Ferrovie: Margiotta, "programmeremo incontri su asse lucano". Ma nessuno chiede ad Emiliano se ricorda che anche Taranto è in Puglia....

ROMA – Il sottosegretario del Ministero Infrastrutture e Trasporti , Sen. Salvatore Margiotta riapre l’iniziativa sul “Freccia Rossa” Taranto-Potenza-Salerno -Napoli -Roma – Milano su due versanti , dopo un recente incontro con il Comitato Lucano e con la recente sollecitazione di Ludovico Vico,  durante la sua presenza a Taranto, con un comunicato stampa:  “Ho ricevuto ieri nella sede del Mit il comitato ‘Non pendolari di Basilicata‘ rappresentato da Davide Mecca e Cosimo D’Elia, per discutere di infrastrutture lucane. Al centro dell’incontro le problematiche legate alla mobilità che coinvolgono quotidianamente oltre 4 mila utenti-pendolari del trasporto ferroviario e una serie di questioni su investimenti in corso e altri da avviare“.

nella foto la conferenza stampa di presentazione nel 2016 della linea Frecciarossa Milano-Taranto. Ma Emiliano non era presente…tanto paga la Regione Basilicata !

In particolare si è discusso del necessario potenziamento dell’infrastruttura ferroviaria alta velocità Taranto-Potenza-Salerno, principale asse ferroviario della Regione, e dell’eventuale istituzione di un’altra corsa di alta velocità, almeno in andata, Taranto-Roma. – ha aggiunto il Sottosegretario  Salvatore Margiotta.  –  Dopo aver ascoltato con attenzione le istanze, che condivido mi sono impegnato a verificare la fattibilità delle soluzioni richieste e a tal fine programmeremo riunioni di vertice con l’Amministratore delegato di Ferrovie, nonché gli amministratori delegati di Trenitalia e RFI. Ovviamente – ha concluso Margiotta con l’appoggio e la collaborazione che auspichiamo delle Regioni Basilicata e Puglia”.

“Ritengo importante sostenere la iniziativa del sottosegretario Margiotta – ha commentato Ludovico Vico presidente provinciale del Pd di Taranto – prevedendo un incontro anche con le istituzioni Joniche e soprattutto con la Regione Puglia, perché il futuro contratto con Trenitalia esige la compartecipazione delle regioni Basilicata ( già disponibile ) e Puglia ancora non impegnata

Va ricordato che il treno Frecciarossa di Trenitalia operativo da Taranto a Milano, via Roma, esiste dal 2016 solo grazie arriva grazie all’intervento economico e politico della Regione Basilicata. L’approvazione era arrivata da Potenza, a conferma di quel servizio che – in via sperimentale – la Basilicata aveva richiesto e che aveva contribuito a finanziare stipulando un contratto di servizio con Trenitalia per l’interregionale Salerno-Potenza-Taranto e viceversa, in continuità con l’alta velocità da e verso Milano-Salerno.  Il precedente contratto era valido per il periodo che andava dall’11 dicembre 2016 al 10 dicembre 2017.

La giunta ed il consiglio regionale lucano, lo scorso anno hanno deciso un nuovo stanziamento finanziario: la somma stornata dai bilanci regionali è pari a 3 milioni e 300mila euro. con un periodo di copertura operativo fino al 10 dicembre 2018.  A stimolare la prosecuzione del servizio, tra l’altro, vi erano i robusti dati relativi all’utenza del Frecciarossa. I dati sulla tratta tra Salerno e Taranto sono netti: nel periodo tra gennaio e settembre del 2017 sono infatti stati 67.703 i passeggeri trasportati sulla coppia di treni che quotidianamente collega la Puglia alla Campania, via Basilicata. Una frequenza media di 248 passeggeri al giorno.

L’utenza è stata anche in in maniera preponderante pugliese, tarantina visto che il capolinea è nella stazione ferroviaria del capoluogo jonico. E allora anche sulla base di questo la Regione Basilicata ha trasmesso atti e provvedimenti sul Frecciarossa al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. L’assessore regionale lucano ai Trasporti  richiese espressamente alla Regione Puglia la compartecipazione alle spese. Il percorso per un accordo con gli amministratori pugliesi è aperto ma non è ancora concluso e, nell’attesa, in ogni caso l’esecutivo lucano ha ritenuto di non interrompere il servizio di trasporto, anzi di prorogarlo per un altro anno.
 
Emiliano tace…..per lui è sufficiente farsi fotografare ed inondare le redazioni giornalistiche di comunicati e video, dimenticando che a giugno 2020 i cittadini di Taranto non dimenticheranno le sue tante promesse mancate.




Comune di Taranto: il sindaco nomina la 2nda giunta in due anni

TARANTO – Il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci (Pd), alla guida di una coalizione di centrosinistra, che sopravvive grazie al voto di scambio con liste civiche, ed al sostegno di due consiglieri che sulla carta sarebbero emanazione del centro destra ( e cioè i fratelli Cito) dopo l’azzeramento del 6 maggio scorso deciso per avviare “una fase di riflessione ed entrare al meglio nella seconda parte del mandato” ha varato la nuova giunta con sette assessori . In questa fase Melucci tratterrà per sé le ulteriori deleghe a Lavori Pubblici, Ambiente, Affari Legali e Programmazione Finanziaria.

Soltanto quattro gli assessori confermati: Gianni Cataldino (Sviluppo Economico e Polizia Locale), Fabiano Marti (Cultura e Sport) e Paolo Castronovi (Società Partecipate e Risorse Umane). Entrano in giunta Gabriella Ficocelli (Servizi Sociali e Integrazione), con un passato di militante del centrodestra,  recentemente candidatasi sindaco al Comune di Pulsano (Taranto); Rita Frunzio (Pubblica Istruzione e Pari Opportunità), dirigente scolastica; Deborah Cinquepalmi (Affari Generali e Associazionismo), presidente dell’onlus Simba; e Augusto Ressa (Urbanistica e Mobilità), della Soprintendenza Archeologica, Francesca Viggiano (Patrimonio)

Un nuova giunta che teoricamente avrebbe dovuto rinsaldare ed allargare la maggioranza, con il rientro in maggioranza dei 4 consiglieri del  gruppo “Indipendenti per Taranto (che in realtà di indipendente e civico non ha nulla, in quanto i consiglieri sono stati eletti, 3 nelle liste del PD ed uno del PSI)  in realtà rischia di provocare una vero e propri terremoto interno al Partito Democratico in terra jonica.

Al momento, i consiglieri comunali dell’attuale maggioranza di centrosinistra non si espongono più di tanto tacciono, ma non nascondono il dissenso crescente che potrebbe esplodere in maniera evidente subito dopo le elezioni europee. L’area del PD che ha appoggiato  la candidatura di Nicola Zingaretti coordinata a Taranto dall’ex senatore Giovanni Battafarano non a  caso ha già assunto una posizione molto dura che potrebbe portare un scontro interno con l’ attuale  segreteria provinciale guidata dal “renziano last-minute”  Giampiero Mancarelli, vicino alle posizioni della Sen. Teresa Bellanova e dell’ ex-senatore Ludovico Vico.

In una nota inviata dall’area tarantina che fa riferimento al segretario nazionale dem Zingaretti, si legge  “Avevamo auspicato che la verifica di giunta avviata dal sindaco Melucci fosse improntata sui contenuti e sul rilancio dell’azione amministrativa per il bene di Taranto. La conclusione della stessa disattende completamente i nostri propositi e le nostre speranze e soprattutto rischia di deludere clamorosamente le aspettative della città e di vanificare gli appelli alla coesione, che da più parti si sono levati, per fronteggiare al meglio le tante e complesse questioni che attanagliano la comunità jonica“. Il dissento è totale ed eloquente: “La formazione di una giunta bonsai va esattamente nella direzione opposta a quella evocata alla vigilia, che aveva l’obiettivo di allargare la maggioranza politica e rafforzare l’attività di governo. La mancata nomina di Francesca Viggiano e Massimiliano Motolese, ( a suo tempo indicati dall’ ex-on. Michele Pelillo ) la cui conferma invece era stata richiesta dal gruppo consiliare, sembra un’azione diretta a schernire il Pd, a considerarlo marginale nonostante esso abbia contribuito in modo preponderante alla elezione del sindaco e rappresenta il gruppo più numeroso nel consiglio comunale”.

L’ex assessore Simona Scarpati  (2a dei non eletti in consiglio comunale)  indicata dal Sen. Dario Stefano (area renziana) critica duramente la gestione “politica” della formazione della nuova giunta,  attaccando  il segretario Mancarelli ed il capogruppo PD in consiglio comunale Emidio Albani (eletto in una lista civica) per come hanno politicamente gestito la vicenda. “Al netto di deleghe assessorili conferite a chi, (il riferimento è a Gabriella Fococelli, già assessore nella giunta di centrodestra a Pulsano ) mi pare di ricordare essere stata assessore in Amministrazioni comunali della provincia jonica quale espressione del Popolo delle Libertà, il dato che emerge in tutta la sua drammatica rilevanza, è la totale assenza di esponenti del Pd nella giunta comunale” scrive in una nota l’assessora “trombata” (cioè non eletta dagli elettori) e scaricata da Melucci.

Gabriella Fococelli, ex esponente di Forza Italia nel Comune di Pulsano

La Scarpati attacca anche il neo assessore Deborah Cinquepalmi (cugina di Walter Musillo, coordinatore del gruppo Indipendenti per Taranto) che pur essendo stata anch’essa candidata nelle liste del Partito Democratico alle ultime elezioni amministrative,  che a suo dire non sarebbe da considerarsi rappresentate del Pd: “Dato infatti per assodato ed acquisito che la nomina della dottoressa Cinquepalmi non sia certo riconducibile alla espressione del gruppo consiliare Pd, né del Pd stesso, con il qual partito può vantare come unico punto di tangenza una mera candidatura di servizio in occasione delle elezioni amministrative 2017, una rigorosa riflessione deve invece compierla il segretario provinciale del Pd Giampiero Mancarelli che incassa l’ennesimo fallimento politico, passando da una rappresentanza politica di tre assessori a zero assessori nella nuova giunta. Fallimento politico della sua gestione del Pd jonico che oggi si certifica incontrovertibilmente, ove mai ve ne fosse stata ulteriore necessità, anche tenuto conto dell’esito catastrofico dell’esito parimenti negativo della elezione del presidente della Provincia, nell’ottobre scorso, nella quale partita, come noto, non toccò palla, spianando così la strada al sindaco Melucci verso il tritacarne politico della candidatura, con le ripercussioni ben note che ciò determinò“.

La Scarpati  attacca anche Albani: Serie quanto doverose dimissioni si impongono anche per il capo gruppo consiliare del Pd Emidio Albani: già eletto consigliere tra le fila di una lista civica della coalizione e poi transitato qualche mese fa tra i banchi del Pd diventandone capogruppo consiliare, senza tuttavia poter vantare nel proprio curriculum politico alcuna militanza nello stesso partito o nell’area di centrosinistra“, dimenticando nel frattempo che l’esperienza di Albani è strettamente correlata e collegata a quella del sindaco Melucci: cioè di chi l’ha mandata a casa !

Uno sfogo più rancoroso che politico, che esprime l’astio della Scarpati a seguito della sua fuoriuscita dalla giunta comunale. Ora le toccherà tornare a fare l’avvocato, e non sarà certo una passeggiata per lei. La concorrenza è dura ed affollata. E peraltro nel suo caso è pressochè arduo se non impossibile  dire “e’ la politica bellezza…!




Vico (PD) smentisce le bugie a 5 Stelle

Ludovico Vico

ROMALudovico Vico, gia’ deputato Pd, smentisce il parlamentare Giovanni Vianello, del Movimento Cinque Stelle che si era attribuito giorni fa il merito dello sblocco dell’accordo al lavoro che il ministro Luigi Di Maio sta facendo sull’Ilva.

In realtà l’accordo che mette a disposizione 30 milioni di euro per la diversificazione produttiva e la reindustrializzazione di Taranto, riconosciuta area di crisi industriale complessa, e’ frutto del lavoro fatto durante i Governi Renzi e Gentiloni.

Vico rivolgendosi a Vianello e Di Maio dice “Rendete a Cesare cio’ che e’ di Cesare  facendo un’ampia dettagliata ricostruzione cronologica del piano per Taranto, riepilogando date e sviluppo dell’iter progettuale e burocratico,  precisando e ricordando che tutto e’ iniziato sei anni fa. “Taranto – ricorda Vicoe’ stata riconosciuta area di crisi industriale complessa con il decreto del 7 agosto 2012, n. 129 del Governo Monti”  ed  aggiungendo che “il 3 marzo 2016 (Governo Renzi) con decreto ministeriale del Mise, e’ stato costituito il coordinamento e controllo per l’area di crisi complessa di Taranto con il compito di definire e attuare il Prri (Progetto di riconversione e riqualificazione dell’area di crisi complessa)“.

Le ultime tappe, precisa Vico, sono risalenti  al 28 febbraio 2018 quindi sotto il Governo Gentiloni  allorquando “il vice ministro dello Sviluppo Economico, Teresa Bellanova, convoca tutte le aree di crisi complesse italiane a Roma, per sottoscrivere il documento dell’accordo di programma che prevede la destinazione per Taranto, da parte del Mise, di 30milioni di euro per sostenere con nuovi investimenti la diversificazione produttiva e la valorizzazione del patrimonio immobiliare non utilizzato, di proprieta’ del Consorzio Asi e dell’Autorita’ portuale“.

“Ministro Di Maio, onorevole Vianello, – conclude Vico – come si evince dalla ricostruzione delle date degli eventi (tra l’altro evidenti anche sulla pagine web del Mise) – conclude Vico -, l’accordo di programma era stato gia’ approva dalla giunta regionale il 23 dicembre 2017 e firmato il 17 marzo 2018, prima della nascita del vostro Governo




Striscia la Notizia aveva ragione: l’appalto da 6 milioni di euro dell’ ASL Taranto alla Cooperativa Domus era illegittimo

ROMA – Ci sono volute le gole profonde, i “veggenti” di Striscia la Notizia, i servizi divertenti e ficcanti dell’inviato Pinuccio, le nostre contestazioni alla Presidenza della Regione Puglia, con il governatore Michele Emiliano che detiene anche la delega alla sanità, sempre più silente ed assordante… per scoperchiare l’ennesimo conflitto d’interesse che regnava indisturbato ancora una volta nella gestione delle gare d’appalto all’interno dell’ ASL Taranto.

