Toto-Governo: Belloni in pole, sale Rossi al Tesoro

Toto-Governo: Belloni in pole, sale Rossi al Tesoro

ROMA -Un riferimento alle tensioni di queste ore, e alla delusione per il comportamento delle forze politiche, è arrivato dal Capo dello Stato  Sergio Mattarella con una sua frase pronunciata durante l’incontro con i giocatori del Milan e Juventus, protagonisti oggi della finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico di Roma rivolgendo loro un discorso sulla correttezza del comportamento di chi fa sport. Poi ricorda di essersi paragonato a un arbitro nel discorso di insediamento, nel 2015.

 “I vostri discorsi – ha detto il capo dello Stato rivolgendosi ai capitani delle due squadre  Buffon e Bonucci – mi hanno fatto pensare alle squadre che concorrono e si rispettano, avendo a cuore la correttezza. Questo mi ricorda gli arbitri, i miei colleghi: nel mio discorso di insediamento mi sono paragonato agli arbitri assicurando la mia imparzialità, guadagnandomi un applauso, poi ho detto che i giocatori lo devono aiutare con la loro correttezza” e anche qui è scattato un applauso con qualche segno di sorpresa. “L’arbitro può condurre bene un incontro se ha un buon aiuto, correttezza e impegno leale. Un buon arbitro spera sempre di non essere notato e può non essere notato se i giocatori sono corretti”, ha detto il Presidente della Repubblica.
Intanto, sembrano allungarsi i tempi per il conferimento dell’incarico. Mattarella  da un lato deve sondare i possibili candidati alla “premiership” e i potenziali ministri per un esecutivo chiamato a rimanere in carica fino a dicembre, nell’ipotesi più ottimistica, o poche settimane in caso di mancata fiducia; dall’altro deve cercare di capire quanto siano concrete le voci di un passo di lato da parte di Silvio Berlusconi, che potrebbe ridare vigore alla trattativa tra M5S e Lega.

Ma alle otto di ieri sera è arrivata con una nota dai toni secchi il secco “rifiuto” di Berlusconi  che mette un punto alle voci che circolavano negli ambienti politico-parlamentari: “Silvio Berlusconi – si legge – smentisce fermamente le indiscrezioni secondo le quali sarebbe pronto a dare un appoggio esterno ad un governo guidato da M5s e Lega. Dopo due mesi di tentativi per dare vita a un governo espressione del centrodestra, prima forza politica alle elezioni del 4 marzo, Forza Italia non può accettare nessun veto“.

Matteo Renzi intervistato in serata da Giovanni Floris a Di Martedì, ha annunciato: “Io non correrò alle primarie che decideranno il prossimo leader del Pd. Secondo me il candidato naturale è Gentiloni, ha aggiunto rispondendo a Floris che gli domanda chi sarà secondo lui il candidato premier del Pd. “C’è qualcuno che sta giocando sulla pelle del Paese, sono i 5Stelle e il centrodestra”. “Io Salvini l’ho visto, siamo entrambi senatori. Sono curioso di come spiegherà all’operoso Veneto che andranno a pagare il reddito di cittadinanza a chi sta sul divano. Secondo me i due si amano, ma le famiglie non sono d’accordo. Quello che mi colpisce di Di Maio è la straordinaria capacità di cambiare idea. E’ molto simile a Marx, ma non a Karl, a Groucho: ‘questi sono i miei valori, se non vi piacciono li cambio’“, ha detto l’ex segretario dimissionario dei Democratici.

 “Tenere bloccato un paese è assurdo, Di Maio, se non è in grado di fare un governo con il centrodestra, lo deve dire e deve consentire di riscrivere le regole del gioco”, ha aggiunto Renzi. “E’ una soap opera, ogni giorno c’è una cosa nuova. Il referendum che mi ha mandato a casa serviva a evitare questa buffonata“.

Per azzardare un pronostico bisogna partire dal profilo generale impostato da Sergio Mattarella nei giorni scorsi. Le certezze sono poche: il premier deve avere una standing internazionale ed essere riconosciuto in Europa (il Consiglio europeo di fine giugno viene considerato cruciale); nella squadra ci devono essere competenze di gestione economica visto che l’obiettivo è scongiurare l’aumento dell’Iva grazie all’approvazione della Legge di Bilancio 2019; i componenti dell’esecutivo non devono essere politici, anche perché il Presidente gli chiederà di non essere candidati alle prossime elezioni. I profili devono essere inattaccabili dal punto di vista etico e giudiziario. Non poco, quindi. Paletti questi che presuppongono una decisione difficile anche da parte di chi dovesse essere chiamato dal Colle ad entrare in questo nuovo Governo.

