Ecco l'ordinanza della Prefettura. Chiuse tutte le strutture della cooperativa Indaco di Taranto di Salvatore Micelli

ROMA Come il CORRIERE DEL GIORNO aveva anticipato in esclusiva, a seguito dell’ ispezione dei Carabinieri del NAS guidati dal capitano Marra, coadiuvati dal servizio ispettivo dell’ ASL di Taranto, il Prefetto di Taranto dr. Cafagna il 26 giugno scorso ha disposto con propria ordinanza la chiusura definitiva delle strutture di accoglienza per i migranti(anche se risulta difficile definirla tale)  gestita dalla Cooperativa Indaco gestita dal “faccendiere” Salvatore Micelli, ben noto insieme alla sorella-socia  Barbara alle forze dell’ ordine ed alla Procura di Taranto per i loro precedenti truffaldini.

Ecco il provvedimento dell’ ordinanza:

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La Cooperativa INDACO come abbiamo comprovato, nella nostra precedente inchiesta (vedi QUI) sottraeva alle casse sociali i fondi della Comunità Europea  destinati  attraverso la Prefettura per l’ assistenza dei migranti ospitati nelle strutture di accoglienza di Taranto, in via Cesare Battisti ed al quartiere Paolo VI , per destinarli persino alla recente campagna pubblicitaria elettorale per le elezioni amministrative di Taranto, dove il Micelli in accordo con un consigliere comunale uscente, Alfredo Spalluto, un politicante noto per i suoi cambi di “maglietta”, e non per la sua pressochè inesistente attività politica (punita dai suoi stessi elettori) , avevano messo in piedi una lista civica, che appoggiava la candidatura a sindaco dell’ex-direttore del Carcere di Taranto Stefania Baldassari.

nella foto il neo-consigliere comunale Stefania Baldassari (estranea alla vicenda) e Salvatore Micelli

Una lista civica che in realtà era praticamente l’elenco dei dipendenti, soci, e consulenti della Cooperativa Indaco, che è stata sonoramente bocciata dagli elettori. E meno male che la Baldassari sosteneva di essere “garante” della propria coalizione politica…

Nel frattempo il Micelli, sta cercando di trasferire le proprie attività dalla Puglia in Emilia Romagna, partecipando ai bandi di gara per l’accoglienza dei migranti indetti dalle prefetture emiliano-romagnole. E non sono un caso i frequenti contatti fra il Micelli ed un’altra conoscenza della magistratura: Fabrizio Pomes, il politicante-faccendiere dell’associazione mafiosa D’ Oronzo-De Vitis a cui il GICO della Guardia di Finanza e la Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e ha confiscato ogni bene ed attività in quanto frutto di illecito arricchimento. Dei quali nei prossimi giorni vi riveleremo dei retroscena….

continua/2.

 




Oltre 24 anni di condanna per due “mafiosi” del clan D’Oronzo-De Vitis

CdG alias pressCondanne pesanti sono quelle inflitte ieri dal Gup del Tribunale di Lecce  d.ssa Cinzia Vergine nei confronti di due pregiudicati tarantini Gianluca Nuzzo, di 40 anni, e Massimo Zamino, di 49 anni, affiliati  al “clan” mafioso De Vitis-D’Oronzo e coinvolti entrambi nell’operazione  “Alias 2” condotta dalla DDA e dal Gico della Guardia di Finanza di Lecce, che faceva seguito  alcuni mesi dopo  all’inchiesta principale “Alias” in cui per la Procura Antimafia di Lecce operò la Polizia di Stato di Taranto guidata dall’ex Questore Giuseppe Mangini.

Il gup ha inflitto tredici anni di reclusione nei confronti del Nuzzo ed undici anni e mezzo nei confronti  di Zamino, condanne ben più pesanti delle richieste di otto anni di reclusione formulate della pubblica accusa. Nuzzo e Zamino,  vennero arrestati alcuni mesi dopo dalla maxi-operazione che aveva definitivamente smantellato il presunto clan mafioso a cui erano collegati.

CdG Pititto PS

nella foto il Vice Questore Roberto Giuseppe Pititto

Le indagini della Squadra Mobile della Questura di Taranto diretta a suo tempo dal dirigente Roberto Giuseppe Pititto (ora a capo della Mobile di Foggia) li avevano collocati come affiliati al clan mafioso costituendo di fatto il braccio “armato” che i capi del clan  utilizzavano per recuperare gli incassi del “pizzo” estorto, in alcuni casi, spesso e volentieri facendo ricorso anche alla violenza fisica. Nuzzo e Zamino, sono accusati processualmente di essere i responsabili di due episodi avvenuti fra il giugno 2013 ed il gennaio 2014.

Secondo la tesi accusatoria avanzata dottor Alessio Coccioli sostituto procuratore della repubblica di Lecce, applicato alla locale Direzione Distrettuale Antimafia con delega agli eventi criminosi di stampo mafioso della provincia di Taranto, i due pregiudicati Nuzzo e Zamino ricevettero ordine da Francesco Lattarulo, successivamente arrestato nell’ottobre 2014 ,  di danneggiare la sala giochi “Fullgame”, ubicata in via Principe Amedeo nel pieno centro di Taranto, mentre Zamino, avrebbe esploso alcuni colpi di pistola contro l’attività commerciale “Cgm motor”, in via Temenide. Ritorsioni che sarebbero state commissionate da Lattarulo per regolare delle questioni personali e non del “clan” di appartenenza. Nei confronti di Nuzzo pende anche la contestazione del reato di “ricettazione” conseguente alla  accertata detenzione illegittima di un’arma da fuoco.

CdG Gico GdFLa Procura distrettuale antimafia di Lecce in occasione del loro arresto del 15 maggio 2015 e del conseguente  procedimento giudiziario,  illustrò non soltanto le ragioni del loro arresto, ma motivò anche i sequestri effettuati nella seconda parte dell’operazione Alias, effettuati dal Gico della Guardia di Finanza di Lecce,  di beni e conti correnti per quattro milioni di euro. L’avvenuto smantellamento dell’ associazione mafiosa guidata dai boss storici Nicola De Vitis e Orlando D’Oronzo dopo la retata di ottobre della  Squadra Mobile,  e la successiva operazione dei Gico della Finanza,  oltre agli accertamenti tributari e fiscali attivò  la ricerca degli investigatori alla ricerca dei soldi ed ai beni immobiliari nel possesso e controllo della malavita, attività queste che conseguirono i provvedimenti disposti dal gip dr. Alcide Maritati   del Tribunale di Lecce a seguito della richiesta del procuratore capo dr. Cataldo Motta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce  e del sostituto procuratore Coccioli.




Di tutto di più….

