Coronavirus, ecco il nuovo modulo per bloccare il pagamento dei mutui

ROMA – È stata pubblicata la nuova modulistica, aggiornata e semplificata rispetto al modello precedente, per presentare la domanda di sospensione del mutuo tramite l’accesso al Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa.

Per facilitare e velocizzare ulteriormente le procedure, il nuovo modello, reperibile anche  sui siti del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di Consap e dell’Abi, potrà essere compilato direttamente online ed inviato secondo le modalità indicate da ciascuna banca.

modulo mutuo

A seguito della firma del Ministro dell’Economia e delle FinanzeRoberto Gualtieri, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto attuativo dell’art. 54 del DL “CuraItalia” che integra la disciplina del cosiddetto fondo Gasparrini, che prevede il diritto, per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa che siano nelle situazioni di temporanea difficoltà previste dal regolamento, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate fino a 18 mesi.

L’operatività del fondo Gasparrini è stata estesa a seguito all’emergenza Covid, consentendo di accedere al medesimo anche ai lavoratori dipendenti con riduzione o sospensione dell’orario di lavoro (ad esempio per cassa integrazione) per un periodo di almeno 30 giorni e ai lavoratori autonomi e ai professionisti che abbiano subito un calo del proprio fatturato superiore al 33% rispetto al fatturato dell’ultimo trimestre 2019.

Inoltre, per tutte le ipotesi di accesso al Fondo non è più richiesta la presentazione dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE); è possibile beneficiare anche per chi ha già fruito in passato della sospensione (purché l’ammortamento sia ripreso da 3 mesi); è stato previsto che il Fondo sopporti il 50% degli interessi che maturano nel periodo della sospensione.

Per ottenere rapidamente la sospensione del mutuo il cittadino, in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al Fondo e che si trovi nelle situazioni in cui è previsto l’intervento dello stesso, deve prendere contatto con la banca che ha concesso il mutuo, la quale dietro presentazione della documentazione necessaria procede alla sospensione del finanziamento.




La rivoluzione dal basso dei dipendenti della Banca Popolare di Bari

di Vincenzo Imperatore*

Non è demagogia, ma la storia ce lo ha sistematicamente confermato: le rivoluzioni partono sempre dal basso. Le vere rivoluzioni hanno una visione ampia, capace di fornire risposte e nuovi strumenti di prospettiva, hanno la forza di rimettere in circolo una libertà che non è solo presunzione, ma senso della misura, equilibrio, armonia. Le rivoluzioni, quando sono vere rivoluzioni, cambiano i rapporti, li fanno diventare più umani, più capaci di definire limiti e necessità.

ERRORI LEGATI A INADEMPIENZE UMANE

Si parte dalla consapevolezza che da soli non sia possibile, che ci voglia qualcosa o qualcuno che sappia entrare in comunione con la natura umana, con l’uomo e le sue necessità, i suoi valori, le sue aspettative. La vera rivoluzione è silenziosa. Passa attraverso lo spirito della legge, si guarda attorno e si mette a servizio. Si umilia e si prostra perché quel mondo che ci ruota attorno possa esprimere al meglio la sua condizione. Le grandi crisi e le grandi rivoluzioni arrivano dopo grandi errori, che si legano alle inadempienze umane.

ESEMPIO DI “BANALITÀ DEL BENE”

E finalmente è arrivato nel mondo della finanza il primo atto di disobbedienza civile, un atto di coraggio compiuto da chi sostiene, magari rischiando il posto di lavoro o comunque la sua serenità familiare, di agire come che ogni altro persona al suo posto avrebbe fatto. Una “banalità del bene”, come ci raccontano Steve Crawshaw e John Jackson in Small Act or Resistance. How courage, tenacity and ingenuity can change the world, che dovrebbe creare immancabilmente un effetto contagioso.

TENTATIVO DI TUTELARE IL FUTURO

È quanto hanno fatto alcuni dipendenti della Banca Popolare di Bari che hanno redatto un manifesto, inviato ai commissari straordinari, in cui esprimono dissenso nei confronti della “vecchia” mala gestio, di prenderne le distanze e soprattutto di tutelare il futuro di quella comunità di onorabili colleghi, nel segno del merito, della lealtà e della trasparenza.

Ci hanno messo la faccia, i loro nomi e cognomi, hanno abbandonato la strada della tutela sindacale, sono usciti dal torpore della complacency per affermare (e confermare quanto sostengo da anni) che risulta piuttosto urgente rimuovere situazioni di incompatibilitàconflitti di interessi tra dipendenti che, appartenendo a stessi nuclei familiari o in qualità di soggetti comunque “interessati”, gravitano e operano negli stessi ambiti aziendali, assicurando la giusta complicità che ha consentito e che continua, neppure in modo così tanto latente, a permettere a certi rappresentanti aziendali e/o certo sindacato di perseverare in condotte al limite della decenza e della moralità.

*tratto dal quotidiano online Lettera43

 




La vertenza "Gazzetta del Mezzogiorno" non si è ancora risolta: il messaggio della redazione ai lettori

ROMA – Con un comunicato del CdR pubblicato ieri il quotidiano siculo-barese si è rivolta ieri ai propri lettori: “Cari Lettori, dopo un lungo silenzio torniamo a parlarvi in prima persona della “Gazzetta” per dirvi che nei prossimi giorni, forse nelle prossime ore, si decide la sopravvivenza del vostro e nostro giornale. Negli ultimi mesi abbiamo scelto di dedicare ogni energia per garantire un’informazione sempre più completa e allo stesso tempo condurre in silenzio e con spirito di sacrificio una lunga e difficile trattativa per contribuire a costruire il futuro della testata. Ma neanche questo senso di responsabilità è bastato“.

Il comunicato così continua: “La «Gazzetta» è affidata a una gestione commissariale dall’ottobre del 2018, a seguito dell’inchiesta giudiziaria per presunto concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Mario Ciancio Sanfilippo, azionista di maggioranza dell’Edisud spa, società editrice del giornale. Ricordiamo che la testata, in ogni sua articolazione, è totalmente estranea al merito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Catania, che ha chiesto e ottenuto il sequestro-confisca anche del pacchetto azionario della Edisud. In questi lunghi mesi abbiamo accettato il taglio delle nostre retribuzioni per consentire al nuovo consiglio di amministrazione di riequilibrare i conti. Analogo sforzo è stato compiuto dagli altri lavoratori del giornale. In questo modo il nuovo Cda, nominato dal Tribunale di Catania, ha potuto mettere a punto un concordato a garanzia dei creditori della Edisud spa“.

Questo lungo e faticoso percorso rischia di fermarsi all’ultimo miglio: la Edisud potrebbe ritirare la procedura di concordato in assenza delle indispensabili garanzie finanziarie. Sarebbe una brusca frenata che interromperebbe il difficile percorso di risanamento dell’azienda e di rilancio dell’iniziativa editoriale“.

“A pagare il conto di questo stallo, alla fine, perdendo il giornale, saremmo noi lavoratori e le comunità di Puglia e Basilicata alle quali ogni giorno continuiamo a dedicare tutto il nostro impegno. Abbiamo sentito il dovere di informarvi, oggi, anche per evitare una beffa: prolungare il silenzio potrebbe far credere che la crisi del giornale sia risolta. In verità, in questi mesi abbiamo sempre ritenuto che il nostro lavoro fosse dar voce alle difficili storie del Mezzogiorno, non utilizzare queste pagine per parlare di noi”.

Il comunicato-appello sindacale  così conclude:  “Adesso conta una sola cosa: fare presto. Per anni le imprese e la società civile delle nostre regioni hanno potuto contare sulla «Gazzetta», ora è il giornale che ha bisogno di sostegno. E non è più tempo di tavoli politici perché i tempi della politica non sono più conciliabili con i nostri. In queste ore i giornalisti stanno dialogando con i consiglieri di amministrazione nominati dal Tribunale di Catania, con l’azionista di minoranza dell’Edisud, il prof. Valter Mainetti, nonché con tutti gli interlocutori in grado di scongiurare la scomparsa di una delle più autorevoli voci del panorama editoriale italiano e meridionale in modo particolare.Vi diamo appuntamento a breve, cari Lettori. Non lasceremo nulla di intentato e siamo pronti a difendere con ogni mezzo a nostra disposizione il valore accumulato dalla «Gazzetta» in quasi 133 anni di storia.

E’ inutile dirvi che il nostro giornale fa il tifo per la permanenza in edicola dalla Gazzetta del Mezzogiorno, così come si augura che vengano persi meno posti di lavoro possibili, anche se per mandare avanti un’azienda editoriale, sopratutto inutilmente mastodontica come quella del quotidiano barese, saranno necessari dei tagli drastici.

Noi tifiamo per la Gazzetta della Mezzogiorno, nonostante le diffamazioni subite , nonostante le rettifiche da noi richieste non pubblicate, nonostante le “porcate” pseudo giudiziaire attuate da un loro giornalista impegnato nell’attività sindacale in Puglia, il quale ha chiesto per oltre 20 volte nelle proprie denunce alla magistratura di sequestrare il nostro giornale  (!!!) manifestando i propri noti limiti di competenza giuridica e giudiziaria e quindi di ignoranza specifica, in quanto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno sancito con una propria sentenza del 2015  che non si può sequestrare una testata affermando che “non può essere sottoposta a sequestro preventivo una testata giornalistica telematica” !

