Causa Arcelor Mittal- ILVA in AS: il Tribunale Milano rinvia la causa al 6 marzo. Ultimo rinvio

ROMA –  Tutto come previsto. Il Giudice concede il terzo rinvio dell’udienza nella procedura cautelare promossa dai commissari straordinari dell’ILVA in a.s. contro ArcelorMittal . Il rinvio concordato fra le parti è avvenuto dopo una pre-accordo sulla modifica del contratto di affitto finalizzato all’acquisto del Gruppo ILVA. I legali di Arecelor Mittal hanno chiesto un po’ di giorni sino a fine mese per rivedere i nuovi dettagli dell’accordo. Lucia Morselli Ad  della società italia del gruppo franco-indiano , presente in aula, ha confermato il mantenimento degli attuali livelli di produzione.

I rispettivi staff di legali e consulenti hanno lavorato  nelle ultime ore ad un nuova bozza di accordo, redigendo una versione avanzata e più articolata rispetto a quella raggiunta lo scorso 20 dicembre a Milano. Il giudice Claudio Marangoni del Tribunale Civile di Milano  nel corso dell’udienza odierna , ha disposto un nuovo rinvio dell’udienza al 6 marzo prossimo, che costituirà il terzo e ultimo rinvio dopo quelli precedentemente concessi il 27 novembre e il 20 dicembre.

Se entro il 28 febbraio si giungerà ad un accordo, come preannunciato stamane, i due “contendenti” revocheranno i rispettivi atti che hanno avviato il contenzioso in essere, e quindi  la causa verrà interrotta ed annullata dopo il necessario passaggio dinnanzi al giudice. Contrariamente qualora l’accordo dovesse saltare non ci sarà nessuna ulteriore proroga e quindi si avvierà la discussione delle parti.

il Tribunale di Milano

Sono due i ricorsi pendenti dallo scorso novembre dinnanzi al Tribunale di Milano città presso cui è  la sede legale della società. Uno è l’atto di citazione di ArcelorMittal verso i commissari straordinari di ILVA, con il quale la multinazionale franco-indiana dell’acciaio aveva formalizzato legalmente la propria volontà di recedere dal contratto di ILVA basandosi sulle proprie ragioni, che partivano dall’abolizione dello scudo penale. L’atro è il ricorso cautelare urgente presengtato dall’ ILVA in Amministrazione straordinaria propedeutico a bloccare  per impedire la Mittal-exit da Taranto.

Secondo fonti confidenziali partecipanti alle trattative la nuova bozza d’accordo si basa su occupazione, investimenti ed in particolare un impegno finanziario diretto dello Stato nella “nuova” ILVA, i pagamenti dei canoni restanti da parte di ArcelorMittal ridotti però del 50% rispetto agli accordi iniziali (cioè soltanto 7,5 milioni di euro invece dei 15 previsti dal contratto iniziale),  costituenti una serie di di impegni programmatici e punti fermi, sui sulla base dei quali poi arrivare alla versione definitiva di un addendum da inserire al contratto stipulato in precedenza.

Qualora l’accordo dovesse naufragare ArcelorMittal potrebbe lasciare l’ ILVA il 1 novembre 2020, secondo fonti interne non ufficiali versando  400 milioni di euro più 100 milioni di euro per il magazzino di ILVA in A.S. nel frattempo utilizzato, a titolo transattivo. Si tratta naturalmente di voci che dovranno poi trovare conferma nei documenti sottoscritti.

Ma l’avvocato Ferdinando Emanuele, uno dei legali di ArcelorMittal, prima dell’udienza in Tribunale a Milano ha risposto a chi gli chiedeva se il gruppo franco indiano fosse intenzionato a lasciare l’ILVA, come si vociferava anche durante la fase di trattative, ha risposto seccamente “Non mi risulta”  aggiungendo che  “sono stati fatti significativi passi avanti rispetto all’altra volta, e la soluzione negoziale resta la migliore“.

Parlando coi giornalisti presenti l’avvocato ha spiegato che le parti hanno concordato un termine fino al 28-29 febbraio, per andare avanti nelle trattative ed arrivare a un accordo definitivo sul piano di rilancio industriale e che, quindi, oggi chiederanno in udienza al giudice Marangoni  di aggiornare il procedimento  ai primi di marzo, motivando così  la richiesta di rinvio: “C’è stato un avanzamento del negoziato, ci sono stati passi avanti, le parti chiederanno del tempo per arrivare ad una definizione dell’accordo”.

Sempre l’ avvocato Emanuele, legale del gruppo Arcelor Mittal soffermando sull’ipotesi che il gruppo voglia lasciare l’ ILVA, circostanza che è presente e contenuta nei propri atti attualmente depositati in Tribunale a Milano , ha detto : “Non mi risulta, siamo qui e il negoziato prosegue, oggi c’è una situazione più positiva dell’altra volta , c’è una molto intensa negoziazione che prosegue“. Aggiungendo che “Mittal ha grande rispetto per il Governo e per il presidente del Consiglio  e  ritiene che la soluzione negoziale sia la migliore”  manifestando sempre a parole l’ “intenzione seriadel gruppo Arcelor Mittal di portare avanti le trattative in corso.

