Processo Mafia Capitale. Sentenza definitiva: "non era mafia", carcere per 9 persone

ROMA – Dopo la sentenza della sesta sezione penale  della Suprema Corte di Cassazione sull’inchiesta “Mondo di Mezzo” ribattezzata giornalisticamente “Mafia Capitale ”  è  stato eseguito nella notte di ieri un ordine di esecuzione per la carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Roma per 9 persone, dai militari dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Roma. A finire in carcere l’ex presidente dell’Assemblea Capitolina Mirko Coratti, per Claudio Turella l’ex dirigente del Comune di Roma Capitale che si occupava della cura del verde, e per Sandro Coltellacci, Franco Figurelli, Guido Magrini, Mario Schina, Andrea Tassone e Giordano Tredicine.

Mondo di mezzo quindi non è Mafia Capitale. come ha deciso la Corte di Cassazione che, ribaltando il verdetto della Corte d’Appello, ha stabilito che l’organizzazione a delinquere capeggiata dall’ex Nar Carminati e dall’ex “ras” delle cooperative romane  Salvatore Buzzi non è stata un’associazione di stampo mafioso ma un “associazione a delinquere semplice“. Quindi di conseguenza, la pena inflitta in secondo grado andrà ricalcolata.

Salvatore Buzzi e Massimo Carminati

Per alcune delle persone arrestate è stata applicata la legge ‘Spazzacorrotti’, approvata il 31 gennaio scorso e che introduce “misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici”. Legge sulla quale pende al momento un ricorso davanti alla Corte Costituzionale.

“Ci aspettiamo che venga immediatamente revocato il 41bis, ovvero il regime di carcere duro, se ciò non dovesse accadere siamo pronti a fare istanza“. E’ quanto ha dichiarato l’avvocato Cesare Placanica, difensore dell’ex Nar Massimo Carminati, a seguito della decisione della Corte di Cassazione che ha fatto cadere l’accusa di associazione mafiosa. “In queste ore – aggiunge il penalista – stiamo valutando anche di presentare una istanza di scarcerazione nell’attesa che la Corte d’Appello di Roma ridetermini la pena

A questo punto dovrà essere celebrato un nuovo processo in Corte d’appello, dinnanzi ad una sezione diversa da quella che precedentemente aveva ipotizzato l’aggravante del reato di “associazione mafiosa” sostenendo l’esistenza di una ‘piovra’ sulla Capitale. La  Cassazione ha dovuto valutare la posizione di 32 imputati,  17 dei quali erano stati condannati lo scorso anno dalla Corte d’Appello di Roma, a vario titolo per mafia, cioè per associazione a delinquere di stampo mafioso, o con l’aggravante mafiosa ed, anche per alcuni di “concorso esterno”. Oltre a Carminati e a Buzzi che erano stati condannati rispettivamente a 14 anni e 6 mesi ed a 18 anni e 4 mesi, anche  l’ ex capogruppo Pdl alla Regione Lazio, Luca Gramazio, (8 anni e 8 mesi), e  l’ ex amministratore delegato dell’Ama  Franco Panzironi a 8 anni e 4 mesi. Nei loro confronti si dovrà celebrare un nuovo processo.  La Corte Cassazione ha assolto Salvatore Buzzi da due delle accuse contestategli, e cioè “turbativa d’asta e corruzione“, così come è  caduta l ‘accusa per Carminati di intestazione fittizia di beni.

La Cassazione in conseguenza della stabilita riqualificazione del reato in “associazione a delinquere semplice“,  ha quindi annullato alcuni risarcimenti alle parti civili, tra cui alcune associazioni antimafia. L’ipotesi accusatoria processuale condotta dalla Procura di Roma, ruotava attorno alla costituzione di una “nuova mafia”, con estensioni ed articolazioni nel mondo degli appalti della Capitale. Una organizzazione criminale “collaudata”  che secondo i magistrati della Procura della Capitale aveva le tipiche caratteristiche del 416bis e cioè , “la forza di intimidazione espressa dal vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà che ne deriva”, come avevano scritto nella loro sentenza di condanna i giudici della Corte d’appello. Impostazione condivisa anche dalla Procura generale della Cassazione che ha chiesto la sostanziale conferma della sentenza d’appello.

 “Non era un’associazione mafiosa? E quindi che era, un’associazione di volontariato?“, ha commentato sarcastico il leader della Lega Matteo Salvini, mentre per il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra (M5s), “le sentenze si rispettano, ma le perplessità, i dubbi, le ambiguità restano”. Matteo Orfini, ex presidente ed ex commissario del Pd di Roma, mette in guardia dal rischio di una “autoassoluzione della città, perché la mafia a Roma c’è”.

Le difese e gli amici degli imputati chiaramente esultano. “Buzzi aveva ammesso alcune delle contestazioni. A Roma c’era un sistema marcio e corrotto e la sentenza di primo grado l’ha riconosciuto. La procura ha provato a sostenere la mafia. La Cassazione ha detto quello che avevamo sostenuto fin dall’inizio”, ha dichiarato l’avvocato Alessandro Diddi. “La Suprema Corte ha ritenuto la sentenza di appello giuridicamente insostenibile“, ha aggiunto  il difensore di Carminati l’ avvocato Cesare Placanica, mentre Giosuè Naso, il suo ex storico avvocato, ed attuale difensore di altri due imputati, attacca: “Ma vi pare possibile che la mafia sia stata riconosciuta a Roma in questi ultimi 7 anni, cioè da quando c’era Pignatone, e prima nessuno se ne era mai accorto? A Roma non c’è la mafia, ma una cultura mafiosa, che è una cosa completamente diversa“.

Per l’ avvocato Valerio Spigarelli, difensore di Luca Gramazio,siamo di fronte alla sconfessione delle procura di Roma. Il processo era un esperimento giudiziario, un esperimento fallito“, affermazioni queste a cui ha replicato il Procuratore Generale della repubblica di Roma, Giovanni Salvi: “Non trovo giustificate le esultanze di qualcuno visto che la Suprema Corte ha riconosciuto l’esistenza di associazioni, nei termini affermati dalla sentenza di primo grado, che aveva irrogato pene non modeste: due associazioni a delinquere che erano state capaci di infiltrare in profondità la macchina amministrativa e politica di Roma“.




Di tutto di più…

Il programma serale del ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini ufficializzato su Instagram, mentre Notre Dame veniva inghiottita dalle fiamme

Dopo una giornata impegnativa e a tratti complicata, fra problemi, processi e soluzioni, mi concedo qualche minuto di relax…😊 Vi abbraccio Amici. #GRANDEFRATELLO

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte , arrivando a Bruxelles per il vertice sulla Brexit

Ho detto che sarebbe stato un anno bellissimo: ERA UNA BATTUTA…

Il segretario nazionale di CasaPound Simone Di Stefano

E ora dovremo anche sentire la finta costernazione dei globalisti in TV. Siate coerenti, stappate lo spumante! Se crollano i simboli della nostra identità, il vostro sogno si realizza in fretta. Quindi risparmiate le lacrime e dite la verità, al posto di Notre Dame volete una moschea, o un centro commerciale …” (fonte: Facebook)

Lo psichiatra Alessandro Meluzzi e “Primate Metropolita Chiesa Ortodossa Italiana”

Quella di Notre Dame in fiamme “è un’immagine mediatica simile all’11 settembre, troppo perfetta per pensare che sia avvenuta casualmente…” (fonte: Quarta Repubblica, Rete 4)

La teoria del filosofo sovranista Diego Fusaro

Ieri abbiamo pianto per Notre Dame. Ora dobbiamo capire chi è il responsabile, perché alla favola che sia un incidente può credere solo qualche sprovveduto. Chi è stato, dunque?” (fonte: Facebook)

La parlamentare Fdi Daniela Santanchè

I pompieri francesi fanno il miracolo e salvano con il cuore il Notre Dame privi di mezzi adeguati. Macron si commuove, ma credetemi, la sua attenzione rimarrà sulla Libia” (fonte: Twitter )

L’eurocandidato Fdi  Caio Giulio Cesare Mussolini: “Il bisnipote di Mussolini che punta a Bruxelles: nell’Agro pontino rimpiangono il nonno

Ieri ho attraversato l’agro pontino. I figli dei pionieri della bonifica ancora piangono quando raccontano cosa accadde. La storia non è bianco o nero”. (…) Ma il suo manifesto non evoca il fascismo? “No. È un font déco. Il fascismo è solo un’ossessione di tanti ignoranti” (fonte: Corriere della Sera)

Giorgia Meloni dal palco, come Leonida in 300, durante la presentazione delle liste di Fratelli d’Italia per le Europee

La capitale d’Italia è Roma! Roma! È Roma la capitale d’Italia! Roma deve essere la capitale dell’Unione Europea!

Il vicepremier Matteo Salvini a margine della festa della Polizia, a Roma

“Io il 25 aprile non sarò a sfilare QUA O LÀ, fazzoletti ROSSI, NERI, GIALLI o BIANCHI. Vado a Corleone a sostenere le forze dell’ordine

Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli  intervistato

Nella lotta all’immigrazione “Salvini senza il sottoscritto non avrebbe potuto fare niente. Ma non vado a dirlo in giro, non mi importa nulla” ( fonte:  Accordi e Disaccordi,  Nove )

Il cantante Giuseppe Povia

Se mi hanno mai chiesto di candidarmi? Certo, come no, tutti, da destra a sinistra, una volta addirittura il Movimento per le Autonomie. A sinistra me lo chiesero nel 2009, nell’anno in cui uscì ‘Luca era gay’. Anche Salvini mi chiese di candidarmi con la Lega, dicendomi: tu sei carismatico, mastichi bene la politica e l’economia…” ( fonte: Un Giorno da Pecora, Rai Radio 1)

Il senatore leghista Simone Pillon dopo la condanna subita per diffamazione per aver definito ‘adescatori di minorenni’ l’Arcigay Omphalos, sentenza che lo stesso politico giudica

Diffamazione, Pillon condannato: il senatore non cambia account e su Facebook si fa i complimenti da solo: “FORZA SIMO!”

Ivrea, #Sum03, nella kermesse organizzata da Davide Casaleggio figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle ci si pone l’obiettivo di “capire il futuro”

C’è un rinascimento che dobbiamo capire come interpretare, su questo voglio lasciarvi con un pensiero che mi citava spesso mio padre. Quello di GIOCHI SENZA FRONTIERE. Dobbiamo avere ben chiaro il nostro obiettivo, e come raggiungerlo senza farci distrarre dai sacchi che ci vengono buttati contro”

L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino intervistato da Fabrizio Roncone per il Corriere della Sera, dopo l’assoluzione dalle accuse di peculato e falso

Ovviamente, è scontato che la mia intervista avrà il richiamo in prima pagina. O no?

Matteo Orfini commissario Pd di Roma durante l’era Marino, considerato l’ispiratore della manovra che portò alla caduta dell’allora sindaco capitolino. Dopo l’assoluzione di Marino e le tante critiche ricevute, l’ex presidente Pd ha scritto: 

Alcuni, compreso qualche dirigente del Pd, mi chiedono di scusarmi per la scelta di avere sfiduciato Ignazio Marino. Ovviamente non credo di doverlo fare: Marino non era adeguato a quel ruolo, Roma era un disastro” (fonte: Facebook)

Dall’inchiesta che sta facendo tremare il Pd e la giunta regionale umbra: l’accusa, aver messo le mani sulla sanità locale 

In un colloquio registrato, il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia Emilio Duca confessa che se fosse intercettato verrebbero fuori “CINQUE REATI OGNI ORA” (fonte: Corriere della Sera)

Da una decina di giorni ministro dell’Interno Salvini e la sindaca di Roma  Raggi se le stanno suonando di santa ragione

SALVINI: “Alle ultime elezioni invitai a votare la Raggi, ma ahimè mi confronto ogni giorno con il degrado“. “A Roma un sindaco della Lega? I romani mi dicono ‘daje Matte!‘”. RAGGI: “Magna tranquillo...”. SALVINI: “Io ho magnato molto tranquillo…“. RAGGI: “Salvini parla di tutto in tutte le tv ma mi sembra che non passi mai ai fatti, noi non facciamo tante chiacchiere come lui”. SALVINI: “Roma non è mai stata così sporca, così ferma, così trascurata, caotica e disorganizzata. Il giudizio lo lascio dare ai romani, io lavoro per dare un futuro migliore a questa splendida città“. Sulla Formula E: “Un giorno, ogni tanto Roma è in modo positivo al centro dell’interesse del mondo. Spero lo sia tutti i giorni, e non solo per le metropolitane ferme, la sporcizia, per i topi o il caos delle periferie”. RAGGI: “Fa piacere che Salvini sia passato dal chiedere ‘vagoni della metro senza terroni’ a riconoscere che grazie a noi si guarda finalmente al futuro. Il ragazzo sta crescendo“. SALVINI: “Non occorre uno scienziato per portare via la monnezza, svuotare i cestini, evitare i gabbiani stile avvoltoi”. RAGGI: “Non serve assolutamente uno scienziato, ma non bastano due tweet”. SALVINI: “Bisogna avere le spalle larghe. Ieri c’è stata la Formula E… probabilmente l’unico momento in cui le macchine giravano per Roma senza fermarsi“. RAGGI: “Io ho le spalle larghe, le villette dei clan mafiosi le ho abbattute con le ruspe”. SALVINI: “Mi piacerebbe una Roma più pulita, efficiente, accogliente. I cestini non li può svuotare il ministro dell’Interno, la corsa ai topi e la difesa dagli attacchi aerei dei gabbiani non la può portare il ministro: il sindaco faccia il sindaco”. RAGGI: “Siamo stanchi delle sue chiacchiere“. SALVINI: “Io come ministro dell’Interno per Roma manca solo mi metta il mantello di Batman”. RAGGI: “Se Salvini è Batman per aver portato 136 poliziotti in più, allora io per avere assunto oltre 1000 vigili sono Wonder Woman. Eddai…” (continua…)

