Ecco le consultazioni al Quirinale per la crisi di governo

ROMA – Nel pomeriggio di oggi martedì 27 agosto partono le consultazioni del Quirinale fino alle ore 19 di mercoledì 28 agosto si terrà il secondo giro di consultazioni al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il Colle ha comunicato il calendario degli incontri. L’ex capo dello Stato e senatore Giorgio Napolitano, non essendo presente a Roma, sarà sentito telefonicamente. L’Ufficio Stampa della Presidenza della Repubblica ha comunicato il calendario delle consultazioni.

Il calendario

Martedì 27 agosto 2019:

ORE 16.00

Mattarella incontra il presidente del Senato della Repubblica, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

ORE 17.00

Tocca al presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Roberto Fico.

ORE 18.20

Gruppo parlamentare misto del Senato, composto da Loredana De Petris, presidente del Gruppo Parlamentare Misto del Senato della Repubblica; Riccardo Nencini, vice presidente del Gruppo Misto e rappresentante della componente “PSI“; Pietro Grasso, rappresentante della componente “Liberi e Uguali“; Emma Bonino, rappresentante della componente “Più Europa con Emma Bonino“; Ricardo Antonio Merlo, rappresentante della componente “MAIE – Movimento Associativo Italiani all’Estero“.

ORE 18.40

Gruppo parlamentare misto della Camera dei Deputati composto da Manfred Schullian, presidente del Gruppo Parlamentare Misto della Camera dei Deputati; Alessandro Fusacchia, vice presidente del Gruppo Misto e rappresentante della componente +Europa-Centro Democratico“; Renate Gebhard, vice presidente del Gruppo Misto e rappresentante della componente Minoranze linguistiche; Maurizio Lupi, vice presidente del Gruppo Misto e rappresentante della componente “Noi con l’Italia – USEI“; Beatrice Lorenzin, vice presidente del Gruppo Misto e rappresentante della componente “CIVICA POPOLARE AP-PSI-Area Civica“; Catello Vitiello, vice presidente del Gruppo Misto e rappresentante della componente “Sogno Italia-10 volte meglio“; Antonio Tasso, rappresentante della componente “MAIE Movimento Associativo Italiani all’Estero“.

Mercoledì 28 agosto 2019

ORE 10.00

Gruppo parlamentare “per le Autonomie (SVP-PATT,UV) del Senato composto da Julia Unterberger, presidente del Gruppo Parlamentare “Per le Autonomie (SVP-PATT,UV)” del Senato; Albert Lanièce, vice presidente (UV); Gianclaudio Bressa, componente del Gruppo Parlamentare per le Autonomie.

ORE 10.30

Gruppo parlamentare “Liberi e Uguali” della Camera dei Deputati composto da Federico Fornaro, presidente del Gruppo Parlamentare “Liberi e Uguali” della Camera; Rossella Muroni , vice presidente vicario del Gruppo.

ORE 11.00

Gruppo parlamentare “Fratelli d’Italia” del Senato e della Camera composto da Luca Ciriani e Tommaso Foti, rispettivamente Presidente del Gruppo Parlamentare “Fratelli d’Italia” del Senato della Repubblica e Vice Presidente del Gruppo Parlamentare della Camera dei Deputati; Giorgia Meloni, Capo del Movimento “Fratelli d’Italia“.

ORE 16.00

Gruppo parlamentare “Partito Democratico” del Senato e della Camera composto da Andrea Marcucci; Graziano Delrio, rispettivamente Presidente del Gruppo Parlamentare “Partito Democratico” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; Nicola Zingaretti e Paolo Gentiloni, rispettivamente Segretario e Presidente del “Partito Democratico”; Paola De Micheli, vice segretario del “Partito Democratico“.

ORE 17.00

Gruppo parlamentare “Forza Italia – Berlusconi Presidente” del Senato e della Camera composto da Anna Maria Bernini e Mariastella Gelmini, rispettivamente Presidente del Gruppo Parlamentare “Forza Italia – Berlusconi Presidente” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; Silvio Berlusconi e Antonio Tajani, rispettivamente Presidente e Vice Presidente del Partito “Forza Italia – Berlusconi Presidente”.

ORE 18.00

Gruppo parlamentare “Lega-Salvini premier” del Senato e della Camera composta da Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, rispettivamente Presidente del Gruppo Parlamentare “Lega – Salvini Premier” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; Matteo Salvini, Segretario Federale del Partito “Lega – Salvini Premier“.

ORE 19.00

Gruppo parlamentare “Movimento 5 Stelle” del Senato e della Repubblica composto da Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, rispettivamente Presidente del Gruppo Parlamentare “MoVimento 5 Stelle” del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati; Luigi Di Maio, Capo della forza politica “MoVimento 5 Stelle“.




Leu non esiste più: la "creatura" politica della Boldrini e Grasso è arrivata al capolinea

ROMA –  Il partito Liberi e uguali (LeU) partito nato lo scorso 3 dicembre dalle idee politiche della coppia Boldrini-Grasso , che hanno cavalcato la  diaspora del Pd e dal commiato pre-elezioni cui ha dato seguito Pietro Grasso, all’epoca evidentemente fiducioso e ottimista sull’affermazione elettorale che invece, il 4 marzo. Ma l’aspettativa non c’è stata  e LeU non è arrivato a spegnere neanche la prima candelina durando meno di un anno.

Nessuno in realtà ha mai capito obiettivi e programmi di Leu la cui creazione ha però consentito la riconferma in Parlamento di Pietro Grasso, di Laura Boldrini e di pochi altri parlamentari (14 deputati e 4 senatori) sopravvissuti alle elezioni dello scorso 4 marzo, quando il partito, che nasce da una costola del Pd e dagli ex-adepti di Sel-Vendola raccolse a malapena il 3,3% dei voti.

 

Una storia già scritta segnata dal post voto.   Pier Luigi Bersani fu eletto alla Camera, Massimo D’ Alema venne “trombato” (cioè) non eletto al Senato nel suo collegio elettorale pugliese ritenuto “sicuro“… Arrivarono subito le prime defezioni ed in molti abbandonarono il partito. Il primo a lasciare fu Pippo Civati che, mancata la sua rielezione alla Camera, criticò la neonata creatura politica e se ne andò.

Anche Laura Boldrini subito dopo la rielezione in Parlamento, ha iniziato ad allontanarsi da Leu e di recente ha annunciato la formazione di una lista progressista e europeista. Soltanto Pietro Grasso ha cercato di tenere unito il partito, ma di fatto nessuno sembra averlo seguito. Ora tutti cercano di allontanarsi, senza però aver spento la candelina. E’ la politica, bellezza




Nichi Vendola colpito da infarto, operato, non è in pericolo

ROMA Lunedì scorso Nichi Vendola, accusando un malessere, è stato ricoverato all’Ospedale Gemelli di Roma, dove gli è stato diagnosticato un infarto. A Vendola, sottoposto a intervento chirurgico, è stato applicato uno stent e dopo l’operazione è stato ricoverato in Terapia intensiva. Nei prossimi giorni verranno fornite ulteriori notizie sul suo stato di salute. Non è in pericolo di vita, da quanto si apprende da fonti di Sinistra Italiana-Leu.

Il malore improvviso ha colpito Vendola a Roma, città in cui risiede, nella notte tra domenica 14 e lunedì 15 ottobre. L’allarme per le sue condizioni di salute è però scattato nella mattinata di lunedì, mentre si trovava alla Camera dei deputati   da dove è stato condotto al Policlinico Gemelli. . L’ex governatore della Regione Puglia è stato operato dal professor Antonio Rebuzzi, direttore dell’Unità intensiva cardiologica del Gemelli.

Vendola si trova in terapia intensiva, e sta meglio. Resterà ricoverato sotto osservazione in ospedale qualche giorno, come è normale in questi casi, anche se le sue condizioni non destano preoccupazioni, ma potrebbe essere necessario l’impianto anche di un altro stent. Nel pomeriggio, diffusasi la notizia del suo ricovero, sono pervenuti una marea di messaggi da militanti e amici, compagni di partito ed avversari politici, ma sopratutto moltissimi di auguri di pronta guarigione per l’ex deputato Prc, fondatore di Sinistra, ecologia e libertà, e presidente della Regione Puglia dal 2005 al 2015 .

I messaggi augurali di guarigione.  Nichi Vendola è una delle figure più importanti di tutta la storia politica pugliese e personalmente ho sempre apprezzato la grande passione che ha guidato il suo impegno politico. Oggi pomeriggio ci siamo presi un bello spavento, ma la cosa più importante è che non sia in pericolo di vita. E allora forza Nichi, guarisci presto, ti aspettiamo!“. così  scrive il deputato barese Alberto Losacco (Pd) sulla sua pagina Facebook.

Auguri di pronta guarigione e un grande in bocca al lupo a Nichi Vendola, avversario politico che rispetto e stimo pur non condividendo nulla delle sue idee o proposte. Torna presto in battaglia Nichi, ti aspettiamo, per criticarti come abbiamo sempre fatto, senza sconti” afferma Roberto Calderoli, vice presidente del Senato. “Siamo sempre stati su schieramenti politici opposti, ci siamo scontrati anche aspramente sulle idee e sui valori – scrive su twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera –  Ma oggi ho appreso con dispiacere la notizia del malore di @NichiVendola…gli faccio un grande in bocca al lupo e gli auguro una pronta e completa guarigione

“Forza Nichi, la Puglia è con te”  scrive in una nota il vicepresidente del Consiglio regionale pugliese, Peppino Longo, augurando una pronta guarigione all’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola. “Le notizie che giungono dalla capitale sullo stato di salute del presidente mi rassicurano” aggiunge Longo . “Sono certo che Vendola potrà presto riprendere a dare il giusto e attento contributo alla ripartenza democratica del Paese. Nichi  è un politico con la schiena dritta che continuerà a ben rappresentare le istanze di tutti in un momento storico in cui è indispensabile il mantenimento della coesione sociale a difesa della stabilità”  conclude Longo.

“A Nichi, che ho appena sentito, un grandissimo abbraccio. E l’augurio di tornare al più presto a casa con Ed e Tobia. E poi, al lavoro con tutti e tutte noi. #Vendola“. scrive su Twitter il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali. “Forza Nichi, siamo con te! #Vendola“. E’ il messaggio di pronta guarigione che ha inviato via twitter l’ex Presidente della Camera, Laura Boldrini,  all’ex governatore della Puglia. “Caro @NichiVendola, sono certo che ti riprenderai presto. Un grande abbraccio, Piero” scrive su Twitter Pietro Grasso senatore di Leu .

 




Palermo. In cinquemila da tutt’ Italia sotto l’albero intitolato al magistrato Falcone. Mattarella: “la mafia sara’ sconfitta”

ROMA – La “Nave della Legalità” ha portato mille ragazzi  con destinazione Palermo per celebrare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta, nel 26° anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. Gli studenti hanno trovato a bordo della nave un “equipaggio” speciale composto da 50 giovani dell’Università degli Studi di Milano accompagnati dal loro docente, il prof. Nando Dalla Chiesa.

Il “no” alle mafie è stato inoltre rilanciato in 10 Regioni da migliaia di studentesse e studenti in una sorta di “staffetta” a distanza. A coordinare le attività nelle città coinvolte saranno gli Uffici Scolastici Regionali. Complessivamente oltre 70.000 ragazze e ragazzi sono coinvolti in tutta Italia nelle iniziative di #PalermoChiamaItalia promosse dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone.

Il corteo di studenti arrivati da tutta Italia nell’aula bunker dell’ Ucciardone di Palermo al cui interno è stata allestita la mostra fotografica realizzata dall’agenzia di stampa ANSA “L’eredità di Falcone e Borsellino”, ha sfilato con lo striscione “Insieme per non dimenticare” . Un oceano umano con palloncini, striscioni e magliette indossate per ricordare i due magistrati uccisi dalla mafia e la loro scorta. Un altro corteo era partito  fa da via D’Amelio ed entrambi si sono riuniti davanti all’Albero di Falcone dove alle 17,58 si è tenuto un minuto di silenzio in onore alle vittime, dopo aver letto i nomi di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, preceduto dalle  urla in coro “Giovanni e Paolo”, degli oltre tremila studenti, scout e cittadini  presenti alla commemorazione.

 

Il presidente della corte del maxiprocesso, Giordano: “Si credeva che la mafia non potesse essere giudicata Dopo 32 anni il presidente della corte del maxiprocesso alla mafia,  Alfonso Giordano è tornato nell’aula bunker in cui è stata giudicata Cosa nostra. In un video proiettato durante la giornata della memoria per la strage di Capaci il presidente Giordano ha detto: “Ricordo ancora tutti quei giorni passati qui in attesa della conclusione di un processo che sembrava lontano da ogni possibilità umana. Fino a quel momento si credeva che la mafia non potesse essere giudicata“. Come vuole essere ricordato Giordano? “In un solo modo – risponde – e cioè come colui che ha gestito il processo con compostezza e in pace con la propria coscienza“.

Durante il percorso tantissimi gli abitanti dei quartieri di Palermo che hanno srotolato lenzuoli bianchi con la scritta “No alla mafia” dai balconi delle loro abitazioni. Sono più di 70mila le ragazze e i ragazzi che hanno partecipato in tutta Italia alle iniziative di #PalermoChiamaItalia, promosse dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Falcone. La sera prima nel corso degli incontri con gli studenti sulla nave è intervenuta Claudia Loi, sorella dell’agente delle scorta Emanuela, che ha ribadito quanto siano importanti iniziative come queste a sostegno della legalità, cosicché non debba più essere necessario morire per difendere certi valori.