Schermata 2016-04-23 alle 23.28.23Dal sito del Tg di La7Dirigente INPS indagata si rivolge alla cartomante di fiducia per sapere come finirà: ‘Proteggimi dall’inchiesta‘”. A Taranto invece per sapere cosa succede in procura basta frequentare qualche giornalista-portavoce o il solito commercialista….

Schermata 2016-04-23 alle 23.29.42Virginia Raggi, candidata 5 Stelle a Sindaco di Roma sull’ assessore M5s indagato a Livorno. Il garantismo all’improvviso… (programma “L’Aria che tira“, La7) : “Se capitasse a me un assessore con un avviso di garanzia? Valutiamo caso per caso. Su Livorno non mi esprimo“. Il direttorio del M5S non pervenuto….

Schermata 2016-04-23 alle 23.30.30dal quotidiano L’Unione Sarda: “Nominato il nuovo consigliere regionale, è Giovanni Satta, ma è in carcere per traffico internazionale di droga“. A Taranto  la moglie di un mafioso in carcere (De Vitis, inchiesta Alias), è più fortunata:  siede in consiglio comunale e provinciale rappresentando il partito del Ministro dell’ Interno Angelino Alfano !

Schermata 2016-04-23 alle 23.32.24Fausto Bertinotti ex segretario di Rifondazione Comunista intervistato dal Corriere della Sera:  “Il movimento operaio è morto: in Comunione e Liberazione ho ritrovato un popolo“.  CL ha trovato un altro lobbista per la Compagnia delle Opere. Nicola Calicchi è troppo impegnato in Procura a Potenza…

Schermata 2016-04-23 alle 23.27.54Alessandro Di Battista, direttorio M5S ha un rapporto difficile  anche con i congiuntivi : “Lei non mi interrompi e io non la interrompo!” (a “Piazzapulita”, La7). Dopo i corsi per andare in televisione, quando faranno un bel corso di ripetizione della lingua italiana ?

Schermata 2016-04-23 alle 23.26.34Il Questore di Taranto, Stanislao Schimera:Taranto è una città sotto controllo. La Polizia controlla il territorio. I cittadini non hanno nulla da temere” (conferenza stampa) . Ormai però a Taranto manca solo che si spari in Questura…




Alla Confcommercio parlano di legalità…dimenticando alcuni loro rappresentanti incriminati dalla Direzione Distrettuale Antimafia

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nella foto Perri, Sirimarco e Giangrande

A latere dell’incontro di commiato con l’ormai ex-comandante provinciale dei Carabinieri Daniele Sirimarco, che ritorna a lavorare negli uffici romani dell’ Arma , venendo sostituito dal nuovo comandante, il giovanissimo Colonnello Intermite proveniente dal Comando Generale dell’ Arma dei Carabinieri, il quale si trova già in città dallo scorso 1 settembre scorso alla guida del Comando Provinciale di Taranto, un pensionato dell’ ILVA, contitolare con le due figlie di un piccolo “negozietto” sottoscala di oreficeria, “tale” Marcello Perri componente di Giunta della Confcommercio di Taranto si è lamentato della sicurezza a Taranto, ignorando che dalle ultime rilevazioni della Direzione Investigativa Antimafia, la città  di Taranto può considerarsi  un’isola “felice” in materia di sicurezza sul territorio pugliese.

L’ “orafo-pensionato” Perri si è improvvisamente svegliato dal torpore che avvolge l’associazione da cui non pochi importanti gioiellieri del centro cittadino sono usciti, ed altri rifiutano di iscriversi proprio per la sua imbarazzante presenza, commentando i fatti di criminalità accaduti negli ultimi giorni che a suo dire “inducono i cittadini a chiedersi se Taranto possa ancora essere considerata una città dove è possibile uscire di casa senza correre il rischio di essere colpiti da un proiettile vagante” e che i commercianti “temono per la incolumità personale, dei dipendenti e dei propri clienti” chiedendo di essere ricevuti dal nuovo Questore di Taranto, il quale fa molto bene a tenere le dovute distanze, essendo stato bene informato sui comportamenti di reticenza avuti da alcuni commercianti che siedono nel direttivo della Confcommercio, i quali  nel corso dell’ inchiesta ALIAS” coordinata dal Procuratore Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, dr. Cataldo Motta  nella lotta alla criminalità organizzata mentirono ai  vertici della squadra mobile tarantina,

Accuse non infondate quindi, quelle degli uomini della Polizia di Stato, che hanno indotto il pubblico ministero dr. Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia  presso la Procura della Repubblica di Lecce –  a richiedere il processo anche per i commercianti tarantini rinviati a giudizio.

CdG commercianti a giudizio

Parliamo di Giovanni Geri  titolare del noto negozio di abbigliamento  “Lord ” riconfermato presidente della Federmoda-Confcommercio di Taranto  ed a Giovanni Perrone componente della famiglia Perrone proprietaria della “Ferramenta Perrone”, famiglia di cui fa parte Angelo Perrone,   a cui la Confcommercio di Taranto ha affidato  la Presidenza della categoria “ferramenta & bricolage” . Sia Geri che Perrone,  sono stati accusati dalla Procura Antimafia di “favoreggiamento all’organizzazione mafiosa“, reato punito con la reclusione fino a quattro anni Non erano inventate le nostre cronache giornalistiche,  quando a suo tempo (leggi QUI) raccontavamo le pesanti accuse mosse dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Lecce dr. Cataldo Motta che accusò pubblicamente , in occasione della conferenza stampa per l’ “operazione Alias“, commercianti, imprenditori e politici tarantini, per non aver collaborato alle indagini  svolte dagli investigatori della Polizia di Stato.

Vedere questi due signori ancora seduti nel Consiglio della Confcommercio di Taranto, come se niente fosse accaduto, dice tutto sull’aria di legalità che circola in un’associazione, i cui vertici e cioè il presidente Leonardo Giangrande ed il suo vice Aldo Manzulli, peraltro ci risultano entrambi iscritti nel registro degli indagati di alcune procure della repubblica. Ed hanno anche il coraggio di parlare di legalità !

