Elezioni Taranto 2017. La grande “monnezza”: la stampa

di Antonello de Gennaro

ROMA – Questo giornale come i nostri lettori hanno avuto ben modo di verificare è sinora stato silente osservatore su quanto accade in vista delle prossime elezioni amministrative. Lo abbiamo fatto perchè al contrario di finti moralisti dell’ultima ora non abbiamo alcun interesse personale e diretto con alcuna candidatura anche se a questa competizione (si fa per dire…) elettorale partecipa una mia lontana parente che porta il mio stesso cognome, e con la quale sono in aperto contrasto ideologico e caratteriale. Ma di quest’ ultimo particolare a molti non importerà nulla, mentre qualche frustrato adesso potrà mettersi il cuore in pace.

La “Grande Monnezza” è  variegata, variopinta, composta da un mix di giornalisti, pennivendoli e scribacchini, pronti a passare da una lista ad un altra in cambio di soldi o di qualche promessa.

Una “Grande Monnezza” al cui interno sguazzano non pochi  “pennivendoli” (chiamarli giornalisti sarebbe offensivo per quei pochi seri) che fanno questo mestiere calpestando tutte le norme deontologiche, lavorando sotto mentite spoglie per candidati, politici, aspiranti tali, vendendo il loro tesserino per qualche centinaia di euro in più. Nella mia breve permanenza tarantina, durante la quale la solita mano vigliacca mi ha incendiato la macchina (inutilmente) , ho fatto il mio lavoro: osservato, parlato con candidati, partecipato a conferenze stampa, ed ho avuto notizia di giornalisti “profughi” di un giornaletto fallito da tre anni che si propongono a questo o quel candidato per qualche migliaio di euro, addirittura in accoppiata con il/la rispettiva consorte.

Giornalisti in cassa integrazione (e quindi retribuiti dallo Stato) come Pierpaolo d’ Auria che manda in giro comunicati autodefinendosi “addetto stampa del consigliere regionale Liviano.“. Giornalisti che nelle conferenze stampa si stracciano le vesti della professionalità illudendosi che non sappiamo che quella stessa stessa persona viene indicata da un parlamentare della provincia  come “mio addetto stampa”.

Ho letto la scorsa settimana un editoriale di un collega, e cioè Enzo Ferrari  direttore del quotidiano (Taranto) Buona Sera, il cui reale editore  come a tutti ben noto è la famiglia Signorile (Claudio ex ministro socialista) lamentarsi del modo di comunicare di una candidata sindaco, che preferisce comunicare via web (come fanno peraltro una marea di politici a partire dall’ ex-premier Matteo Renzi, dal leader dl M5S  Beppe Grillo e dal Sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, tanto per fare qualche nome…) che viene così  testualmente  accusata: “scavalco i giornali e faccio da me. Sembrano affermazioni di un candidato grillino, di quella parte della politicameglio, antipolitica – che ha nel suo codice genetico la delegittimazione del ruolo della stampa e l’uso della pseudo democrazia diretta attraverso la giungla dei socialnetwork, dove in verità il più delle volte si sviluppano discussioni che non sono proprio un esempio di civiltà e confronto”.

Caro collega Ferrari, la scelta della Baldassari non è delegittimazione, ma  secondo me  comunicare direttamente ai cittadini, agli elettori attraverso i social network sopratutto in una città come Taranto dove sono molti, troppi,  i giornalisti che stanno sul libro paga di qualcuno che non è il suo lettore o editore, è stata una sua legittima scelta che condivido ed apprezzo. Così facendo infatti la Baldassari ha oltrepassato la solita “mediazione” giornalistica di un tanto al chilo…. e costretto i giornali e siti a dover raccontare il suo pensiero senza travisarlo o interpretarlo difformemente dalla realtà.

Leggerlo poi su un quotidiano il cui ex-direttore (Michele Mascellaro) compare ancora oggi nella gerenza come “redazione di Bari” mentre nello stesso tempo è ufficialmente  retribuito ed  alle dipendenze del Gruppo PD al Consiglio Regionale della Puglia onestamente fa solo ridere, se non piangere per come viene calpestata la nostra deontologia professionale. Legittimo chiedersi se  il Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Disciplina in Puglia esiste !  “Accogliendo l’ invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’Ordine” dichiarava a suo tempo con un comunicato (privo di firma) il PD pugliese. E Mascellaro nello stesso tempo lavora ed è dipendente anche del giornale che tu dirigi caro Ferrari. Tutto normale ?

Quello stesso Michele Mascellaro che da anni sfugge alle sue responsabilità (intercettazioni processo Ambiente Svenduto) grazie al silente menfreghismo dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e del sindacato pugliese che lo “protegge”. Ma in cambio di cosa ? Il silenzio forse ? E su cosa…?

Vedere apparire un sito online come La Ringhiera edito non da un’editore, da una casa editrice, ma bensì da un’ A.P.S. cioè un’ Associazione di Promozione Sociale, che per legge non può avere profitti. mentre in realtà vende magliette ed incassa pubblicità attraverso la società compiacente Capera srl  che li ospita non a caso nel proprio ufficio, e che vanta due direttori (Angelo Di Leo e Michele Tursi) su soli due giornalisti dichiarati che vi scrivono , i quali peraltro vengono pagati ogni mese da oltre due anni dalla cassa integrazione, degli articoli inneggianti all’ Assostampa pugliese, ed alle calpestate (da loro stessi) norme deontologiche , fatemelo dire, va venire a dir poco il voltastomaco.

Uno dei due, e cioè Angelo Di Leo come tutti ben sanno a Taranto, ha  lavorato nello “staff” (parola che a qualche sindacalista da quattro lire non piace molto)  di  Rosanna Di Bello di Forza Italia quando era il Sindaco  del Comune di Taranto, per poi successivamente armi e bagagli  in occasione delle ultime regionali a Taranto, a fare il capo dello staff elettorale del consigliere regionale uscente Annarita Lemma, capolista nel PD, la quale è  uscita sonoramente “trombata” cioè non rieletta dai suoi elettori,  e vedere sulla testata dell’ associazione di promozione sociale La Ringhiera “sparata” (o meglio “spacciata”) come notizia il comunicato dell’ Assostampa che attacca chi usa “staff di comunicazione” fa sicuramente sbellicare dalle risate. Parlano proprio loro che non hanno mai fatto nulla per garantire ai disoccupati pugliesi il diritto al lavoro negli uffici stampa degli enti pubblici ai sensi della Legge 150.

O vogliamo parlare del cosiddetto IlGiornalediTaranto, testata online di proprietà di un’associazione no-proft (di cui ci siamo occupati in passato – leggi QUI) presieduta dall’ex-assessore regionale Fabrizio Nardoni (ex-Sel-Vendola),   diretto dal pubblicista Angelo Lorusso, marito della giornalista Luisa Campetelli ( a sinistra nella foto) alla guida nel crack giornalistico-editoriale-fallimentare del CdG di Puglia e Lucania ?  Lorusso ha un’associazione che effettua corsi di formazione professionale (con i soldi “pubblici” della Regione Puglia) , ma dopo le due esperienze fallimentari  a capo dello staff elettorale-trombato di Fabrizio Nardoni, si prodiga da settimane per trovare una nuova collocazione, offrendosi come “spin-doctor” a chiunque gli capiti a tiro pur di  raccattare qualche migliaio di euro, alternando i suoi rapporti con il Sen. Dario Stefàno a Tonino Caramia, per finire al consigliere regionale barese Alfonso Pisicchio.

Dov’era l’ Assostampa di Puglia…. allorquando Michele Tursi ancora in forza , cioè socio-dipendente alla Cooperativa 19 luglio (editore del CdG di Puglia e Lucania successivamente fallito con una massa fallimentare di oltre 5 milioni di euro) lavorava quotidianamente alla Camera di Commercio di Taranto, con un contratto di 1.000 euro netti al mese  oltre contributi INPGI , senza che sia stata fatta alcuna selezione e/o bando pubblico, ed in un aperto contrasto deontologico che questo giornale  ha pubblicamente denunciato e raccontato  DOCUMENTALMENTE (leggi QUI)  senza che l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia abbia mosso un solo dito.

Ma esiste un Consiglio di Disciplina in questo Ordine  ? E’ la domanda che nei prossimi giorni faremo ufficialmente e legalmente al Presidente del Tribunale di Bari che nomina il Consiglio su Disciplina su indicazione di una rosa di nomi ricevuta dall’ Ordine dei Giornalisti. informando per competenza la Direzione Generale Affari Civili del Ministero di Giustizia che vigila sugli ordini professionali territoriali.

