La Banca Popolare di Bari accelera: in arrivo piano industriale e ricapitalizzazione

ROMA – Prevista per la riunione del consiglio di amministrazione di mercoledì 23 gennaio  la presentazione del nuovo piano industriale strategico triennale, predisposto dal nuovo management insieme all’advisor Rothschild per il rilancio della Banca Popolare di Bari, che è un istituto come la Popolare di Sondrio,  che non ha ancora applicato la riforma sulle banche popolari emanate dal governo Renzi che attende il via libera dall’imminente pronuncia della Corte di Giustizia Europea chiamata in causa dal Consiglio di Stato.

La decisione della Corte del Lussemburgo è prevista in primavera e quindi la trasformazione in spa dovrebbe essere portata a termine verso metà anno o forse successivamente. De Bustis avrà quindi il tempo per organizzare la ristrutturazione della banca, risolvere il problema della difficile vendibilità delle azioni e a cercare un socio finanziario che consente alla Popolare di Bari di rafforzare il proprio patrimonio.

Vincenzo De Bustis il nuovo amministratore delegato della Banca Popolare di Bari

L’ arrivo del banchiere Vincenzo De Bustis nel ruolo di amministratore delegato alla Popolare di Bari è  un ritorno in Puglia dopo alcuni anni passati ai vertici di  già ai vertici di Deutsche Bank Italia, Banca 121, Monte dei Paschi di Siena. De Bustis aveva lasciato la Popolare di Bari da direttore generale (carica ricoperta dal 2011 al 2015) ed adesso è tornato dopo quasi quattro anni, da amministratore delegato. E’ stato Marco Jacobini il presidente della maggior banca del Mezzogiorno, a richiamarlo dopo aver consultato la Banca d’Italia, che ha dato il via libera.

Va ricordato che Il nome di De Bustis a Bari è legato alla controversa acquisizione di Banca Tercas, ispirata dalla Banca d’Italia alla Popolare di Bari che esaudì gli auspici informali della Vigilanza di Bankitalia. “Per quell’acquisizione, finanziata con due aumenti da 330 milioni ha scritto il quotidiano La Repubblica Consob due mesi fa ha chiesto per De Bustis, i tre Jacobini e il vertice del 2014-2016 multe per 2,6 milioni, per la determinazione del prezzo d’aumento, le omissioni informative nei prospetti e una profilatura clienti poco attenta alla loro propensione al rischio. Subito dopo la richiesta di sanzioni è stata sospesa dalla Corte d’appello di Bari, dov’è in corso il procedimento tra le parti”.

Un segnale forte lanciato dalla banca barese che vuole cambiare passo. Il piano triennale predisposto dovrebbe prevedere la trasformazione della natura giuridica in società per azioni ed una necessaria ripatrimonializzazione. Sulla trasformazione giuridico-societaria  che  dovrà tenere contocon il diritto di recesso, stanno lavorando  il notaio milanese  Piergaetano Marchetti ed il manager Paolo Gualtieri, enttambi consulenti molto apprezzati nel settore bancario.

Sarebbe previsto per la prossima settimana  l’ultimo incontro a Milano per la definizione di quanto necessario a realizzare la trasformazione in spa., che  è molto attesa in quanto potrebbe costituire un punto di riferimento nel settore delle banche cooperative. La banca barese presieduta da Marco Jacobini dovrebbe varare un’operazione complessiva da 500 milioni per la necessaria ripatrimonializzazione 300 dei quali dovrebbero essere raccolti da un aumento di capitale aperto al mercato, mentre i 200 milioni verrebbero raccolti attraverso strumenti finanziari subordinati (T1) mediante un private placement rivolto agli investitori istituzionali.




“Salvataggio Alitalia” pubblicato il bando: le offerte entro il 5 giugno

ROMA –  Ieri sera i tre commissari dell’ Alitalia Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari, hanno ottenuto dal Ministero dello Sviluppo economico l’autorizzazione alla pubblicazione del bando per la raccolta di manifestazioni di interesse. I soggetti interessati, informa la compagnia in una nota, avranno tempo fino al 5 giugno per presentare le manifestazioni di interesse.

