Popolare di Bari. Come anticipato dal nostro giornale Jacobini si è dimesso lasciando la presidenza al nipote Vito Giannelli

BARI – Il presidente della Popolare di Bari Marco Jacobini in scadenza di mandato a fine anno si è dimesso . Una decisione che arriva a tre giorni dopo la nomina del nuovo Cda. Nella stessa seduta consiliare, Gregorio Monachino, si è dimesso a sua volta dalla carica di direttore generale, venendo nominato per cooptazione nel nuovo membro del consiglio di amministrazione. La Banca ha ringraziato il presidente dimissionario Jacobini e i “componenti del cda uscente per il lavoro svolto“.

Al suo posto come domenica scorsa il nostro giornale aveva anticipato è stato nominato il nipote Gianvito Giannelli. “Certo non resto incollato alla poltrona” aveva dichiarato Jacobini al termine del consiglio di amministrazione che aveva eletto il nuovo Cda. Da sempre alla guida  dell’istituto di credito barese, Marco Jacobini  lascia oggi la presidenza della banca in una crisi economica profonda e pesante con una perdita è di 420 milioni) , che si è salvata salvato soltanto da una Legge del Governo che grazie alla possibilità di spostare alcune poste in bilancio, ha consentito di poter evitare il “crack”.

La Banca Popolare di Bari è stata fondata negli anni Sessanta da Luigi Jacobini, il padre dell’attuale presidente appena dimessosi  Marco, e contava su pochi soci.  Marco Jacobini entra nel 1978 in banca ed 11 anni dopo, nel 1989 arriva alla guida comando . Con il passare degli anni arrivano ai vertici  anche i  suo figli Luigi (attuale vicedirettore generale) e Gianluca ( condirettore generale). La banca cresce con 29 acquisizioni. Gli azionisti passano da 50 mila a 69 mila in pochi anni. I dipendenti crescono fino agli attuali 3 mila, con centinaia di filiali in varie regioni.

La Popolare di Bari  aveva chiuso il bilancio con un rosso profondissimo. Attorno a tutto questo le ispezioni della Consob , quella ancora in corso di Banca d’Italia, e le inchieste della Procura di Bari, per truffa, false comunicazioni agli organi di vigilanza che vede, a vario titolo, indagati alcuni vertici dell’istituto barese e lo stesso Jacobini .

La Bpb è finita infatti al centro di alcuni fascicoli aperti dalla Procura di Bari, con  indagini complesse coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, come ad esempio quelle riguardanti alcuni fidi milionari che la banca barese ha concesso ad aziende sull’orlo del fallimento. Un altro filone delle indagine è incentrato sui prestiti rilasciati a degli imprenditori con la condizione che una parte fossero destinati all’acquisto di azioni della Bpb. Nel marzo scorso la Procura barese ha fatto notificare a Marco Jacobini ed  a Vincenzo De Bustis (all’epoca dei fatto direttore generale)  un avviso di conclusione delle indagini per un caso riguardante proprio l’acquisto di titoli azionari.

 




Popolare di Bari, conto alla rovescia per Jacobini che si prepara a lasciare la presidenza

BARI – Con l’ingresso di sei nuovi consiglieri su 11, tutti riconducibili alla voglia di cambiamento degli equilibri nella governance della Banca Popolare di Bari, ci si avvicina a passo spedito al rinnovamento dei vertici dell’istituto bancario più importante del Mezzogiorno, che vuole dimenticare al più presto gli oltre 400 milioni di perdite del bilancio di esercizio 2018, con un patrimonio netto del 54% inferiore all’anno precedente.

Per fronteggiare le perdite, il Cda della Popolare di Bari, si legge nella nota sul bilancio di esercizio ‘ha delineato una serie di iniziative strategiche  che si innestano nel quadro del nuovo Piano industriale 2019-2023 approvato a gennaio 2019″   che prevedono principalmente due operazioni da realizzare entro l’anno: lacartolarizzazione sintetica tranched covered su portafogli di crediti in bonis” e la “cessione della partecipazione di controllo nella Cassa di Risparmio di Orvieto“.

Ma il passo indietro più importante sarà quello che si annuncia a breve con l’uscita del presidente Marco Jacobini, in banca dal 1978 e dall’89 alla guida dell’istituto prima amministratore delegato e successivamente come presidente, figlio di quel Luigi Jacobini che nel 1960 costituì la banca, che nei successivi 59 anni a seguito di 29 acquisizioni nel sistema bancario, è diventata  la più grande banca popolare del Sud.

Jacobini il cui mandato ieri non era in scadenza,  è pronto ad un cambio di passo nella governance, manifestando la sua disponibilità a mettersi di lato, decisione che  sarebbe anche una risposta alle pressanti sollecitazioni e richieste della Banca d’Italia , la cui Vigilanza in queste settimane sta effettuando l’ennesima ispezione sui conti e la gestione dell’istituto . “Bisogna difendere la poltrona, ma non rimanerci attaccati” ha affermato ieri, una dichiarazione che non è ancora l’ultima da presidente di Marco Jacobini che al termine dell’assemblea della Banca Popolare di Bari ha escluso al momento le proprie dimissioni da presidente nel prossimo consiglio di amministrazione, spiegando però che un suo passo indietro “potrebbe avvenire nei prossimi 10 giorni” in un prossimo cda. Giusto il tempo, di raggiungere un accordo sulla sua uscita e sull’indicazione del suo successore.

Al momento nel consiglio di amministrazione di ieri si è concretizzato  un cambio di “governance” .  L’assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2018 che vede perdite pari a 420,2 milioni di euro, ed ha votato la lista presentata dal CdA con Francesco Ago, Giulio Codacci Pisanelli, Vincenzo De Bustis,  Patrizia Giangualano, Gianvito Giannelli e Francesco Pignataro quest’ultimo unico dei quattro consiglieri in scadenza (Francesco Viti, Luca Montrone, Modestino Di Taranto e Francesco Pignataro ) ad essere riconfermato. Infatti il consigliere delegato De Bustis (a lato nella foto) , e Giannelli  sedevano già in consiglio, rispettivamente nominati nel dicembre 2018 ed all’ inizio di luglio 2019, mentre gli altri tre sono sicuramente dei nuovi ingressi “qualificati”: Ago dello Studio Legale Chiomenti; Codacci Pisanelli, senior advisor di StormHarbour SecuritiesGiangualano, che dal 2018 siede nel consiglio di amministrazione della Mondadori.

