Taranto: i dati confermano la crescita che non c'è

ROMA – La conferma arriva dal Bes provinciale 2019, pubblicato dall’ ISTAT e che riguarda lo stato di benessere della provincia jonica. Gli indicatori del Bes ( Benessere Equo e Sostenibile) sono stati introdotti in Italia già dal 2017 nel documento di programmazione economica  e nel tempo  dovrebbero, superare la misura del Prodotto Interno Lordo (Pil) come unica misurazione sull’efficienza e l’efficacia delle policy. Lo strumento statistico del Bes, ideato dall’ ISTAT e dal CNEL, raggruppa una serie di misure prese da diverse fonti, e rappresenta un’ ottimo strumento per analizzare il territorio e le politiche che vi si attuano, essendo capace di offrire in tempo reale delle indicazioni sulla validità delle scelte.

I centotrenta indicatori, sono suddivisi per dodici domini : ambiente, benessere economico,  benessere soggettivo, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione tempi di vita, paesaggio e patrimonio culturale,  politica e istituzioni, relazioni sociali,  qualità dei servizi, ricerca e innovazione, salute, sicurezza,  delineano uno scenario della situazione reale ben oltre le percezioni di vita personale o le solite leggende metropolitane del popolino .

A Taranto e provincia manca il lavoro e quando si trova  per la maggior parte  dei casi è riservato ai maschi adulti. Ma il dato più importante, sulla tanto discussa questione ambientale è che si registrano nel complesso pochi sforamenti delle emissioni delle polveri sottili, il tanto decantato Pm10. Il vero problema ambientale reale di Taranto è la mancanza di aree verdi,  rispetto alla media nazionale.

Il capoluogo jonico fa segnare il peggior tasso di incremento demografico in rapporto con la Puglia e con il resto d’Italia. Nella provincia di Taranto ogni anno si  perde il 5,4 per cento della popolazione, rispetto ad un tasso di natalità superiore sia regionale che nazionale. Il tasso di mortalità per tumore nella provincia di Taranto, è appena sopra la media nazionale: il 9,2 per cento a fronte del 9 per cento nazionale e l’8 per cento regionale.

Rinaldo Melucci

Il dato più evidente  dal punto di vista dell’istruzione, nonostante vi siano meno studenti che terminano il ciclo di studi universitario (il 18% a fronte del 24% nazionale), è il risultato delle prove Invalsi, che attestano il livello di alfabetizzazione: “Il livello di competenza alfabetica e numerica degli studenti, misurato attraverso i punteggi ottenuti nelle prove di valutazione Invalsi dai frequentanti le classi seconde della scuola secondaria superiore, è inferiore alle medie italiana e pugliese“. Un dato confermato dal primo cittadino Rinaldo Melucci che non ha mai concluso gli studi universitari, pur appropriandosi spesso e volentieri illegalmente del titolo di “dottore” a cui sembra particolarmente affezionato…

Il lavoro è notoriamente un problema molto sentito.   Il tasso di occupazione si attesta intorno al 63% in Italia, scende in Puglia quasi al 50%, e scivola a Taranto arrivando al 46,3%, cioè 17 punti sotto la media nazionale. Nella provincia del capoluogo jonico trova occupazione e lavora meno di una persona su due  e scendendo maggiormente nel dettaglio, è ancora più alta la differenza tra occupati uomini e donne rispetto alla media regionale e nazionale, e soltanto il 20% dei giovani fino ai 29 anni trova occupazione .

La differenza di lavoro tra uomo e donna è un segnale inconfutabile che nella società tarantina è ancora molto lontana l’emancipazione, mentre è molto preoccupante anche il dato della mancanza di occupazione giovanile. I dati analizzati dall’ ISTAT chiaramente, non possono tenere conto del lavoro in “nero“, che purtroppo è molto diffuso e presente nel territorio, che è grande ed esteso quanto l’intera regione Basilicata . A fronte di una media nazionale del 24,3%, nel capoluogo e nell’intera provincia jonica 3 giovani su 10 non studiano né lavorano .

A Taranto purtroppo si muore di più sul lavoro. La media delle morti è di 15 decessi ogni 10mila lavoratori, rispetto al dato nazionale che si attesta sugli 11 decessi. Incredibilmente il reddito lordo pro capite è più alto della media regionale (10.900 euro, rispetti ai 10.595 della Puglia), ma inferiore di quasi il 40% rispetto alla media nazionale, che è di 14.223 euro lordi l’anno. I lavoratori dipendenti vengono retribuiti circa mille euro in più all’anno rispetto alla media pugliese ,  cioè 17.583 euro rispetto ai 16.105, ma sicuramente di molto inferiore rispetto alla media nazionale che è di 21.715 euro.

Il dato che sorprende come già segnalato in precedenza riguarda il superamento dei limiti di inquinamento dell’aria. Nel rapporto Bes provinciale 2019 si legge : “Considerando i soli capoluoghi di provincia, nella città di Taranto il limite giornaliero di inquinamento dell’aria da polveri sottili (Pm10) è stato superato, in un anno 8 volte, una frequenza inferiore alla media nazionale“. In Italia infatti  in media sono 40 i giorni in cui vengono superano i livelli.

Nell’ambito ambientale la media di raccolta differenziata a Taranto è del 32,9%, un dato imbarazzante rispetto a quello nazionale che risulta essere del 55,5%. Il apporto evidenzia che “nelle discariche della provincia viene conferita una quantità di rifiuti di gran lunga superiore rispetto a quella prodotta localmente, pari al 234,9 per cento. Vi confluiscono infatti anche rifiuti urbani raccolti altrove“.

I dati pubblicati sul Rapporto Bes delle Province 2019, segnalano i diversi aspetti del territorio.  Per quanto riguarda la sostenibilità istituzionale, gli indicatori del dominio Politica e istituzioni vi sono meno donne nelle amministrazioni rispetto all’Italia (28,5% contro il 30,1%) ma bene la presenza di giovani: sono il 31,2 per cento del totale gli amministratori locali con meno di 40 anni di età , mentre la media italiana risulta essere al 31,3 per cento.

In definitiva questi dati evidenziano che per la “politica” locale che amministra il Comune di Taranto e le amministrazioni della provincia jonica, il percorso da fare è ancora da fare e tutto in salita, sotto ogni punto di vista. E’ fondamentale collegare gli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile alle linee contabili dei bilanci pubblici, altrimenti sono solo numeri vuoti, come piacciono a qualcuno…

Gli annunci su eventi ed iniziative inutili  a Taranto (vedi Giochi del Mediterraneo, Ocean Race, giusto per citarne due…) che nessuno nel resto d’ Italia vuole ed organizza, rischia di generare non solo illusioni ma in realtà genera solo e  soltanto ulteriore debiti per le casse pubbliche a danno dei poveri cittadini incolpevoli che già pagano le tasse locali fra le più alte d’ Italia.




