"Operazione Madame": la Polizia di Stato esegue 13 arresti

TARANTO –  Il personale della  Squadra Mobile – Sezione Criminalità diffusa, extracomunitaria e prostituzione della Questura del capoluogo jonico  in collaborazione con le Questure di Lodi e Vibo Valentia,  a seguito di indagini dirette dal pm  Dr.ssa Antonella De Luca della Procura della Repubblica di Taranto, ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di 13 misure cautelari personali (8 in carcere e 5 agli arresti domiciliari),  emessa dalla dr.ssa Paola Incalza Gip del Tribunale di Taranto nei confronti di soggetti ritenuti a vario titolo gravemente indiziati dei reati di associazione a delinquere, sfruttamento, favoreggiamento, agevolazione della prostituzione, ed estorsione.

Fra gli arrestati anche don Saverio Calabrese, parroco di Monteparano, 68enne di origini siciliane, finito nei guai per il rapporto allacciato con Nadia Radu, meglio nota come Smeralda.

A rendere pubbliche le generalità del sacerdote arrestato è stata  la Curia di Taranto con un comunicato stampa: “Se le autorità competenti lo consentiranno l’arcivescovo auspica che il provvedimento al quale don Calabrese è stato sottoposto, possa essere trascorso in un luogo diverso dal territorio parrocchiale per ovvie ragioni riconducibili alla serenità e al rispetto per la comunità monteparanese“.

Nel corso della conferenza stampa tenuta dal questore il capo della Squadra Mobile Carlo Pagano ha commentato: “Siamo rimasti sconcertanti  perché la prima cosa che abbiamo pensato è stata quella di un suo intervento caritatevole. Poi abbiamo visto che il rapporto era stato avviato proprio con la donna che avrebbe sfruttato le altre e quindi le valutazioni del caso sono state affidate ai magistrati“.

L’arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, ha sospeso in via cautelativa, il sacerdote dal ministero pastorale ed ha chiesto per lui il trasferirlo in altra sede dove scontare la custodia cautelare ai domiciliari a cui è stato sottoposto.

Le indagine effettuate  anche mediante il ricorso ad intercettazioni, ha portato alla luce un sodalizio di ampiezza transnazionale – reso ancor più stabile e solido dai rapporti di parentela e di coniugio esistenti tra alcuni dei sodali (tutti di nazionalità rumena) –, dedito allo sfruttamento della prostituzione ai danni di alcune giovani ragazze prevalentemente provenienti dall’Est Europa, che venivano messa sulla strada, costrette alla prostituzione, e sottoposte a “protezione” dietro il pagamento di somme di denaro.

La vicenda trae origine dagli sviluppi di un servizio per il contrasto alla prostituzione, predisposto dalla Questura di Taranto nell’agosto 2017 , durante il quale effettuando dei controlli lungo la Via Alberto Sordi di Taranto (ex Strada Provinciale 105), ove notoriamente esercitano il meretricio numerose cittadine straniere, si è appurato come alcune di loro si vendevano sotto il controllo locale di una 30enne rumena, a sua volta prostituta, stabilmente radicata nel Comune di Faggiano in provincia di Taranto, nonché testa di ponte sul territorio.

Sottoposte al “controllo” della donna rumena, supportata nella sua attività da altri quattro soggetti anche loro di origine rumena, ma in posizione di sudditanza od intermedia rispetto alla stessa – tutti destinatari del provvedimento di cattura), le giovani ragazze corrispondevano settimanalmente somme di denaro (circa 400 euro) quale corrispettivo non solo della locazione del “posto letto” loro offerto all’interno dell’abitazione della maitresse, ma anche per poter esercitare la prostituzione nei luoghi assegnati senza correre rischi e senza alcuna ripercussione di sorta.

Oltre a coordinare e organizzare la prostituzione delle giovani ragazze, assegnando loro i posti da occupare, l’indagata provvedeva a creare rapporti con soggetti impiegati come autisti per raggiungere il posto di lavoro, risolvendo le controversie che potevano insorgere non solo tra le sue stesse “ospiti”, ma anche tra queste e altre concorrenti.

Diverse le condotte di induzione e sfruttamento della prostituzione esercitate dal sodalizio criminale in questione nonché da altri soggetti – comunque in contatto con i componenti dell’associazione –, che oltre ai territori di Taranto e San-Giorgio Jonico (Ta), si estendeva anche in quelli di Foggia, Melegnano (Milano) e Mornico al Serio (Bergano), in un periodo compreso tra l’agosto 2017 ed il settembre 2018.

Per garantirsi il “controllo” di almeno una delle ragazze, ovvero costringerla a consegnare danaro ed a prostituirsi, ne venivano trattenuti i documenti di riconoscimento, minacciandola pure di spedizioni punitive nel caso non avesse adempiuto.

Al momento dei fatti, due dei componenti del sodalizio – in posizione sovra-ordinata rispetto agli altri – risultavano ristretti presso il carcere di Lyon Corbas in Francia, per gravi reati contro la persona (fra cui anche quello di tratta di esseri umani ed associazione a delinquere).

Incredibilmente i due carcerati svolgevano persino dall’interno delle mura del carcere in cui erano detenuti,  le proprie condotte illecite, gestendo a distanza via internet l’attività di meretricio delle giovani donne dalle quali ricevevano parte dei loro ricavi.

L’analisi di alcuni video postati su profili Facebook a loro riconducibili – dalla cui visione si comprendeva chiaramente che nel corso delle registrazioni si trovavano entrambi all’interno di una stanza dalle caratteristiche di una cella carceraria –, ha consentito di appurare come i predetti avessero la disponibilità di apparecchi cellulari, impiegati per eseguire i collegamenti via web.

 I rimanenti indagati, tutti italiani e dimoranti a Taranto, ed in provincia a San Giorgio Jonico e Monteparano, la maggior parte dei quali destinatari invece della misura cautelare degli arresti domiciliari, rispondono esclusivamente di favoreggiamento ed agevolazione della prostituzione, essendosi prestati in maniera continuativa e stabile a fornire assistenza alle prostitute, ovvero piena disponibilità nei confronti dell’unica donna componente il suddetto sodalizio criminale, e di riflesso anche nei confronti delle ragazze da quest’ultima gestite.

Soltanto uno degli indagati, destinatario della più afflittiva misura della custodia cautelare in carcere, risponde per essersi organizzato con la locazione di vari immobili, siti in Via Crispi, peraltro in pessime condizioni di manutenzione, che provvedeva ad affittare a prezzi esorbitanti a prostitute e transessuali dediti alla prostituzione che lui stesso reperiva attraverso un lavoro di ricerca effettuato su siti internet dedicati.

Nei tre immobili, individuati ed ancora oggi occupati da persone dedite alla prostituzione , sono stati  sottoposti tutti a sequestro preventivo.




Sfiorata tragedia alla Cittadella della Carità a Taranto

ROMA – Giovedì scorso nel corso della mattinata un fulmine ha colpito messo KO la zona della struttura ospedaliera di ricovero RSA “ L’ Ulivo” della Cittadella della Carità, rendendo inservibile persino il vetusto gruppo elettrogeno. Per fortuna le esalazioni dell’incendio non hanno causato  danni agli 80 pazienti ospitati che sono state trasportati con le carrozzelle nell’adiacente giardino esterno, grazie all’intervento anche di personale ausiliario esterno sopraggiunto sul posto.

Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che da un primo accertamento dei danni subiti dalla struttura, ma anche degli impianti di sicurezza, hanno constatato che l‘impianto elettrico non risulterebbe essere a norma, in quanto realizzato oltre 30 anni fa e mai adeguato nè tantomeno potenziato.

La circostanza più incredibile che a partire dal giorno dopo, nessuno del vertice della Fondazione nè tantomeno il Direttore Generale si sono fatti vedere e preoccupati di disporre subito i lavori necessari ! Cosa sarebbe successo se tutto ciò fosse accaduto di notte e durante l’inverno ? Chi avrebbe portato in salvo i vecchi pazienti ricoverati ? E dove li avrebbero parcheggiati ? Tutte domande a cui dovrebbero rispondere la Autorità competenti, ma sopratutto quelle di controllo a partire dall’ ASL Taranto.

Il vertice della Fondazione Cittadella della Carità a partire dal suo presidente Giuseppe Mele ed il direttore generale Bruno Causo, manifesta ancora una volta la propria incapacità gestionale, e non a caso la struttura fondata e voluta da don Guglielmo Motolese, negli ultimi anni vive una profonda crisi gestionale a causa dell’incapacità del proprio cosiddetto management più attento a strani affari utilizzando i soldi pubblici provenienti dal convenzionamento con la Regione Puglia.

Per la cronaca i dipendenti della Cittadella della Carità non hanno ricevuto lo stipendio di aprile 2018 , oltre ben 2  mensilità della 13ma, alcuni premi di produzione previsti contrattualmente al personale, ed i debiti con banche e fornitori che ammontano a 15 milioni. Ed il bello è che il vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro nelle sue omelie ed interviste sull’ ILVA parla di “diritti dei lavoratori“.

Un’altra circostanza è il totale silenzio della stampa locale , che poi si straccia le vesti per la crisi… editoriale ed economica tarantina. Sarà forse perchè l’addetta stampa-Urp  della struttura ospedaliera della Cittadella della Carità, la pubblicista Gabriella Ressa è una “collaboratrice” dell’ Assostampa, il sindacato dei giornalisti pugliesi ? “Cogito ergo sum”(cit.) cioè : dubito quindi esisto.




Avvocata ed esponente di Forza Italia indagata in Puglia per insulti xenofobi

ROMA – La Procura di Taranto ha iscritto nel registro degli indagati per maltrattamenti in famiglia a sfondo razzista l’avvocata Romina Axo, consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Taranto e responsabile provinciale del dipartimento marketing territoriale di Forza Italia . Secondo le accuse dei magistrati tarantini, l’avvocata avrebbe maltrattato   una donna di origini dominicane, convivente del fratello, coprendola di insulti anche davanti alla figlia minore, accusandola di essere “amante di narcotrafficanti” ed etichettandola “di razza inferiore” .

Secondo la Procura  l’avvocata Axo avrebbe pronunciato più volte  frasi offensive e discriminatorie all’indirizzo della ex cognata, accusandola di “essere una vergogna, dannosa per la sua attività politica in Forza Italia e per la sua attività professionale in qualità di consigliera dell’Ordine degli avvocati di Taranto”  e  di “lasciare la figlia in mani straniere“, facendo riferimento ai suoi amici connazionali, dicendole inoltre di “aver messo al mondo figli come conigli per beneficiare dei vantaggi offerti agli stranieri” e di essere “la rovina della sua famiglia”.

