontrato qualche giorno fa  la comandante della Capitaneria di porto di Otranto, Elena Manni, chiedendo spiegazioni in merito alle autorizzazioni ai lavori che Tap dovrà effettuare in mare – ha spiegato: “ci è stato detto che la Capitaneria di Gallipoli ha chiesto al Ministero dei Trasporti un parere sulla necessità che Tap richieda una concessione demaniale per poter svolgere interventi sul fondale marino e che da Roma è stato chiarito che, trattandosi di un’opera strategica, tale concessione non è necessaria. Stiamo valutando in che sede sia possibile proporre ricorso contro le ordinanze della Guardia Costiera“.




Cassazione rinvia al Riesame l' arresto e sequestri all' imprenditore Beltramelli coinvolto nello scandalo Ferrovie Sud Est

ROMA – Gli ermellini della  Corte di Cassazione hanno annullato con rinvio al Tribunale del Riesame di Bari i precedenti provvedimenti che confermavano l’arresto dell’imprenditore Carlo Beltramelli e di  sua moglie Carolina Neri, imputati entrambi  nel processo sul crac da 230 milioni di euro delle Ferrovie Sud Est, per il quale erano stati disposti sequestri per oltre 9 milioni di euro. I fatti contestati sono relativi agli anni 2001-2015.

La Suprema Corte ha accolto i ricorsi dei difensori, gli avvocati Marco Cornaro, Nicola Quaranta, Luigi Stortoni ed  ha rinviato ad altra sezione del Tribunale della Libertà di Bari la decisione valutazioni sulla sussistenza delle misure cautelari personali e reali. Carlo Beltramelli si trova  agli arresti domiciliari dal 1 febbraio scorso,  ove resterà fino ad un’eventuale nuova decisione del Riesame. Oltre a Beltramelli sono ancora detenuti Luigi Fiorillo, già commissario governativo, amministratore unico e legale rappresentante della società Fse, l’ avv. Angelo Schiano, legale della società il quale viene ritenuto “socio occulto” e l’imprenditore Fabrizio Romano Camilli.

Nel processo sulle Ferrovie Sud Est  tra ex consulenti e funzionari della società e imprenditori, sono imputate altre dieci persone  accusate a vari titolo di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di fondi.  La prossima udienza del processo si terrà il prossimo 17 ottobre ed in quella sede i giudici dovranno anche valutare se ammettere la costituzione di parte civile della Regione Puglia che era stata esclusa esclusa nell’ udienza preliminare dal Gip, mentre sono già state ammesse le costituzioni,  del Ministero dei Trasporti, del Ministero dell’Economia, della stessa società Fse e delle Ferrovie dello Stato.

Stando alle indagini della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai sostituti procuratori della repubblica di Bari Francesco Bretone, Bruna Manganelli, Luciana Silvestris  , sarebbero stati dissipati e distratti nell’arco di circa 10 anni,  risorse finanziarie per centinaia di milioni di euro, falsificando bilanci ed esternalizzando servizi senza effettuare gare d’appalto per consulenze legali (emblematico il caso dello Studio Legale Vernola) gestione di servizi informatici, acquisti e manutenzione di treni.




Ecco come Autostrade ha usato i 43,7 miliardi dei pedaggi: investimenti, tasse e debiti

ROMA – A fare realmente i conti in tasca alla società Autostrade per l’ Italia è necessario andare a spulciare i bilanci della società concessionaria della rete autostradale italia.  La gestione di 27 tratte autostradali italiane per Autostrade per l’Italia ha generato ricavi da pedaggio tra il 2001 e il 2017 per 43,7 miliardi. Le tariffe autostradali vengono riconosciute ai concessionari dallo Stato (la proprietà della rete è pubblica, privata è solo la gestione) per remunerare manutenzione, investimenti e per coprirne i costi. L’accusa che negli anni è arrivata al gruppo è quella di aver beneficiato di extraprofitti garantiti da una convenzione troppo generosa che, tra i vari aspetti, sottostimava le attese di crescita del traffico per riconoscere adeguamenti tariffari più alti.

 

È questo il bilancio degli incassi della gestione della famiglia Benetton (al netto degli altri ricavi come le royalties per le aree di servizio e quant’altro) ottenuti ai giorni nostri, a seguito della privatizzazione della concessionaria autostradale, avvenuta nel 2000.  Incassi pagati dagli automobilisti italiani e stranieri che sono transitati con i loro veicoli lungo le principali arterie nazionali del Paese.  Nello stesso periodo Autostrade per l’ Italia ha però investito 5 miliardi in interventi di manutenzione e 13,6 miliardi per la realizzazione di ampliamenti, migliorie e nuove opere. I costi del lavoro sostenuti nel periodo sono pari a circa 7 miliardi.

Il sistema tariffario italiano prevede che nella tariffa entri anche un canone riconosciuto all’Anas (cosiddetto sovrapprezzo) che contribuisce alle sue spese di sostentamento e un onere concessorio al Ministero dell’Economia: nel periodo questi costi sono stati pari a 3,6 miliardi. Singolare l’aspetto che riguarda il canone Anas,  istituito quando la società aveva funzioni di ente concedente e di controllo delle concessionarie autostradali , funzioni queste assegnate al Ministero dei Trasporti con le riforme intervenute dopo il 2010. che è  comunque rimasto in essere anche adesso che l’ Anas è stata trasferita sotto il controllo delle Ferrovie dello Stato ed è  quindi diventato un ramo di azienda di un concorrente, considerando che gestisce 900 chilometri di tratte autostradali.

Eliminate queste partite finanziarie che le tariffe sono chiamate a coprire per ripagare oneri, costi e investimenti alla società, dai 43,7 miliardi di utile ne restano soltanto circa 13  di margine: nel periodo preso in considerazione  sono stati pagati 5 miliardi di imposte allo Stato italiano . Ne restano poco più di 9 miliardi: sempre nello stesso periodo sono stati pagati circa 7,2 miliardi di oneri finanziari a sostegno del debito, nel quale rientra anche il debito inizialmente contratto per l’acquisto di Autostrade in fase di privatizzazione.

I profitti reali di cui la società Autostrade per l’ Italia  ha portato a casa sono pari a 2,1 miliardi nei 16 anni presi in considerazione : in pratica circa 130 milioni di euro l’anno, di cui buona parte distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Al socio di riferimento, la famiglia Benetton, è andato in media il 30% dei dividendi, anche se non tutto è stato distribuito (ci sono ad esempio le quote che vanno alle riserve). In modo  sommario si può calcolare che alla famiglia di Ponzano Veneto siano arrivati in 16 anni utili per  600 milioni, cioè una media di circa 40 milioni di euro l’ann.

I dati economici-finanziari analizzati sono relativi solo ad una parte dei profitti di Atlantia, che oltre alle 27 tratte di Autostrade per l’ Italia ne gestisce altre 5 in Italia. Dopodichè ci sono le varie concessionarie acquistate in Sudamerica; completano il business del gruppo la gestione degli aeroporti di  di Fiumicino e quello di  Nizza in Francia. Il business all’estero sarà esteso con l’acquisizione della spagnola Abertis.




