Di tutto di più...

Il senatore Matteo Renzi (Pd) intervistato da Maurizio Costanzo, su Canale 5

Da piccolo volevo fare il giornalista, poi il giornalaio, ma pure il camionista, ed in alcuni momenti il Papa

Dario Nardella sindaco Pd di Firenze su Twitter  

Ringrazio la polizia municipale che oggi ha fermato due donne travestite da mimi che molestavano turisti e passanti. Sono state segnalate alla Questura per il decreto di espulsione. Avanti così. #sicurezza #firenze”

I tweet sessisti e omofobi dell’amico di Di Maio, l’avvocato Enrico Esposito nominato vice capo dell’ufficio legislativo al dicastero dello Sviluppo Economico dal ministro ex compagno di università. Un incarico per cui percepirà 65mila euro per un anno, ottenuto su “base fiduciaria” 

Sulla Biancofiore sottosegretaria (2013): “Non c’è modo migliore di onorare le donne mettendo una MIGNOTTA in quota rosa“. Su D&G: Dolce e Gabbana chiusi ‘per indignazione’. Ma si può sempre entrare dal RETRO“. Sulla Luxuria (2014): “In un Paese serio Vladimir Luxuria va in GALERA, non in Parlamento“. Sui “ricchioni” (2016): “Quando ti chiamano ‘ricchione’ o rispondi ‘a puttan e mammt’ o vai a piangere dalla maestra. Se fai la seconda cosa, sei RICCHIONE davvero” (fonte: L’Espresso)

L’incredibile lapsus del vicepremier Luigi Di Maio, intervistato da Nicola Porro 

La mia idea è che dobbiamo dialogare al massimo con l’Unione Europea e spiegare bene questa manovra in modo tale da costringerli a dirci di NO, ma il loro No non può essere motivato…” (fonte: Quarta Repubblica, Rete 4)

Altro lapsus “rivelatore”, stavolta tocca al ministro dell’Economia Giovanni Tria -particolarmente in confusione in questa fase tra fuoco amico e nemico- in audizione davanti alle Commissioni bilancio, mentre prova a spiegare la ratio della manovra economica

Quindi noi mettiamo nel nostro programma di riuscire ad effettuare questi investimenti. È una scommessa, ci riusciremo? Io spero di NO…

Party 5 Stelle

Dallo spread allo spritz, dal balcone al barcone. Per una notte i 5 Stelle ‘dimenticano’ le diatribe con Juncker e Moscovici, i numeri del Def, le aliquote e i parametri europei e si ritrovano a bordo del ‘Lian Club‘, battello adibito a risto-bar ormeggiato sul Tevere. “Stasera – dice il vicepremier grillino arrivando al party – festeggiamo la manovra economica“. Alla spicciolata arrivano deputati, senatori e anche qualche ministro. E così, tra un drink e l’altro, tra pizzette, un assaggio di amatriciana e di pasta con le zucchine al buffet, parte la festa a 5 Stelle sul Tevere. Andrea Caso (Commissione Finanze) è tra i più scatenati in pista. Le deputate Marianna Iorio e Angela Masi si cimentano invece in una piccola esibizione di DANZA DEL VENTRE. “È stata una serata veramente easy”, è il commento a caldo del tesoriere Sergio Battelli, immancabile jolly delle serate mondane grilline. (…) (fonte: Adnkronos)

L’#epicfail gelminiano del ministro Danilo Toninelli, a margine dell’incontro con la commissaria Ue Violeta Bulc. Si giustificherà dicendo “non me ne frega niente di un lapsus”

Sapete quante delle merci italiane, quanti degli imprenditori italiani utilizzano con il trasporto principalmente ancora su gomma il tunnel del Brennero (…)“. Peccato che il tunnel del Brennero non esista, né sia operativo: non sarà completato prima del 2025, e rappresenterà esclusivamente un tunnel ferroviario. Insomma, nulla a che vedere con il citato “trasporto su gomma”.

La grande battuta del vicepremier Matteo Salvini al convegno dell’Ugl “Crescita economica e prospettive sociali in un’Europa delle Nazioni’, con a fianco una divertita Marine Le Pen

L’incontro tra Saviano e Macron? Che tristezza, chi si somiglia si piglia. Spero solo che non si siano fatti un selfie SVESTITI, come usa fare Macron ultimamente...”

Marine Le Pen nel corso del dibattito con Pierluigi Bersani, intervistata da Nicola Porro

Noi gireremo le spalle all’Unione Europea e otterremo insieme la maggioranza al Parlamento europeo. Faremo emergere insieme quest’Europa delle Nazioni e della libertà. Voi come dite? ‘Smacchieremo il giaguaro‘, ecco…” (fonte: Quarta Repubblica, Rete 4)

Cosimo Ettorre  consigliere comunale 5 Stelle a Moncalieri pubblica su Facebook le foto di alcuni bus in partenza verso la manifestazione dem contro il governo, e commenta

Se riuscissero ad organizzarsi, temo fortemente che la gioventù piddina in rivolta potrebbe far cadere il governo. Suggerirei loro di rimanere compatti ma suddividersi in gruppi in base alle PATOLOGIE che colpiscono gli anziani: in testa i diabetici, afflitti da prostatite sulla sinistra del corteo, vittime Alzheimer e demenza senile sulla destra, problemi di osteoporosi in fondo al corteo: potrebbero rallentare

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, in Russia per festeggiare il compleanno di Putin, posta su Twitter una foto che lo ritrae mentre da un giardino indica in lontananza il Mar Nero

Ho scoperto un’altra diffusa ‘bugia‘: il Mar Nero non è nero ma di un azzurro intenso bellissimo…”

L’ex senatore forzista Antonio Razzi, in procinto di passare con Salvini, 

In Abruzzo non mi candido, dentro Forza Italia si stanno scannando tra loro, c’è una guerra totale. E poi ormai mi sono ripreso il cartellino, mi sono svincolato. Prima ce l’aveva Berlusconi, adesso non più. Sono avvelenato, altro che incazzato. Ma come, io ti ho salvato, sono passato da Di Pietro a Forza Italia e che cazzo!, manco una telefonata. Silvio è diventato irraggiungibile, non lo sento da più di un anno, vive in una specie di ghetto da prigioniero, è inavvicinabile“. E il vitalizio, i grillini lo hanno tagliato: “A me che me ne frega, io non faccio ricorso. Per fortuna ho anche la pensione svizzera di 42 anni di contributi. Qui dal Parlamento prendo 2600 euro netti, alla fine non è un grande vitalizio. Ne prendo solo 2600, me ne toglieranno 500. Che me frega, mangio una volta di meno” (fonte: La Zanzara – Radio 24)

Il politico leghista Giacomo Basaglia Cosentino “spiega” in Consiglio regionale lombardo  il concetto di gender (testuale)

Un uomo si può svegliare al mattino e si sente donna, e nonostante geneticamente resta uomo, diventa donna

Vittorio Feltri direttore di Libero intervistato da Antonello Caporale 

(…) i lettori preferiscono il turpiloquio alla ipocrisia”. Negri. “Mi accusano di non chiamarli neri. Ma sono negri, si chiamano così e io non ho voglia di lottare con il vocabolario“. Froci, ricchioni. “Anche qui non c’è alito di scherno, ma fedeltà alla radice lessicale, adesione al linguaggio della verità. Perché gli debbo storpiare il nome in gay io non capisco“. Ti piace fare la carogna. “Il mio amico Paolo Isotta, grande e illuminato collega, alla domanda ‘lei è gay’, rispose: ‘Sono ricchione’“. Isotta è napoletano, è un terrone, vero? “Ma non ho nulla contro i terroni. Tu pure sei terrone. Se siete terroni che ci posso fare?” (fonte: il Fatto Quotidiano )

Le durissime parole del pontefice Papa Francesco contro l’aborto, rivolgendosi ai fedeli di piazza San Pietro

Io vi domando: è giusto affittare un SICARIO per risolvere un problema? Non si può far fuori un essere umano, non è giusto, è come affittare un sicario per risolvere un problema

In molti a Genova si chiedono come mai Beppe Grillo il comico-fondatore dei 5 Stelle non si occupi con maggiore impegno della questione Ponte Morandi. Ed incontrando un giornalista

Ah sei quel giornalista? Allora ci beviamo un caffè e parliamo di cazzate e di mussa. Di altro, con te non parlo. E se sei sposato, c’è sempre internet…“. Ma perché non parlare seriamente del Ponte Morandi, della città spezzata? “Cosa è una domanda o una supplica?“. “Un giornalista non supplica mai“, è la risposta. “Allora tu torni dal tuo direttore e gli dici che voglio 30 mila euro… Ma per il Secolo XIX faccio una tariffa speciale. Sono 30 mila senza l’Iva, dieci domande. Qualcuno deve pagare il mio tempo“. Be’ ma sul suo blog ci sono fior fiore di spot, anche dei traghetti… “Pagano il blog“. Ma rilascia fattura per l’intervista? “Ci mancherebbe altro”. Però sul ponte la città si aspetta che Beppe Grillo dica qualcosa. “Non insistere, servono 30 mila euro” (fonteSecolo XIX )

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli a Genova con la commissaria europea Violeta Bulc, mentre in città è in corso la protesta di sfollati e commercianti

Non contestate il decreto Genova: non solo è scritto col CUORE ma anche con una tecnica giuridica elevata”. Sole 24 Ore, il giorno dopo: “Decreto Genova, ecco tutti i motivi per cui sarà riscritto

L’esponente 5 Stelle Alessandro Di Battista via Facebook dal Sudamerica, difende la manovra del Governo e se la prende con la stampa italiana

Adesso spetta al Popolo ignorarli, spetta al Popolo smettere di leggerli, spetta al Popolo incartare un pezzo di caciotta con le prime pagine di questi giornali morenti”

Luigi Di Maio  ministro del Lavoro (fate attenzione, del Lavoro!) in un video ghignante 

Per fortuna ci siamo vaccinati anni fa dalle bufale, dalle fake news dei giornali e si stanno vaccinando anche tanti altri cittadini, tanto è vero che stanno morendo parecchi giornali tra cui quelli del Gruppo L’Espresso che, mi dispiace per i lavoratori, stanno addirittura avviando dei processi di esuberi al loro interno perché nessuno li legge più perché ogni giorno passano il tempo ad alterare la realtà e non a raccontare la realtà” ( fonte:  Facebook )

Il deputato Vittorio Sgarbi sindaco di Sutri intervistato 

I ministri 5 Stelle in festa sul terrazzo? La polemica su una loro collusione con Mussolini è umiliante per Mussolini. Loro in dieci non valgono un Mussolini” (fonte: Il Tempo)

Luca Marsella Il consigliere di CasaPound ad Ostia 

Il fascismo è prima di tutto sorriso” ( fonte: Twitter )

Dopo due anni e mezzo di governo capitolino, l’incredibile ammissione dell’assessore alla Cultura Luca Bergamo  vicesindaco della giunta Raggi

Alcuni bandi contengono errori tali da dover essere ritirati. “Esiste una difficoltà oggettiva a scrivere bandi che siano solidi. Il problema del codice degli appalti e dell’interpretazione delle norme è sotto gli occhi di tutti. Poi, certo, ci sta anche una certa INCOMPETENZA negli uffici” (fonte: La Repubblica)

Il senatore di Fratelli d’Italia Giampietro Maffoni presenta un’interrogazione parlamentare sulla questione dell’acqua firmata Chiara Ferragni e venduta a 8 euro alla bottiglia

“Mi chiedo se non sia il caso che una donna che ha il potere di influenzare milioni di giovani che la seguono sui social non possa rivedere i suoi investimenti in un’ottica diversa

Lodo Guenzi

Dal 25 ottobre al tavolo
 dei giudici di X Factor (al posto di Asia Argento, ndr) siederà il giovane Lodo Guenzi, che cantava ‘nasci rockstar, muori giudice 
a un talent show‘… (fonte:  La Repubblica )

L’ex- cavaliere Silvio Berlusconi  insieme ad Adriano Galliani, ha presentato il Monza, la nuova squadra di proprietà

Noi per il Monza pensiamo ad una squadra molto giovane, pensiamo ad una squadra tutta italiana, con ragazzi che avranno i capelli molto in ordine – il primo parrucchiere di Monza ha già detto che glieli taglierà gratis -, non dovranno avere la barba, non dovranno portare orgogliosamente orecchini vari e assolutamente non dovranno avere nessun tatuaggio“.