Fortemente critici i sindacati. “Dopo mesi di trattative e mancato coinvolgimento delle organizzazioni sindacali, ancora non si conoscono nel dettaglio gli elementi dell’intesa tra ArcelorMittal, Governo e Commissari Straordinari. Il rischio è che questo ennesimo rinvio possa appesantire ancora di più la situazione all’interno degli stabilimenti, già in forte difficoltà da tempo, a causa della grande incertezza sul futuro, dei frequenti incidenti e del blocco degli investimenti ambientali e manutentivi”. dichiara Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, dopo aver appreso della decisione del Tribunale di Milano di rinviare l’udienza nella procedura cautelare promossa dai commissari straordinari dell’ILVA contro ArcelorMittal.

Rocco Palombella

“Si continua a parlare di cinquemila, tremila o duemila esuberi – dichiara il leader Uilmcome se fosse una condizione normale. Mi auguro che non ci sia già un accordo chiuso tra il Governo e la multinazionale sugli esuberi che non possa essere messo in discussione dalle organizzazioni sindacali.  Non accetteremo mai accordi pre confezionati” che prosegue “Ci preoccupa  la clausola che prevederebbe l’uscita di ArcelorMittal dal novembre prossimo dietro pagamento di 500 milioni di euro. Non vogliamo trattenere nessuno a tutti i costi, se ArcelorMittal ha intenzione di andare via che lo facesse subito, senza aspettare altri dieci mesi ma questa situazione di insicurezza ha effetti drammatici sui lavoratori e sull’intera comunità”.

“Chiediamo urgentemente al Governo – conclude Palombellaun incontro in cui ci facciano conoscere i dettagli dell’intesa con la multinazionale e aprire una discussione aperta, non predeterminata e senza pregiudizi, sul futuro di migliaia di lavoratori, famiglie, comunità e dell’acciaieria più grande d’Europa

Francesca Re David

Anche Francesca Re David segretaria generale Fiom-Cgil e Gianni Venturi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile della siderurgia, sono molti critici con la linea del Governo sulla questione ILVA. “Con la decisione del Tribunale di Milano di rinviare al 6 marzo l’udienza per il ricorso dei commissari di Ilva in amministrazione straordinaria contro ArcelorMittal si apre un’ulteriore fase di incertezza e di preoccupazione sulle prospettive del gruppo in Italia. Incertezza e preoccupazione che l’indiscrezione giornalistica secondo cui sarebbe stata fissata anche la data per un possibile disimpegno di ArcelorMittal tra il 1 e il 30 di novembre 2020 con una penale di mezzo miliardo di euro non può che rafforzare. Non si conoscono i dettagli dell’ipotesi di accordo che ha portato al rinvio, ma è davvero complicato pensare ad una trattativa seria, se si parte dal fissare le condizioni con cui il principale contraente potrebbe svincolarsi. E mentre si tratta e si rinvia, ieri la multinazionale ha presentato i conti: perdite per 2,5 miliardi di euro, ma il debito più basso di sempre”

I rappresentanti della Fiom-Cgil evidenziano cheLa borsa di Parigi ha così festeggiato con il rialzo del titolo del 10,4% e ArcelorMitta ha staccato un dividendo di 30 centesimi per azione, contro i 20 centesimi attesi. Gli azionisti festeggiano, i lavoratori pagano. Ci sono 2.331 lavoratori in cassa integrazione straordinaria (1.978 negli stabilimenti ex Ilva, 341 in Sanac e 12 in Taranto Energia) e ci sono 1.273 in cassa integrazione ordinaria a Taranto che è prorogata da giugno 2019 – ed aggiungono nella loro nota congiunta – “E’ quindi urgente che il Ministero dello Sviluppo Economico convochi il tavolo con le organizzazioni sindacali per conoscere l’effettivo stato della trattativa, gli assetti proprietari e le prospettive tecnologiche e industriali. Non intendiamo delegare al nostro ruolo ed alla nostra funzione di rappresentanza, né siamo disponibili a gestire gli effetti di possibili accordi che mettano in discussione gli impegni e i vincoli occupazionali già definiti nell’accordo del 2018. Se il tavolo non sarà convocato nelle prossime ore, sarà necessario ricorrere alla mobilitazione generale del gruppo”.

 




Il Tribunale del Riesame di Taranto accoglie il ricorso di Ilva: "L'altoforno 2 non va spento"

ROMA – Il Tribunale del Riesame di Taranto proprio alla scadenza del termine per il deposito del provvedimento ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ILVA in Amministrazione Straordinaria (proprietaria dell’impianto attualmente gestito da ArcelorMittal) avverso la decisione dello scorso 10 dicembre di respingere l’istanza di proroga dell’uso dell’Altoforno 2, contenuta nella sentenza del giudice monocratico Francesco Maccagnano .

ilva-taranto

La precedente decisione oggi annullata era stata emessa nonostante il parere positivo espresso dal custode giudiziario Barbara Valenzano e dalla procura guidata da Carlo Maria Capristo alla richiesta dei commissari di ILVA in A.S., che avevano presentato un piano per completare l’unica prescrizione ancora inattuata e cioè l’automazione cosiddetta “Mat”, che è l’ acronimo di “macchina a tappare”, da completare in circa un anno, già concordato con la ditta Paul Wurth.

