La DIA di Bari e la Guardia di Finanza sequestrano 450 kg di droga. Arrestato lo scafista

BARI – Nel corso di un’operazione congiunta effettuata dal Centro Operativo DIA di Bari e dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari è stato tratto in arresto un italiano 48enne che, a bordo di un natante, stava trasportando in Puglia, circa mezza tonnellata di sostanza stupefacente. L’imbarcazione, che viaggiava di notte a velocità sostenuta dai Balcani verso l’Italia, era stata segnalata come sospetta, nell’ambito di una missione di controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea.

L’immediata attivazione ha permesso di intercettare il natante (un semicabinato di oltre 6 metri, dotato di un potente motore fuoribordo) in acque internazionali a circa 18 miglia dalle coste di Monopoli (Ba). L’intervento delle Fiamme Gialle ha consentito di sequestrare circa 450 chilogrammi di stupefacente (di cui 418 Kg di marijuana e 31 Kg di hashish) suddivisi in 45 involucri, ripartiti ognuno in confezioni da 2, 5 e 10 chilogrammi. I colli sono risultati tutti contrassegnati da sigle di diverso colore a seconda delle zone di produzione, del tipo di sostanza stupefacente, e persino dei destinatari in Italia.

Il G.I.P. presso il Tribunale di Bari dr. Giovanni Anglana  nel convalidare l’arresto in flagranza di reato, su richiesta del sostituto procuratore dr. Lanfranco Marazia  della Procura della Repubblica di Bari  ha disposto la custodia cautelare in carcere dello scafista italiano.

L’analisi strategica dei relativi traffici illeciti dai Balcani e il coordinato dispositivo di filtro realizzato a terra dalla D.I.A. – da tempo impegnata nel contrasto alle organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di stupefacenti – ed a mare dalla Guardia di Finanza – con la dislocazione di mezzi e tecnologie aeree e navali del Reparto Operativo Aeronavale di Bari, del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare, nonché di mezzi impiegati nell’ “operazione THEMIS 2019” (iniziativa di sicurezza delle frontiere dell’Unione europea condotta da Frontex) – è stata determinante per il raggiungimento dell’odierno risultato.

 

 

 




La Guardia di Finanza perquisisce società e la direzione generale della Popolare Bari

BARI – Quattro imprenditori di Noci (Bari) Emanuele, Vito, Giovanni Fusillo e Giacomo, figlio di Vito,  sono indagati per bancarotta fraudolenta e autoriciclaggio, a vario titolo contestati loro in una inchiesta della Procura di Bari, per la quale sono scattate perquisizioni della Guardia di Finanza negli uffici di due società, Fimco Spa e Maiora Group Spa, aziende riconducibili alla famiglia Fusillo di Noci,  e nella sede della direzione generale della Banca Popolare di Bari.

L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dal sostituto Lanfranco Marazia titolare del fascicolo d’indagine , è stata avviata a seguito delle procedure di concordato preventivo delle due società, dove la Gdf ha in corso di sequestro diversi documenti, e di due rami d’azienda costituiti da uno stabilimento balneare in località Losciale a Monopoli e l’Hotel Cala Ponte di Polignano, in favore della società correlata Soiget Srl. Le indagini “hanno consentito di far emergere, inoltre, il ruolo della Banca Popolare di Bari quale principale creditore delle imprese, esposte con l’istituto per circa 140 milioni di euro” .

 

Vito Fusillo

Vito Fusillo nato nel 1956 è uno dei “Cavalieri del Lavoro”, nominati nel 2015 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “per meriti nel settore edilizia e per l’impegno al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del paese”. Secondo le evidenze emerse durante il corso delle indagini il 100% del capitale della Soiget sarebbe poi stato dismesso in favore di Giacomo Fusillo e, ancora, il 100% del capitale della Logistica Sud srl sarebbe stato ceduto in favore del fondo ‘Kant Capital Fund strategic Business Unit PCC Limited‘ con sede a Gibilterra. A causa di  queste azioni  viene contestato il reato di bancarotta fraudolenta ai quattro imprenditori. Giacomo Fusillo risponde anche di autoriciclaggio accusato di aver trasferito il 100% , cioè l’intero capitale sociale di Soiget srl che sfrutta la distrazione di beni dalla Fimco spa  “nella società unipersonale Sesto Elemento srl in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa“.

Finiti sotto i riflettori delle Fiamme Gialle i complessi turistico alberghieri di lusso come La Peschiera ed ‘Il Melograno‘ di Monopoli e l’immobile dell’ex Hotel Ambasciatori di Bari, le cui operazioni sospette, secondo la Guardia di Finanza di Bari, avrebbero portato al dissesto delle società Fimco e Maiora del gruppo Fusillo di Noci. L’ipotesi investigativa dei finanzieri è che i capitali delle due società siano stati interamente dissipati a favore di altre società del gruppo, a loro volta poi cedute o svendute.

Per quanto riguarda la società Fimco il capitale sarebbe stato distratto finendo nelle casse della società Soiget, le cui quote a sua volta sarebbero poi state cedute interamente alla Sesto elemento di Giacomo Fusillo.  Nel decreto di sequestro si legge  “giova rammentare che trattasi di una partecipazione dall’indubbio valore strategico ed economico atteso che tale società vanta la proprietà e la gestione operativa di due complessi immobiliari di assoluto prestigio ed elevata redditività, costituiti dei complessi turistico alberghieri ‘La Peschiera‘ e ‘Il Melograno‘, rinomati resort di lusso ubicati sulla costa dell’entroterra di Monopoli“.

Secondo la Procura di Bari desta forti sospetti la circostanza che la dismissione della partecipazione in Logistica Sud effettuata nel dicembre 2016 abbia di fatto comportato la fuoriuscita dal perimetro patrimoniale della controllante Maiora di un cespite immobiliare di ragguardevole valore, rappresentato dall’edificio ex Hotel Ambasciatori, oggetto di trasformazione in unità immobiliari ad uso residenziale e commerciale“.




Chiuse le indagini sui rimborsi ai consiglieri comunali di Taranto: la Procura chiede il processo per 13 indagati

TARANTO – Il pm Daniela Putignano della Procura della repubblica di Taranto che aveva già richiesto quale magistrato di turno il sequestro per equivalente di beni per 240mila euro, disposto dal Gip dr.ssa Vilma Gilli , equivalente all’importo che il Comune di Taranto ha liquidato nel periodo intercorrente tra il 2012 e il 2014 per rimborsare alle imprese, come previsto dalla Legge,  gli stipendi lordi dei consiglieri che sarebbero state intascate indebitamente dagli ex consiglieri comunali di Taranto, attraverso la notifica agli indagati, ha chiuso  l’indagine avviata dal pm Lanfranco Marazia (ora trasferitosi ed in servizio presso la Procura di Bari) nei confronti degli esponenti politici e delle società che di fatto, come accertato dalla Guardia di Finanza, avevano simulato l’esistenza di un contratto di lavoro.

Nei confronti di alcuni degli ex consiglieri comunali gravano due accuse:  quella di aver certificato un lavoro fittizio, o in alternativa di aver aumentato di proposito gli emolumenti contrattuali,  per accedere con maggiore ampiezza ai rimborsi che la legge riconosce ai lavoratori dipendenti che vengono eletti il consiglio comunale.

