Maltempo: la neve blocca tutta la Puglia

ROMA – La neve che sta cadendo su gran parte della Puglia è arrivata sino alle località costiere del Salento dove ci sono state nevicate a Porto Cesareo, Castro e Otranto. La zona più colpita è la Grecia salentina. Ci sono 25 cm di neve a Calimera, mentre Lecce è completamente imbiancata. Una coltre bianca ha ricoperto le campagne tra Guagnano, Salice Salentino e Veglie, imbiancando le strade e i vigneti del Negroamaro. La nevicata ha interessato alcuni comuni a nord della provincia di Lecce, al confine con il territorio di Brindisi.

A Bari sono state salate le strade anche se la neve non si è posata, e già da ieri sono stati accesi  termosifoni nelle scuole a titolo preventivo in vista del rientro dalle vacanze dopodomani. Il sindaco del capoluogo pugliese, Antonio Decaro ha dichiarato che “In tutti gli asili nido, le scuole materne, elementari e medie, gli impianti di riscaldamento rimarranno accesi per tre ore sabato e per sei ore domenica” . Nella scorsa notte tre senza fissa dimora sono stati soccorsi per il freddo e accompagnati in strutture di accoglienza; un’ambulanza con un infartuato a bordo, bloccata dalla neve, è stata scortata da Altamura all’ Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti e una donna incinta è stata portata da Gravina in Puglia all’Ospedale Di Venere a Bari.  Nelle campagne rende noto la Coldiretti , il pericolo gelo ha riguardato gli animali e sono stati coperti con cappottini cavalli e vitellini.
L’ allerta gialla diramata dalla Protezione civile della Regione Puglia è stata estesa anche alle prossime 24 ore su tutto il territorio regionale: a causa delle temperature rigide sono previste gelate notturne e mattutine nelle zone interessate dalle nevicate per lo più nelle zone collinari e montuose. La Protezione civile ha rifornito alcune sedi regionali di dotazioni di sale e le associazioni di volontariato che insieme ai Comuni si stanno rifornendo per la salatura dei punti critici sottopassi ponti e in prossimità degli uffici pubblici.  La Protezione civile è anche in contatto con le società che gestiscono la rete dell’ energia  elettrica per riportare l’elettricità alle famiglie isolate nelle campagne. In provincia di Lecce le associazioni di volontariato coordinate dalla sala operativa stanno fornendo supporto al 118 della Asl per il trasporto dei malati cronici verso gli ospedali.

La neve caduta nelle ultime 24 ore sulla Puglia ha paralizzato i collegamenti: più della metà dei voli in arrivo o in partenza dallo scalo brindisino è stata annullata. In tutto 10 i voli cancellati e 12 quelli dirottati: 22 i collegamenti saltati e appena 19 quelli regolarmente decollati e atterrati. Numerosi i  anche per i voli aerei causati all’emergenza neve, negli aeroporti pugliesi. L’aeroporto di Brindisi è regolarmente aperto, ma vi sono stati i voli in arrivo dirottati e conseguentemente due altri voli non sono stati operati. I voli provenienti da Bologna, Bergamo, Londra, Memmingen e Roma sono stati dirottati in altri aeroporti . Le decisioni vengono definite  caso per caso, conseguentemente alle contingenti condizioni di visibilità. Pochi problemi a Bari, dove si sono registrati solo lievi ritardi dovuti alla richiesta di rimozione del ghiaccio e della neve  dai velivoli.

I problemi maggiori si sono verificati per un gruppo di 200 passeggeri in partenza da Brindisi per Londra: sono rimasti in aeroporto per quasi dieci ore in attesa del decollo posticipato di mezzora in mezzora arrivando fino alla presa in giro , comunicata nel pomeriggio quando il cielo era ormai terso, e cioè che il volo Ryanair delle 10,15 per Stansted era stato definitivamente cancellato. E tutto ciò senza alcuna riprotezione. Uno dei passeggeri, diretto in Inghilterra per un matrimonio a cui chiaramente non ha potuto più partecipare, ha raccontato che “ad alcuni inglesi hanno proposto di rientrare il 12 gennaio” ed incredibilmente nessuna comunicazione ufficiale è arrivata loro in lingua inglese. “Abbiamo dovuto tradurre noi italiani che eravamo nelle stesse medesime condizioni” raccontano dei passeggeri italiani.
Nelle stazioni ferroviarie  si sono verificati problemi per i treni in partenza: un intercity per Venezia è partito con due ore di ritardo a causa di problemi agli scambi. Le strade in città sono percorribili anche se con difficoltà, mentre alcuni svincoli della tangenziale Lecce sono stati chiusi e il traffico deviato. Inoltre, le Ferrovie del Sud Est hanno fatto sapere che, in seguito al peggioramento delle condizioni meteorologiche nelle province di Bari, Taranto, Brindisi e Lecce, per impraticabilità di numerose strade extraurbane è stata sospesa la circolazione degli autobus .
I treni regionali si sono bloccati ed hanno subito ritardi pesantissimi quelli con destinazione fuori regione .  Oltre il 70 per cento delle strade provinciali baresi è di fatto impercorribile nonostante l’intervento di 50 mezzi spargisale, così per tutta la mattina sono state soppresse le corse degli autobus di Ferrotramviaria.
 La viabilità stradale è andata in tilt nel Salento e la tangenziale Est di Lecce, fra Lizzanello e Cavallino è stata chiusa al traffico,  e bloccata la statale 16 fra Lecce e Maglie. A Bari le lastre di ghiaccio sull’asfalto hanno provocato problemi al traffico sulle strade statali 96 e 99 tra Altamura e Matera . “Le criticità maggiori – ha reso noto il Prefetto di Bari, Marilisa Magno –  sono causate dai mezzi pesanti che continuano a circolare nonostante il divieto, in alcuni casi sprovvisti delle dotazioni di neve“. Resta da capire come mai questi mezzi non vengano bloccati e multati dalla Polizia Stradale.

Per quanto riguarda la Provincia di Bari, la Prefettura del capoluogo ha reso noto  l’obbligo di catene a bordo per transitare su alcune strade statali e provinciali. In particolare l’obbligo riguarda la SS 96 tra Altamura e Matera, dove è interrotta anche la circolazione degli autobus, sulla SP 238 tra Corato e Altamura, sulla SP 231 tra Modugno e Corato, sulla SP 151 tra Ruvo di Puglia e Altamura, sulla SP 18 tra Altamura e Cassano. Mezzi tecnici della Città Metropolitana e dei Vigili del Fuoco sono impegnati in diversi interventi.

Nel Foggiano ancora una notte caratterizzata da deboli precipitazioni nevose e la temperatura scesa sotto lo zero a meno cinque gradi. Ricoperti dalla neve i comuni più alti del Gargano e dei Monti Dauni che si trovano a quote superiori ai 500 metri. La neve è comparsa per pochi minuti anche a Foggia nella serata di ieri.  Lungo le strade provinciali del foggiano disagi alla circolazione a causa della presenza di ghiaccio sull’asfalto. Ieri sera un pullman è finito di traverso sulla carreggiata mentre lungo la statale 89, tra Ischitella e Vico del Gargano, nelle vicinanze di Manfredonia (Foggia).  L’autista di un furgone ha perso il controllo del mezzo finendo in una cunetta. Nel sinistro alcune persone sono rimaste ferite,  ma per  fortuna non  in maniera grave. La prefettura di Foggia ha interdetto la circolazione stradale ai mezzi pesanti superiori alle sette tonnellate e mezzo.




Arrestati a Roma due agenti della polizia stradale: pretendevano soldi per sfuggire alle multe

ROMA  – Tutto è  partito a seguito della denuncia di un autotrasportatore, che ha raccontato di essere stato fermato all’altezza di San Cesareo da due agenti di pattuglia della Polizia Stradale, e di essere stato costretto a consegnare loro del denaro in contanti per evitare di essere sanzionato a causa del sovraccarico del mezzo che guidava.   A quel punto sono immediatamente state avviate le indagini e, grazie anche ai controlli incrociati effettuati dalla squadra e dal Centro Operativo della Polizia Stradale, gli investigatori sono immediatamente risaliti ai due poliziotti sui qualisi è concentrata l’attività investigativa.

Le indagini della Stradale di Roma coordinata dalla procura di Tivoli hanno portato alla luce permesso di accertare  tredici i reati di corruzione, concussione, truffa aggravata e falso, commessi in soli tre mesi  dagli agenti  , S.A. 42 anni e M.E. 48, finiti in manette a Roma, perché secondo il Gip del Tribunale di Tivoli dr. Mario Parisila carcerazione è l’unica soluzione per impedire ai due indagati di proseguire con la loro condotta” in quanto per i due poliziotti le condotte delittuose costituivano “una vera e propria abitudine di vita e di servizio“. I due, stando alle ricostruzioni della procura “ricercavano, coglievano se non creavano ogni occasione utile per conseguire utilità indebite“.

I due poliziotti erano diventati un vero e proprio incubo per gli automobilisti, ma sopratutto i camionisti, che transitavano nei pressi di Colleferro, Comune a sud della Capitale, chiedendo soldi alle persone fermate per evitare pesanti sanzioni, ed in alcuni casi attestavano falsamente di essere in servizio.da loro.

Tra intercettazioni, appostamenti e pedinamenti, in tre mesi, sono stati accertati i diversi reati commessi dai due che avrebbero per due volte costretto dei trasportatori e automobilisti al pagamento di somme di denaro, o altre prestazioni a loro utili, sotto il ricatto di multe e sanzioni.  Dal quadro accusatorio descritto dal Gip i due agenti della Polizia Stradale arrestati, avevano ormai trasformato il servizio che gli era stato affidato, come una sorta di bancomat,  “praticando un costume esistenziale improntato alla continua e sprezzante indifferenza generale al precetto” ed “alla truffa e alla menzogna sistematiche“.