Il collegio dei giudici del riesame ha accolto l’appello proposto da ILVA in A.S. il 17 dicembre annullando l’ordinanza del giudice monocratico ed assegnando, a decorrere dalla data del 19 novembre 2019, 9 mesi per l’attivazione del caricatore automatico nella cosiddetta Macchina a tappare (Mat): 10 mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l’attivazione del caricatore delle aste e sostituzione della Macchina a forare (Maf). Secondo il collegio giudicante, “alla luce della ‘migliore scienza ed esperienza del momento storico in cui si scrive, il rischio per i lavoratori dell’altoforno 2 deve considerarsi assai ridotto”

Nelle 21 pagine dell’ordinanza che il CORRIERE DEL GIORNO come sempre vi offre “integralmente” in lettura, i giudici del Riesame hanno osservato che “può dunque concludersi che nel prossimo anno – secondo la più pessimistica previsione, quella cioè del custode – il rischio per un operatore presente a ridosso del foro di colata di essere interessato da una fiammata (non necessariamente lesiva) è pari a M (moltiplicando per mille volte la cifra di 0,006 si arriva infatti ad annoverare 6 eventi). Il custode aggiunge che tale probabilità sicuramente diminuirà nel futuro quando saranno installate le macchine automatizzate per le operazioni di foratura e tappatura, quelle cioè per cui ILVA chiede la concessione di termine“.

Il provvedimento del Riesame scongiura il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori paventato da ArcelorMittal nel caso di conferma da parte del Riesame all’ordine di spegnimento dell’altoforno.

Adesso i commissari di ILVA in A.S. avranno il tempo necessario per mettere a norma l’impianto in virtù di un contratto siglato con la società specializzata Paul Wurth da 11,5 milioni di euro. Domani, quindi, verrà annullata l’ultima fase dello spegnimento, quella da cui non si non si sarebbe più potuto tornare più indietro con una ripresa del normale esercizio dell’Altoforno AFO2 (lo spegnimento definitivo sarebbe arrivato intorno al 18 gennaio).

Grazie a questa equilibrata e ponderata decisione del Riesame di Taranto adesso può ripartire la trattativa tra ArcelorMittal ed il Governo che dopo il pre-accordo del 20 dicembre scorso dovranno trovare un’intesa vincolante per il rilancio del polo siderurgico tarantino entro il prossimo 31 gennaio.

Rocco Palombella

Uilm: “Azzerare cassa integrazione” . Puntualmente sono arrivate anche le reazioni dei sindacati. Per Rocco Palombella, una volta scongiurato il pericolo della fermata, adesso ArcelorMittalrispetti le prescrizioni vincolanti” per “evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti” e “non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario”, Il segretario della Uilm chiede contestualmente“il rientro al lavoro dei 1.273 in cassa integrazione ordinaria e dei circa 1.900 in cassa integrazione straordinaria per evitare migliaia di esuberi strutturali”.

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota commenta: “È positivo che il Tribunale del Riesame di Taranto abbia accolto il ricorso dei commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, concedendo la proroga con facoltà d’ uso dell’ Altoforno 2 fino a 14 mesi. Con la proroga si scongiura lo spegnimento immediato dell’ Afo 2 e si elimina un elemento di incertezza e di instabilità in un quadro già molto complesso dal punto di vista produttivo, occupazionale e ambientale“.  “È importante che la proroga sia subordinata all’ adempimento di prescrizioni in tutto in parte non attuate assegnando dei tempi precisi. Bisogna capire come questa tempistica si collega al nuovo piano industriale – continua la Re David –  È sempre più urgente un confronto tra Governo, ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali sull’attuazione del piano industriale, sapendo che l’assunzione di tutti i lavoratori, compresi quelli ILVA in amministrazione straordinaria a fine piano, resta per noi vincolante in quanto parte di un accordo sottoscritto e approvato dal voto di tutti i lavoratori con il referendum”.

Per Valerio D’Alò Segretario nazionale Fim CislLa decisione del Tribunale del riesame di Taranto è  senz’ altro un segnale positivo verso il riavvio del percorso che deve dare una soluzione alla complicata vertenza Ilva.  Ci auguriamo che a questo punto i commissari straordinari e ArcelorMittal non perdano tempo prezioso e adempiano a tutte le richieste nei tempi previsti”.

Per una pura coincidenza oggi sono state  depositate anche le motivazioni della sentenza del Gup Lidia Castellucci del Tribunale di Milano che lo scorso luglio aveva assolto Fabio Riva (uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva) “perché il fatto non sussiste” da due accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico.

Secondo il Gup Castellucci, la famiglia Riva ha investitoin materia di ambiente” nella gestione dell’Ilva di Taranto , tra il ’95 e il 2012,   per “oltre un miliardo di euro” ed “oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti” sostenendo nelle proprie motivazioni che  non c’è stato il “contestato depauperamento generale della struttura“.




Ex-ILVA: il Tribunale del Riesame deciderà entro il 7 gennaio sull' altoforno AFO2

ROMA – Ieri mattina presso il Palazzo di Giustizia di Taranto si è svolta l’udienza sul ricorso,  durata circa un’ora, che si è svolta in un clima definito “sereno” dai legali delle parti costituite,  rispetto alla precedente udienza del settembre scorso allora quando il Riesame esaminò un altro ricorso di ILVA in A.S.  sull’altoforno AFO2, i cui avvocati  impugnarono la mancata facoltà d’uso dell’altoforno a seguito della decisione di fine luglio del giudice Maccagnano. Provvedimento che successivamente venne superato dalla decisione del collegio giudicante del Tribunale del Riesame del 20 settembre.