La governance della Banca Popolare Bari sinora è stata sopratutto una questione di famiglia. Un cambiamento è anche fra le speranze di Luigi attuale vicedirettore generale, primogenito di Marco Jacobini , che è su posizioni differenti e  più strategico rispetto a suo fratello Gianluca , condirettore generale della banca in virtù del differente ruolo ricoperto negli ultimi anni che hanno portato alle perdite di oltre 400 milioni , pertanto gli è più facile accettare la discontinuità, anche se questo di fatto significa un passo di lato del padre.

Nel caso di dimissioni da presidente di Marco Jacobini, il nome in pole position per la sua sostituzione è quello di suo nipote Gianvito Giannelli (a lato nella foto) figlio della sorella maggiore Annamaria Jacobini nonchè marito del magistrato Isabella (per gli amici) Lilly Ginefra , 57 anni ex pm della Procura di Bari, ottimo e capace magistrato, passata l’anno scorso alla guida della Procura di Larino.

Il cambiamento della Banca Popolare di Bari è stato molto discusso e “chiacchierato” fra i soci presenti nell’assemblea di ieri chiusa ai giornalisti, anche se inutilmente in quanto gli interventi più accesi si ascoltavano anche nell’atrio del Padiglione della Fiera del Levante ove si è svolta l’assemblea sociale. Bastava consegnare un telefono ad un socio dissenziente, che chiamandoci ha attivato l’audio consentendoci di ascoltare gli interventi, sopratutto quelli dei soci che si sono lamentati non soltanto dei pesanti risultati negativi di bilancio ma sopratutto dell’impossibilità di vendere le proprio azioni, motivazioni “pesanti” che hanno comportato non poche richieste di discontinuità della governance attuando al più presto le linee principali del piano industriale e approvato a gennaio 2019 preparato dal consigliere delegato De Bustis .

Se gli oltre 69 mila soci-azionisti dalla Popolare di Bari  protestano perché non riescono a liquidare le azioni , nonostante un protocollo di conciliazione sottoscritto con un plafond di 3,5 milioni), gli oltre 3 mila dipendenti secondo quanto sostiene Lando Sileoni, segretario generale del sindacato Fabi, non dovrebbero rischiare il posto di lavoro “Siamo perfettamente a conoscenza che dietro le quinte c’è la supervisione di Bankitalia ed nonostante una situazione complessiva non facile,  ci tranquillizza il loro monitoraggio“.

Sul futuro della Banca Popolare barese, Jacobini alla fine dell’assembla parlando con i giornalisti ha dichiarato che “bisogna lavorare tantissimo, essere coesi, forti, cercare di attuare tutto quello che è possibile per mettere la Banca in condizioni di continuare a lavorare. Lo dico per i dipendenti, per i clienti e per i soci ma anche per il territorio, perché i territori di Regioni non ricchissime come la Puglia, l’Abruzzo, la Basilicata, la Campania, se non hanno un supporto forte da una banca territoriale come la nostra, sicuramente qualche problema in più lo avranno“.

Si attende quindi la trasformazione in società per azioni della più grande banca popolare del Mezzogiorno,  mentre il futuro dell’influenza della famiglia Jacobini sulla gestione della Banca Popolare di Bari si prevede un pò più complicato.




La Procura di Bari sequestra altri documenti alla BPB. La Consob sanziona l'istituto e la quotazione in Borsa diventa sempre più lontana...

BARI – L’inchiesta della Procura sulla Banca Popolare di Bari coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi si espande attraverso nuovi sequestri di documentazioni, a conferma che contrariamente a quanto sostenevano i vertici della Popolare di Bari, l’indagine giudiziaria non è assolutamente arrivata a conclusione e quindi difficilmente arriverà un’archiviazione. L’acquisizione dei nuovi documenti è stata disposta dalla Procura , che negli ultimi mesi ha approfondito i filoni investigativi relativi alle ipotesi di truffa, ostacolo alla vigilanza, falso in bilancio e maltrattamenti. Invece nel marzo scorso è stata definitivamente accantonata ed archiviata dallo stesso procuratore Rossi l’ipotesi investigativa di una regia comune che avrebbe organizzato le condotte illecite, richiesta condivisa dal gip Francesco Pellecchia che ha disposto l’archiviazione per quella ipotesi di reato e la restituzione degli atti al pm.

il procuratore aggiunto della Procura di Bari, Roberto Rossi

Nel fascicolo in questione risultano indagati dall’ agosto 2017 il presidente Marco Jacobini; i due figli di Jacobini, Gianluca e Luigi; l’ex direttore generale Vincenzo De Bustis ; il dirigente dell’area contabilità e bilancio della Popolare, Elia Circelli, ed Antonio Zullo a capo dell’ufficio Rischi . L’inchiesta venne avviata a seguito della denuncia di un ex funzionario, che segnalò ai vertici dell’istituto bancario barese delle irregolarità nell’acquisizione di Banca Tercas, e per questo motivo sarebbe stato successivamente “mobbizzato” e persino licenziato dai vertici della Banca Popolare di Bari.
Fu questa la molla che lo spinse a svelare agli inquirenti i segreti della più grande banca pugliese, che a sua volta lo contro-denunciò, ma nonostante lo squallido tentativo della BPB di difendersi denunciando il proprio dipendente licenziato, l’inchiesta  relativa fatti avvenuti tra il 2013 e il 2016 non si è fermata ed è andata avanti  arricchendosi di ulteriori informazioni grazie alle evidenze investigative della Guardia di Finanza e da alcune consulenze acquisite.
I punti su cui si è concentrata la massima attenzione dei magistrati inquirenti sono molto tecnici, ma anche collegati direttamente ai danni lamentati da migliaia di piccoli azionisti,  molti dei quali hanno depositato denunce, altri sono stati ascoltati come persone informate sui fatti. Per ora all’attenzione del procuratore Rossi c’è la relazione redatta dai consulenti e dai militari della guardia di finanza  insieme agli ultimi atti recentemente acquisiti. La decisione sul futuro della Popolare di Bari è racchiusa in queste carte.
I vertici della Banca Popolare di Bari  lo sanno molto bene, sopratutto  dopo che sono stati sanzionati dalla Consob a pagare 2,6 milioni di euro , una decisione “pesante” che può cambiare gli equilibri nel contenzioso in corso tra laPopolare e migliaia di azionisti che  hanno portato negli ultimi anni la banca in tribunale per ottenere la restituzione dei propri soldi investiti, ma di fatto “bruciati”  dall’acquisto di azioni della Banca rivelatesi di fatto invendibili. Il provvedimento della Consob è importante perché all’origine di quelle sanzioni ci sono motivazioni molto gravi.
Il collegio della Consob  ha stabilito infatti che i provvedimenti, notificati ad almeno una ventina di persone, debbano essere pubblicati sul Bollettino dell’Autorità. Le sanzioni comminate alla banca quale “responsabile in solido” ammontano a circa 1,8 milioni sui 2,6 complessivi. I fatti per i quali sono state accertate le violazioni (articoli 21 e 94 del Tuf) riguardano le modalità di determinazione del prezzo degli aumenti di capitale (per complessivo valore di 330 milioni) varati dalla banca nel 2014 e nel 2015 e le omissioni di informazioni in merito a queste modalità presenti nei prospetti informativi.
I passaggi più delicati, però chiamano in causa oltre a board, collegio sindacale, il presidente Marco Jacobini e i manager Luigi e Gianluca Jacobini, ma anche l’ex dg Vincenzo De Bustis riguardano la “profilatura” dei clienti, ai quali secondo l’Autorità sono stati venduti strumenti come titoli azionari, bond subordinati ma anche proposti finanziamenti baciati   cioè finalizzati, all’acquisto delle azioni della stessa banca), nonostante la loro propensione del rischio in base alle normative vigenti al periodo risultasse bassa (a fine 2016 il 36,5% dei clienti, 29 mila, “presentava un portafoglio inadeguato“).

