Pd: Minniti, "Io candidato di Renzi? Ho dimostrato autonomia"

ROMA –  “Io sono Marco Minniti penso di aver dimostrato in questi anni di aver una capacità di autonomia politica e una cosa che non si può dire è che io non abbia dimostrato carattere“. ha affermato Minniti a “In Mezz’ora in più” rispondendo alla domanda di Lucia Annunziata,  se lui sia il candidato di Renzi. “Quando sarà noto il documento vedremo le firme e non saranno solo quelle di un’area politica per me il riferimento sono i sindaci. La mia candidatura non è espressione di una corrente o di un’area politica, io discuto con il partito così com’è“, aggiunge Minniti a proposito della raccolta di firme di 551 sindaci a sostegno della sua candidatura.

L’ex ministro dell’Interno spiega: “Mi consenta una cosa: io penso che Renzi si sia assunto delle responsabilità importanti dopo la sconfitta si è dimesso prendendosi anche colpe non sue,le colpe non sono solo di una persona ma un leader si assume tutte le responsabilità detto questo io considero sbagliato e diseducativo che tutte le persone che quando Renzi era al potere gli erano vicine adesso non fanno che marcare le distanze”. Minniti ha annunciato un programma basato sul recupero del rapporto con le classi meno abbienti: “C’è bisogno della sinistra riformista. I più deboli si sono sentiti abbandonati. Anzi, addirittura biasimati. Quello spazio è stato colmato dai nazionalpopulisti. Basta vedere quel che è accaduto nelle nostre peri ferie”, spiega

Su un possibile ticket con Teresa Bellanova, Minniti commenta: “C’è un giudizio positivo su Teresa Bellanova. Il ticket in quanto tale non è all’ordine del giorno. Vuol dire che non si sta facendo“, ha detto per essere ancora più chiaro. Poi ha difeso il governatore  campano De Luca: “Le clientele? Sa che non si fanno. Ed è l’uomo che ha cambiato Salerno”. Infine ha rivelato che in famiglia la scelta della candidatura non è stata apprezzata: “Ha una piccola resistenza”, ha detto.

Su un eventuale cambio di nome del Pd, il candidato alla segreteria del Pd dice: “Non è questione di cambiare nome al Pd. Se penso a un campo più ampio contro i nazional-populisti non posso che chiamarlo campo democratico”. continuando: “Vorrei che qualcuno arrivasse al 51 per cento. Tra non arrivare io al 51 per cento e che ci arrivi comunque qualcuno, io preferisco questo. Se nessuno arriva al 51 per cento quello sarà uno scacco per l’intero Pd“.

“Se non ci posso arrivare io, che ci arrivi un altro – ribadisce – il Pd è patrimonio dell’Italia e come tale dobbiamo spiegarlo agli italiani. Compito di tutti quanti noi è far sì che qualcuno arrivi al 51 per cento perché io non oso nemmeno immaginare quale scacco sarebbe se di fronte a una discussione impegnativa nessuno arrivasse al 51 per cento. Il Pd ha sofferto fin qui di essere una confederazione di correnti. Se nessuno arriva al 51 per cento, quell’idea sarà sancita”.

A Minniti arriva anche il “sì” di Stefano Ceccanti, costituzionalista, oggi deputato dem. “La sua candidatura è una buona notizia. Minniti è portatore di autorevolezza, di competenza e di visione. La sua esperienza, e al governo e di dirigente politico, è una garanzia per tutto il partito”. C’è anche il sostegno del senatore Gianni Pittella. “La sua candidatura è una buona notizia: Minniti è portatore di autorevolezza, di competenza e di visione. La sua esperienza, e al governo e di dirigente politico, è una garanzia per tutto il partito”. Per un altro renziano doc, Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria con l’ex premier e ora presidente del Copasi, “Minniti rappresenta al meglio l’ambizione riformista del partito”.

“Molto contento. Marco è una persona di livello. Lo sosterrò. È stato un collega prezioso al governo, si è sobbarcato un carico difficile. L’importante è che tra lui, Zingaretti e Richetti prevalga un approccio di reciproco rispetto. Sono tutte e tre persone di grande qualità” scrive su twitter, l’ex ministro, Carlo Calenda.

“Sono molto contento che parta il Congresso e mi auguro che si possa svolgere rapidamente. Certamente sostegno a Zingaretti, ma grande apprezzamento per quello che rappresenta Marco Minniti e per altri candidati se ce ne saranno, vedremo“, ha detto l’ex premier Paolo Gentiloni. “Io comunque farò il tifo per il Pd“, ha concluso.

 




Martina: "Questa piazza è per l'Italia". Unico assente: Emiliano !

ROMA – “Questa piazza è per l’italia. Come sempre, la nostra gente ci sa stupire. Soffre e lotta, si mette in gioco e partecipa” . Queste le parole con cui il segretario Maurizio Martina ha salutato su twitter  la folla del Pd, arrivata da tutta Italia a Roma per riempire piazza del Popolo e manifestare contro il governo M5S-Lega . Sono circa 50mila i militanti giunti da tutta Italia, che arrivati nella piazza hanno cominciato a intonare “Bella Ciao” e l’inno di Mameli.

“Vogliono rovinare il nostro futuro. Stanno facendo l’ennesimo condono fiscale. Stanno promuovendo misure assistenzialiste che non produrranno un posto di lavoro in più“, ha avvertito il segretario del partito Maurizio Martina, che questa mattina ha accolto i primi treni in arrivo da tutto il Paese alla stazione Termini di Roma per “difendere l’Italia“.  Come lui tutti gli esponenti di primo piano del Pd, da Nicola Zingaretti a Graziano Delrio, da Carlo Calenda, a Paolo Gentiloni, hanno rilanciato l’appuntamento, mettendo da parte per un giorno le divisioni.

L’ex segretario Matteo Renzi si è speso nel tentativo di riunire l’opposizione dem rilanciando l’appello sempre via social: “In viaggio verso Roma, verso Piazza del Popolo. È giusto stare in piazza contro questo Governo. Questi incompetenti mettono a rischio l’economia. Prendono in giro i loro elettori, perché non manterranno comunque le promesse. Offendono gli altri cittadini, insultando chi la pensa diversamente. Noi dobbiamo reagire, senza paura.E farlo senza divisioni interne, basta con le polemiche. Lottare colpo su colpo. E organizzare forme di resistenza civile contro la deriva venezuelana di Di Maio e Salvini. L’Italia è stata resa grande dal lavoro, dal sudore, dalla fatica e non dall’assistenzialismo. Non lasciamo il futuro a chi vuole vivere di condoni e sussidi. Senza paura, amici“.

Una volta arrivato a Piazza del Popolo, Renzi ha concretizzato le sue parole con un abbraccio in  favore di telecamere con Gentiloni, per provare a porre fine alle voci che parlano di un raffreddamento dei rapporti fra i due. Poco dopo è stato il turno del segretario Pd Maurizio Martina, che ha salutato chi lo ha preceduto al Nazareno e l’ex-premier  Paolo Gentiloni. Un invito all’unità del Pd condiviso anche dal candidato alla segreteria Nicola Zingaretti: “Io credo che soprattutto oggi sia la giornata dell’unità e che deve spingerci tutti a provare l’ebbrezza del ‘noi‘ e a lasciare alle proprie spalle l’aridità dell”. Contribuirò a questo confronto, mettendo delle idee ‘per‘ e non delle critiche ‘contro‘. Penso che ce lo dica questa piazza e che sia anche in sintonia con il dibattito degli ultimi giorni“.

Secondo gli organizzatori erano oltre 70.000 le persone presenti alla manifestazione del Pd in piazza del Popolo a Roma. E per confermare la presenza di questa folla diversi parlamentari e dirigenti Dem hanno postato su Twitter delle foto prese dalla salita verso il Pincio da cui si vede chiaramente la piazza piena. Anche via del Corso, nel primo tratto, era piena di manifestanti, mentre molti altri erano in piazzale Flaminio . Una piazza assiepata da persone normali, quella del Pd: molte coppie e anche molti giovani. Persone motivate e pronte a rispondere alle sollecitazioni che arrivavano dal palco. “Agli elettori che non ci hanno votato il 4 marzo – ha assicurato Martinadico che abbiamo capito la lezione. Vedo i nostri limiti ma a loro chiedo `dateci una mano´, perché questo governo è troppo pericoloso. Perciò ora «serve un nuovo Pd per una nuova sinistra». Sì, perché noi siamo fondamentali, lo dico senza arroganza, ma senza di noi non ci sarà una sinistra in Italia“. 

Una manifestazione di protesta e partecipazione politica, che il M5S ha definito  come mossa poco intelligente: “andare contro la prima manovra che istituisce il reddito di cittadinanza, abbassa le tasse alle partite Iva e supera la Fornero. Non credo che sia una grande furbata. A meno che non ci si voglia estinguere si può procedere sicuramente in altro modo” attacca Luigi Di Maio. Ma Matteo Renzi, in piazza senza distinguo, ha chiamato alla “resistenza civile contro una manovra  devastante  che rischia di innescare un  testacoda” sulla credibilità dell’Italia, offuscata anche dalla scelta di non dimettersi del ministro dell’Economia.

“Lottare colpo su colpo. E organizzare forme di resistenza civile contro la deriva venezuelana di Di Maio e Salvini. L’Italia è stata resa grande dal lavoro, dal sudore, dalla fatica e non dall’assistenzialismo. Non lasciamo il futuro a chi vuole vivere di condoni e sussidi. Senza paura, amici” ha scritto su Facebook.

“Mi sembra una buona ripartenza non solo per il Pd: in piazza ho visto tante persone che non sono del Pd ma che vogliono opporsi a questo governo populista“, ha detto Carlo Calenda. “Sono 25 anni che non vado ad una manifestazione” ha rivelato l’ex ministro. “E’ importante – ha aggiunto – essere qui e far sentire la nostra voce contro il governo. Il primo compito di un governo è mantenere in ordine il Paese e non solo i conti, e il governo non lo sta facendo. I populismo quando sono basati sulle menzogne poi si sciolgono presto, per questo è importante far sentire la nostra voce“.

Dalla manifestazione di piazza del Popolo è partita la campagna “PD in ascolto, in vista dell’Assemblea programmatica prevista per l’ultima domenica di ottobre a Milano. I volontari hanno distribuito ai manifestanti che arrivano un questionario sull’Italia,  che è stato consegnato ai militanti che sono venuti in pullman o con i treni speciali già durante il viaggio. In piazza i militati sono stati assistiti da 50 giovani operativi con IPad dedicato. Il materiale di lavoro rielaborato sarà parte fondamentale del prossimo forum nazionale previsto a Milano .

 

Il segretario Maurizio Martina, con un discorso appassionato dal palco ha citato Corbyn e Bauman, spiegando che “Serve un nuovo Pd per una nuova sinistraA qualcuno piacciono i balconi, a noi piace la piazza aperta e di tutti”, ha continuato Martina,nel suo intervento “Ma ditemi se un paese come l’Italia può essere governato dal balcone di Palazzo Chigi con la claque dei 5 stelle sotto. Una scena tristissima da Repubblica delle banane” , mentre dalla  piazza si levava più volte il coro: “U-ni-ta’, U-ni-ta’” con cui la base chiede la fine delle liti tra le varie correnti.

Non pronuncerò una parola sull’unità – ha detto il segretario del PD  tra gli applausi -, perché quando sei dirigente ci sono cose che non devi dire agli altri ma devi praticarle. A noi serve una svolta, perché contro questa destra non basta quello che siamo stati finora“. Emblematico l’abbraccio tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, dopo la freddezza degli ultimi mesi e l’abbraccio tra il segretario Martina e Renzi e tra Martina e Gentiloni.

Martina ha fatto anche un’onesta autocritica.Da questa piazza io voglio dire a tanti elettori del centrosinistra che il 4 marzo non ci hanno votato: abbiamo capito. Adesso, però, ci date una mano perchè l’Italia non può andare a sbattere per colpa di questi che governano in modo folle. Abbiamo capito la lezione, voltiamo pagina, guardiamo avanti. L’antidoto a tutto questo siete voi. Questa è la piazza del risveglio democratico, è la piazza della speranza, del cambiamento, della fiducia, dell’orgoglio, del futuro”, ha aggiunto, felice per avere scongiurato il flop pronosticato da Salvini, che ieri sera a Latina aveva parlato di “una  manifestazione di quattro gatti“. Così non è stato: la piazza era piena, appassionata, con gente accorsa da tutta Italia (più tardi Salvini ha commentato stizzito “il Pd non esiste“).

La scaletta della manifestazione prevedeva interventi di rappresentanti della società civile e, soltanto il segretario Maurizio Martina tra i politici a parlare dal palco in chiusura. Nel primo intervento, quello di Federico Romeo, il minisindaco di Val Polcevera a Genova, dove è caduto il Ponte Morandi, appena è stata pronunciata la parola “unità“, è partita dalla piazza quasi una invocazione: “unità, unità“. Un appello che si è ripetuto altre quattro volte e più forte quando Martina ha detto di non voler parlare di unità, ma di volerla piuttosto praticare, la risposta è stata un autentica ovazione della piazza.

Anche il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, al momento unico candidato alla segreteria del Pd era in piazza del Popolo., dove ha detto: “Noi abbiamo perso, inutile girarci intorno, ma non perché abbiamo comunicato male, ma perché il paese ha percepito la distanza siderale dalla loro condizione di vita”. Questo “non vuol dire arrendersi e scioglierci, ma aprire un processo di ricostruzione della dignità della sinistra. E questo è l’obiettivo primario del congresso“,

Matteo Renzi in un suo post su Facebook  ha replicato a Matteo Salvini leader della Lega: “Salvini ha detto che in piazza c’erano solo #4Gatti . Che lui abbia problemi con la matematica, si è visto coi soldi rubati dalla Lega. Che lui tratti gli esseri umani come animali, si è visto sulla Nave Diciotti. Ma quello che Salvini non capisce è che i gatti hanno sette vite. L’opposizione c’è“.

