Sequestrati 4 milioni di euro all’imprenditore Massimo Giove presidente del Taranto Calcio

Sequestrati 4 milioni di euro all’imprenditore  Massimo Giove presidente del Taranto Calcio

AGGIORNAMENTI ALL’INTERNO. Nel corso dell’attività ispettiva è stato accertato che la società, negli anni d’imposta dal 2015 al 2018, ha utilizzato false fatture per oltre 1 milione di euro emesse da due società non operative, una delle quali, con sede nella limitrofa provincia brindisina, fallita nell’anno 2018. al termine di una complessa ed articolata attività di verifica fiscale condotta da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto nei confronti di una società della provincia jonica. ALL’INTERNO IL DECRETO DI SEQUESTRO

Beni per 4 milioni sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a Taranto all’imprenditore Massimo Giove, presidente del Taranto Calcio e della sua consorte Anna Albano, quali rappresentanti legali dell”azienda ENETEC s.r.l. società dal capitale sociale di 119.000 euro, operante nel settore della meccanica generale, avente sede legale in via di Porta Taranto 11 a Leporano (TA) , nello stesso comune ove la coppia risiedeva.

Il provvedimento è stato emesso dalla Dr.ssa Rita Romano G.I.P. del Tribunale di Taranto, che ha accolto la richiesta del pm Dr. Remo Epifani, al termine di una complessa ed articolata attività di verifica fiscale condotta da militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto guidati dal T. Col. Antonio Marco Antonucci nei confronti della società ENETEC srl. che sponsorizzava anche il Taranto Calcio di cui Giove è presidente.

il T.Col.Antonucci, comandante del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Taranto 

A Massimo Giove e la sua consorte sono stati contestati reati tributari che vanno dall’infedele dichiarazione all’omesso versamento dell’IVA, dell’IRES e delle ritenute contributive dovute in relazione ai lavoratori dipendenti, e il falso in bilancio. A Giuseppe Neglia, titolare di una stazione di servizio Q8 a Brindisi, è stato contestato il reato di riciclaggio di parte dei proventi delle condotte contestate.

In particolare, nel corso dell’attività ispettiva è stato accertato che la società ENETEC s.r.l., negli anni d’imposta dal 2015 al 2018, aveva utilizzato false fatture per oltre 1 milione di euro emesse da due società non operative, una delle quali, con sede nella limitrofa provincia brindisina, fallita nell’anno 2018. Le società, solo formalmente operanti nell’analogo settore delle lavorazioni meccaniche, erano amministrate da soggetti disposti ad emettere fatture per operazioni inesistenti al fine di soddisfare le esigenze di bilancio di chi ne facesse richiesta.

Massimo Giove alla ricerca della benedizione dal vescovo di Taranto

Nel caso in esame, è stato rilevato dalla Fiamme Gialle che la remunerazione per tale servizio era pari a circa il 12% dell’importo indicato sul documento fiscale. Tale aspetto è emerso chiaramente dall’esame della documentazione di natura extracontabile rinvenuta nel corso dell’accesso effettuato presso la sede della società ispezionata. Si tratta di documentazione memorizzata sui p.c., di appunti e manoscritti. L’analisi di tali contenuti, confrontata con gli accertamenti bancari eseguiti nei confronti della società e dei suoi amministratori, non ha fatto altro che rafforzare quanto emerso dalla documentazione non ufficiale.

Difatti i pagamenti delle fatture false spesso non venivano effettuati a favore delle società emittenti ma dirottati verso conti correnti personali degli amministratori della società verificata e in alcuni casi anche su conti correnti esteri, accesi presso istituti di credito bulgari a loro riconducibili. Parte dei proventi poi, venivano falsamente destinati all’acquisto di carburanti. Il compiacente gestore di una stazione di servizio di Brindisi della compagnia petrolifera Q8 (estranea all’indagine) non erogava il prodotto restituendo la somma in contanti così integrando il reato di riciclaggio.

Il quadro probatorio così delineato, in relazione ai reati ipotizzati ed alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ha permesso al G.I.P. dr.ssa Romano, anche in considerazione delle valutazioni espresse del Pm dr. Epifani della Procura jonica, di emettere un decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di circa 4 milioni di euro.

Le attività eseguite testimoniano ancora una volta l’attenzione operativa che il corpo della Guardia di Finanza riserva costantemente al presidio della tutela delle entrate, anche con il ricorso sistematico alle misure ablatorie.

GdF-Giove

Nel novembre 2019 la ENETEC aveva presentato per prima, fra le aziende dell’indotto appalto siderurgico di Taranto per la crisi ArcelorMittal, una richiesta di cassa integrazione. Enetec, che dichiarava di avanzare oltre un milione di euro da ArcelorMittal, in una lettera inviata ai sindacati metalmeccanici e a Confindustria Taranto, sosteneva di “ritenere improcrastinabile l’avvio di una procedura di cassa integrazione ordinaria per 50 unita’ lavorative, 46 operai e 4 impiegati, su un organico complessivo di 56 unita’, 50 operai e 6 impiegati, da sospendere per un massimo di zero ore a decorrere dall’11 novembre per 13 settimane complessive”.

Massimo Giove, titolare della Enetec, al presidio dinnanzi allo stabilimento ILVA

E come al solito a rimetterci erano i dipendenti ed i contribuenti . E nel frattempo Giove partecipava al presidio delle imprese e dei lavoratori dell’indotto dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto, ora gestito da Arcelor Mittal Italia

il sindaco Rinaldo Melucci e Massimo Giove

Negli ultimi giorni circolava voce che l’imprenditore volesse far candidare alle prossime Elezioni Regionali di settembre sua figlia Alessandra, titolare del 100% delle quote della società ALMAT s.r.l. società con 13 dipendenti riconducibile a Massimo Giove , e che negli ultimi giorni stesse cercando delle “sponde” ed un posto nelle liste elettorali del centrodestra per la “rampolla” di famiglia, riscontrando trovato delle forti ritrosie e dinieghi, in quanto erano ben noti in città i ritrovati buoni rapporti intercorrenti con il Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, con il quale era in corso un negoziato per ottenere la gestione dell’impianto sportivo dello Stadio Jacovone di Taranto.

l’ex presidente del Brindisi Calcio Antonio Giannelli

Nelle 26 pagine firmate dal GIP di Taranto compare anche un’azienda con sede a Brindisi, la Maw, che opera anche lei nel settore dei lavori di meccanica, società fallita controllata dall’ex presidente del Brindisi Calcio Antonio Giannelli, 40 anni, finito in carcere a dicembre del 2019 per i reati di “bancarotta fraudolenta”, “emissione di fatture false” ed “evasione delle imposte” raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Brindisi, Vittorio Testi, su richiesta del pm Giampiero Nascimbeni, nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza.

Da quanto appurato dai finanzieri brindisini Giannelli fra il 2016 e il 2017, avrebbe omesso di dichiarare a fisco ricavi per circa 500mila euro, oltre a non versare l’Iva per circa 750mila euro. I finanzieri hanno inoltre ricostruito un giro di fatture false pari a circa 3 milioni di euro, finalizzato a consentire ad altre aziende con sede nel Salento e in Romagna l’evasione delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

La MAW e la società PUGLIA COSTRUZIONI di Brindisi erano delle società di Giannelli, prive di sedi legali reali, uffici, che emettevano delle fatture false utilizzate dalla società Enetec di Taranto, per le quali vengono oggi accusato Massimo Giove ed Anna Albano quali rappresentanti legali, ma anche dalla società ALMAT srl di cui la la figlia, Alessandra Giove è rappresentante legale.

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