Al momento gli investigatori della Polizia Stradale di Roma coordinati dalla procura di Tivoli sono ancora al lavoro per definire meglio l’illecita attività dei due agenti. “Va sottolineata – ha commentato il Procuratore della repubblica di Tivoli, Francesco Mendittola sensibilità del cittadino che ha segnalato la concussione patita e che ha consentito al personale del compartimento di polizia stradale di Roma di acquisire preziosi elementi per la ricostruzione della verità ed evitare ulteriori condotte illecite da parte di pubblici ufficiali infedeli“. I due agenti infedeli sono stati trasferiti nel carcere di Rebibbia.




Genova "ground zero", un mese dopo la tragedia del ponte Morandi

Tullio Solenghi

GENOVA – In una piazza De Ferrari stracolma e profondamente commossa nel ricordo, accolti in piazza dagli applausi del pubblico Il sindaco Bucci ed il governatore della Regione Liguria  Toti . “Non me lo hanno chiesto, ma se lo chiedono mi tiro su le maniche e mi darò da fare“, ha risposto il primo cittadini a chi gli ha chiesto se se sia pronto a fare il commissario. “Figuratevi se dico di no, se me lo chiedono, cosa pensa poi Genova”. Lacrime sul palco per Tullio Solenghi che ha letto il lungo elenco di vittime e lacrime tra i numerosissimi presenti (si parla di almeno 4mila persone) nella piazza  gremita per l’evento commemorativo “Genova nel cuore“. Sul palco di piazza De Ferrari si sono alternati i volti e le storie della tragedia. In piazza sono tanti i genovesi che hanno deciso di indossare la t-shirt con il logo del ponte unito da mille cuori e la scritta-simbolo “Genova nel cuore“.

La commemorazione durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime del crollo di ponte Morandi.

Un mese fa la tragedia . È trascorso un mese dal crollo di ponte Morandi , il viadotto dell’autostrada A10 che scavalcava il torrente Polcevera, nel ponente del capoluogo ligure, crollato all’improvviso alle 11.36 del 14 agosto 2018 : 43 persone sono morte nel disastro, ed oltre 500 sono rimaste senza casa.

Lunghissimi applausi sono stati rivolti in piazza agli eroi dei soccorsi, vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari. “Pioveva e c’era un forte odore di fango, un odore che conosciamo, quello dell’alluvione, ma non era l’alluvione: un pezzo di ponte non c’era più“, ha raccontato Alessandro Campora, capo squadra dei Vigili del Fuoco. Marco Gastaldi, assistente capo della sottosezione Ovada della Polizia Stradale: “Pensavamo a un incidente, ma abbiamo visto le persone correrci incontro in preda al panico, anche per noi c’è stato un momento di disorientamento, ma la priorità era mettere in salvo le persone che si trovavano ancora sul pezzo di ponte non crollate e le abbiamo portare vie tutte”. Nel dopo crollo sono intervenuti circa 2500 volontari. Cristina Romania è stata una delle prime ad arrivare sul posto: “C’era uno scenario surreale, sembrava impossibile che tanto caos avesse generato solo silenzio“, ha raccontato.

Nel corso della mattinata vi sono state altre commemorazioni. Alle 11,36 con il cielo lacerato dalle sirene delle navi e dai rintocchi delle campane, i genovesi sono scesi in silenzio: i negozi hanno abbassato le saracinesche, taxi e bus hanno spento i motori, la gente in strada si è fermata in raccoglimento.   Un minuto di silenzio a palazzo di Giustizia  dove magistrati, avvocati e cancellieri si sono fermati nell’atrio di palazzo di giustizia per ricordare le 43 vittime del crollo.  Un girotondo in mezzo a piazza De Ferrari per ricordare la tragedia: lo hanno fatto alcuni figli delle vittime mischiati a decine di giovanissimi atleti genovesi, accompagnati dagli allenatori e dai dirigenti delle società in occasione del minuto di silenzio delle 11.36 in ricordo delle 43 vittime. “Ci è sembrato doveroso invitare il mondo dello sport a partecipare a questo momento così importante“, ha spiegato Rino Zappalà, delegato Coni di Genova.

Presente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte: A dieci giorni dall’entrata in vigore del decreto – ha annunciato – ci sarà il commissario con un mio decreto, ed è un commissario che avrà pieni poteri“. “Ho portato dei fogli pieni di fatti, di misure concrete. Qualcuno ha detto che siamo stati a litigare al Consiglio dei Ministri, No siamo stati ad operare per questo decreto“. “Martedì ho invitato Giovanni Toti e Marco Bucci a Roma per una giornata di lavoro, durante la quale, ascoltati i loro contributi, ci confronteremo su altri dettagli e vareremo definitivamente il decreto“, ha spiegato Conte, al termine della riunione con il sindaco di Genova e il governatore ligure.  “Sarà uno bravo, sarà bravissimo“. Così il presidente del Consiglio ha risposto a chi gli chiedeva se il prossimo commissario straordinario sulla ricostruzione sarà ligure.

il governatore della Regione Liguria Giovanni Toti

“Non credo che importi a qualcuno il nome del commissario – ha detto il governatore e commissario per l’emergenza Giovanni Toti -. Il problema è fare le cose bene e presto. Non ingarbugliare le carte. Come istituzioni ci siamo fatti carico da un mese dell’emergenza facendo un lavoro straordinario e oggi chiediamo al Governo di poter continuare, di non avere disturbi ma aiuti, perché l’unico compito ora è riaprire il ponte”.  “Non sarà la caduta di un ponte a piegare Genova – ha aggiunto ancora Toti -, una città che ha voglia di tornare a correre nel più breve tempo possibile. Oggi in piazza De Ferrari, la piazza delle grandi adunate di quel popolo che ha saputo dire no ai terroristi quando fu ucciso Guido Rossa, ribadiremo a tutti questa volontà“.  che ha concluso “La giustizia è la prima cosa, sapere cosa è successo, cos’ha prodotto una cosa così. La procura sta facendo uno straordinario lavoro e l’aula di giustizia ci dirà cosa è successo“.

“Per noi genovesi il crollo del Morandi è stata una tragedia terribile – ha detto il sindaco di Genova, Marco Bucci -. Come ground zero per New York, città che ha saputo uscire dal disastro molto bene. Noi vogliamo fare la stessa cosa. Genova non è in ginocchio. Oggi ricordiamo le vittime e pensiamo alla ricostruzione per uscire dalla tragedia con la città più forti e grande di prima“.

Gianluca Ardini con la fidanzata Giulia Organo

Pietro. È questo il nome del figlio di Gianluca Ardini, 29 anni, uno degli ultimi due feriti del ponte ancora ricoverati all’ospedale San Martino di Genova. “Se si è salvato è anche perché voleva vederlo, essere padre” continuava a ripetere poche ore dopo il crollo la fidanzata Giulia Organo. Ieri è stata ricoverata anche lei, ma nel reparto neonatologia di Voltri, periferia Ovest del capoluogo ligure. E nella notte, alle 23.59, un mese dopo il crollo, è nato Pietro. Ad annunciarlo è stato il primario Rodolfo Sirito. “C’è tanta emozione“, racconta dall’ospedale il padre di Giulia, Valter Organo. Nonno Valter confida: “Avrò tanto da raccontare al mio nipotino“.

L’inchiesta della Procura . Ad un mese dal crollo del  Ponte Morandi, le indagini della magistratura genovese registrano due fondamentali aggiornamenti: innanzitutto si è scoperto che sono trascorsi quasi 25 anni senza che di fatto fossero compiute manutenzioni straordinarie sul ponte Morandi ; successivamente, la Procura ha studiato delle norme che consentirebbero di chiedere persino il commissariamento della società Autostrade per l’ Italia.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in un suo intervento pubblicato sui quotidiani La Stampa e Secolo XIX a un mese dal disastro “Genova non attende auguri o rassicurazioni ma la concretezza delle scelte e dei comportamenti ha scritto :  “la città è stata colpita da una tragedia inaccettabile  e  ricostruire è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta. Bisogna farlo in tempi rapidi, con assoluta trasparenza, con il massimo di competenza”.

L’immagine che la città ha dato di sé,  ha continuato Mattarellain quei giorni di lutto e di smarrimento non è stata soltanto di profondo dolore, ma anche di grande solidarietà e di forza d’animo. Quella stessa solidarietà, alta, responsabile, coraggiosa, disinteressata, che ha caratterizzato i genovesi e i soccorritori è  la chiave di volta per superare la condizione che si è creata”.

Con un impegno collettivo, nazionale e locale, pubblico e privato, ha concluso il Presidente della Repubblica perché “ricostruire è un dovere. Ritrovare la normalità, una speranza che va resa concreta“.




Corruzione Taranto: arrestati 6 poliziotti della Stradale

il procuratore Maurizio Carbone

ROMA – Sei poliziotti della Polizia Stradale in servizio a Taranto, Giuseppe Abatangelo,  Savino Dimastrochicco, Pietro Galeandro, Angelo Nunzella Antonio Pastore,  e Alessandro Vozza sono finiti questa mattina all’alba agli arresti per corruzione. Ad eseguire i provvedimenti cautelari restrittivi, disposti dal gip Paola Incalza su richiesta della procura tarantina, sono stati gli agenti della Squadra Mobile e della sezione di Polizia giudiziaria della Stradale. Le indagini, che riguardano verbali non elevati in cambio di danaro, sono condotte dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone. I sei agenti sono tutti ai domiciliari,  accusati di induzione indebita nel periodo compreso tra i mesi di Luglio ed Ottobre 2016.

I poliziotti indagati abusando della qualità e dei poteri di appartenenti alla Polstrada, nello svolgimento della loro attività di controllo della circolazione stradale, inducevano diversi conducenti di autoarticolati e rimorchi, a corrispondere loro somme di denaro non dovute, omettendo per contro di elevare verbali di contestazione per violazioni al Codice della Strada. Gli stessi conducenti sono indagati per la medesima condotta, ovvero per avere, seppure indotti, promesso e dato i soldi richieste.