Il governatore forzista  Giovanni Toti della Liguria in guerra con i “vecchi” del centrodestra, 

“Il soprannome Orso Yoghi? Un nomignolo benevolo. È simpatico l’orso e poi ruba il paniere con le merendine”

La compagna del Cavaliere Francesca Pascale riappare in pubblico durante l’assemblea per i 25 anni di Forza Italia

Silvio Berlusconi candidato alle Europee? Non sono molto d’accordo, vorrei godermelo di più. Ma Forza Italia senza Silvio non ce la fa. Il destino di Silvio è dedicarsi agli altri, quindi anche a questo Paese

Condannato in via definitiva per il caso Ruby bis, Emilio Fede è intenzionato a chiedere la grazia al Capo dello Stato 

“Io non ho fatto niente! Io non ho portato Ruby. Io andavo via sempre all’una e mezzo, andavo in piazzale Loreto e compravo i giornali. Sono alla fine della vita (la voce si incrina, nda), la prego di scriverlo: su questa storia si gioca la mia vita“. Cosa direbbe a Berlusconi? “Mio caro presidente, bisognava pensarci prima a chi frequentava Arcore. Avresti dovuto essere meno generoso” (fonte: il Fatto Quotidiano)

Il sociologo novantenne Francesco Alberoni  collaboratore del Giornale, ha deciso di candidarsi alle elezioni europee con Fratelli d’Italia

Eppoi le dico: Berlusconi è vecchio…”. Ma se ha sette anni meno di lei. “Ha ragione. Volevo dire stanco

Candida Morvillo scrive su Matteo Salvini e Francesca Verdini  

Lei incede a occhi chini e un passo dietro al suo uomo. Matteo Salvini la guida tenendola per mano, quasi la tira. Il piglio, più che da cavaliere, è da condottiero o da capitano. Francesca Verdini, abito nero e poco trucco, da cena elegante, però elegante davvero, entra alla Scala per la serata inaugurale del Salone del Mobile ed è il suo debutto da fidanzata del ministro a un evento istituzionale (…). La sorpresa dell’esordio ufficiale della coppia, 26 anni lei, 46 lui, sono le effusioni da adultescenti. Lei cerca il contatto spalla a spalla (…). I due tubano. Francesca gli accarezza la spalla, i capelli, lo bacia a più riprese” (fonte: Corriere della Sera)

La frase shock che alcuni ragazzini di una scuola media di Ferrara avrebbero rivolto a un compagno di classe di origini ebraiche, prendendolo per il collo negli spogliatoi della palestra 

Quando saremo grandi faremo riaprire Auschwitz e vi ficcheremo tutti nei forni...” (fonte: Il Resto del Carlino)

Andrea Girardi sindaco leghista di Minerbe, in provincia di Verona, in merito alla bimba a cui erano stati serviti per pranzo solo cracker e tonno perché i genitori non avevano pagato la retta alla mensa 

La conduttrice Tiziana Panella: “Lei fa una prova di forza con una bimba che ha meno di 10 anni?“. “Noi avremmo potuto benissimo non erogare alcun pasto e lasciare la bambina fuori dalla mensa da sola”, replica il sindaco. “E invece le avete dato un pasto diverso“, commenta la giornalista. “E qual è il problema? Qual è il problema?”, ribadisce il leghista (fonte: Tagadà, La7)

Notizia della settimana

Dopo 16 anni la verità sulla morte di Pito Pito: “Il boa di Cicciolina non morì ucciso da un topo ma per l’uso improprio fatto dalla pornostar” (fonte: ilFattoQuotidiano.it)

A Mattino 5 il giornalista Mario Giordano affronta il caso di Ilona Staller, ex parlamentare che ha fatto ricorso contro il taglio del suo vitalizio da 3000 a 1000 euro circa

Ma signori miei, Cicciolina… ehm, pardon, l’onorevole Staller è rimasta 5 anni in Parlamento, ed in questo lasso di tempo ha fatto ben 17 film, tra cui ricordiamo: Carne Bollente, Supervogliose di Maschi, All’onorevole piacciono gli stalloni…




Di tutto di più…

L’annuncio del ministro del Lavoro Luigi Di Maio ( M5Stelle), affidato a Bruno Vespa

Con la pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza che introdurremo in questa legge di bilancio avremo ABOLITO la povertà” (fonte: Porta a Porta, Rai 1)

Il deputato 5 Stelle,Massimo Baroni membro della Commissione Affari Sociali della Camera, assicura   

Siccome non si fanno più figli in Italia dicono di compensare con gli immigrati. Metti il Reddito di Cittadinanza in Italia e vedi come iniziano a TROMBARE tutti come ricci!” (fonte: Twitter)

Il portavoce del premier Conte Rocco Casalino sul suo stipendio da circa 170 mila euro annui che percepisce, molto più alto di quello dello stesso premier 

Guadagno poco più di 6 mila euro netti al mese, è uno stipendio alto, non lo nego, ma è quello che è previsto per chi svolge il mio ruolo. Sono portavoce e capo ufficio stampa, dirigo una trentina di persone, sono reperibile giorno e notte, sette giorni su sette, lavoro 13-14 ore al giorno. Sempre. Ho responsabilità enormi, nelle mie mani c’è la comunicazione di Palazzo Chigi. Se parliamo di merito e lo confrontiamo con lo stipendio dei miei predecessori non ho nulla di cui vergognarmi… anzi” (fonte: Corriere della Sera)

La “fake news” rilanciata dal profilo Instagram del vicepremier leghista Matteo Salvini

A Castel del Rio, Bologna, una insegnante di italiano delle medie avrebbe chiesto agli studenti: “Come facciamo a cacciare Salvini?”. Accomunato a inquinamento, desertificazione, guerra e malattie… 😟 Non ci voglio credere, e infatti andrò fino in fondo per verificare se siamo di fronte a uno scherzo o a una triste realtà. Scriverò al ministro della Pubblica Istruzione. Un abbraccio a quei bimbi da parte di un papà che lavora per una scuola senza pregiudizi politici e in un Paese libero“. BUFALA: si trattava non di un tema assegnato dall’insegnante, ma – secondo quanto riportato al preside da una dirigente scolastica – di “un esercizio in cui ogni alunno esprime un desiderio e trascrive sul quaderno quello degli altri, per parlarne poi insieme al docente e conoscersi” (fonte: Ansa)

Il premier Giuseppe Conte raffinato giurista, parlando all’Assemblea generale dell’Onu a New York

Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana

Ecco parte dell’audio WhatsApp pubblicato da alcuni quotidiani, tra cui ‘la Repubblica’, che Rocco Casalino portavoce del presidente del Consiglio avrebbe inviato a un suo interlocutore, probabilmente un giornalista, per passargli un’informazione da far finire sui giornali

“Comunque se domani vuoi uscire con una cosa che può essere simpatica, la metti come che nel Movimento 5 Stelle è pronta una MEGA VENDETTA, cioè c’è chi giura (lo metti come una fonte PARLAMENTARE però eh) che se poi non dovessero uscire all’ultimo i soldi per il reddito di cittadinanza, tutto il 2019 sarà dedicato a FAR FUORI una marea di gente del MEF. Non ce ne fregherà veramente niente, ci sarà una cosa AI COLTELLI proprio. (…) Noi crediamo che tutto andrà liscio ma se per caso alla fine dovesse venir fuori che i soldi non li abbiamo trovati, dopodiché nel 2019 ci dedicheremo soltanto, ci concentreremo a FAR FUORI TUTTI QUESTI PEZZI DI MERDA del MEF” (fonte: Adnkronos)

Lo svarione social-freudiano del nuovo presidente Rai, Marcello Foa,  fiero sovranista (immediati gli auguri di Giulietto Chiesa, Daniela Santanchè, Red Ronnie e Cicciolina)

Primo tweet: “Alle ore 13 inizierà la mia deposizione davanti alla Commissione di Vigilanza RAI“. Secondo tweet: “Naturalmente audizione e non deposizione, come ho scritto su Facebook. Scusate, non è una mattinata come le altre e un po’ di emozione ci sta” (fonte: Twitter)

La rivelazione del senatore Pd Matteo Renzi nel salotto di “Porta a Porta” 

Foa è il primo presidente di parte della Rai. Io se volete ve lo dico, spero di non mettere nessuno in imbarazzo, ma quando ero Presidente del Consiglio, parlando con le opposizioni, anche con Berlusconi, proposi Vespa come presidente Rai” (fonte: Rai )

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, al termine dell’incontro all’ Ilva di Genova Cornigliano, si scaglia contro Renzi

Sia dannato il giorno in cui venne fatto il Jobs act. Chi lo ha fatto non deve essere chiamato statista ma ASSASSINO politico

Il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca alla Festa de l’Unità di Telese Terme

Scegliete meglio chi invitate, nel Pd ci sono IMBECILLI, nullità che rappresentano solo la propria ombra… Cerco di interpretare i sentimenti delle persone normali. Molti dirigenti del Pd sembrano dei marziani, qualcuno è anche imbecille. Come diceva Goethe, non c’è nulla di più terribile dell’ignoranza attiva. Pertanto un imbecille attivo è un problema serio” (fonte: La Stampa)

Silvio is back. Le dichiarazioni del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi dopo il vertice con Salvini-Meloni e dal palco di Fiuggi

Il centrodestra è unito, funziona, esiste e resiste. In un futuro non lontano finalmente tornerà al governo, per la fortuna dell’Italia e degli italiani che usciranno abbastanza presto da questa situazione di ubriacatura nei confronti dei 5 stelle“, “Ancora una volta siamo noi a dover salvare il Paese che amiamo. Ancora una volta io sarò in campo con voi

Michaela Biancofiore dai racconti del deputato Pd Stefano Ceccanti, su Twitter

Pillole d’Aula: la deputata Biancofiore nel suo slancio bellico antiaustriaco, un po’ sproporzionato anche rispetto a gravi errori di quel Governo, parla di “DEFECAZIONI” e “PIPPAIOLI”. Poveri noi” (fonte: Twitter)

Catia Polidori deputata di Forza Italia racconta la propria luna di miele 

Eh già, siamo rientrati e oggi sono sei mesi che siamo sposati. In Australia ci sono ragni velenosi ovunque e il povero marito tutte le sere ha ‘smontato’ le camere per farmi stare tranquilla. E poi la cena a sorpresa soli nel deserto ai pedi dell’Uluru. Romantica” (fonte: il Giornale)

L’edificante spettacolo, in onda e fuorionda di Vittorio Feltri, trasmesso da “Stasera Italia”, programma di Rete 4, e mostrato integralmente da “Striscia La Notizia

Fontana sbaglia, quella dei froci è una realtà. Io li chiamo così, posso chiamarli finocchi, busoni, ma io non li chiamo gay, perché io li chiamo in italiano e non in inglese. Io parlo il linguaggio della gente, quindi non rompetemi i coglioni. Zitta tu! Cosa me ne frega a me dei froci, basta che non mi rompano i coglioni…“. “Macron non può aver perso la testa perché non l’ha mai avuta. Io non l’ascolterei proprio. Io un individuo del genere che poi va a letto con la nonna da vent’anni (il riferimento è alla moglie Brigitte, ndr) non gli darei molto credito“. “Il Sud è un altro mondo, i cosiddetti terroni non ne hanno colpa della loro infelicità esistenziale. Sono condannati a passare dal bar a casa, facendosi mantenere dalla pensione di nonna, nonno, papà, mamma“. Durante un fuorionda la conduttrice Veronica Gentili, parlando sottovoce con l’altro conduttore, osserva: “È talmente ubriaco che non riesce nemmeno a parlare. Dice cose tipo da libro sussidiario… con il delirio. Che spettacolo! Che spettacolo ragazzi! Ma quanto è ubriacato? Ma che s’è bevuto? Ma cosa cazzo s’è bevuto? Hai visto quant’è ubriaco? Guarda, guarda… ciocattello, tutto rosso che fuma la sigaretta. Che spettacolo ragazzi”. Nel frattempo Feltri parla con qualcun altro e borbotta: “Cazzo me ne frega a me degli africani… l’unico modo per non morire in mare è quello di rimanere sulla terraferma. Sta a casa tua e non muori in mare. ‘Sti cazzo di africani fino a vent’anni fa non venivano qui a rompere i coglioni. Allora sta a casa e non rompere i coglioni a me!