Il  servizio andato in onda la scorsa settimana (vedi il video sopra) in cui l’inviato di Striscia la Notizia aveva rivelato in anticipo la ditta che avrebbe vinto un appalto per conto dell’ASL di Taranto.

 

Al direttore dell’ ASL Taranto Stefano Rossi, peraltro in predicato di essere sostituito,  non è restato altro che confermare la fuga di notizie relativa all’aggiudicazione preannunciata da Striscia la Notizia in favore della Cooperativa DOMUS ed aggiunge: “Grazie a Striscia la notizia abbiamo approfondito e siamo già intervenuti, anche segnalando il caso all’Autorità Giudiziaria” aggiungendo con forte imbarazzo che  “con ogni probabilità quella gara verrà annullata“. Una gara da 6 milioni di euro !

Resta da chiedersi con quali presupposti vengono gestite queste gare, ed infatti il CORRIERE DEL GIORNO e proprio per questo motivo ha cercato ancora una volta di andare sino in fondo, identificare e rivelare i nomi dei tre componenti della commissione aggiudicatrice: Presidente era la dr.ssa Giuseppina Ronzino (direttore del Distretto socio sanitario n.6 , ASL Taranto) e componenti il dr. Oliviero Capparella, (direttore del Distretto socio sanitario n.1 , ASL Taranto ) ed il dr. Vito Giovannetti, (direttore Struttura Complessa Socio-Sanitaria, ASL Taranto) il quale all’improvviso due anni fa è diventato anche giornalista pubblicista  grazie ad un’improvvisa iscrizione all’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, titolo grazie al quale ha legittimato la sua posizione di responsabile dell’ufficio stampa che per anni ha esercitato illegittimamente e quindi illegalmente.

Oliviero Capparella

Secondo le dichiarazioni di Rossi a “Striscia la Notizia”, uno dei tre componenti e cioè Oliviero Capparella avrebbe agito in conflitto d’interesse, avendo avuto in un recente passato dei rapporti di lavoro con la Cooperativa DOMUS. Da nostre autorevoli fonti interne ai vertici dirigenziali delll’ ASL Taranto abbiamo appreso in tarda serata, dopo la messa in onda del servizio di Striscia la Notizia, che il direttore generale Stefano Rossi ha trasmesso il fascicolo alla Commissione Disciplinare, la quale per quanto accaduto potrebbe persino licenziare il dirigente Capparella. Inoltre ci è stato riferito  il direttore generale Rossi, che ma egli stesso anticipato in televisione,  si appresta in queste ore a presentare denuncia penale alla Procura della Repubblica per cercare di salvarsi sopratutto dalle proprie responsabilità indirette che sono sotto gli occhi di tutti.

Come poteva il direttore Rossi non conoscere i rapporti non solo di Capparella ma anche della Ronzino con la Cooperativa DOMUS , nominandoli in commissione ? Infatti la Ronzino ( a lato nella foto) era già stata presente in un’altra commissione composta da enti pubblici (Comune di Pulsano, Grottaglie)  in occasione della quale la prosecuzione del servizio di integrazione (mensa) scolastica ed extra scolastica anche per l’anno 2017/2018 era stato affidato in via diretta alla “società Coop.va Domus fino alla data del 31.12.2017 con impegno della spesa necessaria, pari a complessive € 181.475,00 (di cui € 138.119,00 quale quota di compartecipazione degli utenti al servizio d’ambito ed € per 43.356,00 quale quota vincolata per attuazione del Piano Sociale di Zona

E pensare che nel maggio 2016 proprio l’ ASL Taranto aveva organizzato un  “Seminario Formativo su Trasparenza e Anticorruzione nella Pubblica Amministrazione”, svoltosi  presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi Bari, sede di Taranto, che aveva come ospite d’eccezione, il Presidente dell’ ANM l’ Associazione Nazionale Magistrati (all’ epoca dei fatti – n.d.r. )  Dott. Piercamillo Davigo che fece il quadro della corruzione in Italia illustrando possibili rimedi.

Per Piercamillo DavigoLa prima caratteristica comune della corruzione è la serialità. Chi compie il reato di corruzione lo farà di nuovo, diventando seriale. Chi decide di fare spregio delle regole imbocca spesso una strada senza ritorno.”  “Ciò che distingue la pubblica amministrazione italiana rispetto a quelle europee – aggiunse Davigo –  è la mancanza di senso di appartenenza il dipendente pubblico, in italia, non è orgoglioso di essere un dipendente pubblico. Bisogna ricostruire un processo di appartenenza. Se uno occupa un posto perchè ha vinto un concorso, sarà orgoglioso di se stesso e questo è uno dei migliori metodi contro la corruzione”.

Altro aspetto su cui intervenire, sottolineava Davigo, “è il contesto, perchè non bisogna tenere conto solo del corrotto e del corruttore, ovvero di chi fa o riceve corruzione attiva, ma anche di quella passiva, cioè di tutti quelli che ricevono benefici e vantaggi da quest’azione. E a questa platea bisogna poi aggiungere un nocciolo di intermediari che a volte sono persone già espulse dalla pubblica amministrazione“. Davigo concluse così: “Non è pensabile fare la concorrenza alle mazzette con lo stipendio, dobbiamo tenere la gente che lavora nella pubblica amministrazione libera dal bisogno”. Ma forse quel giorno Rossi ed il “fido” Giovannetti erano troppi occupati a “scodinzolare” … intorno a Davigo !

Un’imbarazzante coincidenza quella raccontata da Pinuccio il quale si è visto dare sulla sua pagina Facebook dell’ “idiota” ed “infameda una tale  Monica Campolucci di Castellaneta , che guarda caso risulta essere un’attivista del PD di Castellaneta, la quale lavora per l’ ASL Taranto,  ed è considerata anche lei guarda caso…molto “vicina” a Michele Mazzarano, al punto da dedicargli in un recente passato un ampio servizio fotografico sulla sua pagina Facebook , insieme a Massimo D’ Alema

Massimo D’Alema, Ludovico Vico e Michele Mazzarano

 

 




Ancora una volta la Giustizia ha trionfato, dando ragione al collega Nazareno Di Noi

Peppo Turco

ROMA – La persecuzione politica del consigliere regionale Peppo Turco eletto nelle liste “civiche” camuffate di Emiliano, che aveva presentato un esposto alla ASL Taranto  nei confronti del nostro collega Nazareno Di Noi, è finita con quella che si può definire a pieno titolo una  “figura di ….” (per dirla all’ Emilio Fede), a seguito della sentenza del  28 marzo 2018, a firma del dr. Giovanni De Palma, giudice del Tribunale del Lavoro di Taranto,  che ha dato completamente ragione a Di Noi assistito dall’ Avv. Antonio Pompigna sconfessando tutti gli atti amministrativi e disciplinati attuati dalla Direzione Generale dell’ASL Taranto che dispose inizialmente un trasferimento ingiustificato del Di Noi,  “osservato a vista” dai suoi diretti superiori .

L’ ASL Taranto a seguito di un esposto del 16 gennaio 2017 a firma del Turco aveva contestato a Nazareno Di Noi di l’aver scritto due articoli. Il primo dal titolo “Omicidio, cordoglio del sindaco di Taranto. La gestione del pronto soccorso nel mirino” nel quale il collega riportava fedelmente (un classico “copia-incolla“) parti di comunicati stampa del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci , dell’Onorevole Ludovico Vico e del consigliere regionale Mino Borraccino; il secondo articolo oggetto della contestazione disciplinare ,  dal titolo “Omicidio in pronto soccorso, la Asl anticipa la difesa”, dove Di Noi dava conto, altrettanto fedelmente, del contenuto di una delibera del direttore generale (presente e pubblicata sul sito istituzionale della Asl e quindi accessibile a tutti), con la quale veniva dato incarico all’ufficio legale interno per prepararsi ad una futura costituzione di parte civile della ASL Taranto nel processo che si aprirà per la morte dell’anziana signora.

L’episodio in questione della signora morta, come scrivevamo e spiegavamo ai nostri lettori lo scorso 29 settembre 2017 (leggi QUI) riguarda un fatto di cronaca avvenuto al pronto soccorso dell’ Ospedale Santissima Annunziata di Taranto dove uno squilibrato che è stato arrestato ha aggredito un’anziana ricoverata uccidendola.

Una notizia terribile riportata da tutti i giornali, da tutte le agenzie anche nazionali, da tutti i giornalisti, compreso il collega Nazareno Di Noi

Il CORRIERE DEL GIORNO è in grado di pubblicare in eslcuiva la sentenza, che ha “ridicolizzato” l’esposto di Peppo Turco e la vergognosa  azione disciplinare avviata dall’ Avv. Stefano Rossi  (ormai con le valigie in mano), direttore generale dell’ ASL Taranto, nei confronti del nostro bravo collega. Forse in questi mesi l’ Avv. Rossi avrebbe dovuto fare chiarezza su un proprio dirigente che si spaccia  come “esponenti dei servizi segreti”…. mentre invece meriterebbero un dovuto  T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio) !!!

sentenza DINOI_ASL TARANTO

Anche in questa vicenda emerge l’ assordante vergognoso silenzio da parte dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia e dell’ Assostampa di Puglia, il sindacato regionale dei giornalisti pugliesi, che non ha mai speso una sola parola in difesa del collega Di Noi.

Resta da chiedersi se a questi rispettivi consigli direttivi,  interessa di più la quota d’iscrizione o garantire  l’ operato indipendente dei giornalisti . La risposta è sin troppo chiara.




Il delirio dello “smemorato” Sindaco di Taranto sull’ ILVA

di Antonello de Gennaro

Il Sindaco di Taranto dimostra ancora una volta non solo la propria totale inesperienza politica ed il suo inconsistente “peso”, ma anche di essere leggermente… “smemorato”.  E’ quanto si deduce dalle dichiarazioni odierne con cui Melucci sostiene di tutto e di più rasentando il ridicolo. Questa mattina con il solito comunicato (che non invia al Corriere del Giorno, motivo per abbiamo presentato una denuncia alle Autorità e magistrature competenti) il sindaco sostiene che l’atto istituzionale concordato fra soli…5 ministri del Governo in carica, sia una “lettera” e che “sia stata inoltrata ieri sera tardi solo dopo averla consegnata ai TG nazionali“.

Ebbene Melucci o mente sapendo di mentire, o si circonda di collaboratori e “staffiste” incapaci di intendere e di volere, in quanto  il comunicato è stato inviato alle redazioni dei giornali e TG (quelli veri) alle 21:38 , contestualmente alla pubblicazione sui siti istituzionali dei rispettivi ministeri, che sono ben diversi dal sito o dall’ Albo Pretorio del Comune di Taranto, che è è sprovvisto di un’area stampa (come fanno tutti i Comuni seri e ben gestiti) , e dove non cancellano delibere, comunicati o determinazioni dopo 15 giorni come invece accade nel capoluogo jonico nel vano tentativo di occultare le numerose “pastette” dell’ Amministrazione Comunale.

Purtroppo Melucci non ha alcun titolo di laurea che possa aiutarlo a capire ed applicare le norme di Legge nazionali ed europee, affidandosi ad avvocati di dubbia e limitata preparazione, e sostiene che  “i ministri vogliano allontanare ogni ipotesi di accordo, vogliano mettere gli enti locali nella difficile condizione politica di non poter arretrare”. Secondo il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, la gestione della vertenza Ilva  sarebbe “fallimentare” e che “può essere superata solo dall’intervento diretto del capo dello Stato. Ed è a lui che affido le sorti della città”. Dichiarazioni che sono più vicine ad un vero e proprio delirio esistenziale, che ad un ragionamento politico istituzionale. Qualcuno avvisi il disattento (o smemorato ?) Sindaco di Taranto che i sindacati nazionali e locali confederali, la Confindustria, la Provincia di Taranto ed il Governo sono tutti d’accordo sulla bontà della soluzione sull’ ILVA che solo a Taranto ha “salvato” 14mila dipendenti diretti, oltre 4mila dell’indotto e 350 società che lavorano per lo stabilimento siderurgico del capoluogo jonico.

Melucci con queste dichiarazioni fa riferimento alla decisione del Consiglio dei Ministri che ieri sera ha ridicolizzato e respinto la proposta di accordo di programma avanzata dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto che pretendevano di stravolgere il Dpcm del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA, contro il quale i due enti pubblici pugliesi hanno presentato ricorso al Tar di Lecce contro il Governo rinunciando alla sospensiva cautelare, che altro non era che una vera e propria “minaccia politica ” al limite del reato di estorsione previsto dal Codice Penale. Il sindaco definisce fallimentare una soluzione che ha portato il più grosso gruppo mondiale nel settore siderurgico, i franco-indiani di Arcelor Mittal, a  rilevare a seguito di una regolare gara le attività dell’ ILVA espropriate al Gruppo RIVA.

Eppure Melucci dovrebbe sapere cosa sono le gare, come si partecipa, quali sono le norme che le regolamentano, visto nella sua precedente vita imprenditoriale, a capo di un consorzio di operatori portuali, le gare le ha sempre perse, compresa quella per rilevare la società ILVA Servizi Marittimi. Parla di  un fallimento “ormai prevedibile di una aggiudicazione al limite delle leggi e dell’etica“. In realtà chi rischia il fallimento sono le deficitarie attività personali delle società personali di Melucci, di cui ha affidato l’amministrazione a sua moglie e suo padre, senza però cedere le proprie azioni, vivendo quindi in un imbarazzante conflitto di interessi.

Come non ridere quando Melucci scrive “Ora studieremo con i nostri tecnici e consulenti il da farsi, ma oggi è davvero complicato immaginare un percorso che si allontani dalle aule della giustizia nazionale e comunitaria. Probabilmente, questi Ministri hanno voluto segnalare ai tarantini che non sono più, da questo momento, i nostri interlocutori. Ormai è evidente che la gestione fallimentare di questa vertenza epocale può essere superata solo dall’intervento diretto del Capo dello Stato. Ed è a lui che da sindaco di Taranto affido le sorti della città”.

