Lecce : 7 arresti e 46 indagati c'è anche un senatore della Lega. Voti in cambio di abitazioni

ROMA – Arrestati ex amministratori comunali, consiglieri comunali, alcuni dei quali ancora in carica, e dirigenti del Comune di Lecce, dagli uomini della Guardia di finanza di Lecce su ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, in seguito a richiesta avanzata dai pm Massimiliano Carducci e Roberta Licci della Procura di Lecce nel mese di dicembre dello scorso anno nell’ambito di indagini svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria di Lecce.

Sono 46 le persone indagate, tutte a vario titolo accusate per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale, abuso d’ufficio e falso ideologico.

Fra gli indagati compare anche il senatore leghista Roberto Marti per “abuso d’ufficio“, “falso ideologico” e “tentato peculato“, allorquando fra il 2004 e il 2010 era titolare dell’assessorato ai Servizi sociali del Comune di Lecce , nella giunta di centrodestra guidata all’epoca dal sindaco Paolo Perrone. L’ipotesi di reato formulata dai magistrati ha accertato l’assegnazione indebita di alloggi di edilizia residenziale pubblica in favore di persone non collocate in graduatoria in posizione utile, l’occupazione abusiva di alloggi resisi disponibili per l’assegnazione nonché l’accesso illegittimo a forme di sanatoria (previste dalla legge regionale 10 del 2014)  concesse in assenza dei requisiti richiesti.

I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti nei confronti di nove persone  2 dei quali sono stati  incarcerati: Umberto Nicoletti e Nicola Pinto leccesi di 31 e 41 anni, entrambi inquilini di alloggi popolari situati nel quartiere Stadio di Lecce, vengono ritenuti legati alla malavita organizzata, e sono accusati del pestaggio, nel 2015, dell’uomo che nel 2013 con la sua denuncia dette il via all’inchiesta penale,. 5 posti agli arresti domiciliari (2 con obblighi di dimora) fra i quali gli ex assessori Attilio Monosi e Luca Pasqualini, attualmente entrambi in carica come consiglieri comunali nel centrodestra, per il consigliere comunale del Pd Antonio Torricelli, anche in carica, per il dirigente comunale Lillino Gorgoni e per Andrea Santoro, quest’ultimo accusato nell’ambito dell’episodio di pestaggio del denunciante.

Nell’inchiesta sull’assegnazione delle case popolari a Lecce , è venuta a galla anche un’accusa particolarmente odiosa  nei confronti di Luca Pasqualini, ex assessore alla Mobilità nella giunta Perrone, ed oggi consigliere comunale .  Infatti uno dei reati di “corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio” che gli vengono contestati dagli inquirenti è relativo all’accusa di aver richiesto ed ottenuto prestazione sessuali da una donna, moglie di un uomo residente nel Quartiere Stadio il quale sarebbe stato “particolarmente raccomandato” allo stesso assessore per l’assegnazione di una casa parcheggio. Tale ipotesi di reato è suffragato da  uno scambio di telefonate e messaggi agli atti del procedimento tra Pasqualini e la donna, e gli investigatori avrebbero anche appurato che a giugno ed a novembre del 2014 i due si siano incontrati

Durante lo svolgimento delle corso indagini sono emerse delle risultanze che hanno aperto dei nuovi filoni d’inchiesta, uno dei quali relativo alla frenetica attività di alcuni indagati per consentire che un alloggio tolto dall’Antimafia a un “boss” della malavita salentino, venisse successivamente assegnato al fratello dello stesso boss.

La misura interdittiva è stata disposta per altri cinque dipendenti comunali, Luisa Fracasso, Piera PerulliGiovanni PucePaolo Rollo tutti in servizio presso l’ufficio casa e ufficio patrimonio, per i quali è stata chiesta l’interdizione temporanea dai pubblici uffici.  Sono tutti accusati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. Secondo gli investigatori,  gli indagati si spendevano per procacciare voti in favore dei candidati del proprio partito, per aumentare il proprio peso all’interno di esso e nei confronti del suo leader, ed avevano organizzato un sistema per controllare un “serbatoio dei voti” che ogni beneficiario degli alloggi poteva mettere a disposizione. Gli inquilini dovevano indicare su un foglio e consegnare  il nome di tutte le persone amiche che avrebbero garantito loro il proprio voto alle elezioni.

 A seguito delle intercettazioni telefoniche disposte e dai capi di imputazione compaiono anche nomi di vari “big” della politica locale e nazionale, ma è stato escluso un  loro coinvolgimento nel mercato illecito dello scambio di voti in cambio di alloggi popolari .

La carriera politica di Roberto Marti è stata costantemente in ascesa a partire dal 2010, con l’elezione al consiglio regionale della Puglia con il Popolo delle libertà. Nel 2013 venne eletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione Puglia, sempre tra le fine del PdL  da cui è successivamente passato a Forza Italia, partito che ha abbandonato per divergenze politiche con Silvio Berlusconi, migrando nei Cor-Conservatori e riformisti guidati da Raffaele Fitto. Successivamente  Marti nel 2015, insieme ad altri deputati Corè passato al Gruppo misto . Più recentemente, nel novembre del 2017, Roberto Marti dopo avere abbandonato Direzione Italia, ha aderito a Noi con Salvini ottenendo un seggio l’elezione al Senato alle ultime politiche.

Le reazioni politiche : “La presenza del senatore Marti nell’inchiesta — dichiara il deputato Camillo D’Alessandro, responsabile per le politiche abitative del Pdè inquietante. Soprattutto perché quello degli alloggi popolari è un tema su cui questo governo sta predicando bene e razzolando molto male. Ovviamente per noi Marti è innocente fino al terzo grado di giudizio, ma se le accuse venissero confermate ci troveremmo davanti a uno scenario gravissimo“. “Stiamo parlando di voti — commenta Nico Bavaro, segretario pugliese di Sinistra italianagiocati sulla pelle dei senza casa. La Lega di Salvini è impegnata a cacciare i poveracci, prima però li sfrutta. Fra i 49 milioni di euro di fondi pubblici rubati e l’utilizzo della disperazione dei senza casa, a scopo elettorale, c’è l’imbarazzo della scelta. Devono vergognarsi e andare a casa, specie perché continuano a sfruttare la disperazione degli ultimi contro i penultimi e su questo costruiscono voti e consenso“.

Ecco tutti i nomi degli indagati:

Stefano Armenta, di Lecce; Giovanni Bene, di Lecce;  Nunzia Brandi, di Lecce;  Antonio Briganti, di Lecce; Angelica Camassa, di Lecce; Barbara Cazzella, di Lecce; Serena Cervelli, di Lecce; Damiano D’Autiia, di Casarano; Rosario D’Elia, di Lecce;  Ilaria Decimo, di Lecce; Sergio De Salvatore, di Lecce; Monica Durante, di Lecce; Douglas Durante, di Lecce;  Cristian Elia, di Lecce;  Luisa Fracasso, di Galatina;  Fabio Freuli, di Lecce; Monia Gaetani, di Lecce;  Pasquale Gorgoni, di Cutrofiano; Raffaele Liccardi, di Lizzanello;   Roberto Marti di Lecce; Sergio Marti, di Melendugno; Luisa Martina, di Lecce; Andrea Mello, di Lecce;  Piergiovanni Miggiano, di Minervino; Diego Monaco, di Lecce; Attilio Monosi, di Lecce; Roberta Murra, di Lecce;  Giuseppe Nicoetti, di Lecce; Umberto Nicoetti, di Lecce; Gessyca Palazzo, di Lecce; Laura Panzera, di Lecce;  Luca Pasqualini, di Lecce; Nicola Pinto, di Lecce; Antonio Torricelli, di Lecce; Giuseppe Naccarelli, di Lecce;  Giovanni Puce, di Maglie; Piera Perulli, di Lecce;  Nicolina Pulimento, di Corigliano d’Otranto,  Guido Raffaele, di Lecce;  Vincenzo Raho, di Lecce,  Salvatore Rizzo, di Lecce;  Paolo Rollo, di Lecce;  Francesca Sansò, di Lecce; Andrea Santoro, di Lecce;  Amedeo Scialpi, di Manduria;  . Vincenzo Specchia, di Galatina; Vanessa Tornese, di Lecce;




ILVA: il vero sconfitto "politico" ? Michele Emiliano

di Antonello de Gennaro

Domani si svolgerà a Roma il nuovo tavolo ministeriale al Mise con in sindacati ed i rappresentanti di ArcelorMittal convocati dal ministro dello sviluppo economico e del lavoro Luigi Di Maio, riunione in cui si dovrebbe trovare una soluzione alla trattativa sindacale sugli esuberi previsti sin dall’offerta vincente che ha conseguito l’aggiudicazione della multinazionale franco-indiana del Gruppo ILVA in Amministrazione Straordinaria,  a seguito della gara bandita del Mise sotto la gestione dell’ accoppiata Carlo Calenda (ministro) – Teresa Bellanova (vice ministro).

Ormai i “giochetti” estivi del ministro Di Maio per delegittimare ed offuscare il buon lavoro fatto dal suo predecessore Calenda, si sono sciolti come neve sotto il sole, in quanto nessuno degli organismi istituzionali (Anac-Autorità nazionale Anticorruzione, Avvocatura Generale dello Stato e Ministero dell’ Ambiente) a cui il neo ministro grillino si era rivolto, ha trovato alcunchè di illegale nel bando di gara e nella conseguente aggiudicazione che era passata al vaglio anche dall’ Autorità Antitrust Europea. Il contratto di aggiudicazione ad ArcelorMittal, firmato il 5 giugno del 2017, è tutt’ora vigente e legittimo.

Ma il vero sconfitto principale responsabile di questo agosto “caldo” in realtà non è Di Maio, ma bensì il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano che con la sua strumentale lettera inviata al Mise con cui ipotizzava delle ombre oscure dietro le quali  vi sarebbero state delle presunte (inesistenti) illegalità ha attivato il gioco “politico” di delegittimazione degli avversari (e cioè nel caso specifico il Pd) in cui gli esponenti del M5S hanno una certa esperienza.

Emiliano ha ripetutamente osteggiato l’attività politica del Pd per il “salvataggio” dell’ ILVA, nel vano tentativo di poter avere un “ruolo” politico, addirittura ad un certo punto ha ipotizzato una partecipazione azionaria della Regione Puglia, pur di avere un posto nel consiglio di amministrazione. Una poltrona in più da “lottizzare”, come sempre agli amici degli amici. Ha fatto di tutto pur di essere presente e coinvolto nelle varie fasi dell’amministrazione straordinaria e della successiva gara, ma sopratutto ha fatto qualsiasi cosa per ostacolare il rilancio dello stabilimento siderurgico di Taranto. Inutilmente. Per fortuna Calenda e la Bellanova hanno sempre sbarrato ogni suo tentativo di intrusione.

Se Michele Emiliano si fosse ricordato di essere un magistrato in aspettativa (per fortuna della giustizia italiana !) avrebbe dovuto mandare quella lettera con cui ipotizzava delle presunte illegalità all’ Anac, alla Procura di Roma, non al neo-ministro Di Maio. Ma il suo vero obiettivo in realtà era quello di ostacolare  il difficile lavoro svolto dai suoi compagni di partito al vertice del Ministero dello Sviluppo economico per risolvere la questione ILVA. ancora una volta i “giochetti sporchi” di Emiliano si sono rivelati dei clamorosi fallimenti politici.

Michele Emiliano, Rossi, Roberto Speranza

E’ doveroso ricordare che Emiliano nel corso del suo mandato, ha perso tutte le battaglie di “posizione” interne ed esterne al suo partito. Il governatore pugliese pur di osteggiare Matteo Renzi, che in realtà è stato il vero “artefice” della sua elezione alla guida della Regione Puglia, addirittura aveva “cavalcato” la scissione interna facendosi fotografare insieme a Roberto Speranza ed al governatore toscano Rossi nella sede di rappresentanza della Regione Puglia a Roma (scambiata per una sede di partito !) quando voleva dare ad un nuovo soggetto politico cioè  ad Art. 21 , salvo poi ripensarci la notte e presentarsi all’ Assemblea Nazionale del PD, dove l’on. Roberto Giacchetti , all’epoca dei fatti vicepresidente della Camera dei Deputati, nel suo intervento lo aveva ridicolizzato dicendogli “questi hanno la faccia come il culo !

Emiliano e Melucci

Non è un caso che in Puglia ben tre federazioni del Partito Democratico, e cioè quelle di Brindisi, Lecce e Taranto hanno recentemente stilato e firmato nei mesi scorsi un documento comune di sfiducia, così come il discusso e chiacchierato sindaco di Taranto  Rinaldo Melucci, il suo “cavallo di Troja” nella vicenda ILVA, il quale dopo aver aderito il giorno dopo la sua elezione alla corrente di Emiliano ( Fronte Democratico n.d.a. ) ed aver battagliato al suo fianco presentando ricorsi congiunti al TAR del Lazio, contro i decreti della Presidenza del Consiglio del Governo Gentiloni, è stato abbandonato anche dal “figliol prodigo”…. tarantino ( o meglio crispianese)  che ha ritirato il ricorso al TAR e guarda caso una ex-società di Melucci (la Melucci Shipping ora Meridian Shipping ha cominciato a lavorare in sub-appalto nello stabilimento siderurgico dell’ ILVA. Che combinazione…”

Emiliano  nei giorni scorsi si è autoricandidato alla poltrona di governatore, ma è stato “gelato” dal segretario regionale Marco Lacarra che lo ha bloccato : di primarie regionali a novembre non se ne parla proprio. Non solo per il largo anticipo rispetto alle elezioni del 2020, sia perché la tempistica è fuori luogo, ma anche perché sono ben altre le priorità in seno al Partito Democratico . “In questo momento – spiega il segretario Pd  Lacarradobbiamo pensare al programma di fine legislatura e a costruire la coalizione. E poi mi chiedo: perché il governatore vuol fare adesso le primarie? Queste devono servire ad aggregare, non a spaccare. E non possono rispondere solo a esigenze personali” ed aggiunge: “se facessimo le primarie a novembre e poi Emiliano le perdesse, come governerebbe? Con quale spinta e motivazione?“.