L’ avvocato Axo ai festeggiamenti dell’onomastico del vescovo di Taranto Mons.Filippo Santoro

Fra le accuse della Procura di Taranto vi sarebbero delle altre frasi offensive che l’avvocata Axo avrebbe pronunciato unitamente a suo fratello nei confronti della donna, dalle pesanti accuse di essere collegata con “narcotrafficanti di cui era amante” a dei giudizi negativi sulla sua “razza“, definita come portata alla prostituzione   qualificandola di “razza inferiore“. Fra le accuse mosse confronti della Axo c’è anche quella di aver applicato sull’uscio di casa una telecamera per controllare i movimenti della donna, che viveva nell’appartamento accanto, “costringendola a una esistenza improntata alla sofferenza psicologica e alla umiliazione“.

La donna dominicana componente del nucleo familiare fin dal 2013 e convivente fino al 2015 con il fratello dall’ Avv. Axo, ha denunciato di aver subìto dopo la rottura del rapporto sentimentale maltrattamenti da parte dal suo ex compagno  aggravati da presunte reiterate offese con affermazioni relative alle sue origini e il colore della sua pelle aventi “finalità di discriminazione e odio etnico”  come ad esempio “sei un gatto nero che porta solo sfiga” con riferimenti a prostitute e alle “donne del tuo paese che si fanno mettere incinte per sfruttare gli italiani”  secondo quanto si legge dal capo d’accusa nei confronti dell’indagato .  .

Una vicenda sicuramente imbarazzante, sulla quale anche all’interno dell’ Ordine degli Avvocati di Taranto, preferiscono però andare cauti, nel rispetto della presunzione d’innocenza sino a prova contraria, anche perchè, è bene ricordare e tenere ben presente, che  la magistrata che procede, componente del pool “fasce deboli” della procura tarantina,  in passato ha preso in un recente passato non poche cantonate, e le sue indagini e provvedimenti giudiziari sono stati più volte annullati dal Tribunale del Riesame smentiti dalla Corte di Cassazione.




Cittadella della Carità campus delle facoltà sanitarie ? Ma dietro le quinte c’è qualcosa di poco chiaro e la Procura indaga

di Antonello de Gennaro

ROMA – La  Fondazione Cittadella della Carità e l’ ASL Taranto, la cui direzione generale è continuamente oggetto di contestazione generale da parte di dipendenti, sindacati e partiti, negli ultimi tempi hanno fatto quadrato stringendo un’intesa finalizzata all’istituzione di alcuni corsi di laurea delle professioni sanitarie, dietro la quale si celano delle situazioni imbarazzanti.

In una recente conferenza stampa a cui il CORRIERE DEL GIORNO non è stato invitato, probabilmente a seguito delle nostre più che fondate  critiche pubblicate nel tempo ed anche recentemente sulla gestione della Fondazione Cittadella della Carità  e sul vertice dell’ ASL Taranto, che non hanno mai smentito o rettificato una sola parola di quello che abbiamo scritto,  considerata la complicità dei giornalisti loro “sodali” che sono abituati a scrivere sotto dettatura, è stata sbandierata ai quattro venti  una  “piattaforma di Teledidattica”

Il progetto – ha dichiarato Stefano Rossi, il pluricontestato direttore generale ASL di Taranto  nel corso di una conferenza stampa  – è stato avviato nei mesi passati grazie ad un accordo sottoscritto con la Scuola di Medicina dell’Università di Bari, diretta dal professor Tino Gesualdo, con l’obiettivo di arricchire l’offerta formativa in un settore in espansione attraverso l’impiego di tecnologie e sistemi innovativi tali da consentire ai docenti dei corsi di laurea di tenere le proprie lezioni contemporaneamente in più sedi». Da quanto si apprende attraverso il collegamento web, i docenti presenti nella sede di Bari, della Scuola di Medicina (presso l’Aou “Policlinico”), anch’essa facente parte del progetto, condivideranno il materiale didattico ed avranno la possibilità, in real time, di interagire con gli studenti utilizzando la piattaforma Cisco, una modalità di svolgimento dei corsi che determina, peraltro, una razionalizzazione delle risorse economiche, professionali ed organizzative.

Non una sola parola però è stata detta  sull’ ispezione e verbalizzazione compiuta la scorsa settimana dai Carabinieri dei NAS di Taranto, su delega della locale  Procura della Repubblica

Quello che gli altri giornali e giornalisti abituati a scrivere sotto dettatura. e figuriamoci i vertici della Fondazione (il cui è vicepresidente è attualmente indagato dalla Procura della repubblica  di Taranto) non raccontano è di fatto l’assoluta carenza del personale medico ormai in fuga dalla struttura.  I consulenti medici infatti non vengono pagati da quasi 10 mesi.

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di pubblicare alcune della imponente mole di fotografie finite sulle scrivanie dei Carabinieri e della Procura di Taranto, che comprovano lo stato di abbandono, e degrado strutturale della Cittadella della Carità, dove invece dovrebbero vigere delle rigorose norme igienico-sanitarie ed in materia di sicurezza per le persone ricoverare

Ad esempio nel reparto Cardiologia, con 18 posti letto sono soltanto due medici, di cui uno solo cardiologo e peraltro da poco in carica, che è peraltro indagato per una storia di ricettazione dalla Procura di Taranto . Al turno di guardia partecipano persino medici appena laureati e non specialisti , ed uno di questi addirittura usano i timbri con la millantata dicitura “cardiologo” nonostante tutto ciò sia vietato, e circostanza ancora più grave senza che la  la ASL effettui i dovuti controlli !

Un nostro lettore di Taranto ricoverato nella struttura ci ha scritto e riferito che qualche mattina fa nel reparto di cardiologia non c’era nessun medico in servizio,  e gli infermieri sono stati costretti ad affidare i pazienti addirittura ad un fisiatra ! Quello che dovrebbe preoccupare la Fondazione inoltre è che la mancanza dei requisiti organizzativi porta di fatto alla sospensione dell’ accreditamento. Ma probabilmente i precedenti legami di amicizia e frequentazione lavorativa che legano il direttore generale della Cittadella, Bruno De Causo con l’ avv. Rossi, direttore generale dell’ ASL di Taranto, li fa sentire “sicuri” e protetti. Sino a quando ?

Ma vi è qualcosa di poco chiaro nella gestione della Fondazione voluta da mons. Motolese, e purtroppo finita in cattive mani nel corso degli ultimi anni, e di cui siamo occupati recentemente. Cioè la questione della possibile cessione della “13 Maggio” (RSSA) ai fratelli Maniglia che di fatto comporterebbe una perdita di introiti alla Fondazione per circa due milioni e mezzo di euro. Resta da chiedersi come mai  la Fondazione Cittadella della Carità , che se nell’anno scorso non avesse ricevuto un’importante donazione, avrebbe dovuto di portare i libri in Tribunale e chiudere la struttura per insolvenza, possa rinunciare oggi così facilmente a delle entrate (soldi pubblici) di tale portata.

 

Negli ambienti bancari tarantini inoltre circola una voce a dir poco imbarazzante,  su una storia di fatture utilizzate più volte(sempre le stesse) per avere accesso al credito bancario, proponendole a banche differenti, ricevendo un cortese rifiuto a non provarci più.
Avremmo voluto verificare la fondatezza di queste notizie e della preoccupante situazione in cui versa  la Fondazione con il suo Presidente Mele, e lo abbiamo contattato via mail chiedendogli un’incontro e video intervista, ma ci è stato comunicato telefonicamente dal una scortese addetta all’ URP (non caso “attivista” sindacalista dell ‘ Assostampa di Puglia n.d.a) , che la Fondazione Cittadella della Carità  “comunica solo nelle conferenze stampa“. Sarà forse questa la vera ragione per cui all’ultima conferenza stampa non siamo stati invitati ? Paura forse delle nostre domande ?

 

A questo punto non resta che attendere il corso delle indagini disposte dalla Procura di Taranto, affidate ai Carabinieri del NAS (ma anche un intervento della Guardia di Finanza sarebbe utile per accertare una serie di operazioni societarie e finanziarie a rischio) per fare chiarezza su una gestione che ha troppe ombre e più di qualche indizio di illegalità, che potrebbe portare anche la Prefettura a commissariare la Fondazione, secondo quanto prevede la Legge, e fare un pò di chiarezza.

 

O forse “qualcuno” in Procura teme di dover essere costretto a dover dare più di qualche dispiacere al vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro ed ai suoi amici di Comunione & Liberazione e della Compagnia delle Opera ?

 

Ecco cosa raccontavamo l’ 11 gennaio 2017 (leggi QUI – l’articolo integrale) 




Il parroco tarantino don Larizza via Facebook attacca gli scissionisti del Pd : “Sono degli s…i” ed invita al suicidio una donna. Il Vescovo di Taranto tace. Esiste ?

 

L’ ultima esternazione sui social del parroco tarantino don Luigi Larizza , notoriamente “vicino” agli ambienti della destra tarantina,  esterna su Facebook la propria opinione poco civile sul neonato gruppo dei Democratici e progressisti destando scalpore:”I comunisti sono degli s…i, hanno finalmente capito cosa sono realmente” aggiungendo “I comunisti cambiano nome al partito. Da oggi dicono in modo chiaro cosa sono. Infatti hanno scelto di chiamarsi DP… dopo pranzo… cosa si fa dopo pranzo? Si va a gabinetto ed escono gli s…i. Quindi loro hanno finalmente capito cosa sono realmente”, scrive il sacerdote (…?)  sulla sua pagina personale del social network Facebook , in cui si autodefinisce come “operaio nella vigna del Signore“. Il post all’improvviso è stato rimosso da Facebook a seguito di qualche segnalazione

Alcune ore dopo il parroco, che evidentemente si occupa poco di anime, prediligendo le polemiche e le cooperative sociali… è intervenuto nuovamente, questa volta commentando la vicenda di Fabiano Antoniani, cioè dj Fabo, l’uomo rimasto paralizzato e cieco dopo un incidente,  il quale ha deciso di porre fine alla propria vita in una clinica svizzera. “Mi spiace per lui – scrive il sacerdote – ma non condivido tutto quello che si sta dicendo. Fabo viene presentato come eroe, invece è uno sconfitto. Chi scappa è sempre un vigliacco“. Anche con questo secondo post il sacerdote ha scatenato una ridda di polemiche sul suo profilo. Polemiche alle quali il parroco non si è sottratto rispondendo o in maniera offensiva anche nei confronti di una donna .

In risposta al suo commento, sicuramente poco cortese, con il quale lo invitava (virtualmente)  a spararsi, il parroco Don Luigi Larizza ha alimentato la polemica ancor di più  invitandola a suicidarsi scivendo:Gentilissima Enza Fanelli, i tipi come lei, che invita chi non condivide il suo pensiero a spararsi, non li esorterei a spararsi, perché significherebbe sciupare un colpo di pistola, ma li esorterei ad impiccarsi perché un suo simile potrebbe riutilizzare la stessa corda. Siccome non sono un dittatore e assolutista come lei, la invito a collegare il cervello prima di parlare, imparando il dialogo e non l’imposizione delle proprie idee”.