Ieri in udienza hanno parlato soltanto gli avvocati Filippo Dinacci e Angelo Loreto difensori di  ILVA, . Erano presenti i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria che non sono intervenuti avendo già depositato una loro memoria al Riesame  nei giorni scorsa. Non era presente in udienza la Procura della Repubblica di Taranto che lo scorso il 9 dicembre aveva già espresso il proprio parere favorevole per la nuova proroga richiesta da dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria .

I giudici del Riesame del Tribunale di Taranto al termine dell’udienza sull’uso dell’Altoforno AFO2 dello stabilimento siderurgico tarantino attualmente sotto la gestione di ArcelorMittal. si sono riservati la decisione avendo tempo fino al 7 gennaio per esprimersi, in sede di appello, sul ricorso presentato dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria in veste di proprietaria degli impianti, contro la sentenza di spegnimento emessa il 10 dicembre scorso dal giudice Francesco Maccagnano. La decisione del collegio del Riesame potrebbe essere depositato nelle prossime ore.

 Il 7 gennaio è considerata la data “ultima” in quanto è il giorno che precede l’avvio delle operazioni cruciali di fermata dell’impianto così come dal cronoprogramma indicato dal custode giudiziario Barbara Valenzano. Una data che nel procedimento del Tribunale del Riesame,  è soltanto un termine ordinatorio e non perentorio, ed è soprattutto un tempo tecnico per evitare lo step decisivo della fermata dell’altoforno AFO2, uno dei tre attualmente operativi.

I legali dell’ ILVA in Amministrazione Straordinaria alla presenza in aula dei commissari straordinari, hanno ribadito i motivi del ricorso e della memoria integrativa: è necessario altro tempo per ottemperare alle prescrizioni del custode giudiziario (tra cui l’automazione del campo di colata), mentre altri interventi di sicurezza sono stati già realizzati, ed infatti  all’AFO2  non ci sono più stati incidenti.

Soltanto la decisione dei giudici del Riesame di Taranto può fermare o far avanzare verso le fasi successive il cronoprogramma di spegnimento di AFO2 che è già stato avviato da un paio di settimane. Ma  fonti vicine all’ Amministrazione Straordinaria ILVA, sono del parere che il Tribunale non attenderà il 7 gennaio per esprimersi in merito al ricorso, ed il verdetto del Riesame è atteso a cavallo di Capodanno.

In caso di rigetto resterebbe confermato il sequestro senza facoltà d’uso e quindi il cronoprogramma di fermata e spegnimento andrebbe avanti sino alla fine  .

 




Il giudice firma lo stop dell'Altoforno AFO2 dell' ex-ILVa di Taranto: oggi ultimo giorno di attività prima dello spegnimento

di Giovanna Ferrari

il Tribunale di Taranto

ROMA –  A partire da  domani sabato 14 dicembre, essendo scaduti  infatti i tre mesi precedentemente concessi dal Tribunale del Riesame di Taranto per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata, l’Altoforno AFO2 dello stabilimento siderurgico di Taranto non potrà più essere usato: il giudice Francesco Maccagnano facendo seguito alla decisione di tre giorni fa di rigettare la proroga della facoltà d’uso chiesta dai commissari di ILVA in Amministrazione Straordinaria ha firmato l’ordine di esecuzione di spegnimento.

Quindi domani riprenderà lo spegnimento interrotto in settembre. Il giudice Maccagnano ha richiesto al custode giudiziario Barbara Valenzano di implementare “ogni più utile modalità di custodia tale da assicurare che a partire dal 14 dicembre 2019 l’Altoforno 2 non sia utilizzato“. L’impianto era stato più volte sequestrato e dissequestrato a seguito dell’ inchiesta della Procura di Taranto sulla morte dell’operaio Alessandro Morricella, investito mentre misurava la temperatura del foro di colata dell’altoforno da una fiammata mista a ghisa incandescente nel giugno del 2015. Circostanza questa che sarà tutta da provare in giudizio,  in presenza di un video che sembra confutare la dinamica dei fatti

il governatore pugliese Emiliano, e la sua dirigente regionale Barbara Valenzano

I legali incaricati dai commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria in queste ore sono al lavoro per predisporre un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame il cui deposito è previsto entro venerdì della settimana prossima, per essere poi discusso il 30 dicembre, data della prima udienza utile, ma è possibile anche che secondo le date già calendarizzate dal Tribunale di Taranto,  venga rinviata a quella fissata per il “caso AFO2“, o al più tardi il 7 gennaio 2020.

Il giudice Francesco Maccagnano ha richiesto all’ing. Barbara Valenzano attuale dirigente della Regione Puglia (e considerata molto vicina al governatore Michele Emiliano) custode giudiziario dell’area a caldo dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, una serie di chiarimenti sulle procedure di spegnimento, nella comunicazione inviata ieri sera in viene ordinato di agire per “assicurare che, a partire dal 14 dicembre 2019, l’Altoforno 2 non sia utilizzato“.

In particolare è stato disposto che il custode giudiziario fornisca informazioni entro il 17 dicembre   in relazione “alle modalità di custodia dell’Altoforno in sequestro; alle tempistiche residue del cronoprogramma di spegnimento già avviato prima del 17 settembre 2019 ed agli effetti che detta operazione può avere su tale impianto; alle tempistiche entro le quali, ad Altoforno 2 ‘spento’, Ilva in As potrebbe adempiere alle prescrizioni di cui al decreto di restituzione emesso dalla Procura della Repubblica in data 7 settembre 2015, allo stato non ancora adempiute”, cioè le prescrizioni previste sull’automazione del campo di colata, e sinora disattese da tutti i commissari dell’ ILVA in A.S. che si sono succeduti, a seguito di relazioni tecniche che confutavano le indicazione della Valenzano, che però non hanno convinto il giudice, evidente fermo su una radicata posizione ideologica che emerge dalla sua decisione.

