Nove arresti, e beni sequestrati per centinaia migliaia di euro a Potenza

POTENZA – La Polizia di Stato di Potenza ha eseguito nove misure cautelari ed il sequestro di beni e società, attive nel settore della rivendita di auto e moto, del valore di centinaia di migliaia di euro.

L’attività rappresenta l’epilogo di complesse indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Potenza, condotte dalla Squadra Mobile con l’ausilio del Commissariato di Melfi, in relazione ai reati di intestazione fittizia di beni e false fatturazioni per operazioni inesistenti, commessi, nella provincia di Potenza, da parte degli indagati al fine di eludere i vincoli e gli effetti delle disposizioni Antimafia in materia di Misure di Prevenzione.

In tale contesto è emerso la pericolosità dei soggetti destinatari del provvedimento, i quali non hanno esitato a rivolgere gravi minacce, anche di morte, nei confronti di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate per costringerlo ad agevolare le procedure di immatricolazione di varie autovetture importate dall’estero, nonostante le gravi irregolarità amministrative riscontrate.

Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà questa mattina presso la Procura di Potenza.

(notizia in aggiornamento)




La Cassazione accoglie il ricorso di Marcello Pittella. Annulata la decisione del Riesame e della procura di Matera

MATERA – La Suprema Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati Franco Coppi e Donatello Cimadomo difensori del presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, che avevano contestato la sussistenza degli indizi di colpevolezza e le esigenze di custodia cautelare a suo carico, avvallata dal Tribunale del Riesame di Potenza che aveva confermato le misure cautelari adottate dalla Procura della repubblica di Matera nei confronti del governatore, che era stato arrestato il 6 luglio scorso e posto ai domiciliari con l’accusa di “falso” ed “abuso d’ufficio”  che in base alla Legge Severino resta attualmente sospeso dall’incarico.

La quinta sezione penale della Cassazione, quindi, ha annulla con rinvio l’ordinanza dello scorso 19 luglio. I legali di Pittella avevano presentato ricorso per contestare la scelta del Riesame di confermare le misure cautelari nei suoi confronti fortemente volute dalla Procura di Matera retta dal procuratore Piero Argentino, il cui operato ancora una volta viene “smontato” dalla Cassazione. La notizia è arrivata solo nella tarda serata di ieri lunedì 26 novembre, dopo l’udienza alla quale ha partecipato lo stesso ex presidente della Regione Basilicata.

Pietro Argentino

La Procura di Matera aveva emesso la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Pittella, ristretto presso la sua abitazione di Lauria, a seguito a un suo coinvolgimento nell’inchiesta sulla Sanità lucana in merito a nomine e concorsi. Arresti domiciliari erano già stati revocati dal Gip il 24 settembre scorso, contro il quale il procuratore capo aveva opposto ricorso al Riesame.

I giudici della Cassazione hanno adesso 30 giorni a disposizione per depositare la sentenza,  sulla quale il Tribunale del Riesame di Potenza dovrà decidere se rivalutare il proprio precedente giudizio.  La sentenza arriva in un momento politico abbastanza “delicato” per la regione Basilicata, che si trova in pieno fermento elettorale in vista delle prossime regionali  chesi svolgeranno il prossimo 26 maggio, data scelta dalla presidente facente funzioni Flavia Franconi la quale si é  appellata alle norme relative alla spending review ottenuta con l’accorpamento alle prossime elezioni europee.

Una decisione questa che è stata contestata da molti, sia nella maggioranza che nell’ opposizione, compreso il presidente del Consiglio regionale di Basilicata Vito Santarsiero (Pd). Il Partito Democratico, peraltro, ancor prima dell’inchiesta giudiziaria sulla sanità si era ufficialmente espresso per una ricandidatura di Pittella il quale però, qualche mese prima, in una lettera aperta ai cittadini aveva  fatto capire la propria intenzione di non ricandidarsi, senza però dimettersi dal ruolo di governatore regionale.




Polizia, Carabinieri e Finanza, smantellano tre sodalizi criminali operanti nel litorale jonico lucano.

ROMA  – Dalle prime luci dell´alba 170 carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Matera, 100 poliziotti delle Questura di Potenza e Matera e 60 finanzieri della Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Matera, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza, stanno eseguendo un´ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 25 persone accusate di aver fatto parte di tre sodalizi criminali, di cui uno di stampo mafioso e dedito al racket delle estorsioni e allo spaccio di sostanze stupefacenti e gli altri due attivi nel traffico e spaccio di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish.

Con l´ausilio di un elicottero e delle unità cinofile i poliziotti e i militari stanno inoltre eseguendo 22 perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi e droga, nonché sequestri preventivi di beni, terreni e attività imprenditoriali nelle province di Matera, Potenza, Bari, Lecce, Foggia, Milano e Salerno. Sono in corso anche 22 perquisizioni finalizzate alla ricerca di armi e droga e sequestri di beni, terreni e attività imprenditoriali nelle province di Matera, Potenza, Bari, Lecce, Foggia, Milano e Salerno.

Uno dei tre clan operanti sulla costa jonica della Basilicata disarticolati oggi era capeggiato da Gerardo Schettino, un ex carabiniere di 53 anni, che fu arrestato per la prima volta nel 2004. Il clan che capeggiava, denominato proprio “Schettino“, è considerato dagli investigatori e dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza dotato di una “mafiosità emersa in tutta la sua evidenza“. L’ex carabiniere ripreso dalle troupe televisive e dai fotografi all’uscita dalla caserma dei Carabinieri di Matera ha inveito contro la stampa: “Provate a chiedere i riscontri provate, non ce ne sono riscontri solo pagliacciate hanno fatto, con un bambino di 13 anni. Riprendete riprendete“.

L’attività investigativa coordinata dalla Dda potentina ed affidata da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, ha evidenziato la presenza ed attività sul litorale jonico lucano di una realtà criminale definita “di eccezionale pericolosità” che era costantemente in contatto con i sodalizi criminali operanti nelle regioni limitrofe, ma che  nel tempo, aveva sviluppato una propria autonoma capacità di intimidazione e governo criminale del territorio inducendo assoggettamento e omertà.

 

 

Gli arrestati sono stati accusati di essere componenti, a vario titolo, di un’associazione armata di stampo mafioso con base a Scanzano Jonico denominata “clan Schettino” che si occupava principalmente di estorsioni in danno di imprenditori del Metapontino ed allo spaccio di stupefacenti, e di un altro gruppo criminale denominato “gruppo Russo” attivo nel traffico di cocaina e hashish. La Procura distrettuale antimafia di Potenza ha smantellato anche terza associazione criminale, denominata “gruppo Donadio” che operava a Montalbano Jonico nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, dei quali veniva approvvigionata dal clan Schettino e dal gruppo Russo. Fra gli arrestati anche un carabiniere in servizio Maurizio Poci , che è stato arrestato dai suoi stessi colleghi.

Sequestro di droga, armi e beni. Nel corso delle indagini sono stati sottoposti a sequestro sette chili di sostanze stupefacenti tra cocaina, hashish, eroina e marijuana, scoperti gli  investimenti del clan Schettino in attività economiche come l’intestazione di locali, fabbricati e terreni intestati a dei prestanome.

I tre gruppi non avevano nulla da “invidiare” ai clan siciliani, calabresi, campani e pugliesi. Dalle indagini è emersa in tutta la sua evidenza le attività illecite e la mafiosità del gruppo Schettino. Grazie al prezioso supporto di intercettazioni telefoniche ed ambientali le indagini hanno consentito di ricostruire le attività di un’organizzazione che spaziava in più settori: imposizione delle guardianie, estorsioni ad attività economiche, incendi di beni degli imprenditori che non si piegavano, reinvestimento dei proventi di attività illecite in attività lecite, controllo delle attività economiche, tentativi di infiltrazione negli appalti pubblici, intestazione fittizia di beni, esistenza di una rigida scala gerarchica che non si interrompe nemmeno con l’arresto dei capi dell’organizzazione, disponibilità di armi da guerra, assistenza agli affiliati in difficoltà o finiti in carcere, formule rituali di affiliazione, repressione violenta dei dissidi interni.

Questi gli arrestati

In carcere sono finiti Rocco Russo, Leonardo Donadio, Giovanni Bruno, Domenico Marino, Francesco Russo, Gerardo Schettino, Domenico Porcelli, Nicola Lo Franco, Michele Puce, Mario Lopatriello, Maurizio Poci e Piero Di Domenico. Poci, carabiniere, è stato arrestato dai suoi stessi colleghi.

Ai domiciliari, invece, Antonio Fusco, Silvano Melziade, Pietro Grassano, Giuseppe Tucci, Donatello Nuzzo, Michele Renna, Giuseppe Latronico, Giuseppe Cirelli, Marco Leone, Maria Montano, Francesco Nicoletti, Giuseppe Schettino e Daniela Turtuoi.

