Ecco quanto l' Italia versa realmente all' Unione Europea

di Giovanna Rei

ROMA – Il vicepremier leader del M5S Luigi Di Maio sostiene continuamente negli ultimi giorni  che  l’Italia versi annualmente  20 miliardi di euro all’ Unione europea, mentre  il commissario Ue al Bilancio , Günther Oettinger  nei giorni scorsi ha quantificato l’importo  a solo 3 miliardi. Uno strumento, nelle intenzioni esplicite del Governo Italiano, da utilizzare come arma di ricatto nei confronti di Bruxelles sulla questione dell’accoglienza dei migranti. “Noi siamo pronti a tagliare i fondi che diamo all’Ue” aveva dichiarato venerdì scorso, nel pieno della crisi sulla “nave Diciotti” il Di Maio, sostenuto immediatamente dal “socio-collega” Matteo SalviniVogliono 20 miliardi dei cittadini italiani? Dimostrino di meritarseli e si prendano carico di un problema che non possiamo più affrontare da soli. Agli italiani non chiederemo un centesimo di più”  A questo punto l’unica maniera per capire chi dice la verità  è quella di consultare i dati relativi al 2016 attualmente disponibili e pubblicati sul sito dell’Europarlamento (questa la versione in italiano), che per comodità riproduciamo anche graficamente.

 

 

Ma Di Maio e Salvini sono stati immediatamente smentiti dal commissario Oettinger È ora di correggere le cifre sbagliate – ha dichiarato il politico tedesco al giornalista Florian EderL’Italia non versa affatto 20 miliardi di euro l’anno all’Ue, ma tra i 14 e i 16 circa. Se si sottraggono a questi i contributi che arrivano al Paese per i programmi di coesione, la ricerca o le infrastrutture, resta un contributo netto di 3 miliardi l’anno“. In poche parole: il Governo italiano può utilizzare le leve politiche e finanziarie che meglio crede, ma l’arma politico-economico utilizzata come minaccia è meno pericolosa per l’ Unione Europa  di quanto sostengono (o facciano credere) gli alleati  giallo-verdi Di Maio-Salvini.

Günther Oettinger

A rafforzare la dura presa di posizione del commissario UE Oettinger è arrivate nella stessa mattinata anche la  posizione espressa dal Governo Tedesco. Il finanziamento del bilancio europeo “è stato ratificato nei Trattati europei, e vale per tutti” ha ricordato e chiarito Steffen Seibert  portavoce di Angela Merkel, rispondendo alle domande dei giornalisti sulle “minacce” del governo italiano.

Le affermazioni del commissario Oettinger sono sostanzialmente corrette. Infatti, l’Italia ha contribuito al bilancio comunitario nel 2016, per  13,939 miliardi di euro. Il nostro Paese a sua volta ha ricevuto in cambio 11,59 miliardi di fondi europei. Di questi il 44,07%, pari a poco più di 5 miliardi è stato destinato all’agricoltura (la media europea è del 46%), il 39% a fronte di una media Ue del 32% alle politiche regionali di coesione , l’11,6%  (in linea con gli altri Paesi Ue) ai settori di ricerca e sviluppo , il 2,32 % alle politiche di cittadinanza, giustizia,  libertà e  sicurezza ed una cifra analoga per l’amministrazione.

La differenza quindi i quasi 14 miliardi versati e gli 11 e mezzo rientrati sotto forma di fondi si avvicina dunque ai 3 miliardi correttamente indicati dal commissario europeo. Per la precisione nel 2016 siamo addirittura più vicini ai 2 miliardi e mezzo. Quindi Di Maio ha detto una clamorosa fesseria.

 

Legittimo quindi chiedersi come mai il vicepremier Di Maio abbia parlato di 20 miliardi .  E’ un errore che a dire il vero, nel dibattito politico italiano si protrae nel tempo . A “dare i numeri” (sbagliati !)  prima del leader grillino , erano stati l’altro vicepremier, all’epoca dei fatti soltanto leader della Lega, Matteo Salvini, il quale il 21 dicembre 2016 in una intervista al programma televisivo “Coffee Break” di La7  aveva detto “Noi ogni anno diamo al club Unione Europea 20 miliardi e ce ne tornano indietro 12“; e, come pubblicato dal sito d Pagella Politica, anche il leader del Pd Matteo Renzi,  partecipando  da premier a Porta a Porta il 21 gennaio 2016 , e parlando alla conferenza stampa di fine anno,  tre settimane prima.




Di tutto di più…

La citazione “mussoliniana” del ministro degli Interni Matteo Salvini, sui social network

Tanti nemici, tanto onore!

Il “siparietto” fra Sestino Giacomoni e Roberto Fico

Siparietto in aula durante la discussione alla Camera sul dl Dignità. Il presidente della Camera, Roberto Fico, nel dare la parola al deputato di Forza Italia Sestino Giacomoni sbaglia il nome chiamandolo “Giacomini“, e lui giocando con il cognome, risponde apostrofandolo: “Presidente FICA!“. Fico scoppia a ridere, così come tutta l’aula, e replica: “Questo resterà negli annali, ma di Forza Italia”. “Siamo coerenti“, gli ha risposto l’azzurro. (fonte: laStampa.it)

Notizia della settimana. Succede a Cassola, in provincia di Vicenza.  

Vicenza, spara dal balcone e prende un operaio immigrato: “Miravo al piccione” (fonte: LaPresse.it )

Ospite della trasmissione Omnibus su La7, il vicepremier Luigi Di Maio ha risposto a una domanda sulle numerose aggressioni contro gli stranieri che si sono verificate nelle ultime settimane in Italia. Secondo Di Maio non esista alcuna “emergenza razzismo”. Il problema sarebbe invece un altro

Qualcuno per sentirsi un po’ di sinistra, perché non lo è più, deve attaccare Matteo Salvini considerandolo di estrema destra” (fonte: Il Post)

Il direttore del quotidiano “Libero” Vittorio Feltri sulla Puglia 

“La Puglia ha un alto tasso di disoccupazione. Allora dico ai disoccupati pugliesi: invece di stare a casa a grattarsi le palle vadano a raccogliere le olive, vadano a lavorare la terra, senza aver bisogno che arrivino dei negri a lavorare per conto loro” (fonte: Stasera Italia-Rete 4)

Al senatore Pd Matteo Renzi scappa un po’ la frizione nell’analizzare l’aggressione subita da Daisy Osakue, l’atleta italiana di origini nigeriane ferita dal lancio di un uovo a Moncalieri. Secondo la procura di Torino il reato ipotizzato sarebbe “lesioni senza l’aggravante razziale”: nei giorni precedenti all’aggressione erano stati segnalati altri episodi analoghi con vittime bianche

#DaisyOsakue è una campionessa italiana. Ieri è stata selvaggiamente picchiata da schifosi razzisti

Beppe Grillo intervistato da Ian Bremmer, per la trasmissione americana GZeroWorld

Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15%. Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento così. Casualmente...”

Il giornalista e scrittore Marcello Foa, da designato alla presidenza della Rai, (poi bloccato dalla commissione di Vigilanza) dopo le polemiche per le sue presunte posizioni sovraniste annuncia orgoglioso la nuova nomina. Ed arriva subito uno “scivolone” grammaticale

Mi descrivono come Belzebù, evidentemente non mi conoscono: sono il tipo più pacioso del mondo” ed aggiunge  “Sono orgoglioso ed emozionato per la nomina a presidente della Rai (…) mi impegno sin d’ora per riformare la Rai nel segno della meritocrazia e di un servizio pubblico davvero vicino agli interessi e HAI bisogni dei cittadini italiani” (fonte: Il Messaggero )

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi intervistato 

Si candiderà alle prossime europee? “Io sono a disposizione di Forza Italia. Saranno come sempre gli organi del nostro Movimento a prendere una decisione“(fonte: Huffington Post )

Davanti ai deputati della propria maggioranza, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato così dell'”affaire Benalla“, il collaboratore dell’Eliseo licenziato dopo aver picchiato, travestito da poliziotto, alcuni manifestanti alle dimostrazioni parigine del 1 maggio

Alexandre Benalla non ha mai tenuto i codici nucleari, non ha mai occupato un appartamento di 300 metri quadri, non ha mai avuto uno stipendio da 10.000 euro, Alexandre Benalla non è il mio amante

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte intervistato da Marco Travaglio

Il premier sono io e l’indirizzo politico al governo devo darlo io!” (fonte: il Fatto Quotidiano)

Caterina Coppola esponente dei Giovani dem di Napoli critica Di Maio

Il reddito di cittadinanza non si fa più perché non ci sono i fondi. Il Jobs Act non lo smantellano più: non era male. L’articolo 18 non lo reintroducono. I voucher sì. La Buona Scuola ha “azzerato il precariato” (relazione tecnica dl Di Maio) Volevate questo? Bastava votare Pd…”(fonte Twitter )

Le dichiarazioni in aula Nick Di Michele consigliere comunale di Termoli del Movimento 5 stelle,    

Con noi sarà dittatura!“. Dopo lo scoppio delle polemiche, il consigliere M5s ha provato a spiegarsi: “È un modo di dire, mi è venuto perché mi avete davvero fatto arrabbiare. L’ho detto a titolo personale…” (fonte: Primonumero)

Il vicepremier Matteo Salvini con i suoi i costanti aggiornamenti “social” anche in vacanza

Quante serate da ragazzo passate a giocare! Stasera flipper batte Salvini 2 a 0. Mi rifarò battendo e ribattendo il Pd!”…”Mare, sole, silenzio, amici, due birre, natura e qualche ora di relax. Evviva la pesca in Romagna! Baci a Maiorca

Intervistato Lorenzo Fontana ministro della Famiglia affronta anche temi politici in qualità di vicesegretario del Carroccio 

Fontana si lascia andare a dichiarazioni di ammirazione verso Orban che “non ha paura di essere politicamente scorretto per difendere i suoi connazionali: è coraggioso e apprezzo quello cha fa per il suo paese” e Putin che “rappresenta uno dei primi politici che ha portato avanti la battaglia identitaria per difendere il proprio popolo” (fonte: quotidiano La Verità -AGI Agenzia Italia)

Aldo Cazzullo editorialista del Corriere della Sera così ricorda Sergio Marchionne, scomparso improvvisamente

E trovò un segno per raccontare la propria alterità: il maglione scuro al posto della giacca e della cravatta dell’establishment, concedendosi anche il vezzo – non per mancargli di rispetto da morto, ma per restituirne la fisicità da vivo – della forfora sulle spalle” (fonte: Corriere della Sera)

Paolo Cirino Pomicino ed il  taglio dei vitalizi.  

Tempi duri anche per Cirino Pomicino, decano della Democrazia Cristiana che può vantare un assegno mensile della Camera da 9.636 euro lordi e che vedrà il vitalizio decurtarsi del 43%, fino a scendere sotto i 5.500 euro: “è un atto vergognoso – dice – anche se non sono di certo amareggiato, chi fa politica deve essere pronto a questo tipo di angherie”. A preoccuparlo, più che lo stringimento dei cordoni della borsa, è la minaccia alla democrazia: “Presto ci ritroveremo parlamentari impoveriti e con il vincolo di mandato. Finirà che risponderanno solo ai segretari di partito che li hanno messi lì”  (fonte: il Fatto Quotidiano)

Il Pd sta tornando. Sentite la parlamentare dem Maria Elena Boschi su Twitter…

Felice della vittoria di Simona e di tutta la squadra nelle amministrative del comune di Pergine Laterina. Complimenti a tutte e tutti!”




Pd: assemblea nazionale elegge Martina segretario

ROMA – “Ripartenza non può essere ricostruire un simil Pds o una simil Unione”, ha detto Matteo Renzi all’Assemblea Nazionale del Pd, aggiungendo  “Se qualcuno pensa che sia la nostalgia la chiave non coglie la novità“.

Noi l’egemonia l’abbiamo avuta per tre o quattro anni. L’abbiamo persa e l’atto delle dimissioni ha questo significato  di riconoscere la sconfitta” prosegue Renzi. E una parte della platea applaude a sottolineare la responsabilità di Renzi. A quel punto l’ex segretario si ferma e replica: “Abbassiamo tutti i toni delle tifoserie. So che non sono l’unico responsabile ma in politica si fa così: paga uno per tutti“.

Tra le cause della sconfitta ci sono “i toni e i tempi della campagna elettorale. Non è l’algida sobrietà che fa sognare un popolo, devi dare un orizzonte forte al Paese“. Altra causa per Renzi è “la mancanza di leadership: non c’è comunità che non esprima un leader, perché in politica la comunicazione è essenziale“. Inoltre “non abbiamo dettato l’agenda: sullo ius soli dovevamo decidere, o si metteva la fiducia a giugno o si smetteva di parlarne. Io l’avrei fatto perché fondamentale“.

“Smettiamola di considerare nemici quelli accanto a noi.Ci rivedremo al congresso, riperderete il congresso e il giorno dopo tornerete ad attaccare chi ha vinto” continuando “adoro stare sui contenuti e ragionare, per chi è in grado di ragionare mica per tutti…” e rivolgendosi suoi dice: “Vi suggerisco di non cadere nelle provocazioni“.

“Non si può sempre, comunque e soltanto, attaccare dall’interno. –  ha detto RenziPerché così si aiuta la destra. Basta risse da cortile alle quali il nostro popolo non può più stare. Io darò il mio contributo per la battaglia educativa e culturale contro chi vuol chiuderci nell’odio e nella paura“.

“Fate il percorso che volete io ci sono, ma se il giorno dopo le elezioni si ricomincia daccapo il problema è quando si chiude il congresso, non quando si inizia“, aggiunge. “Non siamo alla terza Repubblica ma non siamo nemmeno alla prima Repubblica in cui la corrente di un partito immagina di indebolire il leader per avere poi qualcosa di più. O ce ne rendiamo conto o perderemo la possibilità di incidere. Altro che “terza Repubblica“, con Salvini e Di Maio siamo alla terza media”.

Renzi attacca quindi i Cinquestelle: Avevamo alternative? L’accordo con M5S. Ho combattuto come un leone per oppormi perché chi vince le elezioni deve governare, e hanno vinto M5S e Lega. Se avessimo fatto coalizione con M5S o con il centrodestra avremmo mandato all’opposizione i vincitori delle elezioni e sarebbe stata una ferita per il Paese. Avrebbero detto che nessuno rispetta la democrazia”.


“Se avessero vinto quelli che dicevano accordo M5S-Pd avremmo avuto una profonda ferita costituzionale – afferma Renzi  – rispetto chi dice che il M5S è la nuova sinistra, sono cantanti, intellettuali, ma io trovo che sia la vecchia destra. Non potremo mai perdonarli di aver trasformato la lotta politica in Italia in una rissa. Avete inquinato le falde della democrazia. C’è una componente di centrosinistra nel M5S? Possono prendere il bus e pagare i contributi alle colf, ma restano una corrente della Lega“.