L’indagine ha preso avvio a seguito di una telefonata anonima giunta alla sala operativa della Questura di Taranto, nel corso della quale un ignoto chiamante segnalava la presenza sulla S.S. 100, in direzione di Bari, di un equipaggio della Polizia Stradale che era intento a caricare nel bagagliaio dell’auto di servizio (posta a fari spenti sul ciglio della strada) alcune casse di pesce prelevate dall’interno di un furgone per il traporto di prodotti ittici fermato per un controllo.

Grazie a questa segnalazione, e soprattutto delle discordanze emerse nella ricostruzione degli accadimenti relativi ai controlli effettuati da una delle pattuglie in servizio quella sera, proprio nelle immediate vicinanze del luogo oggetto di segnalazione, i dirigenti della Squadra Mobile e del Compartimento della Polizia Stradale Puglia, Sezione di Taranto, hanno deciso di predisporre dei servizi di osservazione e controllo, che se inizialmente non conducevano ad alcun utile risultato investigativo, hanno consentito in ultimo di rilevare e videoregistrare, in almeno due occasioni, l’effettiva consegna di banconote da parte di conducenti di mezzi pesanti sottoposti a controllo dall’equipaggio della stradale verso cui erano maturati i sospetti.

All’esito dei servizi di osservazione e controllo (che in ogni caso sono proseguiti anche nelle settimane successive) è stata richiesta ed autorizzata attività di captazione audio-video all’interno delle autovetture di servizio. Tale attività investigativa ha reso possibile registrare i commenti scambiati tra gli indagati all’interno della vettura monitorata sia nell’immediatezza dei controlli che subito dopo la partenza dei conducenti dei veicoli controllati, quindi i riferimenti fatti a violazioni rilevate alle quali però non era seguita alcuna compilazione di verbali di contravvenzione, con omesso inserimento dei nominativi dei conducenti e dei dati identificativi dei mezzi nelle schede di controllo, tutti elementi indiziari delle condotte delittuose contestate.

Sono stati verificati e documentati numerosi controlli effettuati su strada nei confronti di autotrasportatori dai quali i suddetti appartenenti hanno ricevuto somme di denaro non meglio quantificate. Gli indagati avevano peraltro capito di essere sottoposti a controllo, riuscendo pure ad accertare la presenza degli impianti di monitoraggio installati all’interno delle vetture utilizzate per il pattugliamento delle strade, ed hanno quindi  cercato di acquisire ulteriori informazioni su quanto fosse già noto agli inquirenti, addossando la responsabilità della denuncia a loro carico ai vertici del loro ufficio di appartenenza e della Questura, pianificando non solo un’attività di boicottaggio dei servizi tecnici, ma anche una serie di azioni ritorsive e denigratorie nei confronti dei colleghi che stavano indagando sul loro conto.

Come evidenziato nel provvedimento del G.I.P., nonostante la contezza dell’esistenza di investigazioni a loro carico, gli indagati hanno manifestato sfrontatezza nel reiterare con disinvoltura i delitti loro addebitati, seppure ricorrendo all’adozione di maggiori cautele. Da qui il ritenuto pericolo non solo di inquinamento probatorio ma anche di reiterazione dei reati della stessa specie che hanno giustificato l’applicazione della misura degli arresti domiciliari.

 




Polizia Stradale ed Aiscat festeggiano i 70 anni della Polstrada

MILANO –  Al via i lavori dell’ormai tradizionale appuntamento annuale tra  la Polizia Stradale, che quest’anno festeggia il 70° anniversario della sua costituzione, e l’  AISCAT (Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori). A Milano, ospiti della dell’Associazione e della Società Milano Serravalle-Milano Tangenziali, è cominciata la due giorni di lavori dedicati al tema “Dalle strategie alle azioni: una visione comune per il governo della mobilità”, che si concluderanno martedì 10 ottobre.

Momento celebrativo di un rapporto operativo che si è sempre più consolidato nei decenni, l’incontro è soprattutto occasione di confronto propositivo e di approfondimento tecnico e strategico tra i principali attori della sicurezza stradale in autostrada con l’obiettivo di garantire i più elevati livelli di sicurezza ed efficienza lungo la grande viabilità.

Questa mattina,  è stato siglato dal Presidente AISCAT, Fabrizio Palenzona, e dal Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato , Roberto Sgalla, la dichiarazione di intenti per la proroga della “Sperimentazione per il piano nazionale di attività istruttoria e sanzionatoria in caso di pedaggio autostradale non corrisposto all’atto dell’uscita dall’autostrada”, con la presenza del Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Sen. Riccardo Nencini.

Questo accordo rinnovato dà continuità anche per il 2018 al lavoro di contrasto al fenomeno dei mancati pagamenti del pedaggio già svolto nel corso di quest’anno lungo molte tratte autostradali, attraverso l’applicazione di una specifica procedura che regola l’attività di cooperazione tra Società concessionarie e Sezioni Polizia Stradale per l’accertamento e la contestazione della violazione. Il mancato pagamento del pedaggio, oltre ad essere una condotta antigiuridica, ha una grande rilevanza anche per l’evasione fiscale conseguente, dal momento che quasi il 50% circa degli introiti lordi da pedaggio è di competenza dell’Erario (tra imposte dirette e indirette, canoni concessori, ecc.). Nel 2017 (1 gennaio – 30 settembre) sono state già 81.655 le violazioni contestate per mancato pagamento del pedaggio in base all’art. 176 del Codice della Strada, nonostante la procedura sia stata attuata su poche tratte.

Nel corso della giornata sono stati approfonditi inoltre i profili relativi all’implementazione ed all’attuazione della nuova convenzione Aiscat- Polizia Stradale, nella quale sono stati introdotti criteri innovativi per il potenziamento degli standard di servizio e per la valorizzazione delle risorse. La rete autostradale in concessione rappresenta una “città lineare” popolata da milioni di persone e tonnellate di merci e beni in movimento quotidiano, che garantisce investimenti in lavori di potenziamento e manutenzione continuativi e che vede transitare circa 5 milioni di viaggiatori ogni giorno, che nel 2016 hanno percorso 82 miliardi di km.

Una rete che è stata l’unico sistema stradale nazionale ad aver raggiunto e superato l’obiettivo fissato dall’ Unione Europea di riduzione del 50% della mortalità sulla rete stradale europea nel decennio 2001-2010 e lungo la quale, ad oggi, c’è stata un’ulteriore riduzione del 28% delle vittime, confermandosi come il segmento più sicuro. Il sistema autostradale e la sicurezza della mobilità generale rappresentano una priorità per la Polizia di Stato che, con la Specialità Polizia Stradale, è da sempre alla ricerca di soluzioni avanzate in termini di tecnologia, procedure e modelli operativi, per garantire servizi più efficaci di prevenzione e di controllo.

Proprio quest’anno la Direttiva del Ministro Minniti  del 15 agosto 2017,  riafferma che in autostrada tali servizi sono svolti in via esclusiva, dalla Specialità Polizia Stradale, in ragione della elevata e specifica capacità di operare in tali peculiare contesto, acquisita e consolidata nel tempo. Gli obiettivi sono: più pattuglie in autostrada e più controlli mirati in ambito autostradale sulla guida sotto l’influenza di alcool e stupefacenti, sull’eccesso di velocità, sui conducenti professionali, meno incidenti e morti sulle autostrade.

Nel 2017 (1 gennaio -30 settembre) le pattuglie impiegate nelle autostrade in concessione sono state 161.817 (+2,9%) rispetto allo stesso periodo del 2016). Nel corso dell’anno 2017 in autostrada sono state accertate 665.545 violazioni del Codice della Strada.  Sono state controllati 331.019 conducenti con precursori ed etilometri (+1,7%) ed accertate 3.576 violazioni per guida in stato d’ebbrezza alcolica (-2,5%) e 215 per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (-16 %); 136.784 (+1,3%) sono stati gli interventi di soccorso prestati a persone in difficoltà.

Nel corso della convention tra Aiscat e la Polizia di Stato iniziata oggi a Milano e che dura fino a domani , sono stati premiati dal Presidente AISCAT Dott. Fabrizio Palenzona e dal Direttore Centrale delle Specialità Pref. Roberto Sgalla gli operatori della Polizia Stradale che si sono distinti per la loro professionalità e coraggio in interventi ed attività di soccorso in ambito autostradale.

Premiati gli Agenti Scelti della Polizia di Stato Riccardo Pacitto ed Alberto Esposito, della Sottosezione Polizia Stradale Pian del Voglio (BO), l’ Assistente Capo Cora Stefanini e dall’Agente Alessandro Perrone della Sottosezione di Firenze Nord, e l’ Assistente Capo della Polizia di Stato Daniele Cavallo in servizio presso il Centro Operativo Autostradale di Novate Milanese.




Ecco il piano straordinario dello Stato per la lotta alla “Mafia del Foggiano”

ROMA – Al via il piano straordinario di controllo che interesserà l’intera provincia di Foggia, annunciato dal Ministro dell’Interno Marco Minniti e definito dal Questore di Foggia Mario Della Cioppa d’intesa con i Comandanti Provinciali dell’Arma dei Carabinieri Colonnello Marco Aquilio e della Guardia di Finanza Colonnello Francesco Gazzani.

 

 

E’ la risposta dello Stato dopo il quadruplice omicidio di San Marco in Lamis del 9 agosto, che prevederà l’affiancamento alle Forze territoriali dei rinforzi della Polizia di Stato, con 27 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine per 81 unità, con 73 militari dell’Arma dei Carabinieri e 18 degli Squadroni dei Cacciatori di Calabria e di Sardegna e con 8 pattuglie della Guardia di Finanza per 20 unità. Un rinforzo di 192 persone complessivamente che sono state concentrate a Foggia provenienti da tutta Italia per rispondere ad un allarme che ha portata nazionale.