Il ministro dei Beni e delle Attività culturali Alberto Bonisoli, ospite a Un Giorno da Pecora , commenta il lancio del cinepanettone “Natale a 5 stelle” su Netflix

Certamente, anche i cinepanettoni e il Grande Fratello sono cultura, l’importante è che sia salvaguardata la possibilità di scegliere” (fonte: RAI- Radio1)

Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro durante un’iniziativa di Forza Italia a Milano organizzata da Maria Stella Gelmini

“A Venezia comandiamo noi! Venezia è il capo del Nordest! Senza il leone di San Marco non si va da nessuna parte (…). Ora abbiamo assunto 200 giovani vigili con la logica ‘del cronometro’, selezionandoli per vedere se sapevano correre, tirare su i pesi, saltare. Può far sorridere, ma in questo modo quando un NIGERIANO scappa e fa 5 chilometri i nostri due vigili, con la pistola ed il manganello, fanno anche loro 5 chilometri: questo se ferma, el nero se ferma, co a lingua fora, e dice: ma chi sio! Ma chi siete! Siamo Batman!”




Mazzarano il politicante “esperto” di fughe (politiche e processuali)

ROMA – Ieri a Massafra si è svolto un convegno organizzato dall’Associazione Forum di Massafra sulla “vicenda ILVA” a cui erano presenti i segretari nazionali di Fiom-CGIL, Fim-CISL e Uilm-UIL, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni territoriali fra i quali assessore regionale allo Sviluppo Economico, Michele Mazzarano (Pd) che ancora una volta ha dimostrato di essere allergico ai confronti qualificati, esattamente così come è allergico a farsi processare preferendo approfittare dalla prescrizione pur di non affrontare un processo, così come è avvenuto per ben due volte. Dopo l’intervento dell’ assessore massafrese, Marco Bentivogli il segretario nazionale della Fim-CISL  ha preso la parola affermando che “dichiarare la necessità di un equilibrio tra diritto al lavoro e diritto alla salute è soltanto un bla-bla-bla”.

A questo punto Mazzarano, come accaduto anche in passato,  con il nostro direttore de Gennaro in occasione di un incontro organizzato dalla Camera di Commercio di Taranto con i consiglieri regionali e le associazioni del territorio, che gli contestò di “parlare di problemi sul trasporto regionale senza sapere di cosa parlasse e senza informarsi“, ha abbandonato il tavolo dei relatori mandando al diavolo i presenti, proferendo un vergognoso “vaffanculo“. Probabilmente il consigliere regionale del Pd, che è stato prima nella corrente di Bersani-Speranza, poi passato in quella “renziana” (all’epoca dei fatti) dell’on. Michele Pelillo che gli ha consentito di essere rieletto, numeri alla mano, ed  è adesso approdato, venendo premiato con un assessorato regionale, in quella di Michele Emiliano che rappresenta con un modesto 5% nazionale la minoranza della minoranza degli iscritti al Partito Democratico, non è abituato alle critiche ed al confronto.

 

per non dimenticare….: il passato di Michele Mazzarano

Mazzarano sulla sua pagina Facebook ha commentatoEro consapevole di ricevere ostilità da parte di alcuni sindacalisti che accusano la Regione Puglia e il Comune di Taranto di difendere con le loro prerogative il diritto alla salute dei cittadini. Per questo ho svolto un intervento misurato e prudente nel rispetto di una una vicenda drammatica come quella dell’ILVA, provando a sostenere il bisogno di un equilibrio tra diritto al lavoro e diritto alla salute” aggiungendo che “il segretario della FIM Bentivogli ha esordito dicendo che dichiarare la necessità di un equilibrio tra diritto al lavoro e diritto alla salute è un “bla-bla-bla”. A quel punto avendo visto da subito il chiaro intento provocatorio dell’intervento di questo soggetto, ho lasciato pacificamente il tavolo della presidenza per andare via”.

Non contento l’assessore regionale nel suo sproloquio massafrese sulla sua pagina Facebook, ha persino inventato di essere stato rincorso fuori da Bentivoglicon un fare aggressivo e minaccioso e solo l’intervento dei Carabinieri ha evitato il peggio“. Una versione però contrastante e smentita da una nota-stampa dell’ avv. Giampiero Mancarelli segretario provinciale del Pd che ha espresso  “massima solidarietà  al segretario generale della Fim Cisl Marco Bentivogli da parte del Pd di Taranto”. Infatti a  margine del convegno il sindacalista è stato aggredito da dei seguaci locali di Mazzarano.

Marco Bentivogli FIM Cisl

Bentivogli  infatti mentre stava cominciando il proprio intervento, successivo a quello dell’assessore Mazzarano, a seguito del plateale poco elegante gesto del rappresentante regionale che ha lasciato l’assise in segno di disapprovazione, si è interrotto ed al fine di far rientrare nei giusti canali della consueta dialettica il confronto di opinioni nel convegno si è portato fuori la sala con l’intento di riportare la tranquillità e convincere l’assessore regionale a non abbandonare. Dalla ricostruzione dei fatti effettuata con i presenti e le forze dell’ordine presenti , venivano uditi  momenti concitati ed  il segretario nazionale della FIM, risulterebbe essere stato oggetto di una tentata aggressione prontamente sedata dalle forze dell’ordine.

Giampiero Mancarelli

Il Partito Democratico di Terra Ionica con il suo segretario e i membri della segreteria provinciale oltre a manifestare piena solidarietà al sindacalista “al contempo condannano fermamente il brusco comportamento dell’assessore regionale Mazzarano, sintomo evidente della scarsa attitudine al confronto democratico a cui, purtroppo, da mesi noi siamo abituati. Questa escalation segue le violente dichiarazioni espresse una settimana fa da Michele Emiliano il quale ha accusato i sindacati di mobizzarlo come la palazzina Laf. Parole che sono pietre e che continuano ad avvelenare un clima che già è ampiamente compromesso dalla contingente campagna elettorale in corso su questioni altamente complicate”.

“Pertanto – conclude la nota di Mancarelli – sento il dovere, quale massimo responsabile del Partito Democratico di Terra Ionica, partito a cui è iscritto l’assessore Mazzarano, di chiedere scusa agli organizzatori, ai sindacati e tutti i presenti per il comportamento censurabile posto in essere da Michele Mazzarano ed al contempo rinnovo massima solidarietà a tutti i sindacati e vicinanza nell’auspicio di continuare la battaglia comune in difesa del Dpcm Ilva per salvaguardare ambiente e lavoro. In conclusione l’auspicio non può che essere quello di abbassare toni e polemiche su una questione davvero maledettamente complessa e complicata”.

Lo scontro fra i seguaci di Mazzarano ed i sindacalisti della CISL è continuato sui social network, con aperte minacce attualmente al vaglio delle Forze dell’ Ordine. Eccolo quello che è comparso oggi sulla pagina Facebook di Mazzarano:

 

 




Elezioni 2018. Renzi: “il vero nostro avversario è l’incompetenza”.

ROMA – Parlando agli amministratori del Partito Democratico dal palco del Lingotto, a Torino, Matteo Renzi, a 50 giorni dalle elezioni lancia la sua sfida. “Siamo quelli che crediamo agli Stati Uniti d’Europa, non alla Padania Libera“, ed aggiunge. “Non importa chi andrà a Palazzo Chigi  basta che sia del Pd. Siamo una squadra“. “Benedetto Croce diceva che la politica onesta è quella capace, e che l’incompetenza è sempre incompetenza anche se ci si pettina bene e si va bene in tv. Ecco, l’incompetenza è il nostro avversario alle prossime elezioni politiche. Ci sono 50 giorni per vincere questa sfida e il Pd si metta in campo con tutte le energie che ha senza paura“.

 

Un Matteo Renzi più brillante e pungente del solito ha caricato gli amministratori democratici del Pd accorse al Lingotto all’assemblea nazionale.  “La campagna elettorale si giocherà su lavoro – ha detto Renzi  – C’è chi teme l’arrivo dei robot, dell’intelligenza artificiale, le smart city sono ovunque: il potere delle nazioni calerà e quello delle città salirà. Il punto è che chi ha paura di robot e intelligenza artificiale dice che ci vuole il reddito di cittadinanza. Ma non è giusto che un Paese viva di sussidi: fai niente e hai 1600 euro in tasca! Distruggere l’idea del lavoro, come fanno i grillini e chi crede nella decrescita felice, è pericoloso e nemmeno originale. Da sempre, quando si inventa qualcosa c’è chi dice che si perde lavoro. Ma una Repubblica fondata sul lavoro non può abdicare, e noi dobbiamo rivendicare cosa abbiamo fatto ad esempio con il Job Act senza dimenticare che siamo anche il partito del futuro. E il partito dei diritti e del dovere. Sono orgoglioso della legge sui diritti civili e orgoglioso di aver messo la fiducia. Sono orgoglioso di aver portato da mille a 53 mila i giovani del servizio civile”.  

 

Per il segretario nazionale del PD  “ bisogna discutere su questo nelle prossime ore. Anche dell’evasione e sul canone. Noi non lo mettiamo nelle promesse ma nei risultati. Il canone tv in passato cresceva sempre ed era arrivato a 113 euro. Noi l’abbiamo messo in bolletta ed è sceso a 90. Anche il principio della lotta all’evasione e importante. Con Tremonti e i suoi finanziari raccolsero 12 miliardi, mentre noi incrociando le banche dati siamo arrivati, l’anno scorso, a incassarne 19. Grillo e Berlusconi questo tema non c’è l’hanno nelle corde, noi si. Dobbiamo essere più coraggiosi”.

“Molti di voi vogliono candidarsi – ha detto  Renzi – Noi volevamo un modello elettorale diverso, ma questa legge ci obbliga a metterci la faccia ad andare casa per casa. Bisogna farlo perché da questo dipendono i due terzi dei seggi. E da chi non verrà candidato ci attendiamo il doppio dell’impegno. È importante, perché se vanno al governo gli altri abbiamo visto di cosa sono capaci“. E sui sondaggi sfavorevoli dice la sua: “I leader i sondaggi li cambiano, non li seguono. È già accaduto. Guardate BersaniProdiVeltroniRutelli… Nel 2013 a 50 giorni prima del voto ci davano avanti di 11 punti e poi è finita pari con gli altri. Se ci si crede le cose si cambiano ma dobbiamo alzare il livello della discussione“.

“Se guardate i giornali gli editorialisti hanno già votato e i titolisti già deciso. – ha continuato RenziHanno letto i sondaggi e hanno detto che ha vinto il centrodestra. Si sono dimenticati di leggere la legge elettorale che per due terzi premia non le coalizioni ma il primo partito. La sfida per il primo posto alle elezioni non è tra Berlusconi e Salvini ma tra Pd e M5s. Lo dico ai moderati: l’alternativa al Pd non è il centrodestra ma il M5s“.

Renzi ha attaccato il centrodestra. C’è anche il centrodestra . È un centrodestra che mette insieme il modello Arcore di 20 anni fa. Dove c’era Bossi in canottiera c’è Salvini con la felpa. Effetti del riscaldamento globale. Dove c’era Fini c’è la Meloni, dove c’era Berlusconi c’è Berlusconi, con qualche capello in più…” aggiungendo ironico Questa alleanza si presenta come alleanza della solidità ma è l’alleanza dello spread. Sono stati loro  il governo dello spread“.