L’operazione della Dda di Potenza è molto importante, “storica” per il territorio manifestando una incisiva svolta nell’impegno investigativo, conferendo coraggio e di sicurezza nell’opinione pubblica. Sentirsi tutelati e protetti dallo Stato aiuta il risveglio della società civile nella ribellione contro le nuove “mafie”, in quanto sono in corso indagini anche nell’area delle estrazioni petrolifere nella zona della val d’Agri e dell’Agri-Sauro. Territori un pò troppo trascurati, distante dalla vita giornaliera della società civile. Un territorio dove il “peso” mafioso sembra piacere a non pochi esponenti della criminalità organizzata. Come conferma e commenta al CORRIERE DEL GIORNO il Col. Francesco Gazzani, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Potenza: “La Basilicata non è terra immune da fenomeni mafiosi, data anche la vicinanza e confini con la Calabria e Campania, e Puglia, territori dove la criminalità organizzata è ben radicata

Per l’Antimafia di Catanzaro, Schettino era l’uomo in più degli zingari di Cassano, al comando del policorese Filippo Solimando, da tempo residente in Calabria, ma che ha spostato la “base operativa” dei traffici di droga del clan in Basilicata, per “sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”. Gerardo Schettino, ex Carabiniere 50enne di Scanzaro Jonico vanta un lungo curriculum criminale alle spalle, ed a marzo del 2015 era stato raggiunto un’ordinanza di arresto per traffico internazionale di stupefacenti, proprio assieme a Solimando e ai vertici della ‘ndrina egemone sullo spaccio nel cosentino.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini,  stamane ai microfoni di “Radio Anch’io” su Rai radio 1,  ha commentato l’operazione nelle tre regioni :”Complimenti ai 300 poliziotti e finanzieri che in Puglia, Basilicata, Campania hanno arrestato decine di spacciatori, estorsori e mafiosi“.




Sanità: operazione Gdf Matera, eseguite 30 misure. Pittella ai domiciliari

ROMA– Maxi operazione della Guardia di Finanza in Basilicata . Gli accertamenti eseguiti dalla Procura della Repubblica di Matera e  hanno evidenziato il “totale condizionamento della sanità pubblica da parte di interessi privatistici e da logiche clientelari politiche” che ha portato a 30 misure di cui 22 arresti , dei quali 2 in carcere e 20 ai domiciliari.

L’inchiesta si basa sull’assunzione di una ventina di persone, “raccomandati dal presidente Pittella e da altre autorità civili e religiose” come è riportato negli atti, come il senatore ed vice ministro degli Interni, Filppo Bubbico ma anche alcuni vescovi.

Gli indagati avevano fornito le tracce in anticipo in alcuni concorsi interni, favorendo alcuni candidati a danno di altri. I concorsi nelle Asl della Basilicata funzionavano così, come ha ricostruito la Guardia di Finanza: le graduatorie venivano realizzate parallelamente. Quelle “reali” e quelle, in rosso, con il bonus raccomandati.

Le indagini sono cominciate circa un anno e mezzo fa in seguito all’esposto di un dipendente di una ditta fornitrice di servizi che non aveva ricevuto la sua quota di Tfr.

Le misure restrittive sono state eseguite dalla Guardia di Finanza di Matera nell’ambito di un’operazione sul sistema sanitario in Basilicata nei confronti di persone coinvolte “a vario titolo in fatti riconducibili a reati contro la Pubblica amministrazione“. L’attività come comunicato dalla Guardia di Finanza “vede impegnati, allo stato, circa cento tra uomini e donne delle Fiamme Gialle“.

Agli arresti domiciliari da questa mattina anche presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella (Pd) nella sua casa di Lauria (Potenza) per “falso e abuso d’ufficio“. Il provvedimento gli è stato notificato dalla Guardia di Finanza, nell’ambito dell’inchiesta su alcuni episodi di manipolazioni di concorsi e raccomandazioni nel sistema sanitario. Persone vicine al governatore hanno definito la sua posizione nella vicenda “surreale“.

Secondo il Gip di Matera Angela Rosa Nettis nell’ordinanza d’arresto il governatore della Regione Basilicata Marcello Pittella  sarebbe il “deus ex machina’ della “distorsione istituzionale” nella sanità lucana, sottolineando che Pittellanon si limita ad espletare la funzione istituzionale formulando gli atti di indirizzo politico per il miglioramento e l’efficienza” della sanità regionale, “ma influenza anche le scelte gestionali delle Asl  interfacciandosi direttamente con i loro direttori generali” tutti da lui nominati.

la Procura di Matera

Tra le persone arrestate e poste ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pm Salvatore Colella della Procura di Matera, compaiono anche i commissari delle uniche due aziende sanitarie lucane, Giovanni Chiarelli (Asp Potenza) e Pietro Quinto (Asm Matera) che deve rispondere delle accuse di corruzione e turbata libertà degli incanti. Ai domiciliari è stato posto anche il direttore amministrativo dell’Asm, Maria Benedetto,  il direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, Maddalena Berardi, e un dirigente del Centro oncologico regionale della Basilicata di Rionero, Gianvito Amendola.

Nell’ambito della stessa indagine, è stato posto agli arresti domiciliari anche Vito Montanaro direttore generale dell’ Asl di Bari,  ed il responsabile dell’anticorruzione della stessa Asl, l’avvocato Luigi Fruscio di Barletta. Ai  due indagati pugliesi, viene contestato un episodio di abuso d’ufficio legato ad un presunto concorso truccato alla Asl di Matera.

Vito Montanaro, direttore generale dell’ Asl di Bari, (a lato nella foto) sarebbe intervenuto, rivolgendosi al direttore generale della Asl materana Pietro Quinto, per agevolare il posizionamento “utile” in graduatoria di Luigi Fruscio, attualmente responsabile anticorruzione della Asl di Bari (anche lui ai domiciliari), nel concorso indetto nel giugno 2017 per un posto da dirigente alla ASM.

Quinto è accusato anche di corruzione per aver affidato una serie di incarichi legali al professore di diritto amministrativo dell’Università di Bari, Agostino Meale, ottenendo in cambio la sua disponibilità come relatore della tesi di laurea del figlio e dell’impegno per assicurargli un dottorato di ricerca.

Dalla Campania, invece, arriva la vincitrice del concorso per un posto da dirigente amministrativo al Centro oncologico regionale di Basilicata, Lucia Esposito (attualmente non indagata), prima di non eletti in Senato del Pd nel 2013, che era entrata lo stesso a Palazzo Madama a settembre dell’anno scorso per l’ultimo scampolo della scorsa legislatura.

Pietro Quinto

Il commissario dell’Azienda sanitaria di Matera, Pietro Quinto (in precedenza direttore generale della stessa Asm) secondo gli inquirenti è “il collettore delle raccomandazioni che promanano” dal presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, ed intrattiene significativi rapporti con altre figure politiche e religiose di spicco“. Quinti attraverso il suo legale, Avv. Vincenzo Montagna, ha annunciato le proprie dimissioni dall’incarico ricoperto.

Il buon punteggio, “attribuito a tavolino, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito al Fruscio lo “scorrimento della graduatoria con assunzione presso altre aziende sanitarie locali”. Ai due indagati baresi si contestano i reati di abuso d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio.

Il gip del tribunale di Matera, dr.ssa Rosa Nettis, che ha accolto la richiesta di misure cautelari avanzata dal pm Salvatore Colella, lo descrive nella sua ordinanza come “un sistema di corruzione e di asservimento della funzione pubblica a interessi di parte di singoli malversatori, su sollecitazione di una moltitudine di questuanti espressione (…) di pubblici poteri apicali che si interfacciavano tra loro, in uno scambio reciproco di richieste illegittime e promesse o dazioni indebite“.

Il giudice mette in evidenza  “la politica nella sua sempre più fraintesa accezione negativa e distorta, non più a servizio della realizzazione del bene collettivo ma a soddisfacimento dei propri bisogni di locupletazione e di sciacallaggio di potere e condizionamento sociale”  in cui le assunzioni sarebbero servite ad alimentare “il consenso elettorale” utilizzato come merce di scambio per “politici di pari schieramento che governano regioni limitrofe, come è il caso della Puglia e della Campania“. Inoltre,  il gip nell’ordinanza di custodia cautelare scrive  anche che, relativamente a un concorso del 2015 “il cui esito ha vacillato fino alla fine, tutto è stato poi sopito con la mediazione del governatore Pittella, che avrebbe suggerito… di accontentare tutti“.

Tra i vari “sponsor” che al momento non risultano indagati, gli inquirenti hanno individuato l’ex viceministro degli interni Filippo Bubbico (ex Pd ora Leu). Mentre il vescovo di Matera Antonio Caiazzo, il deputato ed ex sottosegretario lucano alla Salute Vito De Filippo (Pd), il deputato barese Gaetano Piepoli (Cd), ed il questore di Matera, Paolo Sirna avrebbero sollecitato il commissario straordinario dell’Azienda sanitaria della città dei Sassi, Pietro Quinto, a intercedere su altre vicende, come l’assunzione del figlio di Piepoli alla Fondazione Matera 2019 che non si è concretizzata in quanto secondo il gip gli indagati avrebbero appreso dell’inchiesta.

 




Stalking, arrestato Paolo Castelluccio vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata

POTENZA – Il vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata Paolo Castelluccio è stato arrestato con l’accusa di stalking nei confronti di una donna e ora si trova in carcere. Castelluccio è accusato di atti persecutori, violenza privata e minacce nei confronti di una donna con cui ha avuto una relazione sentimentale più volte interrotta e ripresa.

Raffaele Fitto (al centro) e Paolo Castelluccio   

Castelluccio, eletto nel 2013 con la lista del Pdl, risulta iscritto al gruppo consiliare di Forza Italia ma durante la campagna elettorale per le recenti elezioni politiche ha annunciato di aderire a “Noi con l’Italia il movimento che fa capo a Raffaele Fitto, Lorenzo Cesa, Maurizio Lupi ed Enrico Costa.

