Crollo del ponte Morandi a Genova, 20 indagati fra cui responsabili di Autostrade e del Ministero

ROMA – La Procura di Genova ha iscritto  venti persone tra manager, dirigenti e funzionari nel registro degli indagati per il crollo del ponte Morandi, avvenuto lo scorso 14 agosto e che ha provocato la morte di 43 persone. Mentre scriviamo sono in corso le notifiche alle persone coinvolte, cioè i responsabili delle società coinvolte — Autostrade per l’ Italia e Spea Engineering, l’azienda di progettazione che fa parte sempre del gruppo Atlantia della famiglia Benetton — e di responsabili del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta che hanno avuto un ruolo nella approvazione dei lavori di messa in sicurezza del ponte.

L’iscrizione nel registro degli indagati è fondamentale per chiedere al giudice delle indagini preliminari la fissazione dell’incidente probatorio che dovrebbe accertare le cause del crollo del Ponte Morandi. A questo proposito il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi ha detto: A breve chiederemo anche l’incidente probatorio. aggiungendo “L’iscrizione viene fatta proprio contestualmente per la necessità di effettuare un atto garantito” . Cozzi, sottolineando che la lista degli indagati è allo stato di 20 persone, ha precisato che non è escluso che l’elenco possa allungarsi: “al momento la lista è questa, poi qualora emergessero ulteriori profili dalla prosecuzione delle indagini questo verrà valutato, anche eventualmente in corso di incidente probatorio come prevede il codice“.

La lista degli indagati – ha aggiunto il procuratore Cozzi – “al momento è questa, poi qualora emergessero ulteriori profili dalla prosecuzione delle indagini verrà valutato anche magari in corso di incidente probatorio come prevede il codice“.

Le accuse sono omicidio colposo stradale. In base alla legge 231 è stata indagata anche la società Autostrade per la responsabilità amministrativa  in quanto è stato contestato a tutti gli indagati, oltre al reato di disastro colposo, anche l’omicidio colposo aggravato dal mancato rispetto delle norme antinfortunistiche. Le accuse a vario titolo sono quella dell’omicidio colposo plurimo, la più grave perchè aumenta le pene potenziali, aggravato dal mancato rispetto delle norme anti infortunistica, omicidio stradale colposo e disastro colposo.

La svolta nelle indagini della procura di Genova coordinate dai sostituti procuratori Massimo Terrile, Walter Cotugno e dall’aggiunto Paolo D’Ovidio è stata resa possibile  grazie a due informative della Guardia di Finanza e della  Squadra Mobile della Questura di Genova che hanno individuato una ventina di nominativi e le loro presunte responsabilità nella vicenda.

Nelle settimane precedenti il crollo del ponte Morandi (14 agosto e 43 morti) i tecnici della galassia Autostrade si sono scambiati messaggi inerenti le criticità del viadotto. Lo hanno scoperto la Procura ed  i finanzieri del Primo Gruppo di Genova, agli ordini del colonnello Ivan Bixio.

L’accelerazione agli accertamenti effettuati nel corso delle indagini è arrivata con il primo esame dei contenuti dei telefonini appartenenti a 15 fra top manager, dirigenti e, appunto, tecnici di vario livello della società concessionaria o della sua controllata Spea Engineering. Degli apparecchi era stata eseguita quella che si definisce “copia forense“, cioè   è stato duplicato il contenuto degli smartphone dagli investigatori con una procedura di garanzia, in modo da lasciare il cellulare nelle mani del proprietario pur acquisendone contestualmente i file.

Nel corso del consiglio d’amministrazione di Autostrade in cui si diede via libera allo stanziamento da oltre 20 milioni per la ristrutturazione dei tiranti, si è appreso che il cedimento con ogni probabilità all’origine dello scempio, si affrontò il tema della “sicurezza”, come risulta dal verbale in mano alle Fiamme Gialle. E furono gli stessi top manager a definirla come una “priorità”, dopo che nell’assemblea si era parlato delle possibili ripercussioni del restyling sulla viabilità.

Il disastro di Genova deve essere per noi come azionisti un monito perenne, anche se terribile e per sempre angoscioso nei nostri cuori» ha detto Gilberto Benetton al Corriere della Sera, nella prima intervista dal giorno del disastro del ponte Morandi il 14 agosto scorso. Benetton ha spiega il perché la sua famiglia non ha parlato fino ad ora. “Dalle nostre parti  il silenzio è considerato segno di rispetto. Edizione, la nostra holding, ha parlato meno di 48 ore dopo la tragedia, a voce bassa è vero, perché la discrezione fa parte della nostra cultura. Ha però comunicato con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro. Con altrettanta fermezza – prosegue – abbiamo dichiarato che verrà fatto tutto ciò che è in nostro potere per favorire l’accertamento della verità e delle responsabilità dell’accaduto. Forse non siamo stati sentiti“.