ArcelorMittal: un tornado di vento butta giù una gru a Taranto. Un operaio disperso in mare

BARI – A causa del maltempo che si è abbattuto lungo la costa in mezza Italia, da nord a sud, delle forti raffiche di vento che hanno colpito la Puglia,  hanno fatto precipitare in mare una gru operante sul quarto sporgente dello stabilimento ex Ilva, ora ArcelorMittal, a Taranto ed al momento una persona risulta dispersa.  Lo ha reso noto l’azienda.

L’incidente si è verificato alle 19.30 di questa sera quando si è abbattuto improvvisamente sulla città di Taranto quello che molti definiscono un “tornado” che si è poi spostato in provincia.  E’ accaduto quando sulla città si è abbattuta una tempesta di acqua e di vento, peraltro preannunciate da giorni con un’allerta meteo. L’operaio 40enne di Fragagnano, della provincia di Taranto,  attualmente disperso, da quanto si è appreso, si trovava nell’abitacolo della gru sul quarto sporgente dello stabilimento nell’area portuale e si trovava da solo.

Sulla base di una prima ricostruzione del tragico evento, causato dal di maltempo che ha ha flagellato tutta la Puglia, una fortissima raffica di vento avrebbe causato lo scontro tra due gru,   la “DM 5” e la “DM 8“che in quel momento erano in movimento: la prima a seguito del forte urto,  è finita in mare portandosi dietro la cabina all’interno della quale si trovava il “gruista” 31enne, mentre l’altra è precipitata sulla banchina.

(foto tratte da RTM TV via Google)

Purtroppo questa non è la prima volta, che si verificano incidenti del genere proprio al quarto sporgente: nel 2012, sempre in seguito a un tornado che si abbattè su Taranto, morì un operaio Francesco Zaccaria, di 29 anni, che si trovava nella cabina della stessa gru “DM 5”  successivamente all’incidente ricostruita, che venne trovato e ripescato in mare priva di vita a trenta metri di profondità. Il dettaglio che si tratta della stessa gru è stato ricordato e commentato da Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl su Twitter: “Non c’è tregua per il siderurgico ionico“.

Cosimo Massaro

Secondo voci al momento non confermate ufficialmente  il lavoratore precipitato in mare con la gru nella quale stava lavorando questa sera, al momento del violentissimo nubifragio che ha colpito la città di Taranto,  è Cosimo (Mimmo) Massaro, di 40 anni un’operaio  specializzato di Fragagnano  che lavorava nell’ ex-ILVA di Taranto dal 2002 .

Sul posto sono al lavoro i sommozzatori dei Vigili del Fuoco partiti da Bari alle 20:30 di questa sera, la Polizia di Stato, personale e mezzi della Capitaneria di Porto per cercare di recuperare l’operaio probabilmente finito a mare. La Procura della Repubblica di Taranto ha inviato sul posto lo Spesal,  il servizio ASL per la sicurezza sul lavoro, per una prima verifica della situazione. In tarda serata le operazioni di ricerca sono state sospese per mettere in sicurezza la zona in presenza del rischio di cedimento di un’altra gru. Il Sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto dr. Enrico Bruschi, che coordina le indagini, ha disposto il sequestro di tutta l’area.

AGGIORNAMENTO

Questa mattina sono riprese le operazioni di ricerca le ricerche in mare dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Bari, per ritrovare il corpo del lavoratore Cosimo Massaro precipitato in mare con la gru nella quale stava lavorando questa sera, al momento del violentissimo nubifragio che ha colpito la città di Taranto.  Sul luogo del tragico incidente si è recato anche il procuratore capo di Taranto dr.  Carlo Maria Capristo.

La Capitaneria di Porto, che coordina le operazioni di messa in sicurezza dell’area ha reso noto che “L’Autorità Giudiziaria ha disposto il sequestro dell’intera area e la Capitaneria di Porto ha emesso un’ordinanza di interdizione alla navigazione, in considerazione delle condizioni di pericolo in atto, nello specchio acqueo per un raggio di 250 metri dalla sommità del molo ove è avvenuto l’incidente”, che ha coinvolto un operaio di ArcelorMittal disperso dopo il crollo avvenuto ieri di ben tre gru per il forte vento.

La gru dove Massaro si trovava di turno nella cabina di guida, “crollata in mare” insieme alle altre due “a seguito delle condizioni meteo avverse che si sono abbattute in zona” prosegue la Guardia Costiera ed era al “IV sporgente in concessione alla società ArcelorMittal”, ed era “una gru di scaricazione presente lungo la banchina del predetto sporgente“.  La sala operativa della Capitaneria di porto – Guardia Costiera ha subito inviato una squadra di personale via terra e una motovedetta, oltre che personale e mezzi portuali,  disponendo anche l’impiego dei sommozzatori dei Vigili del Fuoco.

L’Amministrazione Comunale di Taranto attraverso una nota si è stretta alla famiglia ed ai colleghi del giovane Cosimo Massaro. “Siamo sgomenti per un incidente che ha replicato esattamente la tragedia di alcuni anni fa, segno che qualcosa su quel pontile non funziona a dovere, segno che ancora tanto si deve fare all’interno delle aree dello stabilimento siderurgico per tutelare la vita umana“.

Si rispetti oggi il dolore di una intera comunità – prosegue la nota  – nessuno violi e strumentalizzi un momento così drammatico. Taranto è stanca di soffrire e di essere usata, la terra ionica tutta merita risposte e attenzione, a cominciare proprio dai luoghi di lavoro. L’Amministrazione Comunale proclamerà il lutto cittadino” conclude la nota.

Arcelor Mittaal rallenta la produzione

A seguito del tragico incidente, Arcelor Mittal Italia ha immediatamente avviato un rallentamento della produzione a Taranto con l’obiettivo di mettere in sicurezza lo stabilimento nel pieno rispetto delle normative ambientali. “È fondamentale che in questo momento tutti lavoriamo in modo efficace e collaborativo: serve massima condivisione tra l’azienda, i sindacati e gli stessi lavoratori per evitare la fermata di Afo1, che è l’unico Altoforno ancora in marcia e per garantire condizioni di massima sicurezza all’interno di tutti gli impianti”.

Nel pomeriggio un incendio doloso all’interno della fabbrica

Nel pomeriggio all’interno dello stabilimento siderurgico ex-ILVA di Taranto  vi è stato un’incendio doloso all’interno della zona degli spogliatoi dello stabilimento, sul quale sta  indagandola Polizia di Stato intervenuta sul posto con la Polizia Scientifica . Incidente questo che dimostra la situazione di tensione che aleggia all’interno dello stabilimento all’indomani delle note vicende che stanno mettendo a rischio l’economia ed occupazione di un’intera provincia.   Nel silenzio assordante di una politica locale sempre più screditata e squalificata. Pressochè inesistente, a partire dal primo cittadino di Taranto, troppo impegnato nelle sue “vacanze romane”… con staffista-portavoce al seguito.