Secondo quanto si è appreso  è prevista per oggi l’udienza di convalida dell’arresto eseguito dalla Polizia.    Castelluccio, 59 anni,  imprenditore agricolo di Policoro (Matera),eletto nel 2010, quando era in carica il precedente Consiglio regionale della Basilicata,  venne coinvolto cinque anni fa  nella “Rimborsopoli” lucana. Il 24 aprile 2013 gli fu notificato un divieto di dimora  riferito a rimborsi indebitamente percepiti tra il 2010 e il 2011, con l’impossibilità di soggiornare a Potenza.  Divieto di dimora  che fu successivamente revocato il 17 maggio del 2013, ma in seguito gli fu notificata dalla Digos la sospensione dall’attività consiliare per il periodo tra il 24 aprile e il 17 maggio 2013. Il processo di primo grado è ancora in corso.

Nel 2016, per la stessa vicenda sui rimborsi, il consigliere regionale venne poi condannato dalla Corte dei Conti per un danno erariale di circa 6mila euro. Nella sorpresa generale di chi lo conosce bene e lo descrive come persona “incapace di fare del male“, il nome di Castelluccio è ritornato alla ribalta nazionale per una storia di stalking ,  una vicenda dai contorni ancora tutti da definire.




Nasce la prima “alleanza mediterranea oncologica in rete”

ROMA –  Dopo una lunga intesa, i tre Istituti di Ricovero e cura a carattere scientifico del Mezzogiorno (IRCCS), punto di snodo privilegiato della domanda di salute dei cittadini e centri di riferimento per l’oncologia rispettivamente in Puglia, Campania e Basilicata, sono convolati a nozze; tracciando la rotta per un nuovo modello di sanità in grado di coniugare i canoni di buona amministrazione con i bisogni assistenziali in continua evoluzione.

L’Istituto tumori di Bari, rappresentato dal Direttore Generale Antonio Delvino, l’omologo dell’  “Istituto Pascale” di Napoli il Dottor Attilio A. M. Bianchi, ed il Dottor Giuseppe Nicolò CugnoDirettore Generale del Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata (CROB),  si sono scambiati per iscritto solenni promesse, sottoscrivendo proprio nell’Istituto barese la prima convenzione interregionale per un accordo di collaborazione utile a ridurre drasticamente il fenomeno delle migrazioni sanitarie al Nord. L’impegno che promuoverà anche la mobilità del personale di ricerca presso le sedi dei tre Istituti, dà concretezza ai punti di forza condivisi dagli IRCCS del Mezzogiorno: standard di eccellenza, ricerca clinica e traslazionale in campo biomedico e farmacologico, e gestione specialistica dei servizi sanitari.

Per queste ragioni la stretta di mano che va ben oltre i grandi annunci, sembra destinata a fare storia. «Siamo alle porte di una svolta rilevante per il nostro Istituto e, più in generale, per la sanità del Sud- commenta con orgoglio il Direttore Delvino– Abbiamo lavorato insieme agli altri colleghi e continueremo a collaborare per favorire l’integrazione delle competenze scientifiche e tecnologiche e garantire lo scambio delle informazioni e delle conoscenze. Questa sinergia non solo è compatibile con lo sviluppo dei singoli IRCCS, ma sarà la prova concreta che la realizzazione di nuove e moderne progettualità di reciproco interesse passa necessariamente attraverso una logica di cooperazione“.

“La nascita di questa alleanza – dice Attilio Bianchi direttore generale del Pascale, – rappresenta una svolta per il nostro Istituto, ma più in generale per la sanità del sud Italia. Siamo sicuri che la sinergia tra competenze scientifiche porterà non solo allo scambio di informazioni e conoscenze, e quindi, a nuove progettualtà, ma a ridurre la migrazioni di pazienti verso le regioni del Nord”.

La firma prenderà presto la forma di azioni più concrete, tra cui la creazione di una rete interregionale di Istituti oncologici che, attraverso una collaborazione sistematica, il confronto e lo scambio di competenze ed expertise, assicuri il costante miglioramento della qualità, dell’appropriatezza e dell’efficacia delle cure e dei servizi erogati; l’avvio di un percorso per la costituzione di una Fondazione; la definizione di una piattaforma tecnologica comune con lo scopo di raccogliere in maniera omogenea dati clinici e gestionali a sostegno della ricerca e della costruzione di un sistema comune di indicatori da utilizzare per la valutazione dell’efficienza; la realizzazione di progetti di formazione e ricerca preclinica e/o clinica in vari settori correlati all’Oncologia; la promozione di modelli organizzativi innovativi incentrati sull’etica clinica, la clinical governance, la condivisione delle policy, l’appropriatezza e l’economicità delle risorse; la condivisione dei principi ispiratori dei PDTA (Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali); lo sviluppo di attività comuni nell’ambito della ricerca sanitaria e biomedica.




Ordinanze di custodia cautelare eseguite dai Carabinieri nei confronti di 12 indagati.

ROMA – Nella mattina odierna, in vari comuni delle province di Brindisi e Bari, nonché nella città di Potenza, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere su richiesta della Procura brindisina, emessa dal GIP del Tribunale di Brindisi, concordante con le risultanze investigative prodotte dalla Compagnia Carabinieri di San Vito dei Normanni (BR), nei confronti di 12 persone.

63 le persone denunciate, 27 gli indagati nell’inchiesta della Procura di Brindisi affidata al pm dr. Milto Stefano De Nozza

Questi  i destinatari dei 12 provvedimenti cautelari: Nicola Serinelli, sindaco di Torchiarolo, Maurizio Nicolardi, vice sindaco di Torchiarolo, Vitantonio Caliandro, sindaco di Villa Castelli,  Giovambattista Selvaggi, vicesindaco di Poggiorsini,  Giuseppe Velluzzi, direttore generale dell’Azienda di Servizi Ecologici – Ase di Manfredonia (Foggia), Pasquale Lobilla, Francesco e Angelo Pecere, Cosima Celino, Michele Zaccaria e Giuseppe Guarini.

L’operazione denominata “Hydra” vede fra gli indagati il  sindaco del comune di Torchiarolo Nicola Serinelli che avrebbe ricevuto denaro come contributo per la campagna elettorale comunale in favore della lista civica “RinnoviAmo Torchiarolo – Nicola Serinelli Sindaco” insieme al  vicesindaco di Poggiorsini (area metropolitana di Bari)  e Maurizio Nicolardi vicesindaco di  Torchiarolo, uomo di fiducia e collaboratore fidato del Sindaco.

Nicolardi avrebbe intrattenuto – secondo gli investigatori dell’ Arma – rapporti con il Pecere, interessandosi di far assumere persone vicine, in cambio dell’accordo bonario circa la restituzione di somme di denaro dovute dal  Comune di Torchiarolo alla Reteservizi srl. società di raccolta rifiuti urbani, intestata formalmente a due donne, ma in realtà gestita da Angelo Pecere e Pasquale Leobilla.

Iscritto nel registro degli indagati e colpito da ordinanza cautelare anche Vitantonio Caliandro sindaco di Villa Castelli (comune della provincia di Brindisi)  in un recente passato già rinviato a giudizio e processato a seguito di un’ operazione dalla Guardia di Finanza battezzata col nome eloquente diCattedrale nel deserto” per un complesso residenziale sequestrato a Villa Castelli: il giudice dell’udienza preliminare Valerio Fracassi accolse il rinvio a giudizio richiesto dal pubblico ministero Adele Ferraro a carico dell’attuale sindaco di Villa Castelli.

Il sindaco Caliandro in  concorso con Pecere e Leobilla, commetteva “falsa testimonianza”, per aver asserito e dichiarato dinnanzi al Tribunale di Brindisi, nel corso di un procedimento, che la Reteservizi srl avesse svolto servizi aggiuntivi rispetto alle originarie previsioni contrattuali. Ma non solo.

Caliandro avrebbe ricevuto denaro quale contributo alla campagna elettorale relativa alle elezioni amministrative del Comune di Villa Castelli, in favore della lista civica che guidava “Caliandro Sindaco” ed avrebbe favorito la Reteservizi nell’aggiudicazione di gare d’appalto per la raccolta dei rifiuti in quel comune

Indagato e colpito da ordinanza cautelare Giuseppe Velluzzi , 46enne da Potenza, già Direttore Generale della ASE – Azienda di Servizi Ecologici di Manfredonia (Foggia) sino allo scorso,  31 gennaio 2017  (azienda totalmente estranea all’indagine)  nella sua successiva attività consulente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Poggiorsini, Biccari e delle Isole Tremiti, il quale avrebbe prodotto la documentazione necessaria, in modo occulto, in maniera da favorire la società  Reteservizi   nell’aggiudicazione dei bandi di gara.

l‘ing. Giuseppe Velluzzi

 

La rete corruttiva nelle amministrazioni comunali si estendeva anche nel barese coinvolgendo Selvaggi Giovanbattista  Vice Sindaco di Poggiorsini (area metropolitana di Bari) il quale In cambio di varie utilità avrebbe adottato corsie preferenziali illegittimamente a vantaggio della Reteservizi  riguardo potenziamento ed ammodernamento delle strutture dedicate alla raccolta differenziata e all’autocompostaggio, in cambio di assunzioni di soggetti allo stesso vicini.

Fra i funzionari pubblici colpiti da ordinanza ed indagati compare anche il  responsabile ufficio tecnico comune di Squinzano,  Zaccaria Michele , accusato per “corruzione continuata per l’esercizio della funzione”.

Nominato componente esperto per l’esame delle offerte tecniche relative all’appalto per l’affidamento del servizio pubblico di igiene urbana nell’Ambito di Raccolta Ottimale, associazione tra i comuni di Gallipoli, Alliste, Melissano, Racale e Taviano, in diverse circostanze, in virtù di medesimo disegno criminoso, secondo gli investigatori dell’ Arma dei Carabinieri, Zaccaria avrebbe esercitato le sue funzioni a vantaggio della Reteservizi , nell’aggiudicazione in suo favore delle gare d’appalto a cui partecipava, in cambio di denaro.