Duro attacco di Matteo Renzi a Chiara Appendino e Virginia Raggi, sindache grilline di Torino e Roma. “Noi  siamo  gli amministratori che non falsificano bilanci e nelle nostre città i revisori dei conti non si dimettono” ha detto riferendosi direttamente agli ultimi problemi che riguardano l’amministrazione comunale di Torino a guida M5S. Renzi ne ha anche per Virginia Raggi. Per ribadire il concetto dell’incompetenza Renzi ha ironizzato sull’albero di natale di Roma. “A me  di spelacchio non interessa granché. Non importa se sia bello o brutto. Il punto è che se spelacchio costa il doppio, non è un problema di onestà, ma di incompetenza. Il punto è se funziona o no una amministrazione“.

 

 

Matteo Renzi  ha dedicato l’ultima parte del suo intervento, ai tanti amministratori locali seduti in platea e anche fuori da un lingotto strapieno. “Chi non ha fatto l’amministratore territoriale è un uomo o donna sfortunato. Lo dico grazie alla mia esperienza di sindaco. E’ una cosa difficile, ti danno la colpa di tutto, dalla neve all’azienda che non riparte. Però ha un grande dono, quello di riuscire ad ottenere il risultato concreto senza rinunciare al sogno. Se l’Italia smette di sognare è un Paese finito. E riguarda anche noi. Un voto dato alla sinistra radicale porta a far passare un candidato di destra, lo devono sapere. Facciamo pure appello al voto utile, ma non solo questo. Noi siamo una cosa diversa, siamo forza e coraggio. Siamo anche stati sconfitti, ma è ciò che accade a chi ci prova. Allora, caro Pd, forza e coraggio, andiamo a vincere attaccando e non con il catenaccio“.

Renzi ha annunciato che la prossima direzione del Pd sarà mercoledì e indicherà 100 cose fatte e 100 da fare. La prima riguarderà il lavoro e il salario minimo orari. La centesima: le finanze pubbliche. Ci impegneremo ad abbattere debito“.

 

 




Figa per tutti

di Giuseppe Turani

Non si sa ridere o piangere. Ma forse conviene ridere. Si è capito quale è il piano segreto dei grillini per mantenere, caso mai dovessero davvero arrivare al governo con l’aiuto di Salvini e di Bersani, le loro mirabolanti promesse.

E’ un piano semplicissimo, elementare e che non può fallire. Si tratta di portare il disavanzo pubblico annuale non al 2,9 per cento, come propone Renzi, ma a più del doppio, cioè al 7 per cento. E non per cinque, ma per dieci anni.

Basta fare due conti per capire che si va oltre i mille miliardi di nuovi debiti, da aggiungere ai 2 mila e 200 che già abbiamo. Si va, in sostanza, oltre i tre mila miliardi di debiti. Ammesso che si trovi qualcuno che li finanzi.

Ma che cosa ci faranno con tutti questi soldi, presi a debito?

Due cose:

1- Intanto esaudiranno la loro grande promessa: il reddito di cittadinanza, uno stipendio per tutti, fine del lavoro. Paga lo Stato (con i soldi altrui)

2- Uno Stato socialista. Lo Stato farà tanti investimenti, soprattutto in nuove tecnologie e darà lavoro a tutti, inutilmente, visto che tuti avranno già il reddito di cittadinanza. Ma da gente che crede nelle sirene e nei matrimoni fra specie diverse queste sottigliezze non contano.

Di fatto, nell’universo grillino, saremo tutti due volte statali. La prima perché lo Stato ci passerà il reddito di cittadinanza.   La seconda perché, chi vorrà, avrà un impiego in un impianto pubblico (finanziato sempre con debiti, come il reddito da cittadinanza).

Renzi, con la sua proposta di un disavanzo del 2,9 per cento per cinque anni a questo punto fa la figura del pitocco e forse gli conviene farsi da patte. In campo c’è gente che è già molto più avanti.

Non si capisce che cosa potrà inventare, allora, Berlusconi, di solito primatista in fatto di promesse. Suv Cayenne e figa per tutti? Tre mesi alle Maldive? Una villa in Sardegna?

*editoriale tratto da Uomini & Business




L’assemblea Pd acclama Renzi segretario: “Il partito non è un luogo dove tutti si sparano contro”

Matteo Renzi è stato proclamato segretario del Partito democratico, dall’assemblea del Pd, che è composta da 449 donne e 551 uomini. Renzi conta 700 delegati, Andrea Orlando 212, Michele Emiliano 88. Matteo Orfini è stato eletto presidente dall’assemblea Pd: tutti favorevoli tranne 16 no e 60 astenuti. Barbara Pollastrini (mozione Orlando) e Domenico De Santis (mozione Emiliano), vicepresidenti. Francesco Bonifazi è stato confermato tesoriere con 11 astenuti.

“Oggi si rimette in gioco un’esperienza di popolo che non ha paura di ripartire e di ricominciare mettendo al centro le persone“, ha detto l’ex presidente del Consiglio nel suo intervento all’assemblea del Pd ricordando che esattamente “5 mesi fa mi dimisi da premier”.  “In cinque mesi – ha proseguito Renzinel Pd ne sono successe di tutti i colori: abbiamo assistito a polemiche, litigi, scissioni, dando l’impressione di una comunità che sa solo litigare tradendo lo straordinario messaggio che il nostro popolo ci dà e ci ha ridato nelle primarie: non ha vinto RenziOrlandoEmiliano, ma la comunità che crede che la politica è una cosa seria, un Pd che non litiga, non si scinde, non è luogo dove tutti sparano contro il quartiere generale. Altro che partito personale: il Pd è una comunità che ha a livello mondiale punti di riferimento come Barack Obama e a livello locale l’impegno di persone” come il sindaco di Castel Volturno. “Quale partito personale può essere un partito fatto da questo straordinario cotè di relazioni umane”.

“Dobbiamo dare di più e io nella prima esperienza non sono stato ad altezza, nei prossimi mesi voglio lavorare sul doppio binario: da un lato il territorio, gli amministratori ed i circoli che dobbiamo spalancare per difendere una comunità non di codici fiscali ma di persone. E al tempo stesso abbiamo un problema con il web che è diventato un incredibile luogo dove noi non siamo stati protagonisti. Il progetto Bob partirà con la nuova segretaria“. Così Matteo Renzi invitando a stare lontani dal “chiacchiericcio“. “Da cinque mesi diciamo con forza che nessuno del Pd ha messo o metterà in discussione il sostegno al governo guidato da Paolo Gentiloni a cui va la nostra amicizia, stima e riconoscenza per il lavoro che fa. Lo diremo per tutti i giorni fino alla fine della legislatura“, ha aggiunto Renzi. “Ci siamo assunti la responsabilità di portare avanti il governo mentre gli altri si sono tirati indietro“, ha sottolineato.

La durata della legislatura non dipende da noi ma dal governo stesso e dal lavoro Parlamentare”, ha continuato Renzi . “Chi ha la maggioranza in prima commissione al Senato, gli stessi che hanno fatto la grande coalizione contro la riforma istituzionale, ha la responsabilità di fare una proposta e il Pd ci sta con chicchesia purché la legge elettorale sia decente”, ha detto Renzi. “La legge elettorale è un capitolo fondamentale per la tenuta democratica del Paese ma sul quale il Pd non farà il capro espiatorio: non ci facciamo prendere in giro dagli altri partiti. Non saremo il signor Malaussene di Pennac“, ha aggiunto il segretario del Pd.

“Con stima, riconoscenza, filiale amicizia e deferenza diciamo a Mattarella: la responsabilità di questo stallo sulla legge elettorale è di chi in Senato ha la maggioranza. Non saremo noi a farci inchiodare sulle responsabilità e dalle responsabilità” di chi “aveva promesso” che “le riforme sarebbero state fatte in sei mesi. Invece non sono riusciti a fare nemmeno la legge elettorale”, ha detto Renzi. “Noi il governo del Paese lo assicuriamo, la proposta sulla legge elettorale la diano gli altri“.

Riunioni a cadenza settimanale per coordinare l’attività del Pd tra il partito, il governo e il Parlamento. Sarà una sorta di cabina di regia quella che, a quanto si apprende, Matteo Renzi, tornato alla guida dei dem, creerà al Nazareno per fare il punto con i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, la sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi, il ministro per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, e di volta in volta i ministri interessati al provvedimento in discussione.

Legittima difesa – “Nessuno di noi vuole privatizzare la forza o aumentare le armi. Ma la verità è che quello che non è percepito come buonsenso impaurisce. Le statistiche dicono che i reati diminuiscono ma restano statistiche se i cittadini hanno paura. Non abbiamo mai inseguito la destra. Però come la spieghi una distinzione tra giorno e notte? O accetti come valore la legittima difesa o non la spieghi. Lavoriamo per più poliziotti, abbiamo bloccato i tagli. Ma dobbiamo fare anche un lavoro diverso sulla percezione“, ha detto Renzi.

Orlando: “La rottamazione non ha funzionato” – “È importante che ci si parli ma anche che ci si ascolti e se alla fine c’è un briciolo di verità rimanga nella sintesi. Diciamolo con franchezza: in questi anni non è andata così come si era detto, non c’è stato un rinnovamento delle classi dirigenti, abbiamo assunto le peggiori prassi della politica, come il clientelismo ed il nepotismo, l’ idea che il consenso si costruisca con il potere. La rottamazione non ha funzionato“. Così Andrea Orlando attacca dal palco del Pd mentre dalla platea salgono mugugni. “La scissione è stato un errore drammatico ma tra Berlusconi e Bersani continuo a preferire Bersani. Il Pd deve prendere il 40 per cento ma non a tutti i costi: senza il centrosinistra il Pd è costretto all’alleanza con Berlusconi, dobbiamo provare a ricostruire il centrosinistra, è doloroso, faticoso ma non tutte le alleanze sono un male di per sè, lo sono state in un certa stagione ma grandi alleanze hanno aiutato a cambiare i paesi”. Così Andrea Orlando nel suo intervento all’assemblea Pd.

 




Pd, la minoranza ricatta Renzi. Ma Guerini risponde: “Ultimatum non ricevibili”. Emiliano ha la memoria corta….

Al teatro Vittoria di Testaccio  popolare quartiere di Roma sono arrivati circa cinquecento posti all’interno: Una riunione organizzata per la presentazione dell’associazione Democraticisocialisti, del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, che insieme all’ex capogruppo alla Camera, il “bersaniano” Roberto Speranza e Michele Emiliano costituiscono la triade (dietro la quale manovra Massimo D’ Alema) che si oppone alla leadership del segretario del partito Matteo Renzi.  lanciandogli un appello-ricatto : convocare domani durante l’assemblea una conferenza programmatica, fissare le “primarie” in autunno, impegnandosi a sostenere il governo Gentiloni,. Così facendo la minacciata scissione non avverrà.

Ci sono i militanti che mostrano subito una grande nostalgia di sinistra. Ad apertura della manifestazione,  le note di “Bandiera Rossa”  sono accolte da un’ovazione. Tra le bandiere del Pd, ne spunta una completamente rossa, sventolata da un ragazzo. Seduti  platea  gli esponenti della sinistra del Pd, a partire da Massimo D’Alema a Pierluigi Bersani, da Guglielmo Epifani a Roberto Speranza, insieme ai deputati della minoranza, ma presente anche qualche rappresentante “giovani turchi” vicini al ministro di giustizia Andrea Orlando (che non c’era).

