Casaleggio se la gode... l' Associazione Rousseau nel 2018 ha incassato esentasse circa 1 milione di euro "pubblici"

ROMAUn milione e 124.054 euro. Un vero e proprio “tesoretto” incassato esentasse dall’ Associazione Rousseau nell’ anno 2018 ,  fra i quali emergono i circa 700mila euro versati da deputati e senatori. È quanto si legge nella relazione al rendiconto firmata da Davide Casaleggio, presidente e tesoriere dell’ associazione che gestisce la piattaforma web del Movimento 5 stelle. I contributi da associazioni, partiti e movimenti politici (quindi dai gruppi parlamentari del Movimento Cinque Stelle)  ricevuti dalla no-profit guidata da Casaleggio invece ammontano a 119mila 800 euro.

I proventi delle “attività editoriali, manifestazioni e altre attività” dall’ Associazione Rousseau  si attestano a 2.731 euro, i contributi da “altri soggetti esteri”  cioè quelli che riguardano le donazioni da persone fisiche di valore inferiore a 5mila euro,  toccano quota 7.446 euro: ad esempio dagli Stati Uniti, sono arrivati a 2.870 euro, mentre proviene dal Belgio una donazione di 2.011 euro.

Nel bilancio si legge che “i contributi da persone fisiche”riguardano principalmente “il contributo per le piattaforme tecnologiche per l’ attività dei gruppi e dei parlamentari” (quindi soldi “pubblici” che sfuggono a qualsiasi controllo dello Stato) ed “il contributo per lo Scudo della rete avviato nel 2018”.

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E’ soltanto grazie ai versamenti-contributi (obbligatori) effettuati mensilmente dai parlamentari  del M5S – che, come prevede il regolamento interno, sono tenuti a sborsare 300 euro a testa ogni mese per sostenere la piattaforma Rousseau – l’ Associazione presieduta da Casaleggio ha incassato 699.844 euro. Il contributo per lo Scudo della rete – funzione che ha come obiettivo quello di fornire la difesa legale a iscritti ed eletti M5s dalle cause intentate contro di loro – raggiunge la cifra di 257.992 euro.

Rousseau_Relazione_31122018

L’ Associazione concluso l’esercizio con un avanzo di gestione pari a 57mila 573 euro e un “patrimonio netto positivo” per appena 2.188 euro.  Infatti la creatura “no profit” ( a parole…), presieduta da Davide Casaleggio, risulta essere molto ‘liquida’: i depositi bancari e postali, infatti, ammontano a 404mila 558 euro, ai quali vanno aggiunti 86 euro in ‘denaro e valori in cassa’, per un totale complessivo di 404mila 644 euro. Un vero e proprio “tesoretto” esentasse , che però viene azzerato dal totale dei debiti, che ammonta a 497mila 754 euro. Tra le passività emergono  “debiti verso fornitori” indicati in 352mila 96 euro.

Nella relazione al rendiconto sottoscritta da Casaleggio , che il CORRIERE DEL GIORNO pubblica “integralmente”, vengono indicati alcuni “fatti di rilievo” verificatisi dopo la chiusura dell’esercizio. Gli amministratori segnalano “la pubblicazione di una nuova piattaforma di voto nel mese di marzo per aderire alle richieste privacy e alle richieste di volumi di partecipazione degli iscritti”, un sistema che “è stato utilizzato per il voto delle europarlamentarie”. La multa del Garante infatti arrivò proprio nel giorno in cui si votava alle “europarlamentarie” per scegliere i 76 candidati M5S alle elezioni europee dello scorso 26 maggio. Un’Area voto potenziata dal punto di vista dell’infrastruttura tecnologica, assicuravano dal Movimento, rispetto alle rilevazioni del Garante che si riferiscono allo scorso novembre.

Casaleggio ha sporto denuncia in Procura per conto dell’Associazione Rousseau contro alcuni profili “clone” tra gli iscritti, creati con i loro dati ma senza il consenso dei diretti interessati. Secondo Enrica Sabatini, una dei quattro soci del’ associazione Rousseau, insieme a Massimo Bugani e Pietro Dettori, entrambi (profumatamente pagati) nello staff del vicepremier Luigi Di Maio a Palazzo Chigi, la denuncia “dimostra che il potenziamento dei processi ha funzionato, ovvero quel sistema di segnalazione che ha consentito e consente agli iscritti di inviare segnalazioni documentate per strutturare il controllo“. O forse invece altro non è che  una denuncia strumentale per pararsi il sedere da altre eventuali multe del Garante della Privacy, del quale non a caso il M5S vuole cambiare i vertici, piazzando propri uomini ?