Possibile che nessuno dei rappresentanti dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e del loro “caro” sindacato si accorga di quanti conflitti d’interesse vi siano nel giornalismo tarantino ? Nessuno alla Gazzetta del Mezzogiorno a Taranto (redazione dove ci sono più sindacalisti che giornalisti), riceve i comunicati stampa per un candidato sindaco del centrosinistra inviati e firmati dalla giornalista Maristella Baggiolini, ex-collaboratrice dell’ex-assessore Fabrizio Nardoni alla Regione Puglia, che nello stesso tempo è  direttore responsabile del giornale online TVMED , dove all’improvviso è scomparso il suo nome !

Tutto normale questo per la Procura di Taranto che ha indagato tanto sul sottoscritto  spendendo inutilmente tanti soldi del contribuente ??

L’ Ordine dei giornalisti  di Puglia e l’Associazione della Stampa di Puglia (i nuovi Cicì & Cocò della pseudo informazione pugliese) , denunciano come “il fenomeno costituirebbe sicuramente una buona notizia, soprattutto in una fase di forte contrazione del mercato del lavoro giornalistico, se l’incontro fra domanda e offerta di prestazioni professionali avvenisse nel rispetto della dignità delle persone, prima ancora che del diritto a un’equa retribuzione sancito dalla Costituzione”. Ma lo sanno che il più vecchio quotidiano pugliese e cioè la Gazzetta del Mezzogiorno dove lavora il sindacalista-presidente Bepi Martellotta ed il suo vice-sindacalista Mimmo Mazza, pagano ai loro collaboratori l’importo di circa 5 euro netti ad articolo ? E questo sarebbe l’equo compenso ? Probabilmente è più equo il compenso delle donne delle pulizie che a Taranto percepiscono 8 euro l’ora !

Come non ridere (o meglio avere pena) delle dichiarazioni del sindacato pugliese dei giornalisti, di quello che voleva costituirsi parte civile nei miei confronti per una denuncia strumentale di “stalking”,  frutto della malsana fantasia e farneticazione del suo sodale ed iscritto Mimmo Mazza presentata nei miei confronti , che è stata annientata dal Gip di Taranto, dal Tribunale del Riesame e persino dalla Corte di Cassazione. Scrive l’ Assostampa sul suo sito : ““Pervengono al sindacato dei giornalisti – proseguono – segnalazioni, sulle quali sono in corso verifiche, di offerte di lavoro a condizioni economiche risibili. Forze politiche e candidati, che hanno già investito o si preparano a investire decine di migliaia di euro in campagne pubblicitarie, gadget, cene elettorali e altro, diventano parsimoniosi quando si tratta di stipulare un contratto con i propri addetti stampa.

“Questa situazione – continua il ridicolo comunicato dell’ ASSOSTAMPA di Puglia  – talvolta favorita da comportamenti scorretti di sedicenti giornalisti che si offrono gratis al politico di turno nella speranza di ricavarne utilità e gratificazioni future, si va addirittura allargando all’affidamento della comunicazione a non meglio identificati “staff,” dai quali pervengono comunicati non firmati in barba alle principali regole della professione. Note, per di più, ricche di contestazioni nei confronti di quei giornalisti che si sono azzardati a svolgere regolarmente il loro lavoro esercitando il diritto di cronaca nei resoconti delle candidature e delle liste” e conclude “è inaccettabile oltre che offensiva della dignità e del decoro dell’intera categoria. E’ bene ricordare ai segretari dei partiti politici e ai singoli candidati, qualora lo avessero dimenticato, che quella giornalistica è un’attività professionale che ha regole, parametri retributivi e obblighi contributivi anche in Puglia e che non si può umiliare la dignità degli iscritti all’Albo. Tanto più è illegittimo affidare lo svolgimento di questa professione a chi la esercita abusivamente, in contrasto con le prescrizioni che l’attesa riforma dell’editoria ha finalmente sancito”.

E quale sarebbe la Legge che obbliga ad un candidato di comunicare ed inviare delle proprie dichiarazioni esclusivamente con un iscritto all’ Ordine ? E cosa vieterebbe eventualmente a tutti i laureati in Scienze della Comunicazione  di fare ciò legittimamente ?

O forse in vista dei prossimi congressi per il rinnovo delle cariche del Consiglio dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia qualcuno vuole far vedere che si occupa dei colleghi pugliesi ? La Cassazione ha stabilito anni fa che è legittimo criticare (con continenza) l’operato della magistratura e persino del capo dello Stato, Quindi cosa e chi vieterebbe a qualcuno di poter esercitare il proprio legittimo diritto di critica nei confronti di una stampa tarantina che nella stragrande maggioranza dei casi è asservita e corrotta ? O forse qualcuno a Taranto non si è accorto di un ente pubblico come la Camera di Commercio di Taranto che da qualche mesi dichiara come addetto stampa un avvocato-pubblicista, che da qualche mese firma i suoi comunicati stampa,  il quale in realtà si è sempre e solo occupato di conciliazioni, ed peraltro cugino di un “noto” magistrato tarantino ?

Dov’erano l’ Assostampa e l ‘ Ordine dei Giornalisti di Puglia quando il Comune di Taranto negli ultimi  10 anni ha avuto ed usato come addetto stampa una gentile “vigilessa” (non iscritta all’ Ordine) ? E  dov’erano queste “verginelli” della professione, quando la Provincia di Taranto a partire dalla Presidenza Gianni Florido ad oggi ha avuto ed utilizzato a tutt’oggi come addetto stampa una persona che che in realtà è una segretaria dipendente dell’ ente provinciale, ed anch’essa non risulta iscritta all’ Ordine dei Giornalisti  ? O quando per anni l’ ASL Taranto ha avuto un addetto stampa che non era iscritto all’ Ordine al quale si è iscritto soltanto recentemente dopo le nostre denunce ?

Ma siamo proprio sicuri che a Taranto esiste una magistratura indipendente che applica a fa rispettare le norme di Legge ? I recenti accadimenti sulle vicende per il processo Ambiente Svenduto dicono purtroppo il contrario.

Secondo fonti abbastanza attendibili sembrerebbe addirittura che che una giornalista-sindacalista tarantina la cui firma appare molto spesso sull’edizione di Taranto della Gazzetta del Mezzogiorno svolga incarichi di comunicazione per il Commissario delle Bonifiche (in rigoroso silenzio ed anonimato…) ! E come mai nessuno si meraviglia e lamenta del fatto che l’ Autorità Portuale di Taranto organizza conferenze stampa, interviste, invii comunicati stampa senza che risulti assunto un giornalista idoneo a tale compito secondo la Legge 150 ? Forse qualcuno non si è tolto del tutto il cappuccio dalla testa per non riuscire a vedere tutto ciò….

Dov’erano questi “censori” e paladini di una finta deontologia, degni dei frequentatori di un bar…citato in un’ormai celebre affermazione del prof. Umberto Eco, allorquando giornalisti e collaboratori della redazione tarantina della Gazzetta del Mezzogiorno venivano lautamente ricompensati da un ente pubblico per le loro collaborazioni ad associazioni di categoria ed enti pubblici ?

Appunto cari lettori, questa è la stampa “monnezza”. Ecco perchè l’informazione a Taranto muore lentamente di giorno in giorno. E prima del sottoscritto lo ha detto pubblicamente un certo Marco Travaglio ….  in occasione dell’ultimo concerto del 1 maggio. E nessuno ha fiatato e protestato.

1/continua




Ed io difendo Walter Baldacconi, eventuale candidato Sindaco di Taranto

di Antonello de Gennaro

chi scrive è stato l’ “UNICO“, avete letto bene l’ UNICO giornalista nato a Taranto e quindi tarantino a tutti gli effetti , ad aver pubblicato su questo quotidiano i testi integrali ed originali delle intercettazioni (ancor oggi presenti) dei giornalisti Baldacconi, Putzolu e Mascellaro , della vicenda giudiziaria che ha dato alla luce il noto”processo Ambiente Svenduto” e delle telefonate di Girolamo Archinà alla politica ed ai giornalisti. Telefonate queste, che badate bene, non sono mai state ritenute un “reato” e quindi MAI  introdotte nel processo in corso. E quindi ritengo di poter avere un pò più di credibilità di una novellina pubblicista, che sino a qualche tempo fa faceva la segretaria in un’ impresa di costruzioni molto “vicina” al movimento politico di Giancarlo Cito. ed ora parla di etica, di deontologia professionale.  Ma si sa, a Taranto i soldi per “campare” non puzzano mai. Ha ragione Roberto Saviano, i giornalisti si odiano fra di loro, nutrono invidia. In particolar modo a Taranto. Ed io ne so qualcosa….