13 le persone indagate per truffa e concorso: gli ex consiglieri comunali Cosimo GiganteFilippo Illiano, Rosa Perelli, Giovanni Ungaro, l’attuale consigliere comunale Mario Cito, i quali a seguito dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari ricevuto potranno presentare memorie, richiedere interrogatorio, ed eventualmente  previa legittima motivazione chiedere delle nuove indagini supplettive.

CdG ACI Comune di Taranto

Fra gli indagati compaiono anche i presunti datori di lavoro: Alessandro Gigante, amministratore unico della “Laboratorio Analisi dottor Ragusa“, e il 64enne Cosimo Gigante (cugino ed omonimo del consigliere comunale) , amministratore della società “Laboratorio Analisi Teresa Di Giacomo”  per il consigliere comunale Cosimo Gigante . Il commercialista Andrea Castellaneta e Francesca Allegretti, entrambi amministratori e rappresentanti legali nel corso degli anni della società  “Data Entry Oregon” che si occupa di elaborazione dati, in concorso con  Filippo Illiano.

Richiesto il processo anche a carico  di Isidora Fasano, rappresentante legale della “Fasano Ottavio & C. Srl”, e di  Giovanni Sollima quale socio ed amministratore della “Forniture Servizi Generali Snc“, in relazione alle due assunzioni di Giovanni Ungaro contestate dalla procura nelle due rispettive società. Contestata ad Angela Seprano rappresentante legale della «W&B srl» l’ assunzione a tempo indeterminato dell’ ex-consigliere Rosa Perelli, che secondo la Procura sarebbe stata fittizia ed esclusivamente finalizzata per ottenere dal Comune di Taranto,  rimborsi per circa 11mila euro.

Chiude l’elenco degli indagati per cui viene chiesto dal magistrato  il processo,  Giovanni Mastrovito, rappresentante legale della società “Telebasilicata Matera srl” che gestisce l’emittente televisiva Tbm, al quale vengono contestati i pagamenti degli stipendi erogati dal 2002 in contanti “anche per importi eccedenti la soglia prevista dalle norme antiriciclaggio” a Mario Cito,  ai quali vengono i contestano rimborsi erogati dal Comune di Taranto per un importo di circa 19mila euro.

Tutta la documentazione sull’indagine, come sempre, è stata pubblicata integralmente ( leggi QUI) sempre e soltanto dal CORRIERE DEL GIORNO sin dallo scorso 3 luglio 2018

 

 




Interdetti e sospesi tre dipendenti Asl Taranto: truffavano l’azienda sanitaria favorendo un’impresa romana

ROMA – Tre dipendenti dell’ ASL di Taranto  coinvolti, assieme a due imprenditori, in una truffa aggravata ai danni dell’Azienda sanitaria locale sono stati interdetti dal Tribunale di Taranto . Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai Carabinieri del Nas su disposizione del Gip di Taranto dr. Martino Rosati, che ha accolto le richieste del pm inquirente Lanfranco Marazia. Sono in corso l’esecuzione di decreti di sequestro anche nei confronti di tre imprenditori. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di truffa aggravata e continuata.

Secondo le evidenze accertate nel corso delle indagini dei carabinieri dei NAS, coordinati dal pm Marazia la società Tecnogest s.r.l. con sede a Roma, si è impossessata di oltre 339.000,00 euro grazie alla complicità dell’ assistente amministrativa Liana De Pasquale dipendente dell’ ASL Taranto in maniera indebita . La somma  è stata liquidata dall’ azienda sanitaria tarantina alla Tecnogest  costituita il 17.09.2012 a Roma ove aveva sede legale, invece di versare l’importo di Euro 418.644,72 alla curatela fallimentare della Tecnogest srl di Massafra , relativo alla transazione a stralcio di un giudizio promosso contro la ASL di Taranto. Le due società Tecnogest srl avevano lo stesso amministratore-rappresentante legale !

L’ assistente amministrativa Liana De Pasquale aveva “taroccato” nella banca dati amministrativa dell’ ASL Taranto, la scheda fornitore della Tecnogest srl , inserendo al posto dei dati di quella avente sede a Massafra (Taranto) ed attualmente sotto curatela fallimentare, i dati della “nuova” Tecnogest s.r.l. avente sede legale a Roma, che di fatto era sempre stata inattiva e senza alcun dipendente come accertato sulla banca dati del sistema delle Camere di Commercio.

Nell’inchiesta compare Armando Parnasso, che era già stato coinvolto in un’altra truffa scaturita in un maxi processo per appalti pilotati e fatture false per migliaia di euro, sempre nei confronti di dirigenti dell’ ASL Taranto. Il giudizio a suo tempo scaturì da tre distinti procedimenti giudiziari: i primi due riguardavano le fatture gonfiate per i servizi assegnati alla società di logistica «Global by Flight» dell’imprenditore Armando Parnasso e ad alcune società collegate concesso incarichi alla società del Parnasso senza espletare come richiesto dalla legge la necessaria gara d’appalto., il terzo appalto per l’archiviazione ottica dei documenti delle disciolte Usl assegnato all’associazione temporanea d’imprese capeggiata dalla società «Ermete».

Parnasso venne condannato nel giugno 2008 a 14 anni di carcere per aver distribuito, secondo quanto ricostruito dalla Finanza, una serie di tangenti che avevano fatto da motore a una truffa stimata in quattordici milioni di euro. Negli ultimi tempi Parnasso era ricomparso in Puglia, dove frequentava spesso e volentieri  Antonello Pugliese fratello dell’ amministratore delegato del Gruppo CONAD, ed il giornalista Michele Mascellaro dipendente dell’ufficio stampa del Gruppo regionale del PD Puglia, e recentemente alla corte dell’ assessore regionale Michele Mazzarano, quest’ultimi estranei all’inchiesta giudiziaria attuale.

Il procuratore di Taranto, Carlo Maria Capristo, in una nota scrive di una “truffa in danno della Asl di Taranto, perpetrata da tre imprenditori con la complicità di dirigenti e dipendenti della stessa Asl, quali esecutori materiali” che, in concorso tra loro, avrebbero “utilizzato artifici e raggiri con sottrazione fraudolenta di crediti destinati a vari Enti pubblici, al fine di procurare a una società di Roma un ingiusto profitto”.

COMUNICATO-STAMPA CAPRISTO




Guardia di Finanza: sequestrato yacht di lusso a “finta” società di locazione di un commercialista tarantino

TARANTO. Le Fiamme Gialle della Sezione Operativa Navale ROAN di Taranto, tornano a colpire i “furbetti” del mare, ma anche del fisco, cioè quelle persone che mettono in piedi finte società di charter  (locazione) di imbarcazioni per poi in realtà usufruirne personalmente, eludendo il fisco come già avvenuto la scorsa estate in occasione del sequestro effettuato nei confronti della nota famiglia Basile, concessionari della distribuzione dei prodotti ENI (ex AGIP) , i quali  hanno successivamente pagato una sanzione di circa mezzo milione di euro al Fisco per evitare conseguenze penali, oltre a quelle fiscali.