Una cosa è certa: dal prossimo 3 novembre data in cui il colonnello Sirimarco lascerà definitivamente la città di Taranto, Giangrande, Basile e Manzulli, rispettivamente presidente e vicepresidenti della Confcommercio si sentiranno molto più soli…




Estorsione e rapina. Tre persone arrestate dalla Polizia di Stato

nella foto il pregiudicato Cosimo Di Bari

nella foto il pregiudicato Cosimo Di Bari

Ieri sera gli uomini della Squadra Mobile tarantina della Polizia di Stato , nell’ambito di specifici servizi, hanno tratto in arresto i pregiudicati tarantini Cosimo Di Bari , di anni 53, Francesco Mancino di anni 33 e Amedeo Ribaud di anni 52, in quanto responsabili in concorso tra loro dei reati di tentata estorsione e rapina. Nei giorni scorsi il titolare di un esercizio commerciale del centro cittadino aveva sporto denuncia presso gli uffici della Questura circa il tentativo di estorsione del Di Bari e del Mancino, i quali la mattina del 24 giugno scorso si erano presentati all’interno del suo negozio pretendendo la somma di 1800.00 euro, che avrebbe dovuto consegnare loro entro la stessa serata.

nella foto il pregiudicato Francesco Mancino

nella foto il pregiudicato Francesco Mancino

Al diniego del commerciante il Di Bari che il Mancino, reagivano senza alcuna esitazione,  malmenando il malcapitato, promettendogli di ripassare in serata per ritirare comunque il denaro. Sulla base dei particolari indicati dall’esercente in sede di denuncia, i poliziotti davano inizio a mirati servizi di osservazione, nel corso dei quali, il il pomeriggio del giorno successivo notavano nei pressi dell’esercizio commerciale una Mercedes Classe B, alla cui guida vi era il Ribaud in compagnia del Mancino, quest’ultimo intento a guardare insistentemente in direzione del negozio.

Nella tarda mattinata di ieri gli operanti giunti presso l’esercizio commerciale della vittima, si avvedevano che il Mancino si stava allontanando dallo stesso a bordo della Fiat Punto di colore nero di proprietà del commerciante che riferiva essergli stata sottratta con violenza dallo stesso Mancino.

nella foto il pregiudicato Amedeo Ribaud

nella foto il pregiudicato Amedeo Ribaud

Scattavano quindi le ricerche delle due autovetture rintracciate subito dopo in Piazza Ramellini. Il terzetto veniva prontamente bloccato all’interno di un vicino esercizio commerciale. Al termine delle attività di rito i tre sono stati condotti negli uffici della Questura e al termine delle formalità di legge associati alla locale Casa Circondariale.

Si conclude bene l’ennesima vicenda di “pizzo” in città grazie al buon senso ed alla fiducia del commerciante nei confronti delle Forze dell’ordine, esattamente il contrario di quanto fecero a suo tempo ( “inchiesta Alias” n.d.a.  ) due commercianti tarantini, Giovanni Geri e Giovanni Perrone, entrambi esponenti della locale Confcommercio, i quali non solo non riferirono nulla alla Polizia, ma addirittura negarono l’accaduto, favorendo i delinquenti, motivo per cui è stato richiesto dalla  Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Lecce il loro rinvio a giudizio . Un cattivo esempio per fortuna non condiviso dai commercianti più corretti e sopratutto “onesti”.

CdG DDA Lecce Alias

CdG geri_perrone ALIAS




Gli “affarucci” intorno al Circolo sportivo comunale “Magna Grecia” non finiscono mai …!

a cura della Redazione Inchieste

Dopo che la Direzione Patrimonio del Comune di Taranto aveva ordinato in data 27.02.2012  alla CORDA FRATES il rilascio del Centro sportivo comunale “Magna Grecia”, e con comunicazione del 13.3.2013, l’ ATI CORDA SOC. COOP. FRATES,  ASSOCIAZIONE DELFINI AZZURRI ONLUS ed ASSOCIAZIONE CALCIO CLUB DELLISANTI aveva comunicato successivamente la disponibilità a rilasciare spontaneamente la struttura in data 26.3.2013.

CdG magna grecia_tennisSempre in data 26.3.2013, la Direzione Patrimonio del Comune di Taranto, come si rileva dalla Determina nr. 89, in considerazione delle lungaggini amministrative connesse all’espletamento della gara ad evidenza pubblica,  a seguito della comunicazione ricevuta 13 giorni prima (quando vogliono al comune sono molto veloci….) in data 13.3.2013, l’ Associazione Sportiva DilettantisticaCENTRO SPORTIVO POLIVALENTE MAGNA GRECIA aveva concesso la propria disponibilità a gestire l’impianto sportivo comunale sino al termine dei campionati dilettantistici e, comunque, sino all’affidamento della struttura sportiva al nuovo aggiudicatario.

Venne, pertanto, sottoscritto (in data 26.3.2013) un contratto di affidamento temporaneo  dell’impianto sportivo per la durata di cinque mesi (con termine fissato in data 26.8.2013 , poi prorogato) tra il Comune di Taranto (nell’occasione rappresentato dall’ Ing. Gianrodolfo Di Bari) e l’ “A.S.D. Centro Sportivo Polivalente MAGNA GRECIA” nella persona del Presidente pro-tempore  Rosa CIOTOLA.

La DDA, Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce,  nell’inchiesta che portato in carcere oltre 50 mafiosi tarantini, fra cui l’ex-esponente politico socialista,  Fabrizio Pomes“, nella sua ordinanza di custodia cautelare racconta che  “in relazione ai componenti della società cooperativa FALANTO,  Rosa CIOTOLA non è altri che la moglie di DI CARLO Angelo, nipote di D’ORONZO Orlando. Singolare (ma per nulla casuale), peraltro, risulta la composizione dell’ Associazione Sportiva della stessa rappresentata, costituita in data 14.2.2013 con atto privato nr. 3947 registrato in data 2.4.2013 tra:

  • DI CARLO Angelo, eletto alla carica di presidente;
  •  BRUNETTI Raffele, indagato nel presente procedimento in quanto associato mafioso del D’ORONZO;
  • ALBANO Anna Pia moglie del BRUNETTI , eletta alla carica di vicepresidente;
  • CIOTOLA Rosa , eletta alla carica di segretario-tesoriere.

Circostanze queste – scrive la DDA di Lecce – che non lasciano spazio spazio ad alcun dubbio circa il perdurare della completa e diretta riconducibilità del Centro Sportivo in parola alla persona di D’ORONZO Orlando (ed alla associazione mafiosa da lui diretta) come peraltro testimoniato dal complesso delle operazioni tecniche da cui puntualmente emergeva l’interesse del D’ORONZO ad inserirsi completamente in ogni aspetto della gestione del Centro Sportivo “Magna Grecia“.

nella foto, l'assessore poliziotto Francesco Cosa

nella foto, l’assessore poliziotto Francesco Cosa

Dopo quanto accaduto, che ha visto l’ Amministrazione Comunale di Taranto rimanere con un pugno di mosche in mano, invece di incassare i circa 900mila euro che avrebbe dovuto incassare dalla gestione del “Magna Grecia“,  l’Assessorato allo Sport del Comune di Taranto che nel frattempo ha avuto ben due Assessori allo Sport, entrambi espressione della componente politica che fa capo al Sindaco Ippazio Stefàno, e che per ironia della sorte sono anche due poliziotti, cioè Gionatan Scasciamacchia (in servizio al Commissariato di PS di Grottaglie) recentemente sostituito dal collega Francesco Cosa (in servizio al Commissariato di PS di Martina Franca),  ha ben pensato… di indire un bando pubblico un pò “allegro”…per la gestione del “Magna Grecia“.

