Schiena dritta a 370°

di Maurizio Crippa

Ottusangola. Ha dato di “ottusangola”, per la storia dei cittadini che vanno informati a 370 gradi, a Barbara Lezzi. E se non è giornalismo con la schiena dritta questo, dite voi cos’è. Sì, ok, state pensando che dare di ottusangola alla ministra del Sud è sparare sulla Croce rossa. Ma non siete obiettivi, suvvia. Riesumare un’altra icona fantozziana del GF, proprio ora che a Casalino tocca fare il giro dei sette talk a schiena dritta per mettere una pezza alle puttanate dette, questo è la prova provata di una schiena di calcestruzzo. Questo è essere Marco Travaglio. Giornalisti come piacciono a Dibba.

Perché il wannabe diarista della motocicletta, che scrive per il Fatto, è tornato sul tema. E ha profetato: “Lo dico ancora una volta, il mestiere del giornalista, quello con la schiena dritta, è importante come quello del chirurgo. E grazie a Dio in Italia ci sono eccome giornalisti liberi”. E voi dite: avrà in mente Carelli e Paragone. No, ha in mente “Travaglio, uno che il Movimento l’ha bastonato ripetutamente”. Appunto.




Perché Virginia Raggi è stata assolta

ROMA – Virginia Raggi è stata assolta “perché il fatto non costituisce reato“. La Procura aveva chiesto 10 mesi di reclusione (con la concessione delle attenuanti generiche) per “falso ideologico in atto pubblico” in relazione alla nomina alla Direzione Turismo di Renato Marra, con la ‘regia’ del fratello Raffaele che era capo del Personale in Campidoglio.

Alla lettura della sentenza, arrivata dopo nemmeno un’ora di camera di consiglio, la Raggi è scoppiata in lacrime, ha abbracciato i tre legali, baciato il marito e stretto le mani al Pm Dall’Olio – che ha annunciato ricorso in appello – e al giudice Ranazzi.

Per cosa era sotto processo il sindaco di Roma

Accusata di falso per la dichiarazione, inviata all’Anticorruzione capitolina, in cui chiariva che Raffaele Marra non aveva avuto alcun ruolo nella promozione del fratello Renato a capo dell’ufficio Turismo. Ma che, anzi, l’allora capo del personale poi arrestato per corruzione si era limitato a una “pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte”, scrisse la Raggi. Parole smentite, secondo gli atti procura, dalle chat: motivo per il quale i pm avevano chiesto il rinvio a giudizio della sindaca (e di Marra per abuso d’ufficio).

Perché è stata assolta

L’assoluzione con la formula ‘perché il fatto non costituisce reato‘ significa nell’interpretazione del giudice che manca l’elemento psicologico alla base del reato di falso ideologico in atto pubblico. E cioé che la condotta che la Procura ha attribuito alla sindaca sussiste (il riferimento è alla risposta inviata all’allora responsabile dell’Anticorruzione in Campidoglio che chiedeva lumi sul ruolo in concreto svolto da Raffaele Marra nella nomina del fratello Renato) ma manca la volontarietà del fatto lesivo.

“Assolta. Con questa parola il Tribunale di Roma, che ringrazio e rispetto per il lavoro svolto, ha messo fine a due anni in cui sono stata mediaticamente e politicamente colpita con una violenza inaudita e con una ferocia ingiustificata. Due anni durante i quali, però, non ho mai smesso di lavorare a testa alta per i miei cittadini. Li ringrazio per il sostegno e l’affetto che mi hanno dimostrato. Per i miei cittadini in questi due anni sono andata avanti. A testa alta. Ho fatto tutto con correttezza e trasparenza nell’interesse di Roma, perseguendo gli ideali di giustizia nei quali credo fermamente” scrive la Raggi sul suo profilo Facebook

“Vorrei liberarmi in un solo momento del fango che hanno prodotto per screditarmi, delle accuse ingiuriose, dei sorrisetti falsi che mi hanno rivolto, delle allusioni, delle volgarità, degli attacchi personali che hanno colpito anche la mia famiglia. Vorrei, soprattutto, che questo fosse un riscatto per tutti i romani, di qualsiasi appartenenza politica, perché il loro sindaco ce la sta mettendo tutta per far risorgere la nostra città. Non provo rancore nei confronti di nessuno. Mi auguro che quanto accaduto a me possa divenire una occasione per riflettere: il dibattito politico non deve trasformarsi in odio. Adesso vorrei che i cittadini, tutti, collaborassero alla rinascita di Roma. Rimbocchiamoci le maniche: da domani si torna al lavoro. Ancora più forti”.

Al di là di quanto prevede il ‘codice etico’ dei Cinque Stelle, un’eventuale condanna penale di Virginia Raggi per falso nella vicenda della promozione di Renato Marra a capo dell’ufficio Turismo avrebbe aperto diversi scenari:

  • le dimissioni della stessa sindaca, volontarie o a seguito di una possibile consultazione tra gli iscritti M5S su Rousseau sul suo futuro;
  • una sua uscita dal Movimento con proseguimento del mandato senza simbolo, a cui però dovrebbe seguire una mossa analoga di almeno 25 dei 28 consiglieri capitolini pentastellati;
  • una sua sospensione dall’incarico in attesa di scontare la pena con Palazzo Senatorio affidato al vicesindaco all’insegna della continuità dell’amministrazione.

Insomma, tante le ipotesi che ora perdono senso.

La gestione del Campidoglio, la direzione di marcia della politica romana per il 2019, i futuri rapporti tra i due alleati di governo LegaM5S: tutto dipende da questa sentenza. La frequenza ormai quotidiana delle schermaglie verbali tra Lega e M5s su come andrà guidata l’amministrazione capitolina fa chiaramente capire come la contesa per la Capitale rischi di trasformarsi nell’ennesimo fronte polemico per la maggioranza.

Dalle uscite sul presunto immobilismo della giunta sulle buche, alla passeggiata per le vie del quartiere San Lorenzo nei giorni successivi alla morte della sedicenne Desirée Mariottini – drogata e violentata da un gruppo di extracomunitari – fino agli endorsement per Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, Salvini non ha risparmiato critiche al Campidoglio firmato 5 Stelle. (AGI)




Assoluzione Raggi, la folle caccia ai giornalisti di Di Maio e Di Battista

di Mario Calabresi*

Virginia Raggi è stata assolta, il giudice ritiene che il fatto esista ma non costituisca reato. Il pubblico ministero invece aveva chiesto 10 mesi di condanna per falso ideologico.

La sindaca si è commossa, i suoi compagni di partito invece hanno perso la testa e se la sono presa con i giornalisti, arrivando a definirli “i veri colpevoli, pennivendoli e puttane” (Di Battista), “infimi sciacalli” (Di Maio) e a promettere leggi contro gli editori.

Non si capisce quale sia la colpa dell’informazione, se non di aver raccontato l’inchiesta e il processo. Si capisce benissimo invece quale sia la pulsione del Movimento 5 Stelle: mettere il silenziatore a chiunque racconti le loro difficoltà o mostri incongruenze, incapacità e grandi e piccoli scandali.

I due leader del Movimento dimenticano come gli articoli su Raffaele Marra, diventato nei primi mesi il braccio destro della sindaca, abbiano messo in luce quegli episodi che poi hanno determinato il suo arresto per corruzione con la richiesta di una condanna a quattro anni e mezzo di carcere. Dimenticano la vicenda di Salvatore Romeo, scelto come capo della segreteria con stipendio triplicato mentre intestava a Raggi polizze vita.

Fatti che i magistrati hanno qualificato come privi di rilevanza penale, ma che hanno posto sotto gli occhi di tutti i metodi di gestione del Campidoglio pentastellato. Soprattutto è sotto gli occhi di tutti il degrado di Roma, che nasce sicuramente sotto le giunte precedenti di destra e sinistra, ma che in questi mesi ha assunto dimensioni indegne di una capitale europea.

Nessuno dei fatti descritti da Repubblica è stato smentito. La procura e il giudice per le indagini preliminari li hanno ritenuti rilevanti. Il Tribunale ha ritenuto che non costituiscano reato e Virginia Raggi è stata assolta. Sulla rilevanza etica e politica di quei fatti si pronunceranno i cittadini.

Ma la cosa che colpisce di più è un’altra: è l’idea delirante che l’assoluzione di Raggi sia una sconfitta dei suoi critici. Forse l’assoluzione di Andreotti a Palermo significava che i giornalisti che per anni avevano sostenuto che la Democrazia Cristiana fosse collusa con la mafia erano dei venduti e delle puttane?

Per inciso molti di quei giornalisti lavorano in questo giornale. Significa che ogni volta che Berlusconi è stato assolto, allora questo dimostrava che i giornalisti che avevano fatto campagne contro di lui (una per tutte le dieci domande di Peppe D’Avanzo) fossero infimi sciacalli?

La risposta è perfino scontata e inutile da dare. Possiamo solo immaginare che la vista della piazza di Torino, che certifica il no della società civile alla decrescita infelice grillina, insieme ai sondaggi e alle difficoltà quotidiane del governare abbiano fatto saltare i nervi ai due leader grillini. Ma tali follie restano imperdonabili e sono una minaccia ai principi base della democrazia.

*editoriale del direttore del quotidiano LA REPUBBLICA




La sindaca di Roma, Virginia Raggi è stata assolta: "il fatto non costituisce reato"

ROMA –  “Il fatto c’è, ma non costituisce reato” in base all’articolo 530 comma 1 del codice di procedura penale, così ha detto il giudice Roberto Ranazzi durante la lettura della sentenza, al termine di una camera di consiglio durata meno di 40 minuti.

 “Questa sentenza spazza via due anni di fango. Andiamo avanti a testa alta per Roma, la mia amata città, e per tutti i cittadini», ha commentato lei in lacrime abbracciando i suoi avvocati. Ha stretto poi la mano al giudice Roberto Ranazzi ed ai pm Paolo IeloFrancesco dall’Olio, presente alla lettura della sentenza.

In questo momento ho mille pensieri ed idee che vorrei condividere. – scrive sui social la RaggiUmanamente è stata una prova durissima ma non ho mai mollato. Credo in quel che faccio; credo nel lavoro, nell’impegno costante, nel progetto che nel 2016 mi ha portato alla guida della città che amo follemente. Un progetto che finalmente può andare avanti con maggiore determinazione”

“Vorrei liberarmi in un solo momento del fango che hanno prodotto per screditarmi, delle accuse ingiuriose, dei sorrisetti falsi che mi hanno rivolto, delle allusioni, delle volgarità, degli attacchi personali che hanno colpito anche la mia famiglia. Vorrei, soprattutto, che questo fosse un riscatto per tutti i romani, di qualsiasi appartenenza politica, perché il loro sindaco ce la sta mettendo tutta per far risorgere la nostra città.” ha proseguito la Raggi.

“Non provo rancore nei confronti di nessuno. Mi auguro che quanto accaduto a me possa divenire una occasione per riflettere: il dibattito politico non deve trasformarsi in odio. Adesso vorrei che i cittadini, tutti, collaborassero alla rinascita di Roma. Rimbocchiamoci le maniche: da domani si torna al lavoro. Ancora più forti. P.S.  Ringrazio i miei avvocati Pier Francesco Bruno, Emiliano Fasulo e Alessandro Mancori, i giudici e la procura per il lavoro svolto” proseguito la Raggi nel suo commento sui social.

 

 

La sindaca di Roma Virginia Raggi era arrivata questa mattina alle 12, in Aula al Tribunale di Roma,  dove si è svolta l’ultima udienza del processo che la vede accusata di falso  nel processo sulla nomina di Renato Marra con l’accusa di “falso“. La Raggi, in trench beige, è arrivata assieme al marito Andrea Severini che l’accompagna in Tribunale per  la prima volta da quando è cominciato il processo. In Aula, oltre a tanti giornalisti, presenti anche alcuni consiglieri M5S.

Il  pubblico ministero Francesco Dall’Olio che insieme al procuratore aggiunto Paolo Ielo, rappresenta la pubblica accusa, ieri aveva così aperto  la sua requisitoria al processo Raggi .  “A nostro avviso è pacifico che si tratti di falso ideologico in atto pubblico“. Il magistrato aveva ripercorso il ruolo di Raffaele Marra che, secondo l’accusa, avrebbe avuto un ruolo nella nomina di suo fratello Renato a capo dell’ufficio Turismo. “In questa realtà Marra ci mette la manina, anzi no, la manona“. Il falso che avrebbe commesso la sindaca era contenuto in una sua nota all’anticorruzione capitolina in cui si assunse la piena paternità di quella nomina, escludendo qualsiasi ruolo del capo del personale. “Marra ci ha messo la manina, ma la sindaca lo sapeva“, ha detto Dall’Olio.