Le contestazioni mosse dalla Consob hanno origine in buona parte  a seguito di una verifica ispettiva della Banca d’Italia, disposta nel 2016 anche per alcuni accertamenti condivisi con Consob. La vigilanza ha individuato almeno 10 finanziamenti baciati, che va chiarito non sono vietati, ma l’Autority contesta il fatto che i soggetti ai quali sono stati proposti non presentassero come scritto in precedenza un profilo di rischio adeguato. Il “punto centrale” dell’istruttoria si è soffermato  sulla gestione degli ordini di vendita dei titoli della Popolare di Bari, la cui compravendita sul mercato secondario avveniva fino alla metà del 2017 attraverso un sistema di negoziazione interno, su una piattaforma gestita dall’area finanza della stessa banca.

Oltre 200 esposti nel 2016 avevano segnalato  in particolare, un intervento tardivo della banca nell’inserire gli ordini di vendita delle azioni. Si evidenziano “errori operativi che hanno portato a non inserire ordini di vendita inviati per corrispondenza, posta elettronica o consegnati a mano», si legge. L’istruttoria rivela «carenze procedurali ed errori operativi” oltre alla “mancanza di presidi che assicurino la certezza della data di ricezione della disposizione di vendita” che con l’inserimento tardivo degli ordini ex post fatti dagli uffici, non hanno consentito di rispettare la priorità temporale con la quale invece erano pervenuti  gli ordini.

Tale circostanza assume un particolare rilievo per quegli ordini che hanno trovato esecuzione successivamente alla delibera assembleare del 24 aprile 2016, che ha ridotto il prezzo dell’azione da 9,53 a 7,5 euro” si legge nella decisione della Consob, che  spiega al riguardo che  la banca barese “ha riconosciuto a 5 clienti , per complessivi 41 mila euro, le perdite subite per la mancata esecuzione della vendita in aste antecedenti la diminuzione del prezzo azionario“. Viene citato il caso della società di costruzioni Debar (del costruttore barese Domenico De Bartolomeo presidente di Confindustria Bari) che è riuscita a ottenere l’inserimento ex post di un ordine del valore di 4,1 milioni: questo serviva a ridurre un finanziamento concessole dalla stessa Popolare di Bari per 5,15 milioni di euro.

La lentezza nell’esecuzione degli ordini si è manifestata quando migliaia di soci hanno cercato di liberarsi dei titoli. Il loro prezzo era stato determinato ed indicato dalla Popolare di Bari   nel 2014, a 9,53 euro (nell’aumento venne applicato uno sconto del 6%, attestandosi a 8,95 euro) senza informare gli investitori degli esiti della valutazione di Deloitte. La società di consulenza aveva usato tre metodologie per valutare la banca; quella sul confronto rispetto ai multipli impliciti di altri aumenti di capitale aveva mostrato come il range di valore si attestasse tra 7 e 8 euro. Ma, osserva la Consob, di tutto questo il consiglio di amministrazione della Banca non ha tenuto conto e peraltro nulla è stato indicato nei prospetti.

 




Popolare Bari, la rabbia dei clienti: “Rovinati dalla banca le istituzioni ci aiutino”