Dalla Puglia erano partiti per Roma 11 autobus con a bordo tutti: renziani, martiniani, orlandiani, persino gli “emilianiani”. Teresa Bellanova sui social ha commentato:  “Resistenza civile per difendere la democrazia e il Paese dalle politiche del governo gialloverde che giorno dopo giorno costruisce il disastro”. Duro nei confronti di Emiliano è stato Federico Massa, ex deputato orlandiano, anche lui presente a Roma: “Tutto il Pd è oggi qui, peggio per chi è rimasto a casa. Nessuno se ne è accorto“.

I “fedelissimi” del governatore pugliese però c’erano. Uno di loro, De Santis ha commentato: “Nei momenti di più difficili vien fuori il meglio. Una straordinaria giornata. Ora non dobbiamo perdere l’occasione e non dobbiamo commettere gli errori del passato.  Ho apprezzato  le parole di Martina sulla lezione capita.  “Oggi a Roma il Pd – dice l’ on. Pagano, altro fedelissimo di Emiliano  – ha dimostrato di avere ancora un popolo di militanti che ci richiamano a essere migliori e uniti».

Silenzio totale di Michele Emiliano, che si limita a rispondere su Twitter : “I gruppi organizzati di renziani estremisti mi perseguitano su Twitter da anni forse anche con account falsi“. Una dichiarazione questa su cui è meglio stendere un velo pietoso.

 

Il video integrale della manifestazione a Piazza del Popolo

 




Ilva, il delirio di Di Maio: "Porteremo le carte in tribunale"

ROMA –  Dopo aver definito la gara dell’Ilvaun delitto perfetto“,   il vicepremier Luigi Di Maio intervenendo a un convegno a Nola sulle Zone Economiche Speciali, adesso annuncia: “Sulla legittimità della gara per l’Ilva non è finita qui. Adesso si prendono le carte e si portano in tribunale” sostenendo di aver concluso la gara perchè “l’obiettivo da centrare non era l’annullamento ma fare in modo che tutto fosse in regola”. “Non ho potuto annullare – continua – perchè su quella gara era stato compiuto il delitto perfetto, non si poteva annullare”.

Risulta lampante che Di Maio non abbia il coraggio di andare a spiegarlo agli elettori pugliesi, e di giustificare le farneticanti promesse fatte dai candidati, poi eletti, alla Camera del Senato, che millantavano la “chiusura e riconversione” dello stabilimento di Taranto.

Di Maio ancora una volta dimostra di non sapere di cosa parli, in quanto al massimo volendo portarle da qualche parte, quelle carte potrebbe portarle soltanto in Procura e non in un Tribunale. Un’ipotesi irreale, in quanto se vi fosse stata un’ipotesi di reato, una decisione del genere l’avrebbero adottata l’ ANAC l’ autorità nazionale anticorruzione e l’ Avvocatura Generale dello Stato. Se tutto ciò non è accaduto è conseguente ed evidente che non c’erano i presupposti ed alcuna ipotesi di reato. Ma chi glielo spiega questo all’ex steward dello Stadio San Paolo, privi di qualsiasi laurea e di competenze giuridiche-giudiziarie ?

Nel frattempo all’ Ilva tra poche ore nasce l’era di ArcelorMittal. La senatrice Pd ed ex viceministro dello Sviluppo Economico Teresa Bellanova, ricorda che l’accordo con i lavoratori, è stato approvato con un quasi plebiscito: “Quel 94% con cui i lavoratori Ilva hanno accolto l’accordo sottoscritto da parti sociali e acquirente è la risposta più chiara che potesse arrivare al ministro Di Maio su quanto in questi mesi è andato dicendo spesso e volentieri a vanvera“.

“Il vicepremier Luigi Di Maio ci pare incerto e confuso. – aggiunge il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa durante il suo intervento di chiusura della festa dell’Udc a Fiuggi. – Un giorno vorrebbe chiudere l’Ilva, l’altro firma l’accordo per rilanciarla. Un giorno vorrebbe cancellare l’obbligo dei vaccini, un altro giorno lo conferma“. E se ci tocca dare  ragione a Cesa, allora vuol dire che Di Maio è arrivato proprio al capolinea !




ILVA: il vero sconfitto "politico" ? Michele Emiliano

di Antonello de Gennaro

Domani si svolgerà a Roma il nuovo tavolo ministeriale al Mise con in sindacati ed i rappresentanti di ArcelorMittal convocati dal ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio, riunione in cui si dovrebbe trovare una soluzione alla trattativa sindacale sugli esuberi previsti sin dall’offerta vincente che ha conseguito l’aggiudicazione della multinazionale franco-indiana del Gruppo ILVA in Amministrazione Straordinaria,  a seguito della gara bandita del Mise sotto la gestione dell’ accoppiata Carlo Calenda (ministro) – Teresa Bellanova (vice ministro).

Ormai i “giochetti” estivi del ministro Di Maio per delegittimare ed offuscare il buon lavoro fatto dal suo predecessore Calenda, si sono sciolti come neve sotto il sole, in quanto nessuno degli organismi istituzionali (Anac-Autorità nazionale Anticorruzione, Avvocatura Generale dello Stato e Ministero dell’ Ambiente) a cui il neo ministro grillino si era rivolto, ha trovato alcunchè di illegale nel bando di gara e nella conseguente aggiudicazione che era passata al vaglio anche dall’ Autorità Antitrust Europea. Il contratto di aggiudicazione ad ArcelorMittal, firmato il 5 giugno del 2017, è tutt’ora vigente e legittimo.

Ma il vero sconfitto principale responsabile di questo agosto “caldo” in realtà non è Di Maio, ma bensì il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano che con la sua strumentale lettera inviata al Mise con cui ipotizzava delle ombre oscure dietro le quali  vi sarebbero state delle presunte (inesistenti) illegalità ha attivato il gioco “politico” di delegittimazione degli avversari (e cioè nel caso specifico il Pd) in cui gli esponenti del M5S hanno una certa esperienza.

Emiliano ha ripetutamente osteggiato l’attività politica del Pd per il “salvataggio” dell’ ILVA, nel vano tentativo di poter avere un “ruolo” politico, addirittura ad un certo punto ha ipotizzato una partecipazione azionaria della Regione Puglia, pur di avere un posto nel consiglio di amministrazione. Una poltrona in più da “lottizzare”, come sempre agli amici degli amici. Ha fatto di tutto pur di essere presente e coinvolto nelle varie fasi dell’amministrazione straordinaria e della successiva gara, ma sopratutto ha fatto qualsiasi cosa per ostacolare il rilancio dello stabilimento siderurgico di Taranto. Inutilmente. Per fortuna Calenda e la Bellanova hanno sempre sbarrato ogni suo tentativo di intrusione.

Se Michele Emiliano si fosse ricordato di essere un magistrato in aspettativa (per fortuna della giustizia italiana !) avrebbe dovuto mandare quella lettera con cui ipotizzava delle presunte illegalità all’ Anac, alla Procura di Roma, non al neo-ministro Di Maio. Ma il suo vero obiettivo in realtà era quello di ostacolare  il difficile lavoro svolto dai suoi compagni di partito al vertice del Ministero dello Sviluppo economico per risolvere la questione ILVA. ancora una volta i “giochetti sporchi” di Emiliano si sono rivelati dei clamorosi fallimenti politici.

Michele Emiliano, Rossi, Roberto Speranza

E’ doveroso ricordare che Emiliano nel corso del suo mandato, ha perso tutte le battaglie di “posizione” interne ed esterne al suo partito. Il governatore pugliese pur di osteggiare Matteo Renzi, che in realtà è stato il vero “artefice” della sua elezione alla guida della Regione Puglia, addirittura aveva “cavalcato” la scissione interna facendosi fotografare insieme a Roberto Speranza ed al governatore toscano Rossi nella sede di rappresentanza della Regione Puglia a Roma (scambiata per una sede di partito !) quando voleva dare ad un nuovo soggetto politico cioè  ad Art. 21 , salvo poi ripensarci la notte e presentarsi all’ Assemblea Nazionale del PD, dove l’on. Roberto Giacchetti , all’epoca dei fatti vicepresidente della Camera dei Deputati, nel suo intervento lo aveva ridicolizzato dicendogli “questi hanno la faccia come il culo !

Emiliano e Melucci

Non è un caso che in Puglia ben tre federazioni del Partito Democratico, e cioè quelle di Brindisi, Lecce e Taranto hanno recentemente stilato e firmato nei mesi scorsi un documento comune di sfiducia, così come il discusso e chiacchierato sindaco di Taranto  Rinaldo Melucci, il suo “cavallo di Troja” nella vicenda ILVA, il quale dopo aver aderito il giorno dopo la sua elezione alla corrente di Emiliano ( Fronte Democratico n.d.a. ) ed aver battagliato al suo fianco presentando ricorsi congiunti al TAR del Lazio, contro i decreti della Presidenza del Consiglio del Governo Gentiloni, è stato abbandonato anche dal “figliol prodigo”…. tarantino ( o meglio crispianese)  che ha ritirato il ricorso al TAR e guarda caso una ex-società di Melucci (la Melucci Shipping ora Meridian Shipping ha cominciato a lavorare in sub-appalto nello stabilimento siderurgico dell’ ILVA. Che combinazione…”

Emiliano  nei giorni scorsi si è autoricandidato alla poltrona di governatore, ma è stato “gelato” dal segretario regionale Marco Lacarra che lo ha bloccato : di primarie regionali a novembre non se ne parla proprio. Non solo per il largo anticipo rispetto alle elezioni del 2020, sia perché la tempistica è fuori luogo, ma anche perché sono ben altre le priorità in seno al Partito Democratico . “In questo momento – spiega il segretario Pd  Lacarradobbiamo pensare al programma di fine legislatura e a costruire la coalizione. E poi mi chiedo: perché il governatore vuol fare adesso le primarie? Queste devono servire ad aggregare, non a spaccare. E non possono rispondere solo a esigenze personali” ed aggiunge: “se facessimo le primarie a novembre e poi Emiliano le perdesse, come governerebbe? Con quale spinta e motivazione?“.

Emiliano e Lacarra

Queste considerazioni di Lacarra spiegano eloquentemente l’aria che circola in casa del Partito Democratico pugliese, sia alla Regione che nei complicati equilibri pugliesi. Il Pd in Puglia è un partito che vive pieno conflitto interno,  nel quale la componente di Emiliano temendo l’agguato dei renziani cerca disperatamente di difendere la propria “roccaforte-Regione” e il primo triennio di presidenza Emiliano. Sul fronte opposto gli stessi renziani sono al limite della sopportazione dell’arroganza di Emiliano. Lo scontro interno  in dirittura delle prossime elezioni regionali del 2020 è partito alcune settimane fa quando i renziani per voce autorevole di Teresa Bellanova hanno posto in discussione una ricandidatura di Emiliano proponendo le primarie interne in cui lo sfidante invece potrebbe essere ancora una volta il Sen. Dario Stefàno).

Non a caso ieri Emiliano ha dichiarato:Non è che possono tenermi così a bagnomaria, io devo capire se sono o non sono il candidato perché devo lavorare” aggiungendo “una parte (in realtà è tutta n.d.)  della componente renziana è contro di me quindi è importante capire subito, attraverso le primarie, chi sarà il candidato del centrosinistra. Se sarò io, per concludere il mandato con il sostegno necessario, se sarà un’altra persona per darle il tempo di fare la campagna elettorale e di farsi conoscere“, trovando un bel muro posto dall’on. Lacarra che lo ha “stoppato” : “Perché Emiliano vuol fare le primarie ora? Forse vuol garantirsi il sostegno del Pd. Non so se questo sostegno è in dubbio, ma se Emiliano avesse avuto la bontà di confrontarsi col partito, ne avremmo discusso. Io discuto sempre con componenti della sua corrente, di recente riavvicinatisi al partito. Però se poi il partito viene definito il luogo dei fannulloni, degli approfittatori, di chi è senza lavoro, ad eccezione di chi fa parte della componente di Emiliano…“.

Lacarra fa un chiaro riferimento alle parole del governatore Emiliano, che in occasione di un pubblico confronto a Ceglie Messapica,  aveva definito il Pd “il mio principale avversario“. E Lacarra si spiega: “Lo ripeto: prima il programma, la coalizione e infine il candidato, sul quale vanno fatte valutazioni di merito e politiche. Dobbiamo chiederci chi aggrega, e se l’uscente aggrega. Ma non è un ragionamento da fare due anni prima: e se intanto la coalizione si sgretola? Oltretutto, le primarie non possono essere la conta per determinare le aspirazioni personali di qualcuno, ma il luogo di confronto tra mondi diversi, la premessa per l’allargamento della coalizione“.

L’ampliamento della coalizione, è da sempre un argomento molto  caro a Emiliano, che però potrebbe tentare la candidatura esterna al Pd cercando di mettere in piedi un ‘alleanza di liste civiche, accogliendo a braccia aperta anche dei pezzi del centrodestra se i renziani pugliesi, dovessero accompagnarlo alla porta d’uscita dal palazzo regionale. Nel frattempo Emiliano adesso cerca con tutti il dialogo dietro le quinte,  cercando di recuperare anche alcuni pezzi della sinistra usciti dalla maggioranza consiliare. Non a caso presto in giunta all’Ambiente, potrebbe arrivare come assessore , Cosimo Borraccino in quota a Sinistra italiana.