Il senatore Elio Lannutti del Movimento 5 Stelle su Macron

Se ci fosse la ghigliottina, il bulletto in provetta, odiato dai francesi alla stessa stregua di Renzi dagli italiani, sarebbe giustiziato. (…)” (fonte: Twitter)

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Instagram

‘Grande è la fortuna di colui che possiede una buona bottiglia, un buon libro, un buon amico‘ (Molière). Buona serata Amici, grazie di tutto!” (foto di calice di vino nella notte). Il giorno dopo: “Aspirine, fluimucil, spremute, latte e miele… Mi soffio il naso da due giorni, che noia! 😒

L’allucinogena idea del ministro alle Infrastrutture Danilo Toninelli dal Salone Nautico di Genova, parlando di un viadotto autostradale sospeso a 45 metri dal suolo e che mette in connessione due gallerie

L’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono GIOCARE, possono MANGIARE…

Durante un incontro con i sovrintendenti d’Italia, la “battuta” del ministro ai Beni Culturali Alberto Bonisoli

Anche io abolirei la Storia dell’arte. Per me, al liceo, era una pena

Matteo Renzi ha fatto anche cose buone… 

“Noi nel 2014 abbiamo fatto un miracolo. Abbiamo portato il Pd al 40,8%. Negli ultimi 60 anni l’unica volta in cui si è preso il 41% è con Fanfani nel ’59. Il nostro risultato era talmente grande che nemmeno il Berlusconi dei tempi d’oro. Non solo, questo risultato lo abbiamo tenuto anche al referendum! Io? Sono sei mesi che faccio autocritica…” (fonte: Porta a Porta, Rai 1)

Il presidente Pd Matteo Orfini ed il congresso del suo partito

Andrea Orlando, deputato dem, tweet delle 22.51: “Congresso subito“. E Orfini: “A quest’ora al massimo Netflix“. Orlando: “Mi hanno sciolto l’iPad“. Orfini: “Rifondiamolo!”. Interviene il profilo ufficiale di Netflix Italia: “La sinistra riparte da una maratona. Se hai voglia di rifondare un partito, potresti guardare…” (seguono alcune serie, da Designated Survivor a L’impero Romano). Chiosa Orfini: “Per imparare a gestire il Pd in verità temo sia più adatto Game of thrones”… (fonte:  Twitter)

Ministero dell’ Interno e photoshop

Il vicepremier Matteo Salvini “sbianchetta” l’immagine di Giuseppe Conte per pubblicizzare sui social il decreto legge sicurezza e immigrazione. Nella foto ufficiale, scattata dall’Ansa durante la conferenza stampa il premier e il vice sono insieme sorridenti: entrambi tengono per mano il foglio su cui c’è scritto ‘#decretosalvini sicurezza e immigrazione‘, il provvedimento appena approvato dal Consiglio dei ministri. Poco dopo però, sui suoi social, Salvini ha rilanciato soltanto la sua immagine. Senza Conte” (fonte: Repubblica.it) 

Matteo Salvini, i grandi risultati, da subito 

#DecretoSalvini in dieci minuti già terzo in Italia su Twitter! Grazie. 👏👏👏” (fonte: Twitter)

L’ex governatore della Lombardia Roberto Formigoni è stato condannato a 7 anni e mezzo per corruzione nel processo sul caso San Raffaele-Maugeri, pena più dura rispetto a quella di primo grado

Mi hanno sequestrato tutto. Sei appartamentini in comproprietà con i miei fratelli e tre utilitarie. A giugno, la Corte dei Conti mi ha sequestrato l’intera pensione anche se la pensione è sequestrabile solo per un quinto. Ho fatto ricorso. Era la mia unica fonte di sostentamento. Non ho il vitalizio. Avevo da parte 2000 euro per un viaggio. Li ho messi via. Mi auguro che la Corte decida in fretta”. “Mi è andata bene che in Italia la legge non prevede la fucilazione, perché altrimenti sarei già davanti a un plotone d’esecuzione” (fonte: Corriere della Sera e Libero)

Il noto virologo Roberto Burioni risponde con un tweet ad un pezzo di Vanity Fair

Quando in giro vedo una donna brutta la guardo sempre con attenzione. Nel 99,9% dei casi mi rendo conto che se si curasse, se dimagrisse e via dicendo non diventerebbe bella, ma certo di aspetto non sgradevole. Una volta che si è non sgradevoli la partita è aperta. Fidatevi” (fonte: Twitter )

Dal palco della manifestazione meloniana di Atreju, il presidente della Camera Roberto Fico (Movimento 5 Stelle)  compire un “attentato”… al congiuntivo

Non voglio sottrarmi alla domanda, ma la mia risposta non ha tutti i dati di quello che può succedere SE CI SAREBBERO due aliquote

Sul profilo Twitter ufficiale del Partito Democratico, commentando il pezzo del Messaggero “Tutti a casa di Salvini, festa con dj e porchetta”, scatta la maxi-inchiesta video

Chi ha pagato la cena nella residenza ministeriale di Salvini, con 200 invitati e porchetta di Ariccia per “restare uniti”? Se lo chiedono @AlessiaMorani, @alessiarotta e @francovazio. #49milioni #LegaLadrona(fonte: Twitter)




Csm: David Ermini eletto vice presidente

David Ermini

ROMAIl nuovo vicepresidente del Csm é David Ermini, 59 anni, avvocato penalista e deputato del Pd per due legislature  che è stato eletto dal plenum di Palazzo dei Marescialli, presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Ermini è stato eletto alla terza votazione, con 13 voti. Un risultato inusuale nella prassi del Consiglio Superiore della Magistratura, infatti nelle precedenti consiliature il vice presidente è quasi sempre stato eletto sin dalla prima votazione, perché si era raggiunta prima l’intesa tra i suoi componenti.

Ho chiesto la sospensione dell’iscrizione al mio partito perché ritengo che quando si assume un incarico istituzionale si deve avere la possibilità di essere libero”, ha detto Ermini, in un breve intervento dopo la sua elezione. “Chi arriva al Csm, – ha aggiunto Ermini – dismette la propria casacca politica e  risponde solo alla legge e alla Costituzione“.

Il nuovo vicepresidente del Csm David Ermini si è rivolto nel suo intervento al Capo dello Stato “Mi riporto alle parole che lei ha pronunciato in maniera forte durante la cerimonia di insediamento al Csm: la cosa principale è che nessuno di noi, dei cittadini, è al di sopra della legge. Dobbiamo tenere di fronte a noi la legge e la Costituzione“. aggiungendo “Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione  a cui mi rivolgerò in maniera pressante e continua durante il mio mandato“.

Alla terza votazione Ermini ha battuto  con 13 consensi  il candidato grillino  il  professore Alberto Maria Benedetti, docente di diritto privato a Genova, che invece ne ha ricevuti 11. Vi è stata clamorosa “spaccatura” all’interno delle correnti: i centristi di Unicost e i conservatori di Magistratura indipendente, 5 voti ciascuno, hanno votato per Ermini  “sponsorizzato” dall’ex leader di Magistratura Indipendente, Cosimo Maria Ferri attualmente deputato Pd facente parte degli “amici” di Matteo Renzi.

Per Ermini hanno votato anche i due capi della Cassazione, Giovanni Mammone di Mi e Riccardo Fuzio di Unicost. All’opposto la sinistra di Area e la corrente Autonomia e indipendenza dell’ex pm di Milano Pier Camillo Davigo  che hanno votato per Benedetti, risultato primo dei votati nella discussa e poco trasparente piattaforma Rousseau, il quale ha ricevuto anche il sostegno dei due consiglieri leghisti Stefano Cavanna ed Emanuele Basile. Scheda bianca invece per i due consiglieri di Forza Italia, gli avvocati berlusconiani Alessi Lanzi e Michele Cerabona.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, va all’attacco in maniera poco istituzionale : “I magistrati del Csm hanno deciso di affidare la vice presidenza del loro organo di autonomia ad un esponente di primo piano del Pd, unico politico eletto in questa legislatura tra i laici del Csm. Da deputato mi sono sempre battuto affinché il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Prendo atto che all’interno del Csm, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica!”.  “Ovviamente – aggiunge – nulla di personale nei confronti del neo eletto vice presidente del Csm, David Ermini, a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro. Continuo a credere che il rapporto tra il ministero e il Csm sia fondamentale per il buon funzionamento della giustizia e mi impegnerò sinceramente e serenamente in questa direzione. Ma ci sono atti  – ha concluso – che hanno un significato politico che non può essere ignorato”, .

Anche il Movimento cinque stelle va all’attacco: ‘”È incredibile! Avete letto? – scrive il vicepremier Luigi Di Maio in un post su Facebook, commentando così l’elezione di David Ermini a vicepresidente del Csm  – Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio superiore della magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile“,  e conclude: “Il sistema è vivo e lotta contro di noi“.

Il segretario Pd, Maurizio Martina, replica: “Ci sono dichiarazioni gravissime da parte di autorevoli rappresentanti di governo sul Csm. Addirittura il ministro della giustizia. Dimostrano in questo modo di non avere alcun senso dello stato. Il governo rispetti la costituzione e l’organismo di autogoverno della magistratura“. Ed il presidente, Matteo Orfini: “Il nuovo partito unico della destra è nato, guidato da Salvini, Di Maio e Berlusconi. Ieri l’accordo sulla Rai e sulle tv. Oggi l’attacco violento alla magistratura, guidato dai neoberlusconiani Di Maio e Bonafede“.




Crollo del Ponte Morandi di Genova. La GdF sequestra i documenti al Ministero dei Trasporti. Scoperta una lettera con cui Autostrade segnalava i rischi al Ministero

ROMA – I militari della  Guardia di Finanza ha eseguito un decreto di sequestro emesso dalla procura di Genova su  tutta la documentazione relativa al ponte Morandi. Le Fiamme gialle si sono recate presso sedi del Ministero delle Infrastrutture ma anche nell’ ufficio ispettivo territoriale di Genova, nella sede del Provveditorato delle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta, e della Spea Engineering spa.  Il procuratore ha confermato che il decreto di sequestro riguarda “tutti gli atti relativi alla costruzione e la manutenzione del ponte, gli interventi fatti, in tutti gli uffici pubblici competenti”. Dalle prime rivelazioni circolate sarebbe stata rinvenuta della documentazione ritenuta “molto importante” dagli investigatori. Nel frattempo  procuratore generale Valeria Fazio insieme al procuratore di Genova Francesco Cozzi e all’aggiunto Paolo D’Ovidio  hanno effettuato nel pomeriggio di ieri un nuovo sopralluogo del  sull’area del crollo.

Una lettera della societa Autostrade  scoperta dal collega Fabrizio Gatti del settimanale l’Espresso avvertiva il Mit: ci sono rischi  . Dal 28 febbraio scorso il Ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato alle opere pubbliche di Genova e la Direzione manutenzioni della società Autostrade era a conoscenza che il ponte Morandi aveva problemi di sicurezza. Il direttore delle manutenzioni di Autostrade, Michele Donferri Mitelli, infatti 6 mesi fa con la sua lettera sollecitava ad approvare in fretta il progetto esecutivo di rinforzo del ponte, rivolgendosi la Direzione generale per la vigilanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  e il Provveditorato .

Tutto ciò  si legge nella lettera , per garantire “l’incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera”. In serata una nota di Autostrade, precisa che il documento in questione,  non era “una ‘lettera d’allarme che metteva in guardia sulla ‘non sicurezza’ del viadotto“, ma soltanto una “comunicazione ordinaria” con cui si sollecitava l’approvazione del progetto di miglioramento del ponte. Al momento, scrive L’Espresso, non si sa chi abbia ricevuto personalmente questa lettera, che era a seconda di cinque inviate al ministero tra il 6 febbraio e il 13 aprile 2018), in quanto come destinatario viene indicato soltanto l’ufficio.

La Direzione generale del Mit per la vigilanza sulle concessionarie autostradali è diretta da Vincenzo Cinelli, nominato il 14 agosto 2017 su proposta del ministro Graziano Delrio e riconfermato nell’incarico ricoperto anche dall’attuale ministro Danilo Toninelli. Cinelli risponde direttamente al capodipartimento delle Infrastrutture ed anche al capo di gabinetto del ministro. Paradossalmente tre componenti del suo ufficio di vigilanza, che non sembra aver vigilato abbastanza, compongono oggi la commissione d’inchiesta nominata da Toninelli. Una situazione che  crea un cortocircuito di chiarezza e traspèarenza che al nuovo Governo ced al ministro Toninelli continua a sfuggire.

Il capo del Provveditorato di Genova è l’architetto Roberto Ferrazza, cioè colui che era stato scelto dallo stesso ministro Toninelli come presidente della commissione d’inchiesta del ministero e successivamente sostituito nel giro di una settimana, per “motivi di opportunità” dopo che L’Espresso aveva scoperto che Ferrazza aveva dato parere favorevole al piano di Autostrade , senza prescrivere misure per garantire la sicurezza.. Fra i documenti rinvenuti durante le perquisizioni della Guardia di Finanza  anche la relazione per la società Autostrade che lo stesso ingegnere Riccardo Morandi stilò negli anni ’80 (periodo in cui la società Autostrade era sotto il controllo e gestione pubblica)  in cui venivano evidenziate sottolineate delle corrosioni più sul lato mare che su quello monti.  Morandi scriveva,  evidenziando una degradazione, “più rapida di quello che ci si potesse aspettare“. Contemporaneamente si è dimesso anche Antonio Brencich, professore associato di ingegneria all’Università di Genova.

La decisione è stata presa dal ministro “grillino Toninelli  dopo che L’Espresso ha scoperto che sia Ferrazza, sia Brencich il primo febbraio scorso avevano firmato il verbale del comitato tecnico amministrativo con cui il Ministero ammetteva di conoscere il degrado del viadotto, ed approvava il progetto di ristrutturazione di società Autostrade per l’Italia: ma nello stesso tempo non veniva prescritta  alcuna misura di sicurezza, come ad esempio  la riduzione del traffico su quel tratto stradale.

Il ministro Danilo Toninelli ha successivamente nominato un “informatico”, Alfredo Principio Mortellaro, 66 anni, ex agente segreto del Sisde ingegnere meccanico laureatosi nel 1980 al Politecnico di Torino , che è stato inserito nella commissione d’inchiesta dal ministro delle Infrastrutture. Un particolare non irrilevante che emerge dal curriculum di Principio Mortellaro,  è che  non si è mai occupato né di progettazione, né di costruzione, né di demolizione di ponti. Legittimo chiedersi:  sulla base di quali competenze è stato nominato ?

Sono quindi i documenti a dirci oggi che il ponte Morandi da mesi non garantiva la sicurezza, al punto da rendere necessario un urgente incremento. L’inchiesta della Procura si arricchisce così di molti nuovi testimoni: i tecnici della società che soltanto da ottobre 2017 si preoccupa di intervenire sulla stabilità del viadotto, il direttore delle manutenzioni Donferri Mitelli che lancia l’allarme già a febbraio 2018, il direttore generale del ministero Cinelli, il provveditore Ferrazza, l’ispettore territoriale Testa, i membri con diritto di voto nel comitato tecnico amministrativo del Provveditorato di Genova. E giorno dopo giorno, l’elenco si allunga, in attesa di conoscere i nomi delle persone che verranno iscritte nel registro degli indagati della Procura di Genova.