Per la maggioranza del Pd (107 a 12 l’ultimo voto in Direzione)  gli risponde il vice segretario, Lorenzo Guerini: “Ultimatum non ricevibili. Questa mattina toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunità che si confronta e discute” a cui si unisce il senatore di stretta osservanza renziana, Andrea Marcucci:D’Alema ha già scelto la scissione radunando i suoi. Gli altri seguiranno? Sta a voi Emiliano, Rossi, Speranza, decidere“.  Ma è Matteo Orfini presidente del partito via Facebook a lanciare la proposta . “Se davvero Renzi è il vero problema di questo partito – scrive in un post – non possiamo deciderlo io, Bersani e D’Alema. Spetta alla nostra comunità valutarlo. È per questo che serve un congresso. Una soluzione credo possa essere di dedicare la prima parte del congresso – da quando viene indetto a quando si presentano le candidature – a una profonda discussione programmatica da svolgere in ogni federazione. Il tempo c’è, la volontà politica anche, mi impegno personalmente a garantirlo. Se lo vogliamo, possiamo andare avanti insieme”.

Le ultime possibilità per evitare quello che tutti prevedono “un disastro” sono affidate ai “mediatori” che provano a rimettere insieme i cocci. Matteo Renzi ieri ha parlato con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, oggi ha chiamato Roberto Speranza. Che conferma: “Mi ha chiamato Renzi gli ho detto che questa scissione c’è già stata nei contenuti ma pare che lo vediamo solo noi. Per evitare che, oltre alla scissione sui contenuti, ci sia anche quella formale,  – ed  aggiunge Speranza  provocatoriamente -domani Renzi deve rispondere  alle istanze della sinistra interna: pieno sostegno al governo Gentiloni e congresso nei tempi dettati dallo statuto“.

D’accordo con Speranza, Michele Emiliano che dopo aver finalmente  parlato con Renzi (era diventata una sua ossessione il non riuscirci) è diventato il più “morbido” fra gli oppositori : “Se Renzi domani all’assemblea del Pd concorderà su una conferenza programmatica a maggio e sulle primarie in autunno è esclusa l’ipotesi di una scissione“. In mattinata, con uno dei suoi innumerevoli post su Facebook,  Emiliano ha sostenuto di aver convinto Renzi sulla necessità di non procedere in tempi tanto rapidi al congresso-conta interna del Partito Democratico.  E di averlo convinto di andare a votare nel 2018. Ma Pierluigi Bersani, però, lo stoppa e ridimensiona: “A dirlo dovrebbe essere Renzi e non Emiliano”. Al momento, in realtà,  Renzi non ha aperto alla possibilità di rinviare il congresso a dopo le amministrative che si terranno tra maggio e giugno.

Michele Emiliano ha elogiato il passo indietro effettuato da Pierluigi Bersani nel 2013. “Per superare un momento di difficoltà del Pd lui si è dimesso, mettendo la comunità davanti alla persona. E’ grazie a quel gesto se il partito è sopravvissuto e Matteo si è potuto candidare a segretario e poi arrivare a palazzo Chigi” aggiungendo che  “adesso invece il Pd è al capezzale di una sola persona.  Matteo si può ancora convincere che è meglio che non lo fa più il segretario, che i partiti non servono per prendersi a botte”   concludendo “Non rinuncio al Pd per l’arroganza e la prepotenza di chi pensa di cancellare tutto per calcolo politico o perché non gli conviene. E pensate che allo scorso congresso io l’ho sostenuto. Scusatemi…“.

Il presidente (si fa per dire…) della Regione Puglia, nel pomeriggio si è recato ospite al congresso fondativo di Sinistra Italiana a Rimini. Ci si augura che ci sia andato a spese proprie e non dei contribuenti pugliesi, dove ha immediatamente rilasciato un’ennesima dichiarazione “Speriamo di non dover dire cose drammatiche nelle prossime ore. Qualunque cosa accada non costruiremo un soggetto avversario del Pd. Questa soluzione è facilmente evitabile con un po’ di voglia di stare insieme“.

Gli applausi più scroscianti sono finiti a Pierluigi Bersani, seduto in prima fila tra D’Alema ed Epifani, al quale la platea tributa una vera prolungata standing ovation. Emiliano dopo essersi ironicamente scusato per avere sostenuto Renzi  al congresso nel 2013 lo ringrazia . “Oggi sto con Speranza e Bersani perché sono due persone perbene. Ed essere persone perbene significa non fare tattica su temi per cui ti dovresti vergognare di fare tattica“. Emiliano continua a parlare “da magistrato” (???) di persone per bene, dimenticando molti dei suoi alleati e sodali di partito in Puglia finiti sotto inchiesta, e soprstutto del suo prossimo processo disciplinare voluto dal Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, dinnanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, dove Emiliano cambiando difensore, è riuscito ad ottenere un rinvio a maggio dell’udienza che lo riguarda-

“Il nostro avversario è la destra”, ha ricordato Enrico Rossi. Quella in corso “non può e non deve essere una battaglia sulle date, non vogliamo la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Ci si chiede di fare in poche settimane una conta per restituire le chiavi del partito al segretario. Noi non ci stiamo“.  Su questo punto Roberto Speranza ha sottolineato: “Avevamo promesso più lavoro e stabilità e ci siamo ritrovati il boom dei voucher; avevamo promesso green economy e ci siamo ritrovati le trivelle e il ‘ciaone’; avevamo promesso equità fiscale e abbiamo tolto l’Imu anche ai miliardari”. Passaggio che strappa gli applausi ad una platea molto “rossa””.

“Se il congresso sarà un plebiscito-rivincita  ha aggiunto Speranza – del capo arrabbiato per aver perso il plebiscito vero a me non interessa partecipare”  scagliandosi contro “un gruppo dirigente che non è mai stato così subalterno al Capo, tanto che per avere parole sincere bisogna affidarsi ai fuorionda». con riferimento allo sfogo di  venerdì del ministro Graziano Delrio.

D’Alema fa sapere che domenica non andrà all’assemblea del Pd. Lui si è già chiamato fuori da tempo, cioè da quando Renzi gli ha preferito la Mogherini nominata alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Europea , ed ora aspetta solo che gli altri consumino la sua vendetta con la minacciata scissione, salvo sorprese dell’ultimo minuto.  Ma D’ Alema non aveva detto che dopo il referendum se ne andava all’estero e che non voleva occuparsì più della politica italiana ?

 




Renzi ha vinto contro Bersani, D’ Alema, Rossi ed Emiliano: congresso subito e voto dopo l’estate

Dopo cinque ore di riunione nel centro Alibert vicino piazza di Spagna a Roma,  assediato da cronisti e fotografi, agenti anti-sommossa  è apparso un  Matteo Renzi un po’ diverso dal solito è riuscito ad ottenere ieri quello che maggiormente desiderava, cioè le primarie del Partito Democratico entro aprile,  ma senza umiliare in modo plateale i suoi avversari interni,  evitando di stuzzicarli come in passato con nomignoli. Una buona prova di stile che in realtà preannuncia un acceso duello dialettico sulla minacciata scissione della minoranza. La Direzione del Pd era convocata per decidere su due punti: il primo, sule modalità e data del congresso del partito,ed il secondo sulla  durata della legislatura e dunque del Governo.

Al termine di una riunione svoltasi in un clima teso ma questa volta senza scivolate di stile da entrambe le parti, Renzi è riuscito a far passare con 107 voti a favore e soltanto 12 contrari,  un documento rispettando i vari passaggi previsti dallo Statuto, apre la strada ad un congresso del Pd che culminerà nella sfida finale delle Primarie, quasi certamente il 30 aprile.

Nelle intese raggiunte dietro le quinte con Dario Franceschini  ministro dei Beni Culturali a capo di un cospicuo gruppi di parlamentari e senatori, l’altra decisione strategica: quella di rinunciare all’ipotesi di elezioni anticipate a giugno.  La decisione di convocare in tempi accelerati il congresso spetta a fine settimana formalmente  all’ Assemblea nazionale del Pd, dinnanzi alla quale Matteo Renzi si presenterà dimissionario, ma questo è solo un dettaglio procedurale.

Nei prossimi giorni e mesi conterà molto il dibattito che si è svolto ieri nella direzione, che era stata convocata fuori sede, in cui Matteo Renzi ha cercato di  volare alto: partendo dalla ribadita autocritica per il risultato negativo del 4 dicembre . “Parlano di rivincita ma il referendum era una finale secca e purtroppo l’ho persa” dice Renzi ma anche nell’impostare le sfide del partito “Improvvisamente è scomparso il futuro dalla narrazione politica italiana, l’Italia sembra rannicchiata nella quotidianità”.

Più di sostanza l’annuncio che “si chiude un ciclo alla guida del Pd“, così come gli attacchi in codice a Massimo D’Alema  quando Renzi ha auspicato una Commissione d’inchiesta sulle banche: “Per mesi si è parlato solo di due o tre banche toscane» quando secondo per il segretario del Pd altrettanto interessanti sono i casi di Antonveneta, della Popolare di Vicenzaaggiungendo dei chiari riferimenti alla disastrosa privatizzazione di Telecom Italia, così come “qualcosina” è arrivata anche a Emiliano con il riferimento all’ex Banca121 (Banca del Salento) e la Banca Popolare di Bari  .

Puntuale la rivendicazione del consuntivo politico a scopo congressuale : “Ho preso un Pd che aveva il 25 per cento e nell’unica consultazione politica lo abbiamo portato al 40,8“.  Adesso per Renzi la vera “partita” si gioca nella capacità di mantenere dentro il Pd l’ala “post-comunista”, perderla sarebbe uno smacco e solo per questo motivo  il segretario ha descritto in termini paradossali i recenti zig-zag della minoranza: “De Luca ha detto che siamo dei masochisti, io non posso essere sadico: va bene tutto ciò che serve per creare un clima per sentirsi a casa, ma quando si ha paura di confrontarsi con la propria gente, io credo che l’ennesimo passo indietro non sarebbe capito neanche dai nostri“.

Durante il dibattito il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi non ha ancora sciolto la “riserva” alla propria candidatura, mentre il suo collega pugliese Michele Emiliano non aspettava altro, pur potendo contare a stento su due deputati e qualche consigliere regionale, uno dei quali peraltro sotto processo. Ma anche Emiliano avrà qualche difficoltà, a partire da quella dovrà fare la sua campagna elettorale con un macigno sulle spalle, e cioè il procedimento dinnanzi al Consiglio Superiore della magistratura richiesto dal Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione, rinviato grazie allo “stratagemma” procedurale di Emiliano di cambiare difensore.

Un Emiliano imbarazzante nel suo intervento,  che a un certo punto implora Renzi: “Matteo, non mi guardare con la faccia che facevi con Bersani, fammi un’altra faccia…. Il Movimento 5 Stelle della Puglia ha chiesto le dimissioni del presidente della Regione, Michele Emiliano, che “candidandosi alla segreteria nazionale del Pd ha tradito tutte quelle persone che avevano creduto in lui e ha tradito il suo mandato da governatore”. “E ciò che è peggio – hanno aggiunto i dirigente pugliesi pentastellati  in una nota – ha di nuovo tradito le sue stesse parole Come farà Emiliano a condurre una campagna elettorale occupandosi al tempo stesso dei problemi della sanità pugliese, della xylella, dell’acqua pubblica, dell’emergenza rifiuti, dei disoccupati, di famiglie che non arrivano alla fine del mese? E se venisse eletto, chi si occuperebbe dei pugliesi?”. Secondo i consiglieri regionali pugliesi del  Movimento 5 Stelle  “questa Regione ha bisogno e merita una vera possibilità. Una terra incantevole, meravigliosa ma con tanti tanti problemi da risolvere che attende solo di essere governata da persone che – hanno concluso – la amino sinceramente e si dedichino anima e corpo a lei senza pensare unicamente alle proprie ambizioni personali”.