Emiliano e Lacarra

Queste considerazioni di Lacarra spiegano eloquentemente l’aria che circola in casa del Partito Democratico pugliese, sia alla Regione che nei complicati equilibri pugliesi. Il Pd in Puglia è un partito che vive pieno conflitto interno,  nel quale la componente di Emiliano temendo l’agguato dei renziani cerca disperatamente di difendere la propria “roccaforte-Regione” e il primo triennio di presidenza Emiliano. Sul fronte opposto gli stessi renziani sono al limite della sopportazione dell’arroganza di Emiliano. Lo scontro interno  in dirittura delle prossime elezioni regionali del 2020 è partito alcune settimane fa quando i renziani per voce autorevole di Teresa Bellanova hanno posto in discussione una ricandidatura di Emiliano proponendo le primarie interne in cui lo sfidante invece potrebbe essere ancora una volta il Sen. Dario Stefàno).

Non a caso ieri Emiliano ha dichiarato:Non è che possono tenermi così a bagnomaria, io devo capire se sono o non sono il candidato perché devo lavorare” aggiungendo “una parte (in realtà è tutta n.d.)  della componente renziana è contro di me quindi è importante capire subito, attraverso le primarie, chi sarà il candidato del centrosinistra. Se sarò io, per concludere il mandato con il sostegno necessario, se sarà un’altra persona per darle il tempo di fare la campagna elettorale e di farsi conoscere“, trovando un bel muro posto dall’on. Lacarra che lo ha “stoppato” : “Perché Emiliano vuol fare le primarie ora? Forse vuol garantirsi il sostegno del Pd. Non so se questo sostegno è in dubbio, ma se Emiliano avesse avuto la bontà di confrontarsi col partito, ne avremmo discusso. Io discuto sempre con componenti della sua corrente, di recente riavvicinatisi al partito. Però se poi il partito viene definito il luogo dei fannulloni, degli approfittatori, di chi è senza lavoro, ad eccezione di chi fa parte della componente di Emiliano…“.

Lacarra fa un chiaro riferimento alle parole del governatore Emiliano, che in occasione di un pubblico confronto a Ceglie Messapica,  aveva definito il Pd “il mio principale avversario“. E Lacarra si spiega: “Lo ripeto: prima il programma, la coalizione e infine il candidato, sul quale vanno fatte valutazioni di merito e politiche. Dobbiamo chiederci chi aggrega, e se l’uscente aggrega. Ma non è un ragionamento da fare due anni prima: e se intanto la coalizione si sgretola? Oltretutto, le primarie non possono essere la conta per determinare le aspirazioni personali di qualcuno, ma il luogo di confronto tra mondi diversi, la premessa per l’allargamento della coalizione“.

L’ampliamento della coalizione, è da sempre un argomento molto  caro a Emiliano, che però potrebbe tentare la candidatura esterna al Pd cercando di mettere in piedi un ‘alleanza di liste civiche, accogliendo a braccia aperta anche dei pezzi del centrodestra se i renziani pugliesi, dovessero accompagnarlo alla porta d’uscita dal palazzo regionale. Nel frattempo Emiliano adesso cerca con tutti il dialogo dietro le quinte,  cercando di recuperare anche alcuni pezzi della sinistra usciti dalla maggioranza consiliare. Non a caso presto in giunta all’Ambiente, potrebbe arrivare come assessore , Cosimo Borraccino in quota a Sinistra italiana.

Di Maio ieri ha parlato di Ilva .Sull’Ilva sarà una settimana decisiva in cui completeremo l’accertamento di tutte le irregolarità nelle procedure. Perchè il problema è che il 15 settembre prossimo non finiscono solo i soldi ma che gli indiani di Mittal entrano nell’Ilva visto che hanno un contratto già firmato: stiamo dunque lavorando per arrivare a quella data con un piano ambientale e occupazionale migliore. Come ministero stiamo cercando di appurare la verità non per rivalsa, non per combattere quelli che c’erano prima o contro gli indiani di Mittal“, ha agiunto riordando (probabilmente a se stesso)  come non sia sufficiente che un “atto sia illegittimo per eccesso di potere per poter procedere con l’annullamento in autotutela“.

Come i burocrati del Mise gli hanno spiegatoil Ministro non può annullare la gara senza certi presupposti, pena il ricorso d’urgenza di Mittal. Anche se abbiamo una idea diversa su come affrontare questo tema c’è comunque un solco nel quale dobbiamo andare avanti. Quello che vogliamo evidenziare però è che la verità storica è quella che assegna la più grande acciaieria italiana con una gara non regolare“.

 Emiliano ha perso la sua ennesima battaglia politica, cercando di usare la via giudiziaria, convinto di essere ancora un magistrato che può decidere qualcosa. Il vero problema è che Emiliano sinora ha giocato “sporco” sulla pelle della gente. Ancora una volta. Ed ancora una volta ha perso.




Ilva, una squallida pagina di incoerenza politica del Pd oggi alla Regione Puglia

ROMA – Ancora una volta oggi è emersa l’incoerenza politica del Partito Democratico in Puglia sulla vicenda ILVA, dove le sorti dell’economia territoriale dell’indotto siderurgico che annovera circa 350 aziende, 40 delle quali aderenti a Confindustria Taranto, sono diventate ostaggio degli squallidi giochi politici di mestieranti che vivono e prosperano grazie alla politica, senza la quale sarebbero degli illustri sconosciuti e disoccupati.

Cosimo Borracino (Sinistra Italiana-Liberi & Uguali)

Come si fa quindi a non dare ragione al consigliere Cosimo Borracino della Sinistra Italiana (ora Liberi & Uguali) quando in sua nota parla di “una brutta pagina di politica della Regione Puglia” in merito all’esito della seduta odierna del Consiglio Regionale sulla vicenda ILVA e sul folle ricorso voluto dal Governatore Michele Emiliano contro il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla questione dell’ ILVA di Taranto ?

Nell’odierna seduta del Consiglio regionale pugliese che prevedeva all’ordine del giorno la richiesta di voto presenta da Borracino relativamente all’ILVA, che era già stato rinviata un mese fa, per mancanza  del numero legale, a causa dell’abbandono dell’aula proprio del Presidente Emiliano e di molti consiglieri di maggioranza, i quali hanno preferito fuggire dinnanzi alle loro responsabilità invece di affrontarle, come ci si aspetterebbe da una politica “seria”.

Michele Emiliano (Partito Democratico)

Il consigliere Borracino nel suo intervento ha detto:Ho fatto presente al presidente Emiliano che la sua azione risponde alla logica di guerra perenne col Governo, una sorta di prova muscolare, e che invece le richieste avanzate nell’OdG per migliorare le condizioni ambientali si potevano e si dovevano far valere sul piano politico. Ho ricordato la vicenda dell’ARPA, della nomina di un direttore generale privo di competenze tecniche e scientifiche, e del fatto che in passato la Regione governata dal presidente Vendola ha tenuto la schiena dritta contro lo strapotere dell’ILVA, quindi ho contestato le affermazioni con le quali si autoproclama l’unico a lottatore per la salute dei tarantini, non accettando che si intesti la primogenitura della battaglia” aggiungendo che  “Sinistra Italiana / Liberi e Uguali, ha chiesto il voto sul proprio OdG, documento che se fosse stato approvato dall’aula e poi recepito dal Governo centrale, sarebbe stato in grado di coniugare il diritto alla salute e all’ambiente con la tutela del lavoro. Purtroppo Emiliano, ancora una volta, non ci ha ascoltato, come quasi sempre fa, assumendosi la responsabilità di bocciare, dopo quello su Acqua Pubblica, anche questo nostro OdG. Attendiamo la discussione sulla Sanità. Ma ormai c’è una incomunicabilità di fatto tra Emiliano e il nostro partito“.

A favore della richiesta di rinvio del Governatore Emiliano, hanno votato 26 consiglieri regionali e contro 19, fra i quali il consigliere di maggioranza, Borraccino, e Mimmo Santorsola ex assessore all’Ambiente della Regione Puglia, che la scorsa estate ha restituito le deleghe al presidente Emiliano.   I due esponenti  di  Sinistra Italiana (facenti parte della maggioranza) si sono  trovati oggi in consiglio regionale accanto alle stesse posizioni delle opposizioni di centrodestra (Forza Italia e Direzione Italia) espresse per voce dei consiglieri Ignazio Zullo (capogruppo di Direzione Italia) e Francesca Franzoso (Forza Italia), e del Movimento 5 Stelle.

i consiglieri regionali pugliesi del M5S

Anche gli otto consiglieri regionali del M5S hanno votato contro Emiliano e in una nota affermano che “Il rinvio della discussione sull’Ilva è l’ennesima ipocrisia della maggioranza per evitare di prendere una posizione netta sul siderurgico. La sola via possibile per tutelare da subito i diritti dei cittadini tarantini sarebbe stata votare il nostro ordine del giorno che prevedeva, nei giorni di wind days, il fermo totale dell’attività nell’area industriale a ridosso del quartiere Tamburi e lo stop degli impianti, dei nastri trasportatori e dei mezzi che determinano l’innalzamento di polveri minerali nell’ambiente circostante, ma è mancato ancora una volta il coraggio è il senso di responsabilità” aggiungendo che nel  “centrosinistra continuano a parlare di compatibilità ambientale dell’ILVA, contraddicendo anche quanto detto dagli studi dell’Arpa e dai tanti altri studi scientifici secondo cui  lo stabilimento è incompatibile con la salute degli operai che ogni giorno sono a contatto con l’amianto così come è incompatibile con la salute dei cittadini di Taranto. Già quando è nato lo stabilimento, veniva data una scadenza di 40-50 anni per evitare disastri ambientali, ed oggi ne ha 60. L’auspicio è che nessuno sia nel governo nazionale che nel governo regionale, stia utilizzando l’ILVA e la salute dei tarantini come merce di scambio elettorale in vista delle imminenti politiche.”

Francesca Franzoso (Forza Italia)

I consiglieri regionali del Gruppo Consiliare di Forza Italia , Nino Marmo, Giandiego Gatta, Domenico Damascelli e Francesca Franzoso, che hanno votato contro  il governatore Emiliano,  con una nota congiunta hanno commentato: “Oggi abbiamo assistito in aula consiliare ad un’ennesima commedia di una maggioranza che non c’è più e di un presidente che per paura dell’esito, ha impedito ai consiglieri di esprimere un voto libero e democratico sugli ordini del giorno per il ritiro del ricorso al Tar per l’ ILVA di Taranto“, aggiungendo “Abbiamo espresso un voto convintamente contrario alla proposta del presidente Emiliano sul rinvio del voto perchè abbiamo presentato un’ ordine del giorno che non lascio spazio alle interpretazioni: abbiamo chiesto il ritiro del ricorso. Lo abbiamo fatto perchè pensavamo, sbagliando di avere un interlocutore vero nel presidente Emiliano, che però ha temuto la votazione ben sapendo che tanti consiglieri anche della sua maggioranza la pensano esattamente come noi

“La Regione Puglia ha avuto la possibilità di partecipare ed interloquire con il governo nazionale – prosegue il comunicato di Forza Italia e, infatti, ha trasmesso a Roma le sue osservazioni. Emiliano però confonde la partecipazione con l’imposizione delle proprie scelte. Il risultato è una commedia patetica, dall’inizio alla fine, oltre pericolosa per il futuro di Taranto

Ignazio Zullo (Direzione Italia)

Il presidente del gruppo regionale Direzione Italia-Noi con l’Italia, Ignazio Zullo ha così commentato:  “Un presidente e una maggioranza che non hanno nessun tipo di autorevolezza politica e che per dialogare con il Governo nazionale, dello stesso partito, hanno bisogno di un ricatto-ricorso: sull’Ilva è questa la morale che viene fuori oggi dal Consiglio regionale.  La richiesta di Emiliano di rinviare la discussione, inoltre, fa perdere di credibilità alla massima assise regionale che oggi avrebbe dovuto votare il ritiro del ricorso al Tar e chiedere a Roma di confrontarsi – e chiedere con forza che il diritto alla salute fosse coniugato con quello al lavoro – con noi in quanto autorevoli rappresentanti del nostro territorio e non astiosa controparte.  E, invece, no: anche chi in maggioranza aveva dato segnali di dignità oggi si piega al pensiero unico del padrone al comando che usa la forza dei ricorsi perché nel suo partito, il Pd, non ha nessuna autorevolezza per essere ascoltato nell’ambito della leale collaborazione fra Stato e Regione“.

NOTA PER I LETTORI: Per guardare ed ascoltare l’intera seduta del Consiglio Regionale di Puglia odierno, potete cliccare QUI

 

 




Emiliano: “non ritirerò il ricorso anche se me lo dovesse chiedere il Consiglio regionale”. E questo sarebbe un “democratico” ?

ROMA – “Io non ritirerò mai un ricorso – ha detto Emiliano parlando con i cronisti della seduta del Consiglio regionale in programma  domani per decidere il ritiro del ricorso contro il Dpcm ambientale sull’Ilva – mettendo a rischio la salute dei tarantini anche se me lo dovesse chiedere il Consiglio regionale. Non è sufficiente, perché ho una delibera ben più importante, quella che approva le linee programmatiche, che è stata approvata dagli stessi consiglieri, alla quale rimarrò fedele sempre fino a che sarò presidente“. Queste le dichiarazioni sicuramente poco “democratiche”  del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Domani dovrebbero essere proposti gli ordini del giorno dei consiglieri di Sinistra italiana e di Forza Italia, con cui si chiede che la Regione ritiri il ricorso presentato contro il decreto del preside del Consiglio che contiene il Piano ambientale dell’Ilva. Il ricorso è stato presentato anche dal Comune di Taranto. Anche su questo punto, il presidente della Regione Puglia  ha convocato un vertice di maggioranza.”Siamo abituati – ha detto Emilianoa dettare le regole al Comune e alla Regione. Questa è la prima volta in cui la Regione e il Comune, anziché farsi dettare le regole dall’Ilva, pretendono di far rispettare le leggi all’Ilva” concludendo  “E quindi tenteranno di portare probabilmente l’offensiva anche dentro il Consiglio regionale. Ma questo non cambia nulla“.