Sulla riconferma del vertice, Gilberto Benetton spiega al Corriere della Sera: “Conosco il presidente Fabio Cerchiai da molti anni e in lui ho la massima stima e fiducia, come sono sempre stato convinto della serietà, della competenza e dell’eccellenza del management di Autostrade e di Atlantia. Non a caso quest’ultima è diventata un player mondiale, rispettata in Italia e all’estero, in una pluralità di settori oltre a quello autostradale, dando lavoro a migliaia di persone e divenendo un riferimento a livello internazionale. Detto questo, ripeto quello che abbiamo dichiarato nell’immediatezza del tragico evento di Genova, ovvero che siamo certi della totale volontà di collaborazione con le Istituzioni e le autorità preposte da parte della società operativa Autostrade per l’Italia, il che significa assoluta trasparenza e completa assunzione delle responsabilità che venissero accertate, quando lo fossero” e conclude “Se nel caso di Autostrade sono stati commessi degli errori , quando si sarà accertato compiutamente l’accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere“.

Benetton ricorda la fase dell’acquisto di Autostrade parlando della “difficoltà di creare una cordata di imprenditori a guida italiana che volessero rilevarle“. “L’asta richiedeva di rilevare il 30% di Autostrade, noi di Edizione volevamo il 4% e finimmo per prenderne il 18 perché oltre ai soci che condivisero con noi quel progetto – Fondazione Crt, Generali, Unicredit, Abertis e Brisa – non si fece vivo nessun altro. Nessuno“.

Sugli utili e i dividendi generati da Autostrade, Gilberto Benetton ricorda: “Compito degli imprenditori è creare valore, fare utili che nel caso di Edizione abbiamo reinvestito sempre in nuove sfide industriali“.

Il premier Giuseppe Conte da Ischia ha dichiarato: “Non faremo sconti a un concessionario dopo una simile tragedia. Non posso dire oggi che si va verso la nazionalizzazione. A noi interessa tutelare a pieno il patrimonio dello Stato e avere massime garanzie di tutela di incolumità dei cittadini. Se questo avverrà attraverso la nazionalizzazione o una nuova gara con condizioni contrattuali diverse lo vedremo“, sottolinea inoltre il capo del governo. Invece Giovanni Toti governatore della Regione Liguria, precisa di aver chiesto al governo di non revocare la concessione: “Ho chiesto al governo che questo non avvenga, credo che questo non sia utile a Genova, alla Liguria e a tutto il paese. Credo sia giusto rivedere il sistema delle concessioni e che se ne discuta in Parlamento ma ho chiesto che tutto questo non rallenti la ricostruzione di Genova che non serve solo alla città di Genova e alla Liguria ma a tutto il paese“.




Il Governo dei cialtroni

di Giuseppe Turani

Davanti al crollo del Ponte Morandi e ai morti di Genova il governo dei cialtroni ha dato il peggio di sé. Si comincia con quello che Ferrara chiama il Truce padano, cioè, Salvini.

ecco dov’era Salvini la sera del crollo di Genova

1- Lui stava a sbevazzare con amici in Sicilia, ma appena arriva sul posto se la piglia con l’Unione Europea, che, a sentire lui, pone troppi vincoli e quindi non si riesce a tenere le cose in ordine. Naturalmente, da ora avanti ce ne freghiamo dei patti di stabilità e si farà quello che si deve fare per gli italiani.

Viene smentito immediatamente: l’Italia ha avuto larghi finanziamenti e poi, comunque, gli interventi di manutenzione sono fuori dal patto di stabilità. Se qualcosa in Italia non funziona la colpa è solo degli stessi italiani e della loro burocrazia: un pugno in un occhio.

 

Luigi Di Maio

2- Il suo collega di cialtronaggine, Di Maio, ci va giù ancora più pesante. Questo, dice, è il primo governo che non prende soldi dai Benetton, e quindi… Il Pd, invece, li ha presi. Ma si scopre subito che i soldi il Pd non li ha presi. Sono finiti invece alla Lega, cioè al Truce padano. E il presidente-marionetta, Conte, è stato avvocato dell’Associazione autostrade. I soldi, semmai, li hanno presi loro. Ma subito hanno accusato gli altri. Altri due pugni in un occhio.

