Le intercettazioni che "svelano accordo corruttivo in Regione": "La nomina è fatta". Ed il fratello del Gip di Foggia lavora per il Pd alla Regione

BARI – Le intercettazioni delle conversazioni intercorse fra gli indagati evidenziano un quadro indiziario e probatorio che non trova però riscontro nella “discussa” ordinanza del Gip Armando Dello Iacovo, del Tribunale di Foggia,  nonostante abbia firmato l’ordinanza di custodia cautelare che ha fatto finire i Cera, padre e figlio agli arresti domiciliari, con l’accusa di tentata concussione per aver cercato di fare assumere due persone nel Consorzio di bonifica di Capitanata.
Il giudice delle indagini preliminari Dello Iacovo è finito al centro di polemiche e dubbi non indifferenti sul proprio operato, per molti incompatibile,  in quanto suo fratello Giovanni di professione giornalista, è componente dell’ufficio stampa del Gruppo Pd – Regione Puglia, nonchè addetto stampa  di Raffaele Piemontese l’assessore regionale al Bilancio,  e persino consigliere di amministrazione di Apulia Film Commission con nomina dello scorso 19 febbraio.
Secondo molti il Gip Dello Iacovo, avrebbe dovuto astenersi per incompatibilità, decisione che però ha ritenuto di non prendere, ed ha contestualmente rigettato la richiesta di arresto per Angelo e Napoleone Cera per le contestate pressioni sulla Asl di Foggia aventi come obiettivo quello di non internalizzare il servizio Cup, e per il presunto accordo con il governatore Michele Emiliano e con l’assessore al Welfare, Salvatore Ruggeri, per nominare un uomo indicato dai Cera alla guida dell’Asp di Chieuti, in cambio dell’appoggio elettorale per le amministrative di Foggia e San Severo che era stato richiesto e sollecitato da Salvatore Ruggeri. Decisione verso la quale la Procura di Foggia si è riservata di ricorrere.

La Procura della Repubblica di Foggia

L’assessore regionale al Welfare, Salvatore Ruggeri (Udc) intercettato il 6 marzo 2019 tranquilizzava  Angelo e Napoleone Cera (rispettivamente padre ed ex parlamentare dell’Udc, e figlio,  attuale consigliere regionale dei Popolari) dicendo loro:  “Non c’è nessun problema, il nome là lo devo mettere io… ” in relazione alla nomina da effettuare di commissario per la durata di sei mesi all’Asp Castriota e Corropoli di Chieuti , facendo capire che in cambio però i Cera avrebbero potuto ottenere quella nomina per un loro uomo. garantendo il sostegno al centrosinistra nelle elezioni amministrative a Foggia e San Severo, come richiesto dal governatore Michele Emiliano.

Procuratore Ludovico Vaccaro

Per il procuratore capo della Procura di Foggia Vaccaro si è concretizzata una sorta di scambio tra l’appoggio che i Cera davano a Emiliano e la loro richiesta di nomina”. La telefonata fondamentale è quella del 6 marzo intercorsa fra Emiliano e i Cera, che secondo gli investigatori interloquiscono disinvoltamente in maniera  conseguenziale, dall’argomento “Asp Chieuti” collegandolo alle elezioni. Secondo gli operanti della la polizia giudiziaria che hanno trascritto la conversazione telefonica  Angelo Cera usava in particolare dei “toni perentori” per pretendere il rispetto dell’accordo. Uno scambio quindi, secondo gli investigatori, potrebbe essere stato concordato di persona e successivamente ricordato telefonicamente.

Napoleone Cera diceva al Governatore:  “Vedi che Totò Ruggeri dovrebbe portare una cosa in giunta“, “Che cosa?” risponde Emiliano; “ L’Asp di Chieuti “ed Emiliano lo rassicura: “Va bene“. Dopodichè il figlio di Cera aggiunge: “Poi vedi, ho un’altra cosa…. ” ed a propria volta il Presidente della Regione Puglia dice  “Quindi ci vediamo con Piemontese?“, trasferendo l’argomento sul tema “elezioni”. E Cera gli risponde: ” Aspetta, ti voglio passare papà, ti metti d’accordo con lui ” .

A questo punto nella conversazione intercettata interviene Angelo Cera, al quale Emiliano chiede: “Ti sei sentito con Piemontese? ” ottenendo per risposta “No, io mi debbo sentire con te, Miché ” . “Va bene” gli risponde Emiliano, e Cera gli precisa “Non ho necessità di sentirmi con Piemontese“; “No, per vedere sul campo” dice Emiliano e Cera replica :”Io su San Severo faccio una…. una giravolta di 384 anche su tutto il territorio, avendo fatto le primarie non mi posso muovere“.

Michele Emiliano

Ma è Foggia la vera preoccupazione del presidente della Regione Puglia , e riferendosi all’esponente dell’Udc che partecipò alle primarie del centrodestra e poi portò il suo enorme serbatoio di preferenze a sostegno di Franco Landella, il sindaco di centrodestra, che poi  per ringraziamento lo nominò presidente del consiglio comunale.  “Iaccarino lo possiamo fermare?“, dice Emiliano . “No, non lo puoi fermare perché si è già venduto – gli risponde Angelo Cerama io sono convinto che il candidato vostro vince a Foggia” . Emiliano: ” Hai questa impressione? ” ; l’ex deputato Cera gli risponde parlando del candidato del centrosinistra a sindaco di Foggia Pippo Cavaliere, che è stato  sconfitto da Landella  ” No l’impressione, ho la certezza, perché se non vince al primo turno Landella perde al secondo… perché questo qui lo porta la curia vescovile, la procura, lo portano tutti quanti… è una persona per bene…

Angelo e Napoleone Cera

Dopo le rassicurazioni elettorali, la conversazione continua. Ma dopo aver  rinnovato l’impegno elettorale, Angelo Cera torna  a parlare sull’Azienda Castriota e Corropoli: “Vedi che su questa cosa di Chieuti ci tengo in maniera particolare proprio io”. Emiliano chiede:  “Ma il disegno di legge là?” ; ” È un’asp ” ; ” Vabbè poi… ” e Napoleone Cera in sottofondo nella telefonata fra il figlio ed Emiliano insiste: “Dì che noi non abbiamo preso niente ” . Ed il figlio  incalza Emiliano : ” Noi siamo usciti a pane asciutto” . E il presidente della Regione Puglia lo rassicura: ” Va bene, un bacio “.

Salvatore Ruggieri

Passano alcuni minuti ed Angelo Cera chiama l’ assessore regionale Salvatore Ruggeri e e gli dice: “Fammi una cortesia, dipende da come si muove Emiliano su quella delibera lì… mi muoverò io in provincia di Foggia… ” e Ruggeri gli risponde e lo rassicura ” Non ho problemi, io devo mettere il nome lì “; ” Vabbè tu porta la delibera domani e fammi sapere subito “ gli dice Cera. Come noto ed accertato il provvedimento fu effettivamente preparato, ma  non arrivò mai in giunta, venendo bloccato probabilmente a seguito della visita ispettiva della Guardia di Finanza di Bari, che chiedeva chiarimenti  proprio su queste nomine.




Regione Puglia: indagati per corruzione Emiliano e l'assessore Ruggeri per una nomina all’Asp

ROMA – Ancora una volta un assessore della giunta regionale pugliese guidata da Michele Emiliano viene indagato dalla magistratura. E’ ormai un’impalpabile ricordo l’audizione disciplinare dinnanzi al Csm in cui Emiliano si vantava e millantava di non aver mai avuto nelle sue giunte degli assessori indagati, affermazione smentita subito dopo per ironia della sorte dai procedimenti penali che ha visto coinvolti tre assessori, tutti del Pd: Gianni Giannini, Filippo Caracciolo e Michele Mazzarano (attualmente a processo). Ed ora è arrivato anche il quarto con le indagini a carico dell’ assessore Salvatore Ruggeri, nominato in quota Udc, avviate dal sostituto procuratore di Foggia Marco Gambardella, all’esito di inda­gini condotte dalla Guardia di Finanza di Bari.

Ieri mattina Ruggeri assessore al Welfare della Regione Puglia è stato raggiunto da un’ elezione di domicilio, con il quale la Procura di Foggia ha iscritto nel registro degli indagati imputando a suo carico il reato di corruzione. La vicenda è relativa  alla procedura di nomina del commissario dell’ Asp-Azienda per i Servizi alla Persona Castriota e Corropoli” di Chieuti (Foggia). Le Asp sono state istituite per legge regionale per sostituire le funzioni delle Ipab, istituti per l’assistenza e beneficenza, che avevano preso il posto a loro volta  di precedenti enti come le Opere Pie.

“Ho piena fiducia nella magistratura a cui  sono certo di potere illustrare ogni passaggio di un procedimento rientrante completamente nelle prerogative della politicacommenta Ruggeri – Procedimento che, tra l’altro, non si è mai concluso, perché la nomina non è mai stata fatta“. L’assessore ha reso noto di aver chiesto di essere ascoltato dai magistrati per chiarire la propria posizione.

La Procura della Repubblica di Foggia

La vicenda per quanto è stato possibile ricostruire in Regione, si sviluppa tra gennaio e febbraio, è conseguente alla decadenza del consiglio di amministrazione dell’Asp di Chieuti, ente controllato dalla Regione Puglia, che dispose la nomina di un commissario,  una nomina “intuitu personae”, che avviene quindi senza alcuna procedura di evidenza pubblica, basandosi esclusivamente su un rapporto fiduciario, ragione per la quale perché Ruggeri sostiene che il procedimento riguarda le prerogative della politica. Nonostante l’incarico di commissario è privo di alcun compenso economico, per i servizi erogati dall’Asp, è molto ambito dalle forze politiche in virtù del consenso, o meglio delle clientele, che ne derivano.