Lo scenario della malavita foggiana illustrata dalla D.I.ADirezione Investigativa Antimafia al Parlamento

La Provincia di Foggia nella sua estensione verrà suddivisa in cinque macroaree, affidate in via esclusiva o concorrente alle varie Forze di Polizia : oltre alla città di Foggia, è stata individuata la macroarea di San Severo-Apricena-San Marco in Lamis, quella di Manfredonia-Monte Sant’Angelo-Mattinata, quella di Vieste ed, infine, quella di Cerignola-Ortanova. L’obiettivo è quello di realizzare un’incisiva e capillare  attività di controllo del territorio, che scoraggi e faccia da deterrente al perpetrarsi dell’attività criminale e che, d’altra parte, contrasti quel silenzio e quell’idea di abbandono da più parti lamentato dalla cittadinanza, contribuendo invece ad aumentare la percezione di sicurezza.

Nelle altre aree della provincia, saranno, altresì, presenti pattuglie in abiti civili per le attività infoinvestigative e della Polizia Stradale.




Gite scolastiche in Sicurezza: quest’anno 15.946 controlli effettuati, 2.820 infrazioni accertate

 ROMA – Sono stati 15.946 i controlli svolti dalla Polizia Stradale, nell’anno scolastico 2016/2017, sugli autobus pronti a partire per le gite scolastiche. Le infrazioni accertate sono state 2.820, a carico di 2.041 autobus irregolari. Sono i risultati del secondo anno della campagna “Gite scolastiche in sicurezza”, l’iniziativa congiunta, già rinnovata anche per il prossimo anno scolastico,  che vede la stretta collaborazione tra Miur e Polizia di Stato per la sicurezza delle studentesse e degli studenti in viaggio per le gite d’istruzione.

Come per il primo anno di attività, anche nell’anno scolastico appena concluso, gli interventi e le verifiche degli autobus da parte della Polizia Stradale sono avvenuti su segnalazione diretta e spontanea  delle  scuole. Le istituzioni scolastiche hanno comunicato i propri viaggi  alla Polizia Stradale che ha così programmato controlli a campione lungo l’itinerario. Inoltre, le scuole hanno potuto richiedere, prima della partenza, l’intervento della Sezione Polizia Stradale della Provincia di appartenenza per un controllo del mezzo di trasporto e per la verifica dell’idoneità del veicolo e del conducente.

Confrontando i dati del 2016 e del 2017 emerge chiaramente che il servizio continua ad essere efficace e che il numero dei richiedenti aumenta. Nel 2017 la Polizia Stradale ha impiegato 11.474 pattuglie per il controllo a fronte delle 10.615 dell’anno precedente. Sono stati controllati 15.946 autobus di  cui 11.190 su segnalazione delle scuole (nel 2016 erano 15.546 gli autobus controllati, di cui 10.126 su richiesta delle scuole).

Nel 2017, su 15.946 veicoli controllati, sono risultati 2.041 gli autobus irregolari, di cui 993, quasi la metà, controllati su segnalazione delle scuole. Nel 2016, su 15.546 autobus controllati, erano 2.549 i veicoli risultati irregolari, di cui 1.287 controllati su richiesta delle scuole.

Le principali violazioni accertate hanno riguardato: inefficienza dei dispositivi di equipaggiamento quali, ad esempio, pneumatici lisci, cinture di sicurezza guaste, fari rotti (639 violazioni); mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo (297 violazioni); eccesso di velocità (253 violazioni). Nel corso dei controlli sono state ritirate 40 carte di circolazione e 35 patenti di guida.

Sintesi dati 2017. Le principali irregolarità2.041 Autobus irregolari e 2.820 Violazioni accertate, di cui le principali:  639 (23%) efficienza dei veicoli; 297 (11%)  durata della guida;  253 (9%) eccesso di velocità;  9 (0,3%) guida senza patente.

I numeri registrati in questi due anni – ha osservato il Sottosegretario del Miur Gabriele Toccafondi – ci dicono che dobbiamo continuare in questa direzione, proseguendo  anche l’anno prossimo con i controlli sui mezzi che portano le nostre ragazze e i nostri ragazzi in gita. Dobbiamo fare un’azione positiva di sicurezza per le studentesse e gli studenti e far comprendere loro l’importanza di questo tema continuando anche con l’educazione stradale. Da un anno – ha ricordato Toccafondiil Miur ha creato anche un sito ad hoc,www.edustrada.it, al quale tutti diversi soggetti istituzionali collaborano mettendo online progetti di educazione stradale che sono liberi e gratuiti per tutti gli utenti. Ad oggi 1.100 scuole sono registrate e 13.500 sono gli utenti che lo utilizzano regolarmente. Segno che il tema della sicurezza stradale è entrato a pieno nel percorso educativo. Un percorso che non facciamo mai da soli ma in collaborazione con gli operatori del settore. La Scuola è sempre più spesso chiamata a proporre modelli formativi efficaci ai ragazzi in tema di sicurezza stradale, parliamo di un’importante missione educativa che deve basarsi sulla conoscenza dei fattori e delle variabili che possono essere garanzia di maggiore efficacia dei progetti sul tema, nonché su esperienze progettuali già realizzate e di cui è stata testata l’efficacia”.

Sul tema Roberto Sgalla Direttore Centrale delle Specialità della Polizia Stradale  ha aggiunto: “‘Gite scolastiche in sicurezza’ è un esempio virtuoso della collaborazione istituzionale tra la Polizia di Stato ed il Miur che ha portato a risultati concreti e positivi, sia in termini di controlli che di informazione e sensibilizzazione, in un settore così delicato come è quello del trasporto scolastico. I drammatici incidenti che si sono verificati in Italia ed all’estero, la giovane età dei trasportati e la tendenza delle gite a concentrarsi in specifici periodi dell’anno, gli allarmanti segnali di ripresa della crescita del numero delle vittime di incidenti stradali – ha proseguito  Sgallasono tutti elementi che danno la misura dell’importanza e della necessità di continuare con questa politica. Tutelare i più giovani e le fasce deboli è un obiettivo di tutta la Polizia di Stato e in particolare della Polizia Stradale. Le operazioni di controllo, avviate sui pullman che trasportano le nostre ragazze e i nostri ragazzi nelle gite scolastiche e che oggi concludono la seconda campagna, dimostrano che è ancora alto il livello di illegalità e di mancanza di rispetto delle principali norme della circolazione. Reprimere i comportamenti illeciti, sensibilizzando insegnanti e genitori, in un sinergico ruolo di vigilanza e monitoraggio, ha fatto raggiungere risultati significativi nella sicurezza delle gite scolastiche”.

 

 




Arriva il rigore su cellulari, alcol, cinture ed eccesso di velocità cause di troppi morti sulle strade

ROMA –  Dall’inizio dell’anno, più di 800 morti sulle strade italiane, un tragico dato in aumento costante che ha fatto di questi primi sette mesi di quest’anno il periodo peggiore dal 2001.  Applicate 3.000 sanzioni in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per l’uso del cellulare alla guida. Il ministro dell’Interno Marco Minniti è corso ai ai ripari contro l’aumento dei morti sulle strade italiane che lo stesso Dipartimento di Pubblica Sicurezza definisce un “allarmante segnale“, emanando una Direttiva che ha un’obiettivo chiaro: prevenire e contrastare i comportamenti che rappresentano le principali cause degli incidenti stradali e sono alla base della crescita esponenziale degli incidenti mortali. Dal mancato uso dell’auricolare a quello delle cinture, dalla guida in stato d’ebbrezza o sotto l’effetto di droghe, fino al mancato utilizzo del casco.

Un valido motivo diventato una priorità per cui occorre intervenire immediatamente, “con un’azione coordinata di tutte le forze di polizia”, sottolinea il Dipartimento,  . La Direttiva firmata dal Ministro  Minniti è stata emanata lo scorso 21 luglio e punta a favorire l’impiego diffuso della tecnologia non solo a fini sanzionatori ma, appunto, con l’obiettivo di ridurre drasticamente gli incidenti stradali. Spetterà ai prefetti dare attuazione alla direttiva.

La Polizia Stradale ha testato un nuovo strumento di rilevazione per le infrazioni degli automobilisti: il telelaser trucam. Oltre agli eccessi di velocità e all’utilizzo di telefono alla guida, il nuovo telelaser trucam può rilevare anche i sorpassi proibiti e i passeggeri che guidano o viaggiano senza cintura, grazie alle telecamere ad alta definizione. In grado di rilevare la velocità fino a 320km/h, può riprendere i mezzi in avvicinamento fino a 1200 metri di distanza ed è in grado di operare anche di notte. Inoltre può essere montato su una postazione fissa, come gli autovelox “tradizionali”, ma poiché pesa solo 1,5kg è utilizzabile anche da un operatore di polizia.

Si tratta di un congegno che riserverà molte brutte sorprese per gli automobilisti indisciplinati: chi gli passerà davanti si accorgerà dell’infrazione solo ben oltre il rilevamento, perché la grande distanza rende impossibile l’avvistamento in anticipo della pattuglia della Polizia Stradale. Le nuove modalità consentiranno la contestazione immediata delle infrazioni: gli agenti saranno anche in grado di mostrare ai guidatori pizzicati a infrangere le regole il video appena ripreso direttamente sulla strada. Il nuovo autovelox, già operativo sulla Pontina e sulla statale 131 in Sardegna, è  in dotazione a ben 382 comandi della Polstrada in tutto lo Stivale.

