Le Iene mettono online il servizio sullo scandalo “caso rendiconti” del M5S che coinvolge dieci parlamentari.

ROMA – Bloccati in tv i responsabili del programma televisivo “Le Iene(Italia 1) con una giocata strategica  hanno  deciso di mandare in onda sul loro sito  una prima parte del servizio sul Movimento Cinque stelle  in cui si parla dei due parlamentari M5S ricandidati nonostante gravi irregolarità nelle restituzioni, e gravi lati oscuri nelle documentazioni. Ma questo è solo è la parte iniziale di quanto è in possesso del programma   che riguarda “almeno una decina di altri parlamentari“.

Lindiscrezione è uscita nel primo pomeriggio di domenica, dopo che nella serata di sabato e per tutta la mattinata di eiri, la messa in onda tv era stata di fatto bloccata, con un’interpretazione assai restrittiva della norma sulla “par condicio”. La norma chiaramente non vieta l’informazione, ma “Le Iene” non è un programma tecnicamente giornalistico, cioè sotto il controllo e responsabilità di una testata giornalistica, e quindi sono meno protetti. I responsabili del programma volendo applicare fino in fondo una propria filosofia di trasparenza, hanno quindi deciso di pubblicare il servizio sul sito, che è stato comunque visto da oltre cinque milioni di persone, e che non è sottoposto alle normative televisive.

Nel servizio online sui deputati grillini “distratti”…. due faccia a faccia con i due parlamentari al centro del caso, Andrea Cecconi e Carlo Martelli, realizzati prima che esplodesse la vicenda, e ben prima che il blog delle stelle se ne occupasse per cercare di mettere una pezza. Nel servizio della “Iena” Filippo Roma potrete vedere in che modo i parlamentari grillini abbiano tentato di spiegare il problema addirittura negandolo inizialmente, con modalità molto assai diverse tra i due. Vi è anche  una prima parte di un’intervista a Luigi Di Maio, che è stato seguito da altri due inviati della trasmissione nella campagna elettorale, che in questi giorni stava facendo in Puglia, con un Di Maio che nel servizio appare in seria difficoltà.

Nel suo tour Di Maio percorre la Puglia assieme ad altri due candidati grillini, e Le Iene hanno provato a domandargli se il candidato premier è in grado di garantire per i candidati M5S che lo accompagnano.Nel servizio pubblicato online  Le Iene hanno rivolto una domanda precisa su Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella. La Lezzi in serata, replica in stile “grillino” su Facebook: “Domani mattina andrò in banca per farmi rilasciare la documentazione che accerta che tutti i bonifici che ho effettuato in questi anni non sono stati revocati” . La domanda fa fermare il giovane leader di Pomigliano, che avrebbe risposto “questo dovete chiederlo a loro“.

L’ammanco secondo il Mise è di circa 220mila euro, ma secondo i fuoriusciti del Movimento potrebbe essere ben maggiore.  Riccardo Nuti, l’ormai quasi ex onorevole siciliano che nel frattempo ha fatto causa a Grillo per il nome e il simbolo ed  il senatore Giuseppe Vacciano, che ha abbandonato i 5 Stelle senza però riuscire a dimettersi, hanno detto che se la tabella certifica tutti i versamenti, allora vi sono pure quelli degli espulsi che hanno continuato a versare lì: anche lui ha versato 20mila euro nel 2017. Ma non si sa se la tabella tiene o meno conto di chi è uscito nel M5S Dopo la messa online dell’inchiesta integrale della Iene sarà quindi più facile verificare se tutte le indiscrezioni sono corrette.