Nel gennaio 2016 don Luigi Larizza era finito su YouTube e sui giornali per una lite con il sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, con cui ebbe un alterco poco sacrale botta “si tolga il colletto che porta“, “e lei si dimetta da sindaco” a causa della collocazione di una decina di famiglie le quali occupavano abusivamente uno stabile inagibile e in parte evacuato. In quell’occasione anche  il sacerdote diffamò sui socialnetwork anche il CORRIERE DEL GIORNO, motivo per cui il nostro direttore attraverso il nostro legale avv. Giuseppe Campanelli ha depositato dinnanzi alla Procura di Roma, città in cui il nostro giornale online viene realizzato ed edito, una querela denuncia nei confronti del sacerdote sboccato. Il fatto più divertente è che il sacerdote dietro le quinte, cerco attraverso un deputato pugliese di intervenire per farci rimettere la querela. Inutilmente.

Ma per capire meglio l’ideologia politica di questo parroco bisogna ricordare che nell’aprile dello scorso anno  don Luigi Larizza, aveva programmato una messa per Benito Mussolini e Giovanni Gentile iniziativa che vennebloccata  per il momento, dal vescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro e quindi  “rinviata a data da destinarsi” come  reso noto dalla Diocesi.  La messa da celebrare era stata contestata in una nota dalla sede tarantina dell’ Anpi, l’associazione che aveva  protestato. “Apprendiamo con incredulità e sgomento che il 18 aprile nella chiesa del Sacro Cuore di Taranto si terrà una messa in suffragio di Benito Mussolini e Giovanni Gentile, promossa dai ‘missini di terra jonica‘”.




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




La Cittadella della Carità…o dell’omertà ? Con qualche grembiulino e cappuccio di troppo….!

 

di Antonello de Gennaro

 

La scorsa primavera venimmo invitati alla conferenza stampa della Fondazione Cittadella della Carità tenuta dal nuovo Presidente Giuseppe Mele, a lato nella foto, 68 anni nativo di Ginosa, ed a cui partecipò anche  il direttore generale e procuratore speciale Bruno De Causo, 66 anni nato a Specchie (LE) . Una bella accoppiata…
Una conferenza stampa “atipica”, in cui di fatto vennero fatte molte chiacchiere, ma in cui non venne esibito alcun documento, bilancio, nulla di nulla. Solo parole al vento (che abbiamo registrato) . Ci venne detto che appena approvato il bilancio della Fondazione che è peraltro “pubblico” essendo la Fondazione Cittadella della Carità  iscritta e registrata presso la Camera di Commercio di Taranto , ma nonostante le assicurazioni telefoniche ricevute dal dr. Mele in tal senso,  non abbiamo ricevuto mai nè alcuna risposta nè alcun bilancio, che chiaramente a questo punto ci procureremo attraverso i canali pubblici.
Nella conferenza stampa del marzo 2016 il presidente  Mele  dichiarò che “Si è provveduto a realizzare un contenimento ed una razionalizzazione della spese  e sono stati raggiunti risultati apprezzabili, pur nella salvaguardia dei 207 posti di lavoro. Possiamo dire che il bilancio del 2015 chiude in pareggio, anche grazie al differimento degli ammortamenti di alcuni mutui. Le quote annuali dunque sono divenute più leggere, attraverso la ristrutturazione dei debiti ed inoltre siamo riusciti a realizzare dei risparmi, anche con semplici operazioni”  come l’ esternalizzazione del  servizio della mensa per i degenti e per i dipendenti che venne affidato alla “Gam” di Lucera, che ha ristrutturato sia la cucina della Cittadella, che la sala destinata alla consumazione dei pasti a cui possono accedere (a pagamento) anche i parenti di quanti sono ricoverati all’interno della struttura.

In quell’ occasione il direttore generale  Causo aggiunse che “abbiamo voluto migliorare la nostra offerta sanitaria, proponendo innanzitutto un cambiamento culturale , dobbiamo avere a cuore non solo il benessere fisico dei nostri ospiti e dei pazienti tutti, ma anche la loro salute psicologica e le loro relazioni sociali. Stiamo quindi puntando ad assicurare a tutti un’ospitalità molto vicina a quella familiare”.

Nella conferenza stampa venne annunciata come  “la novità più importante”  una convenzione stipulata con l’ASL Taranto e con l’ Università degli Studi di Bari che dovrebbe  permettere alla Fondazione Cittadella della Carità di ospitare ben tre corsi di laurea: infermieristica, fisioterapia e tecnica della prevenzione degli ambienti e dei luoghi di lavoro. Gli studenti che attraverseranno gli spazi della struttura, al quartiere Paolo VI, saranno circa 450.  Gli studenti – secondo i vertici della Cittadella –  avranno così la possibilità di affrontare la parte teorica dei corsi e al tempo stesso sperimentare quella pratica, frequentando, sotto la guida del personale in servizio, i pazienti della Cittadella. “Abbiamo in mente ancora altre idee per rendere la struttura sempre più simile al modello che il suo fondatore aveva in mente – aggiunse il presidente Meleaspettiamo l’adozione del piano di riordino ospedaliero, che ancora non conosciamo nei dettagli, per poter valutare un loro possibile sviluppo. Crediamo con fiducia che dalla Regione possa arrivare un segnale positivo anche per la Cittadella”.

Tutto quello che venne raccontato ai giornalisti non era completamente vero, e non ci venne ed è stata mai fornita alcuna documentazione neanche successivamente seppure richiesta esplicitamente dal nostro giornale anche nei giorni scorsi via mail . Probabilmente alla Cittadella della Carità non hanno ancora “ingoiato” quel boccone amaro del nostro articoli del gennaio 2015 (vedi QUI) che di fatto impedì la nomina illegale a direttore generale del dott. Fabrizio Scattaglia proprio colui che sino a pochi giorni prima era stato  il direttore generale dell’ ASL Taranto, una carica quindi quella Cittadella  effettuata ed accettata in aperta violazione della Legge 190 del 6 nov. 2012  (sulla prevenzione e repressione della corruzione) che all’ Art. 1, comma 42, lettera L, contiene all’ articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni,le seguenti indicazioni :  l) dopo il comma 16-bis e’ aggiunto il seguente: «16-ter. I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attivita’ lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attivita’ della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed e’ fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti».

 

Quindi di fatto la nomina di  Scattaglia era fuori leggeIn un comunicato stampa della Cittadella condiviso ed autorizzato della Curia Arcivescovile  venne annunciato che “La Cittadella si avvarrà di una unità operativa compatta ed efficiente che supporterà il nuovo Consiglio di Amministrazione di cui è Vice presidente Mons. Emanuele Tagliente, Vicario Episcopale per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Taranto.  Il dott. Fabrizio Scattaglia ha accettato l’incarico di Direttore Generale della Cittadella: le sue capacità manageriali riconosciute e la sua alta professionalità sono garanzia per un cammino di rinascita. Le prime risposte che in queste ore stiamo cogliendo sono di grande apprezzamento, sia all’interno del presbiterio diocesano, delle comunità parrocchiali, come anche della città e della gente della terra ionica!”

Nessun magistrato della Procura della repubblica di Taranto intervenne a partire dal procuratore capo in carica, e cioè quel Franco Sebastio ora per fortuna pensionato, che guarda caso… ora il Vescovo Mons. Santoro ed i suoi amichetti di “Comunione e Liberazione” vorrebbero portare sulla poltrona di primo cittadino di Taranto attraverso un accordo politico con il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, che  mantiene ad interim la delega alla sanità regionale .

Nessun magistrato della Procura della repubblica di Taranto ebbe il coraggio ed il senso del dovere e sopratutto della Legge di aprire un procedimento d’ufficio, un fascicolo con notizia di reato. Nessuno fece nulla. Come non dare ragione quindi a chi definiva la Procura di Taranto il “porto della diossina”…???

 

Ma il destino a volte è imprevedibile. Infatti soltanto 10 mesi dopo,   il pm Maurizio Carbone ( a lato nella foto) a seguito delle indagine svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto  dovette giungere alla conclusione delle indagini svolte ed adottare la decisione di ipotizzare il reato di “concorso in abuso d’ufficio” nei confronti di quattro dirigenti dell’ ASL TARANTO : l’ex direttore generale Fabrizio Scattaglia, il direttore amministrativo  Paolo Quarato,   il dirigente istruttore Francesco Bailardi ed il direttore sanitario Maria Leone.

Ma ciò nonostante,  nessun procedimento giudiziario venne mai aperto per quella nomina illegale di Scattaglia alla Cittadella della Carità  , che era stata voluta e decisa dalla Curia Arcivescovile di Taranto nella persona del suo vescovo Mons. Filippo Santoro, ed  accettata di Scattaglia. Nessun magistrato si accorse di nulla…, anche se ci è ben noto che il Corriere del Giorno conta non pochi seguaci e lettori anche all’interno nel Palazzo di Giustizia di Taranto.  Ma cosa aspettarsi da una Procura retta da Franco Sebastio, campione nell’oscuramento dei numerosi conflitti d’interesse, a partire dal suo che faceva il procuratore pur esercitando suo figlio la professione di avvocato nello stesso foro  ? Lo scandalo della procura di Trani in confronto, credetemi è una barzelletta….

 

Ma le sorprese non finiscono mai. Infatti il Corriere del Giorno è venuto a conoscenza di altre vicende imbarazzanti dietro le quinte della Fondazione Cittadella della Carità, a partire dalla triste notizia che anche quest’anno, per il secondo anno di seguito i dipendenti, medici, impiegati non hanno ricevuto la 13ma ! E nel frattempo vengono stipulati contratti inquietanti   come il contratto della ASL per la scuola infermieri, e quello il fitto del ramo d’azienda alla cooperativa sociale Domus cons sede in Taranto in via Acclavio 49, gestita di fatto dai fratelli Maniglia 

 

Cittadella della carità DELIBERA 2082.2016

 

E’ infatti a dir poco inusuale che la ASL si accordi con una Casa di Cura  nei confronti della quale vanta un credito un milione e seicentomila euro, attraverso manovra  di “compensazione” derivante dal fitto dei locali della Cittadella, il cui il fitto è stato convenuto in  100.000 euro all’anno, come si legge nella documentazione che il Corriere del Giorno è in grado di pubblicare e che quindi comporterebbe un impegno da parte della ASL Taranto di ben 16 anni !  Peraltro secondo fonti ben informate e da noi verificate l’ intenzione dell’Università di Bari è quella di cambiare sede trasferendola presso l’ Ospedale vecchio (dove sono in corso i lavori di ristrutturazione dello stabile) o l’ Ospedale Militare ubicati entrambi nel centro della città e quindi più facilmente raggiungibili per gli studenti
L’ accordo stipulato fra ASL Taranto e la Fondazione Cittadella della Carità è frutto in realtà di una stretta amicizia tra il dr. Rossi, Direttore Generale della ASL Taranto  ed il Direttore Generale della Cittadella I due infatti sono entrambi leccesi , e Rossi all’inizio della sua carriera ha lavorato sotto De Causo a cui è rimasto molto “lgeato” come il contratto di “favoritismo” stipulato comprova.  Per quanto riguarda il fitto di ramo d’azienda RSSA (che è un’attività extraospedaliera che fa capo alla Cittadella e che riguarda l’assistenza ai vecchietti con la presenza di un medico per poche ore la settimana), la cosa incredibile è che sia stata fittata per 8 anni alla Domus dietro  e dentro la quale ci sono i fratelli Maniglia (legati a Comunione e Liberazione)  e quindi molto vicini al Vescovo Santoro.