In seguito alla pubblicazione del nuovo sistema “il Garante della Privacy – si legge sempre nella relazione – ha ritenuto di inviare una sanzione di 50mila euro per irregolarità individuate lo scorso anno“. A marzo “è stato inoltre completato il prototipo per il voto su blockchain messo a disposizione della comunità di sviluppatori perché possa essere testato e valutato”. Per quanto riguarda il futuro, “durante il 2019 si prevedono investimenti ulteriori per il miglioramento dell’infrastruttura sul fronte della sicurezza e della scalabilità ed il rilascio di nuove funzionalità a supporto degli iscritti”. In realtà gli oneri diversi di gestione (103.450 euro) appaiono i 64mila euro della prima sanzione comminata dal Garante della Privacy.

L’Associazione spende per servizi telematici 144mila 838 euro e circa 90mila euro per attività editoriali, di informazione e comunicazione, a cominciare dal nuovo Blog delle Stelle, stimato in 17mila euro. Per essere precisi, per il ‘Sistema Ocr’ sono stati investiti  26mila 245 euro , mentre il ‘Sistema gestione selezione’ costa 12mila 300 euro ed  il ‘Sito Academy’ costa  976 euro . Per la ‘nuova infrastruttura software sono stati spesi 33mila euro.

il “garante” del M5S : Beppe Grillo. O forse è più corretto chiamarlo “il furbetto” ?

L’ Associazione Rousseau sborsa per l’affitto dei locali in uso, in pieno centro di Milano,  29mila 780 euro (tecnicamente vengono indicati in bilancio come “affitti passivì”) soldi questi che in passano gravavano sui bilanci della Casaleggio & Associati,  mentre spende quasi 5mila euro per “altri noleggì” e 230mila 676 euro per il ‘personale dipendente’. In particolare, gli stipendi rappresentano un onere di 176mila 74 euro.

Poi ci sono  272mila 972 euro spesi per supporto legalea tutela del garante Beppe Grillo(che così facendo non ha spese legali a suo carico) e dell’ Associazione Movimento 5 Stelle. Nel dettaglio, questi costi comprendono le voci ‘spese legali’ (176mila 651 euro), “accantonamenti per rischi” (70mla euro), “contributi per Associazione Movimento 5 Stelle e Comitati” (26mila 321 euro). Consultando approfonditamente il loro rendiconto, si apprende che le spese “per infrastruttura“’ toccano quota 220mila 318 euro, mentre quelle per “comunicazione e organizzazione eventi” si attestano a 87mila 858 euro.

L’incapacità gestionale economia degli “adepti” del Movimento 5  Stelle emerge dai debiti in aumento, che superano la liquidità. Infatti i debiti correnti sono in aumento a quota 497.754 euro contro i 165.074 euro del 2017: quelli verso fornitori sono stimati in 352.096 euro, quelli tributari in 129.406 euro, quelli verso le banche in 2.333 euro. Il totale dei debiti supera la “liquidità”, che pure è alta: 404.558 euro tra depositi bancari e postali, a cui vanno sommati 86 euro in “denaro e valori in cassa“.

Tutti soldi pubblici. Con cui il Movimento Cinque Stelle si paga una bella fetta di spese della sua attività politica, mentre si era sempre dichiarato contrario al finanziamento pubblico dei partiti !

Occorre ricordare anche anche chi, come Marco Canestrari (un ex dipendente della Casaleggio Associati e autore con Nicola Biondo del libro-inchiesta sul M5S “Supernova”) chiedeva proprio al Movimento uno sforzo in più: quello di rendere trasparenti anche la lista dei soci e la rete di relazioni dell’Associazione Gianroberto Casaleggio, presieduta sempre da Davide Casaleggio il quale finta di dimenticare che ad una cena di raccolta fondi per questa associazione per la quale a cui  aveva partecipato la sera prima del suo arresto il “superconsulente” grillino Luca Lanzalone, che era stato indicato da Virginia Raggi, quale Sindaco di Roma, al vertice dell’ ACEA la società energetica del Comune di Roma, successivamente finito agli arresti domiciliari  per l’inchiesta sulle tangenti per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, .