Inoltre, il giudice ha richiesto alla custode Valenzano di curarel’esecuzione del decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso in data 18 giugno 2015 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto (convalidato con ordinanza emanata in data 26 giugno 2015 dal Giudice per le indagini preliminari)“, in ottemperanza alle disposizioni dell’ordinanza del Tribunale del Riesame emessa il 17 settembre scorso. In parole più chiare per il lettore, di applicare il sequestro dell’AFO2 disposto subito dopo l’incidente in cui perse la vita l’operaio Morricella.

ArcelorMittal, a seguito al rigetto tre giorni fa della proroga d’uso dell’AFO2 presentata da ILVA in A.S., ha comunicato ai sindacati il ricorso alla cassa integrazione per 3.500 lavoratori , che comprendono i precedenti 1.273 per i quali era stata annunciata nei giorni scorsi la proroga a partire dal 30 dicembre per altre 13 settimane.




Lo Stato vuole partecipare con il 18% nel nuovo "progetto Ilva"

ROMA – Il Governo è sempre più determinato a convincere Arcelor Mittal ad azzerare i 4.700 esuberi previsti nello stabilimento ex-Ilva di Taranto. Secondo il Mise al massimo si può arrivare a 1.000 unità. Nel “piano di emergenza” preparato dai consulenti del Governo, con in testa Francesco Caio vi è una doppia strategia che potrebbe rivelarsi determinante per convincere Mittal a fare marcia indietro. Innanzitutto  il ripristino dello scudo penale per gli amministratori strettamente connesso al piano ambientale, e l’ingresso dello Stato con il 18,2%  del capitale sociale di Am InvestCo, attraverso società come Invitalia o Cdp nonostante l’ostilità delle fondazioni, con un investimento da 400 milioni e la sottoscrizione di un prevedibile aumento di capitale.

Una proposta alla quale si affiancherebbe anche una partecipazione per metà degli investimenti previsti per l’installazione dei forni elettrici , stimati fra i 200/ 250 milioni di euro. Senza contare la “presenza” dello Stato, tra incentivi all’uscita, cassa integrazione,  ed un “piano sociale pubblico” che possa consentire anche il riassorbimento di una parte degli esuberi a carico di altre società controllate dal Ministero dell’ Economia. Importante anche la soluzione proposta per i costi delle bonifiche: Invitalia potrebbe essere della partita con un piano di sviluppo da 70 milioni previsto in un quinquennio.

Nelle 8 pagine della proposta di accordo preparata dal Governo che verrà messa sul tavolo della trattativa tra il Mise e i vertici di ArcelorMittal , che il CORRIERE DEL GIORNO ha potuto consultare, vi sono tutti i presupposti di un accordo che, almeno sulla carta, possa garantire un futuro all’ILVA, attraverso una produzione di acciaio di 6 milioni di tonnellate all’anno, e che posa ridurre al massimo gli esuberi grazie ad una spinta verso l’utilizzo di tecnologie sostenibili, ma sopratutto grazie ad un sostanzioso intervento economico dello Stato.

Una bozza di accordo già esiste, risultato di una videoconferenza avvenuta qualche giorno fa, fra il noto manager Francesco Caio  super consulente (a titolo gratuito)  del Mise, con  gli studi legali Bonelli Erede Lombardi e Freshfield per ILVA in Amministrazione Straordinaria, e lo studio legale Cleary Gottlieb per Arcelor Mittal. La bozza predisposta dovrà essere rivista dopo le osservazioni dei Mittal, ma a dettare i tempi ristretti sugli impegni da assumere è la scadenza del 20 dicembre, quando il Tribunale di Milano sarà chiamato a decidere sul ricorso cautelare e d’urgenza presentato dai commissari straordinari dell’ ILVA in A.S., contro il recesso dalla gestione del siderurgico che era stato richiesto dal gruppo ArcelorMittal, e successivamente sospeso in attesa dell’esito della trattativa.

Francesco Caio è salito agli onori delle cronache quando nei mesi precedenti il governo di Enrico Letta l’ha nominato commissario con il compito di premere l’acceleratore sul raggiungimento degli obiettivi di digitalizzazione, che l’Europa impone al nostro e agli altri paesi dell’Unione. Napoletano, classe 1957, dalla laurea in Ingegneria elettronica al Politecnico di Milano (corredata da due Master), di strada ne ha percorsa prima del diventare un esperto di digitale: ritenuto un McKinsey boy per aver trascorso sei anni a fine anni ’80 nella società leader di consulenza mondiale, inizia alla Olivetti e Carlo De Benedetti nel 1994 lo incarica di guidare Omnitel.

Il 4 luglio 1996 torna come amministratore delegato di Olivetti , dopo è la volta di una società esterna alle telecomunicazioni, la Merloni dove venne chiamato come amministratore delegato: per la prima volta un manager esterno. Poi è alla guida di Netscalibur, nuova società Internet costituita da Morgan Stanley. Il 4 aprile 2003 lo chiama Cable & Wireless, il secondo gruppo di telecomunicazioni britannico, che riporta in utile dopo un triennio. Nel suo curriculum figura anche l’incarico di consulente del governo inglese sempre per la rete telefonica. Dal 2011 È a.d. di Avio, leader mondiale nella propulsione aerospaziale e aeronautica . quello che si può definire un vero top manager a 360°.