“Palermo è nostra e non di Cosa Nostra”, scandivano i ragazzi che cantano e suonano lungo il percorso.  Al corteo hanno partecipato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Rhao e , Maria Falcone, sorella del giudice e presidente della Fondazione Falcone,  il presidente della Camera, Roberto Fico, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e Giovanni Legnini, vicepresidente del Csm,   il Capo della Polizia Franco Gabrielli, il rappresentante del FBI- Federal Bureau of Investigation  John Brosnan, due dei magistrati protagonisti del Maxiprocesso, Pietro Grasso e Giuseppe Ayala, rispettivamente giudice a latere e pubblico ministero dello storico processo contro Cosa Nostra istruito dai giudici Falcone e Borsellino.

Il procuratore nazionale Cafiero: “I partiti dimenticano l’antimafia” Vorrei che si verificasse per bene il contenuto; la certezza è che fino a oggi, anche dal punto di vista politico nell’ambito della campagne elettorali, non si è tenuto in alcun conto della priorità mafia. E questo è un discorso che non deve essere richiamato soltanto quando c’è una commemorazione come questa”  ha detto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho al suo arrivo nell’aula bunker, sul contratto di governo tra Lega e M5S rispetto ai temi della giustizia e della lotta alla mafia. “E’ un tema – ha aggiunto – sul quale occorrerebbe la massima sensibilità da parte di tutti, innanzitutto della politica, che possa stare al fianco di tutti coloro che svolgono un’attività diretta di contrasto ma sostenerla anche nell’ambito delle proiezioni programmatiche“.

Ayala: “Giovanni e Francesca mi hanno cambiato la vita” Con Giovanni Falcone e Francesca Morvillo avevo un legame decennale, finito il 23 maggio 1992 ma che probabilmente sarebbe continuato. Con loro mi è cambiata la vita due volte: quando abbiamo iniziato a lavorare insieme e dopo la loro morte. Francesca e Giovanni continuano a mancarmi ancora oggi“. Così Giuseppe Ayala, ex magistrato della Procura palermitana e componente dello storico pool antimafia, ha ricordato nell’aula bunker l’amico di una vita  Giovanni Falcone e sua moglie Francesca Morvillo, anche lei giudice .

Mattarella, ‘la mafia sara’ sconfitta’ . La mafia verrà sconfitta. E’ questa la forte, convinzione che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso nel giorno dell’ anniversario della strage mafiosa di Capaci, in cui furono uccisi il magistrato Giovanni Falcone, la moglie e magistrato Francesca Morvillo e tre uomini della loro scorta. Un’occasione anche per esprimere vicinanza e solidarietà ai familiari delle vittime. “Il testimone consegnato da Falcone e Borsellino camminerà sulle gambe di altri, come ebbe a dire lo stesso Falcone“, ha ricordato il capo dello Stato Sergio Mattarella alla partenza della Nave della Legalità, aggiungendo che la lotta alle mafie è “un impegno da riaffermare per sradicare questo fenomeno da tutti i territori del paese. La presenza della mafia ostacola lo sviluppo economico, frena le possibilità di lavoro, condiziona possibilità di vita sociale, riduce la libertà di ciascuno per questo è importante la testimonianza che state portando oggi e con la giornata di domani e le significative manifestazioni che ci saranno“.

Il Presidente della Repubblica ha ricordato con Falcone e Borsellino gli angeli custodi, quei ragazzi che tutelavano anche la nostra libertà, quei giovani hanno tutelato, difeso, garantito la vostra libertà crescita, il vostri futuro, li ricordiamo con riconoscenza e affetto, ringraziando i loro familiari. La solidarietà si deve trasformare in impegno come voi ragazzi state facendo con questa vostra traversata: un impegno di tutti contro le mafie, dell’intera comunità nazionale non solo delle forze dell’ordine e della magistratura. La vostra presenza rappresenta tutti noi”.

Maria Falcone: “Non abbiamo ancora vinto”. Gli insegnanti ci permettono di far camminare le idee di Giovanni – ha detto la sorella del giudice Giovanni Falconesulle gambe di tanti giovani e ci danno la speranza che ce la possiamo fare. Non abbiamo ancora vinto le mafie. E le notizie degli ultimi giorni ci danno la consapevolezza che esiste una mafia silente. Vogliamo continuare a coltivare la speranza“.

“Prenderemo Messina Denaro” ha detto il prefetto Franco Gabrielli, Capo sella polizia di Stato, all’aula bunker. “Questi criminali non hanno deliberatamente deciso di insabbiarsi – ha spiegato – Lo Stato è riuscito a fargli cambiare strategia“.

La giornata si si è conclusa ieri sera alle ore 19, con una messa in ricordo delle vittime di mafia, presso la Chiesa di San Domenico a Palermo.




“ Così il metodo Falcone ha rivoluzionato la lotta alla mafia”

di Attilio Bolzoni

Hanno lavorato con lui, fianco a fianco fin da quando ha iniziato ad ideare quel capolavoro d’ingegneria giudiziaria che è stato il maxi processo a Cosa Nostra. Con loro ce n’erano altri che non ci sono più — come Rocco Chinnici e i poliziotti Beppe Montana e Ninni Cassarà, o come Antonino Caponnetto e Antonio Manganelli — ma quelli che ritroverete qui lo possono raccontare ancora oggi.
L’hanno incontrato tutti nel piccolo bunker del Palazzo di Giustizia di Palermo, hanno visto nascere sulla sua scrivania le prime e più rilevanti indagini antimafia, hanno accompagnato per almeno un decennio la straordinaria avventura di un magistrato italiano. Dopo le celebrazioni fastose del venticinquesimo anniversario del 2017 per commemorare le vittime di Capaci e di via D’Amelio, un anno dopo ricordiamo Giovanni Falcone attraverso voci che portano memoria diretta del giudice, del suo talento investigativo, della sua passione civile, della forza delle sue idee e — per riprendere le parole di Giuseppe D’Avanzo — dell’«eccentricità rivoluzionaria del suo riformismo».
Da domani il blog Mafie su Repubblica.it, ogni giorno per quasi due settimane, descriverà quello che tutti indicano come il “metodo Falcone”. Fuori dalla retorica e fuori da quell’enfasi che ha snervato e a volte anche sfregiato la figura di quello che è stato un “italiano fuori posto in Italia” , queste sono testimonianze che ci ripropongono il Giovanni Falcone magistrato e la sua sapienza giuridica. Cosa era quello che poi è stato definito il suo “metodo”? Come è cambiata — grazie a lui — la storia della lotta alla mafia nonostante le umiliazioni subite da vivo e anche da morto?
Ce lo spiegano una dozzina di personaggi, tutti rappresentanti delle istituzioni che nelle fasi più significative della sua esistenza gli sono stati molto vicini. Giudici, poliziotti, carabinieri, finanzieri, impiegati civili del ministero della Giustizia. Alcuni ci hanno offerto un contributo inedito. Ciascuno di loro ha raccontato un “pezzo” di una vicenda siciliana iniziata nei primi mesi del 1980 e in parte chiusa con le stragi del ’92. Nel piccolo bunker hanno avuto anche origine i reparti speciali investigativi come lo Sco della Polizia con Gianni De Gennaro e il Gico della Finanza. E anche il Ros dei Carabinieri.
Proprio dalla visione ampia degli scenari mafiosi che aveva quel giudice e dalla necessità di oltrepassare con le indagini i confini provinciali, Falcone ha avuto l’idea di creare gruppi super specializzati che avessero libertà di manovra su tutto il territorio nazionale. Suo interlocutore principale nell’Arma era il capitano Mario Parente, che poi del Raggruppamento Operativo Speciale ne è diventato il comandante. Una stanza di Tribunale che è stato un “laboratorio” della lotta alla mafia e che ha formato funzionari dello Stato che hanno dato grande prova di sé nei decenni successivi.
Tra gli autori di queste testimonianze i magistrati del pool (Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, Ignazio De Francisci, Gioacchino Natoli), l’ex presidente del Senato Pietro Grasso che il maxi processo l’ha “visto” come giudice a latere della Corte di Assise, Giuseppe Ayala che ha sostenuto l’accusa. E il capitano della Guardia di Finanza Ignazio Gibilaro, oggi comandante delle Fiamme Gialle in Sicilia, l’ufficiale dei Carabinieri Angiolo Pellegrini che insieme a Ninni Cassarà e Beppe Montana firmò il rapporto “Michele Greco+161” che diede origine al maxi processo, il giovane funzionario della Criminalpol Alessandro Pansa che diventerà il capo della polizia. C’è anche la preziosa testimonianza di Guglielmo Incalza, il dirigente dell’“Investigativa” della Squadra Mobile di Palermo, il primo poliziotto che ha collaborato con Falcone nell’indagine sugli Spatola e gli Inzerillo.
Un articolo è firmato da Vincenzina Massa, giudice palermitana che ha iniziato la sua carriera come uditore proprio nella stanza di Falcone. Un altro ricordo è di Giovanni Paparcuri, il fidato collaboratore informatico del giudice che ha voluto un museo in onore di Falcone e Borsellino nei locali dove i due lavoravano.



Celebrata da Libera con un corteo a Foggia la giornata delle memoria

Il corteo promosso da Libera a Foggia

FOGGIA –  Ha sfilato ieri per le vie di Foggia il corteo per la 23ma “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie“, alla quale partecipano migliaia di persone. La manifestazione è promossa dall’associazione  Libera e Foggia è stata la piazza principale della Giornata che si è tenuta  contemporaneamente in altri quattromila luoghi in Italia, Europa e America Latina. Il corteo aperto da un lungo striscione con la scritta “Liberi Tutti, Diritti e saperi contro mafie e disuguaglianze” della Rete della conoscenza. Migliaia gli studenti presenti di tutte le scuole di Foggia. che hanno sventolato  anche una lunga bandiera della Pace.

Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, l’ormai ex- presidente del Senato, Pietro Grasso; il reggente del Pd, Maurizio Martina; il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano; il vicepresidente del Consiglio regionale, Giandiego Gatta; il sindaco di Bari e presidente dell’ Anci, Antonio Decaro; la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi; il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti i segretari generali dei sindacati, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine. e centinaia di parenti delle vittime di mafia.

Tema di quest’anno è  stato “Terra, solchi di verità e giustizia”. Don Ciotti ha scritto agli organi di informazione nei giorni scorsi  spiegando che Foggia è stata scelta per “denunciare la potenza e la ferocia di una mafia emergente ma colpevolmente sottovalutata, responsabile in questi anni di tanti omicidi, il più delle volte impuniti, a carico anche di innocenti“. Secondo i dati a disposizione di Libera, in Puglia le vittime innocenti di mafia sono 70, di cui almeno il 30% sono donne e bambini.

Pietro Grasso ormai ex presidente del Senato parlando con i giornalisti a Foggia ha detto:  “Io mi impegno a presentare un disegno di legge per la istituzione di una Commissione di inchiesta su tutte le stragi che non hanno avuto una soluzione completa sotto il profilo della verità”.e  sottolineato che “questo impegno deve continuare. La ricerca di verità e di giustizia deve essere uno degli obiettivi del nostro Paese, della politica”.

Antonio Decaro,  sindaco di Bari e presidente dell’ Anci, ha dichiarato: “Siamo qui anche per ricordare che tanti amministratori locali ogni giorno subiscono intimidazioni e attentati. E siamo qui per ricordare sopratutto gli amministratori locali dei piccoli comuni, che sono quelli che hanno poca voce e che magari vengono dimenticati troppo in fretta. E che ogni giorno prendono posizione contro la mafia e subiscono attentati”.  aggiungendo “Oggi  è una bellissima manifestazione, con migliaia di persone, cittadini, madri, padri, tante istituzioni, tanti sindaci con la fascia tricolore che idealmente unisce la comunità nel nostro Paese” concludendo “Questo impegno che oggi prendiamo tutti insieme qui lo dobbiamo rinnovare tutti giorni. Un impegno a dire no alla mafia, no alle intimidazioni, no alla paura“.




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Elezioni 4 marzo: affluenza supera il 70%, errori sulle schede elettorali

ROMAIl sito del Ministero dell’Interno ha reso noto che per il rinnovo della Camera alle ore 19 ha votato il 58% degli aventi diritto (circa 4.200 comuni su 7.958). In precedenza alle elezioni del 2013 (che si svolse però in due giorni) alla stessa ora si era recato alle urne il 14,94% degli elettori per la Camera dei Deputati.

Chiamati al voto oltre 46 milioni e mezzo di elettori per la Camera dei deputati, quasi 43 milioni per il Senato della Repubblica. Da eleggere 618 deputati e 309 senatori, 18 parlamentari estero. E’ un “Election Day”, in quanto si vota anche per il rinnovo di Presidenza e Consiglio regionale della Lombardia e del Lazio Per le regionali del Lazio alle ore 12 ha votato il 17,33%, rispetto al 12,87% della precedente tornata elettorale, mentre nelle regionali in Lombardia alle ore 12 ha votato il 19,92%, rispetto al 16,18% della precedente tornata elettorale.

Disagi e ritardi si sono verificati in diverse città. Proteste dei cittadini si sono registrate per le code dovute ai ritardi nell’apertura di alcuni seggi elettorali a Palermo per la distribuzione delle schede – poco meno di 200mila – ristampate nella notte. La causa è un errore nella perimetrazione dei collegi Palermo 1 e Palermo 2, con 200 sezioni interessate. Numerosi seggi hanno aperto con ritardi che in alcuni casi hanno superato le due ore e mezzo a causa delle distribuzione delle nuove schede elettorali ristampate durante la notte. L’errore era stato causato dall’inserimento di alcune sezioni del collegio Palermo 1 nel collegio Palermo 2.