Molti hanno dimenticato l’ispezione del Garante della Privacy fatta negli uffici dell’azienda, in via Morone 6 a Milano, considerata “parte” in causa, tanto più che ad assistere la società in quell’occasione è l’avvocato Montefusco, “storico” collaboratore dei Casaleggio. La nota di uno dei dirigenti che accompagna il rapporto sulla sicurezza parla di “siti gestiti da Casaleggio & Associati per conto del Movimento 5 Stelle e dell’Associazione Rousseau”. Alcuni documenti, peraltro, sono inviati all’ufficio del Garante dalla PEC (Posta Elettronica Certificata) di Casaleggio Associati. Ma c’è dell’altro: infatti non risulta chiaro chi sia il titolare del contratto di fornitura dei servizi erogati da IT.Net — i server, per semplificare: la Casaleggio o la Rousseau? Un dettaglio importante per stabilire a chi debbano essere comminate le eventuali multe

I contratti, come giustamente ricorda Marco Canestrari, non sono presenti nel dossier, quindi non è ancora possibile chiarire questa ambiguità che si può sintetizzare in qualche semplice domanda: c’è stato un passaggio di denaro in qualche momento tra l’Associazione Rousseau, il Movimento 5 Stelle e Casaleggio Associati? La “gestione” di cui si parla nel Rapporto Rousseau del Garante per la tutela dei dati personali è stato a titolo oneroso? Chi paga per i server su cui “gira” la piattaforma Rousseau, che un bug recentemente scoperto ha dimostrato essere legato a “Casaleggio”?

Ma il Movimento 5 Stelle pensa solo a far chiudere i giornali eliminando i contributi ai piccoli quotidiani e periodici di provincia  in maniera tale attraverso il web diffondere una sola unica voce: quella della Casaleggio. Altro che uno vale uno….quelle sono cazzate che solo un comico come Beppe Grillo poteva sparare !

 




Governo M5S-Lega al capolinea?

di Antonello de Gennaro

Dopo i chiarimenti di ieri mattina si rialzano i toni dello scontro sul decreto fiscale fra Lega e M5s . Mentre Matteo Salvini sostiene di non volere “passare per scemo” il dirimpettaio Luigi Di Maio replica di “non volere passare per bugiardo“.  Il ministro dell’Interno sbotta nel primo pomeriggio: “Comincio ad arrabbiarmi. Perché in quel consiglio dei ministri Giuseppe Conte leggeva e Di Maio scriveva il decreto. Per scemo non ci passo“. Gli risponde il ministro grillino “Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto io non ci sto

Chi avrà ragione?  Dopo lo scontro fra i due vicepremier, esce anche una dichiarazione del premier Conte. “La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei ministri – si legge in una nota di Palazzo Chigi – non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’articolo 9: questa norma risultava in bianco“. Il premier Giuseppe Conte, impegnato a Bruxelles, ha cercato di sgonfiare la polemica: “Domani in cdm (previsto per le ore 13, ndr.) scioglieremo finalmente gli ultimi nodi sul decreto fiscale“. E conferma: “Guido un governo responsabile, che finora ha dimostrato di saper fare sintesi“. 

Di Maio però non ci sta e smentisce pubblicamente la ricostruzione del suo alleato (per quanto ancora ?) Salvini. “Quando si dice che Conte leggeva e Di Maio scriveva – dice il leader politico del M5Ssi dice una cosa che non è vera. Nel Consiglio dei ministri, come è sempre stato, non si legge un provvedimento norma per norma ma si enunciano i principi generali. Conte ha enunciato i principi generali dell’accordo sulla pace fiscale“.

Davide Casaleggio

Nel pomeriggio è arrivato a Montecitorio Davide Casaleggio, l'”erede-padrone” del M5S accompagnato dal “fido” Pietro Dettori, socio dell’associazione Rousseau, per incontrare insieme Di Maio. Casaleggio “ufficialmente”  è a Roma per partecipare alla festa “Italia 5 stelle” che si terrà nel weekend al Circo Massimo.

Matteo Salvini ha provato a spegnere le polemiche: “Dopo le nuvole torna sempre il sereno!” dice il vicepremier leghista su Facebook. “Chi si arrende ha già perso, mai mollare“,  postando una foto del sole dietro le montagne del Trentino dove si trova per la campagna elettorale delle regionali in programma domenica prossima. Con una nota ufficiale il ministro dell’Interno assicura: “Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi”. Ed aggiunge: “Basta litigi“.

Le polemiche fanno traballare il Governo e causano sui mercati finanziari vendite nette per 17,4 miliardi di titoli di Stato, una fuga da cui si salvano solo le azioni. Dall’ inizio dell’ anno, il saldo su tutti gli asset è negativo per 42 miliardi. Se si guarda al solo flusso da maggio, l’emorragia sale a 81 miliardi. Con il ritiro della Bce dal mercato, diventeranno fondamentali gli investitori privati.

