Ladisa chiude il bilancio con fatturato di 130 milioni di euro. L' ex procuratore Sebastio nuovo presidente del CdA

Franco Sebastio

BARI – La Ladisa srl, azienda di ristorazione tra i 10 top player nazionali, chiude il bilancio del 2018 con 130 milioni di euro di fatturato, registrando un +9 per cento della produzione rispetto all’anno precedente.Cambiato la governance: nuovo presidente del nuovo Cda è l’ex magistrato e procuratore capo di Taranto Francesco Sebastio che subentra a Gioacchino De Palma, il quale resta come consigliere di amministrazione; Vito Ladisa riconfermato amministratore delegato.  Confermati i consiglieri indipendenti il Prof. Avv. Federico Maurizio D’Andrea ed il Prof. Avv. Gianvito Giannelli (neo presidente della Banca Popolare di Bari)  .

Lo rende noto la Finlad, la holding finanziaria che controlla le aziende della famiglia Ladisa con una nota con cui si evidenzia il settore della ristorazione che rappresenta il core business aziendale (35 milioni di pasti)  con il 90 per cento dei volumi d’affari; la “retention” è pari all’85 per cento, percentuale che evidenzia la qualità dei servizi offerti con la relativa conferma nelle commesse già affidate all’azienda. In crescita l’asset della ristorazione commerciale e la fornitura di derrate alimentari in diverse regioni con un volume di affari in crescita di oltre il 20% rispetto al 2017.

Nel corso del 2018 sono stati eseguiti interventi di ammodernamento degli attuali 18 impianti produttivi collocati in diverse regioni italiane, da Nord a Sud: da segnalare l’attivazione, nel 2019, del nuovo centro produttivo di Roma. Investimenti sono previsti per rafforzare la presenza dell’azienda barese anche in Lombardia.

L’azienda ha conseguito la certificazione “Emas” adeguando i propri processi produttivi a un progressivo miglioramento dell’organizzazione finalizzato al contenimento dei “costi” in termini ambientali.

Sono in atto investimenti in progetti di internazionalizzazione con Unicredit nel ruolo di advisor al fine di sviluppare nuovi asset in alcuni paesi europei (Est Europa) attraverso l’acquisizione di società del settore della ristorazione entro fine 2019.




Porto di Taranto: finalmente si riparte

ROMA – Si è sbloccata ieri definitivamente la vicenda Yilport e c’è anche la data per la firma della concessione del Molo Polisettoriale ai turchi dopo l’incontro avvenuto fra il presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ionio, Sergio Prete e Robert Yildirim il Ceo del gruppo turco Yilport che ha avuto esito positivo.  Probabilmente martedì della prossima settimana, alla presenza di autorevoli rappresentanti istituzionali, finalmente riprenderà a lavorare il terminal container del Porto di Taranto.

Robert Yildirim,  Ceo di Yilport

Nel pomeriggio di lunedì scorso il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in missione istituzionale in Turchia aveva incontrato un gruppo di grandi imprenditori turchi tra cui Eren, Koc, Ylport Permak e Sisecam, che si sono dichiarati interessati ad investire in Italia, al punto tale da indurre il sempre taciturno ministro italiano a dichiarare “Rafforzare i rapporti bilaterali e la fiducia reciproca non potrà che irrobustire la crescita economica in entrambi i nostri Paesi“.

il Porto di Taranto durante la “gestione Prete”: il deserto

Ieri finalmente il presidente Sergio Prete e il presidente del gruppo Ylport Robert Yildirim si sono incontrati ad Instambul nella sede della holding turca, dove hanno limato gli ultimi ostacoli burocratici, i rispettivi uffici legali hanno quindi concordato il testo definitivo di un accordo su cui ormai manca soltanto l’apposizione delle rispettive firme. Il 30 luglio verrà organizzato un incontro per suggellare l’avvio di questo accordo che consentirà di fare ripartire un terminal fermo da anni dopo l’addio di Tct, causato dai notevoli ritardi di conclusione degli interminabili lavori da parte dell’ Autorità Portuale jonica, e che si spera adesso potrà finalmente riattivarsi dopo anni di fermo totale.

Yilport organizzerà incontri con le Autorità locali, i sindacati, le società di logistica, importatori ed esportatori con particolare occhio ed attenzione al settore agroalimentare. Qualche mese fa il presidente della holding turca aveva anticipato l’intento di avere colloqui con le principali società di spedizione di container a livello globale dichiarando “Spiegheremo il nostro piano aziendale per Taranto e forniremo la visione di Yilport di migliorare il Terminal container di Taranto sia come terminal gateway sia come hub di trasbordo”  .

L’ attuale  capacità annuale di movimentazione dei container del terminal di Taranto è all’incirca di 2 milioni di Teu consentito dal pescaggio di -16,5 metri di banchina . Yilport prevede di effettuare investimenti nei prossimi 10 anni per aumentare la capacità di gestione annuale portandola ad oltre 4 milioni di Teu  assicurando che “il Terminal container di Taranto sarà uno dei migliori terminal in Italia entro il 2025“.  Yilport che attualmente occupa attualmente il dodicesimo posto, conta di riuscire a collocarsi tra i primi dieci operatori di terminal container . La holding controllante Yildirim Holding controlla anche il 24% di azioni di Cma Cgm Group, che è la terza più grande società di spedizioni di container.

La Regione Puglia con una delibera di giunta ha approvato ieri il nuovo Piano Regolatore del Porto di Taranto . Adesso è arrivato quindi il tempo di fare i fatti e lasciare le parole, i proclami e tagli di nastri da parte. Taranto ha bisogno di generare economia, di creare valore aggiunto ed occupazione e non delle solite “promesse da marinaio” e dei ritardi di chi avrebbe dovuto probabilmente fare un altro mestiere.




Antonio Marinaro nuovo presidente di Confindustria Taranto

TARANTO – L’assemblea dei soci di Confindustria Taranto, riunita  nella sala Monfredi della Camera di Commercio ha ufficializzato il passaggio delle consegne tra il presidente uscente, Vincenzo Cesareo, ed il nuovo presidente Antonio Marinaro, che era già vice presidente vicario dell’associazione degli industriali jonici.

Marinaro nel suo primo intervento da presidente dinnanzi all’assemblea degli associati, candidato designato senza concorrenza dal comitato dei saggi, che opererà in piena continuità ha esposto la sua visione come una rivolta alla salvaguardia del lavoro svolto, con una riflessione sul ruolo che gli imprenditori hanno sinora avuto, e continueranno ad avere nei confronti della grande industria che rimane un importante punto riferimento per il sistema confindustriale locale, confermando la precedente posizione assunta in questi anni eleggendo un nuovo presidente.

Il suo predecessore Vincenzo Cesareo prendendo la parola pochi minuti prima aveva esternato  un pensiero analogo, focalizzando  le condizioni con le quali questo passaggio di consegne è avvenuto in continuità : “Caro Antonio tutto avrei voluto,  tranne che consegnarti Confindustria in questa congiuntura“.

La situazione del colosso siderurgico è pesante, così come sono pesanti per l’impresa jonica le confuse politiche meridionaliste del governo,  una  condizione che è anche un viatico per poter fare solo meglio e di più . “Condivisione” è il leit-moyiv di Antonio Marinaro, che nel suo intervento ha parlato di ascolto della base associativa e di una rinnovata collaborazione con “le associazioni di categoria, ma anche altre realtà che insistono sul territorio, con il Comune di Taranto e l’ Amministrazione Provinciale”,  di riscoperta delle imprese della provincia e di obiettivi comuni che vanno dalla ricerca di una differente narrazione del territorio, alla diversificazione produttiva con una particolare attenzione ai giovani talenti, all’ enogastronomia, la turismo, la cultura ed il comparto moda, l’aggregazione delle imprese.

Il nuovo presidente di Confindustria Taranto  ha voluto concentrarsi sul concetto di” lobby”, ricordandone il significato anglosassone che vuole gli imprenditori custodi degli interessi del territorio: “Dobbiamo collaborare con le istituzioni e nello stesso tempo – ha detto Marinaro –  pretendere che loro ci affianchino nei percorsi più complessi:  cioè riaffermare la logica secondo la quale chi arriva da fuori e investe sul nostro territorio deve poter garantire precise ricadute economiche sull’area ionica“.

Un concetto con un chiaro riferimento  ai progetti del Cis per Taranto, alle opere di risanamento che devono inglobare le imprese del territorio impegnate e coinvolte direttamente, allo sviluppo interrotto che deve ripartire con gli investimenti. Una sfida questa, per la quale secondo Marinaro, il tessuto imprenditoriale locale è pronto, stimolato dall’arrivo  di Arcelor Mittal Italia, che secondo il presidente di Confindustria Taranto ha portato cin se nel capoluogo jonico  “il concetto internazionale dei mercati e del contesto in cui opera” .

Marinaro, ricordando il sacrificio del povero gruista Cosimo Massaro, che ha perso la vita la scorsa settimana a Taranto travolto da un tornado di vento, ha precisato  che “essere al fianco dei grandi gruppi, averli come riferimento, non significa appiattirsi sulle loro posizioni. Confindustria sosterrà Arcelor Mittal, ma sarà costruttivamente critica affinché si consolidi come autentica alternativa“.

La votazione degli associati è stata una pura formalità confermando la nu0va “squadra” che affiancherà nei prossimi quattro anni Marinaro, composta da cinque vicepresidenti: Antonio Lenoci (vicario) Paolo Campagna (delega infrastrutture e territorio), Piero Chirulli (delega finanza e innovazione), Salvatore Toma (delega internazionalizzazione ed education), Michele Viglianisi (delega organizzazione) . Con il nuovo statuto di Confindustria, non sarà più possibile assegnare deleghe specifiche a imprenditori interessati ad impegnarsi in un particolare settore, ma Marinaro ha deciso di invitare “temporaneamente” alcuni associati a partecipare ai lavori del consiglio generale e del consiglio di presidenza. Un’attenzione rivolta all’ascolto della base che il nuovo presidente ha rivolto anche nei confronti delle donne presenti in associazione, pensando di trasformare  in un Comitato delle imprenditrici l’attuale coordinamento femminile .