Anche a Roma vi sono state delle schede sbagliate con i nomi dei candidati di Camera e Senato nel seggio 2167 di Via Micheli 29 a Roma (nel quartiere Parioli): se ne accorge un elettore e avvisa la presidente di seggio. “A quel punto – ha raccontato all’ ANSA una elettrice presente nel seggio – la presidente ha sospeso le operazioni di voto e si fa dare dal seggio a fianco, il 2166, le schede corrette e fa votare con quelle. Ma prima di far continuare le operazioni di voto chiude la porta del seggio, correttamente apre l’urna e la vuota togliendo le 36 schede votate fino a quel momento mettendole in una busta“. I 36 elettori dovranno tornare a votare.

Schede per la Camera sbagliate anche in provincia di Alessandria con operazioni di voto sospese nel collegio di Rivolta Bormida e Castelnuovo Bormid, . Dell’errore ci si è accorti dopo 40 schede votate: per la Camera erano pervenute le schede del collegio di Asti e non quelle del collegio Alessandria. A quel punto le operazioni di voto sono state sospese per un paio di ore nell’attesa che arrivassero le schede giuste: dopo l’autenticazione, si è ripreso a votare.

 

L’affluenza del voto alla Camera dei Deputati

L’affluenza del voto al Senato della Repubblica

 

File, in alcuni casi anche lunghe, si stanno creando nei seggi per le votazioni in corso. In particolare a Roma, vengono segnalate code in molte sezioni, dovute alle novità del voto quale il tagliando antifrode che prevede che gli scrutatori debbano prima registrare ogni singola scheda per la Camera e per il Senato nel registro dei votanti,  e successivamente a strappare il tagliando dalle scheda prima di inserirla nell’urna. Le indicazioni sulle code provengono da vari quartieri, dalle zone centrali alla periferia della Capitale.

L’affluenza del voto alla Camera dei Deputati

L’affluenza del voto al Senato della Repubblica

 

Mentre il dato nazionale dell’affluenza alle ore 12 parlava del 19,38%, la Puglia si fermava il 17,96% seguita dalla  Basilicata 16,27%. Sia Bari (22,65%) sia Potenza (20,02%) superano la percentuale nazionale. Dati un po’ più bassi per gli altri capoluoghi: Andria 18,31%, Barletta 17,97%,  Trani 18,33%, “fanalino di coda” Taranto con il 16,5% dei votanti.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato questa mattina poco dopo le 8:30, nella sezione 535 della scuola Giovanni XXIII del quartiere Libertà a Palermo. Nel capoluogo si registrano ritardi nell’apertura di alcuni seggi a causa di un errore che ha causato la ristampa delle schede di 200 sezioni. Subito dopo il voto il Capo dello Stato è uscito dalla sezione elettorale dimenticando di ritirare il documento d’identità che il presidente di seggio ha subito provveduto a consegnare agli uomini della scorta.

Il premier Gentiloni al voto

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha votato a Roma nel suo seggio in via Daniele Manin alle 10 di stamani. Il premier arrivato al seggio è rimasto in fila attendendo il suo turno per votare.  Il segretario del Pd Matteo Renzi ha votato nella sezione 10 del seggio allestito nel liceo Machiavelli di Firenze, in via Santo Spirito, in Oltrarno. Renzi era accompagnato dalla moglie, che invece vota in un altro seggio.

Il presidente del Senato Pietro Grasso che è anche il leader di Liberi e Uguali  ha così commentato il fatto che a Palermo siano ancora chiusi molti seggi per via di errori fatti sulle schede.”Nel giorno più importante di una democrazia, quello delle elezioni, sono ritardi ed errori inaccettabili, che spero non scoraggeranno la partecipazione dei cittadini”.

Silvio Berlusconi è stato contestato stamani all’interno del suo seggio elettorale a Milano da una ragazza a petto nudo che gli ha urlato ‘Berlusconi, il tempo è scaduto‘. Nel 2013  sempre nel seggio di via Scrosati a Milano,  Berlusconi ,era stato contestato da tre attiviste delle Femen con le stesse modalità. Questa volta la contestazione è però avvenuto all’interno della sezione numero 502 dove Berlusconi stava votando. La ragazza, di 25-30 anni, aveva anche lei la scritta ‘Femen‘ sul petto e sulla schiena e gli ha ripetuto più volte ‘Berlusconi sei scaduto, il tuo tempo è scaduto’ prima di essere bloccata e trascinata fuori dagli agenti della Polizia in servizio presso il seggio. La compagna di Berlusconi (???) Francesca Pascale stranamente ha votato a Roma arrivando al seggio da sola.

nella foto Francesca Pascale

Un 43enne di origine ecuadoregna è stato denunciato per aver scattato con il cellulare una foto alla scheda mentre si trovava all’interno della cabina elettorale. Le schede elettorali provenienti dall’estero sono tutte giunte in Italia. E’ quanto conferma il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ora ha passato il testimone delle competenze alla Corte d’Appello di Roma per lo spoglio e lo scrutinio del voto degli italiani all’estero.




Anche l’’on. Duranti (ex-Sel) annuncia il suo ritiro dalla politica non ricandidandosi

ROMA – Con un comunicato stampa pervenutoci questa mattina in redazione l’onorevole Donatella Duranti (ex SEL Sinistra Ecologia e Libertà- Sinistra Italiana, Art. 1 MDP poi Liberi e Uguali, ) ha reso noto ufficialmente di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche  del 4 marzo. “La mia scelta deriva essenzialmente, da una valutazione del quadro politico attuale – dice l’ormai ex-deputato – e della situazione della sinistra e del centro-sinistra nazionali e dalla convinzione che non ci siano donne e uomini buoni per ogni stagione.  La prossima non sarà la mia. 

“La fase che caratterizzò le elezioni del 2013 fu, per quello che mi riguardava, molto motivante e, persino, appassionante; i partiti del centro-sinistra e della sinistra scelsero le candidature al Parlamento e la leadership attraverso le primarie; il programma e persino il nome della coalizione furono condivisi. Sono passati cinque anni e la situazione è assai diversa oggi.” 
 
“Purtroppo le aspettative che si erano create sono state deluse per responsabilità del Partito di governo, – continua la Duranti ed ora, però, la prospettiva non è chiara e il percorso intrapreso – a mio giudizio – è piuttosto confuso nonostante alcuni apprezzabili tentativi sia sul versante del metodo che del merito delle proposte programmatiche.  Ovviamente non pretendo di avere ragione ma temo che il campo della sinistra, che è sempre stato e resterà il mio, abbia scelto una strada che non é esattamente quella di cui ci sarebbe bisogno per affrontare i tanti problemi irrisolti nel Paese e per ricostruire una sinistra capace di suscitare davvero speranza.  Nonostante il mio giudizio critico voterò Liberi e Uguali del Presidente Grasso, d’altronde non potrei guardare da un’ altra parte.”
 
“Ma, appunto, poiché si è aperta una fase che non mi convince pienamente, – aggiunge la Duranti – penso che sia corretto che altre ed altri la rappresentino.  Spero che trovino il giusto spazio giovani donne e uomini  motivati ed appassionati, oltre che consapevoli del ruolo che dovranno svolgere.  Credo che il nostro  territorio e il campo della sinistra abbiano a disposizione le energie e le intelligenze necessarie.  Per conto mio, mi fermo qui nella consapevolezza di avere avuto il grande onore di rappresentare la comunità jonica; di avere lavorato con coscienza e    anche competenza su questioni specifiche e, a questo proposito, ringrazio in particolare i rappresentanti della Confederazione Cobas di Taranto, la Fiom Cgil, Cgil, CISL e UIL Difesa, l’Associazione Babele per essere stati da stimolo ed aver collaborato per rendere il mio lavoro concreto e, in diversi casi, proficuo.” 
“Chiudo senza rimpianti una esperienza politica e di vita lunga molti anni – conclude la Donatella Duranti –  Tornerò al mio lavoro di sempre all’Arsenale di Taranto ma non mi ritirerò a vita privata, guardo al mondo del volontariato, in particolare a quello che si impegna da sempre in difesa dei migranti.”
Onestamente non riteniamo che la politica ed il territorio della provincia di Taranto subiscano una grossa perdita. L’attività politica della Duranti è sempre stata impegnata sull’invio di comunicati e dichiarazioni alla stampa, ma di pressochè nessun fatto concreto. La sua rinuncia, sulla base di nostre informazioni, è stata i realtà conseguenziale al fatto di non aver ricevuto alcuna garanzia per essere ricandidata nel listino “bloccato” cioè quello dei nominati dalle segreterie di partito, e quindi le sarebbe toccato conquistare le preferenze. Quindi meglio lasciare. (CdG)



Ilva: Calenda “‘nessuna guerra con Emiliano, sgombrare campo ricorsi”

ROMA – “L’Ilva entro il 2020 può diventare l’acciaieria dal punto di vista ambientale migliore d’Europa, quello che è importante è che si sgomberi il campo dai ricorsi e lo si faccia rapidamente, e ragionando sul merito“. Lo ha detto il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda intervenendo a “Circo Massimo” il programma radiofonico condotto dai giornalisti  Massimo Giannini e Edoardo Buffoni  su Radio Capital.

Il ministro, commentando i passi fatti del Governatore della Regione Puglia ha precisato di non aver “mai fatto guerra a Emiliano“, ha sottolineato che Emiliano e il sindaco di Taranto hanno sempre avuto porte aperte al Ministero: “l’importante è chiedere cose che si possono fare, stare sul merito delle cose, se si sta sul merito non c’è nessuna preclusione. Siamo istituzioni che si parlano, le questioni personali sono fuori dal tavolo sempre”.

il senatore Pietro Grasso

Calenda ha criticato Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali, che ieri ha proposto l’abolizione delle tasse universitarie: “È una proposta trumpiana – ha detto il Ministro dello Sviluppo economico –  si caratterizza come un supporto fondamentale alla parte più ricca del Paese, credo che l’abbia costruita in modo erroneo. Oggi sono già esentati di fatto gli studenti con redditi bassi dalle tasse universitarie, se le metti a carico della fiscalità generale stai dicendo che anche i redditi bassi che non hanno figli a scuola devono pagare per mandare in molti casi persone che hanno reddito medio a scuola. È l’opposto di quello che Liberi e Uguali vuole fare, è una cosa trumpiana. Immagino che in queste ore la stia riguardando e vedendone bene le contraddizioni”

In merito al destino della travagliata compagnia aerea Alitalia, Calenda annuncia: “Oggi abbiamo sul piatto tre offerte. Quello che faranno i commissari, già immagino alla fine di questa settimana o all’inizio della prossima, è dire quale di queste offerte è la migliore, quindi con chi si può iniziare a fare la negoziazione in esclusiva“. E aggiunge “Io non ho preferenze, per me la questione è molto oggettiva e la valutazione sarà fatta sui numeri“.

Il ministro si è detto preoccupato dalle proposte politiche del centrodestra e del M5S, che ritiene “pericolose” per il Paese, perché “tendono a promettere tutto a tutti, dalle pensioni minime all’abolizione del bollo auto, cose forse giuste ma che non ci possiamo permettere“.  “Se non avremo una politica economica seria e un governo in grado di esercitarla dopo le elezioni andremo incontro a seri problemi”, ha affermato Calenda, perché l’emergenza non è stata del tutto superata., aggiungendo “Bisogna fare pochissimo trionfalismo e si deve stare “con i piedi per terra“. Per Calenda il centrodestra con le sue promesse “mette a rischio i conti del Paese” mentre M5s propone “una fuga dalla realtà dove si sostituisce il lavoro con redditi inventati”. Mentre il centrosinistra,  secondo lui “ha invece portato l’Italia fuori dalla recessione e ha ridotto il deficit“.

Carlo Calenda e Matteo Renzi

Dopo le polemiche nei giorni scorsi sulla polemica sul canone Rai con il segretario del Pd Matteo Renzi, il ministro Calenda è ritornato sul tema e commenta: “Mi pare che lo stesso Renzi si sia poi corretto dicendo che la sua intenzione è continuare ad abbassarlo e io penso che questo sia giusto. Ma abolirlo per poi farlo pagare con le tasse della fiscalità generale è un errore. Uno dei problemi principali dell’Italia è considerare i soldi dello Stato come una cosa altra rispetto ai soldi dei cittadini. Non è così, sono gli stessi soldi. I problemi che abbiamo, debito incluso, nascono da questo”. Ha spiegato poi di essere “intervenuto pubblicamente su Twitter sulla questione Rai perché non sono riuscito a farlo privatamente: sono molto duro quando vedo cedimenti al Truman show anche nella mia compagine politica” giudicando Twitter uno strumento “interessante se lo si usa per spiegare le cose” ed  aggiunge: “Inutile promettere ogni giorno l’abolizione di una tassa, questo non porterà a nulla, gli italiani sanno che in campagna elettorale sono tutte fesserie“.

il ministro Pier Carlo Padoan

Calenda si è rallegrato della disponibilità alla candidatura con il Pd del ministro Pier Carlo Padoan.   riconfermando la propria intenzione di non candidarsi: “Fare il parlamentare non credo sia il mio lavoro. Mi piace gestire, anche farlo secondo una visione politica, ma vorrei mettere al riparo queste crisi aziendali dalla campagna elettorale, se me ne sto fuori diventa più semplice per tutti”. Il ministro ha ribadito l’intenzione di dare comunque “una mano al centrosinistra, lì mi colloco, non ho nessuna velleità di fare la riserva della Repubblica, che non ci credo e poi sono troppo giovane“.