Allegate al documento ci sono poi una serie di interventi per migliorare collocazione e utilizzo degli strumenti per il controllo degli eccessi di velocità, alla luce delle novità tecniche e normative. Si va dal costante monitoraggio da parte dei prefetti sulla collocazione dei sistemi di rivelazione della velocità, affinché servano esclusivamente ad esigenze di sicurezza stradale, alla verifica annuale delle apparecchiature. Si prevede inoltre la possibilità di effettuare riprese frontali da remoto, purché si proceda all’oscuramento automatico del veicolo e quindi al non riconoscimento delle persone a bordo, e regole più puntuali per segnalare e rendere visibili le postazioni di controllo della velocità.

Le spese di accertamento degli incidenti, che dovranno essere ben circostanziate e documentate, infine, graveranno sul trasgressore .




ESCLUSIVA. Non solo medici, strutture sanitarie, finti danneggiati e falsi testimoni. Anche un giudice di pace era coinvolto nello scandalo /6a puntata

Arrivando alla 6a puntata si conclude  la pubblicazione dell’  ordinanza che ha smantellato  la “centrale” delle truffe alle assicurazioni  a Taranto, realizzate dall’ Agenzia di pratiche e sinistri assicurativi  Tortorella, specializzata come comprovano le intercettazioni , nel pianificare ed organizzare delle truffe studiate a tavolino nei confronti delle principali compagnie assicurative.

Abbiamo ritenuto di pubblicare integralmente gli atti in nostro possesso  non per mettere alla gogna mediatica le persone indagate, che come abbiamo ricordato puntualmente quotidianamente non sono ancora imputati o condannati. Anche se le intercettazioni, le testimonianze e le prove reperite dagli investigatori della Polizia Stradale e della Guardia di Finanza di Taranto difficilmente potranno essere smontate nell’ormai  prossimo giudizio.

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ORDINANZA Gip 11 parte

NOTA BENE: TUTTE LE PERSONE INCLUSE NELL’ORDINANZA DEL GIP DR. TOMMASINO DEL TRIBUNALE DI TARANTO NON SOTTOPOSTE AD ALCUN PROVVEDIMENTO DI DETENZIONE CAUTELARE ,  SONO ESCLUSIVAMENTE DA RITENERE AL MOMENTO QUALI  “PERSONE SOTTOPOSTE AD INDAGINI ” ( CIOE’  ISCRITTE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DELLA PROCURA DI TARANTO)  E QUINDI AL MOMENTO NON SONO ANCORA “IMPUTATI” NEL PROCEDIMENTO IN QUESTIONE

6 / FINE




Nasce la nuova Fondazione ANIA: più protezione da rischio ed incertezza

Ampliare la propria missione per la protezione delle famiglie e delle imprese del nostro Paese, in un momento in cui il sentimento comune è dominato da rischio ed incertezza. E’ l’annuncio con cui questa mattina, nel corso del convegno “Ti proteggo!”, è stato ufficializzato il nuovo corso della Fondazione ANIA, la Onlus nata nel 2004 per volontà delle compagnie di assicurazione. Dopo 12 anni la Fondazione non si occuperà solo di sicurezza stradale, ma realizzerà un’azione sociale che intercetti le esigenze di sicurezza dei cittadini reinterpretandole in chiave di protezione.

Il convegno odierno è stato organizzato in collaborazione con la Polizia di Stato, partner storico con il quale la Fondazione ANIA in questi anni ha condiviso la strategia, lavorando con l’obiettivo di ridurre il numero e la gravità degli incidenti stradali.

Le necessità impellenti del Paese – ha spiegato  Maria Bianca Farina la presidente della Fondazione ANIA  – e il bisogno di risposte concrete alle preoccupazioni dei cittadini e delle famiglie italiane, hanno portato ad estendere gli obiettivi ed il raggio d’azione della Fondazione verso la sensibilizzazione e la sperimentazione di soluzioni innovative per ridurre i rischi della vita quotidiana. In tal modo la Fondazione potrà contribuire ad innalzare in modo significativo il livello di protezione ed il profilo di certezze del tessuto socio-economico italiano. Così il nostro settore potrà essere, ancora di più e su ambiti ancora più estesi, al servizio del Paese, rafforzandone le fondamenta e potenziandone le capacità di sviluppo”.

L’impegno congiunto della Polizia Stradale e Fondazione Ania – ha sottolineato il Direttore del Servizio di Polizia Stradale, Giuseppe Bisogno è orientato a diffondere la cultura di una corretta mobilità stradale, perché la prevenzione è anche comprensione del rischio derivante da comportamenti irresponsabili. Molta strada è ancora da percorrere per raggiungere l’obiettivo auspicato e condiviso di salvare quante più vite umane possibile. Il numero ancora troppo alto delle vittime di incidenti stradali impone l’adozione di una politica rigorosa in materia di controllo dei conducenti, sia dal punto di vista dell’idoneità psico-fisica alla guida che da quello del corretto comportamento. Essenziali, a tal riguardo, risultano azioni incisive di sensibilizzazione, dirette a far comprendere quanto sia importante adottare condotte di guida responsabili per la propria ed altrui sicurezza“.

 




ESCLUSIVA. Le intercettazioni dell’inchiesta sulle truffe assicurative per i falsi incidenti a Taranto /2a puntata

Continua la nostra inchiesta sulla “centrale” delle truffe alle assicurazioni gestite a Taranto dalla famiglia Tortorella , specializzata, secondo gli inquirenti e la Procura di Taranto, a pianificare ed organizzare truffe studiate a tavolino alle principali compagnie assicurative, contando su una rete di avvocati, medici e testimoni falsi. Quello che i nostri lettori potranno scoprire dalla lettura dell’ordinanza che soltanto il CORRIERE DEL GIORNO in esclusiva ha pubblicato e pubblicherà a puntate per tutta la settimana, è che l’inchiesta nonostante una valanga di denunce depositate dalle compagnie assicurative è partita grazie ad una serie di lettere anonime, molto dettagliate, che lasciano intuire che il mittente conoscesse molto bene a fondo la struttura organizzativa dell’ associazione a delinquere assicurata alla giustizia dalla procura tarantina grazie all’eccellente lavoro investigativo svolto dalla Guardia di Finanza di Taranto in collaborazione con la Polizia Stradale.

ORDINANZA Gip 3a parteA

Dalla lettura delle carte processuali emerge un’inquietante spaccato, con la famiglia Tortorella che si era specializzata nelle truffe alle assicurazioni coinvolgendo mogli, amanti, fidanzate e fidanzati (nella foto a destra Tortorella Tiziana ed il fidanzato Capuzzelli Cosimo detto Mimmo, anch’egli indagato ) , tutti desiderosi, senza alcuna vergogna.di fare la “bella vita“, vacanze a go-gò,  autovetture lussuose, da esibire immancabilmente non solo in città ma anche sui social network.

Chiaramente il tutto a spese delle assicurazioni truffate. Ed a danno sopratutto della povera gente onesta che possiede autovetture immatricolate a Taranto, i quali proprio a causa di queste truffe assicurative , è costretta a pagare nel capoluogo jonico i premi assicurativi più alti d’ Italia per i propri automezzi. Come evidenzia il Gip dr. Tommasino, l’organizzazione criminale poteva contare sull’assistenza legale degli avvocati Luigi Lo Franco, Andrea Tagliente, Teresa Sanarica e Pietro Pastore, quest’ ultimo ex-consigliere e presidente del consiglio comunale durante la Giunta del Sindaco Di Bello, e figlio del Pastore arrestato in flagranza di reato, sempre dagli uomini della Guardia di Finanza, per le tangenti pagate a Maricommi Taranto.

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Così come da un approfondita analisi si evince che ormai questo genere di malaffare è diventato un vero e proprio  “metodo di sopravvivenza” per molta gente. Un sistema per fare soldi a qualsiasi costo. In una città, dove la professionalità, imprenditorialità ed onestà sono qualità sempre più rare da reperire.

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NOTA BENE: TUTTE LE PERSONE INCLUSE NELL’ORDINANZA DEL GIP DR. TOMMASINO DEL TRIBUNALE DI TARANTO NON SOTTOPOSTE AD ALCUN PROVVEDIMENTO DI DETENZIONE CAUTELARE , AL MOMENTO SONO ESCLUSIVAMENTE  “PERSONE SOTTOPOSTE AD INDAGINI ” ( CIOE’  ISCRITTE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DELLA PROCURA DI TARANTO) E QUINDI AL MOMENTO NON SONO “IMPUTATI”

continua /2.




Una nuova flotta di vetture Jeep e Alfa Romeo per la Polizia di Stato

Oggi, a Roma, presso la Scuola Superiore di Polizia, alla presenza di Franco Gabrielli Capo della Polizia di Stato, e del Chief Operating Officer della Regione EMEA di FCA, Alfredo Altavilla, sono state consegnate le prime autovetture Jeep Renegade 4×4 ed Alfa Romeo Giulietta facenti parte di una flotta destinata ai Reparti di Prevenzione Crimine e ai Commissariati di P.S. Inoltre, è stata presentata la nuova “Giulia Veloce“, in allestimento Polizia Stradale, destinata ad essere la staffetta ufficiale delle Autorità Istituzionali.

Questa cerimonia ha rinnovato lo storico sodalizio che lega, da quasi cento anni, FCA (ex Gruppo Fiat) e l’amministrazione della Polizia di Stato.


Da oggi con la presentazione della Giulia Veloce
, in allestimento Polizia Stradale, il parco auto Alfa Romeo della Polizia di Stato si arricchisce di due unità 2.0 benzina turbo da 280 CV, in comodato d’uso, che saranno utilizzate come staffetta ufficiale delle Autorità Istituzionali.

La nuova vettura del Biscione adotta un motore 2.0 benzina turbo da 280 CV a 5.250 giri/min ed è caratterizzata dall’innovativa tecnologia Q4, sviluppata per gestire la trazione del veicolo in tempo reale, al fine di garantire il massimo livello in termini di prestazioni, efficienza e sicurezza. Infatti garantisce tutti i vantaggi della trazione integrale e, allo stesso tempo, consumi ridotti, reattività e sensazioni di guida di un’auto a trazione posteriore. Oltre a una ricca dotazione in termini di comfort, la Giulia Veloce offre nuovi ed efficienti sistemi di sicurezza attiva quali il Forward Collision Warning (FCW) con Autonomous Emergency Brake (AEB) e riconoscimento pedone, il sistema frenante IBS (Integrated Brake System), il Lane Departure Warning (LDW) e il cruise control con limitatore di velocità.