Due politici foggiani (padre e figlio) pretendevano che il commissario da nominare fosse espresso dell’Udc e quindi hanno proposto per la nomina , un avvocato che collabora con il gruppo dei Popolari/Udc in Consiglio regionale. Tale richiesta viene opposta dai rappresentanti foggiani del Pd in consiglio regionale  che volevano far nominare una persona di area “dem”. Conseguentemente l’istruttoria preparata dagli uffici competenti viene trasmessa al governatore Emiliano per la firma il del decreto di nomina . Inutilmente . Infatti Michele Emiliano a conoscenza della contesa in essere tra Udc e Pd foggiano, ha cercato di evitare ogni frizione politica a pochi mesi dalle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale pugliese. La nomina quindi non è stata fatta e l’Asp di Chieuti è in attesa della nomina di un commissario.

In serata il presidente della Regione Puglia  ha reso noto su Facebook  di aver appreso di essere anche lui indagato nell’inchiesta della Procura di Foggia relativa alla nomina del commissario di una Asp, nell’ambito della quale la magistratura dauna ha notificato ieri un invito a comparire all’assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri, spiegando di aver “appreso da Ruggeri di essere anche io – scrive – sottoposto ad indagini preliminari”. “L’accusa – scrive  Emilianoconsiste nell’avere ricevuto indicazioni politiche da un consigliere regionale per nominare commissario di una Asp una determinata persona. E ció, nonostante io abbia ritenuto di non accogliere tale indicazione formulatami sin dal febbraio 2019, tanto che nessuna nomina è stata effettuata sino ad oggi. Non ho accolto l’indicazione nominativa ricevuta, avendola ritenuta non pienamente soddisfacente alla luce delle mie prerogative discrezionali. Rispondo dunque per una nomina mai effettuata”.

Il governatore pugliese Emiliano come al solito quando accadano vicende del genere, che vedono la presenza incombente della magistratura, ha evitato di commentare le motivazioni sull’iscrizione nel registro degli indagati del suo assessore Ruggieri, nonostante nei casi precedenti che hanno visto assessori della sua giunta indagati ha sempre preteso le dimissioni dalla Giunta dall’interessato in questione . A questo punto il quesito che circola in Regione è il seguente: l’ assessore Ruggieri si dimetterà ?

In molti nutrono più di qualche dubbio, le elezioni si avvicinano…avranno ragione ?




Michele Emiliano indagato per abuso d’ufficio: “Nominò a Innovapuglia il sindaco di Bisceglie violando la Legge Severino”

ROMA – Nuovi problemi con la giustizia per il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al quale è stato notificato un altro avviso di proroga delle indagini preliminari per “abuso d’ufficio”. La vicenda riguarda  la nomina, a luglio 2017, di Francesco Spina (ex sindaco di Bisceglie) come consigliere della società Innovapuglia, che gestisce gli appalti centralizzati della Regione. Una nomina che di fatto ha violato la Legge Severino che vieta l’assegnazione di incarichi pubblici a chi nel biennio precedente abbia fatto parte della giunta e del consiglio di Comuni con più di 15mila abitanti.

Il provvedimento è stato notificato ad Emiliano venerdì scorso, al termine di un’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari su delega del pm dr.ssa Chiara Giordano,  titolare del fascicolo. Emiliano già due mesi fa, aveva ricevuto un altro avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Bari, insieme al suo capo di gabinetto Claudio Stefanazzi, e tre imprenditori, i quali avevano finanziato la campagna elettorale nel 2017 durante la campagna elettorale per le “primarie” del Pd .

Emiliano e Spina

Spina, sindaco di Bisceglie fino ad agosto del 2017, in base alle norme previste dalla legge Severino non avrebbe potuto ricevere incarichi prima di due anni. La nomina nel consiglio di InnovaPuglia è stata decisa dalla giunta regionale a fine luglio 2017 incurante delle norme di legge . Spina è stato indagato anche per “falso” in quanto, al momento dell’accettazione dell’incarico avrebbe firmato una dichiarazione in cui attestava di non trovarsi in situazioni di conflitto di interessi.

Immediata la reazione del governatore pugliese, che ha diramato una nota commentando la vicenda: “È tutto regolarissimo. Non abbiamo nessuna preoccupazione” ha detto Emiliano, secondo il quale “l’inconferibilità è stata esclusa dall’Anac e dagli uffici del Gabinetto del Presidente perché Spina è un semplice consigliere di amministrazione senza deleghe. La inconferibilità dei sindaci riguarda solo il ruolo di presidente con deleghe o di amministratore delegato. In caso di consiglieri di amministrazione senza deleghe non sussiste”. A sentire la versione di Emiliano che spesso e volentieri dimentica di non essere un giudice, ma soltanto un magistrato in aspettativa (peraltro sanzionato dal Consiglio Superiore della Magistratura)  “il reato tecnicamente non sussiste”.

Quello che Emiliano non dice che la nomina che lui considera legittima sulla base a un parere dell’ Anac, in realtà altro non era che un semplice atto di segnalazione dell’ Autorità Anticorruzione al Parlamento a cui si proponeva di escludere dalla Severino alcuni casi di inconferibilità, tra cui la nomina in incarichi senza poteri di gestione: suggerimento questo che però non è mai stato recepito dal legislatore. Quindi resta da capire da dove Emiliano tragga le sue imbarazzanti deduzioni ed auto-assoluzioni

Emiliano passa al contrattacco: “I reati che invece sussistono ed anzi si ripetono (e che sono stati da me già denunziati al Procuratore della Repubblica) – ha aggiunto il presidente della Regione Puglia – sono quelli dei pubblici ufficiali che veicolano notizie coperte dal segreto istruttorio, che poi vengono diffuse, determinando una rivelazione del segreto di ufficio e conseguentemente un danno alla mia immagine con dettagli privi di alcun rilievo penale. Non discuto la notizia della richiesta di proroga delle indagini – ha aggiunto l’ex pm antimafia – ma la minuziosa descrizione del merito dell’indagine dettagliatamente riportata dalla stampa ed ignota al diretto interessato, perché non descritta neanche nella citata richiesta. A questo punto, accanto al rapido accertamento della verità,  è inevitabile – e sono fiducioso – che la magistratura faccia di tutto per individuare questi pubblici ufficiali che si pongono al di fuori della legge anziché tutelarla“.

Anche in questo caso Emiliano cade nel ridicolo, in quanto fu proprio un giornalista a rendergli noto che si indagava su di lui, e non lo apprese certamente da un articolo di giornale o dal web… La Procura di Bari dovrà ora esaminare la documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza e stabilire se l’indagine merita di andare avanti o procedere alla proposta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari.

 

 

 




Regione Puglia rivede e taglia i costi per le plafoniere d'oro della nuova sede

ROMA – L’intervento della Corte dei Conti e la figuraccia fatta dalla dirigente Barbara Valenzano  capo dipartimento infrastrutture e lavori pubblici  della Regione Puglia, al programma “Non è l’ Arena” di Massimo Gilletti (La7)  per provare invano a rispondere alle domande relative soprattutto alla spesa da oltre un milione di euro fatta dalla Regione per acquistare 1.600 plafoniere dal costo di 632 euro a pezzo, hanno indotto la Regione a rivedere le proprie spese “folli”, dopo l’apertura di un’inchiesta della magistratura contabile sulle cosiddette “plafoniere d’oro” previste in primo momento per l’imponente nuova sede del Consiglio Regionale Pugliese in via Gentile a Bari

 

 

Oltre all’intervento provvidenziale della trasmissione televisiva, sono arrivati anche degli esposti presentati dal Movimento Cinque Stelle, che hanno fatto scaturire una seconda inchiesta avviata dalla Procura di Bari ordinaria. Le indagini sono condotte dal pm Savina Toscani. Recentemente la Guardia di Finanza di Bari ha acquisito altri documenti riguardanti impianti di illuminazione e compensi professionali.

La sezione Lavori pubblici della Regione Puglia ha cercato di salvare evidenti responsabilità, procedendo ad un taglio drastico delle spese iniziali preventivate,  con una versione riveduta e corretta del progetto,  che ha portato a una conseguente archiviazione dell’indagine. Grazie l’annullamento degli atti ed impegni di spesa iniziali, ed a seguito anche all’elaborazione di nuovi documenti della Direzione lavori su espressa richiesta del Responsabile unico del procedimento (Rup), il costo come per incanto è stato praticamente dimezzato: il danno erariale inizialmente individuato dagli inquirenti  in circa 600 mila euro  è stato dimezzato.  Ed il fascicolo della procura regionale della Corte dei Conti potrebbe essere archiviato in tempi brevi.

In ogni caso, gli accertamenti diretti dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Carmela de Gennaro, si sono rivelati decisivi per sventare un consistente spreco di risorse pubbliche. Un fiume di denaro incanalato verso l’acquisto di 1.703 plafoniere al costo di 632 euro ciascuna. A distanza di pochi mesi dall’avvio delle indagini, però, c’è stata l’improvvisa inversione di rotta. Che è documentata in una relazione della guardia di finanza trasmessa alla Procura della Corte dei Conti, pagine che segnano una svolta nell’inchiesta e preludono a una rapida conclusione.

I militari del nucleo anticorruzione della Guardia di Finanza, ai quali sono state affidate le indagini dal procuratore de Gennaro, il 21 marzo  scorso sono ritornati negli uffici della Regione Puglia acquisendo le carte per accertare gli sviluppi della vicenda plafoniere. La sezione Lavori pubblici ha rilevato incongruenze in alcuni atti contabili e il RUP, cioè il responsabile unico del procedimento ha chiesto alla Direzione lavori di procedere all’annullamento e all’elaborazione di nuovi documenti per la successiva approvazione.