Alla selezione degli advisor del collegio dei commissari straordinari di Alitalia, concorrono in cinque  e sono in corso le valutazioni per affidare l’incarico:  la scelta è prevista fra Merrill Lynch, Lazard, Mediobanca, Rothschild e Citigroup che compongono la rosa di nomi tra i quali a giorni è ; gli advisor saranno uno o, più probabilmente, due per supportare l’attività commissariale sul versante industriale e finanziario.

Nel frattempo su Alitalia non arrivano buone notizie. E’ sin troppo evidente che le grandi aziende e banche italiane non sono minimamente interessate a rilevare l’ex compagnia di bandiera. Ed infatti l’atteso “soccorso” non arriva. Gian Maria Pietro Gros  presidente del gruppo  Intesa San Paolo,  parlando con l’agenzia di stampa economico-finanziaria Radiocor non ha lasciato alcuno spazio neanche ad  una minima o remota possibilità: “Quello che è chiaro – ha detto – è che noi siamo una banca, non facciamo il vettore aereo, prestiamo denaro quando ci sono piani industriali credibili”. Peraltro al momento ancora non c’è un nuovo piano industriale di Alitalia . Per ora è tempo solo di analisi, per passare alle eventuali operazioni bisognerà aspettare luglio, . Infatti Pietro Gros commenta:”È ancora presto lasciamo lavorare i commissari“.

Chiusura anche da parte della presidente di Eni, Emma Marcegaglia: “Noi facciamo un altro mestiere“. Un giornata  quindi negativa  per Alitalia che guarderà probabilmente fuori dai confini italiani. Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, nel corso di un’audizione al Senato ha escluso la nazionalizzazione e l’ingresso delle Ferrovie dello Stato nel capitale della compagnia aerea: “Mi sembra irragionevole l’ingresso delle Ferrovie in Alitalia e altrettanto mi sembra irragionevole che lo Stato si mette a gestire un operatore aereo anche se importante“.

Il premier Paolo Gentiloni inizia infatti a guardare fuori dall’Italia e da Pechino dichiara: “C’è in generale interesse da parte dei fondi e degli investitori cinesi verso l’Italia ma nei particolari consentitemi di non entrare“. Quindi non parla di Alitalia ma rende noto che “se n’è discusso parecchio di investimenti cinesi. Nella cena in ambasciata ieri sera cui erano presenti i fondi sovrani: si è parlato di immobiliare e di altri investimenti strategici per il paese“.

 Il ministro dei trasporti Graziano Delrio si dice “sicuro” che le offerte arriveranno: “È difficile dire ‘facciamo fallire Alitalia e ripartiamo da zero’, perché perderemmo il 40% del mercato interno, e non ci sarebbe la possibilità di sostituirlo. Senza contare che un aumento del 10% della connettività dei voli vale mezzo punto di Pil“. aggiungendo  “Resto convinto che anche adesso con i commissari al lavoro, la vera operazione che va fatta è quella di non frazionare Alitalia e di mantenere l’unitarietà aziendale“.
La dead line resta ottobre, data in cui i commissari contano di ricevere le offerte vincolanti per l’acquisto di Alitalia. Attualmente non si sono manifestazioni di interesse .
In una nota il Segretario generale della Uiltrasporti Claudio Tarlazzi, dichiara che “L’eventuale interesse cinese ad investire in Alitalia ci colpisce positivamente ed evidenzia quanto Alitalia sia un asset strategico, con potenzialità di sviluppo attraverso una gestione più oculata e che conti sulle proprie forze interne”. Ed aggiunge : “Riteniamo che ci sia la possibilità di dare certezza al mercato e agli investitori attraverso un progetto, che stiamo perfezionando, fondato sull’equilibrio finanziario risultante dall’eliminazione dei sovra costi, di cui non fa parte il lavoro; su uno sviluppo industriale che aumenti i ricavi; sulla certezza del costo riguardo il lavoro per almeno tre anni senza tagliare i salari, bensì recuperando in efficienza; sull’introduzione del modello duale sperimentato in Germania prevedendo altresì come lo Stato possa esserne coinvolto”.