E’ da giorni che circola su siti semi-clandestini e quotidiani locali il nome di Walter Baldacconi, quale possibile candidato sindaco del centrosinistra a Taranto. Non ho alcuna problema ad affermar che Walter è un mio amico da circa 40 anni, anno più, anno meno, ed è una persona che stimo ed a cui voglio bene, motivo per cui è necessario che torni ad occuparmi di lui. Ma questa volta per difenderlo da una pseudo-categoria di scribacchini che non avendo mai realmente svolto la vera professione di giornalista oggi si permettono di giudicare correttezza ed integrità altrui. Quello che dovrebbe scandalizzare maggiormente non è l’ “avvertimento” (cioè il nulla) con cui il Consiglio Nazionale dei Giornalisti ha trasformato la precedente sanzione di “censura” applicata nei confronti di Baldacconi dal Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, la cui attività ed operato sulla vicenda in questione ha lasciato molto a desiderare. Un operato al limite del rischio,  ancora in corso, a carico invece dei giornalisti componenti del  Consiglio di Disciplina pugliese, che rischiano di essere denunciati per “omissione di atti d’ufficio nello svolgimento di pubbliche funzioni”. Vi spiego il perchè.

Incredibilmente a Bari hanno ascoltato e sanzionato solo i due giornalisti tarantini (cioè Walter Baldacconi e Pierangelo Putzolu) ed invece  “salvato” sinora il “terzo” e cioè il giornalista barese Michele Mascellaro le cui responsabilità erano e sono molto ma molto più gravi di quelle dei colleghi di Taranto. Ma nessuno lo dice, forse per quel complesso di inferiorità che ha sempre contraddistinto il giornalismo tarantino, salvo qualche rara eccezione che oggi riposa in pace, nei confronti dei colleghi baresi.

Incredibilmente infatti Michele Mascellaro non solo non si è mai presentato pur essendo convocato, dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti, ma da un paio di anni a questa parte è fra redattori (risulta anche nella gerenza) e dipendenti del quotidiano  Taranto Buona Sera edito dalla Cooperativa Sparta, e nello stesso tempo lavora nell’ufficio stampa del gruppo PD alla Regione Puglia, venendo retribuito quindi con denari pubblici. Con un conflitto d’interessi grande quanto il Colosseo, e violando le norme deontologiche dell’ Ordine dei Giornalisti. Che a Bari tace…E non solo !

Infatti la cosa più vergognosa di questo conflitto d’interesse è che nel gennaio dell’anno scorso è apparso sulla stampa pugliese un comunicato.

 

Lo scrive il Corriere del Mezzogiorno, edizione-inserto regionale del Corriere della Sera in Puglia: Il gruppo Pd in consiglio regionale ha nominato ufficio stampa e collaboratori «in applicazione alla legge regionale 22 ottobre 2015 n. 29». Il Partito Democratico – si legge in una nota – «ha proceduto all’istituzione dell’ufficio stampa ed alla nomina di 12 collaboratori. Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’Ordine“». aggiungendo “«Tra i vari curricula esaminati la scelta è ricaduta su Carmen Carbonara, Giovanni Dello Iacovo, Michele Mascellaro . Quindi l’ Ordine e l’ Assostampa di Puglia ben sapevano quello che accadeva a Bari. Ma tacevano. Sella serie “cane non morde cane“.

Mentre Mascellaro prendeva ordini da Archinà, e mentre altri giornalisti avevano la “grazia” di non finire nei faldoni delle intercettazioni venendo salvati dalla solita Procura di Taranto, molto “generosa”… e protettiva con i soliti “amici degli amici”, il povero Baldacconi veniva messo sulla graticola. E sapete perchè ? Non per aver venduto la sua onorabilità o professione, ma solo per aver ricordato ad Archinà che l’ ILVA non aveva ancora pagato della pubblicità televisiva trasmessa e fatturato da Studio 100 ! Pochi sanno, e Walter Baldacconi molto signorilmente lo ha sempre tenuto nascosto sinora, ma adesso lo svelo io (e lui si arrabbierà di questo con me ne sono certo) avendolo appreso da fonti attendibili e non dai diretti interessati.

Le conversazioni  di Walter Baldacconi con Girolamo Archinà erano necessarie per due motivi: il primo è che l’editore di Studio 100 cioè Gaspare Cardamone, in quei giorni era ricoverato con seri problemi al cuore e quindi non poteva effettuare quelle telefonate dalla clinica dove era ricoverato. Il secondo è che quei soldi erano necessari non a Baldacconi, ma a tutti ai dipendenti di Studio 100 che da qualche anno faticano ad essere pagati per il loro lavoro, rischiando di giorno in giorno la propria occupazione, a causa delle barcollanti situazioni economiche e debitorie in cui versa la società JET srl, che edita Studio 100 e che in queste ore è in attesa di una decisione del tribunale Fallimentare di Taranto , a seguito di alcune istanze di fallimento presentate da dei creditori.

Ieri, l’ex-segretaria dell’impresa di costruzioni, diventata pubblicista-editore del proprio sito ha scritto che “Dalle intercettazioni raccolte dagli inquirenti tarantini era emerso un quadro non certo edificante dal punto di vista etico e professionale di questi giornalisti con comportamenti di compiacenza (e non solo) nei confronti dei vertici Ilva. Sull’esito di quella indagine non è mai stata fatta piena chiarezza da parte dell’Ordine dei Giornalisti“. troppo facile parlare e scrivere sul web, cara pubblicista. Sarebbe stato molto più corretto ed etica, prendere carta e penna e mandare una bella denuncia alla Procura dalla Republica di Bari, al  Presidente del Tribunale di Bari (che ha nominato i componenti  Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti pugliese, su indicazione ricevuta proprio dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia) e magari anche alla 3a Direzione della Direzione Generale Affari Civili del Ministero di Giustizia che ha come compito proprio quello di vigilare sugli ordini professionali regionali, ma tutto questo in Puglia nessuno ha MAI avuto il coraggio di farlo, ed allora lo annuncio pubblicamente,  lo farò io personalmente lunedì mattina.

Devo riconoscere infatti che solo su questo punto sono d’accordo: non è stata fatta chiarezza ma non non su Baldacconi e Putzolu che sono arrivati sino al Consiglio Nazionale, ma bensì su Mascellaro, su altri giornalisti intercettati e “graziati” dalla Procura di Taranto, e su qualcuno che attraverso un “giornaletto” per 10 anni ha incassato lautamente pubblicità occulta (e non solo) dall’ ILVA di Taranto sotto la  gestione Archinà (Gruppo Riva) !

La pubblicista-ex-segretaria aggiunge nel suo scritto che “Se la notizia della benedizione di Emiliano su Baldacconi fosse confermata ci sarebbe da chiedersi se il governatore è a conoscenza del fatto che il direttore di Studio 100 è stato tra i giornalisti (gli altri erano Michele Mascellaro del Tarantosera e  Pierangelo Putzolu del Nuovo Quotidiano di Puglia) sottoposti ad indagine dal Consiglio di Disciplina dell’Ordine dei Giornalisti per il coinvolgimento (non a livello penale ovviamente) nell’inchiesta “Ambiente Svenduto” sul disastro ambientale prodotto dall’Ilva“. Non sapendo poverina due cose: Baldacconi non ha mai subito alcun coinvolgimento di natura penale nell’inchiesta “Ambiente Svenduto”, non è mai stato sospeso dalla professione, e quindi volendo avrebbe tutto il diritto morale, professionale e legale di candidarsi, qualora lo voglia realmente fare.

E se Walter Baldacconi volesse candidarsi , pur non potendolo votare in quanto sono residente, vivo e lavoro a Roma da 30 anni, dichiaro pubblicamente che lo sosterrei ed inviterei i miei amici e lettori a votarlo. E’ un grande lavoratore, una persona seria, e sopratutto onesta. Qualità che a Taranto sono molto rare. E sopratutto non chiede contributi online per editare giornaletti sul web e tantomeno si è fatto assumere in qualche gruppo politico in Consiglio Regionale.