Di Maio ieri ha parlato di Ilva .Sull’Ilva sarà una settimana decisiva in cui completeremo l’accertamento di tutte le irregolarità nelle procedure. Perchè il problema è che il 15 settembre prossimo non finiscono solo i soldi ma che gli indiani di Mittal entrano nell’Ilva visto che hanno un contratto già firmato: stiamo dunque lavorando per arrivare a quella data con un piano ambientale e occupazionale migliore. Come ministero stiamo cercando di appurare la verità non per rivalsa, non per combattere quelli che c’erano prima o contro gli indiani di Mittal“, ha agiunto riordando (probabilmente a se stesso)  come non sia sufficiente che un “atto sia illegittimo per eccesso di potere per poter procedere con l’annullamento in autotutela“.

Come i burocrati del Mise gli hanno spiegatoil Ministro non può annullare la gara senza certi presupposti, pena il ricorso d’urgenza di Mittal. Anche se abbiamo una idea diversa su come affrontare questo tema c’è comunque un solco nel quale dobbiamo andare avanti. Quello che vogliamo evidenziare però è che la verità storica è quella che assegna la più grande acciaieria italiana con una gara non regolare“.

 Emiliano ha perso la sua ennesima battaglia politica, cercando di usare la via giudiziaria, convinto di essere ancora un magistrato che può decidere qualcosa. Il vero problema è che Emiliano sinora ha giocato “sporco” sulla pelle della gente. Ancora una volta. Ed ancora una volta ha perso.




Vico (PD) smentisce le bugie a 5 Stelle

Ludovico Vico

ROMALudovico Vico, gia’ deputato Pd, smentisce il parlamentare Giovanni Vianello, del Movimento Cinque Stelle che si era attribuito giorni fa il merito dello sblocco dell’accordo al lavoro che il ministro Luigi Di Maio sta facendo sull’Ilva.

In realtà l’accordo che mette a disposizione 30 milioni di euro per la diversificazione produttiva e la reindustrializzazione di Taranto, riconosciuta area di crisi industriale complessa, e’ frutto del lavoro fatto durante i Governi Renzi e Gentiloni.

Vico rivolgendosi a Vianello e Di Maio dice “Rendete a Cesare cio’ che e’ di Cesare  facendo un’ampia dettagliata ricostruzione cronologica del piano per Taranto, riepilogando date e sviluppo dell’iter progettuale e burocratico,  precisando e ricordando che tutto e’ iniziato sei anni fa. “Taranto – ricorda Vicoe’ stata riconosciuta area di crisi industriale complessa con il decreto del 7 agosto 2012, n. 129 del Governo Monti”  ed  aggiungendo che “il 3 marzo 2016 (Governo Renzi) con decreto ministeriale del Mise, e’ stato costituito il coordinamento e controllo per l’area di crisi complessa di Taranto con il compito di definire e attuare il Prri (Progetto di riconversione e riqualificazione dell’area di crisi complessa)“.

Le ultime tappe, precisa Vico, sono risalenti  al 28 febbraio 2018 quindi sotto il Governo Gentiloni  allorquando “il vice ministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, convoca tutte le aree di crisi complesse italiane a Roma, per sottoscrivere il documento dell’accordo di programma che prevede la destinazione per Taranto, da parte del Mise, di 30milioni di euro per sostenere con nuovi investimenti la diversificazione produttiva e la valorizzazione del patrimonio immobiliare non utilizzato, di proprieta’ del Consorzio Asi e dell’Autorita’ portuale“.

“Ministro Di Maio, onorevole Vianello, – conclude Vico – come si evince dalla ricostruzione delle date degli eventi (tra l’altro evidenti anche sulla pagine web del Mise) – conclude Vico -, l’accordo di programma era stato gia’ approva dalla giunta regionale il 23 dicembre 2017 e firmato il 17 marzo 2018, prima della nascita del vostro Governo




Ilva, il sindaco di Taranto diserta il tavolo ministeriale. Di Maio: "Non è un club privato"

Rinaldo Melucci

ROMA – Alla vigilia dell’incontro convocata da Luigi Di Maio al Ministero dello Sviluppo Economico, aumenta la tensione sul caso Ilva. Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha reso noto di non volere partecipare, contestando la decisione di Di Maio di avere invitato al tavolo “una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra cui quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento”.  Il sindaco di Taranto accusa il Ministro definendo “dilettantismo spaccone quello che il Ministro Di Maio ci spaccerà  per trasparenza e democrazia, ma è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio

Immediata la replica del ministro Di Maio  che ha spiegato che il  tavolo sull’Ilva domani “è stato convocato perché ArcelorMittal ha chiesto di poter illustrare a tutti gli stakeholder le proprie proposte. Per me hanno diritto a partecipare tutte le rappresentanze dei cittadini coinvolti, incluse le associazioni e i comitati che in questi anni hanno svolto un ruolo essenziale. Ed è per questo che li ho invitati”, ha detto Luigi Di Maio, aggiungendo che il tavolo “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato”. e quindi “chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare” . “Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze” ha spiegato.

 

Luigi Di Maio

 

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico in un post sul suo profilo Facebook, ha precisato, in relazione  al tavolo istituzionale che  “non è stato convocato per trasformarsi in un club privato dove si discute nell’oscurità. Tutto deve essere trasparente perché tutti devono prendersi le responsabilità di ciò che propongono. Stiamo parlando del futuro di migliaia di cittadini e lavoratori, chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. È finita  l’epoca delle riunioni che escludono i cittadini da qualsiasi tipo di discussione. Il nostro metodo – continua Di Maio –  è un altro. Fa rima con partecipazione e trasparenza. Gli altri metodi, sbagliati, e i vecchi schemi mentali ci hanno portato dove siamo oggi e non ripeteremo gli errori di chi ci ha preceduto”.

Le accuse del Sindaco di Taranto. Poco dopo le 21.30 di sabato, l’invito al tavolo Ilva del 30 luglio è stato revisionato, non integrandolo magari coi parlamentari ionici, ma estendendolo addirittura ad una serie di sigle pseudo associative e comitati – ha attaccato Melucci con una nota – tra i quali si rinvengono quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell’ultimo tragico incidente nello stabilimento, sigle dunque spesso inclini al dileggio delle Istituzioni, sigle che hanno parte della responsabilità di aver lacerato la comunità ionica in questi anni“. Dopo il suo forfait, hanno annunciato la propria assenza anche i  sindaci di  Massafra ( Fabrizio Quarto) di Statte (Francesco Andrioli)  e di Montemesola (Vito Punzi) , cioè dei Comuni  dell’area “di crisi” di Taranto,  e Martino Tamburrano Presidente della Provincia di Taranto (in scadenza a settembre) . Tutti quanti insieme parteciperanno alla conferenza stampa indetta domani  lunedì 30 luglio alle ore 10.00 a Palazzo di Città di Taranto. I rappresentanti del territorio tarantino chiedono al “ministro Di Maio di insediare eventuali successivi momenti di confronto nel capoluogo tarantino“. E la farsa sulla pelle degli operai dell’ ILVA continua….

Melucci ha aggiunto che il Ministro Di Maio, ha “perciò scelto i suoi interlocutori e ha tracciato definitivamente la linea dei lavori, contro ogni nostro ulteriore possibilismo” continua la nota  “Il Comune di Taranto non parteciperà a nuove iniziative in questa forma. L’azienda e i Commissari sanno dove trovare il sindaco quando la legge della Repubblica Italiana prevederà il suo coinvolgimento“.

La scelta dell’allargamento dei partecipanti al tavolo, voluta da Di Maio, è stata criticata da Confindustria Taranto e da Arcelor Mittal, azionista industriale e socio di maggioranza di  Am Investco, la società che 13mesi fa,  dopo una gara internazionale,  si è aggiudicata la gara per rilevare l’ ILVA, che ha così commentato la decisione “per noi del tutto inattesa” aggiungendo  “In merito alla comunicazione con cui ieri il Ministero ha allargato ad un ampio numero di soggetti privati il tavolo istituzionale convocato per lunedì, teniamo a precisare che la nostra società non era stata messa previamente al corrente di tale decisione, che quindi anche per noi è del tutto inattesa” aggiungendo “Siamo aperti al dialogo con tutti i portatori d’interesse e che questo avvenga nel rispetto delle istituzioni in un percorso condiviso, consono e costruttivo”, prosegue la società franco indiano leader mondiale dell’acciaio che auspica per questo come “sarebbe utile avere al tavolo anche il Ministero dell’ambiente ed i tecnici del Governo che hanno lavorato alla loro controproposta, i quali sono ovviamente portatori di un interesse qualificato in ragione del tema oggetto dell’incontro“.

A sollevare forti  perplessità anche il sindacato.  Per il segretario della Fim-CislMarco Bentivogli. “il rischio è quello di una passerella. E quello di domani mi sembra più un atto dovuto per dire che la riunione c’è stata che un confronto vero mentre io mi auguro che il ministro Di Maio capisca che il confronto è una cosa seria e non un riempitivo tra una cosa e l’altra“, ha commentato all’ Agenzia Adnkronos,  nonostante l’incontro  è importante considerando che ArcelorMittal dovrà presentare la propria offerta migliorativa alla proposta di acquisto del Gruppo,raggiunta con il Governo. Secondo   Francesca Re David segretario generale della Fiom-CGIL  quello di lunedì è un “incontro oggettivamente informativo che dovrà rendere però evidente anche la volontà o meno del ministro ad aprire in parallelo un tavolo sul piano occupazionale e su quello industriale” e “fornire chiarezza sul percorso  ancora da compiere“.

“Il premier Conte e il ministro Di Maio si prendano la responsabilità – dichiara il segretario della Uilm Taranto, Antonio Talòdovuta al loro ruolo guardando la realtà: 15mila famiglie di Taranto dirette ed un’economia locale e nazionale che non possono continuare ad aspettare di sapere quale sarà il loro futuro. Lunedì   ci aspettiamo di discutere del merito e siccome il merito riguarda Ilva e Taranto ritengo un errore l’adunata di lunedì seppur e nel rispetto di tutti. La parola al popolo va pure bene ma adesso è tempo di decisioni e del fare”.

Non poteva mancare il puntuale commento  del presidente della RegioneMichele Emiliano. sarcastico con gli assenti : A chi fa paura la presenza dei cittadini ai tavoli istituzionali ai quali col governo del Pdnetwork non era ammessa neanche la RegionePuglia?, ha scritto ironicamente su Twitter il governatore pugliese, rispondendo online ad un cittadino che chiedeva il suo parere sulle polemiche generate dall’allargamento della partecipazione a più soggetti al tavolo istituzionale convocato dal ministro Di Maio sulla “vicenda Ilva“.

Anche le opposizioni politiche vanno all’attacco di Di Maio. “Per come si stanno mettendo le cose, salvo colpi di scena, domani il governo chiuderà Ilva“, ha dichiarato la deputata Mara Carfagna (Forza Italia ): Continuando così la più grande acciaieria d’Europa non potrà essere trasformata nemmeno in un luna park come voleva Beppe Grillo. Tutto il Sud pagherebbe un prezzo altissimo in termini di posti di lavoro e di sviluppo per questa decisione sbagliata di Luigi Di Maio“. La senatrice Teresa Bellanova (Pd) ex-viceministro allo Sviluppo economico rincara la doseCaro Luigi Di Maio – scrive  –  al posto di distribuire falsità e montare sceneggiate penose e fasulle su AirforceRenzi dicendo che è costato 76mila euro al giorno: che ne dici, vuoi occuparti di Ilva che perde 1milione di euro al giorno, 30milioni al mese? O ti si chiede di studiare troppo?“. “

Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario nazionale del Pd Maurizio Martina. “Per come sta gestendo la questione mi pare chiaro purtroppo che il ministro Di Maio se ne freghi di Taranto, non è questione prioritaria per lui. Consiglio di cambiare rotta. La vicenda Ilva viene gestita– dice Martina con tavoli pensati esclusivamente ai bisogni di propaganda quotidiana del ministro e non invece con un lavoro serio su una questione decisiva come questa. Quello del ministro  è il peggior modo di servire una comunità come quella di Taranto, dei suoi lavoratori e di tutti i suoi cittadini“.

La difesa del M5S pugliese. “Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, ha perso un’altra occasione per essere realmente incisivo su Ilva. Ha nuovamente dimostrato di essere incapace di entrare nel merito della questione legata al siderurgico, preferendo accusare inutilmente il metodo utilizzato dal ministro Di Maio”  hanno sottolineato in una nota come sempre congiunta i parlamentari pugliesi del M5S, Cassese, De Giorgi, Ermellino, Vianello, il consigliere regionale pugliese, Galante, e i consiglieri comunali di Taranto, Battista e Nevoli. I pentastellati si riferiscono alle affermazioni del primo cittadino di Taranto, secondo il quale il tavolo istituzionale al Mise sulla vertenza Ilva convocato lunedì 30 luglio, “è una ennesima messa in scena“.

 




Bellanova (Pd): "Di Maio non continui a giocare col fuoco"

 ROMA –  “L’accavallarsi caotico in queste ore delle indiscrezioni e dei commenti rende chiaro, ancora una volta di più, come il Ministro di Maio su Ilva stia scherzando col fuoco e stia continuando la politica aberrante del rinvio” con queste sferzanti parole la senatrice Teresa Bellanova attacca il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio .

“Non ci sono alternative – dice Bellanovail Ministro riconvochi immediatamente il Tavolo di Trattativa perché solo così, in una sede pubblica, potranno esplicitarsi senza ambiguità e con chiarezza le posizioni di tutte le parti: azienda, sindacati, Governo. Il Ministro non dovrebbe ignorare, infatti, che l’obiettivo di una trattativa è proprio quello di spostare l’asticella in avanti quanto più possibile a partire da una base di discussione. Il Ministro non perda tempo prezioso e renda chiara, una volta per tutte, la sua posizione. Non continui a giocare col fuoco”.