In serata arriva la notizia che conferma la sfiducia dei mercati finanziariMoody’s taglia il rating e l’Italia viene declassata a Baa3: “Il deficit aumenterà molto mentre l’economia non decollerà“. L’agenzia statunitense porta il giudizio sulla politica economica del Governo italiano ad un solo passo dal livello “spazzatura” così mettendo sott’accusa la ricetta del governo Conte per il rilancio del Pil definendolo  “Programma di riforme non coerente“. Aumentano quindi le possibilità di una uscita dell’ Italia dall’euro.

La decisione di Moody’s è legata a un “cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato” rispetto alle attese.  L’agenzia statunitense considera “strutturali” e “difficili da invertire” le nuove spese che l’esecutivo italiano mette in campo: in particolare, il reddito di cittadinanza, il rilancio dei centri dell’impiego e anche la riforma della legge Fornero sulle pensioni (“che mette a rischio, nel lungo periodo, la sostenibilità del sistema previdenziale“).

Queste tre misure del governo Lega-M5S costeranno da sole,  uno 0,8 per cento del Pil per ognuno dei prossimi tre anni. Mentre un altro 0,7 del Pil sarà “mangiato” dal mancato aumento dell’Iva. Infine peseranno – tra lo 0,2 per cento e lo 0,3 – gli investimenti pubblici in aumento. Viene messa sotto accusa degli analisti finanziari internazionali anche la ricetta che il governo Conte intende mettere in campo per rilanciare l’economia. In poche parole, concretamente,  manca “una coerente agenda di riforme per la crescita“, e tutto ciò implica il prosieguo di una “crescita debole nel medio termine“. Ma le “botte” contro Palazzo Chigi non finiscono, definendo la manovra del governo italiano come un “programma di riforme organico che possa spingere la mediocre performance della crescita su base sostenuta“.

In questo scenario  l’Italia rischia di confermare il debito pubblico al 130 per cento del Pil,  tra più spese correnti e minore crescita economica. Il mercato finanziario accusa la politica economica del Governo, di aumentare l’indebitamento annullando le attese internazionali di una sua riduzione. Un debito così alto e rischioso fa diventare molto più vulnerabile l’ Italia ipotizzando possibili “schock esterni“. Gli analisti di Moody’s osservano con preoccupante allarme le tensioni che si sono scatenate a Bruxelles tra la Commissione europea ed il governo grillino-leghista. In realtà le possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro vengono ritenute al momento “molto basse”, ma potrebbero aumentare qualora  “le tensioni fra Roma e le autorità europee dovessero subire una ulteriore escalation” sulla manovra  finanziaria italiana.

All’appello mancano riforme strutturali da troppo tempo attese come  denuncia Moodys, in particolare  lo snellimento della pubblica amministrazione,  l’accelerazione dei processi in sede civile ed il rilancio dell’Università. E contrariamente a quanto dice Luigi Di Maio non c’è stata nessuna “manina”…




I costi dello staff di Palazzo Chigi: il super stipendio di Rocco Casalino che guadagna più del premier Conte.

ROMA –  Da un punto di vista economico e non solo, è molto meglio fare il portavoce a Palazzo Chigi che il Presidente del Consiglio. Con questa sintesi il settimanale L’ ESPRESSO riassume così i dati sugli stipendi dello staff della Presidenza del Consiglio del Governo Conte,  che ora siamo in grado di rendere pubblici.

Rocco Casalino  ex partecipante alla prima edizione del reality show “Grande Fratello” già numero uno della comunicazione del Movimento 5 Stelle,  ed ora portavoce e capo ufficio stampa del presidente del Consiglio   , con i suoi 169mila euro lordi annui è  il dipendente più pagato  tra quelli che lavorano negli “uffici di diretta collaborazione” di Palazzo Chigi.

il passato televisivo di Rocco Casalino al Grande Fratello ed intervistato dalle IENE

Lo stipendio di Rocco Casalino si compone di tre voci: 91mila euro di trattamento economico fondamentale a cui si aggiungono 59mila euro di emolumenti accessori e 18mila di indennità. Per un totale che sfiora i 170mila euro annui.

Un  compenso assai più alto persino di quello che spetta allo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale, non essendo deputato, deve accontentarsi di soli 114mila euro lordi all’annoQuesta imbarazzante disparità di trattamento non è però del tutto una novità. Anche nel caso del governo Renzi infatti l’allora presidente del Consiglio, non ancora parlamentare, si ritrovò a guadagnare meno del suo portavoce, e oggi deputato del Pd, Filippo Sensi. Anche in quella circostanza le cifre erano le stesse previste dal governo Conte: 114mila euro per Renzi e 169mila per Sensi.