Altoforno 2, Arcelor Mittal valuta soluzioni

il top management italiano di Arcelor

I legali di ArcelorMittal hanno avviato uno “studio sulle ipotesi” di iniziative, eventualmente anche congiunte con l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva, per affrontare la disposizione di ieri dell’ Autorità Giudiziaria che ha ordinato quale atto dovuto lo spegnimento dell’Altoforno 2. Viene ipotizza una richiesta comune alla magistratura da parte dei due soggetti aziendali  per ottenere una sospensiva della disposizione della Procura, e l’intervento dei legali che studiano le carte giudiziarie è attualmente l’unica iniziativa  avviata dall’ azienda dopo la notifica ricevuta dalla Procura Taranto .

La disposizione di ieri della Procura è effetto del rigetto deciso dal Gup nei giorni scorsi per una istanza di dissequestro dell’Altoforno 2 dove, nel 2015, morì un operaio, travolto da una colata incandescente. Nell’inchiesta sull’incidente, infatti, l’Afo 2 (uno dei tre altoforni produttivi dello stabilimento  siderurgico di Taranto) venne sottoposto a sequestro preventivo. Lo spegnimento comporterebbe significativamente la capacità di produzione , che potrebbe portare Arcelor Mittal  ad adottare decisioni drastiche come quella di restituire lo stabilimento all’ Amministrazione Straordinaria ed intraprendere una causa miliardaria allo Stato italiano.

 




ESCLUSIVO ! Scandali a 5 Stelle: tutti gli "affarucci" del Senatore Mario Turco

ROMA –  Dopo la diretta di questa sera  sulle pagine socialmedia del nostro giornale, ed aver appreso i particolari di questa nostra inchiesta, vi assicuriamo che vi risulterà molto difficile credere alle dichiarazioni attuali del Movimento 5 Stelle a Taranto ed in particolare del senatore Mario Turco, chiamato in causa dal nostro giornale online e da Il Fatto Quotidiano per rispondere di molte domande che cerca di sviare minacciando querele ai giornalisti.

Vi sveleremo i suoi rapporti con ILVA, i retroscena dello scandalo della Masseria Galeota, gli affari della sua famiglia, i suoi compensi da società pubbliche chiuse o inattive a Taranto . Di tutto e di più…

Vi aspettiamo alle 19:30 per “Sette e Mezzo” la rubrica condotta dal direttore Antonello de Gennaro su queste pagine:

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Il dramma di Taranto non merita la sfida di chi vuole piazzare la battuta più ad effetto

di Sergio Costa*

In molti ieri mi avete segnalato del fumo nero in uscita dall’altoforno 4 di Arcelor Mittal, ex Ilva, a Taranto. Ci siamo immediatamente attivati con Ispra. Si è trattato di un blocco emergenziale dell’impianto. Se succede una volta, è un conto, ma pare proprio si verifichi un po’ troppo spesso. I tecnici stessi mi hanno confermato che questo ripetersi del blocco “Non può essere considerato normale”. Abbiamo immediatamente chiesto ad Arpa i dati della qualità dell’aria connessi all’emissione dei fumi e sappiamo che per questi eventi non esiste una prescrizione ad hoc. Per quanto possa sembrare assurdo, è cosi.

Stiamo lavorando anche su questo, per porre rimedio a venti anni di far west normativo sulla pelle dei tarantini.

Ma per cambiare queste leggi, come abbiamo detto al tavolo a Taranto, mercoledì scorso, dobbiamo procedere con la Valutazione del danno sanitario integrato in funzione preventiva con il ministro della Salute Giulia Grillo e, in base ai dati che emergeranno, lavorare sulle prescrizioni dell’Aia. Aia che potrebbe essere riaperta se la Regione Puglia rivedesse il piano localizzato della qualità dell’aria. Comunque, anche in assenza di questo, procederemo con la valutazione del danno sanitario preventivo, che i cittadini di Taranto chiedono da molti anni.

Chi ha visto il video della risposta di Luigi Di Maio in diretta streaming, dopo aver ascoltato tutte le associazioni, sa bene con quale spirito siamo andati a Taranto.  Siamo andati a Taranto con i primi risultati e offrendo a istituzioni, comitati, associazioni e cittadini, un percorso da costruire insieme per il risanamento e la conversione economica e ambientale della città.

Non è una gara a chi dice la frase più ad effetto, a chi mette in difficoltà gli altri e per questo si sente di aver vinto. Nessuno vince in una tragedia come questa. Si può solo camminare insieme per risolvere i problemi. Sento che occorre nuovamente fare chiarezza sui numeri, sapendo bene che i limiti di legge non bastano, che i cronoprogramma non sono sufficienti, che per troppi anni le leggi sono state cucite su misura dell’industria e che i tarantini tutti ne stanno subendo le conseguenze.  Abbiamo impostato il percorso necessario per cambiare le norme scritte dai governi precedenti. Ma è altrettanto importante fare chiarezza sui numeri diffusi in queste settimane.

È stato detto che la riduzione del 20% delle emissioni inquinanti annunciata con il passaggio ad Arcelor Mittal non sarebbe vera: è chiaro che tale riduzione è riferita, come intuibile, al quadro emissivo post-adeguamento, ossia una volta attuati gli interventi dettati dal DPCM del 2017 più l’addendum ambientale. Sono stati già installati i filtri elettrostatici che corrispondono alle migliori tecnologie in questo campo e nel 2021 ci saranno quelli a manica che in tutta Europa costituiranno una best practice.

Riguardo la questione dei rilevamenti di idrocarburi policiclici aromatici in area cokeria, in primo luogo bisogna spiegare una differenza sostanziale: la riduzione delle emissioni di un impianto, che sono monitorate all’uscita dei camini, sono differenti dal monitoraggio a terra, che sono i valori cui fanno riferimento alcune associazioni. I due valori non sono comparabili. Non stiamo parlando, quindi, di numeri prodotti da centraline installate all’interno di contesti abitati bensì di dati provenienti da strumentazioni poste nelle immediate vicinanze della fonte inquinante. Sono due cose differenti perchè hanno due scopi diversi.

E, riguardo al PM10, PM2,5 e benzene, le medie annuali rilevate nel 2018, confrontate con il 2017, nella centralina di monitoraggio della rete ex ILVA, ora Arcelor Mittal, all’esterno dello stabilimento, in via Orsini nel Quartiere Tamburi, non registrano significative variazioni e i valori rispettano i limiti previsti dalla normativa italiana.

Si parla di alcuni picchi registrati (quello delle diossine è tale in una sola stazione di rilevamento, e Ispra sta verificando questa anomalia), ma in questi mesi ci sono stati anche picchi negativi, di riduzione, solo che non vengono segnalati. L’importante è il valore di salvaguardia, che non è stato superato.  Infine, una drastica riduzione delle emissioni diffuse di polveri sarà, peraltro, assicurata dalla copertura completa dei parchi minerari, i cui tempi sono stati anticipati con l’addendum ambientale, e come previsto entro il 30 aprile sarà rispettato il primo step: la chiusura del 50% dei parchi minerari, la parte più vicina al Tamburi. Quindi tra pochi giorni saranno fermate le polveri verso questo quartiere cosi martoriato.