“In generale poi – prosegue la nota – l’interesse cinese ci porta a riflettere sul fatto che anche la fabbrica del mondo, sviluppando il megaprogetto One Belt One Road per una nuova Via della seta di rafforzamento dell’asse asiatico-europeo, si è accorta di quanto sia inefficiente il nostro sistema dei trasporti, che è pronta a migliorare con investimenti che incrementino in prospettiva l’integrazione tra le due economie occidentale e cinese, allo scopo di aumentare la propria profittabilità”.




La Cassazione annulla proscioglimento dell’ex ad Scaroni e dell’Eni per le Tangenti Saipem. Bye-Bye cordata ILVA

CdG giudice_cassazioneProscioglimento in primo grado, conferma in appello. Imputati erano l’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni e la stessa società. Cuore del processo una presunta tangente da 198 milioni di euro che sarebbe stata pagata dal 2007 al 2010 da Saipem, società controllata dall’ ENI, a pubblici ufficiali algerini, in cambio di appalti petroliferi nel Paese nordafricano. L’accusa era “corruzione internazionale e “frode fiscale. Ma la Suprema Corte di Cassazione, ha annullato il non luogo a procedere e gli ermellini della VI sezione penale hanno quindi annullato il verdetto emesso lo scorso 2 ottobre dal gup di Milano, Alessandra Clementi. Il sostituto procuratore generale della Cassazione Paolo Canevelli però aveva chiesto il “rigetto” del ricorso della Procura di Milano contro il non luogo a procedere e quindi di confermare il proscioglimento.

I pm di Milano: “Corruzione internazionale”
La procura di Milano aveva chiesto il rinvio a giudizio per l’ex numero uno di Eni Paolo Scaroni e di altre sette manager del gruppo petrolifero nel febbraio del 2015. L’ipotesi dei pm consiste, appunto, nel presunto versamento di denaro da parte della controllata di Eni all’allora ministro dell’energia dell’Algeria Chekib Khelil e al suo entourage per ottenere sette appalti petroliferi del valore di “oltre 8 miliardi di euro”.

Eni: “Prendiamo atto”
Eni prende atto che la Cassazione ha oggi annullato la decisione del del Gup di Milano, che aveva prosciolto l’azienda e i suoi manager in relazione ad asserite condotte corruttive in Algeria”, ma ribadisce  si legge in un comunicato”l’estraneità della società e dei propri manager rispetto ai fatti oggetto del procedimento in corso” ricordando che “verifiche svolte da soggetti terzi sulle attività algerine oggetto di indagine e messe a disposizione delle autorità competenti, non hanno evidenziato condotte illecite da parte della società”. Enicontinuerà a fornire la massima collaborazione alla magistratura affinché quanto prima sia fatta chiarezza sulla sua estraneità dalle vicende in questione”.

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ILVA & Palazzo Chigi.

Scaroni, attualmente deputy chairman di Rothschild, si è candidato nei giorni scorsi per la guida dell’ILVA. “Diciamo che se si creasse una cordata italiana che avesse bisogno di una persona che conosce un po’ il mondo dell’acciaio ci penserei”, ha detto Scaroni a Mix 24, la trasmissione di Giovanni Minoli a Radio 24, aggiungendo “Qualcuno me l’ha ventilato, ma ripeto, siccome siamo in una fase molto molto iniziale, è difficile ventilare ipotesi così remote“.

 

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Con che coraggio adesso Palazzo Chigi ed il sottosegretario alla presidenza  Claudio De Vincenti, sosterranno che Paolo Scaroni è un'”ottimo manager  di livello internazionale“? E sopratutto lascia perplesso che nessun quotidiano nazionale (compreso il Corriere della Sera) nel parlare dell’ ex-presidente dell’ ENEL e dell’ ENI alla possibile guida di una cordata italiana per l’ ILVA , dimentica il conflitto d’interessi essendo vice presidente di Banca Rotschild attuale advisor per la vendita proprio dell’ ILVA. 