3- Toninelli, che non è esattamente la mente più lucida della compagnia, frigna perché vuole che il suo ministero, infrastrutture, si costituisca parte civile nel processo che si farà per accertare le responsabilità, in modo da avere un palcoscenico su cui esibirsi. Ma Di Pietro, ex magistrato e ex ministro dei Lavori Pubblici lo gela: guarda che il tuo ministero potrebbe essere fra gli imputati (per i controlli omessi o fatti svogliatamente), e quindi non ti puoi costituire parte civile. Quarto pugno.

Giuseppe Conte

4- Ma è l’avvocato Conte, il presidente-marionetta quello che la spara più grossa: non abbiamo tempo di aspettare la giustizia, si provvederà subito alla revoca della concessione alla società Autostrade: un’affermazione alla Erdogan, forse ancora più scriteriata. Non esiste in alcun luogo democratico del mondo che il potere politico emetta sentenze e provvedimenti, che non siano stati vagliati prima dalla magistratura, che è un potere indipendente. Come misura immediata propone che venga revocata la concessione alla società Autostrade, e ne provoca il crollo in Borsa: per questa impresa, in qualunque paese civile l’avvocato Conte sarebbe già sotto processo e forse dovrebbe fare i conti anche con una class action miliardaria contro di lui. Quinto pugno in un occhio.

5- Come ciliegina finale, ieri, a tarda sera, si rifà vivo il Truce padano con la proposta che la società Autostrade sospenda il pagamento dei pedaggi (non si capisce mai se su quel tratto, dove purtroppo non circola più nessuno, o in tutta Italia). Ma non è importante: trattasi di idea impropria suggerita dagli esaltati della Rete che vorrebbero una pronta esecuzione in piazza della famiglia Benetton, proprietaria di Autostrade. Famiglia che è stata anche accusata, sempre dall’informato Di Maio, di non pagare le tasse perché localizzata in Lussemburgo. Ma viene subito smentito, l’Autostrade, se non altro, è italianissima e paga le tasse al fisco italiano, lo ha sempre fatto. Altra gragnuola dide pugni.

Fin qui i fatti. Poi c’è il commento.

1- L’ala 5 stelle del governo arriva a Genova con un peso di quelli difficili da togliersi di torno. Sono stati loro per anni con marce in piazza e con video del loro ignobile guru, Beppe Grillo, a irridere quelli che denunciavano la pericolosità del ponte Morandi e la necessità di avviare i lavori (già finanziati ma guarda uh po’, da Bruxelles) della Gronda, una variante che avrebbe alleggerito il traffico sul ponte crollato e che forse avrebbe evitato il disastro. Questa colpa grava sul loro movimento e non è evitabile. Sono loro ad aver definito una “favoletta” l’avviso che il ponte sarebbe crollato entro dieci anni (è venuto giù dopo 5).

2- Allora arrivano a Genova e hanno interesse solo a una cosa: indicare dei colpevoli, senza attendere alcuna indagine, subito, per deviare un po’ l‘opinione pubblica e far dimenticare le proprie responsabilità. Ma anche perché il loro “popolo” di sciagurati questo pretende: giustizia sommaria, impiccagioni immediate di qualcuno.

3- Non passano nemmeno 24 ore e la storia della revoca delle concessioni (sgangherata e folle, solo un demente poteva proporla prima di ogni accertamento giudiziario) viene ritirata. Si dice, adesso, che si sta studiando.

4- Il Truce padano si rifà vivo di nuovo, sempre con le sue proposte da bar sport: se la società Autostrade ricostruisce il Ponte, costruisce la Gronda a sue spese (ma bisogna vedere che cosa dice Grillo, contrarissimo) e ci dà mille miliardi per i danni subiti, possiamo discutere. Già che era entrato in questa fase contrattuale da mercato delle vacche (sempre prima di ogni accertamento di responsabilità) Salvini poteva anche chiedere due mila felpe e 100 coni gelati.

In tutta queste serie di eventi non esiste alcun comportamento serio. Da parte di nessuno. Tutti cialtroni. Tutti interessati soltanto a indicare un colpevole su cui riversare l’ira popolare per i disastro. Si accusa persino la famiglia Benetton di essere protetta perché controlla i giornali. Ma, di nuovo e casualmente, non è vero: ne potrebbero comprare dieci (sono ricchissimi), ma non ne hanno nemmeno uno. Forse per fare un dispetto a Di Maio o forse perché non gli piacciono i giornali.

Il metodo di governo dei cialtroni è questo: dare sempre e in ogni caso la colpa a altri, puntare di preferenza verso la giustizia sommaria, fregarsene alla grande di leggi e Costituzione, tenere alta la tensione con l’Europa.

