Ciao Pino, cuore grande e poeta dell’amore per il Sud. Grazie per tutte le emozioni che ci hai dato

di Valentina Taranto

Pino Daniele si è sentito male nella sua casa di campagna in Toscana. La richiesta di soccorso al 118 è arrivata alle 21.15 con cui si richiedeva un intervento per un malore del cantante che dopo la sua partecipazione al concerto-spettacolo di capodanno per RaiUno, si stava riposando nel suo casale di campagna  della  Maremma tra le frazioni di Pereta, Marigliano e Magliano in provincia di Grosseto. Un luogo tranquillo ed isolato,  dove il cantautore napoletano amava ritirarsi e riposare.

Il viaggio disperato

L’ambulanza  è arrivata dopo dieci minuti nei pressi della casa, ed  il medico a bordo ha telefonato per chiedere di accendere le luci all’interno della casa per essere individuato. Ma dal casale  “hanno risposto – spiegano dall’Asl di Grosseto – che non c’era più bisogno perché il paziente aveva preferito partire verso Roma per recarsi da un medico di fiducia, con un proprio mezzo “.

Ma Pino Daniele è però arrivato in condizioni disperate all’ ospedale Sant’Eugenio, situato nel quartiere Eur di Roma, in quanto durante il viaggio da Magliano a Roma, come racconta il quotidiano napoletano Il Mattino citando il figlio e tour manager del cantante, Alessandro. l’auto su cui viaggiava ha forato una gomma e quindi ritardato la corsa in ospedale. Il musicista al suo arrivo in ospedale è stato immediatamente intubato ma la situazione – secondo fonti ospedaliere – è apparsa subito critica.  “Pino si è sentito poco bene a cena ieri sera a Orbetello, ma si fidava solo del suo cardiologo quindi ha chiesto alla compagna di portarlo a Roma“, ha rivelato Michele, un amico di Pino Daniele uscendo dall’obitorio dell’ospedale romano.

Pino Daniele ”è giunto cadavere al Pronto Soccorso dell’Ospedale S. Eugenio di Roma”. Ad affermarlo all’ANSA è il cardiologo del cantante, Achille Gaspardoni, Direttore UOC di Cardiologia all’Ospedale S. Eugenio. ”Sono state fatte tutte le manovre di rianimazione – ha aggiunto – ma Pino Daniele era già morto”.  La vita di Pino Danieleera appesa a un filo e lui lo sapeva bene. Ogni giorno era un giorno di vita in più guadagnato” ha poi aggiunto il cardiologo che esprime ”grandissima tristezza’‘, pur sottolineando che ‘‘purtroppo, la fine era nell’evoluzione stessa della malattia” dell’artista.

Quando Pino Daniele è arrivato nel nostro ospedale la situazione era talmente grave che subito è stato sottoposto a rianimazione cardiorespiratoria, purtroppo però dopo pochi minuti si è constatato il decesso“. Lo ha detto Carlo Saitto, direttore generale Asl Roma C Sant’Eugenio in una intervista a Rainews. “La cosa è stata veramente molto rapida – ha aggiunto – e quando è arrivato la situazione era già molto grave e non c’era nulla che si potesse fare, purtroppo. Non posso nemmeno dire quale sia stata la ragione di questa situazione critica. Sulle condizioni precedenti anche quando le avessi non sono informazioni che posso dare“. Saitto ha precisato che il decesso “si è verificato alle 22.45“.

Schermata 2015-01-05 alle 15.41.07La notizia sul web

Il primo a dare la tragica notizia sul web è stato l’amico e collega Eros Ramazzotti che, postando una foto del cantante sorridente, ha scritto: “Anche Pino ci ha lasciato. Grande amico mio, ti voglio ricordare con il sorriso mentre io, scrivendo, sto piangendo. Ti vorrò sempre bene perché eri un puro ed una persona vera oltre che un grandissimo artista. Grazie per tutto quello che mi hai dato fratellone, sarai sempre accanto al mio cuore. Ciao Pinuzzo“.

Lorenzo Jovanotti un un suo messaggio su Twitter, ha scritto “Ciao Pino. Ciao uomo fatto di musica, amico generosissimo ed artista grandissimo . Grazie di essere passato di qua a portare tutta questa bellezza

La salma è in questo momento nella camera mortuaria dell’ospedale, dove non è consentito l’ingresso e dove è arrivata la sua ultima moglie (da cui si era recentemente separato) Fabiola Sciabarrasi e le figlie dell’artista . I funerali si svolgeranno mercoledì  mattina alle 12 al Santuario del Divino Amore a Roma.

E’ stato scelto il Santuario – ha spiega padre Renzo, che officerà la cerimonia – perchè è molto grande e può accogliere numerose persone. Conoscevo Pino Daniele da tempo, ho anche sposato il figlio“. Il musicista verrà sepolto in Toscana.

Il messaggio delle massime Autorità dello Stato
Ho ancora nelle orecchie la sua musica a Capodanno. Una voce incredibile, quella non solo di Napoli e del Sud, ma di tutta l’Italia, una chitarra preziosa, una sensibilità rara che, con passione e malinconia, continuerà a raccontare in tutto il mondo il nostro Paese“. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo aver appreso la notizia della morte del cantante Pino Daniele.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato ai famigliari il seguente messaggio di cordoglio: “Ho appreso con dolorosa sorpresa la notizia della scomparsa di Pino Daniele, cantautore che ha saputo dare un originale contributo alla tradizione musicale della sua città. Ai figli e alle persone che gli hanno voluto bene e al mondo della musica, esprimo le mie più sincere condoglianze“, si legge in un comunicato del Quirinale.

Eravamo ragazzi e la sua voce e la sua musica erano già dentro di noi. E lì resteranno sempre. #PinoDaniele uno dei grandi“, ha scritto in un tweet Dario Franceschini ministro dei Beni Culturali, .

Un ricordo del cantautore è arrivato anche da Roberto Maroni   il presidente della Regione Lombardia il quale,  chiudendo forse definitivamente la lunga polemica tra l’artista partenopeo e la Lega Nord,  ha scritto: “Dolore e sgomento per l’improvvisa scomparsa di un grande“. Negli ultimi anni le parti si erano riavvicinate, e durante l’esibizione della notte di San Silvestro a Cormayeur Daniele aveva cantato O scarrafone saltando il verso “Questa Lega è una vergogna“.

Alla nostra cara amica, Fabiola Sciabarrasi ultima moglie di Pino Daniele (con lui nella foto ) ed ai figli del nostro indimenticabile amico e poeta musicale della nostra vita, vanno le più sincere condoglianze della Direzione, Redazione e collaboratori del Corriere del Giorno.




Di tutto di più

CdG Renzi PDMatteo Renzi : “ rispetto a un anno fa ci sono più lavoratori”.

…Senza lavoro…!

 

 

CdG agenziaentrate GdFE’ stato un anno meraviglioso, grazie per aver contribuito a renderlo tale”.

Con immutato affetto Agenzia delle Entrate.

 

CdG girone_latorreScambio di auguri tra Girone e Latorre.

Latorre a Girone: “ ti aspetto in Italia,”

Girone a Latorre: “secondo me ci vediamo prima in India da me…..”

 

CdG Napolitano fineannoAspettavo con ansia il discorso di fine anno di Napolitano.

Per il nuovo anno ho tanti propositi da fare, tanto sono del PD e posso sempre cambiare idea.

 

 

CdG mangiareDopo queste festività il mio fegato ed il mio stomaco hanno chiesto asilo politico.

 

 

 

CdG G Bush ricoveratoHouston:” George Bush ricoverato”.

Houston abbiamo un problema….

 

 

 

Teenage girls with pregnancy testSette studentesse rimangono incinta in gita scolastica.

Non si può negare che non gli sia rimasto niente dentro di quell’esperienza….

 

CdG prostitute15 mila prostitute in arrivo a Milano per l’Expò.

Senza contare i politici, ovviamente….

 

 

Cdg taranto neveMeteo: “ temperature molto basse, Taranto potrebbe svegliarsi in bianco”.

Che col nero dei fumi dell’Ilva, l’accostamento è perfetto….

 

 

CdG botti capodannoDivieti di botti per fine anno in alcune zone d’Italia.

…Ma nà botta a fine anno non fa mai male….

 

CdG lapo ElkannLapo Elkann: “ passerò le mie vacanze sulla neve”.

….Tra una pista e l’altra….

 




Arrivano i commissari del Governo all’ ILVA. Da risolvere il “problema” aiuti di Stato

(ADGNEWS24)  Con il decreto di Natale, Palazzo Chigi ha confermato quanto era stato anticipato dal presidente Renzi a novembre sull’ ILVA, che gli causò non poche critiche tra i commentatori economici , smentendo per una volta se stesso, dimostrando  di non essere sempre schierato con i “privati”. Lo stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande in italia, è passato sotto il controllo e la gestione dello Stato, interrompendo per il momento le trattative di cessione intercorse con la holding franco-indiana di Arcelor Mittal in cordata con il gruppo Marcegaglia e quella più recente con i brasiliani di Csn,in cordata con il gruppo Arvedi .

Una scommessa non da poco quella del premier Renzi, cioè di dimostrare di essere in grado di gestire la politica industriale nazionale e di riuscire a risolvere la questione “ILVA” per la quale in tanti ci hanno provato negli anni, senza mai arrivare ad una soluzione sia per garantire la presenza industriale italiana nell’acciaio,  rispettando la questione ambientale, di non poco conto.

Il primo atto esecutivo arriverà nei prossimi giorni con la nomina dei tre commissari a cui verrà  delegato il non facile incarico di risanare e  rilanciare l’ ILVA di Taranto. Fra i  commissari probabilmente vi sarà l’attuale commissario Piero Gnudi, già presidente di Enel e “quotato” come uno dei più importanti e competenti commercialisti in Italia, ed il suo attuale sub-commissario l’avvocato Corrado Carrubba. Secondo voci ministeriali, il terzo commissario,  potrebbe persino essere quello dell’attuale amministratore delegato Roberto Renon, non essendo ancora riusciti gli uomini di Renzi a trovare un “top manager” di settore disponibile.

Il Governo Renzi, e gli va riconosciuto, ha capito che la questione ILVA non è soltanto collegata alla tutela occupazionale dell’ industria siderurgica tarantina da cui dipendono le forniture di tutto il settore dell’acciaio in italia, ma anche che bisognava affrontare definitivamente l’ emergenza ambientale che ha causato tanti morti e malati innocenti a Taranto.

Il decreto della vigilia di Natale, che prevede investimenti per oltre 2 miliardi,  contiene non a caso le norme per il conferimento di 30 milioni di fondi per un centro di ricerca sui tumori, in particolare sui tumori infantili che si realizzerà nell’ospedale di Taranto. Mentre la somma più importante, di oltre 1 miliardo di euro, verrà investita ed utilizzata per realizzare il Piano ambientale previsto dall’Aia.

E’ in arrivo per la  vigilia di capodanno, un decreto “finale” per l’ILVA, infatti,  il Consiglio dei ministri  tornerà a riunirsi prima della fine dell’anno, per la stesura del testo definitivo, in quanto quello della vigilia di Natale è stato approvato “salvo intese“, formula rituale governativa che consente di licenziare un provvedimento, e di poterlo modificare successivamente.

Oltre all’ufficializzazione sulla nomina dei tre commissari per l’ ILVA, ci sono due altri problemi di non poco conto da risolvere. Il primo problema di natura strettamente tecnica e concerne quale sarà la soluzione giuridica con cui effettuare il passaggio del controllo dell’ILVA dai privati allo Stato, che potrebbe avvenire molto probabilmente tramite l’affitto del ramo di azienda, o la creazione di una nuova società. Il seconda problema da risolvere, invece, è di natura politica. Il decreto legge del Governo Renzi  deve essere “blindato” da possibili ricorsi dell’Unione Europea, in quanto l’intervento del Governo potrebbe essere configurato come un aiuto di stato, anche se in altri Paesi dell’ Unione Europa quando si è dovuto tutelare delle attività industriali di analogo importante peso economico-occupazionale-industriale, prima di rimetterle sul mercato della concorrenza, sono stati adottati dei provvedimenti analoghi dai rispettivi Governi . E tutto ciò senza che la Ue abbia minimamente obiettato più di tanto.

Quello che alcune associazioni pseudo-ambientali tarantine ignorano,  in quanto prive di alcuna competenza ed esperienza specifica. E quindi parlano solo per avere visibilità e qualche foto e titolo sui giornali. Ma non da noi.




Il governo salva l’ Ilva ed arrivano tre commissari. Renzi: “E’ il mio regalo ai cittadini di Taranto, spesso umiliati dalla politica”

Per me è l’atto più importante, il modo in cui voglio dare il buon Natale ai cittadini di Taranto, città spesso umiliata dalla politica” ha detto il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi.  Con sei  articoli il suo  governo ha ridisegnato il futuro di Taranto, ovviando a quanto l’ incapace classe politica ed industriale italiana non era stata capace di fare negli ultimi 50 anni . Il consiglio dei ministri svoltosi oggi a Palazzo Chigi, ha dato via libera ed approvato il “decreto salva ILVA“, dopo che  proprio ieri il premier aveva lanciato un vero e proprio guanto di sfida all’ Unione Europea, sull’eventuale accusa di aiuti di Stato dichiarando : “Se l’Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa. Io sono più fedele agli impegni con quei bambini che a qualche regolamento astruso dell’Ue. Faremo il risanamento ambientale

Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando dell’ ILVA di Taranto ha detto: “L’intervento pubblico è ora fondamentale per salvare il polo industriale. E’ stato l’atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama, e noi rispondiamo prendendo in faccia il vento che serve. Su di noi ricade di rimediare agli errori fatti in quella città che merita un grande diretto, investimento dello Stato italiano. Perchè il rilancio dell’ ILVA non può andare a discapito dell’ambiente. La responsabilità ce lo impone“.

Da gennaio 2015 lo stabilimento siderurgico di Taranto, verrà gestito da tre commissari straordinari e quindi finalmente non sarà più  succube delle decisioni gestionali senza scrupoli dei Riva, una famiglia che porta sulla coscienza la morte di tante gente, donne e bambini compresi. Un vero e proprio commissariamento “di Stato” a tempo, che avrà una durata prevista di 36 mesi al massimo, in quanto  è previsto che successivamente l’azienda siderurugica  tarantina possa essere ceduta al miglior offerente reale (cioè ad un prezzo congruo) che possa offrire non solo le garanzie produttive, ma anche quelle ambientali, e riconsiderare  i numeri dell’attuale presenza occupazionale.