 




ILVA. Ultimata la verifica delle manifestazioni di interesse, 19 gli ammessi alla “data room”

 

di Marco Ginanneschi

Schermata 2016-02-16 alle 03.09.09Con un comunicato stampa l’ ILVA in amministrazione straordinaria ha reso noto che “si è conclusa la fase di verifica della rispondenza delle manifestazioni ricevute ai criteri di ammissione. Come comunicato in data 10 febbraio 2016, le manifestazioni di interesse relative all’operazione di trasferimento dei complessi aziendali facenti capo ad ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria e ad altre Società del medesimo Gruppo sono state 29. Dei 29 soggetti che hanno manifestato interesse per l’intero Gruppo ILVA o per singole Società 17 sono italiani e 12 stranieri.”

I soggetti direttamente ammessi alla fase di due diligence, che prevede l’accesso alla data room, ai siti produttivi del Gruppo e alla management presentation organizzata da Rothschild, global advisor dell’operazione, sono 19, mentre a 6 soggetti istanti è stata richiesta l’integrazione della documentazione prodotta. Per i restanti è stato riscontrato che le manifestazioni di interesse non avevano ad oggetto complessi aziendali.

All’esito della due diligence – specifica il comunicato stampa – i soggetti ammessi saranno chiamati a presentare le offerte vincolanti, sulla base delle quali si potrà pervenire al perfezionamento dell’operazione, che potrà essere perfezionata mediante cessione o concessione in affitto, con opzione d’acquisto, dei complessi aziendali facenti capo alle Società in Amministrazione Straordinaria“.

CdG emma marcegaglia

Chi ha presentatole domande? Fra i gruppi italiani il gruppo Marcegaglia di Mantova guidato da Antonio Marcegaglia, presidente e amministratore delegato del gruppo di famiglia che detiene al 50% con la sorella Emma, Il gruppo Arvedi di Cremona, il guppo  Eusider di Lecco guidato da Eufrasio Anghileri. Una manifestazione di interesse (limitata al tubificio di Racconigi) è stata presentata dalla bresciana Tecnotubi che fa capo al gruppo Amenduni guidato da Michele Amenduni, cugino degli Amanduni-Greseli che controllavano una quota dl 10% dell’ ILVA prima del commissariamento , e che hanno recentemente chiesto per questo motivo alla Presidenza del Consiglio un indennizzo di 300 milioni. Un ruolo importante è quello riservato alla  Cassa Depositi Prestiti, attualmente la più grande istituzione finanziaria italiana controllata dallo Stato per oltre l’80%.

È a dir poco ammirevole la manifestazione d’interesse “tarantina” dello Ionian Shipping Consortium a dimostrazione del fatto che quando si ha la capacità e l’umiltà di consorziarsi tra piccole imprese, si può costruire un soggetto giuridico in grado di affrontare e competere su mercati altrimenti preclusi. Esattamente il contrario di quanto gli imprenditori-fornitori dell’indotto tarantino non hanno mai avuto la capacità di fare, preferendo per anni ed anni passare dalla cassa dell’ ILVA.

cdG arcelorMittalDall’estero sono pervenute la domanda del colosso Arcelor Mittal, che già in precedenza  aveva presentato un’offerta per l’ILVA insieme al gruppo Marcegaglia, e il gruppo brasiliano Csn Steel- Compahia siderurgica national  di cui si era ipotizzato una partnership con il gruppo italiano Arvedi per rilevare l’ILVA. ma che oggi procedono separatamente. Pervenuta anche la manifestazione d’interesse del fondo americano Erp Compliant Fuel controllato dal Virginia Conservation Legacy Found un ente no profit : una presenza molto significatica, visto che per statuto ha come obiettivo ridurre l’inquinamento da Co2.

Questo l’elenco dei 19 gruppi ammessi: Dhi-Di Nardi Holding Industriale, Eusider, Fonderia Boccacci, Tecnotubi, Car Segnaletica Stradale, Faser, Finarvedi e Acciaieria Arvedi,  Vesuvius Italia, Marcegaglia Carbon Steel, Lucchini RS, Fonderie Mora Gavardo, Cassa Depositi e Prestiti, Zaklady Magnezytowe Ropczyce, Ionian Shipping Consortium, Csn Steel, Erp Compliant Fuels, Pan Atlantic Shipping Co, Magnesita Refractiories.