Prende la parola Martina convinto che in ballo ci sia il Pd. Per questo, dice, va avviato subito un congresso straordinario. “Propongo che il partito avvii un percorso congressuale straordinario da qui a prima delle europee che ci porti a elaborare idee, persone, strumenti nuovi. Dobbiamo riorganizzare tutto“.  “In autunno terremo i congressi territoriali, perché nei territori il partito è collassato“. Quindi ad ottobre “un grande appuntamento che si rivolga al Paese. Chiedo di poter fare un lavoro ricostruttivo e rifondativo: in ballo ci sono le ragioni fondative del Pd“.

“Il Pd si muove. Con fatica, ma finalmente si muove.  scrive Nicola Zingaretti, presidente riconfermato della Regione Lazio sul suo profilo Facebook  salutando come positivo il congresso prima delle europee. Al bando ora ogni conservatorismo o nostalgia del passato con ricette che hanno fallito. Dobbiamo guardare avanti. Quando ci riusciamo il Pd vince, insieme a tanti altri, anche ora”   ed aggiunge “Costruiamo in tutto il paese in maniera aperta “comitati per l’alternativa” per chiamare a raccolta chi vuole cambiare e ridare agli italiani un futuro“.

 “A me quello che più mi ha colpito dell’intervento di Matteo – ha commentato Zingaretti con i giornalisti il discorso di Matteo Renzi all’assemblea Pd–  e un po’ anche mi è dispiaciuto è che alla fine non si predispone mai all’ascolto degli altri, delle ragioni degli altri. Per un leader è un grandissimo limite“.




Il governo debutta al Senato, Conte chiede la fiducia

ROMA – “È un momento importante per me e per il Paese, avverto pesante la responsabilità“. Sono le prime parole del premier Giuseppe Conte al suo arrivo al Senato, dove oggi verrà votata la fiducia al governo giallo-verde. “Bisogna offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini“, esordisce il Presidente del Consiglio nell’illustrare il discorso programmatico nell’aula di Palazzo Madama. “Oggi ci presentiamo a voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo ma di un progetto per il cambiamento dell’Italia“, continua Conte. E aggiunge: “Assumo l’incarico con umiltà e determinazione, mosso solo da spirito di servizio. Da noi un cambiamento radicale di cui siamo orgogliosi. Io sarò garante del contratto, come avvocato che tutelerà l’interesse dell’intero popolo italiano. Oggi ci presentiamo a voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo ma di un progetto per il cambiamento dell’Italia, formalizzato sotto forma di contratto.”

Con questo spirito e questa consapevolezza oggi ci presentiamo a voi per chiedere la fiducia a favore non solo di una squadra di governo ma di un progetto per il cambiamento dell’Italia, formalizzato sotto forma di contratto dalle due forze politiche che formano la maggioranza parlamentare”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel discorso per la fiducia in Senato.

Rivolgo un saluto al Presidente della Repubblica che rappresenta l’unità nazionale e che ha accompagnato le fasi di formazione di questo governo” ha esordito Conte.  “Assumo incarico con umiltà e determinazione” ha sottolineato.

 

il discorso del premier Giuseppe Conte al Senato della Repubblica

Chiedendo la fiducia per il governo Conte, affiancato dai vicepremier Di Maio e Salvini, ha rivendicato la scelta del contratto di governo quale metodo di lavoro del suo esecutivo. “Sono grato – ha detto Conte guardando Luigi Di Maio e Matteo Salvinia chi rinunciando a legittime ambizione personali ha reso possibile la formazione del governo, e mi fanno sentire ancora più profondamente le responsabilità. Non ho pregresse esperienze politiche, sono un cittadino che si è dichiarato disponibile ad assumere eventuali responsabilità e successivamente ad accettare la responsabilità di governo“.

Ci prendiamo la responsabilità di affermare che ci sono politiche vantaggiose o svantaggiose per i cittadini: le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere populiste e antisistema. Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo“, ha aggiunto Conte che ha elencato una serie di impegni inseriti nel contratto di governo: “potenziare la legittima difesa“, mettere fine al “business dell’immigrazione“, lavorare per un “salario minimo” e per il reddito di cittadinanza, “tasse eque” e riduzione del debito, e ancora l’uso di agenti sotto copertura contro la corruzione.

È necessario, spiega il premier, “offrire risposte concrete ai bisogni dei cittadini: la crescente disattenzione verso le istituzioni e la perdita di prestigio devono spingere a tutti a un supplemento di responsabilità che passa attraverso una maggiore apertura alle istanze reali che vengono da chi vive fuori da questi Palazzi. L’autorevolezza del governo e del Parlamento non possono basarsi solo sui compiti affidati loro dalla Carta istituzionale ma devono essere conquistati giorno dopo giorno operando con disciplina e onore e mettendo da parte le convenienze“.

Sulla politica estera, Conte afferma: “Intendiamo ribadire la convinta appartenenza del nostro Paese all’Alleanza atlantica, con gli Stati Uniti d’America quale alleato privilegiato. Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli ultimi anni il suo ruolo internazionale in varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni, a partire da quelle che rischiano di mortificare la società civile russa“.

Il discorso programmatico del premier Giuseppe Conte, nel quale ha inserito anche un passaggio su Soumaila Sacko, il migrante ucciso in Calabria, sarà consegnato poi alla Camera che voterà mercoledì alle 17,40. Il premier Conte tornerà alle 14,30 a Palazzo Madama per la discussione e il voto finale. Alle 17,40 sono previste le dichiarazioni di voto dei sette gruppi, alla fine, entro le 19,30, avverrà la prima “chiama“. A seguire, la seconda “chiama“: si presume che entro le 20,30 circa le operazioni di voto per la fiducia saranno concluse. Al dibattito in Senato interverrà l’ex premier ed ex segretario Pd Matteo Renzi.

 

 

 




Il M5S minaccia Mattarella di impeachment. Ed il Capo dello Stato convoca il prof. Cottarelli.

Carlo Cottarelli

ROMA – In arrivo il “Governo del Presidente” come questo quotidiano online aveva previsto nei giorni scorsi…. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella dopo la rinuncia a formare il governo di Giuseppe Conte, ha infatti convocato per questa mattina al Quirinale il professor Carlo Cottarelli.  l’ex commissario alla spesa pubblica durante il Governo Letta. “Sentirò il parere delle Camere” ha detto il Capo dello Stato, che quindi affronterà il volere del Parlamento, chiedendo attraverso Cottarelli a deputati e senatori se vogliono portare il Paese al voto senza aver fatto partire un governo, con i mercati in fibrillazione e il rischio di aumento dell’Iva.

Nel frattempo imperversa uno scontro istituzionale fra il M5s e che tuona contro il Colle. Il più duro è proprio Luigi Di Maio. “La scelta di Mattarella è incomprensibile”, ha attaccato. “La verità è che non vogliono il M5s al governo, sono molto arrabbiato ma non finisce qui“, minaccia. L’attacco più duro e frontale quando, ospite di Fabio Fazio, affonda il colpo: “Chiedo l’impeachment per Mattarella”.

I grillini hanno ribadito la loro posizione in serata in un comizio a Fiumicino alle porte di Roma, con Alessandro Di Battista al fianco del capo politico del movimento: “La democrazia è stata abolita, Savona punito per un reato d’opinione. Prima di tornare al voto bisogna mettere sotto accusa il Capo dello Stato Mattarella per attentato alle Istituzioni. Saremo in tutte le piazze e in tutte le televisioni. La democrazia è stata abolita in questo Paese”. Ed ancora: “Era una cosa premeditata, far fallire il governo del M5S e della Lega. Difficili ora aver fiducia nelle istituzioni e nelle leggi dello Stato“.

Ma la condotta del Presidente della repubblica Sergio Mattarella è “ineccepibile” e ”costituzionalmente corretta”. E’ quanto ha affermato all’Adnkronos l’ex Presidente emerito della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick che valuta le ipotesi di impeachment improponibili. Il comportamento di Mattarella, spiega, “è espressione di un doveroso atteggiamento politico-costituzionale ben diverso dalle valutazioni politiche che possono motivare le scelte dei partiti“.

“Il presidente ha esercitato attraverso il suo potere la valutazione che la Costituzione gli affida nella nomina del primo ministro e dei ministri” spiega il Presidente Flick . “E lo ha fatto spiegando le ragioni per cui non ha nominato un ministro tenendo del valore Costituzionale che gli articoli 111 e 117 della costituzione attribuiscono alla nostra adesione al sistema economico e giuridico europeo: un sistema che può essere modificato secondo le procedure previste dai trattati e non in modo unilaterale. Non riesco a comprendere come l’adempimento di questo diritto-dovere costituzionale possa configurare una ipotesi di attentato alla Costituzione come qualcuno pare aver detto nell’ambito dei primi commenti. Personalmente – afferma l’ex presidente della Corte Costituzionale – sono grato al Presidente come cittadino come persona prestata alle istituzioni, come studioso di diritto costituzionale per la chiarezza e linearità delle motivazioni che il presidente ha offerto all’opinione pubblica“.

“L’articolo 1 della Costituzione affida la sovranità al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione. Il Presidente della repubblica rappresenta l’unità nazionale. Unità che rappresenta anche quando ai sensi dell’articolo 92 della Costituzione esercita il diritto dovere di nomina del presidente del consiglio e dei ministri. Diritto-dovere che il presidente – conclude Flick deve esercitare senza alcuna forma di costrizione“.

In difesa del Colle arriva una nota di Silvio Berlusconi: “Il M5s che parla di impeachment è come sempre irresponsabile”, commenta il leader di Forza Italia a cui si aggiunge il commento di Matteo Renzi: “Minacciare Mattarella è indegno”. Stessa opinione per l’ex-premier Paolo Gentiloni e per il segretario del Pd, Maurizio Martina: “Passaggio drammatico, consiglierei a Di Maio e Salvini di misurare le parole“.

La campagna elettorale per il voto di ottobre è già iniziata. E Di Battista ha già annunciato che ci sarà, si ricandiderà, e a chi in questi giorni ha ipotizzato un suo sorpasso nella leadership proprio ai danni di Di Maio, risponde: “Sarò sempre al fianco di Luigi. Non si rendono conto che non prenderemo solo il 32% alle prossime elezioni“, dimenticando la regola interna del M5S del limite dei due mandati parlamentari che di fatto impedirebbe a Di Maio di ripresentarsi. Ma forse questo Di Battista  lo sa molto bene, ed infatti non si era candidato.




Governo. Conte premier incaricato da Mattarella: “Sarò avvocato difensore degli italiani. Nasce il governo del cambiamento”

il presidente Mattarella e Conte

ROMA  – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incaricato il professor Giuseppe Conte della formazione del governo. Conte ha accettato – come da formula di rito – con riserva. Il premier incaricato, giurista, nel suo discorso, subito dopo aver ricevuto l’incarico, ha sottolineato di voler agire da “avvocato difensore del popolo italiano“. Ha esordito sottolineando la “necessità di confermare la collocazione europea”. Il premier incaricato si è detto consapevole delle sfide che ha di fronte.

Nel suo primo discorso ufficiale da premier incaricato, Conte ha sottolineato che “Il governodovrà cimentarsi da subito con i negoziati in corso sui temi del bilancio europeo, della riforma del diritto d’asilo e del completamento dell’unione bancaria: è mio intendimento impegnare a fondo l’esecutivo su questo terreno costruendo le alleanze opportune e operando affinché la direzione di marcia rifletta l’interesse nazionale“.

“Il contratto su cui si fonda questa esperienza – ha detto – rappresenta in pieno le aspettative di cambiamento degli italiani. Lo porrò a fondamento dell’esperienza di governo nel pieno rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica e della Costituzione. Voglio dar vita a un governo dalla parte dei cittadini“. “Sono disponibile” a fare il premier – ha aggiunto – “senza risparmiarmi, con il massimo impegno e la massima responsabilità”. “Non vedo l’ora di iniziare a lavorare sul serio, grazie a tutti“, aggiungendo ancora “Nei prossimi giorni tornerò dal presidente della Repubblica per sciogliere la riserva e in caso di esito positivo per sottoporgli le proposte sui ministri“.

 

 
 

L'”avvocato del popolo” di fronte al capo dello Stato, non ha dovuto sostenere l’improba fatica di dare spiegazioni e chiarimenti sul suo rigore morale, se cioè sia una vittima innocente di una campagna di fango o un peccatore come tanti, sia pur macchiato di peccati veniali. Il lungo colloquio col Presidente della Repubblica è servito soprattutto, oltre che a conoscersi, a mettere a punto quel comunicato, letto alla Vetrata, dove anche a un osservatore inesperto non sfuggirebbero le due mani, con cui è stato scritto, evidentemente diverse anche nello stile. La prima parte, cara al Quirinale, di fedeltà europeista e di “conferma della collocazione internazionale dell’Italia“. La seconda, preparata dallo staff pentastellato prima della sua salita al Colle, sul “governo del cambiamento“, “l’avvocato del popolo“, il “rispetto del contratto”.

Complessa, però, la partita sulla squadra di governo. La composizione della lista dei ministeri è infatti ancora un rebus. Certamente Conte e Mattarella dovranno lavorare in stretto contatto per definire una squadra che appare largamente già costruita all’esterno da Lega e Movimento Cinque stelle. Prevedibile che ora il capo dello Stato darà corpo e pesa alle sottolineature espresse nelle scorse settimane. Paletti chiari piantati dal Colle sulla politica estera, il rispetto dei Trattati, anche economici, e degli accordi internazionali. Temi fondamentali che impattano principalmente su tre ministeri: Esteri, Difesa e Economia.

E proprio sull’Economia si annuncia battaglia: la Lega insiste sul nome di Paolo Savona, economista esperto e capace che però da anni ha virato su posizioni fortemente critiche su Unione e Euro.

“Non dico che sarà tutto facile, abbiamo assistito a un livello di attacco inimmaginabile, si voleva trasformare in un sol giorno Conte nel male di questo Paese ma abbiamo resistito e Mattarella è stato pienamente rispettoso della nostra Costituzione e per questo lo ringraziamo per ciò che ha fatto“, ha detto in serata Di Maio in diretta su Facebook. “Conte avrà la possibilità di far volare questo paese, renderlo più leggero, più snello e con più diritti. E Conte deve sapere che tutto il Movimento è con lui“. “Dopo tante ingiustizie, inizieremo a fare giustizia in questo Paese“, ha detto ancora il leader del MS5. “Questo sarà un governo politico, ma non per i profili – io spero di esserci e spero che ci sia il più alto numero di esponenti del M5S ma questo governo sarà politico perché mette al centro i cittadini“.

Dopo l’incarico Forza Italia fa sapere che voterà no alla fiducia: “Sta per nascere un esecutivo Movimento 5 stelle-Lega a forte trazione grillina – sottolinea  la capogruppo alla Camera dei Deputati Mariastella Gelminicon un presidente del Consiglio tecnico, perché non è mai stato votato dagli italiani. Noi siamo preoccupati soprattutto per un ‘contratto’ di governo lontano dalle esigenze degli italiani“. “Forza Italia voterà contro la fiducia e farà un’opposizione severa e senza sconti“.