L’ ILVA – ha spiegato Renziandrà in amministrazione straordinaria a gennaio: avremo la possibilità di usare la Legge Marzano come fu per Alitalia nel 2008, spero con risultati migliori. Nomineremo tre commissari che gestiranno rilancio azienda e risanamento ambientale, accompagnati da un investimento pubblico che avrà successo se avrà un tempo limitato ragionevolmente tra un minimo di 18 a un massimo di 36 mesi“.

Previsto un vero e proprio salvacondotto penale per il commissario incaricato, il quale, se rispetterà i tempi del piano ambientale non potrà essere indagato. Allungati i tempi necessari per la riqualificazione ambientale dello stabilimento di Taranto,  che prevedono l’ 80 per cento di applicazione nelle norme, entro luglio del 2015 , mentre il restante 20%  verrà stabilito successivamente per  decreto dal Presidente del Consiglio. In questa maniera, quindi, alcune opere fondamentali come ad esempio la copertura dei parchi minerali, potranno essere realizzate e posticipate a data da definire. Chiarito anche un punto fondamentale: non ci sarà alcun privilegio per eventuali investitori privati che  dovranno impegnarsi e garantire di attuare le prescrizioni contenute nel piano ambientale.

Secondo il Presidente del Consiglio “ci sono momenti in cui l’intervento pubblico è fondamentale per salvare le sorti di un polo industriale. E’ la grande scommessa di sviluppo di quell’aerea. Credo sia l’atto più emozionante del consiglio dei ministri. La responsabilità ci chiama e prendiamo in faccia il vento che serve cercando di rimediare agli errori fatti in passato. Ci sarà  – ha concluso Renzi–  un grande e diretto investimento dello stato. Almeno un miliardo per l’ambientalizzazione e 800 milioni per gli altri investimenti“.

Innanzitutto il decreto la legge “salva ILVA” modificando la precedente vecchia Legge Marzano include anche la possibilità di accedere all’amministrazione straordinaria per le aziende che gestiscono almeno un sito-stabilimento di interesse strategico nazionale come è appunto l’ ILVA di Taranto.  Il testo prevede poi la nomina un commissario che dovrà vendere, o anche affittare, l’azienda con trattativa privata.

L’affittuario o l’acquirente dovranno garantire continuità produttiva e rapidità dell’intervento” ha precisato il Governo senza garantire alcuna tutela scritta dal punto di vista dell’ occupazione.  Il commissario invece avrà  le necessarie tutele per fare partire i progetti previsti dal piano ambientale, e potrà evitare tutta una serie di autorizzazioni, attraverso l’applicazione del principio del silenzio-assenso in solo venti giorni. Inoltre i commissari godranno di una speciale immunità:  i commissari non potranno essere perseguiti penalmente per le proprie condotte, se il piano ambientale verrà rispettato. E sarà “immune” anche da un coinvolgimento un un possibile reato di bancarotta, se i finanziamenti a disposizione verranno utilizzati per le necessarie misure per la tutela ambientale e sanitaria o per la continuazione dell’ attività di impresa.

Rimane intatto e saldo quanto era stato previsto dal piano ambientale e industriale predisposto innanzitutto dal commissario Enrico Bondi e successivamente dal suo successore  Pietro Gnudi.

Precise e  dettagliate anche le voci per la relativa copertura finanziaria. Al commissario verranno messi a disposizione attinti dai fondi regionali (suddivisi tra il piano di azione e coesione e i Fesr)  375 milioni per il 2015 (ed il 2016)  unitamente ai 137 milioni di finanziamento per il 2015 che arriveranno dalla Cassa depositi e prestiti attraverso la partecipazione di  Fintecna. A garanzia di questa operazione è stata utilizzata una vecchia dimenticata clausola del contratto di vendita dell’ Ilva dall’ holding statale Iri al Gruppo Riva, grazie alla quale la quale la  Fintecna, per conto di Iri, offre la “garanzia ambientale” a tutta l’operazione.

Accanto a tutto ciò ci sarà un “pacchetto” dedicato alla rinascita di Taranto. Lo ha precisato il sindaco di Taranto , Ippazio Stefàno che proprio  ieri ha avuto un lungo colloquio con il sottosegretario Graziano Delrio. “Ci sarebbero buone notizie per la bonifica del Mar Piccolo, del quartiere Tamburi, della città vecchia e per il porto, e anche per le tutele occupazionali” ha dichiarato Stefàno, riferimendosi a dei programmi di sostegno per la rigenerazione urbana di alcune zone di Taranto.

Nel decreto sono presente quattro voci importanti per il futuro della città tarantina con circa 2 miliardi di interventi finanziati per Taranto.  Dallo sblocco di alcuni investimenti strutturali necessari per il porto e le bonifiche per cui sono già disponibili 800 milioni di euro, il finanziamento di 30 milioni di euro alla Regione Puglia per programmi di riqualificazione dell’ospedale  riqualificare l’ospedale di Taranto e aprire un centro di ricerca contro i tumori in particolare per i tumori dei bambini, e persino per lo sviluppo di nuove attività culturali per il Museo di Taranto.

Adesso, dopo le annunciate dimissioni dell’attuale commissario Piero Gnudi, che ancora una volta ha dato dimostrazione di lavorare con il vero “senso” dello Stato, c’è grande trepidazione e curiosità attenzione sui nomi dei tre “super-commissari”. Ma almeno Taranto ha un progetto su cui contare e la forza finanziare per rialzarsi.

Con l’intervento pubblico nell’ ILVA –  ha affermato il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, al termine del Consiglio dei Ministri  – si apre una fase nuova e decisiva per il risanamento ambientale, il rilancio produttivo dello stabilimento e il futuro della città di Taranto. C’era bisogno di una scelta forte, che garantisse l’assoluto rispetto delle prescrizioni del piano ambientale, ponendolo al centro di un ambizioso piano industriale in grado di rilanciare una realtà strategica del Paese. Con questo decreto  il governo si fa carico delle tante questioni aperte, ambientali e occupazionali, che affliggono la comunità tarantina  – ha spiegato  Galletti – e raccoglie una grande sfida: risanare l’ Ilva in tempi brevi e con procedure trasparenti, per poi riportarla sul mercato in condizione di essere competitiva, anche grazie alle performance ambientali, con i giganti mondiali della siderurgia. Il governo  si prende questo impegno- ha concluso Galletti – con la consapevolezza che restituire un’ ILVA completamente risanata a Taranto e all’Italia sia una necessità economica ma soprattutto una responsabilità etica”.

Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, incontrerà a Roma il 29 dicembre alle ore 14  presso il Ministero i rappresentanti sindacali  nazionali metalmeccanici della Fim, Fiom e Uilm. per un confronto sul decreto ILVA

 




Di tutto di più

CdG barbara durso libroE’ appena uscito il nuovo libro di Barbara D’Urso : “ se lo desideri, accade”.

Toh, avevo appena finito gli assorbenti.

 

 

 

 

Renzi, mai pi˘ larghe intese, noi custodi alternanzaRenzi : “ dopo di noi la Troika”.

Mah, per me sei figlio di troika già tu….

 

 

Roberto Benigni

Roberto Benigni

 

Roberto Benigni recita i 10 comandamenti per 4 milioni di euro.

…Meno male che sono solo 10, pensa se fossero stati 100…..

 

 

 

CdG babbo nataleCaro Babbo Natale, quest’anno non ti chiedo niente, l’anno scorso ti avevo chiesto un ‘ Italia migliore, e mi hai messo Mr. Bean al Governo!!!!!

 

 

 

CdG banche-tassi-usurai

 

Massafra ( TA) : “ pretendevano interessi al 120 % ad imprenditori in gravi difficoltà economiche”.

…..I soliti tassi da stronzinaggio…!!

 

 

 

CdG torture usaUsa: “ la CIA torturava i prigionieri con inserimento nel retto”

Embè, i politici italiani lo fanno da mò…

 

 

CdG anna_finocchiaroFinocchiaro, senatrice Pd:” sono pochi i corrotti in carcere”.

Grazie alla minchia, preferiscono sedere in Parlamento….

 

 

CdG processo scazziTaranto: “ caso Scazzi, il GIP autorizza l’utilizzo delle intercettazioni”.

Che a loro volta dovranno essere tradotte…

 

 

Metà tredicesima servirà a pagare mutui e tasse.

L’altra metà per pagare l’anima delli mortacci loro.

 

Civati minaccia di lasciare il Pd se il Governo non cambia rotta.

….Civati chi?!?!? …..

 

Nelle città colpite da alluvione i pagamenti delle tasse non saranno sospesi ma dovranno essere effettuati entro il 22 Dicembre.

Vedi alle volte, che lo Stato non si scorda di te!….

 

La Meloni pronta a candidarsi a sindaco di Roma se Marino dovesse dimettersi.

… Siamo proprio alla frutta…




Ilva: tra un anno Stato al 49% e Mittal-Marcegaglia al 51%. In arrivo un “supercommissario”

(ADGNEWS24 )  Lo Stato italiano entrerà come azionista nell’ ILVA in due fasi. La prima praticamente a breve, con la contestuale nomina di un nuovo commissario straordinario nominato dal Governo, in alla vigente regolamentazione di Legge  sul dissesto dei grandi gruppi, e la seconda  dopo un anno. La seconda ,   augurandosi che  si svolga tutto secondo le strategie decise nelle ultime ore ,  allorquando un fondo d’investimento controllato indirettamente dal ministero dell’Economia entrerà in società con  i privati e cioè la cordata composta dagli anglo-francesi di Arcelor-Mittal e il gruppo Marcegaglia, che rileverà l’azienda dopo la prima fase di risanamento. La vicenda è seguita  dai due super consiglieri economici del premier Matteo Renzi a Palazzo Chigi ,  e cioè  Marco Simoni economista della London School of Economics  ed Andrea Guerra  ex amministratore delegato del gruppo Luxottica , mentre dal  MISE (il ministero dello sviluppo economico)  viene seguito direttamente dal Ministro Federica Guidi, e dall’attuale commissario dell’ ILVA , Piero Gnudi.

193341144-3f9477fd-f8ec-4997-8c0e-883ffa31f200I tempi si restringono ogni giorno di più  per arrivare ad una soluzione che garantisca la regolarità delle attività produttive all’ ILVA a Taranto,  occupando 11.000 persone ed un indotto altrettanto importante. Secondo le ipotesi di lavoro che filtrano da Palazzo Chigi, il consiglio dei ministri approverà il prossimo provvedimento il 22 dicembre : che affiderà il  Gruppo ILVA, ad oggi ancora seppure “formalmente” di proprietà della famiglia Riva,  allo Stato attraverso la procedura di amministrazione straordinaria prevista per le imprese in dissesto dalla Legge Marzano, che è già stata adottata precedentemente per mantenere in attività delle grandi aziende “tecnicamente” fallite, a partire dalla Parmalat risanata grazie alla gestione di  Enrico Bondi.

Non è formalmente insolvente, In questo caso però  la Legge Marzano dovrà forse essere adattata, in quanto la situazione dell’ ILVA è diversa.. Quattro volte più grande del maggiore gruppo italiano che ad oggi sia mai stato gestito  in amministrazione straordinaria, ha dei problemi industriali praticamente senza risoluzione. L’ILVA deve affrontare una bonifica degli impianti dal costo stimato in 1,8 miliardi, dovendo rispettare dei nuovi vincoli di tutela dell’ambiente talmente onerosi costosi che rischierebbero di metterla fuori “mercato”.  Allo stato odierno nonostante il prestito “ponte” delle banche di 250 milioni di euro, ha debiti verso i fornitori per 350 milioni di euro, oltre alle richieste di ai 35 miliardi per danni ambientali richieste dalla città di Taranto dove i ultimi anni in città si è avuto un aumento dei tumori  del  20% fra le donne e del 30% fra gli uomini .

CdG palazzo-chigi-romaIn questi giorni Palazzo Chigi sta cercando un commissario straordinario che conosca il settore ed il business dell’acciaio meglio dell’attuale commissario  Gnudi ed abbia sopratutto capacitò gestionali di un gruppo di tali dimensioni , accanto al quale andrà reperita e messa a disposizione in tempi ristretti un team di 50 top managers. Un nuovo gruppo dirigente dell’ ILVA, tolta dalle avide mani responsabili nel dissesto ambientale causato dalla  precedente proprietà (famiglia Riva),  che gestirà quindi un’industria “statalizzata” , che sin dal marzo 2015 si imbatterà in un ostacolo tecnico non irrilevante, in quanto per quella scadenza verrà chiuso l’altoforno 5 di Taranto, da cui proviene circa la metà della produzione siderurgica a Taranto, e ricostruirlo con un investimento di circa 320 milioni di euro . Il Governo  si prepara con cautela, nel frattempo , ad affrontare e trovare una soluzione  per il problema dei vincoli ambientali, in quanto la vigente autorizzazione a operare, rilasciata dal Ministero dell’Ambiente è così “chiusa” e restrittiva  superando persino le prescrizioni dell’Unione europea ed obbligherebbe a dei costi di manutenzione, che vengono ritenuti insostenibili. Quindi il Governo Renzi sta pensando è di rivedere le regole sulle emissioni limitandole e portandole in linea agli attuali parametri europei.

Cdg arcelormittal_logo1Se tutto dovesse andare per il verso giusto, l’intero processo dovrebbe poi preparare il passaggio successivo. L’idea sulla quale si lavora nel governo prevede la vendita del gruppo fra un anno a una cordata con tre attori forse uniti in una “new company” costituita ad hoc che vedrebbe il 51% in mano all’ acquirente ( e cioè la cordata composta dall’Arcelor-Mittal  il primo gruppo mondiale dell’acciaio, con il gruppo italiano  Marcegaglia ) mentre il 49% resterebbe invece al Fondo strategico italiano, di proprietà della Cassa depositi e prestiti, per l’80% controllata dal Tesoro.  La presenza del fondo di investimenti della  Cdp servirebbe invece a tranquillizzare e dare garanzie , affinchè la Magistratura revochi l’attuale vigente sequestro giudiziario sull’impianto. Nella seconda fase finale, la Cdp uscirebbe, lasciando l’ ILVA risanata nelle mani dei soli azionisti privati.