“Troppi pesi su questo processo – ha detto nella requisitoria finale il procuratore aggiunto Paolo Ielo , a lato nella foto – È giusto fare un processo come se questi pesi non esistessero. E il senso del lavoro del magistrato e del processo: la legge deve essere uguale per tutti. Movente duplice: da un lato la protezione di Marra, che è un uomo di macchina fondamentale per la gestione del comune. Marra è la chiave che mette in moto il motore. Ma c’è un altro elemento: il codice etico del M5S. All’articolo 9 del codice all’epoca vigente si dispone che l’iscrizione mette il sindaco nelle condizioni di dimettersi. La richiesta di Anac è stata fatta per sapere se è stato rispettato l’obbligo di astensione da parte di Raffaele Marra, il rischio era un procedimento penale per il capo del personale. E la possibilità che lei venisse iscritta a modello 21 per concorso era molto alta. Era essenziale proteggere Marra anche per proteggere se stessi dal rischio di dimettersi “.

Raffaele Marra e Virginia Raggi

Nel corso della requisitoria i pm si sono soffermati a lungo parlando del ruolo di Marra. “Non era come gli altri 25 mila dipendenti comunali” e “andava protetto perché era ‘uomo-macchinà e fondamentale per la nuova amministrazione perché a conoscenza di tutte le difficoltà“, ha sostenuto l’accusa. In poche parole “senza di lui non si poteva andare avanti“. Per quanto riguarda la Raggi, invece, “ci sono elementi chiari, univoci e concordanti per sostenere che fosse assolutamente consapevole del ruolo in concreto svolto da Marra nella nomina del fratello: non era un ruolo compilativo o di chi ha meramente eseguito in modo pedissequo quanto deciso dalla sindaca“.

L’avvocato Pierfrancesco Bruno, legale del sindaco Virginia Raggi, con i colleghi Emiliano Fasullo e Alessandro Mancori, ha iniziato la sua arringa difensiva riallacciandosi alla requisitoria dei pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, che ieri hanno chiesto una condanna a 10 mesi di reclusione per il primo cittadino “Quali sarebbero i pesi che incidono su questo processo? La diffusione mediatica? Le conseguenze sulla sindaca? Non occorreva prospettare al giudice questo dato. Perché la difesa non ha mai fatto scudo di questo”.

“Si dice che la sindaca avrebbe mentito all’Anticorruzione del Comune per cercare di proteggere Raffaele Marra e se stessa da un’ipotesi di abuso di ufficio“, ha continuato il legale della Raggi con riferimento all’accusa che la Procura contesta all’ex capo del Personale in Campidoglio. “Marra ometteva di astenersi per la nomina del proprio fratello, così procurando intenzionalmente al medesimo un ingiusto vantaggio patrimoniale”. “L’ipotesi di abuso è basata sul non aver rispettato il criterio della comparazione dei curricula per assegnare il posto di capo del dipartimento Turismo; ma quello – fa notare l’avvocato Brunonon era un interpello comparativo, bensì esplorativo”.

Nel caso in cui il verdetto di oggi per Virginia Raggi dovesse essere la condanna in primo grado, i Cinque Stelle manterranno la linea dura: dimissioni subito e, in caso di “resistenza” del sindaco, verrò decretata la sua espulsione immediata.  Da eliminare l’ipotesi circolata di una corsa in solitaria della Raggi. Molto difficile che possa mantenere una maggioranza in Consiglio, così come in Giunta, dove la maggior parte degli assessori “superstiti” ai rimpasti record, è stata indicata direttamente da Milano, cioè dalla Casaleggio.

Il vicepremier Luigi Di Maio partecipando a “Accordi&Disaccordi“, lo spazio di informazione e approfondimento sull’attualità del canale Nove di Discovery Italia. ha escluso modifiche al codice etico del M5s in relazione al processo:  “Si è sempre applicato nel M5s. Ho sentito anche di quello che si dice in questo momento, che si sta provando a modificare il codice, ma non c’è nessuna volontà di fare alcuna cosa del genere. E’ una questione di coerenza“. Anche Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede  parla di un codice etico M5schiarissimo“,  mentre oggi  all’improvviso il blog delle Stelle offre un’altra interpretazione sull’obbligatorietà delle dimissioni in caso di una sentenza sfavorevole: “In caso di condanna nessun automatismo“.

Il post del marito di Virginia. Andrea Severini, il marito “ritrovato” della sindaca di Roma ieri ha scritto su Facebook: “La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici. CORAGGIO” .  Severini aveva postato sul suo profilo una foto dall’alto, nella quale si vedevano alcuni giornalisti in attesa sotto la casa della coppia, a Borgata Ottavia, e li aveva insultati definendoli: “Avvoltoi con sembianze umane” ignorando che stavano facendo solo il proprio lavoro. Poco dopo il post è stato rimosso.

La sentenza è uscita nel pomeriggio di oggi  alle 15:20: “il fatto c’è ma non costituisce reato”.  La Procura aveva chiesto una condanna a 10 mesi di reclusione. Ha prevalso quindi la linea difensiva di legali del primo cittadino. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha accolto la sentenza di assoluzione, ed è scoppiata in un pianto liberatorio , abbracciando i suoi avvocati tra gli applausi. La Procura di Roma si è riservata di proporre ricorso in appello contro l’assoluzione, soltanto dopo la lettura delle motivazioni non ancora rese note.

 




Virginia Raggi è colpevole. Ma solo di incapacità

di Emiliano Fittipaldi

 

Alessandro Di Battista è uno che ha sempre le idee chiare. “Il sindaco di Roma è solo una foglia di fico in un sistema complesso gestito da criminali” ha sentenziato il grillino. “Senza che magari se ne sia reso conto. Questo non significa che il sindaco sia coinvolto. Ma per incapacità non è degno di fare il sindaco a Roma. Gli incapaci sono colpevoli quanto i delinquenti. Credono di poter comandare, e invece sono comandati“.

Luigi Di Maio, Virginia Raggi, Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi

Chissà se in questi ultimi mesi a Virginia Raggi, riascoltando le parole che il compagno di partito urlava nel 2014 chiedendo le dimissioni di Ignazio Marino travolto dalle accuse dei pm a Buzzi e Carminati, saranno fischiate le orecchie. E chissà se lo stesso Di Battista, dopo gli arresti e i processi per corruzione di Raffaele Marra e Luca Lanzalone, braccio destro e sinistro della sindaca pentastellata, userebbe oggi le stesse parole che sembrano calzare a pennello anche per la sua amica.

È un fatto, però, che l’avventura della Raggi – a poco più di due anni dalla sua elezione – rischia di concludersi anzitempo a causa di un cortocircuito, e di incapacità, più che giudiziarie, amministrative e politiche. Un flop causato da errori a catena commessi non solo della sindaca della Capitale, ma dell’intera classe dirigente del Movimento Cinque Stelle.

Ora dovranno decidere se Virginia ha mentito o meno davanti al dirigente dell’Anticorruzione, a cui giurò che fu lei, e non Raffaele (al tempo direttore del Personale) a scegliere in piena autonomia lo scatto di carriera (e di stipendio) del di lui fratello, Renato.

Le chat sembrano far propendere per la bugia, secondo il pm Paolo Ielo spacciata dalla Raggi per salvare la ghirba e la poltrona. Ma chi scrive (nonostante sia stato L’Espresso  a pubblicare  nel settembre del 2016 l’inchiesta giornalistica sui rapporti tra Marra e l’imprenditore Sergio Scarpellini, articolo che ha dato il via al filone penale sulla corruzione dell’ex finanziere; dopo il sequestro del suo cellulare e il ritrovamento di alcune chat tra Marra e la sindaca, i pm di Roma hanno poi aperto un nuovo rivolo, accusando la Raggi di falso) crede che la sindaca non debba lasciare a causa di una condanna per un reato “bagatellare”.

Paradossalmente sono stati proprio i Cinque Stelle a infilarsi da soli il nodo scorsoio che potrebbe strozzare il Campidoglio e gettare nel caos il movimento nazionale: la legge Severino non prevede, per pene minori, alcuna ripercussione o sospensione del pubblico ufficiale condannato. È infatti il rigido codice etico del partito a obbligare gli amministratori grillini condannati a dimettersi dall’incarico. Anche se la sentenza è solo di primo grado, e anche di fronte a reati minori che censurano comportamenti scorretti, ma non certo gravissimi da un punto di vista etico e politico.

Rispetto ai disastri e alle altre menzogne della Raggi, che non hanno rilievo penale, il presunto falso raccontato al pubblico ufficiale dell’Authority di Cantone appare francamente come una quisquilia. La Raggi ha mentito ai romani spiegando che “Marra (appena arrestato, ndr) era solo uno dei 23 mila dipendenti del Comune“, e ha mentito sull’ex assessore Paola Muraro: nonostante fosse venuta a conoscenza dell’indagine sulla sua collaboratrice, Virginia per 50 giorni negò di essere a conoscenza di eventuali procedimenti giudiziari. Senza dimenticare le omissioni sul curriculum, come quelle sul passato nello studio di Cesare Previti, o sulla presidenza di una società dell’ex segretario di Franco Panzironi, appena condannato per Mafia Capitale.

Se, come dice Di Battista,gli incapaci sono colpevoli quanto i delinquenti, perché credono di poter comandare, e invece sono comandati“, è un fatto che la Raggi si sia fatta consigliare e guidare da due Rasputin, entrambi finiti in manette per corruzione. Marra, in primis, a cui Virginia ha consegnato le chiavi del Campidoglio nonostante le inchieste giornalistiche e i dubbi di parte del movimento (Roberta Lombardi su tutti). Luca Lanzalone, scelto dal gennaio 2017 come nuovo consigliere, dopo i suggerimenti di pezzi da novanta come Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.

La Raggi da gennaio 2017 ha messo la città di Roma nelle mani di un avvocato di Genova che, secondo la procura capitolina, era al soldo di un’associazione a delinquere guidata dal costruttore Parnasi, da cui Lanzalone avrebbe ricevuto circa 100 mila euro tra utilità e consulenze in cambio di un’iter rapido per il via libera al progetto dello stadio di Tor di Valle.

Chi ha sbagliato pagherà“, ripete sempre la Raggi a ogni inciampo e scandalo, come se non fosse stata lei a promuovere Marra, e a piazzare Lanzalone a presidente dell’Acea. O a nominare un fedelissimo del suo Mr.Wolf a commissario straordinario dell’Istituto di previdenza dei dipendenti comunali (Ipa), il livornese Fabio Serini, con un contratto a oltre 115 mila euro l’anno.

Peccato che Serini (anche lui indagato per corruzione) non fosse un commercialista qualunque, ma un uomo che Lanzalone conosceva assai bene: quando Serini era commissario giudiziale dell’azienda dei rifiuti di Livorno (Ammps), Lanzalone e il suo socio Luciano Costantini ne erano infatti i consulenti legali, incaricati alla difesa dell’azienda.

Qualche giorno fa i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma hanno scoperto “che non solo Luca Lanzalone ha aiutato Serini (in pieno conflitto di interessi, ndr) a ottenere dal sindaco Raggi la nomina a commissario dell’Ipa” ma che lo stesso Serini, una volta nominato dalla grillina, ha poi affidato allo studio di Lanzaloneincarichi remunerati“. Se Parnasi dava o prometteva a Lanzalone consulenze pagate con denaro privato, in pratica, stavolta si tratta di soldi pubblici dei contribuenti.

Un do ut des che vede la sindaca nel ruolo di vittima, o – come ci dicono gli inquirenti – di “trafficata“. Possibile che la Raggi si sia fatta raggirare ancora una volta da soggetti a cui aveva dato totale fiducia? Leggendo e analizzando le carte, sembra proprio di sì.

Al netto delle capacità nella gestione della Città eterna, sprofondata dal suo arrivo ancor più nel degrado e nella sporcizia, con municipalizzate sull’orlo del fallimento, strade e quartieri violenti e insicuri, autobus in fiamme e scale mobili della metro che crollano, in un Paese normale sarebbe bastato solo uno degli scandali che hanno asfissiato Roma e il Campidoglio negli ultimi due anni a costringere la Raggi a fare un passo indietro. Invece a gettare la Capitale (e il M5S) nel caos politico rischia di essere un reato bagatellare, un segno evidente della subordinazione costante della politica italiana alla magistratura.

Un caos politico che tra l’altro non vuole nessuno, e in tanti tifano nell’assoluzione completa: non solo tra le file governiste del M5S, ma pure nel Pd c’è chi giura e sogna che la Raggi sarà assolta. In caso di elezioni anticipate, i democratici sanno benissimo che la Città Eterna rischia di finire non tra le loro braccia. Ma tra quelle di Salvini.

*opinione tratta del settimanale L’ ESPRESSO




Processo al sindaco di Roma: la Procura chiede una condanna a 10 mesi

ROMA – E la reclusione a dieci mesi la richiesta della pubblica accusa rappresentata dalla Procura di Roma nei confronti per la sindaca Virginia Raggi, imputata per falso nell’ambito del processo sulle nomina di Renato Marra alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio. Domani la sentenza.