Chiaramente non stiamo dicendo che ci accontentiamo dei valori di legge, dei cronoprogramma, della normativa esistente. Stiamo lavorando per cambiare lo stato delle cose, e abbiamo proposto alle associazioni di camminare insieme, ognuno con le proprie idee. Nessuno vuole convincere nessuno. Ma il dramma di Taranto non merita questa sfida che vediamo in questi giorni di chi vuole piazzare la battuta più ad effetto.

Lavoriamo insieme per cambiare le cose. Noi il 24 giugno saremo in città per il check sui primi due mesi di lavoro. Ci vediamo lì.

*Ministro dell’ Ambiente




Morti sul lavoro, il Sud è più insicuro: Crotone la provincia più colpita. A Taranto record di tumori

ROMA – Il rischio più alto  di morire sul lavoro è nel Mezzogiorno del Paese con  record nella città di Crotone per gli incidenti mortali.  Il Nord ha un tasso maggiore di malattie professionali tumorali ma a Taranto ” capitale” della siderurgia, si rileva il numero assoluto di malattie cancerogene.

Alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza nei luoghi del lavoro voluta dall’Ilo, dai dati elaborati dall’Osservatorio Statistico dei Consulenti del lavoro sulla base dei dati rilasciati dall’ Inail emerge che nel biennio, il 2017-2018, “il maggior numero di infortuni mortali di lavoratori si registra nella provincia di Crotone (6,3 ogni mille) e, a seguire, nelle province di Isernia (5,9‰) e Campobasso (4,7‰)“.

Il Sud del Paese è quindi in testa per l’incidenza degli infortuni in occasione di lavoro con esito mortale, secondo gli esperti, “probabilmente per la scarsa attenzione alle norme di sicurezza sui luoghi di lavoro e per la maggiore concentrazione delle occasioni di lavoro nei settori a rischio (agricoltura e costruzioni)“.  Nel 2018, quasi 4 lavoratori su 100 – tra quelli risultanti iscritti all’assicurazione Inail – hanno subito un incidente. Si tratta di 641mila persone, che se vivessero tutte insieme avrebbero i numeri di una città delle dimensioni di Palermo. Gli statistici mettono in risalto che l’aumento dell’occupazione degli ultimi anni ha un peso (+0,9% sul 2017) nella crescita delle denunce registrate, mentre risulta soddisfacente  il calo della quota di incidenti, basti pensare che nel 2013 eravamo al 4,4% dei lavoratori.

Ogni mille infortuni, 1,8 hanno comportato la morte del lavoratore: pesano, nell’ultima statistica, gli eventi che per le tabelle sono “plurimi” quali ad esempio il crollo del Ponte Morandi a Genova . Infatti a causa di quella tragedia, i decessi registrati nel 2018  dall’ Inail sono arrivati a 1.133 (ben 786 in occasione di lavoro) con un incremento  del +10 per cento rispetto al 2017. Gli incidenti “in itinere“, cioè quelli avvenuti nel tragitto tra casa e luogo di lavoro o viceversa, si rivelano i più rischiosi (3,4 su mille mortali). L ‘uso di mezzi di trasporto è strettamente collegato ai decessi sul lavoro, tanto che tra gli incidenti di questa tipologia la ricorrenza di casi mortali sale oltre 11 ogni mille.

I decessi registrati dall’INAIL nel 2018 sono 1.133 (786 in occasione di lavoro), per cui ogni 1.000 eventi di infortunio, 1,8 hanno comportato la morte del lavoratore. Il rischio di morte coinvolge soprattutto gli uomini (2 incidenti mortali ogni 1000 rispetto allo 0,3% delle donne) ed i lavoratori over 54 (3,5‰); con una percentuale in crescita per quanto riguarda cittadini di origine straniera (+6,7% rispetto al 2017) e giovani (+5%). Su questo fronte hanno inciso molto gli eventi verificatesi nell’agosto 2018, fra cui il crollo del Ponte Morandi a Genova.

Se si osservano i settori produttivi nel biennio 2017-2018 l’incidenza di infortuni mortali è massima in agricoltura (3,5‰), mentre il settore delle costruzioni (3.4‰), l’industria mineraria (3,3‰) e il settore del traporti e magazzinaggio (3,3‰) fanno registrare un rischio di morte più che doppio rispetto alla media generale (1,4‰).

Mentre il Nord è l’area dove si concentra la maggior parte delle denunce, la mappa si capovolge osservando la gravità dei casi e quindi l’incidenza di morti ogni mille infortuni: il Settentrione diventa infatti l’area più sicura (1,2‰), il Centro replica la media nazionale (1,4‰) mentre il Mezzogiorno registra una incidenza molto più elevata di morti rispetto agli infortuni denunciati (2,2‰). Il Molise guida la classifica delle regioni a più alto rischio di vita durante l’attività lavorativa (5,8‰), seguita dalla Calabria (3,9‰) e quindi dalla Basilicata (3,7‰).

Casi di tumore: in testa sette province del Nord, con l’ eccezione di Taranto

Sono nove, di cui sette al Nord, le province che invece si distinguono tristemente per l’incidenza dei tumori sul totale delle malattie professionali. L’ origine e causa dei casi è da addebitare In larga parte all’amianto (70% dei casi) . Il dato in questione fa riferimento al solo 2018 e vede la provincia di Gorizia in cima a quelle con maggior tasso di malattie professionali tumorali (22,5%), seguita dalle province di Torino (18,5%), Novara e Milano (18,4%). Secondo l’ osservatorio “A causare patologie cancerogene nei lavoratori sono soprattutto le fibre di amianto (oltre il 70% dei casi), in particolare nell’industria metalmeccanica“.

I Consulenti del lavoro specificano però  che “la maglia nera per il numero assoluto di malattie cancerogene imputabili all’attività lavorativa spetta a Taranto, seguita da Torino, Napoli, Milano, Genova e Venezia. Infatti, in provincia di Taranto il 70% dei tumori denunciati è correlato al settore metalmeccanico, anche se la quota supera l’80% nelle province di Genova (83%), Venezia (87%), Brescia (85%) e Gorizia (93%)“. La città di Taranto si colloca al quattordicesimo posto per tasso di malattie professionali tumorali, ma è la prima provincia italiana per numero assoluto di malattie professionali di tipo tumorale: 164 nel solo 2018, seguita da Torino (152), Napoli (106) e Milano (97).

Negli ultimi cinque anni, sia a Taranto che a livello nazionale è diminuito  il numero di tumori denunciati come malattie professionale : nel 2014 erano 218 a Taranto, 275 a Torino, solo per citare alcuni esempi. Il dato aggregato nazionale parla di un -19 per cento dal 2014 all’anno scorso.