In realtà se i componenti del Consiglio regionale volessero dimostrare di essere dei veri politici invece di “politicanti” interessati ad una poltrona ed uno stipendio sicuro, potrebbero dimostrare facilmente  domani sfiduciando la maggioranza che supporta ( o “sopporta”) il presidente più arrogante, saccente e presuntuoso della storia della Regione Puglia.

La follia arrogante di Emiliano è tale  dal dichiarare “Stiamo mettendo a punto, con il Comune di Taranto, l’Accordo di programma e se Gentiloni ci convocherà gli spiegheremo quali sono le linee generali“, ha detto il presidente della Regione Puglia, dimenticando che nei giorni scorsi il Governo rappresentato dal Ministro Carlo Calenda  ha inviato agli enti locali una bozza di Protocollo di intesa per venire incontro alle loro richieste, che contiene una scadenza ormai prossima.

La Regione Puglia ed il Comune di Taranto irresponsabilmente vanno per la loro strada e  stanno lavorando (con quale competenza non è dato saperlo) a una controproposta che vorrebbero avesse la forma dell’Accordo di programma che, ritengono, è giuridicamente più vincolante.




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Vendola, torno in politica a sinistra. Emiliano? “Una grande delusione”

ROMA – “Io non sono mai fuggito dalla politica. La politica è una malattia da cui non si guarisce. Torno, anche se resto in seconda linea“. Lo ha dichiarato l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, tornato sul palcoscenico politico pubblico con diverse interviste, e recentemente intervistato in una puntata del programma televisivo “Il Graffio” del TgNorba, interamente dedicata a lui,  parlando di politica, della Regione Puglia ,  della propria vita privata e del suo rapporto con il piccolo Tobia (20 mesi) nato all’estero con il sistema della “gravidanza per altri“.

Vendola si è detto deluso per quello che Emilianoavrebbe potuto essere e non è“, e “sconcertato da “questa rivendicazione dell’autonomia“. “Questo simpatizzare con i referendum del Lombardo-Veneto, magari con qualche nostalgia neo-borbonica – ha detto – non ha senso“. “Io auguravo al mio successore di essere veramente in grado, come aveva annunciato nella lunghissima campagna elettorale, di fare molto meglio di come avessimo fatto noi”, ma – ha detto – “l’impressione è di una regione in affanno, stanca, senza un’idea di cosa sia il governo, senza un’idea della Puglia. Sono disilluso come molti pugliesi. La primavera pugliese si è trasformata in un inverno”.  Uno scenario che costituirà sicuramente in Puglia il filo conduttore della campagna elettorale d’elettorato che si colloca a sinistra del Pd  ed alla sua opposizione).

Michele Emiliano e Nichi Vendola

L’opinione di Nichi Vendola sulla Puglia amministrata dal suo successore Michele Emiliano è drastico. “Sento una delusione molto grande per ciò che poteva essere e non è.– dice l’ex governatore –  Auguravo al mio successore di fare molto meglio di noi. Vedo invece una Regione stanca, in affanno, senza idea di cosa sia il governo e di cosa sia la Puglia. Sono due anni e mezzo che non vediamo nei Consigli regionali provvedimenti di sostanza. Ho auspicato che Michele facesse bene il suo lavoro, oggi sono disilluso“.

“Trovo stupefacente la simpatia di Emiliano verso il referendum lombardo-veneto e le nostalgie neo borboniche“.  Vendola si augura che Emiliano  sull’ Acquedotto Pugliese “non rinneghi la scelta di tenere pubblico e non privatizzato l’acquedotto“. ed aggiunge manifestando “la mia delusione cocente verso Emiliano non è animosità contro di lui, è amore spasmodico per la Puglia, terra che merita di essere governata e non vezzeggiata su Facebook“.

Perché  dove c’erano amministratori noti per profili di competenza e moralità – ha detto Vendolaoggi ci sono consigli di amministrazione con dentro profili di non elevata competenza, che consentono ai partiti di ficcare il naso in vicende in cui dovrebbero essere osservatori esterni. Mi sembra – ha concluso – che si voglia occupare ogni spazio per garantirsi consenso elettorale: a questo servono le Asl, l’Acquedotto Pugliese, Aeroporti di Puglia?“.

 

“In Puglia la sinistra c’è. L’unica spina nel fianco di Emiliano è il consigliere di Sinistra Italiana, Mino Borraccino”. “Il centrodestra – ha aggiunto  Vendolasembra incapace di svolgere un ruolo fondamentale che è quello dell’opposizione, il M5S non sembra in grado di andare oltre espressioni come ‘vergogna’“. “Noi in dieci anni – ha aggiunto riferendosi ai suoi due mandati da governatore della Regione Puglia  – abbiamo fatto cose buone anche grazie ad un’opposizione che ha fatto cose buone.  L’ ex capogruppo alla Regione Rocco Palese  ora parlamentare di Forza Italia  si spulciava ogni carta, ti costringeva ad avere gli occhi aperti su tutto, ad alzare la qualità del governo“.

“Oggi le riunioni dei consigli regionali sono una fiera della vanità, durano mezz’ora, non si discute di nulla. Pensate che invece di parlare di lotta ai poveri e agli indigenti – ha concluso – hanno dedicato cinque sedute del Consiglio Regionale al Corecom Puglia, per aumentare il numero dei consiglieri di questo organismo, che è francamente una schifezza“.

Vendola chiude ad un eventuale accordo con il Pd: “Renzi, dopo aver stracciato il programma elettorale scritto da me e Bersani nel 2013, ha realizzato il programma di Berlusconi. Fare accordi con quelli che hanno scritto il Jobs Act, approvato lo Sblocca Italia e messo in atto l’orrore della Buona scuola è impensabile. Il governo del Pd ha aumentato le diseguaglianze e realizzato un programma di destra“. E parlando dell’apertura di Renzi a  Napoli, aggiunge  “E’ come se dicesse voi suicidatevi e io vinco. E se pure ci alleassimo, non porteremmo più voti a Renzi ma solo meno voti a noi».

Allora con chi se non con il Pd ? Con chi vuol ripartire dal lavoro e dalla vita materiale delle personeCon un leader capace di fare  la traduzione laica del pensiero radicale di papa FrancescoVendola non trascura “quel ragazzo di sinistra che è la seconda carica dello Stato” riferendosi al presidente del Senato, Piero Grasso, che ha lasciato il Pd, dopo il voto sulla legge elettorale.

Vendola “privato”. Il resto dell’intervista televisiva è stata una garbata incursione del giornalista che lo intervistava nel Vendola “privato”, filmato nella sua abitazione romana in tuta mentre prepara il caffè, mostrando il suo vecchio studio “smantellato per far spazio alla stanza del piccolo Tobia“.

“Nei dieci anni in cui sono stato presidente facevo fatica ad addormentarmi, conscio della responsabilità che avevo nei confronti di 4 milioni di persone. Ora mi sveglio con il sorriso di un cucciolo umano. Sono tormentato dalle insistenze dei pugliesi ed ho deciso di tornare sulla scena politica ma senza la voglia di calcare la prima linea: vorrei dare consigli e trasformarmi in una specie di ostetrica per far nascere una nuova creatura politica».

È il quarto polo, quello di Sinistra Italiana. E Nichi Vendola vuole esserne uno dei padri.




La maggioranza alla Regione Puglia si sgretola. M5S prepara sfiducia  e Emiliano

BARI  – Il rispetto degli accordi sulle nomine raggiunti con l’opposizione del centrodestra  e l’allargamento illegittimo del Corecom  potrebbe costare alla maggioranza una mozione di sfiducia al presidente della Regione, Michele Emiliano, oltre alla spaccatura sempre più evidente con la Sinistra Italiana . Con una nota gli otto componenti del gruppo consiliare M5S si annuncia che “Il Movimento 5 Stelle in Puglia è infatti pronto a sfiduciate Emiliano e per farlo si cercano altre tre firme  nella minoranza di centrodestra o tra i consiglieri della maggioranza che sulla vicenda Corecom hanno manifestato il loro dissenso“. Firme necessarie per presentare la mozione.

i consiglieri regionali pugliesi del M5S

Dal Movimento Democratico e Progressista arriva “l’invito al Presidente Emiliano a riflettere ed a cambiare passo“.  Secondo Pino Romano consigliere regionale di Mdp, ormai “sono inequivocabili i segnali di uno sfaldamento all’interno della maggioranza, non ultimo la mancanza del numero legale oggi in Aula“.

“È il segnale evidente di un disagio crescente nel centrosinistra la cui guida si mostra da tempo assente e distratta rispetto alle grandi questioni che riguardano il territorio e i cittadini”   aggiunge RomanoLa fiducia, farebbe bene a ricordarlo il Presidente, è qualcosa che si conquista giorno dopo giorno, con un programma rispettoso dell’assunzione di responsabilità che ci è stata chiesta a inizio legislatura“.

Affermazioni queste che vanno ad aggiungersi ai litigi avvenuti nell’ultima riunione dei partiti della maggioranza che regge il governatore Michele Emiliano , ed ultimatum arrivati attraverso i comunicati stampa a cui si è aggiunto  l’affondo di Massimo D’Alema contro Michele Emiliano. La maggioranza in consiglio regionale vacilla sulle scosse romane, conseguenziali all’avvicinarsi delle elezioni politiche, che hanno effetti evidenti anche all’interno del Consiglio Regionale pugliese . La coalizione di centrosinistra che sostiene il governatore Michele Emiliano fin dalla sua elezione alla guida della Regione nel 2015 comincia a vacillare.

Si parla apertamente della possibilità che i due partiti di Sinistra italiana e Mdp-Articolo 1 si possano tirare definitivamente fuori dalla maggioranza in consiglio regionale. Le avvisaglie in consiglio aumentano di giorno in giorno e confermano questa tesi . Segnali che si sono moltiplicati sempre di più.




Popolare di Bari. Fassina (Si): “La famiglia Jacobini si faccia da parte”

ROMA –  Il parlamentare romano di Sinistra italianaStefano Fassina viceministro (per il Pd) dell’Economia e delle Finanze nel governo Letta fino al 2014, vuole far luce portare in parlamento la vicenda della Banca Popolare di Bari. annunciando: “Presenteremo un’interrogazione al governo per chiarire la vicenda. La banca esca però dal Medioevo della gestione familistica”.

“Ho una grande preoccupazione  – ha aggiunto Fassina in un intervista al quotidiano LA REPUBBLICA –  per le tipologie di reati contestati. L’associazione per delinquere è un’ipotesi di reato particolarmente grave, per non parlare di quelle che abbiamo già visto purtroppo in tanti altri casi che hanno segnato le banche italiane. Mi riferisco all’ipotesi della falsificazione dei prospetti“.

Il 4 settembre riprenderà l’attività in commissione ha continuato ed  in quell’occasione “presenteremo una interrogazione al ministro dell’Economia per avere elementi maggiori, perché si tratta della più importante banca al Sud. Stiamo parlando di un pezzo decisivo del funzionamento dell’economia meridionale che può avere importanti conseguenze sugli oltre 69mila soci, le aziende e i risparmiatori. Ma c’è dell’altro. Da un lato auspichiamo velocità nelle indagini, dall’altro sarebbe utile un intervento di Bankitalia che possa chiarire lo stato della banca o ribadirne la sua solidità, altrimenti finiamo in quel circuito di profezie che si autoavverano: un circolo vizioso che può danneggiare la solidità della banca stessa”.

Mentre il presidente della Commissione Bilancio, Francesco Boccia, barese, notoriamente molto “vicino” alla famiglia Jacobini, che controlla la Popolare di Bari,  per la quale si spendeva in commissione Finanze alla Camera durante i lavori parlamentari che hanno portato alla nuova Legge sulle popolari e bcc, invece, temeva il pericolo di squali all’orizzonte, “pronti a fare shopping al Sud“, Fassina la pensa in altra maniera. “È evidente che la Popolare di Bari sia importante. Ha una raccolta molto appetibile, quindi è plausibile che vi possano essere tanti interessi a forzare e speculare anche sulle indagini della magistratura. Ma da parte nostra vi sarebbe una radicale opposizione a una ripetizione degli errori compiuti con le banche venete. Ora però non bisogna contribuire a creare panico. Seguiremo con molta attenzione la vicenda perché dobbiamo assolutamente garantire che il Mezzogiorno possa contare su una banca importante“, concludendo “con grande franchezza, dobbiamo fare in modo che le gestioni familistiche cessino, perché anche le banche devono finalmente uscire dal Medioevo. Avere una struttura bancaria concentrata nelle mani di una sola famiglia non aiuta certamente le performance della stessa banca“.




Puglia: si “sfarina” la Giunta Emiliano. Dimissioni anche dell’ assessore all’ambiente

BARI – L’assessore all’Ambiente della Regione Puglia, Mimmo Santorsola (Sinistra italiana), ha restituito nella serata di ieri le proprie deleghe al governatore Michele Emiliano, motivando la sua decisione in una lettera in cui, “ribadisce l’intenzione di mantenere il rapporto di leale collaborazione con la presidenza e di proseguire il suo compito istituzionale dedicandosi ancora più intensamente a rappresentare le istanze del territorio di appartenenza” come evidenzia una nota dell’Ente regionale che cerca di ammorbidire la difficoltà oggettiva in cui si trova Emiliano.

Il governatore pugliese commentando le dimissioni di Santorsola, ha sottolineato “la straordinaria umanità, l’abnegazione sul lavoro, l’assoluta lealtà con la quale ha svolto i suoi compiti istituzionali in questi due intensi anni di amministrazione. “Comprendo – aggiunge – le esigenze che spingono Mimmo a dedicarsi maggiormente al suo territorio, così come apprezzo la sensibilità dimostrata nel cogliere le dinamiche politiche in corso. Mimmo Santorsola resta un protagonista della maggioranza di governo e il suo contributo, anche in altra veste, sarà fondamentale per l’attuazione del nostro programma”.