Buon lavoro al presidente incaricato Conte. Egli si è proposto come l’avvocato difensore del popolo italiano. – ha detto Matteo Renzi –  noi ci costituiamo parte civile. Parte civile per verificare se realizzeranno le promesse della campagna elettorale. E parte civile nel modo di fare opposizione“.

Il presidente del Consiglio incaricato dopo aver ricevuto l’incarico ha subito dopo lasciato il Palazzo del Quirinale: si è allontanato in taxi com’era giunto, ma in qualità di premier è stato preso in consegna da una scorta che ha seguito il veicolo. Ha incontrato il presidente della Camera, Roberto Fico, per il saluto di rito a Montecitorio, e poco dopo le 21 ha lasciato il palazzo diretto al Senato.

Inizieranno giovedì alle 9, a Montecitorio, le consultazioni del premier incaricato Conte. I primi a essere sentiti saranno i gruppi misti di Camera e Senato. A seguire le rappresentanze parlamentari di maggioranza e opposizione, dalle più piccole alle più grandi. Alle 11.15 saranno sentiti i deputati di Leu e gli iscritti al gruppo misto del Senato di Leu, per poi proseguire con deputati e senatori di Fratelli d’ Italia  (ore 11.45), Partito Democratico (12.15), Forza Italia (14), Lega (14.30), e in chiusura deputati e senatori di M5s, alle 15.




Toto-Governo: Belloni in pole, sale Rossi al Tesoro

ROMA -Un riferimento alle tensioni di queste ore, e alla delusione per il comportamento delle forze politiche, è arrivato dal Capo dello Stato  Sergio Mattarella con una sua frase pronunciata durante l’incontro con i giocatori del Milan e Juventus, protagonisti oggi della finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico di Roma rivolgendo loro un discorso sulla correttezza del comportamento di chi fa sport. Poi ricorda di essersi paragonato a un arbitro nel discorso di insediamento, nel 2015.

 “I vostri discorsi – ha detto il capo dello Stato rivolgendosi ai capitani delle due squadre  Buffon e Bonucci – mi hanno fatto pensare alle squadre che concorrono e si rispettano, avendo a cuore la correttezza. Questo mi ricorda gli arbitri, i miei colleghi: nel mio discorso di insediamento mi sono paragonato agli arbitri assicurando la mia imparzialità, guadagnandomi un applauso, poi ho detto che i giocatori lo devono aiutare con la loro correttezza” e anche qui è scattato un applauso con qualche segno di sorpresa. “L’arbitro può condurre bene un incontro se ha un buon aiuto, correttezza e impegno leale. Un buon arbitro spera sempre di non essere notato e può non essere notato se i giocatori sono corretti”, ha detto il Presidente della Repubblica.
Intanto, sembrano allungarsi i tempi per il conferimento dell’incarico. Mattarella  da un lato deve sondare i possibili candidati alla “premiership” e i potenziali ministri per un esecutivo chiamato a rimanere in carica fino a dicembre, nell’ipotesi più ottimistica, o poche settimane in caso di mancata fiducia; dall’altro deve cercare di capire quanto siano concrete le voci di un passo di lato da parte di Silvio Berlusconi, che potrebbe ridare vigore alla trattativa tra M5S e Lega.

Ma alle otto di ieri sera è arrivata con una nota dai toni secchi il secco “rifiuto” di Berlusconi  che mette un punto alle voci che circolavano negli ambienti politico-parlamentari: “Silvio Berlusconi – si legge – smentisce fermamente le indiscrezioni secondo le quali sarebbe pronto a dare un appoggio esterno ad un governo guidato da M5s e Lega. Dopo due mesi di tentativi per dare vita a un governo espressione del centrodestra, prima forza politica alle elezioni del 4 marzo, Forza Italia non può accettare nessun veto“.

Matteo Renzi intervistato in serata da Giovanni Floris a Di Martedì, ha annunciato: “Io non correrò alle primarie che decideranno il prossimo leader del Pd. Secondo me il candidato naturale è Gentiloni, ha aggiunto rispondendo a Floris che gli domanda chi sarà secondo lui il candidato premier del Pd. “C’è qualcuno che sta giocando sulla pelle del Paese, sono i 5Stelle e il centrodestra”. “Io Salvini l’ho visto, siamo entrambi senatori. Sono curioso di come spiegherà all’operoso Veneto che andranno a pagare il reddito di cittadinanza a chi sta sul divano. Secondo me i due si amano, ma le famiglie non sono d’accordo. Quello che mi colpisce di Di Maio è la straordinaria capacità di cambiare idea. E’ molto simile a Marx, ma non a Karl, a Groucho: ‘questi sono i miei valori, se non vi piacciono li cambio’“, ha detto l’ex segretario dimissionario dei Democratici.

 “Tenere bloccato un paese è assurdo, Di Maio, se non è in grado di fare un governo con il centrodestra, lo deve dire e deve consentire di riscrivere le regole del gioco”, ha aggiunto Renzi. “E’ una soap opera, ogni giorno c’è una cosa nuova. Il referendum che mi ha mandato a casa serviva a evitare questa buffonata“.

Per azzardare un pronostico bisogna partire dal profilo generale impostato da Sergio Mattarella nei giorni scorsi. Le certezze sono poche: il premier deve avere una standing internazionale ed essere riconosciuto in Europa (il Consiglio europeo di fine giugno viene considerato cruciale); nella squadra ci devono essere competenze di gestione economica visto che l’obiettivo è scongiurare l’aumento dell’Iva grazie all’approvazione della Legge di Bilancio 2019; i componenti dell’esecutivo non devono essere politici, anche perché il Presidente gli chiederà di non essere candidati alle prossime elezioni. I profili devono essere inattaccabili dal punto di vista etico e giudiziario. Non poco, quindi. Paletti questi che presuppongono una decisione difficile anche da parte di chi dovesse essere chiamato dal Colle ad entrare in questo nuovo Governo.

L’incarico per formare quel governo di “garanzia” annunciato due giorni prima, potrebbe quindi slittare alla giornata di giovedì, per poi sciogliere la riserva nella giornata di sabato, dopo oltre sessanta giorni, tre giri di consultazioni e un appello alla “responsabilità”, essendosi esaurita anche l’ennesima attesa delle convulsioni del centrodestra. Dopo il giuramento il nuovo Governo si presenterà alle Camere prevedibilmente alla metà della prossima settimana, quando sarà già trascorsa la prima metà di maggio sul calendario .

I partiti concederanno la fiducia ? Tra il frequentatori del Colle viene manifestata una sicurezza serafica: “Bene Mattarella, come ha spiegato nel suo discorso, si dirà pronto a sciogliere le Camere in due giorni, se è questo che vogliono“. Toccherà quindi poi ai partiti assumersi la responsabilità davanti ai cittadini che non sembrano così entusiasti e disgustati in molti dall’ inconcludenza dei partiti di questi mesi e poco disposti ad annullare le ferie per andare a votare. Toccherà spiegarlo agli albergatori, agli operatori del settore turistico la cui preoccupazione sulla stagione è stata già recapitata ai rispettivi parlamentari dei vari territori

Il Parlamento per fortuna non è Facebook, cioè un social network. Potrebbe  accadere per esempio che, dopo una non auspicabile bocciatura da parte dei due rami del Parlamento del Governo di tregua, vengano alla luce gli elementi per un nuovo giro di consultazioni che il Presidente Mattarella, che le sta provando tutte senza interferire minimamente, non potrebbe rifiutare. A quel punto un nuovo giro di colloqui renderebbe impossibile lo scioglimento in tempo utile per poter votare il prossimo 22 luglio.

In definitiva se il tentativo del presidente Mattarella fosse destinato ad andare a vuoto, un Governo “neutrale” è pur sempre un passaggio politico, e un passaggio politico non è mai neutro, produce sempre degli effetti, anche in questa epoca di messaggi semplificati e di ubriacatura da ritorno al voto. E, a dirla parole povere, il “messaggio” sarà che Mattarella avrà fatto un governo di persone competenti e oneste, dopo mesi di chiacchiere, puntigli e veti. E potrebbe succedere che qualcuno dica: “perché non lo facciamo lavorare?“. Può anche accadere che questo Governo, una volta vista la composizione “tecnica”, possa piacere all’opinione pubblica. Ma sopratutto ai molti parlamentari neo-eletti che non hanno alcuna certezza di essere rieletti, e dovrebbero affrontare una nuova dura e costosa campagna elettorale.

E nel riserbo totale del Quirinale impazza il toto-nome. Rumours parlamentari alla vigilia danno in pole per l’incarico di premier Elisabetta Belloni, la prima donna a ricoprire il delicato ruolo di segretario generale della Farnesina. Molto forti anche le voci intorno a Salvatore Rossi, barese, dal 2013 direttore Generale della Banca d’Italia , il quale verrebbe indicato come Ministro dell’ Economia.

Prima fila da SX: Enzo Moavero Milanesi, Lucrezia Reichlin, Salvatore Rossi, Anna Maria Tarantola. Seconda fila da SX: Elisabetta Belloni, Giampiero Massolo, Marta Cartabia, Carlo Cottarelli

Si tratta infatti di un Governo a vita limitata e, probabilmente, limitatissima se i partiti lo bocceranno sul nascere. Insomma, la prospettiva eutanasica non invoglia certo a partecipare. Nella “rosa” del presidente  Mattarella, che gira negli ambienti del Quirinale, oltre ad Elisabetta Belloni (persona “bipartisan” gradita anche al M5s), è entrata Marta Cartabia. Milanese, 54 anni, vicepresidente della Corte Costituzionale  la più giovane  componente della Consulta nominata nel 2014 da Giorgio Napolitano, che è molto stimata dall’attuale presidente della Repubblica. Dagli uomini del Colle viene analizzato anche il profilo di Lucrezia Reichlin, romana, economista figlia di due comunisti storici (Alfredo Reichlin e Luciana Castellina), attualmente docente di Economia alla London Business School, direttrice generale alla Ricerca alla Banca Centrale Europea la quale ha sicuramente tutte le competenze e le carte in regola per ricoprire un ruolo di prestigio.

Circola anche il nome anche di Giampiero Massolo, ambasciatore di lungo corso con grandi conoscenze internazionali, che sarebbe perfetto al Ministero degli Esteri. E poi si prosegue da giorni con i nomi di Carlo Cottarelli, 64 anni, già commissario alla spending review a Palazzo Chigi, di Anna Maria Tarantola, una vita in Bankitalia ed ex presidente della Rai, di Enzo Moavero Milanese, grande esperto dei meccanismi dell’Unione Europea e già ex ministro del Governo Letta. Ma non si escludono sorprese dell’ultima ora




Renzi: “Chi ha perso non può governare. Incontro con Di Maio sì, fiducia a governo M5S no”. Roberto Fico chiarisca i fatti che lo riguardano

ROMA –   Matteo Renzi, segretario dimissionario del Pd, ospite su RAIUNO a ‘Che tempo che fa‘ intervistato da Fabio Fazio non ha dubbi sul concetto già espresso che non si può ignorare l’esito delle elezioni del 4 marzo, ed aggiunge : “Chi ha vinto, deve assumersi la responsabilità e governare“, dice Renzi, che aggiunge “Siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Il Pd ha perso, io mi sono dimesso: non possiamo pensare che i giochetti dei caminetti romani valgano di più della scelta degli italiani“. Non ha escluso un incontro con il leader del Movimento 5 stelle, ma dice un categorico ‘no‘ al sostegno all’esecutivo: “Un incontro con Di Maio , la fiducia a un governo M5s no“.

Vi è dunque una disponibilità a discutere sulle riforme, “ma non siamo disponibili sulle poltrone…Non siamo disponibili a diventare soci di minoranza della Casaleggio”. E la sua posizione, dice Renzi, è condivisa dalla maggior parte dei senatori dem: “Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno”.

Quindi con queste posizioni rigide del PD non si intravede alcuna possibilità di alleanza con il M5S, alle quali replica poco dopo Luigi Di Maio: “Il Pd non riesce a liberarsi di Renzi nonostante l’abbia trascinato al suo minimo storico prendendo una batosta clamorosa. Altro che discussione interna al Pd. Oggi abbiamo avuto la prova che decide ancora tutto Renzi col suo ego smisurato“, un post  pubblicato su Facebook. E aggiunge: “Noi ce l’abbiamo messa tutta per fare un governo nell’interesse degli italiani. Il Pd ha detto no ai temi per i cittadini e la pagheranno” ed annuncia: “Domani seguitemi in diretta sulla mia pagina Facebook. Ci saranno novità!“. Da non dimenticare che Di Maio in campagna elettorale si è sempre sottratto ad un confronto con Renzi e Salvini.

 

L’ex presidente del Consiglio, quindi, non esclude il confronto con il leader del Movimento, che a suo parere dovrebbe essere trasmesso in streaming per chiarire una volta per tutte le reciproche posizioni, ma ribadisce che, per lui, il Partito Democratico deve restare all’opposizione: “Non possiamo con un gioco di palazzo rientrare dalla finestra dopo che abbiamo perso le elezioni. Se sono capaci ci provino Di Maio e Salvini”. Anche perché, insiste, “abbiamo fatto una campagna elettorale durissima sulla base di proposte specifiche. Non è pensabile ignorare ciò che la gente ci ha detto“.

Matteo Renzi ha sottolineato e confermato ancora una volta, quanto aveva già detto in giornata il Ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, sulle dovute distanze con i vincitori delle consultazioni: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra” dice, ribadendo che alla fine sarà la direzione a decidere sul dialogo con i Cinque stelle, ma che lui è contrario ad un accordo. “Non possiamo essere un alibi” per il M5s. Ma non vuole che si parli di ‘renziani’. “Sembra una malattia… Io ho riacquistato la mia libertà. Ci vorrebbe una unanimità per reggere questo governo. Mi sembra difficile”.  L’ipotesi di arrivare ad un accordo è “impossibile” spiegando che  “non è una ripicca dire di no, ma dignità e etica nel rispetto del voto”.

Per Renzi anche l’ipotesi di Di Maio premier è irreale : “Lo pensa solo Di Maio. Tanto di cappello a chi ha preso il 32%, ma non è il 51%. O qualcuno gli regala il 19%, ma venire a chiedere i voti a chi hai accusato di essere la causa di tutti i mali d’Italia  è assurdo”.

Il problema dell’incertezza politica in cui adesso si trova l’intero Paese, ha aggiunto Matteo Renzi, non dipende dalle elezioni di marzo, ma da quanto successo il 4 dicembre con il referendum: “Salvini e Di Maio avrebbero avuto tutto l’interesse” a votare per il sì, osserva l’ex premier, ma non è stato così. Pertanto oggi se M5S e Lega “non si trovano d’accordo, allora ci vuole che qualcuno si prenda il coraggio di dire che il sistema non funziona“,  è una conseguenza della mancata  riforma costituzionale e di una legge elettorale che avrebbero portato ad un ballottaggio.