Il “governo del Cambiamento” spende di più

per il totale degli addetti alla comunicazione

I Casaleggio boys all’incasso. Secondo solo a Casalino, ma comunque sempre meglio remunerato del premier  Conte, è Pietro Dettori, altro big della comunicazione 5 Stelle e “fedelissimo” di Davide Casaleggio. Dettori è stato assunto nella segreteria del vicepremier Luigi Di Maio percependo  130 mila euro annui come “responsabile della comunicazione social ed eventi” . Vicecapo di quella stessa segreteria è Massimo Bugani, altro nome di rilievo della “galassia grillina” che porta a casa 80 mila euro all’anno . Non mancano nell’elenco altri nomi di ex dipendenti della Casaleggio che da anni compongono gli staff dei deputati e senatori 5 stelle: uno tra tutti Dario Adamo, responsabile editoriale del sito e dei social di Conte, retribuito con la bellezza di 115mila euro l’anno.

 

I due non a caso sono tra i quattro soci dell‘Associazione Rousseau che gestisce le piattaforme del Movimento 5 Stelle ed è di fatto diretta emanazione della Casaleggio associati (il fondatore è Gianroberto Casaleggio e l’attuale presidente è suo figlio Davide),  Associazione che reperisce il finanziamento grazie un contributo mensile di 300 euro devoluto dalle retribuzioni (soldi pubblici)  ogni parlamentare e senatore, dietro “ferrea” indicazione contrattuale scritta. In pratica a fronte di 221 deputati e 112 senatori, per un totale di 333 parlamentari, l’ Associazione Rousseau incassa 99.900 euro al mese provenienti dagli stipendi “pubblici” dei grillini eletti, incassando quindi un totale di circa 1milione e 200mila euro l’ anno di denaro pubblico , che per un’intera legislatura fanno la bellezza di  6 milioni di euroTutti soldi incassati di fatto  dalle casse dello Stato senza pagare alcunchè di tasse.

 

Quanto conta la comunicazione. La pubblicazione degli stipendi ha permesso al settimanale L’ ESPRESSO di poter fare anche un primo confronto quando si parla di staff  tra le spese di questo Governo (del cambiamento…) e  di quelli precedenti . Un confronto che chiaramente, può essere solo parziale ed è importate specificarlo, per due ragioni: non sono ancora noti tutti gli stipendi dei collaboratori (alcuni sono ancora in fase di definizione, come quelli della segreteria di Salvini) e va inoltre precisato che ogni Governo tende sempre con il passare dei mesi e degli anni ad aggiungere ulteriore personale e relativi costi.

Tutto ciò premesso e considerato le cifre più interessanti e significative sono quelle alla voce “comunicazione“, su cui il “Governo del cambiamento” gialloverde sta spendendo più di tutti gli altri esecutivi di cui sono reperibili i dati. L’ufficio stampa e del portavoce di Giuseppe Conte ha in organico 7 persone per un costo complessivo alle casse della Presidenza del Consiglio di 662 mila annui, di cui 169mila euro  vanno come già detto al portavoce Rocco Casalino.

Rocco Casalino portavoce del premier Giuseppe Conte a Palazzo Chigi

Secondo in classifica il governo Letta, che contava 7 persone nello staff comunicazione per un costo totale di 629mila euro annui e con il portavoce che aveva 140mila euro di retribuzione . L’esecutivo di Paolo Gentiloni poteva invece contare su una struttura di sette persone per un costo di 525 mila euro. Più complesso il calcolo per il Governo di Matteo Renzi: classificatosi al terzo posto di questa classifica appena insidiato il team dell’ufficio stampa si basava su 4 persone tra cui il già citato Filippo Sensi come portavoce e un costo complessivo di 335mila euro. Ma alla fine del mandato i costi erano saliti fino ai 605mila euro per un organico di 7 persone.

Dove è finita la voglia di trasparenza “grillina” ?  La pubblicazione dei dati sui collaboratori della presidenza del Consiglio si è fatta attendere ben oltre i limiti previsti dalla normativa. Infatti,  legge sulla trasparenza 33/2013 prevede che le pubbliche amministrazioni aggiornino le informazioni sui titolari di incarichi dirigenziali o di collaborazione entro 3 mesi dal loro insediamento, termine rispettato da quasi tutti i ministeri dell’attuale esecutivo. Ad eccezione proprio dalla Presidenza del Consiglio, che ha invece impiegato 110 giorni e nell’ultima settimane è stata “pungolata” da ben due richieste di accesso civico avanzate dai colleghi del settimanale  L’ Espresso affinché venissero pubblicati i dati in questione.