Il presidente della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, ha ricordato  commentando la ricerca,  come pur in presenza di una maggiore attenzione da parte delle imprese negli ultimi anni, “la sicurezza sul lavoro resta una scommessa da vincere al Sud come al Nord“. Il Governo ha tagliato del 32% le tariffe Inail con l’ultima Manovra e secondo De Lucava nella direzione – giusta – di ridurre il cuneo fiscale sulle imprese senza andare a discapito della sicurezza. Ma a questo bisognerebbe aggiungere incentivi e misure che accrescano la prevenzione degli infortuni sul lavoro; ma anche l’ineludibile rivisitazione del Testo Unico con la semplificazione degli oneri burocratici e formali a carico delle piccole e micro aziende, fermo restando le garanzie di sicurezza unite a un adeguato quadro sanzionatorio. Bisogna poi favorire la formazione di figure professionali in grado di assistere le imprese negli adempimenti di legge. L’Ente di previdenza dei Consulenti del Lavoro, in collaborazione con la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, sta portando avanti da tempo corsi specialistici in sicurezza sul lavoro in modo dal creare figure professionali specializzate, che possano “.

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Giocatori del Taranto colpiti con una cazzottiera nell'intervallo della partita contro il Picerno

ROMA – Alla squadra di calcio  del Picerno che milita nel girone H della serie D ieri bastava un punto per avere la certezza matematica della promozione in Lega Pro. Un risultato incredibile per questa squadra di calcio di una cittadina in provincia di Potenza,  che ha appena 6.000 abitanti, finanziata da Donato Curcio un conterraneo che ha fatto fortuna negli Stati Uniti ove risiede. Ed invece, hanno organizzato una vera e propria aggressione ai danni di tre giocatori del Taranto nell’intervallo della gara giocata in Basilicata ieri pomeriggio.

Favetta, Croce e Manzo sono stati colpiti con delle cazzottiere tirapugni da tre persone dello staff che indossavano le pettorine da steward, mentre i giocatori rientravano negli spogliatoi dopo il primo tempo con il risultato fermo sullo 0-0. I tre calciatori sono stati poi trasportati all’ospedale di Potenza per accertamenti dove sono stati refertati con 15-20 giorni di guarigione a testa. I Carabinieri presenti allo stadio per il servizio di ordine pubblico hanno fermato e portato in caserma per accertamenti tre steward assunti dal Picerno, rivelatisi pregiudicati campani, due di Salerno(NA) ed uno di Napoli, residente a Battipaglia  che vengono ritenuti essere i responsabile dell’aggressione fisica ai danni dei giocatori tarantini.

I tre individui, incredibilmente con precedenti penali, sono stati perquisiti dai Carabinieri e trovati in possesso di cazzottiere ed un bastone sfollagente metallico, vietati e ritenuti per legge armi improprie. A seguito di tutto i tre pregiudicati campani ciò sono stati denunciati a piede libero con proposta di Daspo nei loro confronti.

La partita è poi ripresa con il Taranto in inferiorità numerica per l’espulsione di Croce che  sopraggiungeva in soccorso dei due compagni di squadra Favetta e Manzo, e si è trovato coinvolto nel parapiglia, rimediando nel contempo un altro duro colpo, e l’arbitro Delrio (figlio dell’ ex-ministro) è stato tratto in inganno ritenendo che il calciatore del Taranto volesse aggredire un giocatore avversario.

Nello stadio di Picerno che ha una capienza di 1.000 spettatori, erano presenti anche 150 tifosi al seguito della squadra del Taranto , ma non vi è stato alcun problema di ordine pubblico, grazie anche alla puntuale presenza allo stadio dei Carabinieri della locazione Stazione,  come ci ha confermato il Col. Antonio Albanese, comandante provinciale dell’ Arma dei Carabinieri di Potenza.

Il Taranto in serata con un comunicato stampa pubblicato sul proprio sito ha smentito il racconto fantasioso diffuso dalla società del Picerno in merito agli accadimenti dello stadio “Donato Curcio”, definendo la ricostruzione dei fatti ad opera della società lucana “assolutamente fuorviante, mendace e priva di ogni fondamento oltre che protesa a nascondere responsabilità evidenti e palesi“. Ed infatti i fatti accaduti accertati dai Carabinieri sembrano smentire nella maniera assoluta le ridicole giustificazioni della dirigenza del Picerno. Allo stadio era presente anche un commissario di campo inviato dalla Lega Nazionale Dilettanti.

Tutti e tre i giocatori sono stati immediatamente trasportati presso l’ospedale di Potenza con lesioni varie alla nuca e al collo per Favetta e Manzo, ed allo zigomo per Croce ed in evidente stato di shock. Sono stati poi dimessi nella tarda serata con una prognosi di guarigione per due calciatori del Taranto di 10 giorni e per uno di 6. Il tutto è ampiamente documentato dall’intervento dei carabinieri che hanno provveduto a mettere nello stato di fermo gli autori della vile aggressione. La società Taranto FC 1927, che ha sempre manifestato grande ospitalità e fair play nei confronti delle squadre avversarie ospiti allo Stadio Jacovone di Taranto, continua il comunicato “non può in nessuna maniera assecondare un comportamento così intollerabile e censurabile, nonché eticamente lesivo dei propri diritti e della propria immagine. Pertanto, annuncia di aver inoltrato ricorso, al fine di farsi riconoscere quanto è doveroso aspettarsi. Lo 0 a 0 maturato sul campo passa giocoforza in secondo piano“.

Quanto accaduto ieri a Picerno non può e non deve passare impunitamente sotto gli occhi degli sportivi e c’è da augurarsi che la Federazione Italiana Gioco Calcio intervenga pesantemente, e sopratutto immediatamente, come previsto dalle carte federali. La città di Taranto è stanca di subire soprusi ed errori federali, con punizioni comminate dopo mesi. Come si possono tacere delle evidenti responsabilità oggettive del Picerno che ha ingaggiato come steward dei pregiudicati campani ?

Sarebbe interessante sapere anche cosa ne pensa il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti, il Sen. Cosimo Sibilia, che è anche vice presidente vicario della Federcalcio .




Il Ministro Luigi Di Maio a Taranto il 24 aprile per il CIS

ROMA – Il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio mercoledì 24 aprile dopo Pasqua dopo 14 mesi di “latitanza” sarà nel capoluogo jonico presso la Prefettura di Taranto,  in qualità di Presidente del Tavolo Istituzionale Permanente ai sensi del D.P.C.M. 26 febbraio 2019 per far ripartire alle 10,30 il tavolo del CIS, Contratto Istituzionale di Sviluppo per confrontarsi sugli obiettivi strategici ed operativi.