Editoria. La vendita dei quotidiani nel 2018 crolla del -8%. Negli ultimi 4 anni dimezzate le copie vendute in edicole

di Giovanna Rei

Ancora risultati negativi nel settore dell’editoria: al mese di dicembre 2018, la vendita di quotidiani (copie cartacee e copie digitali) è risultata di poco superiore ai 2,7 milioni di copie, in flessione del – 8% rispetto al 2017. E’ quanto emerge dai dati dell‘Osservatorio sulle Comunicazioni, diffusi nei giorni scorsi dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Guardando all’intero periodo considerato (dicembre 2014 – dicembre 2018), le copie giornaliere complessivamente vendute (cartacee) dai principali editori si sono ridotte del 31%, scendendo da 2,7 a 1,8 milioni di unità.

La contrazione a dicembre 2018 delle vendite di copie cartacee dei quotidiani dei principali editori (-31% da dicembre 2014, -9% da dicembre 2017). Performance negative si registrano anche per le copie digitali sia in valore assoluto, sia sul totale delle vendite (-56% da giugno 2014 e -3% da dicembre 2017). Il peso delle copie digitali si mantiene in media intorno al 9% del totale delle vendite di quotidiani

Il rapporto 2018 di R&S Mediobanca sull’editoria, segnala come già nel 2017 la diffusione cartacea in Italia era diminuita di ulteriori 400mila copie al giorno, passando a 2,2 milioni, facendo registrare una flessione del 15,4% sul 2016 ed addirittura  del 40,5% sul 2013. A livello mondiale, invece, nel 2017 la diffusione su carta è rimasta stabile (-0,1% sul 2016).

Negli ultimi 5 anni i principali otto grandi editori italiani hanno cumulato perdite nette per 1,2 miliardi e solo Cairo Editore ha chiuso il periodo in positivo (38 mln). Non tutto però è negativo: nel 2017 alcuni gruppi sono per fortuna in miglioramento: in particolare, Rcs ha fatto registrare un utile netto di 71 milioni (4 mln nel 2016), la Mondadori utile di 30,4 mln (22,5 mln nel 2016) ed Il Sole 24 Ore di 7,5 mln (-92,6 mln nel 2016).

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Nel 2017 i grandi gruppi editoriali avevano registrato ricavi complessivamente per 3,5 miliardi, in calo del -6% sul 2016 e del -20,2% sul 2013. In cinque anni si sono persi circa 879 milioni di ricavi, pari al 20% del fatturato 2013. Il regresso più consistente nel periodo 2013-17 è del gruppo Il Sole 24 Ore (-40,3%). Nel 2017 il calo del giro d’affari dei gruppi editoriali in Italia non si è riscontrato in Francia (+7,5% sul 2016), Germania (+2,6%) e Regno Unito (+1%).

Ovviamente, l’ingente calo delle vendite si è riflesso inevitabilmente anche sull’occupazione. Tra il 2013 e il 2017 la forza lavoro è diminuita di 3.301 unità, pari a una riduzione del 21,7% sul 2013 e dell’8,8% sul 2016, attestandosi a 11.886 unita’ a fine 2017. Nel quinquennio il ridimensionamento ha coinvolto in maggior misura gli operai (-35,4%) rispetto ai colletti bianchi (-21,2%) ed ai  giornalisti (-19,8%)  

Marcello Cardani presidente AGCOM

“Le risorse economiche del complesso dei mercati vigilati da Agcom ammontano a oltre 54 miliardi di euro, confermando il trend di lieve crescita (+1,2%) già osservato lo scorso anno. Cresce il peso relativo di Internet, del settore postale e, in misura meno accentuata, del settore telecomunicazioni. Tende invece a ridursi, anche se con un diverso grado di intensità, il peso degli altri comparti vigilati, ossia tv, radio ed editoria”, ha spiega Angelo Marcello Cardani, presidente dell’Agcom.

Gli investimenti pubblicitari globali si spostano dai media tradizionali alle piattaforme online, che complessivamente crescono di oltre il 12% con Google e Facebook a fare la parte dei leoni. La radio perde qualcosa nel suo complesso (-0,7%), ma in un contesto che manifesta segnali di ripresa.

Sul fronte della rete, Internet cresce come mezzo di informazione oltre che come veicolo pubblicitario: “Tuttavia – osserva Cardani l’attendibilità percepita delle fonti informative online, come testimonia la nostra ultima ricerca sui consumi di informazione, rimane mediamente inferiore rispetto a quella delle fonti tradizionali. Altro elemento interessante consiste nella tendenza degli italiani ad accedere all’informazione online prevalentemente attraverso fonti c.d. algoritmiche, in particolare social network e motori di ricerca”.

Facebook ha archiviato un primo trimestre 2019 con ricavi in aumento del 26% a 15,08 miliardi di dollari, sopra stima media degli analisti di 14,98 miliardi di dollari. Ma ha iscritto una perdita in bilancio da 3 miliardi di dollari, come evenienza per una possibile multa da parte della Federal Trade Commission (Ftc), che sta indagando se la compagnia ha violato un accordo del 2011 a garanzia della privacy degli utenti ma che non ha ancora annunciato la sua decisione.

L’incremento dei ricavi è stato aiutato dalla crescita di Instagram e della spesa pubblicitaria delle aziende. Tuttavia, in gran parte a causa dell’accantonamento per la possibile sanzione, il guadagno netto è crollato a 2,43 miliardi di dollari, o 85 centesimi per azione da gennaio a marzo, con un calo del 51% rispetto ai 4,99 miliardi di dollari (o 1,69 dollari per azione) di un anno fa. Se si esclude l’accantonamento, il margine operativo della società è sceso al 42%, al di sotto del 46% ottenuto lo scorso anno, mentre i costi sono saliti da 6,52 mld usd a 8,76 mld usd. Facebook aveva preannunciato un calo dei margini dovuto a un maggiore investimento sul controllo dei contenuti generati dagli utenti. Gli utenti attivi sono aumentati mensilmente dell’8% a 2,38 miliardi, battendo le stime di 2,37 miliardi. Stessa percentuale di crescita per quelli giornalieri.

Ecco perchè il CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947 è stato “rifondato” nel 2014 soltanto online, rinunciando persino ai contributi di Legge sull’ Editoria che avremmo potuto richiedere da tre anni . Piuttosto che essere “minacciati” dal Movimento 5 Stelle o sottomessi ai voleri ed alle “pressioni” della politica,  preferiamo affidarci alle regole del mercato pubblicitario ed è grazie agli importanti numeri conseguito in termine di lettori, che abbiamo raggiunto una totale indipendenza economica conseguente ai ricavi pubblicitari su scala nazionale.

 




Arcelor Mittal incontra le aziende di Confindustria Taranto

il top management italiano di Arcelor Mittal

TARANTO – Una delegazione di ArcelorMittal Italia rappresentata dal  direttore degli Acquisti Emmanuel Rodriguez, dal Direttore Risorse Umane Annalisa Pasquini , dal Direttore Finishing Taranto Philippe Aubron e dal Direttore della Sicurezza Giorgio Battisti (un ex generale dell’ Esercito Italiano) è stata ricevuta presso la sede della Camera di Commercio di Taranto, dal Presidente di Confindustria Taranto, Vincenzo Cesareo, il suo staff e numerose aziende e realtà del territorio.

L’incontro è stato l’occasione  per ArcelorMittal di illustrare le regole di ingaggio con i fornitori locali . La trasparenza, secondo le parole del Direttore Acquisti Emmanuel Rodriguez,rappresenta il migliore strumento per instaurare fiducia e comprensione”. Un rapporto di  fiducia ha aggiunto Rodriguez che “permetterà ai fornitori locali di diventare partners di un gruppo globale leader nel settore”.

L’ indotto pugliese che collabora con il Gruppo Arcelor Mittal è quantificabile in circa 200 milioni di euro l’anno, ed è quindi importante e necessario per la filiale italiana della multinazionale franco-indiana, sviluppare un rapporto di partnership virtuoso e duraturo con le realtà pugliesi e tarantine.

 


I managers di Arcelor Mittal Italia hanno spiegato che per essere loro fornitori occorre far parte del cambiamento e lavorare come l’ azienda due fattori fondamentali come la salute e la sicurezza, per i quali non è possibile alcun compromesso e vengono richiesti i più alti standard possibili.

Per quanto riguarda l’ambiente, altro tema importante per Arcelor Mittal è indispensabile che sia garantito l’uso efficiente ed il recupero delle materie utilizzate. Un impegno questo , di rispetto dell’ ambiente, supportato e testimoniato da 2.5 miliardi di euro previsti dai programmi di investimento di Arcelor Mittal a Taranto.

Vincenzo Cesareo

Al termine dell’incontro è stata espressa ampia soddisfazione, da Vincenzo Cesareo Presidente di Confindustria Taranto : “Abbiamo accolto con estremo favore, in questa occasione, l’approccio chiaro e diretto dei rappresentanti di ArcelorMittal Italia. Siamo certi che lo scambio, inteso come necessità di confronto fra l’azienda e Confindustria, possa proseguire anche nei mesi a venire, al fine di ottimizzare ogni forma di collaborazione e poterne così monitorare i ritorni e i benefici – a tutti i livelli, economico, sociale ed ambientale – sul territorio”

Contestualmente accogliamo con altrettanta fiducia – ha aggiunto Cesareola dichiarata disponibilità di ArcelorMittal Italia a dare continuità al rapporto con le aziende dell’indotto locale, nel rispetto degli standard richiesti e nel solco già tracciato in anni di consolidato rapporto fra il centro siderurgico e le nostre imprese”.