“Ieri abbiamo fatto le verifiche, si tratta solo di un problema di contabilità del Ministero dello Sviluppo (Mise) e quello dell’Economia (Mef). – sostiene Di Maiogli ultimi bonifici li stiamo facendo in questi giorni non per correre ai ripari, ma perché stanno scadendo le ultime rendicontazioni: non sono ancora stati accreditati ma risultano sul sito Internet“. In poche parole la “difesa” del M5S  è questa : “Abbiamo restituito 23 milioni di euro, che siano 23,1 o 23,2 è un problema di contabilizzazione, e abbiamo dimostrato che se c’è qualcuno che fa il furbo noi lo mettiamo fuori“. Luigi Di Maio cerca così di spegnare il fuoco di polemiche della vicenda della restituzione dei rimborsi del Movimento 5 Stelle, una questione che agita da giorni la campagna elettorale del candidato premier.

 

Il problema per il M5S sarebbe che i due portavoce parlamentari hanno registrato sul sito tirendiconto.it dei bonifici mai effettuati o altrimenti effettuati e subito dopo annullati, ma non si comprende come i due siano stati “beccati”; non certo grazie alle pezze d’appoggio fornite dal M5S visto che la dicitura “bonifico richiesto” – che permette di annullarlo successivamente – è presente in molte rendicontazioni dei parlamentari grillini (anche in quelle di Di Maio).

Il fatto che i grillini abbiano deciso soltanto oggi   e soltanto dopo la pubblicazione della vicenda di effettuare controlli accorgendosi del problema conferma ancora una volta l’assoluta incapacità di controllo e verifica di quanto accade dentro il partito di Di Maio, e fa sorridere che chi non controlla i suoi ha anche l’ambizione di guidare un Paese !

Ma c’è dell’altro ancora. La collega Emanuele Buzzi sul Corriere della Sera scrive che esiste un altro dato che emerge dalle rendicontazioni: quello di cui si è parlato per tanto tempo online, ovvero l’aumento dei costi di vita e lavoro per alcuni deputati e senatori, che ha avuto un’impennata nel 2017.  Negli ultimi sei-nove mesi, infatti, un 10%-15% del gruppo parlamentare ha restituito soltanto la parte d’indennità “dovuta” o poco di più . Si tratta di al massimo poche centinaia di euro. I bonifici versati al fondo spesso collimano al centesimo proprio con la cifra legata all’indennità. Nulla di illegale, sia chiaro, ma un atteggiamento molto lontano dalle promesse agli elettori e  che stride con un Movimento che si autodefiniva “francescano”.

Questo 10-15% di pentastellati ha avuto spese sempre tali da assorbire tutta la quota dedicata ai rimborsi. Solo per citare qualche nome  ci sono esponenti Cinque Stelle che hanno lasciato il Movimento come Chiara Di Benedetto , parlamentari che non sono stati ricandidati (come Roberto Cotti) o a rischio rielezione (Paolo Bernini e Cosimo Petraroli), ma anche big ortodossi che hanno avuto un buon riscontro alle Parlamentarie come Manlio Di Stefano e Carla Ruocco.

Persino il Fatto Quotidiano , giornale molto “vicino” al M5S contesta  che finora non c’è stato alcun controllo sullo strumento principe della trasparenza, cioè il sito in cui ogni mese i parlamentari rendicontano le loro spese e allegano copia del bonifico con cui restituiscono il dovuto. Altrimenti, per esempio, la senatrice Enza Blundo avrebbe dovuto ricevere da tempo una richiesta di chiarimenti da parte del gruppo: da marzo 2014 a settembre 2015 sul sito non risulta nessuna copia di bonifico allegato, nonostante lo status del suo profilo sia verde (cioè in regola con le restituzioni). La Blundo ha spiegato che probabilmente l’errore è da attribuirsi al suo collaboratore “all’epoca se ne occupava lui” e che non ha “nessun problema”a dimostrare i versamenti fatti in quei 18 mesi di buco.

Alessandro Di Battista

Alessandro Di Battista intervenendo nel programma “Che tempo che fa” su Rai 1, cerca di andare in soccorso difendendosi  dalle accuse rivolte al M5s sulla gestione non corretta della restituzione di parte dello stipendio da onorevole “In questi 5 anni ho restituito 220 mila euro di stipendio. Tutti i deputati M5s fanno questo e oggi si assiste ad un attacco sui rendiconti da chi si prende i vitalizi e non restituisce nulla perché un paio di deputati non hanno ancora restituito mi sembra un paese alla rovescia.”