 




L' opinione del Direttore. Politica, tangenti e "monnezza". 1a puntata

ROMA – L’ ’opinione  del nostro Direttore Antonello de Gennaro, sullo scandalo delle tangenti di Taranto, all’interno del nostro programma “Sette e mezzo“, trasmesso giovedì 14 marzo 2019  in diretta  sulle piattaforme dei socialmedia Facebook, Twitter ed Instagram del CORRIERE DEL GIORNO.

ogni lunedì, mercoledì e venerdì diretta “live” sulle pagine Facebook, Instagram e Twitter del CORRIERE DEL GIORNO fondato nel 1947™




Dramma a Taranto: negligenze e incapacità che interrogano ciascuno di noi

di Don Francesco Mitidieri *

Credo che l’unica cosa possibile sia ritrovarci a pregare come abbiamo fatto questa sera durante la messa, ricordarci che l’Amore non può essere mai sopraffatto dal male e che in situazioni come questa, come in ogni sofferenza e peccato Dio riesce a scrivere dritto sulle nostre righe storte, Dio è capace di trasformare l’infamità della croce in segno di amore e salvezza, Dio sarà capace di trasformare anche questo male assurdo in una occasione di salvezza per tutti. A noi ora fermarci, riflettere, scegliere se permettere al male di continuare a trovare spazio nei nostri cuori dando sfogo alla frustrazione e rabbia o trasformarlo in amore concreto verso la piccola e la sua famiglia, verso un quartiere in difficoltà come il nostro, un amore capace di trasformare anche il male in bene

La notizia della piccola gettata giù dal balcone dal suo papà e del fratello accoltellato ha sconvolto l’intero quartiere delle “case bianche” di Paolo VI. In tanti sono accorsi. Molti conoscendo la situazione e le persone coinvolte hanno cercato da subito di intervenire – presi da rabbia – anche in modo improprio. Successivamente si è iniziato a parlottare in vari capannelli che si sono formati sul luogo dell’accaduto cercando su chi scaricare la colpa: dapprima su chi si è reso autore di tale assurdità, poi sulla polizia e i servizi sociali che sapevano ma non sono intervenuti in maniera efficace… questa cosa mi ha portato a riflettere su come effettivamente  nessuno possa “scagliare pietre” in situazioni come questa.

Certamente non chi si è reso colpevole di tale azione a quanto pare sotto effetto di sostanze stupefacenti ed alcool, ma neanche effettivamente le istituzioni che sapevano e non sono intervenute in maniera adeguata, e neanche noi società civile, realtà ecclesiale ed educativa che non siamo riusciti a leggere ed intervenire in tempo, neanche noi singoli cittadini di questo quartiere dove spesso ci si gira dall’altra parte quando degrado sociale, situazioni di illegalità e tante altre problematiche sembrano essere situazioni più grandi di noi e “passiamo oltre” senza farci carico o almeno provarci a far cambiare le cose, a denunciare. Credo quindi che nessuno possa scagliare pietre, perché assurdità del genere sono la risultanza di una serie di negligenze ed incapacità che interrogano ciascuno di noi senza trovare risposte vere ed esaustive.

È difficile riuscire a trovare un senso a quanto accaduto, è difficile continuare ad andare avanti perché un gesto così cruento contro una bambina di appena 6 anni non può nemmeno essere concepito.

E allora credo che l’unica cosa possibile sia ritrovarci a pregare come abbiamo fatto questa sera durante la messa, ricordarci che l’Amore non può essere mai sopraffatto dal male e che in situazioni come questa, come in ogni sofferenza e peccato Dio riesce a scrivere dritto sulle nostre righe storte, Dio è capace di trasformare l’infamità della croce in segno di amore e salvezza, Dio sarà capace di trasformare anche questo male assurdo in una occasione di salvezza per tutti. A noi ora fermarci, riflettere, scegliere se permettere al male di continuare a trovare spazio nei nostri cuori dando sfogo alla frustrazione e rabbia o trasformarlo in amore concreto verso la piccola e la sua famiglia, verso un quartiere in difficoltà come il nostro, un amore capace di trasformare anche il male in bene.

*parroco “Corpus Domini” – Quartiere Paolo VI – Taranto




Ma quale turismo? Taranto è la "città del mobile"...!

di Paolo Campanelli

Negli ultimi tempi, a contrasto della scelta industriale della presenza dell’ ILVA, tra le altre cose, alcuni “politicanti” locali e pseudo-ambientalisti a caccia di protagonismo mediatico, sostengono che Taranto e le sue bellezze avrebbero una “vocazione turistica”. Affermazione discutibile e, ahinoi, sempre discussa.

Il turismo e la pulizia sono elemtni incompatibili sopratutto in una città sporca come Taranto che spende circa 20 milioni di euro l’anno per lo smaltimento dei propri rifiuti, oltre ai costi (e le perdite di gestione) dell’ AMIU Taranto . Più e più volte ci si lamenta delle condizioni della città, dal punto di vista della pulizia. Bidoni pieni, spazzatura buttata per strada, rifiuti ingombranti abbandonati sui marciapiedi delle strade, bisogni degli incolpevoli animali…

Ma c’è un importante dettaglio che, spesso e volentieri, viene volutamente ignorato dai cittadini: sono i cittadini stessi a produrre l’immondizia. Ad uno sguardo superficiale, può sembrare che  il problema siano i cassonetti, sempre stracolmi. In un’ironica visione su come svolgere il proprio ruolo sia un “male”.

Tuttavia, con tutti i limiti strutturali che i cassonetti e i secchioni dei rifiuti possono avere, questi sono costantemente (civilmente) usati in tutta la città, e il quantitativo di rifiuti “ giornalieri” abbandonati per strada non è mai stato così ridotto; sono lontane dalla realtà persino le catastrofiche previsioni di “strade di confezioni di merendine e lattine” che i tanti distributori per la città avrebbero dovuto portare. Seppur, va detto, il quantitativo di bottiglie di birra Raffo abbandonate in ogni dove non accenni a diminuire, al punto che la loro presenza risulta in qualche maniera addirittura pressochè invisibile o indifferente agli occhi degli abitanti.

Della inciviltà di determinate persone che non raccolgono i bisogni dei cani che ostentano, si è già detto tutto. Il vero “nuovo” problema che i cittadini affrontano, costantemente, è quello dei mobili abbandonati per strada, e si tratta di un problema di grande evidenza, che nuoce molto gravemente alla immagine ed al decoro della città di Taranto.

Abbiamo raccolto in giro per la città di Taranto numerose testimonianze fotografiche a supporto dei nostri argomenti proprio per dimostrare  nello stile del nostro giornale quanto raccontiamo. Immagini sconfortanti che parlano da sole e che testimoniamo una evidente inciviltà

Siamo voluti andare alla ricerca di testimonianze sul campo ed abbiamo sentito un personaggio particolare, uno di quegli “invisibili” che girano per la città a bordo di minuscoli “Trerruote”, sfidando la legge di gravità con carichi di metalli ed altri oggetti riciclabili, da conferire per pochi soldi ai raccoglitori. Si è dimostrato subito disponibile, dichiarandosi nostro lettore “suse au telefonine” (cioè attraverso il telefonino n.d.a.), unica condizione per parlarci, però, l’anonimato. E noi lo accontentiamo e lo chiameremo con il nome di fantasia “Cenzino”.

Cenzino  ci ha raccontato che la colpa è delle imprese o dei privati che praticano la ristrutturazione degli immobili e che, pur facendosi pagare lo “smaltimento” nei centri Amiu, in realtà si limitano ad abbandonare gli oggetti per strada, confidando che qualcuno li raccolga. Ogni ristrutturazione, ogni sfratto determinano la invasione delle strade con pezzi di mobili assolutamente non riciclabili, in quanto trattati con vernici ed acrilici quindi privi di alcun valore e, a detta di Cenzino, inservibili neppure “pu fueche” ( cioè per il fuoco n.d.a.) per le emanazioni tossiche che si sprigionano dalle fiamme.