 

 

 

 




Internazionalizzazione, CNA e ICE per accompagnare e rafforzare la presenza delle piccole imprese all’estero

ROMACNA e Agenzia ICE si sono confrontate  a Roma per accompagnare e rafforzare la presenza delle Pmi italiane sui mercati internazionali e per mettere in agenda un’ampia e intensa programmazione di attività a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione del sistema economico mondiale.

La riunione si è svolta presso la sede della CNA Nazionale, a cui hanno partecipato il Presidente di Agenzia ICE, Carlo Maria Ferro, e il Presidente Nazionale della CNA, Daniele Vaccarino, accompagnati rispettivamente dal Direttore Generale di Agenzia ICE, Roberto Luongo, e dal Responsabile dell’Ufficio Promozione e Mercato Internazionale della CNA, Antonio Franceschini. Sul tavolo due i temi : la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

Vaccarino ha ricordato che oggi la CNAè presente in diversi contesti legati al tema dell’internazionalizzazione e ha in portafoglio un ampio programma di attività a supporto delle imprese artigiane e PMI che sviluppano progettualità nei Paesi UE, extra UE, Aia, America e Africa” ed ha sottolineato che “nell’attuale contesto competitivo, appare opportuno che la prospettiva degli scambi internazionali perda il carattere di occasionalità che le è stato attribuito fino ad oggi, divenendo un elemento di approccio “ordinario” delle MPMI (micro, piccole e medie imprese) per accrescere la loro competitività. Ciò comporta che ci sia, da parte dei soggetti pubblici preposti al coordinamento e alla promozione dell’internazionalizzazione, un’analoga attenzione e che si proceda ad interventi di respiro strategico”.

Le MPMI sono le imprese che maggiormente esportano l’idea del “Paese” ed il “Made in Italy”. I piccoli, in particolare, vantano una quota più rilevante nelle produzioni in cui è maggiormente esaltata la tradizione nazionale, ed è quindi su questi che va saldata la relazione tra la dimensione operativa di sostegno e quella culturale di incentivo alla proiezione sui mercati esteri”.

“È importante tenere presente – ha concluso Vaccarino –  il contesto economico e produttivo al cui interno si colloca il processo di internazionalizzazione delle MPMI. Anche se la loro presenza all’estero è aumentata, si tratta di un contesto difficile, caratterizzato dalla crescita di nuovi settori merceologici, o dalla new age di settori tradizionali che si stanno disputando la leadership nei mercati mondiali“.

Il Presidente dell’Agenzia ICE, Carlo Maria Ferro, ha dichiarato: “insieme a quelli con le altre organizzazioni di imprese, l’incontro di oggi con CNA conferma la nuova attenzione che ICE intende rivolgere a tutte le imprese, anche a quelle di minore dimensione. La loro dinamicità, unita alla loro flessibilità, se ben supportate possono accrescere la presenza del Made in Italy all’estero, sia in termini di settori che di mercati”. Ferro ha quindi aggiunto che “favorire la crescita dimensionale delle imprese più piccole, inoltre, può avere un impatto positivo sull’occupazione giovanile e sullo sviluppo del territorio. Anche per questo motivo, volgiamo individuare nuove modalità di supporto alle start up al fine di inserirle a pieno titolo nei contesti produttivi e commerciali di riferimento“.




Poste Italiane entra nel consorzio Hyperledger

ROMAPoste Italiane è entrata a far parte della community Hyperledger, un consorzio globale della Linux Foundation che raggruppa oltre 260 operatori mondiali, appartenenti a diversi settori industriali, uniti nello sviluppo di uno standard open source per la blockchain e le Distributed Ledger Technologies (DLT).

La blockchain e le DLT sono registri condivisi di informazioni ai quali hanno accesso tutti i partecipanti a una rete. Quando un registro condiviso è formato da blocchi di informazioni collegati fra di loro e resi immutabili, si parla di blockchain. Si tratta di soluzioni ritenute capaci di un salto qualitativo, ottenuto grazie a tecnologie destinate a cambiare il modello di conservazione e condivisione delle informazioni, con il ribaltamento del paradigma secondo il quale al controllo fisico centralizzato dei dati corrisponde una sicurezza maggiore.

L’adesione a Hyperledger è coerente con le linee strategiche individuate dal Piano industriale Deliver 2022 che mirano a rafforzare la leadership digitale di Poste Italiane, e accelera il percorso di acquisizione di nuove competenze e di sperimentazione della tecnologia blockchain e delle DLT per meglio comprenderne potenzialità capaci di generare innovazione nel business.

Hyperledger è un progetto che coinvolge numerosi operatori attivi nel segmento delle tecnologie blockchain e DLT. Tra i membri di questo consorzio globale sono presenti le maggiori aziende del settore finanziario, bancario, manifatturiero, distributivo e tecnologico. In una fase nella quale l’evoluzione digitale abilita rapidamente nuovi servizi, la sicurezza dei dati appare sempre più importante. In questo contesto la blockchain si candida a costituire una risposta efficace ai problemi di sicurezza, trasparenza, interoperabilità e privacy, e Poste Italiane è impegnata a renderla di facile fruizione per porla al servizio del sistema Paese.

 




Porto di Taranto, bando di Invitalia per nuovo sistema di recupero delle acque meteoriche e rete fognante

ROMA – La procedura di gara pubblicata da Invitalia nel ruolo di Centrale di Committenza per l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto prevede la realizzazione di un’importante opera infrastrutturale del valore di circa 15,3 milioni di euro, che permetterà di regolarizzare e adeguare agli standard qualitativi dei principali porti europei la rete di raccolta e scarico dei reflui derivanti dalle acque meteoriche e fognanti nell’area del Porto di Taranto.

I lavori oggetto dell’appalto prevedono l’esecuzione del primo stralcio delle opere necessarie alla realizzazione degli impianti di trattamento delle acque meteoriche nelle aree comuni del porto e la realizzazione della rete fognante nella zona di levante. In particolare, gli interventi prevedono la realizzazione di un sistema di raccolta, trattamento, riuso e scarico delle acque meteoriche ricadenti sulle aree demaniali libere, pavimentate, asfaltate o da asfaltare, per una superficie scolante di circa 30 ettari di estensione.

È inoltre prevista la realizzazione di un sistema di raccolta dei reflui civili a servizio delle utenze ubicate nella zona di levante del Porto di Taranto, per una dimensione pari a 600 abitanti equivalenti. Le soluzioni progettuali individuate sono costituite da sistemi di filtrazione dinamica, ad alta efficienza depurativa e in grado di ridurre in maniera considerevole l’impatto ambientale causato dalla realizzazione e dalla gestione dell’opera. Il progetto prevede anche l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile che andranno ad alimentare le utenze del Porto nonché la realizzazione di un impianto fotovoltaico per una potenza complessiva di 5.85 kWp.

Per presentare le offerte c’è tempo fino al 26 febbraio 2019. Tutti i dettagli sono disponibili sulla piattaforma Gare e Appalti di Invitalia.




Poste Italiane prima azienda nel settore finanza e comunicazioni ad ottenere certificazione anticorruzione

ROMAPoste Italiane è la prima azienda dei settori della finanza e delle comunicazioni, fra quelle operanti in Italia, a conseguire la certificazione IMQ-CSQ del sistema di gestione per la prevenzione della corruzione. Il Gruppo Poste Italiane costituisce la più grande rete di distribuzione di servizi in Italia. Le sue attività comprendono il recapito di corrispondenza e pacchi, i servizi finanziari e assicurativi, i sistemi di pagamento e la telefonia mobile. Con una storia di oltre 150 anni e grazie a una rete di 12.800 Uffici Postali, più di 135 mila dipendenti, 510 miliardi di euro di masse gestite e oltre 34 milioni di clienti

Poste Italiane si è impegnata su base volontaria, allo sviluppo e al governo di un modello di gestione che allinea e porta a sistema cultura, comportamenti e modalità operative dell’Azienda rispetto ai requisiti richiesti dagli standard normativi internazionali ed agli obiettivi di integrità, trasparenza e piena tracciabilità delle sue attività che Poste Italiane si è data in questi anni. La certificazione è stata rilasciata da IMQ-CSQ, uno degli organismi di certificazione accreditati più autorevoli a livello internazionale.

L’ AD di Poste Italiane Matteo Del Fante ed il Comandante Generale della Guardia di Finanza Gen. Giorgio Toschi

Importante tappe di questo cammino sono state la firma nel 2017 del Protocollo d’Intesa tra Poste Italiane e Guardia di Finanza, con l’obiettivo di combattere la criminalità economica e finanziaria e il lancio, nello stesso anno, del portale Contratti Aperti e Trasparenti, che rende pubblici tutti i dati relativi alla propria catena di fornitura. Nel 2018 è stato poi approvato il nuovo Codice Etico e il lancio del Portale Segnalazioni “Whistleblowing”, tramite il quale si possono inviare, con la massima garanzia di riservatezza dell’identità del segnalante e del contenuto della segnalazione, notizie circostanziate di fenomeni illeciti e comportamenti sospetti.

“Questo importante risultato” – ha commentato Giuseppe Lasco, Responsabile Corporate Affairs di Poste Italiane – “è il più recente traguardo di un percorso che ha posto sempre grande attenzione alle tematiche della legalità e della trasparenza, principi considerati da Poste Italiane fondamentali per uno sviluppo sostenibile ed etico del proprio business e del Sistema Paese nel suo complesso. Esso non rappresenta un punto di arrivo ma il primo traguardo di un percorso che consentirà alla nostra azienda di ampliare il novero delle certificazioni conseguite ed estenderlo a tutti gli ambiti di operatività aziendale sull’intero territorio nazionale”.