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




M5S : “Amici e nomine politiche di Emiliano. Sugli Aeroporti di Puglia interpelleremo l’ ANAC”

A seguito della  nomina di ieri della poliziotta-sindacalista-imprenditrice (???)  Beatrice Lucarella,in servizio alla Questura di Roma e vicepresidente dei giovani di Confindustria Taranto, quale componente del consiglio di amministrazione di Aeroporti di Puglia (Adp).  intervengono duramente i consiglieri regionali  del M5S Puglia annunciando una istanza di parere all’Autorità Nazionale AntiCorruzione:

“La domanda è chiara: che cosa c’entra una poliziotta nel consiglio d’amministrazione di una società talmente importante e strategica per lo sviluppo del nostro territorio, come Aeroporti di Puglia? La risposta è altrettanto evidente: nulla. O basta un corso Enac per accreditare una persona a sedere nel cda di AdP?  Nel tentativo di comprendere la ratio di questa scelta abbiamo provato ad indagare sull’esperienza ma nessuno dei suoi incarichi attuali o precedenti la accredita come esperta nel settore aeroportuale.

Da notizie apparse sugli organi di stampa si apprende che la Lucarella lavora nell’ufficio stampa di un sindacato di polizia ed è vicepresidente dei giovani imprenditori di Confindustria a Taranto.  Ci auguriamo trovi il tempo di fare anche la poliziotta, incarico per il quale è pagata dalla comunità e ci chiediamo cosa abbia da dire il Ministro dell’Interno in merito.”

“Dal canto nostro  – continua il Gruppo M5S alla Regione Puglia – gireremo il quesito direttamente all’ANAC: esistono sentenze riguardo l’impossibilità di svolgere attività di amministrazione attiva per le forze dell’ordine in potenziale conflitto di interesse.

L’unica triste spiegazione è che anche questa nomina non sia altro che una strizzatina d’occhio politica (se non frutto di un accordo) del presidente Emilianocontinua la nota del M5S Puglia – ad una parte della classe politica di Taranto e di Martina Franca, dal momento che entrambi i comuni andranno ad elezioni a breve. Non bastava già la nomina di Antonio Vasile amico ed ex assessore di Emiliano ?  Possibile che l’ex PM Emiliano continui a trattare la regione Puglia come “cosa sua”? Possibile che da irresponsabile continui a collocare persone in ruoli chiave per lo sviluppo della nostra Regione, non scegliendole sulla base del merito o delle esigenze ma sulla base di convenienze personali o politiche?”

I cinquestelle ricordano come proprio per scongiurare qualsiasi operazione di questo tipo, avessero nei mesi scorsi, con una interrogazione a prima firma Barone e Galante indirizzata all’assessore Giannini, chiesto l’azzeramento del Cda di Aeroporti di Puglia  procedendo a nomine di merito che rappresentassero tutti i territori e le province pugliesi. “Ai fatti e alle esigenze di tutti i territori pugliesi, ancora una volta – concludono – si è preferito il manuale Cencelli. I pugliesi ne prendano atto.”


Di parere opposto il capogruppo del Pd alla Regione Puglia,
Michele Mazzarano, secondo il quale “la nomina del nuovo Consiglio di Amministrazione di Aeroporti di Puglia è una buona notizia per la nostra regione” aggiungendo  “In particolare per quanto riguarda la nomina di Beatrice Lucarella ringrazio il presidente Emiliano per la scelta compiuta ennesima attenzione di vicinanza al territorio tarantino“.

Ma cosa aspettarsi da un politicante come Mazzarano che si faceva finanziare il suo Festival dell’ Unità a Massafra dal “pluricondannato” Giampi Tarantini (il “portatore” di escort ai bunga-bunga di Berlusconi n.d.r.) , che si è preso per addetto stampa, pagato con i soldi pubblici della Regione Puglia  il giornalista Michele Mascellaro intercettato dalla magistratura tarantina nel corso dell’inchiesta su “Ambiente Svenduto” , quando dirigeva un quotidiano locale – che prendeva ordini dal grande corruttore Girolamo Archinà ?

Evidentemente questa è la politicadell’ex-magistrato Michele Emiliano, che evidentemente deve aver abbandonato la lettura del Codice Penale da molto tempo. Troppo.




Il M5S smentisce Emiliano e Mazzarano capogruppo Pd alla Regione Puglia

 

Una bocciatura preannunciata nonostante le rassicurazioni di Emiliano la cui azione politica, al netto degli annunci di riduzione delle indennità fatti in campagna elettorale e delle intenzioni di abolire i vitalizi manifestate recentemente, continua a smentire sè stesso alla prova del voto  ancora una volta per tenersi stretta i privilegi, questione questa su cui è intervenuta Antonella Laricchia consigliera regionale del Movimento 5 Stelle , già prima firmataria della proposta di legge per l’abolizione dei vitalizi che permetterebbe ai pugliesi di risparmiare circa 10 milioni di euro all’anno ricalcolando il “privilegio” degli ex consiglieri secondo il metodo contributivo come qualsiasi cittadino.

 Emiliano continua a mentire: in un tweet o davanti ad una telecamera nazionale si dichiara a favore dell’abolizione dei vitalizi e per il loro ricalcolo con il metodo contributivo. Ma quando il Movimento 5 Stelle gli dà, per l’ennesima volta, la possibilità di tradurre infatti le sue parole, vota contro ed affossa l’emendamento che avrebbe permesso da subito di ristabilire questa norma di equità. Idem dicasi per la riduzione degli stipendi dei Consiglieri Regionali e l’obbligo di rendicontazione dei rimborsi spese mensili.”

“Altro che magistrato prestato alla politica, vista l’onestà intellettuale sembra che Emiliano sia piuttosto un politico passato per caso dalla magistratura. Oggi i pugliesi e gli Italiani si sono resi conto di quale sia il vero volto di questo Governatore e non lo votino mai più. Con lui al Governo, la Puglia non cambierà mai.

La consigliera grillina replica poi al capogruppo PD Michele Mazzarano che  aveva diffuso una nota sostenendo che “il Consiglio regionale avrebbe già abolito i vitalizi” ma per il M5S  “Michele Mazzarano vuole ingannare ancora una volta i pugliesi giocando con le parole di un titolo che peró non smentisce i numeri. I vitalizi degli ex consiglieri che costano ancora oggi 15 milioni di euro all’anno in realtà non sono mai stati aboliti. Per chi era Consigliere fino alla scorsa legislatura, rimane il vecchio vitalizio, l’antico privilegio degli 8000 euro all’anno per dieci anni di lavoro. Sono stati invece solo ridotti e neanche sufficientemente a rendere le pensioni dei Consiglieri pari a quello dei cittadini normali, i vitalizi dei consiglieri da questa legislatura in poi”

“Infatti, oggi un Consigliere che aderisce al vitalizio e “lavora” per soli dieci anni – continua la Laricchia – se anche passasse tutto il resto della sua vita seduto sul divano, ha diritto a una pensione di 1200 euro a partire dai 60 anni. Un qualsiasi altro cittadino con lo stesso stipendio e per gli stessi anni di lavoro avrebbe diritto alla pensione sociale, che è poco più di un terzo di quella cifra. Per questo, il Consiglio Regionale continua a spendere 15 milioni di euro all’anno, perchè nessuno fino ad ora ha mai presentato una proposta di legge come la nostra che riporta equità tra le pensioni dei politici e quelli dei cittadini”

E la Laricchia conclude:  “Mazzarano ed Emiliano la smettano una buona volta di mentire ai pugliesi.”. Infatti non a caso secondo i magistrati Mazzarano ha una propensione alla bugia, ed è per questo che era stato rinviato a giudizio per due procedimenti (uno per “finanziamento illecito ai partiti” ed un altro per “millantato credito“), salvandosi grazie alla prescizione. Mazzarano a suo tempo dichiarò “Dopo due anni di indagini e altrettanti di udienza preliminare – spiega Mazzaranofinalmente un giudice di merito potrà raccogliere la prove che confermeranno la mia correttezza e la mia totale innocenza. Rimane l’agonia mia e delle persone a me più care per questi lunghi cinque anni di vera e propria via crucis. Quando la giustizia agisce così, rovina la vita delle persone oneste“.