Il figlio di Marcello Foa è stato assunto nello staff di Salvini. E si occupa della sua propaganda

di Vittorio Malagutti e Mauro Munafò
Nelle sue prime dichiarazioni da presidente (mancato) della Rai Marcello Foa ha rivendicato la sua estraneità ai partiti e alla partitocrazia. Tra i suoi numerosi sostenitori c’è chi lo difende parlandone (e scrivendone) come un intellettuale d’area. Anche Foa, però, tiene famiglia e avere un amico in un partito può far comodo, all’occorrenza.  Meglio ancora se l’amico è il capo di un grande partito, nonché ministro dell’Interno e vice Primo ministro.

Si scopre così che Leonardo Foa, 24 anni, figlio del presidente designato della Rai dal governo gialloverde, lavora nello staff di comunicazione di Matteo Salvini, alla gestione dei social network per la precisione. Questo è quanto risulta dal profilo Linkedin del giovane Foa, un ragazzo dal curriculum di studi brillante: laurea in Bocconi e master all’Ecole de Management di Grenoble. Un paio di stage. E nel settembre del 2017 il primo impiego, come social media analyst alla “SistemaIntranet.com”, la società di Luca Morisi e Andrea Paganella, che gestisce la comunicazione e l’immagine social di Matteo Salvini.

Infine, come lui stesso scrive su Internet, per Leonardo Foa è arrivata la chiamata nello staff del vicepremier. Che incidentalmente è anche il grande sponsor di suo padre. Quello “estraneo” ai partiti.

Il lavoro di Leonardo Foa. L’Espresso è anche in grado di raccontare esattamente il lavoro svolto dal giovane Leonardo. Sotto la supervisione di Morisi, Foa si occupa della produzione e della condivisione dei contenuti salviniani su Facebook, preoccupandosi di “renderli virali“.

Un lavoro che, dalle verifiche dell’Espresso, inizia da prima della formazione del governo e si sviluppa anche attraverso tutta una serie di gruppi, ufficiali e non, della galassia salviniana. Nel gruppo Facebook “Matteo Salvini leader“, hub ufficiale della comunicazione del leghista da cui poi “partono” tutti i messaggi che diventano virali, Leonardo Foa è uno dei più assidui produttori di contenuti, quasi sempre “benedetti” dal like di Morisi. “Il capitano è pronto. E tu?“, “Il capitano è arrabbiato“, “Il capitano ce l’abbiamo solo noi”, con tanto di Salvini arrabbiato da condividere su Facebook.

Il tentativo di nascondersi sui social. Una passione che per Leonardo Foa va oltre il lavoro. Sul suo profilo twitter infatti era possibile leggere fino a qualche giorno fa diversi messaggi di sostegno a Salvini. Messaggi che oggi diventano difficili da reperire, perché su Twitter il profilo risulta da alcuni giorni “riservato” e illegibile a chi non sia già suo amico.

Probabilmente un tentativo di non farsi notare e non creare imbarazzo al padre candidato alla presidenza Rai. Tentativo che si infrange con la possibilità di recuperare i suoi tweet salviniani accedendo alla cache di Google e con la poca lungimiranza del suo capo Luca Morisi che, qualche giorno fa, ha twittato una foto dell’intero staff di Salvini, in cui compare lo stesso Leonardo Foa.

Chi è Marcello Foa, tra Salvini, Bannon e Putin

Era all’incirca la metà dello scorso luglio quando il giornalista Marcello Foa annunciava  una querela contro il settimanale L’Espresso, ed il 27 luglio veniva indicato dal governo gialloverde come nuovo presidente della Rai, venendo clamorosamente “bocciato” dalla Commissione di Vigilanza Parlamentare della RAI. Nell’ inchiesta  realizzata dall’ottimo  Vittorio Malagutti sullarete dei sovranisti europei, L’Espresso aveva infatti raccontato i rapporti tra Foa, il mondo leghista, quello pentastellato e le voci ed  occhi del presidente russo  Putin in Italia.

L’inchiesta di Malagutti partiva da Sestu, un paesino vicino Cagliari in Sardegna, dove hanno sede sono gli uffici della Moving Fast Media, società da cui dipende la gestione del sito di news “Silenzi e Falsità” che strombazza l’ambizioso obiettivo di raccontare “quello che i media non dicono”. La linea editoriale ma sopratutto politica del sito è molto chiara ed evidente. Totale appoggio e sostengo al governo Conte con titoli enfatici per attaccare quelli che vengono descritti come i nemici dell’esecutivo, partiti o giornali che siano !

