Salone nautico di Genova: il settore in crescita,fatturato +10,3%

ROMA – Un debutto all’insegna della crescita quello del 59° Salone Nautico di Genova.  Tutti gli indicatori del settore della nautica italiana portano il segno positivo: il fatturato 2018 salito a 4,27 miliardi, il 10,3% in più rispetto al 2017, al di sopra delle aspettative che lo davano a +9,5%; l’export che nel secondo semestre 2019 è aumentato del 28% e gli occupati diretti dell’industria nautica incrementati del 20% negli ultimi due anni a toccare quota 23 mila, 180 mila nell’intera filiera.

Una veduta del 59esimo Salone Nautico di Genova

Il settore nautico riunito al Salone, guarda con ottimismo al futuro . “Siamo risaliti dal picco più basso del fatturato, che era 2,1 miliardi, ai 4,27 del 2018 e abbiamo buone prospettive che il 2019 sia ancora in crescita – dice Saverio Cecchi  presidente di Ucina Confindustria Nautica, dopo la cerimonia di inaugurazione aperta con l’alzabandiera e l’inno nazionale -. Nel giro di tre anni mi auguro che torneremo a toccare il picco massimo del 2008, cioè 6 miliardi e 200 milioni, il dato prima della crisi da ‘terza guerra mondiale‘”. Il settore e’ in salute, e pure il Salone Nautico è in crescita , per numero di imbarcazioni, più di mille, e di espositori, 986. Cifre da record. “E scommetto pure sul record dei visitatori” sottolinea Carla Demaria, presidente dei Saloni Nautici, la società di Ucina che organizza il Salone Nautico di Genova.

“L’anno scorso è stato il salone della speranza subito dopo la tragedia del ponte Morandi, quest’anno è il salone delle certezze: più barche, più bellezza, più capacità, più design, più visitatori e una città che lo vive come una grande opportunità” è la definizione coniata Giovanni Toti presidente della Regione Liguria che subito dopo dal palco lancia la proposta di un “ministero del Mare dedicato” perché “non possiamo avere un ministro di turno che si occupa dai buchi nelle Alpi alla nuova diga del porto di Genova“.

Ma Toti viene subito stoppato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli: “Risponderò in via ultimativa alla fine di questa mia esperienza – dice -. Ora come ora, dal mio punto di vista penso che avere una visione globale delle esigenze infrastrutturali del Paese non sia completamente sbagliato, se usato bene può essere una grande opportunità anche per la capitale del mare qual è Genova“. Il settore “dà grandi soddisfazioni” ha aggiunto De Micheli, che agli imprenditori ed a Ucina promette impegno e assicura “Credo che nei prossimi giorni arriveremo all’approvazione definitiva del codice della nautica“.

Le aziende hanno ritrovato la fiducia dopo gli anni della crisi, con una crescita ormai consolidata da quattro anni e fatto investimenti sul futuro e il Salone Nautico quest’anno ha dovuto anche dire “no” a qualche operatore per mancanza di spazi, ma spera di avere la possibilità di allargarsi per le prossime edizioni, con l’appoggio della città che da oggi al 24 settembre si riempie di eventi “in blu”. “Genova vuole essere la città della nautica – sottolinea il sindaco Marco Bucci -. Ci candidiamo ad essere veramente la capitale della nautica che ospiterà in futuro il Salone che diventerà non solo primo del Mediterraneo come oggi: vogliamo sia il primo d’Europa e competa con i più grandi saloni al mondo”.




Poste Italiane, investimenti sempre più responsabili

ROMA“Questo è il primo anno di valutazione per il Fondo DEO, e siamo davvero soddisfatti per questo importante risultato – spiega Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane. – I principi ESG sono al centro della nostra strategia di crescita: coniugare attenzione ai risultati economici e responsabilità sociale non è soltanto corretto dal punto di vista etico. ma è anche il modo migliore per garantire il successo dell’azienda nel lungo termine. Quest’anno, inoltre, abbiamo voluto raccontare i nostri risultati in termini di sostenibilità attraverso il primo Bilancio Integrato di Gruppo”.

Poste Italiane ha intrapreso da tempo un percorso di gestione socialmente responsabile degli investimenti finanziari, con l’obiettivo di valutare i rischi e le opportunità ESG, sviluppare soluzioni innovative e contribuire alle performance di business. Il risultato ottenuto rappresenta un importante riconoscimento dell’impegno assunto dal Gruppo verso l’investimento responsabile, formalizzato in politiche aziendali che prevedono, tra gli altri principi, proprio un impegno specifico nel settore Real Estate.

In linea con questo approccio nel corso del 2019 Poste Vita e Bancoposta Fondi SGR hanno aderito ai Principles for Responsible Investments (PRI), sei principi promossi dalle Nazioni Unite che integrano fattori ambientali, sociali e di governance nei processi di investimento. Poste Italiane ha integrato i principi ESG anche nelle politiche di assicurazione: Poste Vita ha infatti aderito ai Principles for Sustainable Insurance (PSI) definiti dalle Nazioni Unite, con l’obiettivo di diventare una delle realtà più influenti nella diffusione di una cultura sostenibile nelle operazioni assicurative.




Turismo: Indagine CNA. I vacanzieri stranieri aumentano più degli italiani.

ROMA – Sarà un dolce settembre per il turismo italiano. Dopo un’estate vera e propria (luglio e agosto) complessivamente abbastanza soddisfacente per gli operatori italiani. A prevedere il buon andamento di settembre, e a certificare l’apprezzabile bimestre luglio-agosto, una indagine condotta da CNA Turismo e Commercio tra i propri associati. La crescita prevista a settembre è lieve ma significativa. L’incremento delle presenze dovrebbe essere pari allo 0,5% in termini relativi. Vale a dire ben 270mila presenze in più del 2018. Un dato che consolida il risultato estivo.

Il totale delle presenze settembrine è previsto in 45,9 milioni. A trainare l’aumento i turisti stranieri, con 26,8 milioni di presenze (+0,6%) contro i 19,1 milioni di presenze collezionate dagli italiani (poco meno del +0,5%). A guidare la pattuglia dei vacanzieri provenienti da oltre confine i tedeschi (9 milioni), seguiti da statunitensi (1,9 milioni) e francesi (1,4 milioni). Nonostante la diminuzione dei costi del periodo (in particolare per la ricettività) anche settembre farà segnare numeri importanti per il comparto: oltre 9,4 miliardi di spesa complessiva di cui per la ricettività 4,2 miliardi, per la ristorazione 1,7 miliardi e per i trasporti 1,3 miliardi. Una fetta significativa, a sottolineare l’importanza che questa nicchia sta acquistando, se l’assicurerà il turismo esperienziale, con 0,5 miliardi di euro di spesa.

L’indagine di CNA Turismo e Commercio è sostanzialmente positiva anche per il bimestre super-estivo. Tra luglio e agosto di quest’anno, infatti, le presenze sono cresciute dello 0,5% sul 2018, arrivando a 158,7 milioni. A primeggiare sono stati i connazionali (86,9 milioni di presenze) con gli stranieri a 71,8 milioni. L’incremento relativo, però, vede in testa i vacanzieri d’oltre confine (+0,6%) rispetto agli italiani (+0,5%).

Per quanto riguarda la spesa, tra luglio e agosto ha toccato i 31,8 miliardi. In cima alla lista la ricettività con 14,1 miliardi, seguita nell’ordine da ristorazione (5,8 miliardi), trasporti (4,6 miliardi), shopping (4,5 miliardi), agenzie di viaggio per prenotazioni e altri servizi (1,3 miliardi), cultura e sport (1,1 miliardi). Significativo il risultato aggregato (e orizzontale rispetto alle diverse voci) raggiunto dal turismo esperienziale: 1,8 miliardi.

Un magnete non indifferente e particolarmente attrattivo si è dimostrata la cultura. Circa 12,6 milioni i turisti si sono ritagliati fette significative di tempo per visitare musei e mostre (4,5 milioni), ascoltare concerti (4,1 milioni), godere di siti archeologici e monumentali (3,9 milioni).




Italia prima in Europa per evasione fiscale: perde 33 miliardi

ROMA – Nel 2017 l’Italia si conferma prima in Ue per l’evasione ed elusione Iva in valore assoluto, con perdite per lo Stato di 33,6 miliardi, mentre è quarta per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 24%, dietro solo a Romania (35,5%), Grecia (33,6%), e Lituania (25,3%). È quanto emerge dal rapporto sull’Iva della Commissione Ue. Rispetto al 2016 c’è stato un lieve miglioramento: nel 2017 l’evasione si è ridotta di 2,8 punti percentuali, e in termini nominali è scesa da 37 miliardi a 33,6 miliardi.

Nel complesso, dal 2013 al 2017 l’Italia è riuscita a ridurre l’evasione di 5 punti percentuali, con un divario calato dal 30% al 24%. Nel suo insieme, l’Unione Europea ha registrato perdite di introiti sull’ Iva per 137 miliardi di euro, ovvero l’11,2% del totale degli introiti stimati sull’ Iva. In calo di 10 miliardi rispetto all’anno precedente.