 

Infatti l’accordo deriva dal fatto che la Domus ( nella foto a lato la sua sede “diroccata” nel centro di Taranto) gestiva il ramo d’azienda RSSA  della Fondazione Cittadella della Carità e che aveva accumulato un credito di 800mila euro  ed a fronte di questo debito, la Cittadella ha pensato bene di affidare alla Cooperativa Domus l’intero ramo d’azienda per 8 anni  per un valore di oltre 2milioni e mezzo di euro all’anno, anziché raggiungere un più vantaggioso accordo economico e concordare un piano di rientro come avrebbe fatto chiunque. Il risultato della “malagestione” della Fondazione è che l’ultimo  bilancio di gestione  ha subito con una perdita secca di 2milioni e mezzo.

 

Desta imbarazzo anche la presenza nel consiglio di amministrazione della Fondazione come vice presidente dell’ Avv. Angelo Esposito, a carico del quale sono in corso delle indagini del sostituto procuratore della repubblica Maurizio Carbone, a seguito di un esposto-denuncia cautelativo presentato dall’ Ordine degli Avvocati di Taranto, di cui Esposito è stato presidente, per degli ammanchi di circa 114 mila euro di spese personali dell’ Esposito prive di giustificativi.  Oltre a quattro contratti di lavoro-consulenza firmati e prorogati nonostante la sua nomia fosse scaduta.Una nostre fonte interna al consiglio dell’ ordine ci ha riferito che al momento l’ avv. Esposito ha restituito solo 38 mila euro, mentre l’ Ordine degli Avvocati di Taranto è in attesa della revisione degli anni precedenti della gestione Esposito, affidata all’ Ordine dei Dottori Commercialisti di Taranto.

 

Massoneria e dintorni. Un bel risultato…quello della  gestione Mele-Esposito-De Causo,  e questa sarebbe una ristrutturazione per un’azienda in crisi ?  Ma dietro alle quinte della Fondazione si muove anche la presenza massiccia di non pochi dirigenti appartenenti alla massoneria tarantina, attivi nel settore sanitario, in quello fisioterapico, nell’ufficio tecnico che stanno cercando attraverso loro colleghi “grembiulini” che esercitano la professione di avvocato di “sostenere” l’imbarazzante posizione dell’ Avv. Esposito a Palazzo di Giustizia.

 

Fonti interne, ciliegina sulla torta….. raccontano che il , Dr. Causo Direttore Generale della Fondazione Cittadella della Carità avrebbe trovato… un contratto di lavoro per suo figlio, presso la Gam di Lucera cioè  la società a cui ha affidato la gestione della cucina della struttura ospedaliera. Illegalità ? Conflitti d’ interesse ?

 

Ma no figuriamoci …è solo la Cittadella della  Carità !  Quella del Vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro., esponente di Comunione & Liberazione.

 




Altro che azzeramento e rimpasto della Giunta. Stefàno silura solo la Vozza.

di Antonello de Gennaro

Avv. Vincenza VozzaDieci giorni dopo l’ennesimo azzeramento , il sindaco Ippazio Stefàno in pratica non ha cambiato nulla. Manterrà lui le deleghe (al Personale) che in precedenza erano assegnate all’assessorato dell’ avvocato tarantino  Vincenza Vozza ( a destra nella foto accanto al Sindaco) in attesa di rintracciare un altro assessore che gli consenta di garantire la “quota rosa”  all’interno della giunta. Sembra di stare su “Scherzi a Parte” il noto programma satirico di Canale5, ma  invece è la triste (e ridicola nello stesso tempo) evoluzione della riunione svoltasi ieri sera a Palazzo di Città tra il Sindaco ed i capigruppo della cosiddetta maggioranza. I rappresentanti di partiti e gruppi consiliari, avrebbero sottoscritto un documento, che di politico ha ben poco, in cui si conferma pieno mandato al sindaco di Taranto per gli ultimi cinque mesi e si elencano le intese dell’alleanza che governa il Comune di Taranto, che ormai pensa solo alla campagna elettorale  in vista del voto della prossima primavera. Secondo fonti confidenziali molto attendibili nel documento siglato ieri, viene evidenziata la centralità del Cis, il contratto istituzionale per lo sviluppo che in realtà è il fallimento tecnico-politico della città che ha dimostrato di non essere stata capace di progettare e programmare il necessario cambiamento per la ripresa sociale, urbanistica ed economica della città ed il territorio del capoluogo jonico.

CdG giunta stefano

Questa finta crisi di maggioranza è l’ennesimo “capriccio” politico di Stefàno che inventa un azzeramento in realtà revocando il mandato solo ad uno degli assessori., che guarda caso non fa mai parte della lista civica che ha eletto Stefàno ed i suoi “seguaci” (molto spesso incompetenti e squalificati)   in consiglio comunale. La bocciatura dell’ avv. Vincenza Vozza non ha alcuna reale motivazione e ragione, ma nasconde quello che è emerso e cioè  la definitiva rottura  del rapporto fiduciario e di alleanza tra il primo cittadino ed il gruppo consiliare composto dai consiglieri comunali Brisci e Lessa. che  hanno inviato una nota stampa in cui, dichiarano “non voler incrementare la soap opera politica che investe da alcuni giorni le vicende dell’Amministrazione comunale di Taranto, ma riteniamo opportuno precisare e ricordare la nostra linea di condotta nella stessa Amministrazione comunale. È sotto gli occhi di ogni cittadino come il sindaco, avvalendosi con forza delle facoltà previste dalla legge, faccia e disfi senza curarsi che è espressione di una maggioranza politica. Abbiamo perso il conto – osservano polemicamente – di quante volte abbia azzerato la giunta, dimissionato assessori per poi rinominarli, annunciato le sue dimissioni per poi non formalizzarle. Che dire, poi, degli atti ed iniziative relative all’attività amministrativa che il sindaco ha ritenuto di effettuare senza coinvolgere, anzi spesso senza informare, i gruppi politici ed i suoi collaboratori di giunta che più volte si sono visti senza ragione, esautorati?”.

CdG Amiu StefanoI due consiglieri comunali Brisci e Lessa attaccano: “Ci sono state delle iniziative ed azioni amministrative rivelatesi, poi, fallimentari ed a volte solo enunciate, come è avvenuto, solo per accennarne alcune, all’isola amministrativa ed all’Aia. È proprio per parlare di condizione igienico – ambientale non ultima è la cancrena dell’Amiu. (dove fanno il bello ed il cattivo tempo il nipote acquisito di Stefàno, suo fratello ed un loro socio di studio n.d.r.)  Il sindaco più volte, sempre senza confrontarsi e dare ascolto ad alcuno, ha cambiato il consiglio d’amministrazione dell’azienda chiamando anche manager da Napoli e Bari per poi rispedirli nella loro città d’origine. Per questi comportamenti non siamo rimasti silenti, più volte abbiamo manifestato la nostra critica costruttiva. Vogliamo ricordare, anche al sindaco, che fare parte di una maggioranza politica non vuole dire genuflettersi ad ogni dire del capo dell’Amministrazione, bensì collaborare per la soluzione delle problematiche, pur nella diversità ideologica (apparteniamo a partiti diversi), condividendo, come sempre abbiamo fatto, le attività ed i provvedimenti amministrativi”Brisci e Lessa rivendicano il proprio “coerente comportamento che abbiamo sempre avuto in questi anni e, se c’è correttezza e giusta interpretazione del concetto di maggioranza politica dall’altra parte, continueremo ad avere, per questo scorcio di consiliatura”.

CdG stefano_lonoceE con questa vicenda si chiude, ci auguriamo, l’ennesimo teatrino politico di una città che non può essere amministrata da due agenti di polizia (nelle vesti di improvvisati incompetenti assessori), di un operaio dell’ Ilva che si atteggia a grande manager…occupandosi esclusivamente dei problemi di Talsano (paesino alle porte di Taranto) o di “agevolare” appalti attualmente sotto i riflettori dell’ Autorità Giudiziaria, ad un proprio “compare”-panettiere ! Per non parlare poi della recente nomina ad assessore di un consigliere comunale eletto nella lista di Stefàno e di fatto in servizio permanente effettivo ed a libro paga di un noto imprenditore tarantino. O di un rappresentante della giunta che spesso e volentieri dice di “essere in riunione” ,  mentre invece è fra le “mani” di una procace escort rumena con cui si nasconde negli alberghetti della provincia..E potremmo continuare ad oltranza!

Taranto deve cambiare. Ed i tarantini devono svegliarsi. Questa città ha bisogno di essere guidata da persone competenti, e “specchiate” cioè dalle qualità morali ineccepibili. E non da una pletora di di affaristi, faccendieri, incompetenti, e furbetti del quartierino…Non abbiamo  notoriamente la minima stima per la stragrande maggioranza degli esponenti locali del M5S, che si autosqualificano da soli. Tutti finti ambientalisti, ex-sindacalisti, professorini di scuola media o liceo tecnico. Tutti a caccia di uno stipendio. E Taranto non può permettersi un’altra pletora di politicanti allo sbaraglio. Occorre una guida autorevole e competente, che non può sicuramente essere quella degli auto-candidati-nominati dalla “massoneria” cattolica di Comunione & Liberazione rappresentata a Taranto dal Vescovo mons. Filippo Santoro, come il “pensionato” Franco Sebastio l’ex procuratore capo di Taranto di cui presto vi parleremo e documenteremo molte cose interessanti….Iniziate a tapparvi il naso.




L’ennesima pagliacciata al Comune di Taranto: il sindaco Stefàno azzerra l’ennesima giunta

schermata-2016-11-14-alle-21-31-10Ennesimo azzeramento del “Circo Barnum” jonico, cioè della Giunta comunale di Taranto,  senza che vi siano comunicazioni ufficiali da parte di Palazzo di Città. I motivi del nuovo scioglimento, sono le “divergenze” interne alla maggioranza comunale che mantiene in piedi il Sindaco Stefàno, a seguito delle divergenze interne alla Commissione Elettorale. dove gli uomini del Sindaco vogliono fare incetta di scrutatori a cui affidare la “mancetta” economica per fare lo scrutatore elettorale in occasione delle prossime elezioni.