Mimmo Mazza

Parliamo dello stesso giornalista , cioè Mimmo Mazza, che con i suoi articoli diffamava la collega Caterina Bagnardi del quotidiano Taranto Buona Sera sostenendo che si fosse impossessata di fondi pubblici per l’editoria truffando lo Stato. Circostanza questa falsa e tendenziosa, che è stata smentita dal Tribunale competente. Chiaramente Mazza non ha mai chiesto scusa alla Bagnardi e tantomeno mai rettificato il suo articolo. Alla faccia del Codice Deontologico…..

Lo stesso Mazza che nonostante sia vincolato da un contratto di esclusiva con la Gazzetta del Mezzogiorno, si è aperto nei mesi scorsi una società (priva di uffici e personale regolarmente contrattualizzato) di cui detiene il 50% delle quote, con cui fa l’editore ed il concessionario della pubblicità di Radio Cittadella a Taranto, di proprietà della Fondazione Cittadella della Carità, che oppone ogni tentativo di accesso agli atti amministrativi per nascondere i propri rapporti con Mazza ed i suoi “compagni di merende”. E guarda caso la Gazzetta del Mezzogiorno è diventata a Taranto molto più morbida ed “amica” degli inserzionisti di Radio Cittadella. A partire dal Comune di Taranto che ha subito stanziato 10mila euro di pubblicità (per la prima volta nella sua storia) . Coincidenze ?

Per non parlare poi dei molteplici collaboratori della Gazzetta che lavorano per enti, sindacati, società private ecc. in aperto conflitto di interesse ? E cosa fa il direttore del giornale barese per controllare questo vergognoso scempio deontologico dinnanzi al quale l’ Ordine dei Giornalisti e l’ Assostampa di Puglia tacciono in maniera “omertosa”  ?

Con l’occasione lo chiediamo apertamente e pubblicamente al CdR della Gazzetta: è così che volete salvare il vostro giornale ? Come pensate di recuperare le decine di migliaia di lettori che avete perso in questi anni e che continuate a perdere giorno dopo giorno ancora oggi ?

E’ incredibile leggere i dati pubblici di diffusione e verificare che la Gazzetta del Mezzogiorno a dicembre 2019 ha venduto appena 14.244  copie perdendo 3mila copie rispetto allo stesso mese del 2018, in un bacino di lettori (Puglia e Basilicata) di oltre 5 milioni di persone. E solo chi fa questo lavoro sa quanto sia importante anche pubblicitariamente il mese di dicembre per i giornali !

Comunque sia il nostro augurio è che presto tutto ciò possa finire trovando un editore serio, un nuovo direttore responsabile autorevole e capace di fare una bella “pulizia” interna di giornalisti e poligrafici inutili ed improduttivi. E’ solo così che si può salvare la Gazzetta del Mezzogiorno.  Non con i sit-in inutili e  patetici, i pellegrinaggi verso il “Palazzo” a Roma  ginuflettendosi ai politici. Un giornale indipendente deve restare libero, lontano ed indipendente dal potere politico.

Quello che vince è il mercato, con le sue regole e norme. Chi decide l’importanza e la qualità di un giornale è il lettore quando va in edicola o si collega online. Cercate di mettervelo in testa una volta per tutte, cari colleghi della Gazzetta del Mezzogiorno . In bocca al lupo.




Quotidiani: l'edicola piange sempre di più....

ROMA – Il mercato totale in edicola nel mese di dicembre 2019 è stato di 1.861.546 vendite quotidiane. Il numero si confronta con le 1.859.910 vendute in novembre e con 2.025.204 di dicembre 2018. Il calo è stato dell’8%. Nel novembre del 2019 il calo rispetto al novembre 2018 fu del 7,5%.

Pubblichiamo le tabelle con le vendite quotidiane dei singoli giornali nel mese di dicembre, comparate con il dicembre dell’anno precedente. Interessante il confronto con novembre. Se il declino del mercato sembra costante, le singole testate si sono comportate in modi assai diversi.

Anche in dicembre, il trend non sembra omogeneo. Ci sono giornali che perdono un quinto delle copie, anno su anno (e così fu a novembre); altri che crescono. Il quadro è comunque sconfortante.

E’ importante informare sulle vendite in edicola, per una serie di ragioni che è opportuno riassumere.

1. I dati di diffusione come quelli di lettura hanno uno scopo ben preciso, quello di informare gli inserzionisti pubblicitari di quanta gente vede la loro pubblicità.

2. Le vendite di copie digitali possono valere o no in termini di conto economico, secondo quanto sono fatte pagare. Alcuni dicono che le fanno pagare come quelle in edicola ma se lo fanno è una cosa ingiusta, perché almeno i costi di carta, stampa e distribuzione, che fanno almeno metà del costo di una copia, li dovreste togliere. Infatti il Corriere della Sera fa pagare, per un anno, un pelo meno di 200 euro, rispetto ai 450 euro della copia in edicola; lo stesso fa Repubblica. Ma se si va ad indagare meglio si trovano offerte per questi stessi giornali anche  per meno di 100 euro/anno.

Il confronto che è stato fatto fra Ads e Audipress da una parte e Auditel dall’altra non sta in piedi. L’ Auditel si riferisce a un prodotto omogeneo: lo spot, il programma. Le copie digitali offrono un prodotto radicalmente diverso ai fini della pubblicità. Fonte Ads

E pensare che ci sono ancora giornalisti di provincia che si sentono più autorevoli, dei giornalisti che lavorano per testate online. Poverini non si accorgono invece che giorno dopo giorno stanno perdendo il posto di lavoro.




Multa da 27,8 milioni a Tim per telemarketing selvaggio con chiamate sui cellulari

ROMA – Il Garante per la privacy ha sanzionato Tim spa con una multa di 27.802.946 euro per i numerosi trattamenti illeciti di dati legati alle proprie aggressive attività di marketing. Le violazioni del gestore telefonico hanno riguardato complessivamente alcuni milioni di persone. In un caso un utente chiamato 155 volte in un mese, cioè una media di 5 telefonate al giorno, a fini promozionali . È quanto viene reso noto del Garante della privacy.

 L’Autorità garante ha imposto a Tim oltre alla sanzione anche 20 misure correttive, tra divieti e prescrizioni vietando a Tim l’uso dei dati a fini di marketing in particolare,  di coloro che avevano espresso ai call center il proprio diniego a ricevere telefonate promozionali, dei soggetti presenti in black list e dei “non clienti” che non avevano prestato alcun consenso.

All’Autorità sin dal gennaio 2017 ai primi mesi del 2019,  erano pervenute  centinaia di segnalazioni relative, in particolare, a chiamate promozionali indesiderate effettuate senza consenso o nonostante l’iscrizione delle utenze telefoniche nel Registro pubblico delle opposizioni, oppure ancora malgrado il fatto che le persone contattate avessero espresso alla società la propria decisione e diritto di non ricevere telefonate promozionali.

Dalle indagini svolte con il contributo della Guardia di Finanza, Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche , sono state accertate numerose e gravi violazioni della disciplina in materia di protezione dei dati personali. Erano state lamentate irregolarità nel trattamento dei dati anche nell’ambito dell’offerta di concorsi a premi e nella modulistica sottoposta agli utenti da Tim che ha dimostrato di non avere sufficiente contezza di fondamentali aspetti dei trattamenti di dati effettuati.

Erano state contattate anche numerazioni «fuori lista», cioè utenti non presenti negli elenchi delle persone contattabili di Tim in circa 200mila casi  . Sono state rilevate anche altre condotte illecite come l’assenza di controllo da parte della società sull’operato di alcuni call center; l’errata gestione e il mancato aggiornamento delle black list dove vengono registrate le persone che non vogliono ricevere pubblicità; l’acquisizione obbligata del consenso a fini promozionali per poter aderire al programma “Tim Party” con i suoi sconti e premi.

Nella gestione di alcune app destinate alla clientela, inoltre, sono state fornite informazioni non corrette e non trasparenti sul trattamento dei dati e sono state adottate modalità di acquisizione del consenso non valide. In alcuni casi è stata utilizzata modulistica cartacea con richiesta di un unico consenso per diverse finalità, inclusa quella di marketing.




Poste Italiane sul podio delle aziende italiane nella classifica mondiale "Global500"

ROMAPoste Italiane, per il secondo anno consecutivo,  è salita dal 161° al 53° posto nella graduatoria “Global 500” elaborata da Brand Finance, conquistando il massimo brand rating di AAA. scalando nell’ultimo anno oltre 100 posizioni tra le aziende mondiali più performanti per immagine e reputazione.

Il Gruppo guidato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante, grazie soprattutto al miglioramento della valutazione ottenuto nel settore assicurativo, ha superato tutti i competitor compiendo un ulteriore balzo in avanti, dopo quello straordinario compiuto l’anno scorso, nella classifica globale tra i 500 trademark per capacità di influenza originata da immagine e reputazione (Brand Strength Index, BSI) salendo sul podio dei brand leader in Italia.