I Paesi Ue in cui l’evasione dell’Iva è la più bassa sono Cipro (0,6%), Lussemburgo (0,7%) e Svezia (1,5%). Il rapporto della Commissione sottolinea come la situazione tra Paesi “ancora varia in modo significativo”.  Il gap Iva è sceso in 25 Stati membri e salito in tre nell’ultimo anno. Malta (-7 punti), Polonia (-6 punti) e Cipro (-4 punti) hanno registrato “forti performance, con ampi cali nelle loro perdite“. Anche altri sette, cioè Slovenia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Portogallo, Cechia e Francia hanno avuto risultati “robusti” con riduzioni del gap superiori ai 2 punti. Invece è in aumento “considerevole” in Grecia (2,6 punti) e Lettonia (1,9 punti) e “marginalmente” in Germania (0,2 punti).

 

“In generale la situazione è positiva perché il gap dell’Iva è sceso, di anno in anno, ma non è ancora abbastanza“, ha detto una portavoce della Commissione Ue. Per l’Italia, “caso persistente” di elevata evasione, la colpa è da ricercare come per gli altri nel sistema di raccolta. “Per questo vogliamo una riforma complessiva”, ha detto la portavoce.

Ben 33,6 miliardi sui 137 miliardi di euro di Iva non riscossa nel 2017 nell’Unione europea. come detto, sono ascrivibili al nostro Paese, il primo nell’Ue per evasione Iva in cifra assoluta. Il «Vat Gap» dell’Italia (il differenziale tra l’Iva effettivamente riscossa e quella teoricamente riscuotibile: cioè la stima del gettito perso a causa delle frodi, dell’evasione e dell’elusione fiscale, ma anche in conseguenza di bancarotte, insolvenze ed errori di calcolo) si è fermato nel 2017 al 24% ed è comunque in miglioramento, dato che il divario nel 2013 era del 30% e nel 2016 del 27%. Ci sono Paesi nell’Ue nei quali l’Iva persa è minima: Paesi piccoli come Cipro (1%) e Lussemburgo (1%), ma anche grandi come la Svezia (1%) e la Spagna (2%). Il Vat Gap è inferiore al 10% anche in Danimarca (7%), Estonia (5%), Francia (7%, 12 mld), Croazia (7%), Malta (2%), Olanda (5%), Austria (8%), Slovenia (4%), e Finlandia (7%). In Germania è del 10% (ed è pari a 25 miliardi), nel Regno Unito dell’11% (19,1 miliardi).




Svago e tempo libero: le province pugliesi in fondo alla classifica. Altro che le "fake news" di Emiliano !

ROMA – Le sei province pugliesi non attraggono per svago e tempo libero e restano abbastanza indietro nella speciale graduatoria, dell’indagine condotta da Il Sole24Ore, che ha messo a confronto i fattori che determinano l’attrattività e le potenzialità di svago nelle province italiane, il capoluogo pugliese Bari è la città pugliese  meglio classificata e si colloca al 61° posto con 201 punti di media.

I punti di media sono scaturiti dai dodici indicatori presi in esame dal quotidiano confindustriale,  e nelle posizioni generali Lecce si è piazzata soltanto al 70° posto con 186.3 punti poi, molto ravvicinate tra loro, Brindisi (82a), Taranto (85a) e Foggia (86a) rispettivamente con 161.6, 160.4 e 159.8 punti. Più indietro si è piazzata la Bat, al 97° posto con 128.4 punti di media. La classifica conferma Rimini (545.3 punti) come “capitale” italiana  del turismo e degli eventi, e declassa senza tante scuse il sud. Infatti negli ultimi tre posti della graduatoria delle province italiane troviamo Agrigento (105° posto), Isernia (106°) e Enna (107° e ultimo posto).

La classifica generale dell’indice del tempo libero è il terzo passaggio di avvicinamento alla Qualità della vita 2019“, che quest’anno celebra i 30 anni dell’indagine svolta Sole 24 Ore sul buon vivere. Il quotidiano economico spiega che il primo posto di Rimini evidenzia un importante sviluppo storico. “Fin dalla fine degli anni Cinquanta – commenta Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, commentando il primato – è stata la capitale delle vacanze nel Paese; oggi la traiettoria di sviluppo va verso una Rimini meta turistica e dell’ospitalità per dodici mesi all’anno, superando il clichè della città balneare“. L’indice del tempo libero è determinato dall’analisi di dodici indicatori, ciascuno dei quali evidenzia un diverso aspetto del tempo libero trascorso da turisti e residenti sul territorio: l’attrattività, la diffusione di bar e ristoranti, di librerie e agriturismi, l’offerta in termini di spettacoli, ma anche la spesa al cinema o a teatro, ricorda il Sole24 Ore.

“Ogni indicatore indaga una diversa componente del tempo libero e della sua gestione. E mette in luce primati (positivi e negativi) differenti. Rimini è prima per densità turistica, ma se si parla di permanenza, la leadership spetta alla provincia di Crotone, seguita da Fermo e Vibo Valentia – scrive il Il Sole24Ore -. Nel complesso, quest’indicatore premia Calabria e Sardegna: nella top dieci, infatti, ci sono anche Cosenza (9°, la terza calabrese) e tre province sarde (Nuoro, Sud Sardegna e Sassari). Se si parla di ricettività e natura, dove a vincere è Bolzano, il primato spetta alle province toscane: occupano tre posizioni tra le prime dieci. Verona trionfa invece per spesa pro capite in cinema e teatri: una vittoria comprensibile, se si pensa all’Arena e ai suoi spettacoli. L’Aida di Verdi, secondo l’Osservatorio Siae, è stato l’evento lirico campione d’incassi nel 2018“.

Le grandi città, d’arte e non, sono in cima alla classifica generale (non tutte: Napoli è al 43esimo posto) complice l’alta densità turistica – che, pur premiando sempre Rimini, vede Venezia, Napoli, Milano, Roma e Firenze tra le prime dieci – e l’offerta ampia e la spesa pro capite sia negli spettacoli nel loro complesso, che catturano un’audience internazionale, magari attirata proprio dall’evento (un concerto, una partita di calcio) in sé, sia in cinema e teatro che raccolgono spettatori soprattutto nel bacino locale”.




Bollette a 28 giorni . AGCOM: "Rimborso automatico o subito nuove multe"

ROMA – Le società telefoniche  che avevano utilizzato la bolletta telefonica accorciata, cioè spedita ogni 28 giorni, e quindi 13 volte in un anno invece di 12 aumentando i costi a carico degli utenti adesso rischiano l’ennesima pesante sanzione.
Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre dovrebbero restituire ai consumatori, ognuna da un minimo di 240 mila a un massimo di 5 milioni di euro,. L ’AGCOM cioè l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – organismo controllore della telefonia e della televisione in Italia – ha quindi formalizzato una nuova contestazione alle quattro società telefoniche che avrebbero dovuto restituire in automatico i soldi in più che hanno sottratto il prelievo contestato dall’Autorità ha avuto luogo per 8-10 mesi a cavallo tra 2017 e 2018 applicando ai clienti la fatturazione in bolletta ogni 28 giorni.
Per l’ Autorità il rimborso  va erogato in modo automatico, il che significa che anche la persona più facoltosa e poco attenta, anche un anziano poco informato, o un ragazzino inesperto deve ricevere il rimborso in soldi senza bisogno di fare una qualsiasi richiesta alla società telefonica, e tutto ciò anche in assenza di rivendicazioni, iniziative, azioni, anche per i più distratti . L ’Autorità per le Garanzie (AGCOM) contesta che alcuni utenti, pur avendo chiesto i soldi di risarcimento , non li hanno mai ottenuti, vedendo i propri diritti lesi e calpestati per la seconda volta
La decisione  sulle nuove sanzioni dell’ AGCOM arriverà nel 2020 . Infatti le compagnie telefoniche hanno cinque mesi di tempo per inviare all’Autorità la loro difesa. Il pronostico, dunque, è che la decisione finale sulla multa arriverà a febbraio del 2020. Ma a prendere questa decisione sarà un nuovo consiglio e quindi non saranno gli attuali quattro componenti dell’attuale Autorità e il suo presidente Angelo Cardani, prossimi al termine del loro mandato settennale. Le memorie prima del verdetto arriveranno e saranno di competenza della nuova Autorità, il cui presidente verrà scelto dal governo Conte o dal governo che eventualmente gli succederà.
Le quattro società telefoniche sotto accusa, chiaramente, sono decise a non mollare.  Un dirigente dell’AGCOM rivela, che WindTre ad esempio, che  ha ingaggiato il prof. Ugo Ruffolo legale esperto nei diritti dei consumatori , per mettere a punto la sua linea difensiva. Nel suo parere Ruffolo mette in risalto che la compagnia nata dalla fusione fra i gestori Wind e Tre , è disponibilissima a restituire i soldi dovuti non solo ai suoi clienti, ma addirittura ai suoi ex clienti che intanto siano passati a un’altra società telefonica. La disponibilità a ridare indietro il denaro delle bollette accelerate è stata comunicata attraverso il sito, con degli sms a ogni persona, con inserzioni sui giornali.
Quindi sempre secondo WindTre i suoi clienti ed ex clienti non possono non sapere che i soldi sono a loro disposizione. Se poi  questi clienti ed ex clienti non rivendicano la restituzione, si collocano in una situazione che somiglia a quella del “debitore in mora“. In parole più semplici, significa che è il debitore che esita nel reclamare i soldi, a fronte della disponibilità del creditore (nel caso WindTre) a rinunciarci. WindTre, quindi, si considera a posto anche se non rende i soldi in automatico.
Le contestazioni che l’Autorità ha recapitato alle quattro società telefoniche Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre,  infatti non sono uguali. L’Autorità ha ragionato sulle modalità di restituzione del denaro che ogni compagnia telefonica ha attuato. Una grossa attenzione, ad esempio, è acceso sul comportamento di  Tim che offre come risarcimento ai clienti della rete fissa dei servizi altrimenti a pagamento . Nessun  accredito automatico sSe invece qualcuno vuole essere risarcito in denaro. I clienti dovranno reclamare il denaro con i “consueti canali conciliativi” (ad esempio i Corecom regionali) ed aspettare di vincere il contenzioso.
Tutto ciò ben sapendo come si siano allungati i tempi per la conciliazione a causa dell’attivazione di un sistema (ConciliaWeb) voluto dalla Direzione Consumatori dell’ AGCOM, che ha dimostrato di non risolvere alcun problema, ma anzi di allungare i tempi per la risoluzione dei contenziosi, giocando in realtà a favore delle compagnie di telecomunicazione, che guarda caso con i loro contributi finanziano e mantengono , stipendi compresi, tutta la struttura Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.



