Nella storia nessuno come la Juventus: ottavo scudetto di fila

ROMA – La storia del campionato 2018/2019 può essere definito come  un riassunto scritto su poche righe. La Juventus è partita a testa bassa con il piede premuto al massimo sull’acceleratore vincendo le prime otto partite consecutive, e non a caso quindi  il 29 settembre aveva già 6 punti di vantaggio. Il 25 novembre cioè due mesi più tardi, i punti in più erano diventati 8 e da quel giorno non sono mai diminuiti. Questo ha tolto ogni speranza agli inseguitori confermando una previsione molto facile: se senza Cristiano Ronaldo i bianconeri avevano già vinto 7 scudetti consecutivi , con il “fenomeno” portoghese in maglia bianconera non avrebbero neanche dovuto cominciare a giocare l’ottavo campionato per vincerlo e così è stato. Ha ragione chi scrive che forse valeva assegnarlo a tavolino, assegnandolo come un “Oscar alla carriera”.

Se nel campionato precedente il Napoli di Maurizio Sarri aveva sacrificato presto l’Europa all’Italia, restando ad inseguire lo scudetto quasi fino alla fine, quello di quest’anno con Carlo Ancelotti in panchina ha scelto saggiamente  il realismo dei propri limiti pensando soltanto (senza fortuna) all’Europa League. Il risultato è un torneo noiosissimo, ma di questo naturalmente non ha colpa la Juve.

L’impatto psicologico, agonistico, finanziario e mediatico di Ronaldo sulla Juve e sull’intera serie A è stato enorme, ma questo lo si poteva immaginare, ma sicuramente non fino a questo punto. Ronaldo ha scatenato la “caccia” al biglietto in ogni stadio in cui si giocava la Juventus, in una squadra diventata una specie di “Harlem Globetrotters” del calcio, e quando Ronaldo non è stato convocato da Allegri nell’unica volta prima dell’infortunio muscolare, cioè in occasione Genoa-Juventus, gara non a caso persa dai torinesi, il pubblico è quasi insorto con proteste da consumatori buggerati più che da spettatori delusi. Ormai una partita senza Ronaldo in campo, vale meno della metà, ed è anche così che si spiega l’impennata del costo degli abbonamenti della Juventus: se compro il secondo calciatore più importante del mondo, il tifoso poi deve pagare il “giusto” il biglietto per vederlo giocare. Questo l’inevitabile ragionamento del club bianconero.

In questa serie cominciata da Antonio Conte e compiutamente realizzata da Massimiliano Allegri, andata ben oltre la storia (non a caso il precedente primato degli scudetti consecutivi già apparteneva alla Juve, ma risaliva agli anni Trenta),  l’ottavo scudetto di fila è stato il più facile quanto il settimo era stato invece il più conteso e difficile. I tifosi dell’ Italia avversaria dei bianconeri probabilmente non si sono divertiti, ma i 14 milioni di tifosi della Signora invece non volevano altro, ed adesso si sono già sono concentrati sul numero 10 da conquistare di seguito, giusto per fare cifra tonda…
Per certe cose Allegri non è cambiato di una virgola, in questi cinque anni in cui ha fatto la storia della Juventus ma anche nel calcio italiano senza mai atteggiarsi a guru, profeta, divo e nemmeno professore (e come li mal sopporta, i guru, i professori eccetera). Continua a vincere quasi facendo finta che non gli interessi, è la stessa persona smagata che nel 2014 accetto di sedersi sulla panchina di Antonio Conte quando tutti gli suggerivano di non farlo dicendogli “Ma dove vai, hai solo da perderci” e che invece con soave leggerezza, con quella nonchalance che è in definitiva la sua cifra stilistica, che lo distingue dai più (anzi, da tutti) e che nel tempo ha persino valorizzato ha tracciato la sua strada . Peccato soltanto che non faccia scuola, che in questo periodo non si sia formata una categoria di fedeli seguaci: uno come lui fa bene al calcio, lo rende migliore e quindi sarebbe stato bello che altri cercassero di imitare il suo modo di fare. Purtroppo non è successo.
L’acume, la correttezza, la gentilezza e la pazienza con cui Allegri gestisce tutto il contorno ed anche le persone alle sue dipendenze, ovvero i giocatori , sono invece importantissimi valori di riferimento, che però di rado vengono condivisi da altri. Può essere che Allegri abbia un problema: la sua intelligenza è troppo raffinata, troppo sottile, perché possa diventare un fenomeno di massa. È per questo che il giorno in cui lascerà la Juve ed il calcio italiano, probabilmente resterà un vuoto incolmabile.
Allegri è una persona seria che non si prende sul serio: è questo il suo segreto e probabilmente la definizione che gradisce di più. Non ha la presunzione di Arrigo Sacchi, o l’arroganza di Luciano Spalletti, in compenso ama lavorare, è affidabile e pretende affidabilità, ha un grande rispetto delle persone e notevole senso del dovere, ma al tempo stesso non si ritiene una sorta di eroe nazionale solamente perché ha vinto qualche scudetto. E’ consapevole di aver contribuito non poco a far fare palate di soldi al club per cui lavora , ed un bel po’ ne ha incassati da parte anche lui, anche se è ben lontano dall’ostentazione del lusso,  ma sa anche che tutto quello che fa, nella vita, è nient’altro che occuparsi di pallone: tutto sommato, una cosa futile.
Il calcio è un gioco, non un affare di stato: così lo vive lui, e bisogna ammettere che si tratta di una posizione minoritaria, in un mondo così carico di tensioni (per forza, con tutto il denaro che gira e le posizioni di potere che garantisce).
La Juventus è una “tirannide” calcistica, ma anche societaria, di cui non si intravede la fine: non a caso #finoallafine è il famoso hashtag di Andrea Agnelli , che ormai va inteso come la fine degli altri, la fine di una concorrenza che in realtà non esiste più.