Fra gli indagati  Pasquale Lobilla,e Angelo Pecere responsabili di fatto dell’attività svolta dalla società Reteservizi srl.

“Promotori” della rete di tangenti, formalmente impiegati a vario titolo nella società Reteservizi, due ulteriori indagati: Cosima Celino e Francesco Pecere

 

L’attività investigativa guidata dal capitano Diego Ruocco comandante compagnia Carabinieri di San Vito dei Normanni è partita nel novembre 2014, ha consentito di disarticolare un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di più delitti contro la pubblica amministrazione, il patrimonio, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia, commessi fino al novembre 2015, per fatti accaduti nelle province di Bari e Brindisi.

 

Le indagini hanno permesso di individuare esponenti della pubblica amministrazione,  impegnati nell’ attività politica ed amministrativa di diversi enti locali, segnatamente comuni, dediti ad un sistematico mercimonio dei poteri pubblici loro assegnati, attraverso asservimento agli interessi privati della Reteservizi srl una società per la raccolta di rifiuti solidi e urbani con sede in Carovigno (BR), attraverso reiterate violazioni dei doveri di imparzialità, correttezza e buon andamento dell’operato della pubblica amministrazione, ed inoltre hanno consentito agli investigatori di accertare ed  evidenziare condotte di finanziamento illecito dei partiti politici e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, nonché favoreggiamento della prostituzione, molteplici ipotesi delittuose di falso e altri reati minori, finalizzate a sostenere il buon esito dei patti corruttivi, ed  ipotesi, a vario titolo, di favoreggiamento della prostituzione concretizzatesi nelle feste che si organizzavano e alle quali patecipavano delle escort.

Indagato anche Guarini Giuseppe , un ex poliziotto, responsabile di “favoreggiamento della prostituzione” e “false dichiarazioni sull’identità altrui“. Guarini in qualità di gestore dell’Hotel Sotto le stelle , ubicato in Carovigno, interrogato circa la presenza ed attività di una escort nella struttura alberghiera avrebbe reso dichiarazioni mendaci.

 

 

 




Operazione Polizia di Stato a Potenza. 11 arresti per turbativa d’asta

La Polizia di Stato di Potenza ha arrestato 11 persone per i reati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, corruzione, induzione indebita, falsità in atti pubblici, truffa ai danni di ente pubblico ed abuso d’ufficio. L’ordinanza cautelare rappresenta l’epilogo di una complessa attività d’indagine condotta dai poliziotti della  Squadra Mobile  che ha consentito di delineare un quadro indiziario di indubbia gravità a carico degli indagati, in relazione a procedure di gara e di affidamento lavori (nonché di selezione del personale) bandite e pubblicate dall’ Ente per lo Sviluppo dell’Irrigazione e la Trasformazione Fondiaria in Puglia, Lucania ed Irpinia e dal Comune di Potenza.

L’indagine ha preso corpo a seguito della denuncia presentata dalla “Marco Polo Appalti srl”, società aggiudicataria di una gara d’appalto indetta dal Consorzio di Bonifica Alta Val D’Agri avente ad oggetto i lavori di trasformazione irrigua nei Comuni di Sarconi e Grumento Nova, e che denunciava il comportamento posto in essere dalla Stazione Appaltante, vale a dire il compimento, prima e durante la procedura di aggiudicazione della gara, di alcuni atti in palese violazione delle norme del Codice degli Appalti allo scopo di favorire altra società classificatasi seconda nella graduatoria.

L’avvio dell’attività basata principalmente sullo strumento delle intercettazioni audio e video, con relativi servizi di osservazione e pedinamento, nonché sull’acquisizione ed analisi di numerosa documentazione ha in realtà disvelato un sistema illegale che ha riguardato quasi esclusivamente l’E.I.P.L.I., ente al servizio di più Regioni (per un territorio di oltre 3 milioni di ettari, pari a circa il 10% di quello nazionale), i cui compiti dovrebbero perseguire fini volti alla soluzione dell’antico e grave problema dell’approvvigionamento idrico nei territori del Sud.

L’operazione ha fatto luce in particolare sulle dinamiche sottese alle recenti procedure pubbliche relative all’affidamento dei Lavori per il ripristino della capacità di invaso delle fluenze del Fiume Sinni nella Diga di Monte Cotugno nel Comune di Senise (Pz) – 1° Stralcio, importo complessivo dell’appalto € 3.454.883,20; dei Lavori di adeguamento funzionale alle norme vigenti degli impianti tecnologici a servizio delle Dighe Sinni, Pertusillo e Camastra (Pz), importo complessivo dell’appalto € 2.693.188,74; ed dei Lavori per la ristrutturazione della Traversa sul Fiume Sauro in Agro di Aliano (Mt) e relative opere accessorie” (base d’asta € 15.821.186,57).

L’indagine ha interessato anche le gare bandite dal Comune di Potenza per la  “progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di riqualificazione, ristrutturazione e messa in funzione degli impianti sportivi polifunzionali all’aperto esistenti del Campo Viviani” e per la “progettazione esecutiva ed esecuzione lavori di riqualificazione, ristrutturazione e messa in funzione degli impianti sportivi polifunzionali all’aperto esistenti al campo scuola”.




Una bufera di neve ha paralizzato gli aeroporti di Puglia

Aeroporti chiusi al traffico e a Brindisi e Bari e voli cancellati a causa delle forti nevicate e raffiche di vento, ghiaccio sulle piste imbiancate dalla neve, e del cattivo tempo che imperversa sulla Puglia e le forti.

La società Aeroporti di Puglia, sta monitorando continuamente  la situazione  per consentire  una rapida ripresa dei traffici aerei. Gli aeroporti riapriranno non appena il bollettino meteo lo consentirà.

Ieri, due aerei partiti rispettivamente da Malpensa e da Praga e diretti a Bari sono stati fatti atterrare in mattinata all’aeroporto di Napoli-Capodichino a cause delle avverse condizioni meteo nel capoluogo pugliese. I viaggiatori hanno proseguito il viaggio a bordo di autobus. Nella mattinata anche mattinata il volo Napoli-Istanbul , sempre a causa  delle pessime condizioni del tempo, è stato cancellato .

La società Aeroporti di Puglia ha comunicato che  l’Aeroporto di Bari dalle ore 19.00 di ieri sera è stato riaperto mentre invece l’Aeroporto del Salento di Brindisi che era stato riaperto in tarda mattinata, a causa del peggioramento delle condizioni meteo, è stato chiuso di nuovo .  Aeroporti di Puglia svelando in tal modo di un avere un efficace servizio di informazioni al pubblico invita i passeggeri in partenza a raggiungere in anticipo gli aeroporti di Bari e Brindisi, anche al fine di evitare ritardi determinati da possibili difficoltà di circolazione e invita i passeggeri a contattare il servizio clienti della compagnia aerea o la propria agenzia di viaggi per avere informazioni sullo stato del volo e su eventuali variazioni rispetto alla normale prevista programmazione dello stesso,


Il noto avvocato barese Michele Laforgia
ha raccontato sulla sua pagina Facebook  la sua allucinante esperienza di viaggio. Incredibilmente tutto quello che leggete è accaduto realmente !

“Sono pienamente consapevole che parlare di Alitalia è un luogo comune, come pubblicare su Facebook fotografie con outfit lappone al primo apparire dei fiocchi di neve. Ma dalla ex compagnia di bandiera, come si chiamava un tempo, c’è sempre da imparare, in attesa dell’ennesimo salvataggio di Stato.

Che il 6 gennaio in Puglia avrebbe fatto freddo si sa da giorni, se non da settimane. Tuttavia è inutile chiedere notizie prima di arrivare a Fiumicino, magari per trovare un altro mezzo o regolarsi in qualche modo. Anche se si riesce a penetrare le formidabili difese informatiche del sito Alitalia o, addirittura, a parlare con il call center, irraggiungibile come il cellulare di Justin Bieber, non c’è verso di avere una previsione: con il brutto tempo il traffico aereo funziona come una gigantesca slot machine, in attesa del jackpot. Si deve andare in aeroporto e mettersi in coda, in fiduciosa attesa dell’imponderabile, altrimenti si perdono soldi e biglietto. Dispiace però che contemporaneamente lo stesso biglietto sia in vendita sul sito alla modica cifra di 426 euro per la sola andata Roma-Bari: in termini penalistici, una tentata truffa.

Il ritardo annunciato è solo di mezz’ora, ma il parco buoi viene effettivamente imbarcato dopo oltre due ore di coda, a causa – come sempre – del “ritardato arrivo dell’aeromobile”. Il ritardato arrivo dell’aeromobile per spiegare il ritardo della partenza dell’aeromobile medesimo è una purissima tautologia, come l’arresto cardiaco quale causa di morte, ma tant’è. Il volo, nel 2017, è ancora un imponderabile sortilegio, conseguenza della combinazione di forze ignote, naturalmente incontrollabili dall’uomo. Gli aerei di linea sono un po’ come i calabroni: non potrebbero volare, ma ostinatamente volano, sostenuti dall’ignoranza. Che almeno per i calabroni si tratti di una credenza del tutto priva di basi scientifiche non conta, in attesa di una apposita giuria popolare che decida sui decolli – e gli atterraggi – impossibili.