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Lo scorso 28 gennaio 2015 il Servizio Appalti e Contratti del Comune di Taranto a firma del responsabile dr. Raffaele Landinetti (n° 01/2015)  ha bandito la prima gara di appalto del nuovo corrente anno, per l'”affidamento in regime di concessione della gestione dell’ impianto sportivo polivalente “Centro Sportivo Magna Grecia“.

Ma le sorprese non sono finite qui. Infatti il poco responsabile dirigente che ha predisposto questo bando, ha previsto al punto 4. (Criterio e Modalità di aggiudicazione dell’Appalto)  che “la concessione sarà “aggiudicata con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa in base alla valutazione dei seguenti elementi...”….omissis…”

a) elementi quantitativi: max 40 per l’ Offerta economica sulla base dell’ aumento percentuale da applicare all’importo di €uro 44.683,20 oltre Iva come per Legge, fissato quale canone di concessione annuo posto a base di gara.

a pagina 3 del bando si legge che gli “interventi da realizzare a totale carico del concessionario sono stimate in presunti €uro 367.075,15 oltre IVA come per Legge, giusta art. 4 del relativo Capitolo Speciale e contenuti del computo metrico costituente parte integrante e sostanziale dello stesso Capitolato Speciale“.

Schermata 2015-05-11 alle 02.43.31Durata della concessione: 15 anni ! Avete letto bene, il concessionario che si aggiudicherà il “Magna Grecia” per 15 anni dovrà pagare soltanto la modica cifra di circa  3.500 euro + Iva al mese  per gestire in “concessione” dal Comune di Taranto una struttura di 20mila metri quadri, comprensiva di : ” a) palestra corredata di vani spogliatoi e docce, pavimentata in linoleum; b) n. 5 spogliatoi di cui 3 muniti di bagno e docce, n 1 munito di solo docce, n. 1 munito di bagno per disabili e docce, oltre ad uno spogliatoio con entrata dalla palestra ed un vano per servizi igienici; c) campo da gioco per calcio a 8 in erba sintetica; d) n. 3 campi da beach-tennis o beach-volley; e) campo da calcio non regolamentare in terra battuta non tracciato; f) locali adibiti a guardiola e ricreativi con allocata centralmente la centrale termica ; g) locale adibito ad uso segreteria; h) corpo di di fabbrica destinato a bar e sala convegni con annessa toilette per uomini , donne e disabili; nel piano interrato al quale si accede attraverso una scala, esiste una centrale termica in disuso, n. 4 spogliatoi con vano doccia e n. 2 vani per servizi igienici: i) n. 2 campi da tennis in terra battuta; j) n. 2 campi in erba sintetica per il gioco del calcio a 5; k) area destinata a parco giochi per bambini; l) Arredi e complementi: n. 4 panchine ed 1 cestino portarifiuti; m) Zona a verde posta perimetralmente alla struttura…omissis…..n) impianto di illuminazione esterna costituita da pali esterni “Liberti”, lampada serie “Emisfero” in fibra di vetro nero e diffusore in policarbonato termoresistente bianco latte e da alcuni faretti”. E per tutta questa struttura e queste attrezzature sportive, comprendenti la gestione di un bar, risorante e sala convegni la modica ed  irrisoria cifra di appena 3.500 euro al mese !!!

Schermata 2015-05-11 alle 00.12.56Ma la cosa più grave è che una struttura comunale che ha già maturato crediti che non potranno essere mai incassati per circa un milione di euro dai precedenti gestori ed usurpatori mafiosi che hanno prosperato per anni nel centro sportivo “Magna Grecia“con la  tacita complicità (denunciata dal procuratore capo della DDA di Lecce dr. Cataldo Motta in conferenza stampa) dell’ Amministrazione Comunale di Taranto, ebbene nel nuovo ed attuale corrente bando gli uffici comunali sottostimano ed indicano “il valore economico complessivo della Concessione oggetto del presente Capitolato è stimato in €uro 1.037.321,1 (costo complessivo presunto degli interventi di adeguamento, ristrutturazione e manutenzione+ costo complessivo presunto dei canoni concessori) ” per i quali viene prevista e richiesta una ridicolacauzione provvisoria sotto forma di garanzia fidejussoria bancaria o assicurativa, fissata in maniera forfettaria di €uro 20.000”  che dovrebbe garantire le casse del Comune di Taranto, in caso di mancata riscossione dei canoni !!!

Avete letto bene appena 20mila euro di fidejussione e peraltro anche “assicurativa” per una concessione del valore di oltre un milione di euro !!!

Il capitolato speciale del bando comunale peraltro prevede all’ art. 3 , 3° capoverso che  “I concorrenti devono inoltre possedere il seguente requisito di capacità economico (cioè il fatturaton.d.a.) o finanziaria (cioè il capitale sociale/mezzi finanziari – n.d.a.) : aver gestito negli ultimi tre esercizi finanziari impianti sportivi per un valore di ricavi complessivamente non inferiori a 500.000,00 eurorisultanti da apposita documentazione fiscale prevista dalla vigente normativa“.

Termine ultimo della gara indicato nel bando per presentare le offerte era stato fissato inizialmente per le ore 12 del giorno 9 marzo 2015.

“I DILETTANTI” DEL MAGNA GRECIA

Antonello Cassalia

nella foto, Antonio (Antonello) Cassalia

E qui inizia il bello…..Appena una settimana prima della scadenza iniziale (e prorogata) del bando fissata inzialmente per il 9 marzo , e cioè il 2 marzo 2015 viene costituita dinnanzi al notaio Giada Mobilio di Taranto una neonata società , dal nome “Magna Grecia Società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata” dal  capitale sociale minimo previsto dalla Legge, di 10.000 euro, dei quali all’atto della costituzione e successiva iscrizione nel Registro delle Imprese della Camera di Commercio di Taranto ( nr. REA 186902) risultano versati appena 2.500 euro ! Amministratore unico nominato dall’assemblea costituente dei soci della società di “dilettanti”” è  Antonio (da tutti chiamato Antonello)  Cassalia (socio al 25%) e la cui sede legale è stata ubicata in via Francesco Bruno 26 a Taranto, e cioè presso un’altra struttura sportiva, e cioè la piscina comunale affidata in concessione dalla giunta di centro destra retta dal sindaco Rosanna Di Bello (quella del dissesto finanziario del Comune di Taranto di appena… 900 MILIONI di  euro)  sempre ad una società la Mediterraneo srl  della famiglia Cassalia, con in “dote” un contratto grazie al quale questa società incassa mensilmente da circa 8-9 anni dal Comune di Taranto la modica cifra di 40mila euro al mese, cioè circa mezzo milione di euro l’anno per consentire a scolaresche e disabili di poter usufruire di una struttura che in realtà è di proprietà del Comune di Taranto ! Soldi con i quali, in tutti questi anni,  un’ Amministrazione Comunale più seria ed attenta,  avrebbe potuto costruire una mega piscina comunale “olimpionica” invece di gonfiare i portafogli di “imprenditori” che quella piscina non l’hanno neanche costruita !