Per quanto riguarda le plafoniere, le novità sono tutt’altro che indifferenti: infatti è stato fissato il prezzo di 308,21 euro per ciascuna delle 1.709 lampade al posto del costo esorbitante di 637,11 euro l’una per 1.703 luci. Così facendo l’impegno di spesa per la Regione Puglia si è quasi dimezzato, passando da poco più di un milione (per la precisione 1.084.988,33) a 526.730,89 euro con un risparmio di 558.267,44 euro, soldi pubblici che fino a poco tempo fa erano destinati all’ acquisto di plafoniere di lusso, ritenute evidentemente necessarie per illuminare a dovere la nuova casa delle istituzioni pugliesi.

I sogni di “grandezza” alla barese sono stati accantonati con una immediata retromarcia, che è bene ricordare, è avvenuta solo e soltanto successivamente all’avvio delle indagini. Di fatto l’unico soggetto che potrebbe restare danneggiato economicamente è l’impresa Guastamacchia, che ha eseguito i lavori, in quanto i soldi già versati potrebbero essere infatti recuperati sulle somme ancora dovute, e dall’azienda non sono giunte obiezioni.

 




Sospeso per falso e truffa in concorso il presidente della Commissione Tributaria di Bari

BARI –   I Finanzieri della Sezione anticorruzione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari hanno eseguito una hanno eseguito una misura cautelare personale nella notifica della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della pubblica funzione di Presidente della Commissione Tributaria di Bari, per la durata massima di dodici mesi per tutti i reati contestati (falso e truffa, in concorso), nei confronti di Filippo Bortone, magistrato ordinario in pensione, ex presidente del Tribunale di Trani.

La misura è stata disposta dal GIP dr.ssa Carmen Corvino presso il Tribunale di Foggia su richiesta del pm dr.ssa Anna Landi della Procura della Repubblica di Foggia, nell’ambito di una complessa indagine svolta dalle Fiamme Gialle baresi in con la collaborazione la Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura del capoluogo dauno.

L’attività investigativa svolta è una parte di quella più estesa, denominata “Giustizia Privata” diretta dalla Procura  di Foggia, che vide coinvolti numerosi pubblici dipendenti e magistrati (togati e non) delle Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale, sezione staccata di Foggia, indagati per vari reati quali “corruzione“,” falso” e “truffa“, e culminata con l’arresto di 13 persone nel novembre 2017 .

Ordinanza SMALL Bortone Commiss Tributaria

Insieme al Bortone sono stati indagati anche il suo segretario Vittorio Marinaccio, il quale di fatto ha redatto ben  415 atti falsi, fra i quali 148 sentenze false nel 2013, 226 sentenze false nel 2014, e 41 sentenze false nel 2015, tutte successivamente firmate dal presidente della Commissione tributaria,  ed il commercialista Gaetano Stasi, originario di Castellaneta (TA)  attualmente residente a Foggia, che addirittura aveva redatto una sentenza firmata in seguito come propria dal Bortone.

A stralcio di quell’indagine, fu avviato un secondo filone investigativo che ha visto coinvolti il Bortone Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Bari, insieme ad altri due indagati già coinvolti nella prima tranche.  In particolare, la vicenda penale che li ha visti coinvolti riguarda la circostanza per cui il Presidente, secondo le prospettazioni dell’accusa, negli anni 2013-2016, in quanto Presidente di varie sezioni della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia prima e di Bari poi, quale giudice relatore di centinaia di sentenze, sottoscriveva i predetti provvedimenti in realtà redatti materialmente da terzi estranei alla funzione giurisdizionale.

Di conseguenza, limitandosi esclusivamente a sottoscrivere le sentenze redatte da altri, induceva in errore il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Ente erogatore del compenso spettante per la redazione di ciascun provvedimento giurisdizionale), in ordine alla genuinità e alla “paternità” delle stesse.

Per poter capire meglio come funzionava la giustizia a Trani, riportiamo di seguito le dichiarazioni dei magistrati all’ atto del commiato di Filippo Bortone da presidente del Tribunale di Trani, avvenuto nel settembre del 2016.

“Bortone, lascia un segno importante. Le scelte del Presidente sono sempre state condivise da tutti, Trani non è un Tribunale facile. La criminalità in questo territorio è aggressiva ed è per questo che l’impegno della sezione penale è sempre stato rilevante” disse il giudice Giulia Pavese, presidente della Sezione Penale del Tribunale di Trani. Il procuratore facente funzioni, Francesco Giannella, invece esordì con una battuta relativa all’audio nell’aula di Corte d’Assise, che non è riuscito a far sistemare. “In questi anni si sono vissute alcune rivoluzioni e vicende giudiziarie piuttosto complesse, ma le abbiamo potute attraversare anche grazie alla serietà che il presidente ci ha ridato. A nome di tutti noi pubblici ministeri un grandissimo grazie per questo impegno. Un consiglio che mi sento di dare al successore è di continuare con questo percorso che tu hai tracciato

In aula era presente anche l’ex procuratore Carlo Maria Capristo, nel frattempo diventato capo della Procura di Taranto. “Al tuo successore – disse Capristochiedo di continuare il percorso che tu hai tracciato e di continuare a tenere aperte le porte del Tribunale come tu hai fatto. Il Tribunale di Trani deve rimanere un fiore all’occhiello. Trani ha bisogno di persone come te, per questo tu non uscirai mai di scena”. Michele Ruggiero, presidente della sottosezione di Trani dell’ Anm, l’ Associazione nazionale dei magistrati, disse a sua volta  che “tutti i magistrati tranesi vedono nel presidente Bortone un grande maestro”.

In quella occasione il Bortone proferì queste parole:  “All’inizio consideravo questo mio pensionamento come una forma di dispetto giunto in un momento in cui le mie forze sono ancora intatte e ci sono tanti discorsi avviati. Poi sono entrato in un altro ordine di idee. In fondo il pensionamento è un traguardo. Sono i miei primi 50 anni di studio e lavoro perché non ho intenzione di fermarmi”.

i magistrati Antonio Savasta e Michele Nardi

Tutte queste parole aiutano meglio a capire il disastro della giustizia a Trani (e non solo…) culminato con l’arresto dei magistrati SavastaNardi  accusati di avere creato una vera e propria associazione a delinquere, finalizzata a dirottare processi e indagini in cambio di tangenti. Proprio ieri Il Tribunale del Riesame di Lecce ha rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanni Gallo, confermando in tal modo l’impianto accusatorio della Procura di Lecce. Resta quindi  in carcere Michele Nardi, l’ex giudice di Trani (oggi in servizio come pubblico ministero a Roma ma sospeso dalle funzioni), arrestato il 14 gennaio con l’accusa di corruzione in atti giudiziari insieme all’ex collega Antonio Savasta.

A seguito della decisione del Tribunale Riesame di Lecce svaniscono per ora le speranze di Nardi di ottenere la libertà e quindi il magistrato è costretto a restare nel carcere di Matera, dove peraltro sta scontando una condanna anche l’ex magistrato della Procura di Taranto Matteo De Giorgio . Il magistrato Antonio Savasta, attualmente detenuto a Lecce, al momento non ha avanzato richieste di scarcerazione e starebbe collaborando con gli inquirenti salentini (il procuratore Leonardo Leone de Castris e la pm Roberta Licci) per cercare di alleggerire la propria posizione processuale.

E poi la chiamano anche “giustizia”….

 




Cassazione rinvia al Riesame l' arresto e sequestri all' imprenditore Beltramelli coinvolto nello scandalo Ferrovie Sud Est

ROMA – Gli ermellini della  Corte di Cassazione hanno annullato con rinvio al Tribunale del Riesame di Bari i precedenti provvedimenti che confermavano l’arresto dell’imprenditore Carlo Beltramelli e di  sua moglie Carolina Neri, imputati entrambi  nel processo sul crac da 230 milioni di euro delle Ferrovie Sud Est, per il quale erano stati disposti sequestri per oltre 9 milioni di euro. I fatti contestati sono relativi agli anni 2001-2015.

La Suprema Corte ha accolto i ricorsi dei difensori, gli avvocati Marco Cornaro, Nicola Quaranta, Luigi Stortoni ed  ha rinviato ad altra sezione del Tribunale della Libertà di Bari la decisione valutazioni sulla sussistenza delle misure cautelari personali e reali. Carlo Beltramelli si trova  agli arresti domiciliari dal 1 febbraio scorso,  ove resterà fino ad un’eventuale nuova decisione del Riesame. Oltre a Beltramelli sono ancora detenuti Luigi Fiorillo, già commissario governativo, amministratore unico e legale rappresentante della società Fse, l’ avv. Angelo Schiano, legale della società il quale viene ritenuto “socio occulto” e l’imprenditore Fabrizio Romano Camilli.

Nel processo sulle Ferrovie Sud Est  tra ex consulenti e funzionari della società e imprenditori, sono imputate altre dieci persone  accusate a vari titolo di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di fondi.  La prossima udienza del processo si terrà il prossimo 17 ottobre ed in quella sede i giudici dovranno anche valutare se ammettere la costituzione di parte civile della Regione Puglia che era stata esclusa esclusa nell’ udienza preliminare dal Gip, mentre sono già state ammesse le costituzioni,  del Ministero dei Trasporti, del Ministero dell’Economia, della stessa società Fse e delle Ferrovie dello Stato.

Stando alle indagini della Guardia di Finanza di Bari, coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai sostituti procuratori della repubblica di Bari Francesco Bretone, Bruna Manganelli, Luciana Silvestris  , sarebbero stati dissipati e distratti nell’arco di circa 10 anni,  risorse finanziarie per centinaia di milioni di euro, falsificando bilanci ed esternalizzando servizi senza effettuare gare d’appalto per consulenze legali (emblematico il caso dello Studio Legale Vernola) gestione di servizi informatici, acquisti e manutenzione di treni.