Dopo di che, finalmente, si parte. Tempo mezz’ora e il pilota annuncia che puntiamo su Bari, ma a causa delle cattive condizioni meteorologiche – chi lo avrebbe mai detto? – non è escluso che si debba deviare su un “alternato” (alternato, dice proprio così, anche se in inglese suona decisamente meglio). Informazione preziosissima, a quel punto, perchè i passeggeri potrebbero sempre decidere di scendere, saltare su uno stormo di gabbiani per cambiare direzione o planare verso casa. Arrivati su Bari, comunque, il pilota annuncia puntualmente che per la torre di controllo c’è troppo vento – non neve, vento, che pure spira incessante da dodici ore, non da qualche minuto – e, pertanto, che dobbiamo atterrare altrove: non a Brindisi perché ci sono gli spifferi pure lì, bensì a Napoli, protetta dal Vesuvio. L’aeroporto di Palese svanisce così malinconicamente all’orizzonte, ma dopo altri venti minuti di trasvolata con vista panoramica sul Golfo il pilota riprende quota e informa i passeggeri-buoi che la compagnia ci fa rientrare a Roma, per ragioni di assistenza. Pare si siano accorti che nevica anche sugli Appennini e quindi che non possono garantire la transumanza in autobus, ovvero, più verosimilmente, che non sanno cosa fare dell’aeromobile, dell’equipaggio e del bestiame nel capoluogo campano.

Tre ore dopo la partenza prevista, dunque, si torna a Roma.

A questo punto, dopo aver recuperato il bagaglio, la mandria viene dirottata in pullman sull’Holiday Inn, alla periferia dell’Eur: intorno, il nulla. Altri 45 minuti di coda per assegnare le stanze, cena alle 20, partenza successiva chissà quando. Non c’è nessuno a cui chiedere informazioni. Alle 20.15 un gentile inserviente dell’albergo smista i profughi dell’Alitalia in una sala a parte, dove sono elegantemente allestiti con tovagliette di carta alcuni tavoli da dodici posti ciascuno; i commensali sono invitati a sedersi dove capita, ma non sui tavoli liberi, per non rovinare l’atmosfera da gita parrocchiale e agevolare la socializzazione, essenziale nella gestione delle emergenze umanitarie. Quindi il cibo, a self service: un pentolone di pasta al sugo, uno di hamburger con patate e una torta alla crema divisa in fettine. Acqua corrente a volontà. A parte, birra al modico prezzo di 9 euro per 66 cl alla spina o 6.50 per le bottiglie da 33, nello stile di Piazza San Marco, a Venezia. Quindi tutti a letto, come al campeggio, con sveglia all’alba in attesa del programma del giorno dopo.

All’1.45 del mattino squilla il telefono. Informazione dall’aeroporto, dicono: navette alle 6.30 e alle 7.00, partenza prevista alle 9.50. Cosa sia successo nel cuore della notte, non è dato sapere, perché nessuno sa ancora se il volo partirà effettivamente e a che ora: nel frattempo si va, in attesa, o meglio nella speranza, che qualcosa finalmente succeda. Se non che, dopo il check-in, dalle 9.50 si passa alle 10.50, quindi alle 11.30, sino a che, alle 11.10 improvvisamente il volo per Bari svanisce dalle partenze, come un miraggio. È cancellato: tutti coloro che sono provvisti di un telefono cellulare, cioè chiunque, sa che a Bari e a Brindisi nevica e gli aeroporti sono chiusi, evidentemente lo ha scoperto anche la task force della compagnia aerea, dopo la nottata insonne a progettare nuove rotte. Problema risolto, dunque: Alitalia libera tutti perché non riprotegge più nessuno, non avendo altri voli liberi. Per il rimborso del biglietto sono previste procedure esoteriche, tante quanti sono i metodi di acquisto, mentre per trovare posto in altri orari c’è la roulette russa, magari per altre destinazioni. Qualcuno inizia a pensare a un altro viaggio, visto che il rientro è così arduo; i più, sperano nella farfalla in Brasile: magari se batte le ali adesso porta via il freddo e i cugini calabroni, in Italia, possono tornare a volare. Almeno la teoria del Caos non è una bufala, avendo ad oggetto proprio la meteorologia.

Ma prima c’è da ritirare il bagaglio, imbarcato all’alba a mò di buon auspicio, se non di preghiera. Occorre dunque recarsi nella terra di nessuno della biglietteria Alitalia, da qualche tempo il solo consolato dell’Arabia Saudita in cui le odalische, in tailleur verdone scuro con cappellino in tinta, si esprimono in romanesco. Per il bagaglio bisogna recarsi al nastro 16, dicono, ma chissà quando: le valigie risultano ancora sull’aereo. Faccio presente alla gentile bajadera che Alitalia non può sequestrare i miei bagagli e lei risponde candidamente che infatti devo aspettare e ritirarli, perché Alitalia non li consegna: non rendendosi conto, evidentemente, di aggiungere al sequestro delle cose anche quello delle persone, trattenute da 24 ore in attesa che spiova, sapendo che non spioverà.
Prendersela con il personale, anch’esso ostaggio della improvvisazione generale, è tuttavia semplicemente inutile. Romanesco per romanesco, diceva bene Petrolini quando qualcuno dal loggione lo importunava, durante lo spettacolo: “io nun ce l’ho con te, ce l’ho con quello accanto a te che non te butta de sotto”.

C’è infatti qualcosa di profondamente ingiusto, se non di perverso, in tutto questo. Prendere un aereo nel 2017 non può essere un azzardo, affidato alla buona sorte. Il maltempo, almeno quando è ampiamente previsto, è un problema che deve risolvere chi organizza il servizio, non chi paga il biglietto. E, soprattutto, spendere qualche euro in più per i propri sfortunati clienti non sarà la causa del fallimento di Alitalia. Semmai, il contrario”.




Operazione “Notre Dame”. La Polizia arresta banda di rapinatori e spacciatori composta da 6 persone

 

Alle prime ore di questa mattina, i poliziotti del Commissariato di Grottaglie, diretto dal Commissario Capo Dr. Andrea Rosato, coadiuvati dai colleghi della Questura di Taranto e del Reparto Prevenzione Crimine di Lecce hanno dato esecuzione ad una ordinanza cautelare emessa dal Gip  dott.ssa Tea Verderosa del Tribunale di Brindisi,  su richiesta del sostituto procuratore della Procura di Brindisi dott.ssa Simona Rizzo, nei confronti di sei persone di Villa Castelli e Grottaglie (cinque delle quali sottoposte a custodia in carcere ed una agli arresti domiciliari), per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine a mano armata, furti, estorsioni, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti ed altri gravi e numerosi reati commessi in Grottaglie e Villa Castelli tra il 2014 e il 2015.

  • Ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di:MARANGI Domenico, di anni Villa Castelli di anni 19
  • LEONE Cosimo, di Villa Castelli di anni 36
  • LEONE Daniele, di Villa Castelli di anni 21
  • DI PALMO Antonio, di Grottaglie di anni 24
  • DI PALMO Isabella di Grottaglie di anni 20. Di Villa Castelli di anni 25
  • Misura degli arresti domiciliari nei confronti di:
  • DI PALMO Isabella di Grottaglie di anni 20

L’ ordinanza cautelare è stata emessa al termine di un’articolata attività di indagine sviluppata dal Commissariato di P.S. di Grottaglie e coordinata prima dalla Procura della Repubblica di Taranto e poi dalla Procura della Repubblica di Brindisi, che ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale pericoloso e particolarmente attivo nelle province di Taranto e Brindisi, ove ha operato a lungo con allarmante spregiudicatezza e facendo uso di armi anche in presenza di donne e bambini.

Nel corso della conferenza stampa odierna  il dr. Marco Dinapoli Procuratore capo della Procura della Repubblica di Brindisi, ha reso noto che Il procedimento penale che ha portato all’emissione delle misure restrittive nasce dalle risultanze investigative acquisite nel corso delle indagini volte ad accertare gli autori di una cruenta rapina perpetrata in Grottaglie in data 31 agosto 2014 quando i proprietari i proprietari della Pizzeria “Notre Dame” di Grottaglie (da cui prende il nome l’operazione), mentre si accingevano a chiudere il locale, venivano sorpresi da tre individui armati di pistola e travisati da passamontagna i quali, sotto la minaccia delle armi riuscivano ad impossessarsi della somma di 5.000,00 euro; nel corso dell’aggressione uno dei malviventi puntava la pistola alla testa ad un bambino di otto anni, figlio della coppia. In seguito al descritto episodio scaturiva una complessa attività investigativa, durata circa venti mesi, che, sotto il coordinamento della Procura di Brindisi, consentiva alla squadra investigativa del Commissariato di Grottaglie di smascherare il pericoloso sodalizio criminale.

I membri di questa associazione, riconducibili alle famiglie Marangi e Leone di Villa Castelli (BR), seppur tutti molto giovani, nel corso delle loro attività delittuose hanno dimostrato di possedere una violenza ed una spregiudicatezza fuori dal comune, portando numerosi gravi reati che hanno generato un enorme allarme sociale fra la popolazione del posto. Al riguardo giova evidenziare come spesso gli odierni indagati non hanno esitato ad utilizzare le armi per minacciare le loro vittime né la presenza di donne o bambini ha rappresentato un deterrente per il compimento delle loro attività delittuose.