Un’operazione questa,  secondo Arcelor-Mittal , grazie alla quale l’ ILVA di Taranto  potrebbe diventare il primo impianto europeo, e la sede di un quinto della sua produzione europea, valutazioni questa che spingerebbe il gruppo franco-indiano ad  investire circa  3 miliardi in cinque anni per completare la bonifica ambientale ed il necessario  ammodernamento tecnologico dello stabilimento. Fin qui il disegno del governo, sul quale gravano delle incognite. Difficilmente per esempio Arcelor-Mittal e Marcegaglia prenderanno impegni prima di aver valutato il lavoro del commissario straordinario.

Per l’Italia, e quindi non solo per Palazzo Chigi questo è l’ esame finale per certificare se il nostro Paese ed il Governo sono ancora in grado di difendere la propria capacità industriale e l’occupazione. Il “premier” è molto determinato ritiene questa vicenda come  vero e proprio “esame” di Stato,  sul quale manifestare e dimostrare la propria capacità nel salvare un settore fondamentale dell’ industria italiana, nazionalizzandola in un primo momento, per risanarla e quindi rivenderla a prezzo di mercato, e nella consapevolezza che a maggio del 2015 in Puglia si vota  per il rinnovo del consiglio regionali,  e Matteo Renzi vorrebbe mantenere in attività l’ ILVA di Taranto  “statalizzata”, senza alimentare ulteriori contestazioni e proteste per l’inquinamento degli impianti.




La lettera a Renzi per un accordo quadro sulla “questione Taranto”

Schermata 2014-12-12 alle 03.55.43Questa la lettera inviata dai vertici tarantini al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi

 

 Al Sig.Presidente del Consiglio  dei Ministri

           Dott. Matteo Renzi

            Palazzo Chigi – ROMA

 

 “Gentile Presidente,

la Città di Taranto, per la presenza del più grande stabilimento siderurgico d’Europa e di una realtà portuale considerata strategica a livello nazionale ed europeo, è al centro dell’attenzione del Suo Governo che si accinge a varare, nelle prossime ore, un Decreto Legge sulle azioni da adottarsi proprio in favore dello stabilimento ILVA per un futuro certo di rispetto dell’ambiente, della salute e del lavoro.


In questi ultimi anni è stata posta con forza la “Questione Taranto” nella sua complessità, portandola alla ribalta non solo governativa ma finanche coinvolgendo il Parlamento Europeo. Abbiamo registrato con favore i Suoi costanti richiami all’importanza strategica, per il nostro sistema Paese, della realtà produttiva del territorio tarantino.

 Ed è proprio in questo solco di riconoscimento governativo che oggi, come Istituzioni locali, forze sociali, economiche, produttive e sindacali, avvertiamo l’ineludibile esigenza di richiedere e sollecitare, con grande fermezza, forti della coesione sociale, pur se caratterizzata talvolta da divergenze di posizione, che da parte del Suo Governo vi sia un concreto rilancio delle azioni positive in favore di questo territorio.

 Iniziative governative che puntino con risolutiva decisione sull’ambientalizzazione dell’acciaieria Ilva, sulla riqualificazione dello stabilimento, sul rilancio del porto, sul mantenimento dei livelli occupazionali, sulla qualità della vita e dell’ambiente, quali fattori portanti per il futuro del nostro territorio, ma anche di sostegno e rilancio del Pil nazionale.


Schermata 2014-12-12 alle 03.55.57In questo contesto è avvertita l’esigenza di una inversione dei termini del rapporto che l’ILVA ha con la Città, facendola ritornare parte di essa, ossia di risorsa per l’intero territorio ionico in termini di occupazione, di innovazione e di modello europeo e mondiale di siderurgia davvero eco-compatibile.

 Proponiamo, quindi, nell’azione incisiva che si chiede al Governo di approvare un Accordo Quadro che comprenda nella sua totalità e complessità, le risoluzioni a tutti i problemi che sta vivendo il territorio ionico, valorizzando le reali potenzialità della nostra realtà quali: l’infrastruttura portuale, retroportuale ed aereoportuale , il polo industriale, il recupero e la valorizzazione della Città Vecchia, la cantieristica dell’Arsenale Militare, la valorizzazione dei beni archeologici, il potenziamento dell’offerta universitaria ai giovani, il tutto in un’ottica di crescita socio-economica e di creazione di nuovi posti di lavoro, in grado di fronteggiare la sempre più crescente fascia di inoccupati: insomma, una sfida per il Governo che, grazie al suo Presidente, potrà ed auspicabilmente saprà trasformare una sofferenza in una opportunità. In definitiva, un esempio di buon governo per la Nazione e per l’intera Europa.”

 Taranto, lì 11.12.2014

Il Sindaco – Dr.Ippazio Stefàno

Il Presidente della Provincia – Dott.Martino Tamburrano

Il Presidente dell’Autorità Portuale – Avv.Sergio Prete

(p.s. hanno aderito alla presente missiva i seguenti organismi territoriali:Camera di Commercio;Confindustria;Confcommercio;Confartigianato;OO.SS.Confederali Territoriali CGIL-CISL-UIL e UGL)




Ilva: allo studio una joint venture fra Stato ed Arcelor Mittal

ADGNEWS24 – La cordata ArcelorMittal continua a voler mantenere aperta la negoziazione con il governo italiano, manifestando la propria disponibilità ad entrare con una posizione minoritaria (nella prima fase) in presenza un azionariato pubblico-privato, che si renderebbe possibile grazie all’intervento del Fondo strategico nazionale , braccio economico della Cassa Depositi e Prestiti, che finanzierebbe anche la presenza del Gruppo Marcegaglia . Infatti, nonostante  le offerte della multinazionale e del gruppo italiano, non siano state ritenute congrue, il Governo è costretto a correre ai ripari, in quanto ormai la liquidità di cassa proveniente del prestito ponte delle banche si sta esaurendo, a fronte dell’indebitamento crescente della società, valutato in circa in 1,5 miliardi.

Aditya Mittal, numero uno  di ArcelorMittal Europa dopo  l’incontro avvenuto mercoledì mattina con  il  ministro dello Sviluppo economico Guidi  ha dichiarato: “Crediamo che la nostra partnership con il Gruppo Marcegaglia sia in grado di offrire un sicuro futuro all’ ILVA. Intendiamo incrementare la produzione della società per raggiungere la piena capacità di utilizzo degli impianti in modo da generare più lavoro e garantire importanti livelli occupazionali. Siamo anche pronti a fare i necessari investimenti per introdurre migliorie nel ciclo produttivo, nell’ambiente e in nuove tipologie di prodotti che permetteranno a Ilva di mantenere ed spandere la propria offerta al mercato italiano internazionale. Siamo sicuri di essere i migliori partner perILVA, in grado di garantire un futuro sostenibile per i dipendenti e per tutti gli stakeholder”.

ArcelorMittal e Marcegaglia non hanno interrotto il dialogo con il Governo, e sarebbero pronti ad affrontare e sostenere il costo dell’Aia, come ieri ha lasciato intuire uscendo dal Mise  Antonio Marcegaglia, l’amministratore delegato del gruppo ( accompagnato da sua sorella  Emma Marcegaglia  attuale Presidente dell’ Eni ) il quale ha dichiarato: “Siamo flessibili, dovremo esserlo e lo saremo”. Anche se battono sulla necessità di creare una “bad company” nella quale far defluire le richieste di risarcimento ambientale e i contenziosi giudiziari,  ed una “newco” (cioè una “new company“) ove trasferire  impianti , personale ed attività industriali. Risanare il siderurgico tarantino, non solo ha un costo, ma ha scadenze precise: entro il 31 luglio — dopo il decreto che ha stabilito uno slittamento di cinque mesi — dovrà essere applicato l’80% delle prescrizioni fissate dalla legge.   Proprio per  questo motivo  è al vaglio uno slittamento della data, mentre per il completamento della bonifica rimane il termine ultimo del 4 agosto 2016 . Operazioni per le quali è necessaria la liquidità che si attende dello sblocco di 1,2 miliardi dei 1,9 sequestrati dalla magistratura milanese alla Riva Group, reso possibile grazie all’emendamento del senatore Salvatore Tomaselli al decreto Competitività di luglio, a seguito del quale è arrivato in consenso del Gup di Milano.

Ieri sera il premier Renzi affiancato dal suo nuovo super-consulente economico il consulente economico Andrea Guerra, ha convocato il ministro  Federica Guidi, il commissario Piero Gnudi,  ed i vertici della Cassa depositi e prestiti e del Fondo strategico nazionale ,  per arrivare ad una decisione finale collegiale  prima di affrontare un nuovo decreto salva ILVA all’ordine del giorno nel Consiglio dei ministri di venerd’. Al termine dell’incontro ha dichiarato: “C’è un Paese da cambiare, oggi abbiamo lavorato sull’ILVA mentre altri preferiscono giochetti parlamentari“. Quindi siamo arrivati alle ore conclusive che vedono in trepida attesa le banche  esposte sul fronte Ilva ee le imprese pugliesi dell’indotto siderurgico in fibrillante preoccupazione che con il decreto si adotti la legge Marzano che, nella sostanza, potrebbe congelare la situazione debitoria. Ma non dovrebbe essere così.

L’ipotesi su cui si sta lavorando il Governo non è ben vista dal presidente della commissione Industria del Senato Massimo Mucchetti per il quale “Lo Stato fa da sgabello ai privati“, ma anche fra i sindacalisti della Fiom  il responsabile siderurgia  Rosario Rappa  sostiene che «si fa avanti il modello Alitalia, ripulire l’ILVA e scaricare sulla collettività 40 miliardi di perdite» . nel frattempo la Procura della repubblica del capoluogo jonico ha aperto un fascicolo a carico di diversi indagati,  a causa di materiali inquinanti scoperti grazie alle segnalazioni di alcuni lavoratori  proprio nel sottosuolo dell’area dove dovrà sorgere il nuovo impianto di aspirazione dell’acciaieria 1 dell’ ILVA, secondo quanto previsto dall’Aia . Più che una soluzione, un vero e proprio compromesso.




Di tutto di più

CdG Alemanno magnaRoma : “ L’ex sindaco Alemanno indagato per mafia”.

E’ tutto un (Ale ) magna magna….

 

 

 

CdG berlusconi_processoBerlusconi: “ i giudici fanno politica”.

Meno male, almeno loro.

 

 

CdG coltelloUsa : “ regala coltello alla moglie, lo uccide”.

Regalate una pompa alla mia fidanzata, per piacere.

 

 

CdG Berlusconi_MatteoSalvini

 

Se Salvini e Berlusconi parlano di legalità in Italia, io posso tranquillamente tenere una lezione alla Luiss di fisica quantistica.

 

 
 
Schermata 2014-12-11 alle 03.46.00Lapo Elkann : “ droga e ricatti hard”.
 
Gli investigatori seguono una “ pista”….

 

 

 

Schermata 2014-12-11 alle 03.48.08Per illuminare il Natale 2014 targato Taranto.

Grazie, ma avevo chiesto di illuminare le menti di alcuni politici!!!

 

 

 

Cdg scippoTaranto: “ arrivano le feste, vertiginoso aumento di scippi e furti”.

Perché la festa o la fai, o te la fanno…..!!!!

 

 

CdG famiglia admasE’ morto il piccolo della famiglia Addams.

Una stretta di mano di condoglianze.

 

 

CdG brunettaRenzi: “ l’Italia non può più crescere”.

Brunetta, lo sapevo io che non ho più speranze…

 

 

CdG fine annoCorona chiede la grazie a Napolitano:

“Per favore, evita il discorso di fine anno….”

 


CdG gigi dalessioDalle intercettazioni
emergerebbero rapporti anche tra Gigi D’Alessio ed il boss di Mafia Capitale, De Carlo.

Intanto il bosso si difende : “ mai ascoltato un cd di D’Alessio…”




Vertice con Renzi sull’ ILVA di Taranto: “Palazzo Chigi valuta un intervento pubblico”

(Agenzia|ADGNEWS24)  Si è svolto nel pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi una riunione convocata dal presidente del consiglio Matteo Renzi  sull’ ILVA . Alla riunione hanno partecipato lo stesso premier, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi  il sottosegretario alla presidenza del commissario Graziano Delrio ed  il commissario straordinario Piero Gnudi . Al centro del colloquio le decisioni e strategie del governo per  risanare e tutelare l’industria siderurgica nazionale e il rilancio del colosso siderurgico ILVA in grave crisi gestionale e finanziaria. Uscendo dalla riunione a Palazzo Chigi  Piero Gnudi commissario dell’ILVA   ha dichiarato “Abbiamo fatto una ricognizione della situazione del gruppo ILVA e valutata la possibilità di un intervento pubblico”. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, al termine della trattativa ha dichiarato che “sono state valutate tutte le possibili opzioni per poter garantire tutti i posti di lavoro e la capacità produttiva dell’azienda perché la siderurgia è importantissima e faremo di tutto per difenderla” ed  ha anche spiegato che “con Mittal stiamo ancora trattando ma ci sono anche altri investitori privati interessati».

193341144-3f9477fd-f8ec-4997-8c0e-883ffa31f200Il premier Matteo Renzi, rispondendo al suo primo question-time (un’ interrogazione in aula)  a Montecitorio da quando è alla presidenza del Consiglio ,  ha fatto espresso riferimento a dei possibili interventi statali sul piano dell’industria siderurgica con particolare riferimento all’ILVA, ricordando “la centralità dell’impresa siderurgica” strettamente collegata alla necessità di un rilancio basato su un «piano strategico» ed  ha annunciato che, per la vicenda ILVA,  il Governo valuta «la possibilità per un certo periodo di tempo, di un intervento pubblico che affronti la questione ambientale e che consenta poi di tornare al mercato».

Renzi ha ribadito che «È del tutto evidente che in un piano industriale dei prossimi anni dobbiamo affrontare le partite senza uno sguardo ideologico ecco perché sulla vicenda di Taranto e di ILVA abbiamo preso in considerazione tutti i tipi di soluzione, dalla possibilità di investimenti privati nazionali e internazionali, ma anche un intervento pubblico che consenta di affrontare le questioni ambientali e poi di tornare sul mercato per essere nuovamente leader in Europa»

Persino  il segretario della FiomMaurizio Landini, secondo il quale un’intervento statale può rivelarsi una scelta positiva solo se improntata al futuro, si è dimostrato ed espresso cautamente favorevole. La questione in realtà è particolarmente delicata, a suo avviso, per due motivi: “Un assetto proprietario privato che non ha funzionato, ma ha creato dei problemi e il fatto che non possiamo ripetere l’esperienza Alitalia“. Elementi questi che, a suo parere, il Governo deve analizzare a fondo,  e deve prendere spunto dai quali per non ricadere negli errori del passato. Il vero timore del rappresentante delle tute blu della Cgil è in ogni caso, in realtà,  quello di una svendita, del colosso dell’acciaio tarantino magari all’estero: “Non possiamo pensare  di scaricare sulla collettività i debiti di una situazione o di vendere al primo gruppo straniero, di fatto regalando l’azienda. In questo senso  – ha aggiunto Landini – io penso che un intervento pubblico significhi avere manager seri, fare investimenti, recuperare soldi portati all’estero e determinare le condizioni di un accordo internazionale che non sia una svendita”.