Emiliano, Mazzarano e Melucci: l’Armata Brancaleone di Fronte Democratico

E chi sarebbero i consulenti ? I quattro dirigenti comunali ? O i consulenti di Emiliano privi di alcuna competenza scientifica o giuridico-tecnica ?  Povero Sindaco Melucci non sa più a che santo votarsi. Adesso si accoda persino alle iniziative (che resteranno prive di alcun riscontro ed effetto concreto) dei soliti pseudo-ambientalisti di rivolgersi al Capo dello Stato, all’ Unione Europea, dimenticando che da un giorno all’altro rischia di essere sfiduciato in consiglio comunale e di dover tornare a fare il mediatore portuale con la sua valigetta in mano, lavoro che ha fatto sino a 7 mesi fa, e con risultati economici non molto brillanti, come i bilanci delle sue società dimostrano e confermano. Non a caso Emiliano gli ha affiancato un proprio ex-assessore barese (Rocco De Franchi) per consentirgli di amministrare la città.

Melucci gioca con i soldi dei contribuenti di Taranto quando annuncia che  “Il Comune di Taranto sta valutando di dare mandato ai propri legali di ripresentare opportuna istanza cautelare del suo ricorso innanzi al Tar di Lecce, ora arricchita nelle motivazioni. Sta, inoltre, valutando esposto alla Procura della Repubblica in relazione al diniego degli uffici del Mise circa l’accesso agli atti dell’aggiudicazione Ilva (contratto e piano industriale)dimostra di non capire nulla di Legge. Infatti nella fase attuale in cui è il procedimento, prima del 6 marzo data in cui il Tar del Lecce deciderà sull’eccezione presentata dai legali dell’ ILVA sulla competenza territoriale del Tribunale giudicante , il Comune di Taranto non può fare nulla e tanto minacciare ulteriori aggressioni legali. Contro un diniego per mancato accesso può rivolgersi al TAR competente.

Per la precisione il Comune di Taranto potrebbe soltanto presentare ex-novo una nuova istanza al Tar del Lazio, contro il DCPM del 29 settembre scorso che contiene il piano ambientale dell’ILVA , iniziativa questa che però coprirebbe ulteriormente di ridicolo e sconfesserebbe l’attività sinora svolta dallo Studio Legale Vernola di Bari nominato per decisione del Sindaco e del Vice Sindaco di Taranto, e “profumatamente” pagato dai cittadini di Taranto . Il Sindaco aggiunge che “il  Civico Ente sta raccogliendo elementi utili all’esposto presso le Autorità UE circa la procedura di aggiudicazione del compendio industriale. Istituzioni locali e nazionali, potenziali investitori e lavoratori, cittadini tutti, devono oggi essere consapevoli che o si dà soddisfazione piena alle istanze di Taranto o nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento Ilva rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale.

Siamo veramente curiosi di vedere come faranno gli “amici” di Emiliano candidati nel PD a Taranto e provincia, a raccontare in campagna elettorale alle oltre 18mila famiglie ed alle 350 imprese che lavorano nell’indotto siderurgico tarantino che “nemmeno la chiusura definitiva dello stabilimento ILVA rappresenta più un tabù per l’Amministrazione comunale”. Ecco cari lettori come dei dilettanti allo sbaraglio mandano in fumo i voti del Partito Democratico (a cui si è iscritto da appena un anno) nel territorio di Taranto, con investimenti già finanziati dai Governi Renzi-Gentiloni ,  soldi già assegnati dal CIPE e disponibili per circa un miliardo di euro, soldi con i quali da tre anni si sta lavorando alla ricostruzione della città. Senza dimenticare un miliardo e 350 milioni di euro (soldi confiscati dalla Procura di Milano  ai Riva in Svizzera) messi a disposizione dei Commissari Straordinari per il risanamento ambientale dell’ ILVA, che verranno utilizzati con la copertura dei parchi minerari, i cui lavori inizieranno a febbraio per concludersi entro due anni.  Ancor prima che arrivasse Melucci e la “banda” di Emiliano a cercare di prendersi meriti non propri, come loro abitudine.

Lo smemorato Melucci dimentica (o tanto per non cambiare “ignora” ?) ancora una volta i limiti delle sue competenze amministrative-ambientali che gli sono stati ricordati dall’ Amministrazione Provinciale di Taranto con il proprio ricorso al TAR con cui si appoggia il Governo contro il Comune di Taranto e la Regione Puglia. Il Sindaco di Taranto millanta il “coinvolgimento totale e trasparente della nostra comunità, al contrario di quanto sempre disposto dal Governo, continueremo a pubblicare tutti gli atti salienti di questa vicenda. Noi abbiamo nulla da nascondere”. In realtà questo Comune nasconde spesso e volentieri i propri atti amministrativi, come accaduto con la nostra testata giornalistica a cui viene negato il diritto di accesso agli atti amministrativi comunali su delle assegnazioni irregolari e sospette del Comune di Taranto. Se Melucci vuole siamo pronti anche noi a pubblicare tutti i documenti sulla mancanza di trasparenza del Comune di Taranto. Ed anche la presenza di interessi di parenti diretti dei dirigenti comunali coinvolti nelle opere comunali in corso d’ opera, a partire dal Teatro Fusco….

“La Bellanova offende Taranto” ? Scrive Melucci: “ Anche il viceministro Bellanova non perde occasione di offendere questa città, sempre con un tempismo tragicomico, a lei devo purtroppo chiedere di non dirci quali siano o non siano gli argomenti da trattare in questo mese. Perché, al contrario suo, io non sono in campagna elettorale e qui a Taranto l’Ilva non è un tema da sfoderare su di un manifesto elettorale. L’Ilva qui da noi è presenza ingombrante e costante. Bene ha fatto il segretario Renzi a evitarle il collegio di Taranto, piuttosto”. Il sindaco Melucci con queste affermazioni manifesta ( o meglio, conferma) la sua totale mancanza di stile e correttezza istituzionale, sputando persino nel piatto in cui mangia da mesi, dimenticando quanto la Bellanova si sia spesa per Taranto ed anche  per la sua campagna elettorale a Sindaco di Taranto, sbagliando secondo noi.

“Chiediamo, poi, alla Regione Puglia – prosegue il delirio mediatico di Melucciche metta finalmente ordine tra i propri organismi che hanno un ruolo nella vertenza, per stemperare nuove strumentalizzazioni da parte di questo Governo ormai agli sgoccioli” . sostenendo che  “i Ministri interessati hanno perduto l’ennesima opportunità di coinvolgere costruttivamente il Comune di Taranto e la comunità ionica in una vera e propria negoziazione dei grandi temi di interesse intorno alla vicenda Ilva. È, inoltre – conclude il sindaco – talmente evidente il totale disinteresse per il merito della vicenda, è talmente smaccata la chiave di lettura unicamente elettorale e speculativa della questione Ilva sulla pelle di Taranto, che non hanno avuto neanche il pudore di risponderci prima della chiusura delle liste, hanno atteso il closing. La paura che una posizione così offensiva potesse turbare la caccia ai seggi era troppo grande perché si potesse discutere in modo oggettivo e sinceramente interessato della salute dei tarantini e del destino dei lavoratori“.

Qualcuno spieghi a Melucci, che il suo “tutor” Emiliano ha imposto e candidato a Taranto  il segretario provinciale del PD di Bari, e non quello di Taranto Giampiero Mancarelli, che con il viceministro Teresa Bellanova e Ludovico Vico hanno fatto scendere a Taranto per la sua campagna elettorale mezzo Governo. Qualcuno spieghi al sindaco “crispianese”che un Governatore regionale non può imporre niente a nessuno, al limite forse al suo fidato autista-segretario Gianni Paulicelli indicandogli che strada prendere con l’auto nei loro viaggi e  spostamenti. E’ disinteresse aver trovato un gruppo che investe la bellezza di 5 miliardi per risanare e rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto, rispettando le stringenti normative ambientali previste ? In effetti cosa ci si può aspettare da uno come Melucci che come amministratore di una società (la sua) si accontentava di 2mila euro al mese, per non gravare sui debiti e le perdite non essendo stato capace di generare utili e profitti ? A proposito Sindaco, ha finalmente pagato il suo debito con la sua addetta stampa Maristella Baggiolini che ha impegnato in  campagna elettorale ? O forse le stanno solo a cuore le sorti economiche della sua adorata “staffista” Doriana Imbimbo ?

Lo “smemorato” Melucci ha dimenticato però più di qualcosa. La vera “genesi”, cioè origine  della sua candidatura (immeritata) a Sindaco di Taranto. Ma è bene che una volta per tutte vi raccontiamo noi come si è arrivati alla sua candidatura. Oltre un anno fa in una cena mi venne offerta la candidatura “indipendente” a Sindaco di Taranto, appoggiato dal centrosinistra, in qualità di espressione della società civile e della tarantinità (come ben noto Melucci è di Crispiano), ma alla presenza di alcune persone di sicuro affidamento e serietà, rifiutai cortesemente la proposta ricevuta non avendo voglia di lasciare il mio progetto di rinascita del Corriere del Giorno. E’ stata la seconda volta che uno schieramento politico mi offriva la candidatura a Sindaco di Taranto. La prima offerta  infatti era avvenuta prima del secondo mandato di Ippazio Stefàno dai vertici romani del centrodestra “berlusconiano”, ma anche in quel caso gentilmente, ringraziando per la lusinghiera offerta, rifiutai.

Rinaldo Melucci e Costanzo Carrieri

La stessa offerta venne avanzata ad un noto banchiere della provincia jonica di comprovata esperienza, il quale rifiutò, e mi pregò in una nostra successiva conversazione “privata” intercorsa, nella quale gli chiesi il perchè del suo rifiuto, di non farne mai menzione. Ed infatti per correttezza lo scrivo soltanto oggi a distanza di oltre un anno. Dopodichè il PD tarantino per evitare la guerra interna fra le sue “seconde file”  cioè Piero Bitetti, Gianni Azzaro, e Lucio Lonoce, decise di proporre la candidatura all’amico e collega Walter Baldacconi, direttore dell’emittente televisiva Studio 100, il quale anch’egli usando la ragione e saggezza declinò la proposta ricevuta. A quel punto il coordinatore provinciale tarantino Costanzo Carrieri ed Ennio Pascarella (ex Presidente provinciale del Pd ) proveniendo dalla corrente degli amici di Donato Pentassuglia ed entrambi molto vicini all’on. Michele Pelillo, prima di saltare sul carrozzone dell’ Armata Brancaleone (pardon Fronte Democratico) di Michele Emiliano., arrivarono a mettere persino degli annunci sui socialnetwork invitando i cittadini ad avanzare la propria candidatura. Ma nessuno rispose.

La candidatura di Melucci fu l’ultima scelta, che come sempre si è rivelata la più sbagliata. Ma va  ricordato sopratutto a lui, la sua candidatura a Sindaco fu sostenuta in campagna elettorale da tutto il PD con il gruppo dell’ Associazione Liberdem in testa guidato da Walter Musillo e di cui faceva parte anche Gianni Azzaro. Erano loro il suo comitato elettorale, che ha rinnegato e tradito, e non gli arrampicatori e gli “staffisti” e “staffiste” dell’ultima ora di cui attualmente si circonda.

Walter Musillo e Rinaldo Melucci

Melucci si diletta a parlare di “rebranding” (sulle municipalizzate)  di “closing” (sulle liste elettorali) . Ma si dimentica che quando ci sono le campagne elettorali solitamente è tutto il partito ed i suoi iscritti (qualsiasi esso sia) ad impegnarsi per conquistare la vittoria finale. Ma uno che è stato eletto e “nominato” grazie al lavoro ed impegno degli altri, purtroppo (per lui) questo non potrà mai capirlo. Per fortuna di Taranto il mandato di Sindaco dura 5 anni (ed a volte molto meno…) , i “miracoli” non si ripetono e quindi un bel giorno Rinaldo Melucci potrà tornarsene finalmente a Crispiano con la sua valigetta da mediatore portuale, insieme alla sua corte di aspiranti consultanti, consiglieri, portaborse e staffisti.  In campagna c’è posto per tutti.

La città di Taranto quel giorno sarà finalmente salva e libera.




Dogane: scoperti traffici illeciti per 25 milioni di litri di prodotto petrolifero ed un’evasione di 15 milioni di euro.

ROMA –  “Negli ultimi due anni, l’attività sul territorio da parte dell’Agenzia delle Dogane di Taranto, ha consentito di contrastare traffici illeciti per circa 25 milioni di litri di prodotto petrolifero ed una evasione constatata intorno ai 15 milioni di euro. Ogni attività effettuata è stata segnalata all’Autorità Giudiziaria competente, attraverso la quale si sta provvedendo a mettere in atto le azioni di recupero del tributo evaso e, ove necessario, è stato effettuato il sequestro di beni per l’equivalente”.

A renderlo noto con un comunicato stampa  è l’on. Ludovico Vico che recentemente ha incontrato il direttore dell’agenzia delle dogane di Taranto, dr. Pasquale Coletta e i suoi collaboratori, per fare il punto della situazione in ordine alle attività dell’agenzia e all’azione di contrasto alle attività illecite che la stessa svolge.

“Come noto l’attività doganale sulla merce in importazione, in esportazione o in transhipment – commenta il deputato – ha subito nell’ultimo periodo una decisa contrazione, dovuta alla riduzione dei traffici presso lo scalo jonico. E’ stato, pertanto, immediatamente predisposto un piano di riconversione delle attività, intensificando i controlli sul territorio, sia doganali che delle accise. Quest’ultima, soprattutto in relazione al fenomeno relativo alla movimentazione di oli lubrificanti, sensibilizzata dalla direzione centrale delle dogane”.