Il miglioramento nell’attenzione all’ambiente e alle tematiche ESG (Environmental, Social, Governance), la qualità della comunicazione, la trasparenza e l’integrità, il netto miglioramento dell’indicatore value for money e della brand financial performance, quest’ultima sostenuta dalle migliorate prospettive di profittabilità (misurate da loyalty, fatturato, margini) sono le componenti che più hanno contributo all’aumento del BSI di Poste Italiane.

L’indicatore BSI di Brand Finance, leader mondiale nella valutazione economica dei marchi, misura l’efficacia di immagine e di reputazione rispetto ai competitor e analizza la gestione e gli investimenti diretti e indiretti che influenzano il brand, il ritorno d’immagine e quello economico in relazione al giro d’affari.

L’eccellenza certificata nella classifica “Global 500” ha confermato gli obiettivi e i traguardi raggiunti di recente da Poste Italiane, entrata stabilmente nel novero delle aziende europee che meglio sono riuscite a coniugare i modelli di governance e le politiche di business con l’impegno per la sostenibilità. Poste Italiane è infatti di recente entrata nei benchmark globali di sostenibilità, a cominciare dal FTSE4GOOD Developed e dal FTSE4GOOD Europe, oltre che nell’Euronext Vigeo-Eiris World 120, nel Dow Jones Sustainability Index World e nel più selettivo Dow Jones Sustainability Index Europe.

Poste Italiane ha inoltre sottoscritto il United Nations Global Compact (UNGC),il patto mondiale delle Nazioni Unite, che incoraggia le società a promuovere attivamente i principi di condotta etica e di business responsabili formato da aziende provenienti da 160 paesi.

L’azienda ha raggiunto il sesto posto della classifica generale dell’Integrated Governance Index (IGI) e si è attestata al quinto posto nella categoria speciale dedicata alle risorse umane nell’indagine condotta da ETicaNews e Top Legal che misura il grado di integrazione delle tematiche ESG (Enviromental, Social, Governance) nelle strategie aziendali.

Il Gruppo Poste Italiane ha integrato i principi ESG anche nelle politiche di assicurazione: Poste Vita ha infatti aderito ai Principles for Sustainable Insurance (PSI) definiti dalle Nazioni Unite, con l’obiettivo di diventare una delle realtà più influenti nella diffusione di una cultura sostenibile nelle operazioni assicurative.

L’azienda guidata da Matteo Del Fante è tra le aziende europee che vantano un punteggio più elevato dell’indice di diversità di genere (Gender diversity index, GDI) fra i maggiori Gruppi del listino Stoxx Europe 600 come riconosciuto da “European Women on Boards” (Ewob) ed è inoltre entrata nel prestigioso Bloomberg 2020 Gender-Equality Index.

Poste Italiane nel novembre scorso a coronamento dei risultati fin qui raggiunti, ha riunito a Roma per il terzo Forum Multistakeholder più di 400 rappresentanti delle comunità territoriali, del mondo finanziario e delle società di rating, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali, del terzo settore, del mondo delle imprese e delle professioni e dei dipendenti, per condividere i valori di responsabilità sociale e la strategia 2020 con tutti i soggetti coinvolti nell’attività dell’azienda.

 

 

 




Antitrust: il socialnetwork Facebook rischia una sanzione fino a 5 milioni di euro per «inottemperanza»:

ROMA – L’ Autorità Garante per la Concorrenza e del Mercato, più conosciuta come “Antitrust” avvia un procedimento di inottemperanza nei confronti del socialnetwork Facebook. Lo rende noto un comunicato dell’Autorità garante, con cui si spiega che Facebook non ha attuato quanto prescritto nel proprio provvedimento del 29 novembre 2018, allorquando l’Antitrust “aveva accertato la scorrettezza della pratica commerciale di Facebook di omessa adeguata informativa ai consumatori, in sede di registrazione al social, della raccolta e dell’utilizzo a fini commerciali dei dati da essi forniti e, più in generale, delle finalità remunerative sottese al servizio, viceversa enfatizzandone la gratuità. Con la conseguenza di indurre i predetti utenti ad assumere una decisione di natura commerciale che, altrimenti, non avrebbero preso“.

Secondo l’Antitrustla decisione si fondava sulla valutazione che il patrimonio informativo costituito dai dati degli utenti di Facebook, in ragione della profilazione dei medesimi ad uso commerciale e per finalità di marketing, acquista un valore economico idoneo a configurare l’esistenza di un rapporto di consumo, anche in assenza di corrispettivo monetario. Peraltro il provvedimento è stato confermato sul punto dal Tar“.

Pochi se ne saranno accorti, ma basta visitare da un computer la homepage del social network che conta 2,4 miliardi di utenti senza entrarci dentro per rendersi conto che il sottotitolo è cambiato. Infatti al posto di “Facebook è gratis e lo sarà sempre” adesso c’è scritto “È veloce e semplice“.

La modifica è stata apportata a inizio agosto e coinvolge sia la versione americana sia quella europea (in inglese è cambiata da “It’s free and always will be” a “It’s quick and easy“). Un imbarazzante portavoce dell’azienda americana ha dichiarato “Aggiorniamo regolarmente i nostri prodotti, comprese le landing page di Facebook. Le persone potranno sempre connettersi a Facebook gratuitamente”.

Ma allora, allora, perchè è stata apportata questa modifica così evidente dopo che il “claim” che la frase troneggiava da dieci anni sotto il marchio del socialnetwork ?  La realtà è che negli ultimi turbolenti due e mezzo, la società guidata da Mark Zuckemberg è stata al centro di richieste di chiarimenti da parte delle autorità di mezzo mondo. Facebook si professa gratuito, ma non è bastato, pare: da quanto risulta, la società è intervenutà sulla homepage anche per fugare le sanzioni delle Autorità di controllo.

Infatti all’Autorità risulta che Facebook non abbia pubblicato la dichiarazione rettificativa. Il procedimento di inottemperanza avviato potrà condurre all’irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 5 milioni  di euro.



Popolare di Bari: dal Mediocredito Centrale semaforo verde per accordo quadro

ROMA – Il Consiglio di Amministrazione del Mediocredito Centrale, ha deliberato di sottoscrivere un accordo quadro con la Banca Popolare di Bari ed il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che identifica i passaggi essenziali mediante i quali, nei prossimi mesi, “potrà pervenirsi alla ristrutturazione della stessa Banca Popolare di Bari e alla sua ricapitalizzazione, con un intervento complessivo non superiore a Euro 1,4 miliardi“. Lo ha comunicato il Mediocredito Centrale in una nota.

La  Popolare di Bari, commissariata nei giorni scorsi dopo una lunga agonia caratterizzata dalla consueta alternanza di sinistri scricchiolii della condizione economica e patrimoniale, richiami severi ma inutili della vigilanza, è l’ultima vittima  dei soli proclami di risanamento del management di turno, sempre meno credibili

L’intervento sulla Banca Popolare di Bari delineato nell’accordo quadro, “è subordinato al verificarsi di una serie di condizioni, fra le quali, oltre alle necessarie autorizzazioni delle competenti Autorità di vigilanza, la conversione in legge del d.l. n. 142/2019, l’adozione dei relativi decreti di attuazione ai fini di un’adeguata dotazione patrimoniale di MCC, nonché la mancanza di indicazioni contrarie all’operazione da parte della Commissione Europea sotto il profilo della disciplina degli aiuti di Stato“.




Azionisti e obbligazionisti della Banca Popolare di Bari alla Fiera del Levante il 7 gennaio: "Tutele per chi ha perso tutto"

BARI – Il  Siti, il Sindacato Italiano per la Tutela dell’Investimento e del risparmio di Milano ha reso noto di aver organizzato presso la Fiera del Levante a Bari, una riunione informativa per il  7 Gennaio, alle ore 18,  nella quale verranno anticipate le iniziative che potranno essere assunte a tutela del proprio investimento da parte degli azionisti ed obbligazionisti Banca Popolare di Bari e , tra questi  la costituzione di parte civile nei procedimenti penali per il risarcimento del danno subito”, dall’istituto di credito fino a due settimane fa nelle mani della famiglia Jacobini.

L’obiettivo del Siti è quello di attivare una petizione che induca il governo a riconoscere l’accesso al Fir , il Fondo Indennizzo Risparmiatori anche agli azionisti ed obbligazionisti della Banca Popolare di Bari . Anche perchè l’indomani e cioè  l’8 gennaio, parte l’esame del decreto legge per il sostegno al sistema creditizio del Mezzogiorno e per la realizzazione di una banca d’investimento necessaria all’operazione di salvataggio della popolare barese : è prevista la presentazione di emendamenti entro il 13 gennaio, dopo una serie di audizioni che coinvolgeranno anche il ministro dell’Economia Roberto GualtieriBankitalia e  la Consob.

Mentre il 2020 lascia intravedere e presagire gli azionisti e obbligazionisti sul piede di guerra, l’imminente fine del 2019 vede impegnati i consulenti del Fondo Interbancario di tutela dei depositi sul “crack” della Banca Popolare di Bari. è stata fissata per lunedì pomeriggio a Roma la riunione del consiglio del fondo del sistema bancario, che fra molte incognite viene chiamato a valutare, un nuovo intervento di salvataggio nel sistema bancario, dopo quello concluso da poco per la Carige, il cui valore dai 300 milioni iniziali pare destinato a salire verso i 400/500 milioni.

