Scissione Pd. Renzi accelera sul nuovo partito: gruppi parlamentari autonomi prima della Leopolda

ROMA – “Serve un partito del Pil, pro business e pro crescita, un partito che porti alta la bandiera delle riforme e che guardi anche ai tanti moderati che non vogliono seguire Forza Italia nell’abbraccio con il sovranista Matteo Salvini. Va benissimo il sostegno al governo Conte, ma noi non moriremo grillini“. Le settimane che hanno portato alla formazione e alla messa in sicurezza del Conte Bis, la cui strada è stata aperta proprio dal via libera di Matteo Renzi a un governo istituzionale con il M5s per arginare le velleità dei «pieni poteri» del leader leghista, non hanno fatto cambiare idea all’ex premier ed ex leader democratico.

Nelle ultime ore il progetto di un partito autonomo dal Pd, a partire dai gruppi parlamentari, ha subito un’accelerazione: la “dead line” è la decima kermesse della “Leopolda” in agenda a Firenze dal 18 al 20 ottobre.

Naturalmente non è in discussione il sostegno al governo, che  ha completato la sua squadra con la nomina dei 42 sottosegretari tra cui alcuni considerati “vicinissimi” a Renzi come Anna Ascani e Ivan Scalfarotto . Ma certo tutta l’operazione non potrà non avere conseguenze, oltre che sull’assetto futuro del centrosinistra, anche sulla navigazione del governo.

Matteo Renzi e Nicola Zingaretti

Da una parte la nascita di un nuovo gruppo parlamentare alla Camera (gli aderenti del Pd saranno poco oltre i 20, numero minino per fare un gruppo), dall’altra lo “scisma” – per riprendere l’espressione usata ironicamente nelle scorse ore dal segretario dem Nicola Zingaretti – di una decina di senatori a Palazzo Madama, dove non è possibile formare gruppi nuovi: gli interlocutori del premier Giuseppe Conte passeranno da due a tre. Oltre a Zingaretti e al leader politico del M5s Luigi Di Maio, anche Renzi potrà dire ufficialmente la sua sulle scelte dell’esecutivo dei prossimi mesi (e anni, se si arriverà, come molti osservatori scommettono, all’elezione del successore di Sergio Mattarella nel 2022).

Renzi e i suoi sono consapevoli che la decisione di prendere il largo proprio nel momento in cui tutto il Pd è infine unito nell’appoggio al governo giallo-rosso è rischiosa. “L’unica cosa che non si capisce è quali motivi possano esserci alla base di un fatto lacerante“, ha commentato Zingaretti mettendo le mani davanti. Contrari al “movimentismo” di Matteo Renzi sono anche tanti suoi ex-compagni di corrente: a partire dal neoministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex braccio destro Luca Lotti, con il quale l’ex premier ha avuto un’accesa discussione in proposito solo qualche giorno fa. Secondo Guerini e Lotti, ma anche per il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, invece, occorre presidiare il fronte riformista dall’interno.

Renzi al contrario da tempo è convinto che serve qualcosa di nuovo, fuori dal Pd anche se in prospettiva di alleanza e vicinanza con il Pd dove stanno per rientrare gli ex-scissionisti Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani – si fa notare in casa renziana – e dove hanno infine prevalso le posizioni più legate alla storia del Pds in negazione della stagione riformista dei governi Renzi-Gentiloni. Sotto tiro anche il tentativo della dirigenza di Largo del Nazareno di trasformare l’attuale alleanza di governo in un’ alleanza strutturale, a partire dalla prossime regionali. “Non moriremo grillini, dobbiamo restare alternativi, siamo un’altra cosa”, continua a dire in queste ore Renzi ai suoi: una cosa è un’alleanza di governo nata da un’emergenza democratica, ben altra cosa invece sono delle alleanze pre elettorali ovunque sul territorio.




Crisi di governo: slitta alle 12 l'incontro del premier incaricato Conte, Pd e M5S

ROMASlittato alle 12 il nuovo vertice sul programma previsto alle 9.30 tra delegazioni Pd-M5S e il premier incaricato Giuseppe Conte a Palazzo Chigi.  Ieri è sembrato vacillare l’accordo per un governo 5S-Pd sulle dichiarazioni di Di Maio.  Ieri  Luigi Di Maio, forzando la mano nell’incontro, aveva consegnato  una lista di 20 punti al premier incaricato sottolineando che ‘o si approva il programma M5s oppure è meglio il voto’. aggiungendo che  tra le priorità dei grillini non c’è la modifica dei decreti sicurezza, un’altra ragione di scontro con il Pd, oltre alla pretesa di Di Maio di fare il vicepremier . In mattinata, dopo l’incontro al Colle sono emersi in ambienti parlamentari della maggioranza timori che Conte stia anche ipotizzano la possibilità di rinunciare al mandato conferitogli dal Presidente della Repubblica, alla luce delle difficoltà emerse nelle ultime ore.