Ma la cosa peggiore sono i materassi. Infatti tutti i calcinacci, i mobili antichi o presunti tali, tutti i frigoriferi, gli scaffali, non raggiungono il livello di degrado di un singolo materasso. I materassi infatti, sono una pericolosa base per microbi, che peggiora giorno dopo giorno di esposizione alle intemperie, e calamita di tutta quella sporcizia che i randagi si portano dietro; differentemente dai rifiuti più “solidi”, i materassi non possono essere rotti in pezzi più piccoli, e con la loro particolare elasticità, risultano estremamente complicati, se non spesso impossibili, da caricare sui mezzi della nettezza urbana durante i loro turni ordinari. Qui Cenzino si esprime con un bestemmione verso la inciviltà dei suoi concittadini e salutandoci riparte con il suo Trerrote d’epoca, con tutta la nostra simpatia.

Assolutamente contraria è invece la tendenza in Lungomare, Via d’Aquino e dintorni, dove, eccettuando gli accumuli di polvere dovuti al forte vento di mare che talvolta spira per quell’area della città, la pulizia è innegabilmente superiore, i “gruppi fissi davanti al bar” composti da genti di ogni età che per decenni si poteva trovare si sono trasformati in comitive in un educato passeggio (o, come i pessimisti affermano, migrano tra una macchinetta e l’altra) e persino dopo la mezzanotte estiva, gli unici disturbi della quiete sono i ragazzini di piazza che giocano a calcio, devoti del “mitico” pallone Supersantos, usanza e passione immutabili attraverso le generazioni.

Un contrasto con qualsiasi luogo comune del passato, è la città vecchia ad essere già nel futuro: una volta che i pescherecci hanno completato le operazioni di scarico, e la folla a caccia dello scorfano più fresco e della cozza più pelosa si è diradata, la città vecchia, e principalmente, come si può vedere i suoi vicoli, le sue Colonne e le piazze interne, diventano un fervore di attività in vista della apertura serale dei locali e dei negozi pittoreschi. Un tripudio di pulizia solo talvolta sovrastato da esultanza di cortei matrimoniali provenienti da San Domenico e San Cataldo. Persino i chioschi sulla marina si adoperano nel pulire, in barba a qualsiasi aspettativa che un’area dove i giovani (e presunti tali) si incontrano la sera.

Questa è la “Taranto bellezza”, mentre aldilà del ponte girevole, purtroppo la città è ricoperta di monnezza, con un azienda municipale affidata nelle mani di incompetenti allo sbaraglio, di “amici degli amici”… voluti e nominati dal Sindaco Rinaldo Melucci che eccelle per il voto di scambio. E questa  invece è la “Taranto monnezza” : in tutto e per tutto.




Ilva, la Bei pronta a finanziare il futuro di Taranto

ROMA – La Bei è pronta a valutare il finanziamento sino a metà del piano di rilancio industriale e ambientale dell’Ilva. “Dobbiamo prima attendere di vedere come va a finire la questione della proprietà”, ha precisato però Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea degli investimenti, nel corso di un’intervista a La Stampa. “Quando ci sarà chiarezza siamo disponibili a sederci con gli amministratori e vedere che si può fare”. “Ora non ci sono contatti, il quadro è incerto, e non è il momento”, ha sottolineato. Però, assicura, “la Bei ci sarà, perché l’Ilva è il secondo datore di lavoro del Sud dopo lo Stato e la nostra istituzione è nata pensando al Mezzogiorno: per ragioni etiche, morali e storiche non possiamo mancare la partita”.

“Gli impianti, secondo i nostri ingegneri che li hanno visitati, sono di qualità – ha detto ancora ScannapiecoOggi dobbiamo aspettare di vedere come va a finire sulla proprietà. Serve chiarezza. Ora come ora, non sapremmo nemmeno a chi rivolgerci per la due diligence”. La Bei, ha puntualizzato, “può finanziare al massimo il 50% di un progetto, in programmi di investimenti pluriennali, se ci sono carte e programmi leggibili. Quando ci sarà il piano cercheremo di massimizzare l’impatto. Ora la palla non è nel nostro campo”.




Centrodestra e centrosinistra faccia a faccia a Taranto, Genova, Verona e Catanzaro

ROMA – Dopo tanto parlare di un’ Italia divisa per tre blocchi, improvvisamente si ritorna al passato del bipolarismo: il centrosinistra che se la gioca contro il centrodestra, mentre il Movimento Cinque Stelle ancora una volta ha sbagliato le candidature a sindaco ed i “grillini”  restano tutti a casa a fare gli spettatori. Il Movimento di Grillo e Casaleggio Associati infatti è rimasto escluso dai ballottaggi di tutte le maggiori città. Nei 21 capoluoghi di provincia e 4 capoluoghi di regione si andrà prevalentemente al ballottaggio il prossimo 25 giugno.

Il quadro è abbastanza chiaro. Nelle grandi città il M5S non raggiunge mai il ballottaggio. In alcuni casi non arriva neanche terzo o quarto. A Taranto, la città dell’Ilva, e delle contestazioni ambientalistiche, i “grillini” non hanno convinto i cittadini probabilmente anche a causa delle fratture interne al movimento “spaccato” in quattro anime. A Genova e a Palermo si è celebrato invece il suicidio “perfetto” con  il fallimento del Movimento 5 Stelle con istinti autodistruttivi, incapace di radicarsi con una classe dirigente locale, preda di lotte tribali interne, tra candidati e capicorrente che si combattono a colpi di veleni e dossier. Genova, la città di Beppe Grillo ha partorito la diaspora fra tre candidati di matrice grillina, diventando la città del “golpe” online, contro il quale si sono infranti i sogni dei molti che credevano nella democrazia diretta sul web spazzata via dalla decisione di Grillo di sostituire Marika Cassimatis, la legittima vincitrice delle primarie online, con Luca Pirondini, incapace di raccogliere nel capoluogo ligure i consensi necessari.

A Palermo lo scandalo delle firme false, diventato un’inchiesta della Magistratura, fra tre deputati di primo piano “indagati” e le guerre interne tra “bande” contrapposte, è culminato nel gioco autolesionistico degli audio rubati per indebolire il candidato Ugo Forello. Ma lo schiaffo più pesante per Grillo e Casaleggio  arriva da Parma dove Pizzarotti, lasciando Grillo ed il M5S  al loro destino, con un movimento “cucito” sulla sua amministrazione comunale uscente ha ridotto il M5S a numeri da “partitino” irrilevante, tra 2 e 4%.

Lecce e Taranto . Nelle due città capoluogo di provincia della Puglia, Lecce e Taranto, dove si votava per il rinnovo della carica di sindaco e del consiglio comunale, sembrano ormai delineati due ballottaggi. Più definito il quadro nella città salentina, dove, quando le sezioni scrutinate sono 39 su 102, in testa è il candidato del centrodestra, Mauro Giliberti, con 8111 voti e il 45,85% piazzatosi davanti a Carlo Maria Salvemini, candidato sindaco del del centrosinistra, con 2906 e il 28,64%. Al terzo posto Alessandro Delli Noci, dell’Udc che ha riportato il 16,77%. Staccato , il candidato del Movimento 5 Stelle Fabio Valente con il 5,98%.