Cambio al vertice del Reparto Aeronavale di Bari della Guardia di Finanza

ROMA – Nella mattinata odierna, presso la caserma “Maresciallo Capo Raffaele Vitiello”, sede della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Bari, si è svolta la cerimonia di avvicendamento del Comandante del Reparto Operativo Aeronavale di Bari, tra il Colonnello Antonello Maggiore, originario di Taranto,  ed il Colonnello Domenico Di Biase.

da sx il colonnello Maggiore, il generale Augelli ed il colonnello Di Biase

La cerimonia, svolta alla presenza del Comandante Regionale Puglia della Guardia di Finanza, il Generale di Divisione Vito Augelli, ha visto la partecipazione dei Comandanti Provinciali della Regione e di una rappresentanza di Ufficiali, Ispettori, Sovrintendenti, Appuntati e Finanzieri, in servizio nei Reparti aeronavali dislocati in Puglia.

Il Colonnello Antonello Maggiore che assumerà un importante incarico presso il Comando Generale della Guardia di Finanza ha salutato i suoi collaboratori ringraziandoli per l’impegno e la dedizione profusa. Nei suoi due anni di permanenza a Bari, il Reparto Operativo aeronavale ha conseguito importanti risultati nel contrasto ai traffici illeciti via mare, con particolare riguardo al traffico internazionale di sostanze stupefacenti ed all’immigrazione irregolare. Molteplici, inoltre, i rilevanti risultati di servizio conseguiti nel campo della Polizia Economica Finanziaria sempre in stretta sinergia con i Reparti territoriali ed investigativi del Comando Regionale Puglia.

Il Colonnello Di Biase ha ringraziato la linea gerarchica per il prestigioso incarico affidatogli, sottolineandone la delicatezza e l’importanza ed ha assicurato massimo impegno e disponibilità affinché il Reparto, come da consolidata tradizione e in prosecuzione con quanto fatto dal suo predecessore, continui a rappresentare un insostituibile punto di riferimento nell’attività di contrasto ai traffici illeciti via mare.

Al termine della cerimonia, il Comandante Regionale ha ringraziato il Colonnello Antonello Maggiore per l’impegno profuso e per gli importanti risultati conseguiti nel suo periodo di Comando ed ha formulato al Colonnello Domenico Di Biase i migliori auguri di buon lavoro per il nuovo incarico. Ad entrambi gli uffficiali che si avvicendamo i complimenti ed i migliori auguri dalla Direzione, redazione e collaboratori del CORRIERE DEL GIORNO, da sempre vicini ai militari della Guardia di Finanza.




Bari Calcio e Banca Popolare di Bari: indagati in 4 dalla Procura barese

ROMA – Il presidente del club biancorosso, Cosmo Giancaspro è finito nuovamente sotto indagine. I finanzieri del nucleo di polizia economico- finanziaria della Guardia di Finanza di Bari nell’ambito di una nuova inchiesta che ha già quattro indagati, tra cui Giancaspro e funzionari dell’istituto di credito, si sono presentati  su delega della Procura, sono ritornati negli uffici della società calcistica Fc Bari 1908, per acquisire documentazioni negli uffici amministrativi, e  successivamente si sono recati anche presso la sede della Banca Popolare di Bari per verificare dei documenti.

Le ipotesi di reato avanzate dai pm Larissa Catella e Giuseppe Dentamaro della Procura di Bari  sono  ostacolo all’attività di vigilanza e falso in atto pubblico. Il Fc Bari 1908, con un comunicato stampa rende noto che “Le attività non hanno avuto a oggetto questioni concernenti la convocazione dell’assemblea straordinaria dei soci,  né tantomeno alcun aspetto relativo alla situazione patrimoniale della società“, infatti l’ indagine in corso è diferente è relativa ad alcune incongruenze, che potrebbero essere delle false attestazioni, nella vicenda del mancato pagamento dei contributi ai calciatori.

In pratica quanto è costata la penalizzazione di due punti in classifica alla squadra e, di fatto, l’esclusione dai playoff. Ecco cosa è successo: la società avrebbe dovuto pagare ai tesserati entro lo scorso 16 marzo i contributi e le ritenute d’acconto per le mensilità di gennaio e febbraio 2018, attraverso la trasmissione telematica dei modelli F24. Ed il Fc Bari 1908, guidato dal presidente Giancaspro lo effettua, o almeno così sostiene in una dichiarazione depositata alla Covisoc, la commissione di vigilanza della FIGC sulle società di calcio professionistiche, che è stata controfirmata da Giovanni Palasciano responsabile controllo contabile della società calcistica barese,  il quale però che nei giorni successivi si è accorto che  sugli estratti conto della società non compare alcun pagamento per gli F24 e quindi ha correttamente segnalato tale anomalia alla Covisoc.

La commissione di vigilanza della FIGC ha mandato i suoi ispettori a Bari, ma non è stata data loro la possibilità di accedere alla sede del Fc Bari 1908,  da qui la segnalazione alla Procura federale. Lo scorso 6 aprile, la società calcistica Fc Bari 1908 diffonde un comunicato in cui  vengono smentite tutte le voci relative al mancato pagamento, assicurando invece che è stato effettuato regolarmente nei termini previsti, e lo stesso giorno vengono trasmessi alla Covisoc degli F24, con timbri e firme della Banca Popolare di Bari, che sono però ben ben diversi da quelli telematici passati sotto gli occhi di Palasciano,  e persino la data del bonifico: 16 marzo 2018.
Gli accertamenti immediati della Guardia di Finanza, però, hanno portato alla luce una realtà  ben diversa: i quattro modelli F24 sono stati pagati dalla Banca soltanto il 6 aprile 2018 cioè  lo stesso giorno del comunicato stampa, e quindi dopo il deposito di due bonifici e un giroconto per un milione 148mila euro. Ma dagli atti dell’indagine svolta dai finanzieri vi è una copia dell’estratto conto prodotto dalla Banca Popolare di Bari, da cui risulta che l’operazione è stata effettuata il 16 marzo ! A seguito della perquisizione eseguita ieri, il consiglio di amministrazione della Banca barese ha disposto una indagine interna.
Questa serie di incongruenze documentali, dichiarazioni contraddittorie, falsi, sui quali hanno voluto vederci chiaro la Procura della repubblica di Bari e la Procura federale calcistica. Mentre il primo procedimento federale si è concluso con la penalizzazione di due punti per il Fc Bari 1908, l’inibizione di tre mesi per Giancaspro e il proscioglimento per Palasciano, adesso i pubblici ministeri della procura della Repubblica di Bari  Catella e Dentamaro che già indagano sul fallimento della Finpower srl, una delle società di Giancaspro, la cui liquidazione a causa del pesante debito in bilancio è stata richiesta ed ottenuta sia in primo che secondo grado dalla Procura . L’ipotesi di reato, in quel caso, è di bancarotta fraudolenta.
Ad  una settimana all’assemblea straordinaria dei soci nella quale si decideranno le sorti del Fc Bari 1908  che adesso rischia la messa in liquidazione, sarà quindi fondamentale l’esame ed accertamento delle documentazioni acquisite, a fare chiarezza ed imprimere una direzione più chiara all’inchiesta giudiziaria in corso.



La Guardia di Finanza intercetta veliero con migranti nel Salento. Arrestato lo scafista

ROMA – L’imbarcazione è stata intercettata, intorno alla mezzanotte di sabato scorso, da una vedetta del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari, al largo del porto di Santa Maria di Leuca (LE), in acque territoriali. Intercettato il veliero, i finanzieri hanno deciso di procedere al controllo insospettiti per la singolare navigazione notturna dell’imbarcazione che dirigeva, verso la costa, a luci spente e priva dei segni identificativi, quali la targa e il nominativo.

Durante il controllo i militari sono saliti a bordo accertando la presenza di numerosi migranti nascosti sottocoperta. Il veliero monoalbero, della lunghezza di circa 8 metri, di colore bianco, battente bandiera belga, è stato condotto presso il porto di Gallipoli, e sottoposto a sequestro. In banchina, era già stato predisposto il dispositivo di accoglienza, anche sanitario predisposto dal Piano Prefettizio e attivato a cura del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Lecce, in coordinamento con la locale Prefettura e Questura.

I 15 migranti di nazionalità dichiarata iraniana e irachena sono stati condotti presso il locale Centro d’accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto. All’esito degli approfondimenti di polizia giudiziaria, svolti congiuntamente dai militari della Sezione Operativa Navale di Gallipoli e dal “Pool Antimmigrazione Investigativo Interforze” istituito dalla Procura della Repubblica di Lecce e coordinato dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Lecce, lo skipper, 35 anni, di nazionalità romena, è stato arrestato per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e posto a disposizione della competente Autorità Giudiziaria.

 




Confiscato dallo Stato il tesoro del “boss” barese Savinuccio Parisi: ville e cavalli per 1,2 milioni

ROMA – Ci sono voluti nove anni ma, alla fine, lo Stato ha messo le mani su una parte del tesoro di Savinuccio Parisi, il “boss” da sempre del quartiere Japigia di Bari, ripetutamente condannato per associazione mafiosa e attualmente in carcere.  I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, all’esito di approfondite indagini patrimoniali, hanno eseguito un provvedimento di confisca definitiva, disposto dalla Corte di Appello di Bari su proposta del Procuratore della Repubblica alla stessa sede, del patrimonio riconducibile al noto malavitoso.

In particolare, sono state confiscate 2 ville ubicate nel territorio di Torre a Mare, 1 autovettura, 2 motocicli, 5 cavalli da corsa, vari orologi di lusso e 2 rapporti finanziari, per un valore stimato complessivo di oltre un milione e duecentomila euro, risultati nella disponibilità del noto criminale, considerato “socialmente pericoloso” nell’accezione del Codice antimafia, alla luce dei numerosi e gravi precedenti penali e di polizia, che denotano una spiccata tendenza a commettere reati contro il patrimonio e le persone e in materia di armi e stupefacenti.