Nei giorni scorsi era stato l’assessore ai Trasporti e Lavori pubblici, Gianni Giannini, a rassegnare le sue dimissioni dopo essere finito iscritto nel registro degli indagati nell’ inchiesta della Procura della Repubblica di Bari, affidata alla Guardia di Finanza, su un giro di  presunte tangenti in cambio di appalti. Adesso Emiliano che mantiene anche la delega alla sanità, si trova con due assessori in meno, e si vede quindi costretto ad un imminente rimpasto di Giunta sul quale da tempo è impegnato a trattative in seno alla maggioranza per una redistribuzione delle deleghe,che peraltro sarebbe già dovuta avvenire dopo le ultime elezioni amministrative.

Secondo le indiscrezioni circolanti alla Regione Puglia nelle ultime ore  in seno alla Giunta regionale entreranno nell’esecutivo Filippo Caracciolo, Pd (eletto come Santorsola nella provincia Bat ) e Alfonsino Pisicchio  eletto nella lista “Puglia con Emiliano“. Resterà da determinare a chi andranno le deleghe (trasporti)  dell’assessore Gianni Giannini, dimessosi in seguito al coinvolgimento in una inchiesta giudiziaria.




La Camera ha approvato ieri sera in via definitiva la riforma del CodicePenale.

ROMA – La riforma del codice penale è legge. La Camera dei Deputati  ha approvato, con il ricorso alla fiducia e 320 voti favorevoli (149 contrari e 1 astenuto) prima e con un ok definitivo poi (267 sì e 136 no, astenuti i deputati di Mdp, contrari quelli di M5S, Sinistra Italiana, Forza Italia, Direzione Italia e Scelta Civica), una serie di interventi che aggravano le pene per una serie di reati ad elevato allarme sociale (dal voto di scambio mafioso al furto e rapina aggravati) ma che incidono soprattutto sulla procedura. A cominciare dalla estinzione dei reati procedibili a querela di parte, che verranno di fatto cancellati d’ufficio – e quindi indipendentemente dalla volontà del querelante, come invece accade oggi – se l’autore si impegna a risarcire il danno e a riparare integralmente le conseguenze.

 Il provvedimento è il frutto della unificazione in un unico testo, oltre che di una pluralità di disegni di legge di iniziativa di senatori, di tre progetti di legge già approvati dalla Camera: il disegno di legge di iniziativa governativa C. 2798 (Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per il rafforzamento delle garanzie difensive e la durata ragionevole dei processi nonché all’ordinamento penitenziario per l’effettività rieducativa della pena, S. 2067), la proposta di legge Ferranti ed altri C. 2150 (Modifiche al codice penale in materia di prescrizione del reato, S. 1844) e la proposta di legge Molteni C. 1129 (Modifiche all’articolo 438 del codice di procedura penale, in materia di inapplicabilità e di svolgimento del giudizio abbreviato, S. 2032). La proposta di legge è stata approvata dal Senato il 15 marzo 2017, a seguito della approvazione di un maxiemendamento del Governo, ed è costituita da un unico articolo, suddiviso in 95 commi.

In particolare, sul piano del diritto sostanziale, oltre all’introduzione di una nuova causa di estinzione dei reati perseguibili a querela, a seguito di condotte riparatorie, il provvedimento interviene sulla disciplina di alcuni reati, in particolare contro il patrimonio, inasprendone il quadro sanzionatorio. Particolarmente significativa è poi la modifica alla disciplina della prescrizione, originariamente contenuta nel disegno di legge A.S. 1844 (già approvato dalla Camera dei deputati) e oggetto di modifiche nel corso dell’esame al Senato.

Ulteriori modifiche sono proposte con riguardo al regime di procedibilità di alcuni reati, alla disciplina delle misure di sicurezza, anche attraverso la rivisitazione del regime del cosiddetto doppio binario, e del casellario giudiziario, , attraverso un’ampia e dettagliata delega al Governo,.

Il testo contiene poi modifiche di natura processuale. Si segnalano, in particolare, gli interventi concernenti: l’incapacità irreversibile dell’imputato di partecipare al processo; la disciplina delle indagini preliminari e del procedimento di archiviazione; la disciplina dei riti speciali, dell’udienza preliminare, dell’istruzione dibattimentale e della struttura della sentenza di merito; la semplificazione delle impugnazioni e la revisione della disciplina dei procedimenti a distanza. Da ultimo, la proposta di legge conferisce al Governo deleghe per la riforma del processo penale, in materia di intercettazioni di conversazioni o comunicazioni – individuando, fra gli altri, anche puntuali criteri direttivi con riguardo alle operazioni effettuate mediante immissione di captatori informatici (c.d. Trojan) – e per la riforma dell’ordinamento penitenziario attraverso, fra le altre, la revisione dei presupposti di accesso alle misure alternative e ai benefici penitenziari, l’incremento del lavoro carcerario, la previsione di specifici interventi in favore dei detenuti stranieri, delle donne recluse e delle detenute madri.

Il reato si estingue se si ripara Alcuni reati perseguibili a querela di parte, come ad esempio la diffamazione o la truffa, si possono estinguere se si paga il risarcimento ose si eliminano le conseguenze dannose del reato.

Le tensioni  che agitavano il dibattito politico e gli avvocati penalisti (in sciopero da una settimana per questi motivi) sono soprattutto sull’allungamento tecnico della prescrizione dei reati e sul trattamento extracarcerario dei condannati in via definitiva.

I contenuti della proposta di legge

Il provvedimento approvato dalla Camera disciplina, in primo luogo, le condotte riparatorie, come nuova causa di estinzione del reato. Si tratta di un ulteriore strumento di deflazione penale che si affianca, pur con un ambito applicativo minore, alla messa alla prova nel processo penale. Le condotte riparatorie del danno costituiscono una causa estintiva del reato nei soli casi di procedibilità a querela soggetta a remissione. In tali casi, il giudice deve dichiarare estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato abbia riparato interamente il danno cagionato dal reato mediante le restituzioni o il risarcimento e abbia eliminato – ove possibile – le conseguenze dannose o pericolose del reato. La riparazione deve realizzarsi nel termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado.

Viene modificato il reato di scambio elettorale politico-mafioso, di cui è aumentata la sanzione, che diventa la reclusione da 6 a 12 anni. Sono poi aumentate le pene per alcuni reati contro il patrimonio e, in alcuni casi, esclusi per finalità di maggior rigore gli effetti del bilanciamento delle circostanze. L’intervento riguarda: il furto in abitazione e con strappo (art. 624-bis c.p.); il furto aggravato (art. 625 c.p.); la rapina (art. 628 c.p.); l’estorsione (art. 629).

E’ modificata la disciplina della prescrizione dei reati. Viene integrato il contenuto dell’art. 158 c.p. stabilendosi che, per una serie di delitti in danno di minori, il termine di prescrizione decorre dal compimento del 18° anno di età della vittima, salvo che l’azione penale non sia stata esercitata in precedenza.

E’ modificata la disciplina della sospensione del corso della prescrizione, dettata dall’art. 159 del codice penale cui vengono aggiunte ulteriori ipotesi In ordine alla interruzione del corso della prescrizione, viene modificato l’art. 160 c.p. per prevedere che anche l’interrogatorio reso alla polizia giudiziaria, su delega del PM, interrompe il corso della prescrizione. Inoltre, circa gli effetti dell’interruzione e della sospensione della prescrizione, la riforma distingue le due ipotesi e prevede che: l’interruzione ha effetto per tutti coloro che hanno commesso il reato; la sospensione ha effetto solo per gli imputati nei cui confronti si sta procedendo.

L’interruzione della prescrizione non può in nessun caso comportare l’aumento di più della metà del tempo necessario a prescrivere anche per una serie di reati contro la pubblica amministrazione: corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.); corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.); corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.); induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater); corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio ( art. 320); pene per il corruttore (art. 321 c.p.); peculato, concussione, induzione indebita dare o promettere utilità, corruzione e istigazione alla corruzione di membri della Corte penale internazionale o degli organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri limitatamente ai delitti già richiamati (art. 322-bis); truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640bis).

La nuova disciplina della prescrizione potrà applicarsi ai soli fatti commessi dopo l’entrata in vigore della legge.

Il provvedimento contiene poi principi e criteri direttivi relativi a una serie di deleghe legislative concernenti :

  • la riforma del regime di procedibilità per alcuni reati;
  • la riforma delle misure di sicurezza personali;
  • il riordino di alcuni settori del codice penale
  • la revisione della disciplina del casellario giudiziale.

E’ inoltre delegato il Governo ad adottare decreti legislativi anche nei seguenti ambiti:

  • la disciplina delle intercettazioni;
  • la disciplina dei giudizi di impugnazione nel processo penale;
  • l’ordinamento penitenziario.

Il comma 83 delinea i tempi e il procedimento per l’attuazione della delega. Quanto ai termini, la disposizione prevede:

  • che la delega per la riforma delle intercettazioni debba essere esercitata entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge delega;
  • che le altre deleghe, relative alle impugnazioni e all’ordinamento penitenziario, debbano essere esercitate entro un anno.

Con riguardo alle intercettazioni, il Governo dovrà:

  • garantire la riservatezza delle comunicazioni e conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione, con particolare riferimento ai colloqui con il difensore;
  • intervenire sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle intercettazioni e dettare una precisa scansione procedimentale all’udienza di selezione del materiale intercettativo; , nel rispetto del contraddittorio tra le parti e fatte salve le esigenze di indagine; in questo ambito, dovrà essere tutelata in particolare la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni delle persone occasionalmente coinvolte nel procedimento e delle comunicazioni comunque non rilevanti a fini di giustizia penale. Il Governo, fermi restando i limiti ed i criteri di utilizzabilità vigenti, deve prevedere (lett. a): ai fini della selezione del materiale da inviare al giudice a sostegno della richiesta di misura cautelare, che il PM assicuri la riservatezza anche degli atti contenenti intercettazioni inutilizzabili, irrilevanti ai fini delle indagini (in quanto riguardanti esclusivamente fatti o circostanze ad esse estranei) o contenenti dati sensibili che non siano pertinenti all’accertamento delle responsabilità per i reati per cui si procede o per altri reati emersi nello stesso procedimento o nel corso delle indagini; che gli atti contenenti intercettazioni non allegati a sostegno della richiesta di misura cautelare siano custoditi in apposito archivio riservato; che alla conclusione di questa procedura i difensori delle parti possano ottenere copia degli atti e trascrizione delle intercettazioni ritenuti rilevanti dal giudice ovvero il cui rilascio sia stato autorizzato dal giudice; che, in vista della richiesta di giudizio immediato ovvero del deposito successivo all’avviso all’indagato della conclusione delle indagini preliminari, il PM – ove riscontri registrazioni di conversazioni o comunicazioni informatiche o telematiche inutilizzabili a qualunque titolo ovvero contenenti dati sensibili che non siano pertinenti all’accertamento delle responsabilità per i reati per cui si procede ovvero irrilevanti ai fini delle indagini dispone l’avvio della selezione indicando espressamente le conversazioni di cui intenda richiedere lo stralcio; che le conversazioni o comunicazioni non siano oggetto di trascrizione sommaria, ma vengano soltanto indicati data, ora e apparato su cui la registrazione è intervenuta, previa informazione al pubblico ministero, che ne verifica la rilevanza con decreto motivato autorizzandone, in tal caso, la trascrizione del contenuto, come oggi previsto dal comma 2.
  • introdurre un nuovo delitto (punito con la reclusione non superiore a 4 anni) per punire coloro che diffondano il contenuto di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni telefoniche fraudolentemente captate, con la sola finalità̀ di recare danno alla reputazione. La punibilità è esclusa quando le registrazioni o le riprese sono utilizzate nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca; il che significa che i giornalisti possono continuare a registrare e i videoreporter a filmare.
  • tenere conto delle decisioni e dei principi adottati con le sentenze della CEDU a tutela della libertà di stampa e del diritto dei cittadini all’informazione;
  • semplificare le condizioni per l’impiego delle intercettazioni nei procedimenti per i più gravi reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione;
  • disciplinare le intercettazioni di comunicazioni o conversazioni tra presenti mediante immissione di captatori informatici (cd. Trojan) in dispositivi elettronici portatili

La delega è integrata dalle previsioni sulla revisione e razionalizzazione dei costi delle intercettazioni.

La riforma delle impugnazioni penali risulta nel complesso orientata a una loro delimitazione.

La delega sulla riforma dell’ordinamento penitenziario presenta numerosi principi e criteri direttivi, tra cui la semplificazione delle procedure per le decisioni di competenza del magistrato e del tribunale di sorveglianza, la revisione delle modalità e dei presupposti di accesso alle misure alternative; interventi a tutela dei detenuti stranieri, delle donne recluse e delle detenute madri, l’adeguamento delle norme dell’ordinamento penitenziario alle esigenze rieducative dei detenuti minori di età.

La legge prevede modifiche alla disciplina della incapacità dell’imputato a partecipare al processo, distinguendo l’ipotesi in cui l’incapacità sia reversibile da quella in cui essa sia irreversibile, e a quella relativa alla comunicazione del domicilio eletto.

Sono modificate numerose disposizioni del codice di procedura penale relative alle indagini preliminari e al procedimento di archiviazione. In particolare, il provvedimento in esame interviene sui seguenti aspetti: colloqui del difensore con l’imputato in custodia cautelare; registro delle notizie di reato; catalogo delle informazioni che la vittima del reato ha il diritto di ricevere dall’autorità procedente in una lingua ad essa comprensibile; accertamenti tecnici non ripetibili; attività del PM alla scadenza del termine di durata massima delle indagini preliminari; termine concesso alla persona offesa per l’opposizione alla richiesta di archiviazione; termine per il giudice per fissare la data dell’udienza in camera di consiglio in taluni casi; disciplina della nullità del provvedimento di archiviazione; decorrenza del termine entro il quale il PM chiede il rinvio a giudizio.