Franco SebastioSono corse voci anche anche delle dimissioni
da parte del sindaco Ezio Stefàno che, sembrano alquanto improbabili in quanto il suo vero obiettivo è quello di arrivare alle prossime elezioni amministrative , da perfetto “cavallo di Troia” del centrosinistra, per sostenere d’accordo con il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano  e gli ambienti della “massoneria cattolica”  (CL & Compagnia delle Opere)  rappresentata a Taranto dagli “amici” del Vescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro la candidatura  a sindaco di Franco Sebastio il discusso ex-procuratore capo della repubblica di Taranto ormai da quasi un anno in pensione, che sta girando in lungo e largo la provincia jonica per sostenere il fronte del NO referendario, partecipando a convegni di Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana (ex Sel-Vendola ) ed alla componente formata dal “duetto” tarantino (Capriulo-Venere) che insieme al consigliere regionale Gianni Liviano sono oppositori della maggioranza comunale.

Resta da capire chi pagherà e sosterrà la campagna elettorale a Sindaco di Sebastio. Basta cercare fra gli evasori fiscali ed i “furbetti-prenditori” del salotto tarantino, che da sempre vive e prospera grazie ad appalti, forniture e soldi pubblici e di cui si sta occupando in queste ore la Procura Distrettuale Antimafia di Lecce. Ma anche qualche  “vicino di campagna”….dalle parti di San Marzano di San Giuseppe con cui condivide la passione per il vino rosso e non solo….

CdG AMIU StefanoCosi come sarebbe doveroso fare chiarezza anche molte stranezze sui bandi di gara  “su misura” , già denunciate da un quotidiano locale della sera (Taranto Buona Sera) per le consulenze d’oro delle società municipalizzate, nei cui elenchi compaiono parenti del Sindaco Stefàno e professionisti imparentati con magistrati della Procura di Taranto.

Emiliano in pratica mira a ripetere l’operazione   politica rivelatasi  “fallimentare” di Brindisi, dove le liste elettorali volute dal Governatore regionale e “sponsorizzate” da una componente del Pd barese, hanno perso al ballorraggio e consentito la vittoria di una lista civica di centro che ha eletto il proprio sindaco Anna Carluccio. Chi voterà e sosterrà il “gruppetto degli amici-protetti ” di Stefàno che negli ultimi tempi si è specializzato nel “voto di scambio” anche con ambienti malavitosi della città vecchia  e del quartiere Salinella. Una cosa è certa:  Taranto è stanca di questa politica, così come è stanca della finta anti-politica movimentista.




Autorità Portuale di Taranto, respinta la proposta del Consorzio Ulisse. Gara da rifare.

CdG porto TA_consorzio ulisseCon uno scarno burocratico comunicato l’Autorità Portuale di Taranto ha rigettato la proposta avanzata dal Consorzio Ulisse di cui fanno parte solo operatori locali (Ionian Shippinh Consortium, Tecnomec e Taranto Engineering) dopo l’uscita di Saga Italia del gruppo Bollorè, per il rilancio dello scalo marittimo commerciale tarantino criticato anche dalla Corte dei Conti europea per le incapacità gestionali del proprio vertice che ha un nome e cognome: Sergio Prete, nominato a suo tempo su indicazione del sindaco Ippazio Stefàno e riconfermato nei giorni scorsi grazie all’appoggio “politico” ricevuto dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, e dicono…grazie al sostegno del vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro esponente di Comunione e Liberazione, il cui braccio “armato” nel mondo degli affari, la Compagnia delle Opere viene definita “la massoneria della Chiesa“, ed anche di ambienti della massoneria vicini al ministro Delrio

Risultato della decisione sul Consorzio Ulisse ?

cdG responsabili sfascio porto tarantoIncertezza occupazionale per gli oltre 500 lavoratori ex dipendenti di Tct-Taranto Container Terminal,  le centinaia di  milioni di euro pubblici in ballo a causa degli infiniti lavori di adeguamento, i soldi pubblici spesi con gli ammortizzatori sociali concessi agli ex-dipendenti ex Tct, e potremmo continuare oltre. Tutte circostanze che confermano le nostre perplessità sulle reali possibilità che  il porto di Taranto tornare ad essere presto attivo ed operante soprattutto diventare una leva importante per la ripresa economica di Taranto.

Il consorzio Ulisse era rimasto l’unico soggetto in gara per il terminal tarantino dopo che l’altro concorrente la società Italcave dei fratelli Caramia di Taranto, era stata esclusa già in una fase precedente, aveva cercato di bloccare la procedura di assegnazione ricorrendo al Tar di Lecce, senza ottenere nulla in quanto il loro ricorso è stato respinto.

CdG massoneria chiesaEccovi il link da cui potere leggere con i vostri occhi le motivazioni con le quali l’Autorità portuale ha incredibilmente escluso il Consorzio Ulisse, cancellando con qualche foglio di “burocratese” le legittime aspettative e speranze dei suoi componenti che negli ultimi mesi hanno ripetutamente cercato di spiegare più volte il loro progetto, dimenticando di avere di fronte un branco di incompetenti che pensano solo al loro stipendio ed a qualcos’altro….

Le motivazioni sono assurde. Giudicate voi. Noi abbiamo espresso più volte pubblicamente le nostre perplessità sulle limitate competenze e capacità gestionali dell’ avv. Prete. I fatti ancora una volta ci danno ragione.

Decreto Autorità Portuale Taranto – Consorzio Ulisse (testo in PDF scaricabile)




Manifestazione a Taranto contro la violenza sulle donne: “Federica uccisa dalle botte del marito”

Schermata 2016-07-08 alle 09.04.19A Taranto si è svolta una fiaccolata in ricordo di Federica De Luca, di 30 anni, e del suo bambino Andrea, di 4 anni, tragicamente uccisi lo scorso 7 giugno da Luigi Alfarano, di 50 anni, marito e padre delle due vittime, dipendente dell’ ANT Associazione nazionale tumori, la cui sezione tarantina era presieduta da sua madre,  il quale si è poi sparato ed ucciso. La manifestazione promossa dall’Avo, l’associazione di volontari ospedalieri di cui fa parte Rita Lanzon la mamma di Federica, che hanno sfilato tutti in camice bianco in occasione dei trigesimo della sua scomparsa e del suo innocente figlio, attraversando la centrale via D’Aquino, in direzione di corso Due Mari, e quindi hanno attraversato il ponte Girevole, dirigendosi nella città vecchia da piazza Castello a via Duomo per poi arrivare alla Cattedrale di San Cataldo, dove il parroco del Duomo don Emanuele Ferro ha celebrato la santa messa in rappresentanza del vescovo di Taranto mons. Santoro. “Non abbiate paura, denunciate qualsiasi tipo di violenza, prima che sia troppo tardi !” ha detto la mamma di Federica mostrando con grande dolore e dignità la fotografia di sua figlia con il volto tumefatto

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A testimonianza della violenza con cui la donna è stata picchiata dal marito nel loro appartamento di via Blandamura prima di essere soffocata con un cuscino, la famiglia De Luca ha portato in corteo le foto della figlia morta, con il volto tumefatto,  per dire un “no” alla violenza sulle donne e sui bambini, ma sopratutto per rispondere, con il loro gesto, alle incredibili parole pronunciate nell’omelia funebre celebrata dal parroco della chiesa di San Pasquale don Tonino Nisi, successivamente trasferito opportunamente dalla Diocesi di Taranto, a Martina Franca, il quale  in occasione del rito funebre celebrato per l’omicida Luigi Alfarano,   che ha sterminato la famiglia prima di uccidersi, aveva sostenuto che l’uomo avrebbe trovato posto in paradiso.

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La presidenza nazionale dell’ ANT, dopo aver invitato alle dimissioni la madre di Alfarano dalla sezione di Taranto, ha rifiutato la donazione della villa, dove l’omicida prima di suicidarsi aveva ucciso  suo figlio di soli 4 anni colpendolo ripetutamente con il calcio della propria pistola sulla testa fino ad ucciderlo.




Storie di “squallore” tarantino ed applicazione della legge ad personam…sul duplice omicidio

di A.A. 

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Era solo un mese fà, il 5 maggio, quando Federica dedicò questa foto al suo amato piccolo Andrea, morto innocente con la sua mamma

Quest’uomo (Luigi Alfarano) ha ammazzato sua moglie e suo figlio di 4 anni prima di suicidarsi. Lo stesso uomo meno di due anni fa era stato incriminato per violenza sessuale e violenza privata aggravata nei confronti di una giovane collega di lavoro appena diciannovenne. La condanna fu di solo 1 anno e 8 mesi di reclusione con pena sospesa, senza una sola ora di carcerazione e neanche la menzione del reato nel suo casellario giudiziario.  Praticamente illibato sotto il profilo penale.

L’ ANT (Associazione Nazionale Tumori) non solo non rimosse il suo coordinatore dall’incarico ma in sede processuale si rese in qualche modo complice del suo gesto preoccupandosi di far pervenire al Tribunale una dichiarazione dei suoi vertici nazionali (Bologna) che elogiava le doti umane e professionali dell’individuo incriminato. Il Ministro Boschi oggi ci dice che “la battaglia contro il femminicidio e la violenza sulle donne può essere vinta, deve essere vinta.” ma questo episodio ci fa capire quanto la legge e la cultura italiana siano lontane da questa sacrosanta battaglia ! Ed inoltre:  con una condanna per violenza, possibile che nessuno si sia preoccupato di revocargli il porto d’armi e la pistola detenuta ?

commento tratto da Facebook

(CdG) I funerali dell’omicida-suicida Luigi Alfarano, che ha ucciso moglie e figlio lo scorso 7 giugno  e poi si è sparato uccidendosi, si terranno oggi pomeriggio, alle 17, presso la Chiesa di San Pasquale in Corso Umberto a Taranto. Mentre  la cerimonia funebre di Federica De Luca ed il piccolo Andrea, a cui sarà presente anche l’ arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro, si svolgerà volutamente separatamente domani mattina, alle 10, presso la Concattedrale di Taranto.




Ricordate il parroco che attacò violentamente il Sindaco Stefàno ? Adesso vuole celebrare una messa in ricordo di Benito Mussolini…

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nella foto, don Luigi Larizza

Il parroco della chiesa Sacro Cuore di Taranto, don Luigi Larizza, aveva programmato una messa lunedì 18 aprile alle 18 per Benito Mussolini e Giovanni Gentile iniziativa che è stata bloccata  per il momento, dal vescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro e quindi  “rinviata a data da destinarsi” come ha reso noto la Diocesi.   La messa da celebrare era stata contestata in una nota dalla sede tarantina dell’ Anpi, l’associazione che ha protestato. “Apprendiamo con incredulità e sgomento che il 18 aprile nella chiesa del Sacro Cuore di Taranto si terrà una messa in suffragio di Benito Mussolini e Giovanni Gentile, promossa dai ‘missini di terra jonica‘”.