La certificazione, rilasciata secondo lo standard internazionale ISO 37001:2016 Anti Bribery Management System, è stata ottenuta per i processi di progettazione, indirizzo, controllo e coordinamento dei Servizi Postali e Finanziari. A dicembre 2018, con il primo rilascio della Certificazione ISO 37001 per i sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione, Poste Italiane aggiunge un ulteriore tappa alla serie di traguardi ed accreditamenti già ottenuti, confermando l’impegno responsabile e la grande attenzione alla legalità, alla trasparenza e all’efficienza dell’Azienda.

 “L’applicazione della norma ISO 37001 aiuta a ridurre il rischio di corruzione e mostra a tutte le parti interessate che l’organizzazione sta mettendo in atto buone pratiche riconosciute a livello internazionale per la prevenzione della corruzione” – spiega Flavio Ornago, Direttore della B. U. Management Systems di IMQ – “Poste Italiane, impegnandosi nell’ottenimento di una certificazione di tipo volontario, volto alla riduzione di tali rischi, ha dato testimonianza di un’estrema responsabilità nei confronti del mercato e in generale di tutti gli stakeholders”.

 

 

 

 




Siglato accordo Confindustria Taranto-Consorzio Integra

TARANTO – E’ stato firmato ieri  dal Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo  l’accordo di collaborazione con il Consorzio Integra, uno dei maggiori player del mondo cooperativo italiano operante nel settore delle costruzioni, dei servizi e dell’ingegneria, che  con i suoi oltre 140 soci distribuiti su tutto il territorio nazionale, un giro d’affari di 6 miliardi di euro e circa 60.000 addetti diretti, si configura sicuramente come una delle realtà più consolidate del panorama cooperativo italiano operante nel settore delle costruzioni, dei servizi e dell’ingegneria.

Erano presenti per l’occasione  assieme al Presidente di Confindustria Taranto Vincenzo Cesareo ,  il Presidente del Consiglio di Gestione e Direttore Generale del  Consorzio Integra,  Vincenzo Onorato ed il Direttore Commerciale Macro Area Sud Vittorio Di Vuolo. L’intesa darà luogo a nuove sinergie che si potranno positivamente ripercuotere sui livelli di competitività del nostro sistema imprenditoriale con ricadute positive di sviluppo del territorio.

Integra company profile 2018 info

L’ accordo auspica la creazione di nuove sinergie e nuove opportunità per le nostre aziende, ed allo stesso tempo consentirà allo stesso consorzio di imprese – come illustrato dal Direttore Generale Onorato, – di essere recepito maggiormente sul territorio di riferimento e di poter sviluppare maggiore competitività attraverso la collaborazione con le aziende locali, che meglio conoscono le peculiarità dell’area in cui già operano.

I referenti del consorzio hanno incontrato in Confindustria Taranto una delegazione di aziende e successivamente gli organi di informazione. L’avvio del rapporto di collaborazione nasce da un’iniziativa fra il presidente del Gruppo Giovani, Giuseppe Calianni, ed il giovane manager Mirko Mancini di Integra  ,  e darà luogo a delle nuove iniziative che si potranno positivamente ripercuotere sui livelli di competitività del sistema imprenditoriale con ricadute positive sullo sviluppo del territorio jonico.

 




La Gazzetta del Mezzogiorno in edicola con una pagina bianca. Tutto quello che però non vi raccontano ...

ROMA – Dopo lo sciopero di martedì 8 gennaio, primo di un pacchetto di 10 giorni di sciopero, che per nostra opinione non serve a nulla se non solo e soltanto a perdere copie vendute e pubblicità, e quindi soldi da incassare, il quotidiano barese La Gazzetta del Mezzogiorno è tornato oggi in edicola, pubblicando una pagina bianca ed una lettera del Cdr e dell’assemblea dei giornalisti ai lettori  .

“Cari lettori, questa pagina – si legge – esce quasi completamente bianca per mostrarvi a quale rischio sarebbe esposta l’informazione in Puglia, in Basilicata e nel Mezzogiorno, se la Gazzetta del Mezzogiorno non uscisse più. Le storie, i commenti, le notizie, le opinioni, le istanze delle nostre comunità non troverebbero più voce. In queste settimane, i giornalisti della Gazzetta  hanno continuato a lavorare garantendo l’uscita del Giornale, benché non retribuiti”.

Affermazione questa che non ci vede d’accordo, in quanto in Puglia e Basilicata e nel Mezzogiorno esistono altre realtà editoriali e giornalistiche che fanno informazione, ed in alcuni casi vendono più copie ai lettori di quante ne venda La Gazzetta del Mezzogiorno, sotto la direzione disastrosa ( lo dicono i numeri, non è una nostra opinione…) di Giuseppe De Tommaso.

“Ad oggi, infatti i giornalisti hanno ricevuto soltanto un acconto del 40% sullo stipendio del mese di novembre – prosegue la lettera che è oggi sul quotidiano di Bari che vende una media di 18mila copie al giorno in Puglia e Basilicata –  non hanno percepito le tredicesime, lo stipendio di dicembre e continuano a non sapere se e in che misura verranno retribuiti in futuro“.

“Né, sino a oggi  hanno ottenuto risposte in tal senso dagli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale di Catania, – si legge ancora nella lettera – e dal direttore generale dell’azienda, rimasto in carica malgrado il provvedimento di sequestro-confisca e gestore da anni di un’azienda sopravvissuta solo grazie ai tagli sul personale“.

Questo il testo integrale della lettera odierna ai lettori:

Cari Lettori, questa pagina esce quasi completamente bianca per mostrarvi a quale rischio sarebbe esposta l’informazione in Puglia, in Basilicata e nel Mezzogiorno, se la Gazzetta del Mezzogiorno non uscisse più. Le storie, i commenti, le notizie, le opinioni, le istanze delle nostre comunità non troverebbero più voce. In queste settimane, i giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno hanno continuato a lavorare garantendo l’uscita del Giornale, benché non retribuiti.

Ad oggi, infatti, i giornalisti hanno ricevuto soltanto un acconto del 40% sullo stipendio del mese di novembre; non hanno percepito le tredicesime, lo stipendio di dicembre e continuano a non sapere se e in che misura verranno retribuiti in futuro. Né, sino ad oggi, hanno ottenuto risposte in tal senso dagli amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale di Catania, e dal direttore generale dell’azienda, rimasto in carica malgrado il provvedimento di sequestro-confisca e gestore da anni di un’azienda sopravvissuta solo grazie ai tagli sul personale. A ciò si aggiunga che persino le quote del Tfr relative all’anno 2017 non sono state ancora conferite al Fondo di categoria.

Ed è quanto meno paradossale che tutto ciò accada in un momento nel quale, proprio in forza del provvedimento della magistratura siciliana, l’Editore e, quindi, il datore di lavoro dei giornalisti sia di fatto diventato lo Stato. In altre parole, lo stesso Stato ci chiede di lavorare senza percepire stipendio e nemmeno ci ringrazia.

A questo proposito, sarà utile ricordare che, dopo avere assunto le proprie funzioni, gli amministratori giudiziari si sono limitati a proporre un taglio lineare del costo del lavoro del 50%, senza tenere conto delle specificità di un’azienda editoriale, che nulla ha a che fare con le imputazioni a carico del proprio editore, ipotizzando in alternativa il fallimento della società editrice e, di conseguenza, la scomparsa del quotidiano, da 131 anni punto di riferimento delle comunità di Puglia e Basilicata e autorevole voce degli interessi del Mezzogiorno.

Tutto questo perché i giornalisti, già da anni costretti a pesanti sacrifici economici, sono stati considerati dei semplici «costi» anziché delle risorse.

I giornalisti pur nella consapevolezza di dovere accettare ulteriori sacrifici, hanno respinto ogni ipotesi di spending review che prescinda da un serio piano editoriale e industriale. Un piano che tenga conto innanzitutto della qualità dell’informazione offerta a Voi Lettori. E hanno avanzato già da tempo agli amministratori giudiziari e al direttore generale dell’azienda proposte alternative per contenere i costi del lavoro.

Nelle scorse settimane i redattori della Gazzetta, attraverso il Comitato di redazione, hanno anche inviato un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ribadendo che l’informazione è tutelata dall’articolo 21 della Costituzione. E, successivamente, per intervento del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il sindacato dei giornalisti è stato convocato dalla task force regionale per il lavoro, insieme con tutte le altre parti sociali e con gli amministratori giudiziari.

L’iniziativa del «Gazzetta Day» ci ha dimostrato tutto il vostro commovente affetto, per il quale vi manifestiamo ancora una volta la nostra gratitudine. Ma questo sostegno da solo non basta. Nonostante la vostra massiccia adesione all’iniziativa del 29 dicembre scorso, i giornalisti e i poligrafici continuano a non essere pagati. Serve imprimere una svolta nella gestione e amministrazione di un giornale che, a quanto pare, non tiene nella debita considerazione i suoi lavoratori.

Attraverso questo appello, intendiamo manifestare a voi tutti il nostro profondo disagio per una situazione che diventa ogni giorno più insostenibile per i lavoratori e per le loro famiglie, a loro volta sottoposte a pesanti sacrifici. Per questo motivo i redattori della Gazzetta hanno affidato al Comitato di redazione la gestione di dieci giorni di sciopero, il primo dei quali è stato proclamato ieri a causa della mancata pubblicazione di questa pagina. Ci impegniamo a continuare ad aggiornarvi su questa vertenza che riguarda il diritto all’informazione.