Il provvedimento approvato, inoltre:

  • integra il contenuto della relazione che il Governo deve presentare sull’attuazione della recente riforma del 2015 delle misure cautelari;
  • modifica la disciplina dell’impugnazione della sentenza di non luogo a procedere (art. 428 c.p.p.), che viene riarticolata su un doppio grado di giudizio (di appello e di cassazione);
  • modifica la disciplina dei procedimenti speciali (giudizio abbreviato, procedimento per decreto, ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento);
  • precisa i requisiti della sentenza con l’intento di rafforzare gli elementi della motivazione in fatto;
  • modifica la disciplina delle impugnazioni; in particolare, l’impugnazione può̀ essere proposta personalmente dall’imputato purché́ non si tratti di ricorso per Cassazione; l’atto di impugnazione deve contenere, a pena d’inammissibilità̀ anche l’indicazione delle prove; viene reintrodotto il c.d. concordato sui motivi in appello, istituto abrogato nel 2008; è rivisto ampiamente il procedimento dinanzi alla Corte di Cassazione;
  • modifica le norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e la normativa sull’organizzazione dell’ufficio del pubblico ministero (in particolare, sono inseriti fra i processi ai quali deve essere assicurata trattazione prioritaria anche quelli relativi a delitti contro la pubblica amministrazione;
  • rivede e amplia la disciplina sulla partecipazione a distanza al procedimento penale da parte dell’imputato o del detenuto.



Privatizzazione Aeroporti di Puglia. Protestano Sinistra Italiana e M5S: “Quanto ancora i pugliesi dovranno attendere il Presidente?”

Stigmatizzare è diventato ormai riduttivo nei confronti di un Governo che ha atteggiamenti vergognosi sia verso i consiglieri che per quanto riguarda le prerogative del Consiglio regionale” questo il duro commento di Gianluca Bozzetti e Marco Galante  consiglieri regionali pugliesi del Movimento 5 Stelle in seguito all’assenza in II Commissione Consiliare dei componenti del cda di Aeroporti di Puglia, ( fra cui l’ex poliziotta “martinese” Beatrice Lucarella ) e del Presidente della Giunta Regionale convocati  in audizione sulla paventata privatizzazione di Aeroporti di Puglia.


Ci associamo alla richiesta di riconvocare la Commissione  – continuano i “pentastellati” Bozzetti e Galantema ancora una volta registriamo un menefreghismo totale di Presidente e assessori nei confronti delle istanze di tutte le Commissioni. La Giunta pensa di non dover rendere conto a nessuno del proprio operato e di poter andare avanti senza dover discutere delle linee programmatiche. E pensare che il Presidente Emiliano – incalzano – ha messo addirittura tra i punti cardine del suo programma la legge sulla partecipazione. Ci chiediamo è questa la partecipazione? Quella di un Governo totalmente assente? Ora che le primarie  sono finite ci auguriamo che Emiliano si dedichi finalmente ai pugliesi e magari ci faccia sapere quali sono le sue reali intenzioni nei confronti di Aeroporti di Puglia. È inaccettabile – concludono – pensare ad una decisione di privatizzare AdP presa unilateralmente dalla Giunta senza una adeguata discussione in Consiglio Regionale.”

Non saremo  certamente inermi rispetto alla decisione di non discutere in Commissione  Affari  Generali  e in Consiglio regionale  il futuro assetto di Aeroporti di Puglia – dichiara Cosimo Borraccino consigliere regionale di Sinistra Italiana,  –  Una società interamente pubblica, con i conti in ordine, con un numero di passeggeri in continua crescita sino alla fine del 2016, che evidentemente, secondo alcuni piani, si vuole privatizzare.  Noi chiediamo che questa ipotesi sia discussa dall’intero Consiglio regionale“.

La II Commissione infatti all’ unanimità dei presenti, consiglieri rappresentanti di maggioranza e opposizione, ha deciso di riaggiornare  tra 15 giorni la stessa audizione, con gli stessi soggetti, vale a dire i vertici di Aeroporti di Puglia e i rappresentanti della Presidenza della Giunta regionale.

Le prerogative del Consiglio e dei consiglieri non possono essere calpestate – aggiunge Borraccino –  Non possono passare in secondo piano gli interessi dei cittadini pugliesi, che hanno delegato con il loro voto noi a rappresentarli e a decidere su temi cruciali come quello di una società  che ha un’importanza strategica non soltanto per il diritto alla mobilità dei cittadini, ma anche per l’economia  turistica e tutte le altre attività connesse.  A livello personale, in rappresentanza di Sinistra  italiana in Consiglio regionale, esprimo poi tutte le perplessità circa le modalità di privatizzazione che si vogliono avviare,  secondo notizie di stampa, con un fondo finanziario F2i  che non garantisce  il futuro e soprattutto non arricchisce l’offerta per gli  aeroporti pugliesi, rispetto invece alla ipotesi di una collaborazione con un partner industriale, che potrebbe portare vantaggi con  nuove rotte, fautrici certamente di una ulteriore crescita del traffico aereo e con l’apertura anche eventualmente degli altri  due aeroporti pugliesi, attualmente chiusi ai voli passeggeri, come quello di Taranto/Grottaglie e quello di Foggia.  A nostro parere – conclude Borraccinoun nuovo piano industriale potrebbe assolvere a nuove funzioni, quindi rendere fruibili  due strutture imponenti che abbiamo nella nostra regione”




Di tutto di più …

Matteo Renzi durante il confronto tv su Sky con i candidati alla segreteria Pd

A 15 anni in cameretta avevo il poster di Roberto Baggio, dei Duran Duran e di Bob Kennedy. Oggi se fossi un ragazzino sceglierei quello di Obama, che ha cambiato la storia di questo pianeta”. Il giorno dopo, durante una tappa del tour elettorale nel milanese, la confessione: “Se spegnete la telecamera ve lo dico… Ma quali Duran Duran, a 15 anni avevo il poster di Samantha Fox

Un cronista di Nemo (Rai 2) ha seguito il senatore forzista Antonio Razzi nel suo viaggio diplomatico in Corea del Nord

Kim vuole la pace: quindi sicuramente non scoppierà la guerra. Certo, la bomba atomica ce l’ha, questo ve lo posso dire, ma solo per difendere i suoi cittadini. Lui non la usa con altre persone…

Pur di attaccare la giunta Raggi,  Alessandra Moretti la consigliera Pd in Regione Veneto si fa prendere leggermente la mano… (Otto e Mezzo, La7)

A Roma il fallimento della amministrazione è plastico. La città è in emergenza sanitaria. Ratti ovunque, è morto un bambino di due anni perché è stato morso da un topo, una turista è stata morsa da un ratto, un cinghiale ha attraversato la Cassia e un ragazzo in motorino è deceduto…“. (Per la cronaca, il “ragazzo” caduto in moto aveva 49 anni, il morso della turista è avvenuto a luglio, ed il bambino è vivo e fortunatamente sta benissimo)

Il colpo di scena su Beppe Grillo , leggendo l’ultimo rapporto di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa (scrive Sebastiano Messina su Repubblica)

Dopo aver ripetuto a ogni comizio che la sua era l’unica voce libera di cui ci si poteva fidare, dopo averci gridato che non bisogna credere ai giornali e alle Tv perché “l’Italia è in fondo alla classifica della libertà di stampa, dietro a Burkina Faso e Botswana”, Beppe Grillo c’è rimasto male, molto male, scoprendo che il nostro Paese è risalito di 25 posti nella classifica mondiale (prima ancora che i Cinquestelle siano andati al potere) e soprattutto leggendo che secondo l’organizzazione che compila la lista, Reporters Sans Frontieres, una delle minacce alla libertà di stampa in Italia viene proprio da lui…

Di colpo, tutti sul carro di Macron, il vincitore del primo turno. Si parte con Renato Brunetta capogruppo di Forza Italia alla Camera

Macron è un socialista che ha lasciato la sinistra per collocarsi al centro con grande intelligenza, è un lib-lab come lo sono io“.

Intervistata dal Corriere della Sera , Marina Berlusconi parla di un grande rivoluzionario italiano …

Mio padre è ancora e sempre un punto di equilibrio centrale nello scenario politico, resta dopo così tanti anni un grande protagonista positivo, con la sua esperienza e la sua lungimiranza. Se togliessimo la figura di Silvio Berlusconi dagli ultimi trent’anni di storia, avremmo un’Italia incommensurabilmente meno libera. Meno libera di scegliere, di intraprendere, di pensare con la propria testa senza chiedere la testa altrui. A mio parere questa è la sua più grande rivoluzione

Condannato in via definitiva per peculato, già salvato dalla decadenza grazie al voto dei colleghi di Palazzo Madama, il senatore forzista Augusto Minzolini presenta le proprie dimissioni e si paragona a Gesù Cristo

Ringrazio chi ha votato a favore, anche se per ragioni diverse. C’è chi lo ha fatto come il M5S per rispetto, dicono, della legalità, in ossequio al principio per cui la legge va applicata sempre in un senso senza tenere conto dei casi specifici. Un comportamento, restando al processo di Cristo, che ricorda quello di Pilato

Re dei voltagabbana? Quando mai, il senatore  Francesco Campanella si racconta a Repubblica

Senatore Campanella, lei ogni anno cambia partito: M5S, Tsipras, ora Sinistra italiana. Perché? “Domandona! Io sono coerente, è che i partiti si comportano in modo diverso da quello che dichiarano. (…) Nasco nei Ds, da cui uscii per passare in Rifondazione comunista, poi sono stato dieci anni senza tessera, quindi ho militato nei Cinquestelle (poi L’Altra Europa con Tsipras e infine Sinistra Italiana, ndr). Adesso forse busserò al Mdp di Bersani. Ho buoni rapporti con tutti...”

Maurizio Gasparri il vice presidente del Senato non deve aver preso bene una battuta di Enrico Mentana, e su Twitter si scatena

“#MaratonaMentana è spazzatura, senza voler offendere la spazzatura”, “solo i fessi la guardano, i giusti sono sulla partita di Messi”, “#MaratonaMentana discarica”, “Mantana patetico”, “flop di ascolti, pochi poracci alla visione, un fallimento”




Nichi Vendola in diretta web a ‘Viva l’Italia’ 

Il futuro della Sinistra italiana, gli scenari sulla legge elettorale, le possibili elezioni anticipate con le conseguenti alleanze, i diritti civili e sociali. Saranno questi alcuni dei principali temi che Nichi Vendola sta toccando a ‘Viva l’Italia‘, il format video di Agi con i protagonisti della politica, dell’economia, della cultura e della società civile. A partire dalle ore 12 di oggi, in diretta web, Vendola si confronta con il direttore, Riccardo Luna, e con i giornalisti dell’ Agi-Agenzia Italia.

 

 

Nicola Vendola, detto Nichi, è nato a Bari il 26 agosto del 1958. E’ stato presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, e presidente della Regione Puglia dall’aprile 2005 a giugno 2015. Laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bari con una tesi su Pier Paolo Pasolini, nel 1972 si iscrive alla Federazione dei Giovani Comunisti, della cui segreteria nazionale ha fatto parte dal 1985 al 1988. Nel 1990 arriva l’esperienza del Comitato Centrale del Pci. E’ tra i fondatori del Partito della Rifondazione Comunista e tra i promotori della Lila e dell’ArciGay. Nel 1992 è eletto deputato per la prima volta e nel 1996 vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia. Nel 2005 vince le primarie del centrosinistra in Puglia e diventa Presidente della Regione. A gennaio del 2009 lascia il Partito della Rifondazione Comunista. Nel 2010 vince nuovamente le primarie pugliesi e viene rieletto Governatore.

Dopo l’esperienza in Regione, la scelta di Vendola e del suo compagno Ed, di avere un figlio in California grazie alla Gpa, ha scatenato nel nostro Paese molte polemiche.




“Sulla sanità privata i dati di fatto smentiscono le parole del Presidente-Assessore, Michele Emiliano”

Il consigliere regionale di Sinistra Italiana, Cosimo Borraccino, è tornato ad affrontare la questione del Piano di Riordino Ospedaliero soffermandosi, questa volta, sul tema della sanità privata. “Sono davvero sorprendenti le parole del Presidente Michele Emiliano riguardanti i presunti sacrifici che il suo Piano di Riordino Ospedaliero avrebbe imposto anche agli operatori della sanità privata. Purtroppo, però, le sue parole non trovano alcun riscontro nel provvedimento che è stato approvato in Giunta e che ha subito la doppia bocciatura dalla Commissione Sanità. La verità che emerge da una semplice lettura del Piano è completamente diversa: il governo regionale si è dimostrato forte con i deboli (chiudendo 8 Ospedali e tagliando decine di posti letto nella sanità pubblica, mettendo così a rischio il diritto alla salute dei cittadini pugliesi), e debole con i forti, e cioè con gli operatori della sanità privata che continueranno a gestire una ‘torta’ da 850 milioni di euro e che escono addirittura rafforzati da questo riordino”
“E’ un dato incontrovertibile, infatti aggiunge Borraccino – che i posti letto per il privato accreditato non vengono minimamente toccati. E’ un dato incontrovertibile che l’incomprensibile e irrazionale chiusura del reparto di neurochirurgia del Di Venere di Bari, con la perdita di 28 posti letto, comporta la contestuale assegnazione, per la stessa disciplina, di 12 posti letto all’Ospedale Ecclesiastico “Miulli”, 8 posti letto alla Clinica privata “Anthea” e 8 posti letto alla clinica privata “Mater Dei”. E’ un dato incontrovertibile che questo governo regionale ha assegnato, molto generosamente, ben 7,5 milioni di euro alla stessa Mater Dei per l’apertura di un Pronto Soccorso che, in questi primi mesi di attività, sta facendo registrare pochissimi accessi. E’ un dato incontrovertibile che si intende realizzare il Centro Risvegli di Ceglie Messapica presso una struttura privata, piuttosto che presso il presidio ospedaliero pubblico, così come non si può dimenticare che per quanto riguarda la dermatologia vengono sostanzialmente smantellati tutti i posti letto pubblici nelle province di Brindisi e di Lecce, lasciando la disciplina completamente in mano ai privati. Discorso analogo andrebbe fatto anche per la riabilitazione che in molte province è appannaggio quasi esclusivo del privato
“Quindi, esattamente, –  continua il consigliere regionale Borraccino – di cosa parla Emiliano quando racconta dei sacrifici che sarebbero stati chiesti al privato? La verità, al di là delle belle parole, è molto diversa: Emiliano si guarda bene dal toccare la sanità privata, e la ‘cura da cavallo’ la impone solo alla sanità pubblica. C’è un dato che, anche da un punto di vista simbolico, racconta meglio di ogni parola il quadro che abbiamo dinnanzi: con questo Piano di Riordino, a seguito della chiusura di 8 ospedali, si avranno, in Puglia, 31 strutture del privato accreditato e 30 strutture pubbliche. A questo va aggiunto che, così come è scritto nero su bianco nel provvedimento approvato dalla Giunta, nei prossimi anni altri ospedali tra quelli individuati come ‘ospedali di base’ chiuderanno, andando a spostare ancora di più la bilancia a favore del privato. Noi riteniamo questo squilibrio del tutto insopportabile, un attacco inaccettabile alla sanità pubblica che rischia di ledere profondamente il diritto alla salute di tutti i cittadini pugliesi. Per questo continueremo la nostra battaglia, sui territori e nelle istituzioni. Emiliano se ne faccia una ragione: su questo tema, nel solo interesse dei pugliesi, continueremo a ‘rompere le scatole’ ”.