“Da quanto riferito dal direttore e dai suoi collaboratori – racconta l’on. Vico -, le attività investigative condotte dagli uffici delle dogane hanno fatto emergere un traffico di gasolio, acquistato per usi agevolati (agricoltura) da parte di compiacenti soggetti detentori di licenze fiscali, destinato verso impieghi tributariamente a tassazione piena. Ciò ha permesso di accertare e sgominare traffici fraudolenti, di dimensioni extra provinciali e regionali, nel settore dei prodotti energetici, consistenti in attività criminose tese all’evasione totale delle accise e dell’Iva afferente. A tal proposito, sono state individuate società esercenti attività di fabbricazione e commercializzazione di prodotti energetici in totale sottrazione all’accertamento fiscale. Le stesse, infatti, miscelavano oli lubrificanti provenienti dai paesi terzi, importati e venduti come additivi per bitumi o per prodotti refrattari risultati essere, di fatto, prodotti energetici in totale evasione dell’imposta di consumo, nonché dei dazi calcolati all’importazione”.

“Altri scenari hanno visto aziende utilizzare acque di sentina, quali rifiuti per la fabbricazione di prodotti energetici (olio combustibile), attraverso impianti dedicati non denunciati all’Amministrazione finanziaria e quindi in totale sottrazione all’accertamento fiscale. Insomma – spiega il parlamentare ionico – attraverso una sofisticata forma di elusione, fondata sulla fittizia attribuzione della qualifica di “rifiuto” alla parte oleosa delle acque di sentina, la stessa veniva reimpiegata come un vero e proprio prodotto petrolifero/energetico. Migliaia di camion cisterna, scortati da Formulari di Identificazione dei Rifiuti artatamente confezionati, sui quali venivano indicati fittizi codici CER (Catalogo Europeo Rifiuti), venivano inviati presso diversi stabilimenti industriali che, a loro volta, reimpiegavano, per la produzione di calore, il prodotto energetico recuperato dalle acque di sentina, ovviamente senza assolvere alcun obbligo tributario”.

“E’ stata rilevata, inoltre – aggiunge il deputato jonico del Partito Dmocratico  -, la miscelazioni di gasolio nazionale con una notevole quantità di gasolio proveniente dai paesi dell’ Est, introdotto illegalmente in Italia in totale evasione di accisa ed Iva afferente. Infine, sono state scoperte licenze false per l’approvvigionamenti di prodotti energetici destinati ad usi esenti o agevolati e intestate ad operatori inesistenti, attraverso le quali il prodotto stesso veniva venduto sul mercato nero”.

“Esprimo il mio riconoscimento ed apprezzamento – conclude l’on. Ludovico Vicoper l’attività di intelligence ed operativa svolta sul territorio dal direttore e da tutti i funzionari dell’Agenzia delle Dogane di Taranto, che attraverso il loro lavoro, offrono un ottimo esempio di modus operandi dello Stato”.




La segreteria nazionale Pd conferma : Mancarelli è il nuovo segretario provinciale PD a Taranto. Sconfitto il candidato di Emiliano

ROMA– Nella tarda serata di ieri fonti della segreteria nazionale del Partito Democratico hanno confermato il risultato elettorale in provincia di Taranto che ha visto vincitore a mani basse l’ avv. Giampiero Mancarelli, “renziano” e membro dell Assemblea Nazionale , e contestualmente “sfarinarsi” (come avrebbe detto il vecchio saggio leader socialista Rino Formica) il sindaco di Laterza Gianfranco Lopane,  candidato alla segreteria provinciale del gruppo di Michele Emiliano, composto in provincia di Taranto dal deputato Michele Pelillo, dal neo assessore regionale Michele Mazzarano, e dall’ultimo “arrivato” in casa Pd e cioè l’attuale sindaco di Taranto Rinaldo Melucci.

Smentite le voci fatte circolare a proposito di commissariamento, e confermato il voto svoltosi nei circoli e sezioni della provincia di Taranto che hanno visto prevalere senza alcun dubbio la candidatura di Mancarelli sostenuta dal triumvirato composto dal viceministro Teresa Bellanova, dal deputato Ludovico Vico e dal consigliere regionale Donato Pentassuglia  e fortemente supportata dal gruppo di Liberdem facente riferimento all’ex-segretario provinciale Walter Musillo che conta peraltro sulla maggioranza dei consiglieri comunali del gruppo Pd al Comune di Taranto.

Il vero sconfitto: Michele Emiliano

Gianfranco Lopane

La componente di Fronte Democratico a Taranto e provincia che fa capo ad Emiliano si manifesta sempre più debole, nonostante il “valzer” a cui abbiamo assisitito all’interno del Pd, che andiamo a riepilogare per il godimento dei lettori. Quando l’onorevole Michele Pelillo era “renziano”, prima di passare alla vigilia delle ultime primarie con Emiliano, poteva contare sul supporto elettorale e politico di Walter Musillo (ora alla guida dei Liberdem) , di Gianni Azzaro (ora passato nel gruppo che fa riferimento al sindaco “renziano” di Bari Antonio Decaro) , dei consiglieri comunali Enzo De Gregorio e Lucio Lonoce, attuale presidente del Consiglio Comunale di Taranto, che sono passati anche loro con la maggioranza “renziana”.

Lopane viene sconfitto ancora una volta, paradossalmente anche quando sostenuto da chi non l’ha voluto e votato alle precedenti elezioni per la Presidenza della Provincia di Taranto, dove a seguito di un patto di larghe intese stipulatato fra gli on. Gianfranco Chiarelli (all’epoca in Forza Italia) e Michele Pelillo (all’epoca “renziano” di ferro) , gli venne preferito l’ex sindaco di Massafra Martino Tamburrano ( Forza Italia) attualmente in carica ancora per qualche mese.

Da ricordare per chi ha perso la memoria il particolare che Lopane alle ultime elezioni si era ricandidato a sindaco di Laterza, venendo eletto, guidando un cartello alternativo di centrosinistra, contrapposto al candidato “ufficiale”del Partito Democratico che era Raffaele Parisi , motivo per cui il sindaco di Laterza secondo lo Statuto  del Pd non avrebbe neanche avuto i requisiti per poter essere candidato ed eletto segretario provinciale. Ma forse tutto questo al “magistrato” (per poco ancora) Michele Emiliano deve essere sfuggito…Ma non solo.

Come racconta oggi sul quotidiano LA REPUBBLICA, l’ottimo collega ed inviato Carlo Bonini , su  Michele Mazzarano, ex Ds, ora assessore regionale Pd allo Sviluppo Economico. “Fu Galante – mette a verbale Gianpaolo Tarantini il 17 novembre del 2009 – a chiedermi di incontrare Mazzarano. Li feci incontrare nella sede del Pd di via Piccinni un paio di volte (…) Dissi a Mazzarano di intervenire presso Colasanto, direttore generale della Asl, promettendogli una tangente di un importo pari a 50mila euro, cosa che lui fece. La gara era di 600 mila. La vinsi ma poi fu sospesa per un ricorso di un’altra ditta concorrente“. Aggiungeva Claudio Tarantini, fratello di Gianpi: “Mazzarano assicurò un suo intervento per una soluzione dei problemi. So che ciò avvenne in quanto dopo l’intervento, Galante ottenne un incremento delle sedute operatorie e del personale paramedico”. Ebbene, Galante è stato di recente nominato primario, mentre il suo processo si avvia alla prescrizione. Mazzarano – che dopo le accuse aveva annunciato il ritiro dalla candidatura alle elezioni regionali – è diventato assessore della giunta Emiliano dopo aver incassato due prescrizioni, prima ancora che il processo cominciasse: una per l’imputazione di millantato credito e l’altra per il finanziamento illecito ai partiti.. Eppure Emiliano dinnanzi al CSM ha dichiarato che i suoi assessori erano tutti “puliti”

Singolare ed ambiguo il comportamento di Michele Mazzarano. Eletto consigliere regionale grazie al supporto dei voti “renziani” (all’epoca dei fatti) del deputato Michele Pelillo a Taranto, si professava esponente a livello nazionale del gruppo che faceva riferimento a Roberto Speranza, (uno degli scissionisti ex- Pd con D’Alema e Bersani)  ha fatto campagna elettorale per il “Si” referendario mentre Emiliano sosteneva il “No“, salvo passare con il governatore pugliese per ottenere un assessorato regionale.

E’ bene ricordare che il Pd a Massafra guidato da Mazzarano, alle ultime lezioni amministrativa ha conseguito il peggior risultato del Partito Democratico alle ultime elezioni amministrative in tutt’ Italia : un misero 7 per cento  restando all’opposizione dove vegeta da anni.

Ma forse Michele Emiliano ha voluto premiarlo… per aver Mazzarano raccolto illegalmente finanziamenti elettorali non dichiarati (da Giampi Tarantini, il procacciatore di escort per Silvio Berlusconi n.d.r.) utilizzati per finanziare la Festa dell’ Unità a Massafra alcuni anni fa, operato per il quale venne indagato  e mandato a giudizio dalla magistratura, salvandosi da una pressochè certa condanna solo e soltanto grazie all’intervenuta prescrizione.

Dulcis in fundo… la “new entry” di Rinaldo Melucci, che mentre si candidava e chiedeva i voti all’elettorato tarantino da esponente della società civile, il giorno dopo essere stato eletto grazie ai voti del Partito Democratico, a seguito del sostegno anche dei Liberdem di Walter Musillo che lo aveva “istruito”, supportato e guidato dietro le quinte nella vittoriosa campagna elettorale, all’indomani della sua elezione, dopo aver tradito tutti gli accordi presi con i gruppi e partiti della coalizione che lo sostenevano, ed ascoltando i consigli di una sua consulente (che notoriamente gli sta molto a cuore) ha preso la tessera del Partito Democratico aderendo alla corrente di Emiliano, cioè Fronte Democratico.

 




Ilva. Giusto lo “stop” del ministro Calenda. Occorre ripartire dal piano industriale

ROMA –  “Questa settimana si doveva sancire un passaggio delicato” dell’ ILVA, quello “dai commissari ad AmInvestCo. Delicato perche’ l’accordo sindacale era vincolante ai fini del passaggio. Ma quanto accaduto e’ stato inaccettabile“. Lo ha dichiarato questo pomeriggio in conferenza stampa alla Camera , il deputato tarantino del Pd Ludovico Vico , che ha fatto il punto dopo il flop del tavolo Mise-azienda-sindacati di 48 ore fa.

“Il ministro Calenda e la viceministro Bellanova – ha spiegato  Vicohanno semplicemente applicato una norma del decreto di giugno, che stabiliva in maniera ineccepibile l’obbligazione vincolante che gli occupati del nuovo gruppo non potessero essere meno di 10mila“. Il secondo pilastro di quel decreto era invece “l’obbligazione vincolante alla parita’ salariale. Il governo in carica, con la diligenza che gli si riconosce, ha applicato questi due pilastri. La trattativa ora riparta con il piede giusto sul versante occupazionale e sul piano industriale“.

Da parlamentari dei territori interessati – ha detto intervenendo l’ on. Cristina Bargero, deputata e tra le fondatrici del Partito Democratico nella provincia di Alessandria – ribadiamo la grossa attenzione ai problemi che anche Calenda ha riscontrato. Su tutti: garanzia delle tutele contrattuali e garanzie occupazioni legate al piano industriale, e su questo serve chiarezza – ha aggiunto la Bergero nello stabilimento di Novi Ligure sono previsti 50 esuberi, vorremmo sapere dove saranno collocati”.

Per Lorenzo Basso, deputato genovese del Pd, “i numeri sono diversi da quelli che ci aspettavamo. Erano previsti investimenti per ultimare alcune linee che consentissero un’occupazione maggiore. Il piano industriale – ha concluso Basso indichi quali sono gli investimenti da fare e quali sono le prospettive in termini di innovazione, ricerca e sviluppo”




Vico (Pd) : “La parità salariale, vincolo obbligazionale per Mittal nell’aggiudicazione Ilva”

ROMA – “Lo scorso giugno l’aggiudicazione a Mittal del Gruppo Ilva, in merito alle condizioni dei lavoratori, si fondava su due pilastri. Ovvero, nel decreto del Ministro Calenda, le obbligazione vincolanti per l’intero gruppo Ilva erano: 10.000 occupati e parità salariale. Ovviamente, con il trasferimento all’amministrazione straordinaria, per le attività di bonifica, dei 4.000 lavoratori non riassunti” è quanto ricorda con una sua nota l’ on. Ludovico Vico (Pd) che aggiunge “La trattativa sindacale che si terrà al Mise domani 9 ottobre, in concomitanza con lo sciopero dei lavoratori Ilva, non può che ripartire da questo assunto. Le informative rese in queste ore da Mittal sono inaccettabili, strumentali e destabilizzanti, mentre sono legittime le preoccupazioni dei sindacati, dei lavoratori e delle comunità locali (Taranto, Genova, Marghera, Novi Ligure, ecc). Ribadisco: Mittal sappia che la trattativa dovrà ripartire dal decreto Calenda, relativo all’aggiudicazione!

“In ordine alla parità salariale, anche qui, ripeto – continua Vicoè un vincolo obbligazionale nel decreto Calenda e le norme dell’Unione Europea, relative agli aiuti di Stato che impongono il così detto “principio di discontinuità”, sono da ricondurre all’esclusivo principio di responsabilità dei commissari Ilva nel passaggio dei lavoratori a AM Investco. La richiesta di discontinuità da parte dell’Unione Europea nel passaggio dal commissariamento all’aggiudicatario, al fine di evitare l’infrazione di violazione degli aiuti di Stato, non deve poter riguardare la parità salariale. In tal senso basterebbe ricorre al principio di responsabilità degli oneri in capo ai commissari“.

“La trattativa sindacale dovrà assicurare  – conclude Vico che nessun posto di lavoro possa essere perso, in tutti i siti del Gruppo Ilva. Così come, alla trattativa sindacale, occorrerà assegnare la certezza del piano industriale con il suo cronoprogramma in stretta relazione col piano ambientale (Aia) e il futuro dei lavoratori e delle imprese dell’indotto. Gli interventi del vice ministro Teresa Bellanova, del ministro Claudio De Vincenti e il ruolo svolto dal Governo fino a questo momento, sono una garanzia dei vincoli stabiliti nel decreto di aggiudicazione, e fungono da base per l’avvio di una trattativa tra organizzazioni sindacali e AM Investco. La trattativa, quindi, riparte dal decreto di aggiudicazione”




Tre deputati Pd aggrediti da manifestanti no-vax a Montecitorio

ROMA – Attorno alle 12,30 di oggi tre deputati del Pd Salvatore Capone, Elisa Mariano e Ludovico Vico sono stati aggrediti e insultati da alcuni dei manifestanti no-vax che stazionano davanti a Montecitorio da stamani per protestare contro il decreto sui vaccini obbligatori. I parlamentari sono entrati in tempo dentro un van che è stata circondata e presa a calci e pugni, ed è riuscita ad allontanarsi grazie all’intervento degli agenti della Digos.

La  parlamentare Elisa Mariano, ha raccontato che usciti da Montecitorio  per raggiungere una vettura parcheggiata nello slargo antistante sono stati circondati: “Alcuni manifestanti hanno chiesto ai miei due colleghi se fossero deputati e come avessero votato sul decreto vaccini. Vico e Capone hanno capito che erano male intenzionati e non hanno risposto. A quel punto i manifestanti hanno cominciato ad insultare gridando ‘assassini’ e ci hanno aggredito. Noi ci siamo rifugiati nella macchina, che però è stata circondata e presa a calci e pugni. Questo è durato diversi lunghi minuti finché finalmente è intervenuta la Digos, con degli agenti in borghese“.

“Erano molti ed hanno circondato l’auto, l’hanno presa a pugni e calci – racconta l’ onorevole Salvatore CaponeEravamo spaventati, temevamo che potessero rompere i vetri. Anche perchè alcuni di loro erano davvero grossi, ma c’erano decine di persone, ripeto, di tutti i tipi. Davvero una brutta avventura“.

“Mi sono spaventato moltissimo – aggiunge Mariano – E’ una follia, si è fomentato un clima pessimo, non si può arrivare a certi livelli. E dire che i manifestanti avevano sulla maglietta la scritta ‘libertà di scelta, rispetto delle opinioni’. E’ stata una cosa bruttissima e poteva finire davvero male”. Anche Nello Formisano, deputato Mdp, ha condiviso con i colleghi Pd la brutta avventura. Il parlamentare è stato circondato dai manifestanti e solo grazie agli agenti è riuscito a raggiungere la macchina e lasciare la piazza.

A condannare l’episodio Matteo Renzi: “Tre deputati del Pd sono stati assaliti da manifestanti No-Vaccini. Follia pura. Un abbraccio a Elisa, Ludovico e Salvatore. Noi non ci fermiamo”, scrive l’ex premier su twitter. Il Movimento 5 stelle scrive in una nota: “L’aggressione nei confronti dei deputati del Pd fuori da Montecitorio non è giustificabile in alcun modo e a loro va la solidarietà di un movimento che si è sempre, convintamente, dichiarato non violento. La contrarietà a un provvedimento è un conto, la violenza un altro“.

“Inaccettabile aggressione a tre deputati davanti Montecitorio”, scrive la presidente della Camera Laura Boldrini su Twitter  “Le opinioni diverse non possono mai giustificare violenza“, aggiunge la presidente della Camera, aggiungendo l’hashtag #decretovaccini

Ai deputati Salvatore Capone, Elisa Mariano e Ludovico Vico  la piena solidarietà anche dalla direzione, redazione e collaboratori tutti del CORRIERE DEL GIORNO.




Le risorse del Governo per l’area ionica ci sono, ma la Regione Puglia non sa come utilizzarle

ROMA – “Quando si fa della salute dei cittadini un semplice argomento demagogico, la politica lascia spazio solo alla ricerca di mere aspirazioni di potere personale”. Duro l’attacco del deputato Pd Ludovico Vico, all’indomani delle dichiarazioni rilasciate dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il quale anche nell’ultimo rimpasto di giunta ha mantenuto a sé la delega alla sanità.

“Le inesattezze riportate da Emiliano – dichiara  in una nota l’on. Viconon lasciano spazio a fraintendimenti e mirano a sollevare se stesso dalle grosse responsabilità nei ritardi e nelle errate scelte effettuate”. È solo dello scorso venerdì 21 luglio l’incontro al tavolo del Cis (contratto istituzionale per Taranto), al quale hanno preso parte, con il Ministro della Coesione territoriale e il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, tutti rappresentanti territoriali dell’area ionica. Erano infatti presenti l’assessore ai Lavori pubblici della Regione Puglia Anna Maria Curcuruto, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, il sindaco di Massafra Fabrizio Quarto, il sindaco di Statte Francesco Andrioli, il sindaco di Crispiano Vito Egidio Ippolito, Piero Bitetti quale rappresentante della Provincia di Taranto, il Prefetto di Taranto Donato Giovanni Cafagna e l’Ammiraglio Eduardo Serra.

“Le decisioni prese a quel tavolo – spiega il parlamentare Dem – non possono prescindere dal passato. Un passato che racconta una realtà diversa rispetto a quella millantata da Emiliano. Premesso che il finanziamento ammonta a 70milioni di euro e non 50milioni, come dichiarato dal presidente della Regione Puglia, il progetto tecnologico delle apparecchiature e dei dispositivi medico-diagnostici delle strutture sanitarie pubbliche dell’area di Taranto è stato promosso dal Governo col decreto legge n.243 del 29 dicembre 2016. Il Governo ha ricevuto il progetto della Regione Puglia, via Ministero della Salute, solo il 17 maggio 2017, quindi circa 4 mesi e mezzo dopo”

“E’ stata necessaria un’attenta istruttoria da cui sono emersi diversi elementi da migliorare – continua Vico – Nonostante ciò, in poco più di un mese – il 27 giugno 2017 – il Governo ha inviato al Tavolo istituzionale permanente per l’area di Taranto il progetto ai fini del parere richiesto dalla norma. Il Tavolo ha già formulato il suo parere positivo, con prescrizioni. Da parte del Governo, infatti, sono state sollevate alcune eccezioni al piano presentato dalla Regione Puglia, in particolare in riferimento all’assenza della formazione degli addetti all’utilizzo dei macchinari e allo sforamento economico del piano stesso. Punti che dovranno essere rivisti dalla Regione Puglia. A questo si aggiunge il rallentamento nella realizzazione del nuovo ospedale San Cataldo, dovuto ai ritardi di natura burocratica subiti dall’iter della progettazione, che ha visto coinvolti l’Asl di Taranto, la Provincia e la Regione”.

Stando solo a queste notizie e ai tempi di intervento nelle risposte – aggiunge Vico -, non è difficile comprendere chi fra Regione e Governo sta lavorando nell’interesse primario di Taranto e chi, invece, utilizza la demagogia per fini propagandistici. Emiliano si scandalizza dei tempi nell’erogazioni dei fondi, ma è proprio lui a portarla per le lunghe”. Continuando a parlare di tempi e di utilizzo dei fondi disponibili, l’onorevole Vico ricorda che “con un emendamento (a sua firma, ndr) al comma 1 della legge 151 del 1° agosto 2016, erano stati assegnati alla Regione Puglia 2,5milioni di euro per il 2016 e 5milioni per il 2017, per l’assunzione del personale necessario al potenziamento dell’Arpa di Taranto. Come mai la Regione Puglia non ha ancora avviato tali assunzioni?

Ad evidenziare l’impegno del Governo nei confronti dell’area ionica, non si può non ricordare che, ad un anno e mezzo dalla formalizzazione del Cis per Taranto, su una dotazione di 882milioni di euro, più della metà – 465milioni di euro – sono già stati investiti in lavori in corso di realizzazione.




Vico: “Presentato l’emendamento per la statizzazione del Paisiello”

ROMA – È stato presentato, a firma del gruppo Pd alla Camera dei Deputati – Ghizzoni, Vico ed altri – l’emendamento al Decreto Legge n°50 sul finanziamento agli enti locali, finalizzato alla statizzazione e razionalizzazione delle Istituzioni AFAM (Alta Formazione Artistica Musicale) non statali, tra cui l’Istituto Musicale Paisiello.

L’emendamento prevede che a decorrere dall’anno 2017 si proceda gradualmente ai processi di statizzazione e razionalizzazione. A tale proposito vengono stanziati 63milioni di euro nel quadriennio 2017/2020(suddivisi in: 7,5 milioni nell’anno 2017, 17 milioni nel 2018, 18,5 milioni nel 2019 e 20 milioni a decorrere dall’anno 2020), da ripartire con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca. Si chiede, quindi, la modifica al comma 295 della legge n. 232/16 (bilancio dello Stato per il 2017), con la sostituzione delle parole “45 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2017”, con: “45 milioni di euro in ciascuno degli anni 2017 e 2018, 31,87 milioni di euro nel 2019 e 30,54 milioni di euro a decorrere dal 2020”.

“Con questo emendamento – ha dichiarato l’onorevole Vicosi vuol risolve l’annoso problema sull’instabile futuro dello storico Istituto Musicale Paisiello, mantenendone anche l’autonomia. Un contenitore culturale di fondamentale importanza per la crescita in campo musicale di numerosi giovani ionici, il cui talento non può andare disperso. Salvaguardare il Paisiello, vuol dire anche consentire a questi giovani di non doversi spostare in altre province per proseguire i loro studi. Una realtà, quella tarantina, che richiama anche studenti provenienti da altre parti della Puglia e dall’estero”.


“La statizzazione del Paisiello
– ha aggiunto il parlamentare ionico – consentirebbe di stabilizzare in maniera definitiva i lavoratori, per i quali è stata sospesa fino alla fine dell’anno accademico la mobilità in vigore da un biennio. Garantire l’esistenza del Paisiello, inoltre, vuol dire mantenere accesi i riflettori sulla rivitalizzazione della “città vecchia” di Taranto, la quale se venisse privata dell’istituto musicale, subirebbe una grave perdita”.

“La crescita socio-economico di un territorio – ha concluso Vicopassa dalla valorizzazione delle sue proposte culturali e della sua offerta formativa. E quella dell’Istituto Musicale Paisiello è un’eccellenza che non possiamo permetterci di perdere e alla quale è necessario offrire risposte adeguate. Strada lungo la quale ci stiamo muovendo”.




Primarie PD: Emiliano il grande “sconfitto” in tutti i capoluoghi pugliesi ed in Basilicata

ROMA – Leggere oggi le cronache ed i titoli della stampa barese desta non poco stupore. Infatti si sostiene che il voto in Puglia abbia premiato Michele Emiliano, quando invece in realtà non è così, infatti nei capoluoghi del Salento (cioè Taranto, Lecce e Brindisi) ha vinto la mozione che appoggiava Renzi, che fanno riferimento al vice ministro Teresa Bellanova, mentre nella sua città, cioè Bari, Emiliano, ha ottenuto soltanto 6.537 voti,  rispetto ai 5.872 di Renzi, con una minima differenza in più che poi in realtà sono i voti di Andrea Orlando fermatosi a 736 preferenze.

SALENTO. Le  primarie del Partito Democratico per eleggere il nuovo segretario nazionale, hanno visto una grande affluenza e code ai seggi. Sono stati 27.988 i salentini tra iscritti e simpatizzanti che hanno voluto esprimere la loro preferenza. Poco dopo le ore 20 a chiusura delle operazioni di voto,  il viceministro e ormai renziana di ferro Teresa Bellanova e i suoi si sono «riappropriati» della Federazione provinciale di Lecce con un valore politicamente “forte” più che simbolico . Una stretta collaboratrice della viceministro Bellanova che ha seguito con i propri “fedelissimi” la raccolta dei voti provenienti dai vari comuni della provincia, pubblicando sui socialntework  le foto trionfanti nelle stanze del quartier generale salentino del Pd ha commentato eloquentemente  “Siamo tornati a casa“, dopo aver ripreso possesso di quella che  negli ultimi anni  veniva considerata il “regno” di Ernesto Abaterusso , che ha lasciato il Pd per aderire ad  “Articolo Uno” con la ditta Speranza-Bersani-D’Alema.,  .

A LECCE lo scrutinio è andato avanti fino a tarda notte. Anche perché proprio a Lecce-città si misuravano i big del partito, schierati su fronti opposti: a favore della “mozione Renzi” insieme alla Bellanova, anche il deputato Salvatore Capone  mentre l’altro parlamentare della città, Federico Massa, era schierato con Orlando; mentre Loredana Capone (uscita sconfitta alle ultime elezioni regionali) appoggiava Michele Emiliano, cioè colui che l’ha riciclata come assessore regionale pur non essendo stata eletta, affidandole ben due assessorati (sviluppo economico e cultura-turismo) . Nel capoluogo salentino ha prevalso Renzi con 1.135 voti con oltre 200 preferenze di vantaggio rispetto alle 912  di Emiliano. Un affermazione , ha detto la Bellanova che “è un segnale importante perché abbiamo lavorato con gli strumenti della politica e sui contenuti programmatici e non gli strumenti del potere. Un risultato incoraggiante anche in vista delle Comunali di giugno. Vogliamo costruire un partito inclusivo con tanti militanti per dare alla città e alla provincia un futuro politico. Abbiamo detto “no” alle battaglie-contro ed Emiliano deve riflettere rispetto ai risultati che si aspettava.

La Bellanova guarda avanti, e lo fa capire senza tanti giri di parole : “Si riparte da questo risultato, da questa grande partecipazione, da questa adesione così convinta ed evidente. Auguri a Matteo Renzi, auguri al Pd, il nostro Partito, la nostra casa“.

“Il Salento e la Puglia dicono sì a Matteo Renzi segretario nazionale del Pd e, in modo inequivocabile, scelgono la mozione Renzi-Martina – aggiunge il deputato Salvatore CaponeUn risultato che certifica la volontà del nostro popolo e la scelta di proseguire nel progetto di un Partito aperto, inclusivo, luogo di formazione delle nuove classi dirigenti e nel lavoro di riforma avviato in questi anni. Questo risultato apre una nuova fase politica del Pd anche nel nostro territorio e per questo saremo impegnati sempre più”.