Il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi   in relazioni ai sequestri per le indagini in corso sul crollo del ponte,  avvenuti a Roma, Milano, Firenze e Genova,  aveva parlato  di “un consistente numero di reperti utili per accertare le cause del crollo del viadotto” per circa 250 metri il 14 agosto scorso che ha causato la morte 43 persone. Cozzi aveva anche spiegato che “l’analisi della documentazione che abbiamo acquisito ci ha portato a raccogliere elementi utili che risalgono fino dagli anni ’80“, quindi il lavoro di investigatori e inquirenti sarà ancora lungo.

Angelo Bagnasco, cardinale arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei, in occasione nell’omelia  della Solennità della Madonna della Guardia ha ricordato la tragedia di Ponte Morandi, dicendo “In altre circostanze dolorose  la città ha saputo non solo rialzarsi con coraggio ma, ogni volta, ha saputo fare un passo oltre. “Ogni piccola rendita faziosa – ha aggiunto poi – che dovesse intralciare o solo rallentare il recupero e il miglioramento, sarebbe imperdonabile davanti alla nostra coscienza, alla Nazione e al mondo. Non vogliamo che la tragedia del ponte uccida la speranza: la mette alla prova perché esca più grande“.
Una buona notizia arriva da Banca Intesa San Paolo e Deutsche Bank che hanno deciso di sospendere le rate dei mutui degli sfollati per i prossimi 12 mesi



Consultazioni di Governo. I partiti al Quirinale, ma manca l’accordo

ROMA – Dopo il nulla di risolto nel vertice di ieri sera, nel centrodestra regna il caos. Nella prima  mattinata di oggi  tutti i leader si sono ritrovati a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi di Forza Italia affiancato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.  Partecipano al vertice  Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti della Lega, Giorgia Meloni ed Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia . Il tentativo è quello di trovare una soluzione alla mancanza di un Governo nella diciottesima legislatura. E fare il punto in vista dell’incontro al Colle con il presidente Sergio Mattarella per l’ultimo giro di consultazioni.

Forza Italia ribadisce senza mezzi termini la sua contrarietà al nuovo tentativo di Luigi Di Maio di spaccare la coalizione, ribadendo di non essere disponibile a dare un appoggio esterno a un esecutivo Lega-M5S. E dice “no” anche all’ipotesi di un governo del presidente. A ribadirlo stamattina la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ospite del programma “Circo Massimo” su Radio Capital: “Come il centrodestra sta unito nel dire no alla proposta di Di Maio, è unito nel dire no a un governo del Presidente“.

Ieri sera Salvini avrebbe mantenuto la sua posizione contraria ad un “governo del Presidente” spiegando a Berlusconi che senza un governo politico che dia garanzie agli italiani sarebbe meglio andare al voto al più presto. Il leader di Forza Italia avrebbe ribadito al leader della Lega che Forza Italia non intende rimanere fuori da un eventuale governo politico con i M5S, avvertendo che non darà mai il via libera ad appoggi esterni.

Nel frattempo con l’arrivo al Quirinale della delegazione del Movimento 5 Stelle, composta da Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ha preso il via il terzo e ultimo ciclo di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo, al termine del quale il Capo dello Stato potrebbe prendere una sua iniziativa, se le forze politiche si dimostreranno ancora incapaci di dar vita ad una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agi, si è appreso di una telefonata intercosa stamane fra Di Maio e Salvini prima che il segretario della Lega prendesse parte al summit della sua coalizione.

Al termine, Luigi Di Maio ha detto: “Se c’è la volontà si può ancora fare un governo politico. Sono disponibile a scegliere con Salvini un premier terzo con un contratto di governo che preveda condizioni non trattabili che sono il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero e una serie di misure anti-corruzione“. Il leader M5s ha aggiunto: “Non siamo disponibili a votare la fiducia a governi tecnici. Se c’è buona volontà si può ancora fare un governo politico” proseguendo: “Se non ci sono condizioni per governo politico, consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, allora per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che sarà un ballottaggio: ora è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per governo di questo Paese e gli italiani sceglieranno” e concluso “Quando dico vogliamo fare un contratto con la Lega stiamo considerando una forza politica: la novità è che siamo disposti a trovare un presidente del Consiglio insieme. Se abbiamo eletto delle cariche istituzionali è bene che continuino a fare le cariche istituzionali”.

 

Sul fronte dei possibili candidati premier di un eventuale governo di “tregua”, in testa alle classifiche figura anche il nome di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review: “Non mi ha chiamato nessuno“, risponde a Circo Massimo. Ma non nega che “sarebbe pronto a prendersi le proprie responsabilità”  ritenendo però che “per mettere al riparo da certi rischi l’economia italiana ci vuole un governo politico. I mercati finanziari al momento sono tranquilli, c’è molta liquidità. Non c’è un’emergenza economica in questo momento. Non serve un esecutivo alla Monti“. E conclude: “Se non c’è qualche choc esterno non mi aspetto un aumento particolare degli spread anche con le elezioni a ottobre“.

Alle 11 sono arrivati  al Colle , i rappresentanti del centrodestra e Salvini si è messo in campo personalmente : “Abbiamo offerto al presidente della Repubblica la mia disponibilità di dare vita a un governo di centrodestra che cominci a risolvere tutti i problemi del Paese. Il Colle ci dia modo di trovare la maggioranza“, afferma dopo l’incontro con il capo dello Stato, confermando una linea comune decisa nel corso di un vertice di coalizione che si è tenuto nella prima mattina a Palazzo Grazioli. Subito dopo i colloqui la distanza fra Lega e M5s è aumentata con una nuova rottura innescata dalle rispettive dichiarazioni incrociate. Di Maio ha affermato: “Salvini non ha i numeri per formare un governo“. Ma  il capogruppo leghista della Camera Giancarlo Giorgetti di rimando replica: Di Maio non conta più un c..., il leader incaricato sarà Salvini”.

Il Partito Democratico intanto osserva da spettatore: “Mi pare che adesso il problema sia di qualcun altro“, ha detto il segretario reggente  Maurizio Martina . Questa mattina al Nazareno per un vertice allargato sono arrivati oltre a Martina, Ettore Rosato, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Andrea Romano, Matteo Orfini e i ministri Marco Minniti e Carlo Calenda. Atteso Andrea Marcucci. La riunione è allargata anche alle minoranze, sono presenti infatti Dario Franceschini, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Antoci (in rappresentanza di Michele Emiliano) prima delle partecipazione delle delegazione Pd alle consultazioni al Quirinale.

Come ben noto i dem al momento sono gli unici intenzionati a sostenere un eventuale governo tecnico. “Noi pensiamo che a questo punto sia urgente dare una soluzione alla crisi. Basta traccheggiare, basta con il gioco dell’oca. Supporteremo l’iniziativa del Presidente della Repubblica fino in fondo. Bisogna fare tutti un passo avanti, il Paese viene prima di tutto”, ha dichiarato il segretario reggente del Pd Maurizio Martina al termine delle consultazioni, facendo appello alla responsabiltà di tutte le altre forze politiche.

Dal portavoce di Matteo Renzi era arrivata la smentita di contatti con Luigi Di Maio: “A differenza di quanto riportato ancora oggi da alcuni quotidiani, Matteo Renzi non ha mai incontrato né si è mai sentito con Luigi Di Maio. Tra i due non ci sono stati dopo il 4 marzo né contatti, né trattative, né sms“.

Nel pomeriggio, a partire dalle 16, intervallate di 20 minuti, le udienze con Leu, Autonomie Senato, Gruppi Misti di Senato e Camera. Quindi alle 17.30 e alle 18 gli incontri con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Al momento scompare all’orizzonte la prospettiva di un governo “di tregua” che, nelle intenzioni del Quirinale, sarebbe dovuto durare fino a dicembre per proteggere l’Italia da alcune tegole, incominciando dall’aumento dell’Iva al 25 per cento quale conseguenza dell’impossibilità di approvare in tempo la manovra finanziaria 2019. Ma alla alla luce delle dichiarazioni rilasciate, dopo i colloqui al Quirinale, da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sulla base dei numeri parlamentari le possibilità di questo tipo di governo sono pressochè inesistenti.

Negli ambienti del Quirinale la parola è cambiata. Al posto dell’esecutivo “di tregua” adesso si parla esplicitamente di governo “elettorale“. cioè necessario  esclusivamente ad accompagnare il paese alle urne, il più in fretta possibile (compatibilmente con le ferie estive). Negli ultimi giorni qualcuno immaginava che questo compito lo avrebbe potuto tranquillamente svolgere Paolo Gentiloni, senza bisogno di mettere in campo altre personalità. Ma negli ultimi giorni pare sia prevalsa l’esigenza di affrontare il voto-bis con figure più “indipendenti” del pur equilibrato ed apprezzato Gentiloni, specialmente se l’attuale presidente del Consiglio dovesse correre per il Pd quale “candidato premier”.

Non sarebbe in fondo una prima volta. Già nel 1979 il quinto governo Andreotti fu creato apposta per portare l’Italia alle urne, e così il sesto gabinetto Fanfani, nel suo caso correva l’anno 1987. Più ci si addentra nella ipotetica “Terza Repubblica”, e più ci accorgiamo che in realtà somiglia sempre di più alla Prima.

(notizia in aggiornamento)




Direzione Pd. Martina: “Con M5s capitolo chiuso”. La riunione si è conclusa con un voto unanime. Lunedì ultime consultazioni al Quirinale

ROMA – Chiusura netta e chiara alle “proposte” indecenti del M5s ma anche ad accordi con il Centrodestra, stop agli odi all’interno del Pd e si paventa il rischio non più tanto difficoltoso di un ritorno alle elezioni. Sono stati i punti cardinali dell’intervento  del segretario ” reggente” Martina nel corso del suo intervento in direzione. “Supporteremo l’operato del presidente Mattarella, a cui vanno la nostra stima e fiducia. Anche lunedì alle consultazioni da noi ci sarà un atteggiamento costruttivo- Ribadiremo i nostri capisaldi irrinunciabili quali una crescita equa contro le diseguaglianze e un rinnovato impegno per la nuova europa“.

“Quella del 4 marzo è stata una delle più gravi sconfitte nella storia del centrosinistra” ha aggiunto Martinala nostra discussione deve ripartire da qui perchè non possiamo rimuovere quello che è accaduto. Dobbiamo riflettere, analizzare e capire per cambiare“. Attualmente l’ipotesi più possibile è la conclusione della direzione con un voto come ha detto Orfini, ma ancora non è prevedibile se si arriverà ad una rottura interna, o se esiste ancora un margine perché il reggente provi a ricucire.

Fino all’ultimo si è tentato di mediare “La direzione si chiuderà con un voto” così è iniziata con le parole del presidente del Pd  Matteo Orfini la riunione al Nazareno, mentre prima dell’inizio della direzione Pd con la sala piena al terzo piano, a quello inferiore continuavano le riunioni dei leader con il reggente Maurizio Martina proprio per evitare la conta e quindi  lavorare ad un ordine del giorno condiviso. L’area della minoranza che fa capo ad Andrea Orlando, che si è riunita precedentemente alla Camera, non vuole che tutto finisca con un compromesso al ribasso e quindi ha lanciato un messaggio forte e chiaro: “Sì alla fiducia a Martina ma soltanto se sarà fatta chiarezza. Non è possibile che si faccia finta che Renzi non abbia mai parlato da Fazio”.

All’esterno del Nazareno nonostante la pioggia vi è una vera e propria selva di telecamere ed “agguati” dei cronisti ai membri della direzione Pd che arrivavano per la riunione. Non mancano i soliti contestatori alla ricerca di protagonismo mediatico: sono gli stessi militanti che si oppongono all’ipotesi di un accordo con M5s, ma anche altrettanti militanti che, con un cartello in mano, criticano duramente l’ipotesi di un eventuale accordo con Silvio Berlusconi. Tra i più bersagliati, l’esponente della sinistra interna Gianni Cuperlo, protagonista di un incandescente botta e risposta con un contestatore. Uno dei contestatori, contrario all’accordo con M5s, è stato bloccato e fermato dagli agenti.

All’interno a fronteggiarsi vi sono due raggruppamenti, anche se gli spazi dei “neutrali” non mancano. I renziani che pur aprendo nelle ultime ore ad un riconoscimento formale della leadership di Martina, dicono “no” a qualsiasi ipotesi di accordo con i 5Stelle mentre dall’altra parte  quelli che vorrebbero avviare quantomeno un dialogo con il Movimento guidato da Luigi Di Maio. Un fronte variegato che spazia dal “club dei ministri” guidato da Franceschini e Orlando, fino agli esponenti della minoranza come Cuperlo e Emiliano ed agli amministratori locali come Nicola Zingaretti e Bonaccini) che ritiene nelle parole pronunciate da Matteo Renzi a ‘Che Tempo che Fa’  (RAIUNO) “una ingerenza nei confronti di una decisione che spetta alla direzione del partito“.

Il rapporto sulla linea politica da adottare nei confronti dei 5Stelle è di fatto solo un pretesto. Il Pd deve decidere a chi affidare il bastone del comando della “linea politica”. I “numeri” in direzione sembrano dar ragione all’ex segretario Matteo Renzi . Gli schieramenti, secondo i renziani, sono 125 contro 80; ma fonti “governiste” riducono la forbice a 112 contro 96. Il fronte degli oppositori interni vorrebbe provare a fare un vero e proprio “ribaltone” sancendo con un voto formale la fiducia al reggente Martina ed il conseguente passaggio di Renzi in minoranza. Una ipotesi che gli uomini vicini al segretario tendono a scongiurare: “Martina non è in discussione, gode della fiducia di tutto il partito“, dice Lorenzo Guerini.   La strategia del “Giglio Magico” in caso di contrapposizione, è chiara: la richiesta di convocare un’assemblea del Partito per eleggere un nuovo segretario  già dalla prossima settimana.