Ilva. I sindacati proclamano lo sciopero: oggi stop totale

ROMA – Occupazione, sicurezza, ambiente e salute sono i temi che il sindacato unitariamente sta affrontando con responsabilità e “deve essere chiaro che la stessa Arcelor Mittal deve rivedere il proprio piano, condizione necessaria per riaprire la trattativa, per la salvaguardia dei livelli occupazionali dei lavoratori anche dell’indotto“. Lo rendono nota con una nota i coordinatori di fabbrica ed Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) di Fim, Fiom e Uilm riferendosi allo sciopero di 24 ore in corso oggi nello stabilimento ILVA di Taranto, distribuito nei tre turni di lavoro, per richiamare l’attenzioni sulle problematiche della sicurezza.

I sindacati ringraziano tutti i lavoratori  che hanno lanciato un messaggio chiaro ad Ilva in amministrazione straordinaria e Am InvestCo. Registriamo la fermata totale delle Acciaierie“. Il 2 maggio si terrà un consiglio di fabbrica unitario con le Rsu e “saranno decise – aggiungono – assemblee con i lavoratori e nuove iniziative di mobilitazione“.

Per la Fim di Taranto, “la mancanza di investimenti e di una programmazione di manutenzione ordinaria e straordinaria sta determinando un quadro preoccupante per la sicurezza dei lavoratori e la gestione commissariale non può far finta di nulla. Bisogna intervenire subito e con investimenti certi altrimenti la giornata di domani non potrà che essere l’inizio di tante iniziative di lotta”. Per la Fiom Cgil di Taranto,oggi, in area acciaieria, ci sarà una giornata di lotta per rivendicare la sicurezza. Infatti, nonostante le tante segnalazioni fatte dai rappresentanti dei lavoratori, persistono tante problematiche

La protesta odierna  secondo la Fiom,  “sarà anche un chiaro segnale per i futuri acquirenti che durante la trattativa sindacale hanno mostrato una certa fermezza nel confermare licenziamenti e una riduzione drastica del salario. Nessun passo indietro. Continueremo a lottare e a chiedere piena occupazione, investimenti per il risanamento ambientale e per la sicurezza“.

Confermata l’assemblea del consiglio di fabbrica dell’Ilva di Taranto per il prossimo 2 maggio, in cui dovrà fare il punto della situazione sulla trattativa al Mise con la nuova società acquirente Am Investco, trattativa che nell’ultimo incontro del 26 aprile è stata sospesa dal Governo viste le grandi distanze esistenti tra le parti sugli aspetti economici-contrattuali e sopratutto su quelli occupazionali, con le forti critiche del viceministro Teresa Bellanova espresse nei confronti della delegazione di Arcelor Mittal.

 Am Investco secondo i sindacati, ha rivisto al ribasso la sua proposta prevedendo prevedendo alla fine del piano industriale nel 2023 soltanto  8.500 occupati ,mentre attualmente  i dipendenti dell’ ILVA sono circa 14mila. Molto probabile che il consiglio di fabbrica del 2 maggio programmi scioperi a Taranto, realtà nella quale, se la proposta di Am Investco dovesse essere confermata, si scaricherebbe il maggior numero di lavoratori in esubero.




Ilva: senza una soluzione occupazionale per tutti difficile andare avanti nella trattativa sindacale

ROMA –  Questa mattina dopo la due giorni del 23 e 24 aprile è ripresa  la trattativa ILVA, presso il Ministero dello Sviluppo Economico alla presenza del vice-ministro Teresa Bellanova, AmInvestCo e le organizzazioni sindacali. Durante l’incontro odierno i sindacati hanno nuovamente ribadito ai vertici del gruppo Arcelor Mittal per il proseguito della trattativa è  indispensabile la cancellazione di qualsiasi forma di licenziamento ed esuberi dal tavolo negoziale.

Il Segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli con una nota ha chiarito che l’ azienda “deve garantire sia l’occupazione a tutti quanti i 13.802 lavoratori in forza attualmente sia condizioni non restrittive per tutti i lavoratori dell’ indotto“. Per il sindacato, ha aggiunto Bentivogli  “le garanzie possono passare anche dagli incentivi alle uscite, ma solo se esclusivamente su base volontaria. Abbiamo chiesto la garanzia che a fine piano, qualora ci fosse anche un solo lavoratore ancora in amministrazione straordinaria, AM Investco debba farsene carico“.

“Alle nostre proposte abbiamo registrato una forte rigidità da parte aziendale – continua la nota della FIM CISLche ribadisce che il numero di dipendenti alla fine del piano debba essere di 8500 dipendenti. Riteniamo, a fronte di tali rigide posizioni, che non ci siano le condizioni per poter andare avanti nella trattativa fin quando non saranno seriamente prese in considerazione le osservazioni dei lavoratori”

Francesca Re David  segretaria generale Fiom CGIL

La segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David  uscendo dall’incontro ministeriale ha dichiarato che : “Dobbiamo decidere se attuare delle ore di sciopero nazionale o se lo vorranno effettuare stabilimento per stabilimento. Vedremo qual’è la cosa più utile da fare” .  Alla domanda su quando si riapriranno i negoziati sindacali, la rappresentante della Fiom ha spiegato che  “Non lo sappiamo, non ci siamo dati una data per le assemblee. Abbiamo chiarito che se Arcelor Mittal non cambia posizione, se chi è qui a trattare non si interfaccia una volta per tutte con i proprietari del gruppo per capire se c’è la volontà del gruppo a raggiungere un accordo. Non è il Governo, ma Mittal che deve cambiare posizione, lo abbiamo detto chiaramente. In questo caso io mi concentrerei sull’ azienda, perchè è l’azienda, il grupo franco-indiano che deve cambiare posizione” aggiungendo  “Se pensano di portare a casa, un inizio di 10mila per poi scendere a 8.500 unità lavorative, e con un taglio dei salari e dei diritti dei lavoratori, quelle tonnellate di produzione di acciaio previste dal piano che hanno ipotizzato, allora vuol dire che non hanno le idee molto chiare”

Prendiamo atto che non ci sono le condizioni per andare avanti con la trattativa”, sono le parole di Rocco Palombella segretario generale della UILM a margine dell’incontro di oggi presso il MISE con Arcelor Mittal. La discussione è stata concentrata sul tema occupazionale. “L’azienda continua a sostenere che a fine piano i lavoratori assunti saranno 8.500 – dice Palombellaper questo abbiamo detto chiaramente che la trattativa è sospesa e siamo disposti a risederci al tavolo esclusivamente a patto che cambino le condizioni“.

“Adesso avviamo una fase di assemblee in tutti gli stabilimenti, al termine della quale ci aspettiamo che ci sia una riconsiderazione da parte di Mittal sia sul salario che sui livelli occupazionali“, e conclude. “Emerge con chiarezza la grande responsabilità di AM InvestCo che dava l’impressione di accogliere le nostre richieste, mentre i tempi si allungavano inesorabilmente“.

“Mittal ha sottoscritto un contratto con il Governo – ha spiegato il viceministro Bellanovache prevede la riassunzione di almeno 10.000 addetti. E il Governo garantisce la sicurezza per gli altri lavoratori che non dovessero rientrare in ILVA la sicurezza dell’ assunzione nell’ Amministrazione straordinaria“. Per queste ragioni la Bellanova ha ritenuto “poco opportuno il passo indietro di Arcelor Mittal di riprendere la trattativa parlando di 8.500 assunti” ed ha concluso “il confronto non si porta avanti con le provocazioni“.

 

 

 

 




Ilva: Mise, individuati punti di convergenza. Prossimo incontro il 26 aprile

ROMA –  È proseguito anche oggi al Ministero dello Sviluppo Economico il confronto al Tavolo Ilva che ha finora consentito di individuare punti di convergenza che garantiranno ai lavoratori il riconoscimento dei trattamenti economici legati alla retribuzione fissa attualmente in essere.

Nel corso dell’incontro la società AmInvestco (Arcelor Mittal) ha presentato una proposta sul possibile schema del futuro Premio di risultato (PdR) ( che dovrebbe essere così ripartito: sicurezza, indici di frequenza 30%, spedizioni 25%, produttività 25%, qualità 10%, servizi al cliente 10% ) ed i principi chiave che lo disciplinano. I sindacati non hanno però condiviso questa proposta e hanno avanzato alcune osservazioni sulle quali l’azienda si è resa disponibile a discutere e approfondire a partire dal prossimo incontro in programma giovedì 26 aprile alle ore 10.

La trattativa su Ilva prosegue come è giusto e doveroso nonostante le polemiche strumentali del solito Michele Emiliano. ” Ilva è in amministrazione straordinaria, costa 30 milioni mese ai contribuenti, ci sono posti di lavoro e investimenti ambientali da tutelare. Appellarsi a Lega e M5S per bloccare l’attività del Governo è surreale persino per tuoi standard” ha scritto  il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, replicando via Twitter al governatore della Puglia, Emiliano, secondo il quale “una trattativa così complessa e controversa come quella sul futuro di Ilva non può proseguire nei tavoli ristretti guidati da rappresentanti del governo uscente“.

Nessuno si aspettava una trattativa semplice – ha aggiunto il viceministro Teresa Bellanova, – ed è evidente che la complessità dell’Ilva costringe tutti, anche ArcelorMittal, a un supplemento e a un approfondimento di analisi”.

 

 




Superata rabbia e delusione, ora è il momento di riflettere

di Teresa Bellanova

Con garbo e lucidità Claudia Mancina ha messo a nudo il tema: possiamo aver sbagliato in comunicazione, possiamo anche aver esagerato in enfasi (non tutti e non proprio), possiamo addirittura aver troppo spesso sottolineato i buoni risultati che gli Osservatori mano a mano registravano, radicalizzando a quel punto il disagio di chi quei risultati non li coglieva né registrava differenze sostanziali nella vita quotidiana.

Tuttavia il nodo resta: equivale ad aver sbagliato anche le politiche? E’ questo il cuore del problema, il nodo che dobbiamo riuscire a sbrogliare, come comunità politica che ha necessità di parlarsi e comprendere, se vogliamo essere classe dirigente credibile e soprattutto continuare a dettare, come io immagino chi ci ha votato si aspetti e se lo aspetti anche chi non ci ha scelti, l’agenda in Italia e in Europa.

Tutto possiamo fare, a caldo, tranne l’analisi del voto. A caldo ci si arrabbia, ci si emoziona, ci si entusiasma, ci si accapiglia, si litiga. E invece l’analisi ha bisogno di lucidità. E’ da qui, allora, che bisogna partire. Non dalla composizione o ricomposizione o scioglimento delle correnti né dalla restaurazione dei caminetti. Ha davvero senso in questa fase così delicata pensare in termini di rendite di posizione al nostro interno quando un intero orizzonte va completamente mutando e dobbiamo essere capaci di ricostruire un paradigma politico e operativo dentro e fuori di noi che faccia i conti con la crisi del riformismo a livello europeo, con la domanda di protezione che viene espressa, con le trasformazioni in atto tra Gran Bretagna e Stati Uniti (senza voler arrivare ad assumere l’Africa come questione fondamentale che ci interpella urgentemente e che saremo costretti prima o poi a considerare nella sua enormità, e non solo in termini di migrazione).

Torniamo allora a noi. A questi ultimi anni, alle parole d’ordine che abbiamo messo in campo e sostenuto, tutti nessuno escluso. Ne enucleo alcune, per capire se erano veramente così sbagliate: far ripartire il mercato del lavoro con una Riforma per mettere ordine nella giungla contrattuale, sostenere l’occupazione di qualità e a tempo indeterminato, definire un campo delle politiche attive determinate nel nostro Paese, dare più garanzie a chi fino a quel momento ne era rimasto fuori, conciliare vita e lavoro; un euro in sicurezza, un euro in cultura; tenere insieme crescita e inclusione; ripartire dalle periferie; strategia di sistema per il Mezzogiorno attraverso la costruzione di una alleanza forte e monitorabile Stato Centrale – Regioni; sostegno e tutela alle fasce deboli della popolazione con interventi per la prima volta universali caratterizzati da politiche attive; Industria 4.0 per l’innovazione a 360° nelle imprese e la centralità del legame formazione-innovazione; necessità di un’Europa dei cittadini e non delle tecnocrazie.

Non sono stati i titoli di un interessante convegno. Sono stati i temi al centro della nostra azione di Governo in questi anni. Erano sbagliati? Abbiamo sbagliato l’azione politica? Abbiamo sbagliato se abbiamo messo in campo tutte le misure possibili, ad esempio, per una agricoltura di qualità senza più sfruttamento del lavoro e caporalato e capace di parlare alle nuove generazioni?

Se abbiamo pensato che sostenere le imprese decise a investire in innovazione di processo e di prodotto e riposizionamento sulle fasce alte dei mercati internazionali fosse una delle vie maestre, non l’unica, ovviamente, per far ripartire il mercato del lavoro e soprattutto sostenere una occupazione di qualità. E quando abbiamo affermato che per le politiche attive del lavoro, per una formazione di qualità al servizio delle nuove generazioni e dell’incrocio positivo domanda-offerta,  non ci si poteva perdere nei 21 rivoli delle 21 statualità regionali ma bisognasse individuare un unico soggetto, sia pure territorialmente radicato, e soprattutto una unica regia?

Alcune questioni sono qui. Il che non significa essere avvocato difensore di alcunché ma rifiutarsi categoricamente di annichilire rimuovere e vanificare, nella foga di voler gettare a mare il bambino con l’acqua sporca (nostro antico vezzo), il tanto di buono che c’è stato.  Perché l’obiettivo non può essere una, l’ennesima, rimozione, ma una analisi lucida per una rinnovata azione politica.