 

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A TARANTO città vince la mozione di Renzi con 1.797 voti, superando Emiliano che pur potendo contare sull’appoggio del deputato tarantino Michele Pelillo, si è fermato a 1.577 preferenze. Un voto inaspettato e sicuramente frutto dell’incessante lavoro svolto dall’ accoppiata Ludovico Vico-Donato Pentassuglia, ormai i veri punti di riferimento della Bellanova e quindi di Renzi a Taranto. Un dato significativo sopratutto in vista  dell’imminente congresso provinciale

Soddisfatto il deputato Ludovico Vico, che sta vivendo  una seconda “giovinezza” politica : ” Ho potuto verificare che nel capoluogo c’è stata una importante mobilitazione ed è un fatto importante. Il risultato a Taranto è un risultato importante che aiuta non poco la candidatura a sindaco di Rinaldo Melucci che sostengo con convinzione. Il risultato nella provincia è stato altrettanto straordinario “.  Infatti a Martina Franca, dove a giugno come a Taranto, si vota per il rinnovo del consiglio comunale. Renzi ha prevalso nel primo seggio in Valle d’ Itria, con il 79,62 per cento, mentre a Martina Franca 2 è arrivato al 92,48, percentuali queste che fanno capire come siano già al lavoro i “motori” della prossima  candidatura di Donato Pentassuglia alla Camera dei Deputati.

A BRINDISI nel capoluogo anche questa volta Emiliano è stato sconfitto da Renzi con 688 preferenze , seguito da Andrea Orlando con 441.   Ultimo il governatore pugliese con 379 preferenze.  Nel capoluogo si è verificato un evidente spostamento di voti nella seconda fase da Orlando a Renzi. Nonostante la vittoria, nessuno dei tre candidati ha superato il 50 per cento, ed è questo un dato di rilievo in prossimità del prossimo congresso cittadino.

Come dire: la partita nel Salento per Michele Emiliano è appena iniziata. E sarà difficile per lui riproporsi nuovamente come “il sindaco di Puglia”

Gianni Pittella

BASILICATA: Matteo Renzi ha vinto le primarie del Pd in Basilicata ottenendo 24.753 voti, pari al 61,83 per cento, sostenuto da Gianni e  Marcello  Pittella i quali hanno entrambi confermato il loro sostegno e fiducia nella politica dell’ ex-premier. Questo e’ il dato definitivo reso noto dalla direzione regionale del Partito Democratico, a Potenza.In totale, in Basilicata i votanti sono stati 41.054, in aumento circa del 30% rispetto alle precedenti primarie dell’8 dicembre 2013, quando invece furono 32.777. Dietro Renzi si e’ piazzato Michele Emiliano (9.725 voti, pari al 24,29 per cento); terzo Andrea Orlando (5.357 voti, pari al 13,38 per cento). A Potenza nelle primarie del 2013 i votanti furono 2.916; a Matera, al contrario, i votanti furono 3.192.

In provincia di Potenza, Renzi ha ottenuto 18.371 voti (62,37%), seguito da Emiliano con 8.123 voti (27,58%) e da Orlando con 2.794 voti (9,49%). Nella citta’ di Potenza (votanti: 3.109), Renzi ha ottenuto 1.913 voti (66,01%), Emiliano 784 (27,05%) ed Orlando 201 (6,94%). I votanti nel Potentino sono stati 30.136,

In provincia di Matera Renzi ha vinto con 6.382 voti (60,28%); secondo posto per Orlando con 2.563 voti (24,21) e soltanto  terzo Emiliano con 1.602 voti (15,13). I votanti nel Materano sono stati10.918. . Nella città di  Matera (votanti: 2.973) Renzi ha ottenuto 1.678 voti (60,29%), seguito da Orlando con 786 voti (28,24) e da Emiliano con 319 voti (11,46%).

 




L’analisi della Corte dei Conti sul triennio 2013-2015 del Porto di Taranto. Ma Prete è sempre lì…

Sergio Prete

ROMA – La relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Autorità Portuale di Taranto pubblicato alla fine dello scorso mese di febbraio 2017  della Corte dei Conti, che ha acceso i riflettori sulla disastrosa gestione economica e finanziaria dell’Autorità Portuale di Taranto relativamente agli esercizi 2013, 2014 e 2015, mettendo in luce i risultati negativi della gestione per l’ (ex) ed attuale presidente dell’ Autorità Portuale Avv. Sergio Prete, che dovrebbe indurre  lettori, gli operatori a chiedersi: ma dopo tutti questi guai di una gestione che i numeri dicono essere stata poco capace ed efficiente, come mai l’ Avv. Prete è stato riconfermato? Prima di andarvi a spiegare il “dietro le quinte”, andiamo a leggere i numeri accertati dalla Corte dei Conti.

Il traffico complessivo delle merci,  prevalentemente costituito da merci solide, è  diminuito in maniera esponenziale scendendo dalle  34,9 milioni di tonnellate nel 2012,  ai 22,6 milioni nel 2015, secondo la magistratura contabile “anche in conseguenza delle vicende legate allo stabilimento siderurgico dell’Ilva“.  Secondo i dati presenti sul sito ufficiale dell’Authority, il primo trimestre del 2017 si è chiuso con un traffico di 5,6 milioni di tonnellate di merci, in calo del –3,4%  rispetto ai  primi tre mesi del 2016. La diminuzione complessiva del traffico è stata soprattutto determinata dalla flessione del -11,1% delle rinfuse solide che si sono attestate a 3,0 milioni di tonnellate. Unico aumento per le rinfuse liquide , che hanno totalizzato quasi 1,3 milioni di tonnellate (+4,2%), con una crescita più accentuata registrata dalle merci varie che sono salite del +10,6% a 1,3 milioni di tonnellate.

Il traffico passeggeri risulta pressoché irrilevante, cioè inesistente. Ed i numeri sbandierati su un presunto miglioramento generale delle movimentazioni portuali a Taranto nelle varie conferenze dall’ Avv. Sergio Prete nascondono delle verità tragico-comiche sotto il punto di vista gestionale-occupazionale , che come sempre vengono ripetutamente “incappucciate”, cioè camuffate.

Il risultato finanziario della gestione portuale tarantina si mostra deficitario, essendo passata da un utile di 23,5 milioni di euro conseguito nel 2012 e di 13,5 milioni nel 2013, ad delle perdite secche di 11,6 milioni nel 2014 e di 25,5 milioni nel 2015, che vengono attribuite a “scostamenti attribuibili sostanzialmente alla gestione in conto capitale“. L’avanzo di amministrazione complessivo scende  continuamente e progressivamente dai 192,8 milioni nel 2013 a 181,1 nel 2014 e a 155,2 milioni nel 2015 considerata la mole rilevante di residui, “con particolare riguardo a quelli passivi si raccomanda di monitorare con attenzione la sussistenza del titolo giuridico per il loro mantenimento in bilancio“.

L’ avv. Prete ed i suoi comunicatori occulti (l’ Autorità peraltro comunica senza rispettare la Legge 150 nell’indifferenza silente-complice della Procura della Repubblica jonica  e dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ) sbandierano ai quattro venti che il  risultato economico in tutto il periodo analizzato rimane positivo , scendendo dai 19,5 milioni del 2012 agli 11 milioni del 2013, ai 14,3 del 2014 e quasi a dimezzarsi con i 10,2 del 2015. Ma la Corte dei Conti nella sua relazione-analisi , spiega che in realtà quell’utile del risultato economico in realtà proviene  dal ridimensionamento del valore della produzione, ovvero principalmente dalla diminuzione del traffico merci, mentre rimangono pressoché costanti i costi fissi.

nella foto il Porto di Taranto vuoto

Gli utili determinano un incremento progressivo del patrimonio netto che passa dai 198 milioni del 2012 ai 211 del 2013, ai 225 del 2014 e ai 235,2 milioni di euro del 2015.  Nell’ambito delle entrate, i canoni concessori risentono peraltro della liquidazione di una società titolare di concessione demaniale.

Mentre per garantire la solidarietà sociale ai lavoratori ex-TCT che hanno perso il posto di lavoro a causa dei ritardi prolungati da parte dell’ Autorità Portuale di Taranto, di adeguamento della banchina, è dovuto intervenire il Governo, sul fronte delle spese, crescono contro tendenza quelle per il “personale” dell’ Autorità Portuale , partendo dai 3,1 milioni del 2013 rispetto ai 3,7 milioni del 2015, un aumento dovuto all’assunzione di personale per fare cosa resta un mistero ! Mentre il costo unitario medio del personale progressivamente calava , da 91,4 migliaia di euro del 2012,  a 89,6 nel 2013, a 79mila euro  nel 2014, ecco all’improvviso nel 2015 è risalito a 84,2 .

I numeri dell’ Autorità Portuale di Taranto. Il patrimonio netto nel triennio 2013-2015, riporta un incremento passando dai 210,5 milioni del 2013 ai 235,2 nel 2015, grazie e per effetto degli avanzi economici costanti. Anche il risultato totale delle attività segnala un incremento, passando dai 569,1 milioni nel 2013 ai 748,2 nel 2015. Ma questo incremento è prevalentemente generato all’aumento delle immobilizzazioni conseguenti agli investimenti strutturali posti in essere. La posta principale di bilancio è composta dalle immobilizzazioni immateriali, i cui valori sono riferititi alle manutenzioni straordinarie, cioè alle migliorie realizzate nell’area portuale, principalmente su beni demaniali, nonché agli investimenti realizzati. Poste di bilancio queste che segnalano un andamento crescente, raggiungendo nel 2015 322,2 milioni di euro . Invariate sino al 2014 le immobilizzazioni materiali, che raggiungono 20,9 milioni nel 2015 , riferibili agli investimenti in corso d’opera. Un notevole decremento è rappresentato dalle immobilizzazioni finanziarie scese da 128.080 euro nel 2012 ad appena 5.580 euro nel 2015, da collegare alle vicende relative alle società partecipate che sono state poste in liquidazione.

Le partecipazioni dell’ Autorità portuale.  Sono due. La prima, il famoso consorzio Distripark società consortile a responsabilità limitata, costituito nel 2002 con lo scopo sociale di “fornire supporto ai servizi ferroviari“. Il valore riportato in bilancio riferito a tale società, iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale dell’ Autorità Portuale di Taranto, alla voce “immobilizzazioni finanziarie”, nel 2012 è stato di  125.000 euro; l’anno successivo (nel 2013)  pari a zero a seguito della sua svalutazione totale, e pari ad euro 2.500 nel 2014, a seguito della ricostituzione obbligatoria prevista per legge del capitale sociale di euro 10.000. Il Consorzio Distripark è stato finalmente posto in liquidazione 16/11/2015  anche se il presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto ha provato di riesumarla cercando di inserirla nei finanziamenti governativi previsti dal Tavolo Istituzionale Permanente per l’area di Taranto. Di questo consorzio è difficile reperire documenti e numeri in quanto non sono mai stati pubblicati sul sito internet contrariamente a quanto prevede la Legge sulla trasparenza. Ma anche in questo caso la Procura di Taranto da anni dorme sonni profondi….

La seconda delle partecipazioni dell‘ Autorità portuale , è quella del Consorzio Attività Formative Porto di Taranto a.r.l., costituita nel 2000 con lo scopo sociale della “formazione di personale”. Il valore iscritto nello stato patrimoniale dell’ Autorità portuale di Taranto è risultato pari a  3.080  euro nel periodo considerato, venendo posta in liquidazione il 26/11/2012 .

Corte dei Conti_porto di taranto

I magistrati contabili della Corte dei Conti, segnalano fra le critiche, il fondo rischi ed oneri, dive non risultano in bilancio appostazioni a riserva, pur in presenza di un considerevole contenzioso giudiziario e quindi  “questa Corte pertanto, non può non rilevare la necessità di un adeguato accantonamento per spese legate ai contenziosi” . Così come non si può non evidenziare quanto contenuto nel Piano Regolatore Portuale, cioè il documento di pianificazione-previsione  delle opere necessarie fondamentale per l’assetto funzionale del porto, e nello  stesso tempo lo strumento di raccordo con gli altri documenti di pianificazione territoriali e nazionali.

Viene evidenziata la temporalità del Piano Regolatore Portuale  di Taranto che venne adottato nel novembre 2007 dal Comitato Portuale e successivamente  è stato sottoposto alla procedura di VIA (Valutazione Ambientale Strategica) nel 2011 dopo il  parere favorevole espresso il 24.3.2010  dal Consiglio superiore dei lavori pubblici . La Regione Puglia ha espresso il  6 aprile 2012, il proprio parere favorevole, con prescrizioni alla Valutazione Ambientale Strategica del nuovo PRP. La Giunta Regionale pugliese concluse la procedura di valutazione della variante con Determinazione n. 78 del 6.4.2012 ed espresse valutazione positiva di compatibilità paesaggistica con propria deliberazione n. 1918 del 15.10.2013.

La Corte dei Conti ha ricordato anche, sulla vergognosa vicenda “Tempa Rossa” come il Comune di Taranto, in intesa con l’Autorità Portuale di Taranto (il cui presidente Sergio Prete all’atto del suo 1° mandato era stato indicato proprio dal Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno)  aveva avviato il procedimento per la variante al Piano regolatore generale, diretta al riconoscimento delle previsioni del Piano regolatore portuale, così  come deciso e deliberato nelle delibere (vedi Deliberazioni del Consiglio n. 116 del 2006 e n. 41 del 2007) di adozione dell’intesa raggiunta .  Il Consiglio comunale di Taranto , con delibera n. 123 del 5.11.2014, aveva  approvato ed  adottato successivamente una variante  senza l’esclusione dell’allungamento del pontile petroli dell’ Eni (di ulteriori 325 metri sugli attuali 700 come peraltro previsto dalla famosa delibera approvata nel lontano 2005), cioè “con esclusione delle opere che interessano gli interventi contemplati nell’area denominata “Tempa Rossa” (prolungamento del pontile petroli, serbatoi ed ogni altra opera relativa), con conseguente revisione dell’Atto di intesa di cui alle delibere comunali precedenti“.