L’ex segretario e attuale senatore del Pd Matteo Renzi è arrivato in treno alla stazione Termini di Roma per partecipare alla direzione del partito, chiamato al confronto dopo le polemiche interne sulla posizione da tenere nelle trattative per la formazione del nuovo esecutivo.

La direzione Pd si è conclusa con una tregua . Alle 20 la relazione conclusiva del segretario reggente, Maurizio Martina, è stata votata all’unanimità dai membri della direzione. L’intesa di compromesso è stata trovata sull’accantonamento dei diversi ordini del giorno: da una parte quello dei renziani, dall’altra quello della sinistra interna. Chiusura verso il M5s e il centrodestra, stop agli odi all’interno del Pd e un rischio non più velato di ritorno alle urne. Questi sono stati i passaggi basilari del discorso di Martina. E poi la promessa di un impegno a sostegno dell’operato del presidente Mattarella con la dichiarazione “lunedì alle consultazioni da noi ci sarà un atteggiamento costruttivo“.

Nella relazione conclusiva di Martina c’è stato anche il passaggio sul mandato pieno al segretario reggente fino all’assemblea ma ancora non definita la data, che non è ancora stata decisa. Il premier Paolo Gentiloni prova a valorizzare lo sforzo unitario: “Più forza al Pd per affrontare i passaggi difficili delle prossime settimane“, commentando alla fine con un tweet

Il capo dello Stato Sergio Mattarella concede ancora alcune ore di tempo alle forze politiche per verificare “se i partiti abbiano altre prospettive di maggioranza di governo“. Venti minuti a delegazione. Tutte quante di nuovo convocate al Colle. Consultazioni lampo però, in una sola giornata, lunedi prossimo. Il calendario sarà reso noto nel pomeriggio di oggi . Ultima chance per verificare, come dice Sergio Mattarella, “se i partiti abbiamo altre prospettive di governo” prendendo atto che in due mesi “le posizioni di partenza sono rimaste invariate“.

Esiste realmente un gruppo di “responsabili” alle Camere disponibili a dare appoggio ad un governo di centrodestra guidato da Matteo Salvini? Se così è Mattarella auspica di poterlo verificare nelle consultazioni di lunedi al Quirinale. Anche perchè compare un altro scenario all’orizzonte politico: una spaccatura nei 5 Stelle per sganciarsi da Di Maio e favorire la nascita di un governo.

Mattarella  si avvia a verificare tutte queste varie ipotesi finora circolate solo in modo sotterraneo. Il Governo “tecnico” del Presidente è ormai l’ultima spiaggia.




Di tutto di più …

L’ex senatore Antonio Razzi , escluso dalle liste di Forza Italia, si aggira fuori dai palazzi del potere rilasciando decine di interviste al giorno e toppando sempre lo stesso identico congiuntivo 

Naturale che mi dispiace stare fuori, a chi non dispiacerebbe? Sarei un bugiardo se DIREI che non mi dispiace. Stavo lavorando così bene… (fonte: Alanews)

Lorenzo Fioramonti Professore di Economia politica all’Università di Pretoria, onorevole M5s e ministro dello Sviluppo designato in un ipotetico governo a Cinque stelle, intervistato

Mi annoio”. Ministro, che dice? “Ma quale ministro. Mi pare un po’ prematuro“. Ma come, si annoia già al suo primo giorno? “Guardi, fare il docente universitario non è un mestiere particolarmente dinamico, ma qui non si fa nulla tutto il giorno. Sto cominciando a annoiarmi”. E cosa fa per evitarlo? “Abbiamo cominciato a mandarci messaggini. Ci scambiamo foto”… (fonte: Corriere della Sera)

Matteo Renzi “abbronzato dopo sciate e partite di tennis” , l’ex premier si presenta tra i banchi di palazzo Madama per il suo debutto da senatore. Si rifiuta di parlare di politica (“Starò zitto due anni, non cercatemi più”), ma con i cronisti affronta altre tematiche di notevole importanza. 

Corro 14km al giorno, a tennis giochicchio. Non tutti i giorni, faccio anche il padre e altre cose, ma un match a settimana sì”. “Poi se volete vi posso parlare di cosa ho fatto nelle ultime settimane: ho letto molti libri. E quando corro sul tapis roulant guardo i film sul tablet. Ne ho visti tanti, ad esempio vi posso parlare di Tre manifesti a Ebbing, Missouri o di Churchill. Ma se volete un titolo vi posso citare un passaggio dal libro Essere John McEnroe: ‘Questa partita non dura cinque set, ma un punto’…”. Alle undici scatta l’ora della merenda: “Venite, c’è Faraone che paga l’espresso a tutti dopo gli ottimi risultati in Sicilia…”. Poi scherza con il tenore Alan Ferrari, cui dedica una strofetta di Alan Sorrenti: “Dammi il tuo amore, non chiedermi niente…” (fontiCorriere della Sera, Il Tempo, il Messaggero e La Repubblica )

Lo chef Gianfranco Vissani

“Renzi doveva prendere la pensione anticipata: non è che è finito, è che ha fatto peggio di Hitler! E peggio di Hitler non ha fatto nessuno…” . ( fonte: Quinta Colonna, Rete 4 )

Il presidente provvisorio della Camera Roberto Giachetti proclama il nuovo presidente con 422 voti, scatenando la gioia degli onorevoli 5 Stelle

Fico, Fico, Fico, Roberto Fico, Roberto Fico, Fico, Fico, Fico…

Il commento dell’onorevole 5 Stelle, Claudio Cominardi su Twitter

“Il #M5S è #Fico! E ho detto tutto…

Beppe Grillo Il fondatore 5 Stelle intervistato a Roma, dopo l’elezione di Fico

Finalmente in Parlamento è entrato un po’ di sentimento, un po’ d’emozione, mi sta chiamando gente che piange dalla gioia, piangono dalla gioia!, quando mai l’avete visto?” (fonte: il Fatto Quotidiano )

La senatrice Daniela Santanchè (Fdi )  

Mi sono piaciute molto le parole di Grillo sulle lacrime in Parlamento, la politica deve essere prima comunità umana, deve esserci un cambiamento epocale. Dopo la Boldrini Fico mi sembra una figata!” (fonte: OmnibusLa7)

Il neo deputato Vittorio Sgarbi eletto con Forza Italia 

Ho incontrato Di Maio, mi ha guardato con un’aria delicata, tenera, femminile, ma non mi ha salutato. Sono certo e sicuro che sia omosessuale. Lo vedi da come si muove. Finalmente un presidente del Consiglio gay. Alla Camera mi hanno tutti salutato con grande affetto, ma capivo chi era dei 5 Stelle perché avevano avuto l’ordine di setta di non salutarmi. Io di contro mi sono iscritto al gruppo Cinque Stelle. Mi sembrava giusto perché a Forza Italia ho detto no e al misto è troppo presto. Per la presidenza ho votato Fico, alla seconda chiamata. Nella prima ho votato FICA, e il voto è stato annullato” (fonte: La Zanzara, Radio 24 )

Maria Elisabetta Alberti Casellati, neo presidente del Senato, berlusconiana ortodossa “fino all’ultimo pelo della caviglia” (cit. Santanchè), sette anni fa raccontò una simpatica barzelletta nel corso di un programma radiofonico 

Due medici, un uomo ed una donna, si incontrano in un importante congresso di medicina internazionale. Parlano, si scambiano delle idee, si piacciono, la sera vanno a cena, e dopo la cena salgono in camera e lì hanno un rapporto. Finito l’amplesso si siedono sul letto, e lui dice: ma la tua specializzazione è forse quella di ginecologa? E lei: ma come hai fatto ad indovinare? E lui: beh, visto come conosci bene il corpo umano, gli organi femminili… Lei lo guarda e dice: e tu scommetto che sei un anestesista. E lui: ma da cosa lo hai capito? Lei: eh, l’ho capito perché non ho sentito proprio niente...”  (fonteRadio 1 – Un Giorno da Pecora )

Il presidente del Pd Matteo Orfini su Twitter

Di Maio: “Salvini dice che gli bastano 50 voti. Vuole fare il governo con i 50 voti del Pd di Renzi in accordo con Berlusconi? Auguri!”. Orfini rilancia il tweet del leader M5s e commenta: “Ragazzi, scusate se interrompo il vostro affettuoso corteggiamento…ma coi voti del Pd non farete alcun governo perché i nostri parlamentari staranno all’opposizione. Buon proseguimento

Dopo l’accordo Di Maio-Salvini sull’elezione dei presidenti delle Camere, Beppe Grillo uscendo dall’hotel Forum di Roma

Salvini è uno che quando dice una cosa poi la mantiene, che è una cosa rara“. Negli anni precedenti, tra un “vaffa” e l’altro, il fondatore 5 Stelle aveva definito Salvinirazzista“, “ballista“, “impresentabile“, “piccolo uomo dall’ignoranza fondamentalista“, “un traditore politico che ha perso definitivamente qualsiasi tipo di credibilità”… (fonte: Tg Rai)

Lucio Barani ex senatore craxian-verdiniano prepara gli scatoloni e lascia il Palazzo 

Ho fatto tre legislature, e se Dio vuole ora starò più con la mia famiglia. Sono convinto che mancherò al Senato. Tornerò a fare il medico e guadagnerò di più. La storia ci riconoscerà di essere stati gli eroi di questa legislatura. Adesso tutti cercano il gruppo Ala, Salvini e Di Maio ci avrebbero dato vari ministeri pur di rimanere a galla...” (fonte: Tagadà, La7)

Alessandro Di Battista  ex parlamentare M5s sul Blog delle Stelle

Dovete essere felici per me. Vado a fare quel che ho sempre sognato di fare: scrivere e viaggiare con la mia famiglia. Il 1 giugno partiremo direzione San Francisco, io, Sahra, e Andrea, zaino e passeggino in spalla. Pubblicherò alcune cose con Il Fatto Quotidiano e con la web TV Loft. Scriverò, studierò, girerò reportage video insieme a Sahra e per sei mesi avremo qualche compagno di viaggio: il Pacifico, la polvere d’America e l’assoluta libertà. Dopo la California sarà la volta del Messico, poi il Guatemala dove ho lasciato un pezzo di cuore e poi si vedrà, sarà l’alba a fare il programma. Dovete capirmi, io sono curioso, una vita non mi basta, voglio andare dovunque, se esistessero Macondo e Giancaldo vorrei andare anche lì...”

Il popolare attore romano Claudio Amendola  storicamente uomo di sinistra, durante una puntata di un programma televisivo

Matteo Salvini è il politico più capace degli ultimi 20 anni, ma proprio senza ombra di dubbio” (fonteL’Aria che tira – La7)

Matteo Salvini Il candidato premier del centrodestra su Facebook

Mio figlio mi dice che ha preso 9 nel compito di matematica sulle disequazioni (non ci ho mai capito niente!) e la giornata si chiude bene!

Roberto Maroni ex presidente di Regione Lombardia intervistato 

Resto leghista ma non accetterei di fare il premier. Farò il legale, il giornalista e il benefattore” (fonte: Libero )

Corrado Sanguineti  Vescovo di Pavia durante una conferenza, rivolgendosi a un centinaio di adolescenti all’istituto pubblico L.Cremona

La tendenza omosessuale non è peccato, ma certamente qualcosa di disordinato rispetto all’ordine della natura. Ci sono anche degli omosessuali cristiani che con fatica accettano questa condizione. Ho un ex amico che dice di essere omosessuale e ha cominciato a convivere con un uomo. Gli ho sempre detto, guarda, è una scelta tua, non la condivido, non credo sarai felice. Non violentiamo la realtà...” (fonte: video Arcigay Pavia)

Andrea Scanzi giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di The Match (Nove) intervistato 

Io credo di essere uno dei giornalisti con più fan d’Italia: non ci sono tanti giornalisti in classifica con dei romanzi, che riempiono i teatri tutti i giorni da sette anni, che hanno 420mila fan sui social pur usandoli molto poco. Io faccio ciò che ho sempre sognato di fare, sono famoso come giornalista, come conduttore televisivo, come scrittore, come uomo di teatro, mi sono pure tolto la soddisfazione di andare a Sanremo, sono stato l’unico in Italia ad aver intervistato Roger Waters nel 2017: quando hai raggiunto questi traguardi, quando hai questa fama, fai qualche soldo e non sei manco un cesso per cui la gente dice Scanzi deve essere uno pieno di donne, ed è vero, sono uno che la vita se la gode ed è ovvio che ci sono tanti che rosicano” (fonte: Rolling Stone )




Elezioni, Renzi si dimette: “Sconfitta chiara. Ora nuova pagina del Partito Democratico”

ROMA – “Come sapete e come è doveroso, mi pare che abbiamo riconosciuto con chiarezza che si tratta di una sconfitta netta, una sconfitta che ci impone di aprire una pagina nuova all’interno del Pd“. Lo ha detto ieri pomeriggio Matteo Renzi segretario del Pd  al Nazareno che annuncia le dimissioni da segretario del Partito Democratico. “E’ ovvio che io debba lasciare la guida del partito democratico“, ha aggiunto.

Avevamo detto no a un governo con gli estremisti, non abbiamo cambiato idea. Non c’è nessuna fuga. Terminata la fase dell’insediamento del Parlamento  – ha detto ancora – e della formazione del governo, io farò un lavoro che mi affascina: il senatore semplice, il senatore di Firenze, Scandicci, Insigna e Impruneta“.  Serve “un congresso che a un certo punto permetta alla leadership di fare ciò per cui è stato eletto. Non un reggente scelto da un ‘caminetto’, ma un segretario scelto dalle primarie”, ha aggiunto.

Matteo Renzi annuncia le sue dimissioni da segretario del Pd

“Diciamo tre no: no agli inciuci, no ai caminetti: l’elemento costitutivo del Pd sono le primarie, no agli estremisti“. Renzi precisa subito che resterà in carica fino alla composizione delle Camere e alla nascita del nuovo governo. Una ipoteca “pesante” sul futuro del partito. Sarà proprio l’attuale segretario a guidare le consultazioni al Colle. E Renzi avverte: “Saremo all’opposizione, il Pd non sarà mai il partito-stampella di un governo di forze anti-sistema”. E ancora: “Da Di Maio e Salvini ci dividono tre elementi chiavi: il loro anti-europeismo, la loro anti-politica e l’odio verbale che hanno avuto contro i militanti democratici“, aggiungendo, “nessun inciucio, il vostro governo lo farete senza di noi. Provate se ne siete capaci, noi faremo il tifo per l’Italia“.

Renzi ha rivendicato i successi del governo di centrosinistra: “Siamo orgogliosi dei nostri risultati, ora riconsegnamo le chiavi convinti che di aver contribuito a creare un Paese migliore. Il nostro errore è stato non votare nel 2017″. Pone anche paletti per la scelta del prossimo segretario dem: “Non deve essere espressione di caminetti ristretti” e chiede nuovamente le primarie. “Poi cosa farò io? Il senatore semplice“.

 

La parabola politica di Matteo Renzi

Quindi dimissioni, ma congelate fino al nuovo governo. O a nuove elezioni. Nel partito è esploso il dissenso manifestato dal capogruppo dem al Senato Luigi Zanda: “La decisione di Matteo Renzi di dimettersi e contemporaneamente rinviare la data delle dimissioni non è comprensibile. Serve solo a prendere ancora tempo. Le dimissioni di un leader sono una cosa seria, o si danno o non si danno. E quando si decide di darle, si danno senza manovre. Quando Veltroni e Bersani si sono dimessi lo hanno fatto e basta. Un minuto dopo non erano più  segretari“. Analoga l’opinione di un’altra ex-big del partito, Anna Finocchiaro: “Le dimissioni si danno, non si annunciano”. E Gianni Cuperlo: “Da Renzi, coazione a ripetere gli errori. Chiedo l’immediata convocazione della direzione“.

Renzi è stato circondato in giornata da pochi fedelissimi: Guerini, Orfini, Lotti, Bonifazi. A un certo punto è arrivata da Bolzano una raffreddata Maria Elena Boschi, tra i pochi “big” a poter vantare la propria vittoria nel collegio grazie al sostegno massiccio della Svp, che si è infilata in ascensore ammettendo che sì, per il Pd «è stata una sconfitta netta». Nella sala ingombra di telecamere, presenti anche tanti cronisti stranieri, nessun esponente del partito da dove sono presto arrivate le critiche.

Sul fronte renziano, intervengono in difesa del segretario dimissionario Anna Ascani che dice”Zanda vuole inciuci e caminetti o vuole candidarsi a segretario” seguita da Michele Anzaldi che aggiunge “Da Zanda una polemica senza senso“. Per il coordinatore, Lorenzo Guerini: “Nessuna dilazione, le dimissioni di Renzi sono verissime. Lo ha detto chiaramente in conferenza stampa: il Pd è all’opposizione, in coerenza con quanto detto in campagna elettorale da tutto il Pd. E nessuna gestione solitaria dei prossimi passaggi: lunedì prossimo faremo la Direzione nazionale e quello sarà il luogo e il momento per aprire una riflessione seria e responsabile sui risultati“.  Ed il presidente, Matteo Orfini: “Alla luce delle dimissioni del segretario, ho convocato la direzione per lunedì alle 15. E dopo la direzione fisserò la data di convocazione dell’assemblea nazionale che, come previsto da statuto, dovrà recepire le dimissioni e avviare gli adempimenti conseguenti. Questo prevede il nostro statuto, che come sempre rispetteremo“.

Scende in campo anche Andrea Orlando, ministro della giustizia ancora in carica, il principale oppositore di Renzi alle ultime primarie. Ed il suo commento è chiaramente durissimo: “Di fronte alla sconfitta più grave della storia della sinistra italiana del dopoguerra mi sarei aspettato una piena assunzione di responsabilità da parte di un segretario che, eletto con il 70% al congresso, ha potuto definire, in modo pressoché solitario, la linea politica, gli organigrammi e le candidature. Invece siamo alla ormai consueta elencazione di alibi e all’individuazione di responsabilità esterne. Lo stesso gruppo dirigente che ci ha condotto alla sconfitta oggi si riserva il compito di affrontare, senza nessuna autocritica, questa travagliatissima fase per il Pd e per il Paese. Noi siamo, tanto quanto Renzi, contro i caminetti ma anche contro i bunker.

Il  presidente della Regione Puglia Michele Emiliano oppositore di Renzi con la sua minicorrente di Fronte democratico, dice “Dalle sconfitte, anche quando sono annunciate e pesanti, bisogna sempre trarre insegnamento per rilanciare la propria battaglia per il bene comune. La comunità del centro sinistra esiste, è smarrita e ha bisogno di ritrovarsi e rifondarsi. Renzi punta alla sua autoconservazione, sta pensando a come rientrare in partita, non a come far rientrare il Paese in partita. Per questo finge di dimettersi“. In realtà dovrebbe dimettersi proprio Emiliano dopo la sconfitta del Partito Democratico in Puglia, che è una sua inequivocabile responsabilità




Ecco tutti i candidati del Pd nei collegi di tutt' Italia

di Giovanna Rei

ROMA – Ecco le liste ufficiali che verranno depositate questa mattina, con i candidati del Partito Democratico. “Combatteremo. Il Pd deve vincere qualunque sia stata la decisione presa, anche se non nel modo giusto”. E’ alle 4 di notte di ieri che anche il “vero” leader della minoranza Andrea Orlando, sfidante Renzi alle ultime “primarie”, lasciando il Nazareno, ha confermato il malumore ma per ora ha preferito chiudere la polemica sulle liste, rese note ufficialmente all’alba.

candidati-PD-2018

Le parlamentari “dem” emiliane dopo la presentazione delle liste, hanno scritto a Renzi lamentando il non rispetto delle quote rosa, con il ministro Claudio De Vincenti recuperato in extremis nel collegio di Sassuolo rifiutato da Gianni Cuperlo che ha dichiarato: “Spero che ci sarà un candidato che di quei luoghi si sentirà parte. Molto più di me” .

Molti candidati provengono dalla società civile, e correranno in diversi collegi. L’imprenditore Riccardo Illy , ad esempio, sarà in un collegio senatoriale a Trieste, Paolo Siani, il fratello del giornalista Giancarlo, ucciso dalla Camorra, sarà candidato a Napoli. E mentre Lucia Annibali sarà in lizza a Parma (più diverse circoscrizioni), Francesca Barra scenderà in pista a Matera. Poi ci sono Flavio Corradini a Macerata, e l’avvocatessa Lisa Noja, impegnata sul fronte sociale, a Milano.

 Quanto ai “fedelissimi”,  il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, è capolista in Emilia Romagna 01 (Forlì-Cesena-Rimini) ed è candidato nel collegio uninominale di Ferrara per la Camera. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è capolista nel listino Emilia Romagna 04 (Parma-Piacenza Reggio) mentre Matteo Orfini, presidente del Pd, è capolista nel collegio Lazio 1-02 (Roma Ovest) ed è candidato nel collegio uninominale alla Camera di Roma zona Torre Angela. Maria Elena Boschi è candidata nel collegio uninominale di Bolzano e “sarà capolista anche a Taormina, dove ha organizzato il G7 donne”,

Luca Lotti  ha avuto il ‘suo’ collegio di Empoli, sempre alla Camera e Valeria Fedeli che sarà a Pisa per il Senato. Anche Graziano Delrio correrà in casa alla Camera, Reggio Emilia, nel listino, mentre Marianna Madia affronterà una sfida nel collegio Camera Roma2 e poi spazio nei listini in Calabria e nelle Marche. Anche il ministro Pier Carlo Padoan ha un collegio a Siena, e un listino a Torino, dove è capolista, mentre nell’uninominale di Massa è stato scelto l’ex magistrato e sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri, che corre anche come capolista nel listino Toscana 04 (Arezzo, Siena, Grosseto). Ieri Renzi ha ringraziato Marco Minniti, responsabile del Viminale, impegnato a gestire la complessa macchina delle operazioni elettorali, che ha accettato la candidatura nel collegio di Pesaro, e sarà candidato anche in due liste plurinominali.

Matteo Renzi rimanda le critiche ai mittenti: “Abbiamo messo in campo la squadra più forte. Abbiamo idee vincenti e convincenti. Abbiamo restituito al Paese la possibilità di provarci, uscendo da una crisi devastante”, sostenendo il suo pensiero diffuso sui socialnetwork o in tv. Renzi, si sforza di fare il realista, prendendo effettivamente in prestito un pezzetto del modo di fare del premier Paolo Gentiloni. La corsa per “il premier che verrà” a questo punto è più aperta che mai,  anche, se parlando in termini realistici, la strategia su cui contano Pd e Forza Italia è sempre quella delle larghe intese. La grande  verità inconfessabile della campagna elettorale.

Il segretario dem ha ringraziato anche il premier Paolo Gentiloni (che correrà nel collegio uninominale Camera 1 del Lazio, e sarà capolista nelle Marche 01 Ascoli-Macerata e in Sicilia 2-02) e i ministri. Un ringraziamento anche a Cesare Damiano, per aver accettato collegio di Terni, da sempre complicato per la sinistra. E poi c’è Teresa Bellanova che sfiderà Massimo D’Alema nel collegio pugliese: “Speriamo di poter dire dopo il 4 marzo che quello è il collegio di Bellanova e non più di D’Alema”, ha affermato il segretario.




L’assemblea Pd acclama Renzi segretario: “Il partito non è un luogo dove tutti si sparano contro”

Matteo Renzi è stato proclamato segretario del Partito democratico, dall’assemblea del Pd, che è composta da 449 donne e 551 uomini. Renzi conta 700 delegati, Andrea Orlando 212, Michele Emiliano 88. Matteo Orfini è stato eletto presidente dall’assemblea Pd: tutti favorevoli tranne 16 no e 60 astenuti. Barbara Pollastrini (mozione Orlando) e Domenico De Santis (mozione Emiliano), vicepresidenti. Francesco Bonifazi è stato confermato tesoriere con 11 astenuti.

“Oggi si rimette in gioco un’esperienza di popolo che non ha paura di ripartire e di ricominciare mettendo al centro le persone“, ha detto l’ex presidente del Consiglio nel suo intervento all’assemblea del Pd ricordando che esattamente “5 mesi fa mi dimisi da premier”.  “In cinque mesi – ha proseguito Renzinel Pd ne sono successe di tutti i colori: abbiamo assistito a polemiche, litigi, scissioni, dando l’impressione di una comunità che sa solo litigare tradendo lo straordinario messaggio che il nostro popolo ci dà e ci ha ridato nelle primarie: non ha vinto RenziOrlandoEmiliano, ma la comunità che crede che la politica è una cosa seria, un Pd che non litiga, non si scinde, non è luogo dove tutti sparano contro il quartiere generale. Altro che partito personale: il Pd è una comunità che ha a livello mondiale punti di riferimento come Barack Obama e a livello locale l’impegno di persone” come il sindaco di Castel Volturno. “Quale partito personale può essere un partito fatto da questo straordinario cotè di relazioni umane”.

“Dobbiamo dare di più e io nella prima esperienza non sono stato ad altezza, nei prossimi mesi voglio lavorare sul doppio binario: da un lato il territorio, gli amministratori ed i circoli che dobbiamo spalancare per difendere una comunità non di codici fiscali ma di persone. E al tempo stesso abbiamo un problema con il web che è diventato un incredibile luogo dove noi non siamo stati protagonisti. Il progetto Bob partirà con la nuova segretaria“. Così Matteo Renzi invitando a stare lontani dal “chiacchiericcio“. “Da cinque mesi diciamo con forza che nessuno del Pd ha messo o metterà in discussione il sostegno al governo guidato da Paolo Gentiloni a cui va la nostra amicizia, stima e riconoscenza per il lavoro che fa. Lo diremo per tutti i giorni fino alla fine della legislatura“, ha aggiunto Renzi. “Ci siamo assunti la responsabilità di portare avanti il governo mentre gli altri si sono tirati indietro“, ha sottolineato.

La durata della legislatura non dipende da noi ma dal governo stesso e dal lavoro Parlamentare”, ha continuato Renzi . “Chi ha la maggioranza in prima commissione al Senato, gli stessi che hanno fatto la grande coalizione contro la riforma istituzionale, ha la responsabilità di fare una proposta e il Pd ci sta con chicchesia purché la legge elettorale sia decente”, ha detto Renzi. “La legge elettorale è un capitolo fondamentale per la tenuta democratica del Paese ma sul quale il Pd non farà il capro espiatorio: non ci facciamo prendere in giro dagli altri partiti. Non saremo il signor Malaussene di Pennac“, ha aggiunto il segretario del Pd.

“Con stima, riconoscenza, filiale amicizia e deferenza diciamo a Mattarella: la responsabilità di questo stallo sulla legge elettorale è di chi in Senato ha la maggioranza. Non saremo noi a farci inchiodare sulle responsabilità e dalle responsabilità” di chi “aveva promesso” che “le riforme sarebbero state fatte in sei mesi. Invece non sono riusciti a fare nemmeno la legge elettorale”, ha detto Renzi. “Noi il governo del Paese lo assicuriamo, la proposta sulla legge elettorale la diano gli altri“.