Emma Marcegaglia, Giorgio Squinzi

nella foto, Emma Marcegaglia e  Giorgio Squinzi

Giorgio Squinzi il Presidente della CONFINDUSTRIA   in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama, ha sbarrato la strada ad eventuali agevolazioni per il suo predecessore Emma Marcegaglia (in cordata con Accor Mittal) sostenendo che “della presenza diretta dello Stato nell’economia del Paese. Oltre alle regole del mercato, è proprio il concetto in sé che non appartiene agli industriali. L’assistenzialismo di Stato non deve più ingrassare le imprese. Con la stessa franchezza dico però che i poteri dello Stato non devono neppure mettere i bastoni tra le ruote delle imprese. Mi riferisco a quanto è accaduto a Taranto”. Secondo il numero uno degli industriali italiani  “dobbiamo considerare che, al di là della proprietà e delle sue eventuali responsabilità penali, l ’ILVA è un gruppo industriale di rilevanza strategica per il nostro Paese. Se chiudesse, usciremmo da un altro settore, la siderurgia, dove deteniamo importanti quote di mercato e che è essenziale per numerose produzioni industriali italiane: vorrebbe dire perdita di Pil e di altre migliaia di posti di lavoro”.

Nel frattempo però, le segreterie tarantine di Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno proclamato uno stato di agitazione per lo stabilimento siderurgico tarantino. A renderlo noto sono gli stesi sindacati con un comunicato congiunto,  ritenendo inoltre «non più rinviabile una giornata di mobilitazione generale, anche a carattere nazionale, nei confronti del Governo, che coinvolga tutti gli stabilimenti del gruppo». Al Governo si chiede di convocare subito un incontro e all’ ILVA di pagare le prossime spettanze, compreso il “premio di risultato“.  Quello che stupisce è che non si capisce cosa vogliano realmente i sindacati. Risanare l’ambiente dell’azienda per i lavoratori ed i cittadini di Taranto ? Non far perdere il posto di lavoro ai dipendenti dell’ ILVA e dell’indotto ? O come sempre bussare a “soldi”, attività in cui da sempre i sindacalisti eccellono !!! In questa maniera secondo noi in realtà non si aiuta un Governo ed un Commissario a trovare una soluzione ed a trattare su posizioni di forza con dei potenziali compratori. Ma questo i sindacati lo sanno molto bene, solo che, secondo noi,  fanno finta di non capirlo….




Matteo Renzi: “L’ Ilva? Stiamo valutando un intervento pubblico: la salviamo e poi la vendiamo”

Sulla questione dello stabilimento siderurgico di Taranto, il più grande d’ Europa, il premier Matteo Renzi, intervistato dal collega Claudio Tito del quotidiano LA REPUBBLICA  rivela che il Governo ha in mente un piano d’intervento statale temporaneo per garantire il posto di lavoro ai dipendenti, rilanciare l’azienda e, quindi, rimetterla sul mercato una volta risanata. Una scelta questa che va contro la sua linea di privatizzazioni, ma spiega Renzise devo far saltare Taranto, preferisco intervenire direttamente per qualche anno e poi rimetterlo sul mercato”. Una scelta questa che prevede uno sforzo economico per il Governo che dovrebbe protrarsi per 2 o 3 anni: “Rimettere in sesto l’azienda per due o tre anni, difendere l’occupazione, tutelare l’ambiente e poi rilanciarla sul mercato”.

Per risanare l’ILVA  dice Renzi “”Stiamo valutando se intervenire sull’ ILVA con un soggetto pubblico. Ci sono tre ipotesi: l’acquisizione da parte di gruppi esteri, da parte di italiani e poi l’intervento pubblico. Non tutto ciò che è pubblico va escluso. Io sono perché l’acciaio sia gestito da privati”, ma non a costo di perdere le acciaierie di Taranto.

Per il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, invece, “sull’ ILVA il presidente Renzi, con un approccio concreto, mette avanti a tutto l’ambiente e il lavoro” e, comunque, “non si tratta di rifare l’ Italsider, come qualche nostalgico dell’acciaio pubblico vorrebbe, ma solo di intervenire per ridare serenità a una popolazione segnata da troppi danni ambientali e di assicurare efficienza e competitività a un’azienda strategica per il paese“.

CdG mucchetti aula“Ma Renzi“, ricorda Massimo Mucchetti, presidente della Commissione Industria del Senato,  “è anche e soprattutto il premier di questo Paese, e come tale non può più lasciare il caso sulle spalle dei soli ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo. A maggior ragione se il commissario straordinario dell’ ILVA, invoca, sul Sole 24 Ore, l’intervento della Cassa depositi e prestiti, attraverso il Fondo strategico. All’inquilino di palazzo Chigi non potrà sfuggire che un simile intervento costituirebbe una svolta rispetto all’attuale ruolo dello Stato nell’economia ed aggiungeDiversamente, a Taranto gli effetti convergenti della crisi aziendale e dell’emergenza ecologica faranno del più vasto centro siderurgico d’Europa il maggior cimitero industriale del vecchio continente

Mucchetti che è un illustre collega economico, già vice direttore del Corriere della Sera, e che mastica di industria, banche  e numeri come pochi in Italia, ha una sua teoria più che condivisibile. “E’ il momento di dirci la verità. Tener fede al cronoprogramma ambientale senza soldi è impossibile. E i soldi mancano perché l’acciaieria produce troppo poco: 14 mila tonnellate al giorno contro le 21 mila necessarie al mero pareggio. Pesano il cattivo funzionamento della centrale elettrica, sulla cui manutenzione i Riva hanno risparmiato più del giusto; la perdita della prima linea dirigenziale falcidiata dalle inchieste e dalla rottura con la vecchia che teneva in pugno tutto; la scarsità della domanda e la focalizzazione sugli acciai di massa voluta da Emilio Riva e ormai superata. I commissari, prima Enrico Bondi e adesso Piero Gnudi, hanno posto qualche rimedio, richiamando la General Electric e assumendo alcuni manager industriali e commerciali di buona reputazione. Ma alcune decisioni toccano direttamente alla politica. Sui soldi e sulle prospettive

il Senato, di sua iniziativa, – spiega Mucchettiha messo nelle mani del commissario le chiavi della cassaforte del Fug (il Fondo Unico della Giustizia) così da accedere ad almeno la metà dei fondi sequestrati ai Riva dalla procura di Milano, rendendo attuabile la vecchia norma ormai inefficace. Stiamo parlando di 8-900 milioni, sotto forma di aumento di capitale o di prestito in conto capitale. Con un tale polmone finanziario e con i fondi europei, qualche centinaio di milioni, che potrebbero essere mobilitati ai fini ambientali, l’ ILVA avrebbe migliori chance di costruirsi un futuro con nuovi soci industriali

E’ in questo quadro  – aggiunge  Mucchetti nella sua analisi – che arrivano le dichiarazioni di Gnudi sul Fondo strategico, dal quale ci si aspettano altre centinaia di milioni di capitale di rischio per la normale gestione. Ecco, qui si aprono le questioni politiche di più ampio respiro. Che chiamano in causa palazzo Chigi. I Riva hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro le nomine dei commissari Bondi e Gnudi e contro il piano ambientale, basato sulle prescrizioni dell’ Aia. Se uno solo di questi tre ricorsi andasse a buon fine, salterebbe tutto. Come garantire al socio industriale (ma anche al Fondo strategico della Cdp) di entrare con piena legittimità nella partita dell’ ILVA ? Un conto è trasformare i denari sequestrati in azioni che restano di proprietà dei Riva, ed è già molto”

Un altro – aggiunge  Mucchetti  – è espellere il gruppo dei Riva, da una compagine azionaria di cui era ed è ancora il dominus sebbene senza poteri esecutivi. E poi che dire dei contenziosi giudiziari sui rischi ambientali e sanitari? Chi se li prenderà? Se Mittal  o altri trovano un accordo con i Riva, amen. Ma potrebbe partecipare in questo accordo anche il Fondo strategico? Secondo la legge, il Fondo e la Cdp in generale partecipano solo a società che fanno profitto. Si temono derive assistenziali. A suo tempo, regnante  Enrico Letta – ricorda  Mucchetti – Renzi criticò perfino l’ingresso della Cdp nell’ Ansaldo Energia, benché questa impresa guadagni”

Cdg operaio IlvaE tuttavia certi vincoli possono anche essere ripensati – conclude Mucchetti – purché si abbia un pò di testa e una strategia. Saremmo infatti di fronte a una svolta radicale dello Stato che torna a fare, se non l’imprenditore, almeno l’azionista. Una svolta che, in generale, non si fa con un tweet e che, nel caso ILVA, avendo cura di gestirne gli effetti sui fornitori, esigerà probabilmente il passaggio all’amministrazione straordinario ex legge Marzano, giusto per non ripetere casi come Alitalia e risolvere alla radice il conflitto con i Riva. Due fronti – quello del ritorno dello Stato azionista e quello della conquista del consenso della città di Taranto verso la nuova ILVA – che meriterebbero l’impegno esemplare e diretto del premier” .

E dalle ultime dichiarazioni odierne, Matteo Renzi sembra aver ascoltato i consigli di Massimo  Mucchetti. Per fortuna.




Mucchetti: “Siderurgia strategica. E il ruolo dello Stato è essenziale”

di Fabio Tamburini

Quali sono gli errori da evitare?

L’acciaio pubblico ha avuto le sue infinite tristezze, ma è stato l’architrave del boom degli anni 50 e 60. Se avessimo dato retta alla Falk e non a Oscar Sinigaglia non avremmo mai avuto gli altoforni che hanno alimentato l’industria meccanica nazionale. Le privatizzazioni dell’Iri-Finsider, invece, sono state un disastro. Purtroppo Falck e Agarini hanno rivenduto ben presto la Terni alla Thyssenkrupp, che l’ha splpata trasferendop in Germania la tecnologia del lamierino magnetico e ora la vuole ridurre ai minimi. Il gruppo Lucchini, che pure con il materiale ferroviario conferma la vocazione indsutriale, ha dovuto cedere le Acciaierie di Piombino ai russi di Severstal che le hanno portate al crac. I Riva hanno guadagnato molto con l’Ilva, ma con luci ed ombre.

Quali?

Hanno tagliato i rapporti tra l’Ilva e la criminalità organizzata pugliese. Grande merito. Ma non hanno rispettato i vincoli ambientali. Grande miopia, che consegna la fabbrica ad una magistratura, quella di Taranto, ispiarata anche da pregiudizi anti industriali. Le privatizzazioni e l’internazionalizzazione delle proprietà, cardini degli anni 90, si sono dimostrate poco efficaci. Almeno in siderurgia.

Come uscirne?

Il governo punta a sconti sulla bolletta elettrica per i siderurgici. Ok, ma se per ogni crisi d’imprese energivore batte questa strada e poi non realizza nemmeno la cartolarizzazione degli incentivi alle energie rinnovabili, come farà a tenere fede alla riduzione del 10% della bolletta per piccole e medie imprese, promessa nel decreto Competitività? Occorre maggiore capacità esecutiva. E a questo punto non si può escludere l’intervento dello Stato nel capitale a rischio. Certo, il Renzi tatcheriano che plaude a Sergio Marchionne dovrà mettersi d’accordo con il Renzi statalista nell’acciaio. Ma basterà un tweet.

Verrà coinvolta la Cassa depositi e prestiti?

Gorno Tempini ha ribadito in Senato che può intervenire solo in aziende sane. Dunque non nell ’Ilva o a Piombino, ma solo nel capitale di società interessate a rilanciare queste aziende. Va bene, ma per evitare che la prudenza scada a ipocrisia, lo Stato deve metterci la faccia. Per l’ Ilva si parla di Arvedi o Marcegaglia, gruppi fortemente indebitati. Se la Cdp li vuole ricapitalizzare è un conto e va seguito un certo percorso. Se invece lo vuole fare in funzione dell’Ilva occorre massima chiarezza sull’entità dell’investimento e sulla governance.

Condivide il progetto della cordata di imprenditori siderurgici organizzata per produrre a Piombino il cosiddetto preridotto, cioè semilavorati da utilizzare nell’alimentazione dell’acciaieria?

E come no? Servirebbe a Piombino, agli industriali bresciani e pure a Taranto. Ho chiamato Antonio Gozzi, presidente di Federacciai, a riferircene in Senato. Intanto noto come gli stessi imprenditori. soltanto pochi mesi fa, avevano bocciato un piano analogo dell’ex commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, ritenendolo antieconomico. Ma gli industriali possono essere anche capiti: hanno i loro tempi nel leggere le tendenze dei prezzi del gas e del minerale e i loro interessi specifici. Il problema è il governo, subalterno a industriali, banche, liquida Bondi e dà mandato per vendere l’Ilva, a un nuovo commissario, il peraltro ottimo Piero Gnudi, bruciandogli i vascelli alle spalle. Un errore drammatico. Ma con un pò di sale in zucca siamo ancora in tempo per recuperare.

* intervista tratta dal CorriereEconomia inserto economico del Corriere della Sera




Ilva, il prezzo che Taranto non può e non deve pagare

di Antonello de Gennaro

Il “caso ILVA” è costato sin troppo alla città di Taranto, sia in termini economici, che sociali ma sopratutto ambientali . Le ferite procurate e lasciate, in questi ultimi due anni e mezzo, rappresentano uno dei casi più drammatici complessi della storia dell’industria italiana: I dipendenti dell’ ILVA, ed i cittadini di Taranto non sono mai stati messi nelle condizioni di poter lavorare e vivere con tranquillità non soltanto occupazionale, ma sopratutto per la loro salute.  Sono stati i tarantini  a pagare per primi i rischi e le conseguente dell’inquinamento ambientale.  Non è giusto nè legittimo che circa 200mila abitanti italiani e cioè il numero dei cittadini a Taranto, debbano convivere quotidianamente da troppi anni in una situazione poco salubre e sopratutto di crisi e rischio occupazionale.