M5S: “Emiliano tratta la commissione sanità come uno scendiletto. Cambiare registro”

“Tanto rumore per nulla” A dare man forte alla Sinistra Italiana,  scendono in campo anche dei consiglieri del M5S Mario Conca e Marco Galante, componenti della III Commissione Sanità,  dopo la decisione del presidente Romano di ritirare le dimissioni rassegnate a seguito della bocciatura del piano di riordino ospedaliero.
Ci auguriamo che almeno questo gesto sia servito per dare un nuovo inizio ai lavori di questa Commissione che finora è stata trattata dalla giunta come uno scendiletto. Le dimissioni del presidente Romano sono state un atto politico causato da una maggioranza di centrosinistra sempre più spaccata. Siamo sempre più convinti – proseguono  i due esponenti del M5S –  che sia Emiliano a doversi dimettere da assessore alla sanità. È stato lui a non aver mai fornito i dati richiesti e ad aver poi usato come agnello sacrificale l’allora direttore del dipartimento Politiche della salute Gorgoni”.

Il Presidente  Emiliano parla tanto di condivisione ma non condivide nulla,-  incalzano i consiglieri pentastellati  Conca e Galante–  si limita a far dare alla Commissione pareri non vincolanti per poi andare comunque avanti sulla sua strada. Facciamo fatica ad avere i documenti richiesti, ad esempio i report degli incontri ai ministeri dell’Economia e della Salute con cui riusciremmo a lavorare meglio nell’interesse di tutti i pugliesi.  Ci sono stati provvedimenti adottati all’unanimità come quelli sull’autismo che ancora giacciono sulle scrivanie dopo mesi.  Per quanto riguarda il piano di riordino – concludono Conca e Galante le nostre obiezioni si sono sempre attenute  ai dati, sia epidemiologici che delle liste d’attesa.”.

A dir poco imbarazzanti le dichiarazioni odierne del Presidente della III commissione Sanità, Giuseppe Romano (Pd, dopo il ritiro delle dimissioni presentate nei giorni scorsi.“Sono rimasto molto colpito – dice una sua nota – dalle attestazioni di stima provenienti non solo da diverse parti politiche, ma anche dalle associazioni e dai rappresentanti della società civile. Il mio atto è riuscito a produrre anche una discussione seria nel merito della questione sanità e questa, alla fine, è la cosa più importante. Ringrazio tutti della fiducia, continuerò a profondere nel mio lavoro il massimo impegno”. Probabilmente non legge i giornali o sopratutto non gira fra gli ospedali pugliesi.

 




Sinistra italiana: “Emiliano stai sereno…”

Con una nota stampa il consigliere regionale Cosimo Borraccino, esponente della Sinistra Italiana (ex Sel) Presidente della II Commissione (Affari Generali e Personale) della Regione Puglia ha commentato le dichiarazioni del Governatore della Regione Puglia sul riordino ospedaliero “E’ stato davvero sgradevole ascoltare il Presidente della Puglia, Michele Emiliano, dire oggi al TG3 Puglia che Sinistra Italiana sta ‘rompendo le scatole’ sul Piano di Riordino Ospedaliero“.

Crediamo che queste parole – aggiunge Borraccino  – questi toni, questi comportamenti non siano rispettosi del lavoro che una intera comunità politica, che continua a riconoscersi nella maggioranza al governo della Regione, ha condotto per oltre un anno, confrontandosi sul merito di quel provvedimento con tantissime realtà locali, con i sindaci, con i comitati a tutela della sanità pubblica che sono sorti ovunque dal Gargano al Salento, con le organizzazioni di categoria, con i sindacati.  Quelle parole sprezzanti offendono non tanto Sinistra Italiana o il sottoscritto, come rappresentante in Consiglio Regionale di questa comunità politica, ma tutti quei cittadini che in questi mesi hanno avuto modo di evidenziare le contraddizioni, le incongruenze, i limiti di un Piano di Riordino Ospedaliero che, sostanzialmente, porta ad uno smantellamento della sanità pubblica nella nostra regione a tutto vantaggio della sanità privata che non viene sfiorata minimamente

Sappia Michele Emiliano  – continua Borraccino  – che se difendere il diritto dei cittadini pugliesi ad avere una buona sanità pubblica, significa ‘rompere le scatole’, noi non retrocederemo di un centimetro e continueremo a ‘rompere le scatole’ chiedendo di anteporre gli interessi dei più deboli a quelli di chi, nella sanità, persegue i suoi pur legittimi business milionari. D’altro canto è davvero desolante ascoltare un Presidente di Regione, eletto ormai venti mesi fa, attribuire presunte colpe o responsabilità al precedente Governo regionale che, tra l’altro, era sostenuto dallo stesso Partito Democratico di cui Michele Emiliano era segretario regionale, e che ha espresso direttamente gli ultimi assessori alla Sanità. 

“La verità è che in eredità Michele Emiliano ha trovato un Sistema Sanitario orientato a portare salute e servizi sui territori, con una rete ospedaliera modernizzata e con un percorso di razionalizzazione degli sprechi e delle inefficienze già avviato – prosegue  Borraccino  – Ora il rischio concreto è che la rotta intrapresa negli anni scorsi verso un sistema che garantisca il diritto alla salute pubblica dei cittadini venga bruscamente interrotta, con la chiusura di otto ospedali, il ridimensionamento di molti altri nosocomi della regione, lo smantellamento di reparti efficienti e di eccellenza. Ignorare in questo modo il grido di allarme che arriva non tanto e non solo da Sinistra Italiana, ma da tantissime realtà locali per un Piano imposto dall’alto e non condiviso, rappresenta un grave sintomo di arroganza che, da sempre, non è la miglior dote per chi governa”

“Strano che il presidente Emiliano non si sia accorto – conclude  Borraccino  – che su questo tema tutta la società pugliese gli è contro! Ci auguriamo quindi  che le dichiarazioni rese oggi siano state solo il frutto di un certo comprensibile nervosismo per la bocciatura del Piano di Riordino in Commissione e ci aspettiamo che al più presto si possa iniziare finalmente a ragionare, nell’interesse esclusivo dei cittadini pugliesi




Riordino ospedaliero, Campo (Pd): “Ho votato contro a tutela della funzione degli ospedali di base, non è in discussione la lealtà verso Emiliano e la maggioranza”

Ho espresso il mio voto contrario al regolamento di attuazione del Piano di riordino ospedaliero in piena coscienza ed a tutela della funzione degli ospedali di base“. ha affermato ieri pomeriggio con una nota stampa, il consigliere regionale Paolo Campo (Pd),  all’esito della riunione della Commissione consiliare Sanità che ha espresso parere negativo alla proposta della Giunta regionale. E’ la prima volta in 25 anni di attività istituzionale che voto in modo difforme dal gruppo a cui appartengo e l’ho fatto con grande rammarico, ancor più considerando che proprio il mio voto contrario ha determinato il parere negativo della Commissione. Francamente, però, non ho avuto alternative di fronte al rischio che nei 12 ospedali di base pugliesi, compreso quello di Manfredonia, non si possano istituire o mantenere le strutture organizzative complesse”.

“Una norma introdottacontinua il consigliere Campo– nell’ultima versione del regolamento che contrasta con la normativa nazionale, da ultimo il decreto ministeriale 70, e determina il pratico venir meno della funzione stessa di questi presìdi di salute. A mio parere, invece, gli ospedali di base devono essere dotati di almeno 4 strutture – chirurgia generale, medicina generale, ortopedia e pronto soccorso – salvo riconoscerne ulteriori utili al bacino di riferimento. Dopo aver spiegato i miei ragionevoli rilievi al direttore generale del dipartimento, presente in Commissione al posto del presidente Emiliano a Roma per importanti impegni istituzionali, e nonostante le sollecitazioni del presidente della Commissione Pino Romano, ho ottenuto solo che “laddove esistenti” le strutture complesse potranno continuare ad operare”

“L’ambiguità della norma non mi ha consentito di ritenere superato il merito della questione sollevata, di ordine generale e non campanilistica, e per tale ragione ho espresso il voto contrario. Voglio ribadire che la mia opposizione è stata sul merito del provvedimento, anche se non mi sfugge il suo significato politico. Per cui ritengo necessario confermare esplicitamente la mia lealtà al presidente Michele Emiliano, con il quale avrò modo di chiarirmi a brevissimo, e alla maggioranza di cui sono parte. Ed invito il presidente della Commissione, che ha condotto con equilibrio e sagacia il confronto, a recedere dall’intento annunciato di presentare le dimissioni”.

Nel frattempo è stata convocata per venerdì nella sede del Consiglio Regionale, via Capruzzi, Bari,  la conferenza stampa, a cui parteciperanno il consigliere regionale Cosimo Borracino (che insieme a Campo ha votato contro il piano di Emiliano) e l’ex assessore  alla salute Tommaso Fiore,    in occasione della quale Sinistra Italiana spiegherà le ragioni del “No” al Piano di riordino ospedaliero bocciato dalla Commissione Sanità.




Votare con il Mattarellum: chi ci perderebbe ed a chi conviene

Dopo le aperture di Matteo Renzi all’Assemblea Nazionale del PD, l’attenzione dei principali partiti politici italiani è tornata sul sistema elettorale in vigore fra il 1993 ed il 2005: il Mattarellum. Questo sistema, che si connota come un sistema misto – alla Camera una quota di 475 deputati eletti tramite collegi uninominali a turno unico, e 155 seggi assegnati con liste bloccate e soglia di sbarramento al 4% – ha da una parte ricompattato il PD e dall’altra ha visto la disponibilità di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, a condizione che si torni alle urne in fretta.

Ma a chi conviene un ritorno al passato ed alla legge elettorale che prende il nome dall’attuale Presidente della Repubblica? YouTrend, progetto di informazione incentrato sui sondaggi e i trend sociali, economici, politici di Quorum, società attiva nel campo delle ricerche sociali e di mercato, della comunicazione politica e della strategia elettorale, ha cercato di capirlo partendo da una simulazione del risultato elettorale.

Per farlo è stata utilizzata la supermedia settimanale dei sondaggi al 18 dicembre 2016 (che vede il PD al 30,9%, il M5S al 29,2%, la Lega Nord al 12,2%, Forza Italia al 12,2%, Fratelli d’Italia al 4,6%, Alleanza Popolare al 3,4% e Sinistra Italiana al 3,1%). Si è ipotizzato innanzitutto che il centrodestra abbia la volontà e la capacità di individuare candidati comuni in tutti i collegi, stipulando un’alleanza nazionale, e che il supporto verso tali candidati sia pari alla somma dei partiti alleati. In seconda battuta sia AP che SI sono state mantenute fuori da alleanze elettorali, non essendoci al momento precedenti a livello nazionale che facciano intravedere nell’immediato un sodalizio con il PD renziano. Sulla base della media dei sondaggi citata, i due partiti non otterrebbero rappresentanza in Parlamento, non superando la soglia del 4%.

In secondo luogo, la griglia dei collegi utilizzata per la simulazione è quella che fu impiegata nel 1994, 1996 e 2001, e la simulazione si è effettuata per la sola Camera dei Deputati, dove l’elettorato attivo è composto da tutti i maggiorenni e che può riflettere più precisamente l’opinione fotografata dai sondaggi. Infine, si è presa la distribuzione territoriale del voto alle europee del 2014 (che fra le altre cose ha il pregio di evidenziare correttamente la progressiva meridionalizzazione dell’elettorato M5S) e si è applicato uno swing nazionale uniforme. Il risultato è il seguente:

 

  • Pd – 182 seggi
    • 128 in base ai collegi
    • 54 in base alle liste
  • M5S – 241 seggi
    • 190 in base ai collegi
    • 51 in base alle liste
  • Centrodestra – 203
    • 150 in base ai collegi
    • 53 in base alle liste

Dei tre poli che competono a livello nazionale, il Movimento 5 Stelle risulterebbe il più consistente con 241 seggi, un dato assolutamente storico per il partito di Beppe Grillo, ma insufficiente a conseguire una maggioranza. I grillini si fermano infatti a più di 70 seggi da quota 316, necessaria per controllare Montecitorio. Al secondo posto troviamo il riunito centrodestra, con ben 203 seggi, seguito a breve distanza dal Partito Democratico con 182 seggi. Gli unici 4 seggi rimasti vanno ai rappresentanti della SVP altoatesina ed al rappresentante della Valle d’Aosta. In sintesi il risultato ad oggi sarebbe la mancanza di una maggioranza alla Camera, con una situazione di sostanziale equilibrio fra centrodestra e PD, con un vantaggio invece più marcato per il M5S. In particolare il PD sarebbe punito dal suo essere “non coalizzabile” né con Alfano, né con la Sinistra, scontando il suo isolamento politico in un sistema ormai tripolare.