Contro questo provvedimento vi erano erano state state contestazioni da parte di diversi soggetti che erano sconfinate in un contenzioso in sede giurisdizionale amministrativa. infatti due compagnie petrolifere hanno impugnato dinnanzi al TAR di Lecce la sopracitata delibera 123/2014, ricorso accolto dal TAR con sentenze nn. 2132/2015 e 2133/2015 che hanno annullato la delibera del Consiglio comunale n. 123 del 2014, proprio  nella parte in cui il Consiglio Comunale di Taranto aveva escluso dalla variante al Piano Regolatore di Taranto le opere relative al progetto “Tempa Rossa”, costringendo il Consiglio Comunale di Taranto a deliberare (n. 5 del 25.1.2016), per recepire e prendere atto delle sentenze del TAR, e conseguentemente attuare definitivamente la variante al PRG comunale “finalizzata al riconoscimento dell’ambito del Piano Regolatore del Porto di Taranto e alla riqualificazione delle aree contermini secondo gli elaborati progettuali allegati alla Delibera di Consiglio Comunale del 5 novembre 2014 n. 123“, trasmettendo quindi il PRG variato e il PRP alla Regione Puglia ai fini della loro definitiva approvazione, di cui si è ancora in attesa.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in un’intervista ( di cui abbiamo una registrazione audio) rilasciata al nostro Direttore , ha espresso il proprio parere favorevole, condizionato al raggiungimento di un accordo che preveda delle royalties  da parte delle compagnie petrolifere attive nel “progetto Tempa Rossa“, anche  per la Regione Puglia così come era stato definito precedentemente con la Regione Basilicata.

La Corte dei Conti infine segnala che dal 10 novembre 2016 l’Autorità portuale di Taranto è diventata Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e risulta nominato con decreto ministeriale  n. 362 dell’8 novembre 2016, quale Presidente,  il precedente Commissario straordinario Sergio Prete, il presidente della precedente Autorità Portuale, cioè “responsabile” dello svuotamento e fuga da Taranto di ogni attività di business portuale degna di essere chiamata tale.

Sulla malagestione del Porto di Taranto si è espresso recentemente anche un osservatore sicuramente qualificato come il prof. Romano Prodi, che intervistato dal quotidiano La Repubblica, la scorsa settimana ha detto una sacrosanta verità. Eccola:

Con chiunque si parli, infatti, al di fuori della città di Taranto ed estranei dal giro degli “amici degli amici” del ministro dei trasporti Delrio, sono tutti increduli che il vertice “responsabile” della fuga da Taranto degli operatori portuali e del traffico merci e container, sia stato riconfermato. Ma capirlo è molto facile. Infatti l’ avv. Prete ha trovato gioco facile nell’ottenere la riconferma, grazie anche alla regia ed il sostegno dietro le quinte ricevuto dai “baresi” Emiliano e Decaro, sicuramente più forti ed “influenti” a Roma , degli attuali deputati del Pd tarantino Michele Pelillo e Ludovico Vico.

Ai baresi infatti non importava nulla del porto di Taranto, essendo riusciti ad ottenere la seconda (ma in realtà diventata la prima per influenza, fatturato e numeri) autorità portuale pugliese a Bari, annettendo a sè subito dopo l’Autorità Portuale di Brindisi che portava in dote un’importante mole di  traffico passeggeri e merci, sottraendola alla possibile fusione con l’ Autorità Portuale di Taranto.

Ma tutto questo sui giornali pugliesi non lo leggerete mai. Chiedetevi il perchè….




Renzi: ” A Bari per parlare della nostra idea di Sud”

Con una nota Teresa Bellanova, coordinatrice regionale in Puglia della Mozione Renzi, e vice ministro allo Sviluppo Economico, commentando la visita di Matteo Renzi annunciata per domani a Bari accompagnato con dal  ministro Maurizio Martina, ha commentato che “sarà l’occasione per parlare della nostra idea di Sud, di Mezzogiorno, di welfare, di sviluppo, di agricoltura. Per raccontare le tantissime azioni e misure, norme e progetti, varati su questi temi dal Governo Renzi. Per incontrare i cittadini pugliesi, a cui personalmente chiedo uno sforzo per proseguire nel lavoro capillare di confronto nei territori e di elaborazione di contributi per il nostro Programma. Un programma che stiamo scrivendo insieme“.  Ad accogliere l’ex premier al terminal crociere tra gli altri ci saranno – annuncia la Bellanova –   “il sindaco di Bari, Antonio Decaro, i parlamentari pugliesi che aderiscono alla Mozione Renzi tra cui Elisa Mariano, Salvatore Capone, Ludovico Vico, l’eurodeputata Elena Gentile.

Nella nostra Mozione Renzi – prosegue Bellanovaci sono alcune parole chiave: partito pensante, primato della politica, qualità e rinnovamento della classe dirigente Pd, centralità del Mezzogiorno, prendersi cura delle persone, del territorio, del futuro”. “Prendersi cura è allo stesso tempo il metodo e l’obiettivo, per rifondare relazioni e strategie. Pensare il destino del sistema-paese e di ogni singolo territorio come parti integranti e in relazione dello stesso disegno politico. Primato della politica significa – conclude – che spetta alla politica la responsabilità di immaginare visioni e soluzioni. Un’autonomia irrinunciabile, per essere più forti e determinanti anche in Europa”.




Il PD presenta il suo candidato sindaco a Taranto: Rinaldo Melucci

Presentato questa mattina ufficialmente Rinaldo Melucci il candidato sindaco del centrosinistra tarantino, attualmente presidente dello Ionian Shipping Consortium. Un imprenditore il cui coraggio di scendere in campo e mettersi al servizio della città ha convinto le varie correnti interne al Pd jonico che su questa candidatura  ha ritrovato l’unità . Nella conferenza stampa, hanno partecipato anche i due deputati tarantini Michele Pelillo e Ludovico Vico, il coordinatore provinciale del Pd Costanzo Carrieri e l’ex segretario provinciale, Walter Musillo.

Melucci ha illustrato il suo programma che mette al centro giovani, la mobilità sostenibile, ed una particolare attenzione alle fasce deboli. “Dobbiamo puntare  – ha detto il candidato sindaco del Pdsu quella fascia della città più giovane e scolarizzata . Parliamo di circa 20-30mila cittadini  che potrebbero andare via da Taranto ed è quindi  nostro dovere quello di creare le condizioni e porre le basi affinché rimangano nella loro città”.

Rinaldo Melucci ha voluto e soffermarsi e ricordare un particolare non indifferente e cioè che non appartiene a nessun movimento politico. “Non sono un militante del Pd e candidarmi a Sindaco di Taranto  è un sacrificio, che per me ha una valenza positiva” perché ha aggiunto “significa prendersi la responsabilità di provare a fare cose importanti e straordinarie per questa città” concludendo  ” se solo ritroveremo il senso di comunità. Occorre mettere da parte le lacerazioni per essere al servizio dei più deboli. Voglio immaginare una città a misura di bambino

Oggi dobbiamo decidere – ha aggiunto Meluccicome trasformare questa città e come favorirne lo sviluppo. Taranto potrebbe diventare città moderna, europea e non più periferia. ” e concluso “Abbiamo deciso di organizzare questa conferenza stampa all’aperto per dimostrare il nostro intento di essere liberi fra la gente, sciolti da ogni vincolo”.




Grazie a Emiliano e Boccia la vittoria del NO al referendum cancella i 50 milioni per curare i tumori a Taranto

L’emendamento che avrebbe destinato 50 milioni alla sanità tarantina per assumere tra medici e infermieri 1800 persone, non può essere più incluso nella manovra finanziaria prevista dalla Legge di Stabilità . “Siamo basiti e distrutti dal punto di vista emotivo dalla notizia, non so come spiegarlo ai tarantini“, dichiara il presidente della Regione Michele Emiliano che invece di prendersela con il suo alleato anti-renziano Francesco Boccia presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, che ha ritenuto inammissibile l’emendamento, adesso se la prende contro il premier  Matteo Renzi ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti  per aver disatteso le promesse fatte prima del referendum di ripresentare l’emendamento al Senato. Ed Emiliano ha dimostra ancora una volta non solo di non essere credibile, ma sopratutto di “usare” Taranto ed i suoi problemi per la sua battaglia politica “personale” al Governo Renzi.
La crisi di governo causata dalla vittoria del NO referendario, che ha indotto alle dimissioni il presidente Renzi, ha costretto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a chiudere quanto prima la legge di Bilancio, per evitare pericolosi tentennamenti. Il testo definitivo infatti verrà approvato oggi al Senato con il voto di fiducia che non consente l’introduzione di ulteriori emandamenti ed  ulteriori modifiche. Tutti gli di emendamenti presentati alla Camera  e non approvati, in attesa di essere ripresentati al Senato vengono di fatto  esclusi, fra  i quali anche l’emendamento per la sanità jonica presentato alla Camera dai deputati tarantini del Pd ionici Michele Pelillo e Ludovico Vico, che aveva fatto litigare il governatore della Regione Puglia Michele Emiliano  ed il Presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia, nei giorni precedenti il referendum costituzionale  veri “responsabili” della scomparsa dei fondi necessari.
CdG Boccia Emiiano D'Alema
Adesso  Emiliano incapace di assumersi le sue responsabilità politiche cerca di catapultare le responsabilità contro il Governo Renzi : “A Taranto è stato un plebiscito sul no – ha dichiarato  a Radio Rai  il governatore, commentando i risultati referendari, – proprio perché non si riusciva a capire in che maniera avesse ragionato il governo. Cinquanta milioni in più sono una goccia nell’oceano, ma servivano a recuperare dati epidemiologici che derivano da un inquinamento di Stato consentito dai decreti del governoa cui Noi abbiamo sopperito a queste mancanze stanziando 30 milioni per la sanità tarantina“” con un esplicito riferimento contro i dieci decreti salva-Ilva, dimenticando che proprio grazie all’impegno del Governo per salvare l’occupazione di oltre 15.000 famiglie dei lavoratori del siderurgico tarantino, lui venne eletto con i voti del Pd a Taranto e provincia.
L’emendamento per la sanità a Taranto scompare quindi  insieme all’emandamento che avrebbe consentito la nascita dell’Agenzia del lavoro per i portuali, che riunendo i porti di Gioia Tauro e Taranto avrebbe oltre 500 portuali tarantini dalla disoccupazione proveniente dal “fallimento” della gestione del porto di Taranto da parte del Presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto Sergio Prete, incredibilmente riconfermato nei giorni scorsi. Nel frattempo Michele Emiliano (“sponsor” della riconferma di Prete) ha ottenuto dal Ministro Del Rio nei mesi scorsi  la doppia Autorità, che affiancava Bari a Taranto, e non contento l’ Autorità Portuale barese ha inglobato anche quella del Porto di Brindisi risolvendo la propria crisi gestionale, a danno del porto di Taranto. Ma tutto questo Emiliano non lo racconta…..
CdG cormez intervista BocciaCome  scrive questa mattina il Corriere del Mezzogiorno, in un’intervista a Boccia è “ulivista e lettiano, politicamente nato con Michele Emiliano, e all’attuale governatore rimasto vicino, nonostante periodici conflitti, poi accreditato di renzismo, ma con rivendicata autonomia, il parlamentare dem pugliese Francesco Boccia oggi ha una certezza: «Il Pd deve andare a congresso. Renzi deve dimettersi anche da segretario»” ammettendo le sue posizioni anti-renziane note a tutti “con Renzi sono stato critico molte volte: sulla riforma delle Popolari, sulla cancellazione della web tax, sul jobs act che non ho votato” ammettendo sembra di nuovo in grande sintonia con Emiliano. “Con Emiliano ho sempre avuto un rapporto molto intenso”.
Quando la collega del Corriere del Mezzogiorno che lo intervistava gli ha ricordato le sue accuse ad Emiliano  di “comportarsi da proprietario del partito, quando ha accolto il centrista (ed ex centrodestra) sindaco di Bisceglie, Spina, nel Pd“, Boccia ha svicolato facendo lo smemorato esibendosi in una sviolinata per il governatore pugliese “Un rapporto intenso, come dicevo, in cui ci siamo detti di tutto più volte. Ma non dimentico che ho iniziato la mia esperienza politica come suo assessore, a Bari. E credo che il suo modello di governo, prima a Bari poi in Puglia, potrebbe essere mutuato a livello nazionale“.
Boccia concludendo ha indicato in  Emiliano il suo segretario ideale: “Michele è una personalità straordinaria e un punto di riferimento per molti nel partito. Ora sta facendo il presidente della Regione e lo sta facendo bene. Si fissi la data del congresso, che non è una concessione di Renzi, è necessario”  concludendo “Quanto a me, di certo non voterò per Renzi. Se si ricandiderà”
Adesso l’unica speranza per salvare il salvabile e risolvere le problematiche di Taranto resta il Milleproroghe di fine anno. Ringraziando Boccia ed Emiliano …  che difficilmente avranno il coraggio di mettere piede a Taranto per chiedere scusa alla città per i danni causati,  pensando solo al prossimo congresso del Pd manifestando una fame di poltrone e potere. E per loro conta solo Bari e provincia.



Ennesimo “falso” del Fatto Quotidiano sul Pd di Taranto, sul decreto ministeriale 70

schermata-2016-11-25-alle-12-42-06Sospendo le iniziative a sostegno del Sì“ titola il quotidiano diretto da Marco Travaglio, che aggiunge ” ad annunciarlo è il segretario provinciale del Partito Democratico di Taranto,Costanzo Carrieri. Ma in realtà  non è così.

Infatti Carrieri non è mai stato eletto e tantomeno mai nominato segretario provinciale del Pd di Taranto, ma solo “coordinatore” in attesa che si celebri il prossimo congresso provinciale, a seguito di un accordo raggiunto fra gli esponenti più rappresentativi del Pd jonico fra cui gli onorevoli Michele Pelillo, Ludovico Vico ed il consigliere regionale Donato Pentassuglia in forte ascesa, a seguito delle dimissioni rassegnate dall’ ex-segretario provinciale Walter Musillo.

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Secondo il Fatto Quotidiano, la decisione di Carrieri deriverebbe dalla bocciatura, da parte della Commissione Bilancio alla Camera, della deroga al decreto ministeriale 70. Deroga richiesta dalla Puglia per poter spendere 50 milioni per le criticità sanitarie provocate dall’inquinamento nel capoluogo ionico. Carrieri protesta: “Da domani (cioè oggi 25 novembre) mattina, sospendo le iniziative a sostegno del ‘Sì’ al referendum costituzionale“.

In realtà Carrieri  spiega che la sua “è una posizione al momento personale, ma ne parlerò con gli organi collegiali: io sono invitato a molte iniziative, ma non andrò a nessuna di queste” aggiungendo che secondo lui quella deroga avrebbe “rappresentato una grande occasione per la nostra città e i nostri cittadini”.