Ma il capogruppo Pd Mazzarano non ha avuto il coraggio e l’onesta intellettuale-politica di rinunciare alla prescrizione dei reati e sottoporsi a processo. Scelte che fanno la differenza fra una persona trasparente ed un politicante. Non è un caso che abbia scelto come addetto stampa Michele Mascellaro intercettato a suo tempo quando dirigeva il quotidiano tarantino “Taranto Buona Sera” (di cui risulta ancora dipendente mentre incassa soldi pubblici dal Gruppo PD alla Regione Puglia) nel silenzio dell’ Assostampa  di Puglia e dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, nonostante sia ancora in piedi un procedimento deontologico nei confronti di Mascellaro per quando prendeva istruzioni (soltanto ?) da Girolamo Archinà il grande corruttore dell’ ILVA gestione Riva.

Chissà cosa ne pensa l’ex-magistrato Emiliano….. ?

 

 




Presentati i risultati dell’indagine epidemiologica sull’ ILVA. Con qualche dimenticanza….

schermata-2016-10-03-alle-17-04-10Dallo studio realizzato nell’ambito delle attività del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale del Lazio, dell’ Asl di Taranto, di Arpa Puglia e di Ares Puglia sono emersi degli aspetti  interessanti meritevoli di attenzione:  la produttività dell’ILVA ha manifestato delle variazioni nel periodo 2008-2014 con un declino a seguito della crisi economica (2009), un successivo aumento negli anni 2010-2012, e un declino nel 2013-2014. C0nseguenziale quindi che l’andamento produttivo, e la conseguente variazione delle emissioni  abbia determinato degli effetti effetto sui livelli di inquinamento nelle aree urbane limitrofe  allo stabilimento siderurgico. L’andamento della mortalità ha viaggiato di riflesso sull’andamento della produttività che causava e causa l’inquinamento nei quartieri Tamburi e Borgo di Taranto. Si sono riscontrate quindi a seguito di incrementi del PM10 di origine industriale delle variazioni nei tassi di mortalità fino al 2012,  per poi osservare una sensibile riduzione sia dell’inquinamento che della mortalità nel 2013-2014.

schermata-2016-10-03-alle-17-05-17Lo studio è stato effettuato sulle 321.356 persone residenti tra il 1 gennaio 1998 ed il 31 dicembre 2010 nei comuni di Taranto, Massafra e Statte. Tutti i soggetti sono stati seguiti fino al 31 dicembre 2014, ovvero fino alla data di morte o di emigrazione. Ad ogni individuo, sulla base dell’indirizzo di residenza, sono stati attribuiti gli indicatori della esposizione alla fonte di inquinamento presente nell’area utilizzando i risultati di modelli di dispersione in atmosfera degli inquinanti scelti come traccianti (Pm10 ed So2, ovvero polveri sottili e anidride solforosa). Entrambi gli inquinanti, tra i cittadini più esposti (concentrazione di 10 microgrammi per metro cubo), sono responsabili di nuovi casi di tumore al polmone: +29% causato dalle polveri e +42% dalla anidride solforosa. Lo studio, inoltre, ha evidenziato che l’esposizione alle polveri industriali è responsabile del 4% in più di mortalità. In particolare, l’aumento di mortalità per tumore polmonare è del 5%, mentre la percentuale sale al 10% per infarto del miocardio. Quanto alla mortalità per effetto della anidride solforosa, questa registra un aumento del 9%: in particolare +17% per tumore polmonare, +29% per infarto del miocardio.

 

lo stabilimento Ilva di Taranto

lo stabilimento Ilva di Taranto

Analizzando lo stato di salute dei bambini di età compresa tra 0-14 anni residenti a Taranto, “si sono osservati eccessi importanti per le patologie respiratorie: in particolare tra i bambini residenti al quartiere Tamburi si osserva un eccesso di ricoveri pari al 24%”; una percentuale che sale “al 26% tra i bambini residenti al quartiere Paolo VI”. Sono alcuni dati contenuti nel rapporto secondo cui “c’è relazione causa-effetto tra emissioni industriali e danno sanitario”, in cui si illustrano i risultati dell’indagine epidemiologica condotta per valutare l’effetto delle sostanze tossiche di origine industriale emesse dal complesso ILVA sulla salute dei residenti.

Alla presentazione a Bari è  intervenuto il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, “novello ambientalista” dell’ultima ora, con evidenti chiare motivazioni elettorali e speculari anti-Renzi,  dichiarando che “oggi abbiamo una riunione straordinaria di giunta nella quale dovremo valutare se impugnare davanti alla Corte Costituzionale l’ultimo decreto Ilva. Questa giornata comincia con l’esame dei dati e prosegue con la valutazione tecnico-giuridica sulla eventuale lesione delle attribuzioni della Regione Puglia a seguito di questo decreto” dimenticando di ricordare un piccolo particolare: questi studi non li ha voluti, ne disposti lui.

Ma Emiliano ancora una volta ha la memoria corta, dimenticando di essere stato il segretario regionale pugliese del Pd , quando alcuni esponenti del suo partito sono stati intercettati, rivelandosi fiancheggiatori della famiglia Riva, che corrompeva la politica locale a 360° gradi, partendo dal Pd passando dal PdL-Forza Italia per poi finire a Sinistra Ecologia e Libertà guidata da Nichi Vendola. Senza dimenticare alcuni giornalisti ed editori…Tutto questo Emiliano lo dimentica o finge di non ricordarlo, probabilmente troppo oberato ad “ispirare” liste elettorali in prossimità delle prossime elezioni amministrative di Taranto che si svolgeranno nel 2017.

CdG federacciai_GozziCioè quando è stato dato avvio al risanamento ambientale, dopo che il  Governo Letta e poi  il Governo Renzi hanno commissariato l’ ILVA rimuovendo il controllo e la gestione della proprietà Gruppo Riva, tanto “cara” alla Federacciai di Gozzi ( a sinistra nella foto) non ha mai attuato alcun risanamento ambientale . I Riva probabilmente erano troppi impegnati all’epoca dei fatti a “spostare” la modica… cifra di 2 MILIARDI di euro di utili dall’ Italia alla Svizzera sotto gli occhi dell’informazione locale pilotata, foraggiata e corrotta, e nel disinteresse a dir poco sospetto  della Procura di Taranto e della Guardia di Finanza di Taranto che in quegli anni sembravano non accorgersi di nulla di quanto avveniva, pur in presenza di una causa civile intrapresa dal gruppo Amenduni, socio al 10% dell’ ILVA di Taranto.

Non sono mancati infatti fra i fornitori dell’ ILVA (gestione Riva) importanti lavori affidati  a società di un esponente politico del centrodestra, imparentato con un magistrato della Procura di Taranto, o ad un imprenditore imparentato a sua volta con un giudice del Tribunale di Taranto molto presente nelle vicende giudiziarie dell’ ILVA. Ma tutto questo, Emiliano ed i suoi “seguaci” tarantini dell’ ultim’ora,  ed alcuni “pennivendoli” locali noti per essere i ventriloqui della procura e delle associazioni ambientalisti (che si reggono su fondi e finanziamenti a dir poco occulti), non lo dicono. Per non parlare poi del giornalista Michele Mascellaro “premiato” con l’ assunzione come addetto stampa nell’attuale gruppo regionale pugliese del Pd . Ma tutto questo Emiliano lo dimentica. Chissà come mai…

 




Pd Taranto. Cambiare per non cambiare nulla

di Antonello de Gennaro

Con un commento abbastanza duro pubblicato su Facebook, l’ex-segretario provinciale del PD, Walter Musillo, ha reso noto di aver presentato le proprie dimissioni dalla carica di segretario provinciale del Pd a Taranto.

schermata-2016-09-13-alle-13-45-19Scrive Musillo: “Stasera durante l’assemblea provinciale del PD jonico ho presentato le mie dimissioni da segretario provinciale, non è stato semplice ve lo assicuro ma oramai erano diventate davvero inevitabili, che dire, esperienza straordinaria la mia nonostante le tante difficoltà, è vero ho conosciuto l’ipocrisia , uomini miseri disposti a tutto, ma fanno pena credetemi, perché si tratta per loro di una vera e propria lotta per la sopravvivenza, per questo perdono e giustifico il loro atteggiamento se pur spregevole, ma c’è altro, molto altro, donne e uomini appassionati, disinteressati, innamorati del gusto del confronto e del servizio, be’, quelli sono il tesoro nascosto della nostra società, sono gli anonimi che non ti chiedono niente, vogliono solo partecipare, e ti vengono incontro dicendo “grazie segretario”, ma grazie di cosa? grazie a voi perché mi avete permesso di rappresentarvi, si grazie davvero a tutti voi di vero cuore.

nella foto Emiliano e Lacarra

nella foto Emiliano e Lacarra

Sulla vicenda “commissariamento” il nostro giornale è stato l’ unico organo d’informazione a raccontare i retroscena aveva ricostruito nei dettagli la vicenda ed infatti nessuno ci ha mai smentito.