Il ministro ha escluso anche una sua possibile corsa da premier in caso di larghe intese: “Paolo Gentiloni è un premier molto migliore di come io potrei mai essere, così mi auguro che se il centrosinistra vinca lo faccia Renzi. E si è detto scettico su un patto Pd- Forza Italia: “È molto complicato, dovrebbero essere larghe intese alla tedesca”.




Totò Riina è morto . Dopo due interventi chirurgici da giorni era in coma

ROMA – Il capo dei capi, il boss mafioso di Corleone Tommaso (Totò) Riina è morto questa notte alle 3,37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma dove si trovava dopo essere stato sottoposto nelle scorse settimane a due interventi chirurgici , ed  era entrato in coma dopo l’ultimo intervento.   La Procura di Parma ha disposto l’autopsia sulla salma. La decisione di procedere all’esame medico legale è stata presa “trattandosi di un decesso avvenuto in ambiente carcerario e che quindi richiede completezza di accertamenti, a garanzia di tutti”, come ha spiegato il procuratore capo Antonio Rustico mentre attorno l’ospedale del capoluogo è presidiato da Polizia e Carabinieri che si trovano in divisa all’accesso della sezione di Medicina legale e all’interno con personale in borghese.

Riina nonostante si trovasse in detenzione al 41 bis da 24 anni, dopo il suo arresto effettuato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza dagli uomini del “Capitano Ultimo” cioè Sergio De Caprio (attuale colonello) , del ROS dei Carabinieri guidato all’epoca dei fati dal Gen. Mori, per gli inquirenti  era ancora il capo di Cosa nostra .Totò Riina era detenuto secondo il 41 bis, il cosiddetto “carcere duro”.

Nel 1995, anno della reclusione nel supercarcere dell’Isola dell’Asinara, Totò Riina venne  condannato per gli omicidi del tenente colonnello Giuseppe Russo, dei commissari di polizia Giuseppe Montana e Antonino Cassarà e dei politici Piersanti Mattarella e Pio La Torre. Nei quattro anni successivi arrivano anche le sentenze per gli omicidi di Carlo Alberto dalla Chiesa, del capo della squadra mobile Boris Giuliano, per la Strage di Capaci e gli attentati del 1993. È recluso in isolamento fino al 12 marzo 2001.

Una misura che venne introdotta della legge del 26 luglio 1975. Fu inizialmente pensata per le rivolte in carcere ma nel 1992, dopo la strage di Capaci, venne estesa ai condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso. La norma che inizialmente aveva carattere temporaneo successivamente è stata poi rinnovata ed è ancora in vigore . In Italia i detenuti al 41 bis sono in carcere per associazione mafiosa, come il boss corleonese, o per sospetta attività di terrorismo.

Nei giorni scorsi il ministro della Giustizia Andrea Orlando, previo parere positivo della Procura nazionale antimafia e del Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria  aveva firmato il permesso per consentire alla moglie e ai figli di visitarlo in ospedale.  Totò Riina stava scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali quella di viale Lazio, gli attentati del ’92 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e quelli del ’93, nel Continente.

Sua fu la decisione di lanciare nei primi anni ’90un’offensiva armata contro lo Stato . Non ha mai avuto un minimo cenno di pentimento, ed  appena tre anni fa, dal carcere parlando con il detenuto pugliese Alberto Lorusso nel carcere milanese di Opera, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati impegnati nella lotta   alla mafia come il pm Nino Di Matteo. Era il dicembre del 2013 quando Riina, parlando in carcere senza sapere di essere intercettato, disse: “Lo faccio finire peggio del giudice Falcone. Lo farei diventare il tonno buono“. Ma questa non era stata l’unica minaccia a distanza inviata a Di Matteo. In altre conversazioni Riina aveva detto: “Organizziamola questa cosa, facciamola grossa e non ne parliamo più. Questo Di Matteo non se ne va. Dobbiamo fare un’esecuzione come quando c’erano i militari a Palermo.

Lo scorso febbraio il boss di Cosa Nostra ribadiva, intercettato mentre parlava in un colloquio video-sorvegliato con sua moglie Antonietta Bagarella: “Io non mi pento… a me non mi piegherann o… mi posso fare anche 3000 anni“.E “altrettanto significativo”, scrivevano, è un passaggio durante il quale i coniugi “giungono ad affermare che i collaboratori di giustizia vengono pagati per dire il falso”. L’ultimo processo a suo carico, ancora in corso, era quello sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, in cui era imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato,  insieme ad ex-politici come Marcello Dell’Utri e Nicola Mancino.

Nelle ultime settimane Riina era stato operato due volte. I medici avevano da subito avvertito che difficilmente il boss, le cui condizioni erano da anni compromesse, avrebbe superato gli interventi. Sembra chesiano intervenute complicazioni dopo le operazioni,  che hanno costretto i medici a sedare il boss mafioso.

Le precarie condizioni di salute di Totò Riina erano note da tempo. La scorsa estate si era discusso persino sull’ipotesi  il “capo dei capi” di Cosa Nostra potesse uscire dal carcere per affrontare una “morte dignitosa”. Ma alla fine il Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva rigettato la richiesta del differimento della pena o, in subordine, della detenzione domiciliare, che ti era stata presentata dai legali del boss. I giudici in quell’occasione avevano ribadito che Riina “non potrebbe ricevere cure e assistenza migliori in altro reparto ospedaliero“.

Anche il presidente della Commissione parlamentare antimafia, la senatrice Rosy Bindi,  aveva sostenuto che “non esiste il diritto alla morte fuori cella”. La  DIA, Direzione Investigativa Antimafia, aveva ribadito lo scorso luglio che il boss mafioso era ancora “a guida di Cosa nostra, a conferma dello stato di crisi di un’organizzazione incapace di esprimere una nuova figura in sostituzione di un’ingombrante icona simbolica“.

Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via Georgofili a Firenze, (ordinata da Totò Riina) Saputa la notizia delle gravi condizioni di Riina, aveva commentato: “Iddio abbia pietà di lui, noi non abbiamo potuto perdonarlo e ci spiace muoia ora che forse si potrebbe arrivare a capire chi gli ha armato la mano per ammazzare i nostri figli, malgrado lui il capo della mafia non si sia mai pentito. Ho parlato ora con i parenti delle vittime della strage di via dei Georgofili e la risposta è stata il silenzio totale, hanno patito troppo per un uomo che tale non è mai stato.

Giuseppe Salvatore Riina detto Salvo, terzogenito dei quattro figli del boss, che a sua volta ha scontato una pena di 8 anni per mafia, ieri prima del decesso del padre aveva scritto su Facebook: “Per me tu non sei Totò Riina, sei il mio papà. E in questo giorno per me triste ma importante ti auguro buon compleanno papà” ottenendo quasi 500 like al post e diverse decine di auguri al boss tra i commenti.

Il portavoce della Cei, don Ivan Maffeis ha dichiarato che per Totò Riina, “un funerale pubblico non è pensabile. Ricordo la scomunica del Papa ai mafiosi, la condanna della Chiesa italiana che su questo fenomeno ha una posizione inequivocabile. La Chiesa non si sostituisce al giudizio di Dio ma non possiamo confondere le coscienze”.  “Il Signore abbia in gloria Toto’ Riina, ma le cose non cambieranno con la sua morte”, ha aggiunto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, auspicando che “questa morte possa spingere tutti ad assumersi le proprie responsabilità. Le cose cambieranno se chi amministra lo farà tenendo presente lealtà e legalità”.

“La pietà non ci fa dimenticare il dolore e il sangue versato”, ha scritto su Facebook il presidente del Senato Pietro Grasso, magistrato che con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha combattuto Totò Riina. “Riina iniziò da Corleone negli anni ’70 una guerra interna alla mafia per conquistarne il dominio assoluto, una sequela di omicidi che hanno insanguinato Palermo e la Sicilia per anni” ha ricordato Grasso  “Una volta diventato il capo la sua furia si è abbattuta sui giornalisti, i vertici della magistratura e della politica siciliana, sulle forze dell’ordine, su inermi cittadini, sulle persone che con coraggio, senso dello Stato e determinazione hanno cercato di fermarne il potere“.

“La strategia di attacco allo Stato – ha concluso il presidente del Senato – ha avuto il suo culmine con le stragi del 1992, ed è continuata persino dopo il suo arresto con gli attentati del 1993. Quando fu arrestato, lo Stato assestò un colpo decisivo alla sua organizzazione. In oltre 20 anni di detenzione non hai mai voluto collaborare con la giustizia”. Pietà quindi , ma non perdono. E un po’ di rimpianti: “Porta con sé molti misteri che sarebbero stati fondamentali per trovare la verità su alleanze, trame di potere, complici interni ed esterni alla mafia, ma noi, tutti noi, non dobbiamo smettere di cercarla“.

Maria Falcone, sorella del magistrato Giovanni ucciso lungo la A29, all’altezza dello svincolo di Capaci, il 23 maggio 1992, ha commentato la morte del ‘capo dei capi’ dicendo di “non gioire per la sua morte, ma di non poterlo perdonare. Come mi insegna la mia religione avrei potuto concedergli il perdono se si fosse pentito, ma da lui nessun segno di redenzione è mai arrivato“. E a parlare è poi il poliziotto Giuseppe Costanza, l’unico sopravvissuto all’attentato: “Meno si parla di lui e meglio è. Cerchiamo di ridimensionare la figura di questo signore. Mettiamolo all’angolo. Non merita altro per quello che è stato e per quello che ha fatto. E se ne vada in silenzio con tutti i suoi segreti“.

la strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone

La notizia della morte di Totò Riina appare oggi sulle ‘home page’ dei principali media mondiali online: dalla Bbc al New York Times, da El Pais a Le Figaro. Anche il Wall Street Journal pubblica la notizia, evidenziando nel sottotitolo che Riinastava scontando 26 ergastoli per condanne di omicidio“. La Bbc pubblica la notizia ricordando che l’ex boss, soprannominato ‘la bestia’ per la sua particolare violenza, avrebbe ordinato “oltre 150 omicidi”. Riina é stato la “mente di una sanguinosa strategia” che prevedeva “l’uccisione di giudici e membri delle forze dell’ordine che cercavano di abbattere Cosa Nostra“, scrive il New York Times. Il quotidiano spagnolo El Pais definisce Riina il “capo dei capi della mafia” e il “padrino più tenuto e sanguinario della storia“, sospettato di avere ucciso personalmente 40 persone. Anche il tabloid tedesco Bild pubblica la notizia nella sua ‘home page’ con un’immagine di Riina dietro le sbarre, così come fanno – tra gli altri – il Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), il Sueddeutsche Zeitung e il Tagesspiegel.

 




Bye bye Pd. Il presidente del Senato Pietro Grasso esce dal gruppo Pd

ROMA – Il presidente del Senato Pietro Grasso – si legge in una nota di Palazzo Madama – ha rassegnato le dimissioni dal gruppo del Pd e ai sensi del Regolamento sarà iscritto d’ufficio al Gruppo misto del Senato“. La decisione improvvisa arriva nel giorno in cui il Senato ha approvato la nuova legge elettorale sulla quale il governo di Paolo Gentiloni ha posto cinque questioni di fiducia.

Mdp plaude alla scelta di Grasso. “Chi serve lo Stato si trova spesso dinanzi a scelte difficili ed è proprio per questo che apprezzo il senso delle istituzioni sempre dimostrato dal Presidente del Senato – dichiara Roberto Speranza -. Rispetto profondamente la decisione di lasciare il gruppo del Pd dopo le ultime gravissime scelte compiute. La politica ha oggi più che mai bisogno di buoni esempi. Noi continueremo ad impegnarci per dare vita a quel progetto visionario a cui proprio Pietro Grasso ha fatto riferimento nel suo intervento a Napoli“.

Decisa ed apprezzabile la replica del Presidente del Senato: “Quali che siano le mie decisioni personali e le mie intime motivazioni posso dire che può essere più duro resistere che abbandonare con una fuga vigliacca” e ha aggiunto “tutti sanno che il motivo per cui non ho accettato la candidatura alla presidenza della Sicilia è stato per potere continuare, con senso delle istituzioni, a espletare la mia funzione in quest’assemblea. Ritengo che questo sia il mio compito in questo momento. Le mie decisioni personali sono altra cosa. In questo momento io faccio il Presidente del Senato e vado avanti con il mio compito. Si può esprimere il malessere, ma non è detto che, quando si ha il senso delle istituzioni, si debba obbedire ai propri sentimenti”




Borsellino, 25 anni fa la strage di Via D’amelio. Il Csm ricorda la figura del magistrato

ROMA Era il 19 luglio del 1992 quando il magistrato Paolo Borsellino veniva ucciso con la sua scorta in un attentato di mafia in via D’Amelio a Palermo. A 25 anni dalla strage il Consiglio Superiore della Magistratura, lo ha ricordato con un Plenum presieduto dal capo dello Stato, che ha votato all’unanimità la desecretazione degli atti del fascicolo personale del giudice. Il  Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha presieduto questa mattina il Plenum del CSM dedicato al ricordo della figura del magistrato Borsellino .

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella presiedendo la cerimonia di commemorazione di Paolo Borsellino al Csm, ha ricordato che  “La tragica morte di Paolo Borsellino, insieme a coloro che lo scortavano con affetto, deve ancora avere una definitiva parola di giustizia. Troppe sono state le incertezze e gli errori che hanno accompagnato il cammino nella ricerca della verità sulla strage di via D’Amelio, e ancora tanti sono gli interrogativi sul percorso per assicurare la giusta condanna ai responsabili di quel delitto efferato“.