Angelo Basile

nella foto, l’imprenditore Angelo  Basile

Scorrendo il certificato di visura camerale della neo-costituita Magna Grecia Società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, appaiono altri tre soci, tutti con le stesse quote (25%)  di Cassalia Antonio (Antonello), e cioè il 40enne tarantino Mario Pucci (persona ignota al mondo dello sport tarantino, ed anche degli affari in quanto non risulta presente nei registri delle imprese delle Camere di Commercio di tutt’ Italia ), e il figlio del dr. Ciro Saltalamacchia,  procuratore generale della Repubblica  del Tribunale di Taranto, cioè Marco Saltalamacchia che svolge un’attività commerciale di rappresentanza di occhiali, ed è noto alle cronache sportive solo per l’intensa frequentazione con i calciatori “dilettanti” del Taranto calcio,  e “dulcis in fundo”… Angelo Basile, socio e dirigente della Basile Petroli spa (seria e stimata società di famiglia) attuale vice presidente uscente della giunta della Confcommercio di Tarantoe nonchè azionista della BBC Banca di Taranto. Sicuramente il più liquido e solido fra i soci della compagine societaria della neocostituita società “dilettantistica”.

Ma come al solito le nostre indagini giornalistiche non si sono fermate a dei semplici certificati di visura camerale L’amministratore della neo-costituita “Magna Grecia Società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata , e cioè Antonio (Antonello) Cassalia risulta attualmente indagato dalla Procura della Repubblica di Potenza per una querela-denuncia a suo carico, conseguente ad una rissa a suon di pugni avuta con il figlio dell’ attuale Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, Pietro Argentino (il procedimento è stato trasferito per ovvi motivi di “conflitti d’interesse” dinnanzi al Tribunale di Potenza n.d.r. ),  ed alle spalle ha avuto diversi anni fa un analogo procedimento dinnanzi alla Procura tarantina sempre per una rissa, questa volta avuta con Fabrizio Dragone (il fratello dell’ avvocato Angelo Dragone n.d.a ) nella discoteca Oblò di Marina di Leporano, chiusosi con un patteggiamento (cioè ammissione della colpa)  e risarcimento danni al Dragone.

La domanda che in molti si pongono negli ambienti economici ed istituzionali della città è la seguente: come mai i “dilettanti”  Cassalia & soci,  non hanno costituito una normale s.r.l ( opzione prevista dal bando di gara) invece di costituire una società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata, ?  Ma anche a questa domanda il Corriere del Giorno avvalendosi di autorevoli dirigenti del CONI nazionale può spiegarvelo facilmente.

Infatti mentre una società sportiva dilettantistica può accedere a contributi pubblici comunali, regionali e nazionali per la gestione di impianti sportivi, l’organizzazione di manifestazioni sportive, ecc. , questi “contributi” a fondo perduto una normale società di capitali non li può ricevere.

Un consigliere comunale della maggioranza, a cui abbiamo garantito l’anonimato coperto dal nostro più rigoroso segreto professionale nei giorni scorsi, ci ha rivelato qualcos’altro nelle ultime ore “è da mesi che sappiamo tutti in Consiglio Comunale che il Centro Sportivo Magna Grecia deve finire nelle mani di Cassalia, che dicono sia sotto l’ala protettiva e sostenuto da un alto ufficiale di stanza a Taranto, suo intimo amico“. Chissà se è lo stesso alto ufficiale “avvistato” da militari della Guardia di Finanza con Cassalia e qualcun’altro su uno yacht “privato” la scorsa estate,  e chissà se è lo stesso alto ufficiale che il nostro Direttore ha visto personalmente nelle vie del centro cittadino, salutarsi molto amichevolmente, baciarsi ed abbracciarsi (in compagnia della moglie dell’ufficiale e della figlia) con il Cassalia  ? Anche perchè in tal caso a settembre la “festa” è finita….!

Ma sopratutto sarebbe interessante immaginare cosa avrebbe pensato, e cosa penserà,  il procuratore aggiunto Pietro Argentino  venendo a conoscenza di certe manifestazioni di stretta “amicizia” e frequentazione fra i due ? E cosa direbbero i vertici del Comando Generale romano ?

Concludendo ci sembra scontato che agli uffici comunali e sopratutto all'”assessore-poliziotto” Francesco Cosa non potrà sfuggire un problema che balza agli occhi di chiunque sia capace di leggere bene un bando di gare,  e cioè che la costituenda società”Magna Grecia Società sportiva dilettantistica a responsabilità limitata” di fatto, non possiede i requisiti di fatturato e di mezzi finanziari, previsti dal Bando comunale, in quanto è stata costituita da appena 2 mesi e con un capitale versato di  appena 2.500 euro sui 10mila euro previsti di capitale sociale, che è appunto peraltro il minimo previsto per Legge !

O forse anche in questo caso, dovrà occuparsene un giorno il pm tarantino Coccioli in servizio alla DDA di Lecce, che conosce molto bene le dinamiche che gravitano intorno agli affari e l’economia tarantina ?

P.S. questo bando di gara, dopo la scadenza originale del 9 marzo 2015,  è stato modificato, ma guarda caso da diversi giorni e cioè da quando abbiamo iniziato a richiedere accesso agli atti dell’ Assessorato, pur ricevendo la collaborazione dell’ Assessore Cosa (e gli va dato atto) è impossibile accedere al sito dell’ albo pretorio del Comune di Taranto e dall’assessorato allo sport  ci mandano link e file che non si aprono.  Che strano….ma non fa nulla. L’inchiesta continua !

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La solidarietà del Corriere del Giorno al collega Sandro Ruotolo (Servizio Pubblico) minacciato dai “Casalesi”. Che auspica il contrario di quanto accade a Taranto !