ILVAQuanto è sinora successo, ha creato non pochi danni anche all’industria ILVA che ha visto diminuire di circa un terzo la propria attività produttiva a vantaggio dei concorrenti internazionali, e crollare il proprio patrimonio netto  di 2,5 miliardi di euro. Con lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto in mano al Gruppo Riva, l’ economia italiana,  ha potuto contare sull’ottavo gruppo siderurgico al mondo,  mentre adesso si assiste al tentativo di salvataggio di quel che ne resterà. Il presidente del consiglio Matteo Renzi, nelle ultime ore ha accennato ad un’ipotesi di un salvataggio comune per il “sistema” siderurgico italiano.

Chi rileverà, se ciò accadrà, lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto, avrà a disposizione degli impianti industrialmente efficienti, ma dovrà fare i conti anche con situazioni poco “allegre” (una valanga di processi e richieste risarcitorie)  e con un gap di quote di mercato ormai in mano alle aziende straniere  concorrenti da riconquistare. Arrivati a questa situazione, è necessario che il Governo Renzi riesca a mettere in piedi e concludere un rapporto chiaro, forte e fermo, con qualsiasi cordata estera-italiana si faccia avanti.E’ necessario tutelare la capacità di produzione specialistica  industriale dell’ ILVA che vanta un’importante produttiva siderurgica , cioè la capacità di realizzare nell’impianto siderurgico con la produttività più elevata d’Europa, nove milioni di tonnellate di acciaio

CdG famiglia RIVAEscludendo le inconfutabili ed accertate responsabilità della famiglia Riva, che la magistratura sta man mando accertando, va ricordato con oggettività che tutte le leggi speciali create “ad hoc” e la loro reale interpretazione ed applicazione in un concentrato di interpretazione  politica, legislativa e giudiziaria e  non sempre coerenti ed in linea fra di loro , hanno sinora prodotto dei risultati contrastanti fra di loto. Qualcuno, in ambiente confindustriale nazionale, sostiene che l’interpretazione ed applicazione letterale dei codici di legge da parte della magistratura di Taranto sembra avere tenuto poco conto della fisiologia industriale e finanziaria dell’impresa. Ma è giusto e corretto che sia  così. Infatti, contrariamente non si può chiedere alla magistratura di adattare delle leggi, ed interpretarle “ad personam” (cioè ad una precisa vicenda giudiziaria-societaria)

Il Sole 24Ore , quotidiano della Confindustria,  parla ieri in suo articolo di “commissariamento trasformato in una sorta di spossessamento – per non usare la parola “esproprio” – dei proprietari. Con l’esito paradossale che, in questi ultimi mesi, i Riva – coinvolti in un procedimento, “Ambiente Svenduto” (91 i morti imputati dai magistrati all’acciaieria), di cui è appena iniziato il processo – sono stati tagliati fuori da ogni negoziato. Tanto che, adesso, il Governo, si appresta a vendere l’Ilva – quasi che fosse una società pubblica – senza coinvolgere né loro né gli Amenduni, titolari del 10% del capitale ed estranei al procedimento giudiziario. In più, i magistrati di Milano, dopo un’altra legge speciale, hanno scelto di girare a Taranto i soldi sequestrati a trust dei Riva per presunti reati fiscali e monetari che non c’entrano con le accuse di disastro ambientale per l ‘ILVA, in una inchiesta di cui non si sono ancora concluse le indagini“.

Il quotidiano confindustriale che a Taranto può contare anche sulla presenza e “posizione” del proprio corrispondente locale, che è anche il capo servizio della locale redazione della Gazzetta del Mezzogiorno (il più diffuso quotidiano regionale, anch’esso in stato di crisi) , dimentica però di dire tante cose. Dimentica tutte le operazioni fraudolente che sarebbero state messe in opera dalla famiglia Riva (come sostengono ben due procure: Taranto e Milano) la quali ha fatto scomparire e sottratto alla tassazione ingenti capitali provenienti dai profitti dell’ ILVA di Taranto. Dimentica i contrasti interni, i voti contrari e le azioni legali intraprese proprie dalla famiglia Amenduni nei confronti della famiglia Riva, che emergono anche dalle inchieste giudiziarie.

E’ semplicemente ridicolo nonchè vergognoso leggere chi scrive (Il Sole24Ore – n.d.r.) quando parla di “mancato rispetto sostanziale dei diritti di proprietà e l’ingarbugliarsi di percorsi processuali distinti ledono il profilo di una società liberale e, nella forma mercato del capitalismo occidentale, compromettono ogni ipotesi di razionalità economica. Esattamente quello che – in ogni settore – non piace ad alcun investitore, italiano o straniero che sia. Un danno inaccettabile per il Paese“. Il giornale della Confindustria dovrebbe parlare di mancato rispetto del diritto al lavoro degli operai vessati e minacciati dagli “uomini di fiducia” dei Riva , del mancato rispetto da parte del del Gruppo ILVA (sotto la gestione Riva) delle norme di legge ambientali, del mancato rispetto della famiglia Riva nei confronti della salute dei cittadini di Taranto, del loro  mancato rispetto delle normative fiscali ( milioni e milioni di euro) di tasse non pagate, cioè evase dai loro cari “amici” della famiglia Riva. E questo non sono opinioni personali. Sono tutti fatti accertati dagli organismi competenti per Legge, cioè Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Magistratura e tribunali di Taranto e Milano

Il giornalista del SOLE24ORE ignora (o fa finta di non sapere ?)  che la famiglia Riva nello scorso 2011 aveva chiuso un contenzioso da quasi 100 milioni di euro con l’Agenzia delle Entrate, somma che aveva fatto quasi triplicare i debiti tributari del gruppo Riva Fire, ed ignora ( evidente il corrispondente da Taranto, non glielo ha comunicato…. )  che il Comune di Taranto, attende dall’ ILVA, altri 2 milioni e 300mila euro di Ici dovuti per l’anno 2007,  oltre a quella già versata. Come rivelato dal sito  LINKIESTA.IT   “pendono infatti due richieste di pagamento notificate nel 2012 – avvisi n. 150 e 2210 –  e che si riferiscono all’ex imposta comunale su fabbricati e terreni entrata in vigore a partire dal 1993 e sostituita lo scorso anno dall’ormai famosa IMU (imposta municipale unica) che nella “città dei due mari” ha portato un gettito di 53 milioni e mezzo di euro. Sull’ ICI qualcosa è andato storto nei calcoli del 2007: in quell’anno, stando almeno ai dati dell’azienda, l’ ILVA ha versato nelle casse comunali poco più di 3 milioni e 600 mila euro (3.616.000 euro), ma secondo gli ultimi rilievi dell’ufficio Programmazione economico finanziaria del Comune la più grande industria della città dovrebbe tirarne fuori altri 2 milioni e 300mila (2.286.117 euro, 202.479 euro nel primo avviso e 2.083.638 euro nel secondo)”. E questi che vedere cari lettori, sono documenti, non fumose parole o editti confindustriali al vento !

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Infatti non a caso, è proprio il corrispondente tarantino del SOLE24ORE, in suo articolo pubblicato però sulla Gazzetta del Mezzogiorno  , a parlare di rischi, di fretta, formulando insieme a qualche collega delle ipotesi campate in aria e basate su supposizioni personali o su imbeccate sindacali o aziendali. La  Gazzetta del Mezzogiorno parla di Possibilità. Che si incrociano con un dato di fondo: non c’è più molto tempo per salvare l’ ILVA. L’azienda ha ormai esaurito la liquidità che gli hanno trasferito le banche con la prima rata del prestito ponte (125 milioni) e quindi si deve accelerare nella costruzione di un nuovo assetto societario che assuma tra le sue priorità il risanamento ambientale, la tutela dei posti di lavoro e il rilancio industriale“. Niente di più sbagliato. Il prestito-ponte (garantito dal Governo) messo a disposizione dalle banche alla gestione commissariale dell’ ILVA è di 250 milioni di euro, non solo di 125 ! E con l’arrivo della domma di  1 miliardo e 200 milioni di euro, sequestrati alla famiglia Riva, che è stata disposta dal Gip del tribunale di Milano, le banche sono molto ma molto più serene. La fretta negli affari, nelle trattativa è il peggiore consigliere, ma i giornalisti che scrivono certe cose vanno capiti e giustificati: loro probabilmente non hanno mai fatto un affare o condotto una trattativa economica, se non quella del proprio stipendio (attraverso quella specie di sindacato giornalistico da cui si fanno rappresentare !)  per ottenere qualche euro in più in busta paga.  Probabilmente, invece, a preoccuparsi adesso sono coloro i quali pensavano di potersi impossessare dell’ ILVA senza dover sborsare un solo euro. Ipotesi-proposta questa che il commissario Gnudi ha di fatto già rispedito al mittente.

Piero Gnudi

Piero Gnudi

Il Commissario governativo dell’ ILVA, Pietro Gnudi , nominato dal premier Renzi, ha le spalle “larghe”,  gode di una consolidata esperienza istituzionale ed industriale. E di una cosa siamo certi, insieme a chi lo conosce bene: Gnudi non svenderà mai l’ ILVA, sopratutto ora che è arrivata la decisione del Gip del Tribunale di Milano che come dicevamo prima, ha assegnato  il miliardo e 200 milioni di euro alle casse alla gestione commissariale governativa dell’ ILVA, con tutte le tutele del caso,   per attuare il piano di risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Emma Marcegaglia

nella foto, Emma Marcegaglia (ex presidente di Confindustria) 

Non è un caso infatti, che all’improvviso, quando tutte le ipotesi giornalistiche davano quale unica proposta concreta quella del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal in cordata con il gruppo italiano Marcegaglia , all’improvviso è ritornato in ballo il gruppo Arvedi di Cremona, ed infatti è più di una ipotesi che  la Cassa Depositi e Prestititi ed il controllato Fondo strategico possano sostenere Giovanni Arvedi, l’industriale siderurgico lombardo interessato ad acquisire l’ ILVA . Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della Cassa Depositi e Prestiti (sinora silente),  ha indicato la strada in cui  l’istituto finanziario pubblico potrebbe muoversi e cioè il sostegno ad un’impresa italiana che entri nell’azionariato dell’azienda siderurgica.  “L’ ILVA – ha dichiarato Gorno Tempininon è investibile per statuto da Cdp, nè dal Fondo strategico, ma questo non significa affatto che noi non si guardi alla siderurgia come a uno dei settori importanti dell’economia italiana”. E  Gorno Tempini ha confermato che “è in corso un dialogo con gli operatori del settore per vedere se non ci siano le condizioni per il Fondo strategico per investire in una di queste aziende. Un possibile coinvolgimento nell’ ILVA non ci vedrebbe contrari” . Non è un dettaglio ininfluente che per statuto, Cdp e Fondo strategico possono investire  solo in aziende che hanno una “stabile condizione di equilibrio finanziario“.  Resta arduo definire tale il Gruppo Marcegaglia, (alleato dei franco indiani) che proprio l’ anno scorso ha chiuso lo stabilimento Marcegaglia di Taranto che produceva pannelli coibentati e di pannelli fotovoltaici, cessando la sue attività, con la chiusura  avvenuta lo scorso 31 dicembre 2013 ed il licenziamento di 134 dipendenti,. 

Ma questi dettagli nè ilSole24Ore, nè la Gazzetta del Mezzogiorno lo ricordano. Chissà perchè…

P.S. Per la cronaca il Comitato Fondo Antidiossina Onlus di Taranto ha spedito a mezza raccomandata per il deposito alla Procura della Repubblica di Taranto,  del nuovo materiale sulle reiterate attività inquinanti dello stabilimento ILVA di Taranto, postando un filmato su Youtube. (guarda QUI)

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Ma i veri ladri sono quelli che avevano rubato da Lord ? O chi vende piumini di Moncler a 1000 euro e più , quando costano si e nò 50 euro ?

Per la prima volta una televisione è riesce a documentare l’illegalità della “spiumatura” sulle oche vive in Ungheria, denunciando così la crudele pratica illegale diffusa nella Comunità europea, la prima responsabile per i mancati controlli e per avere un regolamento che consente con facilità di “riciclare” la piuma illegale. L’inchiesta della bravissima collega Sabrina Giannini trasmessa ieri sera su REPORT (RAITRE) comincia dall’imbottitura del piumino più di moda (MONCLER  n.d.r.) , analizzandone i passaggi: dalla confezione alla delocalizzazione. Un’indagine a largo raggio (anche geografico) sulle scelte di alcuni marchi della moda (PRADA n.d.r) che si spingono perfino in territori non riconosciuti dall’ONU pur di risparmiare pochi euro su prodotti venduti a prezzi elevati in boutique. Si tratta della Transnistria, la Repubblica fondata sul Soviet autoproclamatasi indipendente dalla Moldova, dove le griffe sono le benvenute, i giornalisti molto meno (come si vedrà).

CdG report_moncler

Eccovi alcuni passaggi  dei più significativi che potrete vedere ed ascoltare integralmente con i vostri occhi  (VEDI  QUI),  oppure se preferite leggerlo ! (LEGGI  QUI)

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Le piume peggiori spacciate per le migliori: MONCLER

ÁKOS GÉLLERT – PROPRIETARIO NATURTEX (l ‘azienda n° 1 al mondo per le piume d’oca) 
Il piumino d’oca può costare dai 50 ai 200 € al chilo. E per riempire un giaccone ne servono circa 150 grammi.

SABRINA GIANNINI (Report
Cioè, ecco, 150 grammi, quindi a voi cosa viene pagato, 150 grammi della migliore qualità?

ÁKOS GÉLLERT – PROPRIETARIO NATURTEX
Per 150 grammi di questa che costa 160€ al chilo, bastano 25€.

SABRINA GIANNINI (Report) 

Per esempio, facciamo un nome su tutti, il piumino più famoso, Moncler. Gliela compra questa qua di prima qualità?

BALAZS GÉLLERT – PROPRIETARIO NATURTEX
(Sorride)

SABRINA GIANNINI (Report) FUORI CAMPO
Anche se Moncler acquistasse il migliore piumino spenderebbe dai 20 ai 30 Euro a giaccone… L’etichetta non dice molto sull’origine della materia prima. Quindi anatomia di un fenomeno del lusso. Per vedere dentro dovrei comprarlo. Visto il prezzo, mi costa meno andare direttamente dove lo confezionano… sempre nell’Europa dell’Est. È stato conveniente anche per loro.