Poste Italiane, risultati in crescita

ROMA  Poste Italiane sotto la guida dell’ amministratore delegato Matteo Del Fante chiude i risultati del primo semestre 2019 con un utile netto in crescita del +4% a 763 milioni nel confronto con lo stesso periodo del precedente esercizio. La società vede i ricavi crescere del +1,7% a 5,521 miliardi con un risultato operativo (Ebit) di 1,081 miliardi (+2,6%). Poste ha indicato anche un utile netto normalizzato di 570 milioni (+18%).

Il risultato operativo è stato superiore al miliardo, con la versione normalizzata a 825 milioni di euro. Il periodo si è così chiuso con un utile normalizzato di 570 milioni di euro, in miglioramento del 18% rispetto al medesimo periodo dell’ esercizio precedente

Nel solo secondo trimestre, +30% per l’utile netto a 324 milioni (+29% l’utile netto normalizzato a 339 milioni) con un risultato operativo in crescita del 32,5% a 464 milioni ed “una crescita ulteriore dei ricavi”, +5,3% a 2,679 miliardi, “con contributi positivi – sottolinea una nota di Poste  Italiane – da tutti i settori operativi grazie al focus commerciale“.

Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane

“I risultati del secondo trimestre sono un’ulteriore pietra miliare lungo il percorso delineato dal piano Deliver 2022“, ha commenta l’ad, Matteo Del Fante, in una nota a corredo dei conti: “Tutti i settori operativi hanno dato un contributo positivo alla crescita dei ricavi, mentre continua a ridursi la dipendenza dalle plusvalenze“. “Data la maggiore visibilità sul 2019 – continua – confermiamo gli obiettivi previsti per la fine dell’anno. Al fine di allinearci alle migliori pratiche di mercato, abbiamo deciso di riconoscere un acconto sul dividendo e stiamo considerando tutti le fasi necessarie per avviare il processo che consentirà il pagamento dello stesso, nel quarto trimestre, ai nostri azionisti“.

La performance finanziaria settori operativi nel secondo trimestre del 2019

  • Corrispondenza, pacchi e distribuzione: ricavi pari a € 875 milioni (+1,5% rispetto al secondo trimestre del 2018); ricavi da attività di recapito pacchi in aumento del 12%, con il comparto B2C in rialzo del 22,6%; i ricavi da corrispondenza in ribasso dell’1,5%, caratterizzati da un recupero nel secondo trimestre dell’anno e dall’effetto di re-pricing a luglio 2018; risultato operativo pari a -€ 67 milioni, in miglioramento del 15,7% (il risultato operativo normalizzato è migliorato del 29,6%, a -€ 57 milioni)
  • Pagamenti, Mobile e Digitale: ricavi pari a € 167 milioni (+11,2% rispetto al secondo trimestre del 2018), grazie all’aumento sia del numero di carte che dei volumi delle transazioni; i ricavi delle telecomunicazioni evidenziano un’ottima tenuta grazie ad offerte commerciali ulteriormente migliorate; risultato operativo in aumento del 22,3%, a 54 milioni, grazie anche a partite non ricorrenti positive con effetto sui costi
  • Servizi Finanziari: ricavi per € 1.180 milioni (+0,6% rispetto al secondo trimestre 2018); aumento dei ricavi legati alla distribuzione di prestiti personali e mutui grazie alla crescita dei volumi; crescita dei ricavi da risparmio gestito con raccolta netta positiva. Il risultato operativo è in crescita del 2,6% a € 174 milioni
  • Servizi Assicurativi: ricavi per € 458 milioni (+26,9% rispetto al secondo trimestre 2018), sostenuti da entrambi i rami Vita e Danni; i ricavi del ramo Vita aumentano del 28%, grazie a un incremento dei volumi dei prodotti multiramo, che segnano una raccolta di €1,5 miliardi, e margine finanziario, che beneficia delle condizioni positive dei mercati; i ricavi del ramo Danni aumentano del 20% grazie a tutte le linee di prodotto. Il risultato operativo è in crescita del 40,2% a € 303 milioni

Performance dei settori operativi nel secondo trimestre del 2019

  • Corrispondenza, Pacchi e Distribuzione: l’implementazione del Joint Delivery Model ha superato l’80% del target per il 2019; il 16 luglio è stato inaugurato il nuovo impianto di Bologna, adibito allo smistamento pacchi, con una capacità operativa massima di 250.000 pacchi al giorno; Punto Poste, la rete alternativa di recapito pacchi, è operativa con 3.500 punti di consegna, che si aggiungono ai tradizionali uffici postali; a seguito della profonda ristrutturazione; Mistral Air ora trasporta esclusivamente corrispondenza e pacchi.
    • Pagamenti, Mobile e Digitale: l’aumento sia del numero di carte in essere sia del volume delle transazioni è alla base della forte crescita dei ricavi. L’offerta integrata PostePay Connect ha contribuito con oltre 1.200 vendite medie giornaliere; “altri pagamenti” in calo a causa della riduzione dei volumi, in linea con le previsioni di Deliver 2022
    • Servizi Finanziari: incremento dei ricavi legati alla distribuzione di prestiti personali e mutui ipotecari grazie a un aumento dei volumi; il risparmio postale è in linea con le attese ed il risparmio gestito registra un incremento della raccolta; ricavi da distribuzione visibili e sostenibili anche grazie alla capillarità della rete sul territorio
    • Servizi Assicurativi: continua la diversificazione dell’offerta con il contributo positivo dei prodotti sia Vita che Danni; ottimi risultati dei nuovi prodotti multiramo, che registrano una raccolta netta di € 1,5 miliardi nel secondo trimestre del 2019

Maria Bianca Farina e Matteo Del Fante

Nel dettaglio, il Consiglio di Amministrazione di Poste presieduto da Maria Bianca Farina ha deciso di distribuire un acconto sul dividendo a valere sui risultati dell’esercizio in corso. Comunica quindi “l’intenzione di mettere in pagamento un acconto sul dividendo relativo all’esercizio 2019 in data 20 novembre 2019” con stacco cedola il 18 novembre e record date il 19 novembre.

La crescita dei ricavi da pacchi continua a sopperire al calo della corrispondenza, grazie ai progressi compiuti nell’ambito della trasformazione industriale e al focus sulla customer experience – ha aggiunto Del Fante –  Tale trasformazione ci ha permesso di diventare partner dei principali operatori di e-commerce in Italia, come confermato dal recente accordo esclusivo siglato con Zalando e dal rafforzamento della partnership con Amazon, che sta sperimentando ora una fase di test del servizio di consegna entro 24 ore in alcune città italiane”.

“La nostra continua attenzione ai costi è affiancata ad un efficace piano di investimenti, come dimostrato dalla realizzazione del moderno centro di smistamento inaugurato a Bologna il 16 luglio.  Il nostro focus commerciale è alla base del rapporto di fiducia instaurato con i nostri 35 milioni di clienti, che è ulteriormente rafforzato dal nostro impegno sul territorio mediante iniziative quali Piccoli Comuni.  Con 1,9 milioni di utenti digitali giornalieri, l’offerta di Poste Italiane si fonda su continui investimenti nell’ infrastruttura informatica e sull’integrazione di nuove tecnologie a beneficio dei nostri clienti.”




Terna manda online un portale sul mondo dell’energia

ROMA – Il nuovo portale a cui fanno capo anche i siti delle aziende del Gruppo oltre ai “mini-siti” per operatori elettrici e fornitori è completamente mobile friendly – come spiega una nota del gruppo – è nato dall’esigenza di valorizzare, in questa delicata e cruciale fase di transizione energetica verso la decarbonizzazione, l’esperienza e le competenze uniche di Terna sul sistema elettrico.