Posso sbagliarmi (me lo auguro), ma questi stanno cercando in tutti i modi di litigare con l’Europa per farci buttare fuori, mettere in crisi l’euro e tornare a stampare la lira. Poi si tagliano le tasse, finalmente, si distribuisce il tanto atteso reddito di cittadinanza, si nazionalizza tutto (Ilva, Poste, Alitalia, Autostrade, ecc.), con loro a timone di questo nuovo Stato Venezuelano-Bulgaro, che farà default in due settimane stampando una moneta che nessuno vorrà e che non varrà niente.

Nell’attesa, stanno meditando di rapinare un po’ di pensionati, indicati naturalmente (perché al di sopra dei 4 mila euro/mese) come profittatori di regime e mascalzoni. Tanto quelli mica possono andare in piazza con le carrozzelle spinte dalle badanti.

Questi non sanno niente e hanno idee dementi su quello che dovrebbe fare la settima potenza industriale del mondo. Ma sanno come arrivare alla loro sognata società silvo-pastorale nella quale si è finalmente tutti poveri e appiedati: incrementare, diffondere, generalizzare l’odio sociale. Più la tensione sale, più loro incassano voti. Adorano i processi popolari, immediati, qualche impiccato farebbe anche comodo, peccato non avere più la pena di morte.

Sono i più grandi avvelenatori di pozzi mai apparsi nella storia.

Per questo vanno non battuti, ma proprio distrutti, estirpati, cacciati fuori dalla storia, nella quale sono indegni di rimanere.

*editoriale tratto dal sito Uomini&Business




Ecco come Autostrade ha usato i 43,7 miliardi dei pedaggi: investimenti, tasse e debiti

ROMA – A fare realmente i conti in tasca alla società Autostrade per l’ Italia è necessario andare a spulciare i bilanci della società concessionaria della rete autostradale italia.  La gestione di 27 tratte autostradali italiane per Autostrade per l’Italia ha generato ricavi da pedaggio tra il 2001 e il 2017 per 43,7 miliardi. Le tariffe autostradali vengono riconosciute ai concessionari dallo Stato (la proprietà della rete è pubblica, privata è solo la gestione) per remunerare manutenzione, investimenti e per coprirne i costi. L’accusa che negli anni è arrivata al gruppo è quella di aver beneficiato di extraprofitti garantiti da una convenzione troppo generosa che, tra i vari aspetti, sottostimava le attese di crescita del traffico per riconoscere adeguamenti tariffari più alti.

 

È questo il bilancio degli incassi della gestione della famiglia Benetton (al netto degli altri ricavi come le royalties per le aree di servizio e quant’altro) ottenuti ai giorni nostri, a seguito della privatizzazione della concessionaria autostradale, avvenuta nel 2000.  Incassi pagati dagli automobilisti italiani e stranieri che sono transitati con i loro veicoli lungo le principali arterie nazionali del Paese.  Nello stesso periodo Autostrade per l’ Italia ha però investito 5 miliardi in interventi di manutenzione e 13,6 miliardi per la realizzazione di ampliamenti, migliorie e nuove opere. I costi del lavoro sostenuti nel periodo sono pari a circa 7 miliardi.

Il sistema tariffario italiano prevede che nella tariffa entri anche un canone riconosciuto all’Anas (cosiddetto sovrapprezzo) che contribuisce alle sue spese di sostentamento e un onere concessorio al Ministero dell’Economia: nel periodo questi costi sono stati pari a 3,6 miliardi. Singolare l’aspetto che riguarda il canone Anas,  istituito quando la società aveva funzioni di ente concedente e di controllo delle concessionarie autostradali , funzioni queste assegnate al Ministero dei Trasporti con le riforme intervenute dopo il 2010. che è  comunque rimasto in essere anche adesso che l’ Anas è stata trasferita sotto il controllo delle Ferrovie dello Stato ed è  quindi diventato un ramo di azienda di un concorrente, considerando che gestisce 900 chilometri di tratte autostradali.

Eliminate queste partite finanziarie che le tariffe sono chiamate a coprire per ripagare oneri, costi e investimenti alla società, dai 43,7 miliardi di utile ne restano soltanto circa 13  di margine: nel periodo preso in considerazione  sono stati pagati 5 miliardi di imposte allo Stato italiano . Ne restano poco più di 9 miliardi: sempre nello stesso periodo sono stati pagati circa 7,2 miliardi di oneri finanziari a sostegno del debito, nel quale rientra anche il debito inizialmente contratto per l’acquisto di Autostrade in fase di privatizzazione.