La BNL sott’inchiesta: nessun controllo sull’utilizzo dei fidi alle Ferrovie Sud Est


ROMA
– La Regione Puglia socia all’ 8%  favorevole al salvataggio di Ferrovie Sud Est mentre BNL-Paribas  non è stata ammessa per il momento al voto sul concordato preventivo, poichè  sono in corso accertamenti anche sulla banca nell’ambito dell’indagine sul crac della società di trasporti pugliese. E’ partita così l’udienza del Tribunale fallimentare di Bari nella quale l’adunanza dei creditori era chiamata a votare per il salvataggio della società. Il procuratore aggiunto Roberto Rossi e i pm Bruna Manganelli e Luciana Silvestris avevano chiesto un rinvio dell’udienza per consentire di rivalutare i crediti reali. all’indomani degli 11 arresti effettuati per bancarotta fraudolenta a carico degli ex vertici di FSE a seguito degli sprechi e distrazioni di fondi, avevano chiesto un rinvio dell’udienza per consentire di rivalutare i crediti reali.

 

La Procura di Bari ha anche depositato un decreto di perquisizione già eseguito in BNL, banca di riferimento di Fse negli anni in cui sarebbero state commesse le condotte fraudolente all’origine del crac da 230 milioni. Il giudice fallimentare non ha concesso il rinvio ma ha accolto la richiesta di non ammettere per il momento al voto BNL e gli altri creditori coinvolti nell’indagine.

 

Luigi Fiorillo

E’ salita di livello l’inchiesta della Procura barese sulla spoliazione delle Ferrovie Sud Est con il decreto di perquisizione eseguito nelle scorse settimane a Roma nella sede centrale della BNL Paribas. Il nuovo filone di indagine, è stato affidato nuovamente ai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari , e costituisce lo sviluppo naturale della maxi-inchiesta conclusasi giovedì con l’arresto dell’ex amministratore unico Luigi Fiorillo e altre dieci persone coinvolte, ritenute responsabili  della bancarotta fraudolenta delle FSE . Nell’ordinanza di custodia cautelare la gip Alessandra Susca punta il dito contro la “libertà” concessa dalla  BNL a Fiorillo nella sua gestione delle somme anticipate.

Il Gip nella sua ordinanza scrive che  la “BNL si è limitata a eseguire le richieste formulate da Fse trasferendo le somme dai conti investimento al conto corrente ordinario numero 13.000 senza alcun controllo sulla reale destinazione. Da ciò ne è discesa una estrema libertà da parte della società nell’utilizzo dello strumento delle anticipazioni, specie nel periodo 2009- 2012. Le somme concesse dalla Regione Puglia o dal Ministero degli Interni sono soggette al vincolo di utilizzo per l’esecuzione del progetto approvato. E invece è emerso che molte somme richieste a BNL a fronte dell’ammissione ai progetti di investimento risultano poi effettivamente utilizzate per pagamenti relativi alla gestione ordinaria ( imposte, tasse, stipendi)“.  La Gip continua sostenendo di un ” abuso dello strumento dell’anticipazione bancaria da parte di FSE, favorevolmente concessa da BNL considerati gli esosi guadagni per la banca“.

 

 

Il secondo troncone di indagine costituisce anche un ulteriore scossone alla situazione economica finanziaria della società partecipata dal Ministero dei Trasporti, concessionaria per la Regione Puglia del servizio ferroviario, che è stata sottoposta a procedura di concordato preventivo in continuità. Nel corso dello svolgimento della procedura fallimentare si è assistito ad un vero e proprio braccio di ferro tra i contrari al concordato che chiedono il fallimento della società,  e quelli  che invece vogliono salvaguardare dell’attività di trasporto e la precarierà occupazionale dei 1.300 dipendenti.

 

Ferrovie Sud Est negli anni ha accumulato debiti milionari nei confronti di oltre tremila soggetti. L’adunanza dei creditori convocata dal presidente Nicola Magaletti, per poter ospitare tutti gli aventi diritto insinuati nella procedura fallimentare si è svolta nell’aula della Corte d’assise . dove all’ingresso delle hostess delle Ferrovie Sud Est hanno consegnato ai partecipandi la loro scheda verde per il voto. Tra questi c’era immancabile anche il governatore Michele Emiliano, il cui voto in rappresentanza della Regione Puglia rappresenta l’8 per cento, il quale si è espresso in favore del concordato.

 

La BNL che detiene il 38 per cento delle Ferrovie Sud Est in virtù di un contratto di pegno firmato nel 2012, su tutti i crediti  della società di trasporti pugliese (71 milioni di euro) sarebbe invece contraria. La banca, coinvolta nei nuovi atti d’indagine, aveva richiesto al Tribunale Fallimentare di Bari di poter  votare assieme a tutti gli altri creditori, ma la Procura si è opposta alla richiesta  depositando in aula il decreto di perquisizione. Un colpo di scena che ha costretto anche gli avvocati di FSE a chiedere un rinvio sulla votazione, per poter aver il tempo di leggere l’ordinanza di custodia cautelare e di prendere legittima visione del decreto.

 

Il presidente Magaletti  ha consentito il voto ai presenti, proprio sulla base degli atti prodotti in udienza,   ad eccezione della BNL e di 25 creditori contestati che rappresentano il 13 per cento. Si tratta delle posizioni “sospette” emerse a seguito delle misure cautelari disposte. Conclusesi le operazioni di voto, l’udienza è stata rinviata al 14 marzo, allorquando il giudice scioglierà la riserva sul diritto a votare di BNL e degli altri soci contestati.

 

Renato Mazzoncini A.D. del Gruppo FS Italiane

In una nota Renato Mazzoncini l’ amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato (estranea all’inchiesta) ha dichiarato che “la scelta del Ministro dei trasporti Graziano Delrio di trasferire il 4 agosto 2016, con decreto, a Fs Italiane la partecipazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in FSE (Ferrovie del Sud Est) si sta rivelando la più idonea per la soluzione degli annosi e gravi problemi dell’azienda, frutto delle precedenti gestioni”  aggiungendo che  “Il nuovo percorso industriale di Fse, avviato dal Gruppo Fs Italiane in accordo con il Mit, attraverso gli interventi di potenziamento della rete ferroviaria e con l’acquisto di nuovi bus (nei prossimi cinque anni sono previsti investimenti per 578 milioni di euro), come elaborato nel Piano concordatario che deve essere approvato dai creditori, ha rimesso al centro delle politiche aziendali la sicurezza del sistema e il rapporto trasparente con i clienti“.

“Il concordato preventivo in continuità – conclude Mazzoncini – potrà determinare, nel rispetto delle norme italiane e comunitarie, il risanamento contabile della società. Inoltre la procedura concordataria ha consentito e consentirà alle Autorità competenti di accertare le cause che hanno determinato il dissesto economico e industriale di FSE e di perseguire le condotte dissipatorie della precedente gestione nonché il recupero dei connessi crediti, diversamente destinati ad andare prescritti”.