Per l’ Anpi  si tratta di un fatto gravissimo che lede la sensibilità democratica della nostra comunità e infanga la memoria dei tanti cattolici, fra cui diversi sacerdoti, che parteciparono alla lotta di liberazione dall’occupante nazifascista, pagando un pesante tributo di sangue. L’ Anpi di Taranto fa appello alla coscienza democratica delle autorità civili e religiose locali e vigilerà affinché fermino questa improvvida iniziativa”. Appello a cui hanno aderito la Cgil Taranto, Sel, Rifondazione Comunista, i Verdi, il movimento degli studenti di Azione Cattolica, l’Arci Taranto ed altri movimenti.

Schermata 2016-04-17 alle 00.16.11Don Luigi Larizza si era reso protagonista nei mesi scorsi lo stesso di uno scontro verbale col sindaco di Taranto, Ippazio Stefàno, al quale dinnanzi ad una delle solite telecamerine al seguito, aveva contestato che il Comune di Taranto  non facesse nulla per aiutare le famiglie della città in stato di bisogno, mentre prestava aiuto e soccorso ai migranti che  tratti in salvo nelle acque del canale di Sicilia dalle navi della Marina Militare, sbarcavano in città.

Don Larizza si riferiva in quell’occasione alla condizione di una serie di famiglie costrette a vivere nell’androne di uno stabile dove avevano occupato delle case vuote che erano stati ritenute inagibili, e che quindi dovevano sgomberare. Sulla vicenda l’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro intervenne in favore del sindaco Stefàno, criticando velatamente le parole eccessive pronunciate dal sacerdote verso il primo cittadino del capoluogo jonico specificando  che in ogni caso la solidarietà non deve avere confini e che quindi va manifestata  nei confronti dei migranti così come verso gli altri soggetti deboli. L’appello-contestazione dell’Anpi è quindi stato ascoltato ed al momento la messa per Mussolini è solo “rinviata a data da destinarsi“.

Per dovere di cronaca, ma sopratutto per dovere di informazione nei confronti dei nostri lettori,  è bene sapere che la nostra Direzione a seguito di alcune diffamazioni subite sui socialnetwork ad opera di Don Luigi Larizza, ha depositato una querela-denuncia per diffamazione dinnanzi alla Procura della Repubblica di Roma.




L’ennesima falsità dei soliti “sindacalisti” questa volta contro il Vescovo di Taranto

La politica editoriale di questo quotidiano è stata quella di non dare risonanza alla marea di fantomatiche associazioni presenti sul territorio tarantino, che in realtà nascondono dietro le quinte, i soliti noti aspiranti tristi personaggi che ambiscono a “contare” nella vita sociale e politica della città di Taranto. I nostri lettori sanno anche molto bene che non siamo mai stati molto “teneri” nei confronti della Curia arcivescovile tarantina guidata dal vescovo ciellino Mons.  Filippo Santoro e di alcuni preti che invece di occuparsi di anime e fede si occupano sin troppo di politica, affari ed altro…

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Ma questa volta siamo dalla parte di Mons. Santoro, accusato ingiustamente dal solito fantomatico “comitato” cittadino, che non nominiamo per non dare loro ulteriore visibilità immeritata, di avere incassato somme di soldi dalla Total sotto forma di sponsorizzazioni per il “Mysterium Festival“. A smentire questa volgari strumentalizzazioni diffamatorie, che sarebbe bene perseguire anche legalmente, ha provveduto il portavoce della Diocesi, don Emanuele  Ferro il quale ha chiarito che “il patrocinio dell’arcidiocesi di Taranto al ‘Mysterium’ non è di natura economica, che l’arcivescovo non gestisce un centesimo di queste iniziative né in alcun modo ha titolo su aspetti gestionali”

“Quindi – continua don Ferro – l’arcidiocesi non restituisce nulla perché non ha ricevuto nulla. L’impegno della curia è quello di contribuire a che la programmazione culturale ed artistica sia una cornice consona e opportuna ai riti della Settimana Santa, mettendo a disposizione gratuitamente siti e personale proprio per l’accoglienza delle iniziative. La sponsorship è interamente curata dalla Ico Magna Grecia che tra l’altro a noi ha dichiarato che gli sponsor interessati a Tempa Rossa sono “main sponsor” (cioè sponsor principale – n.d.r.)  dell’intera programmazione annuale dell’orchestra e non solo del Mysterium. Dispiace ancor più dell’accusa faziosa, falsa e strumentale che tenta di infangare l’impegno di monsignor Santoro per Taranto, che ci si ostini sempre a percorrere vie di divisione e di fango. La chiarezza con la quale monsignor Santoro si è espresso per il ‘si’ del prossimo referendum del 17 aprile è chiaramente indice di libertà da qualsiasi vincolo di natura economica e politica”.

Sulla vicenda è intervenuto anche Piero Romano, il direttore artistico della ICO Magna Grecia: “In merito a un comunicato diramato in queste ore sul coinvolgimento dell’Arcivescovo Metropolita di Taranto, S.E. Filippo Santoro, nella gestione del ‘Mysterium Festival’, riteniamo necessario, per amore di chiarezza e per non sporcare ciò che di bello il nostro territorio riesce ad esprimere, ribadire anche in questa occasione che S.E. monsignor Filippo Santoro ha avuto sempre un’attenzione amorevole e generosa nei confronti dell’attività del ‘Mysterium Festival’ interessandosi, attraverso un suo patrocinio morale, unicamente del valore culturale, artistico e religioso degli eventi in cartellone e, inoltre, del valore promozionale a favore del territorio di questa manifestazione”.

“Ribadiamo che il ruolo dell’Arcivescovo  – continua Romano – è sempre stato privo di alcun interesse economico e che egli non ha avuto alcun ruolo, diretto o indiretto, nelle responsabilità gestionali del ‘Mysterium Festival’. Come è già stato ribadito più volte nei giorni passati, la gestione della manifestazione, anche nei suoi aspetti economici e finanziari, attiene esclusivamente al Comitato organizzatore del ‘Mysterium Festival’ nel quale non c’è alcun rappresentante né dell’Arcivescovado né della Curia di Taranto. Pertanto esprimiamo piena e assoluta solidarietà all’Arcivescovo Metropolita di Taranto, S.E. Filippo Santoro, oggetto in queste ore di attacchi strumentali basati su notizie e fatti privi di ogni fondamento”.

Ora secondo noi sarebbe il caso, a proposito di “sponsorizzazioni”…,  che la Guardia di Finanza e non solo tarantina, ma a partire dal comando regionale, si attivi per accertare il giro di affari poco chiari che si muove invece dietro le quinte del concerto del 1° maggio, per il quale abbiamo saputo e verificato che il comitato organizzatore negli anni scorsi venda a commercianti, imprese e cittadini bottiglie di vino per finanziare le proprie attività senza consegnare alcuno scontrino, ricevuta fiscale, fattura.

E’ forse arrivato il momento di iniziare a fare un pò di piazza pulita su certi “personaggi” che si aggirano per Taranto, che in altre città non troverebbe mai lo spazio mediatico e credibilità… ricevuta dai giornalisti locali, che evidentemente amano il vino, o forse ne bevono troppo !




La Lumsa di Taranto, università cattolica rifiuta l’iscrizione ad una ragazza disabile.

Schermata 2016-02-17 alle 05.14.19di Antonello de Gennaro

Mentre il Vescovo della Diocesi di Taranto Mons. Filippo Santoro, di fede ciellina, gira come una trottola partecipando ad incontri politici, dibattiti, ad intervenire sulla vita politico-economica della città jonica, dopo aver cercato inutilmente di condizionarla con la complicità di due rappresentanti delle istituzioni e legalità che per fortuna sono finiti nel dimenticatoio, ed il suo braccio destro don Antonio Panico incontra politici ed aspiranti tali per mettere in piedi una lista civica rigorosamente di espressione ciellina per le prossime elezioni amministrative per il Comune di Taranto che si terranno nella primavera 2017, dimenticando che la loro vera missione cattolica è quella di occuparsi di fede e di anime, abbiamo scoperto sul socialnetwork Facebook una storia allucinante ed a dir poco vergognosa.

Schermata 2016-02-17 alle 04.39.16A distanza di 4 mesi voglio raccontarvi una storia vera – scrive Maria Grecoche mi ha definitivamente allontanato dal mondo della chiesa…..Mia figlia Greta ,che lo scorso anno ha” conseguito meritatamente il suo diploma di maturità, si è trovata di fronte ad un muro nel momento in cui doveva scegliere una facoltà universitaria che , giustamente, dovesse essere di suo gradimento! A Taranto, nn c’è grande scelta nel pubblico, e quel poco che c’è nn è di suo gradimento. Lei avrebbe voluto scegliere qualcosa che desse continuità agli studi appena terminati al liceo Vittorino da Feltre.Ci siamo rivolti quindi alla famosa “Lumsa” (università privata) x la felicità di Greta. Pronti per l’iscrizione, documenti, moduli compilati…(mancavano solo i versamenti)…..Greta euforica e impaziente di iniziare a frequentare e quindi studiare………Per perfezionare il tutto ci hanno dato un appuntamento con DON ANTONIO PANICO che alla fine del colloquio molto elegantemente ha RIFIUTATO e CONGEDATO Greta perché DISABILE! VERGOGNA! STAI TRANQUILLO DON ANTONIO. …la ruota gira….e poi….cosa insegni ai tuoi alunni che fanno studi di sociologia?Ma ti sei confessato per ciò che hai fatto?E poi ricordati….LO STUDIO È UN DIRITTO PER TUTTI e tu l’hai NEGATO!!! TU UOMO DI CHIESA!”

Un comportamento quello di don Antonio Panico, affiancato dalla prof.ssa Sibilla, secondo quanto denunciato dalla signora Maria Greco, che è in totale contrasto con lo statuto della Lumsa, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, dove viene indicato all’ art. 47 (Diritto allo studio) che “L’Universita’, anche sulla base della normativa nazionale e regionale relativa al diritto allo studio, garantisce servizi, spazi e attrezzature adeguati allo scopo di favorire l’attuazione del diritto allo studio e la partecipazione attiva degli studenti alla vita universitaria”. Pur se privata, “La vigilanza dello Stato sulla LUMSA e’ esercitata dal Ministero dell’universita’ e della ricerca scientifica e tecnologica” come precisa lo statuto dell’università promossa dal Vicariato di Roma quale Ente fondatore, che ne assicura il perseguimento delle finalita’ istituzionali e provvede, in collaborazione con l'”Associazione Luigia Tincani per la promozione della cultura”.

