Ecco come la Casaleggio vuole appropriarsi dei soldi pubblici

ROMA –  Il Decreto legge Bonafede noto ai più come legge Spazza-Corrotti o Decreto Anticorruzione  recante “misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” contiene delle norme che riguardano il finanziamento ai partiti. Norme che sono semplicemente inapplicabili. Come ha osservato Marco Canestrari , autore di “Supernova” in realtà potrebbe chiamarsi “legge salva Casaleggio”.

Come si fa a non dare ragione a Canestrari quando scrive: ” Volevano la democrazia partecipata, e adesso sono un’élite. Volevano fare politica senza soldi. E adesso si scannano per i soldi. Volevano lottare contro il sistema dei media. E adesso sono dipendenti dai media. Volevano eliminare la casta. E adesso sono la casta” ?

Cerchiamo di ricostruire con precisione questa ennesima “porcata” politica del M5S. Gli articoli da 7 a 11 del decreto legge che è all’esame del Parlamento si occupano di una materia delicata e più volte modificata nel corso degli anni, cioè quella dei meccanismi con cui i partiti politici finanziano la propria vita politica. Un esempio lo si trova all’articolo 7 che prevede che entro venti giorni dalla data delle elezioni (di qualsiasi livello) i partiti debbano pubblicare sul proprio sito Internet “il curriculum vitae dei loro candidati e il relativo certificato penale rilasciato dal casellario giudiziario” pubblicazione per la quale “non è richiesto il consenso espresso degli interessati“. Una prescrizione questa che si scontra con i principi della  tutela della privacy infatti non a caso il casellario giudiziale non è consultabile online.

 

L’articolo 9  è quello che interessa più o meno implicitamente il perverso rapporto intercorrente tra il MoVimento 5 StelleDavide Casaleggio, figlio dello scomparso Roberto Casaleggio  co-fondatore insieme a Beppe Grillo del MoVimento che di fatto ha ereditato dal padre  il totale controllo sul partito.

La situazione attuale è che il M5S  è di fatto un partito politico  controllato da un’associazione privata cioè dall’Associazione Rousseau, di cui sono soci Davide CasaleggioMassimo Bugani, (che lavora nell’ufficio stampa del premier Giuseppe Conte) che però “formalmente” non ha alcun ruolo all’interno del M5S.

Davide Casaleggio con Max Bugani

Tutti i deputati e senatori “grillini”  sulla base del Regolamento dei gruppi parlamentari del M5S sono tenuti a versare 300 euro al mese nelle casse dell’ Associazione Rousseau che così nell’arco di una legislatura grazie ai 346 parlamentari eletti nel  MoVimento, senza pagare un euro di tasse, e senza alcun controllo dello Stato e del Fisco, incassano la bellezza di 6 milioni di euro di denaro pubblico !

Il decreto anticorruzione voluto dal ministro Alfonso Bonafede di fatto  è stato pensato per “salvare” Rousseau e Casaleggio.  Infatti al primo comma dell’articolo 9 si legge che “sono equiparate ai partiti e movimenti politici le fondazioni, le associazioni e i comitati la composizione dei cui organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici ovvero che abbiano come scopo sociale l’elaborazione di politiche pubbliche“. Grazie a questo articolo di fatto si vuole dare per legge una dignità politica all’ Associazione Rousseau , associazione arrivata improvvisamente dall’alto in occasione dell’ultima revisione dello Statuto del M5S, quando si diceva che  avrebbe dovuto esclusivamente amministrare la gestione del “sistema operativo” del M5S. ma invece così non è stato.

Beppe Grillo e Davide Casaleggio

Andando al comma 2 dell’articolo 9  è previsto che “un partito o movimento politico può essere collegato ad una sola fondazione o  ad una associazione o ad un comitato“. In pratica il MoVimento 5 Stelle, che è attualmente l’unico partito collegato ad un’associazione privata, potrà essere collegato solo all’ Associazione Rousseau  e non ad altre associazioni Quindi chiunque all’interno del M5S abbia intenzione di costituire nuove associazioni per fare  eventualmente “concorrenza” a quella del figlio  (mai  eletto)  di Gianroberto Casaleggio può rassegnarsi: non lo potrà mai fare. Alla faccia delle democrazia e degli slogan “uno vale uno“… !!!

Applicando l’articolo 9 voluto dal ministro guardasigilli Bonafede , accanto al M5S ci potrà essere  solo l’ associazione Rousseau, e così il ruolo di “padre-padrone” all’interno del M5S di Davide Casaleggio sarebbe “blindato” e garantito per Legge . C’è anche una parte che serve a “blindare” ancor di più Casaleggio: “i partiti o movimenti politici e le fondazioni, associazioni o comitati ad essi collegati devono garantire la separazione e la reciproca indipendenza tra le strutture direttive“.  Praticamente si stabilisce per legge in maniera inconfutabile che tramite l’ Associazione Rousseau, Davide Casaleggio ha anche il diritto di governare il M5S pur mantenendo l’indipendenza dal partito.  Casaleggio rimane a Milano nel suo ufficio e sin quando i soci non decideranno di estrometterlo…. non ci sarà alcun modo possibile per cambiare le cose.

Tutto questo dimostra e conferma che il gruppo dirigente del MoVimento 5 Stelle,  che non fa parte dell’ Associazione Rousseau  non ha alcun potere su questa associazione,  che di fatto controlla il M5S.