 

 


Il Renzi vero viene fuori alla fine.
Nelle repliche, quando si butta alle spalle le premure usate nell’intervento inziale: non erano da lui. Ed infatti Renzi dopo aver ascoltato Bersani con espressione di sufficienza,  sicuro dell’asse con Dario Franceschini, fa il Renzi. Della serie: “O la va o la spacca“: così, dopo due mesi di tentennamenti. Ed attacca così: “Non siamo soli a rappresentare il Pd. Ci sono centinaia di migliaia di iscritti e la chance per un loro coinvolgimento è il congresso. Dopo due mesi che avanziamo proposte, salvo il giorno dopo cambiare posizione, un punto va messo. Non io, non noi ma l’assemblea. Abbiamo cambiato linea una volta alla settimana per le esigenze di tutti… Abbiamo proposto il congresso e ci è stato risposto: no. Abbiamo proposto la conferenza programmatica ed è stato no. Le primarie no. C’è un limite a tutto. De Luca ha detto che siamo un po’ masochisti”.

Il governatore campano De Luca ha spezzato una lancia a favore di Renzi, ed almeno per ora non si è fatto convincere dal cantico delle sirene del suo collega meridionale Emiliano: “Dico no all’interdizione del segretario eletto di esprimere la sua posizione..”. , e  dopo il suo intervento se ne va non senza aver dato volutamente una pacca sulla spalla per Renzi. Il resto è la “conta”. Si è votato due documenti diversi e completamente opposti. C’è quello “renziano” a prima firma del senatore Franco Mirabell   un “fedelissimo” di Dario Franceschini. E’ il documento che chiede il congresso subito: breve, non esplora altri temi, né il governo, né la data del voto. E dopo arriva il documento della minoranza riunita intorno a Pierluigi Bersani , Massimo DAlema (che evidentemente non ha ancora trovato un volo per Bruxelles dopo aveva promesso di rintanarsi dopo il referendum) , e la “new entry” Michele Emiliano che con un piede si è già auto-candidato al congresso ma acconsente a fare squadra con gli altri per frenare il segretario e celebrare l’assise in autunno.

“Caro Pier Luigi, se qualcuno vuole usare il congresso -la risposta di Renzi a Bersani  – per decidere la linea sulle elezioni lo faccia. Io lo ritengo irrispettoso verso il presidente della Repubblica, il governo e i parlamentari…”,  e neanche il tema di aspettare la legge elettorale può frenare il congresso: “Anche nel 2013 non c’era la legge elettorale, c’era appena stata la sentenza della Consulta sul Porcellum come oggi sull’Italicum e io cominciai la campagna congressuale da Bari”, è la frecciata a Emiliano che allora lo faceva il “renziano” dimenticando oggi lo scambio di cortesie al vetriolo con D’ Alema.

Nessuna scissione. E Renzi aggiunge: “Non voglio nessuna scissione: se deve essere, sia una scissione sulle idee, senza alibi, e non sul calendario. Agli amici e compagni della minoranza voglio dire: mi dispiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai il nostro avversario, i nostri avversari sono fuori da questa stanza. Non possiamo più prendere in giro la nostra gente“.

Congresso come l’ultima volta. Quindi, tornando sul congresso, conclude, senza annunciare apertamente le sue dimissioni, ma facendole sottintendere Renzi ha detto : “Facciamo il congresso, non sarò il custode dei caminetti. Usiamo le regole dell’ultima vota – cioè quelle del congresso in cui si sfidò con Gianni Cuperlo n.d.a. – ma torniamo alla politica“. E ricorda i suoi successi: “Ho preso un partito al 25% e l’ho portato al 40,8%. Ho dato una casa europea al Pd, inserendolo nel Pse. Ma ora si chiude il ciclo. E chi perde rispetta l’esito del voto. Io non dico andate, dico venite, confrontiamoci, vediamo chi ha più popolo“.

Le elezioni. Per Renzi non c’è urgenza di andare al voto: “Il congresso del Pd non si fa per decidere quando si fa alle elezioni politiche: prima o poi si andrà a votare. Il congresso serve per essere pronti quando ci sarà il voto”.




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




Di tutto di più…

Antonio Razzi,  senatore di Forza Italia e la crisi di governo

“Se il Presidente Mattarella dovesse chiamarmi per guidare il Paese in questa fase io sono pronto, ho sempre lavorato e non ho paura di niente” (fonte: Radio Cusano Campus)

Beppe Grillo il leader del Movimento 5 Stelle  dopo una giornata elettorale di folli polemiche, arriva al seggio e propone una “soluzione” per la psicosi delle matite cancellabili: “Noi vecchi sappiamo come fare per testare le matite: si succhiano” (fonte: Agenzia ANSA)

L’analisi post-referendaria del leader leghista Matteo Salvini

Aaah! Renzi se ne è andato! È andato! È andato! Ciaone! Ciaone! Ciaone!” (fonte: video su Facebook)

La nuova poesia del vice presidente del Senato Maurizio Gasparri : “Alla grande vinse il No, Renzi il popolo bocciò / Lui mentì abbondantemente, lo capì tutta la gente / La sua cura era letale e perciò finita male / Sarà ancor l’elettorato a votare pel Senato / Lui voleva i nominati, non dal popolo votati / Quel suo testo pasticciato gli italiani hanno bocciato / La riforma cavolata in discarica è volata / Lui promise tutto a tutti, soldi, pesci, anche prosciutti / Lui sognava gloria eterna, la sconfitta lo squinterna / Lui bugie disse a milioni. Ora a casa. Dimissioni!” (fonte: Un giorno da pecora, Radio 1)


Pierluigi Bersani l’ex segretario Pd 

La mucca nel corridoio era un toro, e bisogna stare attenti non vada a destra. Il mio messaggio per Renzi? Matteo, stai sereno” (fonte: Nemo- Rai 2)

Silvio Berlusconi su Renzi

 “Come affabulatore e intrattenitore Renzi è il più bravo. Se lascia vorrei invitarlo ad entrare in Mediaset come annunciatore” (fonte : Di Martedì – La7)

Alessandro Meluzzi il noto psichiatra vuole dare un consiglio a Renzi  ed attinge a Collodi  “Facciamoci guidare da Collodi, dall’evoluzione mitico-simbolico della storia. Cosa deve fare la Boschi-fatina dai capelli turchini perché Renzi-Pinocchio possa finalmente diventare uomo, dal burattino che era?  Lei deve morire. Politicamente!(fonte: Matrix, Canale 5)

Le ricette economiche dell’onorevole M5s, Alessandro Di Battista

Quali strategie propone per la crescita?Puntiamo sull’enogastronomia, una nostra eccellenza, il nostro petrolio (…)” (fonte:  quotidiano tedesco Die Welt )

“Pornhub, Renzi annuncia le dimissioni e gli italiani subito dopo il suo discorso si danno al porno. Tra le 23, orario di chiusura dei seggi, e la mezzanotte, con la conferma immediata dell’esito fornito dagli exit polls e il discorso di “addio” di Renzi, gli italiani sono corsi online a cercare le ultime novità di video porno gratuiti di Pornhub. L’aumento esponenziale del traffico è dovuto principalmente alle donne” ( fonte:  ilFattoQuotidiano.it )

Cittadino Anonimo annuncio a pagamento  un’intera paginata per dire… “Gentile onorevole Maria Elena Boschi, volevo ringraziarLa come semplice cittadino per quello che ha fatto. Impegno e responsabilità: penso che abbia supportato tutto e dato tutto in buona fede nell’interesse dell’Italia. Sappia che il suo lavoro non è stato inutile” Firmato “G.”. Era Giancarlo Aneri, imprenditore del vino. (fonte: Libero)

L’indecifrabile messaggio del senatore di Forza Italia Antonio Razzi

Avendo stato 41 anni in Svizzera ho imparato tutto come si ama la sua terra!” (fonte: Telelombardia)

Maurizio Gasparri vs. Fabrizio Rondolino: rissa televisiva A far scoppiare la lite tra i due il riferimento di Rondolino al caso dei tweet della moglie di Brunetta. Gasparri: “Ognuno ha le sue mogli, la tua ha fatto la consulente per Renzi per guidare una campagna informativa perdente“. Rondolino: “Ma sei un poveraccio! Ti dovresti vergognare di uno come Brunetta, lui, il leccapiedi di Berlusconi, un povero disgraziato con la moglie che fa i tweet grillini! Un personaggio ridicolo, un pezzente della politica… Ti dovresti vergognare di stare in un partito con un deficiente come Brunetta“. Gasparri chiede l’intervento della conduttrice: “Un pezzente? Ma come ti permetti!? E lei faccia il suo mestiere che non lo sa fare, io sono stato richiamato, lui no, si vergogni!” (fonte: Speciale referendum – Rai 3 )

Un passaggio dell’ultimo #MatteoRisponde , prima della sconfitta referendaria e le successive dimissioni.  Nello: “Non vediamo l’ora che lei torni alla Ruota della Fortuna“. E Renzi: “Guardi Nello, se potessi tornare alla Ruota della Fortuna sarei felicissimo, tornerei a 20 anni fa, ritroverei Mike Bongiorno e Paola Barale, poi ho anche vinto un sacco di soldi…” (fonte: Facebook )

Silvio Berlusconi regala alcuni accostamenti calcistico-istituzionali Renzi potrebbe essere Balotelli: istrione, brillante, una grande promessa che non si è mai concretizzata. Salvini mi ricorda un giocatore del passato, Romeo Benetti, grande calciatore, ma un po’ troppo rude nei contrasti. Alfano mi richiama alla mente Aldo Serena, un buon giocatore, di grande mestiere che ha cambiato tutte le squadre possibili (Milan, Inter, Juve, Torino). I grillini in generale mi fanno pensare un po’ a Gascoigne. Talento ma tanta confusione e sregolatezza, che ne annullano il valore” (fonte: intervista da Il Foglio)




Caldarola ha torto : Renzi non ha illuso nessuno

di Politik *

Il giornalista Peppino Caldarola, dal passato un pò “movimentato”  con un proprio commento pubblicato oggi sul quotidiano online milanese Lettera43  (di proprietà di una società del finanziere Matteo Arpe, ex Ad della Banca di Roma) attacca il premier Matteo Renzi e chiede le due dimissioni anche da segretario del Pd. Prima di andare a confutare il suo confuso pensiero politico, andiamo prima a vedere chi è Caldarola (fonte: Wikipedia) . Dopo aver militato  nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, entrando nella segreteria nazionale del movimento giovanile del Psiup, in seguito è diventato segretario cittadino del Pci di Bari fino al ’77,  successivamente vice-direttore di Rinascita, e direttore del quotidiano l’Unità dal 1996 al 1998, venendo eletto deputato nelle liste dell’ Ulivo (ex Pci, poi Ds)  dal 2001 al 2008  cioè nella XIV e XV legislatura .

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Scrive Caldarola: “Ma come si fa a fare un discorso eccellente con cui ci si assume tutta la responsabilità per la sconfitta referendaria e si annunciano le proprie dimissioni dalla guida del governo e poi passare le ore successive a traccheggiare, a proporre cose impossibili (come il governo di tutti), a indicare una data del voto (decisione che non è nella sua disponibilità)? Non sappiamo se il Renzi 1, quello europeo, sia quello vero o se il Renzi 2 sia quello più sincero“. Probabilmente il ritorno alla vita giornalistica, con un bel vitalizio da parlamentare deve aver confuso le idee al collega barese, che dimentica che Renzi si è dimesso ed ha dovuto accettare di restare in carica solo per l’approvazione della Legge di Stabilità per approvare il bilancio dello Stato. E glielo ha chiesto il Presidente Mattarella, persona di uno spessore politico e di un senso dello Stato sicuramente più elevato di quello del “compagno-ex proletario” Caldarola.

Caldarola parla di una classe dirigente ed inadeguata e scrive: ” Comprendo che Renzi deve fronteggiare il panico di quella classe dirigente che ha portato a Palazzo Chigi e che equivale, come capacità e merito, a Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Capisco che questi pretoriani e pretoriane senza mestiere abbiano paura del futuro. Per loro probabilmente non c’è. Ed è giusto che non ci sia perché la sconfitta di Renzi non dipende solo dal suo cattivo carattere ma anche, e direi soprattutto, da questo gruppo di “personaggetti” che lo ha circondato e non gli ha raccontato il Paese“. Resta a questo punto da chiedersi ma dall’alto di quale “ruolo” (inesistente) Caldarola si permette di criticare aspramente una persona come Renzi eletto democraticamente segretario del Pd con delle altrettanto democratiche elezioni primarie ?