Una fonte al vertice del M5S ha spiegato ieri al collega Ilario Lombardo della Stampa che l’impazzimento di voci “è dovuto ai molti ritardi nella rendicontazione“. Alcuni grillini sono in arretrato di quattro o cinque mesi e sono stati invitati a mettersi in regola. Le pressioni dallo staff ai vertici sono aumentate proprio nei giorni in cui Cecconi e Martelli hanno confessato le loro mancanze. L’1 febbraio, incastrati dalle Iene, i due hanno capito di essere stati scoperti e si sono rivolti alla Casaleggio per chiedere scusa e rimediare.

La storia inizialmente è stata tenuta nascosta dal M5S che sperava che il servizio delle Iene grazie alla par condicio non vada in onda. Dal 2 febbraio però consultando il sito tirendiconto.it i bonifici sono incredibilmente aumentati a conferma che più di qualcuno aveva fatto il “furbetto” a conferma che le indicazioni partite dal vertici hanno raggiunto l’obiettivo: “Mettetevi in regola. Siamo in campagna elettorale“anche perché fanno leva sul timore di chi è in arretrato di attirare altri sospetti.

Se, come sembra certo, le “furbate” si sono scoperte grazie alle fonti aperte, ancora una volta toccava al Movimento 5 Stelle vigilare,  non l’hanno fatto e si sono ritrovati con i casi Cecconi e Martelli. i quali verranno sicuramente eletti in Parlamento e poi, successivamente secondo quanto hanno dichiarato al momento, rinunceranno al seggio come Dessì anche se non esiste alcuna procedura automatica e quindi le loro dimissioni dovranno essere eventualmente votate dall’Aula parlamentare in cui i 5 Stelle non avranno la maggioranza assoluta. Infatti, tecnicamente, essendo eletti  Cecconi e Martelli avranno così completato la loro esperienza politica nel MoVimento 5 Stelle  e non dovrebbero avere quindi un’altra (teorica) chance per un altro mandato a un altro livello elettivo. La loro esperienza politica terminerà dopo l’elezione del 5 marzo. È il caso di dire che finirà a capo chino.




Sicilia: il tribunale sospende validità delle “regionarie” M5S

ROMA – Un’altra tegola sul Movimento Cinque Stelle in Sicilia a poco meno di due mesi dalle elezioni regionali.  La quinta sezione civile del Tribunale di Palermo ha sospeso la validità ed inficiato gli effetti delle cosiddette “regionarie” siciliane, le elezioni online “grilline” che avevano indicato Giancarlo Cancelleri quale candidato del Movimento a governare la Sicilia. Il provvedimento cautelare emesso dal giudice sospende l’elezione e rinvia la causa al 18 settembre per l’integrazione del contraddittorio nei confronti dei candidati classificatisi in posizione utile per entrare in lista.

nella foto Giancarlo Cancelleri e Beppe Grillo

Il ricorso è stato presentato da Mauro Giulivi, un militante siciliano del M5S , assistito dagli avvocati Lorenzo Borrè e Riccardo Gentile. Giulivi era stato escluso per non aver firmato un documento che gli era stato sottoposto dal Movimento e dallo staff, necessario per potersi candidare. Si tratterebbe di uno di quei “testi-ricatto”che il movimento di Beppe Grillo e Casaleggio fa firmare ai candidati chiamandoli “codici etici” ma che in realtà di etico hanno ben poco o meglio nulla secondo quanto stabilito dal tribunale di Genova, nel ricorso vinto da un’altra celebre esclusa, Marika Cassimatis – mentre in realtà sono clausole contrattuali sul modello dei contratti dell’e-commerce (spesso l’adesione viene chiesta anche con semplice clic, che varrebbe come consenso).