La gestione dell’iniziativa è affidata a Marcello Dettori, 28 anni, fratello di quel Pietro Dettori, classe 1986, a lungo collaboratore di Gianroberto Casaleggio e successivamente di suo figlio Davide, ed oggi anche uno dei quattro “soci” della piattaforma Rousseau che incassa 300 euro sotto forma di contributo mensile da ogni deputato e senato del M5S . Marcello Dettori, il gestore di Silenzi e Falsità, ha lavorato due anni (da ottobre 2013 a dicembre 2015) alla Casaleggio associati di Milano.

La Moving Fast Media è stata costituita dal notaio, appena 8  mesi fa, nel dicembre del 2017, ma nel frattempo il più giovane dei Dettori si era già messo in proprio come consulente. Tra i suoi clienti, al momento soltanto  tre , compare una società di Lugano: la MediaTi holding. a cui fa capo il più importante gruppo editoriale della Svizzera italiana, proprietario del Corriere del Ticino, un quotidiano, a cui si aggiungono televisione, radio e un sito di news.

Marcello Foa

Ma cosa c’entra il consulente a Cinque Stelle con questi media che operano dalla Svizzera?  Marcello Foa, è amministratore delegato della Società editrice del Corriere del Ticino, che l’anno scorso ha assorbito MediaTi holding. Foa doppia cittadinanza, italiana e svizzera, giornalista, blogger e saggista, impegnato in prima linea nella battaglia sovranista, è diventato l’ anello di congiunzione tra due mondi che ideologicamente sembrerebbero essere molto distanti.

Ha lavorato a lungo alla redazione esteri del quotidiano il Giornale di proprietà della famiglia Belusconi, diventando in seguito responsabile del sito online. Nel 2011, il distacco alla galassia berlusconiano diventando manager di punta del gruppo Corriere del Ticino a Lugano. Foa  ad onor del vero, non ha mai nascosto il suo appoggio a Salvini, che conosce molto bene.Lo scorso  14 giugno, stato presentato a Milano l’ultimo libro del giornalista dal titolo “Gli stregoni della notizia, atto secondo”, presentazione che annunciava come “special guest” proprio  il ministro dell’Interno, che è apparso con un videointervento.

L’incontro pubblico è stato organizzato, secondo quanto recita la locandina, dall’Associazione Più Voci, quella stessa associazione balzata agli onori della cronaca , per aver ricevuto un contributo ( non dichiarato ) di 250 mila euro dal costruttore Luca Parnasi, arrestato lo scorso mese per lo scandalo sulla costruzione del nuovo stadio della Roma Calcio. Meno pubblicizzata è stata la presenza di Foa a un altro evento dal significato politico leggermente più interessante.  Infatti lo scorso 8 marzo scorso, pochi giorni dopo le elezioni, è arrivato a Milano  Steve Bannon, il guru “sovranista” già vicino a Donald Trump, il quale ha fatto visita a Salvini. E guarda caso….tra i pochi ammessi all’incontro c’era proprio Marcello Foa.

Sul versante con il Movimento Cinque Stelle  Foa ha consolidato nel tempo i legami con Marcello Dettori , e non a caso il sito Silenzi e Falsità ospita spesso interventi del giornalista italo-svizzero. Sulla propria pagina Facebook, Foa non manca mai di segnalare e pubblicare anche i suoi interventi da opinionista per Russia Today, la tv via satellite in lingua inglese controllata dal governo di Mosca.



Con l’operazione Rete Magica la Casaleggio entra a Palazzo Chigi

di Giovanna Vitale*

Il prestanome. Non è esattamente lusinghiero l’ultimo appellativo affibbiato al premier incaricato Giuseppe Conte. È quello che però rende meglio l’idea coltivata con tenacia alla Casaleggio Associati. Dove – dopo aver concepito in laboratorio il capo politico dei 5S – si avviano a realizzare un progetto ancor più ambizioso: trasformare un anonimo professore di diritto nel perfetto esecutore del contratto pentaleghista, volto del Movimento ma senza voce propria, interprete di una linea dettata per interposto staff e decisa altrove. A Milano. Nel quartier generale della Srl dove si è già insediata la cabina di regia del nuovo primo ministro.