Il Comitato di redazione per conto dell’Assemblea di redazione

Pur rispettando le legittime preoccupazioni dei colleghi della Gazzetta del Mezzogiorno, a cui auguriamo con tutto il cuore di trovare una soluzione, magari affidandosi a qualche “advisor” cioè qualche specialista di crisi e ristrutturazioni aziendali, non possiamo esimerci, per un legittimo dovere di cronaca, dall’ esprimere qualche perplessità sulla gestione “sindacale” della vicenda, che riepiloghiamo di seguito con spirito costruttivo e non critico, nè tantomeno di astio concorrenziale.

Il programma televisivo Report” già sei anni fa aveva messo in evidenza numerose criticità tra le attività di Mario Ciancio nell’inchiesta “I viceré” ( realizzata del collega Sigfrido Ranucci) andata in onda il 15 marzo 2009. Ma evidentemente deve essere sfuggita….all’assemblea di redazione, il comitato di redazione della Gazzetta del Mezzogiorno

Questi i punti sui quali  il Comitato di redazione e l’Assemblea di redazione, dovrebbero soffermarsi a riflettere e sopratutto spiegare qualcosa che non raccontano ai propri lettori, ma sopratutto a se stessi e dare alle proprie famiglie delle serie risposte.

  1. E’ dal 2015, cioè QUATTRO ANNI fa che ingenti somme di denaro sono state sequestrate su richiesta della procura distrettuale antimafia di Catania a Mario Ciancio Sanfilippo, l’ editore catanese al vertice di un gruppo editoriale cui, tra l’altro, fa capo il quotidiano pugliese LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO e “LA SICILIA” di Catania.  Sotto sequestro antimafia era stato sottoposto un rapporto bancario intrattenuto da Ciancio tramite una società fiduciaria del Liechtenstein in un istituto di credito con sede in Svizzera, sul quale erano depositati titoli e azioni per un valore stimato in circa 12 milioni di euro. Inoltre è stata  sequestrata la somma in contanti di circa 5 milioni di euro depositata nella filiale di una banca catanese.  Il sequestro venne effettuato dai Carabinieri del Ros di Catania, a cui erano state delegate le indagini penali e patrimoniali. Come mai la GAZZETTA non ha mai dato notizia ai propri lettori di questa vicenda ? 
  2. Come mai l’assemblea di redazione, il comitato di redazione non si sono preoccupati in questi lunghi QUATTRO ANNI delle vicende giudiziarie del proprio editore nei cui confronti la Procura Distrettuale Antimafia di Catania  avvalendosi del ROS dei Carabinieri, ha ricostruito complessi affari intrapresi dall’imprenditore e nei quali secondo l’accusa, aveva interessi la “mafia“, motivo per cui ha disposto ed effettuato approfondite indagini patrimoniali che hanno portato alla scoperta dei fondi dell’editore Ciancio di Sanfilippo occultati all’estero. Sono stati individuati depositi bancari in Svizzera, alcuni dei quali schermati tramite delle fiduciarie di Paesi noti come “paradisi fiscali”, scoperti grazie anche alla cooperazione prestata dalla Procura di Lugano (Svizzera) attraverso una rogatoria e secondo i trattati internazionali. E’ stata proprio la Procura di Lugano ad acquisire dagli istituti di credito svizzeri la documentazione bancaria ritenuta rilevante e fondamentale a livello probatorio per le indagini. della magistratura catanese.
  3. Come mai l’assemblea di redazione, il comitato di redazione non si sono preoccupati del crollo di vendite di anno in anno del giornale in edicola, che secondo gli ultimi dati dell’ AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) vende in edicola soltanto 18mila copie al giorno, in un bacino di 4 milioni e mezzo di lettori fra la Puglia e la Basilicata ?
  4. Come mai l’assemblea di redazione, il comitato di redazione non si sono mai preoccupati dei bilanci pubblici dell’ Edisud spa, la società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno, la cui maggioranza è controllata e di proprietà  dall’editore Mario Ciancio Sanfilippo, che secondo fonti attendibili avrebbe maturato un indebitamento bancario di circa 35 milioni di euro ?
  5. Come mai i giornalisti si sono preoccupati solo e soltanto del loro stipendio a fine mese, nonostante due anni di contratti di solidarietà (ammortizzatori sociali n.d.r.) senza pensare minimamente alla propria crisi editoriale-giornalistica ?
  6. Come mai i giornalisti del quotidiano La Sicilia non si stanno agitando come i “cugini” baresi della Gazzetta del Mezzogiorno, nonostante il giornale siciliano venda addirittura meno della Gazzetta ?
  7. Come mai l’assemblea di redazione, il comitato di redazione non si sono preoccupati in questi anni che la stragrande maggioranza degli articoli pubblicati nelle edizioni provinciali, sono stati retribuiti a  5 euro netti ad articolo ???
  8.  Come mai l’assemblea di redazione, il comitato di redazione non si sono preoccupati e non hanno mai manifestato la propria solidarietà realmente ai colleghi di altri quotidiani e tv pugliesi che hanno perso il proprio posto di lavoro ? Qualcuno ha persino remato contro …
  9. Con che coraggio l’assemblea di redazione, il comitato di redazione rivolgono le proprie speranze nel salvataggio grazie a qualche politico ? Come faranno a scrivere poi di questo politico ? E’ legittimi chiedersi come mai nessun editore “puro”  non ha alcun interesse a rilevare la Gazzetta del Mezzogiorno ?
  10. Chi investirebbe mai i propri soldi per rilevare una società con 35 milioni di euro di debiti, circa 150 dipendenti ed annessi superstipendi da pagare ed appena 18mila copie vendute al giorno in edicola ?

 

Qualcuno dovrebbe ricordare che la confisca delle azioni della EDISUD spa , società editrice della Gazzetta del Mezzogiorno, è avvenuta a seguito anche della scoperta del  il tesoretto da 52 milioni di euro di Ciancio, depositato in Svizzera e scoperto dalla procura di Catania. Soldi che costituiscono solo una parte dei soldi tenuti dall’imprenditore all’estero: come nel paradiso fiscale delle Mauritius attraverso un complicato schema di società straniere. Un sequestro antimafia del tesoretto scoperto in Svizzera dagli investigatori del ROS dei Carabinieri di Catania,  a nome dell’imprenditore etneo Mario Ciancio Sanfilippo, editore del quotidiano La Sicilia  e La Gazzetta del Mezzogiorno . Soldi con cui veniva finanziato anche il quotidiano barese.

Ai posteri quindi l’ardua, eppur facile sentenza. Noi ci limitiamo a fare i giornalisti.

 

Questi i dati certificati (ADS) di vendita nel 2018 

 

Ecco tutti gli articoli pubblicati dal nostro giornale sull’editore Mario Ciancio di Sanfilippo:

18 giugno 2015 –  Indagine di mafia della DDA di Catania. Sequestrati dai Carabinieri del Ros 17 milioni di euro all’editore della Gazzetta del Mezzogiorno (leggi QUI

1 giugno 2017 –  Mafia: Ciancio editore della Gazzetta del Mezzogiorno a processo per concorso esterno (leggi QUI) 

11 giugno 2018 – La Gazzetta del Mezzogiorno in profonda crisi. Chiudono le redazioni di Brindisi, Matera. L’editore Ciancio a processo in Sicilia per concorso mafioso (leggi QUI) 

24 settembre 2018 –   Antimafia: sequestro di 150 milioni all’editore della “Gazzetta del Mezzogiorno” Mario Ciancio Sanfilippo (leggi QUI) 

 




Tavolo di crisi in Prefettura a Taranto per la tv Studio 100, mentre a Roma la Guardia di Finanza indaga sui contributi pubblici

TARANTO – Il prefetto di Taranto, Donato Cafagna, ha convocato per il 3 gennaio 2019  alle 10 un tavolo con l’editore, i rappresentanti sindacali, il Comune  e la  Provincia di Taranto per discutere della crisi di Studio 100 Tv, emittente di Taranto che con i suoi servizi copre anche il brindisino, emittente che notoriamente non retribuisce da tempo gli stipendi al proprio personale.

Circa un anno fa venne proposta alle organizzazioni sindacali la stipula di un accordo per il passaggio in blocco dei dipendenti da Jet srl – società dichiarata fallita lo scorso 30 ottobre dal Tribunale di Taranto con sentenza numero 35/2018 (per la quale la Procura di Taranto ravvisando un ipotesi di bancarotta ha richiesto al Tribunale la trasmissione degli atti)  alla Mastermedia Club srl, società entrambe amministrate da Gaspare Cardamone, che avrebbe garantito l’ accollo da parte di Mastermedia delle somme dovute da Jet srl nei confronti dei dipendenti a titolo di retribuzioni non versate. Cardamone promise che la nuova società subentrate avrebbe avuto sin da subito una regolarità retributiva.

Così puntualmente non è stato, rivelandosi di fatto un tentativo quello di Cardamone di poter sottrarre ai creditori della Jet s.r.l., utilizzando la Mastermedia Club s.r.l. i contributi di Legge erogati dal Ministero dello Sviluppo Economico, concessi per l’anno 2016 e richiesti per l’anno 2017, peraltro proprio grazie alla presenza nella redazione giornalistica del minimo previsto dalla legge di  giornalisti assunti

Secondo quanto riporta l’ AGI-Agenzia Italia, sulla base delle dichiarazioni dei sindacati, nel corso degli ultimi 12 mesi la società Mastermedia Club s.r.l. in realtà non ha mai ha pagato gli stipendi regolarmente maturati dai suoi dipendenti, e non lo ha fatto nemmeno quando i dipendenti hanno accettato un contratto “part-time” per ridurre il peso economico a carico dell’editore.