Sono 8 le sezioni a disposizione degli utenti, previste dal nuovo menù di navigazione . A quelle più tradizionali (Sostenibilità, Investitori, Governance, Media, Digitalizzazione e Innovazione), si uniscono quella dedicata al mondo elettrico (Sistema elettrico), quella focalizzata sul dialogo con il territorio (Progetti e territorio) e quella per valorizzare i dipendenti e il loro sviluppo professionale (Persone).

Luigi Ferraris

“Sono molto orgoglioso di lanciare oggi il nostro nuovo sito web – ha dichiarato Luigi Ferraris Amministratore Delegato e Direttore Generale di Terna, .In questa fase di transizione energetica, dove Terna ha un ruolo di primo piano, questa piattaforma è una preziosa opportunità di raccontarsi e presentarsi come soggetto autorevole che fornisce informazioni uniche e argomentate sugli scenari energetici. Un grande lavoro di squadra che valorizza la nostra responsabilità nell’innovazione e nello sviluppo sostenibile, ponendo Terna all’avanguardia tra i TSO europei, al centro dei grandi cambiamenti in atto nel mondo dell’energia”.

Nella sezione Sistema elettrico, punto di riferimento per gli operatori, i contenuti sono stati riorganizzati per aree specifiche: dal Piano di Sviluppo della rete al Dispacciamento, dal mercato elettrico ai progetti di innovazione. Il dato elettrico è al centro di due piattaforme dedicate di datasharing: la prima, il Transparency Report, con i dati “vivi” dell’esercizio; la seconda sull’evoluzione del mercato elettrico con i valori statistici consolidati.

La sezione Progetti e territorio accompagna gli utenti nel processo che va dalla progettazione di un elettrodotto alla sua realizzazione, rappresentando uno strumento di consultazione e dialogo con i territori che Terna, attraverso la progettazione partecipata, promuove per ogni sua opera. Gli incontri con le comunità hanno una pagina dedicata e costantemente aggiornata, con approfondimenti, mappe, foto e curiosità sulle opere del Piano di Sviluppo.

Nelle sezioni del sito, sempre più integrate tra loro, trova ampio spazio Lightbox: il nuovo blog sull’energia che Terna ha lanciato in occasione della presentazione del Piano strategico 2019-2023.




Si è dimesso il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno. Cosa aspettava ?

ROMA – E’ trascorso quasi un anno da quando quello che era il principale quotidiano di Puglia e Basilicata, è stato sottoposto il 24 settembre del 2018,  alla gestione giudiziaria per la sentenza di sequestro e confisca del 70% delle quote azionarie della Edisud spa, che fanno capo all’editore catanese Mario Ciancio Sanfilippo, imputato di concorso esterno in associazione mafiosa.“Ci sembra giusto informarVi che il Vostro giornale ha avviato una procedura societaria, che prende il nome di ‘concordato preventivo’, che è stata chiesta al Tribunale di Bari, che ha a sua volta ha nominato due Commissari, che ne seguiranno gli sviluppi”. Con una lettera aperta l’ex-editore ha annunciato ai lettori de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ la scelta pressoché obbligata che permetterebbe “di riportare in equilibrio i conti del giornale, che negli ultimi anni ha sofferto pesantemente della crisi, che ha colpito l’editoria giornalistica”.

La situazione dei conti fortemente deficitaria maturata ancor prima dell’atto del sequestro, ha portato a chiudere il bilancio del 2018 con una perdita operativa di oltre 7 milioni (che contribuiscono agli oltre 30 milioni di euro complessivi di debiti maturati).  Una situazione che ha reso inevitabile, ai fini della continuità aziendale imposta dalle norme di legge , da parte del Tribunale di Catania – Sezione misure di prevenzione attraverso i Custodi-Amministratori Giudiziari nominati,  di trovare un acquirente.

L’unico a rendersi interessato e disponibile è stato Valter Mainetti amministratore delegato del fondo Sorgente Group Italia proprietario della testata del quotidiano ‘Il Foglio’ e del mensile ‘Tempi’, che era già socio di minoranza di Edisud spa. La proposta, con il supporto della Banca Popolare di Bari, (fortemente esposta con la precedente gestione) , prevede all’omologa del concordato, prevista fra aprile e settembre del 2020, una importante ricapitalizzazione finanziaria con capitali propri e l’ingresso nel capitale di un partner industriale. Nel frattempo l’avvio del concordato facilita una preliminare contrazione dei costi e accelera la dismissione di alcuni cespiti.

Infatti con il parere favorevole del Tribunale di Catania, al quale risponde la gestione commissariale, il cda di Edisud spa  ha chiesto nella seconda metà di luglio al Tribunale di Bari l’ammissione alla procedura di concordato preventivo in continuità , che ha comportato la nomina immediata di due commissari.

In particolare la ristrutturazione, che verrà presentata in un piano che Edisud si è impegnata a presentare entro il prossimo ottobre, prevede, oltre allo sviluppo del digitale e la concentrazione delle risorse nell’informazione locale e regionale, di incorporare le sette edizioni attuali in non più di tre, per offrire ai lettori un giornale più completo, rispetto al territorio d’influenza. Importanti sinergie editoriali interesseranno poi le news nazionali e internazionali, unitamente alla pubblicità e al marketing per promuovere intorno al brand giornalistico, forte e unico per la Puglia e Basilicata, come la Gazzetta del Mezzogiorno, eventi e iniziative speciali per coinvolgere, con rinnovata energia e idee, i giovani e il ricco mondo dell’economia e della cultura delle due regioni.

“Il giornale che da tanti anni e per tante generazioni è stato vicino al territorio – scrive Edisud nella sua lettera pubblica – è un patrimonio nazionale che oggi non solo va conservato, ma deve essere con urgenza rilanciato tenendo conto delle innovazioni che hanno interessato fortemente anche il settore editoriale. E ciò vuol anche dire una struttura produttiva più snella, unita alla ricerca di economie di scala e sinergie con gruppi editoriali, che permettano di concentrare le risorse giornalistiche alla copertura dell’informazione locale, sul piano di servizio e di cultura”.

La procedura avviata chiede il concorso e il sacrificio di tutti, dai creditori alle maestranze, per preludere ad un solido assetto proprietario – conclude la lettera dell’editore – . Durante questo percorso Vi chiediamo di continuare a starci vicino, anzi ancora di più. Il giornale sarà gradualmente innovato nel contenuto, nella grafica e nella tecnologia. E punterà sempre più ad accompagnare lo sviluppo e a difendere l’orgoglio di una Puglia e Basilicata, le loro città ed aree interne, strategiche per l’economia e la cultura del Paese”.

Giuseppe De Tomaso

La Gazzetta del Mezzogiorno ha 130 di storia che hanno visto passare sulle sue pagine grandi firme come Oronzo Valentini, Giuseppe Giacovazzo, dovrà affrontare una sfida difficile. Secondo quanto  prevede il concordato si dovrà infatti riuscire, a riportare rapidamente i suoi conti in equilibrio , peggiorati progressivamente negli ultimi sei anni con la direzione giornalistica di Giuseppe De Tomaso ha visto i propri ricavi da copie vendute scendere del 40%, arrivando a vendere in un bacino di oltre 5 milioni di persone, soltanto 17mila copie. Numeri che hanno conseguentemente comportato il crollo della pubblicità calata del 60%.

Ed oggi finalmente Giuseppe De Tomaso si è “arreso” ed ha capito che il suo ciclo era finito, rassegnando le proprie dimissioni. Una decisione che avrebbe dovuto prendere da molto tempo, ma che ha deciso soltanto ora in vista di un suo pressochè certo previsto licenziamento. Lasciando nello sconforto i suoi devoti “orfanelli ed orfanelle”…

 




"Privacy al centro e una sola grande chat", come cambia Facebook dopo la stangata negli USA

ROMA – La multa di 5miliardi di dollari comminata a Facebook , grazie all’intervento della Ftc, l’agenzia per il commercio degli Stati Uniti, ha lasciato il segno. La pesante multa record, che rappresenta il 10% del fatturato annuale oltre 55 di miliardi del colosso guidato da Zuckerberg, cambierà il comportamento della piattaforma in tutte le sue diverse articolazioni, da InstagramWhatsApp passando per il social-madre Facebook e la sua chat Messenger .

Lo hanno anticipato Mark Zuckerberg, con due lunghi post publicati sulla sua pagina  “pubblica” su Facebook, uno dedicato alla multa subita per le violazioni sulla “privacy” ed un altro dedicato ai risultati finanziari dell’ultimo trimestre, e Colin Stretch il capo dei consulenti legali del gigante californiano, con il rilascio di una nota dedicata alla stampa. Il primo punto da mettere a fuoco è che l’approccio di Menlo Park muterà dal punto di vista della progettazione dei propri servizi e prodotti più che per gli utenti.

Il cambiamento è collegato alla nuova procedura che verrà utilizzata quando si costruisce o aggiorna un qualsiasi pezzo delle tante piattaforme: i controlli sulla privacy seguiranno il tracciato di quelli sul bilancio, allineandosi alla legislazione cosiddetta Sarbanes-Oxley, una legge introdotta nel 2002 dopo diversi scandali contabili come quello che coinvolse la multinazionale dell’energia Enron, fallita appunto nel 2001. Delle prescrizione fanno parte anche rapporti trimestrali sia al consiglio di amministrazione, che ne risponderà direttamente, che alla medesima Ftc.