La decisione da assumere per la ricapitalizzazione della banca barese commissariata due settimane fa, è un passaggio obbligato nell’ambito di un intervento più ampio per il quale il Governo ha già annunciato un’iniezione di capitali da 900 milioni da realizzare attraverso il Mediocredito Centrale, banca controllata dallo Stato.

Un’associazione di consumatori ha fatto qualche calcolo sul quel che si delinea come un nuovo caso di risparmio “tradito”,  calcolando che la banca “ha bruciato fino ad oggi 1,5 miliardi di euro di risparmio dei 70mila soci con l’azzeramento del valore delle azioni, e al momento non si conosce il destino dei 213 milioni investiti dai piccoli risparmiatori in obbligazioni“. Peraltro lunedì fra le altre scadenze di fine anno cose è previsto il pagamento della cedola di uno dei “bond” emessi dall’istituto bancario barese. Chi e come lo pagherà non è dato saperlo al momento.

Il  presidente del Consiglio, Giuseppe Conte è tornato a parlare anche della crisi della Banca Popolare di Bari nel corso della consueta conferenza stampa di fine anno affermando che sono stati salvati i risparmi dei cittadini con n intervento dello Stato che “fa di necessità virtù per mettere in sicurezza il risparmio dei cittadini” aggiungendo “In prospettiva non escludiamo una soluzione di mercato“,   per il quale il Premier a proposito del futuro dell’istituto di credito, definisce l’intervento “non salvataggio, ma rafforzamento di un polo creditizio e finanziario“.

“Non ho interloquito con nessun vertice e non ho mai contattato i vertici amministrativi della Popolare di Bari”  ha continuato ancora il presidente del Consiglio “Questo dossier non nasce come un fungo, era una situazione monitorata” . riferendosi al giorno in cui è stato convocato il Consiglio dei ministri per affrontare la questione, “Banca d’Italia stava completando la procedura di commissariamento. Ero stato preavvertito. Avevamo i sportelli e i mercati aperti e non potevamo creare allarme. Sono stato omissivo, sono stato costretto a farlo e me ne assumo la responsabilità. Ma sapevo che la procedura si stava concretizzando“, ha spiegato Conte con riferimento alle sue dichiarazioni rilasciate da Bruxelles quel giorno prima della convocazione del Cdm. “Appena tornato a Roma, quando la procedura su Popolare di Bari si stava concretizzando ho subito convocato il consiglio dei ministri“.

A Napoli la Fondazione Banco Napoli trema pensando ai 23 milioni di euro in bond BPB che ha in bilancio, mentre a Bari i commissari staranno districandosi nel reticolo di legami e partecipazioni che, per esempio, ha portato la Banca Popolare di Bari a detenere, quote nella società di Arezzo dove la vecchia Popolare Etruria aveva collocato i suoi immobili. O nella Assicuratrice Milanese (9,5%) di Gianpiero Samorì. O in Vivibanca (9,9%). O a prendere in affitto per aprire una filiale della banca barese un immobile a Treviso  di proprietà della moglie di Massimo Bianconi, il manager che ha portato al “crac” della  Banca Marche, .

Andrebbe chiarito anche un passaggio legale non indifferente, e cioè la decisione assunta a metà novembre dei legali della Bari di ritirare la propria costituzione di parte civile, e quindi di rinunciare  in caso di condanna al risarcimento ) nel processo romano sul crac di Banca Tercas contro gli ex vertici Lino Nisii e Antonio Di Matteo. “È stata fatta una transazione“, dicono lapidariamente dallo studio legale Sisto di Bari al CORRIERE DELLA SERA, ma dimenticano che non sempre tale decisioni siano legali.

Va segnalata e ricordata ai lettori una nota dell’Agenzia delle Entrate che registrava il comportamento di  Luigi Jacobini, figlio primogenito dell’ ex-presidente Marco, dal 2011 fino a poche settimane fa vicedirettore generale dell’istituto e anche lui già sanzionato da Consob per come aveva trattato i risparmiatori, il quale risulta aver  compiuto due operazioni tre mesi fa, esattamente il 25 settembre 2019 quando ha creato un fondo patrimoniale dove ha messo tutti i suoi immobili (compresa la casa al mare a Mola di Bari) ed ha acceso un mutuo con la sua stessa banca per 680 mila euro mettendoci a garanzia un immobile dello stesso fondo !

Con il tempo si potrà capire se tutta questa attività dei due “rampolli” della Popolare di Bari sarà riuscita a proteggerli da eventuali sequestri . Tutto ciò non costituirà un problema per l’ultimo amministratore delegato pre-commissariamento, e cioè Vincenzo De Bustis anch’egli sotto inchiesta della Procura di Bari ed anche sanzionato dalla Consob, il quale non ha a suo nome neanche un mattone. Da esperto  “banchiere” di lungo corso …

 




Poste Italiane tra le prime dieci in Europa per trasparenza dell’informazione finanziaria

ROMA – Poste Italiane ottiene un nuovo riconoscimento per la qualità e la trasparenza della propria comunicazione corporate sul web entrando nella Top10 della classifica Webranking Europe 2019-2020. La ricerca analizza i siti corporate delle prime 500 aziende europee per capitalizzazione in Borsa, giudicandone la corretta diffusione delle notizie finanziarie, la corporate governance, le politiche di sostenibilità e la soddisfazione delle aspettative di tutti gli stakeholder.  Il riconoscimento ottenuto da Poste Italiane nel  “Webranking 2019-2020” dimostra ancora una volta l’attenzione che l’azienda rivolge alla trasparenza informativa e ai valori di sostenibilità e responsabilità sociale.

Nel Webranking Europe 2019-2020 il portale www.posteitaliane.it si colloca in nona posizione assoluta avanzando di otto gradini rispetto alla graduatoria 2018. Ancora più imponente è il balzo in graduatoria del portale www.posteitaliane.it  che guadagna ben 256 posizioni  se si prende  in esame la classifica Webranking Europe 2016.  La ricerca  è realizzata da Comprend in collaborazione con Lundquist, società specializzata nella consulenza strategica su comunicazione web, Csr, social media e reputazione aziendale.

All’interno della Top Ten il portale www.posteitaliane.it si classifica al secondo posto assoluto in ambito finanziario/assicurativo. La classifica viene stilata dopo uno stress test sulle candidate che prende in considerazione 200 focus e si basa su un sondaggio condotto su un campione di circa 500 stakeholders tra cui analisti, investitori, giornalisti economici.

 




Trenitalia e Decathlon partner green per la mobilità

di Paolo Campanelli

È stata presentata alla stazione Roma Termini ieri mattina la nuova partnership tra Trenitalia, società del Gruppo FS Italiane e Decathlon Italia da Sabrina De Filippis, Direttore Passeggeri di Trenitalia e Paolo Piccu, Country Commercial Director di Decathlon Italia.

I vantaggi per  Trenitalia di questa partnership, sono principalmente rivolti ai passeggeri pendolari, da sempre costretti da coincidenze e mezzi che passano esclusivamente ad orari prestabiliti, ma anche per semplici viaggiatori che approfittando del bel tempo, vanno a fare giri in bici lontano dalla città, liberi dalla necessita di dover guidare fino alla loro destinazione prima di potersi rilassare

Sarà gratuito portare City Bike pieghevoli e biciclette standard piegate o smontate e che rientrano nelle dimensioni medie di un bagaglio  sui treni regionali,  mentre le biciclette normali già montate potranno essere imbarcate e riposte in apposite rastrelliere con un semplice supplemento bici.

I nuovi treni regionali “green” Rock e Pop sono già equipaggiati con 18 e 8 posti bici rispettivamente, così come la loro controparte unicamente laziale Jazz, ed entro la fine del 2020 anche gli Intercity Giorno saranno equipaggiati con le apposite rastrelliere da 6 posti a convoglio

Una scelta rivolta all’ambiente quella di Trenitalia, che con già oltre 300mila cicloamatori l’anno, prevede una riduzione di fino a 400mila auto in meno, con la relativa riduzione di  tonnellate di CO2 l’anno prodotta.

Decathlon ha confermato la sua collaborazione green attraverso una serie di iniziative, prima tra tutte, l’assicurazione gratuita valida due anni (dal valore da 15 a 50 euro a seconda del modello) su di ogni acquisto di una bici pieghevole compiuto da un possessore di abbonamento a Trenitalia e carta fedeltà Decathlon, ed un bracciale catarifrangente; altre iniziative comprendono una funzione di officina riparazioni e la possibilità di utilizzare determinati negozi tra gli oltre 120 punti vendita come “Ebuy delle bici usate” per massimizzare la vita di ogni singola bicicletta

“Questa operazione ben si coniuga con la nostra filosofia che sempre è rivolta alla produzione e vendita di oggetti e materiale che rendano qualsiasi tipo di sport accessibile a tutti” commenta Piccu,  Country Commercial Director di Decathlon Italia.