I finanzieri del ROAN di Taranto  su delega della  Procura della Repubblica tarantina, hanno dato esecuzione ad un nuovo decreto preventivo d’urgenza  emesso dal Pubblico Ministero dr. Lanfranco Marazia titolare delle indagini, ponendo sotto sequestro in un porto della Basilicata la barca Silver Island, uno yacht di lusso, di circa 14 metri, del valore commerciale di 300.000 euro,. L’attività scaturisce all’esito di specifici approfondimenti fiscali eseguiti nei confronti di una società tarantina operante nel settore della locazione di unità da diporto. In particolare, nel corso delle citate attività ispettive, avviate a seguito di specifici controlli in mare, i Finanzieri del Reparto Navale Jonico, hanno scoperto un articolato sistema di frode, finalizzato all’evasione fiscale, con il quale il commercialista tarantino Vito Angelo Argento  (figlio dell’ex presidente della Camera di Commercio di Taranto Tonino Argento) e sua moglie Carmela (Carmen) D’Antona sorella del noto concessionario d’auto Mino D’ Antona,  utilizzavano un’imbarcazione di lusso che avrebbe dovuto essere impiegata per fini commerciali, in realtà per scopi esclusivamente privati

In buona sostanza, ancor una volta si mascherava l’utilizzo personale del natante, stipulando fittizi contratti di locazione (per altro a prezzi inferiori a quelli di mercato), in favore di altre società riconducibili allo stesso nucleo familiare degli armatori, nonché agli armatori stessi. In tal modo, con la deduzione dei costi di gestione dello yacht dal reddito di impresa e la detrazione della corrispondente IVA, la società armatrice, nel complesso ha evaso per gli anni dal 2011 al 2015, un illecito risparmio di imposta superiore ai 300.000 euro.

Le due persone legate da vincoli familiari e a vario titolo legate alle società coinvolte nella frode fiscale, sono state denunciate per dichiarazione fraudolenta mediante altri artifizi e di emissione di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti. Proprio in tale contesto la Guardia di Finanza è in grado di sviluppare azioni incisive per contrastare l’evasione e le frodi fiscali che ostacolano la normale concorrenza tra le imprese e alterano le regole del mercato, danneggiando i cittadini e gli imprenditori onesti.

Ecco come la stampa locale ha pubblicato la notizia: priva dei nomi. Invece il CORRIERE DEL GIORNO pubblica SEMPRE e COMUNQUE anche i nomi !

 




Sequestrato dai Carabinieri del NOE pozzo inquinato dalla discarica Vergine

I Carabinieri del NOE il Nucleo Operativo Ecologico di Lecce,  nel corso delle operazioni di controllo effettuato in Località Palombara, isola amministrativa del Comune di Taranto, nel corso delle operazioni di campionamento delle acque sotterranee per la verifica dell’eventuale superamento della concentrazione della soglia di contaminazione di sostanze inquinanti, effettuate con l’ ausilio dell’ Arpa Puglia, mediante il prelievo delle acque prelevate dai pozzi ubicati nelle vicinanze della discarica “Vergine“, già posta sotto sequestro dal NOE nel febbraio 2014, hanno posto sotto sequestro preventivo d’urgenza il pozzo artesiano ubicato nelle immediate vicinanze della discarica sequestrata 3 anni fa, avendo accertato che a 60 metri di profondità la falda acquifera risultava contaminata dalla presenza di liquido oleoso di colore scuro, probabilmente contenente idrocarburi. Si è in attesa del risultato finale delle analisi in corso sui prelievi a campione effettuati

Il pozzo artesiano posto sotto sequestro è stato affidato in custodia giudiziale al proprietario, un pensionato del luogo, il quale a seguito delle approfondite indagini dirette dal sostituto procuratore della procura di Taranto dr. Lanfranco Marazia, è risultato essere assolutamente ignaro della situazione ed estraneo all’inquinamento in corso di accertamento.

 




Sequestrati beni per 280mila euro a due imprenditori di Maruggio

I finanzieri della Compagnia di Manduria comandati dal Cap. Giuseppe Lorenzo hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” –ex art. 321 c.p.p.-, di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un totale di 280 mila euro, nei confronti di due imprenditori di Maruggio (TA), Gaetano D’ Angeli e Salvatore Lorenzo titolari dell ’impresa NEW EURO TYRE operante nel settore della commercializzazione di pneumatici, che dopo l’accertamento fiscale effettuato di finanzieri per l’anno 2012 e 2013 si erano liberati dell’intestazione della società, affidandola ad una testa di legno, l’egiziano Dardir Ahmed Mohammed Monsur. il quale ha dapprima trasferito la sede legale in Sicilia a Licata, rendendosi subito dopo irreperibile.

I finanzieri hanno accertato che la società NEW EURO TYRE, negli anni 2012 e 2013, ha esercitato la propria attività in completa evasione degli obblighi fiscali, acquistando i pneumatici omettendo di istituire le scritture contabili obbligatorie e versare le relative imposte, risultando, pertanto, evasore totale. I tre imprenditori sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per la condotta illecita di cui all’articolo 5 del D.Lgs. 74/2000, relativa all’omessa dichiarazione dei redditi. L’ammontare complessivo del sequestro è pari al totale delle imposte evase in materia di II.DD. e I.V.A.

Il provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. dr. Pompeo Carriere del Tribunale di Taranto, su richiesta del dr. Lanfranco Marazia sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Taranto, consegue ad una verifica fiscale eseguita  Compagnia di Manduria delle Fiamme Gialle nei confronti della citata impresa, all’esito della quale è stata constatata la sottrazione a tassazione di ricavi per 800 mila euro e l’evasione di I.V.A. per 100 mila euro.

Il D’ Angeli successivamente ha aperto una nuova attività, la EUROTYRE con sedi a Maruggio e Taranto (con sede inVia Oberdan, 10e)  utilizzando sempre lo stesso prestanome Mohamed Ahmed Rajab,   mentre il socio Salvatore Lorenzo ha preferito spostarsi nella zona industriale di Bari, nelle vicinanze di Modugno aprendo una propria ditta la DG Pneumatici, nel tentativo di sfuggire ai controlli fiscali, continuando ad effettuare lo stesso tipo di attività importando pneumatici dall’estero.

Incredibilmente abbiano scoperto che la Eurotyre promuove sul suo sito internet un giornaletto locale online (ilGiornalediTaranto) di proprietà di un associazione presieduta dall’ex assessore regionale Fabrizio Nardoni e gestito dall’ accoppiata (marito e moglie)  Angelo Lorusso-Luisa Campetelli, tutti estranei all’inchiesta in questione. Una presenza comunque equivoca.




La Guardia di Finanza arresta 7 persone per una truffa da 4milioni di euro all’ INPS

schermata-2016-11-04-alle-15-56-52Militari del comando provinciale della  Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di 7 persone, facenti parte di un sodalizio criminoso finalizzato alla commissione dei reati di falso in atti pubblici e truffa aggravata continuata ai danni dell’I.N.P.S.. La misura, disposta dal G.I.P. dott. Benedetto Ruberto presso il Tribunale di Taranto su richiesta del pm dr. Lanfranco Marazia della Procura della Repubblica, a seguito delle indagini svolte dalle Fiamme Gialle nei confronti di tre aziende agricole con sede a Ginosa e Palagiano, per le quali è stata accertata una elevata sproporzione tra le attività colturali effettivamente eseguite ed il numero di dipendenti e delle giornate lavorative denunciate, eccedente di molto rispetto all’effettivo fabbisogno di manodopera computato in relazione all’estensione delle superfici dei terreni di pertinenza delle aziende medesime.