A Taranto sono 129 su 191 i seggi nei quali le operazioni di scrutinio si sono completate. Il quadro presenta ancora margini di incertezza visto anche il numero di candidati alla massima carica cittadina. In testa la candidata Stefania Baldassari sostenuta dalle liste del centrodestra (Forza Italia e Direzione Italia)  camuffate da “civiche” che ha ottenuto finora 13.837 voti e una percentuale del 22.28%. Un dato che andando avanti con lo spoglio delle schede delle sezioni dei quartieri più popolati, durante il corso dello spoglio scende progressivamente.

La tallona Rinaldo Melucci il candidato  sindaco del Pd,  ed altre liste civiche di centrosinistra , il quale finora ha riportato 11.296 consensi per una percentuale del 18,19%. Molto indietro Mario Cito della lista civica At6, con il 12,25% e 7.609 preferenze, mentre  Francesco Nevoli del Movimento 5 Stelle con 7.743 voti ed il 12,09% raggiunge un risultato pressochè inutile ed ininfluente .

Orlando vince a Palermo e annuncia la festa   . Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che veleggia verso la riconferma con il 44/45 per cento di consensi, ha annunciato nella notte una “grande festa di piazza per ringraziare tutti” per questa sera alle ore 20 in piazza Bellini, la piazza accanto a Palazzo delle Aquile. “L’avremmo voluta fare in piazza Pretoria – dice – ma ci sono i lavori alla fontana e quindi abbiamo deciso di farla nella piazza accanto”.

Spoglio a rilento a Catanzaro  dove non è ancora terminato confermano ma è confermato il ballottaggio tra i candidati di centrodestra e centrosinistra, Sergio Abramo – sindaco uscente – e Vincenzo Ciconte. Il primo è al 38,74% dei voti scrutinati, mentre Ciconte, consigliere regionale, primario di cardiologia e presidente dell’Ordine provinciale dei medici, è al 30,90%. Il docente universitario Nicola Fiorita, a capo di un raggruppamento di liste civiche tra le quali Cambiavento, da lui fondata, è al 24,62%, mentre la candidata grillina Bianca Laura Granato non va oltre il 5,74%.

nella foto Federico Pizzarotti

A Parma  il sindaco uscente Federico Pizzarotti è in testa e va al ballottaggio con Paolo Scarpa il candidato sindaco del centrosinistra con . Secondo i dati definitivi del Viminale, l’ex Cinquestelle Pizzarotti è in testa con il 34,78%, tallonato da Paolo Scarpa con il 32,73% (Pd e liste civiche) mentre la candidata di centrodestra Laura Cavandoli è al 19,27% e solo al 3,18% Daniele Ghirarduzzi (M5S).

Ballottaggio anche a Genova   dove è il candidato di centrodestra Marco Bucci a guidare il risultato elettorale: con lo scrutinio quasi finito, 643 sezioni completate su 653 totali, l’aspirante sindaco sostenuto da Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, DI e lista civica è al 38,70, contro il 33,42% di Gianni Crivello, sostenuto da Pd, A sinistra e due liste civiche. Sono loro due quindi i candidati che vanno al ballottaggio.

Testa a testa a Verona  dove il  ballottaggio sarà tra il candidato del centrodestra Federico Sboarina (centrodestra) e Patrizia Bisinella (Fare! e civiche). Secondo i dati definitivi del Viminale, il primo è in testa per la sfida a sindaco con il 29,26% mentre la Bisinella compagna di Flavio Tosi (il sindaco uscente n.d.r. ) è al 23,54%. Resta fuori la candidata Pd Orietta Salemi con il 22,48%.

Centrosinistra in vantaggio anche a L’Aquila uno dei 4 capoluoghi di regione dove si è tornati al voto per il rinnovo di sindaco e Consiglio comunale, si profila il ballottaggio tra centrosinistra e centrodesta, con il primo schieramento nettamente in vantaggio. Infatti, al momento, su 49 sezioni scrutinate su 81 – i dati sono dell’ufficio elettorale del Comune – Americo Di Benedetto del centrosinistra è al 47,63%. Pierluigi Biondi del centrodestra al 35,01%. Fabrizio Righetti, del M5S, è al 4,67%.

I pentastellati vanno “in finale” solo a Carrara, Guidonia e Acqui Terme. Bruciante la “perdita” del Comune di Mira, nel Veneto, uno dei primi comuni conquistati dal M5S nel 2012. Nel complesso, secondo i dati di YouTrend, il Movimento è al ballottaggio solo in otto comuni su 140 sopra i 15mila abitanti.

Per quanto riguarda la sconfitta elettorale del M5S alle amministrative  In primis la colpa va all’incapacità di amministrare la Capitale manifestata da Virginia Raggi a Roma ed alla strage mancata a Torino con la sindaca Chiara Appendino svanita per ore e ore mentre i feriti affollavano gli ospedali. Le due gentili “grilline” che, un anno fa esatto, erano i fiori all’occhiello del Movimento Cinque Stelle, oggi sono diventate due delle zavorre che lo affondano.

La sconfitta grillina è cocente, e senz’altro porterà forti scossoni al proprio interno, sopratutto quando la prima a finire nell’occhio del ciclone sarà Virginia Raggi, sulla quale ricadono pesanti responsabilità che potrebbero portarla ad  imminenti rinvii a giudizio per le vicende legate ai suoi due più stretti collaboratori  Raffaele Marra e Salvatore Romeo. Ma anche il “capocomico”Beppe Grillo e la sua arroganza dittatoriale a Genova hanno la loro pesante dose di colpevolezza e responsabilità in questa  colossale batosta elettorale. Le piazze semivuote dei comizi, dove i portavoce dell’ex-direttorio  e lo stesso Grillo,  si sono spesi di fronte a un manipolo di fedelissimi erano un’avvisaglia già inquietante per chi, fino a poco tempo fa, invece le piazze le riempiva.

Forse non avevano torto i giornalisti quando a Roma scrivevano e raccontavano documentavano decisioni ed errori della nuova giunta Raggi eletta al grido di “onestà, onestà“. Non avevano torto neanche i giornalisti che raccontavano le manovre dietro le quinte e le scelte imposte dal “capo comico”  in città importanti e cruciali come Genova o i giornali che evidenziavano la buona amministrazione del Comune di Parma con il sindaco estromesso per troppa autonomia. Perché alla fine la stampa quando fa bene il proprio lavoro è utile anche alla politica, se questa ha ancora capacità di autocritica ed intelligenza di ascoltare.

I 5 stelle così come non pochi partiti si sono sottratti con arroganza alle critiche. Ed il risultato  di questa notte delle urne ha messo in luce tutti gli errori. Il radicamento, la presenza sul territorio misura la qualità di un movimento o di un partito e dovrebbe diventare l’interfaccia costante dei vertici  politici così come dei semplici e militanti. Dovrebbe. Siete d’accordo ?