In quella vicenda sulla questione elettorale a Taranto  infatti, sia il neo-segretario regionale Lacarra, così come il suo predecessore Michele Emiliano,  hanno dimostrato ampiamente di non conoscere neanche le norme dello Statuto del loro partito ( che chiunque può verificare anche online – vedi QUI)  annunciando provvedimenti inesistenti e peraltro mai attuati,  commissariando e poi annullando il commissariamento del Pd di Taranto in quanto per Statuto,  Lacarra non poteva commissariare proprio nulla ! Stranamente peraltro i “baresi” del Pd non si sono accorti delle “tramvate” ricevute in provincia di Bari.

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La nomina di un “direttorio” termine che va molto di moda nei partiti negli ultimi tempi, lascia alquanto a desiderare, e lo diciamo con il massimo rispetto nonostante  lasci a desiderare talvolta anche la democrazia interna del Pd , un partito che di democratico ha purtroppo ormai solo il nome. Il “direttorio” costituito da Giampiero Mancarelli (area Donato Pentassuglia), Enzo Di Gregorio (area Michele Pelillo), Valerio Papa (area Ludovico Vico), Massimo Serio (area Michele Mazzarano) e Costanzo Carrieri (ex-area Pentassuglia, indicato ieri da Michele Pelillo, nonostante il parere contrario del segretario regionale Lacarra è la prova: cambiare per non cambiare nulla !

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nella foto da sinistra l’ on. Michele Pelillo, ed il consigliere regionale  Michele Mazzarano

Peraltro è doveroso giornalisticamente ricordare che  Giampiero Mancarelli è attualmente sotto processo per “stalking” (politico) dinnanzi al tribunale di Taranto, Ludovico Vico non è stato rieletto dai suoi elettori alle ultime elezioni Politiche e si è “macchiato” dei suoi rapporti a dir poco servili ed equivoci con l’ ILVA sotto la gestione della famiglia Riva e Girolamo Archinà come le intercettazioni ( vedi-leggi QUI ) comprovano, Donato Pentassuglia è imputato per “favoreggiamento”  (in buona compagnia di Nichi Vendola, Ippazio Stefàno, Gianni Florido ed altri  nel processo “Ambiente Svenduto” ) così come Michele Mazzarano è imputato in un processo per “millantato credito” in una storia di tangenti all’ ASL di Taranto. E’ questo il nuovo che avanza ?

Donato Pentassuglia

nella foto Donato Pentassuglia

Per non parlare degli insuccessi politici del Pd a Martina (feudo elettorale di Pentassuglia) dove il Comune, precedentemente a guida Pd,  è stato commissariato, e quello a Massafra dove i candidati voluti ed imposti dal consigliere regionale Michele Mazzarano hanno raccolto il minimo storico (7%) del Pd  alle ultime elezioni amministrative in tutt’ Italia.

Ma cosa aspettarsi da Michele Mazzarano  un consigliere regionale eletto in Regione “miracolosamente” grazie ai voti del gruppo che fa riferimento all’ on. Michele Pelillo, (successivamente pentitosi…) che ha avuto la sfacciataggine di assumere nel gruppo regionale del Pd,  come suo addetto stampa-ventriloquo un “giornalista-pennivendolo” come Michele Mascellaro, (anch’egli agli ordini dell’ ILVA di Girolamo Archinà ) che nello stesso tempo in cui è attualmente ancor’oggi alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera, fa il portavoce-ventriloquo di un gruppo politico  alla Regione Puglia, pagato con soldi pubblici ?

CdG archinà_mascellaro

schermata-2016-09-13-alle-13-36-33Come si fa a non ridere quando il gruppo Pd regionale con un comunicato sostiene che “ha proceduto all’istituzione dell’ufficio stampa ed alla nomina di 12 collaboratori. Accogliendo l’invito dell’Associazione della Stampa di Puglia, i nominativi per l’ufficio stampa sono stati selezionati tra i giornalisti iscritti all’ Ordine“. Resta da capire con quale Ordine abbia parlato Mazzarano considerato che le norme deontologiche previste dal Consiglio Nazionale dell’ Ordine dei Giornalisti , vietano a Mascellaro di fare quello che fa: il “doppiogiochista“.

Ma evidentemente a Bari, l’ Ordine dei Giornalisti non è molto “ferrato” sulla deontologia, e ligio al dovere di ufficio di farla rispettare ai suoi iscritti, così come quei quattro gatti ( i felini ci scusino…) dell’ Assostampa di Puglia si lamentano solo quando non hanno altro da fare , o quando non perdono il loro tempo (e presto anche i soldi in Tribunale) a diffamare il nostro giornale ed il sottoscritto.




Elezioni amministrative. Taranto, Anno “Zero”- 1a puntata

di Antonello de Gennaro

In questi giorni in molti, giornalisti, pennivendoli e ventriloqui si esercitano sulla stampa, siti web a scrivere ed ipotizzare il panorama elettorale delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno nel capoluogo jonico fra circa 7 mesi. E’ a dir poco imbarazzante scriverne, con il rischio di essere confusi fra queste persone che non godono più della reputazione neanche del loro specchio del bagno. Ma qualcuno un’analisi fredda, disinteressata deve pur farla, nel tentativo di far capire ai nostri lettori di Taranto ( e sono molti) qualcosa di più di quanto possano leggere altrove. Prima di andarci ad occupare delle singole candidature, cordate, liste civiche, cerchiamo di capire qualcosa di quanto accade dietro le quinte dei partiti.

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 Il partito sicuramente più rappresentativo e forte di Taranto, elettoralmente parlando, è  senza alcun dubbio di sorta il Pd, che è comunque in questi ultimi tempi sembra più un ginepraio di spine. Al suo interno è in corso da mesi un autentico scontro della serie “tutti contro tutti“. Il gruppo più forte fa capo all’on. Michele Pelillo (ex Margherita, ora renziano di stretta osservanza) a cui fanno riferimento senza alcun dubbio  Gianni Azzaro, un finanziere in aspettativa, capogruppo in consiglio comunale e vice presidente della Provincia di Taranto, ed il segretario provinciale uscente Walter Musillo, un perito navale anima propulsore e socio dello Ionian Shipping Consortium, il quale negli ultimi tempi dopo un commissariamento subito, disposto e quindi revocato dalla segreteria regionale del Pd (che ha dimostrato di non conoscere e rispettare neanche lo statuto del Pd) ha dato prova di poter e saper camminare anche da solo.

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Azzaro e Musillo sono (in)seguiti a ruota
dall’attuale vicesindaco Lucio Lonoce, operaio dell’ ILVA,  che si autodefinisce “pelliliano” , senza di fatto ormai esserlo più. Dietro di loro segue lo sparuto gruppo che fa riferimento all’ On. Ludovico Vico il quale alle scorse elezioni politiche non è stato rieletto dai suoi elettori, dopo la sua “scivolata” sulla vicenda ILVA e le intercettazioni pubblicate dalla stampa (in realtà solo da noi e dall’edizione nazionale del quotidiano La Repubblica), ed il gruppo emergente  che fa riferimento al consigliere regionale martinese Donato Pentassuglia che ci risulta in costante ascesa, grazie al suo incessante attivismo sul territorio.

A latere esiste un gruppetto che si definisce di “sinistra anche se non si capisce bene di quale sinistra sia, che fa capo al consigliere comunale e regionale Gianni Liviano, di cui fanno parte i consiglieri comunali Ciccio Venere e Dante Capriulo. Liviano, non molto amato all’interno del Pd tarantino,  è stato eletto in Consiglio Regionale nelle liste civiche di Michele Emiliano, che all’epoca era il segretario regionale del Pd in Puglia, il quale lo nominò assessore regionale alla cultura alla turismo, pur di non nominare assessore il consigliere regionale massafrese Michele Mazzarano (eletto “miracolosamente” in Regione, grazie ai voti tarantini di Pelillo).

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nella foto Michele Mascellaro, addetto stampa di Michele Mazzarano. Ci sono commenti…?