La partnership con Trenitalia verrà promossa nei 124 punti vendita di Decathlon presenti sul territorio nazionale e potrà così incentivare l’utilizzo della bicicletta per spostamenti di lavoro e per turismo. Anche la nostra mission è ormai all’insegna della sostenibilità come dimostrano gli angoli delle 4R (riuso, riutilizzo, riciclo, riparo) presenti nei nostri store».

Decathlon in occasione della presentazione dell’ accordo ha centrato l’attenzione sulla sua serie di City Bike B’Twin, cinque modelli, di cui uno con funzionalità di pedalata assistita, ad impatto zero dediti a “rendere durevolmente accessibili i piaceri e benefici dello sport al maggior numero di persone”, e davanti alle porte della stazione ha allestito un piccolo spettacolo di Freestyle tenuto da MyFlyZone  per mostrarne la resistenza ed affidabilità anche sul temuto sanpietrino romano




Autorizzate le intercettazioni per chi non farà la dichiarazione dei redditi

ROMA – Non è previsto soltanto il carcere nella lotta agli evasori fiscali, infatti adesso, arriva anche il rischio sicuramente più insidioso, quello delle intercettazioni. Arrivano subito e silenziose, senza che l’intercettato lo sappia. È la misura adotta dal Governo a seguito dell’innalzamento delle pene previste dal Decreto fiscale per i reati tributari , dopo il ritorno della pena detentiva in carcere per chi non paga le tasse così come è previsto  arriva il carcere anche per chi non paga le cartelle esattoriali, ma spulciando bene i provvedimenti governativi  sono previste nuove gravi implicazioni  e più immediate per i contribuenti che non pagano le tasse,  che adesso quindi rischiano molto di più di un processo penale ed eventuale condanna.

Le intercettazioni diventano possibili perché le pene sono state innalzate, superando la soglia di legge che ne consente l’applicazione: in tal modo arriveranno a colpire una vasta area di contribuenti che sinora era immune da questo insidioso strumento investigativo, sinora previsto ed applicato solo per una serie di reati particolarmente gravi e di maggior pericolo sociale, mentre era applicato molto raramente per i reati tributari per i quali era consentito solo in ipotesi di reato molto chiare.

Il reato più diffuso è quello di omessa dichiarazione dei redditi che rientra in questo campo non appena la legge sarà in vigore, cioè 15 giorni dopo l’approvazione definitiva prevista entro la fine dell’anno. Aumentata anche la pena detentiva che sale dagli attuali 1 anno e 6 mesi di reclusione minima e 4 anni massimi,  a 2 di minimo e 6 nel massimo.

Anche nel caso il reato di infedele dichiarazione , cioè quella effettuata da chi la presenta occultando redditi o ricavi oppure gonfiando costi, per evadere così facendo le imposte, viene aumentata la pena prevista, che arriva da un minimo di 2 ad un massimo di 5 anni crescendo rispetto ai precedenti valori edittali da 1 a 3 anni. Quando la dichiarazione è fraudolenta , cioè effettuata mediante uso di fatture o documenti per operazioni inesistenti,  la pena prevista sarà dai 6 agli 8 anni.

Giovanni ha una piccola società di cui è amministratore unico e nell’anno 2020, non presenta la prevista dichiarazione Iva. L’Agenzia delle Entrate rileva immediatamente l’omissione dopo la scadenza del termine e trasmette in automatico la comunicazione di reato alla Procura della Repubblica, dove il pm valuta e decide che la società sia pericolosa perché dai dati disponibili emerge che ha rapporti anche con l’estero, e compie diverse operazioni con un volume d’affari notevole. Quindi chiede al Gip l’autorizzazione a compiere le intercettazioni telefoniche e ambientali. Limiti e presupposti ci sono e dalle captazioni delle conversazioni si attendono risultati utili, indispensabili alla prosecuzione delle indagini, che infatti proprio grazie alle intercettazioni compiute – prorogate di 15 giorni in 15 giorni per un lungo periodo – vengono ottenuti. Diventano fondamentali i discorsi con il proprio ragioniere o commercialista, ai quali spesso l’amministratore si rivolgeva per sapere e capire “come fare. A quel punto gli elementi di prova raccolti diventano schiaccianti e, pertanto, grazie alle intercettazioni effettuate, si apprendono altri reati analoghi e più gravi, alcuni dei quali commessi anche dai soggetti coinvolti nei dialoghi ascoltati.

La legge  consentirà le intercettazioni  telefoniche, ambientali o telematiche quando la pena massima prevista per il reato per cui si procede è superiore a 5 anni di reclusione, e quindi anche nei confronti di chi non farà la prossima dichiarazione dei redditi,  ed i responsabili reati che abbiamo appena elencato che rientrano in questo ambito. Se adesso la Legge offre la possibilità di effettuarle, non è difficile prevedere che ci saranno molti casi concreti in cui verranno svolte. Andiamo a capire meglio cosa potrà accadere quando si commette un reato tributario “potenziato” dal Decreto fiscale ormai pronto ad essere varato e ad entrare in vigore da gennaio prossimo.

Cosa succederà quindi d’ora in avanti ? Il reato di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi è formale: basta non presentare la dichiarazione annuale, dei redditi o dell’Iva, pur in presenza dell’ obbligo a farli, non solo i contribuenti, ma anche i loro sostituti d’imposta. Prevista  una soglia di punibilità, pari a 50mila euro per ciascuna imposta e per ogni annualità, che il Decreto fiscale in arrivo lascia inalterata , mentre viene abbassata a 100mila ( da 150mila) euro la soglia prevista per configurare il reato di dichiarazione infedele. Non sarà quindi difficile per il Fisco accertare che l’adempimento non è stato effettuato: basterà controllare il calendario dei termini scaduti incrociandolo con l’archivio informatizzato dell’Anagrafe tributaria per verificare che la dichiarazione prevista non risulta.

Accertata l’evasione partirà automaticamente la segnalazione di notizia di reato per la Procura della Repubblica competente territorialmente ed i magistrati, se lo riterranno opportuno e  necessario per le indagini, potrà chiedere e ottenere in pochi giorni  dal Gip l’autorizzazione a disporre le intercettazioni nei confronti del contribuente inadempiente, sia se è  il legale rappresentante della ditta individuale, l’amministratore della società, i soggetti coinvolti nella titolarità o nella gestione aziendale. Se questo accadrà, da quel momento, le comunicazioni telefoniche, ambientali e informatiche verranno messe sotto controllo ed i risultati potranno essere utilizzati come prove nel procedimento penale instaurato, consentendo anche di aprire eventuali altre inchieste, se le conversazioni dovessero portare alla luce indizi e prove della commissione di ulteriori reati.

Le conversazioni ascoltate saranno moltissime e quelle rilevanti proprio per l’oggetto dell’indagine saranno trascritte ed inserite nel fascicolo processuale: per esempio, quando il soggetto intercettato, come il titolare di un’azienda, parla al telefono con il proprio commercialista per chiedergli consigli su adempimenti fiscali, oppure con il notaio per la redazione di un atto di trasferimento immobili o quote sociali o con un consulente direzionale sulle strategie da adottare per espandere gli affari, con un socio o un cliente per compiere un’operazione di vendita, in tal caso il raggio di azione dell’indagine potrà estendersi in base a tutti questi elementi acquisiti e si potranno acquisire facilmente una miriade di informazioni, sintomatiche di evasione fiscale e della commissione di altri reati tributari.

Dalle intercettazioni si arriva facilmente al carcere “anticipato” della custodia cautelare : infatti con i nuovi limiti di pena, che superano i 5 anni, questa diventa possibile anche per i reati di omessa o infedele dichiarazione dei redditi o Iva. Non saranno rari i casi in cui, proprio attraverso le intercettazioni disposte, si otterranno elementi di gravità e significanza indiziaria che renderanno possibile applicare queste misure cautelari agli evasori fiscali.

A fronte di questo inasprimento delle pene e del conseguente potenziamento degli strumenti investigativi e coercitivi, che è indubbiamente giusto quando si intende colpire la grande e più pericolosa evasione, vi però il serio pericolo sparando nel mucchio di rischiare di colpire anche l’evasione fiscale per necessità e di arrivare ad applicare il carcere ai piccoli evasori.

La Guardia di Finanza l’anno scorso ha individuato 13.957 evasori, ne ha arrestati 400, nessuno di loro è finito in carcere. Negli anni precedenti è stato ancora peggio: 11.303 denunce nel 2016 con 99 arresti, 12.375 nel 2017 con 226 arresti. Andrà meglio con meno contante in circolazione? I tedeschi usano più cash degli italiani, eppure evadono di meno. Il gioco a guardie e ladri è inefficace in assenza non delle manette facili, ma di una sanzione morale o valoriale contro chi non paga il dovuto

Dobbiamo diventare certamente più severi con gli evasori fiscali, ma non coi disperati. A volte qualcuno ha avuto accertamenti, problemi, verifiche per errori minimali o formali, per dimenticanze, per il modulo sbagliato. Sento parlare di cifre ridicole. Pensare alle manette per alcune decine di migliaia di euro mi sembra veramente da fuori di testa, quando ci sono multinazionali che evadono miliardi di euro di imposte”. Sono le parole pronunciate ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dal leader della Lega, Matteo Salvini, che aggiunge: “Sicuramente chi sbaglia paga e pagare le tasse è un dovere, ma lo Stato deve mettere in condizione la gente di pagare le tasse. Quindi, si metta una soglia oltre la quale c’è la galera. Ma se chiedi il 60-65% di tasse a un cittadino e lui non ce la fa, non è che puoi crocifiggerlo“.