Per l’ex presidente del Consiglio, quindi, “o M5s e Lega fanno il governo” o “scriviamo le regole insieme per fare iniziale davvero la terza Repubblica, perché con due Camere il ballottaggio non è possibile”. E lancia un invito agli avversari: “M5s e Lega scrivetele voi le regole: noi da subito vi diciamo che a meno che non propongano la dittatura, siamo pronti a sederci e dire che va bene“.  E sui tempi necessari  Renzi aggiunge “Un anno, due anni, un anno e mezzo. Con quale governo? Deciderà il presidente della Repubblica quale la forma migliore“. Certo, tornare a votare  secondo Renzisarebbe un gigantesco schiaffo ai cittadini, perché vorrebbe dire che quelli che hanno detto ‘abbiamo vinto’ non riescono a fare niente“.

Ma mentre con gli avversari la porta a un accordo è chiusa da Renzi, non è altrettanto tenero con il Pd che “deve guardare in faccia la realtà. Deve smettere di litigare al proprio interno. Sono stato massacrato per cinque anni. C’era una opposizione interna che invece di attaccare Salvini attaccava me“, dice l’ex segretario. “A forza di attaccare me è arrivato Salvini, è arrivato l’altro Matteo, con cui ho in comune solo il nome“.

 

Renzi interrogato da Fazio sull’inchiesta delle Iene che ha ipotizzato che il presidente della Camera Roberto Fico si sia avvalso del lavoro di una collaboratrice domestica pagata in nero nella casa della sua compagna, ha detto “È grave ed è giusto che Fico venga in Parlamento a chiarire” proseguendo  “Il concetto è molto semplice non puoi dire ‘io facevo beneficenza e lei si sdebitava‘”.

 

 

Roberto Fico, il “francescano” ….della politica che è andato a Montecitorio in autobus (salvo poi passare all’auto con la scorta), avrebbe una colf pagata in nero nella sua casa di Napoli, ma lui nega, mentre una segnalazione ha raccontato a Le Iene tutta un’altra versione, come vedete qui sopra nel servizio Roberto Fico: auto blu e colf in nero? realizzato da Marco Occhipinti e Antonino Monteleone.

Il neo presidente della Camera del M5S ha dichiarato a Le Iene , durante i giorni del mandato esplorativo affidatogli dal presidente Mattarella per verificare la possibilità di un accordo di governo tra i Cinque Stelle e il Pd: “Nella casa in cui vivo a Napoli con la mia compagna non ci sono né ci sono mai stati collaboratori domestici a qualunque titolo né con contratto né senza”. Al massimo parla di “una carissima amica della mia compagna Yvonne”. “Si aiutano a vicenda”, sostiene Fico con cui la Iena Antonino Monteleone che è riuscito a parlare dopo molti tentativi e “inseguimenti” (alla sua auto con la scorta, usata eccome, come è stato mostrato televisivamente).

Una persona che abita nella sua stessa via a Napoli però sostiene che in casa sua lavorerebbe tutti i giorni feriali e da anni “Imma, una persona che conosco bene: fa la baby sitter, fa le pulizie, le viene promesso un contratto a tempo indeterminato che non le è stato mai fatto”. Non solo, ad aiutarla ci sarebbe stato ancheRoman, un ragazzo ucraino senza permesso di soggiorno”, poi mandato via per evitare scandali subito dopo l’elezione a presidente della Camera.

Alla fine Le Iene sono riuscite a parlare con Imma la quale ci ha detto che le pagano i contributi “perché loro a queste cose ci tengono, ma ha anche confermato che lavora come colf a casa di Fico a Napoli, “da mezzogiorno alle tre e dalle sei alle sette e mezzo, dal lunedì al venerdì, per 5 giorni a settimana e da più di cinque anni, per 500 euro al mese”. Circostanza che il presidente della Camera ha ripetutamente negato “Quali contributi… se ci fosse un rapporto di lavoro allora ok…”, ha anche detto.




Di tutto di più…

Il cambio di vita da Brindisi a Roma provoca il primo trauma per Mauro D’Attis nuovo onorevole di Forza Italia

“Alzarsi la mattina e scoprire di non avere i miei biscotti preferiti e il latte caldo mi ha creato una piccola crisi” (fonte:  Il Giornale )

Laura Cremaschi showgirl che partecipa al programma ‘Avanti un altro‘, dove interpreta la ‘Bonas’ che distrae i concorrenti:

Ieri ero a Firenze per lavoro e ne ho approfittato per andare allo stadio a vedere la partita. E mi sono fatta una foto con Matteo Renzi. Stavamo mangiando l’amatriciana allo stadio, l’ho visto e gli ho chiesto se potevamo fare una foto. Lui ha detto: certo! Ha nascosto il piatto di pasta che stava mangiando, e abbiamo fatto lo scatto abbracciati. Ma i miei follower l’hanno presa male. I commenti sono stati pessimi e mi hanno ‘defollowato’ in tanti, almeno mille” (fonte: Un Giorno da Pecora , Rai Radio1)

Simone Coccia Colaiuta fidanzato della parlamentare Pd Stefania Pezzopane e concorrente del Grande Fratello 15, durante la trasmissione

Ho avuto 1500-2000 donne. Se contiamo dai 17 anni ai 34, una ogni due o tre giorni, ci sta. Poi facevo lo spogliarellista e avevo modo di ammucchiarne di più. Ma quando ho conosciuto Stefania ho appeso il perizoma al chiodo” (fonte: Grande Fratello, Canale5)

Tifosi … al Quirinale durante le consultazioni.

Tra i due (Berlusconi e Salvini n.d.r.)  davanti al capo dello Stato, è andata in scena una spinosa controversia che Mattarella non pensava di dover dirimere. D’un tratto, mentre si parlava di programmi, il Cavaliere si è messo a discutere di calcio: “Da italiano ho sperato che la Juventus riuscisse a vincere in Champions. Avevo gioito per la Roma e pensavo che se dopo il Barcellona avessimo eliminato il Real Madrid, ci saremmo presi una piccola rivincita dopo l’esclusione dai Mondiali. Peccato…”. Accomodato accanto a lui, Salvini ha preso ad agitarsi. E tutti hanno capito che si stava trattenendo, finché rivolto verso Mattarella ha detto: “Presidente… Posso? Mi scusi eh, ma io ho goduto!”  (fonte: Corriere della Sera)

I consigli di Clemente Mastella sindaco di Benevento al Cavaliere:

“Ma guardi, il consiglio che ho dato molto chiaramente a Berlusconi è dirgli che Salvini tenta di fotterlo” ( fonte: Agorà, Rai 3 )

L’ex senatore di Forza Italia Antonio Razzi commenta la situazione di stallo governativo in Italia e la crisi siriana 

Io non vorrei essere al posto del presidente Mattarella perché è molto difficile la situazione. È stato la legge elettorale che è una legge che bisogna fare per forza inciucio, è inutile che urlano e che dicono niente inciucio, poi le conseguenze lo tirerà gli italiani alla prossima votazione a chi ha fatto l’inciucio che invece aveva promesse niente inciucio” (fonte: Agenzia Vista, testuale)

L’ex senatore Denis Verdini sulle consultazioni per la formazione del nuovo governo

Per il governo io confido molto nel Vinitaly, da ubriachi si fa meglio” (fonte Mezz’ora in più, Rai 3 )

Il deputato forzista Renato Brunetta diventa produttore di vini  

Un Vinitaly affollato di politici, Di Maio e Salvini in testa. “Non li ho visti. Ero occupato a fare selfie con i BRUNETTA LOVERS e a proporre il mio vino” (fonte: Corriere della Sera)

Gianfranco Miccichè presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana commenta la proposta M5s sul taglio dei vitalizi

Se non avessi avuto il vitalizio, nel periodo in cui non sono stato deputato, probabilmente sarei stato costretto a tornare a vivere con mio padre che ha 97 anni, in attesa di maturare i 67 anni per la pensione. Sarei stato costretto a chiedere l’elemosina davanti a una chiesa. È questo che si vuole oggi dalla politica? E’ questo quello che vogliono i Cinquestelle?” (fonte: forum dell’agenzia di stampa Italpress )

Il parlamentare M5s Alfonso Bonafede risponde all’inchiesta del quotidiano Il Foglio, secondo cui parti del programma 5 Stelle sarebbero state modificate e aggiunte dopo il voto degli iscritti sui singoli punti 

Dagli esempi che mi avete fatto non ho visto modifiche sostanziali, magari c’è stato un modo diverso di esprimere gli stessi concetti. I punti importanti sono rimasti tutti. Poi si fa un’opera di sintesi, anche per permettere ai cittadini di poter leggere meglio il programma…” (fonte:  Piazzapulita, La7)

Virginia Raggi la sindaca 5 Stelle di Roma pubblica una serie di foto su Instagram e scrive…

Ieri sera ho partecipato al Dinner Gala a Villa Miani organizzato da #FormulaE e dalla Fondazione Alberto di Monaco, con il patrocinio di Bulgari, con un abito di Alta Moda della Maison @balestra_roma, un abito in broccato laminato nel colore Blu Balestra

L’attivista Alessandro Di Battista ex deputato del M5s dal palco del Festival internazionale del giornalismo di Perugia

Non si può pensare che il cambiamento possa passare attraverso quel ventriloquo che ieri muoveva le labbra di Salvini e lo trattava come Dudù. Anzi, probabilmente Berlusconi tratta Dudù meglio di come ha trattato Salvini ieri

Dall’editoriale di Alessandro Sallusti direttore del quotidiano il Giornale

Il disoccupato Di Battista, leader in esilio dei Cinquestelle, ha detto che il suo partito non può allearsi con Silvio Berlusconi ‘perché lui e Forza Italia sono il male assoluto’. Contro un ‘cretino assoluto‘ qual è Di Battista non c’è difesa

Licia Ronzulli senatrice di Forza Italia e fedelissima berlusconiana

Ero distratta. Devo essermi persa gli anni in cui Di Battista ha fatto per 4 volte il Presidente del Consiglio, costruito città, creato aziende e dato lavoro, acquistato il Milan in difficoltà e vinto poi tutto, dato vita a un partito e raccolto 200 milioni di voti. #nonsullostessopiano” , (fonte: Twitter )

La rivelazione del deputato forzista Gianfranco Rotondi 

I 5 Stelle mettono il veto su Berlusconi, ma in realtà in privato i grillini del Cavaliere parlano bene: ad esprimere apprezzamenti sono tanti anche tra i leader. Persino Di Battista una volta mi ha detto ‘noi abbiamo molto riabilitato Berlusconi perché ci siamo accorti che su tante questioni, anche di politica estera, aveva ragione” (fonte: Agorà, Rai 3)

Rajinder Singh consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di Campagnola (Reggio Emilia)  

Berlusca, se vuoi risolvere tu la situazione in Siria, MUORI è l’unico modo“poi si scuserà. (fonte: Facebook )

Dagli appunti dell’ex direttore dell’Fbi James Comey, consegnati dal dipartimento di Giustizia al Congresso, ecco uno dei colloqui avuti con il presidente Usa Donald Trump nel febbraio 2017

Vladimir Putin mi disse: in Russia abbiamo alcune delle più belle prostitute del mondo




Governo. Il M5S rompe con Lega: “Non trattiamo con Forza Italia e Fratelli d’ Italia”

ROMA – Dopo una giornata segnata dall’ottimismo sull’ipotesi di un governo M5s-centrodestraDi Maio gela Salvini: “Non arriverò a trattare con Berlusconi, ci sono dei limiti”, dice dopo l’incontro con la Casellati. Ma apre uno spiraglio sull’appoggio esterno “non ostile” di Fi e Fratelli d’Italia ad un governo che nascesse su un ‘contratto’ firmato con la Lega. E’ il sentiero stretto di cui si parlerà al Quirinale quando la presidente del Senato andrà a riferire al Presidente della Repubblica  a Mattarella della sue esplorazione. “Da Di Maio una prova di immaturità“, replica Fi. E Salvini avverte: “Se non si muove nulla, ci provo io: o la va o la spacca”. Ma il Pd non crede alla rottura: “Di Maio sdogana Fi, il resto è tattica“, dice Rosato.

la presidente Maria Elisabetta Casellati, Luigi Di Maio, Giulia Grillo e Danilo Toninelli

M5S A COLLOQUIO – Nel tardo pomeriggio la delegazione del M5s guidata da Di Maio si recata dalla presidente del Senato. “Con tutta la buona volontà a collaborare nulla per me è perduto e nulla si chiude ma non possiamo andare oltre certi limiti“, ha detto il capo politico M5S Luigi Di Maio al termine delle consultazioni sottolineando che “se poi mi si chiede di sedermi a un tavolo con tre forze politiche, Di Maio, Salvini, Berlusconi e Meloni per concordare un programma di governo e personalità che vengono dalle singole forze politiche, voi capirete che è molto complicato per noi digerire questo scenario“.  “Con molta onestà vi dico: andremo avanti ma senza pensare a colpi di scena a Di Maio al tavolo con quattro partiti a trattare sui ministri, a Di Maio al governo senza essere alla presidenza del Consiglio, immaginatevi se M5s potrebbe essere disponibile a ciò“.

Con Matteo Salvini abbiamo avuto sintonia su vari temi. E’ chiaro che ci sia disponibilità a discutere su programmi”, ha detto ancora Di Maio. Ce la stiamo mettendo tutta ma oltre determinate barricate non possiamo andare, ho detto chiaramente che c’era disponibilità a firmare un contratto con Matteo Salvini a formare un governo. Sulla base di quel governo ho detto a Matteo Salvini che siamo disposti ad accettare che quel contratto e quel governo firmato con lui fosse sostenuto da Fi e Fdi, ma era chiaro ed evidente che l’interlocuzione è tra noi due“, ha spiegato ancora Di Maio. “Se poi mi si chiede di sedermi a un tavolo con tre forze politiche, Di Maio Salvini, Berlusconi e Meloni per concordare un programma di governo e personalità che vengono dalle singole forze politiche voi capirete che è molto complicato per noi digerire questo scenario“.

IL CENTRODESTRA A COLLOQUIO – A Palazzo Giustiniani Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. “Nutriamo la fondata speranza che si riesca finalmente a superare la politica del no che in molti hanno portato avanti fino a oggi”ha detto al termine delle consultazioni con la Casellati, Matteo Salvini. “Confidiamo che il secondo partito superi i veti e accetti finalmente di sedersi al tavolo parlando di programmi e non dai posti”. “Per noi è improponibile un governo con chi ha perso“, ha detto ancora il leader della Lega. “E’ l’ultimo appello alla responsabilità si parli di temi e non di posti e spero che questo venga consegnato alla presidente Casellati”.

“Sì, ci sono dei segnali di novità dal M5S, confidiamo oggi in quel che dirà Di Maio“, ha detto Salvini all’uscita di Palazzo Giustiniani. “Ieri siamo usciti di qui con gli schiaffoni, se oggi usciamo con i sorrisi metà dell’opera è fatta, il resto lo facciamo la prossima settimana. Speriamo che oggi sia il giorno buono: confidiamo che si possa fare un governo di chi ha vinto le elezioni. Se cadono i veti, se cadono i ‘no‘ si può iniziare a lavorare“. “Se oggi si parte? Parlatene con il presidente Casellati, speriamo di averle consegnato un buon lavoro – ha aggiunto -. Oggi si può partire, finalmente si può costruire qualcosa“. “L’accordo con i Cinquestelle è di parlare di cose da fare. Se cadono i veti si parte, si parla di programmi. Noi siamo disponibilissimi a farlo, come Di Maio chiede da tempo“, ha affermato ancora Salvini.

