Blitz della Polizia con 52 arresti in tutta Italia: arrestati i boss della Mafia foggiana di San Severo

FOGGIA – Documentata per la prima volta l’esistenza di una mafia autonoma a San Severo, indipendente da quella di Foggia, a seguito  dell’ “operazione Ares” della Polizia di Stato, che ha spedito in carcere 46 persone e 6 ai domiciliari fra la Puglia e le province di Milano, Rimini, Fermo, Ascoli Piceno, Campobasso, Pescara, Teramo, Napoli e Salerno. Annientati i “clan” La Piccirella e Nardino, entrambi dediti al traffico di droga dall’Olanda e dalla Campania, alle estorsioni, ai danneggiamenti, grazie ad un controllo del territorio che passava attraverso l’intimidazione ai cittadini e l’omertà delle vittime. L’ operazione di questa mattina, supportata con 30 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, ha visto l’ impiego di oltre 200 poliziotti in provincia di Foggia e altri nelle province di Napoli, Milano, Salerno, Rimini, Campobasso, Pescara, Chieti, Teramo, Ascoli Piceno e Fermo.

Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, in particolare, accogliendo l´impianto accusatorio formulato dai magistrati Procura Distrettuale Antimafia di Bari , ha emesso un’ ordinanza cautelare a carico nei confronti di 50 persone, ritenuti  esponenti di primo piano delle famiglie mafiose “LA PICCIRELLA” e “NARDINO“, egemoni nel territorio di San Severo (FG), dei quali  sono stati ricostruiti organigrammi ed interessi criminali, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, danneggiamento, reati in materia di armi, lesioni personali e tentato omicidio, aggravati dalle finalità mafiose.

È la prima volta che viene contestata l’ associazione di tipo mafioso, di cui all´articolo 416 bis c.p., alla criminalità organizzata sanseverese, riconosciuta come autonoma ed indipendente rispetto alle organizzazioni mafiose operanti a Foggia.  L’ inchiesta ha evidenziato il ruolo egemonico dei clan di San Severo nel traffico di droga in Capitanata e che la spartizione dei relativi, ingenti profitti costituisce un fattore di continue tensioni tra i diversi gruppi malavitosi che operano in quell´area.

Le indagini, inoltre, hanno documentato il sistematico ricorso alla violenza per l’affermazione malavitosa ed il conseguimento della leadership territoriale , nell´ambito di una cruenta contrapposizione fondata anche sull’ eliminazione fisica dei rivali. In tale contesto, sono stati anche accertati diversi episodi a chiaro sfondo intimidatorio, testimonianza del metodo mafioso usato dagli indagati, come nel caso del tentativo di estorsione in pregiudizio di un commerciante locale, la cui abitazione oltre che l’ autovettura ed i locali dell’ attività commerciale, sono stati danneggiati in più momenti con colpi d’ arma da fuoco.

Le indagini – che hanno visto la stretta collaborazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e la Procura di Foggia (con i sostituti procuratori Renato Nitti, Lidia Giorgio e Ileana Ramundo) – erano state avviate nel 2015,a seguito dell’omicidio di Severino Palumbo e sono state condotte prima dal Commissariato di San Severo, e successivamente da una task force composta da investigatori delle Squadre mobili di Foggia e Bari avvalendosi della collaborazione dello S.C.O. il Servizio Centrale Operativo e della Divisione centrale anticrimine della Polizia di Stato. I successivi approfondimenti hanno consentito di ampliare il fronte investigativo, documentando il fiorente traffico di stupefacenti gestito dai sodalizi locali (nonché i relativi canali di approvvigionamento estero, tra cui l´Olanda) e valorizzando la mafiosità di quelle organizzazioni.

Tra i destinatari del provvedimento restrittivo figurano elementi di primo piano delle predette famiglie mafiose, tra cui Giuseppe Vincenzo La Piccirella e Severino Testa, ritenuti ai vertici del “clan La Piccirella“, nonché Franco e Roberto Nardino, a capo dell´omonimo clan, in passato vicini alla “Società foggiana”. Dall’inchiesta è stato possibile documentare come , avessero creato dei clan “autonomi” e si fossero suddivisi il territorio di San Severo, come diceva il Nardino, intercettato, ordinando un pestaggio: “Il paese è nostro” .