“Paolo Borsellino ha combattuto la mafia – ha aggiunto il Capo dello Stato – con la determinazione di chi sa che la mafia non è un male ineluttabile ma un fenomeno criminale che può essere sconfitto. Sapeva bene che per il raggiungimento di questo obiettivo non è sufficiente la repressione penale, ma è indispensabile diffondere, particolarmente tra i giovani, la cultura della legalità“.

Il presidente della Suprema Corte Cassazione Giovanni Canzio ha parlato di “indegno depistaggio dopo le due stragi ” aggiungendo che  gli organi dello Stato hanno “il dovere morale di accertare e far conoscere alla comunità da chi e perché, dopo la strage di via D’Amelio, fu costruita una falsa verità giudiziaria“. Cosa Nostra ha osservato tra l’altro Canzioaveva condannato a mortePaolo Borsellino con Giovanni Falconeper aver costruito il cosiddetto maxi processo” , ed ha anche voluto ricordare la lettera che la moglie del magistrato, Agnese, scrisse il 23 maggio del 2012 all’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Nonostante lo Stato non avesse fatto tutto quanto era in suo potere per proteggere la vita del proprio congiunto e per prevenire al rigoroso accertamento dei fatti, ebbene la vedova, insieme con i figli Fiammetta, Lucia e Manfredi, ribadiva con serena determinazione il dovere di rispettare e servire le istituzioni e di avere fiducia in esse ‘come mio marito sino all’ultimo ci ha insegnato'” ha sottolineato Canzio, citando un passo di quello scritto da Paolo Borsellino che  ci ha insegnato a credere nello Stato democratico “malgrado tutto e tutti”.

 

Rivolgo un pensiero di gratitudine a tutti i familiari delle vittime della strage di Via D’Amelioha detto il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, nel plenum presieduto dal capo dello Stato . Verso di loro avvertiamo il dovere di sostenere con forza un’insopprimibile domanda di giustizia; essa chiama tutti in causa, senza eccezioni, e dunque ribadiamo la necessità di fare luce piena su quegli eventi di sangue, fino in fondo e senza temere lo scorrere del tempo. Questo intendiamo ribadire alla presenza del Capo dello Stato“.

nella foto, il vicepresidente del Csm, Legnini ed il Presidente Sergio Mattarella

 

“Abbiamo constatato che la verità non è stata pienamente trovata e che giustizia non è stata fatta dopo 25 anni”, ha detto Lucia Borsellino, figlia del magistrato, nel suo intervento davanti al plenum del Csm. “Facendo eco alle parole di mia sorella Fiammetta chiedo di fronte a questo altissimo contesto istituzionale che, a fronte delle anomalie emerse e riconducibili verosimilmente al comportamento di uomini delle istituzioni, si intraprendono iniziative necessarie per fare luce e chiarezza su quello che accade veramente nel corso delle indagini che precedettero i processi Borsellino 1 e Borsellino bis“.

L’Aula del Senato ha osservato un minuto di silenzio in memoria della strage di via D’Amelio nel giorno in cui ricorre il 25esimo anniversario. Il presidente Pietro Grasso ha ricordato il “barbaro assassinio” del giudice Paolo Borsellino e dei suoi “angeli”, cioè  gli uomini della scorta: Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina“. “Il nostro pensiero – ha detto – è rivolto alle famiglie”. Al termine è seguito un lungo applauso dell’Assemblea e i senatori si sono alzati in piedi. Per la presidente della CameraPietro Grasso, al “ricordo vivo e profondo” della figura e dell’impegno di Paolo Borsellino deve accompagnarsi “l’impegno delle Istituzioni, della società civile, dei singoli cittadini nel contrasto alla criminalità organizzata“. L’Assemblea di Montecitorio ha osservato un minuto di silenzio in memoria delle vittime, cui ha tributato alla fine un applauso unanime.

Di Paolo Borsellino ricordo il sorriso. Solare, simpatico, sempre pronto a farti uno scherzo: quante risate ci ha fatto fare quando rubava le paperelle che Giovanni custodiva gelosamente sulla sua scrivania per chiedergli poi il riscatto”. E’ il ricordo che il presidente del Senato Grasso ha pubblicato sulla sua pagina Facebook in memoria dell’amico Paolo Borsellino. “Frammenti di vita, – aggiunge – che mostrano il volto umano e privato del simbolo che onoriamo in questo triste anniversario. Professionalmente aveva un eccezionale talento, una passione viscerale e una ineguagliabile capacità di superare fatica e delusioni. Sapeva sempre dare il giusto consiglio ai colleghi più giovani: me ne ha dati tanti, preziosissimi, quando iniziai a studiare le carte del maxiprocesso“.

In occasione dell’anniversario della strage, il  Csm ha pubblicato  un libro su Paolo Borsellino, nel quale sono stati raccolti gli atti che lo riguardano e che sinora erano rimasti inediti. Da questo volume e da quello di qualche mese fa è stato presentato su Giovanni Falcone, ha detto Legninirisalta la volontà di trarre, da quelle drammatiche vicende, insegnamenti per l’oggi e per il futuro. Un tributo doveroso e sentito che dovevamo a magistrati esemplari e uomini straordinari che hanno sacrificato la loro vita per la legalità e la libertà nel nostro Paese“,  defininendo l’iniziativa “un impegno che riteniamo di dovere anche ai familiari e agli uomini delle due scorte, barbaramente uccisi”. “Da queste iniziative dobbiamo trarre rinnovata forza per affrontare il lavoro difficile ma appassionante che siamo stati chiamati a svolgere e che dobbiamo insistere a compiere sempre tenendo a mente le idee, la coerenza e il sacrificio estremo di uomini esemplari come Paolo Borsellino” ha aggiunto Legnini, annunciando che i due volumi saranno donati ai giovani magistrati che stanno affrontando il tirocinio.

Il consigliere del Csm Piergiorgio Morosini nel suo intervento ha evidenziato che  “Borsellino non smise mai di credere nelle istituzioni. Neppure nel momento più drammatico della sua vita. Dopo Capaci. Senza nascondere la sofferenza, il 25 giugno 1992 alla Biblioteca comunale di Palermo, dirà: “..da magistrato il mio primo dovere non è quello di utilizzare le mie opinioni e le mie conoscenze partecipando a convegni e dibattiti, ma quello di utilizzarle nel mio lavoro…o nel ruolo di testimone per avere raccolto tante confidenze di Giovanni Falcone”.

“Inspiegabilmente – ha aggiunto Morosini Borsellino non verrà sentito da alcuna procura, portandosi con se elementi preziosi per la ricostruzione di una pagina drammatica del nostro paese. E non avrà alcun riscontro neppure la sua dichiarata disponibilità ad una “applicazione” alla procura di Caltanissetta per indagare sulla morte di Falcone; che, come rivelato in una intervista, sarebbe stato l’unico modo per lenire una ferita profonda”

 

 




Verso i 25 anni dalla strage di via D’Amelio. Il Csm celebra Paolo Borsellino

ROMA – Su proposta della VI Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura, il plenum ha approvato una delibera relativa alle modalità organizzative del plenum che sarà presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il prossimo 19 luglio, nella ricorrenza dei 25 anni dalla morte di Paolo Borsellino e degli uomini della scorta.

Tra gli invitati, oltre ai i familiari delle vittime, il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo Franco Roberti, i Capi degli uffici di Palermo e i magistrati che hanno lavorato al fianco di Paolo Borsellino.

Con la delibera il plenum del Csm desegreta tutti gli atti a disposizione del Consiglio relativi al magistrato, al fine di rendere pubblici – in formato cartaceo e sul sito del Consiglio – gli atti stessi, in occasione del plenum del 19 luglio.

delibera CSM Borsellino

È il primo necessario passaggio per consentire a tutti di conoscere gli atti che hanno connotato il percorso professionale di Paolo Borsellino e soprattutto la vastità dell’impegno dello stesso nella lotta alla mafia, così rendendo omaggio a un magistrato che ha segnato in maniera così significativa la storia della magistratura e dell’Italia

Il 21 maggio 1992 Paolo Borsellino rilasciò un’intervista ai giornalisti di Canal Plus Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi. L’intervista fu mandata in onda da Rai News 24 per la prima volta nel 2000 ma si trattava solo di una parte di 30 minuti, quella originale che vi offriamo in visione è invece di cinquantacinque minuti. Un documento storico da vedere ed ascoltare.




Addio al giurista e politico Stefano Rodotà

ROMA –  E’  morto a 84 anni Stefano Rodotà giurista raffinato e politico appassionato.  Era nato a Cosenza il 30 maggio 1933.  Una vita trascorsa per difendere la legalità ed i diritti dei cittadini.  Un vero autorevole protagonista della vita pubblica italiana che ha sempre cercato di far valere il suo punto di vista laico sulle grandi questioni del Paese. Intellettuale di sinistra, si è sempre contraddistinto per la sua libertà, a partire dalla sua militanza radicale alla presidenza del Pds.  Nel 2013 è stato candidato al Quirinale con il sostegno di M5S e di pezzi di centrosinistra.

Dal 1997 al 2005 Rodotà è stato il primo Presidente del Garante per la protezione dei dati personali. Nel 2013 Rodotà è stato candidato, non eletto, per l’elezione del Presidente della Repubblica: è stato votato dal Movimento 5 Stelle, Sinistra Ecologia Libertà, alcuni parlamentari del Pd.

Ha insegnato in molte università europee, negli Stati Uniti, in America Latina, Canada, Australia e India. I suoi contributi maggiori sono soprattutto nel campo del diritto costituzionale, con riferimento al rapporto tra i diritti costituzionali fondamentali e quelli relativi alle tecnologie dell’informazione.

Mattarella è profondamente colpito dalla scomparsa e in un messaggio alla famiglia ne ricorda “le alte doti morali e l’impegno di giurista insigne, di docente universitario, di parlamentare appassionato e di prestigio e di rigoroso garante della Privacy“. “La sua lunga militanza civile al servizio della collettività – ricorda i capo dello Stato Sergio Mattarellaè stata sempre contrassegnata dalla affermazione della promozione dei diritti e della tutela dei più deboli“.

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni scrive su Twitter: “Ricordo Stefano Rodotà grande giurista, intellettuale di rango, straordinario parlamentare. Una vita di battaglie per la libertà“,

Il presidente del Senato Pietro Grasso, sulla sua pagina Facebook. ricorda il giurista scomparso: “Ha dato moltissimo al nostro Paese. Ho avuto tante volte l’occasione di incontrarlo e confrontarmi sul tema dei diritti, a lui particolarmente caro e al quale ha dedicato decenni di impegno: ne ricordo l’intelligenza vivace e la straordinaria capacità di affrontare con linguaggio semplice temi profondamente complessi. Ci mancherà“.

Il Partito Democratico esprime profondo cordoglio per la scomparsa del prof. Stefano Rodotà, giurista insigne, intelligenza acuta, sempre rivolta alle frontiere del futuro, nel campo dei diritti, delle tecnologie; uomo delle istituzioni con il quale non sono mancate divisioni, ma mai la consapevolezza della sua passione civile, della sua idea di un Paese più moderno e più giusto“.

Rodotà lascia la moglie Carla Pogliano e due figli, fra cui Maria Laura, giornalista del Corriere della Sera, che ha lavorato anche alla Stampa. In famiglia era soprannominato “il Garante”. La camera ardente sarà aperta sabato alle 16 nella sala Aldo Moro di Montecitorio. Resterà aperta anche domenica dalle 10 alle 19.




Strage di Capaci 25 anni dopo: plenum straordinario presieduto dal Capo dello Stato

ROMA – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha reso omaggio, a 25 anni dalla strage di Capaci, alla memoria di Giovanni Falcone con un plenum straordinario presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Questa mattina nel corso del Plenum straordinario sono stati resi pubblici, per la prima volta, gli atti del CSM relativi a Giovanni Falcone, raccolti in un volume curato dall’Ufficio Studi, e quelli relativi all’attività professionale di Francesca Morvillo, che saranno pubblicati on line sul nuovo portale del Consiglio, dopo essere rimasti per 25 anni nel caveau di sicurezza del Palazzo dei Marescialli.

Il CSM, Su proposta della VI Commissione, ha oggi approvato la desecretazione di tutti gli atti che sono disponibili a questi link:

per Giovanni Falcone (clicca QUI)

per  Francesca Morvillo (clicca QUI)

Nella strage di Capaci, quel maledetto 23 maggio 1992, persero la vita assieme a Giovanni Falcone anche sua moglie Francesca Morvillo anche lei magistrato, e Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro tre uomini della Polizia di Stato che componevano la loro scorta.

Con questa iniziativa intendiamo rendere omaggio ad un Magistrato che ha offerto tutto se stesso a protezione delle libertà e dei diritti dei cittadini” queste le parole di Giovanni Legnini  Vice Presidente del CSM nel corso della seduta odierna dell’assemblea plenaria. “Per la prima volta – ha ricordato Legnini – si celebra la figura di Giovanni Falcone con un Plenum straordinario presieduto dal Capo dello Stato, alla presenza dei parenti delle vittime della strage, con diversi interventi, tra cui quello di Maria Falcone e del Procuratore Alfredo Morvillo.  Un evento dal grande valore simbolico, che vede tra gli ospiti i dirigenti degli uffici giudiziari di Palermo, i magistrati dell’ufficio istruzione di allora, i componenti della Procura e del Collegio nel Maxi Processo, tra cui il Presidente del Senato Pietro Grasso. Hanno assisitito al Plenum anche i due ex Vice Presidenti del CSM di quel tragico momento storico, Giovanni Galloni e Cesare Mirabelli”.