 

“Il prossimo passo dell’indagine sarà quello di verificarele responsabilità di chi avrebbe dovuto controllare ed evidentemente non lo ha fatto ” . dice il procuratore capo Giuseppe Volpe ha già indicato la direzione che gli inquirenti baresi seguiranno da qui ai prossimi mesi per capire come mai nessuno nelle istituzioni si sia reso conto del saccheggio da centinaia di milioni di euro attuato nelle Ferrovie del Sud Est.  L’unico ad accorgersene è stato il compianto Guglielmo Minervini. Giusto chiedersi a questo punto e capire chi doveva controllare sull’ operato di Fiorillo, se non quelle stesse istituzioni che avevano contatti  quotidiani con quella società ?  Minervini,    denunciava sin dal 2012 dei “motivi di preoccupante criticità” nei bilanci di Sud Est e chiedeva  al ministero una due diligence, dove però nessuno lo ascoltava. Perchè ? E’ stato proprio Minervini a comprendere quattro anni prima dell’addio di Luigi Fiorillo e dell’arrivo dei commissari straordinari, che era in atto un saccheggio della società,  e lo deduceva in quanto la Regione Puglia cofinanziava gran parte degli investimenti delle Ferrovie Sud Est . Ed anche perché i contratti conseguenti a quegli investimenti venivano affidati sempre allo stesso giro di consulenti, mediatori, avvocati. E’ stato solo grazie a GuglielmoMinervini che la Regione Puglia ha iniziato a non rendicontare più le spese della società ,  arrivando a bloccare 25 milioni di euro di cofinanziamenti.

 

Numerosi i politici che si sono avvicendati nel ruolo di assessore regionale ai Trasporti. Partendo soltanto dagli ultimi vent’anni, si può escludere dall’elenco Fabrizio Camilli, che è stato assessore dal 1996 al 2000 nella giunta regionale presieduta da Salvatore Distaso che si trova attualmente agli arresti domiciliari  a seguito delle accuse o di aver venduto alle Ferrovie Sud Est  il carburante con un ricarico del 40 per cento rispetto ai prezzi correnti di mercato all’epoca dei fatti. Ancor prima di Camilli quella poltrona è stata ricoperta da Enrico Santaniello. Dal 2000 la carica passa nelle mani dell’assessore tarantino Pietro Franzoso. Ma non cambia nulla. Anche se voci ricorrenti raccontano che Fiorillo, anch’egli tarantino, sia stato riconfermato alla guida delle FSE durante i governi di centrodestra proprio grazie alle “pressioni” di un politicante del centrodestra tarantino.

 

Luigi Fiorillo e Mario Loizzo

Ma anche quando cinque anni dopo cambia la giunta, con la presidenza di Nichi Vendola alla Regione Puglia, non cambia nulla. L’ assessore regionale ai Trasporti   Mario Loizzo (dal 2005 al 2010) attuale Presidente del Consiglio Regionale, durante il suo mandato non si accorge di niente…  non si scopre niente…  eppure  le sue conferenze stampa accanto a Fiorillo erano frequenti e trionfali,  come quella sui 120 milioni di euro di fondi regionali stanziati nel 2008 per l’acquisto del materiale rotabile per le varie aziende di trasporto e l’acquisto dei nuovi treni, cioè dei convogli Minuetto e Vivalto (“in una regione dove da decenni non si acquistava un nuovo treno” diceva Loizzo ) successivamente finiti nei guai e sequestrati in seguito dell’informativa depositata dai Carabinieri del Noe di Bari che ipotizza lo scarico dei reflui dei bagni (sulla stessa linea) non a norma perché assente il trattamento preventivo.. O come quella per i treni Atr220 Pesa, che nel 2016 sono stati bloccati per motivi di sicurezza. Inutile provare a contattare Loizzo per approfondire le sue “memorie” sugli anni in cui è stato assessore regionale ai trasporti, ma non risponde. Un’altro smemorato come Emiliano ?

 

Ancora una volta, quando si tratta di sperpero e saccheggio di denaro pubblico , nessuno si accorge mai di nulla. Per fortuna esistono i magistrati seri e la Guardia di Finanza. Ed i soldi come diceva ed insegnava l’indimenticabile magistrato  Giovanni Falcone follow the money”  ( trad.: segui i soldi) lasciano sempre tracce….



Inchiesta Ferrovie Sud Est: undici arrestati per bancarotta. Coinvolto lo studio legale barese a cui Emiliano e Melucci hanno affidato il ricorso al TAR sull’ ILVA

ROMA – Undici persone, fra le quali il tarantino Luigi Fiorillo, già commissario governativo, amministratore unico e rappresentante legale delle Ferrovie Sud Est, sono state arrestate dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria dalla Guardia di Finanza di Bari per il crac da 230 milioni di euro della società pugliese di trasporti. Agli indagati la Procura di Bari contesta, a vario titolo, reati di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di ingenti quantità di denaro. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2001-2015, fino a quando la società è stata commissariata. Oltre agli arresti, è in corso l’esecuzione di sequestri e di una misura interdittiva.

Le misure cautelari sono state disposte dalla dr.ssa Alessandra Susca Gip del Tribunale di Bari,  che ha disposto anche sequestri patrimoniali per 90 milioni di euro nei confronti di 15 indagati. Le indagini, coordinate dai procuratori aggiunti Roberto RossiLino Giorgio Bruno, i pm Francesco BretoneBruna Manganelli Luciana Sivestris, hanno accertato allo  stato attuale un crac da 230 milioni nella gestione della società partecipata dal Ministero dei Trasporti, concessionaria per la Regione Puglia del servizio ferroviario, che è stata rilevata un anno fa da Ferrovie dello Stato ed attualmente è sottoposta a procedura di concordato preventivo in continuità.

Il giudice ha anche ordinato la disattivazione delle linee telefoniche e internet delle abitazioni degli arrestati e le rispettive utenze mobili. I provvedimenti restrittivi, perquisizioni e sequestri per decine di milioni di euro sono stati effettuati a Bari, Roma, Bologna, Lecce, Maglie.

Nell’inchiesta condotta dal pool di pm della Procura di Bari, risultano  indagate in totale 29 persone, fra imprenditori, dirigenti e progettisti di Fse. Stando alle indagini della magistratura barese Fiorillo, in concorso con consulenti e funzionari della società e imprenditori, avrebbe dissipato o distratto fondi per centinaia di milioni di euro nell’arco di circa 10 anni falsificando bilanci e esternalizzando servizi senza fare gare d’appalto.

I fatti oggetto dell’inchiesta si riferiscono agli anni 2001-2015. Nei confronti di Nicola Alfonso responsabile tecnico di Fse, attualmente in pensione, il Gip ha applicato la misura del divieto temporaneo di esercitare l’attività di consulenza per la gestione della logistica aziendale. L’indagine è partita nel marzo 2016 sulla base di una relazione del commissario straordinario di Fse, Andrea Viero, successivamente integrata da numerosi successivi esposti alla Procura. Nella relazione si individuavano già le cause del dissesto, “una lunga serie di atti e decisioni – scrive il gip – che hanno progressivamente depauperato il patrimonio della società e compromesso gravemente il suo equilibrio economico-finanziario“.