Gli esponenti delle due associazioni mafiose individuate usavano i metodi più violenti per realizzare le proprie attività illecite, , come dimostrano i colpi di mitra sparati contro l’auto di una vittima di estorsione, le minacce fatte recapitare ai parenti dei commercianti, il tentato omicidio (mai denunciato) dei coniugi Adriano Marchitto e Anna Gualano, commesso in S. Severo il 4 marzo 2019, reato aggravato dal metodo mafioso, per il quale la Polizia di Stato ha eseguito una seconda ordinanza cautelare emessa sempre dal GIP di Bari, su richiesta della DDA, con cui è stata applicata la custodia carceraria nei confronti di due soggetti indagati del tentato omicidio .

Il tentato duplice omicidio di cui tratta l´ordinanza si colloca nell´ambito delle dinamiche violente dei gruppi contrapposti per il controllo dello spaccio di stupefacenti (oltre che dell´usura, delle estorsioni e della ricettazione) in quell´area.  La vicenda infatti trae origine dalle indagini seguite all´omicidio di Michele Russi detto “Coccione“, avvenuto in S. Severo il 24.11.18, ucciso da due ignoti sicari nella sala da barba denominata “Li Quadri“, in cui furono anche ferite altre due persone.

Il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rhao ha lanciato un appello alla collaborazione: “Denunciate, credete nello Stato, perché la legalità sta riconquistando il territorio“.  I colpi di arma da fuoco sparati contro le auto della Polizia di Stato, parcheggiate davanti a un albergo di San Severo nell’estate 2017,  sono stati “Una sfida allo stato di incredibile sfrontatezza“, come ha dichiarato il procuratore capo di Bari e della Dda Giuseppe Volpe. Una sfida a cui però lo Stato “ha risposto facendo squadra“, ha aggiunto il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, che ha definito uno “spiraglio” le prime collaborazioni dei cittadini con le forze dell’ordine.

“Decine di arresti contro la mafia pugliese, sequestri per più un milione di euro nel reggino perché in odore di ‘ndrangheta, blitz contro i clan in provincia di Palermo. Grazie a forze dell’ordine e inquirenti. Lo Stato c’è, fa pulizia e non molla la presa: per i criminali tolleranza zero“. così il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha commentato le operazioni delle forze dell’ordine nella mattinata.

Il provvedimento cautelare ha inflitto la misura cautelare in carcere nei confronti delle seguenti persone, tutte gravate da pregiudizi:

  1. AUGENTI Leonardo, nato a San Severo  1986
  2. BELFONTE Oreste, nato a San Severo  1985
  3. BEVILACQUA Carmine, nato a San Severo 1988
  4. BOZZO Carmine Antonio, nato a Lucera 1956
  5. BRUNO Vincenzo, nato a Foggia 1985
  6. CAPOBIANCO Giacomo, nato a Lucera 1979
  7. CIOCIOLA Libero, detto “Liberino” e/o “il sindaco” e/o “il nonno” nato a San Severo (FG) 1959
  8. COLIO Luigi Donato, detto “Dino” nato a San Severo 1975
  9. DE COTIIS Daniele, detto “don ciccio” nato a San Severo 1979 (capo imputazione n. 0.70 – 0.71 – 0.72 – 0.73 – 0.105 – 0.106);
  10. DE STASIO Luciano Michele, nato a San Severo 1990
  11. DELLI CALICI Carmine, detto “Carminuccio” e/o  “‘u sgumbr” e/o “ninja”, nato a San Severo 1974.
  12. DELL’OGLIO Armando, “Dino”, nato a Milano il 1971
  13. D’ONOFRIO Vincenzo Leonardo, nato a San Paolo di Civitate (FG) il 1975
  14. IRMICI Pasquale, detto “Lino” e/o “cipolla”, nato a San Severo (FG) il 1978
  15. LA PICCIRELLA Giuseppe Vincenzo, detto “Pinuccio” e/o “il ragioniere” nato a San Severo 1958
  16. MASTROMATTEO Mario Luigi, detto “il milanese” nato a  Milano il 1983
  17. MAZZEO Raffaele, detto “il ciotto” nato a San Severo (FG) 1968
  18. MINISCHETTI Giovanni, detto “Gianni” nato a San Severo 1971.
  19. NARDINO Franco, alias “Kojac”, nato a San Severo 1963
  20. NARDINO Roberto, detto “patapuff” nato a San Severo il 24.05.1977,
  21. NARDINO Vincenzo Pietro, “Enzo”,  nato  a San Severo  (FG)  1987
  22. NARDINO Matteo Nazario, nato a San Severo 1991
  23. PISTILLO Ivano, nato a San Severo 1988
  24. ROMANO Stefano, nato a  San Severo 1989
  25. RONCADE Lucio, nato a San Severo 1979
  26. RUSSI Antonio, nato a San Severo 1983
  27. RUSSI Loredana, a San Severo 1965
  28. SARDELLA Arnaldo, detto “cinese” nato a San Severo 1985
  29. TESTA Severino, detto “Rino” e/o “il puffo” e/o “il mastro” nato a San Severo (FG) 1960
  30. TUMOLO Gennaro, nato a San Severo 1976
  31. VISTOLA Giuseppe, detto “fa fumo” nato a San Severo il 1979

Alcuni  indagati, sono stati ristretti in regime di arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni :

  1. ASTUTI Vincenzo, nato a Napoli  1979
  2. D’AGRUMA Roberto, detto “Tup Tup”,  nato a San Severo 1981

Contestualmente, con il supporto delle Squadre Mobili di Torino, Asti, Milano, Rimini, Ascoli Piceno, Fermo, Chieti, Teramo, Campobasso, Napoli e Salerno, in esecuzione del medesimo provvedimento coercitivo, sono stati tratti in arresto:

  1. BALDASSI Giacomo, nato a Castellammare di Stabia 1972
  2. CAROLLA Francesco, nato a Santa Maria Capua Vetere 1978
  3. CONSALVO Nicola, nato a Termoli (CB) 1974
  4. DE CATO Giuseppe, nato a San Severo 1975
  5. DI GENNARO Luigi, nato a Torremaggiore (FG) 1961
  6. DI LORENZO Lorenzo, nato a San Giovanni Rotondo il 1977
  7. D’UVA Giuseppina, nata a Termoli il 1978
  8. FORTUZI Bledar, detto “Eddy”, nato in Albania il 1976
  9. FRATELLO Diego, nato a Termoli (CB) 1981
  10. IMMOBILE Gennaro, nato a Torre Annunziata il 1953
  11. LA PORTA Enza Valentina, nata a Torremaggiore (FG) 1995, destinataria della misura degli arresti domiciliari;
  12. LEO Giuseppe, nato a Torre Annunziata 1963
  13. PARISI Michele Luciano, detto “coccett” nato a San Severo (FG)1980
  14. SPIRITOSO Giuseppe, nato a Foggia 1956, alias “Papanonno”;
  15. VOLPE Antonio, nato a San Severo 1985, destinatario della misura degli arresti domiciliari.

Nel medesimo contesto operativo, è stata eseguita ulteriore ordinanza di applicazione della misura cautelare in carcere emessa in data 03 c.m. dal GIP presso il Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura di Bari, a carico di:

  1. DE FILIPPO Michele Valentino, nato a San Severo il 1991
  2. DE FILIPPO Luigi Nazario, nato a San Severo 1993



’Operazione SHEFI” la DIA di Bari arresta 43 persone in Italia ed Albania per traffico internazionale di stupefacenti.