Secondo la Procura di Roma la sindaca Virginia Raggi “mentì alla responsabile dell’Anticorruzione del Campidoglio nel dicembre del 2016” perché se avesse detto che la nomina di Renato Marra era stata gestita dal fratello Raffaele, sarebbe incorsa in un’inchiesta ed “in base al codice etico allora vigente negli M5S, avrebbe dovuto dimettersi“. Così in aula ha detto il procuratore aggiunto Paolo Ielo che ha chiesto alla corte l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016. Ielo ha chiesto al giudice l’acquisizione del codice etico M5S vigente nel 2016 , che prevedeva in caso di indagine penale a carico di un ‘portavoce‘ la sua ineleggibilità o, se già eletto, le dimissioni. “Se la sindaca avesse detto la verità e avesse riconosciuto il ruolo di Raffaele Marra nella scelta del fratello – ha spiegato Ielol’apertura di un procedimento penale a suo carico sarebbe stata assai probabile. Lei era consapevole che in casi di iscrizione a modello 21 (cioè come indagata in un fascicolo penale, ndr) rischiava il posto è per questo mentì. Il codice etico venne  modificato nel gennaio del 2017“.

Il  vicepremier del M5S Luigi Di Maio nel frattempo è stato abbastanza chiaro ed esplicito:”Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete” a cui la la sindaca Raggi, replica irritualmente con le proprie  dichiarazioni spontanee nel corso dell’udienza sul processo sulle nomine in Campidoglio. “Il codice etico del 2016 relativamente agli indagati non è stato mai applicato“. “Solo in un caso, quello del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, si arrivò alla sospensione perché non aveva comunicato la sua iscrizione nel registro degli indagati” ha detto la Raggi.

Le dichiarazioni spontanee della Raggi . Se il buon giorno si vede dal mattino, rimasi interdetta quando, in occasione del nostro primo incontro, mi disse ’cara non ti preoccupare, starò con te per un anno, un anno e mezzo al massimo’. All’epoca non capii bene questa affermazione, alla luce di quello che ha detto oggi capisco che non aveva molta voglia di starci, apprendo oggi tutta questa ritrosia a venire da noi”, ha aggiunto la sindaca Raggi nel corso delle spontanee dichiarazioni in aula. E sui motivi perchè la Raineri avesse indicato proprio il termine di un anno e mezzo, la Raggi ha replicato: “Un anno e mezzo dopo il nostro arrivo ci sarebbe stata la preparazione alle elezioni politiche 2018 e sapevo, per quello che mi diceva il dottor Minenna, erano interessati a dare un supporto molto fattivo al M5S in tutte istituzioni nelle quali i Cinque stelle erano presente o si apprestavano a entrare“. Quindi secondo il sindaco le ragioni del termine di un anno e mezzo di mandato messo dalla Raineri potevano essere legate a una volontà del magistrato di ricoprire altre cariche: “Magari un altro incarico dopo le elezioni politiche nazionali“, ha concluso.

Ma il vertice del Movimento non è d’accordo con la sindaca e fa sapere che se la Raggi verrà condannata è fuori. “Dunque dimissioni subito, e, in caso di mancato passo indietro, ‘cartellino rosso“: per i 5 Stelle l’espulsione sembra l’unica via praticabile. Ma in caso di condanna cosa accadrà per la vita politica ed amministrativa della Capitale ? Questione di valutazioni politiche, che si traducono in possibili differenti scenari. In Campidoglio nelle ultime ore i grillini si dicono convinti che “i vertici del Movimento faranno di tutto per non far cadere la giunta”, soprattutto per non esporsi all’assalto della Lega su Roma in concomitanza con le elezioni europee. Ma i diretti interessati sembrano essere di opinione opposta. A Palazzo Chigi e nei ministeri pentastellati e negli uffici milanesi della Casaleggio si spera nell’assoluzione. Ma come spiegano fonti governative consultate dall’AdnKronos in caso di condanna “per il M5S sarebbe inevitabile il ritorno alle urne” .

Le conseguenze di una probabile condanna  conduce a due ipotesi: le dimissioni senza appello della prima cittadina, oppure delle dimissioni “a tempo”. La seconda opzione garantirebbe 20 giorni di stand by a Raggi per decidere se lasciare oppure andare avanti senza simbolo, uscendo dal Movimento 5 Stelle, cercando di convincere i 28 consiglieri grillini a restare in consiglio con una maggioranza compatta. Esclusa a priori l’ipotesi di un voto su Rousseau, la plurihackerata piattaforma grillina, per decidere il futuro della sindaca. Domani la sentenza.




Processo Raggi, la testimonianza del magistrato Raineri: "Marra consigliere privilegiato della sindaca"

ROMA – Questa mattina  nuova udienza al tribunale di Roma del processo alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, che la vede sul banco degli  imputati per “falso documentale“: secondo la Procura di Roma mentì all’Anticorruzione del Comune di Roma in relazione al caso di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele, un ex-ufficiale della Guardia di Finanza entrato al Comune di Roma alla corte dell’es-sindaco Gianni Alemanno.

Renato Marra da vigile urbano graduato venne promosso a capo del dipartimento turismo del Comune con un incremento di stipendio pari a 20 mila euro. L’accusa alla Raggi è relativa precisamente alle dichiarazioni all’ Anticorruzione comunale, in cui il ruolo di Raffaele Marra era definito “di mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte, senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie, di valutazione e decisionali“. Una ricostruzione che secondo il procuratore aggiunto Ielo e il pm Dall’Olio contrasta con il contenuto delle chat trovate nei rispettivi telefonini degli indagati e finite negli atti processuali.

Su richiesta del procuratore aggiunto, Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall’Olio nella scorsa udienza, oggi viene ascoltata in aula come testimone nel processo che vede imputato il primo cittadino per falso in relazione alla nomina (poi revocata) di Renato Marra (fratello di Raffaele) a capo del dipartimento Turismo del Campidoglio  l’ex capo di gabinetto Carla Romana Raineri che ricoprì il ruolo per circa un mese subito dopo l’elezione della sindaca per poi dimettersi in maniera polemica.  Attualmente la Raineri è giudice nella prima sezione civile della Corte d’appello di Milano.

Carla  Romana Raineri ed il sindaco di Roma, Virginia Raggi

“Io ho cercato di intercettare l’attenzione del Sindaco su tanti temi, tra i quali anche il riordino delle partecipate e i rifiuti. Il mantra era: “Ne parli con Marra o con Romeo“.( dipendente comunale , ex capo della segreteria del Sindaco n.d.r.) ,  Io non potevo dialogare col sindaco, dovevo pietire la loro attenzione e invece che consigliare il sindaco, dovevo farmi consigliare da loro“, ha testimoniato la Raineri in aula.

l’ arresto di Raffaele Marra

Secondo l’ex capo di gabinetto del Campidoglio Raffaele Marra (poi finito in carcere) e  l’ex-capo della segretaria particolare Salvatore Romeo , dimessosi per la vicenda delle polizze assicurative intestate a sua  insaputa a Raggi , “si comportavano in maniera autoreferenziale e arrogante, Marra almeno manteneva sempre un bon ton istituzionale, mentre Romeo era arrogante e maleducato”.

Quanto ai loro incarichi in Campidoglio, ad inizio della consiliatura nell’estate 2016 il primo era vice capo di Gabinetto, il secondo era il capo della segreteria politica, Raineri ha sostenuto nella sua deposizione che  “Marra non aveva nessuna delega, era formalmente il vice capo di gabinetto ma era il consigliere privilegiato del sindaco. Stavano in tre in una stanza a porte chiuse, per riunioni inaccessibili a tutti se non all’allora vice sindaco Daniele Frongia. Marra aveva un fortissimo ascendente sulla sindaca“.

Raffaele Marra e Salvatore Romeo

La Raineri lamenta di essere stata assegnata a un ruolo, in concreto, del tutto irrilevante, perché spogliato delle sue funzioni: “Il ruolo che mi era stato affidato era un guscio vuoto, trovai un gabinetto in cui le funzioni erano state sapientemente esportate verso due direzioni: Salvatore Romeo, che aveva delle deleghe molto singolari, come quella ai lavori di giunta e l’altra alle partecipate, e a Raffaele Marra. Il capo di gabinetto deve controllare la regolarità degli atti, in questa situazione era sorprendentemente surreale che non avessi neanche contezza del flusso informativo, nel gabinetto non arrivavano notizie“.

Dopodichè la Raineri ha detto:Erano stati coniati vari epiteti per Marra, “eminenza grigia”, “Richelieu”, sottolineando la debolezza della sindaca come quella della zarina ai tempi di Rasputin. Chiunque si fosse messo di traverso rispetto alle loro ambizioni faceva una brutta fine. Penso a me, quando dissi che intendevo sostituire Marra con un generale dei Carabinieri nel ruolo di vice capo di gabinetto. Di li’ a poco il Sindaco si fece venire dubbi sulla legittimita’ della mia nomina“.

In aula sono presenti cinque consiglieri comunali M5SPietro Calabrese, Daniele Diaco,  Donatella Iorio, Giuliano Pacetti ed Angelo Sturni  . La Raineri viene  ascoltata proprio sui rapporti tra Raggi e Raffaele Marra e subito dopo la sindaca, rilascerà dichiarazioni spontanee sul merito. Subito dopo è prevista la requisitoria del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Francesco Dall’Olio con richieste di condanna e infine l’intervento della difesa.

Il  vicepremier Luigi Di Maio è tornato sul processo Raggi durante una conferenza alla sede dell’Associazione stampa estera in Italia: “Per quanto riguarda il sindaco di Roma, io non conosco l’esito del processo, ma il nostro codice di comportamento parla chiaro e lo conoscete“, ha detto Di Maio. Ma cosa dice il codice etico? Nella sua ultima versione, approvata – pochi mesi dopo l’esplosione del caso in Campidoglio – a gennaio 2017 in caso di condanna la sindaca dovrebbe dimettersi.

“Da ministro della Giustizia a un giorno dalla sentenza non dico nemmeno una mezza parola”. questa la dichiarazione del Ministro Guardasigilli, Alfonso Bonafede, durante l’intervista al programma radiofonico  ‘Circo Massimo‘, alla domanda sulle conseguenze che potrebbero derivare dall’eventuale condanna della sindaca di Roma Virginia Raggi, per la quale è attesa per domani la sentenza del tribunale. “Non commento mai i processi in corso“, ha aggiunto il ministro che a chi gli ha ricordato il codice etico del M5s ha risposto: “Il codice etico è chiarissimo, ma lo chieda a qualcun altro. Io non commento i processi”.

Invece il ministro dell’Interno Matteo Salvini a chi gli chiedeva cosa si aspetti dalla sentenza nei confronti del sindaco di Roma Virginia Raggi, ha risposto “Spero che Virginia Raggi venga assolta“.




Inchiesta nomine al Comune di Roma : Virginia Raggi in aula giovedì

ROMA – E’ fissato per il 25 ottobre l’interrogatorio della sindaca Virginia Raggi nel processo che la vede imputata di falso per la nomina di Renato Marra , attuale comandante del XV Gruppo della Polizia Locale di ROMA CAPITALE a capo della direzione turismo del Campidoglio.

Raffaele Marra

Nell’udienza odierna erano stati convocati Carla Raineri, capo di gabinetto della sindaca Raggi per 45 giorni, e lo stesso Renato Marra, il vicecapo della Polizia Locale la cui nomina alla Direzione Turismo venne prima congelata e poi revocata dalla sindaca. “Io mi sono comportato da notaio – ha detto Raffaele Marra nell’ambito di una breve dichiarazioni spontanea, facendo riferimento alle nomine decise in Campidoglio quando era capo del Personale -. Ci sono cose sbagliate riportate nelle informative che potrebbero essere smentite dalle intercettazioni“.

Secondo la Procura di Roma , Virginia Raggi risponde di falso per aver inviato all’allora responsabile Anticorruzione del Campidoglio, Mariarosa Turchi, una lettera in cui spiegava di aver deciso, lei da sola, ogni dettaglio della nomina di Renato, senza consultare il fratello (il cui ruolo sarebbe stato quello di ‘pedissequa esecuzione delle determinazioni da lei assunte‘), ma la circostanza sarebbe smentita dalle chat tra i due quando lei si lamenta di non essere stata informata dall’aumento di stipendio (20mila euro annui) di cui avrebbe beneficiato Marra jr.

Quanto all’abuso d’ufficio contestato a Raffaele Marra, la Procura ritiene che l’allora funzionario dell’amministrazione comunale avrebbe dovuto astenersi dal seguire la pratica del fratello trattandosi di un evidente caso di conflitto di interessi che indusse l’Anac a chiedere informazioni sulla procedura di nomina.

Ieri davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Roma, il processo a Raffaele Marra è entrato nel vivo:  sono comparsi in aula, tra gli altri, citati dal pubblico ministero,  ed responsabile Anticorruzione del Campidoglio, Mariarosa Turchi, l’assessore dimissionario al Commercio e al Turismo Adriano Meloni e il dirigente con delega al personale Antonio De Santis.

La decisione di rinviare l’interrogatorio della Raggi è scaturito oggi dopo che i difensori di Raffaele Marra, fratello di Renato e imputato in un procedimento parallelo per l’accusa di abuso di ufficio, hanno fatto sapere al giudice monocratico che il loro assistito, citato come teste dal pm, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondereL’esame della sindaca Raggi, a questo punto, avverrà successivamente in una data ancora da stabilire,  e lo stesso calendario che prevedeva per il 9 novembre la requisitoria del pm Francesco Dall’Olio e gli interventi della difesa e per il 10 la sentenza dovrebbe subire ulteriori modifiche.

