Un anno di carcere per l’uomo (o bestia ?) che arse vivi dei cuccioli. «Gesto di inaudita crudeltà»

Un anno di carcere per l’uomo (o bestia ?) che arse vivi dei cuccioli. «Gesto di inaudita crudeltà»

Franco Brancone l’operaio di 56 anni che nel settembre 2010 arse vivi quattro cuccioli a Leporano (Ta) era stato denunciato poco dopo il fatto, ed  oggi finalmente per lui è arrivata la giusta e meritata condanna a un anno di reclusione, come da richiesta del Procuratore capo della repubblica ddi Taranto Franco Sebastio, che definì il suo gesto «di inaudita crudeltà».

I cuccioli vennero trovati in strada da alcuni animalisti ed in attesa d’essere adottati sistemati in un casolare diroccato in campagna,  vennero poi ritrovati carbonizzati dagli stessi volontari. Le indagini, dopo la denuncia, portarono alla identificazione del responsabile, cioè il “folle” proprietario del fondo agricolo. Dieci associazioni animaliste avevano chiesto di costituirsi parte civile contro l’imputato. ma solo due sono state ammesse al processo.

Leporano è una cittadina in provincia di Taranto. E’ qui che i quattro cuccioli trovatelli vennero  letteralmente messi al rogo, dopo che Brancone avere allestito una piccola pira con le coperte, i materassini, le ciotole e gli altri oggetti che i volontari dell’associazione «Quattro-cani-per-strada» (il nome ispirato dalla canzone di De Gregori) avevano portato per dare loro un rifugio,  han acceso il fuoco e ve li hanno gettati vivi dentro. Due di loro quel riparo di fortuna lo avrebbero dovuto lasciare proprio quel giorno, destinati a due famiglie di Torino che avevano deciso di adottarli nelle proprie abitazioni. Ma ad impedire il lieto fine, che sarebbe stato uno dei tanti resi possibili dal lavoro dei volontari dell’associazione, ci si è messo l’ennesimo atto di follia umana.

Anna Mezzapesa, la presidente di Quattro-cani-per-casa, che da anni accudisce gli animali che vagano sul territorio non si dette pace «La cosa più straziante – commentò in una nota pubblicata su Facebookè che questo crimine si sarebbe potuto evitare». Qualcuno nelle vicinanze dell’improvvisato canile, in pratica una casa in costruzione abbandonata da tempo, sentì i guaiti disperati egli animali ed intuì che qualcosa non andasse. Nessuno degli abitanti di Leporano  si era però preoccupato di andare a verificare cosa stesse accadendo. Nessuno ritenne di alzare il telefono e fare una chiamata ai Carabinieri o alla Polizia municipale. Ci pensarono i volontari dell’associazione, all’indomani.

«Stavamo andando a recuperare i due cagnolini che avevano già trovato una sistemazione e che avrei accompagnato personalmente in treno fino a Bologna per farli incontrare con la loro nuova famiglia – raccontava Anna -. La scena che ci si è presentata davanti agli occhi è stata raccapricciante». C’era ancora il fumo e si sentivano dei guaiti disperati arrivare dal mucchietto di cenere, in quel che restava del rogo messo in piedi a pochi metri dall’edificio. Ma Micky uno dei cuccioli  non si era voluto arrendere a quella fine orribile. Lo estrassero dalla buca ancora tremante e ricoperto di ferite e profonde ustioni. E lo portarono da un veterinario per le cure del caso. «Abbiamo un’idea ben precisa di chi possa essere stato – dissero i volontari  – ma non abbiamo uno straccio di prova per dimostrarlo e per questo ci siamo limitati ad una denuncia ai carabinieri. Che questa volta sembrano avere preso a cuore la vicenda e che si sono subito attivati». In passato, raccontò la signora Mezzapesa, altre denunce del genere erano rimaste nel dimenticatoio.

L’appello di Anna Mezzapesa però finì su Facebook e da lì venne condiviso e rilanciato sulla rete Internet. Il tam tam ha fatto il suo corso e la vicenda dei cuccioletti messi al rogo uscì dai confini della cittadina pugliese. Venne avviata una petizione online per chiedere che la vicenda non passasse sotto silenzio. «Chiediamo di non permettere che questo reato resti impunito – si leggeva nella lettera aperta al sindaco di Leporano -, in modo tale che chi abbia ancora per la testa l’intenzione di compiere simili atrocità sappia che la legge, il sindaco, i privati cittadini indignati vogliono ottenere giustizia». La raccolta di firme indusse, o meglio obbligò il primo cittadino , in quanto responsabile dei cani liberi sul suo territorio, a costituirsi parte civile nel processo che si è celebrato  ed ha visto condannato il folle responsabile di quel gesto ignobile.

La lettera pubblica di Anna non risparmiò critiche all’amministrazione comunale, accusata di non avere mai preso realmente nella dovuta e giusta  considerazione il problema dell’abbandono dei cani, lasciando i cittadini volontari a farsi carico dei randagi, cosa che invece per Legge compete all’ente pubblico. Ricordava come questa non è sta la prima volta che si è verificato un simile episodio: «Accadde la stessa cosa dieci anni fa, con quattro cuccioli appena nati e la loro mamma». Stesse modalità dell’ultimo episodio, in quel caso però nessuno dei cinque riuscì a sopravvivere. Non solo: «Nel corso degli anni tante volte abbiamo dovuto subire e assistere ad episodi di violenza: cani avvelenati, cani picchiati, cuccioli buttati nei cassonetti, cani investiti e abbandonati con la schiena spezzata sul selciato. A noi poi è toccato l’ingrato compito di raccoglierli e farli “addormentare”».

Ma ora è stato il Tribunale di Taranto, nel profondo Sud d’ Italia a fare giustizia. E noi speriamo che cose del genere non accadano mai più. I cani sono i nostri migliori amici, a volte dei fratelli, gli unici veri amici che sappiamo che non ci tradiranno mai !

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