I profitti reali di cui la società Autostrade per l’ Italia  ha portato a casa sono pari a 2,1 miliardi nei 16 anni presi in considerazione : in pratica circa 130 milioni di euro l’anno, di cui buona parte distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Al socio di riferimento, la famiglia Benetton, è andato in media il 30% dei dividendi, anche se non tutto è stato distribuito (ci sono ad esempio le quote che vanno alle riserve). In modo  sommario si può calcolare che alla famiglia di Ponzano Veneto siano arrivati in 16 anni utili per  600 milioni, cioè una media di circa 40 milioni di euro l’ann.

I dati economici-finanziari analizzati sono relativi solo ad una parte dei profitti di Atlantia, che oltre alle 27 tratte di Autostrade per l’ Italia ne gestisce altre 5 in Italia. Dopodichè ci sono le varie concessionarie acquistate in Sudamerica; completano il business del gruppo la gestione degli aeroporti di  di Fiumicino e quello di  Nizza in Francia. Il business all’estero sarà esteso con l’acquisizione della spagnola Abertis.




I Benetton smentiscono Di Maio: "Paghiamo le tasse in Italia, non in Lussemburgo"

ROMA – I portavoce della famiglia Benetton affidano all’ AGI – Agenzia Italia la replica al vice premier Luigi Di Maio : “Tutte le tasse relative all’attività svolta da Autostrade per l’Italia vengono pagate in Italia”. Dopo il drammatico crollo di Ponte Morandi a Genova, Di Maio proferendo affermazioni ancora una volta prive di fondamento, aveva accusato Autostrade per l’Italia, società controllata, attraverso Atlantia (quotata in Borsa), sostenendo che la società partecipata dalla famiglia  Benetton  “incassa i pedaggi più alti d’Europa“, accusandoli di pagare “tasse bassissime, peraltro in Lussemburgo“. Affermazioni queste degne di una querela per diffcamazione, se Di Maio non si nascondesse dietro l’ immunità parlamentare.

Luigi Di Maio, “principe” delle fake news

Fonti della società Autostrade hanno  chiarito che “sia Autostrade per l’Italia che la controllante Atlantia hanno sede in Italia, a Roma, dove pagano le tasse“. I portavoce della famiglia Benetton hanno inoltre precisato che l’azionista di maggioranza di Atlantia è Sintonia spa che possiede il 30,25 per cento e fa capo alla stessa famiglia. Sintonia nasce nel 2009 come società finanziaria lussemburghese controllata dalla holding Edizione, dei Benetton, che “era stata creata in Lussemburgo per fare investimenti esteri attirando anche altri fondi esteri, ma poi è stata riportata in Italia“.

L’ultimo bilancio di Edizione, in cui Sintonia risulta ancora  nella sua ragione sociale del diritto lussemburghese (SA), è quello del 2011, dove si parla di 37,5 milioni di euro di dividendi (erano 39,5 nel 2010). Successivamente Sintonia nel 2012, cioè 6 anni fa, è stata riportata in Italia  trasformadosi in società per azioni di diritto italiano che  quindi paga le sue tasse sugli utili al fisco italiano.

La “bufala” di Di Maio sul Lussemburgo,  potrebbe avere origine nascere dal fatto che già nel bilancio 2009 si dava conto dell’esistenza di una Sintonia spa, “che però si occupava di altro”, e che è esistita per un breve lasso di tempo parallelamente alla Sintonia SA lussemburghese, e che però è andata a sciogliersi con l’operazione di ristrutturazione del gruppo Benetton avvenuta il 1 gennaio 2009. Fino a quel momento la società capogruppo era la Ragione di Gilberto Benetton & C sapa (società in accomandita per azioni)  con sede legale e fiscale a Treviso.

Edizione Holding spa e Sintonia spa sono state incorporate dal primo gennaio 2009 in Ragione sapa che a sua volta si è trasformata in Edizione srl. Nel frattempo Sintonia SA, a far data dal 27 giugno 2012, viene riportata in Italia, come già detto, e diventa una spa, con sede a Treviso, che paga le tasse in Italia sui propri utili percepiti dai divendi. “Quindi – chiariscono ulteriormente i portavoce della famiglia Benettonl’azionista di maggioranza di Atlantia (30,25 per cento), che controlla il 100 per cento di Autostrade per l’Italia, è una società di diritto italiano, Sintonia spa, che tramite Edizione srl fa capo alla famiglia Benetton“.

La decisione  “annunciata” del Governo di voler revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia per la tragedia di Genova ha comportato l’immediata reazione dell’Aiscat (l’Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori) anche se il presidente Fabrizio Palenzona e il vicepresidente Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, notoriamente non hanno un buon feeling. Secondo quanto riportato dal quotidiano online Lettera43  nelle ultime ore  vi sarebbe stato un giro di telefonate  circolate tra gli associati, il presidente e il direttore generale di Massimo Schintu, in cui è stato ricordato che l’avvocato Giuseppe Conte, prima che diventasse presidente del Consiglio, è stato a lungo consulente legale della stessa Aiscat e della Serenissima, la A4 Brescia-Padova, delle quali aveva difeso con ardore gli interessi di “bottega”. Ma evidentemente tutto cià per il M5S è difficile e duro da ammettere e ricordare.