Adesso la trattativa potrebbe concordare anche un altro rinvio del quale già si è parlato fra le parti. L’ accordo prevede oltre all’impegno tra il Governo, Am InvestCo e l’ILVA in amministrazione straordinaria  a modificare gli accordi raggiunti nel giugno 2017, con la contestuale chiusura del contenzioso dinnanzi al Tribunale di Milano, subordinato però a quattro punti di un accordo definitivo: la conversione in legge del nuovo dl Salva-Ilva che sarebbe a carico chiaramente del Governo; una modifica del Dpcm del 2017 in modo da recepire il nuovo piano industriale e ambientale;  il ripristino dello scudo penale e la conferma da parte del Tribunale di Taranto, della sospensione dello spegnimento dell’Altoforno 2 fino al 30 giugno 2021. Tutto ciò a condizione che sia il semaforo verde  dei sindacati confederali  di categoria.

La strategia industriale del nuovo piano prevede una riduzione della produzione a carbone con la progressiva avanzata delle tecnologie verdi. L’obiettivo è quello di garantire una produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno, affiancata l’installazione del forno elettrico entro 3 anni,  che contribuirebbe alla produzione per 1,2 tonnellate,  Il forno elettrico viene considerato il “cuore” del piano ambientale e prevede un investimento diviso tra Am InvestCo e lo Stato, che potrebbe attingere a dei fondi disponibili del’ Unione Europea. Chiaramente a condizione che arrivino misure strettamente connesse che possano permettere  la qualificazione dei rottami come sottoprodotti o l’utilizzo degli stessi pur se qualificati come “rifiuti”.

Sugli esuberi al momento i numeri sono ancora da definire, anche se sembra garantito un percorso frazionato di riduzione dei costi del personale a carico di Am InvestCo, attraverso i ricorso a vari strumenti di intervento statale, e conseguentemente verrebbe poi annullato l’impegno contrattuale precedente che Am InvestCo controllata da ArcelorMittal,  si faccia carico nel 2023 dei dipendenti dell’ILVA in amministrazione straordinaria . Viene valutata anche l’ ipotesi di attuazione di un “meccanismo da definire” per tutelare la multinazionale franco-indiana da iniziative dei sindacati per il mancato rispetto degli accordi.

Concludendo, cambierebbe anche l’attuale canone di locazione degli stabilimenti. Il nuovo accordo non prevederebbe alcun pagamento, sostituito dall’emissione di nuove azioni del capitale sociale riscattabili a favore dell’ILVA in amministrazione straordinaria.

Insomma la partita è ancora tutta aperta e come sempre si gioca sulla pelle dei dipendenti, e delle società dell’ indotto, che si vedono sempre più schiacciate dalla pretese, spesso arroganti,  del gruppo Arcelor Mittal. Sarebbe il caso di ricordare a tutti che se lo stabilimento è ancora in piedi e funzionante è proprio grazie alle aziende locali dell’indotto ed i dipendenti che hanno continuato a lavorare in una precarietà che non ha uguali al mondo.




Emiliano, Morselli e Melucci: "Ora stiamo insieme". Della serie al ridicolo non c'è mai fine... !

ROMA – Ci sarebbe voluta la presenza di Roberto Giacchetti durante un assemblea per le primarie del PD quando disse ad Emiliano : “avete la faccia cole il culo”,  alla conferenza stampa “farsa” di ieri  con  l’ad Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli , il governatore Michele Emiliano e il sindaco Rinaldo Melucci nella consueta parte degna del suo soprannome di “Sergente Garcia” con il quale ormai viene chiamata ed indicato da tutta Taranto .

Ascoltare  Emiliano dire cheper la prima volta mi sono sentito a casa” e Melucci aggiungere “Momento di ricucitura” e la Morselli affermare “L’acciaieria non finisce con un perimetro, esce da questa cerchia in cui sembra definita ed entra nelle case di tutti i dipendenti – ha dichiarato la numero uno di Am Italia per la prima volta dal suo subentro al cospetto della stampa locale (profumatamente “legata” cioè retribuita pubblicitariamente dal gruppo franco-indiano)  – abbiamo costruito una comunione d’intenti e sappiamo che stiamo insieme“.

Dire “Adesso sappiamo che stiamo insieme”, il giorno dopo in cui la Regione Puglia ed il Comune di Taranto si sono costituiti nel giudizio di Milano contro Arcelor Mittal Italia, relativo al ricorso cautelare presentato dai commissari contro il tentativo di sottrarsi agli obblighi contrattuali stipulati del gruppo franco-indiano.

La conferenza stampa fortemente voluta da Emiliano a fini elettori (a giugno 2020 si vota per il rinnovo del Consiglio regionale)  come di consueto ha quindi rasentato il ridicolo. La Morselli ha dichiarato sulla questione pagamenti che c’è stata “qualche difficoltà nei giorni scorsi, non voglio minimizzare perché sono cose molto serie. Con l’aiuto del presidente e del sindaco siamo riusciti a trovare rapidamente una soluzione. Una soluzione anche immaginando un percorso di coordinamento tra realtà produttiva locale e acciaieria di Taranto“. Sarà cioè costituita una specie di task force tra i fornitori dell’indotto ed appalto e l’amministrazione di Arcelor Mittal per evitare malintesi e difficoltà: si incontreranno con cadenza mensile “ma faccio un invito a loro per qualsiasi chiarimento, dubbio: siamo aperti e disponibili tutti i giorni”.