La società Jet s.r.l. aveva ceduto il ramo d’azienda della frequenza televisiva della televisione tarantina posseduta alla Mastermedia Club srl società di fidelizzazioni commerciali e premi, che viene notoriamente gestita da tempo, dietro le quinte da Giancarlo  Cardamone ( nonostante una sua condanna definitiva per bancarotta ed affidamento ai servizi sociali ), fratello dell’editore, cessione che era stata sottoscritta dinnanzi al notaio il 27 novembre del 2017 e quindi soggetta a pressochè certa revocatoria da parte del curatore fallimentare dr. Cosimo Valentini nominato dal Tribunale.

ecco cosa faceva la Mastermediaclub, che adesso trasmette il segnale di Studio 100 TV

Giancarlo Cardamone

Nel frattempo siamo venuti a conoscenza di ripetuti incontri in un salottino “riservato” di un bar del centro di Taranto, avvenuti fra uno stretto  collaboratore di Giancarlo Cardamone (fratello di Gaspare), che sino a pochi mesi fa lavorava presso la società Mastermedia Club srl,  e da molti anni loro stretto collaboratore,  insieme ad un sindacalista locale del settore notoriamente “malleabile”…

Sulla vicenda “contributi dello Stato” il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di rivelare che il Nucleo Speciale per la Radiodiffusione e l’Editoria della Guardia di Finanza presso l’ AGCOM, guidato dal Colonnello Marco De Fila,  si è già attivato  per fare chiarezza su questi passaggi di rami d’azienda e sui contributi richiesti dalla Mastermedia Club s.r.l., mentre il prossimo 29 gennaio 2019 si svolgerà presso il Tribunale Fallimentare di Taranto la rituale adunanza dei creditori della Jet s.r.l. in occasione della quale verrà valutata la massa debitoria ammessa alla procedura fallimentare.

Ecco la visura camerale che comprova il controllo della società MastermediaClub s.r.l. da parte dei fratelli Cardamone, cioè degli stessi proprietari della società fallita JET s.r.l. !

Visura Camerale Mastermedia




Basilicata. Contributo regionale a fondo perduto per attività di formazione nelle imprese

a cura di Nicole Conte-  Sercam Advisory

La Regione Basilicata intende sostenere la capacità competitiva dei sistemi produttivi regionali e l’adeguamento della professionalità dei lavoratori, attraverso la concessione di aiuti alle imprese interessate dalla realizzazione di attività di formazione continua rivolte al proprio personale operante nelle unità locali di produzione di beni e servizi ubicate nel territorio della Basilicata.

Soggetti beneficiari

Possono beneficiare dell’aiuto le imprese che alla data di candidatura del progetto formativo siano in possesso dei seguenti requisiti:

  1. a) avere la sede dell’impresa e/o almeno una sua unità locale, allocata sul territorio della Regione Basilicata;
  2. b) non aver cessato o sospeso la propria attività e di essere iscritta nel relativo registro di categoria;
  3. c) non trovarsi in stato di fallimento, di liquidazione coatta o di concordato preventivo, o di non avere in corso un procedimento di una di tali situazioni;
  4. d) non essere un’impresa in difficoltà;
  5. e) non aver commesso gravi infrazioni definitivamente accertate alle norme in materia di sicurezza e ogni altro obbligo derivante dai rapporti di lavoro;
  6. f) non aver commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento di imposte e tasse;
  7. g) osservare all’interno della propria azienda gli obblighi di sicurezza previsti dalla vigente normativa;
  8. h) non aver commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, alle norme in materia di contributi previdenziali e assistenziali;
  9. i) rispettare per il proprio personale il CCNL di riferimento;
  10. j) essere in regola con gli adempimenti degli obblighi occupazionali stabiliti dalla legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”;
  11. k) non essere destinataria di sanzione interdittiva;
  12. l) assenza di cause ostative previste dalla l. 575/65 e s.m.i (norme antimafia).

Tipologie di spese ammissibili

I costi ammissibili sono i seguenti:

  1. a) Le spese di personale relative ai formatori per le ore di partecipazione alla formazione;
  2. b) I costi di esercizio relativi a formatori e partecipanti alla formazione direttamente connessi al progetto di formazione, quali le spese di viaggio, i materiali e le forniture con attinenza diretta al progetto, l’ammortamento degli strumenti e delle attrezzature per la quota da riferire al loro uso esclusivo per il progetto di formazione. Sono escluse le spese di alloggio, ad eccezione delle spese di alloggio minime necessarie per i partecipanti che sono lavoratori con disabilità;
  3. c) I costi dei servizi di consulenza connessi al progetto di formazione;
  4. d) Le spese di personale relative ai partecipanti alla formazione e le spese generali indirette (spese amministrative, locazione, spese generali) per le ore durante le quali i partecipanti hanno seguito la formazione.

Entità e forma dell’agevolazione

L’agevolazione è concessa in conto capitale.

Scadenza

Le domande di sostegno devono essere presentata entro il 31 gennaio 2019.

 




Total inaugura la nuova sede operativa a Taranto

François Rafin

TARANTO – “È un grande piacere di inaugurare la sede operativa di Total a Taranto” – ha affermato l’amministratore delegato François Rafin – “Avevamo da molto tempo intenzione di installare degli uffici della Total a Taranto. È solamente nella primavera 2018 che abbiamo potuto concretizzare questa intenzione, e ciò è avvenuto una volta rilasciata, dopo anni di sforzi e di procedure autorizzative complesse, l’autorizzazione unica per costruire le nuove infrastrutture di Tempa Rossa nella raffineria dell’Eni

“Questo palazzo magnificamente collocato sul Lungomare dà al gruppo Total un’assoluta visibilità a Taranto – ha aggiunto François Rafin – Il quarto gruppo energetico mondiale installa una sede a Taranto. È una prova dell’attrattività e del dinamismo della città e del porto strategicamente situati su una grande rotta marittima internazionale. Saluto in quest’occasione i rappresentanti delle autorità, delle attività industriali e delle professioni marittime che lavorano senza pausa per il sviluppo economico e sociale di Taranto. La città può contare sul suo porto, sull’industria e sul dinamismo dei Tarantini per assicurare l’avvenire dopo anni difficili per la popolazione. Total è fiera di diventare Tarantina e questa sede ne è una testimonianza sincera e visibile”.

I lavori di ristrutturazione del palazzo d’Ayala Valva sono stati realizzati con l’apporto degli artigiani di Taranto. Davvero un bel lavoro che valorizza questo importante palazzo del diciannovesimo secolo. Alla fine dello scorso agosto la Direzione commerciale e di shipping di Total si è trasferita da Roma a Taranto. ” Erano veramente entusiasti– ha continuato François Rafin – In tal modo sono molto vicini alla raffineria dell’Eni, al porto, agli agenti marittimi e ai nostri clienti. Il nostro è un lavoro di partnership e vogliamo essere vicini ai nostri partner. Saluto con l’occasione anche i nostri partner del mondo della cultura di cui il ruolo è importante per la vita della città, e in particolare l’orchestra Magna Grecia”

“Questo palazzo è strategico, è un posto di lavoro –  ha proseguito François Rafin – La magnifica vista sul mare ci ricorda in ogni istante che la sicurezza del trasporto marittimo ed il rispetto dell’ambiente marino sono essenziali, vitali per la nostra industria. Tutti i cittadini vogliono un’energia abbondante ed economica, ma tutti vogliono anche un’acqua cristallina e del pesce e delle cozze in piena salute! Taranto ed il mare sono legati dai millenni. Avrei quindi voluto inaugurare questa sede di Taranto potendo vedere da queste finestre una nave cisterna di Total in caricazione al pontile. Grazie all’Eni, la raffineria è oggi in grado di ricevere, lavorare ed esportare tutta la produzione di greggio Tempa Rossa.  Il progetto Tempa Rossa è un progetto strategico per l’Italia come deciso dal governo Italiano. In Basilicata, il progetto strategico Tempa Rossa è pronto a produrre il petrolio da fine agosto. Tutte le prescrizioni, anche ambientali, sono totalmente rispettate. Ma aspettiamo tuttora delle autorizzazioni che devono ancora essere rilasciate dalle autorità regionali” 

Secondo l’amministratore delegato della Total “Questo ritardo delle autorizzazioni priva l’investitore del giusto ritorno dal suo investimento, questo ritardo priva i cittadini di posti di lavoro e le imprese di contratti di appalto. E questo ritardo priva la stessa Regione Basilicata di 100 milioni di euro all’anno di royalties a regime, così come a regime priva lo Stato italiano di altri 100 milioni di euro all’anno di imposte sul reddito. Nell’attesa, i giovani continuano a migrare verso altre Regioni e la popolazione del Mezzogiorno continua a invecchiare e impoverirsi. I ritardi penalizzano tutti, bisogna sapervi mettere fine senza aspettare ulteriormente“.

Il mio mandato in Italia si conclude.  Carsten Sonne-Schmidt mi succederà dal 1° Gennaio 2019. È il momento di ringraziarvi – ha concluso François Rafin di confermarvi la mia fiducia e la mia amicizia e di augurarvi il migliore avvenire. Ritornerò volentieri a Taranto per vedere una petroliera caricare il grezzo Tempa Rossa, e sarà un grande piacere rivedervi.




Porto di Taranto: arrivata la concessione ai turchi dell' Yilport

Autorità Portuale di Taranto

TARANTO – La Commissione Consultiva e il Comitato di Gestione dell’Autorità Portuale del Mar Ionio, riunitesi hanno deliberato  su proposta del Presidente dell’Autorità, di accogliere la domanda di concessione prodotta da Yilport Holding AS e finalizzata al rilascio della autorizzazione della concessione per la durata di anni quarantanove, dell’intero compendio demaniale marittimo denominato “Molo Polisettoriale” del Porto di Taranto (con esclusione della Calata 5 ed aree retrostanti) allo scopo di rendere operativo un terminal multipurpose, per lo sviluppo dei traffici commerciali e della logistica, con particolare riferimento alla movimentazione dei container, di merci varie e ro-ro.