L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per il crac di Ferrovie Sud Est per un ammontare di 230 milioni di euro  è stata notificata dai finanzieri all’ex amministratore Luigi Fiorillo, ed a  Angelo Schiano, ritenuto amministratore “occulto” nonchè avvocato della società, a Fausto Vittucci il revisore e certificatore dei bilanci Fse, e agli imprenditori Ferdinando Bitonte, Carlo Beltramelli,  Franco Cezza e la moglie Rita Giannuzzi ed al loro figlio Gianluigi Cezza,  a Fabrizio Romano Camilli ed a Carolina e Gianluca Neri,. L’inchiesta ed accertamenti della Guardia di Finanza continuano, ed una fonte delle Fiamme Gialle da noi contattata ci ha riferito che “le sorprese non sono ancora finite…

Tra le condotte contestate a Fiorillo vi sono anche spese pazze addebitate a Fse per affitti, per una bottiglia di vino acquistata in un’enoteca romana per 2.600 euro e un rimborso spese per 14.000 euro al mese, pagato per anni, per l’autista privato. Ma c’è di più. Fiorillo, oltre al compenso professionale, avrebbe intascato circa 5 milioni per compensi per attività di supporto in 39 appalti, senza averne le competenze, e più di 7 milioni sottoscrivendo contratti Co.co.co a suo nome per attività – secondo l’accusa – mai svolte. Fiorillo e gli allora dirigenti della società – secondo la Procura – avrebbero anche affidato incarichi a prezzi fuori mercato e stipulato contratti senza gara. Ad esempio 19 milioni (poi non ammessi e quindi non rimborsati dalla Regione Puglia) sarebbero stati spesi per studi geologici e coordinamento della sicurezza in cantieri sulla tratta Bari-Taranto e nell’Area Salentina.

Michele Emiliano

Incredibilmente ha commentato anche il presidente della Regione Puglia  “La magistratura sta facendo chiarezza su quegli anni bui” nella gestione delle Ferrovie Sud Est, “durante i quali in pochi si sono arricchiti e in molti non sono riusciti ad andare a scuola, all’università, al lavoro o semplicemente nei luoghi di vacanza, forse anche perché gli amministratori pensavano a costituirsi cospicui e illeciti patrimoni personali invece di far funzionare treni e bus. Completeremo quindi la bonifica della società e consegneremo ai pugliesi linee rinnovate e sicure, contraddistinte dalla capillarità che è propria delle antiche Sud-Est“. esprimendo “soddisfazione” per il lavoro dei magistrati baresi, ignorando che non sono baresi !

al tavolo con Emiliano, Mazzarano e Melucci , il secondo da destra, l’ avv. Marcello Vernola

LO “SMEMORATO”….EMILIANO HA DIMENTICATO QUALCOSA . E cioè che molte delle consulenze d” oro”  finivano nelle tasche “baresi” come ad esempio gli incarichi legali spezzettati affidati all’ex presidente della Provincia di Bari, Marcello Vernola, vecchio amico e militante con Fiorillo nel Movimento Giovanile Democristiano (i giovani della DC – n.d.r.) . Parliamo dell’ avvocato Vernola cioè il legale a cui la Regione Puglia (quindi Emiliano) ed il Comune di Taranto hanno affidato il ricorso al Tar contro il decreto di Palazzo Chigi sull’ ILVA. Lo studio Vernola dal giugno 2013 sino a febbraio 2015 ha lavorato come consulente legale per Fse riuscendo ad incassare, competenze a fronte delle 12 proprie consulenze, la maggior parte delle quali riguardavano programmi di valorizzazione con annesso studio di fattibilità di diverse stazioni ferroviarie, incassando la somma complessiva di 294mila 550 euro.

Così come Emiliano non ha mai spiegato cosa ha fatto dopo le dichiarazioni del Ministro Graziano Del Rio nell’ottobre 2015 quando dichiarò ““Non ho mai confermato Fiorillo, anzi ho chiesto al governatore Emiliano di risolvere questa situazione: a giorni lo vedrò e ascolterò le sue proposte”.

l’ avv. Marcello Vernola

Come aveva già raccontato a suo tempo il CORRIERE DEL GIORNOIl 22 gennaio del 2014, la Fse ha sottoscritto con lo Studio Vernola i programmi di valorizzazione delle stazioni di Martina Franca, Alberobello, Tricase e Sammichele di Bari. Attualmente sono tuttora ignoti, anche alla società Deloitte che ha effettuato la due diligenze sul dissesto delle Ferrovie del Sud Est , le ragioni per le quali sia stati conferito ad uno studio legale, dei piani di fattibilità e valorizzazione che prevedono in realtà competenze di tipo tecnico-economico. E dimostrare di avere a cuore…il proprio lavoro, sempre quello stesso giorno, e cioè il  22 gennaio 2014, la società Fse e lo Studio Vernola sottoscrivono altri due studi di fattibilità, uno dei quali riguardante il possibile trasporto dei rifiuti degli Ato pugliesi sulla rete ferroviaria Fse. In un solo giorno e tramite queste sei consulenze , tutte rigorosamente frazionate, per poter effettuare l’ affidamento diretto essendo sotto soglia per l’obbligo di bandire delle gare,  lo Studio Legale Vernola ha portato a casa la bellezza di 110mila euro.

Nella sua due diligence effettuata è stata infatti la Deloitte nella sua verifica di controllo amministrativco-finanziario  a criticare questi incarichi di consulenza che,  “data la fase di difficoltà in cui si dibatteva l’azienda risultano di non prioritario interesse e utilità”, si osserva e contesta “il mancato rispetto da parte dell’amministratore unico dell’obbligo di motivare gli affidamenti in economia, di divieto di frazionamento artificioso e di rotazione, implicando anche ripercussioni per quanto attiene al rispetto dei principi di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione“. Lo Studio Legale Vernola contattato dalla stampa a suo tempo ha reso noto di non voler fare alcuna dichiarazione.

Ma sfogliando l’analisi impietosa ed attenta della Deloitte  è facile evincere che quello delle consulenze legali è soltanto uno dei tanti casi anomali riscontrati e contestati dalla Deloitte che fanno riferimento alla gestione dell’ azienda, durata quasi un ventennio, sotto la gestione dell’ex amministratore Luigi Fiorillo . “Si potrebbe solo incidentalmente rilevare che mentre nel 2014 non si riusciva a pagare il tfr ai dipendenti  — fanno notare gli analisti — che andavano in quiescienza, si spendevano decine di migliaia di euro in studi di valorizzazione”.

Circa 27 milioni elargiti all’avvocato Schiano per attività di consulenza legale. Altri 53 milioni per i servizi informatici. Ci sono ancora i 2 milioni usati per la gestione dell’archivio storico, affidata al professor Cezza e ai suoi familiari. Altre contestazioni riguardano l’acquisto e la manutenzione di treni dalla società Filben srl dell’imprenditore Beltramelli (già imputato con Fiorillo per truffa in un altro processo sulla manutenzione dei convogli) con dissipazione di fondi per circa 9 milioni, spese di carburante per 14 milioni (40% oltre il prezzo di mercato), altri 16 milioni per la gestione di polizze assicurative e predisposizione dei bandi di gara e 1,3 milioni per l’affitto e i servizi di pulizia di un appartamento nel centro di Roma. Insomma, quanto basta per far scrivere al giudice che Fiorillo ha “proseguito indisturbato nella spoliazione dell’impresa pubblica“. Negli anni, infatti, nessuno dal ministero dei Trasporti si è mai accorto di nulla “tranne l’ultimo ministro” (cioè Del Rio n.d.r.) , ha detto il procuratore capo di Bari Giuseppe Volpe che continua ad indagare sui mancati controlli.