“Savinuccio” PARISI era stato arrestato nel 2009 dalla Guardia di Finanza nell’ambito della nota operazione “Domino” per associazione a delinquere di stampo mafioso e per associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Il provvedimento di confisca è stato emesso dall’Autorità Giudiziaria sulla base degli esiti di mirati accertamenti eseguiti dai finanzieri del G.I.C.O., nel corso dei quali sono stati valorizzati in chiave patrimoniale i dati acquisiti nell’ambito delle indagini penali, nonché analizzate ed incrociate le informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso al Corpo, che hanno consentito di rilevare l’assoluta sproporzione tra l’elevato valore dei beni nella disponibilità di Savino Parisi (per la maggior parte intestati  “prestanome” compiacenti) rispetto ai redditi dichiarati e all’attività economica svolta da quest’ultimo.

Nell’ambito degli accertamenti patrimoniali si è scoperto che Parisi ed i suoi familiari risultavano nullafacenti e nullatenenti ma nello stesso tempo vantavano un patrimonio di centinaia di migliaia di euro. Proprio la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni intestati ormai divenuti di proprietà dello Stato, che saranno acquisiti al patrimonio dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e poi destinati ad una nuovo utilizzo, ma questa vola legale.




Inchiesta Ferrovie Sud Est. Indagato dirigente della BNL Paribas

Giuseppe Maria Pignataro

ROMA – Nell’ambito dell’indagine della Procura di Bari  sul crac della società Ferrovie Sud Est è stata disposta una interdizione di 12 mesi  nei confronti di Giuseppe Maria Pignataro, Responsabile Mercato Pubblica Amministrazione Direzione Centrale di BNL PARIBAS . Il dirigente della BNL  sarebbe coinvolto anche nella crisi dell’ ATAC  a società municipalizzata di trasporti del Comune di Roma, per la gestione dei rapporti fra la BNL Paribas e la pubblica amministrazione.

Il dirigente della BNL Paribas risponde dell’accusa di bancarotta fraudolenta in concorso con Luigi Fiorillo  l’ex amministratore unico di Ferrovie Sud Est , insieme a due altri funzionari di BNL PARIBAS  in servizio entrambi presso la Filiale di Bari, Fabio Ferretti, responsabile dei rapporti con Fse, Vito Colaprico, responsabile dei rapporti con la pubblica amministrazione.

la sede di Bari della BNL Paribas

Secondo le indagini della Guardia di Finanza di Bari , coordinate dal procuratore aggiunto Roberto Rossi e dai sostituti procuratori  Francesco Bretone, Bruna Manganelli e Luciana Silvestris e , le condotte dei funzionari dell’istituto di credito avrebbero aggravato la situazione debitoria della società di trasporto pugliese attraverso la concessione di finanziamenti a fronte di una serie di garanzie praticamente illimitate, il mantenimento di linee di credito in favore della società oramai in fase di dissesto e l’assenza di qualunque tipo di controllo sulla destinazione delle somme erogate.

Agli indagati vengono contestati in particolare i reati di bancarotta fraudolenta impropria, a causa di operazioni dolose, effettuate ai danni della società Ferrovie Sud Est  e di bancarotta fraudolenta preferenziale in favore di BNL PARIBAS  . In pratica i funzionari bancari nonostante la crisi finanziaria ben nota della società pubblica di trasporti pugliese, avrebbero continuato ad erogare crediti che l’ex amministratore Fiorillo in realtà avrebbe utilizzato per ingenti e sproporzionate spese indebitando così facendo la società pubblica, contribuendo con il proprio operato a generare un grave impoverimento finanziario di Fse.

I dirigenti della BNL PARIBAS    avrebbero rimodulato a partire dal 2012 i rapporti bancari a proprio favore, così determinando il rientro della propria posizione creditori a scapito della massa degli altri creditori. La Procura di Bari aveva chiesto il carcere per Giuseppe Pignataro ma per sua fortuna,  il Gip del Tribunale di Bari dr.ssa  Alessandra Susca, ha ritenuto sufficiente ad evitare il rischio di inquinamento probatorio e la reiterazione del reato disponendo il divieto di esercitare per un anno gli uffici direttivi dell’istituto di credito BNL o di alta persona giuridica o impresa operante nel settore bancario-finanziatio.

Lo scorso febbraio erano state arrestate (e poste ai domiciliari) dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari11 persone, tra cui l’ex commissario Fiorillo, per i reati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di ingenti quantità di denaro, per il crac da 300 milioni. Alcuni giorni dopo la BNL PARIBAS  non era stata ammessa al concordato preventivo, in quanto sull’istituto bancario italo-francese erano in corso accertamenti da parte della Procura di Bari che aveva depositato in aula un decreto di perquisizione eseguito nei mesi scorsi nei confronti di BNL, che  negli anni in cui sarebbero state commesse le condotte fraudolente che avrebbero portato al crac, era la banca di riferimento di Ferrovie Sud Est.

Dagli atti della Procura di Bari sul crac della società di trasporti pugliese Ferrovie Sud Est che ha portato all’interdizione di Giuseppe Maria Pignataro  sono emerse “analoghe pressioni nella gestione della crisi Atac“.Secondo i magistrati baresi ci sarebbe un vero e proprio “sistema Pignataro” che nella gestione dei rapporti fra BNL e la pubblica amministrazione, coinvolgerebbe anche la crisi dell’ Atac la municipalizzata del Comune di Roma) .  Infatti secondo i magistrati baresi  “attraverso molteplici logiche organizzative, indubbie capacità relazionali e discutibili trame comunicative si conferma l’estrema pericolosità sociale di Pignataro sempre pronto a cercare, anche attraverso evidenti mezzi di pressione, soluzioni alternative allo schema legale onde evitare, per evidenti finalità affaristiche, che società pubbliche come Atac e Fse, finanziate da Bnl, possano essere assoggettate a procedura concorsuale“.

Agli atti dell’inchiesta compaiono delle intercettazioni telefoniche intercorse nel luglio 2017 fra il  Pignataro e Maria Grazia Russo, direttore Amministrazione e Finanza di Atac ed anche con Lorenzo Bagnacani, amministratore delegato di Ama (la municipalizzata ambientale di Roma Capitale) con il quale la banca stava valutando la concessione di una linea di credito. Pignataro per convincere la Russo a non ricorrere alla procedura di concordato,  spiega alla dirigente Atac che la questione “riguarda tutte le società del Comune di Roma che andrebbero immediatamente in default perché le banche uscirebbero da tutti i rapporti”   definendo l’eventuale concordato “una scorciatoia” che porterebbe “direttamente al burrone tutto il Comune di Roma”.

BNL Paribas in un  comunicato  invece “ribadisce la totale legittimità dell’operato della banca, del dottor Pignataro e degli altri dipendenti coinvolti, già attestato in diverse ordinanze pronunciate dal Tribunale civile di Bari, di cui l’ultima proprio nella giornata del 13 marzo. In particolare, la Banca e il dottor Pignataro non hanno mai posto in essere alcuna condotta di bancarotta preferenziale né hanno mai determinato con operazioni dolose il dissesto della società. Al riguardo, le notizie attribuite alla Procura di Bari sono nel merito destituite di ogni fondamento, come finora riconosciuto anche dall’autorità giudiziaria civile, che ha pienamente riconosciuto le ragioni della banca” e continua “Nella stessa ordinanza il gip ha espressamente escluso ogni coinvolgimento del dottor Pignataro in condotte di bancarotta fraudolenta per distrazione o dissipazione di somme di Ferrovie del Sud Est e ha riconosciuto come non consti che il dottor Pignataro fosse in relazione con Luigi Fiorillo o altri indagati per tali reati, né che abbia tratto vantaggi personali dai fatti ipotizzati a suo carico. Si confida, pertanto, che anche alla luce degli ulteriori elementi che saranno portati all’attenzione dell’autorità giudiziaria, la stessa chiarirà presto l’assoluta linearità e la piena correttezza dell’operato della Banca e degli esponenti di BNL coinvolti“.

BNL  è stata ammessa al voto per il salvataggio di Fse e ha votato a favore della proposta di concordato. La società di trasporti pugliese è quindi salva dal fallimento (pur mancando ancora la fase di omologazione del concordato) avendo ottenuto più della maggioranza dei voti a favore dei creditori. Il voto è avvenuto ieri dinanzi al Tribunale Fallimentare di Bari. Nella scorsa udienza il giudice aveva sospeso il voto di BNL e di altri creditori coinvolti nell’indagine penale sul crac di Ferrovie Sud Est, dietro richiesta della Procura di Bari . Oggi il giudice ha sciolto la riserva ammettendo BNL (che è il principale creditore con il 38 per cento dei crediti vantati, pari a circa 70 milioni di euro). La proposta di concordato prevede il pagamento della intera somma di 152 milioni di euro ai creditori privilegiati (che saranno liquidati entro un anno) e del 51 per cento degli altri 130 milioni di euro ai creditori chirografi. Il crac della società ammonta a complessivi 230 milioni di euro.




Inchiesta Ferrovie Sud Est: undici arrestati per bancarotta. Coinvolto lo studio legale barese a cui Emiliano e Melucci hanno affidato il ricorso al TAR sull’ ILVA

ROMA – Undici persone, fra le quali il tarantino Luigi Fiorillo, già commissario governativo, amministratore unico e rappresentante legale delle Ferrovie Sud Est, sono state arrestate dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria dalla Guardia di Finanza di Bari per il crac da 230 milioni di euro della società pugliese di trasporti. Agli indagati la Procura di Bari contesta, a vario titolo, reati di bancarotta fraudolenta documentale, societaria e patrimoniale, dissipazione e distrazione di ingenti quantità di denaro. I fatti contestati si riferiscono agli anni 2001-2015, fino a quando la società è stata commissariata. Oltre agli arresti, è in corso l’esecuzione di sequestri e di una misura interdittiva.