Oggi verifichiamo – cronache alla mano – quanto sia stato politicamente, oltre che umanamente, giusto aver affermato sin dal primo momento: noi siamo all’opposizione. Oggi che M5Stelle e Lega sono alle prese con la quadratura di un cerchio e la possibile saldatura di un patto che potrebbe mettere fuori gioco e isolare parte del centro destra, risulta ancora più chiaro come la responsabilità che alcuni invocavano sarebbe stata soltanto una stampellina ancillare e innocua a una filosofia di governo che per sua stessa natura è inconciliabile con noi.

Se è vero, come è vero, che una parte di nostri elettori e nostre elettrici ha scelto il Movimento 5Stelle, se il Mezzogiorno ha scelto in modo in equivoco senza neanche conoscere probabilmente le persone che ha votato, allora dobbiamo ripartire dai luoghi veri e concreti della relazione e del consenso. Ripartire per dare nuova linfa al nostro ruolo, alla nostra idea di politica, al nostro progetto per il Paese.

Si fa politica anche stando all’opposizione. Se siamo un Partito, se siamo una classe dirigente, oggi il nostro banco di prova è questo.




A Taranto eletta la giornalista Rosalba De Giorgi (M5S)

ROMA –  Sono bastate 171 sezioni scrutinate su 232 a Taranto per proclamare la vittoria della candidata del Movimento 5 Stelle, Rosalba De Giorgi, nel collegio uninominale 10 (Taranto) dove ha ricevuto 34.442 voti, pari al 37,99% dei votanti, che non avuto bisogno delle cene faraoniche, delle agenzie di pubblicità baresi, degli sponsor dal portafoglio gonfio per prevalere sulle altre candidature. Al Senato eletto anche Mario Turco (M5S) che ha prevalso sulla candidata del centrodestra Maria Francavilla (moglie del presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano) nonostante un ottimo risultato elettorale conseguito con 83.795 preferenze ed il 33,26%.

Un voto di opinione e di protesta quello dei tarantini, stanchi dei soliti partiti, delle solite promesse dei partiti tradizionali che non hanno saputo ricevere e cogliere il messaggio degli elettori, che hanno votato numerosi, ritornando alle urna dopo i precedenti risultati di astensionismo. E sopratutto la volontà dell’elettorato del movimento pentastellato di dimenticare i precedenti deputati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (passata negli ultimi mesi con Forza Italia) e rimuoverli dai seggi del parlamento.

I “trombati” dagli elettori: Luigi Vitali e Stefania Fornari

La grande “sconfitta” nel collegio elettorale di Taranto è stata Stefania Fornaro,  la candidata di Forza Italia, che ora potrà tornarsene questa mattina nell’ufficio della CISA spa di Tonino Albanese a Massafra ad occuparsi del contenzioso del colosso dello smaltimento dei rifiuti in Puglia, come questo giornale aveva ampiamente previsto.

Così come il candidato del Partito Democratico, Lucio Lonoce che ha raggiunto il 9,05% dei voti adesso potrà tornarsene tranquillamente a fare il consigliere comunale, che date le sue competenze e capacità è anche troppo. Anche il vero sconfitto in casa PD è il governatore pugliese Michele Emiliano.

 

A Martina Franca eletto alla Camera dei Deputati, Giampaolo Cassese del Movimento 5 Stelle che ha sconfitto il deputato uscente del centrodestra Gianfranco Chiarelli e Donato Pentassuglia, che resta quindi a fare il consiglio regionale.

Una vera e propria “valanga” a 5 stelle nei collegi uninominali. Che ha vinto le otto sfide al Senato. A Nardò Barbara Lezzi ha sconfitto Massimo D’Alema, e Teresa Bellanova , a Lecce Romano supera Luigi Vitali (Forza Italia) e Dario Stefano (Pd) . Unico collegio in bilico a Foggia, alla Camera, con Di Donna in leggero vantaggio su Menga. Le altre quindici sfide sono del M5s.

A Bari per il M5S eletto anche Paolo Lattanzio con 51.935 voti ed il 43,3% dei voti.  In Basilicata dove hanno votato il 71,1% degli lettori rispetto al 69,2 del 2013    il successo del Movimento 5 Stelle è netto, ben oltre il 40%, che consentirà l’elezione alla Camera anche del presidente del Potenza Calcio, Salvatore Caiata, espulso una decina di giorni fa dal Movimento perché indagato per riciclaggio. Il M5S ha vinto anche gli altri due collegi uninominali lucani.

La competizione elettorale in Basilicata ha evidenziato la clamorosa sconfitta nei numeri, del Pd, cioè del partito che è alla guida della Regione e, con la coalizione di centrosinistra, finita  alle spalle del Movimento 5 Stelle e persino della coalizione di centrodestra.  Netta è stata  la sconfitta della coalizione di centrosinistra nell’unico collegio uninominale al Senato: a scrutinio completato in 540 sezioni su 681, Gianni Pittella  presidente del Gruppo Socialisti e democratici al Parlamento europeo e fratello del governatore lucano, Marcello Pittella con il  22,5%, è lontanissimo dal 41,3 del vincitore Saverio De Bonis (M5S) , venendo distaccato anche dal candidato del centrodestra Pasquale Pepe (26,3).

 




Il delirio dello “smemorato” Sindaco di Taranto sull’ ILVA

di Antonello de Gennaro

Il Sindaco di Taranto dimostra ancora una volta non solo la propria totale inesperienza politica ed il suo inconsistente “peso”, ma anche di essere leggermente… “smemorato”.  E’ quanto si deduce dalle dichiarazioni odierne con cui Melucci sostiene di tutto e di più rasentando il ridicolo. Questa mattina con il solito comunicato (che non invia al Corriere del Giorno, motivo per abbiamo presentato una denuncia alle Autorità e magistrature competenti) il sindaco sostiene che l’atto istituzionale concordato fra soli…5 ministri del Governo in carica, sia una “lettera” e che “sia stata inoltrata ieri sera tardi solo dopo averla consegnata ai TG nazionali“.

Ebbene Melucci o mente sapendo di mentire, o si circonda di collaboratori e “staffiste” incapaci di intendere e di volere, in quanto  il comunicato è stato inviato alle redazioni dei giornali e TG (quelli veri) alle 21:38 , contestualmente alla pubblicazione sui siti istituzionali dei rispettivi ministeri, che sono ben diversi dal sito o dall’ Albo Pretorio del Comune di Taranto, che è è sprovvisto di un’area stampa (come fanno tutti i Comuni seri e ben gestiti) , e dove non cancellano delibere, comunicati o determinazioni dopo 15 giorni come invece accade nel capoluogo jonico nel vano tentativo di occultare le numerose “pastette” dell’ Amministrazione Comunale.

Purtroppo Melucci non ha alcun titolo di laurea che possa aiutarlo a capire ed applicare le norme di Legge nazionali ed europee, affidandosi ad avvocati di dubbia e limitata preparazione, e sostiene che  “i ministri vogliano allontanare ogni ipotesi di accordo, vogliano mettere gli enti locali nella difficile condizione politica di non poter arretrare”. Secondo il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la gestione della vertenza Ilva  sarebbe “fallimentare” e che “può essere superata solo dall’intervento diretto del capo dello Stato. Ed è a lui che affido le sorti della città”. Dichiarazioni che sono più vicine ad un vero e proprio delirio esistenziale, che ad un ragionamento politico istituzionale. Qualcuno avvisi il disattento (o smemorato ?) Sindaco di Taranto che i sindacati nazionali e locali confederali, la Confindustria, la Provincia di Taranto ed il Governo sono tutti d’accordo sulla bontà della soluzione sull’ ILVA che solo a Taranto ha “salvato” 14mila dipendenti diretti, oltre 4mila dell’indotto e 350 società che lavorano per lo stabilimento siderurgico del capoluogo jonico.

Melucci con queste dichiarazioni fa riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri che ieri sera ha ridicolizzato e respinto la proposta di accordo di programma avanzata dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto che pretendevano di stravolgere il Dpcm del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA, contro il quale i due enti pubblici pugliesi hanno presentato ricorso al Tar di Lecce contro il Governo rinunciando alla sospensiva cautelare, che altro non era che una vera e propria “minaccia politica ” al limite del reato di estorsione previsto dal Codice Penale. Il sindaco definisce fallimentare una soluzione che ha portato il più grosso gruppo mondiale nel settore siderurgico, i franco-indiani di Arcelor Mittal, a  rilevare a seguito di una regolare gara le attività dell’ ILVA espropriate al Gruppo RIVA.

Eppure Melucci dovrebbe sapere cosa sono le gare, come si partecipa, quali sono le norme che le regolamentano, visto nella sua precedente vita imprenditoriale, a capo di un consorzio di operatori portuali, le gare le ha sempre perse, compresa quella per rilevare la società ILVA Servizi Marittimi. Parla di  un fallimento “ormai prevedibile di una aggiudicazione al limite delle leggi e dell’etica“. In realtà chi rischia il fallimento sono le deficitarie attività personali delle società personali di Melucci, di cui ha affidato l’amministrazione a sua moglie e suo padre, senza però cedere le proprie azioni, vivendo quindi in un imbarazzante conflitto di interessi.

Come non ridere quando Melucci scrive “Ora studieremo con i nostri tecnici e consulenti il da farsi, ma oggi è davvero complicato immaginare un percorso che si allontani dalle aule della giustizia nazionale e comunitaria. Probabilmente, questi Ministri hanno voluto segnalare ai tarantini che non sono più, da questo momento, i nostri interlocutori. Ormai è evidente che la gestione fallimentare di questa vertenza epocale può essere superata solo dall’intervento diretto del Capo dello Stato. Ed è a lui che da sindaco di Taranto affido le sorti della città”.

Emiliano, Mazzarano e Melucci: l’Armata Brancaleone di Fronte Democratico

E chi sarebbero i consulenti ? I quattro dirigenti comunali ? O i consulenti di Emiliano privi di alcuna competenza scientifica o giuridico-tecnica ?  Povero Sindaco Melucci non sa più a che santo votarsi. Adesso si accoda persino alle iniziative (che resteranno prive di alcun riscontro ed effetto concreto) dei soliti pseudo-ambientalisti di rivolgersi al Capo dello Stato, all’ Unione Europea, dimenticando che da un giorno all’altro rischia di essere sfiduciato in consiglio comunale e di dover tornare a fare il mediatore portuale con la sua valigetta in mano, lavoro che ha fatto sino a 7 mesi fa, e con risultati economici non molto brillanti, come i bilanci delle sue società dimostrano e confermano. Non a caso Emiliano gli ha affiancato un proprio ex-assessore barese (Rocco De Franchi) per consentirgli di amministrare la città.

Melucci gioca con i soldi dei contribuenti di Taranto quando annuncia che  “Il Comune di Taranto sta valutando di dare mandato ai propri legali di ripresentare opportuna istanza cautelare del suo ricorso innanzi al Tar di Lecce, ora arricchita nelle motivazioni. Sta, inoltre, valutando esposto alla Procura della Repubblica in relazione al diniego degli uffici del Mise circa l’accesso agli atti dell’aggiudicazione Ilva (contratto e piano industriale)dimostra di non capire nulla di Legge. Infatti nella fase attuale in cui è il procedimento, prima del 6 marzo data in cui il Tar del Lecce deciderà sull’eccezione presentata dai legali dell’ ILVA sulla competenza territoriale del Tribunale giudicante , il Comune di Taranto non può fare nulla e tanto minacciare ulteriori aggressioni legali. Contro un diniego per mancato accesso può rivolgersi al TAR competente.

Per la precisione il Comune di Taranto potrebbe soltanto presentare ex-novo una nuova istanza al Tar del Lazio, contro il DCPM del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA , iniziativa questa che però coprirebbe ulteriormente di ridicolo e sconfesserebbe l’attività sinora svolta dallo Studio Legale Vernola di Bari nominato per decisione del Sindaco e del Vice Sindaco di Taranto, e “profumatamente” pagato dai cittadini di Taranto . Il Sindaco aggiunge che “il  Civico Ente sta raccogliendo elementi utili all’esposto presso le Autorità UE circa la procedura di aggiudicazione del compendio industriale. Istituzioni locali e nazionali, potenziali investitori e lavoratori, cittadini tutti, devono oggi essere consapevoli che o si dà soddisfazione piena alle istanze di Taranto o nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento Ilva rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale.

Siamo veramente curiosi di vedere come faranno gli “amici” di Emiliano candidati nel PD a Taranto e provincia, a raccontare in campagna elettorale alle oltre 18mila famiglie ed alle 350 imprese che lavorano nell’indotto siderurgico tarantino che “nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento ILVA rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale”. Ecco cari lettori come dei dilettanti allo sbaraglio mandano in fumo i voti del Partito Democratico (a cui si è iscritto da appena un anno) nel territorio di Taranto, con investimenti già finanziati dai Governi Renzi-Gentiloni ,  soldi già assegnati dal CIPE e disponibili per circa un miliardo di euro, soldi con i quali da tre anni si sta lavorando alla ricostruzione della città. Senza dimenticare un miliardo e 350 milioni di euro (soldi confiscati dalla Procura di Milano  ai Riva in Svizzera) messi a disposizione dei Commissari Straordinari per il risanamento ambientale dell’ ILVA, che verranno utilizzati con la copertura dei parchi minerari, i cui lavori inizieranno a febbraio per concludersi entro due anni.  Ancor prima che arrivasse Melucci e la “banda” di Emiliano a cercare di prendersi meriti non propri, come loro abitudine.