L’incarico per formare quel governo di “garanzia” annunciato due giorni prima, potrebbe quindi slittare alla giornata di giovedì, per poi sciogliere la riserva nella giornata di sabato, dopo oltre sessanta giorni, tre giri di consultazioni e un appello alla “responsabilità”, essendosi esaurita anche l’ennesima attesa delle convulsioni del centrodestra. Dopo il giuramento il nuovo Governo si presenterà alle Camere prevedibilmente alla metà della prossima settimana, quando sarà già trascorsa la prima metà di maggio sul calendario .

I partiti concederanno la fiducia ? Tra il frequentatori del Colle viene manifestata una sicurezza serafica: “Bene Mattarella, come ha spiegato nel suo discorso, si dirà pronto a sciogliere le Camere in due giorni, se è questo che vogliono“. Toccherà quindi poi ai partiti assumersi la responsabilità davanti ai cittadini che non sembrano così entusiasti e disgustati in molti dall’ inconcludenza dei partiti di questi mesi e poco disposti ad annullare le ferie per andare a votare. Toccherà spiegarlo agli albergatori, agli operatori del settore turistico la cui preoccupazione sulla stagione è stata già recapitata ai rispettivi parlamentari dei vari territori

Il Parlamento per fortuna non è Facebook, cioè un social network. Potrebbe  accadere per esempio che, dopo una non auspicabile bocciatura da parte dei due rami del Parlamento del Governo di tregua, vengano alla luce gli elementi per un nuovo giro di consultazioni che il Presidente Mattarella, che le sta provando tutte senza interferire minimamente, non potrebbe rifiutare. A quel punto un nuovo giro di colloqui renderebbe impossibile lo scioglimento in tempo utile per poter votare il prossimo 22 luglio.

In definitiva se il tentativo del presidente Mattarella fosse destinato ad andare a vuoto, un Governo “neutrale” è pur sempre un passaggio politico, e un passaggio politico non è mai neutro, produce sempre degli effetti, anche in questa epoca di messaggi semplificati e di ubriacatura da ritorno al voto. E, a dirla parole povere, il “messaggio” sarà che Mattarella avrà fatto un governo di persone competenti e oneste, dopo mesi di chiacchiere, puntigli e veti. E potrebbe succedere che qualcuno dica: “perché non lo facciamo lavorare?“. Può anche accadere che questo Governo, una volta vista la composizione “tecnica”, possa piacere all’opinione pubblica. Ma sopratutto ai molti parlamentari neo-eletti che non hanno alcuna certezza di essere rieletti, e dovrebbero affrontare una nuova dura e costosa campagna elettorale.

E nel riserbo totale del Quirinale impazza il toto-nome. Rumours parlamentari alla vigilia danno in pole per l’incarico di premier Elisabetta Belloni, la prima donna a ricoprire il delicato ruolo di segretario generale della Farnesina. Molto forti anche le voci intorno a Salvatore Rossi, barese, dal 2013 direttore Generale della Banca d’Italia , il quale verrebbe indicato come Ministro dell’ Economia.

Prima fila da SX: Enzo Moavero Milanesi, Lucrezia Reichlin, Salvatore Rossi, Anna Maria Tarantola. Seconda fila da SX: Elisabetta Belloni, Giampiero Massolo, Marta Cartabia, Carlo Cottarelli

Si tratta infatti di un Governo a vita limitata e, probabilmente, limitatissima se i partiti lo bocceranno sul nascere. Insomma, la prospettiva eutanasica non invoglia certo a partecipare. Nella “rosa” del presidente  Mattarella, che gira negli ambienti del Quirinale, oltre ad Elisabetta Belloni (persona “bipartisan” gradita anche al M5s), è entrata Marta Cartabia. Milanese, 54 anni, vicepresidente della Corte Costituzionale  la più giovane  componente della Consulta nominata nel 2014 da Giorgio Napolitano, che è molto stimata dall’attuale presidente della Repubblica. Dagli uomini del Colle viene analizzato anche il profilo di Lucrezia Reichlin, romana, economista figlia di due comunisti storici (Alfredo Reichlin e Luciana Castellina), attualmente docente di Economia alla London Business School, direttrice generale alla Ricerca alla Banca Centrale Europea la quale ha sicuramente tutte le competenze e le carte in regola per ricoprire un ruolo di prestigio.

Circola anche il nome anche di Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali, che sarebbe perfetto al Ministero degli Esteri. E poi si prosegue da giorni con i nomi di Carlo Cottarelli, 64 anni, già commissario alla spending review a Palazzo Chigi, di Anna Maria Tarantola, una vita in Bankitalia ed ex presidente della Rai, di Enzo Moavero Milanese, grande esperto dei meccanismi dell’Unione Europea e già ex ministro del Governo Letta. Ma non si escludono sorprese dell’ultima ora

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