Le misure cautelari sono state disposte dalla dr.ssa Alessandra Susca Gip del Tribunale di Bari,  che ha disposto anche sequestri patrimoniali per 90 milioni di euro nei confronti di 15 indagati. Le indagini, coordinate dai procuratori aggiunti Roberto RossiLino Giorgio Bruno, i pm Francesco BretoneBruna Manganelli Luciana Sivestris, hanno accertato allo  stato attuale un crac da 230 milioni nella gestione della società partecipata dal Ministero dei Trasporti, concessionaria per la Regione Puglia del servizio ferroviario, che è stata rilevata un anno fa da Ferrovie dello Stato ed attualmente è sottoposta a procedura di concordato preventivo in continuità.

Il giudice ha anche ordinato la disattivazione delle linee telefoniche e internet delle abitazioni degli arrestati e le rispettive utenze mobili. I provvedimenti restrittivi, perquisizioni e sequestri per decine di milioni di euro sono stati effettuati a Bari, Roma, Bologna, Lecce, Maglie.

Nell’inchiesta condotta dal pool di pm della Procura di Bari, risultano  indagate in totale 29 persone, fra imprenditori, dirigenti e progettisti di Fse. Stando alle indagini della magistratura barese Fiorillo, in concorso con consulenti e funzionari della società e imprenditori, avrebbe dissipato o distratto fondi per centinaia di milioni di euro nell’arco di circa 10 anni falsificando bilanci e esternalizzando servizi senza fare gare d’appalto.

I fatti oggetto dell’inchiesta si riferiscono agli anni 2001-2015. Nei confronti di Nicola Alfonso responsabile tecnico di Fse, attualmente in pensione, il Gip ha applicato la misura del divieto temporaneo di esercitare l’attività di consulenza per la gestione della logistica aziendale. L’indagine è partita nel marzo 2016 sulla base di una relazione del commissario straordinario di Fse, Andrea Viero, successivamente integrata da numerosi successivi esposti alla Procura. Nella relazione si individuavano già le cause del dissesto, “una lunga serie di atti e decisioni – scrive il gip – che hanno progressivamente depauperato il patrimonio della società e compromesso gravemente il suo equilibrio economico-finanziario“.

L’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per il crac di Ferrovie Sud Est per un ammontare di 230 milioni di euro  è stata notificata dai finanzieri all’ex amministratore Luigi Fiorillo, ed a  Angelo Schiano, ritenuto amministratore “occulto” nonchè avvocato della società, a Fausto Vittucci il revisore e certificatore dei bilanci Fse, e agli imprenditori Ferdinando Bitonte, Carlo Beltramelli,  Franco Cezza e la moglie Rita Giannuzzi ed al loro figlio Gianluigi Cezza,  a Fabrizio Romano Camilli ed a Carolina e Gianluca Neri,. L’inchiesta ed accertamenti della Guardia di Finanza continuano, ed una fonte delle Fiamme Gialle da noi contattata ci ha riferito che “le sorprese non sono ancora finite…

Tra le condotte contestate a Fiorillo vi sono anche spese pazze addebitate a Fse per affitti, per una bottiglia di vino acquistata in un’enoteca romana per 2.600 euro e un rimborso spese per 14.000 euro al mese, pagato per anni, per l’autista privato. Ma c’è di più. Fiorillo, oltre al compenso professionale, avrebbe intascato circa 5 milioni per compensi per attività di supporto in 39 appalti, senza averne le competenze, e più di 7 milioni sottoscrivendo contratti Co.co.co a suo nome per attività – secondo l’accusa – mai svolte. Fiorillo e gli allora dirigenti della società – secondo la Procura – avrebbero anche affidato incarichi a prezzi fuori mercato e stipulato contratti senza gara. Ad esempio 19 milioni (poi non ammessi e quindi non rimborsati dalla Regione Puglia) sarebbero stati spesi per studi geologici e coordinamento della sicurezza in cantieri sulla tratta Bari-Taranto e nell’Area Salentina.

Michele Emiliano

Incredibilmente ha commentato anche il presidente della Regione Puglia  “La magistratura sta facendo chiarezza su quegli anni bui” nella gestione delle Ferrovie Sud Est, “durante i quali in pochi si sono arricchiti e in molti non sono riusciti ad andare a scuola, all’università, al lavoro o semplicemente nei luoghi di vacanza, forse anche perché gli amministratori pensavano a costituirsi cospicui e illeciti patrimoni personali invece di far funzionare treni e bus. Completeremo quindi la bonifica della società e consegneremo ai pugliesi linee rinnovate e sicure, contraddistinte dalla capillarità che è propria delle antiche Sud-Est“. esprimendo “soddisfazione” per il lavoro dei magistrati baresi, ignorando che non sono baresi !

al tavolo con Emiliano, Mazzarano e Melucci , il secondo da destra, l’ avv. Marcello Vernola

LO “SMEMORATO”….EMILIANO HA DIMENTICATO QUALCOSA . E cioè che molte delle consulenze d” oro”  finivano nelle tasche “baresi” come ad esempio gli incarichi legali spezzettati affidati all’ex presidente della Provincia di Bari, Marcello Vernola, vecchio amico e militante con Fiorillo nel Movimento Giovanile Democristiano (i giovani della DC – n.d.r.) . Parliamo dell’ avvocato Vernola cioè il legale a cui la Regione Puglia (quindi Emiliano) ed il Comune di Taranto hanno affidato il ricorso al Tar contro il decreto di Palazzo Chigi sull’ ILVA. Lo studio Vernola dal giugno 2013 sino a febbraio 2015 ha lavorato come consulente legale per Fse riuscendo ad incassare, competenze a fronte delle 12 proprie consulenze, la maggior parte delle quali riguardavano programmi di valorizzazione con annesso studio di fattibilità di diverse stazioni ferroviarie, incassando la somma complessiva di 294mila 550 euro.

Così come Emiliano non ha mai spiegato cosa ha fatto dopo le dichiarazioni del Ministro Graziano Del Rio nell’ottobre 2015 quando dichiarò ““Non ho mai confermato Fiorillo, anzi ho chiesto al governatore Emiliano di risolvere questa situazione: a giorni lo vedrò e ascolterò le sue proposte”.

l’ avv. Marcello Vernola

Come aveva già raccontato a suo tempo il CORRIERE DEL GIORNOIl 22 gennaio del 2014, la Fse ha sottoscritto con lo Studio Vernola i programmi di valorizzazione delle stazioni di Martina Franca, Alberobello, Tricase e Sammichele di Bari. Attualmente sono tuttora ignoti, anche alla società Deloitte che ha effettuato la due diligenze sul dissesto delle Ferrovie del Sud Est , le ragioni per le quali sia stati conferito ad uno studio legale, dei piani di fattibilità e valorizzazione che prevedono in realtà competenze di tipo tecnico-economico. E dimostrare di avere a cuore…il proprio lavoro, sempre quello stesso giorno, e cioè il  22 gennaio 2014, la società Fse e lo Studio Vernola sottoscrivono altri due studi di fattibilità, uno dei quali riguardante il possibile trasporto dei rifiuti degli Ato pugliesi sulla rete ferroviaria Fse. In un solo giorno e tramite queste sei consulenze , tutte rigorosamente frazionate, per poter effettuare l’ affidamento diretto essendo sotto soglia per l’obbligo di bandire delle gare,  lo Studio Legale Vernola ha portato a casa la bellezza di 110mila euro.

Nella sua due diligence effettuata è stata infatti la Deloitte nella sua verifica di controllo amministrativco-finanziario  a criticare questi incarichi di consulenza che,  “data la fase di difficoltà in cui si dibatteva l’azienda risultano di non prioritario interesse e utilità”, si osserva e contesta “il mancato rispetto da parte dell’amministratore unico dell’obbligo di motivare gli affidamenti in economia, di divieto di frazionamento artificioso e di rotazione, implicando anche ripercussioni per quanto attiene al rispetto dei principi di proporzionalità, trasparenza e non discriminazione“. Lo Studio Legale Vernola contattato dalla stampa a suo tempo ha reso noto di non voler fare alcuna dichiarazione.

Ma sfogliando l’analisi impietosa ed attenta della Deloitte  è facile evincere che quello delle consulenze legali è soltanto uno dei tanti casi anomali riscontrati e contestati dalla Deloitte che fanno riferimento alla gestione dell’ azienda, durata quasi un ventennio, sotto la gestione dell’ex amministratore Luigi Fiorillo . “Si potrebbe solo incidentalmente rilevare che mentre nel 2014 non si riusciva a pagare il tfr ai dipendenti  — fanno notare gli analisti — che andavano in quiescienza, si spendevano decine di migliaia di euro in studi di valorizzazione”.

Circa 27 milioni elargiti all’avvocato Schiano per attività di consulenza legale. Altri 53 milioni per i servizi informatici. Ci sono ancora i 2 milioni usati per la gestione dell’archivio storico, affidata al professor Cezza e ai suoi familiari. Altre contestazioni riguardano l’acquisto e la manutenzione di treni dalla società Filben srl dell’imprenditore Beltramelli (già imputato con Fiorillo per truffa in un altro processo sulla manutenzione dei convogli) con dissipazione di fondi per circa 9 milioni, spese di carburante per 14 milioni (40% oltre il prezzo di mercato), altri 16 milioni per la gestione di polizze assicurative e predisposizione dei bandi di gara e 1,3 milioni per l’affitto e i servizi di pulizia di un appartamento nel centro di Roma. Insomma, quanto basta per far scrivere al giudice che Fiorillo ha “proseguito indisturbato nella spoliazione dell’impresa pubblica“. Negli anni, infatti, nessuno dal ministero dei Trasporti si è mai accorto di nulla “tranne l’ultimo ministro” (cioè Del Rio n.d.r.) , ha detto il procuratore capo di Bari Giuseppe Volpe che continua ad indagare sui mancati controlli.

Chissà come mai su queste circostanze Emiliano ed il suo adepto Melucci non parlano, non fanno dichiarazioni di sdegno…ma in realtà lo sdegno è dei pugliesi nei confronti dei due politicanti pugliesi e dei faccendieri di cui si circondano !




Un gommone con marijuana per 15 milioni di euro bloccato in mare dalla Finanza: due arresti

ROMA – I militari a bordo di un guardacoste del ROAN il Reparto Operativo Aeronavale  della Guardia di Finanza di Bari hanno inseguito in mare e bloccato mercoledì scorso alle due del pomeriggio, al largo di Mola di Bari, un gommone, lungo 10 metri con due potenti motori fuoribordo, che aveva a bordo 64 involucri di marijuana, per oltre una tonnellata e mezzo di peso, che al mercato clandestino avrebbe fruttato al dettaglio oltre 15 milioni di euro. Il mezzo veniva sequestrato e condotto agli ormeggi della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Bari .

L’operazione è stata resa possibile da ormai consolidata collaborazione operativa e investigativa con le autorità di polizia albanesi, tramite il Nucleo di Frontiera marittima della Guardia di Finanza di stanza a Durazzo. Dall’inizio dell’anno sono oltre 32 le tonnellate di marijuana  trasportata via mare sequestrate, 47 gli scafisti arrestati e 24 i natanti sottratti alle organizzazioni criminali dalla Guardia di Finanza in Puglia; nell’intero anno 2016, sempre dalle Fiamme Gialle pugliesi, ne avevano sequestrate circa 22 tonnellate.

Gli scafisti entrambi albanesi, V.L. di 31 anni, T.N. 26 anni, sono stati arrestati per detenzione e traffico internazionale di stupefacenti e posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria

Il sequestro di droga effettuato conferma l’efficacia con cui la Guardia di Finanza assolve alle sue funzioni esclusive di unica Forza di Polizia deputata alla “sicurezza del mare”, a contrasto dei traffici illeciti perpetrati verso le frontiere nazionali ed europee.

Il video dell’ operazione:

 

 

 

 




Guardia di Finanza contrasta il fenomeno degli affitti in nero

ROMA – Anche quest’anno il Gruppo Bari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari ha coordinato un piano straordinario di interventi a tutela dell’economia legale su tutta la provincia barese con particolare riguardo alle aree costiero – balneari e dell’alta Murgia. In particolare, sotto la lente d’ingrandimento delle Fiamme Gialle sono finiti, tra l’altro, i proprietari di seconde e terze case dediti agli affitti in località di villeggiatura in violazione della normativa di settore e in danno quindi degli operatori turistici rispettosi delle regole. I Finanzieri del Gruppo Bari e dei Reparti dipendenti hanno eseguito dall’inizio del mese di luglio oltre 80 controlli dei quali oltre il 50% si è concluso con esito irregolare.

 

 

 

L’attività ha interessato sia i principali centri balneari della costa barese sia i centri dell’alta Murgia, ormai da tempo oggetto di crescente interesse da parte dei flussi di turisti nazionali e stranieri. Sono state altresì oggetto di “verifica” 17 strutture qualificate come “Bed & Breakfast” nei confronti delle quali è stata constatata la violazione alle norme di settore con una percentuale di irregolarità, riscontrata anche in questo caso, superiore al 50%. Al termine del percorso ispettivo conclusosi nel mese di agosto è stata proposta per il recupero a tassazione materia imponibile sottratta a tassazione per circa 400 mila euro.

Di particolare rilevanza è risultata la posizione di due fratelli che per anni hanno occultato al Fisco i redditi derivanti dalla locazione di quasi 30 appartamenti ereditati dai genitori , che saranno segnalati all’Agenzia delle Entrate per il successivo accertamento dell’imposta dovuta. Lungo il litorale di Mola di Bari è stata, invece, individuata persino una lussuosa villa con piscina, adibita all’esercizio abusivo di B&B, in quanto il titolare aveva omesso di presentare la comunicazione alle competenti Autorità amministrative;  dichiarare i redditi percepiti conseguiti ed inviare all’Autorità di Pubblica Sicurezza l’elenco dei clienti alloggiati con conseguente denuncia alla locale Autorità Giudiziaria.




Terrorismo in Puglia. Operazione “Caucaso Connection” della Polizia di Stato e Guardia di Finanza

ROMA – Mercoledì 5 luglio 2017 è stata data esecuzione al provvedimento di fermo  nei confronti di    Eli Bombataliev,  38anni cittadino ceceno, emesso dal Procuratore Distrettuale,   di Bari, per la prevenzione e contrasto del fenomeno dei foreign fighters ceceni dell’ISIS, in transito in Italia ed in collegamento con terroristi in Siria ed in altri stati dell’Unione Europea, oltre che con filiere jihadiste caucasiche. Ieri il GIP del Tribunale di Foggia dopo aver convalidato il fermo, ha applicato nei confronti del Bombataliev la misura della custodia cautelare in carcere.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, coordinate dai sostituti Giuseppe Gatti e Lydia Giorgio sono state effettuate dalla DIGOS di Bari, con il supporto del GICO della Guardia di Finanza di Bari per quanto riguarda gli aspetti legati al finanziamento del terrorismo.

Dall’attività investigativa è emerso il verosimile coinvolgimento del Bombataliev nell’assalto, avvenuto a Grozny (Cecenia) nella notte tra il 3 e il 4 dicembre 2014, alla “casa della stampa”, sede delle principali emittenti locali, e ad una scuola da parte di un commando composto da jihadisti aderenti alla formazione terroristica “Emirato del Caucaso”, dove persero la vita 19 persone. Inoltre, è emersa la militanza dell’indagato in gruppi combattenti in Siria nelle fila dell’ISIS tra il 2014 ed il 2015.

Bombataliev si è trasferito nel 2015 dal Belgio  in Puglia, e più specificatamente a Foggia dove, frequentando un’associazione culturale, ha avuto contatti con una serie di persone. Con tre di loro in particolare – una donna russa K. M. di anni 49 (irregolare sul territorio nazionale)e  due fratelli albanesi M. O. di anni 26 e M. L. di anni 23 , rispettivamente stanziati a Potenza e Napoli., che ieri sono stati espulsi – con cui ha intrattenuto contatti tanto frequenti da spingerli ad arruolarsi e commettere atti terroristici, incitatandoli al martirio, persone  espulsioni per motivi di sicurezza nazionale – alla luce della normativa antiterrorismo del 2015

Un significativo contributo informativo è stato acquisito nell’ambito di una collaborazione internazionale con il Belgio, in quanto il Bombataliev persona all’attenzione e segnalata anche dei servizi segreti italiani dell’ AISI  era inserito in una rete di reclutatori e combattenti ceceni dell’ISIS attivi in quello Stato.

I soggetti espulsi sono stati tutti destinatari dell’attività di indottrinamento del Bombataliev e, nel caso della donna,  di vera e propria istigazione al martirio mediante il compimento di attacchi suicidi con esplosivo.

Alle fasi esecutive dell’operazione hanno partecipato anche le DIGOS Napoli, Foggia e Potenza,  sotto il coordinamento dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.




Operazione “Body and drugs”. La Guardia di Finanza scopre 2 organizzazioni attive nel doping nelle palestre del barese. 13 arresti in Puglia

BARI – Nelle prime ore di questa mattina militari del Gruppo Pronto Impiego della Guardia di Finanza di Bari hanno dato esecuzione all’ ordinanza di applicazione di misure cautelari,  su richiesta della Procura di Bari,  emessa dal G.I.P. del Tribunale di Bari –  – nei confronti di  Marco Colella, Giuseppe Giammaria,  Michele Giangaspero, Adriano Novelli,  tutti colpiti da custodia cautelare in carcere, e  Michele Alberto,  Saverio De Santis ,  Tommaso Favia, Michele Favia  Domenico Ludovico,   Francesco Montemurro,    Vincenzo Palumbo, Dario Sannino e Nicola Tedesco (tutti agli arresti domiciliari).

L’operazione, denominata “Body and drugs”  della Guardia di Finanza di Bari ha fatto emergere un remunerativo mercato occulto, alimentato anche da palestre nell’hinterland barese. Oltre alle ordinanze, in corso di esecuzione, sono 21 le denunce all’autorità giudiziaria e 2500 i farmaci sequestrati.

La complessa attività d’indagine effettuata anche con operazioni di intercettazione telefonica ed ambientale, è stata avviata in seguito al sequestro – in occasione di un controllo stradale – di sostanze dopanti ed ha consentito di accertare, tra l’ altro, l’ illecita commercializzazione del farmaco Saizen prodotto dalla MERCK SERONO s.p.a.  farmaco contente l’ ormone della crescita denominato GH, avente quale principio attivo la somatropina – sottratto presso lo stabilimento di Modugno e venduto a gestori/istruttori di palestre di body building in Bari e a terze persone.

 

Un ruolo “centrale” nella vicenda ha assunto Dario Sannino, dipendente con mansioni manageriali della  MERCK SERONO s.p.a.  società che invece ha attivamente collaborato all’ indagine,  il quale, abusando del rapporto di lavoro con la società farmaceutica, si era impossessato di numerose fiale dell’ indicato farmaco e delle relative etichette, rivendendole a Saverio  De Santis , e Domenico Ludovico, gestori ed istruttori della palestra “Le phisique du role in Bari e ad altre persone che, a loro volta, provvedevano alla successiva cessione a terzi utilizzatori. Al Sannino ed a suo cognato Michele Giangaspero  con vari precedenti penali , è stato  contestato anche il reato di tentata rapina in danno di un autoarticolato adibito al trasporto del farmaco Saizen.