ROMA – Nella nottata odierna in Albania ed in Italia il Centro Operativo D.I.A. di Bari, avvalendosi dell’ausilio in fase esecutiva dell’Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, dei Centri e Sezioni Operativi D.I.A. di Roma, Napoli, Reggio Calabria, Catania, Lecce, Catanzaro, Salerno e Bologna, nonché di Interpol, dell’Ufficio di Collegamento Interforze di Tirana e della Polizia Albanese, nell’ambito dell’Operazione SHEFI condotta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Bari, ha eseguito una misura cautelare personale nei confronti di 43 persone responsabili, a vario titolo, del reato di traffico internazionale di ingentissimi quantitativi di sostanze stupefacenti.

 

I provvedimenti restrittivi sono il risultato di complesse e articolate indagini effettuate dal Centro Operativo D.I.A. di Bari, tra maggio 2016 e gennaio 2017, che hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico di soggetti, sia italiani che di etnia albanese, appartenenti a due potenti e distinte organizzazioni criminali, operanti in Bari e provincia, con ramificazioni, oltre che in Albania, in Sicilia, Campania, Calabria e Abruzzo.

Le indagini hanno consentito di accertare che entrambe le organizzazioni criminali avevano una comunanza di interessi in Italia con organizzazioni delinquenziali pugliesi deputate a compiti logistici ed in Albania con organizzazioni criminali di quello Stato deputate alla produzione, al confezionamento, allo smistamento ed al trasferimento dello stupefacente sull’asse Albania-Puglia-Territorio Nazionale.

 

 

 

Nel complesso sono stati sequestrati oltre 2.300 chilogrammi di droga tra marijuana, cocaina ed eroina sottraendo alle associazioni criminali proventi stimati in oltre 15 milioni di euro per un totale di circa 7 milioni di dosi singole ricavabili dallo spaccio al dettaglio.

Gli Investigatori della D.I.A. hanno monitorato, relativamente agli ingentissimi quantitativi di sostanza stupefacente,l’approvvigionamento sempre avvenuto in Albania, il trasporto internazionale sempre avvenuto “via mare” utilizzando natanti appositamente equipaggiati sull’asse “Albania-Puglia”, lo sbarco sempre avvenuto in stretta sinergia con le organizzazioni criminali pugliesi, i depositi ubicati in Bari e Provincia, il trasporto sull’asse “Puglia-territorio nazionale” effettuato “via terra” da corrieri italiani con “veicoli staffetta”, i destinatari identificati in soggetti domiciliati, oltre che in Puglia, in Sicilia, Campania, Calabria e Abruzzo.

Nel quartiere Carrassi della città di Bari ove è stato localizzato un deposito per lo stoccaggio dello stupefacente, gli investigatori della  D.I.A, ha individuato un cittadino albanese, considerato al vertice di una delle due organizzazioni criminali, in grado di avvalersi di pluripregiudicati italiani, alcuni dei quali condannati per associazione di tipo mafioso, impiegati quali custodi e corrieri “all’ingrosso” dello stesso stupefacente proveniente dall’Albania.

Le complesse indagini, effettuate con intercettazioni telefoniche, ambientali, video-riprese e servizi di osservazione pedinamento e controllo, hanno permesso, tra l’altro, di arrestare “in mare” a Polignano – con il prezioso supporto del Reparto Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari – due scafisti provenienti dall’Albania con oltre una tonnellata di stupefacente, fermare a Bari Carrassi un corriere italiano con un furgone carico di oltre mille chili di marijuana sbarcata poco prima a Torre a Mare dall’Albania, intercettare in autostrada a Grottaminarda ed a Vasto due corrieri italiani mentre trasportavano 13 chili di stupefacente destinato a Salerno ed a Tortoreto (Te), arrestare due corrieri albanesi con 8 chili di stupefacente a Scicli (Rg) dopo essere scesi da un autobus proveniente da Bari, individuare un altro deposito a Mola di Bari all’interno del quale sono stati sequestrati oltre cinquanta chili di droga, ivi compreso un panetto di cocaina purissima.