 




Arresti stadio Roma, così si foraggiava la politica: “Spenderò qualche soldo per le elezioni”

ROMA – Altro che la Terza Repubblica di cui parla il Movimento 5 Stelle. Quello che emerge dall’indagine della Procura di Roma e dei Carabinieri è proprio il “foraggiare” la politica per fare affari. Nelle intercettazioni telefoniche il costruttore Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova, il principale contraente del progetto dello stadio della Roma, era più che rassegnato: “Spenderò qualche soldo sulle elezioni…che poi con Gianluca vedremo come vanno girati ufficialmente con i partiti politici eccetera… anche questo è importante perché in questo momento noi ci giochiamo una fetta di credibilità per il futuro ed è un investimento che io devo fare…“.

 

Il gip Maria Paola Tommaselli nell’ordinanza di custodia sull’inchiesta sullo stadio della Roma scrive che l’imprenditore Luca Paranasi avviò “l’attività di promozione in favore del candidato alla Regione Roberta Lombardi per ottenere i favori del mondo 5 Stelle” . Obiettivo era “rafforzare i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito – continua il Gip  – che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina, svolgono un ben preciso ruolo nell’approvazione nel progetto dello stadio, e crea i presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto“.

In merito a Paolo Ferrara capogruppo M5S in Campidoglio , nell’ordinanza si legge: “Non può non essere evidenziato come anche tale richiesta risponda, così come quella di elaborazione di un progetto di resyling del lungomare di Ostia, all’esigenza di guadagnarsi consenso e credibilità, seppure non nei confronti degli elettori, ma all’interno del Movimento“.

L’inchiesta paradossalmente nasce dall’indagine della Procura di Roma sull’imprenditore Sergio Scarpellini, finito sotto processo per corruzione insieme a Raffaele Marra l’ex braccio destro della sindaca Virginia Raggi. Indagando nell’ambito di quest’altro procedimento, sono venute alla luce le vicende sullo Stadio della Roma Calcio. I fatti contestati dal sostituto procuratore della repubblica di Roma, Barbara Zuin hanno inizio nel 2017. Le accuse sono, a seconda delle posizioni, associazione a delinquere, due episodi di traffico di influenze illecite, 5 episodi di corruzione e 2 di finanziamento illecito. Quelle che per l’accusa sono tangenti venivano pagate in vari modi: contanti, dazioni di denaro coperte da fatture per operazioni inesistenti, assunzioni di amici e parenti, conferimenti di incarichi di consulenza.

Con il solito video su Facebook Roberta Lombardi capogruppo M5s in Consiglio regionale dichiara: “Ci tengo a precisare la mia posizione, a fare un’operazione trasparenza, come nel mio stile, e a dire pubblicamente che ho incontrato Luca Parnasi una sola volta alla Camera dei deputati, dove ho preteso che avvenisse l’incontro in modo che fosse registrata la presenza di questa persona, visto che istituzionalmente ogni giorno incontro le persone più varie” ed aggiunge  “Mi ha parlato dello stadio della Roma, dei suoi progetti futuri imprenditoriali e della sua attività. Poi non c’è mai stato alcun contatto ulteriore, nessun seguito. Ci tengo a fare questo chiarimento. Non posso permettere che venga messa in dubbio la mia onorabilità e la trasparenza del mio agire politico. Così come mi auguro che la magistratura porti avanti la sua attività il più celermente possibile, visto che anche un nostro esponente politico, il capogruppo in Comune Paolo Ferrara, è stato coinvolto in questa inchiesta. Allo stesso modo, come MoVimento 5 Stelle, io farò di tutto affinché eventuali responsabilità politiche siano accertate: perché noi siamo il MoVimento 5 Stelle e non sottrarci anche a quella che è una responsabilità politica è la vera cifra distintiva tra noi e gli altri“, conclude la  Lombardi.

“Lanzalone è stato messo a Roma da Grillo per il problema stadio insieme al professore Fraccaro e Bonafede. E’ quanto afferma Luca Parnasi nel corso di una cena citando gli attuali ministri per i Rapporti con il parlamento e Giustizia. L’intercettazione è presente nell’ordinanza di custodia cautelare. “Parnasi – è detto nel provvedimento – dice che Lanzalone l’hanno portato i 5 Stelle ed è presidente dell’ Acea e ha studiato a Genova. E’ una persona molto dotata“.

Il ruolo di Luca Lanzalone che emerge dalle carte dell’inchiesta sull’opera che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle. E’ proprio Luca Parnasi ad esaltare la figura del presidente di Acea come “Wolf” il personaggio del film Pulp Fiction che risolveva i problemi” .Il 30 marzo 2018 Lanzalone parlando dello stadio – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare – comunica a Parnasi di aver individuato un escamotage idoneo ad accelerare i tempi della procedura.. Parnasi è entusiasta e pronuncia più volte la parola Wolf“. “Eh ma quando c’è Lanzalone – ripete l’imprenditore – quando c’è Wolf… quando c’è Wolf.., la questione..“.

Pierfrancesco Maran

Nei colloqui con uno dei suoi collaboratori il costruttore da ieri in carcere, aggiungeva, ignaro di essere intercettato dai Carabinieri, che si trattava di “un investimento molto moderato rispetto a quanto facevo in passato quando ho speso cifre che manco te racconto però la sostanza che la mia forza è quella che alzo il telefono…”.

Le circa trecento pagine dell’ordinanza parlano di assunzioni di amici e parenti, fatture per operazioni inesistenti,  e consulenze, soldi in contanti e tante “consulenze”. Un modus operandi che gli inquirenti hanno definito “asset d’impresa“, in pratica una sorta di garanzia sul futuro. Secondo i pm capitolini la conferma di quanto fosse sistemico il metodo corruttivo , emerge dal tentativo di “esportarlo”  anche fuori Roma. Gli uomini dell’imprenditore Luca Parnasi ad esempio, in un’occasione, hanno persino provato a offrire l’intestazione e proprietà di un’abitazione all’assessore comunale all’Urbanistica di Milano Pierfrancesco Maran, ma questi respinge l’offerta rispondendo: “Qui non si usa“.

Dalle carte in mano alla Procura di Roma emergono le contropartite. Promesse di consulenze per 100 mila euro a Luca Lanzalone, presidente Acea, considerato un “fedelissimo” alla sindaca Virginia Raggi e consulente della giunta capitolina per tutto l’affare dello stadio. Parnasi gli aveva persino garantito il suo aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio professionale a Roma. All’ex assessore regionale del Pd, Michele Civita,  il gruppo Parnasi aveva promesso l’assunzione del figlio in una delle società in cambio dell’asservimento della sua funzione. Parnasi avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25 mila euro in favore dell’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale del Lazio , Adriano Palozzi. Infine l’attuale capogruppo M5S, Paolo Ferrara, avrebbe ottenuto  da Parnasi un progetto per il restyling del lungomare di Ostia che si sarebbe dovuto spendere a livello promozionale-politico.

Sostegno alla onlus vicina alla Lega. Fra i documenti dell’indagine  della Procura romana sullo stadio della Roma spuntano anche 250 mila euro che il costruttore Luca Parnasi, tramite una sua società, avrebbe dato all’associazione “Più Voci” considerata vicina alla Lega. In un’intercettazione Parnasi precisa che la dazione “non è stata fatta per Salvini” ma per creare “un sistema di imprenditori, appaltatori”. Parnasi intercettato parlando del versamento alla Onlus spiega che “è una cosa fatta all’epoca quando io….creare un sistema di imprenditori, appaltatori ecc. che hanno organizzato cene per conoscere….le ho fatte con Stefano Parisi, le ho fatte con Meloni….“.

Parlando dell’associazione, Parnasi la definisce un comitato di professionisti di Milano, gente non legata a Salvini. Non è una roba della Lega Nord. L ‘indagato Parnasi, intercettato al telefono, in riferimento a questa organizzazione afferma in particolare, come si legge nell’ordinanza del Gip che: “questa è un’Associazione che ha valorizzato non solo la Lega ma ha valorizzato Stefano Parisi tutto il centrodestra diciamo…. a Milano ed è stato anche un veicolo con cui io mi sono accreditato in maniera importante no… ho organizzato cene, ho portato imprenditori, ho fatto quello che, tu mi insegni, un ragazzo di 38 anni all’epoca doveva fare per crescere a Milano..“. La procura dovrà valutare se ci sono profili di natura penale sui finanziamenti da parte di Parnasi ad associazioni .

“Conosci gli Spada?”Tu che sei di quelle parti questo Roberto Spada l’hai conosciuto?“. È quanto avrebbe chiesto l’imprenditore Luca Parnasi al consigliere comunale Davide Bordoni (FI) in una conversazione telefonica  intercettata contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. “Sì ma certo che li conosco! Sono strozzini! Tipo Casamonica“, è la replica di Bordoni intercettato. “Sì ma gente che muove affari importanti o?“, chiede Parnasi e Bordoni gli spiega: “non credo, prima era robetta mò non so se muovono affari importanti… certo che vanno un pò gestiti… Vanno controllati, lì ci stanno tutti i palazzoni comunali! poi è una piccola parte di Ostia che quella verso il mare. Capito?“.

Nella conferenza stampa tenutasi questa mattina in Procura a Roma a seguito dei nove arresti legati al nuovo stadio., il procuratore aggiunto Paolo Ielo ha precisato che “l’As Roma non c’entra nulla con l’inchiesta sullo stadio a Tor di Valle”   aggiungendo  che “nemmeno la sindaca Virginia Raggi  c’entra nulla con l’indagine e gli atti del Comune non sono oggetto del procedimento“.

“Cosa accadrà se dovesse fermarsi l’iter per il nuovo stadio? Semplice Mi verrete a trovare a Boston”. James Pallotta presidente dalla Roma Calcio  così commenta le notizie giudiziarie sull’impianto di Tor di Valle che ha portato all’arresto del costruttore Luca Parnasi e di altri otto persone. L’imprenditore statunitense, ha cercato di rassicurare i tifosi preoccupati di una vendita della società: “Non ho mai detto che me ne sarei andato, lo farei solo in caso di ritardi, ma non vedo perché debbano esserci ritardi visto che la Roma non ha fatto niente di male“. Aggiungendo sull’iter del progetto: “Non so tutto quello che sta succedendo, l’ho letto dalla stampa, ma la Roma è estranea. Dal mio punto di vista la Roma non c’entra e costruiremo lo stadio. Tutti lo vogliono, costruiamolo. Tutto doveva essere trasparente, la Raggi ha detto che sarebbe andato tutto ok e così è stato. Non dovremmo avere problemi. Se ho parlato con Parnasi? Non credo abbia il cellulare in galera. Non ho sentito nessuno“.




Processo sulle nomine in Campidoglio a Roma. La Raggi chiede il giudizio immediato

ROMA –  Ieri mattina i legali della Raggi, con una mossa a sorpresa gli avvocati Alessandro Mancori e Emiliano Fasulo, difensori della sindaca di Roma, Virginia Raggi, hanno depositato in cancelleria nell’ambito dell’inchiesta sulle nomine in Campidoglio, la richiesta di giudizio immediato che eviterà alla sindaca l’udienza preliminare. La Raggi nell’ambito del procedimento è accusata di falso documentale: mentì all’Anticorruzione del Comune di Roma – secondo la procura della repubblica di Roma – in relazione alla vicenda di Renato Marra, fratello dell’ex braccio destro della sindaca (Raffaele),  che da vigile urbano graduato venne promosso a capo del dipartimento turismo del Comune di Roma con un incremento di stipendio di circa 20 mila euro.

Renato Marra e Virginia Raggi

Raffaele Marra e Virginia Raggi

Si parlava di Adriano Meloni, assessore comunale al Turismo, con il quale Renato Marra sarebbe dovuto andare a lavorare in virtù alla nuova nomina (successivamente revocata). Questa la prova della Procura che la nomina venne concordata con l’allora vicecapo di Gabinetto Raffaele Marra  che quindi la sindaca Virginia Raggi aveva mentito all’Anticorruzione delComune di Roma. Le motivazioni che hanno indotto la Raggi e i suoi legali a chiedere il giudizio immediato è la propria dichiarata innocenza per la quale la sindaca chiede a questo punto di fare piena chiarezza al più presto.
La richiesta di giudizio immediato della Raggi in realtà  le eviterà l’udienza preliminare inizialmente fissata per il prossimo 9 gennaio, ed un possibile rinvio a giudizio con conseguenti pagine e pagine sui giornali. Così facendo ci sarà uno slittamento del processo  che conseguentemente dovrebbe iniziare dopo il 4 marzo, data in cui si voterà alle elezioni politiche. Avere un primo cittadino del Movimento 5 Stelle a processo proprio durante le elezioni avrebbe senza dubbio creato un danno per il movimento di Beppe Grillo.