ROMA – Mentre il deputato democratico Francesco Boccia si preoccupava nei giorni scorsi di tutelare la banca ed il “gruppo” (famiglia Jacobini) di controllo, i veri danneggiati e cioè gli azionisti della Banca Popolare di Bari chiedono con decisione l’intervento  delle istituzioni a partire dalla Regione Puglia ed il Comune di  Bari.
I clienti ed azionisti si sono radunati nella sede del Comitato per la tutela degli azionisti della Bpb, una stanza un pò piccola per ospitarli tutti ed i partecipanti arrivavano sino al marciapiede di via Dante, nel pieno centro del capoluogo pugliese. Sono per la maggioranza pensionati. Ma anche dei ragazzi che accompagnavano alla riunione i rispettivi genitori anziani . Nella prima fila gente seduta che prendeva appunti.  A convocare la riunione era stata convocata nei giorni scorsi dalle associazioni dei consumatori che compongono il Comitato.
L’ulteriore preoccupazione nasce all’indomani della notizia della nuova indagine nei confronti dei vertici della Popolare, che ha coinvolto il presidente Marco Jacobini ed i suo figli figli Gianluca e Luigi che con lui “governano” la banca barese . Le indagini della Guardia di Finanza delegata dalla Procura di Bari hanno fatto emergere anni di bilanci in perdita, di gestioni irregolari  e prestiti “allegri”. I reati contestati ai vertici della Bpb, infatti sono molto pesanti e vanno dall’ associazione per delinquere alla truffa, alle false dichiarazioni in prospetto informativo.
E’ stata proprio la presenza di quest’ultima imputazione di reato che ha indotto le associazioni dei consumatori a intervenire in quanto, qualora le accuse dovessero rivelarsi fondate, in tal caso negli anni scorsi gli azionisti della Popolare  avrebbero acquistato titoli,  sulla base di dati non attendibili e quindi falsati. Nel comunicato distribuito è scritto  “Sarebbero legittimati a domandare il risarcimento dei danni direttamente subiti e la restituzione delle somme investite al momento dell’acquisto  le risultanze dell’inchiesta penale consentirebbero anche di acquisire elementi per rafforzare le domande di restituzione“.
Questa la ragione che ha indotto le associazioni dei consumatori  Adusbef, Adiconsum, Codacons, Codici,  Confconsumatori, Unione nazionale Consumatori e a riunire i loro associati. Secondo i loro avvocati “Da oggi  si apre una fase nuova che prima non era consentita. Inviateci tutta la vostra documentazione, in modo tale da far partire i ricorsi sia in sede civile che penale. Non c’è alcun motivo di dover aspettare la conclusione delle indagini“. Vi sono stati momenti di accesa tensione con  una signora presente , che  non è pugliese, ha preso la parola ed urla “Loro non hanno avuto pietà di noi  perché noi dobbiamo avere pietà di loro ? “. ha raccontato a chi le stava seduto accanto di essere vedova e che aveva investito tutta la sua eredità  circa 500mila euro, utilizzati per acquistare le azioni della Popolare. “Sono distrutta” dice mentre con fatica uscva dalla sede del Comitato, ma è svenuta cascando per terra. La gente subito è accorsa in suo soccorsoPoi l’arrivo dell’ambulanza: “Un malore temporaneo, per stress e stanchezza, per fortuna” rassicurano gli infermieri dell’ambulanza del 118  arrivata sul posto.
Alla fine dell’incontro Alessandro Amato, presidente del Codacons commenta :” C’è una forte disperazione e rabbia, comprensibile  buona parte degli azionisti che  hanno acquistato con i risparmi di una vita i titoli nella consapevolezza di fare un investimento per poi poterli rivendere e utilizzare quei fondi per il matrimonio o la laurea dei figli. Gente che ha versato il proprio trattamento di fine rapporto, “.
Adesso i rappresentanti del Comitato si rivolgono alle istituzioni, partendo dalla Regione ed Comune di Bari chiedendo loro di farsi avanti e sostenere gli azionisti: “Chiediamo il coinvolgimento delle istituzioni a tutti i livelli — aggiunge ancora Amatoperché ci aiutino nell’interlocuzione con la banca, una forte realtà che ha dato tanto al territorio e che non abbiamo alcun interesse a far sparire. Questo sarebbe un danno soprattutto per i soci».
 Sul tema è tornato a parlare in serata anche il segretario del Pd Matteo Renzi: “Non si può dire che il problema del sistema bancario italiano sono quattro banche popolari, di cui noi abbiamo salvato i correntisti, quando il vero scandalo è stato fatto qualche anno fa con Monte dei Paschi di Siena, con Antonveneta, con alcune banche pugliesi“. Banca Popolare di Bari compresa, nonostante il “fiancheggiamento” dell’ on. Boccia.



Indagati i vertici della Banca Popolare di Bari: associazione per delinquere, truffa, ostacolo all’attività della Banca d’Italia e false dichiarazioni alla Consob

ROMA –  Il top management della Banca Popolare di Bari che annovera 70mila soci con  3.500 dipendenti, rischia seriamente di finire sotto processo a seguito di nuova inchiesta della magistratura barese che riguarda anni di gestione irregolare, bilanci in perdita, prestiti “allegri”… ed un bilancio  appesantito dalle recenti acquisizioni della Tercas, (l’ex-Cassa di Risparmio di Teramo) con dietro le quinte una torbida storia di maltrattamenti ed estorsione ai danni di un funzionario ritenuto troppo solerte.

E’ conseguenza dalla nuova indagine affidata dalla Procura ai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria e che è già arrivata a un primo passo non indifferente: per la prima volta  il vertice del più grande istituto di credito pugliese è finito nel registro degli indagati e con accuse abbastanza serie. Indagati  presidente Marco Jacobini, i suoi due figli  , Gianluca e Luigi Jacobini (rispettivamente condirettore generale e vicedirettore generale), l’ex  direttore generale Vincenzo De Bustis, precedentemente amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena e della Deutsche Bank, il dirigente dell’ufficio rischi Antonio Zullo del il responsabile della linea contabilità e bilancio Elia Circelli.

Con esclusione del solo De Bustis che è accusato soltanto di “maltrattamenti, tutti gli altri sono  indagati per “associazione per delinquere, truffa, ostacolo all’attività della Banca d’Italia” e “false dichiarazioni nel prospetto informativo depositato alla Consob”. Nei confronti di Marco Jacobini e dei suoi due figli Gianluca (nella foto a lato) e Luigi  anche i reati di “concorso in maltrattamenti” ed “estorsione” . La vicenda seguita dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, si colloca un arco temporale che va dal 2013 al 2016, quando sono state svelate  tutte le irregolarità nascoste nei bilanci dell’istituto di credito da una gola profonda : un funzionario incaricato di mettere a posto i documenti delle pratiche presso l’ufficio rischi, il quale sarebbe stato troppo,ligio al dovere  segnalando ai vertici della Banca tutte le irregolarità emerse durante la sua attività di verifica e controllo.

Queste segnalazioni, che in buona parte erano relative alla fase dell’acquisizione di Tercas, non sarebbero state gradite dal vertice della Popolare di Bari , al punto che il ligio funzionario sarebbe stato “mobbizzato” e successivamente licenziato in tronco. Azione di forza questa che però non ha fermato il bancario ed ha sortito un effetto contrario e negativo. Infatti il funzionario si è presentato in Procura raccontando tutto quello che riteneva illecito, elencando con minuzia e nel dettaglio numeri e fatti, prima di intraprendere contro di loro un procedimento per mobbing.

Lo scorso dicembre gli investigatori della Guardia di Finanza di Bari  che già stavano indagando da tempo  sulle attività anomali della più grande banca di Puglia,  hanno reperito nuovo riscontri documentali a delle ipotesi investigative di un’un’altra indagine già aperta coordinata dai pm Lydia Giorgio e Federico Perrone Capano, emerse durante l’analisi delle documentazioni sequestrate con l’ipotesi di reato (all’epoca dei fatti, a  carico di ignoti) per ostacolo alle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza . Nello stesso periodo in cui il funzionario svelata i retroscena delle operazioni creditizie della banca, i finanzieri hanno perquisivato le tre sedi baresi, portando via documenti utili a ricostruire “il rilascio di linee di credito, in via diretta o indiretta, con l’acquisto di azioni“.

La Procura ritiene in merito alla precedente inchiesta che il vertice della Popolare di Bari per agevolare alcuni grossi azionisti, gli ordini di vendita dei titoli sarebbero stati inseriti manualmente senza rispettare l’ordine cronologico e violando così il principio della parità di trattamento dei soci:  operazione questa in danno dei piccoli azionisti. Una delle contestazioni riguarda la vendita, prima che venissero deprezzate, delle 430mila azioni della Banca Popolare di Bari contenute nel portafoglio della società barese Debar. Alla quale – secondo l’accusa ipotizzata degli investigatori – sarebbe stato reso possibile di poter vendere le azioni nell’asta interna del marzo 2016, cioè  poco prima dell’assemblea dell’aprile successivo, quando le stesse azioni subirono un tracollo e deprezzamento del 20 per cento scendendo da 9,53 a 7,50 euro. Anche in questa inchiesta la Procura di Bari  ipotizza il reato di ostacolo alle attività degli organi di vigilanza.

Gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti anche sulle modalità di acquisizione di Tercas, la ex Cassa di Teramo.  Nel dicembre 2016 la banca era stata oggetto di una perquisizione nell’ambito dell’inchiesta sul presunto ostacolo alle attività di Bankitalia. La Banca Popolare Bari avrebbe dovuto trasformarsi in spa se il Consiglio di Stato non avesse sospeso, appellandosi alla Consulta, la riforma che eliminava il principio “una testa un voto” negli istituti con oltre 8 miliardi di attivi.

La 1semestrale dell’ anno la Banca controllata dalla famiglia Jacobini, non è stata una bella semestrale, che ha visto il rallentamento la dinamica delle sofferenze lorde (-0,6% nei sei mesi), mentre si confermano consistenti i livelli di copertura: 61,7% per le sofferenze, 43% per i crediti deteriorati nel loro complesso.In relazione ai dati reddituali, il margine di intermediazione, pari a 202 milioni, si contrae del 7,9% rispetto alla semestrale 2016, a causa del persistere di un contesto di tassi bassi e conseguente riduzione del margine di interesse, e del calo dell’apporto dell’intermediazione sul portafoglio titoli, mentre beneficia di una significativa crescita delle commissioni nette (+9,9%) Il Gruppo sta completando una ulteriore operazione di cartolarizzazione di posizioni a sofferenza, per un importo di circa 350 milioni, per la quale, replicando la cessione del 2016, intende avvalersi della Garanzia dello Stato (GACS). Cioè alla fine paga sempre “pantalone”…

È stata altresì contabilizzata la svalutazione integrale della quota del Fondo Atlante investita nel salvataggio delle due banche venete per una cifra pari a 23,6 milioni di euro In funzione di quanto sopra, il risultato netto semestrale, inclusa la quota di pertinenza di terzi, evidenzia una perdita di 2,6 milioni (2,3 milioni al netto della quota dei terzi).

Immediatamente la stampa barese, con in testa la Gazzetta del Mezzogiorno, di cui è bene ricordare la Banca Popolare di Bari detiene in pegno il 30% delle azioni, ha alzato le barricate difensive, sostenendo che “non può crollare: se ciò accadesse, i danni per l’economia regionale sarebbero incalcolabili” , e che la Popolare di Bari “regge da sola un pezzo importante dell’economia della città di Bari e della Puglia ed ha garantito prestiti a migliaia fra imprese e famiglie“.  L’istituto di credito barese con una nota con riferimento alla notizia sull’indagine in corso della magistratura barese coadiuvata dalla Guardia di Finanza si difende : “Le dichiarazioni rancorose di un dipendente licenziato per giusta causa è bene che siano oggetto di ogni approfondimento da parte della Procura, per consentire poi alla Banca Popolare di Bari di agire nei confronti dell’autore di tali inaccettabili propalazioni».

Sia chiaro per la Banca contano solo i fatti, gli atti, i numeri, la trasparenza delle procedure e, di conseguenza, la fiducia dei soci e dei clienti – prosegue la nota –  E’ così fortemente auspicabile che gli accertamenti (a cui vi è ampia disponibilità a cooperare) siano rapidi, per sostituire al clamore mediatico, la certezza della correttezza dei comportamenti tenuti”.

Qualcuno non ha spiegato qualcosa alla famiglia Jacobini, e cioè che quello che conta è il rispetto delle norme di Legge, che è uguale per tutti e quindi invocare la rapidità è sintomo di debolezza ed arroganza nello stesso tempo. Le indagini hanno per legge dei loro tempi, e la Guardia di Finanza deve poter lavorare serenamente, per tutelare gli azionisti ed il mercato. che non sembrano molto entusiasti dell’operato della vertice della banca e delle loro decisioni ed iniziative. Sono molti piccoli azionisti che hanno aderito a un comitato di tutela gestito dalle associazioni dei consumatori dopo che la Banca lo scorso anno ha svalutato le azioni del 21% a 7,5 euro.

 

 

 




Banca Popolare di Bari cerca un accordo con i 69mila azionisti. Rischiando grosso…

CdG Jacobini BPBIl Comitato per la tutela degli azionisti della Banca Popolare di Bari che a poche settimane dalla sua nascita conta già più di mille iscritti, rappresentato dalle associazioni dei consumatori  Adusbef, Codacons, Codici, Confconsumatori e Unione nazionale consumatori , ed i vertici e legali della banca barese stanno cercando una soluzione per evitare un crack bancario che  potrebbe travolgere entro la fine dell’ anno i risparmi di 69mila soci della Bpb. Ed è per questo motivo che le parti si sono incontrate nei giorni scorsi. I rappresentanti della banca hanno deciso di aprirsi al confronto per la prima volta per cercare di trovare delle soluzioni “di solidarietà per i soci che si trovino in difficoltà“.

La Banca Popolare barese si è manifestata disponibile con un comunicato anche “ad aderire alla raccomandazione Consob e quindi a soluzioni alternative per la negoziazione delle proprie azioni, che possano garantire la maggiore liquidabilità del titolo e a valutare soluzioni di moratoria dei finanziamenti, nonché a studiare la fattibilità della piena applicazione della norma che consente di sospendere il pagamento della sorte capitale dei mutui”. Ma cosa è successo per arrivare a questo punto ? Era soltanto lo scorso giugno quando Marco Jacobini l’ultimo erede della famiglia che da oltre mezzo secolo controlla la Popolare di Bari parlava di “sviluppo, crescita, espansione”  e per allontanare incubi e fantasmi la banca si aggrappava a un’altra acquisizione:”Vogliamo CariChieti” la piccola banca abruzzese azzerata dal decreto del governo del novembre scorso, dichiarava Jacobini, candidando l’istituto che presiede all’acquisto .

CdG banca d' italia

A Bari, si cercava di confondere le acque per calmare gli azionisti. A fine aprile 2016 era arrivato il deprezzamento del valore delle azioni, con una perdita secca del 21 per cento in un sol colpo, con le azioni che crollavano da 9,53 a 7,5 euro, con. Un tracollo difficile da accettare per gli oltre 70 mila soci della Popolare di Bari, che con 385 filiali ed oltre 3 mila dipendenti, quasi 15 miliardi di attivi,  rimane la più grande banca del Sud, una delle poche banche ancora indipendenti. Va ricordato che negli ultimi tre anni la Banca barese guidata da Jacobini aveva raccolto quasi 800 milioni piazzando titoli tra migliaia di risparmiatori.