Persino il magistrato Pier Camillo Davigo, consigliere del Csm, a modo suo si pone il problema: “Ci sono 12 milioni di evasori, e dove li mettiamo tutti quanti?”. La realtà è che nella legge di bilancio la priorità data alla lotta all’evasione fiscale è un tentativo per costringere gli italiani a pagare le tasse. Probabilmente una risposta più efficace sarebbe potuta arrivare piuttosto da una riduzione delle aliquote marginali e reali per i ceti medio-alti.




Cassa Centrale presenta a Bari il fondo etico

ROMA – Si arricchisce l’offerta di finanza etica di Cassa Centrale, con uno strumento finanziario innovativo, NEF Ethical Global Trends SDG,  da un fondo obbligazionario (NEF Ethical Total Return Bond) e da due fondi bilanciati (Ethical Balanced Conservative e Ethical Balanced Dynamic).Dopo la prima tappa a Trento,  del Roadshow di presentazione del nuovo fondo azionario globale che sarà presentato anche a Bari il 15 ottobre prossimo.
Il nuovo comparto gestito in delega dalla società di asset management britannica Niche AM prevede la selezione di aziende che sappiano cogliere i trend innovativi e conformi ai criteri ESG (Environment, Social e Governance). L’obiettivo è favorire la crescita del capitale a lungo termine, investendo principalmente in società quotate nelle borse mondiali, con l’acquisto di azioni emesse da aziende con profili ESG di alta qualità, che contribuiscono al contempo al raggiungimento degliObiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) definiti dall’ONU. “Non è casuale la scelta del claim associato al fondo – afferma Enrico Salvetta, Vice Direttore Generale Vicario di Cassa Centrale Banca e Direttore dell’Area Finanza – “Investire nel futuro che vorremmo. Ilfuturo del pianeta e la sostenibilità del nostro agire sono temi strettamente connessi, e rappresentano le sfide più importanti che tutti dobbiamo porci. Le Banche di Credito Cooperativo hanno l’etica nel dna da sempre e il fatto di trasporre questo modo di essere sia facendo crescere in modo sostenibile l’economia dei nostri territori, sia ponendo l’eticità come principio alla base del nostro modo di investire, è solo una conseguenza della nostra natura.

Con il collocamento del nuovo fondo, il Gruppo Cassa Centrale contribuirà, dunque, al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile concordati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nell’Agenda 2030, il grande piano d’azione firmato dai governi dei 193 paesi membri che mira a risolvere un’ampia gamma di problemi riguardanti lo sviluppo economico e sociale del mondo nei prossimi10 anni.




Cancellati i debiti arretrati per il bollo automobilistico, canoni rai e multe stradali

ROMA – La norma che ha previsto la sanatoria per le cartelle di pagamento anche in materia di bollo auto per tutti gli anni compresi tra il 2000 ed il 2017 c’è già:  è il Decreto fiscale 2019 denominato anche “strappacartelle” mediante il quale il Fisco cancella le minicartelle di importo fino a mille euro cancellando quindi i debiti arretrati.

La sanatoria del bollo auto quindi è già in vigore da mesi, ma le vecchie abitudini sono dure a morire e così l’eliminazione di questi vecchi debiti adesso arriva anche dai giudici che con una recentissima sentenza hanno stabilito che la cartella di pagamento per bollo auto con importo inferiore a mille euro rientra nella pace fiscale.

Lo stralcio dovrebbe operare in via automatica senza costringere i contribuenti a farlo dichiarare dal giudice a seguito di ricorso: il Decreto fiscale prevede che i debiti di importo residuo fino a mille euro (comprensivi di capitale, interessi e sanzioni) risultanti dai singoli carichi affidati agli Agenti della riscossione tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010, sono automaticamente annullati. Quando ciò non avviene e il Fisco continua a notificare cartelle di pagamento oppure ci sono giudizi in corso su cartelle notificate prima dell’entrata in vigore della pace fiscale – nel caso deciso dai giudici l’importo era di 930,60 euro e riguardava la tassa automobilistica per l’anno 2001 richiesta da una Regione – il contribuente ottiene piena ragione e il suo debito viene cancellato perché così prevede la legge.

Vero è che la norma non parla espressamente del bollo auto, ma la pace fiscale è di applicazione generale e non consente deroghe in base alla natura del tributo iscritto a ruolo. Nel caso esaminato, l’annullamento automatico infine era arrivato e così il Collegio ha concluso il processo dichiarando cessata la materia del contendere. Ricapitolando: per vedere cancellati i bolli auto dal 2000 al 2017 compreso per importi fino a mille euro non c’è bisogno di fare richiesta. I ruoli dovrebbero essere depennati automaticamente, già dalla fine dell’anno scorso. Se la cancellazione non fosse avvenuta o se c’è una causa in corso per questo tipo di cartelle, allora i giudici stabiliranno l’annullamento del debito.

Se non è l’Agenzia Entrate Riscossione a cancellare le micro cartelle sanate di recente dal Governo, allora state sereni che ci pensano i giudici. Lo dice chiaramente la Corte di Cassazione che, con la propria sentenza n. 11410/2019 del 30.04.2019., ha depennato una cartella esattoriale dovuta da un contribuente per numerosi arretrati del canone Rai. Le mini cartelle cancellate dai giudici sono quindi già realtà, anche per chi è già in giudizio e magari ha presentato ricorso per Cassazione. Ma facciamo un piccolo passo indietro e vediamo a chi  spetta anche questo diritto.

Sul finire del 2018, il Governo ha approvato un decreto collegato alla Legge di Bilancio, più noto come “decreto fiscale 2019”. In esso, tra le varie misure volte a risolvere il problema della riscossione esattoriale e del recupero delle imposte non versate, ha trovato spazio la nuova rottamazione e il cosiddetto “saldo e stralcio” delle cartelle. La misura più attesa è stata la cosiddetta sanatoria delle micro cartelle. In forza di tale misura , i ruoli di importo fino a 1.000 euro, emessi e notificati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, sono stati cancellati completamente e non solo scontati e depurati di interessi e sanzioni

Lo stesso vale anche per chi ricevuto una cartella per una multa stradale presa tra il 2000 e il 2010 e ancora sei alle prese con le aule giudiziarie, sappi che il tuo piccolo incubo è finito: il giudice di pace deve chiudere il giudizio essendo venuta meno la cartella. Ed allo stesso tempo se il Comune bi aveva notificato una richiesta di ImuTasi o imposta sui rifiuti dovuta per gli anni tra il 2000 e il 2010, di importo non superiore a mille euro e, dopo l’accertamento, hai ricevuto la cartella esattoriale di Equitalia (all’epoca era quest’ultima la società deputata alla riscossione esattoriale), anche in questo caso si ha diritto a beneficiare della pace fiscale.

Anche il canone Rai rientra automaticamente nella sanatoria, essendo ogni singolo ruolo inferiore a mille euro; sicché chi non ha pagato tale imposta tra il 2000 e il 2010 è definitivamente graziato. Nel caso  in questione, la Suprema Corte ha stabilito che bisogna dichiarare la cessazione della materia del contendere, anche senza istanza di parte, se l’atto impugnato è una cartella di importo fino a mille euro e rientra nello stralcio introdotto con il decreto fiscale. Va infatti applicata in via automatica, senza cioè un’istanza da parte del contribuente coinvolto, la nuova norma sullo stralcio delle cartelle 




Salone nautico di Genova: il settore in crescita,fatturato +10,3%

ROMA – Un debutto all’insegna della crescita quello del 59° Salone Nautico di Genova.  Tutti gli indicatori del settore della nautica italiana portano il segno positivo: il fatturato 2018 salito a 4,27 miliardi, il 10,3% in più rispetto al 2017, al di sopra delle aspettative che lo davano a +9,5%; l’export che nel secondo semestre 2019 è aumentato del 28% e gli occupati diretti dell’industria nautica incrementati del 20% negli ultimi due anni a toccare quota 23 mila, 180 mila nell’intera filiera.

Una veduta del 59esimo Salone Nautico di Genova

Il settore nautico riunito al Salone, guarda con ottimismo al futuro . “Siamo risaliti dal picco più basso del fatturato, che era 2,1 miliardi, ai 4,27 del 2018 e abbiamo buone prospettive che il 2019 sia ancora in crescita – dice Saverio Cecchi  presidente di Ucina Confindustria Nautica, dopo la cerimonia di inaugurazione aperta con l’alzabandiera e l’inno nazionale -. Nel giro di tre anni mi auguro che torneremo a toccare il picco massimo del 2008, cioè 6 miliardi e 200 milioni, il dato prima della crisi da ‘terza guerra mondiale‘”. Il settore e’ in salute, e pure il Salone Nautico è in crescita , per numero di imbarcazioni, più di mille, e di espositori, 986. Cifre da record. “E scommetto pure sul record dei visitatori” sottolinea Carla Demaria, presidente dei Saloni Nautici, la società di Ucina che organizza il Salone Nautico di Genova.