Chissà come mai su queste circostanze Emiliano ed il suo adepto Melucci non parlano, non fanno dichiarazioni di sdegno…ma in realtà lo sdegno è dei pugliesi nei confronti dei due politicanti pugliesi e dei faccendieri di cui si circondano !




Sequestrati in due banche 3 milioni 800mila euro all’ex ad delle Sud Est Luigi Fiorillo

CdG ferrovie sud-estLuigi Fiorillo, l’ avvocato tarantino ex amministratore unico delle Ferrovie Sud Est,  società interamente controllata dal Ministero dei Trasporti attualmente in gestione commissariale dopo che sarebbe stata svuotata  secondo le indagini della Procura di Bari,  avrebbe tentato di monetizzare due polizze vita a suo nome del valore di 3,8 milioni di euro spostando il denaro su un conto corrente con il fine di far perdere le tracce di quelle disponibilità finanziarie soldi.

I finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bari hanno così eseguito un sequestro preventivo d’urgenza    disposto dal pm Isabella Ginefra e che adesso dovrà essere convalidato dal gip, in quanto rientra nel procedimento penale sulla presunta truffa dei vagoni da oltre 20 milioni di euro, che attualmente si trova nella fase fase di udienza preliminare.

Un intero gruppo di magistrati della procura barese è nel frattempo al lavoro sul secondo filone d’inchiesta sulla gestione della società, valutando una ipotesi di dissipazione di fondi ben più consistente. Si tratta di più di 300 milioni di euro di sprechi delle Ferrovie Sud Est fra compensi e consulenze d’oro, costi di manutenzione dei mezzi e incarichi. Indagine che ha preso avvio grazie alla relazione depositata dai commissari di Ferrovie Sud Est nei mesi scorsi, incaricati di mettere a punto un piano di risanamento aziendale.  Indagine con ipotesi di reato di truffa e peculato, che, al momento si trova ancora agli inizi.

cdG Pm Isabella GinefraSi avvia alla conclusione nel frattempo l’udienza preliminare e il contestuale processo con rito abbreviato nei confronti dei sette imputati per i quali il pm Isabella Ginefra (a sinistra nella foto) ha chiesto il processo. Il prossimo 13 giugno si tornerà in aula dinnanzi al gup Annachiara Mastrorilli del Tribunale di Bari per discutere la posizione di Tomasz Zaboklicki e Zygfryd Franciszek Zurawski, rispettivamente presidente e componente del direttorio della società polacca Pesa Bydgoszcz Sa e quella degli altri cinque imputati: lo stesso Luigi Fiorillo; il responsabile tecnico di Fse Nicola Alfonso; Giuseppe Fiaccadori, rappresentante legale di Railconsulting srl; Marco Mazzocchi, all’epoca rappresentante legale della società Varsa Sp. Z.o.o., e l’ ex procuratore speciale dell’azienda polacca Carlo Beltramelli, che rischiano il rinvio a giudizio.

Secondo la Procura barese , i 27 treni pagati 93 milioni di euro e interamente finanziati dalla Regione Puglia, acquistati dalle Ferrovie Sud Est dalla società polacca,  sarebbero costati 12 milioni in più, con la relativa truffa all’ente. Altre 25 carrozze ristrutturate sarebbero poi state pagate 22 milioni 500mila euro cioè il doppio, secondo quanto ritiene l’accusa,  del valore di mercato dei vagoni.

Per questa vicenda sia Fiorillo che Alfonso hanno già subito un sequestro conservativo di beni per 11 milioni di euro – poi ridotti a 7 – su disposizione della Corte dei conti. Adesso è intervenuta la magistratura penale, la quale su segnalazione ricevuta dalla Banca d’Italia  che aveva eseguito il blocco amministrativo dello smobilizzo dei 3,8 milioni e segnalato l’operazione alla Guardia di Finanza  ha disposto il sequestro preventivo di urgenza per le due polizze di Fiorillo.




ANCE Taranto ribadisce la scelta di Taranto come l’unica possibile sede dell’ Autorità Portuale regionale

Schermata 2015-12-09 alle 15.37.58L’ ANCE  Taranto, presieduta da Antonio Marinaro, la Sezione Costruttori Edili della Confindustria Taranto,  in una nota ha ribadito la centralità del porto di Taranto nel sistema produttivo ionico “Meno scontata è la centralità dello stesso nell’agenda della politica regionale, spesso confusa da inutili e improduttivi campanilismi. È il caso di ribadire che il confine tra il mondo della dialettica e quello della realtà è segnato dai numeri – dice la nota – Ebbene, il porto di Taranto resta tra i più importanti in Italia per movimentazione di merci e si conferma infrastruttura poliedrica e multifunzionale che può sfruttare una vastissima retroportualità assolutamente adatta agli insediamenti della logistica, come la appena inaugurata piattaforma, raggiungendo così quella intermodalità trasportistica traguardo vincente di ogni vero grande porto”.

Diventa quindi davvero deludente un confronto con Bari sulla sede più idonea ad ospitare l’Autorità Portuale di Sistema per la Puglia,- continua l’ ANCE – così come è privo di ogni utilità escogitare espedienti per riportare il porto di Bari a sede di una delle due autorità così realizzate al solo fine di rispondere alle pressioni del capoluogo regionaleTutto ciò a fronte di precise e reiterate indicazioni del Ministro dei Trasporti Delrio di fare un’unica Autorità a Taranto anche per dare la dimostrazione concreta di un territorio coeso e lungimirante

Sono queste le motivazioni per le quali  ANCE Taranto ribadisce come “l’unica possibile la scelta di Taranto e si associa alle dichiarazioni e posizioni espresse in tal senso dai consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici“.




A proposito delle multe con lo street control

Doveva essere la svolta per i vigili urbani di Roma, il sistema “perfetto e infallibile” con cui colpire quelli “da doppia fila”. E invece il famoso “” del Comune di Roma non ha fatto altro che ridicolizzare ancora di piu’ i “municipalotti”. C’è da sei mesi ed è già un problema. Presentato come l’arma letale per le macchine in doppia fila, adesso rischia di diventare un boomerang enorme per tutti, chi l’ha voluto, chi l’ha usato, chi l’ha autorizzato. E in mezzo a questo fallimento totale gli unici che gioiscono sono i cittadini. Cinquantamila cittadini per l’esattezza, a cui probabilmente verrano tolte le multe. Il neocomandante dei vigili urbani, Raffaele Clemente, l’aveva spinto parecchio lo “street control”, ora è stato costretto alla ritirata. In queste settimana stavano partendo le notifiche dei verbali, e sono venuti a galla tutte le falle. Innanzitutto nelle multe non si menziona il fatto che l’infrazione è rilevata da una telecamera, una telecamera che a quanto pare non è neanche tanto intelligente, visto che ha addirittura multato venti macchine in fila dietro un carro funebre. E sembra che le stupidaggini le facciano tutte e cinque le telecamere in dotazione alla Polizia Roma Capitale dal novembre scorso.