Poi in serata: “Ci proverò fino alla fine, se serve mi metto in campo direttamente io, pur di non perdere altro tempo. Non mi interessano logiche politiche, come ‘non farti avanti se no ti bruci’. Non ho tempo da perdere e l’Italia non ha tempo da perdere”, ha detto Salvini da Isernia per poi aggiungere mi metto in campo, io e o la va o la spacca.

Silvio Berlusconi, arriva alla Presidenza del Senato

LE REAZIONI – “Il supplemento di veto pronunciato dal Movimento 5 Stelle dimostra, al di là di ogni ragionevole dubbio, il rifiuto di formare un governo – replica, Forza Italia attraverso una nota -. Si tratta dell’ennesima prova di immaturità consumata a danno degli italiani. Il centrodestra unito e Forza Italia hanno invece dimostrato di essere pronti e compatti nella volontà di dare le risposte che il Paese necessita“.

“Stiamo facendo esercizio di pazienza e dialogo, perchè ti alzi la mattina con Tizio che insulta Caio. Sto cercando di mettere d’accordo tutti, ma se non si muove nulla il governo lo metto in piedi io”, ha aggiunto ancora il leader della Lega. “E se non ce la facciamo si va alle urne“, ha aggiunto Salvini.

“E’ evidente che un governo a guida M5S non credo che potrebbe avere l’appoggio né esterno, né interno, di Forza Italia o di Fratelli d’Italia, un governo a guida di un nostro alleato come la Lega, una riflessione potrebbe provocarla”: è lo scenario prospettato dal presidente della Regione Liguria Giovanni Toti a ‘105 Matrix‘ su Radio 105.

“Per noi il balletto che fanno il M5S e centrodestra è tutta tattica sulla pelle degli italiani – dice Ettore Rosato (Pd) alla Camera -, anche dopo un appello di Gentiloni a non perdere tempo che andrebbe accolto da chi ha responsabilità. Di Maio ha sdoganato Fi con la scelta di aprire la trattativa in maniera indiretta, per cui i punti di Fi arriveranno attraverso Salvini. Mi pare una presa in giro non adatta a chi vuole guidare il paese. Restiamo in attesa di capire quali conclusioni Casellati proporrà al presidente della Repubblica“.

“Adesso, come abbiamo detto dal primo giornotocca ai vincitori delle elezioni. E vediamo se saranno in grado di farcela. Tocca a loro, come diciamo da sempre“, ha scritto Matteo Renzi nella sua newsletter Enews. E dalla riunione della segreteria del Pd la conferma della linea di “minoranza parlamentare e proposta al Paese“.

“L’Italia non può permettersi di restare fuori della dinamica che disegna il futuro dell’Ue – è l’appello del premier Paolo Gentiloni –  e l’Ue non si può permettere di affrontare il dibattito senza l’Italia” che ha aggiunto “L’attuale governo è impegnato, nessuno ha staccato la spina. Ma certamente serve una soluzione politica in tempi rapidi che dia certezza del ruolo dell’Italia“.




Di tutto di più …

L’ex senatore Antonio Razzi , escluso dalle liste di Forza Italia, si aggira fuori dai palazzi del potere rilasciando decine di interviste al giorno e toppando sempre lo stesso identico congiuntivo 

Naturale che mi dispiace stare fuori, a chi non dispiacerebbe? Sarei un bugiardo se DIREI che non mi dispiace. Stavo lavorando così bene… (fonte: Alanews)

Lorenzo Fioramonti Professore di Economia politica all’Università di Pretoria, onorevole M5s e ministro dello Sviluppo designato in un ipotetico governo a Cinque stelle, intervistato

Mi annoio”. Ministro, che dice? “Ma quale ministro. Mi pare un po’ prematuro“. Ma come, si annoia già al suo primo giorno? “Guardi, fare il docente universitario non è un mestiere particolarmente dinamico, ma qui non si fa nulla tutto il giorno. Sto cominciando a annoiarmi”. E cosa fa per evitarlo? “Abbiamo cominciato a mandarci messaggini. Ci scambiamo foto”… (fonte: Corriere della Sera)

Matteo Renzi “abbronzato dopo sciate e partite di tennis” , l’ex premier si presenta tra i banchi di palazzo Madama per il suo debutto da senatore. Si rifiuta di parlare di politica (“Starò zitto due anni, non cercatemi più”), ma con i cronisti affronta altre tematiche di notevole importanza. 

Corro 14km al giorno, a tennis giochicchio. Non tutti i giorni, faccio anche il padre e altre cose, ma un match a settimana sì”. “Poi se volete vi posso parlare di cosa ho fatto nelle ultime settimane: ho letto molti libri. E quando corro sul tapis roulant guardo i film sul tablet. Ne ho visti tanti, ad esempio vi posso parlare di Tre manifesti a Ebbing, Missouri o di Churchill. Ma se volete un titolo vi posso citare un passaggio dal libro Essere John McEnroe: ‘Questa partita non dura cinque set, ma un punto’…”. Alle undici scatta l’ora della merenda: “Venite, c’è Faraone che paga l’espresso a tutti dopo gli ottimi risultati in Sicilia…”. Poi scherza con il tenore Alan Ferrari, cui dedica una strofetta di Alan Sorrenti: “Dammi il tuo amore, non chiedermi niente…” (fontiCorriere della Sera, Il Tempo, il Messaggero e La Repubblica )

Lo chef Gianfranco Vissani

“Renzi doveva prendere la pensione anticipata: non è che è finito, è che ha fatto peggio di Hitler! E peggio di Hitler non ha fatto nessuno…” . ( fonte: Quinta Colonna, Rete 4 )

Il presidente provvisorio della Camera Roberto Giachetti proclama il nuovo presidente con 422 voti, scatenando la gioia degli onorevoli 5 Stelle

Fico, Fico, Fico, Roberto Fico, Roberto Fico, Fico, Fico, Fico…

Il commento dell’onorevole 5 Stelle, Claudio Cominardi su Twitter

“Il #M5S è #Fico! E ho detto tutto…

Beppe Grillo Il fondatore 5 Stelle intervistato a Roma, dopo l’elezione di Fico

Finalmente in Parlamento è entrato un po’ di sentimento, un po’ d’emozione, mi sta chiamando gente che piange dalla gioia, piangono dalla gioia!, quando mai l’avete visto?” (fonte: il Fatto Quotidiano )

La senatrice Daniela Santanchè (Fdi )  

Mi sono piaciute molto le parole di Grillo sulle lacrime in Parlamento, la politica deve essere prima comunità umana, deve esserci un cambiamento epocale. Dopo la Boldrini Fico mi sembra una figata!” (fonte: OmnibusLa7)

Il neo deputato Vittorio Sgarbi eletto con Forza Italia 

Ho incontrato Di Maio, mi ha guardato con un’aria delicata, tenera, femminile, ma non mi ha salutato. Sono certo e sicuro che sia omosessuale. Lo vedi da come si muove. Finalmente un presidente del Consiglio gay. Alla Camera mi hanno tutti salutato con grande affetto, ma capivo chi era dei 5 Stelle perché avevano avuto l’ordine di setta di non salutarmi. Io di contro mi sono iscritto al gruppo Cinque Stelle. Mi sembrava giusto perché a Forza Italia ho detto no e al misto è troppo presto. Per la presidenza ho votato Fico, alla seconda chiamata. Nella prima ho votato FICA, e il voto è stato annullato” (fonte: La Zanzara, Radio 24 )

Maria Elisabetta Alberti Casellati, neo presidente del Senato, berlusconiana ortodossa “fino all’ultimo pelo della caviglia” (cit. Santanchè), sette anni fa raccontò una simpatica barzelletta nel corso di un programma radiofonico 

Due medici, un uomo ed una donna, si incontrano in un importante congresso di medicina internazionale. Parlano, si scambiano delle idee, si piacciono, la sera vanno a cena, e dopo la cena salgono in camera e lì hanno un rapporto. Finito l’amplesso si siedono sul letto, e lui dice: ma la tua specializzazione è forse quella di ginecologa? E lei: ma come hai fatto ad indovinare? E lui: beh, visto come conosci bene il corpo umano, gli organi femminili… Lei lo guarda e dice: e tu scommetto che sei un anestesista. E lui: ma da cosa lo hai capito? Lei: eh, l’ho capito perché non ho sentito proprio niente...”  (fonteRadio 1 – Un Giorno da Pecora )

Il presidente del Pd Matteo Orfini su Twitter

Di Maio: “Salvini dice che gli bastano 50 voti. Vuole fare il governo con i 50 voti del Pd di Renzi in accordo con Berlusconi? Auguri!”. Orfini rilancia il tweet del leader M5s e commenta: “Ragazzi, scusate se interrompo il vostro affettuoso corteggiamento…ma coi voti del Pd non farete alcun governo perché i nostri parlamentari staranno all’opposizione. Buon proseguimento

Dopo l’accordo Di Maio-Salvini sull’elezione dei presidenti delle Camere, Beppe Grillo uscendo dall’hotel Forum di Roma

Salvini è uno che quando dice una cosa poi la mantiene, che è una cosa rara“. Negli anni precedenti, tra un “vaffa” e l’altro, il fondatore 5 Stelle aveva definito Salvinirazzista“, “ballista“, “impresentabile“, “piccolo uomo dall’ignoranza fondamentalista“, “un traditore politico che ha perso definitivamente qualsiasi tipo di credibilità”… (fonte: Tg Rai)

Lucio Barani ex senatore craxian-verdiniano prepara gli scatoloni e lascia il Palazzo 

Ho fatto tre legislature, e se Dio vuole ora starò più con la mia famiglia. Sono convinto che mancherò al Senato. Tornerò a fare il medico e guadagnerò di più. La storia ci riconoscerà di essere stati gli eroi di questa legislatura. Adesso tutti cercano il gruppo Ala, Salvini e Di Maio ci avrebbero dato vari ministeri pur di rimanere a galla...” (fonte: Tagadà, La7)

Alessandro Di Battista  ex parlamentare M5s sul Blog delle Stelle

Dovete essere felici per me. Vado a fare quel che ho sempre sognato di fare: scrivere e viaggiare con la mia famiglia. Il 1 giugno partiremo direzione San Francisco, io, Sahra, e Andrea, zaino e passeggino in spalla. Pubblicherò alcune cose con Il Fatto Quotidiano e con la web TV Loft. Scriverò, studierò, girerò reportage video insieme a Sahra e per sei mesi avremo qualche compagno di viaggio: il Pacifico, la polvere d’America e l’assoluta libertà. Dopo la California sarà la volta del Messico, poi il Guatemala dove ho lasciato un pezzo di cuore e poi si vedrà, sarà l’alba a fare il programma. Dovete capirmi, io sono curioso, una vita non mi basta, voglio andare dovunque, se esistessero Macondo e Giancaldo vorrei andare anche lì...”

Il popolare attore romano Claudio Amendola  storicamente uomo di sinistra, durante una puntata di un programma televisivo

Matteo Salvini è il politico più capace degli ultimi 20 anni, ma proprio senza ombra di dubbio” (fonteL’Aria che tira – La7)

Matteo Salvini Il candidato premier del centrodestra su Facebook

Mio figlio mi dice che ha preso 9 nel compito di matematica sulle disequazioni (non ci ho mai capito niente!) e la giornata si chiude bene!

Roberto Maroni ex presidente di Regione Lombardia intervistato 

Resto leghista ma non accetterei di fare il premier. Farò il legale, il giornalista e il benefattore” (fonte: Libero )

Corrado Sanguineti  Vescovo di Pavia durante una conferenza, rivolgendosi a un centinaio di adolescenti all’istituto pubblico L.Cremona

La tendenza omosessuale non è peccato, ma certamente qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Ci sono anche degli omosessuali cristiani che con fatica accettano questa condizione. Ho un ex amico che dice di essere omosessuale e ha cominciato a convivere con un uomo. Gli ho sempre detto, guarda, è una scelta tua, non la condivido, non credo sarai felice. Non violentiamo la realtà...” (fonte: video Arcigay Pavia)

Andrea Scanzi giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di The Match (Nove) intervistato 

Io credo di essere uno dei giornalisti con più fan d’Italia: non ci sono tanti giornalisti in classifica con dei romanzi, che riempiono i teatri tutti i giorni da sette anni, che hanno 420mila fan sui social pur usandoli molto poco. Io faccio ciò che ho sempre sognato di fare, sono famoso come giornalista, come conduttore televisivo, come scrittore, come uomo di teatro, mi sono pure tolto la soddisfazione di andare a Sanremo, sono stato l’unico in Italia ad aver intervistato Roger Waters nel 2017: quando hai raggiunto questi traguardi, quando hai questa fama, fai qualche soldo e non sei manco un cesso per cui la gente dice Scanzi deve essere uno pieno di donne, ed è vero, sono uno che la vita se la gode ed è ovvio che ci sono tanti che rosicano” (fonte: Rolling Stone )




La diretta video dall’aula di Palazzo Madama e di Montecitorio per seguire l’elezione del Presidente del Senato e della Camera

Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati

ROMA-  Con questi collegamenti in diretta il CORRIERE DEL GIORNO intende offrire ai propri lettori la possibilità di seguire in diretta le sedute parlamentari delle votazioni per l’elezione dei presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica: Con l’intervento del presidente dell’ assemblea, facente funzione,  Roberto Giachetti è partita la XVIII legislatura anche a Montecitorio. Ma alla Camera probabilmente oggi non succederà nulla, tutti votano scheda bianca,  finché non si sblocca il Senato, ed il Senato non si sblocca perché non si è ancora raggiunto un accordo fra i partiti. Riunioni in corso. Incredibilmente tutte fuori dal Parlamento !

Nella Prima Repubblica in media l’elezione del Presidente di @Montecitorio è avvenuta con il 67,3% dei voti. Dal 1994 in poi la media si è abbassata al 54,7%  . I Presidenti delle Camere più giovani sono stati Irene Pivetti (31 anni) a Montecitorio e Carlo Scognamiglio (50anni ) al  Senato, entrambi  eletti nel 1994 (XII legislatura). Tre sono state le donne elette alla presidenza di Montecitorio, terza carica dello Stato. La prima fu Nilde Iotti nel 1979, poi Irene Pivetti nel 1994 e infine Laura Boldrini nel 2013.

La diretta video alla Camera dei Deputati:

 

Anche la seconda votazione alla Camera si è conclusa con un nulla di fatto. Per l’elezione del presidente era necessaria la maggioranza dei 2/3 dei votanti. Le schede bianche sono state 577. Davide Tripiedi del M5s ha ottenuto 4 voti, “Bond” 3, come Stumpo, 2 per Renato Brunetta, David Ermini, Rossella Muroni.