GdF operazioneIn particolare, i finanzieri hanno individuato tre distinte organizzazioni “coordinate” dal 57enne Giovanni Lippolis, residente a Ginosa, dipendente civile del Ministero della Difesa, sindacalista, nonché consulente del lavoro con un proprio personale accredito telematico presso l’I.N.P.S.. Il Lippolis con la complicità del 43enne Domenico Caforio  di Palagiano, anch’egli consulente del lavoro, e di alcuni titolari di aziende agricole, reclutava numerosi falsi braccianti interessati a farsi assumere fittiziamente, dai quali percepiva somme di denaro di importo variabile dai 7 ai 14 euro per ciascuna delle giornate lavorative dichiarate all’I.N.P.S..

Gli stessi Lippolis e Caforio provvedevano ad inserire i dati riferiti ai predetti falsi rapporti di lavoro e quindi alle false giornate mai prestate nel sistema informatico del citato Ente previdenziale, al fine di pre-costituire fittizie posizioni contributive necessarie per ottenere l’erogazione di prestazioni assistenziali, quali indennità di disoccupazione, assegni familiari, assegni per malattia e maternità.

Complessivamente sono state individuate responsabilità in capo a 91 persone, per un danno procurato all’I.N.P.S. pari a 4 milioni di euro. Oltre ai citati Lippolis Caforio   la misura degli arresti domiciliari è scattata anche per gli imprenditori agricoli  Davide Mappa e Luigi Rocco Giosuè, precedentemente arrestato  per ricettazione di mezzi agricoli nel 2013,  e nei confronti di tre intermediari Antonio Arnesano, Salvatore Iona ed Antonio Iona posti anch’essi ai domiciliari.




Taranto. 4 arresti e sequestro di 1milione e 256mila euro operati dalla Guardia di Finanza

CdG Vito Antonio BrunoLe Fiamme Gialle  del Nucleo di Polizia Tributaria del Comando Provinciale di Taranto hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dal  G.I.P. del Tribunale di Taranto  dr. Vilma Gilli , su richiesta formulata dal Pubblico Ministero titolare dell’inchiesta dr. Lanfranco Marazia nei confronti dell’imprenditore tarantino Vitantonio (per gli amici Antonio) Bruno  39 anni, a destra nella foto, peraltro già “fallito” in precedenza, nonché di arresti domiciliari per la famiglia al completo, composta dal genitore Donato Bruno   61anni, la sorella Ada Bruno 38anni,  e la moglie Chiara De Pace  40anni.

L’ operazione  è l’epilogo di indagini delegate dal sostituto procuratore dr. Mararia, all’esito delle quali è stato scoperto un sodalizio criminoso organizzato Vitantonio Bruno, con la partecipazione dei suoi più stretti familiari, finalizzato alla commissione di reati in materia fallimentare ( bancarotta) e tributaria (emissione fatture false, occultamento documenti contabili) e di truffe (fatturazione per servizi non prestati) in danno di Enti pubblici.

nella foto Vincenzo Caffio

Vitantonio Bruno, già  amministratore di una società esercente l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, la GS General srl dichiarata fallita nel febbraio 2013, si è reso responsabile dei reati di bancarotta fraudolenta, distrazione di beni strumentali aziendali e di occultamento delle scritture contabili obbligatorie. Inoltre, pur non rivestendo alcuna qualifica nell’organigramma di due società, la GSA Ristorazione srl operante nella ristorazione aziendale e la Italpulizie srl operante nel settore delle pulizie e sanificazioni civili e industriali , che a seguito del fallimento della sua predetta impresa venivano formalmente amministrate dai citati familiari,  con la complicità di Vincenzo Caffio (nella foto a sinistra) un commercialista tarantino,  ha emesso e utilizzato fatture per operazioni inesistenti, tali da rendere false ed irregolari le dichiarazioni dei redditi delle due neocostituite società.

CdG comune di Taranto

Attraverso la società di pulizie, è stata posta in essere una serie considerevoli di truffe aggravate in danno del Comune di Taranto, della Marina Militare (sedi di Taranto, Brindisi e Napoli) e dell’Aeronautica Militare di Taranto fatturando loro rapporti di prestazioni di pulizie e sanificazioni indicando ore lavorative di gran lunga superiori a quelle effettivamente prestate. Questa truffa ammontava  complessivamente  a 198 mila euro.   Ancora una volta una vicenda giudiziaria che vede coinvolta a Taranto la Marina Militare coinvolta come parte lesa, nel settore degli appalti e forniture che hanno portato in carcere la settimana scorsa i due ufficiali di Maricommi Taranto arrestati con le mani nel sacco.

CdG marina militare

A seguito delle verifiche ed accertamenti investigativi della Fiamme Gialle , il G.I.P. del Tribunale di Taranto dr. Vilma Gilli, su richiesta formulata dal Pubblico Ministero dr. Lanfranco Marazia, ha disposto le misure cautelari personali nonché, adottato nei confronti del commercialista Vincenzo Caffio, un provvedimento di divieto temporaneo all’esercizio dell’attività di commercialista e revisore dei conti per la durata di 12 mesi .

CdG base areonautica militare TA

Il G.I.P. dr.ssa Gilli ha disposto altresì il sequestro preventivo , finalizzato alla confisca per equivalente,  dei beni mobili, immobili (intestati ad una società di famiglia, la FIRST Immobiliare srl, quote societarie e disponibilità finanziarie nella disponibilità di Vitantonio Bruno e dei suoi familiari, per un importo complessivo di 1 milione e 256 mila euro, cioè il profitto calcolato quale sommatoria dei delitti di distrazione fallimentare, evasione fiscale e truffa aggravata.

La famiglia Bruno era già nota alle indagini della magistratura a seguito dell’inchiesta sulle forniture alla Marina Militare condotta dal Pm Maurizio Carbone, ed in particolare i fratelli Ada e Vito Antonio Bruno avrebbe ottenuto 50mila euro dalla Marina in cambio di una fornitura di carne alla nave Cavour (sotto nella foto) della Marina Militare, fornitura in realtà mai effettuata.

schermata-2016-09-22-alle-11-37-37La Guardia di Finanza lo scorso luglio, riuscì   ad accertare che  come risultava dai registri di entrata, quella carne di fatto non era mai entrata all’interno della base navale di Chiapparo sul Mar Grande. Peraltro dagli accertamenti svolte dai finanzieri guidati dal Ten.Col. Renato Turco,  venne accertato che la società in questione, la GSA Ristorazione non deteneva automezzi predisposti a trasportare quei quantitativo di carne, e che una società  del Nord Italia dalla quale sarebbe stata acquistata la carne, in realtà aveva fornito   alla società tarantina oggetto degli accertamenti fiscali e conseguenti indagine, carne per quell’importo per un periodo di tempo molto più  lungo,  e non soltanto in una sola occasione come i fratelli Bruno avevano falsamente dichiarato.

I reati contestati dalla Guardia di Finanza alla società controllata dalla famiglia Bruno per la vicenda della Nave Cavour, sono quelli di “concorso in truffa aggravata” ai danni dello Stato e falso in atto pubblico. Le Fiamme Gialle su disposizione del giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone, hanno sequestrato i conti correnti dei Bruno fino alla concorrenza di 50  mila euro cioè la cifra percepita illegalmente dalla Marina Militare, e le conseguenti indagini sono in corso  per accertare se parte di quella somma abbia preso altre strade, finendo nelle tasche di qualche ufficiale corrotto.

CdG Chiesa_del_CarmineDagli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza si è evinto anche che l’arrestato Vito Antonio Bruno, noto confratello della Confraternita del Carmine, aveva pagato 25 mila euro per far parte del gruppo di confratelli che si era aggiudicato la statua dell’ Addolorata, e che era solito effettuare acquisti in una nota gioielleria del centro pagando sempre rigorosamente per contanti. Ma i soldi lasciano sempre tracce….