Mi si chiedeva ha scritto Giulivi su Facebook -, con un preavviso di 2 ore e 30 minuti, di recarmi presso una fantomatica sede e firmare un documento, mai letto prima, indispensabile per confermare la mia candidatura. Dal momento che ho “sfortunatamente” un lavoro, non ho potuto né leggere, né recarmi in via Scrofani entro le ore 20“.

Giulivi ha una mail inviata allo «staff» in cui – come più che legittimo – chiede di poter leggere il testo e rifletterci su qualche momento prima di firmarlo a scatola chiusa. È la ragione per cui lo staff lo sospende, e poi gli invia questa mail: “Ciao Mauro, abbiamo notato che hai accettato la candidatura per le regionali siciliane, tuttavia uno dei requisiti per avanzare la propria candidatura è il non avere procedimenti disciplinari in corso ovvero di non aver ricevuto sanzioni disciplinari da parte degli organi del MoVimento 5 Stelle negli ultimi 6 mesi. A tuo carico risulta un procedimento in corso con il Collegio dei Probiviri. Viene quindi meno uno dei requisiti per la candidatura. Pertanto ti comunichiamo che sei stato rimosso dall’elenco dei candidati. Un saluto Lo Staff“.

Ma allo “staff” il saluto è arrivato dal Tribunale di Palermo, in attesa della decisione definitiva.

La giudice Claudia Spiga nell’ordinanza di sospensione così spiega la sua decisione: “Poiché non risulta (né è stato allegato) che detta adesione dovesse intervenire prima della candidatura proposta on line, e al contrario risulta che nella precedente procedura per le comunarie detta adesione è stata richiesta solo all’esito delle primarie, e poiché il Giulivi è stato escluso da detta procedura, senza formalizzazione di alcun invito alla relativa sottoscrizione, deve escludersi la sussistenza della causa ostativa alla candidatura (mancata sottoscrizione del c.d. codice etico) prospettata dall’associazione resistente“, e continua, “Il mancato avvio del procedimento disciplinare comporta l’insussistenza della causa di esclusione della candidatura di Mauro Giulivi indicata nel provvedimento impugnato. Sussiste quindi il fumus della richiesta di sospenzione in ragione dell’evidente capacità lesiva di detta delibera del diritto di elettorato passivo dell’istante e rispetto al quale la candidatura alle primarie costituisce atto prodromico”. Pertanto il giudice “dispone la sospensione dell’esecuzione delle determine di individuazione dei “candidati più votati” alle “regionarie” siciliane pubblicate sul sito interne del Movimento in data 4 e 9 luglio.”

Giulivi, l’attivista del M5s che ha presentato il ricorso, è il “compagno” di vita  della parlamentare nazionale Chiara Di Benedetto, vicina all’ala dei cosiddetti “monaci” guidata da Riccardo Nuti, l’ex leader palermitano del M5s sospeso in seguito all’inchiesta sulle firme false per le elezioni amministrative del 2012. Non a caso i legali che assistono Giulivi,  cioè avvocato Lorenzo Borrè e Riccardo Gentile, sono gli stessi che hanno intentato cause in passato contro il M5s, l’ultima in ordine di tempo per la candidata genovese Marika Cassimantis.

Giulivi, cinque anni fa si era candidato nella lista del M5S all’Assemblea Regionale Siciliana, risulta il più votato nel collegio di Palermo dopo l’ex senatore del M5S Francesco Campanella (primo dei non eletti) oggi esponente di Mdp – Art 1, . A seguito delle dimissioni del deputato regionale Giorgio Ciaccio, anche lui rinviato a giudizio per l’ “affaire firme false”, dovrebbe subentrare al suo posto. Le dimissioni di Ciaccio sono state bocciate dall’Aula anche con il voto di alcuni deputati 5 stelle.