 

Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica

SENATO DELLA REPUBLICA

Con l’intervento del presidente Giorgio Napolitano è iniziata a Palazzo Madama la XVIII legislatura. Matteo Renzi passeggia nei corridoi del Senato seguito da un  codazzo di senatori “renziani” fra i quali . ParriniBonifazi, ed il giornalista neo-senatore Tommaso Cerno. Il neo senatore Adriano Galliani, ex amministratore delegato del Milan Calcio, ha paragonato Palazzo Madama a San Siro “L’aula è bellissima, l’emiciclo e il resto possono ricordare uno stadio, ma qui penso che ci sia molta animosità tra tifosi più che il vero e proprio campo di gioco“. Ma secondo Galliani la vera “coppa in palio questa volta” è Palazzo Chigi.

La diretta video al Senato della Repubblica

Anche al Senato si è arrivati alla seconda votazione. Per eleggere un presidente serve la maggioranza dei componenti. Il leader del centrodestra, Matteo Salvini (Lega) ha annunciato: “Abbiamo votato Anna Maria Bernini al Senato per uscire dal pantano“. Qualche ora fa Forza Italia aveva annunciato l’intenzione di continuare a proporre Paolo Romani anche alla terza votazione, quando basterà la maggioranza dei votanti.  La Lega però non è convinta dalla candidatura posta da Forza Italia di Paolo Romani tanto che Salvini non considera chiusa la partita, lanciando il nome di Anna Maria Bernini e nuovi inviti ai pentastellati: “Il M5s sbaglia a porre veti, ma sbaglia anche chi si arrocca su un solo nome: ognuno di noi, in questo momento deve parlare con tutti e mettersi di lato di qualche centimetro, noi della Lega ci siamo messi di lato di un chilometro”. La scelta di sostenere Bernini infatti, è un modo per uscire dal pantano, spiega il leader leghista: “Abbiamo dato la disponibilità di votare un esponente di Forza Italia, speriamo che anche altri abbiano lo stesso senso di responsabilità“.

La situazione è ancora tutta in movimento. I grillini, contrapposti a Forza Italia apparentemente aroccata sul nome di Romani, rilanciano con una proposta che vorrebbe intrigare il Pd: arrivare al Senato al ballottaggio e quindi votare il “dem” Luigi Zanda. “Un po’ come accadde nel 2013 –  commentano dal M5S quando si doveva scegliere tra Renato Schifani e Pietro Grasso“. In quella occasione una parte dei senatori del M5S votò per l’ex magistrato, eletto nelle liste del Partito Democratico. Una scelta che genrò il primo scontro interno al gruppo grillino ed anche  le prime espulsioni. Oggi la manovra su Zanda sembrerebbe invece essere pilotata dal gruppo dirigente del Movimento.

L’ ipotesi della candidatura Zanda potrebbe contare sulla carta su ben 183 voti: 53 del Pd e 112 del M5s, oltre a 7 voti delle altre forze di centrosinistra (+Europa, Civica popolare, Insieme, Svp), più i 4 di Liberi e uguali, i 2 di Maie e i 6 senatori a vita. Una strada che potrebbe essere considerata agevole ed in discesa. Ma sulla quale potrebbero pesare e non poco le divisioni interne al Pd. I “renziani”, infatti, che dovrebbero contare su 32 senatori sui 52 del gruppo Pd, nel segreto dell’urna si potrebbero mettere di traverso per impedire le prove di intesa fra Pd e M5S che potrebbero preludere ad un accordo sul governo.

La situazione è molto complicate e non è da escludersi che alla fine spunti il nome di un outsider. Un nome che circola è quello di Emma Bonino, proposto dal leader della minoranza dem Andrea Orlando. Candidatura che anche il senatore grillino Matteo Mantero prende sul serio: Zanda? È una soluzione ma per quanto mi riguarda penso di più ad una figura come quella di Emma Bonino“. Intanto fra i “dem” circola anche l’idea di mettere in circolazione l’ipotesi di voto per  la neo senatrice a vita Liliana Segre. Il Pd deve prendere una decisione importante: infatti continuare a votare scheda bianca al Senato favorirebbe il centrodestra che avrebbe i numeri, alla quarta votazione, per eleggere da solo Romani.

(notizia in aggiornamento in diretta)




Mafiosi, massoni, maiali, Pdioti, ebeti, “lo stato delle cosce”: così il mondo M5S ha costruito le premesse per chiedere oggi l’alleanza al Pd

di Jacopo Iacoboni

Alla fine di due anni nei quali una delle ragioni costitutive del Movimento Cinque stelle – l’esperimento politico di Roberto Casaleggio – è sempre più manifestamente stata abbattere il Pd, il candidato premier Luigi Di Maio, in una polemica con Matteo Renzi, arrivò a dire: “Renzi ci dice che noi abbiamo candidato nelle nostre liste un amico degli Spada. Rispondo io: ma lo dici proprio tu che hai preso i soldi da Buzzi e da Mafia capitale per le elezioni?”. La frase è testuale. Renzi rispose che l’avrebbe querelato, e non sappiamo se ciò sia avvenuto. Forse la frase “prendi i soldi da Mafia capitale” non era esattamente la frase di due potenziali alleati. Magari era una dichiarazione d’amore non capita.

Ora che il Movimento cinque stelle cerca i voti (anche, se non soprattutto) del Pd e del centrosinistra, e Renzi è rimasto uno di quelli (pochi?) avversi a questa bizzarra offerta, è forse utile passare in rassegna alcune delle cose che la propaganda M5S ha detto del Pd in questi anni. Alessandro Di Battista si fece fotografare davanti a un grafico a forma di piovra (simbolo neanche tanto velato della Piovra, la mafia) nel quale venivano elencati tutti i democratici che – a detta del Movimento – avevano problemi di vario genere con la giustizia. Sorvoliamo sul fatto che quel grafico contenesse anche degli errori nelle attribuzioni di presunti reati, fatto sta che i tre hashtag erano #mafiacapitale, #gomorraPd e #trivellopoli. Non esattamente un viatico all’amicizia, o alla non belligeranza post voto.

Il Pd “è morto”, disse Di Maio quando cancellò all’improvviso un confronto con Renzi; ora il Movimento cerca i voti dei morti. E sarebbe il meno. Persino le scelte lessicali dell’aspirante premier cinque stelle non sono apparse precisamente predisposte al dialogo, in questi mesi. “Noi – disse sempre Di Maio abbiamo restituito oltre 23 milioni di euro, quelli del Pd hanno intascato oltre 40 milioni di finanziamenti pubblici in questa legislatura, hanno ricevuto 9 milioni di euro non si sa da chi e si sono tenuti pure i soldi sporchi di Buzzi. Il mariuolo Mario Chiesa in confronto era un dilettante. A questa gente, che in queste ore starnazza, dico semplicemente: non c’è nulla di cui possiate vantarvi, dovete solo vergognarvi e tacere“. Dovete “vergognarvi“, “starnazzate“, “tacete“, siete “peggio dei mariuoli“. Grandi complimenti politici, sicuro segno della volontà di avviare un confronto programmatico dopo le elezioni.

E questo è Di Maio in persona, l’uomo più moderato del Movimento. Perché se poi foste andati per sbaglio nei luoghi più potenti della propaganda non ufficiale pro M5S – ma col nome del candidato premier – per esempio il “Club Luigi Di Maio”, su Facebook, avreste trovato cose come la foto di un maiale accostato al deputato democratico Emanuele Fiano, di religione ebraica. Sul Fatto Quotidiano apparve – tra le varie – una vignetta contro la Boschi intitolata “lo stato delle cosce“: parve un disegno di chiara natura civil-progressista, ispirato alla volontà di confronto aperto, e al rispetto delle corpo delle donne: insomma, le sicure premesse per alleanze col centrosinistra.

La Boschi stessa (tuttora eletta col Pd) fu definita “incostituzionale”, ma ora il problema parrebbe di minore gravità, per il Movimento, che ci si alleerebbe senza particolari tormenti. Durante le dichiarazioni di voto sulla riforma costituzionale al Senato, l’allora capogruppo del Movimento 5 Stelle disse, rivolgendosi sempre a “Maria Etruria“: “Avete demolito la carta costituzionale con la vostra superficialità e con una prepotenza autoritaria sulla base di indicibili accordi massonici” (e Boschi, di cui qualcuno azzardò la lettura del labiale, avrebbe risposto sussurrando: “massone lo dici a tua sorella“). In definitiva un grande leit motiv della propaganda grillina sui social è stato appunto “Pd massoni“, “deviati“, complici dei crac bancari. Ora nel Movimento si vogliono alleare con i massoni, forse per via delle candidature di massoni scoperte, a sorpresa, nel M5S, e non nel Pd.

I democratici, in questi anni, non sono stati democratici, per i cinque stelle, ma “Pdioti, “ebeti“, o – nei casi di maggior gentilezza – “ladri“. Appare dunque un po’ curioso che “la meglio gioventù grillina” ora sia così disposta a intrupparsi con siffatta gentaglia. Forse è solo opportunismo, normalissimo da che mondo è mondo; come le sparate euroscettiche, il referendum per uscire dall’euro, i flirt anti-immigrati contro le ong definite “taxi del Mediterraneo”. Forse, anche qui, volevano dire che sono per l’Europa, e a favore di una società aperta agli immigrati. Insomma, che “i loro temi in fondo sono più vicini al centrosinistra“.

*tratto dal quotidiano LA STAMPA




Elezioni, Renzi si dimette: “Sconfitta chiara. Ora nuova pagina del Partito Democratico”

ROMA – “Come sapete e come è doveroso, mi pare che abbiamo riconosciuto con chiarezza che si tratta di una sconfitta netta, una sconfitta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd“. Lo ha detto ieri pomeriggio Matteo Renzi segretario del Pd  al Nazareno che annuncia le dimissioni da segretario del Partito Democratico. “E’ ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico“, ha aggiunto.

Avevamo detto no a un governo con gli estremisti, non abbiamo cambiato idea. Non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento  – ha detto ancora – e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta“.  Serve “un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un ‘caminetto’, ma un segretario scelto dalle primarie”, ha aggiunto.

Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni da segretario del Pd

“Diciamo tre no: no agli inciuci, no ai caminetti: l’elemento costitutivo del Pd sono le primarie, no agli estremisti“. Renzi precisa subito che resterà in carica fino alla composizione delle Camere e alla nascita del nuovo governo. Una ipoteca “pesante” sul futuro del partito. Sarà proprio l’attuale segretario a guidare le consultazioni al Colle. E Renzi avverte: “Saremo all’opposizione, il Pd non sarà mai il partito-stampella di un governo di forze anti-sistema”. E ancora: “Da Di Maio e Salvini ci dividono tre elementi chiavi: il loro anti-europeismo, la loro anti-politica e l’odio verbale che hanno avuto contro i militanti democratici“, aggiungendo, “nessun inciucio, il vostro governo lo farete senza di noi. Provate se ne siete capaci, noi faremo il tifo per l’Italia“.

Renzi ha rivendicato i successi del governo di centrosinistra: “Siamo orgogliosi dei nostri risultati, ora riconsegnamo le chiavi convinti che di aver contribuito a creare un Paese migliore. Il nostro errore è stato non votare nel 2017″. Pone anche paletti per la scelta del prossimo segretario dem: “Non deve essere espressione di caminetti ristretti” e chiede nuovamente le primarie. “Poi cosa farò io? Il senatore semplice“.

 

La parabola politica di Matteo Renzi

Quindi dimissioni, ma congelate fino al nuovo governo. O a nuove elezioni. Nel partito è esploso il dissenso manifestato dal capogruppo dem al Senato Luigi Zanda: “La decisione di Matteo Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo. Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide di darle, si danno senza manovre. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più  segretari“. Analoga l’opinione di un’altra ex-big del partito, Anna Finocchiaro: “Le dimissioni si danno, non si annunciano”. E Gianni Cuperlo: “Da Renzi, coazione a ripetere gli errori. Chiedo l’immediata convocazione della direzione“.

Renzi è stato circondato in giornata da pochi fedelissimi: Guerini, Orfini, Lotti, Bonifazi. A un certo punto è arrivata da Bolzano una raffreddata Maria Elena Boschi, tra i pochi “big” a poter vantare la propria vittoria nel collegio grazie al sostegno massiccio della Svp, che si è infilata in ascensore ammettendo che sì, per il Pd «è stata una sconfitta netta». Nella sala ingombra di telecamere, presenti anche tanti cronisti stranieri, nessun esponente del partito da dove sono presto arrivate le critiche.

Sul fronte renziano, intervengono in difesa del segretario dimissionario Anna Ascani che dice”Zanda vuole inciuci e caminetti o vuole candidarsi a segretario” seguita da Michele Anzaldi che aggiunge “Da Zanda una polemica senza senso“. Per il coordinatore, Lorenzo Guerini: “Nessuna dilazione, le dimissioni di Renzi sono verissime. Lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: il Pd è all’opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il Pd. E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo la Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati“.  Ed il presidente, Matteo Orfini: “Alla luce delle dimissioni del segretario, ho convocato la direzione per lunedì alle 15. E dopo la direzione fisserò la data di convocazione dell’assemblea nazionale che, come previsto da statuto, dovrà recepire le dimissioni e avviare gli adempimenti conseguenti. Questo prevede il nostro statuto, che come sempre rispetteremo“.

Scende in campo anche Andrea Orlando, ministro della giustizia ancora in carica, il principale oppositore di Renzi alle ultime primarie. Ed il suo commento è chiaramente durissimo: “Di fronte alla sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra mi sarei aspettato una piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% al congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, la linea politica, gli organigrammi e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all’individuazione di responsabilità esterne. Lo stesso gruppo dirigente che ci ha condotto alla sconfitta oggi si riserva il compito di affrontare, senza nessuna autocritica, questa travagliatissima fase per il Pd e per il Paese. Noi siamo, tanto quanto Renzi, contro i caminetti ma anche contro i bunker.

Il  presidente della Regione Puglia Michele Emiliano oppositore di Renzi con la sua minicorrente di Fronte democratico, dice “Dalle sconfitte, anche quando sono annunciate e pesanti, bisogna sempre trarre insegnamento per rilanciare la propria battaglia per il bene comune. La comunità del centro sinistra esiste, è smarrita e ha bisogno di ritrovarsi e rifondarsi. Renzi punta alla sua autoconservazione, sta pensando a come rientrare in partita, non a come far rientrare il Paese in partita. Per questo finge di dimettersi“. In realtà dovrebbe dimettersi proprio Emiliano dopo la sconfitta del Partito Democratico in Puglia, che è una sua inequivocabile responsabilità




Elezioni 4 marzo: affluenza supera il 70%, errori sulle schede elettorali

ROMAIl sito del Ministero dell’Interno ha reso noto che per il rinnovo della Camera alle ore 19 ha votato il 58% degli aventi diritto (circa 4.200 comuni su 7.958). In precedenza alle elezioni del 2013 (che si svolse però in due giorni) alla stessa ora si era recato alle urne il 14,94% degli elettori per la Camera dei Deputati.