MILENA GABANELLI IN STUDIO

Parliamo di piumino e dici piumino nel mondo e dici Moncler. Allora Remo Ruffini è un imprenditore italiano e un imprenditore capace, per una volta è un imprenditore italiano ad acquistare un grande marchio straniero, e a rilanciarlo, dandogli fascino. Ma perché produce così poco in Italia, i 30 0 40 euro su un capo che va poi in vendita a 800, 1000 sono così cruciali da sacrificare i nostri posti di lavoro? Purtroppo su questo il signor Ruffini ha preferito non confrontarsi con noi, ma in un colloquio telefonico ci ha detto “io non faccio made in Italy, produco in Europa e vado là dove c’è la miglior qualità e la miglior esperienza”. Il luogo è la Romania. 

SABRINA GIANNINI (ReportFUORI CAMPO

In Romania molte aziende sono di proprietà di imprenditori italiani che lavorano per conto terzi e per svariati marchi del Made in Italy. Moncler spedisce ai suoi terzisti i materiali e loro li assemblano. Quando arriviamo in questa fabbrica stanno imbottendo proprio un modello Moncler della collezione invernale.

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IMPIEGATA STABILIMENTO CONFEZIONI IN ROMANIA
Perché abbiamo anche dei problemi… soprattutto sulla Moncler che mi manda di quelle schifezze che mi basta la metà

SABRINA GIANNINI (Report)
Cioè?
IMPIEGATA STABILIMENTO CONFEZIONI IN ROMANIA
No, eh, la piuma è molto sporca, è piena di pezzi grossi di …
VOCE UOMO
È proprio la penna.
SABRINA GIANNINI (Report)
Cioè, questo è uscito da Moncler.
SABRINA GIANNINI (Report) FUORI CAMPO
Il più esclusivo fiocco di piuma d’oca ungherese non lo abbiamo trovato nei Moncler confezionati in questa fabbrica. L’imbottitura che usa Moncler è spesso una miscela di diverse provenienza e valore: oca o anatra, anche se suona più raffinato in francese, “canard”.

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SABRINA GIANNINI (Report)  FUORI CAMPO
Giuseppe Iorio: era lui che sapeva tutto di prezzi e materiali nelle fabbriche in Romania. La nostra guida di lusso, ma anche un pentito, che quando ci ha contattati per denunciare il sistema ha premesso che per diversi marchi del lusso proprio lui faceva “il lavoro sporco, e partecipava a quelle strategie” che hanno provocato “la morte di centinaia di laboratori artigianali italiani”.

GIUSEPPE IORIO – EX RESPONSABILE TECNICO PIUMA “MONCLER”
Allora, Moncler già produceva da diversi anni in Romania e in Bulgaria. Però intorno al 2006 e 2007 – quando io ho ricoperto il ruolo di responsabile tecnico e quindi anche della produzione dell’area Moncler, del marchio Moncler – avevamo cominciato a produrre nel sud Italia e un po’ alla volta da 3,4,5 laboratori circa una quindicina, una ventina di aziende nel sud Italia producevano Moncler. Tutto questo è durato un annetto e mezzo, due anni dopodiché la produzione è stata completamente tolta dal sud Italia ed è stata almeno in parte mandata qui in Transnistria.

parla SABRINA GIANNINI (Report)  FUORI CAMPO 

Quanta piuma, in soldi, viene messa, in quello lì grosso, per esempio, in quel Moncler invernale.

GIUSEPPE IORIO – EX RESPONSABILE TECNICO PIUMA “MONCLER”

Il grigio, dovrebbe costare sui 45€, 45, ci staranno un 200-250 grammi dentro… sono 9-10 Euro. 9 EuroQuesto è quello che sul mercato è sui 1200 o 1300, mi sembra, vero? Moncler Grenoble Donna. E quanto c’è di materiale qua?

GIUSEPPE IORIO – EX RESPONSABILE TECNICO PIUMA MONCLER
Ci sta ‘sta pelliccia che comunque dovrebbe costare sui 18 euro perlomeno. Vabbé, la fodera lo sappiamo, questa è la classica nylon laqué che sta dentro; 130 grammi di piuma, mo a quanto sta?

PROPRIETARIO FABBRICA CONFEZIONI IN ROMANIA
E questa, mediamente, sta 60 Euro al chilo.

GIUSEPPE IORIO – EX RESPONSABILE TECNICO PIUMA MONCLER

120 grammi … che so’, sono otto, otto euro di piume. Poi, vabbé, tutto il resto è un po’ tecnico: fettuccia, ecco niente di che … esclusa la pelliccia ci saranno un 30 Euro di materiale, probabilmente. 

PROPRIETARIO FABBRICA CONFEZIONI IN ROMANIA

Eh, ma nemmeno ci arriva.

GIUSEPPE IORIO – EX RESPONSABILE TECNICO PIUMA MONCLER

Nemmeno ci arriva.

SABRINA GIANNINI (Report)
Su un capo che costa più di 1000 Euro, però …

A questo punto cari lettori se volete tapparvi il naso, eccovi le dichiarazioni del proprietario di Moncler Remo Ruffini intervistato nel programma VIRUS (RAIDUE) condotto da Nicola Porro :

TESTO FRASE ATTRIBUITA A REMO RUFFINI-PRESIDENTE MONCLER
Il Made in Italy “è un concetto che non mi appartiene, non mi interessa proprio come marchi”… la produzione per essere buona non ha bisogno di etichette.

 

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Ma non è finita qui. Lo schifo continua

DAL TG1 DEL 16 DICEMBRE 2013 

Debutto record in borsa Moncler, marchio dei giubbotti simbolo degli anni ’80, prima francese ora italianissimo.
parla REMO RUFFINI – PRESIDENTE MONCLER
Io continuo a fare il mio lavoro e vediamo poi….Io non ho mai guardato il numero non ho mai guardato il fatturato ho sempre cercato di creare valore costruendo una grande azienda con delle grandi persone e creando un grande prodotto distribuendolo nel modo migliore.
parla MANOLA GARBIN – PROTOTIPISTA INDUSTRIES SPORTWEAR COMPANY
Allora Remo Ruffini prima di andare in borsa aveva oltre che Moncler, Henry Cotton, Marina Iotti, Cerruti. Per andare in borsa ha ceduto questo ramo, è andato in borsa con Moncler e questi marchi qui sono stati trasferiti da gennaio a Mestre quindi 120- 140 dipendenti si sono trasferiti a lavorare Mestre e da aprile siamo diventati esubero: 127 esuberi. Da lunedì, dal giorno 20 praticamente sono una cassa integrata anche io questa è la lettera: “gentile signora, con riferimento all’accordo sindacale sottoscritto il 17 luglio 2014 avanti al Ministero del lavoro, le comunichiamo che a partire dal 20/10/2014 il suo rapporto di lavoro è sospeso a zero ore”. Noi speravamo di avere possibilità di essere di essere reintegrati nell’azienda Moncler in fin dei conti a Moncler abbiamo dato il nostro contributo, abbiamo dato la nostra forza lavoro, l’abbiamo fatta crescere in questi anni.

MONCLER secondo MATTEO RENZI – (15 DICEMBRE 2013)

Un’azienda che qualche hanno fa, un imprenditore italiano aiutato dai fondi, Remo Ruffini, ha recuperato c’ha investito sopra, c’ha messo il “made in Italy” come non soltanto qualità del prodotto, ma anche qualità della ricerca, innovazione e oggi ha ottenuto nella parte prequotazione delle performance straordinarie, aiutato dai fondi…

Il marchio Moncler aveva debuttato in Borsa con il “botto”, chiudendo in rialzo del 46 per cento, incassando perfino la benedizione del neosegretario del PdMatteo Renzi. L’attuale premier infatti, pochi giorni prima dello sbarco del titolo a Piazza Affaru, aveva citato il caso Moncler nel suo discorso all’assemblea nazionale del Pd come esempio di marchio straniero rilevato da un imprenditore italiano, l’attuale presidente e direttore creativo Ruffini. “Moncler era un’azienda di Grenoble, poi un imprenditore italiano l’ha recuperata e l’ha portata nel made in Italy”, aveva detto Renzi nel giorno del suo battesimo davanti al popolo del Pd. “Oggi ha performance straordinarie. Ma nessuno ne parla”. Adesso lo abbiamo accontentato !

 

Gli affari moldavi di PRADA


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DIRETTORE INTERCENTRELUX

L’80% del nostro business è con gli italiani.
SABRINA GIANNINI (Report)
Davvero?
DIRETTORE INTERCENTRELUX
Sì, l’80%.
SABRINA GIANNINI (Report)
L’80%?
SABRINA GIANNINI (Report FUORI CAMPO
Allora vediamo quali collezioni Autunno-Inverno stanno producendo per gli italiani.
DIRETTORE INTERCENTRELUX
Per Prada noi non compriamo niente: ci danno tutto loro.
SABRINA GIANNINI (Report)
Ma fate anche il taglio?
DIRETTORE INTERCENTRELUX
Sì, facciamo tutto, tutto: cucito, trapunta, taglio, stiro. Questo non è facile: questo modello è difficile.
SABRINA GIANNINI (Report)
E quanto prende per questo?
DIRETTORE INTERCENTRELUX
Per il nostro lavoro 33 euro e 80. Ma consideri che questo è molto complicato.
SABRINA GIANNINI (Report)
Trentatre e ottanta.

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DIRETTORE INTERCENTRELUX

Noi abbiamo problemi con Prada: Prada vorrebbe pagarci 20 euro e noi abbiamo detto “scusate, ma questo è un capo molto tecnico”. Noi andiamo al taglio e alla produzione e calcoliamo che ci vogliono 6 ore di lavoro.

SABRINA GIANNINI (Report)
6 ore? Lei prende per 6 ore 33 e 34 euro?
DIRETTORE INTERCENTRELUX
Più o meno.
SABRINA GIANNINI (Report)
6 euro all’ora?
DIRETTORE INTERCENTRELUX
No! Meno: 5 euro.
SABRINA GIANNINI FUORI CAMPO
5 euro all’ora. Circa un quarto del costo rispetto all’Italia… Un costo che si traduce in risparmio per i marchi che producono qui.

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SABRINA GIANNINI (Report)   (nella boutique Prada di via Condotti a Roma) 

Per curiosità questo dove è fatto? In Italia?
COMMESSA NEGOZIO PRADA
Sì, sì: questo qui sì, assolutamente. Moldavia…
SABRINA GIANNINI (Report)
Come?
COMMESSA NEGOZIO PRADA
Moldavia!
SABRINA GIANNINI (Report)
Made in Moldavia?
COMMESSA NEGOZIO PRADA
Sì.
SABRINA GIANNINI (Report)
E quanto viene questo? 1.950?
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COMMESSA NEGOZIO PRADA
Sì, 1.950, sì.
SABRINA GIANNINI (Report)  FUORI CAMPO
Quindi quanto costerà confezionare un giaccone come questo di Prada che oggi è già in vendita nelle boutique a circa 2000 euro?
DIRETTORE INTERCENTRELUX
Per Prada noi prendiamo da 18 a 30 euro.

 

CdG Lord

A questo punto non vi sembra legittimo chiedersi: ma chi sono i veri ladri, quelli che avevano rubato merce Moncler per 100 mila euro nel negozio “Lord” a Taranto in via Di Palma, o chi induce e spinge questi commercianti a vendere a 1000 euro qualcosa che è costato si e no 100, con un  ricarico e guadagno per l’azienda del 1000% e per il  commerciante intorno al 100%. ?  La risposta la lasciamo a voi….




Il ritorno di Renzi (a Taranto) e le solite ridicole analisi giornalistiche tarantine sull’ ILVA

Palazzo Chigi ha reso noto che il presidente del consiglio Matteo Renzi, come promesso sarà di ritorno a Taranto, la prossima settimana, e dovrebbe arrivare venerdì o sabato  prossimo con l’intento di visitare insieme al commissario Pietro Gnudi lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA, sul quale l’attuale governo in carica ha dimostrato un impegno sicuramente maggiore di quello dei suoi predecessori. Un giornalista tarantino, di un quotidiano di proprietà extra-pugliese, questa mattina ancora una volta ci ha fatto ridere a crepapelle, pubblicando le sue “analisi” campate in aria, prive di alcuna competenza giuridica e societaria, scrivendo che lo sblocco dei fondi per un 1miliardo e 200milioni di euro sequestrati dalla Procura di Milano  alla famiglia Riva ed assegnati dal Gip del tribunale del capoluogo lombardo all’attuale gestione commissariale dell’ ILVA  ,  che “Il nodo resta quello dei soldi: perchè se è vero che il Gip di Milano ha sbloccato le risorse sotto sequestro non è automatico nè immediato il trasferimento dei fondi“.

Il disinformato giornalista (ah…quanto ci costa definirlo tale) ignora che per aver sequestrato i fondi della famiglia Riva, sono già stati trovati dalla Guardia di Finanza, ed il sequestro dei conti ove giacevano è stato già effettuato dalla magistratura lombarda, avvalendosi delle normative internazionali che purtroppo pochi in provincia di Taranto conoscono o hanno mai studiato. Ed è certo il trasferimento dei fondi sui conti della gestione commissariale dell’ ILVA che dovrà utilizzarli nelle forme e modi indicate dal provvedimento del Gip milanese.

L’altra fesseria o inesattezza, definitele come meglio preferite, è che la seconda tranche bancaria del prestito ponte di 125 milioni di euro (che è garantito dal Governo n.d.a.) “è stata vincolata dalle banche. In pratica gli istituti di Credito hanno promesso che ritorneranno ad aprire i cordoni della borsa per l’ Ilva, soltanto quando ci sarà qualcosa più di concreto nella trattativa con i big player (toh ! ha pure imparato l’inglese – n.d.a.) internazionali interessati all’ingresso in società” , in quanto in realtà il credito bancario è basato su leggi italiane e comunitarie molto chiare e che non permetterebbero mai una simile negoziazione che sa molto di mercatino rionale o sagra paesana, dove evidentemente qualcuno si trova a suo agio,  ed inoltre non si tratta di ingresso in società, ma bensì in acquisizione della società che è ben altra cosa. Il prestito ponte all’ ILVA, infatti è stato garantito dal Governo Renzi, e non da qualche banchetta cooperativa di campagna !