Sto bene” dice il nostro collega Sandro Ruotolo al Fatto Quotidianoma vivo questa situazione con ansia. Non è facile accettare il fatto che Michele Zagaria ti voglia morto”. Così Sandro Ruotolo, giornalista televisivo finito nel mirino del boss del Casalesi per le sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania che aggiunge: “La stima e solidarietà di tanti amici e colleghi mi stanno aiutando psicologicamente”. Zagaria, in carcere dal 2010 per associazione mafiosa, ha emesso il suo verdetto di morte da dietro le sbarre dopo la messa in onda diInferno atomico, uno speciale di Servizio Pubblico in cui il cronista intervistava il pentito Carmine Schiavone, morto nel febbraio 2015, sui rapporti fra il clan, la politica e i servizi segreti.

Dopo la droga il business per eccellenza è il traffico di rifiuti e negli ultimi 12 anni i Casalesi hanno sversato nell‘agro aversano la bellezza di 10 milioni di tonnellate di veleni – spiega Ruotolo – In questo quadro io stavo cercando di capire la rete di contatti fra Zagaria, quando era latitante, e alcuni esponenti dell’intelligence”. Ora il nostro collega Ruotolo vive sotto scorta, ma non si tira indietro e assicura che continuerà a indagare sugli appetiti della camorra in quei territori .

Se i giornalisti – conclude Ruotolo (ascolta qui ) – quindi la categoria, si occupasse più della realtà, non solo delle cose che vanno bene, ma delle cose che vanno male, il rischio potenziale si ridurrebbe a zero. Questo è il punto. Ed allora ognuno avrà il suo punto di vista, ma io voglio vere i colleghi insieme a me, che andiamo nella terra dei fuochi, per raccontare la terra dei fuochi. Ognuno con il proprio punto di vista. E il rischio si dividerà. Se accanto a Sandro ci fossero tanti Sandro, Alfonso, Italo, Gennaro, Pasquale…che raccontassero questo Paese, per me è fondamentale nella storia, diciamo, recente di questo Paese, l’esperienza degli imprenditori e dei commercianti, quelli che si sono ribellati al racket delle estorsioni, Libero Grassi fu ucciso perchè era solo a Palermo, perchè diceva “no al pizzo” . La morte di Libero ha fatto creare in questo Paese le associazioni. Se tanti imprenditori di Roma, Napoli, dei quartieri di Palermo, di Caserta, stanno insieme e denunciano gli estorsori, il rischio è ZERO.

Così se tanti giornalisti avessero la schiena dritta , il rischio non ci sarebbe più.

 

Noi del Corriere del Giorno siamo assolutamente d’accordo con Sandro Ruotolo e gli siamo vicini e solidali in questo momento, e ricordiamo ai nostri lettori che quanto auspica il nostro autorevole collega, è esattamente il contrario di quanto accaduto recentemente a Taranto, dove i commercianti tarantini Giovanni Geri, titolare dei negozi “Lord” ed attuale presidente (rieletto…) della Federmoda provinciale tarantinaGiovanni Perrone (entrambi membri della Confcommercio di Taranto),  invece di denunciare gli estorsori del “pizzo” hanno mentito alle forze dell’ordine e coperto le attività illecite della mafia tarantina, così come è emerso fuori dall’ “inchiesta ALIAS” diretta dalla DDA di Lecce che ha coordinato le attività investigative congiunte fra Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, motivo per cui  Geri e Perrone sono stati accusati di “favoreggiamento” all’organizzazione mafiosa (reato punito con la  reclusione fino a quattro anni) ed è stato richiesto il loro rinvio a processo dal p.m. dr. Alessio Coccioli della Procura di Lecce.

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Ridicolo negli ultimi giorni il vano tentativo di  Geri e Confcommercio di sviare le attenzioni dell’opinione pubblica da questo genere di comportamenti collusi ed illegali, cavalcando il problema della vendita di merce contraffatta nelle vie del centro ad opera dei “vù cumprà” sul solito giornaletto a “mezzo servizio”… anche perchè  questo fenomeno esiste da qualche anno, ma guarda un pò…  Geri e la Confcommercio se ne accorgono solo ora ! Sarà forse perchè a fine maggio si svolge l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali dell’associazione di commercianti tarantini ? Quando poi i giornalisti locali della Gazzetta del Mezzogiorno della redazione di Taranto si lamentano che lavorano con il contratto di solidarietà, e vedono il loro posto di lavoro a rischio, non bisogna meravigliarsi. Succede quando non si fa i giornalisti…come dice Ruotolo  senza avere la schiena dritta“.




Le intercettazioni telefoniche che hanno mandato in carcere Fabrizio Pomes ed il boss mafioso Orlando D’ Oronzo | 8a parte

(….omissis……pag. 236)  Tutti gli elementi sopra evidenziati dimostrano, ad avviso di chi giudica, la piena e totale derivazione della Cooperativa FALANTO e l’altrattanto evidente cogestione (unitamente a POMES Fabrizio Vincenzo) dell’ ADS Centro Sportivo Polivalente Magna Grecia da parte di D’ORONZO Orlando, cosicchè l’attribuzione della titolarità delle stesse ad altri soggetti (peraltro tutti legati al D’ORONZO ed al suo clan mafioso in maniera evidente ed inconfutabile) deve essere ritenuta una fittizia intestazione penalmente rilevante ai sensi dell’art. 12 quinquies del D.L. 13/05/91, essendo quest’ultima avvenuta al fine di eludere le disposizioni in materia di prevenzione patrimoniale e per agevolare la commissione di delitti di cui agli art. 648, 648 bis e 648 ter c.p. essendo certamente stati riciclati nei due detti soggetti giuridici proventi delle attività illecite commesse dal D’ORONZO  e dal gruppo mafioso allo stesso facente capo, non avendo il medesimo D’ORONZO alcuna fonte lecita di reddito.

Fabrizio Pomes

Fabrizio POMES

Con riferimento, poi, alla persona del POMES il giudicante concorda con l’impostazione accusatoria (che ha provvisoriamente contestato il c.d. concorso esterno nell’ associazione mafiosa), atteso che – pur non facendo parte dell’ associazione diretta da D’ORONZO  e DE VITIS – il POMES pienamente consapevole della esistenza della stessa associazione (non avendo di certo potuto ignorare, un personaggio navigato e assolutamente esperto del territorio tarantino qual’è il detto indagato, impegnato per anni anche in politica nello stesso territorio, chi siano i soggetti del calibro di D’ORONZO Orlando e DE VITIS Nicola, nonchè altri “noti” associati degli stessi, quali il DIODATO) e della sua operatività, prestava volontariamente e spontaneamente (ossia senza alcuna costrizione) il suo contributo alla stessa associazione ed al raggiungimento dei suoi fini (quali quelli del reimpiego di capitali derivanti da altri delitti, la disponibilità di società,  associazioni e cooperative per il formale impiego di detenuti – tutti appartenenti alla medesima associazione – in regime alternativo alla detenzione o in regime di affidamento in prova, il rafforzamento del prestigio derivante dal controllo di attività economiche ecc.)  attraverso le condotte di cui ai capi a2) e b2) sopra ampiamente descritti.

