Tangenti per appalti al Comune di Taranto: sequestrati beni per circa 1 milione e mezzo di euro

Tangenti per appalti al Comune di Taranto: sequestrati beni per circa 1 milione e mezzo di euro

ROMA –  Ennesimo “ciclone” giudiziario sul Comune di Taranto per il piano di ristrutturazione di alcuni edifici nel cuore della città vecchia. I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Taranto, che avevano svolto le indagini e gli accertamenti,  hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente  di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un importo di circa un milione e mezzo, richiesto dalla Procura di Taranto ed emesso dal G.I.P. Tommasino del Tribunale di Taranto nei confronti di 24 persone, rigettando la richiesta di arresto.

Tra questi alcuni dipendenti pubblici, fra i quali i dirigenti del Comune di Taranto, Vincenzo La Gioia (nato nel 1954) dell’ufficio Risanamento città vecchia, Antonio Mancini (nato nel 1955) responsabile degli appalti,  e Silvio Rufolo  (nato nel 1955) ex dirigente all’Urbanistica andato in pensione l’anno scorso, tre dipendenti  della Soprintendenza ai Beni archeologici della Puglia,  Giovanni Vinci (nato nel 1954), Luigi Larocca (nato nel 1967), Giuseppe Garofalo (nato nel 1967).  Le accuse sono di truffa aggravata in danno di ente pubblico, corruzione, omissione di lavori in edifici a rischio crollo, falso ideologico.

Numerosi anche  i professionisti tra ingegneri, architetti e consulenti tecnici e e dipendenti di aziende del settore edile. Nell’ ordinanza infatti compaiono l’ing. Antonio Panariti (nato nel 1965) l’ Ing. Marcello Traversa che era il direttore dei lavori insieme al suo collega Ing. Gianfranco Tonti, i componenti della commissione di collaudo Geom. Giorgio Emilio Rizzo, il collaudatore statico Giuseppe Lentini, l’ing. Mario Pepe progettista variante fine lavori, il progettista Arch. Antonio Liscio (nato nel 1956),  il responsabile dei lavori geom. Angelo Catapano (nato nel 1954), Vincenzo Carbone (nato nel 1954) collaudatore dei lavori

Secondo quanto accertato dalle indagini della Guardia di Finanza i lavori di riqualificazione di antichi edifici in realtà erano soltanto sulla carta, consentendo così a un gruppo di imprenditori di intascare circa 725mila euro senza ricevere i dovuti previsti controlli e collaudi dal Comune di Taranto. La falsa attestazione della millantata dichiarata buona esecuzione dei lavori sarebbe stata assicurata, come riporta l’ordinanza del Gip, a seguito di un “sistematico piano di tangenti, regalie e cene“. La Guardia di Finanza infatti ha accertato che la corruzione veniva effettuata mediante la consegna di piccole somme in denaro, da 200 a 2mila euro,  al pagamento di acquisti di pesce nelle migliori pescherie della città,  e conti nei ristoranti più esclusivi, per finire persino con l’acquisto e dono di un tapis roulant,

Il provvedimento cautelare rappresenta l’epilogo di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Taranto, avviate dalle Fiamme Gialle nel novembre 2012, che hanno riguardato i lavori di ristrutturazione e consolidamento edilizio di alcuni stabili della Città Vecchia di Taranto, finanziati dalla Regione Puglia, con un appalto denominato “Vicolo 2 – Lotto 3”, per un importo complessivo di 5 milioni di euro. E’ stato accertato che un gruppo imprenditoriale specializzato nelle riqualificazioni urbanistiche, attraverso l’attestazione di esecuzione lavori, in realtà mai effettuati, ha conseguito un profitto illecito quantificato in 725 mila euro. Tutto ciò è stato reso possibile grazie al concorso nel reato di dirigenti del Comune che, attratti da un piano sistematico di tangenti, regalie e cene, hanno omesso ogni forma di controllo, collaudando opere mai realizzate.

 

 

Tra gli aspetti più salienti delle indagini è da segnalare quello relativo all’assenza di opere di sostegno delle fondazioni degli stabili oggetto di lavori. In particolare, il gruppo appaltatore avrebbe dovuto supportare la statica degli edifici con pali-radice posizionati a sedici metri nel sottosuolo. In realtà tale imponente struttura non è stata mai realizzata così come altre opere di rilievo, essenziali sia per l’equilibrio statico e dinamico delle costruzioni, sia per la salubrità e qualità della vita delle persone che hanno ricevuto in assegnazione gli immobili dopo la loro presunta riqualificazione. Per tali motivi, nel luglio 2014 fu eseguito un provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza dei predetti stabili della città vecchia, nonché il sequestro per equivalente di beni e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo pari al predetto profitto illecito di 725 mila euro.

Nel prosieguo delle indagini sono stati vagliati ulteriori appalti riguardanti altri edifici della città vecchia, il restauro e la riqualificazione di Palazzo Pantaleo caratterizzato da interventi in parte non realizzati e in parte ritenuti scadenti gli scavi stratigrafi in terreno di interesse archeologico sito in località “Croce” finalizzati alla creazione di parcheggi, la rimozione dei giochi d’acqua nello  specchio di mare che costeggia la ringhiera di Corso Vittorio Emanuele, realizzati dalla Giunta Comunale del sindaco Di Bello nell’anno 2010

nella foto Palazzo Pantaleo

Per gli altri edifici della città vecchia, sono stati accertati indebiti profitti conseguiti con modalità illecite analoghe a quelle sopra evidenziate.   Per il palazzo “Pantaleo” è stata accertata di fatto l’omessa realizzazione di talune importanti opere nonché l’esecuzione di interventi di fattura mediocre ovvero scadente rispetto a quanto appaltato. Il Comune di Taranto avrebbe pagato cifre esorbitanti a causa di irregolari procedure di affidamento in subappalto per quanto riguarda gli scavi in località “Croce” e la rimozione dei giochi d’acqua, sono state accertate irregolari procedure di affidamento in sub-appalto dei lavori, con un conseguente illecito incremento dei prezzi rispetto agli importi indicati nei contratti originali. Il tutto per il conseguimento di profitti illeciti pari a complessivi 1 milione e 478 mila euro.

Inquisiti  anche gli imprenditori ( o meglio “prenditori” di soldi pubblici) che partecivano al giro di “mazzette” e truffe varie,  fra i quali compaiono nell’ordinanza  i fratelli Antonio Galiuto e suo fratello Pietro Galiuto e la moglie Evangelina Campi (costei in veste di amministratore della Galiuto e Company srl), Vincenzo Sommella (amministratore della società ES srl) e Giovanni Maragno (amministratore della società Maragno  srl)

 

Ecco come i quotidiani locali NON forniscono nomi e dettagli della vicenda che invece  il CORRERE DEL GIORNO pubblica sempre:

 

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