Le 6 società a cui è stata richiesta un’integrazione documentale sono Trasteel Internazional, Euroflex, Societé Mosellane de Vente de Fers, Toles et Aciers Enterprise Gans, Etablissement Robert et Compagnie, Erdemir, P&C (Shenzen) Industrye Found Management Partnership Firm.

Paolo Scaroni

nella foto, Paolo Scaroni

Scaroni, Ilva e Rothschild . È invece a dir poco pò anomala e sospetta la circostanza che l’ “advisor” di ILVA società “pubblica” in quanto in amministrazione straordinaria, nella fase della selezione, valutazione e scelta del futuro acquirente della società siderurgica sia la Banca Rothschild il cui “vicepresident”, Paolo Scaroni, ex presidente dell’ ENI, abbia recentemente dichiarato di aver incontrato il premier Matteo Renzi e di essersi dichiarato disponibile quale possibile futuro Amministratore Delegato dell’azienda oggetto della cessione (leggi QUI) . Un classico conflitto di interessi normato all’italiana, su cui la stampa nazionale “tace”…in primis il SOLE24ORE edito dalla Confindustria a cui stanno particolarmente a “cuore” le sorti della famiglia e del gruppo Riva !




Mentre a Milano e Roma si lavora per il salvataggio definitivo dell’ ILVA, a Taranto c’è chi rema contro

CdG panoramica ILVAIl gruppo mantovano della famiglia Marcegaglia  formalizzerà oggi una proposta  che verrà depositata entro le 18 di mercoledì presso il notaio Carlo Marchetti in Milano, sede deputata al deposito delle offerte contenenti le manifestazioni di interesse per l’avvio della procedura di vendita degli asset dell’ILVA.  Tra i potenziali interessati all’operazione di vendita avviata dai tre commissari straordinari Corrado CarrubaPiero Gnudi,  ed Enrico Laghi nominati dal Governo Renzi, compare anche il gruppo cremonese Arvedi il cui interesse della realtà  è ben noto da tempo avendo risposto positivamente anche alla fase di “ricognizione”dell’anno scorso. Nona caso circola ormai da diverse settimane, un ipotetico progetto di integrazione tra le attività dell’acciaierie cremonesi e l’ ILVA.

In queste settimane sono circolati anche i nominati di gruppi di dimensioni più piccole, che potrebbero manifestare il proprio interesse, per poi affiancarsi in una successiva fase di aggregazione attorno ad una cordata di matrice italiana, partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti, composta dal trader Trasteel, di Eusider, e della famiglia Ottolenghi.

Ccc acquisizione ILVAIn questa prima fase, spiegano gli addetti ai lavori, i gruppi ed i potenziali acquirenti che formalizzeranno una manifestazione di interesse saranno attratti soprattutto dalla possibilità di avere accesso alla “data room” di ILVA, che consentirà l’ora di accedere nei dettagli alla valutazione dei numeri e conoscere la reale situazione industriale del colosso tarantino, acquisendo informazioni preziose. Per questo motivo anche l’elenco dei soggetti stranieri è potenzialmente aperto. In questi ultimi mesi sono tre i principali gruppi esteri che avevano manifestato interesse per lo stabilimento di  Taranto e che per questo motivo ci si attende la loro manifestazione di interesse: i coreani di Posco, l’indiana Jindal ed il colosso franco-indiano ArcelorMittal.
Vanno ricordate e tenute ben presenti le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha chiarito e ribadito in un’intervista sulle pagine confindustriali del Sole24Ore, che non consentirà ai competitors stranieri di riuscire a far chiudere l’ILVA,  Noi non accetteremo mai che ILVA sia uccisa dalle lobby di acciaierie di altri paesi. Adesso è aperto il bando, vediamo se – come io credo – ci sarà una cordata vincente. Sono ottimista. Dichiarazioni a cui hanno fatto seguito quelle del ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, durante una trasmissione del programma ‘Uno Mattina’ su Rai Uno, si è manifestato fiducioso sulla possibilità che l’ ILVA possa rientrare a pieno titolo sul mercato “soprattutto, se non esclusivamente, con capitali italianiAnche perché le imprese di altri Paesi si cominciano a preoccupare che torni sul mercato un grande player italiano: questo è il punto, parliamoci chiaro“, e seguite da quelle   del ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi: “Il governo – ha dichiarato la Guidi a Rainews24 – sta continuando a fare quello che ha sempre dichiarato: rimettere velocemente tutto il complesso Ilva sul mercato, rilanciarlo, fare un turnaround complesso e complicato, soprattutto mantenere i giusti impegni sull’aspetto ambientale e rilanciare senza perdere la strategicità di un impianto siderurgico. Questo vale per tutta l’Ilva“.