Resta da chiedersi, visto che nessun giornalista in conferenza stampa si è degnato di domandarlo, cosa c’entrino un governatore regionale ed un sindaco nelle procedure di pagamento di un’azienda facente parte di un Gruppo come Arcelor Mittal Italia quotato in Borsa . E sopratutto come mai siano “aperti e disponibili tutti i giorni” allorquando nei giorni precedenti, come dimostrato su alcuni programmi televisivi nazionali, ai loro centralini amministrativi non rispondeva nessuno, fino al vero intervento risolutivo e cioè quello delle procure di Milano e Taranto .

In serata è arrivata la notizia da Milano  l’udienza della causa civile a Milano che si è svolta ieri mattina all’interno della quale è stata  comunicata il cronoprogramma per il riassortimento dei magazzini. Il giudice Claudio Marangoni ha manifestato in apertura di udienza il proprio apprezzamento verso ArcelorMittal che rispettato l’invito, contenuto nella sua decisione del 18 novembre scorso, a non svolgere attività che potessero avere effetti irreversibili e danneggiare l’azienda. Fonti presenti all’udienza hanno riferito che Lucia Morselli Ad di ArcelorMittal Italia  “ha garantito il normale funzionamento degli impianti e la continuità produttiva” e quindi nessuno stop degli altoforni, con una ripresa del riassortimento dei magazzini nel prossimo mese con una produzione che da 10,5 kiloton che aumenterà fino a 12 kiloton in quattro settimane.

Adesso ArcelorMittal qualora la mediazione con il Governo non dovesse portare ad un accorso, avrà tempo fino al 16 dicembre per depositare una propria memoria nel procedimento sul ricorso cautelare presentato dai commissari. Quindi se il 20 dicembre ci sarà una convergenza sul contratto definitivo, che non sarà più quello originario ma dovrebbe contenere una serie di modifiche, la causa si estinguerà con un “non luogo a procedere”. nel procedimento sul ricorso d’urgenza dei commissari ILVA in A.S.  contro l’addio di ArcelorMittal, presenti come parti la Procura di Milano, la Regione Puglia e il Comune di Taranto. I legali dell’associazione di consumatori del Codacons hanno annunciato di essersi costituiti nel procedimento civile.

All’udienza erano  presenti per Am InvestCo (Arcelor Mittal) gli avvocati Giuseppe Scassellati, Ferdinando Emanuele, Roberto Argeri, Roberto Bonsignore (dello studio Cleary Gottlieb), De Nova, Enrico Castellani e Marco Annoni per l’ ILVA in Amministrazione Straordinaria.  La Procura di Milano , intervenuta nell’udienza di ieri, parallelamente continua a lavorare nell’ambito dell’inchiesta penale con le ipotesi di reato di aggiotaggio informativo e falsa dichiarazione dei redditi nei confronti del gruppo franco-indiana.

 

 




La Morselli "commissariata" a Roma dalla famiglia Mittal. Ora rischia anche lei il posto

Aditya Mittal

ROMAAditya Mittal anche ieri è rimasto a Roma  per continuare la trattativa con il Governo in preparazione dell’incontro a Palazzo Chigi di venerdì, ma sopratutto per condividere con gli avvocati italiani del gruppo  la propria difesa per difendersi dell’offensiva congiunta delle procure. C’è, in questa decisione di restare a Roma, però anche una sorta di “commissariamento” dell’ad del gruppo in Italia Lucia Morselli. È trascorso poco più di un mese, dal 15 ottobre quando la multinazionale ha deciso un improvviso cambio alla guida del gruppo in Italia, affidando la guida alla top manager nota per il suo carattere  di “dura”.