Ci spieghi Caldarola: lui chi è ? E come è diventato deputato  ? Ha forse fatto la trafila e la gavetta come Renzi, diventando sindaco prima, presidente della provincia poi ? Non mi risulta.   Caldarola dimentica di  essere stato retribuito  come direttore dell’ Unità grazie ai contributi pubblici per l’editoria destinati al quotidiano  organo di stampa del PCI, fallito miseramente come fallì anche il Partito Comunista da cui egli proviene. O ha forse vinto un concorso per titoli…?

Due anni fa proprio Beppe Grillo sul suo blog indicava Caldarola come “Giornalista del Giorno” a seguito di un suo aspro commento sul M5S che scatenò una valanga di commenti che potete leggere direttamente attraverso questo link (vedi QUI) e di cui sia ben chiaro siamo estranei e non abbiamo alcuna responsabilità.

Purtroppo per Caldarola il web ha buona memoria…Leggete cosa diceva proprio lui soltanto due anni da su Renzi, Berlusconi, ed il Senato….

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Caldarola continua nel suo commento al veleno. che “ se verrà avanti il Renzi dell’addio dopo le primarie perse e il Renzi di domenica sera, l’Italia dovrà riflettere sul fatto che ha a disposizione un vero leader che prima o poi dovrà richiamare in servizio. Questo Renzi europeo ha poche cose da fare in queste ore. Dimissioni dal governo, dimissioni dalla segreteria, favorire una soluzione che dia un governo al Paese e poi il ritorno a casa o in un altro Stato, magari per perfezionare l’inglese” . Solo che il giornalista “barese” non sa spiegare nè argomentare il perchè mai una persona come Renzi, dalla fedina penale immacolata e che sinora governato senza avere neanche lo “scudo” dell’immunità parlamentare, dopo essere stato eletto democraticamente al vertice dal suo partito  dagli iscritti al Pd, debba dimettersi anche dal suo partito, solo per aver perso un referendum ottenendo da solo il 40% dei consensi contro il 60% conquistato da un’accozzaglia composta dai fascisti di  “Casa Pound“, dai politicanti dell’ UdC guidati dal pluricondannato (tangentista confesso) Lorenzo Cesa, dal leader “forzista” Silvio Berlusconi pregiudicato ed interdetto dalla politica (legge Severino) , alla strana coppia “barese” Emiliano-Boccia, o al “giaguaro smacchiato” Pierluigi Bersani , cioè quello che incassa insieme a Silvio Berlusconi le tangenti-contributi-finanziamenti da EmilioRiva (deceduto ed ormai ex-proprietario dell’ ILVA) unico vero responsabile del disastro ambientale tarantino.

schermata-2016-12-07-alle-19-52-40Secondo Caldarola, Renzi come gli è già stato fatto notare, non può dimettersi da premier e restare segretario visto che ha ritenuto le due cariche integrate. Non ha portato alla sconfitta solo gli elettori, ma anche i militanti del Pd che lo hanno seguito“. E D‘Alema, Emiliano, Speranza, Bersani, Boccia e tutti quelli anti-renziani iscritti al Pd, che hanno lavorato contro il Governo retto dal loro segretario nazionale, e festeggiato brindando alla vittoria del NO referendario (contro il Governo retto dal proprio segretario di partito) cosa dovrebbero fare allora , stracciare la tessera e dare tutti insieme le dimissioni e fondare un ennesimo “partitino” di sinistra ?  Caldarola continua con i suoi consigli…”Renzi provi a fare una cosa buona. Dia l’esempio a cui alludeva nelle sue belle parole di domenica notte: non si è leader per tutte le stagioni. Si vince e si resta in sella. Si perde e si va via” . Ecco cosa scriveva alla vigilia del voto Caldarola su Eacebook….Lui voleva solo divertirsi.

Caldarola, dovrebbe spiegarci una cosa: ma lui a nome di chi parla ? E sopratutto dov’era, come mai taceva,  quando i predecessori di Renzi alla guida del Pd perdevano le elezioni contro Berlusconi, e se ne restavano beatamente al loro posto accampando le scuse più improbabili ed imbarazzanti ? Dia lui il buon esempio….. Visto che l’ Unità che lui dirigeva, pagata dai soldi dei contribuenti è fallita, e che lui in Parlamento non è stato più rieletto, ci consenta la stessa domanda che pone oggi a Renzi :  avendo lui “perso” giornalisticamente e politicamente,  come mai ancora non “va via” ???

 * Politik è un esponente politico del centrosinistra




Di tutto di più….

CdG Roberto Di PiazzaCosì mi sono tolto il dente cariato e non ci sono più polemiche” Il sindaco di Trieste di Forza Italia liquida con queste parole la propria decisione di togliere dalla facciata del Municipio lo striscione di Amnesty recante la scritta “Verità per Giulio Regeni”  (fonte: Facebook)

CdG Raffaella FicoLa conversazione è incentrata su Raffaella Fico. “Ma quella sta con Balotelli che se la tromberà due-tre volte e poi la molla“, è convinta la Polanco. “Che poi, te lo dico, a me una che va con un negro mi fa schifo“, ribatte Berlusconi suscitando la reazione dell’olgettina: “Papi, ma io sono negra!“. “No tesoro, lascia stare, tu sei abbronzata“… Conversazione registrata di nascosto da Marysthell Polanco, il video è stato depositato nell’ambito dell’inchiesta Ruby Ter (fonte:  il Fatto Quotidiano). P.S. e poi criticano la nostra rubrica “Dicono che“…..

schermata-2016-10-19-alle-12-33-06Referendum costituzionale, consigli per un voto consapevole da parte di Beppe Grillo leader-padre-pardone M5s “Il secondo cervello sta nella pancia, e voi dovete votare con l’intestino, ma senza cagarvi addosso” (fonte: blog beppegrillo.it)

schermata-2016-10-19-alle-12-33-30… e quelli del senatore 5 Stelle Vito Petrocelli:  “Lasciamoci guidare dalla pancia, dall’istinto e votiamo! #IoDicoNo”. (fonte: Twitter

schermata-2016-10-19-alle-12-33-56Tra una mazzata e l’altra sul referendum costituzionale, irrompe l’argomento calcio. Il Ministro Boschi: “Una cosa in comune io e lei ce l’abbiamo: siamo tutti e due milanisti!“. Salvini: “Andiamo a vedere Fiorentina-Milan, così vediamo il conflitto di interessi?“. Boschi: “Questo volentieri, anche se ci sono già andata. Ero vestita di rosso e nero ed i fiorentini si sono arrabbiati“. Salvini: “Non ti preoccupare, ti porto io a San Siro…” (fonte: programma tv Otto e mezzo – La7)

schermata-2016-10-19-alle-12-34-52Primi segnali di squilibrio da dibattito referendario. “Troppo lungo il dibattito sul referendum”. Così chiama il 113 e lancia un falso allarme bomba. Il caso al circolo Arci Bonelle di Pistoia, i Carabinieri hanno denunciato un 37enne (fonte: quotidiano La Stampa)

la-russaAl termine di un servizio sulla crisi dei bordelli svizzeri, arriva la riflessione dell’onorevole Ignazio La Russa (Fratelli d’ Italia-An) “Io rimango sbalordito dal fatto che ancora oggi ci siano tante persone che hanno bisogno di fare sesso a pagamento. In Italia io farei una grande informazione a partire dalla scuola sull’assurdità del sesso a pagamento” ( fonte: programma tv L’Aria che tira” – La7 )

schermata-2016-10-19-alle-12-37-17Pietro Salvino  marito della deputata pentastellata Claudia Mannino, già candidato con il Movimento5Stelle a sindaco di Capaci , è furioso  “Proprio oggi non ho comprato delle spugnette Vileda visto che questa meretrice dell’etere conduttrice de #lariachetira (Myrta Merlino, ndr) ha più volte infangato personalmente anche me e le persone che stimo nel M5S dicendo falsità sul conto del M5S. #vileda e #findus rinunciate a sponsorizzare la propaganda renziana immediatamente e chiedete scusa o non venderete più una sarda surgelata né una spugnina!!! Di vedere quella porcata di trasmissione ovviamente non se ne parla neanche se la conduzione passasse a Papa Francesco!!” (fonte: Facebook)

CdG Pierluigi Bersani Pierluigi Bersani dopo l’ultima direzione Pd Sono stato trattato come un rottame. Ma a buttarmi fuori dal partito, che è casa mia, ci può riuscire solo la Pinotti se schiera l’Esercito(fonte: agenzia ANSA)

CdG Vincenzo De LucaIl Governatore della Campania, Vincenzo De Luca,  dopo aver definito i vertici del Movimento 5 Stelle  delle “mezze pippe”,  torna sull’argomento “Il fenomeno grillino è emerso perché gran parte della politica tradizionale è costituita anch’essa da mezze pippe e da pippe intere, gente che quando parla ti fa venire una crisi depressiva. Sì, anche nel Pd ho trovato pippe e fior di farabutti” (fonte: You Tube)

CdG Renato BrunettaLo stakanovismo social di Renato Brunetta capogruppo di Forza Italia alla Camera dei Deputati “Al contrario di Renzi, io non ho uno spin doctor internazionale o italiano. Non ho né un Jim Messina né un Filippo Sensi. Mi sveglio alle 6 e mezza e vado avanti fino a che non crollo. Inizio a leggere i giornali e parto coi primi messaggi. Poi twitto quello che penso e ritwitto quello che mi piace. Domenica, per esempio, dovevo andare al centro commerciale di Castel Romano per cambiare un vestito? Bene, ho twittato sia dalla macchina che dal camerino(fonte: Corriere della Sera)

CdG Renzi_CameraIl presidente del Consiglio Matteo Renzi interviene alla Camera e risponde all’attacco di Brunetta “In 30 mesi lei ha potuto fare carne di porco della democrazia parlamentare, e nonostante questo la fiducia nella sua persona è crollata di 30 punti. Studi la teoria dei contratti dell’ultimo premio Nobel: l’azzardo morale è imbrogliare…” con uno sfottò: “L’onorevole Brunetta è evidentemente giù di morale per la mancata assegnazione del Nobel, che anche quest’anno incomprensibilmente non è andato da quelle parti”suscitando le proteste del centrodestra. (fonte: Camera dei deputati TV )

schermata-2016-10-19-alle-12-44-06L’ultima battaglia dell’onorevole Carlo Sibilia del Movimento5 Stelle, in favore di un concorrente di X Factor che si è sentito tradito dal montaggio della trasmissione  “#IoStoConDanilo: tutta la mia solidarietà a Danilo D’Ambrosio, 25enne di Mirabella Eclano ‘truffato’ da X factor e dalla falsità della TV“…”Io sono con te, continua a fare musica, metal rules!” (fonte: Facebook)

schermata-2016-10-19-alle-12-45-25Le ultime parole….di Fabrizio Corona28 aprile 2016: “Fabrizio Corona torna in tv ed è show, ‘Io mai più in carcere’”. 12 ottobre 2016:Fabrizio Corona torna in carcere, arrestato dopo il sequestro di 1,7 milioni di euro nascosti nel controsoffitto(fonte:  dal sito dell’Agenzia Ansa )