nella foto Paolo Scaroni con il presidente Putin

nella foto Paolo Scaroni con il presidente russo Vladimir Putin

Così come va tenuta nel giusto conto l’ipotesi di interesse di Paolo Scaroni all’ex amministratore delegato dell’  Eni ed attuale deputy chairman di Rothschild,  manifestata nei giorni scorsi in un “Faccia a Faccia” di Mix24 su Radio 24, il quale ha dichiarato al conduttore Giovanni Minoli di aver incontrato lo scorso 22 gennaio il premier Renzi per parlare dell’ ILVA e si è detto favorevole alla possibilità di guidare una cordata tutta italiana. “Il processo di dismissione dell’ILVA è appena iniziato – ha detto Scaroni  è molto presto per fare ragionamenti intorno all’Ilva. Diciamo che se si creasse una cordata italiana che avesse bisogno di una persona che conosce un po’ il mondo dell’acciaio ci penserei“.

Una soluzione questa che avanza lentamente e si consolida, e che prevederebbe  non solo la partecipazione dello Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti che agirebbe utilizzando il Fondo Strategico e potrebbe acquisire una pacchetto importante di azioni , seppure di minoranza, per un massimo del 30-40%, che  vedrebbe la partecipazione di diversi gruppi industriali italiani, e delle banche che hanno sinora anticipato garantito i finanziamenti del Governo all’ ILVA di Taranto.
Altra ipotesi di intervento e compartecipazione dello Stato nella cordata, quello del fondo “salva-imprese”, il nuovo strumento creato dal Governo che avrà  proprio la Cassa Depositi e Prestiti come principale sottoscrittore . Il governo conta di avere risorse da destinare a questo fondo sino a 3 miliardi di euro ed affianco alla Cdp vedrebbe la compartecipazione di Poste Vita ed Inail per un 10/15 % dell’investimento complessivo .
CdG confindustria_1Mentre sull’ asse Milano-Roma si lavora al vero salvataggio industriale e gestionale dell’ ILVA, a Taranto c’è ancora chi occupa il proprio tempo a fare polemiche e proteste inutili . E’ incredibile infatti vedere Confindustria Taranto affiancarsi ancora una volta ai sindacati metalmeccanici,  che stanno organizzando una manifestazione simbolica con uno sciopero lampo di 4 ore, della serie “ci siamo anche noi”, dimenticando i “miracoli” finanziari fatti del Governo Renzi per garantire l’occupazione di oltre 14mila famiglie dei dipendenti dell’ ILVA e 300 società dell’ indotto (con ulteriori 5mila addetti) . E’ a dir poco incoerente fare comunicati per ringraziare il lavoro dei deputati tarantini del Pd Pelillo e Vico per l’impegno ed il sostegno apportato al salvataggio dell’ ILVA e delle società fornitrici, e poi scendere in piazza accanto ai sindacati. Se fosse dipeso dai sindacalisti, ambientalisti ed imprenditori locali, a quest’ ora lo stabilimento siderurgico di Taranto sarebbe già chiuso e fallito e la città in “fiamme”, ovvero sarebbe scoppiata una vera e propria insurrezione popolare.

