Un amara riflessione sulla morte del carabiniere Di Gennaro

Un amara riflessione sulla morte del carabiniere Di Gennaro

Ma in quale paese pensa di vivere il nostro Ministro? La sua promessa si sfalderà come neve al sole davanti agli automatismi degli sconti  di pena, delle lungaggini procedurali, degli errori e dei disguidi dei tribunali di cui nessuno pagherà le conseguenze, delle buone condotte un tanto al chilo, delle misure alternative usuali, delle scarcerazioni facili. 

di Anonimo delle Forze dell’ Ordine
Sappiamo benissimo che nessuno intitolerà piazze o vie cittadine in ricordo del Maresciallo Vincenzo Carlo Di Gennaro, spietatamente crivellato di colpi nell’adempimento del suo dovere nella violenta provincia di Foggia.  Nessuno special in tv, né alcuna inchiesta giornalistica. La notizia, già relegata in coda ai telegiornali, domani finirà nell’oblio in cui precipitano gli anonimi uomini delle forze dell’ordine, costretti ad operare nel totale disordine.
D’altronde a chi può interessare la morte di uno sbirro di campagna? Uno di quelli che, senza scorta e senza maschera, opera nella stessa città in cui vive. Uno di quelli che affronta i delinquenti faccia a faccia e li arresta esponendosi totalmente, per poi rincontrarli il giorno dopo nello stesso bar dove fa colazione. Uno di quelli che la mattina accompagna i propri figli nell’identica scuola frequentata dai figli dei mafiosi a cui dà la caccia quotidianamente. Uno dei tanti eroi senza gloria e senza voce. Uno per cui nessuna autorità si costituirà parte civile.
Questo assassino non uscirà più di galera!”, tuona il Ministro dell’Interno, e non si comprende se sia l’ingenuità o la rabbia impotente a fargli declamare una promessa che non potrà mantenere.  Più che invocare il carcere a vita, bisognerebbe chiedersi per quale recondito motivo l’assassino, pur se pluripregiudicato e affiliato alla mafia, era libero di girare per il paese a caccia di Carabinieri da trucidare.
Come si può mai invocare il carcere a vita se quella bestia appena l’anno scorso, beneficiando degli arresti domiciliari che non si negano a nessuno, dopo essere evaso ed aver accoltellato alle spalle un uomo nella via centralissima del paese, era stato nuovamente posto dalla magistratura agli arresti domiciliari!
Ma in quale paese pensa di vivere il nostro Ministro? La sua promessa si sfalderà come neve al sole davanti agli automatismi degli sconti  di pena, delle lungaggini procedurali, degli errori e dei disguidi dei tribunali di cui nessuno pagherà le conseguenze, delle buone condotte un tanto al chilo, delle misure alternative usuali, delle scarcerazioni facili.
Si è forse scordato il Ministro che questo è il paese in cui è lecito sputare in faccia ad un poliziotto? In cui è corretto opporre resistenza alla forza pubblica nella convinzione di star subendo un torto, anche se poi quel torto si rivela inesistente? In cui anche ai più efferati criminali vengono riconosciute quelle “tempeste emotive” che invece vengono negate a chi ogni giorno rischia la vita in un posto di blocco.
Lasciate perdere, non fate promesse inutili e dimenticatevi anche del Maresciallo Di Gennaro. Anche io al suo posto preferirei essere dimenticato piuttosto che il mio nome fosse usato per intitolare una stanza della Camera dei Deputati, o una via di Roma.
Lascino pure che su quelle targhe campeggino altri nomi… ognuno ha gli eroi che si merita.

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