La Polizia di Stato ha validamente testato
le straordinarie caratteristiche della Jeep Renegade 2.0 Multjet 4×4 120 CV Sport, il miglior SUV compatto della sua categoria sia per la guida stradale sia in quella off-road.

Le sue doti dinamiche e le sue proporzioni lo rendono perfetto per le attività di sicurezza relative al presidio e controllo del territorio, dalle città sino alle aree rurali più impervie e difficili da raggiungere, anche in condizioni più estreme. L’Alfa Romeo Giulietta, nella sua versione 1.6 Multjet 120 CV, con le sue prestazioni e i suoi contenuti di prodotto, è l’automobile che meglio rappresenta le doti di rapidità d’azione e sicurezza proprie delle forze dell’ordine.

Nel corso di quest’anno, il gruppo FCA ha fornito alla Polizia di Stato numerose vetture, a dimostrazione della versatilità della gamma, dell’eccellente know-how tecnologico e del migliore spirito creativo del nostro Paese: Fiat Tipo 5 porte per le Prefetture e le Questure, Fiat Panda 4×4 e Fiat Punto per i Commissariati, Scudo e Doblò per le Unità Cinofili, e Ducato, il best seller Fiat Professional, per il trasporto di uomini e merci.

È da oltre mezzo secolo che la Polizia di Stato utilizza automobili e motori Alfa Romeo per garantire la sicurezza dei cittadini. Fu l’Alfa Romeo 1900 T.I., agli inizi degli anni Cinquanta, ad aprire la strada al binomio “Polizia – Alfa Romeo” e a garantire, con i suoi 100 cavalli, potenza e sicurezza. Dal 1955 il testimone del ruolo di “Pantera” passò dalla 1900 alla scattante Giulietta T.I., per arrivare alla Giulia nella motorizzazione da 1600 centimetri cubi che sviluppava una potenza di 92 cavalli. Anche negli anni Sessanta le “Pantere” Alfa Romeo vennero affiancate da modelli coupé, come la 2600 Sprint carrozzata da Bertone, o furgoni come il Romeo II. Infine, sono state Pantere della Polizia altre vetture Alfa Romeo, entrate nell’immaginario collettivo del Paese, come l’Alfetta, la Nuova Giulietta, l’Alfasud, la 33, l’Alfa 90, l’Alfa 75, la 156 e la 159 anche in versione Sportwagon fino ad arrivare alle attuali Giulietta e alla Giulia Veloce.


Entro la fine di dicembre 2016, i Reparti Prevenzione Crimine
saranno dotati di 79 nuovissime autovetture per il controllo del territorio Jeep Renegade che saranno distribuite tra i 20 Reparti Prevenzione Crimine e che si uniranno al parco veicolare esistente garantendo una performance sempre più operativa e sicura. I Reparti  
sono una giovane articolazione della Polizia di Stato, nata nella metà degli anni ’90 con l’obiettivo di disporre di una “task force di pronto intervento” che possa intervenire in modo veloce nei teatri operativi più impegnativi a livello nazionale, andando a rafforzare i dispositivi locali di prevenzione e controllo del territorio. Sono oltre 1800 uomini e donne, che lavorano nei 20 Reparti dislocati in modo capillare su tutto il territorio nazionale, ma che si muovono rapidamente grazie ad cabina di regia a Roma, presso il Servizio Controllo del Territorio, che li gestisce in base alle esigenze rappresentate dalle Questure e le indicazione del Capo della Polizia, Direttore Generale della Pubblica Sicurezza.

Diversi sono gli scenari in cui il cittadino può incontrare i Reparti: dalla prevenzione sulle strade ai “grandi eventi” (come l’Expo 2015 o il Giubileo della Misericordia), agli interventi per le gravi calamità naturali, quali terremoti o alluvioni, in cui, oltre ad una prima assistenza di soccorso pubblico, occorre una presenza qualificata nell’attività di “antisciacallaggio”. I Reparti sono una risorsa strategica per i Questori delle 103 province italiane, che li impiegano sul territorio coordinandoli con tutti gli altri uffici della Polizia di Stato (Volanti, Squadre Mobili, Polizia Amministrativa e dell’Immigrazione), oltre che con le altre forze di polizia e con le polizie locali.


Partecipano ai servizi ad “alto impatto”
, nell’ambito dei piani coordinati con le altre forze di polizia, per fronteggiare situazioni di criminalità, sia comune che organizzata, che determinano un grave allarme sociale. Con tale finalità, nel 2016, l’impegno dei Reparti è stato concentrato anche in Sicilia ed in Calabria, nell’ambito dei piani di rinforzo denominati “Trinacria” e “Focus N’drangheta”, nonché nelle città di Napoli e Caserta e nelle provincie di Bari e Foggia, aree interessate da forme di criminalità assai radicate, dove è in atto, da tempo, un potenziamento del dispositivo di controllo ordinario del territorio.

Il popolo dei vacanzieri vede poi i poliziotti dei Reparti Prevenzione Crimine impegnati durante il periodo estivo o festivo, nelle zone turistiche particolarmente affollate per garantire la sicurezza dei cittadini italiani e stranieri.Le caratteristiche di duttilità e mobilità che appartengono al DNA dei Reparti fa sì che i poliziotti partecipino a continui cicli formativi presso la Scuola per il Controllo del Territorio di Pescara, in cui vengono realizzati corsi specialistici teorico-pratici all’avanguardia. Oltre alla formazione tradizionale tipica di ogni operatore della Polizia di Stato, il personale dei Reparti viene guidato attraverso un percorso addestrativo moderno, che va dall’acquisizione delle nuove tecnologie e tecniche operative, a nozioni di anatomia e di psicologia per gestire in sicurezza soggetti in stato di alterazione psico-fisica. Videoconferenze, formazione on-site e formazione on-line completano il pacchetto formativo con l’obiettivo di qualificare il personale con strumenti concreti, utili nell’attività quotidiana di prossimità alle più disparate richieste di intervento del cittadino.

Mercurio è il nuovo sistema di bordo installato sulle autovetture dei Reparti Prevenzione Crimine di Puglia, Campania, Sicilia e Calabria, grazie al progetto P.O.N. Sicurezza, nonché sull’intero parco veicolare del Reparto di Roma e su tre auto dei restanti R.P.C., con i fondi stanziati per la sicurezza del Giubileo della Misericordia. Tale tecnologia rappresenta un punto di svolta nell’attività di controllo del territorio per le straordinarie potenzialità: il sistema consente, infatti, oltre alla localizzazione dei veicoli, l’interrogazione delle diverse banche dati utili alle operazioni di polizia attraverso un tablet, sia a bordo che fuori del veicolo, lo scambio telematico delle schede di pronto intervento, la registrazione di filmati in tempo reale e il contestuale invio delle immagini alla sala operativa, il controllo automatizzato dei veicoli in transito e molte altre funzionalità.

 




La Polizia Stradale di Taranto sequestra biciclette elettriche

CdG controlli polizia stradaleL’attività rientra in una più vasta attività di controllo   al fine di scoraggiare il diffuso fenomeno dell’uso delle cosiddette “biciclette elettriche”, che in quest’ultimo periodo stanno invadendo le strade della città di Taranto.  La Sezione tarantina della Polizia Stradale, nei giorni scorsi ha posto sotto sequestro alcune biciclette elettriche.

Questi mezzi della classica bicicletta hanno davvero ben poco se non i pedali. Sono infatti dotati di un motorino elettrico , un acceleratore manuale ed hanno le sembianze di un vero e proprio scooter con la comodità’ di viaggiare anche in due. In sostanza sono dei veri e propri ciclomotori elettrici camuffati da biciclette, mettendo così in serio pericolo chi li conduce ed in particolare i minorenni, che si trovano alla guida di veri e propri scooter elettrici. Pertanto in presenza di tale caratteristiche i conducenti di questi mezzi devono adeguarsi alla normativa vigente di qualsiasi ciclomotore.

Le cosiddette “biciclette elettriche” devono quindi  pertanto  essere  immatricolate, targate e provviste di regolare copertura assicurativa R.C. ed i loro conducenti devono essere in possesso della patente di guida nonché’ adempiere al previsto uso del casco protettivo. Secondo la vigente normativa in materia, l’impiego di tali mezzi di locomozione è consentito solo all’interno di aree private, come capannoni industriali,   giardini privati, saloni fiera , escludendo quindi le vie di pubblico accesso dove si svolge la normale circolazione stradale.




Polizia di Stato ed Enel Green Power  insieme “Sulla Strada della Sicurezza”

 

La Polizia di Stato in collaborazione con il Gruppo Enel confermano il proprio impegno nella prevenzione degli infortuni a seguito di incidenti stradali in occasione di lavoro e, in particolare, di quelli in itinere.

A poco più di un mese dalla firma del protocollo d’intesa  siglato tra Enel Green PowerPolizia di Stato lo scorso 3 agosto al Viminale, prosegue con l’incontro odierno, il ciclo di seminari destinati alla formazione di oltre 1700 dipendenti di EGP e di Enel Mercato.  I Seminari  sulla sicurezza stradale rivolti a dipendenti Enel ed Enel GP  finora svolti  sono stati 11  e altrettanti sono quelli in programma nei prossimi mesi nelle varie regioni italiane.

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Ad aprire i lavori della giornataSulla Strada della Sicurezza”  gli interventi dell’Head of Global Renewable Energies di Enel, Francesco Venturini, del Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato Roberto Sgalla e del Direttore del Servizio Polizia Stradale Giuseppe Bisogno.