A livello di distribuzione territoriale del voto, il partito di Grillo riuscirebbe ad essere estremamente competitivo nel Centro e nelle Isole, dove eleggerebbe rispettivamente 43 e 52 deputati nei collegi uninominali, sui 54 e 55 in palio in queste due zone. Maanche nel Sud si farebbe sentire la forza elettorale dei 5 stelle (62 seggi su 106), che qui incontrerebbero la più agguerrita concorrenza del centrodestra, che si assesterebbe a 34 deputati. In particolare, sulla base del voto 2014, la Campania e la Puglia vedono buone chance per il polo conservatore. Se d’altra parte le Regioni Rosse restano appannaggio del PD (72 deputati su 80), al Nord la sfida è più aperta, ma sarebbe sempre il centrodestra ad imporsi sul partito di Renzi (e Gentiloni), portando a casa 110 deputati contro i 41 dei democratici.

Quello che emerge complessivamente è un’Italia spaccata in tre: le regioni settentrionali a forte orientamento conservatore, specie nella provincia; le regioni rosse roccaforti del PD, il Centro-Sud e le Isole con un risultato lusinghiero per il M5S (1). È bene ricordare che la simulazione è stata effettuata sui collegi risalenti al 1993, fattore su cui torneremo in seguito.

Questi numeri ci dicono quindi che la mossa di Renzi è un suicidio politico e che il successo dei grillini è dietro l’angolo? Tutt’altro, come avremo modo di argomentare. Alla domanda “a chi conviene il Mattarellum?” va data però risposta avendo in mente come alternativa quella che pare l’altra unica prospettiva verosimilmente in gioco: un sistema proporzionale senza clausole (cioè senza soglie di sbarramento elevate e senza circoscrizioni piccole). Su questo raffronto si articolerà la riflessione che segue.

A chi conviene il Mattarellum

1 – Al Partito Democratico. Il dato dei 182 seggi al PD non deve ingannare: questo risultato è frutto del dato elettorale più basso mai registrato nei sondaggi dal PD renziano, una sorta di “nadir” post referendario. In prima battuta dobbiamo quindi registrare come in numerosi collegi (una ventina) il principale partito di centrosinistra si piazzi a meno di 3 punti percentuali di distanza dal primo arrivato. Con un lieve aumento dei consensi al PD ed in particolare una buona performance nel Nord Ovest, il partito di Renzi potrebbe sfondare agilmente quota 200 deputati. In aggiunta, il centrosinistra è tradizionalmente riuscito a mettere in campo nei collegi uninominali candidati che riuscivano a migliorare le performance che sulla carta erano previste, e non bisogna dimenticare che il PD al momento controlla il 60% dei Comuni superiori italiani, sulla base delle tornate elettorali tenutesi fra il 2012 ed il 2016. I democratici hanno quindi a disposizione una classe politica diffusa sul territorio e con un passato amministrativo rilevante, che in un sistema di collegi maggioritari a turno unico può rappresentare un punto di forza.

In seconda battuta, i collegi utilizzati per la simulazione sono quelli definiti con decreto legislativo nel 1993. Ad oggi andrebbero rivisti dal Governo in carica, su indicazione delle Camere. Questa operazione è rilevante su due fronti. Da una parte vi sono stati negli ultimi vent’anni alcune variazioni nella distribuzione della popolazione in Italia: il peso demografico di Lombardia (dove il centrodestra consegue più collegi), Lazio (M5S), Veneto (CDX) ed Emilia-Romagna (PD) è aumentato; mentre è diminuito quello di Calabria (M5S-CDX), Sicilia (M5s), Liguria (M5S-PD), Puglia (M5S-CDX), Piemonte (M5S-CDX) e Campania (M5S-CDX). In sostanza, ridisegnando i collegi nel 2016 le regioni che saranno penalizzate sono quelle dove il Movimento 5 Stelle ed il centrodestra raccolgono maggiori consensi, e questo potrebbe rappresentare un lieve vantaggio competitivo del PD. A questo si aggiunga il secondo versante, per il quale sarà il Governo a ridefinire i confini dei collegi, e non è da escludersi qualche operazione di gerrymandering (termine con il quale si indica l’operazione che vede i collegi ritagliati per favorire il controllo da parte di un determinato partito). Ovviamente anche questo effetto non sarebbe determinante, ma nel caso può solo andare a favore delle forze di maggioranza.

In conclusione, il PD potrebbe assestarsi oltre quota 250 deputati nell’ipotesi di un nuovo Mattarellum, consistenza che gli consentirebbe di essere partner inevitabile di qualsiasi governo post-elettorale. Questa quota di seggi sarebbe verosimilmente superiore a quella che il partito di Renzi potrebbe portare a casa con un sistema proporzionale, rafforzandolo nelle trattative che si terranno dopo il voto.

2 – Alla Lega Nord. Matteo Salvini dovrebbe guardare con favore alla reintroduzione del Mattarellum per due motivazioni principali. La prima è che forzerebbe il centrodestra a ricompattarsi per individuare i candidati comuni nei collegi, e questo gli consentirebbe di concorrere per la leadership della coalizione, cosa assai più complessa in un sistema proporzionale. Ma più interessante e meno evidente è il ruolo giocato dai collegi del Mattarellum.

Ad oggi il centrodestra unito risulta avvantaggiato in 110 collegi del Nord. È verosimile aspettarsi che nelle negoziazioni con Forza Italia per l’identificazione dei candidati per l’uninominale il Carroccio possa legittimamente aspirare ad almeno 70 collegi “sicuri” su 110, visto il peso specifico della Lega rispetto al partito di Silvio Berlusconi da Roma in su (2). Un’altra ventina di seggi dovrebbero provenire dalla parte proporzionale, portando la Lega ad un risultato complessivo di poco inferiore ai 100 seggi. Rispetto ai circa 80 che potrebbe conseguire con un sistema proporzionale, il vantaggio per Matteo Salvini appare evidente, e si somma alla prospettiva di poter rappresentare il volto mediatico principale del centrodestra italiano.

3 – A Fratelli d’Italia. Anche il partito di Giorgia Meloni potrebbe trarre ragionevoli vantaggi dal Mattarellum e dalla coalizione forzata con Forza Italia, ma per ragioni differenti rispetto alla Lega. FDI attualmente è accreditata di poco più del 4%, che rappresenta la soglia di sbarramento per la spartizione dei 155 seggi della quota proporzionale. La prospettiva di rimanere di poco al di sotto di questa soglia – specie in caso si affluenza molto differenziata fra Nord e Sud, con una penalizzazione per un partito come Fd’I che consegue i maggiori consensi in Meridione – non appare peregrina. Al contrario, le dinamiche di alleanze pre elettorali del maggioritario consentirebbero ai Fratelli d’Italia di poter richiedere almeno 10 candidature in collegi sicuri del Centro-Sud (sui 34 stimati per il centrodestra oggi), garantendosi una rappresentanza alla Camera in ogni caso. Da sottolineare come il contributo del partito della Meloni sia fondamentale in tutto il Meridione per la competitività del centrodestra, motivo per cui difficilmente Forza Italia potrebbe poter fare a meno del piccolo partito della destra conservatrice. In definitiva questa prospettiva rappresenta un caso da manuale di cosiddetta “proporzionalizzazione del maggioritario”.

A chi non conviene il Mattarellum

1 – A Forza Italia. Sulla base di quanto scritto in precedenza relativamente alla Lega e a Fratelli d’Italia, possiamo capire perché ai forzisti non convenga un ritorno al maggioritario. Da una parte una coalizione pre elettorale obbligatoria ed una perdita “netta” di collegi sicuri a favore degli alleati porterebbero il partito di Silvio Berlusconi a vedere la sua rappresentanza nella nuova Camera attorno ai 70 seggi, una quota probabilmente inferiore a quella che potrebbe conseguire con una spartizione proporzionale; dall’altra ancorerebbe più saldamente FI nel campo del centrodestra, creando complicazioni ad una possibile larga intesa necessaria nel (probabile) caso in cui nessun partito controlli la maggioranza assoluta dei seggi. Non a caso i rumors vogliono i berlusconiani più centristi favorire una modifica al vecchio sistema elettorale, con un’espansione della quota proporzionale del Mattarellum dal 25% al 40%.

Questa posizione di Forza Italia è in verità curiosa, dal momento in cui il centrodestra globalmente inteso si denoti come molto competitivo nel Mattarellum, specie in caso di performance deludente del Movimento 5 Stelle al Centro-Sud. Proprio nel Meridione infatti la competizione diretta sarebbe CDX vs M5S, ed il primo beneficiario di un calo del consenso grillino (anche solo di una manciata di punti, ritornando al consenso che in media si registrava per il partito di Grillo in primavera: 25%) sarebbe una ipotetica coalizione popolar-conservatrice. A ciò si aggiunga che nel caso in cui le fortune politiche dell’NCD dovessero subire uno scacco, anche qui i primi a trarne profitto sarebbero i candidati del centrodestra nei collegi a sud di Roma. Insomma, il Mattarellum nel complesso non sfavorisce affatto il centrodestra, ma tende a rendere plastiche le diverse traiettorie dei partiti che lo compongono. Da una parte una Ligue National (come definita da Ilvo Diamanti) che vede uniti Salvini e Meloni nel rifiutare qualsiasi accordo con il PD, dall’altra Forza Italia che non riesce ad emanciparsi da una tentazione di convergenza verso il centro, con la consapevolezza di poter sfruttare la propria posizione di partner inevitabile del PD nel caso in cui nessuno abbia la maggioranza alle Camere.

2 – Al Movimento 5 Stelle. Nella nostra simulazione del risultato elettorale, il M5S è all’apice dei consensi, vicinissimo alla soglia del 30%. In caso di traslazione netta delle intenzioni di voto al partito sui candidati da esso indicati, il movimento anti establishment sarebbe assai competitivo in numerosissimi collegi del Centro-Sud, con percentuali di tutto rispetto nella provincia di Roma e Viterbo, nelle basse Marche e negli Abruzzi, in Sicilia e Sardegna. Da non dimenticare anche l’importante consenso del M5S nella provincia di Torino (anche al di fuori del bacino tradizionale della Valsusa) e della Liguria occidentale, a danno del centrodestra. Come abbiamo visto, il più probabile risultato sarebbe un M5S con più di 200 seggi, addirittura 241. Allora perché a questo partito non converrebbe il Mattarellum?

Innanzitutto perché la traslazione delle intenzioni di voto per un partito sui candidati locali per collegio non è scontata. Questo si è visto molto plasticamente nelle elezioni amministrative 2016, dove sì il M5S ha vinto in 19 Comuni superiori spesso con percentuali molto alte al secondo turno, ma dove è arrivato in testa in soli 7 fra essi (ed uno era il Comune di Roma…). In sostanza i candidati locali del M5S puntualmente “fanno peggio” rispetto ai consensi che sulla carta dovrebbe avere il loro partito. A questo si aggiunga che nella grande maggioranza dei collegi al momento attribuiti ai grillini la competizione sarà fra loro ed il centrodestra: una rinnovata competitività del polo conservatore (tradizionalmente capace di mobilitare ampie fette di elettorato attorno al proprio ceto politico locale in Meridione), unita anche solo ad un lieve calo dei consensi per il partito di Grillo rappresenterebbe una grave minaccia in termini di seggi.

Ora, queste valutazioni non ci devono portare ad un’equazione diretta fra comunali ed elezioni per il Parlamento, dal momento in cui la politicizzazione delle seconde sarà sicuramente ad altissima intensità ed il fattore di scarso radicamento dei candidati locali si farà sentire meno. Ma in definitiva la quota 241 seggi rappresenta al momento più un tetto massimo che una concreta aspettativa per il M5S. In questo senso possiamo comprendere il favore del M5S verso un sistema proporzionale, che consente loro di bypassare il problema dell’uninominale.

3 – Ad Alleanza Popolare. Il partito del nuovo ministro degli Esteri si trova di fronte ad un sistema che lo penalizzerebbe fortemente, forzandolo – come ricordato più volte – a coalizioni prima del voto. Il Nuovo Centrodestra, che al momento sta subendo anche problemi nelle relazioni con gli (ex?) alleati interni dell’UDC, ad oggi resterebbe a bocca asciutta, senza rappresentanza nel nuovo Parlamento (essendo al di sotto della soglia del 4% per accedere alla spartizione proporzionale, ed anche in tal caso i deputati eletti sarebbero solamente una manciata). Si pone quindi il problema del posizionamento del partito, dal momento in cui la tradizionale politica dei “due forni” non paga con il Mattarellum.

In caso di alleanza organica con il PD, tutta da verificare a livello politico, NCD porterebbe in dote un consenso rilevante solo in zone dove il PD non è di fatto competitivo: Calabria, Sicilia, Puglia (tre regioni dove sarebbero solo tre i collegi ad oggi vinti dai democratici!). Questa osservazione ci porta al rovescio della medaglia: i voti dell’NCD sarebbero preziosissimi per il centrodestra globalmente inteso. Proprio in queste regioni, come abbiamo avuto modo di vedere, si concentrerebbe la competizione fra grillini e (post)berlusconiani, ed un contributo anche solo del 5% sarebbe determinante per le fortune del polo di centrodestra. Ma qui entrano in gioco le variabili politiche e l’incompatibilità Salvini-Alfano, a maggior danno della competitività della coalizione ipotizzabile. Possiamo quindi ben comprendere come un sistema proporzionale, possibilmente senza soglie e con circoscrizioni ampie (su base regionale ad esempio), possa riscontrare il favore dell’NCD. Il Mattarellum decisamente no.

4 – A Sinistra Italiana. Un discorso simile può essere fatto per Sinistra Italiana, che non avrebbe rappresentanza con il Mattarellum, neanche nella parte proporzionale (come successo nel 2001 ad Antonio Di Pietro, che si fermò beffardamente al 3,9%). Del tutto futuribili appaiono al momento valutazioni in merito ad un’alleanza PD-SI, che pure potrebbe risultare assai utile ai democratici in determinate zone urbane del Paese – in particolare Torino, Milano, Genova, Roma, Bari. Anche per la Sinistra possiamo quindi dire che un ritorno al Mattarellum non sarebbe affatto conveniente.