Le indagini sulle forniture la Guardia di Finanza alla base della Marina Militare di Taranto non sono finite in quanto i finanzieri stanno effettuando controlli a 360° e sono molti in queste ore ad avere più di qualcosa da temere….




Quattro direttori dell’ Ilva di Taranto indagati per la gestione della discarica

Schermata 2016-07-18 alle 11.44.23I Finanzieri del Comando Provinciale di Taranto, in forza al Nucleo di Polizia Tributaria del capoluogo, hanno concluso le indagini delegate della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, coordinate dal sostituto procuratore della repubblica di Taranto  dr. Lanfranco Marazia, notificando avvisi di conclusione delle indagini e contestuali informazioni di Garanzia nei confronti degli ultimi direttori pro-tempore dello stabilimento siderurgico di Taranto già ILVA S.p.A. ora ILVA S.p.A. in amministrazione straordinaria,  Salvatore De Felice, Adolfo Buffo, Antonio Lupoli, e dell’attuale direttore dello stabilimento ILVA di Taranto Ruggero Cola per reati ambientali riferibili, specificamente, alla illecita gestione di una “discarica di rifiuti speciali, pericolosi ed ecotossici” (classificati HP14 ai sensi del Reg. 1357/2014 UE), solidi e liquidi, rinvenuti in un’area interna all’opificio di circa 2.000 metri quadrati.

L’attività è stata sviluppata successivamente al sequestro di n. 5 vasche di raccolta di liquidi e solidi provenienti dall’impianto di laminazione dell’acciaio denominato SLABBING1 – BRA1, dismesso negli anni 1983 – 1984, contenenti circa 2.000 metri cubi di rifiuti oleosi contraddistinti dal codice CER 160708; n. 33 bulks da 1.000 litri cadauno contenenti rifiuti liquidi oleosi, in parte classificati come i predetti; n. 30 sacconi in materiale sintetico contenenti rifiuti solidi dichiarati come “scarti della rottamazione” di tubazioni di gas coke, rimosse nello stesso stabilimento.

Schermata 2016-07-18 alle 11.44.12I reati contestati sono quelli di: “stoccaggio non autorizzato e abbandono continuato di rifiuti speciali pericolosi“; “gestione di discarica non autorizzata di rifiuti speciali pericolosi“; “violazione della disciplina sul trattamento delle acque meteoriche di dilavamento“; “miscelazione clandestina di rifiuti“; “omessa bonifica delle aree in sequestro (reato previsto dall’art. 452 terdecies c.p. introdotto con la legge n. 68/2015) contestato all’attuale direttore di stabilimento“.

Per il reato di gestione non autorizzata di una discarica di rifiuti speciali, pericolosi ecotossici, è ravvisabile la responsabilità amministrativa di ILVA Spa in amministrazione straordinaria, in aggiunta alla responsabilità penale dei direttore pro-tempore dello stabilimento siderurgico di Taranto, le cui condotte illecite hanno comunque prodotto vantaggi alla stessa società. Nonostante che da circa 4 mesi ILVA Spa in A.S. abbia richiesto ed ottenuto autorizzazione ad eseguire la bonifica dell’area in sequestro, al momento la stessa non è stata ancora avviata.

 

 

 




I Carabinieri del Noe di Lecce sequestrano lo stabilimento turistico “Fatamorgana”

I Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce comandati dal Ten. Col. Nicola Candido, in Marina di Pulsano (TA),  questa mattina hanno sottoposto a sequestro preventivo d’urgenza l’intero compendio immobiliare dello stabilimento balneare turistico  “Fata Morgana” in esecuzione del decreto di sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla sostituto procuratore dr.Lanfranco Marazia della Procura della Repubblica di Taranto ,a conclusione di complesse ed articolate indagini avviate a seguito del sequestro effettuato lo scorso 15 aprile di un manufatto in cemento armato destinato al posizionamento di vasche per idromassaggi.

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Gli accertamenti svolti dai Carabinieri del NOE di Lecce e la consulenza tecnica disposta dalla Procura di Taranto hanno consentito di verificare che, in area sottoposta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico, altresì ricadente in area di rispetto dal confine demaniale, si realizzava una nuova costruzione mediante demolizione e ricostruzione di due corpi di fabbrica destinati a bar, ristorante, self service e centro benessere, alterando la sagoma originaria ed incrementando le volumetrie e le superfici utili calpestabili, anche con la realizzazione di un locale interrato destinato a deposito, il tutto in totale difformità del permesso di costruire che consentiva soltanto la manutenzione straordinaria dei fabbricati preesistenti e non la loro demolizione con conseguente nuova costruzione.

Le indagini svolte hanno consentito di ricostruire l’iter seguito per concedere i titoli abilitativi alle opere e di verificare la conformità di quanto già realizzato; il consulente tecnico nell’acquisire presso i vari enti intervenuti nel procedimento autorizzatorio (ASL Taranto, Servizio Regionale Foreste di Taranto, Sovrintendenza ai Beni Architettonici e paesaggistici di Lecce e Capitaneria di Porto di Taranto ) le copie progettuali ed i relativi pareri ha riscontrato che presso i diversi enti erano stati presentati progetti fra loro difformi e non collimanti con quello principale depositato presso l’Ufficio tecnico di Pulsano; da ciò discende che l’intero procedimento appare essere viziato.

Allo stato attuale sono tre le persone indagate, il committente dei lavori cioè il rappresentante legale ed amministratore unico della società ITALCAVE s.p.a. (Gruppo F.lli Caramia) proprietaria dello stabilimento, il rappresentante della ditta esecutrice dei lavori ed il tecnico progettista e direttore dei lavori; le ipotesi di reato contestate sono quelle dell’abusivismo edilizio, per aver realizzato, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, idrogeologico e demaniale, opere edili in totale difformità rispetto ai titoli abilitativi.




Nuovi guai giudiziari in arrivo per il consigliere comunale uscente di Massafra Nicola Zanframundo (UdC) ?

Fra le persone per le quali  il sostituto procuratore della Repubblica dottoressa Filomena Di Tursi chiese   nell’autunno del 2014 il procedimento  con richiesta di  rinvio a giudizio , cioè il processo per lo scandalo della casa a luci rosse di Martina Franca, compare anche il consigliere comunale uscente (UdC) di Massafra Nicola Zanframundo, 43 anni , a carico del quale negli ultimi mesi vi sarebbero in corso delle ulteriori indagini in corso da parte del distaccamento della Compagnia Carabinieri di Taranto presso il comando della Marina Militare , su delega della Procura.

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Zanframundo è infatti un maresciallo della Marina Militare, e da accertamenti in corso sarebbero emerse delle irregolarità collegate al suo incarico politico ed il suo lavoro presso la Marina, per il quale i militari dell’ Arma hanno richiesto agli uffici del Comune di Massafra tutti i documenti inerenti agli impegni istituzionali (consiglio comunale, sedute di commissione ecc.) , che secondo voci ricorrenti molto spesso contrasterebbero con quanto risultante alla Marina Militare.

Secondo voci interne, infatti, vi sarebbero persino delle registrazioni effettuate in cui il Zanframundo avrebbe fornito delle spiegazioni poco chiare, ma sopratutto molto poco legali ad un suo superiore che avrebbe richiesto ed attivato l’intervento dell’ Arma.