 

il Premier Giuseppe Conte

Il deputato Michele Anzaldi (PD) sulla sua pagina Facebook attacca e scrive: “Di Maio dice di non aver ricevuto soldi da Benetton e accusa Renzi. Matteo Renzi replica di non aver mai preso un soldo e la lista dei finanziatori del Pd gli dà ragione. C’è tuttavia qualcuno che di soldi dal siatema autostradale ne ha presi di sicuro. E quel qualcuno è il premier Conte, che sarebbe stato consulente di Aiscat e legale dell’ Autostrada A4. Alla luce di questa circostanza le accuse di Di Maio e dello stesso Conte ad altri partiti sono gravissime. Il premier chiarisca subito quali sono gli attuali rapporti con Aiscat e A4. E la smetta di rilasciare improvvide dichiarazioni sul concessionario: fa correre ai cittadini italiani di far pagare a loro eventuali risarcimenti per danni dovuti alle sue decisioni.”, ha concluso Anzaldi

 




I costi ed i rischi dell' annunciata revoca del Governo della concessione ad Autostrade

ROMA – Il Governo Lega-M5S è stato chiaro. Intende revocare la concessione ad Autostrade senza aspettare l’esito dell’inchiesta sulla tragedia del ponte Morandi. “Non possiamo attendere i tempi della giustizia penale” ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Genova. Ma lo Stato può realmente revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, come annunciato stamattina dai vicepremier Di Maio e Salvini e dal ministro delle Infrastrutture Toninelli ? Nella realtà sembra molto difficile in presenza di priblemi giuridio-legali politici e finanziari. Tutto induce a pensare che i conti dello Stato non possano permettersi la decisione “ad effetto” annunciata dal premier Conte.

Revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia, controllata dalla famiglia Benetton, può costare caro al contribuente. Alcune decine di miliardi stando alle prime stime. A spiegare, nero su bianco, gli eventuali costi della revoca annunciata, è la convenzione stipulata tra la società Autostrade e lo Stato. Le incognite giuridiche su una possibile revoca sono tante, a partire dal fatto che non è mai stata mossa alcuna contestazione formale per gravi inadempienze, come richiesto in prima battuta dalla convenzione. Dopodichè occorrerà verificare come il Ministero delle Infrastrutture riuscirà a dettagliare e giustificare le accuse che ora muove alla società.

Potrà farlo solo con il materiale in possesso della sua Svca (Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali), ex-Ivca, incorporato nel 2013 dopo che per decenni la vigilanza era stata discutibilmente affidata all’Anas), che non ha mai brillato per efficacia. Per esempio, i controlli sulle condizioni delle infrastrutture venivano svolti spesso da vetture in movimento, senza deviare il traffico per esami più approfonditi. La Svca, poi, come ben noto non ha abbastanza personale per fronteggiare i suoi compiti istituzionali, ma questo è un problema comune a molti uffici ministeriali.

Inoltre, è prevedibile che il provvedimento di revoca della concessione verrà impugnato da Autostrade per l’Italia, aprendo un contenzioso che farà felici gli avvocati incaricati (con laute parcelle) non potrà non essere lungo e combattuto data l’importanza della posta in palio. Al momento è difficile aggiungere altro, le inadempienze del gestore vanno valutate alla luce delle convenzioni che regolano le concessioni loro affidate, che erano segrete. e che sono state rese pubbliche l’anno scorso dopo decenni di polemiche, ma con pesanti ed importanti “omissis”.

La concessione è infatti regolata dalla convenzione che Anas e Autostrade per l’Italia hanno siglato nel 2007. Nel documento sono indicate le tratte autostradali italiane date in concessione ad Autostrade per l’Italia, tra cui l’A10 Genova-Savona, lungo la quale si trovava il ponte Morandi. La concessione, con scadenza al 2038, è stata prorogata al 2042 dopo il via libera della Commissione Europea e può essere interrotta nel caso in cui “perduri la grave inadempienza” da parte del concessionario rispetto agli obblighi previsti, come si legge al capitolo 9 della convezione.

Tra gli obblighi del concessionario c’è anche il “mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse”. Nel caso in cui venisse dimostrata l’inadempienza, Anas subentrerebbe “in tutti i rapporti attivi e passivi di cui è titolare” Autostrade relativi alla convenzione.