È solo una questione di tempo. Poi, appena il governo nascerà, il Giglio ormai appassito che per quattro anni ha dettato legge a Palazzo Chigi verrà sostituito dalla “Rete Magica”, in omaggio al totem dell’azienda informatica da cui tutto discende e al tramaglio congegnato per imbrigliare “l’avvocato del popolo“. Un poker di pretoriani che dovrà misurarne i passi e le parole, curarne l’immagine pubblica e i profili social, scriverne i discorsi e smistarne le telefonate. Hai visto mai che anziché Macron chiami l’ex amica Maria Elena Boschi.

Capo indiscusso della Rete e finora al servizio di Luigi Di Maio sarà Rocco Casalino, già al vertice della Comunicazione 5S, scalata in cinque anni partendo dal basso, come vice al Senato di Claudio Messora: per meriti acquisiti sul campo sarà lui il portavoce di Conte, più voce che porta, in realtà. Di lui si sa pressoché tutto. Classe ’72, una laurea in ingegneria, comincia la sua “carriera” come concorrente del Grande Fratello, che tuttavia non riesce a garantirgli la ribalta sperata: uscito dalla Casa, Rocco entra nella controversa cerchia di Lele Mora, fa l’opinionista in trasmissioni di intrattenimento, facendosi notare per le litigate spesso furiose e alcune esternazioni razziste (“I poveri hanno un diverso odore della pelle”, disse alle Iene).

La classica storia di meteora tv. A cui lui tuttavia non si arrende: per quattro anni conduce un programma mattutino su TeleLombardia finché, nel 2011, spedisce un video-messaggio caricato su Youtube a Grillo e Casaleggio padre che lo accolgono a braccia aperte, anche se nel 2013 la sua candidatura alle regionali viene bocciata dai militanti storici che non lo accettano. Nel frattempo, però, il M5S vince il Parlamento e per Casalino inizia l’ascesa alla vetta del potere. Esercitato in modo inflessibile: è lui a decidere chi deve andare in tv, apparire e dunque esistere. Imponendo a tutti i talk il “codice Rocco“: gli ospiti grillini non devono mischiarsi, interloquire con altri politici, l’unico contraddittorio ammesso è coi giornalisti, meglio se clementi, sennò addio per sempre.

 

Quando Di Maio scala il Movimento, lui diventa la sua ombra. Scivolando alle spalle di Conte – con cui condivide un incidente di curriculum: il vantato master americano in Economia è stato smentito dall’università di Winchester – appena l’asse pentaleghista si salda sul nome del professore. A cui Casalino scrive il suo primo discorso da capo del governo incaricato. Vergato poco prima di salire al Quirinale nella sede romana della Casaleggio, dove ha il domicilio l’altro dioscuro del futuro premier: Pietro Dettori (sopra nella foto con Luigi Di Maio) . Destinato, lui, alla guida dell’Ufficio di Presidenza: nessun atto, decreto, mail o missiva potrà entrare o uscire senza che l’ex dipendente della srl meneghina lo veda.

Figlio di un imprenditore sardo amico di Casaleggio senior, entra in azienda grazie alla sua abilità coi social. Il passaggio al blog di Grillo viene naturale: è Dettori a scrivere i post più virulenti. Alla morte di Gianroberto, il figlio Davide lo vuole con sé nell’Associazione Rousseau, ma sarà l’uscita dell’eurodeputato David Borrelli a consentirgli la promozione a socio della piattaforma che gestisce le votazioni più importanti (da ultimo, l’accordo Lega-5S), i dati degli iscritti, le leggi condivise con i cittadini. Un fortino di dati e informazioni che dà un grande potere a chi lo controlla. E che ora si trasferisce armi e bagagli nel cuore dello Stato. Dove approderà anche Maria Chiara Ricciuti, altra pedina fondamentale dello staff di Di Maio, che di Conte sarà il capo dell’ufficio stampa.

Maria Chiara Ricciuti

Trentenne romana ma di origini abruzzesi,giornalista fuori tempo e fuori epoca” si definisce lei, ha lavorato per anni per l’Italia dei Valori, la prima forza politica ad avvalersi dei servigi della Casaleggio Associati. Con lei, vestale dell’agenda di Conte, sbarcherà a Palazzo Chigi pure un’altra fedelissima del capo politico: Cristina Belotti, 29 anni, già responsabile Comunicazione del M5S in Europa (abbandonata dopo lo scandalo sui rimborsi truccati) e già in prima linea nel tour per le Regionali siciliane. La Rete del premier è pronta. Dalla regia di Milano è tutto, a voi la linea.

*opinione tratta da Rep: