L’inutile protagonismo di chi farebbe bene a tacere

di Antonello de Gennaro

Come avevamo previsto, Martino Tamburrano vulcanico sindaco di Massafra ed espondente di spicco del centrodestra jonico, è stato eletto presidente della Provincia di Taranto, con un risultato conseguito grazie anche alla stima e sostegno della “maggioranza” interna al Pd jonico. Leggere questa mattina le velenose dichiarazioni di un esponente del Pd, tale Rocco Ressa che dice «in questo deserto in cui è smarrita la classe politica tarantina, al più vomitevole degli accordi di potere. Una parte consistente degli eletti del Partito Democratico ha “venduto” i propri voti alla destra, accontentandosi di occupare posti di potere, tradendo così la fiducia degli elettori, della base e dei sindaci del Pd che invece, giustamente, avevano puntato su Gianfranco Lopane, giovane sindaco di Laterza, come punto di riferimento per ridare senso ad un partito che, da tempo, ha smarrito il proprio orizzonte. Tradire il proprio partito, – prosegue- le proprie idee, i propri compagni di strada, per occupare alcuni posti di potere è un’operazione squallida ed inaccettabile» fa a dir poco sorridere, per voler restare seri e rispettare le opinioni altrui, altrimenti ci sarebbe da piangere dal troppo ridere.

Forse Ressa ha dimenticato che il suo segretario nazionale del Pd, cioè Matteo Renzi, governa il Paese grazie ad un accordo con il leader del centrodestra Silvio Berlusconi, cioè il Presidente del partito in cui milita Martino Tamburrano.  Il punto di vista di Rocco Ressa che dice  «l’accordo è ora evidente: Pelillo ha compiuto la scalata definitiva al potere divenendo il “grande capo”, il “rais” del partito, ormai capace di portarselo a guinzaglio per ogni dove.  Mazzarano ha campo libero alle prossime elezioni regionali, magari con un piccolo aiutino della “destra” massafrese, così giusto per sdebitarsi, mentre qualcun altro fedelissimo della combriccola sarà proposto ad occupare la poltrona di primo cittadino di Taranto e qualcuno occuperà la poltrona di vice presidente della provincia. E così, magicamente, i conti tornano, con buona pace di tutti i cittadini che dalla politica si aspettano soluzione dei problemi e trasparenza».

Ma lo smemorato Ressa dimentica di ricordare che se qualcuno ha svenduto a Taranto le soluzioni dei problemi e la trasparenza, quel qualcuno è stato il Pd di Bersani, che incassava i finanziamenti (dichiarati al Parlamento, come da Legge) dalla famiglia Riva proprietaria ad oggi dell’ ILVA, ed il Pd tarantino che si rifaceva alle posizioni dell’ex-parlamentare Ludovico Vico, cioè colui il quale che venne intercettato mentre parlando dell’ ILVA diceva al telefono “Ora, a questo punto… lì alla Camera dobbiamo fargli uscire il sangue a Della Seta (ambientalista, ex presidente di Legambiente, uno dei pochi ad opporsi ai disastri della fabbrica)”, ed aveva la sfacciataggine di candidarsi alle primarie nel Pd di terra jonica.

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La Gazzetta del Mezzogiorno, questa mattina sul suo sito, nell’edizione di Taranto un pò troppo “politicizzata” racconta dell’incontro casuale avvenuto ieri sera a Massafra fra Vico e Tamburrano, e  scrive:

L’abbraccio forte dei figli lo fa commuovere, Ludovico Vico (Pd) lo spiazza. L’arrivo di Martino Tamburrano, proveniente in auto dalla «sua» Massafra, avviene intorno alle 22. Ha già saputo della vittoria schiacciante che i consiglieri comunali ed i sindaci dei 28 comuni ionici gli hanno tributato. È raggiante. Vede Vico avvicinarsi con passo felpato. La sagome dell’ex deputato è riconoscibile, nonostante l’illuminazione bassa, anche grazie alla nuvola di fumo che lo accompagna. L’esponente del Pd (area Cuperlo) gli tende la mano ed esclama: «Le faccio gli auguri da avversario politico quale sono. Le giungano gli auguri sinceri di chi non l’avrebbe mai votata». Tamburrano scuote lievemente il capo ma non replica” ed il giornalista (fratello di un consigliere comunale di sinistra) Presidente, allora spieghi la sua vittoria? «Il mio approccio post ideologico è stato capito da tutti. Anzi, da quasi tutti».
Chi non l’ha capita? «Chi mi ha fatto gli auguri prima».
Beh, però, è stato corretto. E le ha detto quel che pensa alla luce del sole. Converrà su questo?«Anche chi mi ha votato, nel loro campo, l’ha fatto alla luce del sole. L’ha dichiarato pubblicamente».

Perché si definisce post ideologico? «Forse hanno fatto male a votarmi».
In che senso? «Sono libero. Vado oltre i partiti. Non ho lacci e lacciuoli. Guarderò a tutti i componenti delle tre liste che si sono presentate a queste elezioni».
Si riferisce alla composizione della giunta? Alla nomina del vicepresidente e degli altri due delegati (assessori)? «No, non solo. La mia porta sarà aperta verso tutti senza distinzioni politiche. E poi anche, se non addirittura soprattutto, i consiglieri provinciali potranno partecipare. Anzi dovranno farlo visto che la riforma Delrio non prevede governo ed antigoverno dell’ente».

Quale sarà il suo primo impegno da presidente? «Non so. Dovrò leggere le carte, i documenti».
Partirà da Taranto Isolaverde? «Probabilmente sì. Era e resta una priorità per la mia Amministrazione».

Sta per guidare un ente che ha pochissimi soldi in cassa e che si appresta a tagliare i servizi. Come farà? «I soldi dice? Li troveremo».
Dove? «Li troveremo».
Si aspettava di avere ben ventuno voti a Taranto? Eppure lì c’è, in teoria, una maggioranza di centrosinistra… «Hanno capito che sono andato oltre i partiti e mi hanno votato. Poi hanno apprezzato evidente la mia capacità amministrativa nota da anni»

Nessun giornalista, ricorda le dichiarazioni del sen. Felice Casson, ex-magistrato e componente della commissione etica del Pd rilasciate a Il Fatto Quotidiano, (04/01/2013) dal titolo ” “Gli impresentabili vanno cacciati fuori dalle liste”. All’interno dell’intervista  Casson aggiungeva  “Come partito abbiamo un codice etico inedito. Dobbiamo esaminare i casi dubbi. Le intercettazioni di Vico sull’ ILVA sono impressionanti“.

Così come nessun giornalista di Taranto ricorda quanto scriveva il Corriere della Sera  (15/05/2013) in merito all’inchiesta della magistratura denominata “Ambiente svenduto“. Anche in questo caso lo ricordiamo volentieri noi: “

Una per tutti, a significare i rapporti amicali che intercorrevano tra uomini del gruppo Riva e i politici, la telefonata intercettata tra uno degli arrestati, Archinà, e il deputato Vico. Il parlamentare riferisce di una telefonata avuta con Vendola il quale si complimentava della disponibilità mostrata dal gruppo Ilva ma si lamentava del sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, protagonista in quel periodo di azioni che infastidivano gli industriali: «il sindaco lo vede come un irresponsabile», riferiva Vico. Sempre ad Archinà, l’onorevole Pd ( cioè Vico n.d.a.) riportava il malumore di Vendola per il funzionario dell’assessorato ambiente della Regione, Antonio Antonicelli, responsabile, a suo dire, della permanenza a capo dell’Arpa del presidente Assennato, nemico giurato dei Riva: «Io dovrei ammazzare Antonicelli, è un pazzo scatenato», avrebbe detto Vendola“.

Mi scusi lo sfogo” iniziava così la lettera del defunto patron ILVA Emilio Riva indirizzata al segretario del partito (all’epoca dei fatti)  Pierluigi Bersani. Qualche riga, scritta il 30 settembre 2010, in cui il dirigente chiedeva al politico di “limitare” il collega onorevole Roberto Della Seta, che rompeva le uova nel paniere chiedendo di rivedere il cosiddetto “decreto salva Ilva”. Il senatore  Della Seta premeva sul rimettere mano al  provvedimento che faceva slittare di due anni il termine entro il quale  l’azienda doveva mettersi in regola sul benzo(a)pirene. Una presenza scomoda perfino tra i banchi dello stesso partito, testimoniata da una intercettazione (quella riportata dal Fatto Quotidiano) che vedeva protagonista il parlamentare Ludovico Vico. L’uomo, al telefono con uno dei dirigenti tarantini, commenta: “Ora a questo punto, lì alla Camera, dobbiamo far uscire il sangue a Della Seta

Fu emblematica la risposta dell’ on. Della Seta nei confronti di Vico Non ho il piacere di conoscere questo collega. Certamente questa frase credo lo rappresenti bene (ironia)”.  Ed aggiunse “Lei crede che il Pd sia stato attento all’Iva o non ha fatto abbastanza? Il partito esiste dal 2008. Io credo che sia la politica che sia la sinistra italiana hanno fatto davvero poco. E credo che abbia fatto anche poco il sindacato. Quando già gli ambientalisti lanciavano allarmi” . Un ulteriore commento? “Io credo che la cosa che si deve chiedere adesso è un atteggiamento del governo più attivo. Se c’è una grande emergenza a Taranto io penso che il governo e i ministri devono essere fisicamente presenti in città. Ormai, se questa vicenda può trovare una parziale soluzione ci vuole un intervento forte e  deciso del governo attuale”.

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ascolta qui

Ma tutto questo i quotidiani tarantini ed i vari siti internet, non lo raccontano. Chissà perchè ? Forse carenza di mezzi e fondi ? O forse per rapporti di vicinanza politica con chi strepita non riuscendo ad influire più nelle vicende politiche tarantine. Si rischia di dare ragione a Corrado Guzzanti, quando in tv scherzava dicendo “Buona la seconda!” . A tutti questi smemorati del giornalismo e della politica tarantina, consigliamo di riascoltare le intercettazioni telefoniche pubblicate da La Repubblica e L’ Espresso, che potete ascoltare anche voi cari lettori direttamente da qui.. E vi sono anche quelle fra ArchinàMichele Mascelllaro il direttore di un quotidiano chiuso (Taranto Sera) attualmente sotto i riflettori della Guardia di Finanza, riciclatosi sotto il nome di “(TarantoBuona Sera” per incassare i contributi di Legge sull’ Editoria…

Quindi riteniamo a questo punto che il presidente Tamburrano, possa essere solo felice di non essere stato votato da Vico e dalla minoranza del Pd jonico. E’ ora che i partiti superino gli steccati ideologici e si mettano a lavorare per il bene della gente, e questo per fortuna a Taranto sia il Pd (la maggioranza in provincia di Taranto) che fa riferimento al sen. Michele Pelillo, e Forza Italia schierata compatta accanto a Martino Tamburrano, sembrano averlo capito. Almeno con i propositi e le parole. Ora attendiamo i fatti.




La visita di Renzi a Taranto? Una scampagnata !

La presenza di Matteo Renzi arrivato a Taranto questa mattina ha sortito un solo effetto: sono riapparsi i vigili urbani e finalmente in città i motociclisti indossavano il casco, ma non è mancata qualche sorpresa. Infatti, intorno alla Prefettura non vi era alcuna “zona rossa” ma bensì un “discreto” servizio d’ordine predisposto dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato, anche perchè i manifestanti che presidiavano i due ingressi erano circa una cinquantina , suddivisi fra operai, sindacalisti, e medici pediatri con qualche sparuto striscione che recitava: Renzi incontra l’Ilva ma non i pediatri” e “Taranto senza Ilva”.

Schermata 2014-09-13 alle 14.17.03Un sit-in degli operai e ambientalisti hanno contestato ed accolto il presidente del consiglio al suo arrivo nella prefettura di Taranto,  urlandogli “buffone, buffone” e scandito lo slogan “Taranto libera“. Gli agenti in assetto antisommossa schierati davanti alla Prefettura di Taranto hanno tenuto sotto controllo la situazione in cui non sono mancati momenti di tensione perché qualcuno dei manifestanti, che chiedevano di partecipare all’incontro, hanno cercato inutilmente di superare lo sbarramento delle forze dell’ordine.  Resta da chiedersi: ma dov’erano finiti tutti gli altri tarantini, le associazioni, i sindacati che  dalla mattina alla sera sui social network strepitano sulla “questione Taranto” ?

Schermata 2014-09-13 alle 14.20.30Ad accogliere in Prefettura  il premier Renzi arrivati alle 12:30 accompagnato dal suo “uomo ombra” cioè il sottosegretario Luca Lotti, dal vice Ministro dell’ Economia Claudio De Vincenti, il Prefetto di Taranto, il Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, il Presidente della Confindustria Taranto, il Presidente della Camera di Commercio , e per la Regione Puglia l’assessore Nardoni in rappresentanza del Governatore Nichi Vendola il quale ha preferito presenziare all’ incontro con  il premier a Foggia,   ( o come malignava qualcuno, per dare visibilità mediatica al suo referente tarantino, cioè Nardoni ? ) .

Sul tavolo dei problemi da discutere in maniera a dir poco frettolosa si è parlato di ILVA, dell’ Arsenale, del Porto e di Tempa Rossa. Il Sindaco ha ribadito: “Il Comune di Taranto ribadirà il suo deciso no all’ipotesi Tempa Rossa”.  Servirà ? A poco o nulla, secondo noi.  Il Governo lo ascolterà ? Secondo noi, solo parole al vento…

Al termine dell’ incontro  istituzionale dedicato alla crisi dell’impianto siderurgico, parlando con i giornalisti,  il presidente del Consiglio Matteo Renzi  ha detto “Per noi l’ ILVA è una questione nazionale, la scommessa di come si può fare impresa rispettando la salute” ed ha ricordato il recente sblocco degli stipendi dei dipendenti ILVA legati al prestito-ponte ottenuto dal commissario , ed ha aggiunto “La scommessa dell’ ILVA è la scommessa del governo e di tutti gli italiani per bene che credono di poter dare un futuro alla siderurgia e alla produzione industriale in Italia”. Parole queste che sono molto piaciute a  Vincenzo Cesareo presidente di Confindustria Taranto : ” Pensa come noi che questa realtà può essere un paradigma di un’Italia che riparte e dove, soprattutto, industria e ambiente non sono in conflitto tra loro . Come Confindustria gli abbiamo detto che noi non siamo il problema ma la soluzione  ed abbiamo concordato che lavoro, produzione industriale e attività manifatturiera debbano essere le priorità”.

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Renzi incontra gli operai dell’ Ilva in Prefettura a Taranto

Questa mattina il presidente del consiglio Matteo Renzi  sarà a Taranto alle 12  in prefettura per incontrare i rappresentanti dei lavoratori, i quali vogliono avere al più presto delle certezze sul futuro dell’azienda e sui tempi per la riambientalizzazione dello stabilimento siderurgico di Taranto

Anche la Confindustria Taranto aveva chiesto a Renzi nei giorni scorsi di andare nel capoluogo perchè “gran parte dell’Italia che il premier vuole cambiare – avevano scritto gli imprenditori tarantini in una lettera aperta al premier – si trova proprio qui”, dove secondo la Confindustria locale  è necessario rimuovere “le cause che frenano gli investimenti e lo sviluppo”.

Sempre legata all’ ILVA ed all’inquinamento è la richiesta di un gruppo di medici pediatri di Taranto che desiderava incontrare il premier per confrontarsi sull’impellente emergenza sanitaria e ambientale nel comune di Taranto, ma Renzi per questo confronto ha insolitamente delegato a rappresentarlo l’on. Davide Faraone, responsabile Welfare del Pd




L’ ILVA paga regolarmente gli stipendi. Domani gli operai protesteranno con il premier Renzi alla Fiera del Levante

Oggi l ‘ILVA  ha erogato regolarmente gli stipendi con ogni competenza dovuta ai dipendi  dello stabilimento siderurgico di Taranto. A comunicarlo via e-mail agli stessi dipendenti  è stata la stessa azienda, che ha pubblicato anche una breve nota sul portale interno aziendale. La comunicazione è firmata da Enrico Martino, il  responsabile delle Risorse umane del gruppo ILVA,  Il pagamento  è stato possibile «grazie all’impegno profuso dal commissario straordinario  –  si precisa  – che ha permesso di ottenere ad oggi la prima tranche del prestito ponte da parte delle banche», per un importo di circa 125 milioni di euro.

Quindi i dipendenti dello stabilimento ILVA di  Taranto «vedranno accreditate sui propri conti le rispettive spettanze, con regolare valuta, al 12 settembre, al più tardi con visibilità lunedì 15 settembre». . Nel frattempo però  il coordinamento provinciale di Taranto  dell’Usb  (l’ Unione sindacale di base – n.d.r. ) conferma lo sciopero di 24 ore indetto per domani per i lavoratori dello stabilimento ILVA e degli appalti e organizza una manifestazione di protesta a Bari in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante e dell’arrivo del presidente del consiglio Matteo Renzi. Gli autobus con gli operai partiranno alle ore 10.30 alla volta di bari, dalla Concattedrale di Taranto.

«Il Governo – riporta un volantino del sindacato – 26 mesi fa si impegnò a tutelare ambiente, salute e lavoro, da allora si sono succeduti tre presidenti del Consiglio, una decina di ministri, una settantina di segretari e sottosegretari. Il risultato lo conosciamo tutti: ambiente devastato, salute rubata e ora ci scippano anche il lavoro». L’Usb contesta inoltre  che gli interventi previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) «al punto di partenza, impianti fatiscenti, stipendi a rischio tutti i mesi o come nel caso dei lavoratori dell’appalto, diverse mensilità arretrate. L’unica grossa opera finora realizzata è la copertura, ma non di certo dei parchi minerali. Hanno solo coperto i lavoratori e i cittadini di chiacchiere». Mentre a Genova «i colleghi entravano col trattore in Prefettura, qui a Taranto per protestare – ricorda il sindacato di base – qualcuno si faceva visitare dal collega. Tiriamo fuori la dignità, ribelliamoci e chiediamo il conto a 26 mesi di bugie e ingiustizie, a 26 mesi di isolamento, il governo si deve prendere le proprie responsabilità. Cacciate fuori i soldi. Senza soldi – conclude l’Usb – non si risana, non si tutela l’ambiente, non si lavora sicuri. Senza soldi si chiude».




Ilva, anche gruppi asiatici ed arabi nelle trattative in corso

Ieri dal palco della festa nazionale dell’Unità a Bologna, il premier Renzi non ha fatto il . nome ma l’imprenditore che ha incontrato sabato mattina a Firenze in Prefettura è Sajjan Jindal, presidente della multinazionale indiana Jsw Steel . In realtà, la circostanza che gli impianti siderurgici di Taranto erano sott’osservazione anche da parte di Jindal era  già nota sin dallo scorso mese e cioè quando l’ Arcelor Mittal, il gruppo franco indiano in trattativa per l’acquisizione dell’ ILVA di Taranto, aveva “ufficializzato”  il suo interesse .

Successivamente  il commissario dell’ ILVA, Piero Gnudi,  incontrando nei giorni scorsi a Milano alle banche  per sbloccare il prestito da 250 milioni all’azienda, ha confermato  queste trattative ed , infine, proprio ieri è arrivata anche la conferma per voce del premier Renzi. Quindi la  Arcelor Mittal e la Jindal sono entrambe interessate quindi all’ ILVA. Ma non sono i soli in quanto il commissario Gnudi ha riferito alle banche, senza però ufficializzarne l’identità , che vi è anche un terzo gruppo interessato, che i sindacati avrebbero individuano in un gruppo industriale arabo.

Poter prevedere oggi, con chi si chiuderanno le trattative in corso che il commissario Gnudi definirà nei prossimi mesi è un azzardo.  Al momento infatti, l’unica certezza esistente è che i gruppi  Arcelor Mittal e  Jindal attualmente hanno già avuto accesso alle informazioni necessarie sull ‘ ILVA attraverso una  “data room” virtuale  realizzata appositamente dall ILVA in modo da consentire ai potenziali acquirenti di poter avere un’idea dell’azienda chiara e certa, e poter quindi decidere di compiere eventualmente lo step successivo, e cioè formalizzare la propria l’offerta di acquisto.

Arcelor Mittal, negli scorsi mesi di giugno e luglio ha spedito i suoi emissari a Taranto per due volte, attualmente è più avanti rispetto ai concorrenti nella valutazione dello stabilimento siderurgico di Taranto,  avendo manifestato per primi il proprio interesse ed essendosi impegnata a depositare al commissario Gnudi entro la fine di settembre il proprio piano industriale. La Arcelor Mittal inoltre ha sempre e solo manifestato il proprio interesse sull’ ILVA mentre le attenzioni dei concorrenti della Jsw Steel, attualmente è  focalizzata essenzialmente sull’acquisizione della Lucchini di Piombino che èstata il reale motivo dell’incontro avvenuto tra lo stesso imprenditore indiano Jindal ed il premier Renzi a Firenze.

Mentre in un primo momento Jindal era interessato esclusivamente all’all’area a freddo del laminatoio di Piombino, adesso ora sarebbe intennzionato a produrre anche acciaio e quindi al conseguente ripristino dell’area a caldo. Jindal pensa al preridotto di ferro, una tecnologia alternativa di produzione che avevano iniziato a sperimentare a Taranto  Enrico Bondi il precedente commissario dell’ ILVA  ed il sub commissario Edo Ronchi, quando erano in carica.

Il preridotto infatti elimina dal ciclo l’agglomerato di minerali e il coke delle cokerie, e quindi due passaggi produttivi dell’acciaio, molto importanti sotto il profilo della tutela ambientale. Bondi e Ronchi pensavano che questa potesse essere la soluzione e prospettiva ideale per Taranto, e  questa operazione doveva avvenire gradualmente e con una serie di investimenti pianificati sino al 2020, in quanto solo in questa maniera si sarebbe potuto produrre in modo ecologico e quindi  “pulito” l’ acciaio .

Ma Claudio Riva,  esponente della famiglia attualmente  proprietaria dell’  ILVA, ha sparato a zero contro il progetto dei commissari, ed il braccio “armato” della famiglia Riva , cioè la Federacciai ha amplificato questa posizione attaccando l’accoppiata Bondi-Ronchi. Conseguentemente il Governo Renzi, e per la precisione il ministro Federica Guidi, ha valutato essere troppo oneroso il piano Bondi-Ronchi che prevedeva 4 miliardi tra investimenti industriali e ambientali sino al 2020, nonostante del “preridotto” si parla persino nel piano ambientale approvato dallo stesso Governo Renzi,  e tutto si è bloccato.

Adesso se persino gli indiani della Jsw Steel lo rilanciano, allora  vuol dire che nel mondo ci sono dei consolidati produttori di acciaio che ritengono che  si possa produrre anche a basso impatto ambientale. E che probabilmente Bondi e Ronchi avevano visto bene. Non è dato sapere invece le esperienze di Claudio Riva in quanto come noto a prendere le decisioni sull’azienda di famiglia è sempre stato il “vecchio” Emilio Riva recentemente deceduto. E spesso gli eredi non sono mai competenti quanto i propri predecessori.




“Caro Matteo, ti proteggo ma tu mi hai tradito”. La lettera del Sindacato autonomo di Polizia

Pubblichiamo la lettera che il segretario generale del Sap, Sindacato autonomo di polizia, ha scritto al premier Matteo Renzi.

Caro Presidente del Consiglio,

come poliziotto e come servitore dello Stato sento di essere stato tradito.

Ogni giorno e ogni notte poliziotti, carabinieri, penitenziari, forestali, vigili del fuoco e militari escono di casa per andare a lavorare e non sanno se potranno far ritorno dalle loro famiglie. La nostra è una professione difficile, non un semplice “lavoro”, ma una vera e propria missione.

Pur con tutti i nostri limiti personali e umani, nonostante i tagli che la classe politica e di Governo non ci ha risparmiato negli ultimi dieci anni, noi garantiamo la sicurezza dei cittadini e della nazione. Assicuriamo anche la sua sicurezza, caro Presidente. E la garantiamo pure a tutti quei ministri che dovrebbero occuparsi dei nostri problemi e che invece, mi pare, sono spesso ben attenti a mantenere intatta la propria ben pagata poltrona.

Ho parlato più volte col ministro Alfano e ho sentito spesso le dichiarazioni anche della sua collega Pinotti. Da loro sono giunti sempre grandi apprezzamenti per il lavoro delle forze dell’ordine, grandi lodi per operazioni e arresti eccellenti, grandi promesse per evitare tagli al comparto sicurezza, fare una vera riforma del settore e dare un po’ di sollievo a stipendi fermi da cinque anni. Tutte parole al vento, tutte belle intenzioni, tutte vane fole perché il blocco stipendiale 2015 colpirà in misura doppia le donne e gli uomini in divisa: il danno derivante dal combinato disposto blocco contrattuale / tetto salariale ammonta a 400 / 500 euro netti per un operatore con 20 anni di servizio e qualifica intermedia.

Caro Renzi, una cosa deve essere chiara: io comprendo bene l’esigenza riformista che sta muovendo la sua azione e debbo dire di aver anche apprezzato certe proposte per rilanciare l’economia del nostro Paese, per ridisegnare le istituzioni. Personalmente, non vengo dalla montagna con la piena e non sono uno di quei poliziotti – sindacalisti che chiede la Luna senza sapere come arrivarci.

Da mesi, attraverso chi nel suo partito si occupa di sicurezza, chiedo di essere ricevuto – e non ho mai avuto risposte! – per portare alla sua attenzione una semplice, ma innovativa proposta: riformiamolo insieme questo carrozzone con sette forze di polizia, cinque nazionali e due locali, più vigili del fuoco e guardia costiera. Riduciamo i corpi, gli apparati, i dipartimenti. Stronchiamo le burocrazie, le dirigenze, i vertici che guadagnano in un mese lo stipendio di 30 agenti. Tutto questo porterebbe risparmi strutturali da 2 a 4 miliardi annui. Più o meno le cifre che lei conta di incassare con questo ennesimo blocco stipendiale, esteso a tutto il pubblico impiego.

Mi sento tradito dal mio Ministro e dal mio Capo ai quali domando adesso, con coraggio, di unirsi ai loro poliziotti che chiedono solo dignità e rispetto oppure di dimettersi senza ulteriore indugio. Ma non posso, ad oggi, non sentirmi tradito anche da lei, stimatissimo Presidente del Consiglio, che ho sentito spesso parlare di scuola e insegnanti, poco o nulla di sicurezza e forze dell’ordine.

Cambiamo verso anche in questo settore, abbia la bontà di ricevermi, assieme agli amici della Consulta Sicurezza, per parlare di cose serie e di riforme vere. Non se ne pentirà. Altrimenti, caro Renzi, lei sarà ricordato nei libri di storia come colui che, in un solo colpo, è riuscito a scontentare e soprattutto a deludere tutti i professionisti della sicurezza del nostro strano Paese, capace di preoccuparsi dei tanti migranti disperati che affollano le nostre coste e capace, allo stesso modo, di dimenticarsi in India due straordinari servitori di questa nazione.

di Gianni Tonelli-  Sindacato autonomo di Polizia




Il marò’ Latorre ha un malore. Il Ministro della Difesa Pinotti vola in India

Uno dei due marò trattenuti in India Massimiliano Latorre, ha avuto ieri sera un malore per il quale è stato necessario il ricovero nel dipartimento di neurologia di un ospedale di New Delhi, ove tuttora è stato ricoverato e trattenuto in osservazione. Il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, è volata stanotte in India per accertarsi delle condizioni del fuciliere di marina, che comunque non sarebbero gravi. Il ministero della Difesa sottolinea che “i sanitari si sono dichiarati soddisfatti di come ha reagito alle prime cure”.