L’incontro formativo diretto a manager e dipendenti di Enel ed Enel GP e curato da personale della Polizia Stradale, è proseguito con un approfondimento dedicato alla recente  normativa sull’omicidio stradale e si è concluso con un  intervento  di sicurezza stradale  per sensibilizzare la platea ad una guida sempre più responsabile sia durante i trasferimenti in occasione di lavoro che di vita privata.

 L’intesa, nata su iniziativa di EGP, rappresenta un modello di sinergia fra pubblico e privato al servizio dei cittadini e dei dipendenti di  strutture strategiche e imprese.




“Bye Bye multe ed autovelox”. Una tecnica made in Bulgaria per beffare i controlli

Con un auto con targa straniera, ci si può scordare di pagare le multe . Addio autovelox, divieti di sosta, parcheggi sul marciapiede: si può fare tutto, senza che costi un solo euro. Si risparmia persino  l’85% sull’assicurazione e sul bollo auto. Questo sistema di immunità, oggi molto utilizzato in Italia, si cela dietro una rete che porta alla penisola balcanica. E’ dalla Bulgaria che  si muovono i tentacoli di questo “sistema” che sottrae ai Comuni italiani ed allo Stato introiti per circa 4 milioni  all’anno provenienti dalle multe stradali.

Il sistema delle targhe bulgare contro le multe

A rivelarlo è una  video-inchiesta del Corriere della Sera che ha smascherato alcuni intermediari che “propongono il cambio della targa di una vettura italiana“. Insomma, racconta il quotidiano milanese “pagando la somma una tantum di 1500 euro l’automobilista italiano si garantisce che la propria auto sia esportata in Bulgaria, reimmatricolata all’estero e portata nuovamente in Italia. Dopodiché pagherà le tasse in Bulgaria e sarà praticamente inesistente al fisco nostrano. L’inconveniente è che il proprietario del veicolo diventa quasi sempre una società di Sofia o dintorni“.

 

La rete bulgara ha un giro di migliaia di dollari. E anche gli intermediari non fanno la fame. Si parla di 100 euro per chi trova il cliente, l’intermediario, e 1400 per l’organizzazione. Chiaramente la salvezza per l’automobilista indisciplinato consiste nel fatto che per la Polizia Stradale e le varie Polizie Municipali è pressochè impossibile raggiungere all’estero una persona ed obbligarla a pagare la multa. “Pur essendo corretta la procedura italiana di inviare i verbali tramite Interpol o consolati questi vengono puntualmente disattesi – conferma il dirigente della Polizia Stradale per la Campania e il Molise Giuseppe SalomoneAvviare un’attività con Equitalia in un paese straniero è praticamente impossibile“.

“Potete stracciare le multe” Nella video-inchiesta si vede uno degli intermediari a Napoli dire chiaramente: “Faglielo fare il verbale, non ti preoccupare. Quando il vigile se ne va tu prendi il verbale e lo stracci senza problemi“. Dimitri, bulgaro, ha sposato a pieno questo sistema e l’ha fatto diventare incredibilmente un business redditizio in Italia. Tra i suoi clienti, infatti, ci sono moltissimi italiani che vogliono guidare senza il pensiero di incorrere in una contravvenzione. Ma pure aziende italiane che le “noleggiano” per farle diventare auto di servizio.




Scontro mortale Tir contro auto. Tre morti, tra cui un finanziere

CdG auto finanziere mortoLo scontro frontale è avvenuto questa notte alle 4 sulla statale 106 tra gli svincoli di Villapiana scalo e Villapiana lido, fra un auto Opel Mokka ed un autotreno Volvo partito dalla Sicilia e diretto in Basilicata, per cause ancora da accertare.  Un’intera famiglia che era a bordo dell’auto ha perso la vita: il padre, la madre ed il figlio. Le vittime morte sul colpo erano partite la notte scorsa da Taranto dirette a Messina, sono il finanziere Roberto Santini, 51 anni, nato a Messina, un  militare che prestava servizio a Taranto nella Guardia di finanza , sua moglie Rossella Sardiello, 46, e il loro figlio Marco di soli 19 anni.

La figlia del finanziere, Giorgia Santini di 14 anni che viaggiava in macchina con la famiglia è attualmente ricoverata in prognosi riservata nel reparto di rianimazione presso l’ Ospedale di Cosenza dove versa in gravissime  condizioni a seguito delle ferite riportate.

Schermata 2016-08-27 alle 17.39.48Sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale di Rossano e Trebisacce, i Finanzieri del Gruppo della Guardia di Finanza di Sibari ed i Carabinieri della Compagnia di Corigliano nonchè le ambulanze del 118 e gli operatori dell’Anas per gestire la viabilità.

Il conducente del Tir che era alla guida dell’autoarticolato, è’ stato sottoposto all’alcool test ed è risultato negativo. La statale, intanto, che era stata chiusa subito dopo lo scontro per permettere i soccorsi, è stata riaperta dall’Anas ed adesso la circolazione è tornata normale

Agli amici della Guardia di Finanza ed ai familiari delle vittime decedute nell’incidente le più sentite condoglianze del Corriere del Giorno




Il cattivo esempio della Questura di Taranto. Città senza regole e leggi da rispettare

Schermata 2016-07-16 alle 14.37.37Non a Milano, a Torino, a Roma, ma in una città dalle stesse dimensioni di Taranto: Padova.Dove dal 1 luglio la Polizia di Stato ha dato avvio ad un servizio mirato con moto e personale in borghese , finalizzzato alla prevenzione ed alla repressione di questa pericolosa abitudine. Il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Delrio ha denunciato l’uso dei palmari al volante, persino in motocicletta.

Per la prima volta dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti si  ufficializza un dato allarmante:  “L’80 per cento degli incidenti gravi dovuti al cellulare” dice il Ministro DelRio.  Che il cellulare alla guida sia un problema  enorme per la sicurezza stradale è ben noto.

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nella foto i controlli della Polizia di Stato a Padova…..

Così come anche l’uso obbligatorio del casco in motocicletta,  secondo quanto prevede la Legge ed il Codice della Strada, il cui mancato utilizzo a Taranto è all’ordine del giorno, in qualsiasi zona della città. Persino nel pieno centro cittadino davanti la Prefettura, il commissariato Borgo, si può constatare questo fenomeno di malcostume. Sinora gli unici ad intervenire per reprimere il malcostume e l’illegalità sono stati i Carabinieri. La Polizia di Stato e la Polizia Locale invece ignorano letteralmente il problema, consentendo tali illegalità, e non è un caso che a Taranto circoli la battuta secondo cui “per riconoscere un pregiudicato con la pistola, basta vedere chi porta il casco in moto per non farsi riconoscere” !

Schermata 2016-07-16 alle 15.02.37

nella foto i “Falchi ” della Questura di Taranto

La Polizia di Stato per voce dello stesso Roberto Sgalla, già stretto collaboratore dell’ex-capo della Polizia Gianni De Gennaro, ed attuale Direttore Centrale di tutte le specialità della Polizia (Polizia Stradale, Polizia Ferroviaria, Polizia Postale, Polizia Frontiera) lo ha ribadito più volte. Ma probabilmente tutto questo deve essere sfuggito al Prefetto di Taranto Umberto Guidato ed al Questore Stanislao Schimerra, vista la totale anarchia che vige nel capoluogo jonico, che è bene ribadire, ha gli stessi abitanti di Padova, città sicuramente più civile e rispettosa delle Leggi di Taranto dove persino gli agenti dei Falchi della Squadra Mobile danno il pessimo buon esempio….e non usano il casco !

CdG falchi taranto

nella foto i Falchi della Polizia di Taranto escono dal Commissariato P.S. “Borgo”

Nei giorni scorsi un agente delle Volanti della Questura di Taranto discutendo in una chat di un gruppo sul social network  Facebook con il nostro Direttore, dopo averlo “minacciato” per aver postato delle fotografie dei “Falchi” della Squadra Mobile di Taranto orgogliosamente alla guida delle loro motociclette, sosteneva che i suoi colleghi non usano il casco a Taranto quando guidano le motociclette “giustamente” perchè ” non sentirebbero le comunicazioni radio con quei portatili di merda che abbiamo”  !

Non contento….. il poliziotto ha scritto (de Gennaro si sa, conserva tutto ! ) “Le foto che hai messo x denigrare i falchi le vedranno subito i miei superiori, sono sicuro che le saranno grati anche i suoi “amici in questura” buona serata” e continuava “...mi sono informato in tempo reale su chi è lei ed ho capito il perché delle sue gratuite provocazioni. …se disprezza tanto la nostra citta’ non è costretto a viverci…mi saluti il capo della polizia e gli faccia pure leggere i miei commenti. … Non credo di aver nulla da tenere….”. Avete capito come ragionano certi poliziotti a Taranto?

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Questa è la solita reazione della Questura di Taranto quando un giornalista contesta delle violazioni di chi dovrebbe fare rispettare la Legge. Sempre. A tutti. Ma con noi non funziona. Quindi abbiamo fatto qualche ricerca per documentare come il buon esempio ed il rispetto delle regole sia rispettato dagli agenti dei Falchi praticamente in tutt’ Italia. persino a Napoli, a Salerno. Tranne che a Taranto. Dove l’attuale Questore Schimerra sembra più attento, interessato a venire bene in fotografia, e  predisposto alle “pubbliche relazioni” con certi ambienti cittadini che amano “incensare” le Autorità (sono gli stessi che giravano intorno al Col. Sirimarco, quando era comandante provinciale dei Carabinieri) , piuttosto che controllare il territorio ed il buon funzionamento della Questura che dirige. Quel Questore che ha disposto di non mandarci più comunicati stampa dopo che abbiamo contestato le continue fughe di notizie dalla Questura ai “pennivendoli” dal taccuino amico….