 

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nella foto Maurizio Baccaro

In vista delle imminenti elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale,  il partito di Zanframundo , cioè l’UDC-Unione di Centro ha aderito alla lista civica Strada Maggiore che vede delle alleanze a dir poco incredibili accanto ad  Ambiente e Sinistra Massafra(gruppo Sel-Vendola-Dario Stefano) ed Area Popolare per Massafra” .

In occasione della presentazione di questo insolito raggruppamento politico , Maurizio Baccaro, il coordinatore di ‘Ambiente e Sinistra Massafra’ dichiarò  “Serve una svolta per la città  In questi 10 anni, l’unica certezza avuta per i massafresi è stato l’aumento delle tasse e dei debiti provenienti dalla gestione dei rifiuti mentre paradossalmente si continuava a dare pareri favorevoli a raddoppiare impianti esistenti o a realizzarne di nuovi, e a importare rifiuti da altri territori. Servono trasparenza e investimenti in progetti che ridistribuiscano risorse e protagonismo verso tutti gli attori economici e sociali della Città di Massafra. Per farlo servono idee chiare, competenze, determinazione e ricambio generazionale”.

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Ma forse Baccaro ha la memoria “corta” ed ha dimenticato il rinvio a giudizio di Nichi Vendola per il processo Ambiente Svenduto, e la vicinanza in altri affari del “massafrese” Fabrizio Nardoni all’imprenditore Mario Petrelli che gestiva la discarica “Vergine” di Lizzano, messa sotto sequestro dal Noe il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce guidati dal Tenente colonnello Nicola Candido, sotto il coordinamento dei pubblici ministeri Lanfranco Marazia ed Alessio Coccioli, guadagni ottenuti grazie a questa omissione ammonterebbero a oltre 6milioni di euro. Denaro che danneggiando la salute e la qualità della vita dei cittadini di Lizzano è finito così nelle casse aziendali. che a seguito di un decreto di sequestro per equivalente ha bloccato le risorse finanziarie,  azioni e beni delle società che in questi anni hanno gestito l’impianto per un ammontare complessivo di poco superiore ai 6milioni.

Sentire parlare di “idee chiare, competenze, determinazione e ricambio generazionale”  da chi proviene da certi gruppi e gruppetti è a dir poco esilerante !




Bloccata dalla Procura la strada statale Martina Franca-Locorotondo a rischio di cedimento

Schermata 2016-02-12 alle 20.54.28I Carabinieri del NOE il Nucleo Operativo Ecologico di Legge, hanno eseguito oggi un sequestro preventivo d’urgenza emesso dal sostituto procuratore dr. Lanfranco Marazia della Procura della Repubblica di Taranto, nell’ambito delle indagini relativi al sequestro del depuratore locale, che ha disposto l’interdizione assoluta al traffico della S.S 172 che collega il centro abitato di Martina Franca (TA) a quello dell’ adiacente comune di Locorotondo (BA)  per il tratto che intercorre fra il km. 45+200 al km 45+500, vietandone il transito a persone ed automezzi (ad eccezione dei frontisti) in quanto vi è il serio e grave percolo di cedimento della strada. Ad attestare il forte rischio la consulenza tecnica disposta con urgenza dall’ Autorità Giudiziaria che ha confermato quanto emergeva dal verbale di sopralluogo redatto dai Carabinieri del NOE in occasione di esecuzione del sequestro del depuratore.

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Schermata 2016-02-12 alle 20.54.28Sono in corso anche ulteriori accertamenti per individuare i responsabili del reato ipotizzato dalla Procura di Taranto, e cioè di aver messo in pericolo, consapevolmente e quindi colpevolmente, la sicurezza dei pubblici trasporti a causa del progressivo cedimento del manto stradale e del crollo del muro di contenimento, omettendo qualsiasi tipo di intervento di protezione e di messa in sicurezza del tratto stradale adiacente lo scarico del depuratore malgestito e quindi sequestrato. L’esecuzione del provvedimento della Procura ha reso necessario il coinvolgimento dell’ ANAS di Bari per  individuare dei percorsi alternativi per  garantire i collegamenti tra Martina e Franca e Locorotondo, che stanno per essere assicurati con opportuna segnaletica

 




Falda contaminata a Martina Franca, i Carabinieri del NOE sequestrano depuratore

Schermata 2016-02-10 alle 00.27.34I Carabinieri del Noe-Nucleo operativo ecologico di Lecce hanno sottoposti a sequestro preventivo, con provvisoria facoltà d’uso l’impianto di depurazione delle acque reflue civili di Martina Franca, gestito dall’Acquedotto Pugliese spa, al pari di tutti gli analoghi depuratori in territorio regionale, ed anche lo scarico attualmente asservito all’impianto in questione, situato in località “Pastore” all’interno di un terreno di proprietà privata.

L’autorità giudiziaria da disposto contestualmente al sequestro la nomina quali amministratori e custodi giudiziari dei beni sequestrati, il rappresentante legale pro-tempore dell’ Acquedotto Pugliese spa, sul quale pende il compito di garantire la continuità del servizio di depurazione delle acque conformemente ai limiti di legge ed alle norme di settore, prevedendo il ripristino immediato dell’efficienza delle componenti dell’impianto attualmente fuori servizio, e del Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, con riferimento allo scarico attualmente in uso, nonostante sia privo di autorizzazione, con l’obbligo di individuare entro 60 giorni una soluzione tecnico alternativa eco-compatibile.

CdG procura tarantoL’indagine coordinata dal sostituto procuratore dr. Lanfranco Marazia  della Procura di Taranto, ed affidata ai militari del Comando Carabinieri NOE di Lecce  – è partita nel dicembre 2013, a seguito dell’apertura di una vera e propria voragine, profonda diversi metri, che si trovata all’altezza del recapito finale del depuratore nel cuore della Valle d’ Itria, dove attualmente vi sono presenti interi terreni coltivati a  vigneto che vengono sistematicamente invasi dai reflui maleodoranti, causati dall’assoluta inadeguatezza dello scarico attualmente utilizzato.

Questo scarico ad oggi è costituito da un inghiottitoio naturale che trasporta gli effluenti inquinanti del ciclo di depurazione nel sottosuolo, intaccando la salubrità delle acque sotterranee per effetto dell’estrema vulnerabilità della falda profonda in territorio carsico come è appunto quello della Valle d’ Itria.

Le analisi chimico fisiche su campioni di acque prelevate dai pozzi ubicati in un raggio di un chilometro dallo scarico sequestrato dal Noe, hanno evidenziato superamenti dei limiti tabellari per parametri quali il cloro, l’azoto totale, il fosforo, i solidi sospesi ed i tensioattivi anionici e totali.

Schermata 2016-02-10 alle 00.28.30Grazie alle analisi effettuate si è così raggiunta la prova che le acque della falda profonda, che alimentano i pozzi ispezionati dai Carabinieri del NOE, risultano contaminate dai reflui provenienti da un depuratore che non funziona adeguatamente per tale ragione si ipotizza a carico dei responsabili dell’ Acquedotto Pugliese spa, il delitto di avvelenamento colposo di acque destinate al consumo alimentare.

La consulenza tecnica disposta dal pm Marazia ha infatti evidenziato macroscopiche carenze imputabili al gestore dell’impianto, al quale è da ricondurre la scarsa efficienza del ciclo di depurazione e quindi la pessima qualità degli effluenti immessi nello scarico.