 

Le immagini della  rapina al Dada Caffè  s Villa Castelli (BR) del 25.05.2015

Tra gli episodi più significativi che vengono contestati agli indagati v’è anche una violenta rapina consumata in data 25 maggio del 2015 ai danni del bar “ Dada Caffè” di Villa Castelli (Br) quando uno dei cinque autori, armato di pistola, dopo aver costretto il titolare del bar a rivolgere la testa verso il muro, lo minacciava poggiandogli l’arma contro la tempia. Analoga spregiudicatezza è emersa anche nel corso di un’altra rapina consumata il 28 settembre 2015 in danno della titolare di un’agenzia assicurativa di Villa Castelli la quale mentre si trovava a bordo della propria macchina nel comune di Ceglie Messapica (Br) veniva affiancata dall’autovettura Fiat Uno di colore rosso, con due individui a bordo travisati da passamontagna, i quali dopo aver minacciato la donna con una pistola, la speronavano la macchina e dopo averla costretta a finire fuori strada, s’impossessavano della sua borsa.

Le immagini della  rapina al supermercato Euroispin di Grottaglie (TA)  del 30.05.2015

Alla scena assisteva un uomo il quale avvicinatosi al veicolo della donna veniva violentemente aggredito e minacciato con la pistola da uno dei malviventi. Tra i fatti contestati agli arrestati v’è anche una violenta rapina commessa ai danni del supermercato Euroispin di Grottaglie del 30 maggio 2015 quando due individui con il volto coperto, di cui uno armato, facevano irruzione nel supermercato e s’impossessavano dell’incasso della giornata pari a 1.200 euro dandosi poi alla fuga e, benché inseguiti dalla polizia, riuscivano a far perdere le loro tracce grazie anche alla complicità di altri tre soggetti che li attendevano in una zona periferica del paese non prima di aver dato alle fiamme l’auto usata per la rapina, risultata poi rubata. Gli arrestati dopo le formalità di rito sono stati condotti presso la casa circondariale di Brindisi.

 




Addio del procuratore Cataldo Motta tra le lacrime di commozione

 

Il procuratore della Dda di Lecce Cataldo Motta, ha illustrato questa mattina  ai giornalisti  di Brindisi tra le lacrime di commozione, i risultati di un’operazione dei Carabinieri che ha portato all’arresto di 54 persone, su 58 destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per mafia, omicidio, armi e droga.”Questa è l’ultima”  ha detto Motta, da diversi anni al vertice della procura di Lecce e della Dda di Lecce, in prima linea nella lotta alla organizzazione di tipo mafioso Sacra Corona Unita, che andrà in pensione il 15 dicembre prossimo.

Nel 2013 il  nome del procuratore Motta venne inserito fra i “papabili” al vertice della Procura nazionale antimafia, sbaragliando le varie  ipotesi circolanti sulla nomina del nuovo procuratore antimafia, al posto di Pietro Grasso diventato presidente del Senato della Repubblica,,il quarto da quando è stato istituito questo delicato ufficio inquirente, e che era  già stato ricoperto da Bruno Siclari e da Pierluigi Vigna.

 

servizio video realizzato da BrindisiOggi

Motta ha salutato tra le lacrime di tutti per l’emozione colleghi, forze dell’ordine e giornalisti presenti. “Non ho nulla da recriminare” ha rispostao alle domande dei giornalisti. Per Motta, la Sacra Corona Unita, non ha cessato di avere influenza nel Salento, pur con modalità d’azione diverse per Brindisi, Lecce e Taranto. “Bisogna evitare che il consenso sociale prenda piede e si sviluppi – ha detto – in modo da celare l’esistenza e la vivacità della Sacra Corona Unita, che continua seppur con un atteggiarsi diverso, ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla pax mafiosa”.

Parlando della sua carriera Motta ha detto che  “è stata una esperienza coinvolgente assorbente. Sono stati anni pieni di soddisfazioni. Il mio successore, che non so chi sarà, se la caverà sicuramente bene” ha aggiunto, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano cosa augurasse al successore., aggiungendo che “la squadra di magistrati che c’è a Lecce è molto valida“.

Dopo Motta ha preso la parola il sostituto procuratore  dr. Alberto Santacatterina della Dda di Lecce, che ha elogiato l’impegno ed abnegazione del procuratore Motta nella lotta del contrasto alla Sacra Corona Unita e ricordato alcune delle più importanti operazioni da lui coordinate, fra le quali l’inchiesta sull’attentato alla scuola ‘Morvillo-Falcone’ avvenuto il 19 maggio del 2012 in cui morì la studentessa sedicenne Melissa Bassi e per il quale è stato condannato in via definitiva all’ergastolo Giovanni Vantaggiato, attualmente in carcere per “strage aggravata dalla finalità terroristica“., per la quale ricevette apprezzamenti anche dal Capo dello Stato.




Condannati due manager Enel, risarcimento per gli agricoltori per le nubi di carbone

CdG toga banco tribunaleCon la condanna a nove mesi di reclusione nei confronti di due manager dell’ Enel  Calogero Sanfilippo e Antonino Ascione, e l’intervenuta prescrizione per altri due dirigenti Enel, Sandro Valery e Luciano Mirko Pistillo, e con l’assoluzione di altri 11 imputati, 2 dei quali imprenditori locali, si è concluso ieri il processo per la diffusione della polvere di carbone dal carbonile e dal nastro trasportatore della centrale Enel di Cerano. Assolti “per non aver commesso il fatto” Vincenzo Putignano, Lorenzo Laricchia, Fausto Bassi, Diego Baio, Gianmarco Piacente, Fabio De Filippo, Giuseppe Varallo, Massimo Distante, Giovanni Madia, Aldo Cannone e Luca Screti.

Enel Produzione con un comunicato “prende atto della decisione del Tribunale di Brindisi che non ha valorizzato la puntuale ricostruzione dei fatti operata nel dibattimento, nel corso del quale sono invece emerse contraddizioni ed incertezze sulle prove prodotte dall’accusa.. L’azienda si riserva di valutare le motivazioni della sentenza di primo grado che ha visto la condanna di due dirigenti, anche considerata l’enorme mole di investimenti,  oltre 700 milioni di euro,  effettuata dalla società negli ultimi anni. Impegno che ha visto un miglioramento continuo delle performance ambientali della centrale Federico II di Brindisi”.

Nel confidare che le difese dei due dirigenti ottengano una diversa valutazione in appello, coerente con le risultanze istruttorie, Enel Produzione evidenzia come il Tribunale abbia in ogni caso respinto le richieste di risarcimento di oltre 1,4 miliardi di euro avanzate dalle principali parti civili.

I due condannati, in solido con Enel Produzione, dovranno  risarcire anche alcune delle parti civili e in particolare tutti gli agricoltori proprietari di terreni nella zona che avevano chiesto il ristoro del danno subito per il deposito di polvere di carbone sulle colture. Le indagini sui presunti casi di danneggiamento e sporcamento delle colture erano state condotte dalla Digos di Brindisi. L’accusa nel processo, sostenuta dal pm Giuseppe De Nozza. Rigettate le domande di risarcimento dei danni proposte dalle altre parti civili: il Comune, la Provincia, gli altri enti, e le associazioni ambientaliste.




Intensa attività dei Carabinieri dei NAS a Taranto e Brindisi

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nella foto, il barAl Fresco …come a casa…”

Intensa attività a Taranto e Brindisi dei Carabinieri dei Nas guidati dal Comandante Marrazzo, che hanno effettuato numerosi controlli a tutela della salute pubblica e dei consumatori. Avvalendosi dell’ assistenza  del Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione della ASL di Taranto, sono state due ordinanze di chiusura di esercizi commerciali di ristorazione nell’ambito di controlli sul litorale effettuati a Marina di Pulsano, e lungo la litoranea jonico-salentina a Campomarino (Maruggio) . Sul lungomare di Campomarino è stata sospesa l’attività di ristorazione effettuata abusivamente dal bar “Al Fresco …come a casa…” che veniva esercita in assenza di idonea documentazione ed autorizzazione.

CdG ristorante Lo Scoglio

nella foto il ristorante Lo Scoglio, a Marina di Pulsano

A Marina di Pulsano a seguito delle verifiche eseguite,  i Carabinieri dei NAS di Taranto hanno sanzionato il ristorante Lo Scoglio, con la sospensione della licenza relativa all’attività di ristorazione essendo stata riscontrata la mancanza di requisiti minimi d’igiene e strutturali previsti dalla normativa vigente come l’ assenza di acqua potabile, di servizi igienici e spogliatoi per il personale, scarsa pulizia, assenza di sistemi anti intrusione insetti, attrezzature e locali da ripristinare, impianto di aspirazione fumi insufficiente.

L’attività si è estesa anche nel brindisino dove a Francavilla Fontana è stato sanzionato un bed & breakfast, nonchè sanzionata per una carica batterica elevata un’azienda attiva nella trasformazione dell’ Aloe con la produzione di integratori alimentari naturali.




Appalti truccati all’ ASL Brindisi. Il Governatore Emiliano in aula dopo le minacce

CdG emiliano aula brindisiIl presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha partecipato personalmente in Tribunale a Brindisi all’udienza del processo che riguarda presunte procedure di gara truccate alla ASL Brindisi, i cui imputati sino chiamati a  rispondere del  reato di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta. Sono 45 gli imputati tra imprenditori, funzionari e dipendenti della Asl e l’ex dirigente dell’ufficio tecnico della stessa Azienda Sanitaria brindisina Vincenzo Corso nel processo, la cui accusa è rappresentata dal pm Giuseppe De Nozza.  “Sono qui  – ha detto Emiliano perché sono rappresentante della parte civile in un processo importantissimo che dimostra la pressione anche qualche volta violenta e minacciosa nei confronti dei funzionari onesti della Asl di Brindisi ed anche della Regione Puglia”.  In aula i saluti del presidente del Tribunale, Alfonso Pappalardo e del procuratore della Repubblica Marco Dinapoli.