Come sempre abbiamo documentato quello che diciamo. Ecco :

nella foto i "Falchi" della Polizia a Roma

nella foto i “Falchi” della Polizia di Stato a Roma

 

CdG falchi polizia salerno

nella foto i “Falchi” della Polizia  di Stato a Salerno

nella foto i falchi polizia roma capitale

nella foto i “falchi” della Polizia Roma Capitale

 

CdG falchi polizia napoli

nella foto i “Falchi” della Polizia a Napoli

 

 

Saranno forse differenti le radio di servizio dei falchi di Roma, Napoli, Salerno da quelle di Taranto ? sarebbe interessante chiederlo al Questore Schimerra. Non mancherà l’occasione….




Il vigore la legge sull’omicidio stradale: ecco le novità

di Paolo Campanelli

La legge entrata in vigore che istituisce i reati autonomi di omicidio stradale e lesioni personali stradali, la n. 41/2016 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 70/2016,  prevede pene fino a 12 anni di carcere, che possono arrivare a 18 nei casi più gravi, prelievi coattivi per stabilire se il conducente si trova in stato di ebbrezza, arresto in flagranza obbligatorio e revoca della patente.  Le novità numerose della legge, che continua a fare discutere, per l’impianto sanzionatorio estremamente severo, visto da molti come non conforme al principio di proporzionalità tra illeciti e sanzioni, in quanto non colpisce soltanto i cosidetti  “pirati della strada” ma anche coloro che commettono infrazioni diffuse, la cui gravità andrà valutata caso per caso.

Schermata 2016-03-25 alle 23.30.12Ma le nuove sanzioni, possono essere applicate anche a carico di chi effettua manovre pericolose, come l’eccesso di velocità, il passare col rosso, il circolare contromano o il fare inversioni di marcia in corrispondenza di intersezioni, curve o dossi, o ancora il sorpasso in corrispondenza di una linea continua o di un attraversamento pedonale.

È proprio affiancare gli incidenti causati dalla guida in stato di ebbrezza (da alcol o droghe) a quelli derivanti dalle specifiche violazioni del codice della Strada ad aver scatenato le maggiori critiche, anche da parte di coloro che erano favorevoli a un inasprimento delle sanzioni . Un’assimilazione di condotte che farà rischiare la galera allo stesso modo sia a chi si mette alla guida consapevolmente, pur avendo alzato troppo il gomito o con la mente annebbiata dalla droga, sia agli automobilisti “normali” che commettono infrazioni a volte attribuibili alle carenze di manutenzione o di progettazione delle strade: basta pensare al sorpasso sugli attraversamenti pedonali che i test qualificati denunciano da anni come poco visibili.

CdG polstradaLa domanda che sorge spontanea fra i giuristi è se l’Italia potrà permettersi un sistema di sanzionatorio così severo, molto vicino a quello americano. Tutto si giocherà sulla serietà delle indagini, ma queste dovrebbero prevedere innanzitutto un’adeguata preparazione degli agenti che effettuano i rilievi sul luogo dell’incidente, anche se ci sono settori delle forze dell’ordine, come ad esempio la Polizia Stradale, che è in forte carenza di organico, e poi dai periti, ai quali non è richiesta una preparazione specifica sulla materia essendo chiamati indifferentemente per sparatorie o incidenti, e infine sui magistrati, sottoposti a carichi di lavoro sempre più imponenti che non permettono di affrontare al meglio le indagini.

Il sistema disegnato sicuramente parte, dunque, già squilibrato, con sanzioni e colpe certe per gli utenti finali ma senza aver fatto nulla sul fronte degli altri attori da cui dipende la sicurezza stradale.




A Taranto si continua a sparare. Questa volta alla Polizia.

Intorno alle 21.30 di ieri sera,  alle porte di Taranto,  lungo la SS.7, un equipaggio della  Polizia Stradale , all’altezza del quartiere periferico Tamburi, all’altezza dello svincolo per la 106 jonica, per uno dei tanti controlli di routine serale, una pattuglia della polizia stradale si è imbattuta in un’ AUDI nera. I poliziotti hanno segnalato al conducente della vettura di accostare ma l’auto invece di fermarsi ha immediatamente accelerato, e contemporaneamente all’auto della polizia si è affiancata una Fiat Marea che dopo aver sorpassato l’auto della Polstrada,  ha fermato la sua corsa.

Sono scesi due o tre uomini ed hanno aperto il  fuoco contro l’auto della polizia esplodendo almeno altri due colpi ma fortunatamente i colpi non hanno colpito l’auto della Polizia . Gli agenti, scesi dalla vettura, anche se colti di sorpresa hanno risposto al fuoco hanno immediatamente risposto al fuoco. Subito è scattato l’inseguimento.

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L’auto, una Fiat Marea, è stata ritrovata poco dopo, ma le persone a bordo si erano dileguate fuggendo a piedi nelle campagne circostanti, ed approfittando dell’oscurità sono riusciti incredibilmente perdere le proprie tracce. Sul posto sono intervenuti immediatamente gli agenti della Volante ed il personale della  Polizia Scientifica per cercare di rivenire nell’auto tracce utili all’identificazione dei tre malviventi.

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Al momento si ritiene ed ipotizza che i delinquenti a bordo della Fiat Marea fossero di scorta all’ AUDI, e probabilmente si trattava di una staffetta di corrieri della droga. La polizia ora è sta dando la caccia ai malviventi fuggiti nelle campagne e dileguatisi nel nulla.

Un episodio questo che accende i fari sulla facilità della delinquenza tarantina a reperire armi  ed anche a usarle. Proprio lunedì scorso eravamo stati facili profeti nella conferenza stampa della Questura a seguito dell’arresto, reso possibile grazie ad una fonte confidenziale,  dei due fratelli responsabili dell’omicidio del pregiudicato Giuseppe Axo compiuto nel quartiere Salinella, avvenuto poco distante dalla Questura di Taranto, allorquando abbiamo contestato al Questore  ed al Procuratore pro-tempore,  la facilità con cui a Taranto da un anno a questa parte si spara ovunque, dal centro alla periferia.

Una città come Taranto necessità di maggiore controllo, di prevenzione, di una maggiore presenza tangibile delle Forze dell’ ordine sul territorio. Fare retate ed operazioni di controllo dopo che avvengono i fatti , giusto per fare statistica o cercare i titoli sui soliti giornali “compiacenti” è a dir poco inutile. E sarebbe il caso che “qualcuno” in Prefettura si svegliasse, prima che la svegli arrivi dal Ministero.




Incendiata auto di fronte al Palazzo di Giustizia. Ma a Taranto esiste un Prefetto ?

Schermata 2016-02-27 alle 16.58.03Il Palazzo di Giustizia di Taranto, che il sabato è chiuso,  è irraggiungibile e corso Italia letteralmente bloccata e paralizzata, a causa di un incendio di un auto ( nelle foto di Francesco Manfuso) parcheggiata peraltro a qualche decina di metri dall’ingresso del comando di Polizia Stradale ubicato nella palazzina di fronte agli uffici giudiziari. Dai primi rilievi effettuati si è evinto subito che non può essersi trattato di un guasto elettrico all’auto che era regolarmente chiusa e parcheggiata. Più probabile un’atto di minaccia o ritorsione al proprietario.

Dopo l’omicidio a sangue freddo di questa mattina, l’incendio a due passi dal Tribunale e tutto ciò a sole 48h dall’arrivo a Bari del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che presiederà, nella Prefettura di Bari, lunedì 29 febbraio alle ore 11,30 la Conferenza Regionale delle Autorità di Pubblica Sicurezza della Puglia dedicata ad un esame dello stato dell’ordine e della sicurezza pubblica nella regione e delle azioni di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata.

nella foto, la Prefettura di Bari

nella foto, la Prefettura di Bari

Alla Conferenza regionale, prenderà parte il Vice ministro Filippo Bubbico, il capo di gabinetto del ministro, Luciana Lamorgese, i responsabili nazionali delle Forze di polizia, i Prefetti della regione Puglia, i rappresentanti della magistratura e i vertici regionali e provinciali delle Forze dell’Ordine. Al termine, il ministro dell’ Interno  Angelino Alfano incontrerà la stampa.

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nella il foto, il ministro Angelino Alfano

Non  sarà un lunedì piacevole quello del Prefetto di Taranto  Umberto Guidato, che fra qualche mese lascerà il capoluogo jonico , destinato ad altra Prefettura. A nostro parere, il Prefetto Guidato, dovrebbe occuparsi un pò di più della sicurezza in città e provincia di Taranto, piuttosto che organizzare inutili incontri “istituzionali” del Comitato per l’ Ordine Pubblico in Prefettura con l’ex-comandante provinciale di Taranto dell’ Arma dei Carabinieri, il Colonnello Daniele Sirimarco , recentemente rientrato nella Capitale dove fa il caposervizio al Comando Generale dell’ Arma dei Carabinieri, il quale contrariamente alle voci circolanti in città secondo cui “è il consigliere giuridico del Ministro dello Sviluppo Economica, Federica Guidi“) in realtà ha soltanto avuto  “una collaborazione, niente di particolare” come ci ha scritto lo stesso Colonnello Sirimarco, “un incarico non continuativo ed a titolo gratuito“, specificando “un modo per continuare a studiare e contribuire al bene comune“.

nella foto, Il prefetto di Taranto dr. Guidato

nella foto, Il prefetto di Taranto dr. Guidato

Non si capisce quindi a cosa servirebbe un eventuale convocazione del Comitato Provinciale per l’ Ordine Pubblico esteso al Colonnello Sirimarco ! Il Prefetto Guidato, farebbe bene ad evitare cene conviviali con pseudo-rappresentanti della Taranto “bene” che in realtà sono a sottoposti ad indagini patrimoniali e di polizia giudiziaria. Taranto ha  più bisogno di legalità e trasparenza che di mondanità…