Le conseguenze immediate di una condotta come questa, sono state quelle di aver dato vita ad un vero e proprio smaltimento illecito di rifiuti costituiti da fanghi di depurazione.  Inoltre lo scarico privo delle previste autorizzazioni, oltre a determinare la contaminazione della falda ha anche causato un rischio idrologico molto serio, cointeressando i terreni adiacenti alla Strada Statale 172 Locorotondo-Martina Franca e della stessa sede stradale, su cui sono state rilevate lessioni e fessurazioni oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi ancora in corso.

CdG cc noe_martina francaI Carabinieri del NOE hanno evidenziato nella loro relazione al magistrato, che uno scarico oltre a non essere autorizzato, è gravemente pericoloso per l’incolumità pubblica, sia per l’aspetto della salute umana, considerato l’attingimento di acque inquinate potenzialmente destinate anche al consumo umano, sia per quello del rischio idrogeologico, con particolare riferimento al transito sulla Strada Statale 172 che potrebbe essere interessata da progressivi cedimenti del manto stradale con conseguenti rischi per la sicurezza della circolazione veicolare

Al momento sono 4 persone iscritte nel registro degli indagati della procura di Taranto, per reati che consistono nell’ ‘” inadempimento di contratti di pubbliche forniture”  perchè “venendo meno agli obblighi derivanti dalla convenzione per la gestione del servizio idrico integrato nell’ ato Puglia facevano mancare il funzionamento di talune unità/componenti dell’impianto di depurazione determinando l’inosservanza degli standard minimi di qualità del refluo depurato”, nel “superamento dei limiti tabellari previsti per lo scarico”, nellosmaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da fanghi di depurazione”, e nell’ avvelenamento di acque mediante immissione in falda profonda, attraverso il recapito finale non autorizzato costituito dall’inghiottitoio naturale di località Pastore, degli effluenti del ciclo di depurazione contenenti sostanze inquinanti pericolose per la salute umana




Sequestrato lo stabilimento balneare “Le Mareè” a Lama, sulla costiera tarantina

Il Giudice per le indagini preliminari  Dott.ssa Vilma Gilli ha emesso un  “decreto di sequestro preventivo” dietro richiesta del Pubblico Ministero, Dott. Lanfranco Marazia a seguito di una prolungata attività di indagine condotta dal personale militare del Nucleo Difesa Mare della Capitaneria di porto di Taranto, che si è avvalsa della collaborazione della Polizia locale di Taranto, nei confronti dello stabilimento balneare denominato “La Mareè” conosciuto anche   “Puerto Higo Chumbo” ( Localita’ “Lama” – Comune di Taranto) in relazione all’occupazione demaniale installata dallo stesso in quel tratto di costa.

FOTO-2Le attività di monitoraggio dell’area costiera, con ripetuti sopralluoghi presso lo  stabilimento balneare in questione, effettuati di concerto con gli agenti ed i tecnici dell’ Ufficio Tecnico del Comune di Taranto e del settore “Edilizia”  della Polizia Locale , hanno consentito di accertare la presenza su pubblico demanio marittimo di numerose opere illegali (strutture in legno e metalliche, una piattaforma avente superficie complessiva di  mq. 350 circa, dei camminamenti, delle pedane e delle passerelle in legno ancorate con struttura metallica infissa negli scogli, una discesa a mare  avente lunghezza di mt. 30 ed una larghezza di mt. 2 ecc., tutte strutture ed opere realizzate presso il citato stabilimento in un’ area che è sottoposta a vincoli paesaggistici e idrogeologici ben specifici ed in assenza ed in totale difformità dai prescritti titoli abilitativi, cioè le necessarie autorizzazioni.

FOTO-1Le opere e strutture “abusive” accertate, sono state realizzate dai titolari dello stabilimento balneare “La Mareè”, sia su area demaniale marittima che nella proprietà privata ricadente nella fascia di rispetto dei 30 mt dal confine demaniale marittimo, area sottoposta, come noto, tra l’altro, ai sensi del Codice della navigazione, ad appositi provvedimenti autorizzativi dell’Autorità marittima a fini di sicurezza della navigazione, per quanto attiene alla realizzazione di nuove opere. Quanto realizzato ha determinato un significativo pregiudizio in relazione ai vincoli  ambientali e paesaggistici a cui l’area in questione è sottoposta, in particolare a causa della realizzazione di diverse opere in conglomerato cementizio ancorate alla roccia, con perforazione degli scogli finalizzata all’installazione permanente delle stesse in prossimità del m




Arrestato un incensurato con un chilo di cocaina pura

Durante le prime ore della mattinata, i Carabinieri del Reparto Operativa della Compagnia di Taranto hanno arrestato un  23enne incensurato tarantino,  Aldo Solfrizzi, sorpreso mentre era in possesso di 1 kg di cocaina. I militari, in abiti borghesi e a bordo di autovettura civetta, nell’ambito di uno dei molti servizi finalizzati alla repressione dell’attività di spaccio di sostanze stupefacenti nel rione Tamburi, hanno fermato in via Deledda un giovane alla guida di uno scooter.

L’alt intimato dai Carabinieri ha sortito subito nel centauro un senso di disorientamento, tanto da indurre i militari ad effettuare con decisione una manovra fulminea per bloccare il motociclo. Uno dei Carabinieri è persino dovuto uscire al volo dall’autovettura di servizio per evitare che il soggetto, invertendo il senso di marcia, potesse sfuggire al controllo.

Schermata 2015-03-05 alle 20.18.22Fermato e perquisito, è stato subito svelato il mistero per cui il 23enne mostrava tanta agitazione: all’interno del borsello conservava un involucro ben sigillato con nastro adesivo da imballaggio contenente 1 kg di cocaina purissima. Il giovane, all’esito del controllo, è stato immediatamente condotto presso gli uffici di Viale Virgilio, ove è stato dichiarato in arresto e poi tradotto presso la locale casa circondariale a disposizione del PM di turno, dott. Lanfranco Marazia.

La cocaina, dal valore è stimato intorno ai 1oomila euro, è stata sequestrata per le successive analisi presso il Laboratorio del Comando Provinciale di Taranto.




I Carabinieri eseguono a Statte un provvedimento di aggravamento di misura cautelare per uno stalker

I Carabinieri della Stazione di Statte insieme ai colleghi della Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Taranto, hanno eseguito un provvedimento di aggravamento di misura cautelare nei confronti di un 29enne di Taranto che, già sottoposto agli arresti domiciliari, è stato sottoposto alla misura più afflittiva della custodia cautelare in carcere.

Il giovane era stato arrestato a marzo dell’anno scorso, poiché responsabile di atti persecutori (stalking) nei confronti di una donna di Statte. In quell’occasione, aveva addirittura investito volontariamente, con la propria auto, la vittima, colpevole di rifiutare le sue avances, procurandole lesioni guaribili in 20 giorni, e rendendosi così responsabile anche del più grave reato di tentato omicidio.

L’individuo sebbene agli arresti domiciliari per le ragioni anzidette, invece di ravvedersi, perseverava nel tormentare la malcapitata, alla quale indirizzava innumerevoli squilli telefonici e comunicazioni minatorie. Lo stesso, inoltre, pubblicava su alcuni social network annunci a sfondo sessuale e foto riferite alla donna, arrivando anche ad attivare e/o modificare le condizioni di forniture di utenze domestiche intestate alla vittima, on-line o telefonicamente, facendo credere di essere la parte interessata. La donna, pertanto, oltre alle evidenti sofferenze morali e psicologiche subiva anche un danno economico.