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ecco il “prete”…. che ha rifiutato la ragazza disabile all’ Università LUMSA: don Antonio Panico

Università privata la Lumsa, che però contesta la riforma universitaria del Governo Italiano lamentano i pochi contributi dello Stato in loro favore. “Per indicare il nodo essenziale del problema basti pensare che i contributi statali alle università non statali, erogati in base alla legge n. 243 del 1991, – lamenta Giuseppe Della Torre rettore dell’ Università LUMSA di Roma – coprono circa il 10 per cento del loro bilancio, per il resto alimentato con risorse proprie. Ebbene, il già esiguo contributo statale è stato pesantemente tagliato nell’anno in corso, passando da 130 a 90 milioni di euro; nel prossimo 2011 sarà ulteriormente decurtato, riducendosi a soli 69 milioni di euro. L’ultima manovra finanziaria, che ha portato a un certo incremento del finanziamento previsto per le università statali, ha escluso del tutto le università non statali, suscitando una vivissima preoccupazione non solo tra i loro rettori e i relativi consigli di amministrazione, ma anche tra le decine di migliaia di famiglie che, non di rado con notevoli sacrifici, hanno esercitato un diritto di libertà di scelta tra sistemi formativi costituzionalmente garantito” . E certo, le famiglie si citano ed usano quando fa loro comodo, salvo poi rifiutare una brava ragazza disabile che non chiede altro che il diritto di poter studiare.

Siamo andati a curiosare un pò, come nostro stile giornalistico, sulla LUMSA ed abbiamo trovato qualcosa che sa di inverosimile. Questa:

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Resta solo da chiedersi come faccia, con che coraggio,  la LUMSA a scrivere sul suo sito che che  “dalla fondazione pone al centro della sua attenzione la persona…..senza dimenticare l’importanza degli aspetti umani” ??? Misteri della fede o più verosimilmente pubblicità ingannevole per attrarre gli studenti a portare loro le proprie tasse di iscrizione ?

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Immediata la reazione della “rete” che in poche ore ha reagito a questo vergognoso comportamento di un prete che secondo noi per quanto ha fatto, andrebbe cacciato dalla Chiesa e rimosso dal suo incarico dalla Lumsa, che è bene ricordarlo, è una delle università “private”  che ricevono soldi pubblici , come racconta in un articolo il settimanale L’ESPRESSO – e cioè la bellezza di “90 milioni dallo Stato, usando professori spesso pagati dalla collettività. E chiedono rette salate agli studenti“.

Schermata 2016-02-17 alle 04.40.22Saremmo veramente curiosi di conoscere l’opinione di Papa Francesco su questa triste vicenda “tarantina”, che vede come protagonista in negativo un prete che passa il suo tempo a parlare di ambiente, di occupazione, di sindacato, di politica mettendo in piedi per conto del suo Vescovo Santoro e della “piovra” di Comunione e Liberazione” addirittura una lista elettorale.

Ma i libri dei nostri amici e colleghi Fittipaldi e Nuzzi sul Vaticano non hanno insegnato proprio nulla ? manderemo questo articolo al portavoce del Santo padre affinchè anche lui sia informato di quanto accade nella Diocesi di Taranto, dove spesso e volentieri si spende il suo nome, e dietro le quinte si pensa agli affari ed ai propri vizi inconfessabili. Pensate che per ironia della sorte, nei giorni scorsi nella sua visita in Messico, PapaFrancesco‬ si è accorto che tra la folla c’è un giovane disabile che lo voleva salutare da vicino e Francesco è sceso per andargli incontro, ha preso da solo la carrozzina e lo ha guardato, occhi negli occhi. Questa è la Chiesa che amiamo, cari lettori, non quella di Taranto al “servizio” di Comunione & Liberazione !

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A don Antonio Panico, dal profondo del mio cuore di fede cattolica, ed avendo una mamma disabile, rivolgo un solo commento: VERGOGNATI ! A Greta invece, ragazza solare, dico, non demordere, stai tranquilla. nessuno mai potrà toglierti il tuo sorriso solare, la tua gioia di vivere, l’affetto delle tue amiche e degli eccezionali genitori che hai. Io, la Taranto onesta, e tutto il Corriere del Giorno ed i suoi lettori siamo con te. E ti vogliamo bene




Dopo la lite per gli sfollati abusivi il parroco scrive al sindaco: “Accetti il perdono”, con sottili minacce….

La lite fra il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno ed il parroco del Sacro cuore, don Luigi Larizza rischia di avere un seguito in Tribunale.  L’acceso scontro verbale scatenato dal parroco davanti alla solita telecamerina compiacente,  per la collocazione di una dozzina di famiglie che occupavano abusivamente uno stabile inagibile ed in parte evacuato in via Giovan Giovine, non era andato tanto per il sottile. “Si tolga il colletto che porta” gli aveva detto Stefàno a fronte delle ingerenze amministrative ed accuse del parroco. Il parroco aveva replicato a Stefàno : ” lei si dimetta da Sindaco” .

A nulla è servita in pratica la solidarietà espressa pubblicamente dal Vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro al Sindaco di Taranto,  che conteneva una sottile reprimenda nei confronti del parroco, il quale con il suo noto carattere ribelle, aveva annunciato e minacciato azioni legali “per i danni alla sua immagine” sulla sua pagina Facebook !

nella foto il parroco don Luigi Larizza

nella foto il parroco don Luigi Larizza

Il parroco che su Facebook si definisce in maniera imbarazzante un “operaio nella vigna del signore”  non contento… ha fatto scrivere  dal suo avvocato, una lettera al Sindaco,  apparsa integralmente solo su un sito web (leggi QUI) gestito da un attivista del movimento politico Conservatori e Riformisti di Taranto, in cui si scriveva “don Luigi, da cristiano, Le ha già reso perdono e non ha tempo da dedicare alle polemiche, impegnato com’è ogni giorno, da uomo d’azione e di fede, ad aiutare i bisognosi, senza chiedere nulla in cambio. Quindi, se il Sindaco intende accettare il perdono, la questione finisce qui e ci fa immensamente piacere. Ma se il Sindaco avesse in animo di porre egli querela, pur nell’amarezza di una frizione personale,  risponderemo per le rime e faremo la nostra tempestiva querela, con la promessa di devolvere il risarcimento del danno a favore dei poveri, senza discriminazioni, di razza, di sesso, di religione o quant’altro”. Più che una pace una vera e propria minaccia legale.

Il sacerdote, in realtà non è vero che aiuta i bisognosi senza chiedere nulla in cambio, in quanto ci risulta controlli da tempo la gestione di alcune cooperative sociali ed onlus che vivono grazie al sostegno dei soldi pubblici erogati dall’ ASL Taranto,  aveva accusato il Sindaco di aiutare i migranti solo per avere visibilità mediatica, non facendo la stessa cosa per gli italiani bisognosi, dicendo “Lei è stato orgoglioso di portare i cornetti agli immigrati, perché questa disparità, questa discriminazione raziale a danno di dodici famiglie italiane?” a cui il Sindaco Stefàno rispondeva a muso duro .“Lei parla un linguaggio che mi sconvolge in rapporto alla sua missione non può impedirmi un gesto di solidarietà fatto a spese mie nei confronti di gente che viene dalla guerra, che sfugge alle torture”.

Secondo il legale del parroco, che si erge giudice senza esserlo, non vi sarebbe stata reciprocità delle ingiurie, sostenendo che  “togliti il colletto” sarebbe secondo il suo pensiero (di parte) oltraggioso, ed equivarrebbe  come dire al medico “togliti il camice”, e quindi non equivale a “dimettiti”, che è critica politica di un cittadino, che si dimentica spesso e volentieri di essere un parroco ed non un attivista politico !

Secondo l’avvocato del parroco, sarebbe un “insulto, non pronunciato da uomo di mafia, o da squadrista fascista, ma pronunciato e qui vi è persino l’aggravante, da uomo delle istituzioni al massimo livello locale, che fa della legalità il suo cavallo di battaglia”.

La lettera dell’ avvocato si conclude con una minaccia che sa di incredibile: ” Lei, sindaco, tra l’ altro, mi corregga se sbaglio,  ha detto a Don Luigi che egli rappresenta un solo voto, forse per rappresentargli che in questa società si conta solo per i voti che si ricevono dagli elettori, e tutti gli altri, elettori compresi, non contano nulla. Io non so, quanti voti rappresenta Don Luigi, e non mi interessa saperlo: le dico soltanto che se   si celebrerà il giudizio contro di Lei per ingiuria aggravata, centinaio e centinaio di cittadini, di poveri, tossicodipendenti, diseredati, saranno lì a dare a Don Luigi la propria solidarietà“.

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Quello che il legale dimentica è che Ippazio Stefàno è stato eletto per ben due volte sindaco di Taranto grazie a migliaia e migliaia di preferenze, e con tutti i suoi difetti e limiti, è una persona onesta e stimata nelle istituzioni. Così come il legale del parroco non si è accorto dello sterile consenso ottenuto sul web dalla sua lettera, che tutto ci sembra, che una manifestazione di volontà di stringersi la mano.

Schermata 2016-02-02 alle 02.34.23Resta da chiedersi qualcosa: ma è questa la Chiesa, la missione cattolica che porta avanti Papa Francesco ?  A noi non sembra proprio, così come ci sembra più che imbarazzante il silenzio del Vescovo Mons. Santoro davanti alla ribellione del suo parroco. Storie che possono accadere solo a Taranto, terra di nessuno.  Una cosa è certa: adesso il parroco risponderà delle sua diffamazioni contro il nostro giornale, e dovrà farlo dinnanzi al Tribunale di Roma dove è registrato, così dovrà dimostrare e provare se noi abbiamo un “padrone di turno” ! Forse il parroco è abituato ai giornalisti di un “clone” del vero Corriere del Giorno fondato nel 1947 . Non a caso a  Don Luigi gli manca… il Corriere del Giorno di Puglia e Lucania quotidiano che è fallito a fine marzo 2014 dopo aver dilapidato decine e decine di milioni di euro di contributi pubblici statali. Quelli che piacciono tanto alla Diocesi di Taranto….




Coinvolto Scattaglia fra i quattro indagati a Taranto per l’ ASL. Il Vescovo Santoro tace…

Asl TarantoL’inchiesta sugli acquisti, prestazioni da privati, case di cura danneggiate e favorite dall’ ASL Taranto nel 2011 e nel 2012, svolta su delega del pm Maurizio Carbone, dagli investigatori del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto comandato dal T.Col. Renato Turco, ed il gruppo guidato dal T.Col. Dario Marano,  che sono giunti a delle conclusioni che hanno indotto la Procura ad ipotizzare il reato di “concorso in abuso d’ufficio” nei confronti di quattro dirigenti: l’ex direttore generale Fabrizio Scattaglia (che il Vescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro voleva porre alla guida della struttura ospedaliera della Cittadella della Carità leggi QUI ), il direttore amministrativo Paolo Quarato,   il dirigente istruttore Francesco Bailardi ed il direttore sanitario Maria Leone. 

CdG gdf-autoLe indagini sono partite alla fine del 2012, quando i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria,  su delega dell’autorità giudiziaria, si presentarono negli uffici dell’ ASL Taranto e delle case di cura-cliniche accreditate nella provincia di Taranto, per acquisire le documentazione amministrative e contabili riguardante i contratti sottoscritti nel periodo 2009-2012 con l’azienda sanitaria locale guidata da Fabrizio Scattaglia . Dalle successive indagini è emerso che i quattro indagati, utilizzando (meglio, approfittando) i loro poteri d’ ufficio, avevano adottato illegittimamente  due delibere nel 2011 e nel 2012, che riguardavano il piano di acquisto delle prestazioni erogabili in regime di ricovero presso le case di cura accreditate con l’ ASL Taranto e quindi con la Regione Puglia.