Il Napoli e l'incapacità di dare seguito alla bellezza

ROMA – Sono anni che il Napoli produce uno dei giochi più spettacolari, coinvolgenti, divertenti ed entusiasmanti di tutto il calcio europeo. Alla bellezza del calcio espresso dai partenopei, tuttavia, continua a contrapporsi, inesorabile, l’incapacità degli azzurri nel riuscire a tramutare la bellezza in trofei. Anche la passata stagione è stata chiusa dal Napoli senza titoli nonostante la squadra, allora allenata da Maurizio Sarri, avesse incantato il mondo intero con il suo calcio fatto di possesso palla, inserimenti e giocate spettacolari ed avesse più volte ricevuto attestati di stima da parte di tutti gli addetti ai lavori, Pep Guardiola in primis. Con l’arrivo di Carlo Ancelotti sulla panchina azzurra sembra che il Napoli abbia deciso di puntare un po’ meno allo spettacolo ed un po’ di più alla concretezza e non è un caso che in questo avvio di stagione, in più di un’occasione, i Partenopei siano riusciti a portare a casa più di quanto probabilmente avrebbero meritato.

I mister Carlo Ancelotti e Maurizio Sarri

L’eliminazione dalla Champions League

Nonostante Ancelotti stia lavorando molto sull’atteggiamento della propria squadra e stia cercando di infondere nei propri giocatori una mentalità vincente, dopo un inizio di Champions sensazionale in cui gli azzurri hanno reso al di sopra le aspettative, il Napoli è uscito sconfitto dalla partita decisiva giocata in casa del Liverpool ed ha dovuto dire addio alla competizione. Anche in Europa il Napoli ha dato la sensazione di potersela giocare alla pari con chiunque ma, vuoi per episodi pochi fortunati, vuoi per qualche errore di troppo, alla fine a qualificarsi per gli ottavi di finale sono stati il PSG ed il Liverpool. L’avventura europea degli azzurri ad ogni modo continuerà in Europa League, competizione verso cui Ancelotti ha già rivolto la propria attenzione ed il proprio interesse. L’allenatore emiliano sa benissimo che vincere aiuta a vincere e che la conquista di un trofeo sarebbe fondamentale per dare uno scossone a tutto l’ambiente. Dando uno sguardo alle quote champions Betfair , ad oggi, i partenopei sono infatti tra gli assoluti favoriti per la vittoria dell’Europa League, trofeo che potrebbe rivelarsi fondamentale nel processo di crescita della squadra napoletana.

L’eterna rivalità con la Juventus

Il sospetto, che con gli anni sta diventando sempre più una certezza, è che se in Italia non ci fosse stata la Juventus, il Napoli sarebbe stato in grado di aggiudicarsi gli ultimi due scudetti e, probabilmente, avrebbe vinto anche il campionato in corso. Per sfortuna del Napoli, la Juventus in serie A c’è e continua a dominare incontrastata il campionato. Nonostante gli azzurri, anche in questo inizio di stagione, stiano impressionando per la qualità del gioco espresso, per la concretezza sotto porta e per la ritrovata solidità difensiva, i punti che separano i partenopei dal primo posto occupato dalla Juventus sono già undici. La squadra allenata dal mister Allegri sembra essere una macchina perfetta che, ancora imbattuta in campionato dopo ben venti partite, pare destinata a continuare a scrivere record su record.

La speranza di tutti i tifosi partenopei è che finalmente in questa stagione la squadra di mister Ancelotti possa riportare qualche trofeo a casa. L’impressione è che il Napoli abbia tutte le carte in regola per giocarsela fino in fondo sia in Europa League che in campionato e che, proprio in campionato, i partenopei dovranno essere bravi a farsi trovare pronti per sfruttare ogni passo falso della Juventus.