In considerazione delle ulteriori condotte di stalking poste in essere dall’interessato ai danni della sua vittima, il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Taranto dr.ssa Vilma Gilli, concordando con il pubblico ministero titolare delle indagini dr. Lanfranco Marazia e con gli ulteriori riscontri investigativi dei Carabinieri, disponeva l’applicazione della custodia cautelare in carcere, in sostituzione degli arresti domiciliari ritenuti non sufficienti ad infrenare la condotta criminosa del soggetto che, pertanto, veniva associato presso la Casa Circondariale di Taranto a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 




Giornale di Taranto ? O meglio “di Fabrizio Nardoni” !

Un lettore ci ha segnalato la presenza di un pò troppi articoli preceduti dal “riceviamo e volentieri pubblichiamo”  che apparivano sulla testata giornalistica online “GiornalediTaranto” a firma di Luisa Campatelli, ex direttore del defunto quotidiano “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania” edito dalla società  Cooperativa 19 luglio in liquidazione coatta (procedura del diritto fallimentare)  disposta dal Ministero dello Sviluppo Economico, ed affidata al commissario liquidatore dr. Mauro Damiani,  il quale ha disposto la cessazione definitiva  delle pubblicazioni lo scorso 30 marzo 2014 a causa di un passivo gestionale di oltre 7 milioni di euro, ed allora ci siamo un pò incuriositi. In definitiva, si tratta pur sempre di un  concorrente (seppure modesto….)

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GIORNALE DI TARANTO

Schermata 2014-09-29 alle 22.02.10Incredibilmente e contrariamente alle norme di Legge sulla Stampa,  sul sito “GiornalediTaranto”  , che è una testata giornalistica, come risultante nel pubblico Registro della Stampa del Tribunale di Taranto (registrazione n. 4/2013 del 31/01/2013) , non compare il nome dell’editore in alcuna pagina o sezione del sito, così come non compare il nome del direttore responsabile, anche visitando la pagina “Chi siamo” dove non risulta nulla. Ed allora ci siamo incuriositi un pò ed abbiamo fatto noi alcuni accertamenti partendo dal Tribunale di Taranto. Ne abbiamo scoperto delle belle. Innanzitutto abbiamo scoperto che l’editore del quotidiano online in questione è l’Associazione OFFICINE di TARANTO, presso la quale ha sede nella città vecchia in via Duomo 170, la segreteria dell’assessore regionale Fabrizio Nardoni. A risultare direttore responsabile del quotidiano online è il pubblicista Angelo Lorusso, nipote della buonanima di Franco Lorusso indimenticato ed apprezzato sindaco democristiano di Taranto .  Dal luglio 1985 all’ ottobre 1997  Lorusso è dipendente dell’ associazione industriale di  Taranto dove incontra e stringe il suo legame con Fabrizio Nardoni, dirigendo l’  Ance , cioè la sezione costruttori edili e  nel novembre 1997 a ottobre 2012 diventa Direttore della Scuola Edile Taranto. Sempre accanto a Nardoni.

CHI E’ ANGELO LORUSSO

Nardoni e Lorusso

Nardoni e Lorusso

Dopo una carriera tarantina alla Camera di Commercio di Taranto, sotto l’ala protettiva di Paolo Sala, l’ ex presidente (deceduto anche lui) della CCIAA di Taranto e papà di Arnaldo Sala attuale consigliere regionale di Forza Italia ,  Angelo Lorusso   è passato a lavorare all’ Associazione Industriali di Taranto (ora cambiata in Confindustria Taranto) dove ha incontrato e stretto i suoi legami con  Fabrizio Nardoni quando costui era soltanto il presidente della sezione edili, e di lì il colpo di fulmine fra i due  folgorati sulla via di Vendola e Sel….

Angelo Lorusso

Angelo Lorusso

Dal gennaio 2013 Angelo Lorusso , cioè dalla data di avvenuta registrazione in Tribunale a Taranto  della testata “GiornalediTaranto“, risulta essere il direttore responsabile del quotidiano online, ricoprendo contestualmente dal luglio 2013 a febbraio 2014  la carica di presidente dell’ Associazione Officine Taranto. Nello stesso tempo  Lorusso è anche l’attuale coordinatore provinciale per Taranto del  Movimento “La Puglia per Vendola”. Dal gennaio al 28 ottobre 2013 è stato presidente dell’ Associazione Formare Puglia di Taranto – costituitasi nel 2010 ed accreditata dalla Regione Puglia soltanto nel 2013, guarda caso proprio allorquando Nardoni diventa assessore regionale.  Nell’ ottobre 2013 Lorusso da presidente diventa direttore generale dell’ Associazione Formare Puglia di Taranto, e si allarga… diventando nel maggio 2013 anche presidente dell’ Associazione FormAzione di Lecce anch’essa come per incanto  accreditata dalla Regione PugliaNardoni infatti si candidò alle ultime regionali con Sel venendo “trombato” dall’elettorato, e poi è stato ripagato-nominato da Vendola nel 2013 con la recente ed unica nomina ad assessore regionale “nominato”.

FORMARE PUGLIA, come scrivono nel sito, è un associazione culturale senza fini di lucro nata a giugno 2010 ed accreditata dalla Regione Puglia da aprile 2013, si pone l’obiettivo di soddisfare le esigenze dell’utenza e il miglioramento continuo di prodotti e servizi offerti. Cioè incassare soldi dalla Regione per i corsi di formazione professionale, e rilasciare tanti diplomi, di fatto inutili per la ricerca dio lavoro, secondo quanto ci hanno raccontato alcuni corsisti. Lecito chiedersi a questo punto: ma come fa a guadagnare e vivere  Angelo Lorusso se lavora per un’associazione senza scopo di lucro, e la moglie Luisa Campatelli è disoccupata, e senza neanche percepire la cassa integrazione o l’indennità  di disoccupazione dall’ INPGI , l’ Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani? 

Luisa Campatelli

Luisa Campatelli

E’ questo il rispetto etico da parte della “coppia” LorussoCampatelli.  entrambi iscritti all’ Ordine dei Giornalisti di Puglia per la  Carta dei Doveri del Giornalista   (emanata dall’ Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI,) che ha questi principi ” Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici. La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello Stato” ???

Ma non è finita qui. Infatti abbiamo ascoltato un’interessante storiella raccontaci fatto da una fonte abbastanza attendibile e notoriamente bene informata sulle vicende tarantine, il quale ci ha raccontato che  Lorusso e sua moglie, accompagnati da una terza persona (Nardoni, Petrelli ?) si sarebbero presentati alcuni mesi fa dal commissario liquidatore del CdG di Puglia e Lucania, il dr. Damiani, per chiedere l’acquisto o affitto della vecchia testata ormai chiusa e riportarla in edicola, avvalendosi delle norme di Legge sull’ Editoria, e quindi continuando ad avvalersi dei contributi pubblici. Ma nel frattempo dicono che proprio mentre si aspettava il rinnovo della concessione della discarica Vergine spa, gestita dalla Vergine srl a Lizzano, di competenza dalla Regione Puglia… l’ intervenuto sequestro operato dal NOE dei Carabinieri di Lecce su richiesta del pm Lanfranco Marazia ed emesso dal gip Valeria Ingenito dopo le indagini, durate un anno e mezzo,  abbia chiuso i “portafogli” degli interessati e l’operazione “Corriere” è sfumata.  A questo punto, per sempre. La festa è finita.