CdG cittadella caritaIn queste delibere illegittime erano state assegnate nel 2011 e nel 2012 ad alcune case di cura attive nel territorio di Taranto delle importanti risorse finanziarie applicando dei criteri difformi a quelli stabiliti dalla Regione. Decisioni queste atte a procurare volutamente un illegittimo vantaggio economico-finanziario  in favore di alcune case di cura fra cui la Clinica D’Amore, al Crm-Centro Medico di Riabilitazione, ed alla Cittadella della Carità (struttura della quale Scattaglia, una volta uscito dall’ ASL Taranto, stava per essere nominato amministratore delegato – vedi nostro articolo) a sfavore e danno delle altre cliniche ed particolarmente della Clinica San Camillo.

Sulla base di quanto verificato ed appurato dalle Fiamme Gialle, sino all’ applicazione della delibera 1494 del 2009 dalla Giunta Regionale pugliese guidata da Nichi Vendola, l’ ASL di Taranto, aveva assegnato le risorse finanziarie provenienti dal fondo regionale   alle singole case di cura, distribuendolo secondo il criterio noto come “spesa storica“.

Schermata 2015-11-08 alle 18.16.31Nel 2010, sulla base di quanto appurato dalla Guardia di Finanza , l’ ASL Taranto aveva correttamente applicato il criterio del posto letto “pesato” , cioè  calcolato sul numero di posti letto accreditati per singola disciplina, sulla base della percentuale di occupazione dei posti letto rilevata l’anno precedente, ed il  peso medio dei Drg cioè il raggruppamento omogeneo di diagnosi. Dall’anno successivo, e siamo nel 2011, sono stati applicati dei criteri differenti quale indicatore di attività, e cioè il  “posto letto grezzo“. Criteri questi, che secondo la Procura di Taranto, sono ben differenti ed in evidente contrasto e disapplicazione delle indicazioni della Regione Puglia.  Una evidente variazione questa che confermerebbe, secondo gli inquirenti, l’assolta consapevolezza dei 4 indagati di aver applicato delle decisioni contrarie alle norme di Legge,  basandosi sulla propria discrezionalità e quindi arbitrarietà.

Schermata 2015-11-08 alle 18.13.37Ammontano a circa 70 milioni di euro i fondi che venivano  assegnati annualmente alle cliniche private di Taranto e provincia, con delle significative preferenze in favore di alcune cliniche, ed a sfavore di altre.  Nel periodo temporale preso in analisi, la Clinica San Camillo avrebbe ricevuto un danno economico stimato in un milione e 600mila euro.

I militari del Nucleo di polizia tributaria, nella loro relazione al pubblico ministero carbone, non hanno esitato ad evidenziare  l’ applicazione di un criterio di ripartizione del fondo unico dell’ ASL Taranto  contrariamente alle norme contenute, che hanno causato negli anni 2011 e 2012 l’applicazione di valori economico-finanziari illegittimi.

Le cliniche indagate, assistite dagli avvocati Egidio Albanese ed Enzo Vozza, hanno depositato memorie difensive al sostituto procuratore Maurizio Carbone . Anche se la decisione finale spetterà al Gip a cui si rivolgeranno certamente gli indagati. E sarà quindi il Giudice a dover decidere  se mandare a processo i rappresentanti legali delle cliniche indagate dalla Procura.




LE PROMESSE “ELETTORALI” DEL VESCOVO SANTORO: “LASCIATE LA CHIESA, NON VI PREOCCUPATE, NON VI LICENZIERANNO….” QUESTO IL RISULTATO !!!

Schermata 2015-11-05 alle 10.29.19Gli operai di IsolaVerde, la società costituita per volere ed iniziativa “elettorale” di Gianni Florido l’ex-presidente della Provincia di Taranto,  e finita male, restando senza fondi e senza lavoro, avevano messo fine, qualche ora fa, l’occupazione della cappella adiacente a quella principale della Parrocchia del Carmine, dove si erano “accampati” per settimane, continuando lo “show” di protesta itinerante che da mesi cambia sede, nei confronti della politica e dell’ Amministrazione Provinciale di Taranto. Il Vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro li aveva  rassicurati e convinti “tornate a casa, state sereni, vedrete che si troverà una soluzione. Non vi licenzierà nessuno“. Parole e promesse inutili da parte del vescovo, che forse farebbe bene a preoccuparsi dei non pochi problemi della Chiesa, compresi quelli economici e gestionali come la struttura ospedaliera della Cittadella della Carità,  invece di scendere come ama fare sul “territorio” della politica.

Schermata 2015-11-05 alle 10.52.32Invece, appena rientrati a casa, i dipendenti della società Isola Verde hanno trovato nelle rispettive caselle della posta, l’amara sorpresa: la lettera di licenziamento inviata loro dalla società che a questo punto sta per essere messa in liquidazione per mancanza di fondi e di lavoro. Di qui l’ennesima manifestazione di protesta-minaccia. Gli operai hanno violato il recinto di protezione che delimita l’accesso di Palazzo degli Uffici in piazza della Vittoria e sono saliti sul tetto pericolante minacciando di buttarsi sotto, motivo per cui sono intervenuti sul posto i Vigili del Fuoco, la Polizia di Stato, i Carabinieri.

Resta da chiedersi, se è mai possibile che la città debba essere messa sottosopra da queste persone, che seppure disperate, non hanno il diritto di “ricattare” gli enti pubblici, le autorità, la politica. Cosa dovrebbero fare tutti i lavoratori dei negozi, delle imprese di Taranto e provincia, che hanno perso il posto di lavoro ? Urge un intervento deciso che faccia rispettare la Legge. E crediamo che il Prefetto dr. Umberto Guidato debba intervenire una volta per tutte, e crediamo insieme alla Procura della Repubblica. La città di Taranto ha il diritto di vivere tranquillamente e la politica di amministrare la vita pubblica senza pressioni, minacce o ricatti di ogni genere.




Il Generale della Guardia di Finanza Riccardo Piccinni, in visita a Taranto

CdG Piccinni GdF_TarantoL’alto ufficiale, Comandante Interregionale dell’Italia Meridionale della Guardia di Finanza, accompagnato dal Comandante Regionale per la Puglia, Generale di Divisione Giuseppe Vicanolo, ed accolto dal comandante provinciale di Taranto Col. Salvatore Pajano (ormai prossimo al trasferimento al Comando Generale a Roma) ha incontrato gli Ufficiali ed una rappresentanza di militari in servizio in forza ai Reparti della provincia jonica e del personale in congedo della locale Sezione dell’Associazione Nazionale Finanzieri d’Italia.

Nel corso della mattinata il Generale Riccardo Piccinni ha reso visita anche al Prefetto di Taranto, Dott. Umberto Guidato, al Presidente del Tribunale Dr. Franco Lucafò, al Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Taranto – Dott. Franco Sebastio, al Comandante del Comando Marittimo Sud – Ammiraglio di Squadra Ermenegildo Ugazzi ed all’Arcivescovo di Taranto  S.E. Mons. Filippo Santoro.

Il Generale Piccinni ha rivolto parole di apprezzamento e gratitudine ai finanzieri in servizio a Taranto e provincia per il lavoro sinora svolto, nonché di incoraggiamento a proseguire, con la massima professionalità, imparzialità e trasparenza, le attività di servizio, nel rispetto dei valori etico-morali che deve sempre caratterizzare l’operato del Corpo. In particolare è stata sottolineata la necessità di contrastare in modo determinato due fenomeni presenti sul territorio tarantino: la “mafia degli affari” e “l’agro-mafia” caratterizzato dal fenomeno del “caporalato” molto diffuso su tutto il territorio pugliese. Il programma di impegni Istituzionali è proseguirà sino al tardo pomeriggio  con la visita alla Tenenza di Manduria della Guardia di Finanza.




Il vescovo di Taranto segue la “linea” di Papa Francesco

Ieri Papa Francesco all’Angelus domenicale a Piazza San Pietro in Roma,  in prossimità del Giubileo della Misericordia, ha rivolto un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia.

…Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi”, dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura. Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma

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Papa Francesco si è rivolto ai “miei fratelli Vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40).

Le parole semplici ed evangeliche che papa Francesco ha rivolto ieri all’Angelus, hanno continuato a dare forma al grande Anno di Grazia che ci apprestiamo a vivere nell’autenticità della nostra adesione a Gesù Cristo – è il pensiero di Mons. Filippo Santoro, vescovo di Taranto – Altro non ha fatto il Santo Padre che ricordare all’intera comunità cristiana alcune delle opere di misericordia corporale, dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati, vestire gli ignudi…, che nell’Anno della Misericordia non possono che essere per noi prioritarie”

Manifesto ancora stima e riconoscenza a tutti i volontari sia membri di associazioni ecclesiali e non, così come ai più che in questi mesi hanno prestato servizio a titolo personale e con grande generosità per l’accoglienza dei migranti – ha aggiunto Mons. Santoro – cercheremo di adattare alla situazione contingente l’accoglienza degli immigrati, che a Taranto permangono solo per pochi giorni, perché il nostro territorio, come sappiamo, non offre possibilità di lavoro. Ogni situazione di questi fratelli ha esigenze diverse e disparate. Certo è che le parrocchie e le strutture religiose, sono oggi maggiormente incoraggiate all’accoglienza”

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Il nostro aprire la porta è doverosamente in comunione di intenti con le istituzioni perché siano rispettati tutti gli aspetti legali e di responsabilità civile – continua Mons. Santoro in una sua nota – Nell’attesa di raccogliere le disponibilità delle singole parrocchie desidero destinare e attrezzare, per la prima accoglienza, in maniera stabile, il monastero Gesù Sacerdote delle Carmelitane Scalze, edificio adiacente al seminario di Poggio Galeso. Per anni questo luogo è stata la dimora di preghiera di monache claustrali che adesso, trasferendosi in un altro luogo desiderano renderlo disponibile alle esigenze caritative dell’arcidiocesi di Taranto. Quelle mura che per decenni hanno ospitato tante donne consacrate a Dio, saranno sicuramente il porto migliore per tante famiglie che speriamo arrivando lì si siano lasciati la morte e la guerra alle spalle, incontrando serenità è maggiore fiducia nel futuro”

L’arcidiocesi  – concluso il Vescovo di Tarantorimane sempre impegnata nella costruzione della Casa dell’Accoglienza di Palazzo Santacroce, alle spalle del Duomo, per la cui costruzione si sono impegnati da mesi i nostri sacerdoti e l’intera comunità diocesana. Spero che nella Città vecchia brilli presto come un faro di speranza e di amore misericordioso questo luogo, destinato alla gestione delle emergenze come gli aiuti alle ragazze madri e ai minori, la nuova mensa, il dormitorio e i servizi igienici per i senza fissa dimora