Una vera “rivoluzione” a Menlo Park

“Proprio come abbiamo un comitato di audit interno per sorvegliare le finanze, ne metteremo in piedi un altro dedicato alla privacy. Abbiamo anche chiesto a uno dei nostri più esperti product leader di diventare Chief Privacy Officer for Products”, ha spiegato Zuckerberg , battezzando all’interno del gruppo un ruolo che pare cucito su misura in base alle prescrizioni europee incluse nel nuovo regolamento generale europeo per la privacy. Tutto quello che già c’è verrà rianalizzato e qualsiasi funzionalità futura, o modifica all’esistente che coinvolga i dati degli utenti e il loro trattamento (con particolare attenzione alle applicazioni di terze parte, che spesso ficcano troppo il naso), dovrà essere accompagnata da un elenco dei rischi possibili e dei metodi impiegati per mitigarli.

Un lavoro imponente che modificherà alle radici  la consueta rapidità di sviluppo di colossi informatici come Facebook: “Ci vorranno centinaia di ingegneri e più di un migliaio di persone del nostro gruppo per fare questo importante lavoro” ha confermato il cofondatore che ha anche anticipato che però, per sfornare nuovi servizi, occorrerà più tempo.

“Cambiare la cultura della privacy”

 Le modifiche in cantiere sono l’origine  di una sanzione e di obblighi che “non hanno precedenti nella storia della Ftc”, come ha ricordato Joe Simons  presidente dell’agenzia federale, spiegando che l’obiettivo è “cambiare la cultura della privacy di Facebook e evitare future violazioni“. Le nuove regole che in parte sono state imposte e in parte proposte dalla piattaforma vanno ben oltre quanto richiesto da qualsiasi legge statunitense. Zuckerberg  ha aggiunto “le sostengo perché credo che ridurranno il numero degli errori che facciamo e ci aiuteranno ad aumentare la protezione per tutti“. Intorno a questo cambiamento si muovono anche le strategie per il futuro dei prodotti dal punto di vista dei consumatori. Se i cambiamenti dopo l’accordo con la Ftc colpiscono le policy produttive, di programmazione e di controllo interno che si irrigidiscono, nonchè di trasparenza nei confronti di due autorità pubbliche come la Ftc e il Dipartimento di Giustizia, Mark Zuckerberg in un altro post si è lanciato oltre, anticipando qualcosa di più sulle sue creature.

Ottenere da Facebook cifre divise per piattaforma è di per se complicato, in quanto vengono sempre resi noti complessivi. I risultati dell’ultimo trimestre rivelano che l’utenza complessiva di Facebook, Instagram, Messenger  e WhatsApp è cresciuta arrivando a 2,7 miliardi di persone al mese, ed almeno 2,1 miliardi di loro usano su base quotidiana almeno una delle piattaforme. Dopo la stangata collegata allo scandalo Cambridge Analyticae   il gruppo vuole continuare a evolversi per la tutela della privacy: “Abbiamo una responsabilità sia perché dobbiamo continuare a innovare che nel costruire esperienze qualitativamente nuove e inedite“, ha aggiunto Zuckerberg. 

Rimozione dei contenuti e norme antibullismo 

Zuckerberg ha rinnovato l’invito ai Governi a muoversi e in fretta per determinare delle nuove regole per i discorsi d’odio, il cyberbullismo e tutto il resto della fabbrica dell’ “hate speech” portando a esempio lo scivoloso accordo (secondo molti analisti) raggiunto con il Governo francese. Da questo punto di vista il cofondatore sembra mettere l’Europa, più che gli Stati uniti, in un ruolo di guida chiedendo leggi e regole certe che esulino Facebook dal ruolo di ‘vigilante’ dei suoi stessi contenuti. Anche se nel frattempo segnala i progressi ed annuncia che dal prossimo anno i rapporti di trasparenza saranno pubblicati ogni tre mesi. In via di definizione il progetto per una specie di “Corte d’Appello'” che partirà alla fine del 2019, alla quale gli utenti potranno rivolgersi in caso di rimozioni sbagliate o arbitrarie di post e contenuti.  Il Ceo di  Facebook ha ricordato anche i buoni risultati rispetto al contrasto alle interferenze nelle ultime elezioni europee.

Verso l’integrazione

Entro i prossimi 5 anni avremo un’unica grande piattaforma di chat ( su cui migreranno Whatsapp e Messanger) attraverso la quale sarà possibile pagare e fare decine di altre cose. E dove finiranno tutti i contenuti come le storie, cioè foto e video a scomparsa, , senza mai uscirne. Messenger verrà sempre più aggiornata e modificata alla radice “per farne la più rapida e sicura piattaforma di messaggistica al mondo“.




Popolare di Bari. Come anticipato dal nostro giornale Jacobini si è dimesso lasciando la presidenza al nipote Vito Giannelli

BARI – Il presidente della Popolare di Bari Marco Jacobini in scadenza di mandato a fine anno si è dimesso . Una decisione che arriva a tre giorni dopo la nomina del nuovo Cda. Nella stessa seduta consiliare, Gregorio Monachino, si è dimesso a sua volta dalla carica di direttore generale, venendo nominato per cooptazione nel nuovo membro del consiglio di amministrazione. La Banca ha ringraziato il presidente dimissionario Jacobini e i “componenti del cda uscente per il lavoro svolto“.

Al suo posto come domenica scorsa il nostro giornale aveva anticipato è stato nominato il nipote Gianvito Giannelli. “Certo non resto incollato alla poltrona” aveva dichiarato Jacobini al termine del consiglio di amministrazione che aveva eletto il nuovo Cda. Da sempre alla guida  dell’istituto di credito barese, Marco Jacobini  lascia oggi la presidenza della banca in una crisi economica profonda e pesante con una perdita è di 420 milioni) , che si è salvata salvato soltanto da una Legge del Governo che grazie alla possibilità di spostare alcune poste in bilancio, ha consentito di poter evitare il “crack”.

La Banca Popolare di Bari è stata fondata negli anni Sessanta da Luigi Jacobini, il padre dell’attuale presidente appena dimessosi  Marco, e contava su pochi soci.  Marco Jacobini entra nel 1978 in banca ed 11 anni dopo, nel 1989 arriva alla guida comando . Con il passare degli anni arrivano ai vertici  anche i  suo figli Luigi (attuale vicedirettore generale) e Gianluca ( condirettore generale). La banca cresce con 29 acquisizioni. Gli azionisti passano da 50 mila a 69 mila in pochi anni. I dipendenti crescono fino agli attuali 3 mila, con centinaia di filiali in varie regioni.

La Popolare di Bari  aveva chiuso il bilancio con un rosso profondissimo. Attorno a tutto questo le ispezioni della Consob , quella ancora in corso di Banca d’Italia, e le inchieste della Procura di Bari, per truffa, false comunicazioni agli organi di vigilanza che vede, a vario titolo, indagati alcuni vertici dell’istituto barese e lo stesso Jacobini .

La Bpb è finita infatti al centro di alcuni fascicoli aperti dalla Procura di Bari, con  indagini complesse coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, come ad esempio quelle riguardanti alcuni fidi milionari che la banca barese ha concesso ad aziende sull’orlo del fallimento. Un altro filone delle indagine è incentrato sui prestiti rilasciati a degli imprenditori con la condizione che una parte fossero destinati all’acquisto di azioni della Bpb. Nel marzo scorso la Procura barese ha fatto notificare a Marco Jacobini ed  a Vincenzo De Bustis (all’epoca dei fatto direttore generale)  un avviso di conclusione delle indagini per un caso riguardante proprio l’acquisto di titoli azionari.

 




Eni e Poste Italiane, partnership nei servizi digitali e finanziari per l’integrazione delle piattaforme tecnologiche e di pagamento

 ROMA  – Eni e Poste Italiane hanno firmato un memorandum di intesa per l’avvio di una partnership di ampio respiro nel campo del digitale. L’accordo non vincolante di cooperazione riguarda anche i servizi finanziari ed è stato sottoscritto da Eni, Eni Refining & Marketing, Eni gas e luce, Poste Italiane e PostePay. La partnership tra le due grandi aziende italiane rappresenta un primo significativo strumento di integrazione e di valorizzazione degli asset di Eni e di Poste.

Si inserisce in una logica multibusiness che riguarda sia la fornitura di carburanti nelle stazioni di servizio Eni sia quella di gas ed energia elettrica, mediante l’attivazione di servizi finanziari innovativi legati ai sistemi di pagamento, nell’ambito delle opportunità offerte dalla Direttiva Europea PSDII, ed ha come principale obiettivo l’offerta alla clientela retail di una gamma sempre più estesa di nuove soluzioni di servizio e pagamento.