Il candidato del centrosinistra Fabrizio Micari critica i 5 stelle: “Mi auguro che tutto venga chiarito e che Giancarlo Cancelleri possa proseguire regolarmente la sua campagna elettorale: intendiamo vincere sul campo, non certo grazie alla decisione di un Tribunale. Resta il fatto che questa notizia deve far riflettere su quanto avviene all’interno del Movimento 5 Stelle: dalla vicenda delle ‘firme false’ a Palermo ai pasticci amministrativi del sindaco Raggi a Roma, al ‘caos’ delle comunarie a Genova, gli esempi di approssimazione e superficialità dei grillini sono davvero troppi“.

Il militante del M5S Mauro Giulivi ha commentato:A prescindere dalla decisione presa dal giudice, tengo a precisare e ribadire che la mia è una battaglia di trasparenza e rispetto delle regole, valori fondanti del Movimento che seguo e sostengo ormai da diversi anni e che prima di arrivare a questo stadio, proprio in virtù del rispetto per il Movimento e per ciò che rappresenta, per settimane ho cercato il dialogo e la mediazione, ma niente da fare, ho ricevuto solo picche e porte in faccia“.

Ma Luigi Di Maio fa finta che non sia successo nulla: “La campagna elettorale per Giancarlo Cancelleri presidente va avanti. Noi ce la metteremo tutta. Stateci vicini, perchè sarà molto importante che anche tutte le persone di buona volontà di questa regione ce la mettano tutta per provare a cambiare“. “Più che un test nazionale, il voto del 5 novembre lo vedo come un referendum: si può votare contro chi ha usato la Sicilia come un bancomat o votare per noi“. Così Luigi Di Maio questa mattina a Radio Capital dove aveva aggiunto: “E’ ovvio che il voto in Sicilia sarà un segnale utile. Anche nel 2012 dopo il successo in Sicilia siamo diventati la prima forza politica a livello nazionale” alle elezioni del 2013.

Una nota sul blog di Grillo usa toni più concilianti: “ll Movimento 5 Stelle in Sicilia ci sarà, non c’è nessun rischio caos. Il tribunale ha semplicemente accolto il ricorso di un iscritto che vuole essere in lista e, come misura cautelare, ha sospeso le regionarie. Ciò non toglie che il Movimento 5 Stelle parteciperà alle elezioni, come previsto, e lo farà seguendo le decisioni che verranno prese dal tribunale“. 

La “scommessa siciliana” per Casaleggio-Di Maio-Cancelleri si complica non poco.

 

 




Le firme false e le mail che mettono nei guai il Movimento 5 Stelle

Il procedimento penale (n.18679/16) della Procura di Palermo sulle firme false apposte per la presentazione della lista di M5S alle elezioni comunali del 2012 non è più a carico di ignoti e, secondo indiscrezioni, a seguito delle indagini condotte dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dalla pm Claudia Ferrari, titolari dell’inchiesta, sarebbero già pronti gli inviti a comparire per gli indagati che saranno interrogati nei prossimi giorni . Ecco i primi indagati nell’inchiesta . Il reato per cui  la magistratura procede è quello di di falso nella compilazione di liste elettorali o di candidati.

La norma di Legge prevista un testo unico del 1960, punisce con la reclusione da due a cinque anni  “chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi”.  La legge recita inoltre che “Chiunque fa uso di uno dei detti atti falsificato, alterato o sostituito –  – è punito con la stessa pena, ancorché non abbia concorso nella consumazione del fatto”.


CdG liste M5SLa vicenda giudiziaria è nata grazie ad un servizio-inchiesta de Le Iene
 
il programma televisivo, all’interno del quale  l’attivista di M5S Vincenzo Pintagro successivamente ascoltato dalla Procura come persona informata sui fatti, ha denuncia il fatto che le firme presentate in tribunale erano state ricopiate personalmente da due esponenti del Movimento 5 Stelle, la deputata Claudia Mannino  ed un  collaboratrice del gruppo di M5S all’Assemblea Regionale Siciliana,  Samanta Busalacchi (oggi candidata alle primarie online per le amministrative palermitane del 2017)  che hanno cercato di rimediare a un precedente errore materiale. A loro volta sia la Mannino che la Busalacchi hanno negato di avere commesso l’illecito ed hanno annunciato querele nei confronti di Pintagro, il quale avrebbe anche consegnato materialmente alcune mail ai magistrati, in cui altri portavoce del movimento parlavano dell’esigenza di raccogliere nel giro di poche ore le firme mancanti. Una cosa a questo punto è certa: le firme sono false !