Troppo d’acciaio, forse. Di certo da quel dì la situazione è precipitata. La Morselli aveva l’incarico di intrecciare rapporti con i politici e le istituzioni in modo da evitare quello che il colosso temeva più di tutto: l’abolizione definitiva dello scudo penale. Obiettivo fallito: l’immunità, è ancora “sub judice” sulla graticola delle lotte interne e dei rancori presenti fra le correnti del Movimento Cinquestelle. E la Morselli non è riuscita ad ottenere alcunchè dalla politica. In queste ore infatti, continua il lavoro dei “tecnici”dei ministeri coinvolti  sugli altri punti di un possibile accordo: sconto sull’affitto, risoluzione del blocco dell’altoforno AFO2 ed impegni sulla futura decarbonizzazione.
I commissari straordinari dell’ILVA in A.S. accompagnati da dirigenti e tecnici, hanno avuto accesso ieri e compiuto delle  verifiche in particolare nell’area dei parchi minerali, dove vengono stoccati i materiali che servono ad alimentare l’attività della fabbrica. Da quanto è trapelato da fonti “vicine” alla gestione commissariale di ILVA in A.S. , l’ispezione compita avrebbe sostanzialmente confermato quanto ipotizzato nell’esposto presentato alla Procura di Taranto che ha dato luogo all’apertura da parte della procura di un fascicolo di inchiesta sulle ipotesi di reati di ‘Distruzione di mezzi di produzione’ e di ‘Appropriazione indebita‘. Subito dopo la visita i commissari hanno incontrato il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo.
L’Ilva in amministrazione straordinaria presenterà entro questa settimana una richiesta di proroga all’autorità giudiziaria di Taranto  del precedente termine del 13 dicembre fissato dal Tribunale per la realizzazione degli adeguamenti di sicurezza dell’Altoforno AFO2 sottoposto a sequestro dopo l’incidente del giugno 2015 in cui è morto l’operaio Alessandro Morricella. Fonti vicine alla gestione commissariale confermano che non ci sarebbe alcun “automatismo” tra il termine del 13 dicembre e la chiusura dell’altoforno in quanto prima di avviare eventualmente lo spegnimento bisognerà compiere le verifiche necessarie che richiedono dei tempi tecnici. La gestione commissariale, infatti, avrebbe già realizzato 20 delle 21 prescrizioni indicate dall’Autorità Giudiziaria. L’ ultima, la ventunesima, riguarda la realizzazione delle macchine automatiche, è quella tecnicamente più complessa e richiede ancora tempo. La proroga verrà richiesta per rendere possibile il completamento dell’ultimo adempimento non ancora del tutto realizzato.
Sul fronte dell’ inchiesta avviata dalla Procura di Milano, il pm di Milano Stefano Civardi, che insieme al collega Mauro Clerici coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli , conducono l’indagine con al centro l’addio di ArcelorMittal all’ex Ilva, ha sentito come testimone Steve Wampach, General Manager del gruppo franco indiano e Direttore Finance di ArcelorMittal Italia.
Da quanto è trapelato, le indagini degli inquirenti milanesi in questi giorni si stanno concentrando sul presunto depauperamento del polo siderurgico per depositare i primi esiti dei loro accertamenti nell’ambito della causa civile nella quale interverranno come “parte” a sostegno dei commissari. Un alleato di non poco conto.
Nel frattempo si è è svolto oggi un nuovo incontro “tecnico” al Ministero dell’ Economia e Finanze. Sul tavolo il ruolo delle società a partecipazione pubblica che il Governo vuole coinvolgere nel salvataggio dello stabilimento siderurgico di Taranto. Iniziando da quelle che hanno rapporti con ILVA in qualità di ” clienti” , come  ad esempio Fincantieri, ed i e fornitori.
La Cassa depositi e prestiti ha già rivolto un invito alle sue società partecipate di cominciare a ragionare delle iniziative da poter mettere in campo per  investire rapidamente sul territorio nell’ambito del “Cantiere Taranto”.
Per favorire una mediazione fra l’atto di recesso e il ricorso d’urgenza per indurre Arcelor Mittal a recedere dai suoi propositi, sono stati attivati studi legali di altissimo livello, tutti nomi di “grido” del diritto societario ed industriale,  che hanno partecipato al  vertice del Mef , in un incontro che ha avuto lo scopo anche di stemperare le tensioni pre-esistenti causate anche dall’ eccessiva “durezza” fuoriluogo della Morselli, ed aperto la strada ad un possibile negoziato. Ad assistere i commissari di ILVA in AS sono stati chiamati Marco Annoni di Roma, esperto di piani finanziari, Giorgio De Nova, ritenuto un “luminare” del diritto civile, ed Enrico Castellani dello studio Freshfield; ad assistere Arcelor Mittal l’ avv.  Scassellati con Ferdinando Emanuele dello studio Cleary Gottlieb, e Franco Gianni, senior partner dello studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & partners,  consulenti legali che stanno stendendo da ieri una  dichiarazione di intenti basata sui punti qualificanti del contenzioso per costituire una nuova base negoziale.

Sono quattro i punti-guida cardine del documento lungo diverse pagine e redatto in inglese. Il punto 1 sarebbe quello sulla certezza del diritto mediante il ripristino dello “scudo penale“. Il punto 2 riguarda la funzionalità dell’Altoforno AFO2, che dovrebbe venire svincolato dalla “mannaia” giudiziaria” per poter tornare a produrre a regime; il punto 3 riguarda le misure “a supporto del rilancio del territorio mediante una combinazione pubblico-privato per creare condizioni di lavoro sostenibili”.

Quest’ultimo è uno dei passaggi più delicati in quanto necessita di circa 1 miliardo di investimenti: ed è in questo ambito che il governo avrebbe allertato Banca Intesa Sanpaolo che  è il principale creditore dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, debitrice della non indifferente somma di 1,7 miliardi nei confronti del pool creditizio formato da sette banche. I banchieri avrebbero dato disponibilità a esaminare un progetto concreto, contenente sopratutto obiettivi raggiungibili ed in presenza di queste condizioni Intesa Sanpaolo sarebbe disposta persino a rafforzare il proprio impegno.

Infine, il punto 4 riguarda la tecnologia verde legata alla riconversione del piano ambientale che comporta una sensibile riduzione della forza lavoro, che potrebbe venire assorbita dalla Cassa Depositi e Prestiti attraverso delle misure compensative, schierando Cdp Immobiliare società del gruppo attiva nell’housing sociale, i cui immobili di proprietà potrebbero accogliere gli sfollati residenti nel rione Tamburi, adiacente lo stabilimento siderurgico.

Fonti di Palazzo Chigi fanno trapelare che il premier Giuseppe Conte, ieri a Berlino, ha sondato la disponibilità della cancelliera Angela Merkel a supportare l’Italia nel risolvere la “questione Taranto” almeno su due fronti europei: l’impiego di fondi comunitari per l’occupazione e per l’innovazione, ed il via libera a un eventuale ingresso dello Stato nell’azionariato del gruppo siderurgico ex-ILVA.