La definitiva valutazione positiva della Commissione Interna Permanente ed in considerazione della rilevanza del proponente e della portata operativa e di mercato della richiesta concessoria hanno fatto emergere, sotto vari punti di vista, l’evidente concreta opportunità di perseguimento degli interessi pubblici tesi a garantire la più ampia e proficua utilizzazione del Molo Polisettoriale, il rilancio occupazionale, l’incremento dei traffici portuali e della logistica, nonché la valorizzazione delle infrastrutture realizzate e realizzande, nonchè del ruolo del porto di Taranto e del sistema portuale italiano nello scenario del Mediterraneo ed internazionale.

i porti dove già opera la Yilport Holding

La Yilport Holding AS, controllata al 100% dalla Yildirim Holding A.S. è uno dei gruppi industriali in più rapida crescita della Turchia, è proprietaria del 24% del capitale di CMA-CGM, con sede a Marsiglia e terza più grande compagnia di navigazione mercantile al mondo. Prima della suindicata decisione il Comitato di Gestione ha adottato le deliberazioni di riscontro alle osservazioni presentate dalla Italcave SpA ed alle osservazioni/opposizione presentate del Consorzio Southgate Europe Terminal.

L’ Autorità Portuale del Mar Ionio è in attesa dell’esito dell’udienza cautelare  dinanzi al TAR Puglia – Lecce, relativa al ricorso presentato dallo stesso Consorzio Southgate Europe Terminal, per poter avviare con ogni urgenza tutte le attività necessarie per la piena operatività del terminal, per l’avvio del graduale ricollocamento dei lavoratori della Agenzia “Taranto Port Workers srl” e per il rilancio commerciale, logistico ed occupazionale del porto di Taranto e del suo indotto

Anche i sindacati di Taranto hanno salutato con favore il via libera dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio alla concessione  ad  Yilport Holding AS, e con una nota i segretari di Filt Cgil, Fit Cisl e UilTrasporti rispettivamente De Benedictis, Squicciarini e Sasso dichiarando che  “è necessario mettere in campo una serie di interventi per un concreto e complessivo rilancio del porto di Taranto“.  aggiungendo “Ci auguriamo altresì che il nuovo operatore determini le condizioni per creare un ponte più saldo tra manifattura e portualità, tra territorio e connessioni. Il “lavoro” che si svilupperà in ambito portuale, sintetizzerà in maniera straordinaria, una delle sfide più importanti dell’azione sindacale svolta: governare e tutelare gli effetti della globalizzazione che, da una parte produce precarizzazione e dall’altra richiede crescenti quote di specializzazioni e professionalizzazioni nelle attività rese dai lavoratori”.




Gubitosi nuovo amministratore delegato Tim

ROMA – Il cda di Tim ha nominato Luigi Gubitosi amministratore delegato del gruppo telefonico, confermando  l’indicazione del Comitato Nomine e Remunerazione di TIM riunitosi alla velocità della luce lampo, che prenderà il posto di Amos Genish sfiduciato giorni fa dal Cda della società.  La proposta è stata  formalizzata nel consiglio straordinario di domenica pomeriggio in cui si  è  proceduti alla nomina, avvenuta pressochè a maggioranza, quindi votata dai rappresentanti del fondo americano Elliott guidato da  Paul Singer,  che danno seguito all’azione di sponda al Governo gialloverde e completa la strategia che mira allo scorporo della rete e alla nascita di una società unica con Open Fiber. Contro hanno votato i rappresentanti della francese Vivendi il primo azionista di Tim con quasi il 24 per cento del capitale, che è pronta a fare valere il potere di veto. Per fare passare il progetto dello scorporo della rete serve il 50%+1 dei voti.

Gubitosi commissario straordinario di Alitalia, ex dg della Rai ed ex ad di Wind,  prende il posto di Amos Genish, sfiduciato martedì scorso a maggioranza del cda. Gubitosi è stato eletto con nove voti a favore su quindici.

 

Il cda di Tim, conferma una nota della società, “condivisa la raccomandazione del Comitato Nomine e Remunerazione – ha proceduto a nominare Luigi Gubitosi Amministratore Delegato e Direttore Generale, conferendogli deleghe esecutive“. “Con decisione assunta a maggioranza è stato confermato l’assetto delle deleghe in essere“.

In particolare al presidente sono state conferitele attribuzioni da legge, Statuto e documenti di autodisciplina“, all’Amministratore Delegato “tutti i poteri necessari per compiere gli atti pertinenti all’attività sociale, ad eccezione dei poteri riservati per legge e Statuto al Consiglio di Amministrazione” e al “Responsabile di Security Stefano Grassi, la delega temporanea in qualità di Delegato alla Sicurezza“. Gubitosi, riceverà un trattamento economico corrispondente a quello già attribuito al suo predecessore, in linea con la politica di remunerazione di Tim.

 

 

Gubitosi, napoletano classe ’61, professore nel corso avanzato di Finanza Aziendale presso l’Università Luiss Guido Carli dove ha insegnato anche Strategie d’Impresa, è considerato un “uomo di numeri con fama da grande risanatore, era stato nominato lo scorso anno come commissario Alitalia, dopo esserne stato presidente in pectore nelle settimane precedenti, ha alle spalle le significative esperienze in Rai e Wind. Nato a Napoli, classe 1961, è stato direttore generale della televisione pubblica dal 17 luglio 2012 al 6 agosto 2015.

Laurea in Giurisprudenza all’Università Federico II della capitale campana, studi alla London School of Economics e Mba all’Insead di Fontainebleau, nel cv di Gubitosi compaiono prestigiosi incarichi nel gruppi del settore delle Tlc ma anche auto e banche. E’ stato amministratore delegato di Wind fino al 27 aprile 2011. In precedenza ha ricoperto diversi incarichi dal 1986 al 2005 nel gruppo Fiat: direttore finanziario, vicepresidente e responsabile Tesoreria del gruppo. E’ stato presidente del cda di Fiat Partecipazioni e membro del cda di Fiat Auto, Ferrari, Cnh, Iveco, Itedi – Italiana Edizioni, Comau e Magneti Marelli.

Luigi Gubitosi arriva nella sede Tim per il Cda di Telecom a Roma

“E’ stato un capitolo triste per Tim. Sono molto triste per la compagnia e per il risultato della ultima settimana. Questi cambi repentini di strategia e leadership stanno dividendo i 2 azionisti. Chiedo subito un’assemblea, entro fine anno. La politica ha giocato un ruolo con successo. Credo che le decisioni degli ultimi giorni non siano nell’interesse degli investitori e non rappresentino la base degli investitori. Ho chiesto di convocare l’assemblea al massimo entro inizio 2019″. Così ha commentato l’ex ad di Tim, Amos Genish defenestrato dal suo incarico.

“Tim ha una grande storia ed un capitale umano da valorizzare per vincere la sfida del mercato, incrementare la generazione di cash flow per ridurre il debito ed esaminare con attenzione e velocità il progetto per la costituzione di una rete unica”, ha detto Gubitosi.

 

Gubitosi è stato membro anche del Cda del fondo pensione dei metalmeccanici Cometa e del Comitato organizzatore delle Olimpiadi degli scacchi svoltesi a Torino nel 2006. Nel 2011 è stato designato country manager e responsabile del corporate investment banking della Bank of America per l’Italia. Dal maggio del 2017 è diventato commissario straordinario di Alitalia, con Enrico Laghi e Stefano Paleari, incarico che dovrebbe ora lasciare. E per questo, come ha indicato il ministro per lo sviluppo economico Luigi Di Maio, dovrà essere nominato un nuovo commissario per la compagnia aerea .

La nomina dovrebbe avvenire in tempi brevissimi.Ci dovrà essere un commissario assieme a quelli che ci sono per arrivare allo stesso obiettivo che ci siamo dati come governo fino ad ora, cioè rilanciare Alitalia”, ha detto ieri Di Maio.




ArcelorMittal vende le sue linee di finissaggio di Dudelange e Liegi a Liberty House

ROMAArcelorMittal  la principale azienda siderurgica e mineraria del mondo, con una presenza in 60 paesi e un’impronta industriale in 18 paesi, ha annunciato oggi di aver ricevuto una offerta vincolante dal Gruppo Liberty House per l’acquisizione di ArcelorMittal Dudelange (Lussemburgo) e della linea di finissaggio di ArcelorMittal Belgio: le linee di zincatura a caldo 4 e 5 a Flemmalle; di decappaggio a caldo, laminazione a freddo e di imballaggi in latta a Tilleur.

Gli asset fanno parte delle misure che il gruppo franco-indiano ha concordato con la Commissione Europea in seguito all’acquisizione del Gruppo Ilva in Italia. Il closing della cessione è subordinato al perfezionamento dell’acquisto di Ilva, all’approvazione societaria, all’autorizzazione dell’ Unione Europea e alle consultazioni con i sindacati locali e con l’European Work Council.

ArcelorMittal  ha quindi ricevuto un’offerta relativa all’intero pacchetto che doveva essere ceduto nel rispetto degli impegni con l’Unione Europea. Accettando l’offerta vincolante di Liberty House, la società  è andata incontro alle preferenze dell’ Unione Europea  di identificare un unico acquirente per tutti i siti da cedere che sono ArcelorMittal Ostrava (Repubblica Ceca), ArcelorMittal Galati (Romania), ArcelorMittal Skopje (Macedonia), ArcelorMittal Piombino (Italy) -come annunciato il 12 ottobre- più ArcelorMittal Dudelange (Lussemburgo) e le linee di finissaggio menzionate in precedenza di ArcelorMittal Liegi (Belgio).