L’accordo prevede una serie di azioni tese a valorizzare, da una parte, gli oltre 26 milioni di carte di debito e prepagate del gruppo Poste Italiane in circolazione in Italia, dall’altra le 4.300 stazioni di servizio Eni, nelle quali transitano in media un milione di persone al giorno, nonché gli otto milioni di clienti Eni gas e luce, che generano 41 milioni di bollette annue e contano su 150 punti vendita Energy Store. In particolare, Poste Italiane ed Eni effettueranno uno studio per la realizzazione di alcune iniziative al fine di individuare soluzioni che assicurino ai clienti la massima sicurezza e semplicità nell’esecuzione delle transazioni in modalità fisica e digitale.

Lo studio, in coerenza con il quadro normativo di riferimento, riguarderà varie opzioni di servizi finanziari, quali ad esempio il pagamento dei bollettini premarcati e il prelievo di contante in combinazione con l’erogazione di carburante. Poste Italiane e Eni gas e luce, inoltre, potrebbero in futuro sperimentare nuovi sistemi di rendicontazione delle bollette mediante la tecnologia blockchain, mentre sono già attive nuove funzioni per i rimborsi alla clientela Eni gas e luce tramite l’intera rete di Poste Italiane. In relazione alle singole opportunità che dovessero formare oggetto di valutazione, verranno messe a disposizione le informazioni inerenti alle operazioni con parti correlate, ove ne ricorressero i presupposti.




Popolare di Bari, assemblea dei soci. Fusioni e governance sotto il giudizio dei soci

BARI – I punti principali che l’assemblea dei soci della Banca Popolare di Bari si trova ad affrontare oggi nel capoluogo pugliese sono la pesante perdita di 420,2 milioni di euro sul bilancio 2018 da approvare e il nodo del rinnovo della governance da sciogliere. Sullo sfondo le prospettive di aggregazione delle banche del Sud, in modo da utilizzare gli incentivi previsti dal Decreto Legge “Crescita”. Proprio in attesa della conversione in legge del decreto, era stata spostata l’assemblea dei soci, inizialmente convocata a metà luglio .

Il decreto crescita ha introdotto la possibilità per le banche del centro sud di trasformare le cosiddette Dta (cioè le attività fiscali differite) in crediti di imposta a condizione che gli istituti di credito procedano ad aggregarsi entro la fine del 2020. Un’operazione che in termini reali equivale a una sorta di aumento di capitale pari a 500 milioni di euro, e che potrebbe salvare la Popolare di Bari

Tra le aggregazioni possibili in particolare la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, ma anche la Banca Popolare del Lazio e la  Banca del Credito popolare di Torre del Greco. Per la governance sono in scadenza quattro consiglieri, Modestino di Taranto, Francesco Viti, Luca Montrone, Francesco Pignataro, per cui il consiglio di amministrazione ha reso noto di avere approvato una lista di sei candidati. Ci sarebbe comunque in gioco anche la presidenza, nonostante Marco Jacobini scada solo il prossimo anno e non sembri intenzionato a lasciare. Ma deve fare i conti con Bankitalia.




Agcom: dal 2011 un quarto dei ricavi in meno nelle comunicazioni. In 7 anni la pubblicità online del +93%

ROMA – Nel 2012 il settore delle comunicazioni valeva 61 miliardi , l’anno successivo 56 e nel 2014 e 2015  soltanto 52. Una lenta e modesta inversione di rotta è iniziata solo nel 2016, con il 2017 che ha visto il valore economico del complesso dei mercati regolati da Agcom toccare i 54 miliardi di euro. Sono questi  alcuni dei dati sullo stato di salute del settore emersi dalla relazione annuale Agcom, esposti dal presidente Angelo Maria Cardani alla Camera dei Deputati .

“Questi sette anni sono stati anni assai difficili, di vero e proprio declino per alcuni settori, di sostanziale stagnazione per molti altri, e con solo un paio di indicatori macroeconomici in controtendenza”, ha detto Cardani, aggiungendo che nelle telecomunicazioni tra il 2011 e il 2018 si sono persi circa un quarto dei ricavi.

 Dall’analisi emerge che nello stesso periodo, il trend fortemente negativo dei ricavi pubblicitari nel settore media ha trascinato in rosso i conti sia della tv in chiaro (-13% il valore economico del settore), dove resta peraltro largamente prevalente, nel contesto competitivo globale multipiattaforma, l’offerta in tecnologia digitale terrestre, sia della tv a pagamento (-2% nonostante l’aumento dei ricavi da abbonamenti). Il settore editoriale ha proseguito una fase di vero e proprio declino strutturale con un calo generalizzato di valore economico (-40%), investimenti, occupazione, ricavi.

Quanto al settore postale, oggetto di regolamentazione a partire dal 2012, a fronte di un declino dei volumi e del valore del mercato tradizionale della corrispondenza, abbiamo assistito ad una crescita esponenziale del mercato dei pacchi, sull’onda dell’esplosione dell’e-commerce.

Un altro indicatore economico in crescita riguarda il mercato della raccolta della pubblicità online, le cui risorse sono passate dai 1.407 milioni circa del 2011 agli oltre 2.700 milioni del 2018 (una crescita del +93%, che rappresenta il 35% del totale, preceduto solo dal mezzo televisivo che raccoglie il 43%. Un’accelerazione al processo si è registrata a partire dal 2008, quando inizia a essere evidente l’arretramento di natura strutturale dell’editoria quotidiana e periodica. Lungo le fasi degli ultimi venti anni, la composizione delle fonti di ricavo consente di individuare tendenze di fondo differenziate per i diversi ambiti del settore dei media.

I media tradizionali più forti in termini di investimenti pubblicitari, come la televisione e le radio, sono rimasti piuttosto stabili lungo tutto il periodo, con la sola eccezione degli anni di recessione economica. D’altra parte, le risorse in pubblicità assorbite da internet sono aumentate nel tempo: partendo da livelli marginali rispetto agli altri settori (8 milioni di euro nel 1998) nel 2018 i ricavi hanno superato i 2,7 miliardi di euro, giungendo, così, a pesare il 35% sul totale degli introiti dei media. L’editoria, sia quotidiana sia periodica, a partire dal 2008, ha subito una consistente contrazione dei ricavi e del relativo peso sul complesso delle risorse.

Nella relazione dell’ Autorità Garante per le Comunicazioni si legge ancora che nel 2017, il Sic (Sistema integrato delle comunicazioni) vale complessivamente 17,5 miliardi di euro, registrando una riduzione dello 0,9% rispetto al 2016. Tra le aree economiche che costituiscono l’aggregato del sistema delle comunicazioni, quella dei servizi di media audiovisivi e radio conferma il proprio primato per incidenza sul totale”. Sebbene in diminuzione rispetto al 2016, il comparto editoriale costituito da quotidiani, periodici e agenzie di stampa mantiene la seconda posizione, mentre esiguo è il peso dell’altro segmento editoriale, corrispondente agli annuari.

Una sempre maggiore incidenza sul Sic è esercitata dall’area che include l’editoria elettronica e la pubblicità online, mentre diminuisce la rilevanza del settore cinematografico. Sostanzialmente  stabile rimane il peso sul Sic degli altri comparti, quali pubblicità  esterna e below the line. Dall’analisi della dinamica delle quote di mercato dei principali operatori del Sic, si conferma la crescita di alcuni importanti player internazionali e in particolare delle piattaforme online e la contrazione del peso di alcuni rilevanti gruppi editoriali nazionali.

Nel settore televisivo, si evidenzia la sostanziale stabilità nell’ultimo periodo della posizione di Sky del gruppo Comcast Corporation che, con oltre il 15%, rappresenta nel 2017 il primo operatore del Sic. Diversamente, per i principali gruppi editoriali nazionali (Gedi e Cairo/RCS), si assiste a un’involuzione nel tempo del loro peso sul totale, nonostante tali operatori siano stati protagonisti di recenti processi di integrazione orizzontale. Mantengono invece posizioni  di stabilità i due operatori storici, Rai (14,1%) e Fininvest (15,2%), che complessivamente rappresentano quasi un terzo del Sic.

Passando al settore telecomunicazioni, nel 2018 la spesa di famiglie e imprese in servizi di telecomunicazioni diminuisce del 2,9%. In particolare cala la spesa sulla rete mobile (-6,4%), mentre la rete fissa segna +1%. Questo risultato è “in parte determinato dall’entrata sul mercato” mobile di Iliad, che secondo i dati ha lo 0,8% dei ricavi del mercato mobile, ma ha generato “una ulteriore pressione concorrenziale sui prezzi retail e conseguentemente sui ricavi complessivi degli operatori di telefonia mobile”, spiega il rapporto. Nel 2018, TIM è il primo operatore mobile con il 34,5% dei ricavi, seguono Vodafone (30,5%) e Wind Tre (29,8%), l’operatore – si legge – “che sembra avere maggiormente sofferto della concorrenza del nuovo entrante”.

Le risorse del settore telecomunicazioni, rete fissa e mobile, si riducono del 2%, raggiungendo un giro d’affari di 31,6 miliardi di euro, dopo la ripresa del 2016- 2017. Gli investimenti in infrastrutture invece crescono del 17%, con un aumento di 8,4 miliardi di euro, a seguito dei processi di infrastrutturazione nella rete fissa e per l’avvio della rete mobile 5G. Cresce il peso di Tim nella spesa per i servizi di rete fissa e mobile di famiglie e imprese e arriva al 46,1%, in aumento di 0,9 punti percentuali sul 2017. Vodafone e Wind Tre si collocano intorno al 20%. Rispettivamente questi operatori hanno quote del 19,7% (in calo di 0,5 punti percentuali) e del 19,1% (in calo di 1,5 punti).