CdG matichecchiaLa cosa assurda di questo sistema e’ che le multe vengono fatte fidandosi ciecamente della telecamera, che non sa assolutamente se quella macchina ha contrassegni speciali, se è guasta, se è solo in fila, se è col conducente dentro. E infatti un cittadino romano qualche giorno fa ha ricevuto una multa “Via Prenestina, sostava affiancato ad altri veicoli. Motivo della mancata contestazione: “assenza del trasgressore”. Il cittadino è andato all’Ufficio Contravvenzioni e ha scoperto, lo “Street Control” lo aveva filmato mentre era in fila dietro un carro funebre. Quindi non solo non era in sosta vietata, ma era anche dentro la macchina. Patatrac. Il Comune di Roma adesso è nei casini, decine di migliaia di persone potrebbero chiedere informazioni sulle loro multe fatte dallo “Street Control”, perché i verbali non fanno alcun cenno dell’utilizzo della nuova tecnologia, a vedersi sembrano multe normali.

Il danno economico per aver compilato e spedito ai cittadini verbali che potrebbero essere contestati e annullati e’ enorme, e il falso ideologico per i vigili che, involontariamente, utilizzano l’apparecchio ma si limitano a fotografare le targhe dei veicoli senza accertarsi poi della presenza a bordo dei conducenti. Se sui verbali c’è scritto invece “non è stato possibile contestare l’infrazione per assenza del trasgressore” si commette un reato”. Questo il pensiero di Marco Milani, coordinatore romano dell’ Ugl polizia locale. In pratica, il vantaggio di tempo dato dalle telecamere è totalmente annullato dal fatto che il vigile comunque deve controllare se c’è o no il guidatore, e se c’è o no l’infrazione. Insomma, lo Street Control sembra proprio una fregatura.

Il sistema è entrato in funzione  a Taranto da un paio di settimane  installato sul tettuccio di alcune auto della Polizia locale. Secondo un primo bilancio, effettuato con l’ausilio dei dati elaborati dalla Polizia Locale di Taranto nelle prime dieci uscite dello street control sono state elevate circa un migliaio di contravvenzioni. Si viaggia al ritmo di 80-90 multe al giorno. Ed è così che, per evitare il temutissimo verbale da 41 euro (81 nel caso di parcheggio ad inter-sezione), i tarantini hanno deciso di passare al contrattacco preparando una valanga di ricorsi al Prefetto (gratuito) ed al Giudice di Pace (si pagano 37 euro).

Infatti secondo il Ministero dei trasporti questa pratica, molto funzionale per portare un po’ di euro nelle casse comunali, non è rispettosa della norma. Infatti con il parere n. 2291 del 3 maggio 2012 che il CORRIERE DEL GIORNO porta nuovamente all’attenzione, il Ministero ha chiarito mettendole al bando che le sole riprese televisive per accertare i divieti di sosta non bastano. Il codice stradale infatti ammette la notifica postale anche del semplice verbale per divieto di sosta, ma solo in assenza del trasgressore e del proprietario del veicolo.

Come contestare le multe. Questa condizione non è verificabile da una semplice registrazione video. In pratica solo la presenza degli agenti sul posto permette di accertare se effettivamente il veicolo sia senza conducente o senza intestatario della carta di circolazione. Da ora non bastano le sole telecamere per accertare le violazioni della sosta in modalità seriale. Da ora in poi gli operatori della polizia municipale saranno obbligati a verificare, veicolo per veicolo, l’assenza del trasgressore, anche per evitare che vengano sanzionati cittadini nei casi come quelli segnalati e contestati in tutt’ Italia..

Schermata 2015-11-03 alle 11.29.20Il problema del traffico tarantino non si risolve con le multe, ma con la presenza capillare sul territorio, con l’applicazione delle norme del Codice della Strada, che anche l’ex-comandante provinciale dei Carabinieri  di Taranto, Col. Daniele Sirimarco ha ricordato e contestato in occasione del suo saluto ai consiglieri comunali di Taranto la scorsa settimana, dinnanzi ad un silente ed imbalsamato Comandante della Polizia Locale tarantina, Michele Matichecchia, che non ha proferito parola. Il pasticcio potenzialmente in arrivo con le multe da “street control” è enorme. Centinaia e centinaia di persone, potrebbero ed avrebbero il diritto di chiedere trasparenza sui verbali dello “Street Control” paralizzando l’Ufficio Contravvenzioni . Le multe non fanno il minimo cenno all’esistenza delle foto e all’impiego di mezzi tecnologici: ricorsi assicurati a valanga. D’altronde i giudici di pace di tutt’Italia, da anni annullano senza pietà le multe degli autovelox in cui non vengono indicati tipo e omologazione delle macchinette. «Se certi sistemi vengono utilizzati in modo scriteriato solo per fare cassa – dice Gabriele Di Bella, lo storico sindacalista dei vigili che anni fa guidò la guerra alle “multe pazze” – è chiaro che si può finire malissimo». Ed a Taranto siamo solo all’inizio.

Le multe da Codice della strada sono una nuova “tassa” cittadina. Perché le regole sono scritte coi piedi, e il Comune di Taranto sguazzano nella melma, ben sapendo di uscirne potenzialmente vincente grazie alla disinformazione collettiva. D’altronde, sindaci e assessori, comandante dei vigili,  credono di poterla fare sempre franca e di non subire nessuna mazzata: creano strisce blu lì dove non possono, piazzano autovelox illegittimi, installano  telecamere inutili calpestando il diritto alla privacy, inviano ai cittadini verbali pieni di follie, recapitano le contravvenzioni ben oltre i 90 giorni stabiliti dalla legge, i “furbetti” del Comune non hanno nessuna conseguenza negativa. Parliamo di qualche miliardo di euro l’anno. Forse. Perché quelli sono i soldi dichiarati dai Comune e talvolta dalle aziende municipalizzate che gestiscono gli ausiliari del traffico, che non hanno obbligo di rendicontazione e comunque non sono soggetti a un controllo accurato da parte di nessuna autorità. Per il momento…..

Questo giornale che da oltre un anno si batte per il rispetto delle norme del  e per il ritorno alla civiltà nel capoluogo jonico, e da mesi in collaborazione con un associazione nazionale di consumatori, sta raccogliendo un dossier che verrà presentato come denuncia alle Magistrature competenti, con cui si proverà l’incapacità ed ancora più grave la mancata applicazione e rispetto delle norme di Legge non solo da parte dei cittadini, ma sopratutto da parte dei vigili della Polizia Locale, che persino ieri, davanti al Ponte Girevole sia dal lato della città vecchia che della città nuova vedevano passare continuamente motociclette con passeggeri privi di casco. Fermarli? Non ne parliamo ! Erano troppo impegnati a parlare, fumare e mangiarsi un gelato. Questa è Taranto, caro Sindaco Stefàno ?