Chiamati al voto oltre 46 milioni e mezzo di elettori per la Camera dei deputati, quasi 43 milioni per il Senato della Repubblica. Da eleggere 618 deputati e 309 senatori, 18 parlamentari estero. E’ un “Election Day”, in quanto si vota anche per il rinnovo di Presidenza e Consiglio regionale della Lombardia e del Lazio Per le regionali del Lazio alle ore 12 ha votato il 17,33%, rispetto al 12,87% della precedente tornata elettorale, mentre nelle regionali in Lombardia alle ore 12 ha votato il 19,92%, rispetto al 16,18% della precedente tornata elettorale.

Disagi e ritardi si sono verificati in diverse città. Proteste dei cittadini si sono registrate per le code dovute ai ritardi nell’apertura di alcuni seggi elettorali a Palermo per la distribuzione delle schede – poco meno di 200mila – ristampate nella notte. La causa è un errore nella perimetrazione dei collegi Palermo 1 e Palermo 2, con 200 sezioni interessate. Numerosi seggi hanno aperto con ritardi che in alcuni casi hanno superato le due ore e mezzo a causa delle distribuzione delle nuove schede elettorali ristampate durante la notte. L’errore era stato causato dall’inserimento di alcune sezioni del collegio Palermo 1 nel collegio Palermo 2.

Anche a Roma vi sono state delle schede sbagliate con i nomi dei candidati di Camera e Senato nel seggio 2167 di Via Micheli 29 a Roma (nel quartiere Parioli): se ne accorge un elettore e avvisa la presidente di seggio. “A quel punto – ha raccontato all’ ANSA una elettrice presente nel seggio – la presidente ha sospeso le operazioni di voto e si fa dare dal seggio a fianco, il 2166, le schede corrette e fa votare con quelle. Ma prima di far continuare le operazioni di voto chiude la porta del seggio, correttamente apre l’urna e la vuota togliendo le 36 schede votate fino a quel momento mettendole in una busta“. I 36 elettori dovranno tornare a votare.

Schede per la Camera sbagliate anche in provincia di Alessandria con operazioni di voto sospese nel collegio di Rivolta Bormida e Castelnuovo Bormid, . Dell’errore ci si è accorti dopo 40 schede votate: per la Camera erano pervenute le schede del collegio di Asti e non quelle del collegio Alessandria. A quel punto le operazioni di voto sono state sospese per un paio di ore nell’attesa che arrivassero le schede giuste: dopo l’autenticazione, si è ripreso a votare.

 

L’affluenza del voto alla Camera dei Deputati

L’affluenza del voto al Senato della Repubblica

 

File, in alcuni casi anche lunghe, si stanno creando nei seggi per le votazioni in corso. In particolare a Roma, vengono segnalate code in molte sezioni, dovute alle novità del voto quale il tagliando antifrode che prevede che gli scrutatori debbano prima registrare ogni singola scheda per la Camera e per il Senato nel registro dei votanti,  e successivamente a strappare il tagliando dalle scheda prima di inserirla nell’urna. Le indicazioni sulle code provengono da vari quartieri, dalle zone centrali alla periferia della Capitale.

L’affluenza del voto alla Camera dei Deputati

L’affluenza del voto al Senato della Repubblica

 

Mentre il dato nazionale dell’affluenza alle ore 12 parlava del 19,38%, la Puglia si fermava il 17,96% seguita dalla  Basilicata 16,27%. Sia Bari (22,65%) sia Potenza (20,02%) superano la percentuale nazionale. Dati un po’ più bassi per gli altri capoluoghi: Andria 18,31%, Barletta 17,97%,  Trani 18,33%, “fanalino di coda” Taranto con il 16,5% dei votanti.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha votato questa mattina poco dopo le 8:30, nella sezione 535 della scuola Giovanni XXIII del quartiere Libertà a Palermo. Nel capoluogo si registrano ritardi nell’apertura di alcuni seggi a causa di un errore che ha causato la ristampa delle schede di 200 sezioni. Subito dopo il voto il Capo dello Stato è uscito dalla sezione elettorale dimenticando di ritirare il documento d’identità che il presidente di seggio ha subito provveduto a consegnare agli uomini della scorta.

Il premier Gentiloni al voto

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha votato a Roma nel suo seggio in via Daniele Manin alle 10 di stamani. Il premier arrivato al seggio è rimasto in fila attendendo il suo turno per votare.  Il segretario del Pd Matteo Renzi ha votato nella sezione 10 del seggio allestito nel liceo Machiavelli di Firenze, in via Santo Spirito, in Oltrarno. Renzi era accompagnato dalla moglie, che invece vota in un altro seggio.

Il presidente del Senato Pietro Grasso che è anche il leader di Liberi e Uguali  ha così commentato il fatto che a Palermo siano ancora chiusi molti seggi per via di errori fatti sulle schede.”Nel giorno più importante di una democrazia, quello delle elezioni, sono ritardi ed errori inaccettabili, che spero non scoraggeranno la partecipazione dei cittadini”.

Silvio Berlusconi è stato contestato stamani all’interno del suo seggio elettorale a Milano da una ragazza a petto nudo che gli ha urlato ‘Berlusconi, il tempo è scaduto‘. Nel 2013  sempre nel seggio di via Scrosati a Milano,  Berlusconi ,era stato contestato da tre attiviste delle Femen con le stesse modalità. Questa volta la contestazione è però avvenuto all’interno della sezione numero 502 dove Berlusconi stava votando. La ragazza, di 25-30 anni, aveva anche lei la scritta ‘Femen‘ sul petto e sulla schiena e gli ha ripetuto più volte ‘Berlusconi sei scaduto, il tuo tempo è scaduto’ prima di essere bloccata e trascinata fuori dagli agenti della Polizia in servizio presso il seggio. La compagna di Berlusconi (???) Francesca Pascale stranamente ha votato a Roma arrivando al seggio da sola.

nella foto Francesca Pascale

Un 43enne di origine ecuadoregna è stato denunciato per aver scattato con il cellulare una foto alla scheda mentre si trovava all’interno della cabina elettorale. Le schede elettorali provenienti dall’estero sono tutte giunte in Italia. E’ quanto conferma il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ora ha passato il testimone delle competenze alla Corte d’Appello di Roma per lo spoglio e lo scrutinio del voto degli italiani all’estero.




Emiliano attacca Renzi per coprire la sua imminente bruciante sconfitta elettorale in Puglia

ROMA –  Ancora una volta Michele Emiliano manifesta il suo doppio-giochismo “levantino”, dichiarando in un’intervista ad un’emittente regionale pugliese  “Se il presidente Mattarella dovesse dare l’incarico a Di Maio, io farò ogni sforzo perché il Pd sostenga il M5s nella formazione del governo“. aggiungendo . “Se il Pd non dovesse essere il primo partito e l’incarico dovesse essere dato al M5s, e a altre ipotesi non voglio pensare, siccome sarà un governo di emergenza perché nessuno avrà la maggioranza assoluta, bisognerà far in modo che il gruppo che riceverà l’incarico poi possa formare un governo“.

Il Pd ha freddamente governato questo Paese ed ha fatto gravi errori. Noi in Puglia – sostiene Emilianodobbiamo resistere e con i nostri parlamentari aiutare il Pd nazionale a cambiare e a uscire dal renzismo. Ho l’impressione che se gli italiani in questo momento potessero pensare al futuro del Pd con una guida diversa da Renzi, prenderemmo qualche punto in più alle elezioni se indicasse già adesso Gentiloni come premier”

Emiliano dimentica però che il M5S ha più volte manifestato il proprio disprezzo politico per il “modus operandi” nei confronti del Governatore della Regione Puglia, che attaccando Renzi e cioè la maggioranza del suo partito, il PD, sta cercando i trovare un alibi in anticipo alla bruciante confitta politica che avrà il governatore pugliese in casa propria. E sarebbe veramente divertente conoscere in che cosa consisterebbe lo “sforzo” di Emiliano nel PD. Aveva proprio ragione il vie presidente della Camera  Roberto Giacchetti quando diceva “questi hanno la faccia come il c**o !” rivolgendosi al governatore pugliese ed al suo gruppetto “levantino”.

 

 

 Ecco cosa pensano nel M5S di Michele Emiliano…Buon divertimento !

 


Ecco cosa diceva allo “smemorato” Michele Emiliano all’assemblea dem.Rimanere insieme e’ a portato di mano. Io sto provando a fare quel passo indietro che consenta pero’ di uscire tutti con l’orgoglio di appartenere a questo partito”, aggiunge. “Questo nel nostro partito puo’ farlo esclusivamente il segretario e io non posso che dire che ho fiducia in lui, nella sua capacita’ di guidare questa gente meravigliosa”, diceva Emiliano. “Io credo che siamo ad un passo dalla soluzione“, afferma il governatore della regione Puglia.

 

 




Cresce Il fatturato dell’industria "made in Italy" , al top dal 2011

di Federica Gagliardi

La crisi di cui il mondo imprenditoriale italiano si è lungo lamentato potrebbe diventare quasi un cattivo ricorso. Lo ha rilevato l’Istat informando che il fatturato dell’industria nel 2017 , corretto per gli effetti di calendario, è aumentato in valore del 5,1%, gli ordini (cioè gli acquisti dei clienti) addirittura del 6,6%.  E’ sicuramente il dato più alto dal 2011 quando raggiunse il 6,8%. L ’Istat motivando la crescita pari al 2,9% nel quarto trimestre , rispetto al precedente trimestre segnala l’ indice destagionalizzato del fatturato dell’industria ha raggiunto invece nel solo mese di dicembre, il livello più elevato (110) da ottobre 2008, mese significativo perché immediatamente successivo al fallimento di Lehman Brothers, evento simbolo della grande crisi finanziaria ed economica degli anni successivi.

Il fatturato è salito del 7,2% anche in termini tendenziali  con incrementi del 7,3% sul mercato interno e del 7,1% su quello estero. Soddisfatto il Governo per voce del  Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che invita a “continuare a giocare in attacco stimolando investimenti in competenze e tecnologie e in difesa gestendo le transizioni industriali con strumenti più forti2. Anche dal fronte politico, arrivano commenti soddisfatti: “Il tempo è galantuomo, le chiacchiere stanno a zero. Noi abbiamo fatto questo e vogliamo andare avanti.  Altri vogliono i dazi e uscire dall’euro“, commenta il segretario del Pd, Matteo Renzi su Twitter.

I sindacati sono più cauti. Il segretario generale della Cisl Anna Maria Furlan è del parere che adesso”serva un patto imprese-sindacati ed una riforma fiscale che dia slancio a salari e pensioni per favorire anche i consumi interni”Rocco Palombella segretario generale della Uilm, sottolinea che “ci vogliono investimenti pubblici e privati a sostegno dell’industria manifatturiera ma occorre sbloccare in tempi brevi il confronto nelle vertenze riguardanti la siderurgia nazionale. Se l’Italia smette di produrre buon acciaio l’industria non po’ avere futuro. Occorre determinare un epilogo positivo alle vicende che riguardano i gruppi Ilva ed Aferpi per esempio. Non si puo’ perdere altro tempo“.

Dall’Inps arriva infine un’altra buona notizia . Nel settore privato si registra a fine 2017, un saldo tra i flussi di assunzioni e cessazioni registrati nel corso dell’anno pari a +488.000, superiore a quello (+326.000) corrispondente del 2016 ma inferiore a quello del 2015 (+613.000). Il saldo annuo complessivo, che misura la variazione tendenziale delle posizioni di lavoro, riflette dinamiche diverse per le singole tipologie contrattuali: è pari infatti a -117.000 per i contratti a tempo indeterminato, a +58.000 per i contratti di apprendistato, a +10.000 per i contratti stagionali e, soprattutto, a +537.000  per i contratti a tempo determinato.

Tutti i principali raggruppamenti delle industrie – a guardare gli indici destagionalizzati del fatturato – segnano dati positivi, ma spicca l’energia che cresce del 5,7% rispetto a novembre. Quanto all’indice grezzo degli ordinativi, nel raffronto con il dicembre 2016 gli incrementi più rilevanti riguardano l’elettronica e le apparecchiature elettriche, entrambe sopra il +20%.

Oltre ai dati dell’Istat, si registrano anche le stime della Confindustria per l’andamento economico italiano, con prospettive positive. Secondo gli analisti viale dell’Astronomia “a compensazione di una chiusura del 2017 più fiacca del previsto, la dinamica dell’economia italiana nel primo trimestre potrebbe rivelarsi superiore alle attese, stando anche all’andamento molto positivo degli indicatori qualitativi“.




Il governo Berlusconi-Renzi non si può fare

di Roberto Arditti

Tra le poche certezze del dopo elezioni, una va facendosi largo con forza piuttosto considerevole: non vi sarà spazio per un accordo di governo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, se lo intendiamo come derivante da iniziativa autonoma presa da loro due (cui magari aggiungere sostegni parlamentari numericamente necessari). Ciò è sempre più evidente sia per ragioni politiche che di “compatibilità” con il sistema nel suo complesso, dove agiscono poteri più o meno forti (in fondo questa è la democrazia).

Cominciamo dagli aspetti politici, peraltro ben evidenziati oggi su Repubblica da Claudio Tito. Da un lato c’è il Cavaliere, infilato in una coalizione che, piaccia o non piaccia, arriverà vicina alla autosufficienza parlamentare. Questa coalizione, peraltro sancita formalmente dalla legge elettorale in vigore, non potrà essere archiviata come carta straccia in nome di un accordo di governo che suoni come un brutale voltafaccia rispetto agli impegni presi in campagna elettorale. Ne saranno testimonianza vivente gli oltre 150 parlamentari (tra Camera e Senato) che saranno eletti con i voti di tutta la coalizione nei collegi uninominali: obbligarli a dividersi in modo sanguinoso subito all’avvio della legislatura sarebbe esercizio di somma imprudenza.

A ogni buon conto è lo stesso Berlusconi che da diversi giorni va chiarendo ai suoi interlocutori privilegiati che lo schema FI-PD, per mesi dato per certo da quasi tutti gli osservatori più avveduti, non può funzionare forzando le cose: il Cavaliere è innanzitutto un gran pragmatico e non mancherà di dimostrarlo anche stavolta. Poi ci sono le vicende sul lato sinistro dell’eventuale accordo per il “governissimo“.

Renzi stesso ha ormai compreso che quella strada non è percorribile innanzitutto per ragioni politiche, poiché finirebbe per produrre una ulteriore frattura nel PD (molti, anche tra i ministri in carica, sono fermamente contrari) e poi lo consegnerebbe ad un accordo di governo con il Cavaliere di difficilissima gestione, esposto al bombardamento di tutti quelli che ne resterebbero fuori, a cominciare da gran parte della “nobiltà”, più o meno in sella, della sinistra italiana. È però vero che per diverse settimane questo schema ha impegnato le energie di molti, sino al punto di generare persino ipotesi di suddivisione dei ministeri.

Proprio qui è scattato il campanello di allarme e così questo mese di febbraio si è visto incaricato di mandare ai naviganti tutti (e a due in particolare) segnali ben precisi di dissenso. Sono così emersi due elementi che hanno raffreddato gli entusiasmi e chiarito con nettezza che occorre cambiare schema di gioco. Il primo è l’ingarbugliarsi della vicende relative alla vendita del Milan, croce e delizia delle emozioni e degli affari di famiglia del Cavaliere.