Nel corso dell’ultima udienza un proiettile è stato trovato su un banco: si tratta di una cartuccia priva di polvere pirica calibro 9×21 episodio sul quale sono ancora in corso le indagini. “Il nostro avvocato difensore – ha proseguito Emiliano, che è un ex- magistrato – ha subito una grave intimidazione perché sul tavolo di questa aula nella quale io ho fatto un maxi processo alla Sacra Corona Unita è stato depositato un proiettile, nei confronti della parte civile, nel timore che svolgesse il proprio compito con troppa dedizione e precisione».

Emiliano ha preannunciato che nel limite dei suoi impegni istituzionali continuerà a seguire il corso del processo.

 




La Guardia di Finanza di Bari sequestra un quintale e mezzo di droga . Arrestati due scafisti

Schermata 2016-06-30 alle 09.22.58L’ operazione del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari  iniziata al largo di Brindisi , con il sequestro di oltre un quintale e mezzo di droga si è conclusa in Albania con l’arresto dei due scafisti che cercavano di sfuggire alla cattura, i quali pensavano che il mare mosso di questi giorni potesse essere loro complice per arrivare indisturbati sulle coste salentine con il loro gommone carico di droga, ma i due scafisti albanesi non avevano fatto i conti con il dispositivo di vigilanza delle fiamme gialle. L’operazione aeronavale, condotta dal Gruppo Aeronavale di Taranto, specializzato in operazioni a largo raggio e dal Reparto Operativo Aeronavale di Bari, chiamato a contrastare i traffici illeciti via mare diretti in Puglia, iniziata in alto mare si è conclusa in acque albanesi, con la collaborazione delle autorità albanesi.

L’allarme è scattano nella tarda mattinata di mercoledì quando è stato avvistato da un elicottero tedesco tipo “Super Puma” distaccato in Puglia, nell’ambito dell’operazione “Triton 2016” dell’Agenzia Europea Frontex, coordinata dal Gruppo Aeronavale di Taranto, a oltre 40 chilometri al largo di Brindisi, un gommone palesemente carico dei tipici involucri usati per confezionare la marijuana, diretto a gran velocità, nonostante il mare agitato, verso le coste italiane. In zona è stata inviata una motovedetta. Il gommone, vistosi scoperto dall’elicottero, ha invertito la rotta e i due occupanti, nel tentativo di guadagnare più velocemente il largo, si liberavano del carico gettandolo in mare. L’operazione proseguiva da un lato con il recupero, da parte della motovedetta del carico di droga poco prima lanciato in mare e dall’altro con l’inseguimento e tracciamento, da parte dei mezzi aerei, del gommone in fuga che proseguiva fino all’ingresso nelle acque albanesi dove gli scafisti pensavano di essere al sicuro dal dispositivo italiano.

Schermata 2016-06-30 alle 09.23.30Non avevano considerato, invece, che, grazie all’eccellente collaborazione internazionale di polizia tra i due paesi, le autorità albanesi erano già state allertate. Pertanto, due unità navali del Nucleo di frontiera marittima della Guardia di Finanza, di base in Albania, e due motovedette della Polizia albanese intercettavano il gommone e, dopo un movimentato inseguimento, reso ancor più difficoltoso dalle cattive condizioni del mare, riuscivano a catturare gli scafisti che venivano tratti in arresto. Il quantitativo di stupefacente recuperato in mare e posto sotto sequestro dai finanzieri della Sezione Operativa Navale di Brindisi ammonta a 165 chilogrammi. Il gommone, di circa 6 metri è stato posto sotto sequestro in Albania dove sono stati tratti in arresto i due scafisti, il ventottenne Hermal HAMETI ed il quarantaduenne Elidon BELULI, entrambi di Valona.

CdG finanza drogaImmediatamente  sono state avviate le indagini per individuare sia i membri dell’organizzazione operante in Albania, sia quelli che attendevano  in Italia il carico di droga , che sulle piazze dello spaccio avrebbe fruttato oltre un milione e mezzo di euro. Con il fermo di ieri, salgono a quattordici i quintali di marijuana sequestrata nelle acque del basso adriatico dalle fiamme gialle pugliesi dall’inizio dell’anno.




L’ Assostampa di Puglia, minacce (ed atti vandalici) , Facebook, querele e dintorni….

Schermata 2016-06-15 alle 07.50.55Il quotidiano siculo-barese La Gazzetta del Mezzogiorno nella sua edizione online di ieri ha dato ancora una volta prova con un titolo incompleto dell’ approssimazione con cui purtroppo (per loro) alcuni giornalisti lavorano nella sua redazione, pubblicando una notizia relativa ad un comunicato stampa sindacale della solita Assostampa di Puglia (associazione sindacale che abbiamo già querelato in passato)  che si spaccia per sindacato unitario ( in realtà “unico”) ed  “esprime sconcerto e preoccupazione per il pesante clima intimidatorio, corredato di esplicite minacce ai danni dei cronisti di Brindisi, con l’avvicinarsi del ballottaggio per le amministrative 2016

Come racconta la Gazzetta,  l’ultimo episodio, riguarda il giornalista Gianmarco Di Napoli, direttore del quotidiano on line brindisino  “Senza Colonne”, per la pubblicazione di un articolo riguardante un candidato sindaco al ballottaggio Nando Marino e l’ appello lanciato dal giornale online a rendere pubbliche eventuali sue pendenze penali. In tutta risposta, uno dei candidati nelle liste a sostegno di Marino, avrebbe utilizzato il proprio profilo personale Facebook per lanciare presunti messaggi intimidatori al giornalista brindisino.

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Non entriamo nel merito della decisione di un un altro giornalista come Di Napoli di occuparsi dei precedenti penali di un candidato, che può essere condivisibile dopo aver valutato la tipologia di reato per cui qualcuno è stato condannato. Ma bisogna ricordarsi che vi sono condanne e condanne, così come vi sono sono sentenze coperte da indulto, amnistia, e ci sono peraltro anche una marea di giornalisti condannati, a partire da Marco Travaglio (Il Fatto Quotidiano) , Bruno Vespa (RAI) , Alessandro Sallusti (Il Giornale) , Maurizio Belpietro (ex Libero), Giorgio Mulè (ex Panorama ) ecc. A volte anche i giornalisti-sindacalisti come ad esempio  Mimmo Mazza (La Gazzetta del Mezzogiorno) è stato condannato per brogli elettorali, e si è salvato in appello solo grazie alla prescrizione. Sarebbe stato un bel gesto rinunciarci ed andare a giudizio…ma per adottare certe decisioni occorrono due elementi fondamentali: onestà e coraggio. Per tornare ai nostri giorni,  un giornalista sindacalista Andrea Camporese  (leggi QUI) è sotto processo dinnanzi al Tribunale di Milano per una truffa di cui sarebbe responsabile costata 7 milioni di euro alla casse dell’istituto di previdenza dei giornalisti, e del quale la Procura della Repubblica di Milano e la Guardia di Finanza hanno trovato un conto bancario a lui intestato in Svizzera con alcune centinaia di migliaia di euro versati dentro …

“Augurandoci che la magistratura, investita del caso dal collega, faccia luce nel più breve tempo possibile sull’episodio, riteniamo particolarmente grave – continua l’Assostampa pugliese  sulla vicenda brindisina –  che chi si candida al ruolo di amministratore pubblico concepisca così i rapporti con la stampa locale, ottenendo finanche sostegni alle diffamazioni pubbliche e alle esplicite minacce rivolte sui social network a danno dei colleghi impegnati a tutelare il diritto di cronaca e il diritto all’informazione nella città”. Come sempre il sindacato dei giornalisti pugliesi (che dovrebbe occuparsi esclusivamente di problemi sindacali) si  appella a tutte le istituzioni, a cominciare dalla Procura e dalla Prefettura di Brindisi ma anche dalla Regione, “perché vigilino sul corretto svolgimento della campagna elettorale a Brindisi e chiede altresì al candidato sindaco e a tutte le forze politiche del centrosinistra che lo stanno sostenendo di prendere le distanze dal gravissimo episodio“.

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nella foto gli ultimi atti vandalici sulla macchina di de Gennaro

 

Non vogliamo scendere sul piano della polemica e del distinguo personale, ma ci spieghino Bepi Martellotta, Raffaele Lorusso e “compagnucci” vari  dov’era la solidarietà dell’ Assostampa quando l’autovettura del nostro direttore Antonello de Gennaro, veniva sfregiata a Taranto con ripetuti atti vandalici (4 in 8 mesi) di chiara natura intimidatoria, persino con acido versato sulla carrozzeria, vetri infranti e via dicendo e danni di migliaia di euro, ricevendo la solidarietà di tutte le istituzioni a partire dal Prefetto?

E’ bene ricordare ai giornalisti-sindacalisti, che non è ancora Sindaco e sopratutto che è una persona per bene ed un noto capace imprenditore, quindi quello che il candidato sindaco Nando Marino deve fare, è una sua libera  scelta e non può e non deve certamente lasciarsi influenzare da qualche “prurito” o risentimento sindacale dell’ Assostampa. Il candidato Massimo Brento, presente nelle liste del centrosinistra a Brindisi a sostegno di Marino,  ha sicuramente sbagliato nel definire sul suo profilo Facebook “giornalastro di merda” il direttore del quotidiano online brindisino, e secondo noi deve le sue scuse a Di Napoli, ma in ogni caso è solo lui a dover rispondere personalmente delle offese scritte, e non certo Marino che non ha mai proferito quelle parole. Inoltre qualcuno spieghi ai giornalisti sindacalisti che le minacce, quelle vere sono ben altra cosa, come sanno molti bravi colleghi free-lance che lavorano in Campania, Calabria e Sicilia abbandonati al loro destino.