Riunioni a cadenza settimanale per coordinare l’attività del Pd tra il partito, il governo e il Parlamento. Sarà una sorta di cabina di regia quella che, a quanto si apprende, Matteo Renzi, tornato alla guida dei dem, creerà al Nazareno per fare il punto con i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda, la sottosegretaria alla presidenza del consiglio Maria Elena Boschi, il ministro per i rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro, e di volta in volta i ministri interessati al provvedimento in discussione.

Legittima difesa – “Nessuno di noi vuole privatizzare la forza o aumentare le armi. Ma la verità è che quello che non è percepito come buonsenso impaurisce. Le statistiche dicono che i reati diminuiscono ma restano statistiche se i cittadini hanno paura. Non abbiamo mai inseguito la destra. Però come la spieghi una distinzione tra giorno e notte? O accetti come valore la legittima difesa o non la spieghi. Lavoriamo per più poliziotti, abbiamo bloccato i tagli. Ma dobbiamo fare anche un lavoro diverso sulla percezione“, ha detto Renzi.

Orlando: “La rottamazione non ha funzionato” – “È importante che ci si parli ma anche che ci si ascolti e se alla fine c’è un briciolo di verità rimanga nella sintesi. Diciamolo con franchezza: in questi anni non è andata così come si era detto, non c’è stato un rinnovamento delle classi dirigenti, abbiamo assunto le peggiori prassi della politica, come il clientelismo ed il nepotismo, l’ idea che il consenso si costruisca con il potere. La rottamazione non ha funzionato“. Così Andrea Orlando attacca dal palco del Pd mentre dalla platea salgono mugugni. “La scissione è stato un errore drammatico ma tra Berlusconi e Bersani continuo a preferire Bersani. Il Pd deve prendere il 40 per cento ma non a tutti i costi: senza il centrosinistra il Pd è costretto all’alleanza con Berlusconi, dobbiamo provare a ricostruire il centrosinistra, è doloroso, faticoso ma non tutte le alleanze sono un male di per sè, lo sono state in un certa stagione ma grandi alleanze hanno aiutato a cambiare i paesi”. Così Andrea Orlando nel suo intervento all’assemblea Pd.

 




Assemblea Pd. Renzi: “Peggio della parola scissione solo la parola ricatto”

Con le parole del presidente del Pd Matteo Orfini “Sono arrivate le dimissioni formali del segretario e quindi per statuto si prevede la convocazione dell’assemblea” si è aperta l’assemblea nazionale del Pd , iniziata con oltre un’ora di ritardo rispetto al previsto per il grande afflusso di delegati,   convocata per aprire il congresso che si svolge all’ hotel Parco dei Principi nel quartiere Parioli di Roma , che una volta era roccaforte della destra .

Sul palco accanto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il segretario dimissionario Matteo Renzi,  il presidente Matteo Orfini, i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani.

Orfini, aprendo i lavori dell’ Assemblea ai sensi dello Statuto del PD lavori, ha aperto per due ora la possibilità di candidarsi alla segreteria con 117 firme dei delegati. Dopodichè  ha preso la parola Matteo Renzi che ha rivolto un netto messaggio alla minoranza dem: “Non si può chiedere a una persona di non candidarsi perché solo questo evita scissione. Avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci” affermazione accolta da un’ovazione di applausi dei presenti

Fra il pubblico è arrivato all’assemblea nazionale del Pd a Roma anche Michele Emiliano . “Andiamo a sentire cosa dice il segretario e poi prendiamo la decisione necessaria“, ha commentato il governatore della Puglia. negando che ci siano posizioni  differenti  tra lui e gli altri due leader della sinistra dem Enrico Rossi e Roberto Speranza sulla posizione da tenere riguardo alla possibile scissione dal partito. Emiliano ha annunciato che la minoranza non presenterà un documento in assemblea per sostenere la propria linea. Alla vigilia della riunione si ipotizzava che i tre potessero far mettere ai voti un testo che se bocciato avrebbe portato alla rottura definitiva.

Dopo che Matteo Renzi ha rassegnato le dimissioni da segretario del Pd, nell’assemblea del partito sarà possibile presentare candidature entro le 13.30  per eleggere un successore già oggi. Lo prevede lo statuto Pd. Le regole dispongono infatti che sia possibile eleggere subito in assemblea un altro segretario (così fu per Guglielmo Epifani e Dario Franceschini) e a quel punto il congresso si terrebbe alla scadenza naturale, a dicembre. Servono 117 firme di delegati per presentare una candidatura e Matteo Orfini, ha fissato il termine per farlo alle 13.30. Se non ci saranno candidati o se nessuno riuscirà ad avere una maggioranza, il presidente del Pd procederà alla convocazione del congresso anticipato, che deve concludersi entro 4 mesi da oggi. In assemblea intanto, comunica Orfini, è stato raggiunto il numero legale delle presenze: ci sono 637 accreditati sui circa mille delegati.

L’intervento di Renzi. Matteo Renzi, ha aperto i lavori dell’assemblea dicendo: “La parola chiave che propongo oggi è: rispetto. E’ una delle parole più belle, richiama al guardarsi intorno, dentro, negli occhi. Avere rispetto è una delle prime cose che i genitori insegnano ai figli. Una comunità politica deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto nei confronti della comunità“.

“Il Pd ha perso l’occasione per aprire le finestre e parlare fuori. – ha aggiunto RenziOra dico, senza distinzioni: fermiamoci. Fuori da qui ci stanno prendendo per matti. La nostra responsabilità è nei confronti del Paese. Adesso basta, non possiamo più discutere al nostro interno. Facciamolo oggi ma dobbiamo rimetterci in cammino“. C’è una frattura forte nella politica e nella società italiana – ha ricordato Renzi – c’è un prima e un dopo il 4 dicembre. E io ne sono responsabile: il referendum è stato una botta per tutto il sistema Paese e noi dobbiamo rimettere in moto il Paese”. Dopo il referendum del 4 dicembre,  “è tornata la prima Repubblica ma senza la qualità della prima Repubblica, non riguarda solo il Pd, si stanno scindendo tutti, fratture che il proporzionale fisiologicamente esalta“.

Un partito deve scegliere di rispettarsi sempre e praticare il rispetto verso la comunità di militanti e iscritti che senza chiedere niente passano le serate a organizzare le campagne elettorali e le feste dell’unità e chiedono a noi di rispettarci. In questi mesi il Pd non si è rispettato, ha buttato del tempo, ha bestemmiato il suo tempo, ha perso l’occasione per parlare fuori. Guardiamoci negli occhi rispettandoci e proviamo a capire se esiste lo spazio per immaginare un domani“.

“La scissione ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno“, ha detto Renzi citando Blaise Pascal rivolgendosi all’ assemblea del Pd.  “Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All’ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi ‘fai un errore’. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme“.

“Scissione è una delle parole peggiori, peggio c’è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza“. “E’ molto più di sinistra quello che ha fatto Teresa Bellanova, di ciò che hanno fatto certi convegni per anni e anni. Per l’attenzione agli ultimi. E’ molto più di sinistra affrontare il tema dei diritti e dei doveri con uno sguardo nuovo, che non crogiolarsi con riferimenti a simboli del passato. Fare investimenti sui cantieri sociali è molto più di sinistra. E anche se non canto ‘Bandiera rossa’ e non vengo dalla tradizione socialista, penso che il Pd abbia un futuro che non è quello che altri immaginano

“C’è un altro punto per cui va fatto il congresso. E’ solo uno scontro di poteri, sì. Ma non nel modo che potete capire”, dice Renzi citando l’articolo di Michele Serra su Repubblica. “C’è la legittima aspirazione a diventare segretario. Ma c’è di più: a chi appartiere il potere nel Pd? Quando si definisce il congresso come il luogo della conta e non della democrazia, si sta dicendo qualcosa che va contro il cuore del partito. La condizione per cui si può stare tutti dentro, non è la logica del veto, ma che il potere appartiene ai cittadini che vanno a votare alle primarie, non ai caminetti a Roma“,

“Basta con la discussione e le polemiche sul Governosottolinea Renzi – Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E’ impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti”.  “Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall’appoggio caso per caso all’appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l’azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica. Per sistemare questa assurda situazione poteva valere la pena fare un passo indietro, ci ho pensato”, ha aggiunto Renzi. “Però ci ho pensato sul serio, perchè mai come questi due mesi e mezzo siamo stati laici nelle decisioni, abbiamo ascoltato tutti, ma accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci

“Tutti si sentano a casa nel Pd, anche di discutere e di litigare“. ha detto Renzi rivolgendosi in maniera netta alla minoranza (Bersani, Speranza, D’Alema, Rossi,Emiliano) che minaccia la scissione  a “chi per tre anni ha pensato che si stava meglio quando si stava peggio non dico che siamo nemici e neanche avversari, dico mettetevi in gioco. Non potete chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi perché solo così si evita la scissione. Questa non è una regola del gioco democratico“.

Non accetteremo mai, mai, mai e poi mai che qualcuno ci dica ‘tu non vai bene, tu nei sei parte di questa comunità‘ – ha detto Renzi ricoperto di applausi – avete il diritto di sconfiggerci, non di eliminarci”.

Tra le persone e componenti alleate di Renzi  cresce l’insofferenza, alle richieste-ricatto della sinistra Dem vengono interpretate e respinte come una richiesta della poltrona di Matteo Renzi. che rende vano ogni tentativo di apertura al dialogo e confronto. Il Pd è ormai sempre mai vicino a una frattura insanabile tra le sue due anime, ed entrambe oppongono resistenza: alle richieste della minoranza ha risposto duro il vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini che ha twittato: “Gli ultimatum non sono ricevibili”. La spaccatura si allarga come mai prima.

Come anche gli inni dividono . Oggi quello di Mameli, ieri Bandiera Rossa.




Per avere la maggioranza l’unica soluzione possibile sono le “larghissime intese” tra Renzi, Alfano e Berlusconi

La sera delle elezioni sapremo chi governerà per i successivi cinque anni“.  In questa frase del leader del Pd  Matteo Renzi si può riassumere  l’impianto dell ‘Italicum, la legge elettorale che è stata bocciata per buona parte dalla Corte Costituzionale ed il cui impianto impianto è di fatto saltato a seguito della decisione della Corte Costituzionale che ha “cassato” il ballottaggio previsto .

Quindi  la soglia del 40% ipotizzatta da Renzi ed i suoi per far scattare il premio di maggioranza di fatto , allo stato attuale, altro non è che un  vero e proprio “miraggio” per tutte le forze politiche in campo.Se si andasse al voto, per avere una maggioranza sia alla Camera che al Senato, in queste condizioni,  persino le larghe intese non basterebbero. Ci vorrebbero delle ”  larghissime intese“, ma anche in questa ipotesi non sarebbe certo assicuratala governabilità . Un’ ipotesi che però non è da scartare: infatti il presidente del Pd Matteo Orfini, in un’intervista rilasciata all’ Huffington Post,dopo una riunione con Renzi al Nazareno,  ha fissato il termine ultimo per trovare un’intesa tra i gruppi parlamentari sulla legge elettorale: dieci giorni, al massimo. Senza raggiungere un accordo, non vi sono  spazio per eventuali  dubbi: si andrà alle elezioni con le leggi che ci sono.

 

La Camera dei Deputati, Per quanto riguarda  il Parlamento si andrebbe al voto con un sistema proporzionale con premio che scatta soltanto se raggiunta la soglia del 40% ( che il  M5S  ha ribattezzato come Legalicum). Invece come facilmente pronosticabile nel caso  che non venisse raggiunta, la ripartizione dei seggi verrebbe effettuata su base proporzionale. Quindi determinata la soglia di maggioranza a 316 seggi, ci sarebbe un solo sistema per poter assicurare la fiducia a un governo: raggiungere, come dicevamo delle larghissime intese. Ovvero una maggioranza parlamentare composta da Partito Democratico, Forza Italia, Alleanza Popolare e Südtiroler Volkspartei. Nello specifico : 201 deputati per il Pd, 91 per Forza Italia, 20 per Alleanza Popolare e 5 per la Südtiroler Volkspartei. Soltanto con questa alleanza che raggiungerebbe 317 seggi si potrebb assicurare, almeno sui numeri, la stabilità di un possibile Governo. Ma è altrettanto evidente agli analisti politici che governare con un equilibrio così precario, di fatto costituirebbe un grosso rischio per un Governo ed una maggioranza politica  esecutivo pronta a cadere alla prima discussione.

Se invece il Partito Democratico si alleasse con la sinistra raggiungendo un accordo si fermerebbero a 232 seggi a Montecitorio, mentre se il Centrodestra unito che vede insieme Silvio Berlusconi, Angelino Alfano, Matteo Salvini e Giorgia Meloni , in pratica un ritorno a come era composto il Popolo della Libertà, non supererebbe la soglia di 224 eletti. L’unica soluzione per governare sarebbe un accordo da Prima Repubblica delle larghissime intese tra Renzi, Berlusconi e Alfano  che di fatto tenga fuori dalla maggioranza delle larghissime intese i partiti di opposizione come M5S, Lega Nord e Fratelli d’ Italia.  E probabilmente tutto questo neanche basterebbe.

Situazione grosso modo simile al Senato .  Anche in questo caso, per eleggere i membri di Palazzo Madama si andrebbe al voto,  con un sistema proporzionale su base regionale, frutto dell’ex legge Calderoli (definita giustamente… Porcellum) da cui si escluderebbe il premio di maggioranza che è stato bocciato nel dicembre 2013 dalla Corte Costituzionale, legge che ha poi cambiato nome in Consultellum. 