Orlando D'ORONZO

Orlando D’ORONZO

I rapporti confidenziali e di totale afflato con il boss D’ORONZO ed alcuni dei suoi più fidati sodali e la totale condivisione dei fini delle attività imprenditoriali intraprese con lo stesso – finalità lucrative, è chiaro, ma da raggiungersi attraverso il riciclaggio e l’imposizione sul mercato e/o nell’ambito dei pubblici appalti attraverso metodi non di certo ispirati al rispetto delle regole della concorrenza e della trasparenza – appaiono elementi più che dimostrativi della condotta di concorso “esterno” con l’associazione mafiosa di cui si è detto.

Premesso, infatti, che “nei rapporti tra partecipazione ad associazione mafiosa e mero concorso esterno, la differenza tra il soggetto “intraneus” ed il concorrente esterno risiede nel fatto che quest’ultimo, sotto il profilo oggettivo, non è inserito nella struttura criminale, pur fornendo ad essa un contributo causalmente rilevante ai fini della conservazione o del rafforzamento dell’associazione, e sotto il profilo soggettivo, è privo della “affectio societatis“, laddove il partecipe “intraneus” è animato dalla coscienza e volontà di contribuire attivamente alla realizzazione dell’accordo e del programma delittuoso in modo stabile e permanente (cfr. Sez. 6, Sentenza n. 49757 del 27/11/2012 Ud. dep. 20/12/2012), non può non osservarsi come la posizione del POMES per come emersa dalle indagini sopra descritte, è perfettamente inquadrabile nell’ambito della categoria del c.d. concorso esterno in associazione mafiosa per come la stessa è stata delineata dal Supremo collegio.

In particolare, infatti, la Corte di cassazione ha precisato che “in tema di associazione di stampo mafioso, assume il ruolo di concorrente “esterno” colui che, pur non inserito stabilmente nella struttura organizzativa del sodalizio, fornisce tuttavia un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo, di natura materiale o morale, sempre che questo abbia un’effettiva rilevanza causale nella conversazione o nel rafforzamento delle capacità operative dell’ associazione rilevandosi in tal senso condizione necessaria per la concreta realizzazione del fatto criminoso colletivo” (Sez. 6a , Sentenza n. 8674 del 24/01/2014 Cc., dep. 24/02/2014).

Nicola DE VITIS

Nicola DE VITIS

Come sopra si è veduto, senza il contributo fattivo, concreto e consapevole, oltre che spontaneo e volontario del POMES (consistito nel consentire a prestanome del D’ORONZO di entrare “in società”  con propri prestanome e nel garantire, attraverso suoi referenti, un appoggio istituzionale alla Cooperativa ed alla associazione “infiltrate” da soggetti facenti capo al D’ORONZO)  il clan D’ORONZO-DE VITIS non avrebbe potuto – ed in ciò sta la rilevanza causale e la condizione necessaria di cui parla la Corte di Cassazione – realizzare il fine propostosi dal D’ORONZO di rafforzare le capacità operative dell’ associazione, incrementando il suo prestigio e la sua forza sul territorio, conseguenze che potevano derivare solo da un salto di qualità degli interessi perseguiti, nello specifico individuati in quelli imprenditoriali , da svolgersi però in concreto sfruttando la forza di intimidazione promanante dall’associazione (come lo stesso POMES ha effettivamente fatto, ad esempio, nei rapporti col fornitore dei giochi gonfiabili, davanti alla cui ritrosia a montare le attrazioni senza il pagamento anticipato, ha espressamente evocato il nome  del – conoscendo l’impatto che avrebbe potuto avere sull’ interlocutore – per convincerlo a recedere dalle sue legittime pretese, così come risulta dall’intercettazione sopra riportata del 7/6/2012 fra il BRUNETTI ed il D’ORONZO).

D’altro canto, come recentemente ribadito dalla Suprema Corte “in tema di concorso esterno in associazione di tipo mafioso, il rafforzamento del sodalizio, quale evento  del contributo casuale del concorrente, può consistere oltre che nell’increnmento della potenza finanziaria della cosca, anche nel solo aumento del prestigio e dell’importanza di quest’ultima nell’abito dei rapporti con le altre consorterie criminali, indipendentemente dai risultati economici conseguiti” (cfr. Sez. 2, Sentenza n. 17894 del 08/04/2014 Ud. dep. 29/04/2014) cosa effettivamente voluta dal D’ORONZO ed avvenuta nel caso di specie.

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7.2. Tentativo di acquisire il ristorante “Al Gambero”

Oltre che il controllo di una prestigiosa struttura sportiva come sopra riportato ampiamente, dal complesso delle operazioni eseguite emergeva come già nel mese di dicembre 2001 fosse in corso una trattativa per l’acquisizione da parte di D’ORONZO Orlando  della gestione del celebre ristorante “Al Gambero” trattativa che , proseguita per alcuni mesi, di fatto non veniva poi portata a conclusione, ma in relazione alla quale si registravano tutta una serie di conversazioni da cui emergeva che il D’ORONZO puntualmente metteva anche la CooperativaFALANTO” in relazione alla gestione del ristorante.

Peraltro mentre emergeva come fosse di fatto intenzionato a “coinvolgere” – ovviamente in maniera occulta – nell’affare anche DE VITIS Nicola e CESARIO Giuseppe, detto “Pelè“, si registravano una serie di contatti ed incontri in particolare con PAPALIA Emanuele Vito ed il figlio Fabio (detto REMO) il già citato POMES Vincenzo Fabrizio, RUGGIERI Francesco e RUTA Paolo.

Incontri, talora tenutesi presso lo studio del RUTA in Taranto, viale Magna Grecia nr. 420, di cui si aveva puntualmente  notizia nel corso delle operazioni di intercettazioni telefonica (progressiva nr. 24 ore 11,49 del 23.12.2011 Rit, 1251/11 – ALL. 34: progressiva nr. 686 ore 11.23 del 27.12.2011 Rit. 1202/11ALL. 4 ) e che si provvedeva a documentare anche nel corso di opportuni servizi di appostamento in particolaree effettuati  in data 23 ed in data 27 dicembre 2011 ( ALL. 761, 762 ).