Quello che il disinformato “analista” non è capace di spiegare, o non può, ignorando il diritto societario, è invece che è proprio grazie ai soldi  sequestrati all’ ILVA che presto verranno  trasferiti alla gestione commissariale di Gnudi, che la trattativa con alcuni operatori internazionale del settore ,  Accor-Mittal in testa, sarà più agevole per il Commissario che non avrà più l’acqua alla gola e potrà quindi negoziare al meglio con i potenziali acquirenti ed investitori. Lo stabilimento siderurgico di Taranto è bene ricordare è il più grosso ed importante d’ Europa. E non è detto anche che il Governo Renzi possa decidere di far ritornare l’ ILVA sotto il controllo dello Stato. Anche perchè soto la gestione Riva , di profitti ne ha fatti anche tanti, come i soldi sequestrati dimostrano. Peraltro, quando c’è di mezzo la politica, quella nazionale, e non quella fatta a Taranto…, tutto è possibile. Anche l’imprevedibile. Ma tutto questo nelle campagne della provincia tarantina difficilmente lo si apprende….




Diario di una giovane tarantina verso la Leopolda

di Francesca Conte*

Mentre in treno mi dirigo a Firenze per l’ultimo giorno di questa #leopolda5, dal finestrino noto la bellezza del paesaggio Toscano, una delle tante perle del nostro Paese, che in ogni suo angolo sperduto è rivestito di un fascino e di uno splendore unico.  Penso alla voglia che ho sempre avuto di partire, di andare, viaggiare, vivere altri posti, essere una nomade, d’altronde la cultura, la conoscenza, l’apertura a ciò che è diverso non si imparano solo sui libri, ma toccando con mano il mondo reale. Quel mondo che ci circonda e che a noi, generazione digitale, a volte sfugge un pò di mano.

CdG matteo-renzi-leopolda-2013Ho sempre immaginato la mia vita, il mio futuro, lontano dall’Italia, il paese che è diventato il simbolo del fallimento di una generazione, quella dello spreco, della corruzione, del complotto, dell’egoismo verso il proprio interesse a scapito di tutto e tutti.Poi due anni fa, alle primarie del 2012, ho sentito un politico: si chiamava Matteo Renzi (oggi presidente del consiglio dei Ministri e segretario del mio partito) e qualcosa è iniziato a muoversi nella mia mente. Ho iniziato a riflettere sul futuro, sul fatto che non puoi lasciare per sempre il tuo Paese solo perché una classe politica ti ha spezzato le ali prima ancora di spiccare il volo. “Le cose cambiano cambiandole” dicevano. Ed è così! Se la mia generazione emigra tutta all’estero, perché in Italia non c’è futuro, chi cambia le cose qui? Quando capiremo che mettersi in gioco e sporcarsi le mani è fondamentale, sarà tardi. Dal 2012, con le primarie del PD, mi interesso di politica,e da circa un anno sono iscritta in un circolo qui a Siena, dove vivo.

018BDon Milani diceva: “A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?“. Quanta verità c’è in questa frase? Per quanto tempo continueremo a puntare il dito? Per quanto tempo ancora prevarrà la logica del “laisse-faire”? Per quanto continueremo a essere egoisti e a criticare senza prima aver cercato di cambiare? Sono contro la logica del parlo-critico se non mi sono messo in gioco, se non ho fatto il mio dovere, se non ho esercitato i miei diritti. 

CdG Stazione-Leopolda-FirenzeEcco allora la Leopolda, l’officina che in questi giorni ha visto confrontarsi migliaia di persone con il mondo politico, imprenditoriale, economico, giovanile che credono ancora che questo Paese ce la può fare.  E dunque Leopolda è credere che si possa cambiare, è credere che rimboccarsi le maniche oggi e mettersi in gioco è una sfida, si, con un rischio alto, ma che se vinciamo gioverà noi e alle generazioni future. Se è così allora, come diceva qualcuno, mi gioco fino all’ultimo frammento di cuore. Si, di cuore, quello che è mancato alla classe politica e dirigente degli ultimi vent’anni (se anche di anni prima non posso dirlo, non ero nata!), assieme alla mancanza di passione e di una logica egoistica! Chiedo a tutti, ai miei coetanei in primis, di agire con buon senso, in ogni cosa che si fa, di combattere soprattutto la corruzione, l’evasione fiscale. Lo capiamo o no che se tutti paghiamo, tutti pagano meno? 

Matteo Renzi oggi ha detto che “la salita è ripida” e io aggiungo che criticare e piangersi addosso non serve, serve piuttosto alzarsi la mattina e iniziare la giornata con la consapevolezza che le cose devono cambiare! Come? Partendo dalle più semplici, dal fatto che un comune più pulito non lo fa solo il sindaco…e dunque se vedi gettare qualcosa per terra educhi l’altro a non farlo; che se un commerciante non ti rilascia lo scontrino, tu vai e glielo richiedi, per te, per TUTTI! E allora iniziamo da noi, iniziamo a scavare dentro noi stessi, proviamo a capire cosa non va prima di puntare il dito.

Ognuno di noi può fare tanto per questo Paese, basta volerlo, l’Italia ha bisogno di ciascuno per diventare più bella di quello che è!  Occorre però crederci fino in fondo, fidarsi l’uno dell’altro. “Occorre credere che qualcosa di straordinario sia possibile“. Occorre essere certi di voler lasciare ai nostri figli il mondo, l’Europa, l’Italia, la nostra regione, la nostra città, migliori di come li abbiamo trovati. Questo è amore per il futuro. Respiriamo quest’aria nuova a pieni polmoni. Lasciamo da parte gli orgogli e ripartiamo da qui, da questa stazione consapevoli che “Il futuro è solo l’inizio “.




Ma Michele Emiliano gode della fiducia del premier Renzi ? Non sembrerebbe….

Mente il segretario regionale del Pd Michele Emiliano partecipa a qualsiasi evento possibile ed immaginabile che possa dargli visibilità in vista delle prossime “primarie” per le scegliere il candidato governatore della Regione Puglia per le prossime elezioni previste per la primavera del 2015 , sul palco della “Leopolda” di Firenze Matteo Renzi  ha incoronato quale suo referente in Puglia, il sindaco di Bari, Antonio Decaro,  a cui il premier ha offerto un pubblico riconoscimento dichiarando pubblicamente: “Ho cambiato la legge di stabilità per questo sindaco

 Il riferimento di Renzi è a quella norma, che è contenuta nella legge di stabilità, riguardante i costi relativi all’edilizia giudiziaria che  precedentemente sulla base di una legge del 1941, erano interamente a carico dei Comuni, mentre ora dal prossimo da ottobre del 2015 saranno a carico dello Stato. Una proposta questa,  che il sindaco di Bari Decaro aveva avanzato al “premier” sul palco della Fiera del Levante nello  scorso settembre. Un cambiamento radicale che ad esempio,  nel caso di Bari, comporterà un risparmio nelle casse comunali (e quindi dei cittadini) di tre milioni di euro l’anno, cioè le spese delle sedi giudiziarie del capoluogo barese.

E’ successo così. Durante il corso dei lavori della seconda giornata della manifestazione fiorentina della “Leopolda”,  il contenitore progettuale del “renzismo” una sorta di think-tank che dura tre giorni,  Renzi ha invitato senza formalismi Decaro a salire sul palco . Il sindaco di Bari ha parlato di alta capacitá, di tagli, di sviluppo e di lavoro, avendo intorno a lui quattro ex-colleghi deputati del Pd che  solitamente sedevano proprio accanto a lui alla Camera dei Deputati, prima che si dimettesse e diventasse sindaco. A Decaro, ricordando i trascorsi parlamentari è partita la vis goliardica. “Cerco il segretario d’aula per vedere l’indicazione di voto del gruppo”, ha detto  Decaro appropriandosi della sedia di Renzi .

E’ stato a a quel punto che Renzi gli ha tributa il complimento-incoronazione: “Antonio mi ha fatto cambiare la legge di stabilità: è su sua sollecitazione che abbiamo inserito che le spese dell’edilizia giudiziaria debbano essere a carico dello Stato e non dei Comuni”. A cui Decaro ha replicato sorridendo divertito: “Ti ho incastrato, ho usato le richieste avanzate da te quando eri sindaco”.




La cordata ArcelorMittal-Marcegaglia vuole l’ ILVA a costo zero !

Il Governo nella persona del presidente del consiglio, Matteo Renzi, vuole che si concludano a breve le attuali negoziazioni per la cessione dell’ ILVA e pressano il commissario Gnudi che  sta cercando di chiudere la trattativa. Renzi vuole postare fra i suoi tweet e slide il secondo salvataggio aziendale nazionale:dopo l’ Alitalia anche  lILVA . Un salvataggio che ad onor del vero sembra allo stato attuale più una svendita di un altro pezzo dell’industria italiana italiana, che un valore reale per i conti economici del nostro PIL . Piero Gnudi è perfettamente a conoscenza che di questo passo senza uno stabile forte sostegno finanziario  l‘ ILVA  rischia di chiedere i battenti . Non a caso sono proprio le banche, a spingere e premere affinchè la trattativa per la cessione si concluda concretamente. Altrimenti la disponibilità della seconda tranche del prestito ponte concordato con Gnudi, cioè gli altri 125 milioni sui 250 complessivi stanziati potrebbe sfumare.

CdG ArcelorMittal_4Il commissario governativo attuale, è perfettamente consapevole e conscio che allo stato attuale l’ ILVA  perde mensilmente alcune decine di milioni di euro, che non sono  certamente i 60-70 milioni denunciati dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi nel maggio scorso  durante la gestione del precedente commissario governativo  Enrico Bondi , ma resta sicuramente un bella somma, e peraltro Gnudi sa perfettamente che di questo passo    il valore dell’acciaieria di Taranto scende ogni giorno di più. I possibili acquirenti dell’ ILVA e cioè  i franco-indiani di ArcelorMittal in cordata con il Gruppo Marcegaglia   stanno facendo pressione su questo aspetto, cercando di far scendere il prezzo. Proprio ieri  il  Corriere della Sera, ha anticipato che potrebbe avvicinarsi allo “zero” o persino essere negativo.  I rappresentanti del colosso franco-indiano che si stanno occupando della trattativa guidati dal chief executive officer per l’Europa, Aditya Mittal, figlio del patron del gruppo Lakshmi,  sono stati più che chiari : piuttosto che concretizzare l’eventuale valore dell’  ILVA è necessario e fondamentate accertare e quantificare le cause che lo abbattono giorno dopo giorno.

CdG MittalInnanzitutto è importante chiarire la fine che faranno gli attuali debiti a medio lungo termine dell’ ILVA  che si attestano sul miliardo e mezzo ai quali bisogna aggiungere i circa due miliardi di investimento ambientale e industriale da realizzare, necessario e fondamentale per rilanciare lo stabilimento con una produzione che sia sostenuta e sostenibile, considerando sarà necessario spingere sull’attività industriale ma in un contesto ambientale compatibile, per poter ritornare a produrre a regime senza inquinare come avvenuto sino ad oggi. Oltre a questi numeri  che saranno necessari, secondo le stime calcolate dagli acquirenti, un periodo che oscilla fra i 6 ed i 12 mesi per raggiungere gli standard che consenta di non perdere 60 milioni al mese, e quindi il totale dell’ l’investimento complessivo necessario sfiora i 4 miliardi di euro.

Ovviamente stiamo parlando di una “new company” dell’  ILVA da costituire, lasciando nella “bad company” , cioè l’attuale ILVA i rischi di dover risarcire danni civili e patrimoniali per il precedente danno ambientale alla cittadinanza, causati dalla gestione della famiglia Riva. Il Governo e il commissario, hanno posto come punto stabile della trattativa la salvaguardia dei posti di lavoro per  12 mila dipendenti a cui bisogna assicurare un futuro solido e stabile. Le parti partendo da queste posizioni hanno avviato le loro trattative , sono consapevoli che entrambe potranno considerarsi vittoriose  solo in caso di esito positivo: gli indiani per aver acquisito la più grande acciaieria d’Europa senza pagarne un euro per l’acquisto; il governo per aver salvato l’occupazione e aver posto le basi per il rilancio (che poi spetterà agli acquirenti) dell’acciaio italiano.

CdG operai ILVA La salvaguardia dell’italianità, almeno parziale dell’operazione, verrebbe garantita  dalla presenza del gruppo Marcegaglia  che darebbe vita, secondo il Governo, ad una compartecipazione tra il primo produttore mondiale e il primo trasformatore italiano di acciaio. La sola presenza dell’investitore italiano invece non garantirebbe, certamente, da delle conseguenti decisioni  se le cose non dovessero andare bene di disinvestimento. Certamente la presenza e partecipazione all’operazione di un importante gruppo industriale nazionale selezionato dal governo  offre più garanzie rispetto alla sola presenza indiana; anche lo stesso gruppo Marcegaglia nei mesi scorsi,  ha dismesso proprio a Taranto l’attività della controllata Buildtech , a causa del crollo del mercato del fotovoltaico. Analizzata da un’altra visione, l’operazione ILVA, in caso di una gestione positiva, quindi  ben gestita, potrebbe persino rivelarsi   una vera e proprio possibilità di riscatto a Taranto per il gruppo industriale mantovano. Anche perchè sarebbe anche una soluzione immediata per la riconversione (con ricollocazione dei 120 addetti) della Buildtech .

Un ruolo importante, per il passaggio dell’ ILVA alla cordata ArcelorMittal-Marcegaglia, potrebbe essere ben giocato dai sindacati, se l’occupazione, come si auspica, verrà tutelata e garantita anche perchè i sindacati attualmente non riscuotono più molta fiducia e credibilità fra i lavoratori dell ILVA, ed in tal caso potrebbero rivendicare la soluzione come una propria conquista. Con delle ipotesi del genere trasformate in realtà, in definitiva l’unico sconfitto  a Taranto  sarebbero i “professionisti” …. del protagonismo  ambientale ( per alcuni l’ ambientalismo è solo una strategia di visibilità ). Per molti di loro il mostro inquinante dell’ ILVA va chiuso, ma nessuno  di loro ha mai sinora spiegato e sopratutto indicato concretamente una soluzione certa che possa garantire anche la tutela degli attuali posti di lavoro. Tutto ciò anche perchè  quasi nessuno di oro  ha in realtà una vera e propria competenza in ambito ambientale o manageriale.  Solo slogan al vento.