schermata-2016-10-19-alle-12-46-02E Lele Mora aggiunge:I soldi che hanno trovato a Corona sono pochi, per uno che faceva anche cinque eventi a sera, pure adesso. Lo so per certo perché ho fatto il nero e per questo ho pagato, con la galera. Corona ha molti soldi, più di quelli che gli hanno preso. Avrà messo via una decina di milioni di euro. Io invece non ho neanche le mutande, mi hanno sequestrato tutto. Non ho un conto in banca, vivo grazie allo stipendio che mi passa mio figlio e a qualche regalo degli amici, chi 100, chi 1000 euro ogni tanto. Ai tempi d’oro guadagnavo tra i 10 e i 100 milioni l’anno, li ho buttati via in stupidaggini. Ma non rimpiango nulla. Sul comodino del letto ho una statuetta di Mussolini e la foto della Madonna di Medjugorje. Sì, sono ancora mussoliniano, ma non fascista” ( fonte: intervista a La Zanzara, Radio 24 )

schermata-2016-10-19-alle-12-46-48Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ci delizia con una finestra sul ritratto più celebre del pianeta: “La Gioconda sorride per una semplice ragione: è compiaciuta di esistere, guarda tutti noi essendo pronta per ognuno di noi. Insomma, è la più grande troia che sia mai stata dipinta (fonte: nel corso di un incontro dedicato a Giotto )

schermata-2016-10-19-alle-12-47-47Il senatore della Lega Nord Giacomo Stucchi nonché presidente del Copasir, diffonde gli scatti della partenza per Bucarest dall’aeroporto di Orio al Serio. Fotografa anche una famiglia rom pronta a salire a bordo, e commenta… “In partenza per Bucarest. Compagnia #lowcost. Vera low-cost. #nuoveesperienze” (fonte: Facebook)

schermata-2016-10-19-alle-12-49-03L’onorevole Michaela Biancofore (Forza Italia) si lancia in alcune importanti previsioni per l’autunno-inverno. Economiche ? Sociali ? Politiche ? Non proprio “Sulla moda per me verde in ogni sfumatura e tanto bianco. Abiti dunque con le sfumature della natura e il candore delle cime innevate. Per i profumi essenze di sandalo, tabacco e mirra: mistero e intensità” (fonte: Il Giornale)

schermata-2016-10-19-alle-12-49-59Sulle tv  e sui siti dei più importanti media americani è stato pubblicato un video del 2005 nel quale Donald Trump candidato repubblicano alla presidenza Usa parla con un presentatore tv, si lasciava andare ai seguenti commenti… “Ci ho provato, a scoparla. Mi sono mosso su di lei come una cagna. Ed era sposata. Poi di colpo la vedo, aveva le grosse tette finte e tutto quanto. Era rifatta… Sono attratto dalle belle donne e comincio a baciarle subito, è come un magnete. Bacio, senza aspettare. E quando sei una star puoi fare quello che vuoi. Afferrale dalla f**a. Puoi fare tutto(fonte: Washington Post )

schermata-2016-10-19-alle-12-50-28Tv2000 intercetta Antonio Razzi senatore di Forza Italia dal parrucchiere, e lo intervista proprio su quest’ultima vicenda “Trump in difficoltà? Mah… io questo non credo. Non condivido quando si va a ricordare i fatti successo 11 anni fa. Tutti, donne, uomini, chi è che non ha uno scheletro nell’armadio? Se andiamo a riprendere tutto quello che è successo negli anni precedenti non ci cantidiamo nessuno. Le offese di Trump alle donne? Guarda, molte volte tra uomini si dicono tante cose. Ma anche tra donna! Sa anche nel nostro Parlamento quante cose si dice? Ma sono battute, non bisogna riprendere quelle battute che viene rivolte… che è state rivolte alle donne, figurati. Le donne, poi, numero uno. Senza le donne noi non facciamo niente!




Una campagna lunga sei mesi

di Bruno Manfellotto

All’inizio sembrava che delle elezioni per il sindaco di Napoli, Roma, Bologna, Milano, Torino, a Renzi importasse poco o nulla. Quasi la cosa non lo riguardasse. Roba del partito, non sua. Così, si almanaccava, se dovesse andargli male, potrà sempre dire che lui non c’entra; ma se dovesse andargli bene, il successo comunque gli apparterrà. E poi, si spiegava, non è questo l’appuntamento che conta per Matteo: è il referendum di ottobre sulla riforma costituzionale la vera scommessa-test per lui, per il suo programma, per il suo governo. L’arma totale destinata a rivoluzionare il Paese e anche i rapporti di forza interni al Pd. Forse definitivamente. Poi però tutto è cambiato. Cosa? E perché?

Pochi giorni fa, con un appello ai colonnelli del Pd, il premier-leader ha invocato unità, una tregua di sei mesi, basta con liti e dissensi, è ora di condurre tutti insieme la battaglia per il referendum, andare in giro a spiegare la ragioni della riforma. Insomma Renzi il rottamatore, l’accentratore, il re del “giglio magico” aperto solo ai fedelissimi sta cercando di ridare vita al partito, di rilanciarlo. E per riuscirci chiede aiuto all’apparato. L’ultima volta in cui nelle città erano apparsi i gazebo con i militanti del Pd era stato per le primarie, poi tutto era tornato nel chiuso delle stanze di Palazzo Chigi e nelle aule parlamentari. Cambio di strategia. Per più di una ragione.

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nella foto il premier Renzi ed il ministro Boschi

Renzi, eccone una, sa che per il successo del referendum bisogna portare alle urne almeno venti milioni di italiani e spingere la grande maggioranza di questi a votare sì convincendoli che si tratta di una riforma buona e importante. Per riuscirci non bastano Twitter, Facebook e botta e risposta on line: bisogna girare città e paesi, spiegare, argomentare, cancellare obiezioni. Come si faceva una volta. Perché sia possibile, è necessario che tutto il partito si mobiliti, compresi militanti e dirigenti di una minoranza tutora riottosa e piena di dubbi: non ne sono entusiasti ma, pur se controvoglia, si daranno da fare, come hanno lasciato intendere le dichiarazioni per il “” di leader non certo in odore di renzismo come Pierluigi Bersani ed Enrico Letta.

L’altra ragione che spiega il cambio di passo è che Renzi si è via via reso conto che la strada per la vittoria non è poi così liscia e spianata. Aver impostato da subito la consultazione come un referendum sulla sua stessa permanenza a Palazzo Chigi, è bastata per risvegliare il sogno di una Grande Coalizione dell’Opposizione nella quale convivano leghisti e grillini, berlusconiani e postcomunisti, uniti solo dalla voglia di dare una bella lezione al premier segretario. Forse anche per questo, Renzi sta archiviando l’argomento forte della personalizzazione (anzi, accusa di questo il fronte del No) e parla più di contenuti: i risparmi di un Senato dimezzato e soprattutto la scelta tra conservazione e inciucio da una parte e progresso e innovazione dall’altra.

In questo nuovo clima, anche le amministrative del 5 giugno sono tornate a pesare. A Roma Roberto Giachetti tiene le posizioni nonostante l’alito sul collo della grillina Virginia Raggi: in fondo, se perdesse al ballottaggio sarebbe la conferma di sondaggi e sentori; ma a questo punto se dovesse vincere, sarebbe un trionfo. Anche a Torino Piero Fassino deve fare i conti con i Cinquestelle, ma è in testa nelle intenzioni di voto. La partita politica forse più significativa si gioca però a Milano dove il candidato Beppe Sala, scelto personalmente da Renzi, non è uomo di partito e proviene da quella cultura manageriale che ha prodotto anche il suo avversario, Stefano Parisi, berlusconiano con un passato a sinistra: i due sono a un’incollatura. Ora, che lo si voglia o no, l’esito del voto condizionerà inevitabilmente anche il referendum.

Una vittoria del Pd in queste città darebbe forza e credibilità al progetto di Renzi, viceversa una sconfitta convincerebbe ancora di più gli oppositori che è possibile mettere in difficoltà il premier, se non addirittura dargli una spallata. Perché il giorno stesso in cui si insedieranno i nuovi sindaci, comincerà la campagna per il referendum. E la resa dei conti nel Paese e nel Pd.

  • editorialista del Gruppo  L’ESPRESSO



Vendola cambia nome (Sinistra Italiana) ma la sostanza è la stessa di Sel. Solo qualche “epurato” del Pd in più

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nella foto, Nichi Vendola

Assente Nichi Vendola fondatore della nuova sigla politica che prende il posto di Sel con l’aggiunta di qualche deputato uscito dal Pd,  impossibilitato a partecipare alla manifestazione per un grave problema familiare, ha mandato un messaggio: “Oggi si costruisce un primo pezzo di ‘spazio pubblico’ di ciò che potrà e vorrà essere la sinistra che non cede né alle lusinghe del potere né alle seduzioni dell’impotenza vestita di minoritarismo. Qui, dinanzi a noi, matura la crisi del riformismo … Se il lavoro torna ad essere merce, se i diritti sociali spariscono poco a poco, se la dignità delle persone diviene una variabile dipendente del mercato, se la democrazia viene ingabbiata nella retorica della governabilità e nel fascino di un ‘uomo solo al comando’, allora vuol dire che ‘fare la sinistra‘ è l’urgenza di un’Italia spaccata tra Nord e Sud, frammentata in clan e corporazioni, umiliata dal malaffare che abita tutti i palazzi del potere. Tocca a noi rimetterci in cammino, restituire senso alla parola sinistra e ricostruire il legame necessario tra la politica e la speranza di un mondo migliore“.

Presidente del nuovo partito-movimento politico Sinistra Italiana sarà Arturo Scotto (ex Sel), vice presidente Annalisa Pannarale (ex-Sel) segretario Filiberto Zaratti (ex Sel) , tesoriere Giovanni Paglia (ex Sel). Al momento dal Pd, arrivano solo Stefano Fassina Alfredo D’Attorre. Il gruppo parlamentare alla Camera dei Deputati, come ha annunciato Monica Gregori, avrà come consulente economico l’economista statunitense premio Nobel Joseph Stiglitz. Al Senato il nuovo gruppo a cui hanno aderito , tra gli altri, Loredana De Petris e Corradino Mineo, nascerà nei prossimi mesi

nella foto Stefano Fassina

nella foto Stefano Fassina

Nel suo intervento alla convention di Sinistra italiana, il nuovo soggetto politico nato da Sel ed ex Pd, Stefano Fassina ha subito toccato uno dei temi più discussi: “Non siamo noi a fare il gioco della destra” rispondendo all’ex segretario dem  Pier Luigi Bersani, che proprio ieri aveva  preso le distanze dalla mini-scissione. “Ci hanno accusato di fare il gioco della destra – ha detto l’ economista ex deputato Pd  – ma non è così. Dispiace per le parole di Bersani: il gioco della destra lo fa chi fa la destra con il jobs act, con l’intervento sulla scuola, con l’Italicum, con la riforma del Senato e della Rai“, ha aggiunto Fassina al teatro Quirino di Roma affollato dai militanti di Sel

Nel suo intervento Fassina ha sottolineato: “Noi siamo Sinistra italiana e abbiamo scelto un nome che rivendica una scelta di campo precisa. Sinistra italiana ha una proposta di governo alternativa al liberismo da Happy days del segretario del Pd. Abbiamo scelto di avviare i gruppi parlamentari intorno alla legge di stabilità perché la credibilità non si conquista con l’autocertificazione, tanti si dicono di sinistra, ma sui contenuti. Questa manovra iniqua è sinergica al partito della nazione, Renzi ha detto che attua il programma che Berlusconi non è riuscito ad attuare“.




Renzi in tv: “Michele Emiliano è un mio nemico”

Massimo D' Alema

nella foto Massimo D’ Alema e Michele Emiliano

Il  segretario- premier del Pd, include Michele Emiliano fra gli “anti-Renzi”  e per la prima volta il nome del governatore pugliese compare accanto a quelli del  presidente della Regione Toscana Enrico Rossi,  dell’ex capogruppo alla Camera dei Deputati Roberto Speranza, e di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, indicati come i “carissimi nemici” di Matteo Renzi che li elencati nella classifica degli oppositori  dallo stesso premier a “Porta a Porta“.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano ha così commentato: “Ringrazio Matteo Renzi per un’investitura che però non intendo accogliere. Io faccio il presidente della Regione Puglia solo da due mesi e ho problemi più importanti che rispondere a battute televisive. Devo poter contare sul Presidente del Consiglio e su tutto il Governo per fare bene il mio lavoro in Puglia, unica cosa che per me oggi riveste importanza. Vorrei che questo fosse chiaro a tutti”. 