CdG BPB agenziaNel 2014 sono state vendute anche 200 milioni di obbligazioni subordinate, un investimento con un alto rendimento (6,5 per cento annuo) ma anche meno sicuro dei classici bond, come hanno scoperto nei mesi scorsi i clienti degli istituti liquidati a loro spese, primi tra tutti quelli di Banca Etruria. Il risultato fu che le fila dei soci di Popolare Bari si ingrossarono a gran velocità.Il capitale era diviso nel 2010 tra meno di 50 mila investitori, rispetto agli attuali 70 mila, con una differenza: le azioni dell’istituto barese non sono quotate in Borsa. Quindi un azionista che vuol vendere o comprare le azioni, deve pertanto rivolgersi in banca. Solo che il prezzo è fatto “ad hoc”, nel senso che di anno in anno la quotazione viene stabilita dagli amministratori e successivamente sottoposta al giudizio dell’assemblea per il via libera definitivo. In pratica lo stesso meccanismo   che ha già dato una pessima prova di sé nelle recenti crisi della Banca Popolare Vicenza e di Veneto Banca, letteralmente travolte dalla fuga in massa degli azionisti.

CdG soldiA Bari fino al 2015 quasi tutto era andato bene, controllato dietro le quinte. Poi molti soci , avevano chiesto di liquidare in parte o completamente il proprio investimento dopo essere stati  allarmati dalle varie crisi  e dai  ribaltoni esplosi nel settore bancario . Come risulta dagli stessi prospetti informativi degli ultimi aumenti di capitale della Popolare barese, il prezzo delle azioni messe in vendita negli anni scorsi venne calcolato in base a parametri di bilancio simili, anche se di poco inferiori, a quelli di altri istituti non quotati come le già citate banche in crisi  che come ben noto non hanno dimostrato di poter fronteggiare le rispettive crisi. Nel corso del 2015 l’istituto bancario con sede a Bari per far fronte alle richieste,  ha comprato azioni proprie per un controvalore di quasi 15 milioni, che erano state messe in vendita dai soci.

Jacobini e i suoi collaboratori provarono a gettare acqua sul fuoco dichiarando “Tutto sotto controllo” . Ma non avevano fatto bene i conti con i propri azionisti, infatti lo scorso 18 marzo in una sola giornata passarono di mano oltre 2 milioni di azioni della Popolare. Un vero e proprio boom senza precedenti nella storia della Banca. Infatti nei primi due mesi dell’anno 2016 ,  tra gennaio e febbraio il “mercatino” interno riservato ai soci aveva aperto i battenti e negoziato solo cinque volte, con scambi irrisori: soltanto alcune decine di migliaia di azioni. La “sorpresa” per gli azionisti arrivò dopo l’asta del 18 marzo che  è stata l’ultima occasione per poter vendere i titoli della Popolare di Bari al prezzo di 9,53 euro.

CdG assemblea BPB

Gli scambi ripresero solo lo scorso 13 maggio. Solo che nel frattempo, il 24 aprile, l’assemblea fissò la nuova quotazione, che scese come detto, a 7,5 euro. In poche parole semplici, il numero dei soci in uscita esplose proprio alla vigilia del ribasso. Una circostanza a dir poco strana che bastò ed avanzò  per alimentare legittimi sospetti e dubbi sull’identità dei fortunati venditori, i quali hanno incassato circa 20 milioni di euro in totale . A rilevare i titoli, secondo quanto spiegano alla Popolare di Bari, fu il gruppo assicurativo Aviva, che aveva siglato un’alleanza commerciale con l’istituto barese soltanto qualche settimane prima. Ma anche la posizione dei nuovi acquirenti risultò piuttosto singolare ed equivoc. In pratica Aviva d’accordo con i vertici della banca guidata dalla famiglia Jacobini ,  avrebbe comprato titoli che nel giro di un mese si sono svalutati del 20 per cento per decisione della banca stessa. Operazione che non sembrava un affare degno per poter sigillare e festeggiare l’intesa strategica appena firmata.

Infatti la Popolare di Bari alla fine dello scorso marzo ha annunciato il bilancio peggiore di tutta la sua vita: 475 milioni di perdite, scese a 297 milioni grazie ad alcune partite fiscali positive (ed “una tantum”) per 177 milioni. Un pesante ed evidente peggioramento rispetto al bilancio 2014, che si era chiuso con 24 milioni di profitti, in realtà generati in parte grazie alle rettifiche (271 milioni) sui valori di alcune attività in bilancio. Un esempio per tutti, la quota di controllo nella Cassa di Orvieto e una rete di filiali e sportelli comprati in precedenza e pagati a peso d’oro,  ed oggi molto svalutati alla luce di una situazione di mercato molto più complicata. Anche nel portafoglio crediti arrivarono delle  importanti “pulizie” contabili . Rispetto al 2014, gli accantonamenti sui prestiti a rischio erano più che raddoppiati, arrivando a 246 milioni.

CdG banca tercassNel 2014 la Popolare barese è sbarcata in Abruzzo per scongiurare il “crac” di Banca Tercas, istituto con sede a Teramo, a sua volta distrutta da anni di gestione dissennata. Il salvataggio venne  finanziato in parte dal Fondo interbancario di tutela dei depositi  che ha modificato in corsa il suo intervento (con 265 milioni di contributi) dopo lo stop  ricevuto dalla Commissione europea per un presunto aiuto di Stato. L’istituto barese aveva  investito nell’operazione Terca, sino a quel momento circa 325 milioni , ma tutto procedeva ancora a rilento. L’anno scorso il bilancio si è chiuso in utile per 10 milioni soltanto grazie a 56 milioni di benefici fiscali straordinari.

CdG Marco Jacobini

Il presidente della banca Popolare di Bari, Marco Jacobini “controlla” un consiglio di amministrazione blindato composto fedelissimi, dopo essersi assicurato la successione con l’avvenuta discussa nomina dei suoi due figli: Gianluca, 39 anni,  venne  nominato condirettore generale mentre il fratello Luigi, diventò  vicedirettore generale. Un vertice tutto in famiglia con un assetto del top management che non ha eguali nel variegato mondo del credito bancario . Nel 2015 il posto di amministratore delegato ricoperto in precedenza da Vincenzo De Bustis, un banchiere di lungo corso, partito dalla Banca del Salento per arrivare nel 2000 al vertice del Monte Paschi di Siena grazie alla benedizione politica di Massimo D’Alema, allora potentissimo ,  venne affidato ad  un esperto manager,  Giorgio Papa, 60 anni, una carriera con incarichi importanti nel gruppo Banco Popolare e successivamente in Finlombarda, la holding controllata dalla Regione Lombardia quest’ultima una nomina “politica”,  decisa dalla giunta regionale lombarda di centrodestra nella gestione di Roberto Formigoni.

CdG de bustrisDe Bustis, insediatosi nel 2011, dette le dimissioni ad aprile 2015 venendo liquidato con una buonuscita (nelle carte definito “incentivo all’esodo“) di 975 mila euro.
 Incredibilmente proprio nell’anno “nero” e peggiore della Popolare di Bari, tutti i manager al vertice hanno visto il loro stipendio lievitare, a partire dal presidente Marco Jacobini, che ha guadagnato 700 mila euro (50 mila in più rispetto al 2014. Busta paga ancor più pesante per i figli del presidente: il condirettore generale Gianluca ha guadagnato 453 mila euro ( 354 mila del 2014) mentre il fratello Luigi è arrivato a 410 mila euro, un aumento di oltre 50 mila euro rispetto all’anno prima. I manager, insomma, non potevano lamentarsi: più soldi per tutti. Ben diversa e più critica la situazione per i soci, le cui azioni valevano il 20 per cento in meno che videro i risparmi di una vita di fatto “bloccati” in banca. Migliaia di famiglie che non potevano attingere al loro tesoretto in titoli. Inutili le domande, suppliche, ricorsi, esposti in tribunale. Tutto va avanti così da mesi con un esercito di piccoli azionisti delusi e inferociti.

Ma dietro le quinte di questa storia di risparmio tradito, con i soci-azionisti della Popolare di Bari che non riescono più a vendere le loro azioni, in realtà c’è molto di più. Un  intreccio complicato di prestiti incagliati, conflitti d’interessi, perdite in bilancio. E sullo sfondo l’ombra (in tutti i sensi)  della Banca d’Italia, che dopo una lunga ispezione, già tre anni prima, aveva segnalato importanti “criticità“, per definirla con il garbato linguaggio della Vigilanza, sulla gestione dell’istituto barese. Eppure poche settimane dopo quella severa reprimenda, proprio da Bankitalia era arrivato a Bari nell’ottobre del 2013,   l’invito a farsi carico di Tercas, la vecchia Cassa di Teramo che dopo un lungo commissariamento affondava sempre di più  travolta dalle perdite. L’intervento di salvataggio grazie alla Popolare barese, avvenne con l’esplicito appoggio del governatore Ignazio Visco, si formalizzò e concretizzò . E così la banca gestita dai Jacobini si è trovata a gestire, non solo i propri crediti incagliati, ma anche quelli dell’istituto appena comprato con un investimento complessivo di 300 milioni. operazione che è stata scaricata sul bilancio 2015, chiusosi con 297 milioni di perdite, che come detto arrivano a 475 milioni escludendo alcune poste una tantum di natura fiscale.

CdG banca italia

Lo scorso ottobre ispettori della Banca d’Italia sono ritornati a verificare i conti e l’operato dell’istituto pugliese proprio mentre è in atto la trasformazione della Popolare in Spa, così come previsto dal decreto legge sul riordino bancario varato nel gennaio 2015 dal governo di Matteo Renzi. Una trasformazione che va effettuata, possibilmente, con i conti in regola.

Il settimanale L’ Espresso in una attenta e come sempre documentata inchiesta , riepiloga con ordine ed attenzione tutta la vicenda. Ritorniamo  quindi all’inizio 2013, quando i funzionari della Vigilanza si presentarono al quartier generale della banca barese per restarci, nel corso di tre successivi interventi, quasi otto mesi.  Va segnalato innanzitutto che il voto finale attribuito al termine dell’ultima ispezione alla Banca Popolare di Bari (cioè quella conclusasi  ad agosto 2013) è stato pari a 4, che in una scala di punteggio che va da 1 (il massimo) a 6 corrisponde  “parzialmente sfavorevole”. In pratica, la Banca d’Italia non sembrava affatto soddisfatta dell’operato di Jacobini e dei suoi manager. Dalle carte dell’ispezione, che il settimanale l’Espresso ha potuto consultare, vengono formulati  pesanti rilievi alla gestione della Popolare di Bari.

CdG lafusilloAd esempio la relazione degli ispettori della Vigilanza contestava “eccessiva correntezza” nei crediti verso alcuni gruppi. La “correntezza” nel linguaggio bancario, è la velocità con cui viene sbrigata una pratica. In pratica, alcuni prestiti importanti e di rilievo sarebbero stati erogati senza le dovute  adeguate verifiche sulla solidità del cliente. Gli ispettori hanno segnalato il caso dei gruppi Fusillo e Curci, che  controllano insieme la holding Maiora group. Nelle  carte si evince e legge che in favore di questa società, sono stati accordati finanziamenti  per importi notevoli “non sempre sufficientemente vagliati” e neanche “esaustivamente rappresentati al consiglio“. In poche parole, denaro “facile” ed allegro….. E non a  caso alla fine del 2013 la holding Maiora group, aveva già accumulato debiti con la Banca Popolare di Bari per 131 milioni di euro.

CdG gazzetta del mezzogiono

Chiaramente tutto ciò sul quotidiano regionale La Gazzetta del Mezzogiorno,  non è venuto mai alla luce. ed è facile capire il perchè !  I Fusillo, che controllano il 50% metà del capitale sociale della holding Maiora group, nel capoluogo pugliese sono costruttori ben noti e sopratutto influenti,  A partire da Nicola Fusillo, ex parlamentare del centrosinistra, candidatosi  alle regionali nel 2015  nelle liste del candidato vincente, Michele Emiliano. Gli altri componenti della famiglia  Fusillo solo per citare le iniziative più importanti è cresciuto a gran velocità realizzando centri commerciali, villaggi turistici, un grande polo della logistica a Rutigliano . Va ricordata tra le attività dei Curci, invece,  la partecipazione del 30 per cento nel capitale sociale della Edisud s.p.a. società editrice del quotidiano di Bari  “La Gazzetta del Mezzogiorno”,  . Al momento questa quota risulta ceduta in pegno alla Banca Popolare di Bari guidata da Jacobini. Coincidenza…che spiega il silenzio assordante sulla vicenda !