Prima una dettagliata inchiesta pubblicata da La Stampa, poi un puntiglioso approfondimento di Milena Gabanelli sull’edizione web del Corriere della Sera: quella storia non è in ordine e continuerà a far parlare di sé anche nei prossimi mesi. Il secondo segnale è arrivato (con metodi giornalistici su cui andrebbe aperto un serio dibattito a parte) al più potente uomo politico del Sud che non ha mai tentennato nel sostenere Matteo Renzi, cioè il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

Ebbene è noto a tutti che la partita del 4 marzo si gioca al Sud ed è anche ben evidente l’aria che tira in Puglia o in Sicilia, dove gli amici del segretario si contano su poche dita. Oggi quindi un problema di De Luca è, inevitabilmente, anche un problema di Renzi: per questo la vicenda campana dell’ultima settimana fa il paio con quella del Milan.

Possiamo quasi affermare con pacatezza che il messaggio è stato forte e chiaro, nonché ben recepito dai diretti interessati. Si può quindi procedere nel lavoro per il dopo elezioni su basi rinnovate, come emerge dalle parole di uomini che mai parlano a caso come Romano Prodi e Giorgio Napolitano. Molto probabilmente servirà un ampio accordo di governo e difficilmente ne saranno esclusi il PD e Forza Italia.

Ma sarà un accordo ampio, ben diverso (nella forma e nella sostanza) da un governo con due soli “riferimenti”.

*editoriale tratto dall’ Huffington Post




Di Battista(M5S): “Emiliano finge di opporsi Renzi”. Le Iene affondano le giustificazioni di Di Maio sui “furbetti dei rimborsi”

Renzi ed Emiliano

ROMA –  “Emiliano qua fa la parte dell’oppositore a Renzi, fa il poliziotto buono. Ma è tutta una finzione: non esiste la distinzione in poliziotti buoni e cattivi perché tanto poi i voti finiscono al Pd. Così Alessandro Di Battista ad Ostuni ha attaccato il PD durante la presentazione del suo libro “Meglio liberi- Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare”, ospite della rassegna letteraria “Librinfaccia”.

Nel frattempo “Le Iene” hanno pubblicato il terzo e ultimo servizio dell’inchiesta sui presunti finti rimborsi e sono usciti tre nuovi nomi: si tratta dei baresi Francesco Cariello, che è stato espulso nella serata di ieri da Luigi Di MaioEmanuele Scagliusi e della calabrese Federica Dieni. Anche loro, non avrebbero restituito parte dello stipendio versandolo al fondo del microcredito. Ma va riconosciuto che i singoli casi però sembrano essere molto diversi.

Luigi Di Maio e Filippo Roma

Nell’ ultima puntata online dell’inchiesta delle Iene a cura di  Filippo Roma e Marco Occhipinti sono stati tre nuovi nomi di parlamentari coinvolti nelle mancate restituzioni di parte dello stipendio al fondo del microcredito targato M5S. E spunta anche una nuova tecnica per far risultare tutto in regola. I nomi mai svelati finora sono quelli di Francesco CarielloEmanuele Scagliusi Federica Dieni, questi ultimi candidati all’uninominale rispettivamente in Puglia e a Reggio Calabria,   mentre è stato nuovamente  tirato in ballo anche la senatrice Lezzi, la quale è stata “salvata” dai probiviri del M5S che l’ hanno sanzionata con una multa nei suoi confronti.

Secondo gli approfondimenti effettuati dagli inviati delle Iene , il versamento di 3.500 euro sarebbe stato in realtà annullato proprio dalla senatrice salentina. Quindi, in pratica non si sarebbe trattato di un errore non voluto, come sostenuto nei giorni scorsi da Lezzi. E quindi sarebbe salito a 14 il numero dei parlamentari  grillini coinvolti nella “Rimborsopoli a Cinque stelle” e non 9 come sostenuto  dal candidato premier Luigi Di Maio.

Le Iene scrivono che “Il Movimento ha i dati di tutti i bonifici dei parlamentari da più di una settimana, tuttavia ha deciso di prendere provvedimenti solo nei confronti di otto di loro. Perché aspetta che facciamo noi i nomi di chi ha commesso irregolarità per intervenire? Sta coprendo qualcuno? Vuole limitare i danni? ” ed elencano gli ammanchi ed anomalie scoperte.

Giulia Sarti (M5S)

All’appello mancano  sei bonifici per un totale di 20.580,79 euro di Giulia Sarti, capolista nel listino proporzionale e candidata all’uninominale nel collegio di Rimini per i Cinque stelle,  la quale con una denuncia in procura ha scaricato tutte le colpe sul suo ex fidanzato e collaboratore, Bogdan Andrea Tibusche, sostenendo che gli aveva consentito di trattenere dei soldi per risolvere dei suoi problemi di salute, ma che lui le aveva promesso che li avrebbe poi restituiti. Dopo che sul sito delle Iene è stato pubblicato il suo nome nella lista dei dieci “furbetti del rimborso“, ha intrapreso un silenzio rigido, al punto tale che non si è neanche presentata al comizio nella sua Rimini con Luigi Di Maio e come dichiarano Le Ienenon ha mai risposto al telefono“.

Anche la Sarti ha deciso di autosospendersi  annunciandolo su Facebook, scrivendo “finché questa triste storia non verrà chiarita, io voglio affrontarla da sola e non arrecare il benché minimo danno a questa fondamentale campagna elettorale”. Il suo ex fidanzato,  è stato interrogato fino alle 4 di notte dalla Procura di Rimini , e secondo fonti confidenziali degli inquirenti starebbe per essere prosciolto grazie alla sua buona abitudine di aver “registrato telefonate e salvato messaggi”.  Ma ci sono altri due deputati “salvati” da Di Maio.

Massimiliano Bernini (M5S)

Il primo è Massimiliano Bernini, campione di restituzioni, per il quale però risultano però quattro bonifici nel 2013 che non sono arrivati a destinazione, per un totale di 19.000 euro. Chiaramente i diretto interessato si professa innocente. E Barbara Lezzi, candidata capolista in Puglia: manca all’appello un bonifico per 3500 euro. Lei sostiene che il bonifico sia stato rifiutato e che non l’avesse mai revocato. . Ma invece Le Iene sono volute andare sino in fondo ed hanno sentito la sua banca che, invece, replica che il bonifico in questione è stato revocato direttamente dal cliente.

“Antonio Bordiga, responsabile dei sistemi di pagamento di Banca Sella, al microfono di Filippo Roma ha detto che la revoca del bonifico poteva essere fatta solo tramite richiesta e firma del cliente”, scrivono Le Iene sul loro sito. La senatrice però è stata “graziata” e sanzionata con una multa. “Barbara Lezzi  – secondo quanto è stato pubblicato  dal blog del M5Sha restituito 132mila 557 euro. Vi è un bonifico contestato di circa 3.500 euro (-2,5%) immediatamente sanato. E in accordo col Movimento verserà tre mensilità di restituzione in più al fondo per il microcredito come penale per l’errore fatto”

Le Iene hanno provato a contattare Francesco Cariello, del quale, mancherebbero all’appello due bonifici per un totale di 5.989 euro , che ha risposto di non poter parlare prima di martedì prossimo. Ma sabato sera è stato espulso anche lui. Ben più “leggera”  la posizione di Emanuele Scagliusi che secondo la ricostruzione del programma televisivo Mediaset – non viene accusato di bonifici pubblicati e mai arrivati a destinazione, ma di bonifici arrivati nel fondo del microcredito solo parzialmente, cioè per cifre inferiori rispetto a quelle presenti (photoshoppato, cioè “taroccato”) nel documento pubblicato .

Emanuele Scagliusi candidato all’uninominale della Camera nel collegio di Monopoli, raggiunto da Le Iene, inizialmente ha dichiarato che non si spiegava la ragione come mai come sulla distinta del suo bonifico ci sia una cifra di importo superiore a quella arrivata nel fondo. Ma il codice identificativo dell’operazione è lo stesso, quindi qualcuno ha manualmente “taroccato” l’importo della distinta pubblicata sul sito dei Cinque stelle. Nel caso di Scagliusi,  è stata decisa una penalità da versare di una sola mensilità. Per quanto riguarda Federica Dieni, la stessa ha ammesso con Filippo Roma, dopo averlo minacciato di querela (“io sono avvocato…”)  di aver “gonfiato” la cifra del bonifico, ma solo perché aveva poi provveduto a fare un bonifico riparatore dieci giorni dopo.

dati al 9 febbraio

Scagliusi  scrive su Facebook : Ieri sera a Gioia del Colle  sono stato avvicinato da Filippo Roma de Le Iene che mi ha contestato un bonifico di agosto scorso in cui ho restituito mille euro in meno rispetto a quanto previsto. Mille euro che ho restituito nella rendicontazione successiva. La verità è che qualche mese fa ho avuto la necessità di fare una spesa personale di cui non volevo sapessero nulla né la mia compagna per non farla preoccupare né il mio collaboratore, che controlla la mia rendicontazione. In pratica, ho preso in prestito mille euro dei soldi a mia disposizione per dei controlli medici sulla mia persona che volevo rimanessero nascosti ai miei cari. Non ho ritenuto opportuno davanti alle telecamere dire miei fatti personali. Mi rimetto totalmente al giudizio dei probiviri. Chiedo solo di tenere conto che ho donato dei miei stipendi oltre 223 mila euro e che ho sbagliato una sola volta per mille euro già restituiti“.

Il mattatore dei “furbetti del rimborso”  Ivan Della Valle per il quale risultano mai arrivati al fondo 51 bonifici per un totale di 272.312 euro,  “spacciato” da suo padre come in viaggio a Casablanca, è stato rintracciato dalle Iene in Toscana, dove è stato raggiunto rilasciando un’intervista esclusiva.  Chiede scusa, ed ammette: “Taroccavo i bonifici con Photoshop”,  attacca però i parlamentari del Movimento: “Impossibili 8-9000 euro al mese di spese quando hai ufficio, viaggi e telefono già pagati”. E lancia una sfida: “Trasparenza vera? Fuori tutti gli scontrini dei rimborsi non restituiti. Chiedetegli voi Iene e li chieda anche il candidato premier dei Cinque stelle Di Maio“.

Il M5S nella serata di sabato ha reso noto chesono 10 in totale gli esponenti espulsi“. Agli gli otto parlamentari indicati da Di Maio nei giorni scorsi  (cioè Benedetti, Buccarella, Bulgarelli, Cecconi, Cozzolino, Della Valle, Martelli e Pisano ) si sono aggiunti Francesco Cariello e il consigliere regionale Gian Luca Sassi, che sono stati entrambi cacciati con un post in contemporanea alla terza puntata dell’inchiesta pubblicata sul sito de Le Iene. Sono tre,  cioè Cariello, Della Valle e Pisano su 9  parlamentari coinvolti a non essere stati ricandidati.




Ecco tutti i candidati del Pd nei collegi di tutt' Italia

di Giovanna Rei

ROMA – Ecco le liste ufficiali che verranno depositate questa mattina, con i candidati del Partito Democratico. “Combatteremo. Il Pd deve vincere qualunque sia stata la decisione presa, anche se non nel modo giusto”. E’ alle 4 di notte di ieri che anche il “vero” leader della minoranza Andrea Orlando, sfidante Renzi alle ultime “primarie”, lasciando il Nazareno, ha confermato il malumore ma per ora ha preferito chiudere la polemica sulle liste, rese note ufficialmente all’alba.

candidati-PD-2018

Le parlamentari “dem” emiliane dopo la presentazione delle liste, hanno scritto a Renzi lamentando il non rispetto delle quote rosa, con il ministro Claudio De Vincenti recuperato in extremis nel collegio di Sassuolo rifiutato da Gianni Cuperlo che ha dichiarato: “Spero che ci sarà un candidato che di quei luoghi si sentirà parte. Molto più di me” .

Molti candidati provengono dalla società civile, e correranno in diversi collegi. L’imprenditore Riccardo Illy , ad esempio, sarà in un collegio senatoriale a Trieste, Paolo Siani, il fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla Camorra, sarà candidato a Napoli. E mentre Lucia Annibali sarà in lizza a Parma (più diverse circoscrizioni), Francesca Barra scenderà in pista a Matera. Poi ci sono Flavio Corradini a Macerata, e l’avvocatessa Lisa Noja, impegnata sul fronte sociale, a Milano.

 Quanto ai “fedelissimi”,  il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è capolista in Emilia Romagna 01 (Forlì-Cesena-Rimini) ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara per la Camera. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è capolista nel listino Emilia Romagna 04 (Parma-Piacenza Reggio) mentre Matteo Orfini, presidente del Pd, è capolista nel collegio Lazio 1-02 (Roma Ovest) ed è candidato nel collegio uninominale alla Camera di Roma zona Torre Angela. Maria Elena Boschi è candidata nel collegio uninominale di Bolzano e “sarà capolista anche a Taormina, dove ha organizzato il G7 donne”,

Luca Lotti  ha avuto il ‘suo’ collegio di Empoli, sempre alla Camera e Valeria Fedeli che sarà a Pisa per il Senato. Anche Graziano Delrio correrà in casa alla Camera, Reggio Emilia, nel listino, mentre Marianna Madia affronterà una sfida nel collegio Camera Roma2 e poi spazio nei listini in Calabria e nelle Marche. Anche il ministro Pier Carlo Padoan ha un collegio a Siena, e un listino a Torino, dove è capolista, mentre nell’uninominale di Massa è stato scelto l’ex magistrato e sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che corre anche come capolista nel listino Toscana 04 (Arezzo, Siena, Grosseto). Ieri Renzi ha ringraziato Marco Minniti, responsabile del Viminale, impegnato a gestire la complessa macchina delle operazioni elettorali, che ha accettato la candidatura nel collegio di Pesaro, e sarà candidato anche in due liste plurinominali.

Matteo Renzi rimanda le critiche ai mittenti: “Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante”, sostenendo il suo pensiero diffuso sui socialnetwork o in tv. Renzi, si sforza di fare il realista, prendendo effettivamente in prestito un pezzetto del modo di fare del premier Paolo Gentiloni. La corsa per “il premier che verrà” a questo punto è più aperta che mai,  anche, se parlando in termini realistici, la strategia su cui contano Pd e Forza Italia è sempre quella delle larghe intese. La grande  verità inconfessabile della campagna elettorale.

Il segretario dem ha ringraziato anche il premier Paolo Gentiloni (che correrà nel collegio uninominale Camera 1 del Lazio, e sarà capolista nelle Marche 01 Ascoli-Macerata e in Sicilia 2-02) e i ministri. Un ringraziamento anche a Cesare Damiano, per aver accettato collegio di Terni, da sempre complicato per la sinistra. E poi c’è Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D’Alema nel collegio pugliese: “Speriamo di poter dire dopo il 4 marzo che quello è il collegio di Bellanova e non più di D’Alema”, ha affermato il segretario.