Bersani sul caso Emiliano : “Bisogna fare un mestiere alla volta”

L’onorevole del Pd, Pierluigi Bersani, ha commentato a Bari la decisione del procuratore generale della Cassazione che ha avviato  nei confronti di Michele Emiliano un’azione disciplinare, in quanto  nonostante sia ancora un magistrato svolge attività politica da segretario regionale del Pd .  “La valuterà Emiliano, le leggi le conosce meglio di me” ha detto Bersani ed aggiunto “Bisogna fare un mestiere alla volta.  Poi ci sono mestieri che richiedono una certa dose di attenzione e di cautela. D’altronde – ha concluso – le norme ci sono. Le valuterà lui“.




L’inutile protagonismo di chi farebbe bene a tacere

di Antonello de Gennaro

Come avevamo previsto, Martino Tamburrano vulcanico sindaco di Massafra ed espondente di spicco del centrodestra jonico, è stato eletto presidente della Provincia di Taranto, con un risultato conseguito grazie anche alla stima e sostegno della “maggioranza” interna al Pd jonico. Leggere questa mattina le velenose dichiarazioni di un esponente del Pd, tale Rocco Ressa che dice «in questo deserto in cui è smarrita la classe politica tarantina, al più vomitevole degli accordi di potere. Una parte consistente degli eletti del Partito Democratico ha “venduto” i propri voti alla destra, accontentandosi di occupare posti di potere, tradendo così la fiducia degli elettori, della base e dei sindaci del Pd che invece, giustamente, avevano puntato su Gianfranco Lopane, giovane sindaco di Laterza, come punto di riferimento per ridare senso ad un partito che, da tempo, ha smarrito il proprio orizzonte. Tradire il proprio partito, – prosegue- le proprie idee, i propri compagni di strada, per occupare alcuni posti di potere è un’operazione squallida ed inaccettabile» fa a dir poco sorridere, per voler restare seri e rispettare le opinioni altrui, altrimenti ci sarebbe da piangere dal troppo ridere.

Forse Ressa ha dimenticato che il suo segretario nazionale del Pd, cioè Matteo Renzi, governa il Paese grazie ad un accordo con il leader del centrodestra Silvio Berlusconi, cioè il Presidente del partito in cui milita Martino Tamburrano.  Il punto di vista di Rocco Ressa che dice  «l’accordo è ora evidente: Pelillo ha compiuto la scalata definitiva al potere divenendo il “grande capo”, il “rais” del partito, ormai capace di portarselo a guinzaglio per ogni dove.  Mazzarano ha campo libero alle prossime elezioni regionali, magari con un piccolo aiutino della “destra” massafrese, così giusto per sdebitarsi, mentre qualcun altro fedelissimo della combriccola sarà proposto ad occupare la poltrona di primo cittadino di Taranto e qualcuno occuperà la poltrona di vice presidente della provincia. E così, magicamente, i conti tornano, con buona pace di tutti i cittadini che dalla politica si aspettano soluzione dei problemi e trasparenza».

Ma lo smemorato Ressa dimentica di ricordare che se qualcuno ha svenduto a Taranto le soluzioni dei problemi e la trasparenza, quel qualcuno è stato il Pd di Bersani, che incassava i finanziamenti (dichiarati al Parlamento, come da Legge) dalla famiglia Riva proprietaria ad oggi dell’ ILVA, ed il Pd tarantino che si rifaceva alle posizioni dell’ex-parlamentare Ludovico Vico, cioè colui il quale che venne intercettato mentre parlando dell’ ILVA diceva al telefono “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo fargli uscire il sangue a Della Seta (ambientalista, ex presidente di Legambiente, uno dei pochi ad opporsi ai disastri della fabbrica)”, ed aveva la sfacciataggine di candidarsi alle primarie nel Pd di terra jonica.

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La Gazzetta del Mezzogiorno, questa mattina sul suo sito, nell’edizione di Taranto un pò troppo “politicizzata” racconta dell’incontro casuale avvenuto ieri sera a Massafra fra Vico e Tamburrano, e  scrive:

L’abbraccio forte dei figli lo fa commuovere, Ludovico Vico (Pd) lo spiazza. L’arrivo di Martino Tamburrano, proveniente in auto dalla «sua» Massafra, avviene intorno alle 22. Ha già saputo della vittoria schiacciante che i consiglieri comunali ed i sindaci dei 28 comuni ionici gli hanno tributato. È raggiante. Vede Vico avvicinarsi con passo felpato. La sagome dell’ex deputato è riconoscibile, nonostante l’illuminazione bassa, anche grazie alla nuvola di fumo che lo accompagna. L’esponente del Pd (area Cuperlo) gli tende la mano ed esclama: «Le faccio gli auguri da avversario politico quale sono. Le giungano gli auguri sinceri di chi non l’avrebbe mai votata». Tamburrano scuote lievemente il capo ma non replica” ed il giornalista (fratello di un consigliere comunale di sinistra) Presidente, allora spieghi la sua vittoria? «Il mio approccio post ideologico è stato capito da tutti. Anzi, da quasi tutti».
Chi non l’ha capita? «Chi mi ha fatto gli auguri prima».
Beh, però, è stato corretto. E le ha detto quel che pensa alla luce del sole. Converrà su questo?«Anche chi mi ha votato, nel loro campo, l’ha fatto alla luce del sole. L’ha dichiarato pubblicamente».

Perché si definisce post ideologico? «Forse hanno fatto male a votarmi».
In che senso? «Sono libero. Vado oltre i partiti. Non ho lacci e lacciuoli. Guarderò a tutti i componenti delle tre liste che si sono presentate a queste elezioni».
Si riferisce alla composizione della giunta? Alla nomina del vicepresidente e degli altri due delegati (assessori)? «No, non solo. La mia porta sarà aperta verso tutti senza distinzioni politiche. E poi anche, se non addirittura soprattutto, i consiglieri provinciali potranno partecipare. Anzi dovranno farlo visto che la riforma Delrio non prevede governo ed antigoverno dell’ente».

Quale sarà il suo primo impegno da presidente? «Non so. Dovrò leggere le carte, i documenti».
Partirà da Taranto Isolaverde? «Probabilmente sì. Era e resta una priorità per la mia Amministrazione».

Sta per guidare un ente che ha pochissimi soldi in cassa e che si appresta a tagliare i servizi. Come farà? «I soldi dice? Li troveremo».
Dove? «Li troveremo».
Si aspettava di avere ben ventuno voti a Taranto? Eppure lì c’è, in teoria, una maggioranza di centrosinistra… «Hanno capito che sono andato oltre i partiti e mi hanno votato. Poi hanno apprezzato evidente la mia capacità amministrativa nota da anni»

Nessun giornalista, ricorda le dichiarazioni del sen. Felice Casson, ex-magistrato e componente della commissione etica del Pd rilasciate a Il Fatto Quotidiano, (04/01/2013) dal titolo ” “Gli impresentabili vanno cacciati fuori dalle liste”. All’interno dell’intervista  Casson aggiungeva  “Come partito abbiamo un codice etico inedito. Dobbiamo esaminare i casi dubbi. Le intercettazioni di Vico sull’ ILVA sono impressionanti“.

Così come nessun giornalista di Taranto ricorda quanto scriveva il Corriere della Sera  (15/05/2013) in merito all’inchiesta della magistratura denominata “Ambiente svenduto“. Anche in questo caso lo ricordiamo volentieri noi: “

Una per tutti, a significare i rapporti amicali che intercorrevano tra uomini del gruppo Riva e i politici, la telefonata intercettata tra uno degli arrestati, Archinà, e il deputato Vico. Il parlamentare riferisce di una telefonata avuta con Vendola il quale si complimentava della disponibilità mostrata dal gruppo Ilva ma si lamentava del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, protagonista in quel periodo di azioni che infastidivano gli industriali: «il sindaco lo vede come un irresponsabile», riferiva Vico. Sempre ad Archinà, l’onorevole Pd ( cioè Vico n.d.a.) riportava il malumore di Vendola per il funzionario dell’assessorato ambiente della Regione, Antonio Antonicelli, responsabile, a suo dire, della permanenza a capo dell’Arpa del presidente Assennato, nemico giurato dei Riva: «Io dovrei ammazzare Antonicelli, è un pazzo scatenato», avrebbe detto Vendola“.

Mi scusi lo sfogo” iniziava così la lettera del defunto patron ILVA Emilio Riva indirizzata al segretario del partito (all’epoca dei fatti)  Pierluigi Bersani. Qualche riga, scritta il 30 settembre 2010, in cui il dirigente chiedeva al politico di “limitare” il collega onorevole Roberto Della Seta, che rompeva le uova nel paniere chiedendo di rivedere il cosiddetto “decreto salva Ilva”. Il senatore  Della Seta premeva sul rimettere mano al  provvedimento che faceva slittare di due anni il termine entro il quale  l’azienda doveva mettersi in regola sul benzo(a)pirene. Una presenza scomoda perfino tra i banchi dello stesso partito, testimoniata da una intercettazione (quella riportata dal Fatto Quotidiano) che vedeva protagonista il parlamentare Ludovico Vico. L’uomo, al telefono con uno dei dirigenti tarantini, commenta: “Ora a questo punto, lì alla Camera, dobbiamo far uscire il sangue a Della Seta

Fu emblematica la risposta dell’ on. Della Seta nei confronti di Vico Non ho il piacere di conoscere questo collega. Certamente questa frase credo lo rappresenti bene (ironia)”.  Ed aggiunse “Lei crede che il Pd sia stato attento all’Iva o non ha fatto abbastanza? Il partito esiste dal 2008. Io credo che sia la politica che sia la sinistra italiana hanno fatto davvero poco. E credo che abbia fatto anche poco il sindacato. Quando già gli ambientalisti lanciavano allarmi” . Un ulteriore commento? “Io credo che la cosa che si deve chiedere adesso è un atteggiamento del governo più attivo. Se c’è una grande emergenza a Taranto io penso che il governo e i ministri devono essere fisicamente presenti in città. Ormai, se questa vicenda può trovare una parziale soluzione ci vuole un intervento forte e  deciso del governo attuale”.

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ascolta qui

Ma tutto questo i quotidiani tarantini ed i vari siti internet, non lo raccontano. Chissà perchè ? Forse carenza di mezzi e fondi ? O forse per rapporti di vicinanza politica con chi strepita non riuscendo ad influire più nelle vicende politiche tarantine. Si rischia di dare ragione a Corrado Guzzanti, quando in tv scherzava dicendo “Buona la seconda!” . A tutti questi smemorati del giornalismo e della politica tarantina, consigliamo di riascoltare le intercettazioni telefoniche pubblicate da La Repubblica e L’ Espresso, che potete ascoltare anche voi cari lettori direttamente da qui.. E vi sono anche quelle fra ArchinàMichele Mascelllaro il direttore di un quotidiano chiuso (Taranto Sera) attualmente sotto i riflettori della Guardia di Finanza, riciclatosi sotto il nome di “(TarantoBuona Sera” per incassare i contributi di Legge sull’ Editoria…

Quindi riteniamo a questo punto che il presidente Tamburrano, possa essere solo felice di non essere stato votato da Vico e dalla minoranza del Pd jonico. E’ ora che i partiti superino gli steccati ideologici e si mettano a lavorare per il bene della gente, e questo per fortuna a Taranto sia il Pd (la maggioranza in provincia di Taranto) che fa riferimento al sen. Michele Pelillo, e Forza Italia schierata compatta accanto a Martino Tamburrano, sembrano averlo capito. Almeno con i propositi e le parole. Ora attendiamo i fatti.