Presenti anche il capo della procura di Palermo Francesco Lo Voi ed il presidente del tribunale siciliano Salvatore Vitale. Hanno partecipato al plenum Giuseppe Di Lello, Ignazio De Francisci, Roberto Scarpinato, Gioacchino Natoli, Matteo Frasca, Alfonso Giordano Sergio Lari, Giuseppe Pignatone,  .

 

 

Giovanni Falcone credeva in una magistratura autonoma e indipendente ed alla solidità delle prove nel processo convinto che la mafia non fosse invincibile. Così  Sergio Mattarella ha ricordato la figura del magistrato a venticinque anni dalla strage di Capaci davanti alla riunione straordinaria del Csm: ” Domani ricorre il venticinquesimo anniversario dell’attentato, perpetrato dalla mafia a Capaci, in cui sono stati uccisi i magistrati Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e gli agenti della Polizia di Stato Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Ricordarli in quest’aula, in cui si svolge l’attività di governo autonomo della magistratura, vuol dire ribadire la fondamentale importanza dell’azione di contrasto alla mafia, svolta dall’autorità giudiziaria e dalle Forze dell’ordine”.

Inizialmente non compresi da taluno   – ha ricordato Mattarella i suoi criteri rispondevano pienamente al carattere della funzione del magistrato Giovanni Falcone sosteneva che “la mafia non è affatto invincibile e che occorre, piuttosto, rendersi conto che si tratta di un fenomeno terribilmente serio e molto grave“ed  aggiungeva che “si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando tutte le forze migliori della società“.

“Il suo metodo di lavoro, moderno e dinamico, – ha continuato Mattarella  – la convinzione (condivisa con altri colleghi, tra cui Paolo Borsellino) – di quanto fosse importante il lavoro in pool, la scelta del maxi processo per condurre in giudizio, condannare e sanzionare globalmente il mondo della mafia, muovevano da questo proposito. Questa seduta straordinaria del Consiglio Superiore, decisa e avvertita con grande convinzione, si inserisce in una serie di numerose iniziative di ricordo che si svolgono in questi giorni, non soltanto in Italia“.

Mattarella ha ricordato che Falconecome interprete, e capofila, di queste energie migliori, ha svolto, con coraggio e determinazione, la sua opera. Era, infatti, convinto – come ebbe a scrivere- che ‘perché una società vada bene…basta che ognuno faccia il suo dovere‘”. Per il Capo dello Stato Falconeaveva ben presente, e a cuore, il valore dell’autonomia e dell’indipendenza della Magistratura. Anche per questo, come scriveva, era attentissimo, per la credibilità dello Stato e della magistratura, alla consistenza degli elementi di prova raccolti. Non a caso, diceva che occorre distinguere un’ipotesi di lavoro da elementi che sorreggano l’esercizio dell’azione penale. Questo scrupolo conferiva alle sue inchieste grande solidità nella verifica dibattimentale“.

“L’iniziativa del CSM si iscrive nell’ambito di una risoluzione programmatica della VI Commissione e delle sue nuove competenze in materia di corruzione e contrasto alle organizzazioni mafiose e terroristiche”  ha spiegato il Presidente della VI Commissione Ercole Aprile –  Per questo, era stato deciso che in occasione del 23 maggio e del 19 luglio, date delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio, almeno una seduta plenaria sarebbe stata dedicata al ricordo dei magistrati vittime delle mafie”.

Il consigliere Antonio Ardituro, correlatore della pratica, ha sottolineato “l’importanza dell’iniziativa” che mette  a disposizione di tutti gli atti custoditi dal CSMche ricostruiscono non solo la storia e la vita professionale di un magistrato importante come Giovanni Falcone, ma anche il suo rapporto così complesso con lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura: audizioni, verbali di commissioni e del comitato antimafia. Una documentazione che nel tempo è stata oggetto di tantissime attenzioni per quanto riguarda la parte già nota, ma che ora viene messa a disposizione nella sua interezza, anche grazie alle potenzialità del nuovo portale di comunicazione istituzionale”.

“Per la prima volta – ha evidenziato il consigliere Luca Palamara direttore dell’Ufficio Studi – tutti avranno la possibilità di farsi una opinione di quello che è accaduto attraverso gli atti. Avvenimenti che risalgono a 25 anni fa, ma che continuano ad essere di drammatica e stretta attualità. Un’occasione per compiere una riflessione su quella che è stata la magistratura ieri e quello che è oggi”.

Per il consigliere Piergiorgio Morosinicon questa raccolta di atti riusciamo a far parlare direttamente Giovanni Falcone. Ci sono tantissimi contributi da cui emergono dalla sua viva voce, le sue idee, le sue intuizioni, le sue proposte, le sue strategie a livello giudiziario. Offriamo un materiale completo che consentirà ad ognuno di farsi un’idea direttamente, così rendendo un servizio alla collettività”.




Diretta dal Senato: celebrato il “Giorno memoria” delle vittime del terrorismo

ROMA – L’Aula del Senato della Repubblica ospita la celebrazione del “Giorno della memoria” istituito con la legge n. 56 del 2007 “al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice“. La cerimonia ha avuto inizio alle 10.55 con l’esecuzione dell’Inno nazionale da parte degli studenti del Liceo Scientifico “Farnesina” di Roma.

La cerimonia viene trasmessa in diretta televisiva da RaiUno, a cura di Rai Parlamento, dal canale satellitare, dalla webtv e dal canale YouTube del Senato. Prima della celebrazione in Aula, alle ore 9, il Presidente del Senato ha reso omaggio ad Aldo Moro in Via Caetani, in rappresentanza del Presidente della Repubblica, a 39 anni dal ritrovamento del corpo dell’ex Presidente del Consiglio ucciso dalle Brigate Rosse.

L’introduzione e la conduzione affidate a Mario Calabresi direttore del quotidiano “la Repubblica” , figlio del commissario Luigi Calabresi assassinato il 17 maggio 1972. Portano la loro testimonianza il padre di Walter Rossi, Francesco Rossi, la vedova di Claudio Graziosi, Silvana Perrone Graziosi, il figlio di Carlo Casalegno, Andrea Casalegno. Uno studente leggerà un testo del giornalista Cesare Martinetti in memoria dell’avvocato Fulvio Croce. Quindi l’intervento di una studentessa dell’Istituto Professionale Statale “J.B. Beccari” di Torino. Successivamente  ha preso la parola il Presidente del Senato, Pietro Grasso.

La cerimonia si concluderà con la premiazione delle 3 scuole vincitrici del concorso “Tracce di memoria”, bandito dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la “Rete degli archivi per non dimenticare” e con la Direzione generale per gli archivi. Sarà il Presidente del Senato a consegnare le targhe ai rappresentanti delle scuole vincitrici, con il Sottosegretario all’Istruzione Vito De Filippo.

Nell’Aula di Palazzo Madama presenti: il Presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano, la Vice Presidente della Camera Marina Sereni, il Ministro dell’Interno Marco Minniti, i Presidenti delle Associazioni dei familiari delle vittime.




Esserci sempre. La Polizia di Stato celebra il suo 165° anniversario della fondazione

ROMA – La Polizia di Stato nell’incantevole cornice della “Terrazza del Pincio” che si affaccia sulla storica piazza del Popolo, ha celebrato oggi il 165° anniversario dalla fondazione, cerimonia a cui partecipano il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accompagnato dal Ministro dell’ Interno Minniti , i presidenti di Senato e Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini, il presidente della Corte Costituzionale, Paolo Grossi e dalle più alte cariche dello Stato, ricevuti dal prefetto Franco Gabrielli capo della Polizia di Stato.

La manifestazione è tornata a a svolgersi in pubblico ed in mezzo ai cittadini, sempre all’insegna del claim #Essercisempre. Durante la cerimonia istituzionale, sono state consegnate le medaglie d’oro al valor civile ed i riconoscimenti concessi ai poliziotti caduti in servizio, a quelli che hanno portato a termine importanti attività di servizio, nonché agli sportivi del Gruppo Fiamme Oro vincitori di medaglie alle ultime Olimpiadi di Rio 2016.

Presente in tribuna una rappresentanza di Funzionari della Questura di Roma, che indossa, sugli abiti civili, la sciarpa tricolore quale simbolo della esclusiva missione del Funzionario di Pubblica Sicurezza, chiamato a garantire la salvaguardia delle Istituzioni democratiche e il sereno e ordinato svolgimento della convivenza civile per l’esercizio delle libertà costituzionali e dei diritti dei cittadini.

E’ stato possibile seguire l’ evento  attraverso la diretta  trasmessa sull’account Facebook Polizia di Stato” e sul sito www.poliziadistato.it, nonché attraverso il live twitting dall’account @poliziadistato attraverso l’hashtag #AnniversarioPolizia.

Questi gli sportivi premiati:

Promozione per Merito Straordinario a favore dei sottoelencati atleti che, nel corso della XXXI edizione dei Giochi Olimpici, disputatisi a Rio de Janeiro (BRA) dal 5 al 21 agosto 2016 hanno conquistato una Medaglia d’Oro, d’Argento, di Bronzo.

-Assistente DI FRANCISCA Elisa nella gara individuale di Fioretto femminile , conquistava la Medaglia d’Argento,

-Agente Scelto PALTRINIERI Gregorio, nella gara 1500 Stile Libero, conquistava la Medaglia d’Oro,

-l’Agente ROSSETTI Gabriele, nel Tiro al Volo specialità “ Skeet man”, conquistava la Medaglia d’Oro,

-l’Agente SANTARELLI Andrea, nella gara a squadre di Spada Maschile, conquistava la Medaglia d’Argento,

-l’Agente FICHERA Marco, nella gara a squadre di Spada Maschile, conquistava la Medaglia d’Argento,

-l’Agente LONGO BORGHINI Elisa, nella gara individuale di Ciclismo su strada, conquistava la Medaglia di Bronzo;

– Agente Scelto DI COSTANZO Marco , nel Canottaggio, Specialità “Due senza” metri 200 conquistava la Medaglia di Bronzo .

Questi gli altri poliziotti premiati:

Agente Scelto Francesco PISCHEDDA ( In servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Bellano (LC) )

I fatti: In data 2 febbraio 2017, alle ore 19,50 circa, il sistema W.E.S.S. tracciabilità targhe, evidenziava il transito, sulla SS36, in direzione Lecco di un Fiorino FIAT, provento di furto. A seguito dell’alert diramato dalla Centrale Operativa le Volanti in servizio si portavano nei pressi delle uscite della SS36 per bloccarne l’eventuale ingresso nel centro cittadino di Lecco. L’autoveicolo segnalato, invece, procedeva sulla SS36 in direzione Sondrio venendo intercettato, alle 20,30 circa, dalla pattuglia della Sottosezione polizia Stradale di Bellano, cui era stata diramata la medesima nota di rintraccio.

La pattuglia Polstrada, della quale faceva parte tra gli altri anche l’Agente Scelto Francesco Pischedda, si poneva all’inseguimento del veicolo segnalato raggiungendolo al Km 90 circa della suddetta strada nel territorio del Comune di Colico (LC). Il conducente del fiorino, vistosi raggiunto e trovandosi all’interno di una delle gallerie che caratterizzano il tratto di strada impegnato dal loro senso di marcia, dava luogo, con una serie di manovre a zig-zag ad un’azione elusiva volta ad impedire che la pattuglia potesse avvicinarsi.

Giunto all’uscita della galleria, il conducente del mezzo rubato, intraversava l’automobile e, dopo averne arrestato la marcia, scendeva velocemente dal veicolo, insieme ad altri due complici per fuggire precipitosamente a piedi, cercando di raggiungere la carreggiata opposta e superando il doppio guard-rail che delimita i due sensi di marcia della superstrada. In questo tentativo di sottrarsi al controllo i fuggitivi venivano immediatamente inseguiti a piedi dagli Agenti della citata pattuglia. Mentre due malviventi, fruttando un terrapieno naturale che insiste tra i due guard-rail guadagnavano al fuga, il terzo, inseguito dall’Agente Pischedda, provava ad attraversare la carreggiata in una zona dove il terrapieno finisce. Verosimilmente non avendo percepito, a causa della scarsa illuminazione e della nebbia, la presenza del vuoto, inseguito ed inseguitore precipitavano tra le due carreggiate, cadendo sull’asfalto sottostante da un’altezza di circa 9 metri..

Tempestivamente soccorso l’Agente Pischedda veniva condotto dapprima presso l’Ospedale di Gravedona (CO) per poi essere trasferito, a causa delle gravissime lesioni riportate presso il nosocomio di Lecco ove era stata predisposta una sala operatoria per un intervento cardio-chirurgico, L’operatore veniva sottoposto ad un delicato intervento ma decedeva intorno all’1,40 del 3 febbraio 2017. Promozione per Merito Straordinario a favore del dipendente, con la seguente motivazione:

La motivazione: “Evidenziando straordinarie capacità professionali ed eccezionale coraggio, durante un servizio d’istituto intercettava un’autovettura, provento di furto, oggetto di ricerche; nella circostanza si poneva all’inseguimento appiedato del conducente, dopo che questi aveva arrestato la marcia del mezzo, dandosi alla fuga con i complici e, nel tentativo di assicurarlo alla giustizia precipitava in uno strapiombo tra due cavalcavia, perdendo la giovane vita. Preclaro esempio di abnegazione e senso del dovere spinti sino all’estremo sacrificio. Colico (LC), 2 febbraio 2017”. Per gli stessi fatti è stato inoltre con espresso parere favorevole alla concessione di Ricompensa al Valor Civile alla Memoria. 