L’inutile protagonismo di chi farebbe bene a tacere

di Antonello de Gennaro

Come avevamo previsto, Martino Tamburrano vulcanico sindaco di Massafra ed espondente di spicco del centrodestra jonico, è stato eletto presidente della Provincia di Taranto, con un risultato conseguito grazie anche alla stima e sostegno della “maggioranza” interna al Pd jonico. Leggere questa mattina le velenose dichiarazioni di un esponente del Pd, tale Rocco Ressa che dice «in questo deserto in cui è smarrita la classe politica tarantina, al più vomitevole degli accordi di potere. Una parte consistente degli eletti del Partito Democratico ha “venduto” i propri voti alla destra, accontentandosi di occupare posti di potere, tradendo così la fiducia degli elettori, della base e dei sindaci del Pd che invece, giustamente, avevano puntato su Gianfranco Lopane, giovane sindaco di Laterza, come punto di riferimento per ridare senso ad un partito che, da tempo, ha smarrito il proprio orizzonte. Tradire il proprio partito, – prosegue- le proprie idee, i propri compagni di strada, per occupare alcuni posti di potere è un’operazione squallida ed inaccettabile» fa a dir poco sorridere, per voler restare seri e rispettare le opinioni altrui, altrimenti ci sarebbe da piangere dal troppo ridere.

Forse Ressa ha dimenticato che il suo segretario nazionale del Pd, cioè Matteo Renzi, governa il Paese grazie ad un accordo con il leader del centrodestra Silvio Berlusconi, cioè il Presidente del partito in cui milita Martino Tamburrano.  Il punto di vista di Rocco Ressa che dice  «l’accordo è ora evidente: Pelillo ha compiuto la scalata definitiva al potere divenendo il “grande capo”, il “rais” del partito, ormai capace di portarselo a guinzaglio per ogni dove.  Mazzarano ha campo libero alle prossime elezioni regionali, magari con un piccolo aiutino della “destra” massafrese, così giusto per sdebitarsi, mentre qualcun altro fedelissimo della combriccola sarà proposto ad occupare la poltrona di primo cittadino di Taranto e qualcuno occuperà la poltrona di vice presidente della provincia. E così, magicamente, i conti tornano, con buona pace di tutti i cittadini che dalla politica si aspettano soluzione dei problemi e trasparenza».

Ma lo smemorato Ressa dimentica di ricordare che se qualcuno ha svenduto a Taranto le soluzioni dei problemi e la trasparenza, quel qualcuno è stato il Pd di Bersani, che incassava i finanziamenti (dichiarati al Parlamento, come da Legge) dalla famiglia Riva proprietaria ad oggi dell’ ILVA, ed il Pd tarantino che si rifaceva alle posizioni dell’ex-parlamentare Ludovico Vico, cioè colui il quale che venne intercettato mentre parlando dell’ ILVA diceva al telefono “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo fargli uscire il sangue a Della Seta (ambientalista, ex presidente di Legambiente, uno dei pochi ad opporsi ai disastri della fabbrica)”, ed aveva la sfacciataggine di candidarsi alle primarie nel Pd di terra jonica.

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La Gazzetta del Mezzogiorno, questa mattina sul suo sito, nell’edizione di Taranto un pò troppo “politicizzata” racconta dell’incontro casuale avvenuto ieri sera a Massafra fra Vico e Tamburrano, e  scrive:

L’abbraccio forte dei figli lo fa commuovere, Ludovico Vico (Pd) lo spiazza. L’arrivo di Martino Tamburrano, proveniente in auto dalla «sua» Massafra, avviene intorno alle 22. Ha già saputo della vittoria schiacciante che i consiglieri comunali ed i sindaci dei 28 comuni ionici gli hanno tributato. È raggiante. Vede Vico avvicinarsi con passo felpato. La sagome dell’ex deputato è riconoscibile, nonostante l’illuminazione bassa, anche grazie alla nuvola di fumo che lo accompagna. L’esponente del Pd (area Cuperlo) gli tende la mano ed esclama: «Le faccio gli auguri da avversario politico quale sono. Le giungano gli auguri sinceri di chi non l’avrebbe mai votata». Tamburrano scuote lievemente il capo ma non replica” ed il giornalista (fratello di un consigliere comunale di sinistra) Presidente, allora spieghi la sua vittoria? «Il mio approccio post ideologico è stato capito da tutti. Anzi, da quasi tutti».
Chi non l’ha capita? «Chi mi ha fatto gli auguri prima».
Beh, però, è stato corretto. E le ha detto quel che pensa alla luce del sole. Converrà su questo?«Anche chi mi ha votato, nel loro campo, l’ha fatto alla luce del sole. L’ha dichiarato pubblicamente».

Perché si definisce post ideologico? «Forse hanno fatto male a votarmi».
In che senso? «Sono libero. Vado oltre i partiti. Non ho lacci e lacciuoli. Guarderò a tutti i componenti delle tre liste che si sono presentate a queste elezioni».
Si riferisce alla composizione della giunta? Alla nomina del vicepresidente e degli altri due delegati (assessori)? «No, non solo. La mia porta sarà aperta verso tutti senza distinzioni politiche. E poi anche, se non addirittura soprattutto, i consiglieri provinciali potranno partecipare. Anzi dovranno farlo visto che la riforma Delrio non prevede governo ed antigoverno dell’ente».

Quale sarà il suo primo impegno da presidente? «Non so. Dovrò leggere le carte, i documenti».
Partirà da Taranto Isolaverde? «Probabilmente sì. Era e resta una priorità per la mia Amministrazione».

Sta per guidare un ente che ha pochissimi soldi in cassa e che si appresta a tagliare i servizi. Come farà? «I soldi dice? Li troveremo».
Dove? «Li troveremo».
Si aspettava di avere ben ventuno voti a Taranto? Eppure lì c’è, in teoria, una maggioranza di centrosinistra… «Hanno capito che sono andato oltre i partiti e mi hanno votato. Poi hanno apprezzato evidente la mia capacità amministrativa nota da anni»

Nessun giornalista, ricorda le dichiarazioni del sen. Felice Casson, ex-magistrato e componente della commissione etica del Pd rilasciate a Il Fatto Quotidiano, (04/01/2013) dal titolo ” “Gli impresentabili vanno cacciati fuori dalle liste”. All’interno dell’intervista  Casson aggiungeva  “Come partito abbiamo un codice etico inedito. Dobbiamo esaminare i casi dubbi. Le intercettazioni di Vico sull’ ILVA sono impressionanti“.

Così come nessun giornalista di Taranto ricorda quanto scriveva il Corriere della Sera  (15/05/2013) in merito all’inchiesta della magistratura denominata “Ambiente svenduto“. Anche in questo caso lo ricordiamo volentieri noi: “

Una per tutti, a significare i rapporti amicali che intercorrevano tra uomini del gruppo Riva e i politici, la telefonata intercettata tra uno degli arrestati, Archinà, e il deputato Vico. Il parlamentare riferisce di una telefonata avuta con Vendola il quale si complimentava della disponibilità mostrata dal gruppo Ilva ma si lamentava del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, protagonista in quel periodo di azioni che infastidivano gli industriali: «il sindaco lo vede come un irresponsabile», riferiva Vico. Sempre ad Archinà, l’onorevole Pd ( cioè Vico n.d.a.) riportava il malumore di Vendola per il funzionario dell’assessorato ambiente della Regione, Antonio Antonicelli, responsabile, a suo dire, della permanenza a capo dell’Arpa del presidente Assennato, nemico giurato dei Riva: «Io dovrei ammazzare Antonicelli, è un pazzo scatenato», avrebbe detto Vendola“.

Mi scusi lo sfogo” iniziava così la lettera del defunto patron ILVA Emilio Riva indirizzata al segretario del partito (all’epoca dei fatti)  Pierluigi Bersani. Qualche riga, scritta il 30 settembre 2010, in cui il dirigente chiedeva al politico di “limitare” il collega onorevole Roberto Della Seta, che rompeva le uova nel paniere chiedendo di rivedere il cosiddetto “decreto salva Ilva”. Il senatore  Della Seta premeva sul rimettere mano al  provvedimento che faceva slittare di due anni il termine entro il quale  l’azienda doveva mettersi in regola sul benzo(a)pirene. Una presenza scomoda perfino tra i banchi dello stesso partito, testimoniata da una intercettazione (quella riportata dal Fatto Quotidiano) che vedeva protagonista il parlamentare Ludovico Vico. L’uomo, al telefono con uno dei dirigenti tarantini, commenta: “Ora a questo punto, lì alla Camera, dobbiamo far uscire il sangue a Della Seta

Fu emblematica la risposta dell’ on. Della Seta nei confronti di Vico Non ho il piacere di conoscere questo collega. Certamente questa frase credo lo rappresenti bene (ironia)”.  Ed aggiunse “Lei crede che il Pd sia stato attento all’Iva o non ha fatto abbastanza? Il partito esiste dal 2008. Io credo che sia la politica che sia la sinistra italiana hanno fatto davvero poco. E credo che abbia fatto anche poco il sindacato. Quando già gli ambientalisti lanciavano allarmi” . Un ulteriore commento? “Io credo che la cosa che si deve chiedere adesso è un atteggiamento del governo più attivo. Se c’è una grande emergenza a Taranto io penso che il governo e i ministri devono essere fisicamente presenti in città. Ormai, se questa vicenda può trovare una parziale soluzione ci vuole un intervento forte e  deciso del governo attuale”.

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ascolta qui

Ma tutto questo i quotidiani tarantini ed i vari siti internet, non lo raccontano. Chissà perchè ? Forse carenza di mezzi e fondi ? O forse per rapporti di vicinanza politica con chi strepita non riuscendo ad influire più nelle vicende politiche tarantine. Si rischia di dare ragione a Corrado Guzzanti, quando in tv scherzava dicendo “Buona la seconda!” . A tutti questi smemorati del giornalismo e della politica tarantina, consigliamo di riascoltare le intercettazioni telefoniche pubblicate da La Repubblica e L’ Espresso, che potete ascoltare anche voi cari lettori direttamente da qui.. E vi sono anche quelle fra ArchinàMichele Mascelllaro il direttore di un quotidiano chiuso (Taranto Sera) attualmente sotto i riflettori della Guardia di Finanza, riciclatosi sotto il nome di “(TarantoBuona Sera” per incassare i contributi di Legge sull’ Editoria…

Quindi riteniamo a questo punto che il presidente Tamburrano, possa essere solo felice di non essere stato votato da Vico e dalla minoranza del Pd jonico. E’ ora che i partiti superino gli steccati ideologici e si mettano a lavorare per il bene della gente, e questo per fortuna a Taranto sia il Pd (la maggioranza in provincia di Taranto) che fa riferimento al sen. Michele Pelillo, e Forza Italia schierata compatta accanto a Martino Tamburrano, sembrano averlo capito. Almeno con i propositi e le parole. Ora attendiamo i fatti.




La visita di Renzi a Taranto? Una scampagnata !

La presenza di Matteo Renzi arrivato a Taranto questa mattina ha sortito un solo effetto: sono riapparsi i vigili urbani e finalmente in città i motociclisti indossavano il casco, ma non è mancata qualche sorpresa. Infatti, intorno alla Prefettura non vi era alcuna “zona rossa” ma bensì un “discreto” servizio d’ordine predisposto dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, anche perchè i manifestanti che presidiavano i due ingressi erano circa una cinquantina , suddivisi fra operai, sindacalisti, e medici pediatri con qualche sparuto striscione che recitava: Renzi incontra l’Ilva ma non i pediatri” e “Taranto senza Ilva”.

Schermata 2014-09-13 alle 14.17.03Un sit-in degli operai e ambientalisti hanno contestato ed accolto il presidente del consiglio al suo arrivo nella prefettura di Taranto,  urlandogli “buffone, buffone” e scandito lo slogan “Taranto libera“. Gli agenti in assetto antisommossa schierati davanti alla Prefettura di Taranto hanno tenuto sotto controllo la situazione in cui non sono mancati momenti di tensione perché qualcuno dei manifestanti, che chiedevano di partecipare all’incontro, hanno cercato inutilmente di superare lo sbarramento delle forze dell’ordine.  Resta da chiedersi: ma dov’erano finiti tutti gli altri tarantini, le associazioni, i sindacati che  dalla mattina alla sera sui social network strepitano sulla “questione Taranto” ?

Schermata 2014-09-13 alle 14.20.30Ad accogliere in Prefettura  il premier Renzi arrivati alle 12:30 accompagnato dal suo “uomo ombra” cioè il sottosegretario Luca Lotti, dal vice Ministro dell’ Economia Claudio De Vincenti, il Prefetto di Taranto, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, il Presidente della Confindustria Taranto, il Presidente della Camera di Commercio , e per la Regione Puglia l’assessore Nardoni in rappresentanza del Governatore Nichi Vendola il quale ha preferito presenziare all’ incontro con  il premier a Foggia,   ( o come malignava qualcuno, per dare visibilità mediatica al suo referente tarantino, cioè Nardoni ? ) .

Sul tavolo dei problemi da discutere in maniera a dir poco frettolosa si è parlato di ILVA, dell’ Arsenale, del Porto e di Tempa Rossa. Il Sindaco ha ribadito: “Il Comune di Taranto ribadirà il suo deciso no all’ipotesi Tempa Rossa”.  Servirà ? A poco o nulla, secondo noi.  Il Governo lo ascolterà ? Secondo noi, solo parole al vento…

Al termine dell’ incontro  istituzionale dedicato alla crisi dell’impianto siderurgico, parlando con i giornalisti,  il presidente del Consiglio Matteo Renzi  ha detto “Per noi l’ ILVA è una questione nazionale, la scommessa di come si può fare impresa rispettando la salute” ed ha ricordato il recente sblocco degli stipendi dei dipendenti ILVA legati al prestito-ponte ottenuto dal commissario , ed ha aggiunto “La scommessa dell’ ILVA è la scommessa del governo e di tutti gli italiani per bene che credono di poter dare un futuro alla siderurgia e alla produzione industriale in Italia”. Parole queste che sono molto piaciute a  Vincenzo Cesareo presidente di Confindustria Taranto : ” Pensa come noi che questa realtà può essere un paradigma di un’Italia che riparte e dove, soprattutto, industria e ambiente non sono in conflitto tra loro . Come Confindustria gli abbiamo detto che noi non siamo il problema ma la soluzione  ed abbiamo concordato che lavoro, produzione industriale e attività manifatturiera debbano essere le priorità”.

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