La strategia di Emiliano sull’ ILVA: mediazione politica ? No: il ricatto

ROMA“Il presidente del Consiglio ha un mezzo fondamentale per chiudere il ricorso: modificare il Dpcm nel senso auspicato da Regione e Comune di Taranto”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a margine di una conferenza stampa sul potenziamento del personale Arpa a Taranto. “Appena il presidente del Consiglio firma un’altra edizione del Dpcm, il vecchio decade e decade l’impugnazione”, ha spiegato il Governatore che come sempre cerca attenzione mediatica sulla sua persona.

“Siamo convinti che la diretta assunzione della questione in capo al presidente del Consiglio dei ministri sia una buona notizia. Ho fiducia – ha aggiunto – nel presidente del Consiglio dei ministri e sono convinto che egli sia portatore di una terzietà rispetto alle vicende dell’acquisto dell’Ilva” dimenticando che un Consiglio dei Ministri non puà rimangiarsi un proprio decreto solo per uno squallido ricatto più che politico, lo definiremmo “levantino”. La strategia di Emiliano,  ancora una volta è quella di cercare una trattativa personale con i nuovi azionisti dell’ ILVA cercare di indebolire l’operato del governo. Una strategia che nè Arcelor Mittal, nè Palazzo Chigi  fino a oggi  hanno dimostrato di apprezzare e tantomeno accettare.

Nel frattempo il Consiglio Regionale pugliese boccia la legge sulla partecipazione voluta da Emiliano. Il sonoro schiaffone “politico” è arrivato al Governatore a tarda notte con il voto segreto (24 contrari e 18 favorevoli) dell’ aula. La legge presentata nel luglio scorso a firma del governatore, non avrà nel 2018 alcun finanziamento nonostante il tentativo di ridurre la quota da 800 a 300mila euro e di estendere la sperimentazione anche oltre i capoluoghi.

Donato Pentassuglia

Il 19 dicembre scorso, per la bocciatura della legge in commissione, era stato decisivo il voto contrario del consigliere “renziano” Donato Pentassuglia (Pd), mentre questa notte in aula sono stati decisivi gli appelli degli esponenti delle opposizioni, dopo 13 ore di discussione sul bilancio . Per primo quello del capogruppo di Forza Italia, Nino Marmo, seguito da quello di Direzione Italia, Ignazio Zullo, ed in conclusione anche il consigliere regionale del M5S, Giancluca Bozzetti, i quali hanno richiesto alla maggioranza formalmente per una questione di rispetto di ritirare l’emendamento, che era già stato “bocciato” nella commissione bilancio .

L’emendamento era stato presentato in Consiglio Regionale dai capigruppo di maggioranza Sabino Zinni (Emiliano Sindaco di Puglia) e Paolo Pellegrino (La Puglia con Emiliano) è quindi è stato messo a votazione e sonoramente bocciato, dimostrando la debolezza politica della maggioranza che tiene in piedi (sino a quando ?) Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia In aula è stata anche ricordata l’inopportunità di finanziare una legge, l’unica delle tre approvate da altrettante Regioni, che è stata impugnata dal Governo davanti alla Consulta, nella parte che riguarda la consultazione con i cittadini anche per le grandi opere statali sul territorio regionale.




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…