YouTube: i nuovi rischi della babysitter televisiva

YouTube: i nuovi rischi della babysitter televisiva

di Paolo Campanelli

Grazie a lettori portatili di dvd, tablet, smartphone e simili, un bambino può distrarsi anche in situazioni più “dinamiche” rispetto al salotto di casa, e il pronto accesso alla connessione internet mette a disposizione l’intero catalogo di video in rete a loro disposizione; per questo YouTubeKids nasce come una sezione più adatta ai pargoli rispetto al resto della piattaforma video YouTube: controlli più stretti sui contenuti, niente commenti, un interfaccia più chiara e semplice da usare e video di filastrocche o cartoni raggiungibili da ogni pagina.

Sfortunatamente,YouTube ha un lato non immediatamente visibile all’utente: il fatto che sia possibile guadagnare soldi sui propri video tramite un processo chiamato Monetizzazione, che si basa principalmente sul supporto di sponsor direttamente a YouTube (ed è la causa di tutte quelle pubblicità che di tanto in tanto appaiono). Per un Creato Content, le persone che fanno video, spesso con impegno e costanza, è ciò che ha trasformato un passatempo in un lavoro a tempo pieno, basti ricordare lo youtuber italiano Favij e che nel suo periodo di maggior successo guadagnava ogni mese quanto un chirurgo plastico, una frazione di centesimo alla volta per ogni persona che guardava i suoi video. E dove ci sono i soldi, ci sono anche persone senza scrupoli che vogliono prenderli senza faticare.

Idealmente, a vegliare sui contenuti ci sarebbero una serie di Bot che intercettano video sospetti, e un team di persone a coadiuvarne l’effetto e assicurarsi che i casi più difficili vengano risolti in maniera corretta. La realtà è ben differente, come chiunque abbia mai provato a contattare un qualsiasi essere umano che ci lavori. Questo ha fatto si che, mantenendosi all’interno di determinati parametri di metadati (dati invisibili ad un’utente ma su cui i programmi di analisi di un sito lavorano), è possibile caricare su YouTube qualsiasi video in barba alle regole e averlo li fino a che una persona reale non prende in mano la situazione.

In origine, si trattava di semplici giochi creati col programma Flash e impossibili da perdere, di pessima qualità e talvolta disgustosamente grafici, ma sempre fatti con personaggi famosi, principalmente della Disney, o di serie collegate a giocattoli per bambine. Sale parto, sedie del dentista, studi di podologhi, sale di veterinari… ogni scusa era buona per usare materiale di bassa qualità e allo stesso tempo sorprendentemente definito. Successivamente, con l’esplosione degli smartphone e la relativa evoluzione nel “parcheggiare i pargoli davanti alla televisione”, questi “creatori” si accorsero che i genitori, pur di far stare tranquilli i bambini quando fuori in pubblico, utilizzavano YouTube per accedere a cartoni animati, con un risultato prevedibile A differenza dei giochi, le animazioni in flash non richiedono alcun ulteriore imput oltre a premere play, rendendoli molto più facili da creare.

Come prevedibilmente accade in situazioni in cui l’animazione è il centro della questione, la situazione è stata presa sottogamba fino a he non si è arrivati agli estremi: originate come storielle con giocattoli con Elsa e Spiderman come protagonisti, fino ad arrivare ai video in questione; sono lunghe sequenze di scenette, che essendo scollegate possono durare anche ore (e i video più lunghi sono più remunerativi), prive di senso logico spesso anche all’interno della scenetta stessa e inevitabilmente con terribili animazioni. Nella maggior parte dei casi, si tratta di personaggi Disney, ma anche serie correlate con giocatoli come Barbie, MyLittlePony o Transformers o altre serie più di tendenza con i pargoli, doppiati in inglese o senza reali dialoghi così da poterli caricare su più canali, con nomi e tag improbabili in modo da risultare correlato a più ricerche anche non correlate. Talvolta alcuni video utilizzano altri metodi d’animazione, per esempio stop motion e plastilina, ma i risultati sono gli stessi.

Questi video oltre ad avere contenuti più grafici, tipo pustole, carie o ferite in abbondanza, spesso mettono i personaggi in posizioni chiaramente equivoche, con parziali nudità, riferimenti sessuali più specifici, violenza gratuita o autolesionismo. Quest’ultima tipologia è stato quel che ha fatto esplodere la notorietà di questi video, quando una madre, controllando se il proprio figlio fosse ancora interessato, ha notato Peppa Pig che imprecava prima di tracannare un gallone di varecchina. Più recentemente, stanno emergendo video in Live Action (e quindi con persone vere, seppur truccate) con simili contenuti, che nascono come mezzo per aggirare i genitori che hanno intuito il rischio dei cartoni già descritti, ma che continuano a cadere negli stessi tranelli, in una sorta di “Melevisione del perverso”

Ma una grande colpa risiede anche in YouTube stesso: tralasciando il fattore parodistico di alcuni contenuti, che possono contenere violenza o doppi sensi particolarmente pesanti (ma opportunamente segnalati) pensati per un pubblico più vasto e cresciuto, se non più maturo, YouTube è il far west digitale del copyright, con video che sono rimossi per 8 secondi di musica, con altri che contengono il brano completo che rimangono, nudità esplicite spacciate per video di medicina, canali che scaricano e reinseriscono lo stesso video di altri sotto loro nome, nessun controllo se chi richiede la rimozione possiede effettivamente i Diritti, e sistemi automatici che attaccano tutti i contenuti all’interno di determinati parametri (quest’ ultimo ironicamente, ha recentemente colpito Nintendo, che si è vista il suo canale ufficiale destinato all’area di Taiwan bloccato per copyright).

L’unica vera arma che YouTube possiede, è l’abuso della Demonetizzazione dei video, ma ad oggi, i risultati sono deludenti, per usare un eufemismo. Ovviamente esistono canali completamente sicuri, ad esempio molti youtuber fanno recensioni di giocattoli, streaming di videogiochi o “overanalizzano” film, ma li è un altro discorso totalmente, che fa capo a come youtube, preso passivamente, sia come una televisione con centinaia e centinaia di canali che trasmettono programmi differenti e non come la Rai ai tempi del bianco e nero che era l’unica a trasmettere determinati contenuti a determinati orari.

Simile è la questione dei commenti risaputamene terribili e non adatti ad un pubblico compreso tra i 2 e i 95 anni, e ancor peggio nei canali specificatamente italiani, ma su quello, il sito in se ha poca e nessuna colpa. La soluzione, come sempre in questi casi risiede nell’attenzione dei genitori, nell’uso degli strumenti a loro disponibili per prendere precauzioni e nell’assicurarsi che quel che si vuole far vedere sia adatto ai pargoli prima di premere play. In pratica, di essere genitori degni di questo nome.

Scenette create nel minimo della spesa pecuniaria, talvolta persino senza un reale intervento umano : i video più recenti possono superare le analisi automatiche di Youtube, e quindi essere trattati come video “normali” ed essere inseriti in playlist e video consigliati.

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