Lo smemorato Melucci dimentica (o tanto per non cambiare “ignora” ?) ancora una volta i limiti delle sue competenze amministrative-ambientali che gli sono stati ricordati dall’ Amministrazione Provinciale di Taranto con il proprio ricorso al TAR con cui si appoggia il Governo contro il Comune di Taranto e la Regione Puglia. Il Sindaco di Taranto millanta il “coinvolgimento totale e trasparente della nostra comunità, al contrario di quanto sempre disposto dal Governo, continueremo a pubblicare tutti gli atti salienti di questa vicenda. Noi abbiamo nulla da nascondere”. In realtà questo Comune nasconde spesso e volentieri i propri atti amministrativi, come accaduto con la nostra testata giornalistica a cui viene negato il diritto di accesso agli atti amministrativi comunali su delle assegnazioni irregolari e sospette del Comune di Taranto. Se Melucci vuole siamo pronti anche noi a pubblicare tutti i documenti sulla mancanza di trasparenza del Comune di Taranto. Ed anche la presenza di interessi di parenti diretti dei dirigenti comunali coinvolti nelle opere comunali in corso d’ opera, a partire dal Teatro Fusco….

“La Bellanova offende Taranto” ? Scrive Melucci: “ Anche il viceministro Bellanova non perde occasione di offendere questa città, sempre con un tempismo tragicomico, a lei devo purtroppo chiedere di non dirci quali siano o non siano gli argomenti da trattare in questo mese. Perché, al contrario suo, io non sono in campagna elettorale e qui a Taranto l’Ilva non è un tema da sfoderare su di un manifesto elettorale. L’Ilva qui da noi è presenza ingombrante e costante. Bene ha fatto il segretario Renzi a evitarle il collegio di Taranto, piuttosto”. Il sindaco Melucci con queste affermazioni manifesta ( o meglio, conferma) la sua totale mancanza di stile e correttezza istituzionale, sputando persino nel piatto in cui mangia da mesi, dimenticando quanto la Bellanova si sia spesa per Taranto ed anche  per la sua campagna elettorale a Sindaco di Taranto, sbagliando secondo noi.

“Chiediamo, poi, alla Regione Puglia – prosegue il delirio mediatico di Melucciche metta finalmente ordine tra i propri organismi che hanno un ruolo nella vertenza, per stemperare nuove strumentalizzazioni da parte di questo Governo ormai agli sgoccioli” . sostenendo che  “i Ministri interessati hanno perduto l’ennesima opportunità di coinvolgere costruttivamente il Comune di Taranto e la comunità ionica in una vera e propria negoziazione dei grandi temi di interesse intorno alla vicenda Ilva. È, inoltre – conclude il sindaco – talmente evidente il totale disinteresse per il merito della vicenda, è talmente smaccata la chiave di lettura unicamente elettorale e speculativa della questione Ilva sulla pelle di Taranto, che non hanno avuto neanche il pudore di risponderci prima della chiusura delle liste, hanno atteso il closing. La paura che una posizione così offensiva potesse turbare la caccia ai seggi era troppo grande perché si potesse discutere in modo oggettivo e sinceramente interessato della salute dei tarantini e del destino dei lavoratori“.

Qualcuno spieghi a Melucci, che il suo “tutor” Emiliano ha imposto e candidato a Taranto  il segretario provinciale del PD di Bari, e non quello di Taranto Giampiero Mancarelli, che con il viceministro Teresa Bellanova e Ludovico Vico hanno fatto scendere a Taranto per la sua campagna elettorale mezzo Governo. Qualcuno spieghi al sindaco “crispianese”che un Governatore regionale non può imporre niente a nessuno, al limite forse al suo fidato autista-segretario Gianni Paulicelli indicandogli che strada prendere con l’auto nei loro viaggi e  spostamenti. E’ disinteresse aver trovato un gruppo che investe la bellezza di 5 miliardi per risanare e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto, rispettando le stringenti normative ambientali previste ? In effetti cosa ci si può aspettare da uno come Melucci che come amministratore di una società (la sua) si accontentava di 2mila euro al mese, per non gravare sui debiti e le perdite non essendo stato capace di generare utili e profitti ? A proposito Sindaco, ha finalmente pagato il suo debito con la sua addetta stampa Maristella Baggiolini che ha impegnato in  campagna elettorale ? O forse le stanno solo a cuore le sorti economiche della sua adorata “staffista” Doriana Imbimbo ?

Lo “smemorato” Melucci ha dimenticato però più di qualcosa. La vera “genesi”, cioè origine  della sua candidatura (immeritata) a Sindaco di Taranto. Ma è bene che una volta per tutte vi raccontiamo noi come si è arrivati alla sua candidatura. Oltre un anno fa in una cena mi venne offerta la candidatura “indipendente” a Sindaco di Taranto, appoggiato dal centrosinistra, in qualità di espressione della società civile e della tarantinità (come ben noto Melucci è di Crispiano), ma alla presenza di alcune persone di sicuro affidamento e serietà, rifiutai cortesemente la proposta ricevuta non avendo voglia di lasciare il mio progetto di rinascita del Corriere del Giorno. E’ stata la seconda volta che uno schieramento politico mi offriva la candidatura a Sindaco di Taranto. La prima offerta  infatti era avvenuta prima del secondo mandato di Ippazio Stefàno dai vertici romani del centrodestra “berlusconiano”, ma anche in quel caso gentilmente, ringraziando per la lusinghiera offerta, rifiutai.

Rinaldo Melucci e Costanzo Carrieri

La stessa offerta venne avanzata ad un noto banchiere della provincia jonica di comprovata esperienza, il quale rifiutò, e mi pregò in una nostra successiva conversazione “privata” intercorsa, nella quale gli chiesi il perchè del suo rifiuto, di non farne mai menzione. Ed infatti per correttezza lo scrivo soltanto oggi a distanza di oltre un anno. Dopodichè il PD tarantino per evitare la guerra interna fra le sue “seconde file”  cioè Piero Bitetti, Gianni Azzaro, e Lucio Lonoce, decise di proporre la candidatura all’amico e collega Walter Baldacconi, direttore dell’emittente televisiva Studio 100, il quale anch’egli usando la ragione e saggezza declinò la proposta ricevuta. A quel punto il coordinatore provinciale tarantino Costanzo Carrieri ed Ennio Pascarella (ex Presidente provinciale del Pd ) proveniendo dalla corrente degli amici di Donato Pentassuglia ed entrambi molto vicini all’on. Michele Pelillo, prima di saltare sul carrozzone dell’ Armata Brancaleone (pardon Fronte Democratico) di Michele Emiliano., arrivarono a mettere persino degli annunci sui socialnetwork invitando i cittadini ad avanzare la propria candidatura. Ma nessuno rispose.

La candidatura di Melucci fu l’ultima scelta, che come sempre si è rivelata la più sbagliata. Ma va  ricordato sopratutto a lui, la sua candidatura a Sindaco fu sostenuta in campagna elettorale da tutto il PD con il gruppo dell’ Associazione Liberdem in testa guidato da Walter Musillo e di cui faceva parte anche Gianni Azzaro. Erano loro il suo comitato elettorale, che ha rinnegato e tradito, e non gli arrampicatori e gli “staffisti” e “staffiste” dell’ultima ora di cui attualmente si circonda.

Walter Musillo e Rinaldo Melucci

Melucci si diletta a parlare di “rebranding” (sulle municipalizzate)  di “closing” (sulle liste elettorali) . Ma si dimentica che quando ci sono le campagne elettorali solitamente è tutto il partito ed i suoi iscritti (qualsiasi esso sia) ad impegnarsi per conquistare la vittoria finale. Ma uno che è stato eletto e “nominato” grazie al lavoro ed impegno degli altri, purtroppo (per lui) questo non potrà mai capirlo. Per fortuna di Taranto il mandato di Sindaco dura 5 anni (ed a volte molto meno…) , i “miracoli” non si ripetono e quindi un bel giorno Rinaldo Melucci potrà tornarsene finalmente a Crispiano con la sua valigetta da mediatore portuale, insieme alla sua corte di aspiranti consultanti, consiglieri, portaborse e staffisti.  In campagna c’è posto per tutti.

La città di Taranto quel giorno sarà finalmente salva e libera.




Ecco tutti i candidati del Pd nei collegi di tutt' Italia

di Danila De Minicis

ROMA – Ecco le liste ufficiali che verranno depositate questa mattina, con i candidati del Partito Democratico. “Combatteremo. Il Pd deve vincere qualunque sia stata la decisione presa, anche se non nel modo giusto”. E’ alle 4 di notte di ieri che anche il “vero” leader della minoranza Andrea Orlando, sfidante Renzi alle ultime “primarie”, lasciando il Nazareno, ha confermato il malumore ma per ora ha preferito chiudere la polemica sulle liste, rese note ufficialmente all’alba.

candidati-PD-2018

Le parlamentari “dem” emiliane dopo la presentazione delle liste, hanno scritto a Renzi lamentando il non rispetto delle quote rosa, con il ministro Claudio De Vincenti recuperato in extremis nel collegio di Sassuolo rifiutato da Gianni Cuperlo che ha dichiarato: “Spero che ci sarà un candidato che di quei luoghi si sentirà parte. Molto più di me” .

Molti candidati provengono dalla società civile, e correranno in diversi collegi. L’imprenditore Riccardo Illy , ad esempio, sarà in un collegio senatoriale a Trieste, Paolo Siani, il fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla Camorra, sarà candidato a Napoli. E mentre Lucia Annibali sarà in lizza a Parma (più diverse circoscrizioni), Francesca Barra scenderà in pista a Matera. Poi ci sono Flavio Corradini a Macerata, e l’avvocatessa Lisa Noja, impegnata sul fronte sociale, a Milano.

 Quanto ai “fedelissimi”,  il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è capolista in Emilia Romagna 01 (Forlì-Cesena-Rimini) ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara per la Camera. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è capolista nel listino Emilia Romagna 04 (Parma-Piacenza Reggio) mentre Matteo Orfini, presidente del Pd, è capolista nel collegio Lazio 1-02 (Roma Ovest) ed è candidato nel collegio uninominale alla Camera di Roma zona Torre Angela. Maria Elena Boschi è candidata nel collegio uninominale di Bolzano e “sarà capolista anche a Taormina, dove ha organizzato il G7 donne”,

Luca Lotti  ha avuto il ‘suo’ collegio di Empoli, sempre alla Camera e Valeria Fedeli che sarà a Pisa per il Senato. Anche Graziano Delrio correrà in casa alla Camera, Reggio Emilia, nel listino, mentre Marianna Madia affronterà una sfida nel collegio Camera Roma2 e poi spazio nei listini in Calabria e nelle Marche. Anche il ministro Pier Carlo Padoan ha un collegio a Siena, e un listino a Torino, dove è capolista, mentre nell’uninominale di Massa è stato scelto l’ex magistrato e sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che corre anche come capolista nel listino Toscana 04 (Arezzo, Siena, Grosseto). Ieri Renzi ha ringraziato Marco Minniti, responsabile del Viminale, impegnato a gestire la complessa macchina delle operazioni elettorali, che ha accettato la candidatura nel collegio di Pesaro, e sarà candidato anche in due liste plurinominali.

Matteo Renzi rimanda le critiche ai mittenti: “Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante”, sostenendo il suo pensiero diffuso sui socialnetwork o in tv. Renzi, si sforza di fare il realista, prendendo effettivamente in prestito un pezzetto del modo di fare del premier Paolo Gentiloni. La corsa per “il premier che verrà” a questo punto è più aperta che mai,  anche, se parlando in termini realistici, la strategia su cui contano Pd e Forza Italia è sempre quella delle larghe intese. La grande  verità inconfessabile della campagna elettorale.

Il segretario dem ha ringraziato anche il premier Paolo Gentiloni (che correrà nel collegio uninominale Camera 1 del Lazio, e sarà capolista nelle Marche 01 Ascoli-Macerata e in Sicilia 2-02) e i ministri. Un ringraziamento anche a Cesare Damiano, per aver accettato collegio di Terni, da sempre complicato per la sinistra. E poi c’è Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D’Alema nel collegio pugliese: “Speriamo di poter dire dopo il 4 marzo che quello è il collegio di Bellanova e non più di D’Alema”, ha affermato il segretario.




Pd Taranto, continua l’ occupazione della sede: “via i baresi” . Emiliano ridicolizzato da Renzi

Ubaldo Pagano

ROMA È ripreso questa mattina il presidio di un gruppo di iscritti del Partito Dem0cratico di Taranto nella sede di via Principe Amedeo per protestare contro la candidatura del segretario provinciale Pd di Bari Ubaldo Pagano (esponente della corrente Fronte Democratico del governatore pugliese Michele Emiliano a cui a Taranto e provincia aderiscono il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci eletto grazie ai voti “renziani”, l’assessore regionale Michele Mazzarano  un ex-esponente della corrente Pd di Roberto Speranza-Pierluigi Bersani  eletto in regione grazie ai voti “renziani” del gruppo tarantino facente capo all’ on. Michele Pelillo,  e l’ex-coordinatore provinciale Costanzo Carrieri, anch’egli un ex-renziano, tutta gente che si è “venduta” politicamente per una poltrona.

Ubaldo Pagano correrà da capolista nel collegio Taranto-Brindisi-Monopoli , rischiando una “trombatura” storica a scapito del parlamentare uscente Ludovico Vico, tarantino, “renziano” che fa parte della corrente del ministro Maurizio Martina, e molto “vicino” a Teresa Bellanova. E’ da ricordare infatti che proprio a Brindisi nelle ultime amministrative del 2016  il candidato sindaco Nando Marino proposto e sostenuto da Emiliano venne clamorosamente “trombato” dagli stessi democratici brindisini

“In attesa di risposte da parte della segreteria nazionale – è detto nel documento di una folta rappresentanza di iscritti, amministratori e dirigenti del Partito Democratico di Taranto e provincia – l’assemblea resta convocata in seduta permanente fino a successive determinazioni e senza escludere procedimenti di autosospensione”. Gli autori della protesta già ieri avevano apposto striscioni nella sala riunioni e sul balcone con la scritta “Federazione occupata, non vogliamo i baresi candidati a Taranto.