Facebook a rischio multa in tutta Europa : “condizioni di utilizzo ingannevoli”

ROMA – Dopo lo scandalo Cambridge Analytica, società accusata di aver violato profili degli utenti e averne fatto un uso illecito il fondatore e numero uno  di Facebook, Mark Zuckerberg, aveva promesso in audizione al Parlamento Europeo il rispetto delle regole comunitarie. In quell’occasione si trattava di tutela della privacy, ma tutto ciò però non sembra aver indotto il popolare sito a rispettare la tutela degli iscritti al socialnetwork. Ma adesso il tempo a disposizione è terminato.

O Facebook o si mette in regola o saranno multe in tutti gli Stati membri dell’Ue. Nonostante gli impegni assunti per migliorare trasparenza, le informazioni sulla condizioni di utilizzo del social network rimangono ancora troppo “ingannevoli“, e quindi la Commissione europea ha coinvolto i 28 Stati europei. “Facebook mi ha assicurato che avrebbe adeguato definitivamente i rimanenti termini di servizio ingannevoli entro dicembre“, ha detto Vera Jourova, Commissario europeo per la Tutela dei consumatori,  la quale lamenta  dei “progressi molto limitati” in tal senso, aggiungendo “La mia pazienza ha raggiunto il limite. Se le modifiche non saranno pienamente attuate entro la fine dell’anno, invito le autorità dei consumatori ad agire rapidamente e sanzionare la società Facebook“.

I principali operatori del web sono finiti sotto osservazione di Bruxelles per delle pratiche commerciali non in linea con le regole del mercato europeo. In maniera diversa per ciascuno sono risultati “non conformi” alla direttiva sulle pratiche commerciali sleali, alla direttiva sul commercio elettronico, alla direttiva sulle clausole contrattuali abusive, e al regolamento sulla competenza giurisdizionale in materia civile e commerciale. Google, Twitter, Facebook e Airbnb si erano impegnati a rimediare, con Bruxelles che ha concesso loro il necessario tempo utile . Un procedimento che risale al novembre 2016, quando le associazioni dei consumatori hanno chiesto modifiche delle politiche commerciali, e successivamente a marzo 2017 vi è stato un incontro tra Autorità nazionali, Commissione Ue e le società americane, conclusasi con l’intesa tra le parti avvenuta a febbraio di quest’anno per una maggiore trasparenza e la tutela dei consumatori.

I rimedi proposti immediatamente da Google sono apparsi in linea con le richieste formulate dalle autorità di tutela dei consumatori. Twitter invece ha impiegato un po’ di più per convincere Bruxelles, che oggi pero non ha più rilievi da muovere alla società cinguettante. A fronte degli impegni attesi da   Airbnb, che si è dichiarata pronta a presentare il prezzo totale delle prenotazioni, comprese le spese extra (servizio e pulizia). Quando non è possibile calcolare in anticipo il prezzo finale, si sono impegnati a informare chiaramente il consumatore che potrebbero essere applicati costi aggiuntivi. Inoltre, Airbnb si è impegnata a identificare chiaramente se un’offerta viene presentata da un host privato o da un professionista, poiché le regole di protezione del consumatore differiscono per ciascuna.

Airbnb specificherà anche nei termini di servizio che i consumatori possono citare in giudizio un ospite in caso di danni personali o altri danni, che i clienti sono autorizzati a presentare ricorso contro l’azienda dinanzi ai tribunali del loro paese di residenza, e che i chi paga sarà informato su eventuali risoluzioni di contratto, con tanto di diritto a presentare ricorso e di compensazione, se del caso.

Per quanto riguarda Facebook i nuovi termini di servizio che risalgono ad aprile scorso contengono una presentazione ingannevole” delle principali caratteristiche dei servizi del social network. Infatti, contesta Bruxelles, il contenuto dei nuoti termini “dice ai consumatori che i loro dati e contenuti sono utilizzati solo per migliorare la loro “esperienza” complessiva e non menzionano che l’azienda utilizza questi dati per scopi commerciali“.

 




Ecco l'accordo raggiunto fra ArcelorMittal e sindacati al MISE

ROMA– Ancora una volta il CORRIERE DEL GIORNO cerca di fare informazione documentata e trasparente pubblicando il testo integrale dell’ accordo sindacale raggiunto ieri al Ministero dello Sviluppo Economico, che ha messo fine al teatrino estivo sulla questione della gara di aggiudicazione del Gruppo ILVA da parte della multinazionale franco-indiana Arcelor Mittal.

verbale accordo ilva

Lo facciamo nello stesso giorno entro il quale il Ministro Luigi Di Maio aveva promesso di pubblicare il parere dell’ Avvocatura Generale dello Stato, quale atto dovuto di trasparenza, esattamente come accaduto con il parere dell’ ANAC. Quella famigerata “trasparenza” invocata dai grillini quando erano opposizione in parlamento e calpestata adesso che siedono al Governo.




I Benetton smentiscono Di Maio: "Paghiamo le tasse in Italia, non in Lussemburgo"

ROMA – I portavoce della famiglia Benetton affidano all’ AGI – Agenzia Italia la replica al vice premier Luigi Di Maio : “Tutte le tasse relative all’attività svolta da Autostrade per l’Italia vengono pagate in Italia”. Dopo il drammatico crollo di Ponte Morandi a Genova, Di Maio proferendo affermazioni ancora una volta prive di fondamento, aveva accusato Autostrade per l’Italia, società controllata, attraverso Atlantia (quotata in Borsa), sostenendo che la società partecipata dalla famiglia  Benetton  “incassa i pedaggi più alti d’Europa“, accusandoli di pagare “tasse bassissime, peraltro in Lussemburgo“. Affermazioni queste degne di una querela per diffcamazione, se Di Maio non si nascondesse dietro l’ immunità parlamentare.

Luigi Di Maio, “principe” delle fake news

Fonti della società Autostrade hanno  chiarito che “sia Autostrade per l’Italia che la controllante Atlantia hanno sede in Italia, a Roma, dove pagano le tasse“. I portavoce della famiglia Benetton hanno inoltre precisato che l’azionista di maggioranza di Atlantia è Sintonia spa che possiede il 30,25 per cento e fa capo alla stessa famiglia. Sintonia nasce nel 2009 come società finanziaria lussemburghese controllata dalla holding Edizione, dei Benetton, che “era stata creata in Lussemburgo per fare investimenti esteri attirando anche altri fondi esteri, ma poi è stata riportata in Italia“.

L’ultimo bilancio di Edizione, in cui Sintonia risulta ancora  nella sua ragione sociale del diritto lussemburghese (SA), è quello del 2011, dove si parla di 37,5 milioni di euro di dividendi (erano 39,5 nel 2010). Successivamente Sintonia nel 2012, cioè 6 anni fa, è stata riportata in Italia  trasformadosi in società per azioni di diritto italiano che  quindi paga le sue tasse sugli utili al fisco italiano.

La “bufala” di Di Maio sul Lussemburgo,  potrebbe avere origine nascere dal fatto che già nel bilancio 2009 si dava conto dell’esistenza di una Sintonia spa, “che però si occupava di altro”, e che è esistita per un breve lasso di tempo parallelamente alla Sintonia SA lussemburghese, e che però è andata a sciogliersi con l’operazione di ristrutturazione del gruppo Benetton avvenuta il 1 gennaio 2009. Fino a quel momento la società capogruppo era la Ragione di Gilberto Benetton & C sapa (società in accomandita per azioni)  con sede legale e fiscale a Treviso.

Edizione Holding spa e Sintonia spa sono state incorporate dal primo gennaio 2009 in Ragione sapa che a sua volta si è trasformata in Edizione srl. Nel frattempo Sintonia SA, a far data dal 27 giugno 2012, viene riportata in Italia, come già detto, e diventa una spa, con sede a Treviso, che paga le tasse in Italia sui propri utili percepiti dai divendi. “Quindi – chiariscono ulteriormente i portavoce della famiglia Benettonl’azionista di maggioranza di Atlantia (30,25 per cento), che controlla il 100 per cento di Autostrade per l’Italia, è una società di diritto italiano, Sintonia spa, che tramite Edizione srl fa capo alla famiglia Benetton“.

La decisione  “annunciata” del Governo di voler revocare la concessione ad Autostrade per l’Italia per la tragedia di Genova ha comportato l’immediata reazione dell’Aiscat (l’Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori) anche se il presidente Fabrizio Palenzona e il vicepresidente Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, notoriamente non hanno un buon feeling. Secondo quanto riportato dal quotidiano online Lettera43  nelle ultime ore  vi sarebbe stato un giro di telefonate  circolate tra gli associati, il presidente e il direttore generale di Massimo Schintu, in cui è stato ricordato che l’avvocato Giuseppe Conte, prima che diventasse presidente del Consiglio, è stato a lungo consulente legale della stessa Aiscat e della Serenissima, la A4 Brescia-Padova, delle quali aveva difeso con ardore gli interessi di “bottega”. Ma evidentemente tutto cià per il M5S è difficile e duro da ammettere e ricordare.

 

il Premier Giuseppe Conte

Il deputato Michele Anzaldi (PD) sulla sua pagina Facebook attacca e scrive: “Di Maio dice di non aver ricevuto soldi da Benetton e accusa Renzi. Matteo Renzi replica di non aver mai preso un soldo e la lista dei finanziatori del Pd gli dà ragione. C’è tuttavia qualcuno che di soldi dal siatema autostradale ne ha presi di sicuro. E quel qualcuno è il premier Conte, che sarebbe stato consulente di Aiscat e legale dell’ Autostrada A4. Alla luce di questa circostanza le accuse di Di Maio e dello stesso Conte ad altri partiti sono gravissime. Il premier chiarisca subito quali sono gli attuali rapporti con Aiscat e A4. E la smetta di rilasciare improvvide dichiarazioni sul concessionario: fa correre ai cittadini italiani di far pagare a loro eventuali risarcimenti per danni dovuti alle sue decisioni.”, ha concluso Anzaldi