La procura di Palermo ha ascoltato anche Andrea Cecconi, il capogruppo di 5 stelle alla Camera che, in un’intervista al quotidiano Libero (poi parzialmente smentita) è tornato sul caso delle firme false a Palermo. Secondo quanto riportato dal quotidiano, nell’intervista Cecconi ha detto “Qualcosa c’è stato” aggiungendo”Ma quanto abbiamo perso? Praticamente niente. I nostri errori sono veniali, dettati da inesperienza: cosa vuole che siano quattro firme false a Palermo, se poi gli altri hanno rubato a mani basse per anni?“.

Infatti davanti alle telecamere de Le Iene , alcuni dei presunti sottoscrittori della lista depositata dal M5S  hanno disconosciuto e negato la paternità delle firme apposte sui moduli presentati dai 5 Stelle, riconoscendo nello stesso tempo per vere altre firme, cioè quelle presenti sugli elenchi mai consegnati al tribunale.  Anche due periti hanno dichiarato che gran parte delle firme sulla lista ufficiale con il simbolo del Movimento 5 Stelle in realtà non sono autentiche.  Ecco le mail:

 

Il padre-padrone del M5S, alias Beppe Grillo comproprietario del logo del movimento, allorquando la vicenda venne a galla, dichiaro pubblicamente di voler fare chiarezza: “I portavoce di M5S si sono dichiarati assolutamente estranei e non coinvolti nei fatti. Se sarà accertato che i colpevoli sono iscritti al movimento 5 stelle saranno presi adeguati provvedimenti disciplinari“. Inutile negare, evitando alcun commento ufficiale, che sulla vicenda  c’è grande preoccupazione da parte vertici di M5S ed i parlamentari palermitani, che continuano a dichiarare la loro estraneità ai fatti, si sono incontrati con la capogruppo Giulia Grillo.

Le Comunarie “grilline”, a Palermo sono state sospese. Nei giorni scorsi Adriano Varrica, uno dei candidati alla selezione per scegliere on-line i nomi da schierare alle amministrative di Palermo,  aveva proposto un’assemblea per discutere il caso. La riunione inizialmente in programma,  che avrebbe dovuto vagliare vari documenti è stata rinviata fra mille polemiche . Lo stesso Varrica, ha chiesto a Grillo di intervenire personalmente , mentre un altro invocava la sospensione di due deputati, Riccardo Nuti (già candidato sindaco di M5S nel 2012) e di Claudia Mannino.

Ieri, sono aumentate le tensioni fra i grillini: infuriato il comico Beppe Grillo, infuriato il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, infuriati un po’ tutti negli uffici a 5 stelle. Tanto che in giornata si è parlato anche di espulsioni, un provvedimento che comunque appare improbabile a questo punto: dopo il voto che non ha ricevuto una grande affluenza sul nuovo statuto, fare uscire dal movimento qualcuno senza passare dalla sospensione appare come una forzatura.

Il premier Matteo Renzi durante un diretta Facebook ha parlato del caso : a Mario, che gli chiedeva delle firme false, ha così risposto: I 5 stelle son sempre così: quando una cosa riguarda gli altri gridano, urlano, sbraitano, quando riguarda loro fan finta di nulla. Le firme false sono una cosa clamorosa ma sono una dimostrazione che in quel partito non sono, come dicono loro, diversi”. Il premier ha fatto un paragone con un’altra storia che ha visto protagonista l’ attuale vicepresidente della Camera, il grillino Luigi Di Maio:Ho visto la foto di un 5 stelle con uno implicato in una famiglia camorrista. Può succedere, vero, di fare una foto così ma perché quando è successo ad altri son stati messi in croce dal sacro blog, perché bisogna avere due morali?