Quello che sfugge a Carrieri , ma sopratutto al Fatto Quotidiano, a cui a Taranto sfuggono molte cose avendo un collaboratore un pò troppo fazioso politicamente (si dichiara pubblicamente aderente al Partito Comunista) è che questa seconda bocciatura (la prima era relativa all’ Agenzia per il transhipment – leggi QUI) ) ha dietro le quinte il nome del responsabile: il  deputato barese Francesco Boccia presidente della Commissione Bilancio che (insieme al Governatore della Regione Puglia, il barese Michele Emiliano) è uno dei principali oppositore in Puglia della politica “renziana” nel  Pd ed al Governo.

E non a caso proprio domattina a Taranto sarà presente la vice ministra per lo sviluppo economico Teresa Bellanova come si può evincere nella pagina pubblica 100 piaze per un Si, sulla pagina Facebook. E siamo certi che la Bellanova ci sarà.  Non ci meravigliamo delle fesserie scritte sul Fatto Quotidiano da Taranto. Non è la prima nè tantomeno l’ultima.

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CdG LacarraSulla bocciatura della Va Commissione Bilancio che è piena di deputati PD (22 su47) , ma non solo, essendoci nei diversi gruppi rappresentati un discreto  numero di deputati pugliesi , è intervenuto anche Segretario regionale pugliese del Partito Democratico, Marco Lacarra. “La bocciatura della deroga al DM 70 ci lascia con l’amaro in bocca” –  ha dichiarato  Lacarra –  “50 milioni di euro supplementari di spesa, che fino all’ultimo abbiamo sperato di ottenere dal governo, sarebbero stati necessari per mettere in campo azioni ed interventi concreti per far fronte a tutte le criticità dell’apparato sanitario di Taranto” che ha aggiunto  “In questi mesi sulla deroga si sono espresse a favore le comunità locali  il Consiglio Regionale nella sua interezza, i parlamentari locali e tutti i livelli del Partito Democratico. Eravamo convinti di aver portato a casa il risultato visto che nelle scorse settimane, in visita in Puglia, si erano espressi favorevolmente il Sottosegretario Vito De Filppo e il Ministro Beatrice Lorenzin”

Ecco chi sono i componenti della Commissione Bilancio:

Composizione della V Commissione Bilancio:

Area Popolare (Ncd – Udc)  –  2 componenti: Giuseppe DE MITA, Paolo TANCREDI

Civici e Innovatori  – 1 componente:  Gianfranco LIBRANDI

Democrazia Solidale – 1 componente:   Bruno TABACCI

Forza Italia  4 componenti:  Renato BRUNETTA, Alberto GIORGETTI, Lorena MILANATO, Stefania PRESTIGIACOMO

Fratelli d’Italia – AN – 1 componente:  Fabio RAMPELLI

Lega Nord –  2 componenti:  Guido GUIDESI, Barbara SALTAMARINI

Gruppo Misto –   4 componenti :  Lello DI GIOIA, Cosimo LATRONICO, Rocco PALESE (Vice Presidente)  Luca PASTORINO

Movimento 5 Stelle –   6 componenti :  Marco BRUGNEROTTO, Francesco CARIELLO, Vincenzo CASO, Laura CASTELLI, Federico D’INCA, Giorgio Girgis SORIAL

Partito Democratico  –   22 componenti :  Francesco BOCCIA (Presidente), Paola BRAGANTINI, Angelo CAPODICASA, Susanna CENNI, Carlo DELL’ARINGA, Edoardo FANUCCI (Vice Presidente), Cinzia M. FONTANA, Giampaolo GALLI Federico GINATO, Giampiero GIULIETTI, Mauro GUERRA, Francesco LAFORGIA, Alberto LOSACCO, Marco MARCHETTI,  Maino MARCHI, Fabio MELILLI, Antonio MISIANI, Dario PARRINI, Nazzareno PILOZZI, Ernesto PREZIOSI, Simonetta RUBINATO

Scelta Civica –  2 componenti  Giuseppe GALATI, Giulio Cesare SOTTANELLI

Sinistra Italiana –  2 componenti Giulio MARCON, Gianni MELILLA.

CdG Claudio de VincentiIl Governo italiano è fattivamente impegnato, da tempo, ad individuare le soluzioni ai tanti problemi di Taranto e del suo territorio. Proprio per questo ho di nuovo convocato il Tavolo istituzionale per lunedì 12 dicembre a Taranto. Quella sarà la sede nella quale fare il punto sui molteplici interventi in atto e, in particolare, sull’investimento di 200 milioni stanziato nel Contratto Istituzionale di Sviluppo per l’Ospedale San Cataldo e sul rafforzamento delle strutture sanitarie cittadine”.  Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti , asinistra nella foto, risponde all’appello che deputati pugliesi del Pd hanno rivolto all’Esecutivo.

Quindi il Sottosegretario ha reso noto di aver interloquito col ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha confermato la disponibilità a prevedere, concordandole nel confronto con la Regione Puglia, deroghe al decreto ministeriale 70 sull’organizzazione dei servizi sanitari regionali in modo da rafforzare i presidi sanitari nell’area di Taranto.”Il passaggio della Legge di Bilancio al Senato – concludeDe Vincenti consentirà di approfondire ulteriormente le modalità per far fronte alle criticità della sanità tarantina“.




Elezioni amministrative. Taranto, Anno “Zero”- 1a puntata

di Antonello de Gennaro

In questi giorni in molti, giornalisti, pennivendoli e ventriloqui si esercitano sulla stampa, siti web a scrivere ed ipotizzare il panorama elettorale delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno nel capoluogo jonico fra circa 7 mesi. E’ a dir poco imbarazzante scriverne, con il rischio di essere confusi fra queste persone che non godono più della reputazione neanche del loro specchio del bagno. Ma qualcuno un’analisi fredda, disinteressata deve pur farla, nel tentativo di far capire ai nostri lettori di Taranto ( e sono molti) qualcosa di più di quanto possano leggere altrove. Prima di andarci ad occupare delle singole candidature, cordate, liste civiche, cerchiamo di capire qualcosa di quanto accade dietro le quinte dei partiti.

CdG comune di Taranto

 Il partito sicuramente più rappresentativo e forte di Taranto, elettoralmente parlando, è  senza alcun dubbio di sorta il Pd, che è comunque in questi ultimi tempi sembra più un ginepraio di spine. Al suo interno è in corso da mesi un autentico scontro della serie “tutti contro tutti“. Il gruppo più forte fa capo all’on. Michele Pelillo (ex Margherita, ora renziano di stretta osservanza) a cui fanno riferimento senza alcun dubbio  Gianni Azzaro, un finanziere in aspettativa, capogruppo in consiglio comunale e vice presidente della Provincia di Taranto, ed il segretario provinciale uscente Walter Musillo, un perito navale anima propulsore e socio dello Ionian Shipping Consortium, il quale negli ultimi tempi dopo un commissariamento subito, disposto e quindi revocato dalla segreteria regionale del Pd (che ha dimostrato di non conoscere e rispettare neanche lo statuto del Pd) ha dato prova di poter e saper camminare anche da solo.

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Azzaro e Musillo sono (in)seguiti a ruota
dall’attuale vicesindaco Lucio Lonoce, operaio dell’ ILVA,  che si autodefinisce “pelliliano” , senza di fatto ormai esserlo più. Dietro di loro segue lo sparuto gruppo che fa riferimento all’ On. Ludovico Vico il quale alle scorse elezioni politiche non è stato rieletto dai suoi elettori, dopo la sua “scivolata” sulla vicenda ILVA e le intercettazioni pubblicate dalla stampa (in realtà solo da noi e dall’edizione nazionale del quotidiano La Repubblica), ed il gruppo emergente  che fa riferimento al consigliere regionale martinese Donato Pentassuglia che ci risulta in costante ascesa, grazie al suo incessante attivismo sul territorio.

A latere esiste un gruppetto che si definisce di “sinistra anche se non si capisce bene di quale sinistra sia, che fa capo al consigliere comunale e regionale Gianni Liviano, di cui fanno parte i consiglieri comunali Ciccio Venere e Dante Capriulo. Liviano, non molto amato all’interno del Pd tarantino,  è stato eletto in Consiglio Regionale nelle liste civiche di Michele Emiliano, che all’epoca era il segretario regionale del Pd in Puglia, il quale lo nominò assessore regionale alla cultura alla turismo, pur di non nominare assessore il consigliere regionale massafrese Michele Mazzarano (eletto “miracolosamente” in Regione, grazie ai voti tarantini di Pelillo).

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nella foto Michele Mascellaro, addetto stampa di Michele Mazzarano. Ci sono commenti…?

Michele Mazzarano pur essendo il capogruppo in consiglio regionale del Pd, si è distinto…. per aver conseguito il peggior risultato elettorale elettorale del Pd in Italia, in occasione del rinnovo del consiglio comunale  di Massafra, dove la sua candidata-sindaco, capolista del Partito Democratico, ha raccolto appena il 5% dei consensi ! Nel frattempo Mazzarano ha persino assunto nel gruppo regionale del Pd (a spese dei contribuenti) il giornalista barese Michele Mascellaro il quale contemporaneamente risulta anche alle dipendenze del quotidiano Taranto Buona Sera.  Un conflitto d’interessi a dir poco vergognoso sul quale sarebbe bene che intervenga il Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Bari, se ancora esiste….

Ma la nomina di Liviano ad assessore regionale è durata molto poco, venendo costretto alle dimissioni accettate da Emiliano in meno di 24ore, a seguito di un imbarazzante incarico-appalto conseguito in Regione da una società informatica del tesoriere della campagna elettorale . Fuoriuscita dal Pd, Annarita Lemma capolista alle scorse elezioni regionali, consigliere regionale uscente, arrivata 5a su 7 candidati, che è stato letteralmente “trombata” dal voto dei suoi (ex) elettori.
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Gli ex-vendoliani  (ex-Sel ora Sinistra Italiana) si sono ormai dei veri e propri separati in casa. Da un lato l’on. Gabriella Duranti si è alleato con il consigliere regionale Cosimo Borracino, dall’altro il Sen. Dario Stefàno (un ex-UdC) si è alleato su Taranto con l’x-assessore regionale all’ agricoltura Fabrizio Nardoni, sempre trombato dagli elettori in ogni sua campagna elettorale, che è ormai diventato uno “zombie” della politica locale, e non solo… Fra gli ex-vendoliani compare il “gruppetto” (sfaldatosi) dei SDS il mini-movimento politico tarantino che fa capo all’attuale sindaco Ippazio Stefàno, giunto al suo secondo mandato di Sindaco e quindi non rieleggibile. In occasione delle ultime primarie del centrosinistra per le elezioni regionali del Governatore di Puglia, il sindaco Stefàno ed i suoi “adepti” passarono last minute con Michele Emiliano abbandonando i loro precedenti compagni di merenda di Sel, che appoggiavano invece la candidatura di Dario Stefàno.

Nel centrodestra continua la guerra fra i “reduci” di Forza Italia, un partito ormai pressochè inesistente di fatto sul territorio, che vede l’ex-sindaco di Massafra Martino Tamburrano e l’ex-consigliere regionale Pietro Lospinuso gli unici due politici di razza presenti su Taranto e Provincia, ed i fedelissimi di Raffaele Fitto a cui fanno riferimento all’On. Gianfranco Chiarelli ed al suo inseparabile braccio destro  Renato Perrini, neo-consigliere regionale. Dietro di loro un vero e proprio deserto. Politico e di competenze.

CdG ingresso operai ILVAL’anti-politica: Il Movimento Cinque Stelle, vive esclusivamente di luce riflessa nazionale cavalcando l’anti-politica, radunando intorno a se ex-iscritti del Pd, ex-sindacalisti e molti disoccupati a caccia di uno stipendio e/o incarico pubblico. Infatti nelle precedenti elezioni comunali, il M5s pur presentando una lista non riuscì ad eleggere neanche un consigliere comunale, salvo poi eleggere al Parlamento due deputati selezionati, votati ed indicati dal popolo grillino: i due disoccupati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (che alle comunali aveva raccolto un solo voto: il suo !)  che in campagna elettorale promettevano pubblicamente di accontentarsi di sole 2.500 euro al mese, mentre qualche settimana dopo l’ingresso in Parlamento, tradirono tutte le promesse elettorali, passando al Gruppo Misto ed incassando il loro stipendio “pieno” di parlamentari. Ed accanto a Furnari e la Labriola in campagna elettorale era onnipresente l’attuale eurodeputata grillina Rosa D’ Amato sul cui sito alla faccia della “millantata” trasparenza grillina, non vi è alcuna traccia delle sue spese e compensi elettorali) un altra eccellente disoccupata che per sopravvivere faceva l’insegnante di educazione fisica nelle palestre.

CdG camera deputati

Il totale incassato da un eletto alla Camera dei deputati è bene ricordarlo, è di circa 11.770 euro netti al mese, che equivalgono ad oltre 140mila euro l’anno. Si tratta di soldi guadagnati peraltro senza dover presentare alcuna fattura o scontrino e ai quali vanno aggiunti 1.200 euro all’anno di spese telefoniche certificate e 1.850 euro al mese per il cosiddetto ‘esercizio di mandato’, soldi che possono essere destinati alle spese (in questo caso da certificare) per un collaboratore o ad esempio per l’organizzazione di un convegno. Nell’arco dei 12 mesi questo tipo di entrata può raggiungere nel caso degli onorevoli quota 23.400 euro. Aggiungendoli al totale netto si arriva ad oltre 163mila euro all’anno. Il costo lordo dello stipendio di un onorevole, infine, sfiora i 230mila euro lordi ogni 12 mesi se si considerano anche le trattenute. Qualcuno di voi può dirci cosa hanno fatto per Taranto i deputati Furnari e Labriola eletti dal popolo grillino tarantino ?

Viene quindi spontaneo farsi alcune domande: ma possono i tarantini fidarsi ancora di questa gente ? E come faranno i tarantini a fidarsi di un branco di disoccupati o di persone alla ricerca di uno stipendio lauto e sicuro, retribuito con denaro pubblico ? Ma la nostra inchiesta non finisce qui. Domani vi racconteremo i retroscena delle auto-candidature, le liste civiche che si stanno formando, e tutto quello che pennivendoli e ventriloqui altrove non vi raccontano. Buon divertimento

1 | continua.