“L’anno scorso è stato il salone della speranza subito dopo la tragedia del ponte Morandi, quest’anno è il salone delle certezze: più barche, più bellezza, più capacità, più design, più visitatori e una città che lo vive come una grande opportunità” è la definizione coniata Giovanni Toti presidente della Regione Liguria che subito dopo dal palco lancia la proposta di un “ministero del Mare dedicato” perché “non possiamo avere un ministro di turno che si occupa dai buchi nelle Alpi alla nuova diga del porto di Genova“.

Ma Toti viene subito stoppato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli: “Risponderò in via ultimativa alla fine di questa mia esperienza – dice -. Ora come ora, dal mio punto di vista penso che avere una visione globale delle esigenze infrastrutturali del Paese non sia completamente sbagliato, se usato bene può essere una grande opportunità anche per la capitale del mare qual è Genova“. Il settore “dà grandi soddisfazioni” ha aggiunto De Micheli, che agli imprenditori ed a Ucina promette impegno e assicura “Credo che nei prossimi giorni arriveremo all’approvazione definitiva del codice della nautica“.

Le aziende hanno ritrovato la fiducia dopo gli anni della crisi, con una crescita ormai consolidata da quattro anni e fatto investimenti sul futuro e il Salone Nautico quest’anno ha dovuto anche dire “no” a qualche operatore per mancanza di spazi, ma spera di avere la possibilità di allargarsi per le prossime edizioni, con l’appoggio della città che da oggi al 24 settembre si riempie di eventi “in blu”. “Genova vuole essere la città della nautica – sottolinea il sindaco Marco Bucci -. Ci candidiamo ad essere veramente la capitale della nautica che ospiterà in futuro il Salone che diventerà non solo primo del Mediterraneo come oggi: vogliamo sia il primo d’Europa e competa con i più grandi saloni al mondo”.




Poste Italiane, investimenti sempre più responsabili

ROMA“Questo è il primo anno di valutazione per il Fondo DEO, e siamo davvero soddisfatti per questo importante risultato – spiega Matteo Del Fante, Amministratore Delegato di Poste Italiane. – I principi ESG sono al centro della nostra strategia di crescita: coniugare attenzione ai risultati economici e responsabilità sociale non è soltanto corretto dal punto di vista etico. ma è anche il modo migliore per garantire il successo dell’azienda nel lungo termine. Quest’anno, inoltre, abbiamo voluto raccontare i nostri risultati in termini di sostenibilità attraverso il primo Bilancio Integrato di Gruppo”.

Poste Italiane ha intrapreso da tempo un percorso di gestione socialmente responsabile degli investimenti finanziari, con l’obiettivo di valutare i rischi e le opportunità ESG, sviluppare soluzioni innovative e contribuire alle performance di business. Il risultato ottenuto rappresenta un importante riconoscimento dell’impegno assunto dal Gruppo verso l’investimento responsabile, formalizzato in politiche aziendali che prevedono, tra gli altri principi, proprio un impegno specifico nel settore Real Estate.

In linea con questo approccio nel corso del 2019 Poste Vita e Bancoposta Fondi SGR hanno aderito ai Principles for Responsible Investments (PRI), sei principi promossi dalle Nazioni Unite che integrano fattori ambientali, sociali e di governance nei processi di investimento. Poste Italiane ha integrato i principi ESG anche nelle politiche di assicurazione: Poste Vita ha infatti aderito ai Principles for Sustainable Insurance (PSI) definiti dalle Nazioni Unite, con l’obiettivo di diventare una delle realtà più influenti nella diffusione di una cultura sostenibile nelle operazioni assicurative.




Turismo: Indagine CNA. I vacanzieri stranieri aumentano più degli italiani.

ROMA – Sarà un dolce settembre per il turismo italiano. Dopo un’estate vera e propria (luglio e agosto) complessivamente abbastanza soddisfacente per gli operatori italiani. A prevedere il buon andamento di settembre, e a certificare l’apprezzabile bimestre luglio-agosto, una indagine condotta da CNA Turismo e Commercio tra i propri associati. La crescita prevista a settembre è lieve ma significativa. L’incremento delle presenze dovrebbe essere pari allo 0,5% in termini relativi. Vale a dire ben 270mila presenze in più del 2018. Un dato che consolida il risultato estivo.

Il totale delle presenze settembrine è previsto in 45,9 milioni. A trainare l’aumento i turisti stranieri, con 26,8 milioni di presenze (+0,6%) contro i 19,1 milioni di presenze collezionate dagli italiani (poco meno del +0,5%). A guidare la pattuglia dei vacanzieri provenienti da oltre confine i tedeschi (9 milioni), seguiti da statunitensi (1,9 milioni) e francesi (1,4 milioni). Nonostante la diminuzione dei costi del periodo (in particolare per la ricettività) anche settembre farà segnare numeri importanti per il comparto: oltre 9,4 miliardi di spesa complessiva di cui per la ricettività 4,2 miliardi, per la ristorazione 1,7 miliardi e per i trasporti 1,3 miliardi. Una fetta significativa, a sottolineare l’importanza che questa nicchia sta acquistando, se l’assicurerà il turismo esperienziale, con 0,5 miliardi di euro di spesa.

L’indagine di CNA Turismo e Commercio è sostanzialmente positiva anche per il bimestre super-estivo. Tra luglio e agosto di quest’anno, infatti, le presenze sono cresciute dello 0,5% sul 2018, arrivando a 158,7 milioni. A primeggiare sono stati i connazionali (86,9 milioni di presenze) con gli stranieri a 71,8 milioni. L’incremento relativo, però, vede in testa i vacanzieri d’oltre confine (+0,6%) rispetto agli italiani (+0,5%).

Per quanto riguarda la spesa, tra luglio e agosto ha toccato i 31,8 miliardi. In cima alla lista la ricettività con 14,1 miliardi, seguita nell’ordine da ristorazione (5,8 miliardi), trasporti (4,6 miliardi), shopping (4,5 miliardi), agenzie di viaggio per prenotazioni e altri servizi (1,3 miliardi), cultura e sport (1,1 miliardi). Significativo il risultato aggregato (e orizzontale rispetto alle diverse voci) raggiunto dal turismo esperienziale: 1,8 miliardi.

Un magnete non indifferente e particolarmente attrattivo si è dimostrata la cultura. Circa 12,6 milioni i turisti si sono ritagliati fette significative di tempo per visitare musei e mostre (4,5 milioni), ascoltare concerti (4,1 milioni), godere di siti archeologici e monumentali (3,9 milioni).




Italia prima in Europa per evasione fiscale: perde 33 miliardi

ROMA – Nel 2017 l’Italia si conferma prima in Ue per l’evasione ed elusione Iva in valore assoluto, con perdite per lo Stato di 33,6 miliardi, mentre è quarta per il maggior divario tra gettito previsto e riscosso con il 24%, dietro solo a Romania (35,5%), Grecia (33,6%), e Lituania (25,3%). È quanto emerge dal rapporto sull’Iva della Commissione Ue. Rispetto al 2016 c’è stato un lieve miglioramento: nel 2017 l’evasione si è ridotta di 2,8 punti percentuali, e in termini nominali è scesa da 37 miliardi a 33,6 miliardi.

Nel complesso, dal 2013 al 2017 l’Italia è riuscita a ridurre l’evasione di 5 punti percentuali, con un divario calato dal 30% al 24%. Nel suo insieme, l’Unione Europea ha registrato perdite di introiti sull’ Iva per 137 miliardi di euro, ovvero l’11,2% del totale degli introiti stimati sull’ Iva. In calo di 10 miliardi rispetto all’anno precedente.

I Paesi Ue in cui l’evasione dell’Iva è la più bassa sono Cipro (0,6%), Lussemburgo (0,7%) e Svezia (1,5%). Il rapporto della Commissione sottolinea come la situazione tra Paesi “ancora varia in modo significativo”.  Il gap Iva è sceso in 25 Stati membri e salito in tre nell’ultimo anno. Malta (-7 punti), Polonia (-6 punti) e Cipro (-4 punti) hanno registrato “forti performance, con ampi cali nelle loro perdite“. Anche altri sette, cioè Slovenia, Italia, Lussemburgo, Slovacchia, Portogallo, Cechia e Francia hanno avuto risultati “robusti” con riduzioni del gap superiori ai 2 punti. Invece è in aumento “considerevole” in Grecia (2,6 punti) e Lettonia (1,9 punti) e “marginalmente” in Germania (0,2 punti).

 

“In generale la situazione è positiva perché il gap dell’Iva è sceso, di anno in anno, ma non è ancora abbastanza“, ha detto una portavoce della Commissione Ue. Per l’Italia, “caso persistente” di elevata evasione, la colpa è da ricercare come per gli altri nel sistema di raccolta. “Per questo vogliamo una riforma complessiva”, ha detto la portavoce.