Tuttavia, viene precisato nel documento, Anas dovrebbe pagare ad Autostrade “un importo corrispondente al valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi costi, oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo, scontati a un tasso di rendimento di mercato comparabile e maggiorato delle imposte che il concessionario dovrà corrispondere a fronte della percezione dell’importo da parte del concedente decurtato: dell’inadempimento finanziario netto assunto dal concedente alla data del trasferimento stesso; dei flussi di cassa della gestione percepiti dal concessionario durante lo svolgimento dell’ordinaria amministrazione decorrente dalla data del provvedimento di decadenza fino alla data di trasferimento della concessione”.

La dicitura è complessa ma in parole povere significa che il concedente, quindi Anas, dovrebbe pagare al concessionario, quindi ad Autostrade un importo calcolato sugli utili previsti fino alla scadenza della concessione. Se si considera che la concessione scade nel 2042 e che l’utile netto di Autostrade per l’Italia nel 2017 ammonta a 968 milioni di euro – quasi un miliardo -, i costi dell’indennizzo si aggirerebbero attorno ai 20 miliardi di euro. L’importo determinato infatti “viene decurtato, a titolo di penale, di una somma pari al 10% dello stesso, salvo il maggior danno subito dal concedente per la parte eventualmente eccedente la predetta parte forfettaria“.

Inoltre, l’ultimo comma dell’articolo 9bis del contratto di concessione sottolinea che “in ogni caso, l’efficacia del recesso, risoluzione o comunque di cessazione anticipata della convenzione è sottoposta alla condizione del pagamento da parte del concedente al concessionario di tutte le somme previste”. Il concessionario – si specifica – avrà diritto a un indennizzo-risarcimento a carico del concedente in ogni caso di recesso, revoca, risoluzione, anche per inadempimento del concedente e comunque di cessazione anticipata del rapporto di convenzione, pur indotto da atti e fatti estranei alla volontà del concedente, anche di natura straordinaria e imprevedibile“.

I costi della revoca sarebbero quindi elevatissimi. Ecco perché l’unica auspicabile strada alternativa potrebbe essere quella di una maxi multa nei confronti di Autostrade. Ieri, prima dell’annuncio di Conte, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, oltre ad aver annunciato l’eventuale revoca delle concessioni, ha fatto sapere di aver “attivato tutte le procedure per comminare multe fino a 150 milioni di euro“. Non contento Toninelli ha annunciato: “ci costituiremo parte civile”. Qualcuno può spiegargli che il Ministero nella sua veste di “committente” ha la responsabilità civile e non può costituirsi parte civile contro se stesso ?

Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, ai microfoni di Radio 24 questa mattina, autoproclamandosi “giurista”… senza laurea, esclude che questo succeda: “I venti miliardi di penale – dice Di Maiosi devono pagare quando si straccia un contratto senza motivazione. Ma qui stiamo parlando di un contratto ad Autostrade per l’Italia che prevedeva degli obblighi che per noi  ( ma noi chi ? n.d.r.) non sono stati rispettati. Perciò si deve retrocedere alla concessione. Non abbiamo avviato la procedura in maniera immotivata. Se la motivazione è giusta, e per ora ci sono quasi 40 morti, non credo che vadano pagate penali, e che si debba agitare questo argomento, e non lo sta facendo nemmeno Autostrade per l’Italia. Anche perché farebbero incazzare ancora di più tutte le persone che in questo momento vogliono giustizia non solo a Genova ma in tutt’Italia“. Invece non è così, e basterà qualche giorno per accorgersene.

Dal punto di vista legale, infatti, le cose potrebbero essere più complicate. La concessione alla Società Autostrade per l’Italia è regolata dal decreto legge 3 ottobre 2006 n. 262, convertito dalla legge 24/11/2006 n. 296. Questo provvedimento prevede la possibilità di revocare la concessione in caso di inadempienze (art. 7, comma d) che possono riguardare, ad esempio, mancati controlli; però sembra di capire dal testo che questo riguardi non sciagure già avvenute, ma informazioni carenti o non veritiere su opere in corso, tant’è vero che la norma prevede una successione di moniti e di sanzioni (fino a 150 milioni di euro) nel caso che perduri il mancato adempimento, e solo “in caso di reiterazione” il testo stabilisce l’avvio della procedura di revoca della concessione. D’altra parte, lo stesso comma dice che tutto questo è vero “salvo che il caso costituisca reato“; ma allora bisognerebbe aspettare le sentenze della magistratura sulle vittime e sulle responsabilità, non sembra che possa scattare l’iniziativa autonoma del Governo. Forse è il caso che qualcuno lo spieghi a Conte, Di Maio, Toninelli e Salvini.