Singolare appariva proprio il rapporto tra D’ORONZO e RUTA Paolo, già solo per la considerazione che, in occasione del loro primo contatto telefonico intercettato (progressiva nr. 284 delle ore 09.26 del 29.11.2011 Rit. 1096/11 – ALL. 1 ) allorchè, rispondendo ad una chiamata in entrata sull’utenza del fratello Rosario/Cesare ed all’esordio del RUTA (“pronto, buongiorno, sono RUTA“)  ribatteva ” ed io sono ORLANDO !“. Alla piacevole sorpresa mostrata dall’interlocutore “ho già letto ! … ORLANDO sei tu !?” il D’ORONZO  gli riferiva di trovarsi in compagnia del fratello Cesare a prendere un caffè lì di fronte ed il RUTA immediatamente replicava ” e sto scendendo….AGLI ORDINI ! Ciao

Del resto, a conferma del datato rapporto di amicizia tra i due, basti considerare che nel maggio del 1993, proprio il RUTA cedette in locazione a D’ORONZO ORLANDO l’appartamento sito in Viggiano (PZ) vico Margherite nr. 3 ove lo stesso era domiciliato nonchè sottoposto alla sorveglianza speciale di p.s. con divieto di dimora in tutte le province pugliesi nel periodo immediatamente precedente l’arresto (risalente al giugno del 1993).

La sera del 27.12.11 il D’ORONZO convocava per un incontro fissato la mattina successiva direttamente al ristorante “Al Gambero” anche LATTARULO Francesco (progressiva nr. 51 ore 22.06 del 27.12.2011 Rit. 1251/11 – ALL. 36 ; progressiva nr. 2450 ore 09.01 del 28.12.2011 Rit. 1204/11 – ALL. 15 ). All’ incontro, visivamente monitorato da personale di P.G. partecipavano anche TAMBONE Alessandro e BIANCO Giuseppe che, peraltro, la sera del 28 dicembre 2011 nel corso di un controllo eseguito presso l’abitazione di via Martiri del Lavoro d’ Italia nr. 5 (ove all’epoca il D’ORONZO aveva posto il suo domicilio in relazione alla misura di sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ) venivano trovati in compagnia del D’ORONZO ( ALL. 765).

DIODATO

Gaetano DIODATO

Nel corso dei mesi, oltre a registrarsi commenti circa l’interesse che in quell’affare avrebbero avuto il D’ORONZO,  il DE VITIS ed il CESARIO ( progressiva nr. 369 ore 13.26 del 13.1.2012 Rit. 1251/11 – ALL. 39 ); progressiva nr. 105 ore 18.01 del 08.01.2012 Rit. 1290/11 – ALL. 47 ) proseguivano gli incontri (progressive nr. 2, 21 e 29 del 23.2.2012 Rit.237/12 – ALL. 194, ALL. 195 e ALL. 196; progressiva nr. 71 ore 12.51 del 24.2.2012 Rit. 237/12 – ALL. 197; progressiva nr. 265 ore 15:02 del 01.03.2012 Rit. 237/12 – ALL. 198 ) con puntuali riferimenti anche all’intenzione di destinare parte della struttura a sala giochi, ma si assisteva a continui cambiamenti (progressiva nr. 1058 ore 20.05 del 6.1.2012 Rit. 1202/11 – ALL. 5 ; progressiva nr. 301  ore 18.49 del 15.03.2012 Rit. 164/12 – ALL. 128 ) con riguardo alla composizione  ufficiale di una eventuale compagine societaria che avrebbe dovuto rilevare l’attività.

Col passare del tempo, la trattativa veniva completamente abbandonata anche se interessanti apparivano i commenti in merito del D’ORONZO.

Infatti, nella conversazione registrata alle ore oo.18 del 2.9.2012 (progressiva nr. 1403 Rit. 763/12 – ALL. 338 ) parlando di quella trattativa con DIODATO Gaetano, il D’ORONZO nell’ accennare alla circostanza che, ad un certo punto, nell’affare era stato coinvolto anche  MURIANNI Fabio, osservava

quando stavo al fatto del “Gambero” andò male che là lui mi mise diecimila euro..eh ! il resto lo mise lui… eh! ci è andata male, che cosa possiamo fare è andata male, però la soddisfazione l’abbiamo tenuta nel senso che quello che volevamo è successo…quale ?….che le persone hanno aprlato hai capito ?…io ho fatto un poco di pubblicità…mi serviva…mi serviva e poi mi serviva che stavo cercando di aiutare queste persone….” per poi aggiungere “ non è tutto perso là…la ci stà ancora un filo attaccato…..là chi se lo prende, prende…e  ci deve dare i soldi anoi…ci deve dare i soldi  che abbiamo speso…trenta, quaranta, cinquanta mila euro….di tempo e di soldi che abbiamo speso hai capito ?….perciò non abbiamo perso niente…

Chiarissime e chiarificatorie risultano queste affermazioni nell’ottica complessiva  dell’indagine, in quanto appare evidente come il  D’ORONZO (la cui statura criminale appare di tutta evidenza) avesse ben chiaro in testa il disegno del “suo ritorno” sulla scena di Taranto, volendo a tutti i costi che questo dovesse avvenire con tutti gli onori a lui “dovuti”, ed a tale fine importantissima appariva la “pubblicità” che poteva apparire dal suo diretto e comunque notorio coinvolgimento in affari di rilevanza economica oltre che sociale, come poteva essere il rilevare  la gestione di un noto ristorante o il prendere in mano la gestione di impianti sportivi comunali. Tutto ciò era evidentemente strumentale a quel ritorno sulla scena ed alla imposizione del proprio potere criminale sulla città al quale il D’ORONZO chiaramente  ed esplicitamente ha più volte fatto riferimento. Il D’ORONZO non voleva riprendersi Taranto solo con le armi e con i traffici illeciti o con le estorsioni ( certo,  queste erano e rimanevano le fonti principali di entrate economiche per mantenere i sodali ) ma voleva entrare nel mondo del business approfittando della sua forza criminale per sbaragliare gli avversari e piegare  le resistenze anche di natura istituzionale che gli si potevano porre di traverso.

In quest’ottica vanno letti anche una serie di episodi (inclusi quelli che hanno visto protagonista il DE VITIS nel tentativo di estorsione posto in essere in danno del Pucci, presidente dell’ AMIU di Taranto, ma anche quello del tentativo di intimidazione di un consigliere comunale alla vigilia di un “importante” consiglio comunale nel quale si sarebbero trattati argomenti di assoluta rilevanza per gli interessi della cooperativa del D’ORONZO, cui più avanti si farà esplicito e più completo riferimento) tutti chiaramente dimostrativi di un tentativo di cambio di livello dell’ associazione mafiosa diretta dal duo DE VITIS-D’ORONZO, che come si è veduto ha anche chiaramente dimostrato di avere già stabili legami con setori non perfettamente cristallini della politica cittadina.