Cinque anni, inutili, di Movimento 5 stelle

di Tommaso Ederoclite

La legislatura è finita, il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere e inizierà di fatto la campagna elettorale. Una legislatura complessa, molto articolata politicamente e che ci ha offerto una delle distorsioni politiche più intense della nostra storia repubblicana: il Movimento 5 Stelle. Ecco una breve carrellata del loro contributo politico in questi 5 anni:

 Viva lo streaming, a morte lo streaming

Il voto del 2013 regala al paese una frammentazione politica di non poco conto, arrivano i 5 stelle e c’è grande curiosità politica. Chiedono lo streaming, loro cavallo di battaglia in campagna elettorale. Bersani lo concede, ci vanno Crimi e la Lombardi, bastano 5 minuti per capire che in Parlamento sono arrivate persone non competenti in materia istituzionale, politica e relazionale. Dopo quelle figuracce, lo streaming viene messe nel cassetto e mai più citato, le riunioni del M5s diventano sempre più segrete e a porte chiuse, anzi, sbarrate.

 

La farsa del voto online

Altra perla portata in politica dal M5s. In un primo momento si vota su tutto. Dal Presidente della Repubblica al reato d’immigrazione clandestina. Bastano un paio di tornate elettorali per chiarire a tutti che di “democratico” non c’è praticamente nulla. Affluenza bassa, voto non certificato, risultati manipolabili rispetto al volere della Casaleggio Associati e via discorrendo. Morale: dopo 5 anni il M5s vota in Parlamento, vota di tutto senza consultare la base online, semmai ne esista realmente una.

Il direttorio

Dall’uno vale uno alla dittatura del direttorio, che decide su tutto, vita, morte e miracoli dei “portavoce”. Avremo solo un suo opaco ricordo: visti i limiti evidenti, questo organo ha avuto meno vita di Spelacchio.

Federico Pizzarotti

 La prova dei Comuni

Qui si evidenzia tutto il disastro di questo gruppo politico sgangherato e impreparato politicamente e istituzionalmente. Vincono Parma, Pizzarotti se ne va dal M5s prima di finire il mandato. Vincono Quarto, la sindaca viene indagata e nell’imbarazzo delle 3 scimmiette che provano a nascondere la loro incompetenza, la sindaca se ne va dal M5s. Per chi volesse un breve elenco dei loro disastri sui Comuni, lo trova qui.

Vogliamo parlare di Roma?

In un meno di due anni:

– preso come Capo Gabinetto una persona a 193 mila euro poi dichiarata “impropria” dall’ Anac di Cantone;
– nominata la Muraro, difesa dalla Raggipoi indagata e quindi dimessa dopo un casino durato ben tre mesi;
– preso Minenna come assessore al Bilancio, poi dimessosi per “mancanza di trasparenza della Giunta capitolina“;
– nominati 4 – ripeto quattro – capi di Gabinetto in un mese;
– nominato Marra, braccio destro della Raggipoi arrestato per corruzione;
– promosso il fratello di Marra;
– mentito sulla nomina del fratello di Marra;
– indagata per abuso d’ufficio e falso;
– nominati dirigenti Atac e Ama, tutti dimessi in una settimana;

E potrei andare avanti ancora per un bel po’. Il dato politico è che la capitale non ha mai vissuto un tale degrado.

 

Raffaele Marra e Virginia Raggi

Dalle Unioni civili allo Ius Soli, traditori politici

E come dimenticare il balletto indegno fatto sulle Unioni Civili? Una serie d’inspiegabili argomentazioni per non votare quella legge solo per nascondere il loro vero volto, quello di stare solo al consenso politico, da qualsiasi parte venga, piuttosto che alle esigenze di crescita politica e civile del paese. Sullo Ius Soli? Qui hanno svelato il loro vero volto. Mentre sulle Unioni Civili hanno giocato una partita che ha chiarito la loro ipocrisia, qui si sono nascosti per paura di perdere elettorato. Ecco cosa sono i diritti civili per il M5s, un argomento che è solo uno strumento politico per consenso.

Due pesi e due misure

Gli indagati fuori dal Movimento, ma anche no, anzi dipende. Dipende se stai simpatico a Casaleggio o a Grillo. I casi esemplari sono Pizzarotti e Nogarin, indagini “simili”, il primo messo alla porta con messaggi e email anonime, il secondo ancora in carica. Ma la più bella di tutte è Roma, dove addirittura si arriva a cambiare il non-statuto per tenerla ancora dentro. Ma il caso dei due pesi e due misure è molto più complesso, perché se si volesse applicare alla lettera quanto detto in campagna elettorale nel 2013 nel Movimento ci restano solo Grillo e Casaleggio, e forse nemmeno. Sono quasi tutti più o meno indagati.

Le primarie online? Decide Grillo chi vince

Qui fanno da modello il caso Genova e quello siciliano. A Genova Cassimatis vince, a Grillo non sta bene, si annullano le primarie, il M5s perde Genova. In Sicilia il tribunale annulla il voto che elegge Cancelleri candidato presidente, Grillo se ne frega, va avanti, perde lo stesso anche in Sicilia, e ci perde anche un bel po’ di faccia.

Di Maio, il candidato eterodiretto

Al di là della sua elezione farsa, Di Maio è attualmente il candidato alla Presidenza del Consiglio (formalmente tale candidatura non esiste) ed è già in giro a raccontare il suo programma. Di Maio incarna la trasformazione dei 5 stelle in questi 5 anni, dal “Vaffa” al “vogliamo parlare con tutti” pur di andare al governo. Un candidato che nei fatti non decide praticamente nulla, che campa di scelte che – a detta sua – vengono dai cittadini ma che nei fatti è tutto prodotto dalla Casaleggio Associati, un’azienda che fattura grazie anche al M5s. Un candidato che, nella pratica, è solo espressione di un piccolo gruppo di potere privato.

Si potrebbe continuare per un bel po’, in questi 5 anni il M5s ne ha combinate davvero tante politicamente, e lo spazio di un blog non può contenere la mole di contraddizioni, bugie, passi falsi e tradimenti del loro elettorato. A me piace ricordare questi punti, che sono esemplari di un’ipocrisia che si appresta nuovamente a candidarsi alle politiche. Non so come andrà a finire, ma il punto politico è ormai chiaro rispetto a 5 anni fa, abbiamo covato una forza antipolitica che dice tutto e il contrario di tutto pur di ottenere consenso, che è in mano a un privato e che dal punto di vista amministrativo è stata – per usare un eufemismo – fallimentare.

In breve: 5 anni inutili, per la politica, per le istituzioni e per i cittadini.

*editoriale tratto dal quotidiano online Huffington Post




L’ennesima bugia di Virginia Raggi

di Emiliano Fittipaldi

ROMA – Il 28 settembre la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco di Roma , Virginia Raggi, per l’accusa di falso nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto «pacchetto nomine». I magistrati hanno sollecitato l’archiviazione per il reato di abuso d’ufficio. Il falso è contestato per la nomina di Renato Marra, fratello di Raffaele, alla direzione Turismo del Campidoglio. L’abuso d’ufficio riguardava la promozione di Salvatore Romeo a capo della segreteria politica.

Il sindaco Virginia Raggi è una bugiarda. Non serviva il provvedimento di chiusura indagini della procura di Roma per sostenerlo, ma ora che il primo cittadino della Capitale si avvia verso un processo per falso (il 28 settembre è stato chiesto il rinvio a giudizio per falso ndr ), sarà più difficile per i suoi sostenitori difendere le arzigogolate e surreali dichiarazioni autoassolutorie della sindaca a Cinque Stelle.

La storia è nota, e riguarda la promozione di Renato Marra a capo del Dipartimento del Turismo avvenuta qualche mese fa. Una promozione avvenuta dopo l’inchiesta de L’Espresso che a settembre e ottobre svelò i rapporti corruttivi tra il braccio destro della sindaca, Raffaele Marra, e il costruttore Sergio Scarpellini. Nonostante le inchieste giornalistiche e i dubbi crescenti di parte del Movimento ( Roberta Lombardi  arrivò a definire Raffaele Marraun virus che ha infettato il M5S“), Virginia non solo decise di tenere vicino a sé il suo Rasputin, ma gli consegnò di fatto le chiavi del Campidoglio. Concedendogli carta bianca su strategie e nomine politiche. Fu Raffaele, infatti, a seguire le procedure per la promozione del fratello.

Dopo che l’Anac di Raffaele Cantone segnalò ufficialmente il rischio evidente del conflitto d’interessi, la Raggi per proteggere il suo consigliere spiegò ai dirigenti dell’anticorruzione che fu lei, e non Raffaele, a scegliere in piena autonomia lo scatto di carriera (e di stipendio) di Renato. Una balla sesquipedale, smentita in pochi giorni dalle conversazioni trovate dai pm di Roma nella chat tra Raggi e Marra su Telegram: “Raffaele, questa cosa dello stipendio mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire”.  Virginia aveva infatti letto i dettagli dell’aumento sui giornali, notizie di cui era totalmente ignara. Il messaggio secondo i magistrati evidenzia in maniera inconfutabile che la Raggi ha mentito. All’anticorruzione, certo. E ai cittadini romani pure.

La sindaca è un’esperta dell’arte della bugia. Il suo problema, però, è che viene sistematicamente smascherata: se è ancora indagata per abuso d’ufficio per aver promosso e triplicato lo stipendio al re delle polizze Salvatore Romeo (la Procura ha chiesto l’archiviazione per questo capo d’imputazione il 28 settembre ndr), restano nella memoria bugie e omissioni surreali (“Raffaele Marra arrestato? È solo uno dei 23 mila dipendenti del comune“) e altre più gravi, come quelle sul passato nello studio di Cesare Previti, sulla presidenza di una società dell’ex segretaria di Franco Panzironi, e soprattutto sull’ex assessore all’Ambiente Paola Muraro. La Raggi, infatti, nonostante fosse venuta a conoscenza dell’indagine sull’esperta di rifiuti, per 50 giorni in varie interviste aveva negato di sapere nulla su eventuali procedimenti giudiziari.

Una mentitrice seriale, insomma.

Chissà se Beppe Grillo, per salvare la barca che affonda, deciderà di ritirare fuori il post del blog scritto a dicembre e mai pubblicato in cui cacciava Virginia dal M5S. Probabilmente sarebbe troppo tardi. La fiducia dei cittadini romani, in effetti, sembra definitivamente compromessa.

*dal settimanale L’ESPRESSO




La Raggi aveva detto il falso sulla nomina di Marra. La Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per la “sindaca” di Roma

ROMA – La Procura di Roma ha chiesto  il rinvio a giudizio per falso per la sindaca di Roma Virginia Raggi nell’ambito dell’inchiesta per la nomina di Renato Marra attuale comandante del XV Gruppo della Polizia Municipale di Roma Capitale.  L’ufficiale dei vigili romani è fratello di Raffaele, ex capo del personale capitolino anch’egli a processo per corruzione. La prima cittadina era indagata per falso per avere agevolato la candidatura del fratello del suo braccio destro, nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto “pacchetto nomine

Le prove acquisite e documentate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal pm Francesco Dall’Olio’ raccontano una  verità, la cui prova è in un messaggio del 14 novembre scorso dove Raffaele Marra, a proposito dell’aumento dello stipendio del fratello Renato ,  scriveva alla sindaca Raggi : “Se lo avessi fatto vicecomandante, la fascia (economica-retributiva, ndr) era la stessa“.

La Raggi subito dopo replicava via SMS: “Infatti abbiamo detto vice no. Abbiamo detto che restava dov’era con Adriano“. E Raffaele Marra controbatteva: “E infatti con Adriano il posto era quello di cui abbiamo sempre parlato”. L’ Adriano di cui si parlava era l’ assessore comunale al Turismo Adriano Meloni, con il quale appunto Renato Marra sarebbe dovuto andare a lavorare a seguito alla nuova nomina successivamente revocata. E’ questa la prova che la nomina era stata concordata con l’allora vicecapo di Gabinetto , e la conferma quindi  che la Sindaca Raggi ha mentito all’Anticorruzione del Comune.

 

Cade pero’ l’aggravante dell’articolo 61 secondo comma, e l’ altra accusa di abuso è stata archiviata perché, in quanto i magistrati, manca l’elemento soggettivo del reato. In pratica la  nomina di Romeo a capo della sua segreteria non si poteva fare, è stata fatta senza dolo, ma resta comunque illegittima  Rimane invece in piedi quella per “falso” anche se senza l’aggravante  di aver commesso il falso per occultare il reato. Il procuratore  aggiunto Paolo Ielo e il pubblico ministero Francesco Dall’Olio le hanno contestato la sua falsa dichiarazione inviata a Mariarosa Turchi, la responsabile Anticorruzione del Comune in cui sosteneva  che la scelta di nominare Marra era stata solo sua”.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Roma hanno dimostrato invece che così non fu. La storia è nota: nonostante le inchieste giornalistiche e i dubbi di parte del Movimento5Stelle  (Roberta Lombardi definì Raffaele Marra “un virus che ha infettato il M5s”), Raggi gli aveva affidato la massima libertà nella scelta di strategie e nomine politiche: fu lui a seguire le procedure per la promozione del fratello.

il procuratore aggiunto della Procura di Roma Paolo Ielo

I magistrati della procura di Roma  hanno chiesto l’archiviazione anche per il suo ex capo segreteria, Salvatore Romeo ,(a cui era stato concesso un aumento di stipendio da 39 mila a 110 mila euro poi ridotti a 93 mila a seguito dei rilievi Anac l’ Autorità Nazionale Anticorruzione , persi a seguito delle sue dimissioni sollecitate dal “direttorio” all’epoca in piedi nel M5S,  dopo la nota vicenda della stipula di una serie di polizze, nelle quali Romeo aveva indicato la sindaca quale beneficiaria in caso di morte del titolare, che non e’ quindi stata ritenuta quale elemento di reato, in quanto per gli investigatori la scelta di Romeo come capo della segreteria politica della sindaca si potrebbe spiegare anche con l’esistenza di un rapporto di amicizia e di vicinanza politica che li legava i due in quanto militanti “grillini”  della prima ora.