Sono state rinvenute presso la palestraLe phisique du role”  e sottoposte a sequestro, ed in luoghi nella disponibilità di Domenico Ludovico  anche numerose altre sostanze (testosterone, nandrolone, metenolone, etc.) inserite nella tabelle nel Ministero della Sanità quali sostanze stupefacenti e/o psicotrope o anabolizzanti.

Giuseppe Giammaria oltre alla cessione di sostanze anabolizzanti,  unitamente a Adriano Novelli,  Michele Favia  e  Marco Colella , era dedito anche allo spaccio di sostanze stupefacenti, . Sono state accertate altresì da parte del Giammaria, del Colella, di Tommaso Favia e Vincenzo Palumbo condotte illecite di detenzione e spendita di banconote false da 20,00 e 50,00 euro .




Inseguimento in mare, arrestati trafficanti albanesi. La Finanza effettua max sequestro di marijuana

Negli ultimi giorni, le unità aeronavali del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari in coordinamento con il Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto che svolge funzioni di Centro di Coordinamento Locale  Frontex per l’operazione “TRITON”, in due distinte operazioni, hanno localizzato, nelle acque internazionali adiacenti le coste pugliesi, due grossi gommoni visibilmente carichi di involucri solitamente utilizzati per il confezionamento di sostanza stupefacente che navigavano, a forte velocità, verso le coste del barese e del brindisino.

In entrambe le occasioni  le veloci motovedette  delle Fiamme Gialle si lanciavano all’inseguimento dei mezzi sospetti che, al termine di concitati inseguimenti, venivano raggiunti, abbordati e fermati, nonostante le pessime condizioni del mare molto mosso.

I finanzieri sorprendevano a bordo dei due gommoni, quattro trafficanti di nazionalità albanese, che venivano arrestati e posti a disposizione delle locali Autorità Giudiziarie. Il gommone di 9 metri con due motori da 300 HP, fermato nelle acque antistanti Bari, trasportava 79 colli di varie dimensioni per un totale di 1.708 chilogrammi di marijuana mentre l’altro, di circa 8 metri dotato di due potenti motori, bloccato al largo di Villanova (BR), conteneva 77 colli adeguatamente celati da un grosso telone, per complessivi 1.413,50 kg. di marijuana. I due ingenti carichi di droga sequestrati dalla Guardia di Finanza, se immessi in commercio, avrebbero fruttato al dettaglio all’organizzazione criminale, oltre 30 milioni di euro.

 

 

Sono in corso approfondite indagini in collaborazione con le Autorità di Polizia albanesi, per il tramite del Nucleo di Frontiera Marittima della Guardia di Finanza di stanza a Durazzo, con il coinvolgimento del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Ministero dell’Interno italiano, finalizzate ad individuare le organizzazioni responsabili dell’illecito traffico. Solo negli ultimi 10 giorni sono circa otto le tonnellate di marijuana sequestrate dai finanzieri, in mare e sulla costa dal Salento al Gargano.




Bari, il Gico della Finanza sequestra beni per 3 milioni al boss Cosimo Fortunato

BARI – I finanzieri del GICO Gruppo Investigazioni Criminalità Organizzata  del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari hanno eseguito nel capoluogo pugliese il sequestro del patrimonio riconducibile al pluripregiudicato Cosimo Fortunato. Il provvedimento è stato disposto dalla III Sezione Penale in funzione di Tribunale della Prevenzione del Tribunale di Bari , su proposta del Procuratore della Repubblica .

Sono state sequestrate due autovetture, due rapporti bancari nonchè l’intero compendio aziendale esercente l’attività di bar, situato nel quartiere Japigia della città, nei cui confronti il Tribunale ha assicurato l’operatività della stessa azienda ed il mantenimento dei livelli occupazionali previa verifica della legalità sia dell’attività commerciale sia dei rapporti di lavoro per un valore complessivo stimato di circa 3 milioni di euro. I beni sottoposti a sequestro anticipato verranno dunque confiscati se la parte non sarà stata in grado di dimostrarne la provenienza lecita.

Cosimo Fortunato, classe 1962, vanta fin dal 1977 diversi precedenti penali e di polizia allorquando, ancora minorenne, fu denunciato per rapina continuato in concorso. Negli anni successivi, si è poi reso responsabile di una molteplicità di reati fra i quali furto in concorso, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, falsità materiale, corruzione, associazione a delinquere, danneggiamento.

Il Fortunato ha subito sentenze irrevocabili di condanna nel periodo compreso fra il 2008 ed il 2011,  per reati di associazione a delinquere di stampo mafioso ed associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti per una pena complessiva di 5 anni e 6 mesi di reclusione oltre a già essere sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ed attualmente ristretto al regime degli arresti domiciliari.

 

 

Le indagini eseguite dai finanzieri, che sono consistite nella valorizzazione in chiave patrimoniale degli elementi acquisiti nelle indagini penali, nonché nell’esame, nel confronto e nell’intreccio di informazioni estratte dalle diverse banche dati in uso alla Guardia di Finanza (es. Anagrafe Tributaria, Anagrafe dei rapporti finanziari e applicativo Molecola dello S.C.I.C.O.), hanno permesso di verificare l’assoluta sproporzione tra i beni nella disponibilità del pregiudicato e la sua capacità economica.

Riguardo alle strategie di contrasto alla criminalità organizzata, da tempo si è evidenziata l’importanza dello strumento delle misure di prevenzione personali e patrimoniali, capaci di limitare gli spostamenti dei malavitosi sul territorio e soprattutto, sul piano patrimoniale, di incidere sulla loro ricchezza nonché di determinare una perdita di immagine e di prestigio agli occhi dei loro sodali.

Obiettivo strategico di primaria importanza è, infatti, quello del contrasto alle proiezioni economiche della criminalità, mediante l’aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie riferibili direttamente o indirettamente alle organizzazioni delinquenziali.




Bloccato dalla Guardia di Finanza un potente gommone carico di marijuana nelle acque del Gargano

Nel pomeriggio di ieri, unità aeronavali del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari in coordinamento con il Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza di Taranto che svolge funzioni di Centro di Coordinamento Locale Frontex per l’operazione “TRITON, hanno localizzato un natante visibilmente carico di involucri solitamente utilizzati per il confezionamento di sostanza stupefacente, che navigava in direzione delle coste  italiane.

Il gommone dei trafficanti veniva raggiunto dalle unità navali del Corpo al largo del Gargano. Gli occupanti del gommone, sorpresi dai finanzieri, cercavano di darsi alla fuga e, nel vano tentativo di acquisire maggiore velocità e sfuggire alla cattura, si liberavano di parte del carico lanciandolo in mare. Ne scaturiva, nonostante il considerevole moto ondoso, un movimentato inseguimento condotto dalle vedette veloci del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari, che si concludeva, poco dopo, con l’abbordaggio del gommone, a una ventina di miglia al largo di Vieste (FG). A bordo erano presenti due soggetti e ancora alcuni pacchi contenti marijuana.

L’attività è stata effettuata con la collaborazione di pattuglie dei reparti territoriali della Guardia di Finanza di Barletta e Foggia per l’individuazione di eventuali complici in attesa sulla costa. Il mezzo utilizzato per l’illecito traffico, un gommone lungo 7 metri con due potenti motori fuoribordo, veniva portato agli ormeggi della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Manfredonia (FG) e sequestrato.

Gli scafisti entrambi albanesi, sono stati arrestati per detenzione e traffico internazionale di stupefacenti e posti a disposizione della locale Autorità Giudiziaria. La marijuana recuperata e sequestrata dai finanzieri anche dal mare, era confezionata in 42 colli di varie dimensioni del peso complessivo di 814,60 kg.

Un ingente quantitativo di droga che la Guardia di Finanza sottrae al mercato illegale ed al consumo, che avrebbe fruttato al dettaglio oltre 8 milioni di euro all’organizzazione criminale.  Dall’inizio dell’anno 2017, sono circa 11 le tonnellate di marijuana trasportata via mare sequestrate




Operazione Girotondo. Sequestro della Guardia di Finanza finalizzato alla confisca di 3.6 milioni di euro

BARI. I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari, su disposizione del G.I.P. presso il Tribunale di Trani, hanno sottoposto a sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, sino alla concorrenza di oltre 3,6 Milioni di Euro, beni di Sabino Pignatelli  un imprenditore di Barletta operante nel campo della commercializzazione di prodotti in plastica.

Le operazioni di sequestro sono state eseguite a Barletta, Roma, Milano e Monza ed hanno riguardato due immobili, la totalità delle quote del capitale sociale di due società a responsabilità limitata con sede a Milano e Barletta, entrambe operanti nel settore commerciale della vendita di materiale in plastica, nonché numerosi conti correnti ed altri rapporti bancari accesi presso diversi Istituti di Credito.

Il provvedimento di sequestro è stato emesso, su richiesta della Procura della Repubblica di Trani, a garanzia del credito erariale vantato dall’Amministrazione Finanziaria, derivante dal reato connesso all’utilizzo, da parte del suddetto imprenditore, di fatture per operazioni inesistenti nel periodo dal 2010 al 2013. L’esecuzione del sequestro rappresenta l’epilogo di un’indagine di polizia giudiziaria, svolta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari e scaturita dagli esiti di una verifica fiscale condotta nei confronti della ditta individuale di cui l’indagato era titolare.

L’attività investigativa ha consentito di accertare che l’imprenditore, al fine di evadere l’IVA per oltre 3 Milioni e 600 Mila Euro, ha utilizzato fatture per operazioni inesistenti emesse da una serie di fittizie società interposte – cosiddette cartiere – sparse su tutto il territorio nazionale. La frode fiscale ha avuto come ulteriore conseguenza accertata una notevole riduzione dei prezzi dei prodotti commercializzati dalla ditta individuale, con effetto distorsivo nei confronti della concorrenza.

(notizia in fase di aggiornamento)