Il peso dei primi quattro operatori si mantiene superiore al 92%, includendo anche Fastweb che ha una quota del 7,6%, in aumento di + 0,4 punti percentuali dal 2017. L’Autorità sottolinea inoltre sottolineare l’incremento, “seppure lieve”, del peso degli operatori Fixed Wireless Access come Linkem.

Relazione AGCOM Cardani

 

 

 




Il Consiglio di Stato respinge i ricorsi delle compagnie telefoniche: illegali le bollette a 28 giorni, ora scatta la restituzione agli utenti

ROMA – Respinti dal Consiglio di Stato i ricorsi presentati dalle compagnie telefoniche Vodafone, Wind-3 e Fastweb contro le decisioni del Tar Lazio inerenti alle bollette telefoniche a 28 giorni. Le compagnie telefoniche adesso ora per effetto della decisione dovranno restituire i ‘giorni illegittimamente erosi’ dal giugno 2017, quando alterano il conteggio delle settimane e conseguentemente le contabilità dei mesi. La decisione sul ricorso di Tim seguirà a breve ma non c’è ragione di credere che sarà contrario, considerato che la vicenda e le ragioni delle parti sono identiche.

La sentenza del Tar oggi confermata dal Consiglio di Stato, massimo rogano di giustizia amministrativa, prevedeva inizialmente la ‘restituzione’ di questi giorni entro il 31 dicembre 2018, ma il ricorso delle compagnie aveva bloccato la procedura. Il meccanismo sarà quello della compensazione con le fatturazioni future.

Una cifra tra i 30 ed i 50 euro ad utente. Le associazioni dei consumatori quantificano l’indennizzo per la pratica delle bollette a 28 giorni, dopo la decisione odierna del Consiglio di Stato, per la quale gli utenti delle compagnie telefoniche  dovrebbero ricevere un indennizzo quantificabile tra i 30 e i 50 euro ciascuno per le maggiori spese sostenute a causa dell’illegittima pratica delle bollette a 28 giorni.

Le associazioni dei consumatori  fanno sapere che le compagnie telefoniche stanno giocando d’anticipo offrendo ai propri clienti indennizzi sotto forma di minuti e traffico internet gratis, ma i consumatori devono prestare massima attenzione: tali offerte sono infatti a costo zero per le società della telefonia e potrebbero non compensare il credito vantato dagli utenti per le fatturazioni a 28 giorni.

Francesco Posteraro, commissario AGCOM così ha commentato la decisione di Palazzo Spada: “In quanto relatore della delibera sulle tariffe 28 giorni, non posso che essere soddisfatto che ne risulti confermata la legittimità della nostra azione a tutela dei consumatori e finalizzata a impedire pratiche lesive della trasparenza tariffaria”.




Banca Popolare di Bari . Le perdite salgono a 420 milioni di euro

BARI – Il cda della Banca Popolare di Bari a seguito di ulteriori evidenze informative acquisite dopo la precedente approvazione del progetto di bilancio al 31 dicembre 2018 del 12 e 13 giugno, ha riesaminato il progetto deliberando la contabilizzazione di ulteriori rettifiche su crediti per circa 23 milioni“. Di conseguenza “la perdita netta consolidata dell’esercizio 2018 si fissa a 420,2 milioni e i ratio patrimoniali di Gruppo si rideterminano al 7,19% per quanto concerne il CET1 ratio ed il Tier One ratio e al 9,46% per il Total Capital Ratio“.

Sulla base di un’approfondita analisi del presupposto della continuità aziendale, il CdA della Popolare di Bari ha avuto modo di deliberare una serie di iniziative strategiche ad hoc, in parte già realizzate, che si innestano nel quadro delle nuove linee strategiche della Banca predisposte in un’ottica di mantenimento di adeguati livelli di redditività e di patrimonializzazione.  volte anche ad un progressivo riallineamento dei suddetti coefficienti patrimoniali, in tempi brevi, su valori superiori alle soglie di Overall Capital Requirement correnti.

Il Consiglio della Banca Popolare di Bari nel frattempo ha “effettuato le prime valutazioni in merito alle nuove disposizioni del “Banca Popolare di Bari , recentemente convertito in legge, che prevede norme specifiche per favorire il processo di aggregazione delle banche con sede nelle regioni del Mezzogiorno“. Il provvedimento – si legge nella nota – ha “impatti potenzialmente significativi per la Banca Popolare di Bari“. Infine il cda ha presentato una lista di sei candidati per il Consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Bari la cui nomina è all’ordine del giorno dell’Assemblea dei soci del 20 e 21 luglio.




Il flop della rottamazione delle cartelle fiscali imbarazza il Governo

ROMA – La rottamazione delle cartelle, per ora, si sta rivelando un vero e proprio flop. Rispetto alle attese, di un introito che avrebbe dovuto raggiungere 21,8 miliardi nel 2018, l’incasso effettivo si è fermato a meno della meta: 10,4 miliardi di euro. I dati sono contenuti nelle tabelle della Corte dei Conti che accompagnano il Rendiconto generale dello Stato, e sono relativi alle richieste presentate entro il 21 aprile 2017.

Secondo i dati della magistratura contabile senza la sanatoria nelle casse dello Stato sarebbero dovuti entrare 45,4 miliardi di euro; che sono scesi a 26,3 miliardi, grazie allo ‘sconto’ applicato, pari a 19,1 miliardi. Dei 26,3 miliardi di incasso atteso la maggior parte, pari appunto a 21,8 miliardi, sarebbe dovuto arrivare entro lo scorso anno ma, a conti fatti, la quota effettivamente riscossa si è fermata a meno della metà. All’appello mancano quindi 11,4 miliardi di euro.

E’ questo il vero motivo delle nuova finestra per aderire alla rottamazione delle cartelle. In un arco temporale limitato: un mese tra ottobre e novembre 2019. È l’ipotesi allo studio del Governo annunciata giovedì dal sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci, durante la presentazione delle adesioni alle sanatorie suoi ruoli scadute lo scorso 30 aprile insieme ai colleghi di partito della Lega, il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia e il vicepresidente della commissione Finanze della Camera Alberto Gusmeroli.

Una riapertura dei termini su cui il sottosegretario leghista ha già fissato un perimetro. In primo luogo, non ci sarà nessuna estensione ai carichi affidati alla riscossione nel 2018: detto in altri termini saranno rottamabili le cartelle consegnate dagli enti impositori tra il 2000 e il 2017. Inoltre, il numero delle rate non sarà di 18 e spalmato su cinque anni come per chi ha aderito entro il 30 aprile ma il piano di ammortamento del debito potrebbe essere ridotto tra quattro anni e quattro anni e sei mesi.

Infine, come ha anticipato sempre Bitonci, si sta studiando un meccanismo per evitare che siano attivate procedure esecutive nei confronti dei contribuenti morosi che vorranno sfruttare la nuova finestra. Con la presentazione dell’istanza, infatti, i nuovi pignoramenti non potranno essere eseguiti.




MISE: aperto il tavolo sulla cessione di Auchan

ROMA – Si è svolto oggi al MiSE il tavolo sulla possibile cessione dei punti vendita di Auchan Retail Italia al gruppo Conad. All’incontro, presieduto dal Vice Capo di Gabinetto Giorgio Sorial (esponente del M5S) , hanno partecipato i rappresentanti della Conad, di Auchan Italia e le sigle sindacali.

Durante l’incontro l’azienda ha informato le parti sull’andamento della trattativa, che prevederebbe il termine della cessione entro quest’anno. L’azienda sta lavorando al piano industriale che, previa valutazione da parte dell’Autorità Antitrust, dovrebbe garantire il mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi dei punti vendita Auchan. L’obiettivo è quello di valorizzare al massimo le sinergie già esistenti tra le due aziende e realizzare il primo operatore italiano della grande distribuzione organizzata.

In riferimento alla situazione dei punti vendita SMA della Sicilia, l’azienda ha comunicato che è stata intrapresa una trattativa per la cessione ad imprenditori locali. “È di fondamentale importanza fornire a tutte le parti presenti a questo tavolo indicazioni precise sulle garanzie occupazionali –  ha dichiarato il Vice Capo di Gabinetto del MiSE  Giorgio Sorialsulle tempistiche e sul modo in cui l’azienda acquirente intende procedere. L’obiettivo del Ministero è la salvaguardia dei livelli occupazionali e lo sviluppo delle attività”.

Per questo motivo, è stato convocato un nuovo incontro per il 20 giugno 2019 alle ore 10.30, affinché le aziende interessate all’acquisizione dei punti vendita, anche quelli dislocati in Sicilia, possano presentare un chiaro piano industriale”  ha concluso Sorial.




Acquedotto Pugliese: utile sale a 22,5 milioni

BARI – Il Cda della società  Acquedotto Pugliese spa ha approvato il bilancio di esercizio e il bilancio di sostenibilità, che da quest’anno sono integrati: l’utile netto di esercizio sale a 22,5 milioni di euro, il valore della produzione è di 548,2 milioni di euro, gli investimenti salgono a 146,8 milioni, .