CdG hotel delle nazioniGli ispettori di Banca d’Italia segnalano nel loro rapporto anche “la prassi di sottoscrivere quote di fondi comuni che investono in immobili venduti da clienti finanziati dalla banca stessa“.  Operazione, questa, che  di fatto rende possibile  all’istituto di credito barese di azzerare la propria esposizione trasformandola, in parole povere, in quote del fondo.  Tra quelli citati dalla Vigilanza vi è un esempio eclatante. Sin dal 2011, Banca Popolare di Bari,  aveva sottoscritto tutte le quote del fondo Tiziano, “comparto San Nicola”, che è gestito dal gruppo romano Sorgente, cioè lo stesso fondo che ha poi acquistato proprio dalla società Fimco (controllata dai Fusillo,come abbiamo visto grandi debitori della Popolare di Bari,   il “Grande Albergo delle Nazioni”, uno degli immobili storici del capoluogo pugliese, affacciato sul Lungomare Nazario Sauro.  La banca barese guidata dai Jacobini ha quindi sostituito i propri crediti con le quote dei veicoli d’investimento targati Sorgente. La stessa Fimco ha successivamente ceduto al Fondo Donatello, gestito anche questo da Sorgente, un altro palazzo di pregio come l’Hotel Oriente, ubicato nel centro storico del capoluogo di regione.

Analizzando i bilanci alla mano, l’investimento in fondi immobiliari costituisce una presenza e partecipazione non indifferente del portafoglio titoli della Banca Popolare di Bari, voce questa nei conti del 2015, che vale 122 milioni e rispetto all’anno precedente ha già provocato perdite per 13 milioni   questa voce . La presenza della famiglia Fusillo, ricorre anche nella triste vicenda  della Banca Popolare di Vicenza, annientata da perdite ben superiori al miliardo e che da mesi è al centro di un’indagine in corso della magistratura. Alcune società della famiglia dei costruttori  Fusillo in passato hanno  ricevuto  da fondi offshore con base a Malta finanziamenti milionari . Finanziamenti a loro volta “sponsorizzati” e sostenuti dalla banca veneta all’epoca  dei fatti guidata da Gianni Zonin. Le  strane coincidenze ed intreccio di interessi però non finiscono qui. Vincenzo De Bustis, da fine 2011 ad aprile 2015 direttore generale della Popolare di Bari  ha ceduto nel 2013 una sua società personale alla holding Methorios, partecipata dall’ex candidato sindaco di Roma, Alfio Marchini. E guarda caso anche Methorios è stata finanziata da quegli stessi fondi maltesi che sono intervenuti per sostenere i Fusillo  grandi clienti della Popolare di Bari.

CdG Methorios EspressoUn  intreccio di prestiti e affari, su cui indagano i magistrati a Roma e a Vicenza, può riservare non poche sorprese. L’ex candidato sindaco di Roma Alfio Marchini infatti è stato indagato dalla Procura di Roma nell’inchiesta che ha portato nei giorni scorsi  a 19 perquisizioni nelle sedi di società collegate proprio alla Methorios Capital spa, società a lui riconducibile. Il reato contestato dai pm della Capitale è quello di “concorso in false comunicazioni sociali” delle società quotate in ordine ai bilanci (consolidato e di esercizio) della Methorios chiusi al 31 dicembre del 2014 e del 2015.

Fin dal 2013, la Vigilanza di Banca Italia aveva preso atto dei crediti a rischio dell’istituto pugliese, e gli aspetti critici della gestione erano stati sintetizzati in un giudizio, quel “parzialmente sfavorevole”, che avrebbe dovuto stroncare sul nascere i progetti di espansione di Jacobini e del suo direttore generale , e gli aspetti critici della gestione erano stati sintetizzati in un giudizio, quel “parzialmente sfavorevole”, che avrebbe dovuto stroncare sul nascere i progetti di espansione della Popolare di Bari e del suo direttore generale De Bustis.

Ma Tercas andava salvata in ogni caso. Alla fine del 2013 la Banca d’Italia era alla ricerca di un compratore per l’istituto abruzzese, solo che nessun banchiere però intendeva accollarsi gli oneri cioè i costi dell’operazione, che erano pari ad almeno 600 milioni.  E’ stato proprio A questo punto si è fatto avanti  Jacobini con la Popolare di Bari . Siamo nell’ottobre 2013 quando si è appena conclusa, l’ispezione con esito negativo della Vigilanza. A quanto pare nessun problema …. E nell’ agosto 2014 la Popolare di Bari si prese la Tercas con tutto il suo carico di debiti incagliati . L’operazione viene pagata per metà dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt), quindi finanziato da tutte le banche nazionali. Ma il salvataggio di sistema non bastava per chiudere l’operazione. E fu così che la Popolare Bari non trovò di meglio che farsi finanziare dai propri soci, piazzando nel novembre 2014 azioni per 300 milioni   ed obbligazioni subordinate per circa 200 milioni di euro.

CdG protestaBPBNella primavera del 2015 andò in porto un altro collocamento da 50 milioni. I risparmiatori aderirono in massa. I soci della banca superavano a fine 2013  di poco quota 60 mila, e due anni dopo diventarono circa 70 mila. Ma le cattive notizie  arrivano ad aprile di quest’anno. La Popolare Bari prima annuncia la maxi perdita nei conti del 2015 dovuta in buona parte agli oneri del salvataggio Tercas, ed anche il valore delle azioni viene tagliato , stabilito di anno in anno dalla banca stessa con una procedura già oggetto di molte critiche, come nei casi della Banca Popolare Vicenza e di Veneto Banca, e ribassato circa del 20 per cento : da 9,53 scende a 7,5 euro.


Soltanto qualche mese prima, migliaia di investitori
avevano sottoscritto l’aumento di capitale pagando le azioni 8,95 eur. I titoli non sono quotati in Borsa e la Banca Popolare di Bari, che  in autonomia gestisce un mercato “ad hoc”, viene travolta dalle domande di vendita. Le aste mensili soddisfano richieste per poche migliaia di azioni. Quasi tutto fermo . La banca si impegna a ristabilire quanto prima “la fluidità del mercato”, ma nel frattempo  la protesta cresce giorno dopo giorno. Alcune decine di soci, giovedì 20 ottobre  hanno protestato e manifestato in piazza a Bari con striscioni e altoparlanti. Morale della storia: il conto salato del salvataggio Tercas è stato pagato dai piccoli azionisti della Popolare. E la Banca d’Italia, che poteva intervenire per tempo, per ora resta a guardare. Allo sciopero di protesta dei soci della Banca ha fatto seguito la denuncia all’autorità giudiziaria presentata da numerosi soci che chiedono di conoscere la verità; un passaggio giusto e doveroso per cercare di  evitare o limitare le  conseguenze gravissime determinate dalle consistenti perdite subite dalla banca ed in particolare la perdita in un sol colpo di tutti i propri risparmi.