 

Mettendo da parte per un momento le differenze tra le leggi elettorali che regolano l’elezione per le due Camere, quindi la differenza sulle soglie di sbarramento,  la presenza di coalizioni ammesse al Senato ma non alla Camera, anche in questa ipotesi, analizzando alle simulazioni di Scenari Politici, l’unica compagine in grado di votare la fiducia a un governo dovrebbe essere  composta da Partito Democratico (112), Forza Italia (44), Alleanza Popolare (5), Südtiroler Volkspartei. (3), per un totale di 164 seggi con la soglia di maggioranza fissata a 158 scranni. Al Senato di fatto, le larghissime intese garantirebbero un margine di sicurezza ben più ampio e stabile rispetto alla Camera dei Deputati.

 

Non vi sono soluzioni,  anche un’ipotetica alleanza post-elettorale tra tutte le forze antisistema, con Movimento 5 Stelle (96), Lega Nord (36), Fratelli d’Italia (9) e altri di centrodestra raggiungerebbe la soglia di 146 seggi al Senato. Che non bastano. E se il Partito Democratico ha intenzione di tener fede alle condizioni che ha posto, non resta molto tempo alle forze politiche per raggiungere un accordo. In caso contrario sono a portata di mano solo le larghissime, intese .

 

 

 

 




L’ex sindaco di Roma Ignazio Marino assolto: “Io pugnalato, la mia cacciata una pagina buia della democrazia”

schermata-2016-10-08-alle-08-53-26Inseguito dai reporter mentre attraversava piazza Montecitorio, Ignazio Marino camminava a passo svelto, con il solito zainetto nero sulle spalle quando  ha incrociato una signora con i capelli rossi che gli ha gridato “Daje sindaco!” . Quanto voleva e doveva dire, l’ ex-sindaco di Roma l’ ha detto in conferenza stampa dove s’è tolto più di qualche spina dai piedi. Riferendosi a Matteo Renzi ha detto: “Ognuno deve guardarsi allo specchio e vedere se ha davvero la statura dello statista oppure no. Le scuse? Bisogna avere umiltà e onestà intellettuale“.

schermata-2016-10-08-alle-08-52-55Ma, quando gli hanno chiesto del commento di Matteo Orfini, il principale artefice della sua “caduta” da Sindaco di Roma, Marino non ha potuto trattenersi. “Orfini chi?“, parafrasando il premier nei confronti di Fassina, dopodichè  ha parlato di “quei 26 accoltellatori con un unico mandante” che lo costrinsero a lasciare il Campidoglio, consegnando di fatto la città di Roma al Movimento Ciqnue Stelle.

Ignazio Marino, nella sua casa vicino al Pantheon, ha raccontato in un’intervista rilasciata al collega  Sebastiano Messina del quotidiano La Repubblica come ha vissuto il giorno che poteva cambiare la sua vita , sopratutto dopo che il pm aveva chiesto per lui tre anni, un mese e dieci giorni di carcere,  e cosa succederà adesso invece dopo la sua assoluzione con formula piena che ha segnato la sua rivincita.

Cosa ha provato, mentre aspettava la sentenza? Ha pensato a quello che sarebbe successo se fosse stato condannato, come chiedeva il pm?
“Io ho sempre avuto una grandissima fiducia nella magistratura. In Senato, ogni volta che arrivava una richiesta da una Procura, io votavo a favore, anche in dissenso dal mio partito “.

La sentenza chiude il capitolo giudiziario. Ma questa inchiesta ha segnato la sua vicenda politica: lei è stato prosciolto, ma non è più il sindaco di Roma. Il tempo non torna indietro.
“Ci sono cose che non potranno mai essere sanate del tutto. È come quando uno viene operato: anche se guarisce, la cicatrice rimane. E io ho subìto molte ferite, dalla Panda rossa alle accuse sugli scontrini, che però mi hanno permesso di riflettere, di capire i miei limiti e di guardare avanti con maggiore forza”.

La ferita più dolorosa?
“Vedere il partito di cui sono stato orgoglioso fondatore che si riunisce insieme agli eletti della lista di Alemanno da un notaio per destituire il sindaco democraticamente eletto. Una delle scene più cupe della democrazia. In quel momento, insieme a me sono stati violentati 700 mila romane e romani”.

Dunque la cicatrice con il Pd non si richiuderà mai più?
“Ma il Pd è fatto anche da quelle persone che stasera manifestavano sotto casa mia, donne e uomini di sinistra”.

Li ho visti. Gridavano: “Non siamo grillini, non siamo renziani, siamo marziani”. E ho visto anche quella signora dai capelli bianchi che, abbracciandola, le ha detto: “La vogliamo segretario del Pd”. Dunque le chiedo: vuol fondare un suo movimento o è possibile un suo ritorno nel Pd?
“Su questo non mi sono interrogato. Finora ho pensato soprattutto a ristabilire la verità. Avevo detto che mi prendevo un anno di riflessione, e lo farò. Io non sono proprio, di indole, un capopartito. Non lo sarò mai. Posso produrre idee e studiare. E certo sento il dovere morale di continuare a impegnarmi per il mio Paese e per la mia città”.

È passato un anno esatto dall’8 ottobre 2015, il giorno in cui lei gettò la spugna. Col senno del poi, qual è stato l’errore più grande che vorrebbe non aver commesso?
“Forse non mi sarei dovuto dimettere. Ma è vero che io subivo un’enorme pressione. Non solo io, ma anche la mia famiglia. Mi arrivarono due buste con dei proiettili, in una c’erano le cartucce di una P38 special con questo messaggio: “I prossimi proiettili serviranno per bucare te, tua moglie e tua figlia. E sappiamo dove vive tua figlia“. Poi, certo, ci fu l’assedio politico e l’aggressione mediatica…”.

Nella conferenza stampa lei ha detto che “qualcuno disse che era stato organizzato un golpe”. Un anno dopo, cosa rimprovera a Matteo Renzi?
“Non ho davvero nulla da dire a Renzi. Solo che sono sbigottito, come tutti i romani, per quello che è accaduto a Roma. La cosa peggiore che può capitare a una città è che qualcuno ne determini l’instabilità. E purtroppo Roma dall’estate del 2015 vive in una grande instabilità amministrativa”.

Renzi l’ha chiamata, oggi?
Marino sorride. “No. Mi hanno chiamato Graziano Delrio, Giancarlo Caselli, Leoluca Orlando, il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Pier Luigi Bersani…”.

Cosa le hanno detto D’Alema e Veltroni?
“Con Massimo abbiamo un vero rapporto di amicizia, nato quando ancora non avevo nulla a che fare con la politica. “Finalmente la verità emerge” è stato il suo commento. Walter mi ha mandato un affettuoso sms scrivendomi di essere molto contento. Ho parlato anche con il capo della Polizia, Franco Gabrielli, che era il prefetto di Roma quando ero sindaco. “Giustizia è fatta“, mi ha detto”.

La sindaca Raggi è intervenuta nel suo processo per chiederle 600 mila euro per il danno d’immagine che la città avrebbe subìto per colpa sua. Che effetto le ha fatto, sentirsi chiedere i danni dal Campidoglio?
“Mi aspetto che la Sindaca si impegni con la stessa determinazione con cui io ho trovato 13 milioni di euro di finanziamenti, grazie ai quali lei ha potuto inaugurare con la fascia tricolore la scalinata di piazza di Spagna restaurata”.




Primarie Pd a Roma per le elezioni comunali, vince Giachetti

L’attuale vicepresidente della Camera dei Deputati Roberto Giachetti  è il candidato del Pd alla poltrona di primo cittadino del Comune di Roma, battendo il compagno-avversario di partito Roberto Morassut.Io intendo vincere le elezioni a Roma restando il Roberto Giachetti che tutti conoscono”  la sua prima dichiarazione da candidato, appena arrivato alla Ex Dogana a San Lorenzo dove ha trovato ad ad attenderlo, anche il commissario del Pd di Roma Matteo Orfini. “Oggi  – ha aggiunto Giachetti – abbiamo giocato un’amichevole. Io intendo vincere le elezioni a Roma e non è così scontato. Noi siamo in campo per vincere e io voglio vincere a modo mio restando una persona onesta e libera soprattutto“.

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Nella Capitale si è votato dalle 8 alle 22. La sfida era tra sei candidati: Roberto Giachetti, Roberto Morassut e Stefano Pedica per il Pd; il sottosegretario Domenico Rossi per Centro democratico, Gianfranco Mascia per i Verdi e Chiara Ferraro, una ragazza autistica.

 “Voglio essere libero anche da certi meccanismi della politica – ha aggiunto GiachettiVoglio parlare forte e chiaro anche al mio Pd: fate una lista di persone pulite al di sopra di ogni sospetto di cui tutti saremo orgogliosi perchè Roma e i romani un’altra occasione non ce l’avranno. Gli elettori capiscono molto bene. Ora è il Pd che deve dimostrare di aver capito gli elettori”. Giachetti ha poi affermato che “In giunta con me porterò solo persone competenti e appassionate, che presenterò alla città 15 giorni prima del voto“, e lancia una stoccata al Movimento 5 Stelle: “Il mio programma è nato tra la gente, non è nato in uno studio a Milano della Casaleggio e associati. Io risponderò ai romani, non alla Casaleggio e associati.

Giachetti ha sfiorato il 70% contro il 30% per l’ex assessore delle giunte Veltroni, Roberto Morassut. che avrebbe perso il confronto con Roberto Giachetti anche nel circolo Pd Grottaperfetta di via Tazio Nuvolari, in cui ha votato questa mattina. Questo è quanto si apprende stando ai dati arrivati al comitato elettorale di Morassut. Giachetti avrebbe preso 299 preferenze nel seggio del suo avversario, contro le 242 di Morassut che gli ha concesso la vittoria: “L’esito della consultazione è chiaro e vede prevalere Roberto Giachetti. Come già detto nel corso della competizione, sosterrò da subito Roberto come candidato unitario del centrosinistra“.

I votanti hanno dovuto versare almeno due euro per concorrere alle spese organizzative e sottoscrivere le “Linee guida del centrosinistra per Roma“. Sono stati meno di un migliaio gli immigrati e i ragazzi dai 16 ai 18 anni che hanno potuto votare presso i sedici seggi speciali dove si erasno preregistrati. La preregistrazione è un meccanismo messo a punto dagli organizzatori per evitare abusi. Matteo Renzi ha telefonato a Roberto Giachetti,  e  si è congratulato per i risultati conseguiti alle primarie di Roma. Lo si apprende da fonti del Nazareno.




Pd contro M5S per il caso Quarto. Matteo Orfini chiede espulsione Luigi Di Maio: “Sapeva e non ha denunciato”

I vertici dei 5 Stelle sapevano e hanno taciuto. Se il sindaco di Quarto, Rosa Capuozzo, è stata espulsa perché sapeva e non ha denunciato, allo stesso modo dovrebbero essere cacciati quei leader che sapevano e non hanno agito. Questo il ragionamento del Partito Democratico, che chiede coerenza al Movimento 5 Stelle.

Schermata 2016-01-13 alle 13.55.52Grillo espelle sindaco di Quarto perché non ha denunciato le minacce. Ma lei aveva avvertito Di Maio. Attendiamo a breve espulsione di Di Maio” scrive in un tweet il presidente del Pd Matteo Orfini.

D’altra parte, lo stesso Matteo Renzi aveva parlato del caso Quarto, invitando a “evitare strumentalizzazioni”, ma sottolineando che il Movimento 5 Stelle non può rivendicare il “monopolio della morale“. Per Renzi, “è ingiusto buttare la croce addosso” al sindaco Capuozzo. “Si doveva dimettere? No, doveva semmai denunciare chi la stava minacciando o ricattando” dice il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a RepubblicaTv. “L’idea che il monopolio della morale era nelle mani del 5 Stelle non esisteva, e ora è venuta meno. I delinquenti ci sono sempre e scelgono interlocutori nei partiti. Io la pulizia del Pd l’ho fatta. Il M5S è un partito che ha persone oneste, come in tutti i partiti, ma questi onesti hanno bisogno di dire con chiarezza che in questa vicenda si vede una difficoltà a governare come succede a Livorno, Gela e tante altre città. È finito il tempo in cui dicevano che non sono tutti uguali. I 5 stelle sono un partito come tutti gli altri“.

Schermata 2016-01-13 alle 13.56.39Si mobilitano nelle dichiarazioni anche altri esponenti del Pd. “Sindaco Quarto minacciata non denuncia, direttorio sapeva e taceva. Ora epurano per coprire loro responsabilità. #omertà5stelle” scrive su twitter Alessia Rotta, componente della segreteria Pd. “Grillo e Casaleggio hanno espulso Rosa Capuozzo, che non si è dimessa, però, da sindaco di Quarto. E nella riunione di stasera della Commissione Antimafia, chiederemo di poterla audire per fare maggiore chiarezza su quanto avvenuto” afferma il senatore Pd Franco Mirabelli, capogruppo del partito in Commissione Antimafia, intervenendo a Sky Tg 24.

Da tre mesi i vari Fico, Di Maio, sapevano cosa accadeva a Quarto ma hanno preferito tacere e non fare nulla, sperando di cavarsela” afferma in una nota Andrea Romano (Pd), “ora con mossa gattopardesca Grillo e Casaleggio cacciano la Capuozzo solo per coprire e salvare il direttorio, le cui responsabilita’ nella vicenda di Quarto sono sempre piu’ gravi”.

Credo che la vicenda dei Cinque Stelle sia molto inquietante perché siamo davanti ad un partito padronale che nomina un direttorio” spiega David Ermini del Partito Democratico, ai microfoni di Agorà su RaiTre. “Il fatto che scelgano i candidati in Rete in realtà si scontra col fatto che i padroni del partito scelgono chi comanda, cioè il direttorio. Se tutto quello che emerge dalle intercettazioni venisse confermato credo che più che il sindaco Capuozzo dovrebbe dimettersi il direttorio, perché era a conoscenza della situazione già dal mese di novembre.