Il procuratore aggiunto Paolo Ielo ed il pm Francesco Dall’Olio hanno richiesto il processo anche per Raffaele Marra, accusato di “abuso” per la nomina del fratello Renato il quale da ufficiale dei vigili urbani inizialmente era stato promosso a capo del Dipartimento Turismo del Comune di ROMA CAPITALE con un incremento di stipendio pari a 20 mila euro.

Immediata la soddisfazione-bufala della Raggi scrivendo un post su Facebook, lo strumento con cui la giunta grillina romana rilascia commenti politici e comunica le sue decisioni, persino anche quelle  ufficiali “Per mesi i media mi hanno fatto passare per una criminale, ora devono chiedere scusa a me e ai cittadini romani. E sono convinta che presto sarà fatta chiarezza anche sull’accusa di falso ideologico. Apprendo con soddisfazione che, dopo mesi di fango mediatico su di me e sul MoVimento 5 stelle, la Procura di Roma ha deciso di far cadere le accuse di abuso ufficio”. Anche Beppe Grillo fantomatico “garante” del M5s si è detto “molto soddisfatto che i due reati più gravi”  nei confronti  del sindaco di Roma “siano in via di archiviazione”.

Ma il Sindaco Raggi ancora una volta mente sapendo di mentire  omettendo di scrivere ai suoi fans sui socialnetwork anche l’altra metà della notizia: la richiesta della Procura di Roma di andare avanti e chiedere il suo rinvio a giudizio per l’accusa di “falso”.




Il Tribunale della libertà manda ai domiciliari Marra

ROMA – Arresti domiciliari per Raffaele Marra, ex braccio destro della sindaca di Roma, Virginia Raggi, arrestato il 16 dicembre dello scorso anno in concorso per corruzione  con l’immobiliarista Sergio Scarpellini. Lo ha deciso il tribunale della libertà. Il 10 aprile scorso Marra aveva presentato le proprie dimissioni irrevocabili, da dirigente del personale del Comune di Roma.

Sergio Scarpellini

La vicenda giudiziaria in cui è coinvolto Marra è quella dei 370 mila euro ricevuti, secondo la Procura di Roma, dall’immobiliarista romano  Scarpellini (attualmente agli arresti domiciliari) per l’acquisto di un appartamento nella zona dei Prati Fiscali. Secondo quanto accertato dai magistrati ed inquirenti quella dazione dell’immobiliarista era finalizzata all’ottenimento di favori alla luce della posizione occupata all’epoca dei fatti, il 2013, da Marra in Campidoglio. Per quell’episodio la Procura di Roma ha ottenuto il giudizio immediato di Marra e di Sergio Scarpellini .

Il Gip ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Paolo Ielo e del pm Barbara Zuini. Quindi  proceduralmente non si sarà l’udienza preliminare e si andrà  va direttamente a processo che si svolgerà prossimo il 25 maggio dinnanzi ai giudici della IIa Sezione penale del Tribunale Penale di Roma

Alla base della scarcerazione dell’ex capo del personale del Campidoglio la decadenza delle esigenze di custodia in carcere, anche in conseguenza delle dimissioni presentate dallo stesso Marra.




Virginia Raggi, il sorriso…le polizze e le menzogne della “sindaca che non sa”

di Antonello de Gennaro

Questa mattina l’amico ed ottimo collega  Carlo Bonini, inviato del quotidiano La Repubblica scrive che “Non è dato sapere quanti cittadini romani e quanti italiani in genere siano nella struggente condizione di Virginia Raggi, beneficiari dunque di una polizza sulla vita di un amico, un familiare, un fidanzato o fidanzata, a loro insaputa. Né quanti uomini dal cuore grande in quella di Salvatore Romeo, pronto a dividere denari di ignota origine con amici e fidanzate, e a sua insaputa, naturalmente non certo per questo, beneficiati da un invidiabile e fiabesco lieto fine per cui quell’atto di silenziosa generosità viene compensato con uno stipendio quintuplicato e la consegna delle chiavi del Potere in Campidoglio“. Come non essere d’accordo con lui ?

Quel che al contrario resterà indimenticabile, è il cabaret notturno della Raggi , la quale dopo la mezzanotte, al termine dell’interrogatorio, di fronte alla porta carraia della Direzione Centrale Anticrimine,  la sindaca con il suo patetico sorriso da fatina,  ha pensato di  poter mandare a nanna i cittadini della Capitale che amministra  (o meglio che dovrebbe amministrare) – che è la Capitale del Paese – e tutto il resto di Italia che la guarda.

A sentire la dichiarazioni di Virginia Raggi all’uscita degli uffici dello SCO,  chiaramente “l’interrogatorio è stato sereno“. Lei, come nel suo stile mediatico affidato a  frasi fatte scritte e preparate da altri, comunicati via Facebook, , ha “chiarito tutto” e, poiché “a Roma c’è molto lavoro da fare e da portare avanti” e “ci sono indagini in corso“, ripete che non c’è tempo, né è opportuno perdere quei cinque, dieci minuti, per rispondere una volta per tutte a quelle due o tre domande sul suo conflitto di interesse.

Quel conflitto grande come un macigno che la accompagna dal primo giorno dell’insediamento. Che l’ha stratta a due oscuri figuri come Raffaele Marra e Salvatore Romeo (due degli “gli amici al bar“) e ai loro destini di poche speranze . Un comportamento le è costata l’accusa e l’iscrizione nel registro degli indagati per “abuso di ufficio” e “falso ideologico“. Un comportamento folle quello della Raggi che da otto mesi, tiene in ostaggio Roma e la gestione della cosa pubblica, costrette al coma farmacologico. Un Comune come quello di Roma che ha delibera prevalentemente solo assunzioni (attivisti del M5S prevalentemente ex-disoccupati) , contratti di consulenza, e rimane immobile mente la città frana sotto il peso delle incombenze dell’essere la Capitale d’ Italia.

Basterebbe aver letto con attenzione questa mattina  su La Repubblica ed Il Messagero  le parole di Alessandra Bonaccorsi, ex-grillina ed anche ex-fidanzata di Salvatore Romeo, la quale a sua volta venne beneficiata nel 2013 dalla stessa polizza vita dell’uomo dal cuore grande, per scoprire che il nostro amava informare della sua premura. Dice la Bonaccorsi: “«Con Salvatore Romeo avevo una relazione sentimentale. Lui mi regalò una polizza sulla vita. Strano? Anch’io rimasi disorientata. Mi è parso un po’ inquietante” . E quindi occorre liquidare le parole della sindaca fatina per quel che sono: l‘ennesima menzogna. Interrogandosi, contestualmente, sulla sinistra mimica facciale, sullo straniante e scisso tono della voce, con cui quelle menzogne vengono da mesi proposte all’opinione pubblica, prima ancora che al Movimento che della “trasparenza” ha fatto la sua bandiera. Le dichiarazioni della Bonaccorsi smentiscono anche le dichiarazioni-minacce di Salvatore Romeo affidate alle ore 17:00 di oggi alla sua pagina Facebook, dove scrive e sostiene il contrario e cioè che che  “ la sindaca così come tutti gli altri beneficiari non erano a conoscenza del mio operato fino a ieri” . Anche Romeo come la “fatina” Raggi mente ben sapendo di mentire.

Bonini nel suo articolo odierno scrive ed evidenzia che come ogni bugiardo seriale – dal caso Minenna-Ranieri, a quello dell’ex-assessore Muraro e di Raffaele Marra (e della nomina illegittima di suo fratello)  “la Raggi è condannata a espungere sistematicamente la verità dei fatti dal suo discorso pubblico, perché se pronunciata, la verità avrebbe l’effetto di illuminare d’incanto la catena di omissioni, dissimulazioni in cui l’avventura Cinque Stelle in Campidoglio è stata annegata. Un prezzo che la Raggi e chi le è rimasto intorno non possono pagare. Per convenienza politica di bottega. Per paura. Per ignavia militante“.

Ma quel sorriso sinistro di ieri notte, la sua mimica facciale, dovrebbero suggerire a Beppe Grillo, che è uomo esperto del palcoscenico, che a questo punto la vicenda peggiora e si fa di ora in ora più seria. E, per certi aspetti, drammatica. Ormai persino a prescindere dal codice penale. Vedremo nelle prossime ore il responso che il “padre-padrone” del Movimento 5 Stelle vorrà dare all’ennesimo twist del caso Raggi.   Ha ragione Carlo Bonini, che conosce molto bene quello che accade nel retrobottega della politica romana. La Raggi non si dimetterà dal Campidoglio per nessuna ragione al mondo. O, almeno, non lo farà mai di sua spontanea volontà ben conoscendo il  buio esistenziale e politico che l’ attende il momento in cui dovesse richiudersi per sempre alle spalle la porta dell’ufficio che l’ospita in Campidoglio, con l’affaccio sul più bel panorama del mondo.  Se la Raggi sarà costretta dalla sfiducia del Movimento,  porterà con sé i suoi carnefici politici. Così come impressiona il silenzio di Di Maio, di Dibattista, di Fico, della Lombardi.  Forse temono di essere trascinati a fondo anche loro.




Una polizza da 30mila euro per la Raggi: il regalo del fedelissimo Romeo alla sindaca, interrogata per 8 ore della Procura di Roma

A rivelare lo strano intreccio è il collega Emiliano Fittipaldi sul settimanale L’ESPRESSO che rivela oggi il fatto che nel gennaio del 2016  Salvatore Romeo, il “fedelissimo” di Virginia Raggi è andato dal suo promotore finanziario e gli ha indicato un nuovo beneficiario per alcune polizze vita da lui sottoscritte qualche tempo prima, con un investimento di 30 mila euro. Nome e cognome del fortunato: “Virginia Raggi”. Qualche mese dopo la strana operazione finanziaria (le polizze vita in genere vengono fatte a favore di parenti, mogli e figli) è stata proprio la Raggi, diventata da poco sindaca di Roma, dopo la sua vittoria alle elezioni amministrative nella Capitale,  a promuoverlo lo scorso agosto, a  capo della segreteria della sindaca.,  triplicandogli lo stipendio.


Il collegamento della
polizza da 30 mila euro
, è stata scoperta dagli inquirenti della Capitale che stanno indagando sulle nomine della sindaca grillina e che L’Espresso ha rivelato, rischia ora di far crollare la Raggi ed il suo braccio destro in un nuovo, ma molto più profondo, abisso politico e giudiziario.Tutto ciò porta alla luce come la procedura “borderline” adottata grazie alla quale Romeo  venne nominato a capo della segreteria del primo cittadino.

Infatti il funzionario del Comune di Roma,  che sino a quel momento percepiva con uno stipendio lordo da 39 mila euro l’anno, prima si è  messo in aspettativa e poi si è fatto riassumere dall’amica a 110 mila euro l’anno, diminuiti a 93 dopo polemiche di fuoco e l’intervento dell’Anac guidata dal magistrato Raffaele Cantone,  si è triplicata ed è avvenuta quindi in presenza di precedenti legami economici che univano la sindaca ed il suo collaboratore.

A seguito  dell’accertamento patrimoniale effettuato dalla polizia giudiziaria , sia Romeo, sulla cui nomina i pm indagano da mesi, che la sindaca, attualmente indagata per “abuso d’ufficio” e “falso” solo per la vicenda della nomina del fratello di Raffaele Marra a capo del dipartimento per il Turismo, rischiano adesso di vedersi improvvisamente attribuire un nuovo, e più pericoloso, ostacolo giudiziario. Il “”do ut des” fra i due, se non spiegato da giustificazioni plausibili, rischia di indurre  i magistrati a formulare delle contestazioni molto più gravi di quella dell’”abuso d’ufficio”.

a sinistra Salvatore Romeo, a destra Virginia Raggi

Da qualche giorno gli inquirenti dopo aver avuto accesso ai documenti bancari del funzionario grillino si chiedono   “Come mai Romeo, dimessosi dopo gli arresti di Marra a metà dicembre, ha immobilizzato 30 mila euro in una polizza vita, la cui beneficiaria è Virginia Raggi?“, . Difficile, per ora, dare una risposta esauriente alla curiosa operazione finanziaria. Anche perché Romeo non ha investito soldi soltanto nella polizza vita di cui è beneficiaria la sindaca Raggi : dal 2013 in poi, da quando si è reinventato come “attivista” del Movimento Cinque Stelle diventando il riferimento imprescindibile della Raggi e dell’assessore (inzialmente ex vicesindaco) Daniele Frongia, Romeo ha investito circa 100 mila euro su una decine di polizze vita.Da dove arrivavano quei soldi ?