Schermata 2014-09-01 alle 13.23.04Si tratterebbe di ischemia, secondo quanto scrive su Facebook,  la figlia del marò, Giulia Latorre:  “Purtroppo le belle notizie non ci sono mai“. In un commento precedente, che successivamento è scomparso dalla rete, aveva scritto: “Ma voi Italia di m… fateli stare lì un altro pò! Vi preoccupate di portare qui gli immigrati che bucano le ruote perchè vogliono soldi e non vi preoccupate dei vostri fratelli che combattono per voi, e alcuni perdono la vita. Italia mi fai schifo“.

Il ministro degli Esteri Federica Mogherini  ha dichiarato  che riportare i marò in Italia rimane una delle priorità del Governo italiano.  «Appena informata del malore che ha colpito Massimiliano Latorre, ha contattato la compagna del marò, Paola Moschetti, per esprimerle la vicinanza sua e del governo». Lo ha reso noto il Ministero degli Esteri.  “Sono vicina a Massimiliano Latorre cui auguro con tutto il cuore di rimettersi al più presto“, ha detto la Mogherini, aggiungendo: “Come è sempre stato in questi mesi, seguiamo ogni giorno il caso dei due fucilieri di Marina con l’obiettivo di riportarli in Italia: per il governo e’ una priorità”. “E come sempre – ha ricordato – il Ministero degli Esteri e tutte le sue strutture sono al lavoro per assistere al meglio i due militari e le loro famiglie“.  Mogherini è stata in queste ore in contatto con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, rende  infine noto la Farnesina.


IL MINISTRO E’ ARRIVATO IN INDIA Il ministro della Difesa italiano Roberta Pinotti è giunto oggi a New Delhi per verificare di persona le condizioni di salute del sottufficiale di Marina Massimiliano Latorre che ieri è stato ricoverato in un ospedale della capitale indiana per un malore. Hanno accompagnato il ministro nel viaggio dall’Italia l’ambasciatore in India, Daniele Mancini, e il consigliere diplomatico Stefano Pontecorvo.

IL COLLOQUIO DI AGOSTO  Ad agosto il presidente del consiglio Matteo Renzi aveva avuto una lunga telefonata con il primo ministro indiano Narendra Modi, durante la quale entrambi i premier avevano condiviso “l’importanza di un rilancio dei rapporti bilaterali fra le due democrazie, sia per quanto riguarda gli scambi, sia per la cooperazione internazionale e , nel quadro Ue”

LA DIAGNOSI –  Latorre, sarebbe stato vittima di un attacco ischemico transitorio (Tia), dal quale si sarebbe però ripreso, e secondo quanto si è appreso, ha reagito bene alle prime cure dei medici del reparto di neurologia dell’ospedale di New Delhi, dove è stato ricoverato. «Massimiliano Latorre sta meglio e ha ripreso conoscenza. È ricoverato nel reparto di neurologia di un ospedale a New Delhi ed è assistito dalla famiglia e dai funzionari dell’ambasciata italiana in India». Lo ha dichiarato il senatore pugliese Nicola Latorre (Pd), presidente della commissione Difesa a Palazzo Madama, dopo aver parlato al telefono con Salvatore Girone, l’altro marò pugliese detenuto in India che ha seguito da vicino l’evolversi della situazione.

«I medici italiani che seguiranno Latorre arrivano dall’ Italia insieme al ministro Pinotti – ha aggiunto Nicola Latorree la situazione sembra essere sotto controllo. Questa ingiusta detenzione in India, che loro sopportano con grande senso di responsabilità, è sempre più fonte di malessere. Auguriamo al nostro fuciliere di rimettersi al più presto e, consapevoli che questo non sia il momento delle polemiche, continueremo a percorrere ogni strada diplomatica già attivata dal Governo per riportarli in Italia».

Il presidente della commissione Difesa della Camera, on. Elio Vito (Forza Italia) ha commentato la vicenda: “Il Governo italiano attivi immediatamente tutte le iniziative e le procedure necessarie per chiedere ed ottenere il rientro in Italia di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che vivono con le loro famiglie, da oltre 900 giorni, una profonda ingiustizia, che causa loro profondi disagi e grandi sofferenze e che affrontano con onore e senso di responsabilità”  aggiungendo con grande serietà che “non è questo il momento della polemica, interna ed internazionale, è però il momento di dire basta e che i marò siano fatti tornare a casa”.

1 settembre 2014 | ultimo aggiornamento h. 18:03




Elezioni regionali in Puglia. Sondaggio Pd nazionale: Emiliano vince contro tutti

Il consenso verso il partito Democratico non si è arrestato all’indomani delle ultime elezioni. Infatti alla Regione Puglia dopo gli ultimi dieci anni di governo, il centrosinistra potrebbe aggiudicarsi anche le prossime elezioni regionali nel caso in cui l’ex-sindaco di Bari Michele Emiliano fosse il candidato della coalizione . A rivelarlo è la società di sondaggi Swg in uno sondaggio commissionato dal Partito Democratico nazionale ed effettuato il 6 e il 7 agosto scorso . Dall’analisi dei sondaggi e numeri emerge che l’ex sindaco di Bari di fatto nelle elezioni della  prossima primavera quando dopo dieci anni si dovrà scegliere il successore di Nichi Vendola. Infatti, Emiliano potrebbe sbaragliare l’intera concorrenza sia interna (Sel il partito di Vendola che candida il Sen. Dario Stefano), sin dalle primarie programmate per il prossimo 30 novembre, ma anche il centrodestra e ciliegina sulla torta anche il Movimento 5 Stelle .