Numerosi sono stati i contatti gli iscritti al Pd di Taranto che oggi hanno manifestato pubblicamente per le vie del centro, la propria disponibilità a votare per i candidati di Forza Italia e M5S, pur di non votare il candidato “imposto” da Emiliano a Taranto, visto che a Bari non riesce da imporre più niente come dimostra la “trombatura” dell’on. Dario Ginefra (deputato uscente) che è riuscito ad entrare in lista (possibilità di essere eletto pari allo “zero”) soltanto dietro Teresa Bellanova che dovrà vedersela nel collegio leccese contro Massimo D’ Alema.

Emiliano è uscito imbestialito dalla direzione nazionale notturna al Nazareno  nella quale sono state decise le candidature nei collegi, a differenza di Andrea Orlando  che in Puglia è riuscito però a  portare a casa il posto da capolista al Senato per Michele Bordo,  alla fine hanno votato le liste. Emiliano voleva fare il “ras” delle candidature “bloccate”, cioè quelle sicure di essere eletti, riuscendone ad ottenerne solo 3 sui  6 seggi previsti e disponibili in Puglia: Francesco Boccia, Assuntela Messina Ubaldo Pagano. Il prezzo pagato per una presunta supremazia barese è stato di fatto molto alto.
Il Governatore pugliese di  fatto è stato ridimensionato e le candidature degli uomini che fanno riferimento a lui nelle altre regioni sono state di fatto tutte respinte da Renzi, dimostrando che Michele Emiliano non conta nulla sul terreno nazionale nonostante una visibilità mediatica continua. Ed adesso i malcontenti in caso di probabile sconfitta sanno a chi imputare le responsabilità di un’ annunciata  disfatta pugliese.
Antonella Vincenti si è dimessa dalla carica di coordinatrice regionale del Pd a causa dello scarso numero di donne nelle liste: “Hanno scelto di far prevalere la presenza maschile, nonostante la legge parlasse di un vincolo di presenza del 40 per cento di donne. La Puglia è l’unica regione in cui non è stato rispettato questo vincolo“. Succede quando si ha a che fare con uno come Emiliano.



Il “ricatto” di Emiliano (e Melucci) sull’ ILVA continua …

di Antonello de Gennaro

Il ricatto “politico” di Emiliano sulla vicenda dell’ ILVA continua imperterrito., spalleggiato dal sindaco-ombra di Taranto Rinaldo Melucci , che ignorando le gerarchie istituzionali, cercano di scavalcare il Ministero dello Sviluppo Economico  rivolgendosi rivolgono direttamente al premier Gentiloni: “Invieremo la nostra proposta di modifica entro dieci giorni. Il premier ci convochi, facciamo ripartire il tavolo” dicono i due amministratori locali pugliesi. Dopo l’annuncio del ritiro della richiesta di sospensiva sul decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri,  da parte della Regione  Puglia e del Comune di Taranto, il governatore Michele Emiliano e il sindaco Rinaldo Melucci, insieme al “compagno” di cordata Michele Mazzarano si sono riuniti nella sede della Regione pugliese a Bari per cercare di mettere a punto la bozza di “un atto giuridicamente vincolante” che modifichi il decreto nella direzione richiesta dai due enti. Cioè un magistrato sotto inchiesta (Emiliano) , un agente portuale (Melucci) , ed un ricettore di finanziamenti illeciti al PD di Massafra  (Mazzarano) vogliono dettare loro gli atti ministeriali sotto la minaccia del ricorso al Tar !

In un Paese più normale, e sopratutto con una magistratura più seria, questo comportamento farebbe scattare immediatamente un procedimento penale per estorsione.  “Gentiloni ci convochi – ha detto Emilianopuò contare sulla nostra disponibilità anche nei giorni festivi ad un incontro che faccia immediatamente far ripartire il tavolo inopinatamente interrotto il 20 dicembre“.  L’iniziativa, hanno spiegato ai giornalisti, è stata presa sulla base “della disponibilità del Mise” ad elaborare un documento in questa direzione. Ma questo non ci risulta. Anzi è esattamente il contrario.

Emiliano continua a  fare il “duro” spiegando che “non c’è nessun passo indietro“, aggiungendo che “fino alla stipula di questa intesa il ricorso al Tar non verrà ritirato“, aggiungendo anche che la richiesta di sospensiva del decreto ritirata da Regione e Comune “potrà essere reiterata in qualunque momento, se si blocca la trattativa“. E’ una trattativa quella in cui gli interlocutori dicono: o fai così o ci rivogliamo al Tribunale ? E’ politica questa ? A noi, lo ribadiamo, in realtà  questo comportamento ci sembra letteralmente un vero e proprio ricatto !  E non solo politico…

Il governatore “levantino” dimostra di non volere recedere dalla sua posizione ricordando che “il ricorso è fondato perché purtroppo le illegittimità in cui il governo è incorso sono tantissime, e se le richieste di Regione Puglia e Comune di Taranto non fossero accolte, posso garantire che allora sì, di fronte alla indisponibilità del governo di venire a più miti consigli con il Comune e con la Regione, c’è il rischio che all’Ilva succeda qualcosa“. Ma al momento di fondato c’è solo la sua nota superbia e presunzione di Emiliano che l’hanno portato a perdere qualsiasi ricorso presentato a Tar, Consiglio di Stato, Consulta, rimanendo tutt’ora sotto inchiesta della Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, in attesa della decisione della Corte Costituzionale sulla sua qualifica di “magistrato”.

Emiliano si è limitato ad anticipare “continuiamo a insistere perché sia applicata, anche in via negoziale, la Legge regionale sulla previsione di danno sanitario, in modo tale da avere un modello predittivo per capire quali sono i livelli futuri di attività della fabbrica compatibili con la salute”. Possibile che nessuno abbia spiegato a questi due arroganti politicanti locali che la Legge nazionale è superiore ad una regionale  ? “Vogliamo mettere gli esiti di questa riunione a conoscenza prima del governo dell’investitore e dei sindacati – ha detto – e vogliamo che le valutazioni vengano fatte in quell’ambito“.

Alla fine emerge la verità del ricatto estorsivo politico: la irrefrenabile ambizione di Michele Emiliano ad emergere a livello nazionale dopo la batosta subita alle ultime primarie per diventare segretario nazionale del Partito Democratico, in cui è stato “asfaltato” da Renzi ed Orlando, ottenendo persino meno consensi di quanti ne raccolse Giusepe Civati alle precedenti primarie del Pd. “Ci auguriamo – ha concluso  il Governatore pugliese – che la nostra richiesta di essere ricevuti dal residente del Consiglio, che con grande garbo ci ha richiesto di aderire al suo appello di riapertura della discussione, venga accolta“.

Emiliano , che con Renzi premier a Palazzo Chigi non riusciva a parlare neanche per telefono, adesso vuole addirittura essere ricevuto dal premier Gentiloni per dettare le sue “condizioni”. Nel frattempo a molti sfugge il conflitto d’interessi di Rinaldo Melucci, il quale con le società portuali della sua famiglia (attualmente amministrate da suo padre e moglie, ma di cui resta ancora azionista n.d.a.) , ha più volte cercato di entrare negli affari dell’ ’Autorità portuale di Taranto che  aveva deliberato l’esclusione del Consorzio Ulisse – formato da ISC Ionian Shipping Consortium, Tecnomec Engineering Srl e Taranto Iniziative Produttive Srl – nella gara per l’assegnazione di una parte della banchina del terminal container rimasta vuota dopo il ritiro della concessione a TCT Taranto Container Terminal e la relativa restituzione degli asset.

“L’offerta tecnica presentata nella seconda fase non è risultata concretamente supportata da elementi e/o documenti comprovanti quanto nella stessa dichiarato. Il rilascio di una concessione senza garanzia di adeguata e vantaggiosa futura utilizzazione, soprattutto dal punto di vista pubblico, di tale parte della banchina (primi 500 metri dalla testata) potrebbe pregiudicare l’utilizzo proficuo del molo polisettoriale nel suo complesso, seppure frazionato tra più operatori” concludeva severamente l’ente guidato dal riconfermato Presidente Sergio Prete.

Così come pochi ricordano  la reazione di Melucci:I nostri legali stanno preparando il ricorso al TAR della Puglia e stanno valutando altre fattispecie” commentò a caldo Rinaldo Melucci, che blindò la comunicazione, aggiungendo che “nessuno dei nostri associati risulta al momento autorizzato a rilasciare dichiarazioni. Nel merito posso solo evidenziare che la nostra proposta non ha alcun difetto tecnico e/o procedurale, mentre le motivazioni della Port Authority appaiono puramente e debolmente discrezionali, evidentemente rispondenti a qualche logica o interesse a noi sconosciuto” affermava con allusione ben poco velata l’ex presidente del consorzio tarantino di agenti marittimi, sconfitti e ridimensionati i da questa decisione . Che fine ha fatto quel ricorso al Tar, Melucci non lo racconta….

Così come Melucci sempre con lo Ionian Shipping Consortium cercò di acquisire la società di trasporti marittimi Ilva Servizi Marittimi senza riuscirci, non avendo la necessaria credibilità e forza finanziaria. Resta quindi più che legittimo chiedersi: fino a quando durerà il “teatrino” di Emiliano e Melucci dietro le quinte, giocato sulla pelle dei 20mila operai e 350 imprese di Taranto e provincia ???

A smantellare i “sogni di capodanno” di Emiliano-Melucci ci  ha pensato il viceministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova in un’intervista al quotidiano campano IL MATTINO , dichiarando che “Il decreto del governo sull’ILVA è immodificabile, a meno di non voler annullare anche l’aggiudicazione e la trattativa in corso. Spero che nessuno punti a questo. Non so se l’ultima parola debba essere la loro o quella delle parti sociali. Non vorrei arrivare al punto che chi di aut aut ferisce di aut aut perisce, perché in questo caso a pagare il conto più alto sarebbero le comunità, i territori, Taranto, i lavoratori. Dobbiamo proprio correre questo rischio?“.

Aggiungendo che il nodo lavoroè centro della trattativa tra amministrazione straordinaria, impresa, parti sociali. Mi auguro di poter rivedere al rialzo il numero dei lavoratori che traghetteranno nella nuova proprietà. In ogni caso – assicura la viceministro Bellanova – nessuno sarà lasciato solo e nessuno sarà licenziato. Subito dopo Capodanno sarò e saremo al lavoro sulla predisposizione dell’intesa con Regione e Comune“. e sull’ eventualità che la “nuova” ILVA di Taranto sia alimentata a gas e non a carbone, ha spiegato  “già oggi Mittal garantisce le migliori pratiche, con l’obiettivo di una produzione di altissima qualità con tutte le garanzie ambientali. Il dialogo – ha concluso la Bellanova – si costruisce senza pensare che dall’altra parte ci sia un nemico  non si tratta di strappare promesse ma di fare in modo che l’Ilva che abbiamo conosciuto, e che ha seminato inquinamento e morte, non esista più“.




Ilva: appello del premier Gentiloni: “Invito Emiliano-Melucci a ritirare ricorsi , a rischio interventi su Taranto”

il premier Paolo Gentiloni

ROMA – “Mi rivolgo al presidente Emiliano e al sindaco Melucci facendo appello alla loro responsabilità e alla sensibilità istituzionale che ben conosco. Vi chiedo di ritirare il ricorso al Tar e di non mettere a rischio interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni”. È l’appello su Ilva del premier Paolo Gentiloni. “Da parte del Governo c’è piena disponibilità al confronto sulle questioni che avete sollevato. Conto su di voi, l’Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione“, aggiunge.

Il presidente della Regione Puglia Michele Emilianoè a disposizione del presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, ove voglia incontrarlo per illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione Puglia sul piano industriale e sul piano ambientale dell’Ilva di Taranto“. Lo si legge in una nota della Regione Puglia, in riferimento all’appello rivolto stamani dal premier al governatore pugliese, Michele Emiliano, e al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. (usato come una sorte “cavallo di Troja” di Emiliano)   “Il ricorso – prosegue la nota – ha il fine esclusivo di tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori da uno stabilimento per il quale è attualmente in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d’Assise di Taranto e per il quale – conclude la nota – occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate“.

La viceministra Teresa Bellanova, al termine dell’incontro odierno al Mise con le organizzazioni sindacali e Arcelor Mittal. ha dichiarato che “Noi abbiamo il dovere di portare avanti un confronto di merito sul piano industriale e ambientale, sulle condizioni di lavoro e sul numero dei lavoratori che transiteranno nella nuova società. Oggi abbiamo fatto un calendario che vede impegnate le parti per tutto il mese di gennaio con un nuovo incontro generale il 10 di gennaio prossimo per tentare una stretta finale tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio mettendo così al riparo migliaia di posti di lavoro e un importante sito produttivo” aggiungendo che “il confronto continua perché questo è il tavolo principale, quello che vede la presenza del governo con le organizzazioni sindacali, i rappresentanti dell’azienda e l’amministrazione straordinaria“,aggiungendo di avere il dovere “di avere un confronto di merito sul piano industriale e ambientale, sulle condizioni di lavoro e sul numero dei lavoratori che transiteranno nella nuova società“. “L’obiettivo sull’Ilva – ha proseguito la vice ministro Teresa Bellanovaè provare tra la fine di gennaio e inizio di febbraio ad avere una stretta finale in una trattativa per la quale bobbiamo fare ogni sforzo per mettere al riparo da contrapposizioni strumentali o anche da rapporti logorati tra persone una trattativa che riguarda decine di migliaia di persone ” concludendo ” I tavoli sono questi, le relazioni industriali in questo paese sono abbastanza consolidate e dicono che queste si fanno tra le organizzazioni sindacali e le aziende“, puntualizzando e chiarendo ancora alla assurda  autoconvocazione tratteggiata ieri dal Governatore della Puglia.