Agente Nicola SCAFIDI ed  Agente in prova Domenico LO GRECO  in servizio presso la Sottosezione Polizia Stradale di Novara Est.

 

I fatti:  Alle ore 19,15 circa del 27 settembre 2016 i dipendenti proposti in servizio di controllo del territorio e vigilanza stradale sull’autostrada A/4, mentre si trovavano sullo zebrato antecedente la cuspide dello svincolo di Novara Ovest, in attesa di disposizioni da parte della P.G. della Sottosezione Polstrada di Novara Est, in merito all’acquisizione di immagini dal sistema di videosorveglianza presso la società Autogrill, relative ad indagini su un pluriomicidio stradale, rimanevano coinvolti in un grave incidente. Nello specifico un autoveicolo Fiat Ducato urtava violentemente la vettura di servizio causando il decesso immediato dell’Agente Scafidi e lesioni all’Agente in prova Lo Greco che veniva ricoverato presso l’Ospedale di Novara, in prognosi riservata, poi sciolta con giorni 20 di malattia. Il proponente sottolinea che i due dipendenti avevano già terminato il loro turno di servizio si erano messi a disposizione dell’Ufficio per l’attività anzidetta, evidenziando elevato senso del dovere e straordinario impegno. Promozione per Merito Straordinario a favore dei due dipendenti. Con la seguente motivazione:

Agente Nicola SCAFIDI

La motivazione:  “Evidenziando eccezionale capacità professionale e straordinario senso del dovere, durante un servizio istituzionale, mentre a bordo dell’auto di servizio, posizionata sullo zebrato antecedente la cuspide di uno svincolo autostradale, attendeva disposizioni per svolgere accertamenti di polizia giudiziaria, veniva travolto da un automobilista che aveva perso il controllo della vettura su cui viaggiava, sacrificando la giovane vita. Chiaro esempio di abnegazione e spirito di servizio. San Pietro Mosezzo (No), 27 settembre 2016”.

Agente Domenico LO GRECO

La motivazione:  “Evidenziando eccezionale capacità professionale e straordinario senso del dovere, durante un servizio istituzionale, mentre a bordo dell’auto di servizio, posizionata sullo zebrato antecedente la cuspide di uno svincolo autostradale, attendeva disposizioni per svolgere accertamenti di polizia giudiziaria, veniva travolto da un automobilista che aveva perso il controllo della vettura su cui viaggiava, rimanendo gravemente ferito. Chiaro esempio di abnegazione e spirito di servizio. San Pietro Mosezzo (No), 27 settembre 2016”. Per gli stessi fatti è stato inoltre con espresso parere favorevole alla concessione di Ricompensa al Valor Civile alla Memoria.

PROMOZIONE PER MERITO STRAORDINARIO ENCOMI E LODI PER REPARTO MOBILE

 

ASSISTENTE Capo Diego TURRA

I fatti: In data 6 agosto 2016 due unità operative del Reparto Mobile di Genova ,RG24 e RG34, coordinate rispettivamente dal Sov. Capo Labbate e dal Vice Sov. Scarso, venivano messe a disposizione della Questura di Imperia, sul quadrante orario 19/01, presso il Parco Roja, ove insiste il Centro Temporaneo Accoglienza gestito dalla C.R.I. in quanto, nell’ambito di una manifestazione non autorizzata, gli attivisti “No Borders”erano intenti ad occupare il suddetto Centro, al fine di far fuggire il maggior numero possibile di migranti che volevano raggiungere la Francia.

Alle ore 19,30 circa, la RG 24 veniva posizionata dinanzi al C.T.A. mentre l’altra unità raggiungeva lo Scalo Ferroviario ove era in atto, da parte di circa 50 attivisti travisati, un fitto lancio di oggetti contundenti. Vista la sproporzione numerica tra contestatori e forze di Polizia il responsabile del servizio chiedeva anche alla RG 24 di raggiungere lo Scalo Ferroviario ordinando il lancio dei lacrimogeni per disperdere i facinorosi ed evitare che raggiungessero il Centro di Accoglienza.

Nel corso degli scontri, l’Assistente Capo Turra, vice caposquadra, con incarico di copertura laterale dello schieramento attuato, veniva colpito da alcune pietre scagliate dai manifestanti, una parte dei quali, tentava comunque di aggirare lo schieramento per attuare il proposito antigiuridico. Al fine di contrastare tale iniziativa la squadra a cui apparteneva anche il Turra risaliva a bordo del mezzo di servizio e si portava sul luogo convenuto. Nello scendere per ultimo dal mezzo l’Ass. Capo si accasciava al suolo, perdendo improvvisamente i sensi.

Il poliziotto veniva subito soccorso da un collega, che avendo modo di valutare un arresto cardiaco, praticava con solerzia una manovra rianimatoria. Veniva prontamente richiesto l’invio di personale medico che giungeva dopo pochi minuti trasportando d’urgenza il dipendente presso l’Ospedale di Sanremo. Nonostante i tentativi di rianimazione il dipendente, intorno alle ore 21,10 decedeva. Nel frattempo, sul luogo dell’evento, i manifestanti nonostante il grave fatto, continuavano ad assumere comportamenti aggressivi e a lanciare oggetti e pietre contro gli operatori di Polizia .

Il proponente sottolinea il senso del dovere evidenziato dagli operatori proposti i quali, seppur provati per il tragico evento, continuavano nell’espletamento delle attività istituzionali ; venivano infatti bloccati ed identificati tredici manifestanti che avevano partecipato agli scontri e che successivamente sarebbero stati indagati per il reato di radunanza sediziosa. Nell’immediatezza dei fatti venivano, inoltre tratti in arresto, due attivisti “NO BORDERS” fermati per i reati aggravati di radunata sediziosa, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale

Promozione per Merito Straordinario a favore del poliziotto , con la seguente motivazione:

La motivazione:  “Evidenziando eccezionali capacità professionali ed elevatissimo senso del dovere espletava un servizio di ordine pubblico nell’ambito di una manifestazione non autorizzata di attivisti “No borders” che tentavano di occupare il Centro Temporaneo di Accoglienza di Ventimiglia, al fine di favorire la fuga dei migranti, colà ospitati, verso la Francia; nella circostanza, mentre si accingeva a scendere dal mezzo di servizio veniva colto da un arresto cardiaco e, nonostante i tentativi di rianimazione attuati dapprima da un collega, quindi da un medico del Servizio 118, decedeva poco dopo presso l’Ospedale di Sanremo. Chiaro esempio di abnegazione e spirito di servizio. Ventimiglia (IM), 6 agosto 2016.” Si rapprersenta, inoltre che, nel corso della citata riunione è stato espresso parere favorevole alla concessione di Encomi e Lodi ad altri dipendenti del Reparto Mobile distintisi nell’operazione appena descritta.

 

PROMOZIONE PER MERITO STRAORDINARIO

Sovrintendente Capo VECE Mario  In servizio presso la Questura di Firenze-Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico-Nucleo artificieri.

I fatti:  Alle ore 3.35 circa del 1 gennaio 2017, personale della D.I.G.O.S. fiorentina individuava un involucro sospetto presso la libreria “Il bargello”, sita nel centro della città e vicina alle posizioni politiche di Casa Pound. Da un controllo più approfondito, svolto una volta rimosso l’oggetto dall’inferriata in cui era incastrato, ci si avvedeva che esso consisteva in un barattolo di vernice contenente dei fili elettrici ed un timer. Ritenuto trattarsi di un ordigno, avuto anche conto di precedenti attentati esplosivi al sito, gli operanti isolavano l’area, chiedendo l’ausilio del Nucleo Artificieri.

La Centrale Operativa contattava i due artificieri poc’anzi smontati dai servizi di fine anno, reperendo il Sov. C. Vece, appena rientrato presso la propria abitazione nella provincia di Lucca. Con alto senso del dovere, il Sovrintendente, percepita la pericolosità della situazione, raggiungeva il luogo di ritrovamento dell’ordigno, intorno alle ore 4.35 circa. L’intervento si palesava immediatamente assai delicato, in ragione della densità abitativa dell’area e della rilevanza, ai fini dello scorrimento del traffico cittadino, della strada teatro delle operazioni.

Il Sov. C. Vece, pur conscio dell’estrema pericolosità dell’azione, in ragione del fatto che l’ordigno era stato già maneggiato da altri operatori e che il timer aveva terminato la propria corsa, allontanava tutti gli astanti, onde procedere al disinnesco della bomba. Mentre si accingeva ad operare, tuttavia, d’improvviso l’ordigno deflagrava, sbalzandolo verso l’alto.Dopo i primi soccorsi prestati da alcuni medici residenti, che avevano udito l’esplosione, il proposto era condotto presso l’Ospedale Careggi di Firenze.

Si rendeva necessaria l’amputazione della mano sinistra; si constatava altresì la perdita dell’occhio destro, nonché molto ferite lacere con presenza di corpi estranei. Il locale Gabinetto di Polizia Scientifica ha repertato diversi frammenti dell’ordigno esplosivo, al fine di procedere ad approfondite analisi. Le indagini in corso ipotizzano, a carico degli autori, i delitti di tentato omicidio, lesioni personali gravissime, detenzione di materie esplodenti, porto di ordigni esplosivi; si ritiene sussistente, inoltre, l’aggravante terroristica.

Promozione per Merito Straordinario a favore del poliziotto , con la seguente motivazione:

Evidenziando straordinarie capacità professionali ed eccezionale senso del dovere, nella notte di Capodanno, richiamato in servizio, si portava presso una libreria, legata ad ambienti dell’estrema Destra fiorentina, ove altro personale aveva rinvenuto un ordigno esplosivo; nella circostanza, metteva in sicurezza l’area e, nel procedere alle operazioni di disinnesco, veniva investito da una violenta deflagrazione, riportando gravissime lesioni. Chiaro esempio di abnegazione e spirito di servizio. Firenze 1° gennaio 2017”.

E’ stata premiata con la medaglia d’oro al merito civile, anche la bandiera della Polizia di Stato per il soccorso e le attività espletate durante i tragici e recenti eventi calamitosi che hanno provocato numerose vittime e danni inestimabili. Gli uomini e le donne della Polizia di Stato, infatti, si sono prodigati, con encomiabile dedizione e grande spirito di solidarietà nella tutela della vita umana e nel costante presidio del territorio, contribuendo ad alleviare le sofferenze e i disagi della popolazione duramente colpita. La generosa abnegazione e l’impegno profuso, con eroico civismo, anche a rischio della propria vita e hanno ulteriormente dimostrato l’altissimo senso del dovere e le straordinarie qualità umane e professionali, suscitando, ancora una volta, la riconoscenza della Nazione.

 

Il Messaggio del Presidente della Repubblica

In occasione della ricorrenza del 165° anniversario della fondazione, desidero esprimere alle donne ed agli uomini della Polizia di Stato i sentimenti di apprezzamento e riconoscenza dell’intera Comunità Nazionale per l’opera svolta a tutela della sicurezza delle persone, del sereno esercizio delle libertà democratiche e della convivenza sociale.

Le donne e gli uomini della Polizia di Stato, intervenendo nelle aree del Centro Italia colpite dal sisma, con umanità, dedizione e encomiabile spirito di servizio, hanno contribuito al soccorso e al sostegno alle popolazioni così duramente provate dal terremoto.

Di tale generoso impegno è stato dato riconoscimento con il conferimento alla Bandiera della Medaglia d’Oro al Valor Civile.

Nell’impegno volto ad assicurare – in una cornice di democrazia e legalità – il sereno svolgimento degli eventi ad alto impatto di partecipazione, il personale della Polizia di Stato ha operato con professionalità e rigorosa attenzione ai diritti delle persone, unite ad un costante esercizio di ascolto e dialogo.

Particolare valore va riconosciuto alle azioni di soccorso, identificazione e accoglienza di adulti, donne e minori migranti, nonché al contrasto dei fenomeni di sfruttamento connessi all’immigrazione e alla gestione delle loro ricadute sulla sicurezza dei territori.

Rispetto alle multiformi minacce del terrorismo e all’accresciuta esigenza di tutela di persone e obiettivi esposti a rischio, prezioso è stato lo sviluppo e l’affinamento di nuove competenze e sensibilità, in sinergia con le altre Forze di Polizia e in contesti di cooperazione internazionale. Metodologie utili altresì nella lotta alla corruzione, alle mafie, ai loro patrimoni illeciti e alle infiltrazioni criminali nell’economia e nelle Pubbliche Amministrazioni.

Nell’ambito della tutela della mobilità si è espresso il meritorio impegno della Polizia Stradale e Ferroviaria, mentre significativa è stata l’azione a difesa della sicurezza delle comunicazioni con l’obiettivo di garantire le relazioni tra le persone negli spazi digitali, nei quali si consumano alcuni dei reati più odiosi del nostro tempo, dalla pedopornografia al cyberbullismo, dalle frodi informatiche al furto di identità.

Nel rendere oggi omaggio alla memoria di quanti hanno sacrificato la vita per garantire il libero esplicarsi della vita dei cittadini, rinnovo ai familiari delle Vittime la solidale vicinanza della Repubblica.

A tutti gli appartenenti alla Polizia di Stato e ai loro familiari, che ne condividono l’impegno e le preoccupazioni, rivolgo in questa giornata sentimenti di augurio”.

Sergio Mattarella

 

 




La scomparsa del magistrato Giorgio Santacroce ex primo presidente della Corte di Cassazione

E’ morto ieri mattina a Roma il magistrato  Giorgio Santacroce, ex primo presidente della Corte di Cassazione. Era malato da alcuni mesi: aveva guidato la Suprema Corte dal maggio 2013 fino al dicembre 2015, quando era andato in pensione. Santacroce, 75 anni, originario di La Spezia, prima di approdare a Piazza Cavour, è stato per un quinquennio al vertice della Corte d’appello di Roma.  Era malato da alcuni mesi. E’ stato primo presidente della Suprema Corte dal 13 maggio 2013 al 31 dicembre 2015. Magistrato dal 1965, Santacroce ha iniziato la sua carriera come pretore a Napoli. Nel 1970 è passato a Roma esercitando le funzioni di pm per oltre 25 anni occupandosi di importanti inchieste sul terrorismo, sulla Banda della Magliana, sulla strage dell’incidente aereo di  Ustica e sulla Loggia P2.  Nella capitale è stato poi sostituto pg alla Corte d’appello, per andare quindi in Cassazione (1997) con funzioni di giudice. Dal 13 marzo 2008 è stato presidente della Corte d’appello di Roma.

Nel corso della sua carriera Santacroce si è distinto nei  processi importantissimi soprattutto in materia di terrorismo come quello sulle inchieste su Avanguardia nazionale e sugli attentati dei Nap, i processi sui fiancheggiatori di Prima Linea e delle Br.   Santacroce successivamente passato alla Suprema Corte di Cassazione si è occupato dei delitti del mostro di Firenze, dell’omicidio Calabresi, dei casi Cogne e Marta Russo e dei Black bloc al G8 di Genova.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella,  lo ha ricordato come ” esemplare servitore dello Stato ” ed ha inviato un messaggio di cordoglio alla moglie di Santacroce, ricordandone l'”esemplare attività svolta nell’ordine giudiziario“.
 
Il  presidente del Senato Pietro Grasso appresa la notizia della scomparsa lo ha ricordato come magistrato di grande serietà “Quello di Giorgio Santacroce è stato un lungo percorso al servizio della Giustizia e delle Istituzioni. Lo ricorderemo come Magistrato di grande serietà e profonda conoscenza del Diritto. Sono vicino ai familiari ai quali invio i sentimenti di profondo cordoglio personale“.

Anche  il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, in una nota, ha commentato la scomparsa dell’ex Primo Presidente della Corte di Cassazione “Sono profondamente addolorato per la scomparsa di Giorgio Santacroce, nato nella mia città e assurto al vertice della magistratura di legittimità al culmine di una carriera che lo ha visto scrivere tra le pagine più importanti della storia giudiziaria italiana. Nel periodo in cui ho avuto l’onore di lavorare con lui per analizzare ed affrontare i problemi che affliggono il sistema giudiziario del Paese, ne ho potuto apprezzare sino in fondo l’intelligenza, la signorilità, la professionalità e la passione che ne hanno fatto uno dei magistrati più stimati, le cui doti umane sono state unanimemente riconosciute. Il principio di legalità come cardine della democrazia lo ha ispirato in tutta la sua attività. Voglio esprimere il mio personale cordoglio alla famiglia e a tutti coloro che, lavorando con lui, hanno avuto l’opportunità di apprezzarlo e stimarlo.”

 Il Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini,  appresa la notizia della scomparsa di Santacroce, ha espresso il cordoglio di tutto il  Csm:  “Esprimo il cordoglio mio personale e di tutto il Csm per la scomparsa di Giorgio Santacroce, fino al dicembre 2015 Primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione e componente di diritto del Csm”. Questo il ricordo del . “Sono orgoglioso di aver trascorso al suo fianco un non breve periodo di lavoro in Csm e in Comitato di Presidenza, in quei momenti, non mi sono mai mancati il suo sostegno e i suoi preziosi consigli. Il tratto di umanità che si è sempre accompagnato alla competenza e alla conoscenza del mondo del diritto hanno reso Giorgio una figura autorevole e stimata in Italia e all’estero. Mi sento vicino alla famiglia e condivido il dolore con i tanti che gli hanno voluto bene e con l’intera magistratura italiana. Con Giorgio Santacroce scompare la figura di un magistrato esemplare e una persona di straordinaria generosità“.




Mattarella: il discorso integrale del presidente della Repubblica

La riforma della legge elettorale con la necessità di avere due sistemi omogenei di voto tra Camera e Senato per andare a votare, ma anche lavoro, crescita e sicurezza. Questi i passaggi fondamentali chiave del discorso di fine anno del presidente Sergio Mattarella.

Un discorso che il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha commentato come “riferimento per l’azione di governo”. Il segretario del Pd Matteo Renzi ha espresso telefonicamente al Presidente della Repubblica l’apprezzamento e la piena condivisione per il “bel discorso di fine anno, in particolare sui temi del lavoro, dei giovani, dell’immigrazione, del senso di comunità, del sostegno alle popolazioni colpite dal sisma e nel ricordo dei ragazzi uccisi all’estero e nella citazione dei marò tornati in Italia e dell’entusiasmo di Bebe“. Il leader del Pd condivide totalmente, inoltre, le parole di Mattarella sulla situazione politica italiana e sulle priorità del l’agenda istituzionale.

 

 

Ecco in sintesi  il discorso del capo dello Stato :

CRESCITA – La crescita è in ripresa, ma è debole. Il suo impatto sulla vita di molte persone stenta a essere percepito. Va ristabilito un circuito positivo di fiducia, a partire dai risparmiatori, i cui diritti sono stati tutelati con il recente decreto-legge.

CORRUZIONE – Essere comunità di vita significa condividere alcuni valori fondamentali. Questi vanno praticati e testimoniati. Anzitutto da chi ha la responsabilità di rappresentare il popolo, a ogni livello. Non vi sarà rafforzamento della nostra società senza uno sviluppo della coscienza civica e senza una rinnovata etica dei doveri. La corruzione, l’evasione consapevole degli obblighi fiscali e contributivi, le diverse forme di illegalità vanno contrastate con fermezza.

FEMMINICIDIO Un’altra grave ferita inferta alla nostra convivenza è rappresentata dalle oltre 120 donne uccise, nell’anno che si chiude, dal marito o dal compagno. Vuol dire una vittima ogni tre giorni. Un fenomeno insopportabile che va combattuto e sradicato, con azioni preventive e di repressione.

LAVORO – Il problema numero uno del Paese resta il lavoro. Nonostante l’aumento degli occupati, sono ancora troppe le persone a cui il lavoro manca da tempo, o non è sufficiente per assicurare una vita dignitosa. Non potremo sentirci appagati finché il lavoro, con la sua giusta retribuzione, non consentirà a tutti di sentirsi pienamente cittadini. Combattere la disoccupazione e, con essa, la povertà di tante famiglie è un obiettivo da perseguire con decisione. Questo è il primo orizzonte del bene comune.

LEGGE ELETTORALE Non vi è dubbio che, in alcuni momenti particolari, la parola agli elettori costituisca la strada maestra. Ma chiamare gli elettori al voto anticipato è una scelta molto seria. Occorre che vi siano regole elettorali chiare e adeguate perché gli elettori possano esprimere, con efficacia, la loro volontà e questa trovi realmente applicazione nel Parlamento che si elegge. Queste regole, oggi, non ci sono: al momento esiste, per la Camera, una legge fortemente maggioritaria e, per il Senato, una legge del tutto proporzionale. L’esigenza di approvare una nuova legislazione elettorale mi è stata, del resto, sottolineata, durante le consultazioni, da tutti i partiti e i movimenti presenti in Parlamento.

NO ALL’ODIO COME STRUMENTO DI LOTTA POLITICA – Vi è un altro insidioso nemico della convivenza, su cui, in tutto il mondo, ci si sta interrogando. Non è un fenomeno nuovo, ma è in preoccupante ascesa: quello dell’odio come strumento di lotta politica. L’odio e la violenza verbale, quando vi penetrano, si propagano nella società, intossicandola. Il web è uno strumento che consente di dare a tutti la possibilità di una libera espressione e di ampliare le proprie conoscenze. Internet è stata, e continua a essere, una grande rivoluzione democratica, che va preservata e difesa da chi vorrebbe trasformarla in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi.

Le prove generali del videomessaggio dal Quirinale

 

TERREMOTO – Un pensiero di sostegno va rivolto ai nostri concittadini colpiti dal terremoto, che hanno perduto familiari, case, ricordi cui erano legati. Non devono perdere la speranza. L’augurio più autentico è assicurare che la vita delle loro collettività continui o riprenda sollecitamente. Ovunque, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nel ritrovarsi insieme. Ricostruiremo quei paesi così belli e carichi di storia. Ci siamo ritrovati tutti nel sostegno alle popolazioni colpite e nell’apprezzamento per la prontezza e l’efficacia dei soccorsi. Alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, alle Forze di Polizia, ai nostri militari, ai tanti volontari esprimo la riconoscenza del Paese. Il loro operato è oggetto dell’ammirazione internazionale.

TERRORISMO E IMMIGRAZIONE – Dopo l’esplosione del terrorismo internazionale di matrice islamista, la presenza di numerosi migranti sul nostro territorio ha accresciuto un senso di insicurezza.E’ uno stato d’animo che non va alimentato, diffondendo allarmi ingiustificati. Ma non va neppure sottovalutato. Non rendersi conto dei disagi e dei problemi causati alla popolazione significa non fare un buon servizio alla causa dell’accoglienza. L’equazione immigrato uguale terrorista è ingiusta e inaccettabile, ma devono essere posti in essere tutti gli sforzi e le misure di sicurezza per impedire che, nel nostro Paese, si radichino presenze minacciose o predicatori di morte. Anche nell’anno trascorso, le nostre Forze dell’ordine e i nostri Servizi di informazione hanno operato con serietà e competenza perché, in Italia, si possa vivere in sicurezza rispetto al terrorismo, il cui pericolo esiste ma si cerca di prevenire.

RAPPORTO CON L’UE – Dall’Unione ci attendiamo gesti di concreta solidarietà sul problema della ripartizione dei profughi e della gestione, dignitosa, dei rimpatri di coloro che non hanno diritto all’asilo.

LE CITAZIONIGiulio Regeni, Valeria Solesin, Fabrizia Di Lorenzo ma anche Bebe Vio (“come non ricordare il suo entusiasmo travolgente“) e i due Marò Massimiliano La Torre e Salvatore Girone. Sono queste alcune delle persone citate nel discorso del presidente. Tra gli altri anche i bambini della scuola dell’Infanzia di Acquasanta Terme, nominati in chiusura del discorso. “Ho ricevuto in dono un disegno – dice Mattarella che ritrae la loro scuola. Vi è scritto: “La solidarietà diventa realtà quando si uniscono le forze per la realizzazione di un sogno comune”. Vorrei concludere facendo mio questo augurio, e rivolgendolo a ciascuno di voi, perché i sogni dei bambini possono costruire il futuro della nostra Italia.

I COMMENTI AL DISCORSO DI MATTARELLA –  “Il messaggio del Presidente della Repubblica sarà un punto di riferimento per l’azione delle istituzioni nel 2017. Le parole di Mattarella sono per noi del governo fonte di ispirazione e di incoraggiamento nel lavoro che ci attende“. Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha commentato il discorso di fine anno del capo dello Stato.

Il Presidente – sottolinea Gentiloniha sottolineato lo spirito di comunità che deve animare l’impegno per il lavoro, in particolare dei giovani, per la sicurezza, per la difesa del risparmio, per la ricostruzione delle zone colpite dal terremoto. Il messaggio del Capo dello Stato ha detto parole chiare e di grande equilibrio sul tema dell’immigrazione. Con forza particolare, il Presidente ha richiamato chi ha responsabilità pubbliche all’etica dei doveri e al rifiuto dell’odio e della contrapposizione. Insomma, le parole di Mattarella sono per noi del governo fonte di ispirazione e di incoraggiamento nel lavoro che ci attende“, afferma il premier.

Grasso, partire da condivisione valori – “Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ci ricorda, nel suo messaggio di fine anno, che il tessuto sociale del nostro Paese è pieno di energie positive. E ci invita ad usare pienamente queste energie, insieme al senso diffuso di comunità che costituisce la forza principale dell’Italia, per reagire alle difficoltà e alle emergenze. Che si tratti della ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto o della lotta al terrorismo, del contrasto della corruzione o dell’impegno per dare una risposta alle tante domande sociali del nostro Paese, ogni nostra azione deve partire dalla condivisione di valori fondamentali, praticati e testimoniati ogni giorno“. Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso.

Boldrini, discorso di verità all’Italia e alla politica – “Il messaggio del Presidente Mattarella è un discorso di verità all’Italia e al mondo politico. Indica con nettezza l’attenzione da riservare alle popolazioni colpite dal terremoto; sottolinea con forza che disoccupazione e povertà sono i problemi più importanti ai quali deve far fronte il Paese. Perché la ripresa resta insufficiente e troppe disuguaglianze, a partire dalla condizione del nostro Sud, lacerano il tessuto sociale. Una comunità nazionale – ci ricorda il Presidente – non deve rassegnarsi al fatto che alcuni cittadini abbiano minori diritti e minori garanzie. Ma il Presidente mette in rilievo anche le molte energie positive e le risorse sulLe quali il nostro Paese può contare“. Così la presidente della Camera, Laura Boldrini,  ha commentato il discorso di fine anno del presidente della Repubblica Mattarella.