Al di là dei tanti sospetti di collusione tra controllore e controllato richiamati esplicitamente da Di Maio, dei rapporti tra politica e impresa che nascono dalle dinamiche del potere, nel caso delle autostrade c’è anche un problema concreto di finanza pubblica: lo Stato in realtà non ha soldi da investire per realizzate nuove costruzioni, infrastrutture e ampliamenti. Non a caso tutto ciò viene finanziato con capitali reperiti sui mercati finanziari dai gestori, che vengono remunerati come previsto dalle concessioni: con aumenti tariffari e proroghe delle concessioni . Al punto tale  che spesso i gestori programmano investimenti che paiono dettati più dalla volontà di ottenere proroghe per continuare a incassare i pedaggi.

Tutto ciò  è il motivo per cui lo Stato ha un flebile potere contrattuale nei confronti dei concessionari. Per due motivi: innanzitutto lo scarso potere contrattuale fa sì che le clausole previste dalle convenzioni diano pochi margini di manovra allo Stato per eventuali revoche delle concessioni; dopodichè una revoca ingenererebbe tra gli investitori l’idea che finanziare il settore autostradale italiano non sarà più remunerativo come un tempo, provocando almeno nel lungo termine disimpegni e grandi difficoltà nel reperire nuovi capitali.

Ma quali sono i costi e le penali per la revoca delle concessioni? La scadenza, dopo la convenzione firmata tra Anas e Autostrade nel 2007 è fissata al 2042. Per rompere l’accordo deve verificarsi una “grave inadiempienza”. Tale inadempienza può anche materializzarsi come si legge nel contratto con il mancato “mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse”L’importo da versare dovrebbe corrispondere al “valore attuale netto dei ricavi della gestione, prevedibile dalla data del provvedimento di decadenza sino alla scadenza della concessione, al netto dei relativi oneri, investimenti e imposte nel medesimo periodo”. Il calcolo di fatto ammonta a circa 20 miliardi di euro. Autostrde infatti ha fatto registrare nell’ultimo anno un utile di un miliardo e 968 milioni.

La società Autostrade è un soggetto privato, quotata in Borsa. Ha un contratto di concessione. E questo può essere revocato come abbiamo spiegato, solo in caso di gravi inadempienze. Inadempienze che in Italia (come in tutto il mondo civile) vanno accertate dalla magistratura e sanzionate con sentenze. Non basta che un presidente del Consiglio dica “Revoco”, questo nemmeno in Turchia si può fare. Possibile che tutto ciò non sia passato per la testa di un Presidente del consiglio, che è anche un professore universitario di diritto privato, che si autodefiniva nel suo curriculum “verosimil”, specializzato in liti ? Non sappiamo dove il premier Conte abbia preso la laurea in legge. Ci viene però  il forte sospetto che abbia saltato molte lezioni…

Quando persino la Fondazione Einaudi sostiene che “un Governo che annulla una concessione dicendo di non poter aspettare le indagini e chiede genericamente le dimissioni (non si sa di chi) dei vertici di un’azienda privata, ha seri problemi con lo Stato di diritto

Ma quindi perché si fa tutto questo? Semplice, per nascondere che i 5stelle sono stati i più attivi nel combattere il progetto Gronda, che avrebbe risolto i problemi di Genova e che avrebbe reso superfluo il ponte Morandi. La loro furia medioevalista si è abbattuta per anni su questo progetto (già finanziato da Bruxelles con 10 miliardi di euro). Beppe Grillo in persona aveva invocato addirittura l’esercito per sgominare i sostenitori del “progetto Gronda“. Un comico perfetto.

P.S. Il MoVimento 5 Stelle ha dichiarato all’ agenzia di stampa Adnkronos che il sito che riportava la posizione #NoGronda e la prossima caduta del Ponte Morandi come “favoletta”,  non era un loro sito ufficiale. Invece come vi documentiamo  è di proprietà del M5S  ! L’ex-disoccupato Di Maio, nel tentativo di essere un passo avanti, sosteneva che i Benetton guadagnano soldi con le concessioni e che portano poi i soldi in Lussemburgo non pagando le tasse . Ma in realtà la società Autostrade è italianissima e certo che guadagna (perché dovrebbe perderci nel fare un business?).  Autostrade per l’Italia nel 2017 ha sostenuto oneri fiscali per 420 milioni. Le tasse le pagano in Italia. Bastava leggere a pag. 22 della relazione finanziaria 2017, disponibile sul loro sito (leggi QUI)

Ancora delle “fake news” a 5 stelle. Ma quando la finiranno ? O credono che tutti gli italiani siano alla ricerca del promesso reddito di cittadinanza ?