In arrivo una “rivoluzione” nelle Forze dell’ordine. Ed a Taranto…

Non serviva uno scienzato per arrivare alla conclusione che in Italia nell’organizzazione delle forze dell’ordine ci sono troppe cose che vanno sistemate. Appartengono ormai ad un lontano passato  i tempi in cui i carabinieri ed i poliziotti si ostacolavano e scontravano nel tentativo di catturare lo stesso criminale. Ma una cosa è ormai certa e mette d’accordo tutti: le duplicazioni e sovrapposizioni tra i corpi dello Stato sono diventati dei costi insostenibili per le casse dello Stato.

il compianto capo della Polizia, Antonio Manganelli

il compianto capo della Polizia di Stato, Antonio Manganelli

Anche perché i problemi sulla questione sicurezza per gli italiani,  sono cambiati:  fanno ormai paura più le minacce quotidiane, dalle rapine in casa ai piccoli furti. I terroristi non esistono più ed  i mafiosi, ndraghettisti e camorristi diminuiscono sempre di più.  Nel 2007 l’allora compianto capo della polizia Antonio Manganelli  sosteneva nei suoi incontri pubblici che “Il cittadino si sente utente di un servizio che giustamente pretende efficiente e tempestivo“. Ma da quegli anni ad oggi  la situazione però non è migliorata. Anzi, vi sono stati cinque anni di tagli lineari alle risorse finanziarie alle forze dell’ordine, che hanno causato il blocco degli arruolamenti, un crescente impoverimento dei fondi per i mezzi, ed hanno generato forti contraccolpi nel garantire la sicurezza sul territorio.

La riforma della pubblica amministrazione decisa varata a fine luglio dal Governo Renzi è diventata l’occasione ideale per riorganizzare il settore delle forze dell’ordine in lungo e largo per il territorio. I vertici delle tre forze principali ( Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato) si riuniscono e confrontano a Palazzo Chigi, per concordare e definire un piano di razionalizzazione . E’ stato chiamato  “il tavolo Gutgeld”, dal nome del consigliere a cui il premier Renzi ha affidato la “spending review“delle forze dell’ordine.  Ed incredibilmente si è creata una sintonia “storica” senza precedenti tra Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, inimmaginabile nel recente passato, anche perché tutti hanno e condividono le medesime problematiche ed hanno quindi tutto l’interesse a definire delle riforme condivise.

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I contatti con il “Palazzo” sono stati gestiti in maniera molto riservata da Emanuele Fiano, deputato del Pd,  che segue queste problematiche , anche se dietro le quinte il vero “regista” politico viene indicato Marco Minniti, il sottosegretario all’intelligence che con il suo passato di viceministro degli Interni ha acquisto esperienza ed una consuetudine con i dossier della sicurezza, sicuramente superiori all’attuale Ministro dell’ Interno Angelino Alfano, sin troppo occupato dalle problematiche interne al suo partito, che rischia di fare la fine degli uomini di Gianfranco Fini con il naufragio e fallimento politico di  “Futuro e Libertà“. Il Ministro della Difesa Roberta Pinotti, da cui dipende l’ Arma dei Carabinieri, ha la massima fiducia del generale  Tullio Del Sette che  è stato il suo capo di gabinetto al Ministero, sino alla nomina a Comandante Generale dell’ Arma.

CC carabinieri_ROSL’accordo preliminare raggiunto è elementare, ma sicuramente molto efficace, in quanto prevede di riordinare le competenze, eliminando una serie di inutili 2fotocopie” che erano a dir poco assurde,  concentrando il personale ad impegnarsi sui problemi più essenziali. Non vi saranno più due nuclei di polizia che si occupano d’opere d’arte, infatti è prevista la scomparsa di quello della Guardia della Finanza, compito che sarà di esclusiva competenza dei Carabinieri. I quali a loro volta chiuderanno il reparto che si occupava della lotta alle contraffazione valutaria (cioè le banconote false) lasciando tale compito agli uomini delle Fiamme Gialle. La lotta ai crimini informatici – sempre crescente parallelamente alla tecnologia – sarà di fatto esclusiva competenza della Polizia di Stato, senza il doppione del Gat (Finanza) e Racis (Carabinieri) , e dovrà occuparsi la protezione delle reti strategiche dagli assalti degli hacker. In un prossimo imminente futuro, ogni corpo di polizia verrà potenziato secondo una vocazione e competenza precisa, evitando concorrenze inutili, accavallamenti imbarazzanti. In pratica le Questure investiranno e si occuperanno di più nelle metropoli; l’Arma dei Carabinieri presiederà e potenzierà la propria presenza nelle fasce periferiche e nelle province, irrobustendo la rete delle stazioni; la Guardia di Finanza si concentrerà con una sorta di “monopolio”, acquisito anche grazie alle competenze sviluppate, sui di natura economico-finanziaria e della pubblica amministrazione.

Cosa accadrà in concreto ? Per esempio, diminuirà progressivamente l’inutile schieramento di finanzieri per l’ordine pubblico durante i cortei e le partite di calcio. Il personale delle fiamme gialle contribuirà a combattere l’ evasione fiscale ed il mercato dei falsi. Nel prossimo anno i presidi sul territorio della Guardia di Finanza verranno potenziati , per essere laddove esistono dei problemi. In tutta Italia, seguendo la normativa europea,  sarà operativo un centralino unico al 112, per ora attivo e funzionante solo in Lombardia, che riceve le richieste dei cittadini, smistandole a chi deve intervenire per competenza:ambulanze, polizie, pompieri o vigili del fuoco.

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Grazie a questi provvedimenti si vuole raggiungere maggiore efficienza ma sopratutto ottenere risparmi tagliando costi inutili. La soppressione del Corpo della Guardia Forestale, introdotta dal ddl del Ministro Madia, è di fatto più un’iniziativa dal valore simbolico, in quanto sparirà solo il vertice del Corpo mentre i 7563 forestali, ad eccezione dei circa 600 uomini che si occupano di lotta agli incendi, al momento sembrano destinati a confluire nell’ Arma dei Carabinieri. Al momento vi è però una questione giuridica ancora da definire e risolvere: il passaggio del personale della Forestale da un’amministrazione “civile” allo status  di “militare”, problematica questo che ha visto  d’accordo quasi tutti i partiti da destra a sinistra, che hanno appoggiato e condiviso questa riforma, superando vecchie consolidate diffidenze.

CdG auto guardia-finanzaInfatti l’Arma dei Carabinieri  è di fatto l’unica struttura sul territorio in grado di integrare nella propria organizzazione le 1200 caserme della Forestale,  sparse su monti e parchi e spesso molto piccole. Peraltro saranno proprio i Carabinieri ad avere la competenza sul contrasto all’inquinamento e alle frodi alimentari, due problematiche in cui la Forestale ha oggi un ruolo importante, mentre la Guardia di Finanza dovrà lasciare il campo, andandosi ad occupare dellla prevenzione ambientale marittima. L’ipotesi più vicina a diventare la “soluzione” del problema, è quella di far confluire gli uomini provenienti dal Corpo Forestale in un  nuovo “ruolo speciale” dei Carabinieri, mantenendo quindi ben distinti le carriere, competenze ed i compiti .

Il settore più “combattuto” è  il mare. La Polizia di Stato ed i Carabinieri  lasciando la missione e competenze alle Fiamme Gialle. Al famoso  “tavolo Gutfeld” ed in Parlamento si era discusso negli scorsi mesi l’ ipotesi  sciogliere anche la Capitaneria di Porto, un altro organismo indefinito, condiviso tra il Ministero della Difesa ed il Ministero dei Trasporti, che negli ultimi vent’anni ha  ampliato silenziosamente le proprie competenze. Basti pensare, che al momento, codici in mano , può  occuparsi anche di polizia stradale! Su questo punto , come si suol dire, “sotto il tavolo” vi stata una battaglia navale di competenze tra la Marina Militare e la Guardia di Finanza,  scontro che ha consentito alla Guardia Costiera di restare operativa, ma depotenziata ai vertici in quanto non vi sarà più un comandante generale, e non solo, vedrà ridursi il numero degli alti gradi , ma anche e nei compiti operativi, dovendosi limitare al soccorso dei naufraghi, ma alle dirette dipendenze dell’ammiragliato della Marina Militare.