Lo studio della Swg è campionato su mille interviste,  effettuate metà telefonicamente e metà online attraverso un campione scelto in maniera omogenea per età, zona, livello scolare e partito votato alle ultime elezioni. Il sondaggio è diviso in tre passaggi: il primo riguarda le primarie del centrosinistra, dove Michele Emiliano sulla base dei numeri analizzati dalla Swg sarebbe il vincitore senza problemi contro gli attuali “rivali”, e cioè Guglielmo Minervini assessore regionale del Partito Democratico  e il senatore di Sel Dario Stefano. Il secondo invece è riferito alle primarie del centrodestra,  sia con l’eventuale presenza di Raffaele Fitto, che senza di lui.

REGIONI: FITTO, RIPROGRAMMARE UTILIZZO FONDI FASNel primo caso l’attuale europarlamentare salentino di Forza Italia annullerebbe con estrema facilità la concorrenza nella coalizione di centrodestra sia di Francesco Schittulli attuale presidente uscente della Provincia di Bari , sia del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, che dell’ex europarlamentare Sergio Silvestris. In assenza di una candidatura di Fitto, il ruolo di leader spetterebbe a Schittulli il quale ha un consenso molto più ampio rispetto ai suoi avversari interni. Infine interessante è il terzo pasaggio del sondaggio, cioè quello che riguarda le elezioni regionali della  prossima primavera. Secondo la Swg  Michele Emiliano stravincerebbe contro tutti i possibili candidati, anche contro Fitto. Il candidato di Sel, Dario Stefano perderebbe contro Fitto ma vincerebbe contro Schittulli, mentre l’assessore regionale Minervini invece risulta perdente in ogni  caso.

Un sondaggio questo che analizzando ogni possibile variante,  per forza di cose rafforza la posizione di Michele Emiliano soprattutto nelle valutazioni dell’intera segreteria nazionale del Pd e di Matteo Renzi,  non completamente convinti sinora dalla scelta dell’ex sindaco di Bari di candidarsi come Governatore. Non a caso è stato proprio il responsabile enti locali della segreteria nazionale del Partito Democratico,  Stefano Bonaccini,  a commissionare alla Swg un sondaggio nelle elezioni dove si andrà a votare e prima tra tutte la Puglia dove la partita delle primarie risulta allo stato attuale essere particolarmente “calda” sopratutto per gli equilibri nazionali. Nessuno poteva immaginarsi un risultato del genere ed a questo punto sarà molto difficile  se non altamente improbabile che la segreteria nazionale del Partito guidato da Renzi, scenda in campo in occasione delle prossime primarie in Puglia. Ed a Bari sono già arrivate garanzie che saranno “spettatori” della partita. Augurandosi che vinca il migliore, che al momento per i sondaggi risulta essere proprio Michele Emiliano che peraltro sta acquisendo molti consensi ed alleanze anche all’interno di Sel. Compreso il sindaco di Taranto Ippazio Stefano sempre più distante dagli uomini di Vendola.




Marò, Renzi chiama il premier indiano Modi e chiede: “Una soluzione rapida e positiva”

 L’auspicio espresso dal premier Matteo Renzi al primo ministro indiano Narendra Modi nel corso di una telefonata. Una soluzione «rapida e positiva» al lungo e complicato caso che vede al centro i due fucilieri della Marina Militare Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, trattenuti in India dopo la morte, nel febbraio 2012, di due pescatori durante un’operazione anti-pirateria. È questo

Il colloquio
Secondo quanto ha fatto sapere Palazzo Chigi, i due leader hanno condiviso «l’importanza di un rilancio dei rapporti bilaterali tra le due democrazie, sia per quanto riguarda gli scambi, sia per la cooperazione internazionale, e nel quadro Ue». Soffermandosi sul “caso marò“, il premier indiano ha incoraggiato «la parte italiana a permettere un proseguimento del cammino del processo indiano» e sottolineato che «la giustizia indiana è libera, giusta e indipendente» e «considererà tutti gli aspetti» del caso. Modi ha poi ricordato che la questione relativa all’incidente al largo del Kerala del 15 febbraio 2015 in cui sono morti due pescatori “e’ sub judice” davanti alla Corte Suprema che esamina ricorsi presentati dai due maro’. “Noi siamo convinti – ha concluso – che “essa considerera’ tutti gli aspetti nel giudicare il caso“.

L’affondo diplomatico

Dopo una settimana dalla visita a New Delhi del ministro della Difesa Roberta Pinott,  la seconda in soli cinque mesi, dunque il governo continua il suo affondo diplomatico premendo sull’esecutivo indiano perché affronti la vicenda dei due militari italiani. Già a inizio mese Renzi s’era detto «molto fiducioso nel nuovo governo indiano» e aveva espresso la speranza che l’esecutivo Modi «nelle prossime settimane» in merito alla  la vicenda dei due marò  avesse la possibilità di affrontare e di recuperarla in una dimensione di collaborazione» sulla base «del diritto internazionale». Durante la sua recente campagna elettorale, il premier indiano aveva assunto posizioni molto dure sui due marò pugliesi. Ma, secondo molti analisti politici indiani, con il passare del tempo e con una vicenda che se mal gestita può arrecare danno all’immagine dell’India, sarebbe stato possibile creare lo spazio per una soluzione diplomatica in cui nessuna delle due parti sarebbe uscita chiaramente sconfitta.