nella foto Fabio Riva, attualmente detenuto in carcere

nella foto Fabio Riva, attualmente detenuto in carcere

Altrettanto imbarazzante la posizione della Confindustria nazionale e della Federacciai, sempre pronti a difendere e “proteggere” il Gruppo Riva, ed a elargire pagelle di insufficienza al Governo, ai vai Commissari nominati ed al management dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, dimenticando la mancata, o meglio omessa  “ambientalizzazione” degli impianti dello stabilimento tarantino da parte della famiglia Riva nel corso della sua ventennale gestionale, coronata da un’evasione fiscale di oltre 2 miliardi di euro, accertata dalla Guardia di Finanza. Unica voce “solitaria” nell’imprenditoria (quella “vera”) il Gruppo Amenduni, che era socio al 10% del Gruppo Riva, e che da anni ha intrapreso non poche azioni legali di ogni genere nei confronti dei Riva.

La vera fase conclusiva della crisi dell’ ILVA sta per partire, ed una cosa è certa: nessuno dei cosiddetti “imprenditori” di Taranto vi parteciperà. Tutti gli “addetti ai lavori” preferiscono restare dei “prenditori“, cioè soltanto dei fornitori, cercando di portare a casa le proprie commesse e se possibile i crediti maturati sinora. Per le ragioni ormai ben note a tutti e soprattutto perché nel corso degli anni, nella storia dello stabilimento siderurgico tarantino, nessuno ha mai conquistato con i fatti un minimo di attendibilità. Ma di tutto questo, noi non ci meravigliamo.



Acquistata la Rete elettrica di Fs da Terna per 750 milioni di euro

l'amministratore delegato Matteo Del Fante

l’amministratore delegato di TERNA Matteo Del Fante

La società pubblica  Terna ha acquistato la rete elettrica delle Ferrovie dello Stato per 757 milioni di euro, e parte del ricavato sarà reinvestito in opere di infrastruttura ferroviaria, come prevede la Legge di stabilità 2015. Il valore della rete è stato stabilito dall’ Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema idrico. L’acquisizione comprende 7.150 Km di elettrodotti in alta e altissima tensione e 350 stazioni elettriche che saranno ricompresi nell’ambito della Rete di trasmissione elettrica nazionale (Rtn), 869 km di elettrodotti già facenti parte della Rtn e un contratto per il passaggio della fibra ottica di proprietà di Basictel.

L’integrazione porterà a una crescita di circa il 13% dei chilometri di linee complessivamente posseduti e gestiti da Terna – che con 63.900 Km di rete gestita è già il primo operatore indipendente d’Europa. “Avevamo identificato un’opportunità per Terna e per l’intero sistema elettrico italiano – ha commentato Matteo Del Fante, amministratore delegato di Ternaperciò siamo molto soddisfatti di aver concluso un’operazione industriale tanto complessa nei tempi che ci eravamo prefissati e che avevamo annunciato. Per noi e per il Paese si tratta di un traguardo importante, poiché questa acquisizione darà vita ad un’unica rete di trasmissione, che eviterà duplicazioni e consentirà di garantire maggiore sicurezza, efficienza e risparmi. Inoltre, in un’ottica internazionale, Terna potrà ora contare su una forza ancora maggiore nel processo di integrazione delle reti, sia in europa che nel mediterraneo“. Terna prevede “impatti positivi sugli utili del gruppo” a partire dal secondo anno di consolidamento di Self, che è la società di Fs cui fa capo la rete

La cessione della rete rappresenta la prima operazione rilevante per il neo management di Ferrovie dello Stato, con l’a.d. Renato Mazzoncini, che si è detto “orgoglioso di aver realizzato un’operazione industriale che possiamo considerare di sistema. FS ottiene infatti risorse da destinare agli investimenti in infrastrutture ferroviarie  e per potenziare i trasporti pubblici mentre a Terna vanno asset che estendono e rafforzano la rete elettrica nazionale“. La presidente, Gioia Ghezzi, ringrazia “il precedente Cda” e sottolinea che il nuovo consiglio “è lieto di iniziare il proprio mandato con questo accordo“.

Il comitato operazioni con parti correlate di Terna, per valutare la congruità del valore dell’operazione, è stato assistito da Rothschild come esperto indipendente, mentre il cda di Terna è stato affiancato da Banca Imi e Unicredit.