Conclusioni

Concludendo, si può dire che il Mattarellum apra spiragli interessanti per la competizione politica attuale. Da una parte tutti e tre i poli sarebbero competitivi, e avrebbero buone carte da giocarsi secondo i loro diversi punti di forza: una possibilità di uscire rafforzati dalla dinamica uninominale (PD), la capacità di mettere in campo una coalizione ampia e radicata in varie zone del paese (centrodestra), un consenso ad oggi rilevantissimo in determinate regioni d’Italia (M5S). Tuttavia il PD, la Lega e Fratelli d’Italia appaiono, sulla base delle considerazioni esposte, come i partiti che rispetto ad un sistema proporzionale senza clausole potrebbero ricevere maggiori benefici da un ritorno all’uninominale. Con la consapevolezza che l’esito più probabile delle prossime elezioni sarà comunque un parlamento senza una maggioranza monocolore, ma la necessità di larghe intese dopo il voto. La cronaca delle prossime settimane ci dirà come si posizioneranno i partiti alla prova dei fatti.

(1) Nord: PD 41, M5S 25, 110 CDX, Altri 4

Regioni rosse: PD 72, M5S 8, CDX 0

Centro: PD 4, M5S 43, CDX 7

Sud: PD 10, M5S 62, CDX 34

Isole: PD 1, M5S 52, CDX 2

(2) Rispettivamente il rapporto Lega-FI alle ultime regionali è stato di circa 3:1 in Veneto ed Emilia-Romagna e di 2:1 in Liguria e nelle Marche.




Borracino (Sinistra Italiana) : “Il Direttore dell’Asl di Taranto Stefano Rossi è più realista del re !”

Mino Borraccino

Mi spiace dover constatare come l’ossequiosa attenzione del Direttore Generale dell’Asl di Taranto sul Piano di riordino ospedaliero, ancora non approvato dalla Giunta regionale in maniera definitiva e men che meno approvato e ritenuto idoneo dal Ministero della Salute, lo abbia indotto a sancire di fatto la morte dell’ospedale San Marco di Grottaglie”  dichiara con una nota il consigliere regionale Cosimo Borraccino  ( a destra nella foto) di Sinistra Italiana.

Il nosocomio grottagliese – continua Borracino –  rappresentava in questi anni non soltanto l’esempio di buona gestione di un piccolo ospedale, con reparti di eccellenza quali il Pronto Soccorso e il Punto nascite, ma ha anche garantito, nell’ottica della pianificazione del Presidio Ospedaliero Centrale il cosiddetto POC, la possibilità dell’ausilio ai due ospedali della città di Taranto, Moscati e SS Annunziata, che in  molti frangenti necessitavano di altri posti letto a causa delle variegate emergenze”

Con questa delibera il Direttore Generale affossa definitivamente e ingiustamente l’ospedale di Grottaglie e così, mentre da un lato il Presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano, dice di voler più personale e più mezzi a disposizione per la Sanità a Taranto, dall’altra elimina un riferimento importante, chiudendo di fatto l’ospedale di Grottaglie, destinato a diventare semplicemente un Polo post acuzie con 40 posti letto per la Riabilitazione e  15 per la Geriatria.

CdG ospedale-san-marco-grottaglie“Spiace davvero constatare queste cose – aggiunge Borracino e spiace soprattutto che tante professionalità sanitarie di primissimo livello siano state mortificate, dopo aver conseguito indubbi risultati. Anche in termini di costi l’Asl adesso dovrà registrare sicuramente numeri negativi, poiché già da mesi molti cittadini della nostra provincia si recano in altre regioni  per sottoporsi alle dovute cure e quindi non si intravede nessuna prospettiva  per quanto riguarda la mobilità passiva che continuerà ad aumentare per la nostra ASL. Finché mi sarà consentito,  il mio ruolo di consigliere regionale sarà svolto all’insegna della netta contrarietà a questo modo di gestire la sanità pubblica, esplicitando tutte le forti perplessità in ogni dove, in ogni luogo istituzionale ed esprimerò voti contrari se mi sarà data la possibilità, se il Piano giungerà in Commissione Sanità o in Consiglio regionale voterò contro, poichè ritengo che si stia  pianificando male l’assetto  degli ospedali e soprattutto si stia omaggiando la mera logica ragionieristica nella Sanità, mettendo da parte il diritto alla salute dei tanti cittadini pugliesila marchesa!”

“Sinistra Italiana non ci staconclude Borracino – ed abbiamo già espresso il voto contrario in Commissione Sanità e continueremo a fare una dura battaglia di resistenza per la popolazione pugliese”




La classifica delle presenze dei parlamentari pugliesi

Eccovi le classifiche del portale Openpolis l’indice di produttività dei parlamentari eletti in Puglia, che non prende in considerazione il lavoro, anche rilevante, che alcuni parlamentari svolgono per gli incarichi necessari al funzionamento della macchina politica e amministrativa del Parlamento (Commissioni, Gruppi, Comitati, Giunte, Collegi e Uffici di Camera e Senato). Per la spiegazione dettagliata dei criteri di valutazione del nuovo indice di produttività leggi qui.

Con assenza si intendono i casi di non partecipazione al voto: sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui è presente ma non vota e non partecipa a determinare il numero legale nella votazione. Purtroppo attualmente i sistemi di documentazione dei resoconti di Camera e Senato non consentono di distinguere un caso dall’altro. I regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell’assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l’assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute.

Per quanto riguarda i deputati eletti a Taranto, al primo posto  l’on. Donatella Duranti di SEL ora Sinistra Italiana piazzatasi al 4° posto della classifica generale pugliese, seguita dall’ on. Michele Pelillo del Pd al 2° posto ( 13° classifica generale) ed al 3° posto dall’ On. Gianfranco Chiarelli (16° classifica generale) di Cor-Conservatori Riformisti  deputato eletto nelle liste del Pdl-Forza Italia. Fanalini di coda della classifica i deputati Alessandro Furnari e  Vincenza Labriola , eletti nelle liste del M5S e dopo solo tre mesi passati al  Gruppo Misto.

i “Top 10” della classifica

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dall’ 11° posto al 20° posto  della classifica

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dal 21° posto al 30° posto

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dal 31° posto all’ultimo posto

 

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N.B. All’ on. Scalfarotto ed all’ on. Bellanova  entrambi eletti nelle liste del Pd in Puglia non è applicabile la classifica in quanto componenti del Governo in carica




La Raggi in Commissione Ecomafie: “Muraro indagata, l’ho saputo il 18 luglio e ho informato i 5 Stelle”

di Antonello de Gennaro

CdG muraroLe bugie hanno sempre le gambe corte, come nel caso di Virginia Raggi, che si preoccupa troppo della cellulite in fotografia e poco della millantata e dovuta trasparenza. Infatti è sin dallo scorso 18 luglio che gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, Virginia Raggi e l’assessora all’ ambiente Paola Muraro sono a conoscenza  che quest’ultima è iscritta nel registro degli indagati della Procura della repubblica di Roma.  per “reati ambientali” ed “abuso d’ufficio“. Lo hanno ammesso e dichiarato all’inizio dell’audizione odierna a Palazzo San Macuto. La Sindaca Raggi ha persino aggiunto di aver informato i vertici del Movimento 5 stelle: “Ho avvisato alcuni parlamentari”  ha detto, facendo i nomi di Paola Taverna e Stefano Vignaroli, che gliel’aveva presentata, ma anche di “un eurodeputato ed un consigliere regionale“. La Sindaca ha inoltre tenuto a precisare che non aveva informato invece Grillo e Di Maio. I quali non a caso, il primo tace ed il secondo parla di “complotti” inesistenti !

Accuse e repliche La giunta a guida M5S si è insediata lo scorso 7 luglio in Campidoglio . E fino a ieri la sindaca di Roma ed il suo assessore dell’Ambiente hanno sempre ripetuto  senza esitare, mentendo e ben sapendo di mentire,  che a loro  l’iscrizione a «modello 21» nel registro degli indagati non risultava. La verità invece è che la Muraro invece risulta indagata sin dal 21 aprile.

Schermata 2016-09-06 alle 13.13.25Lo ha reso noto il presidente della Commissione Parlamentare Alessandro Bratti, che ha anche spiegato anche ciò che è successo subito dopo: il legale dell’assessora Muraro, l’ avv. Salvatore Sciullo, ha depositato in base all’articolo 335 del codice di procedura penale un’istanza al tribunale Penale di Roma,  ed in data 18 luglio ha ottenuto attestazione ufficiale della presenza ed iscrizione a “modello 21” della sua assistita in qualità di “indagata”.

Il sostituto procuratore della repubblica  dr. Alberto Galanti  contesta all’ Assessora dell’Ambiente Paola Muraro nel fascicolo RGNR n. 19790/16 di cui è  titolare, la presunta avvenuta violazione dell’articolo 256 (comma 4) della legge 152 del 2006: “gestione dei rifiuti non autorizzata“. La Muraro si è difesa in Commissione accuando di essere vittima di “un attacco mediatico” ad aggiungendo: “Io avevo fatto richiesta ai sensi dell’ art. 335 come d’abitudine ogni anno e come mi ha insegnato a fare il mio avvocato avendo spesso rapporti con la pubblica amministrazione. Il 25 marzo non ero indagata“. L’Assessora Muraro nel corso dell’audizione ha anche aggiunto di non essere a conoscenza se l’iscrizione a suo carico come “indagata” riguardi il periodo in cui ha collaborato con l’Ama. E sull’inchiesta che la riguarda, con imbarazzante spavalderia ha detto  : “Non ho niente da temere, anzi, ho molto da dire: quindi senz’altro andrò nei prossimi giorni dal pm”  ignorando che in procura non si va come in un bar e che sarà quindi il Pm Galanti a decidere quando, come e se ascoltarla.

 

 

La Sindaca Virginia Raggi  ad una domanda di Filiberto Zaratti, di Sinistra italiana ha risposto :”Sono venuta a conoscenza dell’iscrizione nel registro degli indagati verso la fine del mese di luglio, tra il 18 e il 19. Muraro ci ha dato prontamente la notizia e io ho informato i vertici del partito. Ho convocato una riunione con l’ex capo di gabinetto (Carla Raineri, che si è dimessa giovedì scorso) e valutato che il 335 non contenesse sufficienti elementi per decidere. Appena avremo maggiori informazioni prenderemo provvedimenti “. Affermazioni queste che però non trovano riscontro  nell’odierna intervista rilasciata in merito, dalla dr.ssa Carla Raineri, che a differenza della Raggi,  è un magistrato.

 

 

Quando il Sen. Alessandro Baìratti, presidente della Commissione Parlamentare ha chiesto alla Raggi : “Non ha ritenuto a luglio che fosse inopportuno mantenere la delega e l’attività della gestione rifiuti a un assessore sottoposto a indagine proprio nel suo settore? ” la Sindaca di Roma ha insistito con la linea «garantista» ben diversa da quella sinora adottata in tutt’ Italia dal Movimento 5 stelle. “Per il fascicolo Muraro – ha risposto la sindaca – fino alla chiusura delle indagini non è possibile sapere quali sono le questioni per cui si sta indagando. Se lei mi chiede un giudizio di opportunità politica, io le rispondo che fino a che non leggo le carte non so quali sono i fatti che vengono contestati, non so le date, non sappiamo niente, l’unico che conosce il fascicolo è il pm”.

 

 

Beppe Grillo e la Casaleggio Associati tacciono. Per loro il problema è l’ euro…come si vede visitando il sito del comico genovere

Schermata 2016-09-06 alle 15.01.34Molta ironia, ma anche rabbia del popolo grillino del M5S furente sul web sui social. Scrive Matteo Pazzaglia: “I poteri forti hanno imposto alla signora Muraro di mentire spudoratamente. Maledette scie chimiche! Ora il M5s è un vero partito”. E Tobia Zevi: “Muraro il 18 luglio apprende di essere indagata. E il 25 va in diretta streaming ad Ama a processare il presidente Fortini. Wow!”. Ironizza anche Roberto Zicchittella: “Beccate come due bambine con le mani nella marmellata“. Valeria Federighi allude alla raccolta differenziata: “Chiedete alla Muraro se il M5s va nell’umido o nella plastica? Perché io lo metterei nell’indifferenziato“. Furente Liliana 59: “Ve ne dovete anna’ a casa, incompetenti, graziati dalla rete“. La base del Movimento 5 Stelle ha riversato sul blog di Beppe Grillo una marea di commenti: si va dalla preoccupazione al disgusto, ma quel che è lampante è lo sconcerto dei simpatizzanti M5S. “L’affaire Muraro/Raggi a Roma sta minando l’intero progetto del Movimento, quello originario voluto da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo“, ed ancora “Stiamo dando un ignobile esempio di malapolitica e di manifesta incapacità, tra dimissioni, indagati, bugie e menzogne, raccomandazioni degne della peggior politica che nulla hanno a che vedere con lo spirito e le linee guida del Movimento”  sono le critiche che si possono leggere on line, dove si moltiplicano le richieste di dimissioni della Raggi.

CdG virginia raggi_telefono

nella foto il Sindaco di Roma, Virginia Raggitele-diretta

La Raggi è in Campidoglio, e dimenticandosi che è stata eletta fondamentalmente per amministrare una città e non un meetpoin del M5S ha in programma due diverse riunioni, una con gli assessori e l’altra con i consiglieri M5S, per fare il punto della situazione. Nel frattempo  l’ex procuratore regionale della Corte dei Conti del Lazio, Angelo Raffaele de Dominicis, attualmente in pensione,  replica in una nota alle critiche sul criterio adottato per designarlo assessore al bilancio di Roma Capitale. Per de Dominicis è “strumentale e grottesca” la polemica sul ruolo avuto dall’avvocato Pieremilio Sammarco, uno dei legali di Berlusconi, e per questo, afferma, “vado avanti con il sindaco di Roma Virginia Raggi“.  O per conto della destra ?