Michele Mazzarano pur essendo il capogruppo in consiglio regionale del Pd, si è distinto…. per aver conseguito il peggior risultato elettorale elettorale del Pd in Italia, in occasione del rinnovo del consiglio comunale  di Massafra, dove la sua candidata-sindaco, capolista del Partito Democratico, ha raccolto appena il 5% dei consensi ! Nel frattempo Mazzarano ha persino assunto nel gruppo regionale del Pd (a spese dei contribuenti) il giornalista barese Michele Mascellaro il quale contemporaneamente risulta anche alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera.  Un conflitto d’interessi a dir poco vergognoso sul quale sarebbe bene che intervenga il Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Bari, se ancora esiste….

Ma la nomina di Liviano ad assessore regionale è durata molto poco, venendo costretto alle dimissioni accettate da Emiliano in meno di 24ore, a seguito di un imbarazzante incarico-appalto conseguito in Regione da una società informatica del tesoriere della campagna elettorale . Fuoriuscita dal Pd, Annarita Lemma capolista alle scorse elezioni regionali, consigliere regionale uscente, arrivata 5a su 7 candidati, che è stato letteralmente “trombata” dal voto dei suoi (ex) elettori.
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Gli ex-vendoliani  (ex-Sel ora Sinistra Italiana) si sono ormai dei veri e propri separati in casa. Da un lato l’on. Gabriella Duranti si è alleato con il consigliere regionale Cosimo Borracino, dall’altro il Sen. Dario Stefàno (un ex-UdC) si è alleato su Taranto con l’x-assessore regionale all’ agricoltura Fabrizio Nardoni, sempre trombato dagli elettori in ogni sua campagna elettorale, che è ormai diventato uno “zombie” della politica locale, e non solo… Fra gli ex-vendoliani compare il “gruppetto” (sfaldatosi) dei SDS il mini-movimento politico tarantino che fa capo all’attuale sindaco Ippazio Stefàno, giunto al suo secondo mandato di Sindaco e quindi non rieleggibile. In occasione delle ultime primarie del centrosinistra per le elezioni regionali del Governatore di Puglia, il sindaco Stefàno ed i suoi “adepti” passarono last minute con Michele Emiliano abbandonando i loro precedenti compagni di merenda di Sel, che appoggiavano invece la candidatura di Dario Stefàno.

Nel centrodestra continua la guerra fra i “reduci” di Forza Italia, un partito ormai pressochè inesistente di fatto sul territorio, che vede l’ex-sindaco di Massafra Martino Tamburrano e l’ex-consigliere regionale Pietro Lospinuso gli unici due politici di razza presenti su Taranto e Provincia, ed i fedelissimi di Raffaele Fitto a cui fanno riferimento all’On. Gianfranco Chiarelli ed al suo inseparabile braccio destro  Renato Perrini, neo-consigliere regionale. Dietro di loro un vero e proprio deserto. Politico e di competenze.

CdG ingresso operai ILVAL’anti-politica: Il Movimento Cinque Stelle, vive esclusivamente di luce riflessa nazionale cavalcando l’anti-politica, radunando intorno a se ex-iscritti del Pd, ex-sindacalisti e molti disoccupati a caccia di uno stipendio e/o incarico pubblico. Infatti nelle precedenti elezioni comunali, il M5s pur presentando una lista non riuscì ad eleggere neanche un consigliere comunale, salvo poi eleggere al Parlamento due deputati selezionati, votati ed indicati dal popolo grillino: i due disoccupati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (che alle comunali aveva raccolto un solo voto: il suo !)  che in campagna elettorale promettevano pubblicamente di accontentarsi di sole 2.500 euro al mese, mentre qualche settimana dopo l’ingresso in Parlamento, tradirono tutte le promesse elettorali, passando al Gruppo Misto ed incassando il loro stipendio “pieno” di parlamentari. Ed accanto a Furnari e la Labriola in campagna elettorale era onnipresente l’attuale eurodeputata grillina Rosa D’ Amato sul cui sito alla faccia della “millantata” trasparenza grillina, non vi è alcuna traccia delle sue spese e compensi elettorali) un altra eccellente disoccupata che per sopravvivere faceva l’insegnante di educazione fisica nelle palestre.

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Il totale incassato da un eletto alla Camera dei deputati è bene ricordarlo, è di circa 11.770 euro netti al mese, che equivalgono ad oltre 140mila euro l’anno. Si tratta di soldi guadagnati peraltro senza dover presentare alcuna fattura o scontrino e ai quali vanno aggiunti 1.200 euro all’anno di spese telefoniche certificate e 1.850 euro al mese per il cosiddetto ‘esercizio di mandato’, soldi che possono essere destinati alle spese (in questo caso da certificare) per un collaboratore o ad esempio per l’organizzazione di un convegno. Nell’arco dei 12 mesi questo tipo di entrata può raggiungere nel caso degli onorevoli quota 23.400 euro. Aggiungendoli al totale netto si arriva ad oltre 163mila euro all’anno. Il costo lordo dello stipendio di un onorevole, infine, sfiora i 230mila euro lordi ogni 12 mesi se si considerano anche le trattenute. Qualcuno di voi può dirci cosa hanno fatto per Taranto i deputati Furnari e Labriola eletti dal popolo grillino tarantino ?

Viene quindi spontaneo farsi alcune domande: ma possono i tarantini fidarsi ancora di questa gente ? E come faranno i tarantini a fidarsi di un branco di disoccupati o di persone alla ricerca di uno stipendio lauto e sicuro, retribuito con denaro pubblico ? Ma la nostra inchiesta non finisce qui. Domani vi racconteremo i retroscena delle auto-candidature, le liste civiche che si stanno formando, e tutto quello che pennivendoli e ventriloqui altrove non vi raccontano. Buon divertimento

1 | continua.




Il processo “Ambiente Svenduto” colpisce la stampa: Mascellaro lascia la direzione di (Taranto) BuonaSera

Alla luce dei procedimenti disciplinari aperti dal consiglio di disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Bari, nei confronti dei giornalisti intercettati dalla Procura della Repubblica di Taranto nell’inchiesta “Ambiente Svenduto“, cade la prima “testa”. Quella del giornalista barese Michele Mascellaro, ex-direttore del quotidiano Taranto Sera, successivamente “riciclatosi” con lo stesso quotidiano che ha cambiato nome, società e testata trasformandosi in (Taranto) BUONA SERA con lo scopo di attingere alle provvidenze di legge sull’editoria per i quotidiani editi dalle cooperative.  Secondo voci circolanti in città, ed abbastanza attendibili, dal 1° agosto Mascellaro lascerà la direzione del quotidiano del pomeriggio edito da un paio di mesi da una nuova cooperativa editrice  “SPARTA Cooperativa” (l’ennesima) costituita sempre dagli stessi soci della precedente “Dossier Coooperativa“. Ma questa volta compare un amministratore unico, che sinora era rimasto  sempre dietro le quinte: l’ex-ministro socialista Claudio Signorile. A sostituire Mascellaro sarebbe stato chiamato il giornalista Enzo Ferrari, che ha già lavorato a Taranto Sera, e successivamente è stato anche il  direttore dello sfortunato periodico WeMag, nella cui vecchia sede di piazza del Carmine, per ironia della sorte si  sono trasferiti recentemente i giornalisti del “carrozzone” Signorile-Bagnardi.

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Ecco uno stralcio delle intercettazioni che emergono dall’ordinanza del gip di Taranto, che riguardavano proprio il giornalista… Michele Mascellaro e Girolamo Archinà.

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A nulla è servito l’ “aiutino” successivo e recente che  il direttore uscente di (Taranto) Buona Sera avrebbe chiesto al solito “amico degli amici” in divisa, il quale a sua volta per ironia del destino seguirà la stessa sorte di Michele Mascellaro. Infatti anche l’  “amico degli amici” dal 1 settembre non lavorerà più a Taranto, e finalmente in città si respirerà un’ aria più pulita e tranquilla, e vi saranno anche meno “pressioni” ingiustificate, ma sopratutto grazie (lasciatecelo dire) al Corriere del Giorno che come ormai è ben noto a Taranto, non fa sconti a nessuno, e sopratutto non si inginocchia a nessuno, sarà possibile per i lettori ricevere finalmente un’ informazione più trasparente e non “manipolata”.  Il “barese” Mascellaro  quindi potrà tornarsene presto nella sua “cara” città natale dove avrà tutto il tempo di poter preparare con tutta calma…la propria difesa dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia che lo ha convocato proprio per il prossimo settembre, per chiedergli conto delle sue intercettazioni e del suo comportamento che di deontologico e professionale, hanno sicuramente ben poco.