Il Giudice per le Indagini Preliminari, dott. Roberto Oliveri del Castillo, accogliendo le risultanze investigative della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nel riconoscere – tra l’altro – la sussistenza dell’aggravante della “transnazionalità” del reato di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, ha evidenziato come “la disponibilità e l’importazione di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente, denotava l’inserimento dei personaggi coinvolti nei reati in contesti associativi di primissimo spessore. E’, infatti, noto che per poter disporre di diversi chili di sostanza stupefacente si devono avere canali di approvvigionamento ben collaudati ed efficienti che solo i narcotrafficanti di rilievo posseggono. Così come è altrettanto noto, che per ottenere importare grossi quantitativi addirittura superiori ai mille chilogrammi di marijuana “all’ingrosso” bisogna avere credenziali nel mondo della criminalità e avere la disponibilità di contante derivante da attività di spaccio. In altri termini, si tratta di professionisti del traffico di stupefacente.”

L’esecuzione simultanea dell’importante operazione internazionale della D.I.A. in Albania ed in Italia è stata resa possibile anche grazie alla Squadra Investigativa Comune, organismo di cooperazione giudiziaria e di polizia, istituita il 10 luglio 2017 a Tirana tra la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, la Procura per i Reati Gravi Albanese ed Eurojust (Organismo – con sede all’Aja – che sostiene la cooperazione giudiziaria nella lotta contro le forme gravi di criminalità trasnazionale).

La S.I.C., che consente al personale della Direzione Investigativa Antimafia di Bari ed al personale della Polizia Albanese di effettuare approfondimenti investigativi, riguardanti i crimini transnazionali, in maniera coordinata direttamente all’estero e senza attivare le complesse procedure rogatoriali, ha operato avvalendosi del fondamentale ruolo di coordinamento internazionale assicurato dalla Direzione Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo.

I provvedimenti cautelari  nei confronti di 20 italiani, 21 albanesi e 2 Rumeni – sono stati eseguiti in Albania (in esecuzione di un mandato d’arresto internazionale) e nelle province di Bari, Bat, Brindisi, Potenza, Bologna, Salerno, Ragusa e Teramo.




Operazione “MilkWay”. Sequestrato un caseificio nel barese

 

Ieri mattina i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo sottoponendo a vincolo cautelare il compendio aziendale (un caseificio) e le quote sociali di una società a responsabilità limitata, di fatto riconducibile ad un soggetto contiguo ad organizzazioni criminali del barese (in particolare al Clan Parisi di Bari – Japigia), che ha accresciuto il proprio patrimonio in modo ingiustificato ed occulto, ricorrendo all’intestazione fittizia di beni a terzi.

L’odierno sequestro è da collegare all’arresto eseguito il 04 ottobre 2016 nei confronti del pregiudicato nocese Angelo Locorotondo,  di anni 37. Dalle indagini eseguite dai militari del GICO del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Bari , è stato accertato, infatti, che il Locorotondo, nella consapevolezza di poter essere sottoposto ad un procedimento di prevenzione patrimoniale, ed al fine di eluderne l’applicazione, aveva attribuito fittiziamente a terzi l’intestazione delle quote sociali di una società gerente un caseificio.

Il pregiudicato nocese è risultato essere il reale amministratore della società in quanto ne determinava, in modo autonomo ed esclusivo, tutti gli atti di gestione, dettando disposizioni e direttive anche ai formali intestatari, sino ad arrivare a gestire e coordinare i dipendenti, le assunzioni, i pagamenti dei fornitori: un vero e proprio socio “occulto” della società. Gli “apparenti” soci/amministratori (due coniugi incensurati), invece, figuravano unicamente quali soggetti interposti che esercitavano in concreto funzioni accessorie e marginali.

Questi ultimi erano pienamente consapevoli che il loro ruolo formale era preordinato ad agevolare il pregiudicato nocese e ad eludere l’applicazione di misure ablative del sequestro o confisca. Per tale ragione, anche nei confronti dei due coniugi è stato eseguito il sequestro preventivo dei rapporti finanziari a loro riconducibili, direttamente o indirettamente.

Il valore complessivo dei beni sottoposti a sequestro è pari a circa 2.500.000 euro. Il caseificio sottoposto a sequestro è stato comunque affidato ad un amministratore giudiziario onde assicurare la continuità dell’attività aziendale e preservare da pregiudizi i dipendenti.