I beneficiari di queste polizze non sono parenti e cugini del Romeo, ma anche questa volta, altri soggetti fra cui politici e altri attivisti del movimento: tra i beneficiari delle polizze di Romeo ci sono, per esempio, tal Andrea Castiglione (online c’è un omonimo che animava nel 2013 il meet up del M5S del comune di Fonte Nuova, a due passi da Roma), un consigliere grillino del VII Municipio e tale Alessandra Bonaccorsi. Il sospetto  che viene all’ Espresso, è che possa trattarsi dell’ex consigliere VIII Municipio eletta nel M5S che a febbraio 2016, prima del voto alle comunali, è passata con la Lista Marchini.

I magistrati della Procura di Roma  adesso stanno cercando di accertare e verificare la struttura dei business finanziari di Romeo il quale non risulterebbe essere ricco di famiglia , per capire se  i soldi  investiti fossero davvero i suoi o degli investimenti effettuati per conto di terzi, oltre a studiare le clausole delle polizze in merito ai beneficiari. Secondo ipotesi che circolano tra chi è vicino al dossier, che chiaramente restano ancora tutta da verificare comprovare, gli investimenti in polizze potrebbero nascondere tentativi di infiltrare e condizionare le “comunarie”  (le primarie) organizzate dal Movimento Cinque Stelle che vennero organizzate per scegliere ed indicare fra gli attivisti ed iscritti di Roma al M5S  il candidato sindaco di Roma.

Le “Comunarie”, cioè le “primarie” grilline, che Virginia Raggi vinse con 1.764 voti, superando Marcello De Vito, secondo classificato, appena di poche centinaia di preferenze   come ha già scritto l’Espresso lo scorso dicembre, va ricordato che furono pesantemente inquinate dal dossier fasullo presentato da Raggi e Frongia contro Marcello De Vito. Una “macchina del fango” guidata da mani esperte che azzoppò la candidatura dell’attuale presidente del consiglio capitolino lanciando quella della Raggi. Secondo la deputata grillina Roberta Lombardi dietro il dossier che screditò De Vito  addirittura potrebbe esserci dietro Raffaele Marra. Ma per adesso la procura ha aperto un fascicolo senza iscrivere nessuno. Ma solo per adesso….

In questo scenario tornano di stretta attualità le affermazioni di Carla Raineri, il magistrato ex capo di gabinetto dalla Raggi e nemica giurata dei “sodali” della sindaca romana,  Salvatore Romeo e Raffaele Marra, artefici del suo “siluramento” , la quale  qualche settimana fa ha detto sibillina: “Marra e Romeo hanno portato una montagna di voti alla Raggi, poi sono passati all’incasso, come avviene in questi casi. Però, forse, la questione non si limita solo a questo. Ho la sensazione che ci sia anche di più”.

Possibile  – si chiedono gli inquirenti – che la sindaca Raggi non sapesse che Romeo la aveva indicata quale beneficiaria di una polizza vita da 30 mila euro? Al momento non si sa se  la procura romana durante l’interrogatorio odierno le ha contestato  la questione delle polizze. Una cosa è certa: il legame tra i due fedelissimi Romeo-Marra e la sindaca Raggi è rimasto indissolubile per mesi. Contro tutto e contro tutti. Virginia Raggi si è scavata con le sue stesse mani e decisioni la propria fossa politica (ma sopratutto giudiziaria) sin dallo scorso settembre, cioè da allorquando ha difeso Marra a spada tratta di fronte alle inchieste dell’Espresso , che evidenziavano i favori economici ottenuti dall’ex dirigente di Alemanno dal costruttore Sergio Scarpellini, un’inchiesta giornalistica di Emiliano Fittipaldi, che ha poi portato a quella giudiziaria e all’arresto di entrambi lo scorso dicembre. La Raggi ha sempre protetto Romeo con la stessa veemenza al punto tale che in molti hanno ipotizzato che dietro il rapporto strettissimo ci fossero ricatti indicibili. Cioè quegli “omissis” apposti dagli inquirenti sulla chat ristretta dal nome “Quattro Amici al Bar” che usavano la Raggi, Romeo, Marra e Di Frongia per comunicare fra di loro.

E molto interessante leggere e ricordare l’intervista di Romeo al Messaggero (che fece andare su tutte le furie Beppe Grillo e l’ala dei “duri” del M5S che un grillino di grande ortodossia come Romeo si dichiari speranzoso che gli “omissis” non vengano pubblicati perché non hanno rilevanza penale. A molti infatti non sfuggirà che per la pubblicazione di notizie senza alcuna rilevanza penale ministri come Lupi e Guidi si sono giustamente dimessi, pagando un prezzo politico per cose magari dette da altri al telefono. Quando questi fatti erano d’attualità non si levarono voci dal M5S per contestare la pubblicazione di quegli atti. Oggi invece un “grillino” come Salvatore Romeo si rende conto che “se non c’è rilevanza penale non è il caso di pubblicare segreti. È forse finita per il M5S  l’epoca dell’#intercettatecitutti ,?

dall’intervista di Salvatore Romeo al quotidiano IL MESSAGGERO

 

Tra la questione giudiziaria di Raffaele Marra e quella della polizza vita di Romeo in  suo favore, la partita di Virginia e dell’intero Movimento Cinque Stelle nella Capitale è ormai alla stretta finale. Troppe bugie dette, scontri e spaccature interne non più risanabili. Avrà ancora Beppe Grillo  la forza, la voglia, ma sopratutto di difendere la “sua” Sindaca, o invece la abbandonerà al suo destino. In tal caso darebbe ragione alle critiche di Pizzarotti, il sindaco di Parma ormai fuori dal M5S. E sarebbe la fine per quella credibilità e fiducia sin troppo generosa attribuita dall’elettorato italiano al M5S. Ecco la prova delle cospirazioni del gruppo di Virginia Raggi contro Marcello De Vito

La convocazione, sull’invito a comparire, era per lunedì. Ma l’incontro è slittato a oggi, forse per dare il tempo a Raggi e al suo avvocato di poter studiare meglio la propria linea difensiva. Ieri il legale della Raggi ha, però, chiarito che l’interrogatorio sarebbe stato rimandato di nuovo, a un giorno ancora da decidere, forse nel weekend. Un modo, questo, per farlo in maniera più tranquilla, probabilmente per mettere la sindaca Raggi al riparo anche dall’attenzione, altissima, dei media. Non a caso, anche le audizioni del presidente del consiglio comunale, Marcello De Vito, e della acerrima nemica della sindaca, la deputata Roberta Lombardi, sono state fatte lo scorso fine settimana. La prima, di sabato, la seconda di domenica.

 

 

All’interrogatorio odierno della Raggi che si è svolto in una struttura esterna alla Procura di Roma, cioè presso la sede della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato  sulla via Tuscolana, alla periferia est della Capitale, è durato 8 ore, concludendosi alle ore 22:30 di oggi, hanno preso parte parte il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Francesco Dall’Olio. La Raggi era assistita dall’avvocato Alessandro Mancori .  In Campidoglio  per tutto il pomeriggio e la prima  la serata,  si è notato un frenetico via vai a dir poco nervoso dei consiglieri del M5S. De Vito e Frongia, entrambi presenti in Comune, i quali hanno fatto di tutto per evitare le domande dei giornalisti presenti. Alla fine De Vito ha ceduto ed ha parlato. “I rapporti tra Virginia Raggi e Salvatore Romeo?Dovete chiedere ai diretti interessati”, ha detto  il presidente dell’Assemblea capitolina che così ha risposto a chi gli chiedeva dei rapporti tra la sindaca e il suo ex capo della segreteria politica. De Vito ha spiegato di “non sapere assolutamente nulla” della polizza assicurativa , mentre alla domanda sulla possibile esistenza di un dossier per screditarlo ad opera di una parte di M5S, il presidente dell’Assemblea capitolina ha risposto: “Io penso alla tutela del M5S e a fare il mio ruolo come ho fatto in questi mesi e come farò anche domani”.

 




Virginia Raggi sindaca di Roma, indagata per falso e abuso d’ufficio sul “caso Marra”: “Sono serena, pronta a dare chiarimenti”

La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata iscritta nel registro degli indagata della Procura di Roma che aveva aperto un fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, nell’ambito dell’inchiesta sulla  nomina di Renato Marra a capo del Dipartimento turismo del Campidoglio , grazie al fratello Raffaele Marra, l’ex capo del personale del Comune poi arrestato per corruzione. Nomina che successivamente è stata revocata. Sull’episodio la Procura procede per le ipotesi di reato  di “abuso di ufficio” e “falso in atto pubblico” . L’interrogatorio si svolgerà  lunedì 30 gennaio.

“Eccolo, me lo aspettavo”, ha confidato ai suoi Virginia Raggi, appena ricevuto l’invito a comparire della Procura. Nessuno stupore, nessuno “choc”, a Palazzo Senatorio, negli uffici della sindaca. Tanto sicura, al netto degli scongiuri, che quella notifica sarebbe arrivata, prima o poi, da avere consultato già dai primi di gennaio un pool di avvocati per improntare una eventuale difesa.

Anche Raffaele Marra attualmente detenuto nel carcere romano di Regina Coeli,  nell’inchiesta sulla nomina del fratello risulta indagato in concorso per abuso d’ufficio . Tra le carte dell’inchiesta anche alcune conversazioni tra i fratelli Marra erano presenti nell’indagine che ha portato il 16 dicembre all’arresto di Marra per corruzione, che utilizzavano la chat sulla piattaforma di messagistica “Telegram”  che ritenevano erroneamente più sicura, e la conversazione ritrovata in cui la Raggi si lamentava con Raffaele Marra per non essere stata informata dell’aumento di stipendio conseguente alla nomina del  fratello Renato.

“Questa cosa dello stipendio (aumento, ndr) mi mette in difficoltà, me lo dovevi dire”, scriveva un’inviperita sindaca Virginia Raggi all’allora capo del personale Raffaele Marra su Telegram. Lo scambio di messaggu riguarda l’assunzione, con annesso ritocco del salario, più 20mila euro l’anno, a Renato Marra fratello di Raffaele, all’atto della sua nomina al vertice del Dipartimento turismo di Roma Capitale, successivamente revocata grazie all’ intervento dell’ ANAC l’ Autorità Nazionale Anticorruzione, .

Queste le  accuse mosse dagli investigatori e fatte proprie dalla Procura di Roma: la Raggi avrebbe dichiarato il falso alla responsabile anticorruzione del Campidoglio e non avrebbe impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello Renato. La Raggi, secondo l’accusa, è quindi  indagata per “falso” in quanto avrebbe dichiarato alla responsabile anticorruzione del Comune, dr.ssa Mariarosa Turchi, che per la nomina avrebbe “agito in autonomia“. L’abuso d’ufficio viene invece contestato alla sindaca di Roma Capitale per non aver effettuato  la dovuta comparazione dei curricula e non aver quindi impedito a Raffaele Marra di partecipare alle procedure di nomina del fratello, circostanza che è costata all’ex capo del personale la stessa accusa.

nella foto il procuratore aggiunto Paolo Ielo

La Raggi che notoriamente comunica solo su Facebook  ha scritto il seguente post “Oggi mi è giunto un invito a comparire dalla Procura di Roma nell’ambito della vicenda relativa alla nomina di Renato Marra a direttore del dipartimento Turismo che, come è noto, è già stata revocata. Ho informato Beppe Grillo e adempiuto al dovere di informazione previsto dal Codice di comportamento del Movimento 5 Stelleaggiungendo “Ho avvisato i consiglieri di maggioranza e i membri della giunta e, nella massima trasparenza che contraddistingue l’operato del M5S, ora avviso tutti i cittadini. Sono molto serena, ho completa fiducia nella magistratura, come sempre. Siamo pronti a dare ogni chiarimento”.

Chiaramente la notizia dell’iscrizione della Raggi nel registro degli indagati ha scatenato una serie di reazioni a livello politico. Questa volta il M5S, divviso in una guerra interna proprio sulle scelte della Sindaca sulle nomine dei suo “fedelissimi”, oggi evita attacchi alla sindaca romana, e Paolo Ferrara, capogruppo in consiglio comunale , sostiene “che tutto verrà chiarito“. Resta però da capire come . Roberto Fico presidente della commissione di vigilanza parlamentare sulla radiotelevisione  tace anche lui : “oggi non parlo“.

Le indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo avevano comunque già fotografato l’influenza di Marra sulla sindaca. In altri sms era emerso che il capo della segreteria politica della Raggi, Salvatore Romeo, si rivolgeva a Marra chiamandolo “capo”, e che lui si era fatto da tramite, durante la campagna elettorale per far arrivare alla candidata pentastellata una serie di consigli. sulla sindaca. In altri sms era emerso che il capo della segreteria politica della Raggi, Salvatore Romeo, si rivolgeva a Marra chiamandolo “capo”, e che lui si era fatto da tramite, durante la campagna elettorale per far arrivare alla candidata pentastellata una serie di consigli.

Marra era uomo di fiducia della Raggi  godeva anche di una certa autonomia, della prima cittadina di Roma . Al punto tale che, nel suo cellulare sequestrato il 16 dicembre scorso, giorno dell’arresto per corruzione dell’ex capo del personale, il nome della Raggi è memorizzata in rubrica con il nome “mio sindaco”. Come a rivendicare il merito di averla plagiata.