Intoccabile invece l’antimafia. Oltre venti anni fa era stato deciso di affidare il compito alla Dia, la Direzione Investigativa Antimafia, organo di polizia interforze, alle dipendente del Ministero dell’ Interno, ma contestualmente gli altre tre corpi specializzati dei Ros (Carabinieri), Gico (Finanza), Sco (Polizia di Stato) si sono sempre più rafforzati e specializzati. Ed oggi infatti la Dia appare come il “figliolo” minore delle forze dell’ordine nella guerra ai clan malavitosi, con risultati non sempre brillanti e mansioni operative che sembrano ridursi alle certificazioni ed alla protezione dei pentiti.  Non a caso  un  illustre magistrato come Nicola Gratteri provocatoriamente ne ha ipotizzato la chiusura. Ma l’argomento  è troppo delicato, con il rischio di conseguenziali polemiche politiche, e quindi il Governo Renzi governo ha ritenuto più opportuno lasciare operativo l’organizzazione specializzatasi nel contrasto alle cosche malavitose.

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La legge chiede un duplice impegno. Quello di ridurre i dirigenti e raggiungere una gestione unitaria per quanto riguarda acquisti, addestramento e caserme. Attualmente le stazioni dei carabinieri ed i  commissariati di Polizia hanno quasi sempre ubicazione in immobili affittati da privati a caro prezzo, mentre vi sono basi militari dismesse e immobili confiscati alle mafie che incredibilmente non vengono utilizzati: una vera “follia”  che non può e non deve più andare avanti. Le stessa cosa avviene negli appalti, dove vengono indetti   diversi bandi di gara per acquistare in realtà lo stesso tipo di auto o di velivolo. E più il mezzo da acquistare è attrezzato è sofisticato, e più aumentano i prezzi per l’assistenza, sia si tratti di computer che di imbarcazioni. Il vero paradosso, è quello dei contratti di manutenzione, che sono differenti per ogni singolo elicottero, che arrivano ad oltre 600mila euro l’anno, come ad esempio quelli della Capitaneria. Sono questi i doppioni dei centri di costo che si vuole azzerare uniformando i modelli e unificando i centri di assistenza tecnica. Quanto alla razionalizzazione delle gerarchie, i problemi e nodi da sciogliere sono diversi. Un dato statistico offerto dal dossier della spending review del Governo Monti segnalava che nella zona “Roma Centro” contro i 414 poliziotti previsti ne ne siano ben 7500.

Le resistenze  a tutti i livelli si fanno sentire. Mentre i  Carabinieri e la Guardia Finanza hanno il vantaggio di essere dei corpi militari militare, dove una volta ricevuti degli ordini, vi si obbedisce, la Polizia di Stato invece ha un’organizzazione che deve negoziare ogni cambiamento con la crescente nutrita schiera di sigle sindacali. Cioè gli stessi sindacati che  di fatto hanno bloccato la soppressione dei reparti navali, mentre invece l’Arma dei Carabinieri nel giro di cinque anni ha più che dimezzato seguendo una revisione autonoma dei propri costi.

 

il Ministro Madia

il Ministro Madia

Il ddl Madia impone una rivoluzione delle carriere per tutti i dipendenti pubblici , obbligando a valorizzare finalmente il “merito e professionalità” nelle promozioni, sinora troppo spesso condizionate dagli automatismi delle anzianità di servizio e dagli equilibri delle cordate interne o dalle influenze politiche, per i livelli superiori di comando delle forze dell’ordine . Sicuramente qualcosa di nuovo , con parametri e logiche ancora da definire. Anche perché in mancanza dei decreti attuativi la riforma resta ferma ai blocchi di partenza.

Quanto sarà  il reale risparmio sulla spesa pubblica non è ancora determinato. Delle stime iniziali parlano di risparmi dall’accorpamento delle attività sul mare per un valore di 42 milioni di euro, di altri 40 milioni risparmiati dagli affitti delle sedi e di 26 milioni dalla centralizzazione degli acquisti. Una volta a regime, i risparmi potranno andare molto più a fondo. Sulla base della radiografia dei bilanci realizzata a suo tempo per il governo Monti dal ministro Piero Giarda in carica all’epoca,  alcuni calcoli sono arrivati a poter prevedere un risparmio  di 360 milioni dalla logistica ( automezzi, immobili, manutenzione) e di ulteriori 180 milioni dalla razionalizzazione dei reparti speciali.

La legge Madia propone di lasciare alle forze dell’ordine sino alla metà dei risparmi: ma la decisione è di competenza del Ministero dell’Economia. E questa ipotesi non rappresenta certo un incentivo ai sacrifici. Anche perché la richiesta è sopratutto quella di  aumentare la sicurezza per i cittadini, spendendo di meno . Un proposito quasi impossibile alla luce degli  attuali stanziamenti e soprattutto dalla mancanza di personale negli organici: solo meno della metà dei pensionati è stata rimpiazzata negli ultimi quattro anni . Alla Polizia di Stato entro il 2018 mancheranno negli organici 21 mila uomini, 15 mila di meno alla Guardia di Finanza mentre al momento i Carabinieri sono già sotto in organico di 13.500. Nonostante questi tagli di personale la stragrande maggioranza delle risorse finanziarie viene utilizzata per pagare gli stipendi, lasciando pochi soldi da utilizzare  per i mezzi e l’addestramento. L’età media continua a salire: si è arrivati a 42 anni, un età un troppo  per un lavoro impegnativo come quello del poliziotto.

Di imitare il resto d’Europa, cioè di aumentare la presenza di impiegati civili a cui affidare le mansioni burocratiche e paghe minori per smaltire alcune pratiche, come i passaporti o i permessi per gli immigrati, non se ne parla proprio. Negli altri Paesi ormai cosituisocono un quinto dei ranghi, da noi sono appena il 5 per cento. Il Governo ha promesso di eliminare a partire dal 2016  il blocco del turnover e l’Arma dei Carabinieri confida di poter arruolare già a dicembre un contingente di giovani carabinieri, i quali sono già stati selezionati con un concorso ma mai assunti.

Schermata 2015-09-27 alle 03.30.43L’unica risposta concreta però può arrivare solo grazie alla razionalizzazione. Rivisitare la mappa dei presidi, dirottando gli agenti e carabinieri inutilizzati, laddove servono di più: inviare uomini e donne, che verranno reperiti eliminando doppioni e comandi, sulle strade, nelle stazioni e nei commissariati . Convincendoli che d’ora in avanti saranno solo i loro risultati a determinare la carriera. E questa sì sarebbe una vera “rivoluzione”.

Anche nel suo piccolo qualcosa finalmente dovrebbe cambiare nella Polizia Municipale di Taranto, che dovrebbe assorbire il personale della Polizia Provinciale di Taranto. E noi ci auguriamo, anche la sostituzione del Comandante del corpo della Polizia Municipale che allo stato attuale (col. Michele Matichecchia)  che  è come se non ci fosse !