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nella foto Nando Marino candidato sindaco a Brindisi

A proposito… dov’era l’ Assostampa di Puglia quando un giornalista-sindacalista della provincia tarantina tale Cosimo Mazza detto Mimmo  ha definito su Facebook il nostro direttore de Gennarofallito, evasore fiscale, radiato ecc.”  ( venendo immediatamente querelato) e chiedendo sempre su Facebook ai  suoi colleghi tarantini di cancellarlo e bloccarlo dalle loro amicizie  ? Forse cari giornalisti- sindacalisti questo non è stalking….???

Per non parlare poi di questa “mania” sindacale di rivolgersi sempre a chiunque per cercare di avere le istituzioni ( e l’ Assostampa non lo è ) al proprio fianco . Sull’ Assostampa di Puglia ed alcuni suoi esponenti parleremo presto noi e documenteremo tanti comportamenti illegali che abbiamo denunciato alle Procure di Roma, Bari e Taranto e qualche interessante documento che abbiamo trovato. A chi chiederanno l’intervento questa volta, sempre ai soliti “amici degli amici”…o ai servizi segreti di mezzo mondo ?

State sereni, e sopratutto caro Martellotta, occhio ai titoli sulla Gazzetta del Mezzogiorno




Sbarcati a Brindisi 653 migranti

Schermata 2016-06-13 alle 06.53.11La nave norvegese Siem Pilot ha attraccato al molo di Sant’Apollinare nel porto di Brindisi,  trasportando a bordo 653 migranti africani che sono tratti in salvo dall’equipaggio norvegese al largo della costa libica. Dalle prime verifiche effettuate dalle Autorità a bordo vi erano 81 donne, di cui due in stato di gravidanza, 65 minori quasi tutti soli abbandonati al loro destino, cioè senza parenti, 507 uomini, e le salme di due donne che nel corso del tragitto sono morte. I profughi sono stati presi in cura dai volontari, dalla Protezione civile, personale del 118 e della Croce Rossa. Da quanto si è appreso, potrebbero esservi alcuni casi sospetti di scabbia. Sul molo presenti anche militari della Capitaneria di porto, agenti dell’ufficio immigrazione della Questura di Brindisi e poliziotti che stanno effettuando delle indagini finalizzate ad individuare gli scafisti.




Marina Militare: esercitazione “ADRION ‘16” nei mari adriatico-jonico

Lunedì 13 giugno la fregata Libeccio della Marina Militare partirà da Brindisi per prendere parte, insieme alle marine dell’ Albania, Croazia, Grecia, Montenegro e Slovenia, all’iniziativa AdriaticoIonica denominata ADRION ’16, che ha l’obiettivo di incrementare la cooperazione marittima nell`area adriatico-ionica. Quest’anno la Marina Militare è responsabile dell’organizzazione dell’intera esercitazione. La prima fase è iniziata il 6 giugno a Taranto, presso il Centro Addestramento della Marina Militare e terminerà il 9 giugno, la seconda fase si svolgerà in mare dal 13 al 16 giugno e prevede la prima attivazione dell’ OCMF (On Call Maritime Force ), che assieme al Maritime Security costituiscono i due Technical Arrangements, firmati nel corso del X Simposio di Venezia il 23 ottobre 2015.

Schermata 2016-06-09 alle 11.16.15L’OCMF prevede la costituzione, a scopo addestrativo, di una forza marittima “On Call” con attivazione periodica (di massima una volta all’anno), al fine di migliorare l’integrazione tra le Marine ADRION ed assicurare una maggiore presenza e sorveglianza nel bacino Adriatico-Ionico. Le unità interessate saranno la fregata Libeccio, il Moto Trasporto Costiero Capri, i pattugliatori  Butrinti (Albania), Dubrovnik (Croazia), Roussen (Grecia), Triglav (Slovenia), la fregata P 34 (Montenegro).

I principali eventi che si susseguono nel corso dell’anno sono: il seminario dove sono analizzate le attività svolte l’anno precedente e definite le linee guida per l’attività futura; un’esercitazione al simulatore Computer Assisted Excercise presso i centri di addestramento della Marina Militare italiana e della Marina greca; un’attività addestrativa in mare (LIVEX) pianificata e condotta, a rotazione, dalle sei Marine.

L`iniziativa, rappresenta oggi un valido esempio di cooperazione consolidata e concreta tra le marine dei paesi della regione adriatica. In termini di Maritime Security prevede l’interconnessione in tempo reale delle rispettive sale operative, al fine di incrementare la cooperazione e lo scambio di informazioni in merito anche ad attività di anti-inquinamento. Il valore aggiunto di questa attività è che non è puramente militare ma presenta degli aspetti dual use che possono contribuire al bene collettivo come ad esempio assistenza umanitaria, ricerca e soccorso e capacity building.




Incidente su campo di tiro. In condizioni disperate Gianbruno Ruello ufficiale tarantino dei Carabinieri

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nella foto il capitano Gianbruno Ruello

Il Capitano dei Carabinieri, Gianbruno Ruello di Taranto,  da anni residente a Brindisi dove è stato per lungo tempo comandante del Nucleo Investigativo, e che attualmente presta servizio a Bari come capo sezione operativa dell’ufficio Oaio, è rimasto ferito accidentalmente alla nuca durante gara di tiro dinamico con un colpo di pistola Glock calibro 9×21, maneggiata da un concorrente ad una gara aperta agli iscritti alla Iasa   in un campo di tiro ad Oria del Dynamic Shooting Club, in località San Cosimo alla Macchia.

Il ferito è stato trasportato da un’ambulanza del 118, dopo l’intervento di stabilizzazione sul posto, all’ospedale Perrino di Brindisi dove dopo il lungo intervento conclusosi nel tardo pomeriggio, il capitano Ruello si trova in condizioni che permangono gravissime nel reparto di rianimazione dello stesso ospedale. Le sue condizioni vengono definite disperate.

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Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri della Compagnia di Francavilla Fontana (Brindisi) comandata dal capitano Nicola Maggio, che stanno eseguendo gli accertamenti per ricostruire la dinamica dei fatti ed hanno proceduto al sequestro dei reperti utili alle indagini.

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Da quanto è stato reso noto, non era in corso alcuna esercitazione militare, ma una gara del campionato italiano di tiro dinamico. Il capitano Ruello  stava svolgendo proprio il compito di giudice di gara al seguito di uno dei tiratori in campo, è stato colpito alla testa da uno dei proiettili esplosi da un concorrente che pare si trovasse su un altro percorso. Come ciò si sia potuto verificare è il problema centrale delle indagini coordinate dalla procura di Brindisi.

Si sta verificando se il colpo abbia colpito l’ufficiale direttamente o di rimbalzo. Il tiratore che ha esploso il colpo che ha ridotto in fin di vita il capitano dei Carabinieri, al momento non è indagato

Nel corso delle gare di tiro dinamico vengono solitamente disposte e rispettate rigide regole di sicurezza. Ad ogni modo per consentire lo svolgimento di accertamenti investigativi, è stato comunque disposto il sequestro del campo di tiro da parte del pm di turno, Raffaele Casto, assieme all’arma, una semiautomarica Glock calibro 9, per consentire gli accertamenti sulle sue condizioni di sicurezza effettive.




Fulmine colpisce aereo Ryanair in atterraggio a Brindisi. Un forte boato e momenti di terrore. Per fortuna tutti illesi

Schermata 2016-05-20 alle 16.03.10Momenti di terrore questa mattina all’ aeroporto di Brindisi, quando un fulmine ha colpito in pieno un volo della compagnia irlandese Ryanair proveniente da Bologna proprio durante la fase di atterraggio. Un vero e proprio boato che ha seminato terrore e panico nei passeggeri del volo, ma per fortuna non è accaduto il peggio. Il fulmine ha provocato il boato ed è fuoriuscito del fumo dalla cabina. “Abbiamo sentito un forte boato proprio mentre stavamo atterrando – ha raccontato un passeggero – abbiamo tutti avuto paura e pensato al peggio. Per fortuna non è accaduto nulla di grave” . Non ci sono stati feriti, solo danni alla carlinga dell’aereo.

Il comandante dell’aereo, è successivamente rimasto bloccato nell’aeroporto brindisino, non potendo consentire il volo di ritorno dell’ aeromobile (con destinazione Torino)  in attesa l’arrivo dei tecnici provenienti da Bergamo. I passeggeri che avevano esigenza di partire sono stati riprotetti su altri voli, ed offerta la colazione a tutti all’interno dell’aeroporto brindisino.

I fulmini colpiscono spesso gli aeroplani, almeno una volta l’anno circa, ma raramente causano incidenti pochè quando l’aeromobile è solido e dotato di buona manutenzione e costruzione, sono garantiti da una struttura metallica, che lascia scorrere la corrente sulla superficie della fusoliera e quindi non raggiunge l’interno, proseguendo la sua corsa nel vuoto. Per capire meglio, è più meno come un’automobile fornisce un buon riparo in caso di temporale. Ma nonostante ciò,  non basta a offrire l’ assoluta sicurezza ai passeggeri dei voli aerei.

Il personale di terra della compagnia aerea lowcoast e della società Aeroporti di Puglia hanno cercato di riportare alla calma sia i passeggeri arrivati, che quelli che dovevano partire. A dir poco “allucinanti” le spiegazioni di un funzionario: “sono cose che capitano quando si vola con il maltempo…” aggiungendo “adesso è tutto sotto controllo