 Stallo giudiziario

Il tempo però non sembra essere molto dalla parte dei due militari italiani ed aiutarli. Da un punto di vista giudiziario il caso in questi giorni vive una fase di stallo. Anzi, sui due ricorsi alla Corte Suprema indiana non si prevedono novità per molte settimane. Le due udienze svoltesi fine luglio nel tribunale speciale e nella Corte Suprema di New Delhi per il rinnovo delle garanzie bancarie a a garanzia della libertà provvisoria dietro cauzione dei due marò si sono rivelate pura routine ed in realtà non hanno modificato di granchè la situazione.




Marò, vergogna italiana

Ottocento giorni. Più di due anni completamente perduti. Il contenzioso che riguarda i due Marò bloccati in India, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sta assumendo i contorni di una farsa. Ottocento giorni di attesa significa sospendere due esistenze, rovinando famiglie, progetti, sogni e aspettative. E se ai cinici non interessa l’aspetto umano della vicenda, allora ci manteniamo sul pragmatismo: ottocento giorni significa il fallimento della politica e della credibilità di una democrazia occidentale.

 

CdG marò

 

Se a pochi amanti della divisa interessa la sorte dei due Marò, la maggioranza degli italiani non può far finta di non capire che l’Italia esce totalmente vilipesa, umiliata e screditata da questa Odissea kafkiana.  Non è l’unica cosa che fa male. Ancora peggio è assistere alla pochezza di tanti italiani che hanno preferito banalizzare la questione, riducendola ad una mera disputa forcaiola e giustizialista, se non addirittura ad un pretesto per gettare ulteriore fango sugli uomini in divisa.  “Marò assassini”, “Tornate a casa in una bara” alcuni slogan beceri ululati dai soliti “Acab”, improvvisatisi giudici.  Già, perché c’è un aspetto forse dimenticato ma non esattamente secondario: ancora non si sa se i due fucilieri siano colpevoli. Se, quindi, siano davvero “assassini”. Di più: non si sa neppure dove debbano essere processati, se in India o in Italia. Tutto questo nonostante siano passati ottocento giorni. Ottocento giorni di cosa? Di nulla. In questo frangente abbiamo assistito a fallimenti in serie da parte dei tre esecutivi che si sono succeduti: prima Monti, poi Letta, infine Renzi. Un climax ascendente, ma in senso negativo: sempre peggio. Sono lontani i tempi in cui il discutibile operato di Monti e Terzi faceva storcere il naso a chi si chiedeva per quale motivo l’Italia si facesse prendere per il naso da un potenza emergente (ma non ancora emersa) come la Cina. Oggi è tempo di rimpiangere quel governo fallimentare, perché i successivi sono riusciti a fare peggio.

Il silenzio, il disinteresse delle istituzioni nei confronti dei due Marò è sempre più imbarazzante. Ogni tanto qualche esponente politico si ricorda di loro. L’ultimo è stato Pierferdinando Casini, presidente della Commissione Esteri del senato, che ha assicurato “Non ci siamo dimenticati di loro”. Belle parole, ma non si direbbe.La politica sui Marò ha taciuto e continua a tacere. Ha taciuto quando l’India ha fatto indebitamente la voce grossa, quando sono cominciate ad emergere alcune prove che avrebbero potuto scagionare i due fucilieri, quando era il momento di battere i pugni sul tavolo per far valere il diritto internazionale (o quantomeno discuterne), quando i Marò sono stati insultati e offesi da cittadini che dovrebbero rispettare i servitori dello Stato, quando l’India s’è permessa di usare Latorre e Girone come argomento di una serrata campagna elettorale, quando Ue e Onu hanno fatto candidamente capire di non essere interessati al problema e di voler lasciare sola l’Italia. E tace ora, dopo 800 giorni senza esito.  Il contenzioso continua, ma l’impegno di Elio Vito, presidente della Commissione Difesa alla Camera, l’unico a mantenere rapporti diretti e fitti coi due fucilieri e le loro famiglie, non basta se non è spalleggiato da un esecutivo davvero forte, coeso e soprattutto intenzionato a dare una svolta. Mogherini e Pinotti non stanno mantenendo le promesse, Renzi probabilmente non sa neppure chi siano i due fucilieri “rapiti” in India. Le divise non piacciono a tutti gli italiani. I presunti assassini non ancora neppure processati piacciono ancor meno all’Italia manettara, purtroppo sempre più numerosa. I Marò non portano voti e consenso, questo Renzi lo sa. Le treccine ai bambini congolesi della Boschi e la cristiana salvata dalle persecuzioni del Sudan, invece, commuovono. Belle notizie, anzi di più: lodevoli.  Ma un Paese serio, una democrazia occidentale, non deve limitarsi a commuovere la gente. Deve anche avere rispetto dei propri servitori. L’Italia non lo sta dimostrando.

 

 

 




Stèfano scrive a Renzi: “Convocare un tavolo per le emergenze dell’area jonica”

Il sindaco di Taranto, Ippazio Stèfano, in una lettera inviata al premier, Matteo Renzi ha sollecitato una pronta  ripresa delle attività del tavolo interistituzionale per  risolvere le numerose  criticità dell’area tarantina e richiesto la convocazione di una prossima riunione.  Il primo cittadino nel sollecitare un incontro, da tenersi subito la pausa di Ferragosto, ha segnalato tale urgenza ‘‘per definire alcune tematiche gia’ avviate nel solco delle attivita’ del Tavolo interistituzionale e per delineare nuove strategie a sostegno del territorio’‘.