Simeone di Cagno Abbrescia

“Ad AQP non solo è riconosciuto il merito ed il valore della tutela, distribuzione e riuso delle acque – ha dichiarato soddisfatto il presidente Simeone di Cagno Abbresciabensì la funzione, con i suoi investimenti, di grande azienda del Mezzogiorno che offre reali, consolidate opportunità di lavoro.  Non da meno registriamo il crescente miglioramento della qualità del servizio offerto ai clienti. La tutela dell’acqua e del suo più vasto recupero, fa di AQP un’azienda che conosce e diffonde il valore di un bene tanto prezioso, quanto spesso limitato, ma da assicurare con continuità ai cittadini. Tutela del territorio e delle acque marine fanno della Puglia una delle primissime regioni italiane che il sempre crescente turismo dimostra di apprezzare“.

“La nostra Società è fortemente impegnata a definire e promuovere strategie efficaci di intervento – aggiunge Nicola De Sanctis, Amministratore Delegato  di Acquedotto Pugliese spa volte a uno sviluppo sostenibile delle nostre attività, sempre più condivise e partecipate, cogliendo le migliori opportunità. L’esigenza è pervenire al rispetto degli obiettivi di sostenibilità previsti dall’Agenda 2030 dell’ONU, combinando l’economicità della gestione con interventi necessari, così da assicurare un servizio idrico di qualità e con standard ambientali sempre più elevati. Investimenti adeguati sono stati previsti per realizzare un radicale ammodernamento della rete, la cui vetustà connessa ad altri fattori ambientali, sono le cause principali delle perdite. Elementi di innovazione si aggiungono sistematicamente agli obiettivi raggiunti nell’area della distribuzione dell’acqua e nel vasto settore della depurazione, del riuso delle acque reflue, dei rifiuti, del servizio alla clientela attraverso la customer experience“.

 

 




Poste e Microsoft siglano una intesa per la trasformazione digitale e la competitività del Paese

ROMA – Poste Italiane e Microsoft hanno annunciato un accordo per promuovere l’innovazione del Gruppo e la competitività dell’intero Paese, da un lato accelerando la trasformazione digitale dell’organizzazione e dall’altro attuando iniziative di formazione congiunta in ambito PMI, pubblica amministrazione e Cybersecurity nell’ambito del progetto Ambizione Italia.

La partnership vedrà il Gruppo Poste Italiane ampliare il fronte di collaborazione con Microsoft a supporto della propria crescita sostenibile in linea con il piano Deliver 2022. Infatti Poste Italiane ha già avviato un percorso di trasformazione digitale e ora punta a migliorare produttività e collaborazione, contribuendo al rinnovamento della rete degli uffici postali e dell’ecosistema di servizi offerti a vantaggio di aziende, cittadini e Pubblica Amministrazione.

A tal fine il Gruppo farà leva sulle tre piattaforme cloud di Microsoft, potendo beneficiare delle funzionalità di analisi e Intelligenza Artificiale integrate: Dynamics 365 per garantire la visione unica del cliente ed ottimizzare la Customer Experience su tutti i canali, Azure per una struttura IT più scalabile e sicura che permetta di rendere la società agile e veloce nell’innovazione su business diversi, dalla logistica ai servizi finanziari e Microsoft 365 per abilitare un nuovo modo di lavorare più collaborativo e produttivo, anche in una logica di smartworking.

Fattore strategico in questo percorso è la valorizzazione dei talenti, che in modo trasversale arriverà a coinvolgere i 134 mila dipendenti di Poste, dal management, agli impiegati, ai commerciali, ai portalettere: non solo potranno utilizzare nuovi strumenti informatici e canali di comunicazione digitale, ma anche beneficiare di iniziative di formazione ad hoc, il tutto secondo un approccio personalizzato su misura di ogni singolo collaboratore.

La partnership con Microsoft ha l’obiettivo di generare un incremento della produttività, con una riduzione dei tempi di lavoro ed il miglioramento dei processi decisionali. Il fine ultimo non è solo l’efficienza, bensì una maggiore intelligenza nei flussi e la capacità di prendere decisioni di business basate su dati e insight, così da offrire un servizio più in linea con le sfide di un mercato in evoluzione che integra settori differenti: dal recapito di corrispondenza e pacchi ai servizi finanziari e assicurativi, dai sistemi di pagamento alla telefonia mobile.

Il percorso di Poste verso il Modern Workplace sta già prendendo forma introducendo nel Gruppo il lavoro agile, inteso come una nuova modalità di lavoro più flessibile e collaborativa basata, da un lato, su tecnologie avanzate in grado di favorire lo scambio di documenti e conoscenza e, dall’altro, su formazione e iniziative HR volte a promuovere l’affermarsi di un nuovo digital mindset. Si tratta di un cambiamento culturale che partendo da Poste stessa può ispirare tutta la PA Italiana.

Esistono già delle applicazioni concrete che testimoniano questo percorso, come il progetto DiCo, una piattaforma integrata, basata su Microsoft 365, per condividere a tutto il personale commerciale informazioni personalizzate e sempre aggiornate, per ottimizzare la gestione consulenziale di Poste e consentire ai dipendenti di migliorare la relazione con la clientela. Un ulteriore esempio è il progetto “Postino Intelligente”, volto a migliorare la gestione dei team di portalettere e al contempo agevolarne il lavoro con suggerimenti per far loro risparmiare tempo, ad esempio ottimizzando gli spostamenti.

La partnership tra Poste Italiane e Microsoft vede, inoltre, i due player collaborare nell’ambito del progetto Ambizione Italia con un forte focus su formazione, sviluppo e digitalizzazione rispetto ad alcuni driver strategici per il Paese: PMI, Cybersecurity e PA.

Facendo leva sul know-how tecnologico di Microsoft e sul radicamento capillare di Poste Italiane, i due player si impegneranno ad accompagnare le piccole e medie realtà del Paese nel percorso d’innovazione, grazie ad occasioni di formazione sul territorio e alla condivisione di best practice che possano ispirare, da un lato, il diffondersi di una cultura digitale e dall’altro favorire lo sviluppo di progetti nell’ambito dell’ e-commerce e del mobile payment.

Matteo Del Fante, ad di Poste Italiane

Altrettanto importante sarà l’impegno congiunto sul fronte Cybersecurity, per promuovere in collaborazione con istituzioni, enti di ricerca e organismi italiani e internazionali un framework in cui le aziende possano operare e crescere in modo sicuro, con maggiore consapevolezza delle priorità sul fronte sicurezza e privacy. Nell’ambito della partnership si investirà anche per accelerare il cammino della pubblica amministrazione italiana verso l’innovazione, grazie a nuovi servizi ed iniziative di formazione rivolti ai dipendenti pubblici e ai Responsabili per la Transizione Digitale.

“La partnership con Microsoft è coerente con la nostra missione ed è in linea con il nostro piano strategico Deliver 2022 centrato su un percorso di profondo cambiamento che punta sulla digitalizzazione dei servizi a sostegno dello sviluppo della pubblica amministrazione e del tessuto imprenditoriale del Paese, con l’obiettivo di avvicinare i cittadini alle nuove tecnologie in modo sempre più facile e sicuro – ha dichiarato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Poste Italiane. Rivolgiamo un’attenzione particolare alle fasce di popolazione che hanno una minore familiarità con il digitale attraverso lo sviluppo di programmi ad hoc che favoriscano l’inclusione. Stiamo inoltre avviando un ampio piano di formazione per tutti i nostri dipendenti per accompagnarli verso nuovi modelli di lavoro collaborativo e relazione. Sul fronte della Cybersecurity, con Microsoft, puntiamo a favorire lo sviluppo di una cultura della sicurezza e della privacy. La nuova partnership – ha concluso l’AD– segna dunque una tappa importante nel processo di sviluppo industriale e testimonia il rinnovato impegno dell’azienda nella digitalizzazione del sistema Paese.

“Siamo orgogliosi di collaborare con Poste Italiane alla trasformazione digitale di un Gruppo che incarna il volto storico del Paese e che grazie alle nuove tecnologie potrà rinnovare la propria rete di oltre 12.800 uffici postali e il modo di lavorare di tutti i componenti dell’organizzazione. Un’innovazione a 360° abilitata dal Cloud Computing, ove l’obiettivo non è solo l’efficienza, ma una maggior collaborazione tra le persone, accesso alle informazioni mirate e rilevanti per ogni individuo, con importanti benefici in termini di qualità del servizio offerto ad aziende, cittadini e pubblica amministrazione” ha commentato Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia.

“Con questo accordo, il Gruppo intende guidare la trasformazione digitale in Italia – ha concluso Silvia Candiani –  cavalcando in primis i vantaggi delle nuove tecnologie, ma si vuole anche far carico del proprio ruolo sociale e accelerare l’innovazione in alcuni ambiti strategici per la competitività del Paese: per questo uniremo le forze per promuovere la formazione delle PMI e della PA e collaboreremo per diffondere maggiore consapevolezza dei rischi in termini di Cybersecurity”