Alla faccia della democrazia e della legalità millantata dal M5S . Dove “uno in realtà vale molto “meno di uno…!




Mafiosi, massoni, maiali, Pdioti, ebeti, “lo stato delle cosce”: così il mondo M5S ha costruito le premesse per chiedere oggi l’alleanza al Pd

di Jacopo Iacoboni

Alla fine di due anni nei quali una delle ragioni costitutive del Movimento Cinque stelle – l’esperimento politico di Roberto Casaleggio – è sempre più manifestamente stata abbattere il Pd, il candidato premier Luigi Di Maio, in una polemica con Matteo Renzi, arrivò a dire: “Renzi ci dice che noi abbiamo candidato nelle nostre liste un amico degli Spada. Rispondo io: ma lo dici proprio tu che hai preso i soldi da Buzzi e da Mafia capitale per le elezioni?”. La frase è testuale. Renzi rispose che l’avrebbe querelato, e non sappiamo se ciò sia avvenuto. Forse la frase “prendi i soldi da Mafia capitale” non era esattamente la frase di due potenziali alleati. Magari era una dichiarazione d’amore non capita.

Ora che il Movimento cinque stelle cerca i voti (anche, se non soprattutto) del Pd e del centrosinistra, e Renzi è rimasto uno di quelli (pochi?) avversi a questa bizzarra offerta, è forse utile passare in rassegna alcune delle cose che la propaganda M5S ha detto del Pd in questi anni. Alessandro Di Battista si fece fotografare davanti a un grafico a forma di piovra (simbolo neanche tanto velato della Piovra, la mafia) nel quale venivano elencati tutti i democratici che – a detta del Movimento – avevano problemi di vario genere con la giustizia. Sorvoliamo sul fatto che quel grafico contenesse anche degli errori nelle attribuzioni di presunti reati, fatto sta che i tre hashtag erano #mafiacapitale, #gomorraPd e #trivellopoli. Non esattamente un viatico all’amicizia, o alla non belligeranza post voto.

Il Pd “è morto”, disse Di Maio quando cancellò all’improvviso un confronto con Renzi; ora il Movimento cerca i voti dei morti. E sarebbe il meno. Persino le scelte lessicali dell’aspirante premier cinque stelle non sono apparse precisamente predisposte al dialogo, in questi mesi. “Noi – disse sempre Di Maio abbiamo restituito oltre 23 milioni di euro, quelli del Pd hanno intascato oltre 40 milioni di finanziamenti pubblici in questa legislatura, hanno ricevuto 9 milioni di euro non si sa da chi e si sono tenuti pure i soldi sporchi di Buzzi. Il mariuolo Mario Chiesa in confronto era un dilettante. A questa gente, che in queste ore starnazza, dico semplicemente: non c’è nulla di cui possiate vantarvi, dovete solo vergognarvi e tacere“. Dovete “vergognarvi“, “starnazzate“, “tacete“, siete “peggio dei mariuoli“. Grandi complimenti politici, sicuro segno della volontà di avviare un confronto programmatico dopo le elezioni.

E questo è Di Maio in persona, l’uomo più moderato del Movimento. Perché se poi foste andati per sbaglio nei luoghi più potenti della propaganda non ufficiale pro M5S – ma col nome del candidato premier – per esempio il “Club Luigi Di Maio”, su Facebook, avreste trovato cose come la foto di un maiale accostato al deputato democratico Emanuele Fiano, di religione ebraica. Sul Fatto Quotidiano apparve – tra le varie – una vignetta contro la Boschi intitolata “lo stato delle cosce“: parve un disegno di chiara natura civil-progressista, ispirato alla volontà di confronto aperto, e al rispetto delle corpo delle donne: insomma, le sicure premesse per alleanze col centrosinistra.

La Boschi stessa (tuttora eletta col Pd) fu definita “incostituzionale”, ma ora il problema parrebbe di minore gravità, per il Movimento, che ci si alleerebbe senza particolari tormenti. Durante le dichiarazioni di voto sulla riforma costituzionale al Senato, l’allora capogruppo del Movimento 5 Stelle disse, rivolgendosi sempre a “Maria Etruria“: “Avete demolito la carta costituzionale con la vostra superficialità e con una prepotenza autoritaria sulla base di indicibili accordi massonici” (e Boschi, di cui qualcuno azzardò la lettura del labiale, avrebbe risposto sussurrando: “massone lo dici a tua sorella“). In definitiva un grande leit motiv della propaganda grillina sui social è stato appunto “Pd massoni“, “deviati“, complici dei crac bancari. Ora nel Movimento si vogliono alleare con i massoni, forse per via delle candidature di massoni scoperte, a sorpresa, nel M5S, e non nel Pd.

I democratici, in questi anni, non sono stati democratici, per i cinque stelle, ma “Pdioti, “ebeti“, o – nei casi di maggior gentilezza – “ladri“. Appare dunque un po’ curioso che “la meglio gioventù grillina” ora sia così disposta a intrupparsi con siffatta gentaglia. Forse è solo opportunismo, normalissimo da che mondo è mondo; come le sparate euroscettiche, il referendum per uscire dall’euro, i flirt anti-immigrati contro le ong definite “taxi del Mediterraneo”. Forse, anche qui, volevano dire che sono per l’Europa, e a favore di una società aperta agli immigrati. Insomma, che “i loro temi in fondo sono più vicini al centrosinistra“.

*tratto dal quotidiano LA STAMPA