Appoggio e condivido l’appello del premier Gentiloni al presidente Emiliano e al sindaco Melucci a ritirare il ricorso al Tar sul decreto Ilva, nel solo ed esclusivo interesse dell’ambiente e dei lavoratori. Credo che sia ora di mettere fine al dissidio tra governo regionale e nazionale sulla questione e, in tal senso, il presidente del Consiglio è la migliore garanzia per l’avvio di un confronto sulle questioni che la Regione Puglia ha sollevato e che sono alla base del ricorso davanti al tribunale amministrativo di Lecce”. ha dichiarato il consigliere regionale e segretario del Pd Puglia, Marco Lacarra, commentando quanto dichiarato oggi dal presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, che ha fatto appello “alla responsabilità e alla sensibilità istituzionale” del governatore pugliese, Michele Emiliano, e del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.

Alla luce di questo ping-pong mediatico è necessario fare alcune riflessioni sullo scontro della Regione Puglia ed il Comune di Taranto contro il Governo, sulla vicenda dell’ ILVA di Taranto. Vediamo un po’:  il Governo chiede a Governatore e Sindaco di ritirare i ricorsi, pena interruzione delle trattative, ma è lecito immaginare che il Governo avrà sicuramente fatto esaminare i ricorsi dai propri consulenti (Avvocatura dello Stato istituzionalmente) che li avrà ritenuti fondati o non fondati. Sulla base di questa valutazione: se il ricorso è stato valutato fondato, il Governo starebbe “scientemente” difendendo un provvedimento illegittimo; se  invece il ricorso è stato valutato infondato, il Governo sta dimostrando un timore ingiustificato e strumentale.

In entrambi i casi le vittime sono i tarantini. Come scrive sui social network un illustre legale di diritto amministrativo, l’ Avv. Piero Relleva: Sindaco e Governatore potrebbero rinunciare alla sospensiva e far fissare il merito in caso di fallimento del “tavolo”; questa sarebbe forse la via migliore perché qualsiasi avvocato che abbia un minimo di dimestichezza con il giudizio amministrativo farebbe fissare l’udienza di merito in 2/3 mesi. In conclusione la domanda è simile a quella del famoso “comma 22”: Governo, Governatore e Sindaco vogliono veramente risolvere il problema dell’Ilva nell’interesse di Taranto e dei suoi cittadini ? Ai posteri l’ardua sentenza …..

 




Il Comune di Taranto e Regione Puglia impugnano l’ultimo decreto sull’ ILVA. Per il ministro Calenda è“un’ostruzione irresponsabile”

ROMA – Ancora una volta la Regione Puglia va in collisione contro il Governo Renzi  impugnando il DPCM del 29.9.2017 che ha modificato il Piano Ambientale dell’ILVA di Taranto. Lo ha reso noto  il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ergendosi a giurista che non è mai stato ha esternato una delle soliti “boutade” per attirare l’attenzione su di se, esattamente come avvenuto per Tempa Rossa, Tap, ecc. venendo sempre smentito dalle decisioni delle corti supreme.

 “Il Decreto è illegittimo sostiene Emiliano – concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga al termine di realizzazione degli interventi ambientali di cui alle prescrizioni AIA già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate. Il Decreto consente all’ILVA di proseguire sino al 23/8/2023 l’attività siderurgica nelle stesse condizioni illegittime e non più ambientalmente sostenibili addirittura precedenti alla prima AIA nonchè alle BAT (best available techniques) per la produzione di ferro e acciaio pubblicate nel 2012. Il Governo peraltro ha totalmente ignorato le osservazioni della Regione Puglia formalmente presentate nell’ambito del procedimento concluso con il DPCM impugnato, senza alcuna giustificazione, agendo in violazione dei più elementari principi di pubblicità, trasparenza e imparzialità e in spregio al dovere di leale collaborazione istituzionale che dovrebbe ispirare il comportamento della Pubblica Amministrazione”.

Immediata e dura la reazione del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda “Il Comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM ambientale mettendo a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente”. Mentre Governo, parti sociali e molti enti locali coinvolti – continua Calenda – stanno costruttivamente lavorando per assicurare all’Ilva, ai lavoratori e a Taranto investimenti industriali per 1,2 mld, ambientali per 2,3 miliardi e la tutela di circa 20.000 posti di lavoro tra diretti e indiretti, il Comune di Taranto e la Regione Puglia decidono di impugnare il DPCM ambientale mettendo a rischio l’intera operazione di cessione e gli interventi a favore dell’ambiente. Nonostante la presentazione dettagliata di piano ambientale e industriale fatta al tavolo istituzionale del Ministero, peraltro disertato all’ultimo minuto dal Sindaco di Taranto, l’impegno preso a convocare un tavolo dedicato a Taranto e l’anticipo dei lavori di copertura dei parchi confermato oggi dai commissari, continua la sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo delle istituzioni locali pugliesi. Si tratta credo del primo caso al mondo in cui un investimento di riqualificazione industriale di queste dimensioni viene osteggiato dai rappresentati del territorio che più ne beneficerà”.

“Spero vivamente che Regione e Comune abbiano ben ponderato – conclude il ministro Calenda – le possibili conseguenze delle loro iniziative e le responsabilità connesse”. Noi ne dubitiamo, date anche le limitate competenze giuridiche e politiche del Sindaco di Taranto.

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per il Mezzogiorno Claudio De Vincenti che ha detto: “È davvero singolare fare ricorso contro un decreto che, prescrivendo la copertura integrale dei parchi minerali e innovazioni tecnologiche di avanguardia, risolve alla radice i problemi ambientali dello stabilimento di Taranto” concludendo: “Una scelta contro i cittadini e i lavoratori”.

Infatti sindacati nazionali e locali confederali (CGIL-CISL-UIL) hanno preso immediatamente le distanze dalla decisione avventata di Emiliano e del “ventriloquo” Melucci, che ormai credono di essere al centro del mondo, dimenticando uno (Emiliano) di essere ancora sottoposto a provvedimento disciplinate del Consiglio Superiore della Magistratura, e l’altro di non aver alcuna esperienza e competenza istituzionale, e di essere stato eletto dal Partito Democratico che ora osteggia da “masaniello di campagna“.

La scelta del Governatore della Puglia, Michele Emiliano di ricorrere al TAR è da irresponsabili. E’ l’opinione del segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, secondo il quale “affidare al Tar il proprio disappunto per essere in un tavolo parallelo a quello col sindacato è un atteggiamento infantile è grave“.

“Non si può trascinare una vicenda in cui è in ballo – aggiunge – il risanamento ambientale e la difesa di migliaia di posti di lavoro a capricci per la propria visibilità politica. La Regione Puglia ha tante possibilità e responsabilità da esercitare per dare il proprio contributo positivo. Oggi ha deciso di buttare la palla in tribuna a danno di ambiente, occupazione e sviluppo. Prenda esempio dalle altre quattro regioni coinvolte che hanno ben accolto la loro partecipazione al tavolo istituzionale.

Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario generale della Fim Cisl Taranto Brindisi, Valerio D’Alò, che afferma: “Questo atteggiamento di Emiliano non fa altro che allungare i tempi per l’ambientalizzazione del territorio. Adeguare la fabbrica in fretta dovrebbe essere un obbiettivo comune. Ricorrere al Tar significa rinviare l’attuazione delle prescrizioni Aia, ivi compresa la copertura dei parchi minerali. Decisione, quella del Presidente della Regione Puglia – conclude D’Alòche nello stesso tempo penalizza oltremodo tutti quei lavoratori, dei tubifici e non solo, a casa gravati dal peso degli ammortizzatori sociali“.

 




Utili miliardari per ArcelorMittal, i nuovi proprietari dell’Ilva

ROMA – Il gruppo ArcelorMittal leader mondiale nell’attività siderurgica nei primi nove mesi dell’anno ha conseguito un utile netto attribuibile agli azionisti di 3,529 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto agli 1,376 miliardi dell’anno precedente.I buoni risultati sono arrivati grazie al recupero dei prezzi e al risveglio della domanda mondiale per l’acciaio. Nel terzo trimestre il profitto si è fermato a 1,2 miliardi di dollari, in rialzo del 71,4% superando le attese del mercato. Il fatturato è stato di 17,6 miliardi di dollari (+21%).

“Le buone condizioni di mercato sono alla base della nostra solida performance trimestrale” ha commentato in un comunicato Lakshmi Mittal numero uno operativo del gruppo,    dicendosi fiducioso per le prospettive del 2018. Il margine operativo lordo (ebitda) del trimestre è cresciuto dell’1,4% su base annua a 1,9 miliardi di dollari. Nei nove mesi dell’esercizio il rialzo dell’ebitda è stato del 37% a 6,3 miliardi.

Il gruppo ArcelorMittal è balzato agli onori della cronaca per essersi aggiudicata l’Ilva a capo della joint-venture insieme al Gruppo Marcegaglia, ma anche aver cercato di  far saltare l’accordo con i sindacati tagliando la parte di retribuzioni dei dipendenti acquisita con gli scatti di anzianità, sfruttando il passaggio alla nuova società per fare tabula rasa del passato. Una iniziativa questa  che ha spinto lo stesso ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda ed i lavoratori  ad una dura reazione,   l, salvo poi arrivare a una riapertura del tavolo con l’impegno di venire tutti a più ragionevoli posizioni.

Intanto  dopo l’incontro della vigilia tra sindacati e azienda definito “produttivo” dalla società  per la vicenda Ilva,  è stata sospesa oggi l’occupazione dello stabilimento a Genova. Per il viceministro Teresa Bellanova, che ha rappresentato al tavolo delle trattative il Governo, “finalmente si entra nel merito delle questioni approfondendole”. Poco convinti invece i sindacati che comunque sperano di fare passi avanti nell’incontro di martedì prossimo 14 novembre quando si discuterà anche del piano ambientale.




Ilva: Bellanova, grande e complessa vertenza industriale

ROMA -” Certe guerre e’ anche bene non dichiararle” ha detto oggi Teresa Bellanova vice ministro del Mise,  a Taranto riferendosi all’annuncio, da parte del Comune di Taranto e della Regione Puglia, di un ricorso al Tar del Lazio contro il Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) sul nuovo piano ambientale dell’Ilva.

Il vice ministro Bellanova accompagnata dal parlamentare Pd, Ludovico Vico, e’ stato ieri a Taranto dove ha incontrato prima l’arcivescovo Filippo Santoro in Episcopio e poi in Prefettura il prefetto di Taranto, Donato Cafagna.

Teresa Bellanova e Ludovico Vico

Quella dell’Ilva  e’ la piu’ grande e complessa vertenza industriale di questo Paese – ha commentato la Bellanova  e noi abbiamo come interlocutore il piu’ grande produttore mondiale dell’acciaio. Con tutti i pregi e difetti che comporta l’avere questo ruolo. E’ in grado di gestire il negoziato in modo duro e fermo ma al tempo stesso ha pure spalle larghe e dimensioni tali per poter affrontare qualche margine di flessibilita’ in piu‘”.

“Nell’incontro avuto con Mittal dopo l’incontro del 9 ottobre al Mise – ha spiegato Bellanovagli e’ stato ribadito che due condizioni sono per noi irrinunciabili: la prima i 10mila assunti dalla nuova societa’, la seconda il fatto che i lavoratori assunti trascinano con loro anche contratto nazionale di lavoro, inquadramento, posizioni acquisite lasciando poi alla trattativa tra le parti la negoziazione del salario variabile in quanto legato agli obiettivi del piano industriale.”

“Il fatto che nella nuova gestione dell’Ilva debba esserci discontinuita’ – ha aggiunto Teresa Bellanovanon significa che i lavoratori debbano perdere quello che hanno gia’“. “Sui 10mila da assumere – ha poi detto la vice ministro – e’ vero che non erano nell’offerta iniziale di Mittal, ma comunque l’imprenditore si e’ impegnato ad assumere questi numero di lavoratori prima della sottoscrizione del contratto ed e’ quindi un dato acquisito”.

“Noi puntiamo a ridurre gli esuberi, oggi individuati in circa 4mila – ha detto ancora Bellanovaed una delle proposte su cui discuteremo e’ quella di fare in modo che Am Investco, qualora dovesse assumere altro personale oltre i 10mila, prenda dal bacino di coloro che rimarranno all’amministrazione straordinaria. In particolare, questa condizione di dover assumere dal bacino, puntiamo ad estenderla sino al 2023, anno in cui sia il piano ambientale che quello industriale dovranno completarsi, e non limitarla solo al primo anno di nuova gestione“.

Bellanova ha poi confermato che si e’ in attesa di ricevere le risposte degli enti locali, Regioni e Comuni sedi di impianti Ilva, per convocarli al tavolo istituzionale. “Questo tavolo sara’ distinto e separato da quello tra azienda, sindacati e Governo – ha detto – affrontera’ sia la parte industriale che ambientale del piano ma in una visione di confronto tra Am Investco e le istituzioni locali. Sara’ ovviamente presente il Governo”.

Il vice ministro ha poi confermato chesi sta studiando la modalita’ per cui i commissari Ilva, in attesa che Am Investco subentri, avviino la cantierizzazione delle prime opere del parco minerali. Bisognera’ trovare un accordo tra commissari e Am Investco con l’impegno di quest’ultimo a restituire all’amministrazione straordinaria quanto questa anticipera’, nelle prime opere della copertura, dai fondi ottenuti dalla transazione con i Riva. Questo per evitare che a livello europeo sia mossa la contestazione di aiuti di Stato“.

La vice ministro Bellanova ha quindi concluso annunciando che per il 13 novembre e’ atteso il responso dell’Antitrust europeo sull’acciaio.