Ben 33,6 miliardi sui 137 miliardi di euro di Iva non riscossa nel 2017 nell’Unione europea. come detto, sono ascrivibili al nostro Paese, il primo nell’Ue per evasione Iva in cifra assoluta. Il «Vat Gap» dell’Italia (il differenziale tra l’Iva effettivamente riscossa e quella teoricamente riscuotibile: cioè la stima del gettito perso a causa delle frodi, dell’evasione e dell’elusione fiscale, ma anche in conseguenza di bancarotte, insolvenze ed errori di calcolo) si è fermato nel 2017 al 24% ed è comunque in miglioramento, dato che il divario nel 2013 era del 30% e nel 2016 del 27%. Ci sono Paesi nell’Ue nei quali l’Iva persa è minima: Paesi piccoli come Cipro (1%) e Lussemburgo (1%), ma anche grandi come la Svezia (1%) e la Spagna (2%). Il Vat Gap è inferiore al 10% anche in Danimarca (7%), Estonia (5%), Francia (7%, 12 mld), Croazia (7%), Malta (2%), Olanda (5%), Austria (8%), Slovenia (4%), e Finlandia (7%). In Germania è del 10% (ed è pari a 25 miliardi), nel Regno Unito dell’11% (19,1 miliardi).




Svago e tempo libero: le province pugliesi in fondo alla classifica. Altro che le "fake news" di Emiliano !

ROMA – Le sei province pugliesi non attraggono per svago e tempo libero e restano abbastanza indietro nella speciale graduatoria, dell’indagine condotta da Il Sole24Ore, che ha messo a confronto i fattori che determinano l’attrattività e le potenzialità di svago nelle province italiane, il capoluogo pugliese Bari è la città pugliese  meglio classificata e si colloca al 61° posto con 201 punti di media.

I punti di media sono scaturiti dai dodici indicatori presi in esame dal quotidiano confindustriale,  e nelle posizioni generali Lecce si è piazzata soltanto al 70° posto con 186.3 punti poi, molto ravvicinate tra loro, Brindisi (82a), Taranto (85a) e Foggia (86a) rispettivamente con 161.6, 160.4 e 159.8 punti. Più indietro si è piazzata la Bat, al 97° posto con 128.4 punti di media. La classifica conferma Rimini (545.3 punti) come “capitale” italiana  del turismo e degli eventi, e declassa senza tante scuse il sud. Infatti negli ultimi tre posti della graduatoria delle province italiane troviamo Agrigento (105° posto), Isernia (106°) e Enna (107° e ultimo posto).

La classifica generale dell’indice del tempo libero è il terzo passaggio di avvicinamento alla Qualità della vita 2019“, che quest’anno celebra i 30 anni dell’indagine svolta Sole 24 Ore sul buon vivere. Il quotidiano economico spiega che il primo posto di Rimini evidenzia un importante sviluppo storico. “Fin dalla fine degli anni Cinquanta – commenta Andrea Gnassi, sindaco di Rimini, commentando il primato – è stata la capitale delle vacanze nel Paese; oggi la traiettoria di sviluppo va verso una Rimini meta turistica e dell’ospitalità per dodici mesi all’anno, superando il clichè della città balneare“. L’indice del tempo libero è determinato dall’analisi di dodici indicatori, ciascuno dei quali evidenzia un diverso aspetto del tempo libero trascorso da turisti e residenti sul territorio: l’attrattività, la diffusione di bar e ristoranti, di librerie e agriturismi, l’offerta in termini di spettacoli, ma anche la spesa al cinema o a teatro, ricorda il Sole24 Ore.

“Ogni indicatore indaga una diversa componente del tempo libero e della sua gestione. E mette in luce primati (positivi e negativi) differenti. Rimini è prima per densità turistica, ma se si parla di permanenza, la leadership spetta alla provincia di Crotone, seguita da Fermo e Vibo Valentia – scrive il Il Sole24Ore -. Nel complesso, quest’indicatore premia Calabria e Sardegna: nella top dieci, infatti, ci sono anche Cosenza (9°, la terza calabrese) e tre province sarde (Nuoro, Sud Sardegna e Sassari). Se si parla di ricettività e natura, dove a vincere è Bolzano, il primato spetta alle province toscane: occupano tre posizioni tra le prime dieci. Verona trionfa invece per spesa pro capite in cinema e teatri: una vittoria comprensibile, se si pensa all’Arena e ai suoi spettacoli. L’Aida di Verdi, secondo l’Osservatorio Siae, è stato l’evento lirico campione d’incassi nel 2018“.

Le grandi città, d’arte e non, sono in cima alla classifica generale (non tutte: Napoli è al 43esimo posto) complice l’alta densità turistica – che, pur premiando sempre Rimini, vede Venezia, Napoli, Milano, Roma e Firenze tra le prime dieci – e l’offerta ampia e la spesa pro capite sia negli spettacoli nel loro complesso, che catturano un’audience internazionale, magari attirata proprio dall’evento (un concerto, una partita di calcio) in sé, sia in cinema e teatro che raccolgono spettatori soprattutto nel bacino locale”.




Bollette a 28 giorni . AGCOM: "Rimborso automatico o subito nuove multe"

ROMA – Le società telefoniche  che avevano utilizzato la bolletta telefonica accorciata, cioè spedita ogni 28 giorni, e quindi 13 volte in un anno invece di 12 aumentando i costi a carico degli utenti adesso rischiano l’ennesima pesante sanzione.
Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre dovrebbero restituire ai consumatori, ognuna da un minimo di 240 mila a un massimo di 5 milioni di euro,. L ’AGCOM cioè l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – organismo controllore della telefonia e della televisione in Italia – ha quindi formalizzato una nuova contestazione alle quattro società telefoniche che avrebbero dovuto restituire in automatico i soldi in più che hanno sottratto il prelievo contestato dall’Autorità ha avuto luogo per 8-10 mesi a cavallo tra 2017 e 2018 applicando ai clienti la fatturazione in bolletta ogni 28 giorni.
Per l’ Autorità il rimborso  va erogato in modo automatico, il che significa che anche la persona più facoltosa e poco attenta, anche un anziano poco informato, o un ragazzino inesperto deve ricevere il rimborso in soldi senza bisogno di fare una qualsiasi richiesta alla società telefonica, e tutto ciò anche in assenza di rivendicazioni, iniziative, azioni, anche per i più distratti . L ’Autorità per le Garanzie (AGCOM) contesta che alcuni utenti, pur avendo chiesto i soldi di risarcimento , non li hanno mai ottenuti, vedendo i propri diritti lesi e calpestati per la seconda volta
La decisione  sulle nuove sanzioni dell’ AGCOM arriverà nel 2020 . Infatti le compagnie telefoniche hanno cinque mesi di tempo per inviare all’Autorità la loro difesa. Il pronostico, dunque, è che la decisione finale sulla multa arriverà a febbraio del 2020. Ma a prendere questa decisione sarà un nuovo consiglio e quindi non saranno gli attuali quattro componenti dell’attuale Autorità e il suo presidente Angelo Cardani, prossimi al termine del loro mandato settennale. Le memorie prima del verdetto arriveranno e saranno di competenza della nuova Autorità, il cui presidente verrà scelto dal governo Conte o dal governo che eventualmente gli succederà.
Le quattro società telefoniche sotto accusa, chiaramente, sono decise a non mollare.  Un dirigente dell’AGCOM rivela, che WindTre ad esempio, che  ha ingaggiato il prof. Ugo Ruffolo legale esperto nei diritti dei consumatori , per mettere a punto la sua linea difensiva. Nel suo parere Ruffolo mette in risalto che la compagnia nata dalla fusione fra i gestori Wind e Tre , è disponibilissima a restituire i soldi dovuti non solo ai suoi clienti, ma addirittura ai suoi ex clienti che intanto siano passati a un’altra società telefonica. La disponibilità a ridare indietro il denaro delle bollette accelerate è stata comunicata attraverso il sito, con degli sms a ogni persona, con inserzioni sui giornali.
Quindi sempre secondo WindTre i suoi clienti ed ex clienti non possono non sapere che i soldi sono a loro disposizione. Se poi  questi clienti ed ex clienti non rivendicano la restituzione, si collocano in una situazione che somiglia a quella del “debitore in mora“. In parole più semplici, significa che è il debitore che esita nel reclamare i soldi, a fronte della disponibilità del creditore (nel caso WindTre) a rinunciarci. WindTre, quindi, si considera a posto anche se non rende i soldi in automatico.
Le contestazioni che l’Autorità ha recapitato alle quattro società telefoniche Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre,  infatti non sono uguali. L’Autorità ha ragionato sulle modalità di restituzione del denaro che ogni compagnia telefonica ha attuato. Una grossa attenzione, ad esempio, è acceso sul comportamento di  Tim che offre come risarcimento ai clienti della rete fissa dei servizi altrimenti a pagamento . Nessun  accredito automatico sSe invece qualcuno vuole essere risarcito in denaro. I clienti dovranno reclamare il denaro con i “consueti canali conciliativi” (ad esempio i Corecom regionali) ed aspettare di vincere il contenzioso.
Tutto ciò ben sapendo come si siano allungati i tempi per la conciliazione a causa dell’attivazione di un sistema (ConciliaWeb) voluto dalla Direzione Consumatori dell’ AGCOM, che ha dimostrato di non risolvere alcun problema, ma anzi di allungare i tempi per la risoluzione dei contenziosi, giocando in realtà a favore delle compagnie di telecomunicazione, che guarda caso con i loro contributi finanziano e mantengono , stipendi compresi, tutta la struttura Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.