Per il Pd scende in campo l’ex  premier, Matteo Renzi che su Facebook adotta anche lui  una linea garantista. affermando che la “Costituzione prevede che tutti i cittadini siano innocenti fino a sentenza passata in giudicato. E questo vale per tutti, a qualunque partito appartengano. Invito dunque tutto il Pd a rispettare la presunzione di innocenza e non rincorrere polemiche. Non cerchiamo scorciatoie giudiziarie, non cediamo all’odio per l’avversario, non attacchiamo Virginia Raggi oggi. E questo vale per tutti, a qualunque partito appartengano. Invito dunque tutto il Pd a rispettare la Raggi”.

La Raggi faccia il suo lavoro – continua Renzial quale i cittadini di Roma l’hanno chiamata e mostri quel che vale, se ne è capace. Lo so, lo so: qualcuno di voi adesso mi dirà che i Cinque Stelle usano due pesi e due misure e il loro atteggiamento è ingiusto e contraddittorio. Ok, vero, avete ragione. Ma questo cosa cambia? Se loro sbagliano, dobbiamo sbagliare anche noi? Dimostriamo che siamo davvero diversi”, sottolinea il segretario del Pd. “Non cerchiamo scorciatoie giudiziarie, non cediamo all’odio per l’avversario, non attacchiamo Virginia Raggi oggi. Ha avuto un avviso di garanzia? Ok, auguriamoci che sia innocente. Per lei, per Roma, per chi crede nella politica”, conclude Renzi.




M5S: Abbiamo una banca ?

di Giuseppe Turani*

C’era e c’è qualcosa di sospetto intorno a tutto il can can che circonda il Monte dei Paschi di Siena. Questo, come ho spiegato più volte, è il momento di trovare dei soldi, non di fare commissioni parlamentari d’inchiesta: la magistratura è giù al lavoro e il parlamento avrebbe ben altro da fare.

Eppure il rumore va avanti. Una ragione del perché è evidente: si vuole far esplodere il Monte, creando un disastro economico di vastissime proporzioni. All’esplosione del Monte, poi, potrebbero seguire altri disastri bancari a catena. Dietro questo obiettivo ci sono centinaia di migliaia di voti. E quindi si capisce perché da anni Grillo e i suoi amici stiano “lavorando” intorno all’Mps. Ancora poco tempo fa hanno fatto un flashmob davanti alla banca, a Siena (purtroppo era il giorno dell’arresto di Marra).

Con la Banca Etruria sono andati avanti un anno a fare propaganda insensata, con Mps la cosa potrebbe essere molto più seria: in fondo l’Etruria era una banchetta.

Ma adesso arriva qualche rivelazione che, se non smentita, sarebbe di una gravità eccezionale: roba da intervento immediato della Consob.

Circola la voce che il giovane Casaleggio, mentre continua nella sua opera di guida del Movimento 5 stelle e di diffusione di bufale stellari, sarebbe interessato a rilevare banca online del Monte Paschi, Widiba, che gestisce sette miliardi di euro di depositi. Di preciso si sa che ha incontrato l’amministratore delegato della stessa Widiba. E questo è un suo  diritto: sono entrambi uomini d’affari.

Però qualche sospetto viene. Da una parte Grillo e i suoi pasdaran ogni mattina tirano legnate sul Monte, dall’altra il giovane Casaleggio va a fare un giro di ispezione e annusa che aria tira. Insomma, non è  ancora “abbiamo un banca”, ma forse la strada è quella.

Insomma, se è  vero che l’appetito vien  mangiando, i soldi del blog non  bastano più: ci vuole una banca per moltiplicarli. Ovvio, a questo punto, citare Brecht: meglio fondare una banca che rapinare una banca. E Widiba è già fondata e operativa. Basta solo sfilarla al Monte.

*direttore del quotidiano online Uomini & Business,  già direttore dell’inserto economico Affari & Finanza del quotidiano La Repubblica




Ecco perchè Grillo difende la Raggi: Raffaele Marra ha chiesto alla procura di “rimuovere” gli omissis dalle sue conversazioni WhatsApp con Raggi, Romeo e Frongia

nella foto il procuratore Paolo Ielo

Alla vigilia dell’udienza dinnanzi al Tribunale del Riesame per essere scarcerato “perchè i soldi ottenuti da Scarpellini erano un prestito chiesto a un amico”  Raffaele Marra ex capo del personale del Comune di Roma finito agli arresti con l’accusa di corruzione, alza il tiro e chiede di rendere pubblici le decine e decine di colloqui intercettati nel corso delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e riguardano fatti personali, ma soprattutto la gestione del Campidoglio.

Via gli omissis dalle conversazioni di Raffaele Marra con Virginia Raggi, Salvatore Romeo e Daniele Frongia. Ad avanzare la richiesta è lo stesso Marra. Lo scrive oggi  la sempre bene informata collega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera alla vigilia dell’udienza di fronte al tribunale del Riesame, secondo cui  l’ormai ex fedelissimo del sindaco di Roma Virginia Raggi avrebbe depositato un’ istanza per rimuovere il segreto dalle sue conversazioni in una chat privata su Whatsapp (gruppo dal nome “Quattro Amici al bar“) con il “Raggio Magico“. L’obiettivo dichiarato è per Marra quello di dimostrare che “non avevo alcun interesse a rimanere in Campidoglio, anzi volevo andare a lavorare all’estero”.

Nel decreto di convalida del materiale sequestrato  a casa e nell’ufficio di Marra dopo l’arresto, si dà conto di quanto è stato trovato. Appunti che riguardano il suo incarico di capo del Personale, resoconti su riunioni che riguardavano la gestione di numerosi settori del Campidoglio, corrispondenza con i vari uffici. Ma ciò che maggiormente interessa gli inquirenti è il contenuto di computer e chiavette Usb oltre ai testi delle mail che sono state trasferite in un unico file per essere esaminate. Il sospetto è che per le conversazioni riservate Marra utilizzasse un profilo intestato alla moglie e anche su questo i Carabinieri del RACIS stanno effettuando verifiche informatiche e tecniche. Il capo del Personale, per cui Raggi sfidò persino Beppe Grillo minacciando le dimissioni pur di convincerlo a rimanere al suo fianco, viene ritenuto un personaggio potente, in grado di poter tranquillamente condizionare le scelte della sindaca. Lui nega, sostenendo di essere stato scelto “soltanto perché ero una persona esperta di pubblica amministrazione, l’unico che potesse aiutarla a orientarsi in una macchina complessa come quella capitolina”.

Quello che interessa principalmente la Procura di Roma  è il contenuto di computer e chiavette usb oltre ai testi delle mail che sono state trasferite in un unico file per essere esaminate. Il sospetto è che per le conversazioni riservate Marra utilizzasse un profilo intestato alla moglie e anche su questo i  tecnici informatici del Racis dei Carabinieri stanno effettuando tutte le opportune necessarie verifiche.

L’inchiesta sui soldi che Marra ha ricevuto da Scarpellini per acquistare due appartamenti e in cambio dei quali si sarebbe “messo a disposizione“, come dichiarava in una conversazione con la segretaria del costruttore, si incrocia inevitabilmente con quella sulle nomine effettuate dalla Raggi. La sindaca potrebbe essere convocata in Procura già la prossima settimana per accertare se davvero, come ipotizzano i pubblici ministeri, assegnando ruoli chiave a Romeo e al fratello di Marra abbia compiuto un abuso d’ufficio. E come viene evidenziato nei parersi di illegittimità espressi dall’Anac .



Di tutto di più…

Notizia della settimana. 

Padova, parroco faceva prostituire l’amante: nella canonica una stanza del sesso. I militari hanno sequestrato numerosi sex toys come fruste e vibratori” (fonte: sito del quotidiano il Gazzettino)

Scintille fra il deputato forzista Renato Brunetta e la giornalista Stefania Pinna conduttrice televisiva di Skytg24  “Mi scusi! Mi scusi! Mi scusi ” Mi chiami magari Presidente Brunetta, mi chiami Onorevole Brunetta, mi chiami Professor Brunetta!” (fonte: Sky TG24 )


L’astro nascente del porno italiano Filomena Mastromarino
(in arte Malena) da Gioa del Colle,delegata all’assemblea nazionale del Pd  “Renzi ha ammesso la sconfitta, non è una cosa da tutti. Io sono e resto renziana”…“Chi scelgo tra Rocco Siffredi e Matteo Renzi ? Rocco, senza dubbio. Ho avuto modo di conoscerlo e con lui ormai ho feeling. È una persona sensibile e attenta agli altri. Rocco for president!” (fonte:Il Fatto Quotidiano )

L’ ex-cavaliere Silvio Berlusconi dopo la sua storica ridicola dichiarazione  “crisi ? i ristoranti sono sempre pieni” negli anni del suo  governo… si ripete…e da il meglio di stesso e delle sue battute senza parole: “Ogni due minuti in Italia c’è un furto in casa: e considerate che nella maggior parte dei casi, come prima cosa, viene svaligiato il frigorifero”  (fonte:Il Giornale) 

Il nuovo premier  Paolo Gentiloni e l’amore, in un’intervista di qualche tempo fa  “Sono monogamo e quindi sono piuttosto geloso. Mia moglie non l’ho mai tradita, ma prima, beh, qualche volta è capitato. Se hanno tradito pure me? Certo, hai voglia! Ho avuto la prima relazione a sedici anni. Ricordo che lei aveva gli occhi azzurri. Da ragazzo avevo un eskimo bianco, che attraeva molto(fonte: Un giorno da pecora RAI-Radio 1)

Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri :Conosco Gentiloni da 40 anni, eravamo al Tasso di Roma: lui era un capo dell’estrema sinistra, ma anche all’epoca c’erano altri più violenti e minacciosi. Faceva l’intellettualino del movimento studentesco. Era uno dei capetti, c’era questa borghesia romana che strizzava l’occhio a sinistra, erano i figli dei giornalisti, salivano sull’autobus ai Parioli, quelli che usciti dalle loro case parioline col maggiordomo a scuola gridavano slogan comunisti” (fonte: Radio Cusano Campus )

La senatrice Anna Finocchiaro subito dopo la sua nomina a ministro per i Rapporti con il Parlamento, al Quirinale avrebbe confidato e sussurrato ad un collega del Governo Gentiloni:     “Sono un poco emozionata, volevo tornarmene a casa. Non è più il mio mondo, comunque darò una mano”  (fonte: Corriere della Sera )

Raffaele Marra braccio destro di Virginia Raggi al comune di Roma è stato arrestato con l’accusa di corruzione, fatali alcune intercettazioni. Rivolgendosi alla segretaria di Scarpellini per mettere fine agli “attacchi” del quotidiano il Messaggero, Marra diceva: “Se Sergio può intervenire con Gaetano Caltagirone, per farmi dare una mano sui giornali. Io sto a disposizione. Diglielo che io sto completamente a disposizione”. E l’avvocato di Marra: “Il mio assistito è un militare, e questo è un linguaggio tipico dei militari: dicono sempre ‘sto a disposizione‘” (fonte: La Stampa)

L’onorevole “grillino” Alessandro di Battista dopo un silenzio imbarazzante e la sua sparizione per 24 ore durante la “crisi” romana, torna online e così commenta lo scandalo Marra che ha fatto traballare e non poco la giunta grillina guidata da Virginia Raggi  : “Alle volte siamo ingenui? Sì. Considerate però che spesso onestà e ingenuità camminano insieme(fonte: video su Facebook)

Il consigliere di amministrazione RAI Carlo Freccero  (in quota M5S) commenta con moderazione…e soddisfazione  il risultato referendario:

“Per il flop di Renzi godo come un porco! Come un porco!” (fonte:  La Terza Repubblica, La7)

La (non) lista di proscrizione di Sonia Toni, ex- moglie di Grillo, pubblicata  dopo la vittoria del No al referendum costituzionale. Seguiranno raffiche di polemiche, e lei cancellerà il post “Non è una lista di proscrizione (ed è incompleta) ma soltanto un promemoria, affinché la prossima volta che questi signori avranno il coraggio di parlare di democrazia, il 60% dei cittadini italiani che l’hanno difesa, se ne ricordino. A questi va aggiunto il premio Oscar che ha beccato un bel po’ di milioni per decantare la più bella Costituzione del mondo per poi cercare di distruggerla solo perché lo voleva il Pd. Ci hanno messo il nome e la faccia? Peggio per loro“. Ecco un assaggio della lunghissima lista: “Accorsi, Bocelli, Boeri, Capotondi, Comencini, De Luigi, Favino, Fracci, Ghini, Ozpetek, Vanoni (continua)”. E tra i tanti commenti critici dei lettori: “Olio di ricino?” (fonte: Facebook)

La battuta del governatore Giovanni Toti  che ha fatto infuriare molti cittadini liguri : “Perché per moderare un dibattito sugli stati generali del turismo ligure avete chiamato e pagato il caporedattore milanese del Tg4? Non era meglio un genovese?Eh no, non ti seguirò su questo discorso… Volevamo un nome importante, famoso, grande, per dire che il turismo in Liguria è importante. Insomma qui si parla di turismo 4.0, si parla di Italia, non del buco del culo di Camogli” (fonte: La Repubblica – edizione Genova)