Il paradosso è che come  ha scritto la collega Sandra Amurri su Il Fatto Quotidiano lo scorso 17 novembre 2013 “la fotografia della connivenza dell’ Ilva (Gruppo Riva n.d.r. )  con stampa, politica e sindacato l’ha scattata il procuratore Sebastio: “È una situazione che va analizzata dal punto di vista economico, politico e sociale più che penale”. E queste parole, come non condividerle ?

*   *   *   *   *   *   *

Eccovi il giochetto delle tre carte….:

CdG TarantoSera logoQuesto era il 1° giornale Taranto Sera diretto da Michele Mascellaro, la cui casa editrice (in realtà sempre gli stessi editori…) non ha avuto buona fortuna, ed è scomparsa oberata di debiti.

 

CdG Buonasera logoA Questo era il 2° giornale e cioè Buona Sera rilevato insieme alla società cooperativa DOSSIER, che lo editava in un piccolo paese della Campania, e trasferiti a Grottaglie,  quotidiano sempre diretto da Michele Mascellaro, a cui “furbescamente” avevano apposto (ma non in Tribunale nel Registro della Stampa) la parola “Taranto” per ricordare il giornale precedente.

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Questo è l’ultima versione grafica del nome del giornale, utilizzato ingannevolmente dal quotidiano “made in casa” Signorile-Bagnardi che ha apposto il nome Taranto sulla testata Buonasera, senza che in realtà il giornale si chiami così. Il vero nome registrato in Tribunale e quindi valido ed utilizzabile ai sensi di Legge  è Buona Sera . Non è quindi caso che proprio sulla Cooperativa DOSSIER vi siano attualmente in corso degli accertamenti ed indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Taranto, su delega del Nucleo Speciale Radiodiffusione ed Editoria che alcuni mesi ha sequestrato nei precedenti uffici tarantini di via Berardi della cooperativa “grottagliese”, scatole e scatole di documenti… Da qui la nascita dell’ultima Cooperativa Sparta. Quando durerà questa volta ? Ai posteri, (o alle Fiamme Gialle …)  l’ardua sentenza !

 

 




“Ambiente svenduto” & giornalismo corrotto | 7a puntata

Quello che state per iniziare a leggere (come sempre integralmente) sono altre intercettazioni necessarie a capire meglio la valenza delle conversazioni del direttore di Taranto (Buona) Sera

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“Ambiente svenduto” & giornalismo corrotto | 1a puntata

di Antonello de Gennaro

Indro Montanelli intervistato da Enzo Biagi nel suo programma televisivo “Il Fatto” , poco prima della sua scomparsa, dipinse in maniera emblematica (alla sua maniera !)  il rapporto tra un giornalista, il suo editore ed il pubblico, e disse: “Oggi non esiste più un solo giornalista che sappia dialogare con il suo editore, tutti hanno paura . Ma sono gli editori che dovrebbero temere i propri giornalisti: dovrebbero temerli  perchè essi sono i primi difensori della trasparenza dei giornali e garanti della lealtà verso il pubblico”.

Indro Montanelli

un grande insegnamento di Indro Montanelli

In questa città sono nato oltre 50 anni fa ed ho avuto la fortuna di avere un padre come Franco de Gennaro, che insieme ai suoi soci e co-fondatori fondò il Corriere del Giorno, cioè il quotidiano, che oggi state leggendo nella sua edizione online. Ho avuto la fortuna di avere oltre a mio padre, dei grandi e veri “maestri” di giornalismo come Mario Gismondi, Oronzo Valentini, Giorgio Tosatti, Antonio Ghirelli ecc. Ho avuto la fortuna di riuscire a diventare giornalista professionista a soli 23 anni (e mio padre era già morto da 3 anni) , record che ancora oggi mi risulta imbattuto. Perchè ve lo racconto ? Non certo per ricevere facile consenso, l’ ammirazione o applausi dai lettori che stanno leggendo quello che scrivo, nè tantomeno per atteggiarmi a “guru” del giornalismo.

Ve lo racconto con grande umiltà, per sfatare delle leggende metropolitane messe in giro recentemente da giornalisti tarantini (e della  provincia “complessata”) disoccupati, frustrati, incapaci, come le loro carriere confermano, per mettervi a conoscenza della verità e cioè che  che in 30 anni (fra un mese) di giornalismo professionistico, non ho mai ricevuto un qualsiasi tipo di richiamo deontologico dagli Ordini dei Giornalisti a cui sono stato iscritto (Bari, Milano, Roma) .

Qualcuno vi dirà: ma quello, de Gennaro è stato condannato per diffamazione (non giornalistica !) . Come ho già detto in passato, sono fiero di aver preso una condanna (“processo Svanity Fair“) peraltro coperta da indulto, e che in appello è stata dimezzata, anche perchè quelle diffamazioni (di oltre 10 anni fa)  successivamente alla luce nelle inchieste “Vallettopoli” e “Berlusconi Ruby-gate” e “Berlusconi Ruby-gateBis” , sono diventate a posteriori delle “verità” raccontate dal sottoscritto in anticipo su tutti, da “solitario” e senza avere a disposizione i potenti mezzi informatici e di intercettazioni delle forze dell’ordine. utilizzati dai pubblici ministeri Woodcock e Boccasini nello loro indagini.

Schermata 2014-12-01 alle 23.44.37In queste settimane abbiamo pubblicate le intercettazioni che comprovavano le connivenze fra la delinquenza mafiosa tarantina ed alcuni esponenti della politica locale e del suo squallido sottobosco. Qualcuno ci ha accusato: “perchè non parlate anche dei giornalisti corrotti ?“. Premesso che già lo avevamo fatto, abbiamo deciso di pubblicare le intercettazioni “INTEGRALI” agli atti dell’ ordinanza di custodia cautelare del Tribunale di Taranto, su richiesta della Procura della repubblica, meglio nota come “inchiesta Ambiente Svenduto“. I giornalisti coinvolti  Pierangelo Putzolu e Walter Baldacconi li conosco molto bene da anni, ad eccezione di Michele Mascellaro,  anche se ora questi “signori della disinformazione” quando mi incontrano fanno finta di non vedermi. E fanno bene, perchè sono loro che devono abbassare il capo e guardare per terra dalla vergogna. Io sto facendo solo e soltanto il mio lavoro: informare il lettore. Senza “se” e senza “ma” , e sopratutto senza fare sconti a nessuno. Giornalisti compresi.

Schermata 2014-12-02 alle 01.11.00

 

 

Partiamo dalle intercettazioni che riguardano il quotidiano Taranto Sera, successivamente chiuso per mancanza di lettori… oberato dai debiti e rifondato sotto mentite spoglie , ribattezzato in (Taranto) Buona Sera con direttore lo stesso giornalista: Michele Mascellaro.

(omissis…pagg. 431)

Michele Mascellaro

nella foto |  Michele Mascellaro

“Ad ogni buon conto, la stampa, in quel caso il quotidiano Taranto Sera”, diffondeva la notizia che si era di fronte ad “una finta emergenza berillio”, insinuando il dubbio che dietro tale emergenza, di fatto, si celassero ben altri interessi [v. articolo apparso sul quotidiano “Taranto Sera” del 31.08/01.09.2010, dal titolo: “Un affare di milioni dietro la fìnta emergenza berillio. NOSTRA ESCLUSIVA. Il documento top secret dell ‘Arpa smentisce tutto”, allegato 57 all’informativa 21.09.2012, tratto dalla rassegna stampa interna dell’ILVA, decreto 356/10 R.I.T., prog. 2802].

All’indomani della pubblicazione di detto articolo di stampa, l’ ARCHINÀ si intratteneva al telefono con il dott. MASCELLARO, direttore di Taranto Sera“, e commentava con soddisfazione l’articolo che questi, su sua sollecitazione, aveva pubblicato; lo esortava, altresi, a continuare nella stessa direzione, con un nuovo articolo “pepato” in relazione alla conferenza stampa che il sindaco STEFÀNO aveva convocato a seguito della diffusione di dette notizie (conv. dell’01.09.2010, progr. 8013, ore 10.50, allegato 58 all’informativa 21.09.2012).

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E gli articoli su “commissione di ARCHINA‘ ai giornalisti al suo “servizio”  non sono finiti……

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