Ieri sera il premier incaricato ha incontrato a Palazzo Chigi Franceschini e Orlando del PD , D’Uva e Patuanelli del M5S. “C’è un percorso per un programma condiviso”  ha assicurato Palazzo Chigi in una nota. Conte a margine del funerale del cardinale Silvestrini, ha detto: “Discorso duro? Non l’ho sentito proprio” . Il premier incaricato avrebbe chiesto una rosa di nomi per ciascun ministero. Ma dal Partito Democratico precisano: “Precondizione è un chiarimento sulle parole di Di Maio“.

Il premier incaricato Conte è salito  al Colle prima dell’incontro con le delegazioni di Pd e M5S, che arrivano a palazzo Chigi appena prima delle 12.30. Mentre si trova a colloquio con Mattarella, iniziano le dichiarazioni di esponenti di entrambi gli schieramenti. Dal Pd parla la vicesegretaria Paola De Micheli: “Vogliamo un chiarimento sul programma e di questo stiamo parlando con il presidente Conte. Continuiamo a lavorare a un programma serio per gli italiani e non accettiamo ultimatum“. Mentre dal fronte M5S è intervenuto Alessandro Di Battista che definisce le reazioni del partito democratico un “paradosso”. Secondo lui, è paradossale « il fatto che quelli del Pd considerino «ultimatum» idee e soluzioni sacrosante per il benessere collettivo. Luigi ha parlato come ha il dovere di parlare il Capo politico del Movimento. Ha parlato come avrei parlato io e migliaia di attivisti. Ha parlato a nome di un Movimento che un anno e mezzo fa ha vinto le elezioni proprio perché ha proposto gli stessi temi di ieri“, ha scritto in un post su Facebook.

Infine arrivano anche le dichiarazioni di Matteo Salvini, che si rivolge direttamente al presidente Mattarella: “Basta, metta fine a questo vergognoso mercato delle poltrone, convochi le elezioni e restituisca la parola e la dignità agli Italiani“.

E’ durato oltre 2 ore il vertice a Palazzo Chigi conclusosi questo pomeriggio alle 15:15  tra Giuseppe Conte e le delegazioni del Pd e dei 5 stelle  . I primi riscontri sembrano essere positivi. Graziano Delrio, capogruppo dei Dem alla Camera ha riferito: “Abbiamo continuato l’approfondimento dei dossier insieme al presidente del consiglio incaricato, quindi abbiamo fatto ulteriori passi avanti. Adesso il presidente si incaricherà di fare una sintesi quasi definitiva del lavoro di oggi“. A sua volta Andrea Marcucci, capogruppo del partito democratico in Senato sottolinea come “sul fronte politico è chiaro che c’è bisogno di un chiarimento, ci aspettiamo che avvenga di qui a breve“.  Sul fronte M5S il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli,  è ottimista: “Oggi abbiamo continuato la ricognizione sui temi, vedremo nelle prossime ore, la ricognizione è andata bene. Stiamo lavorando“. Il capogruppo alla Camera del M5S, Francesco D’Uva, , ha dichiarato: “Abbiamo parlato di programmi e del documento che abbiamo già condiviso per vedere se si può andare incontro alle istanze di tutte le forze politiche interessate. Si sta lavorando per andare avanti. I tempi? Il prima possibile“.




Crisi di governo: il M5s insiste su per Conte premier. Oggi nuovo vertice col Pd

ROMA – E’ terminato, dopo circa quattro ore, intorno alle 2 di questa notte l’incontro tra le delegazioni del Pd e di M5s svoltosi a Palazzo Chigi, sede insolita per una trattativa politica fra due partiti . Vi è un punto rigida in questa “trattativa” che è andata fino a notte fonda, senza produrre(ancora) un accordo, perché “c’è ancora molto da fare sui programmi”. In realtà il vero problema trovare un accordo sulla  figura del premier, perché la posizione di Di Maio appare come un diktat: prima il sì a Conte, poi si discute dell’esito. Una posizione che il Pd non condivide. Un nuovo vertice dovrebbe tenersi stamani alle 11.

Fonti del Partito Democratico hanno commentato:”Strada in salita su programma e contenuti. Sulla manovra finanziaria emergono differenze. Oggi si continua“: mentre dal M5S commentano : “E’ un momento delicato e chiediamo responsabilità, ma la pazienza ha un limite. L’Italia non può aspettare, servono certezze. Aspettiamo una loro posizione ufficiale su Conte” . Una sola cosa è certa, e cioè che il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti non entrerebbe in un ipotetico governo M5s-Pd, restando alla guida della Regione Lazio.

il capigruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci ed alla Camera Graziano Delrio. Al centro il vicesegretario Andrea Orlando

Ma cosa è successo ieri ? Nel pomeriggio si è svolto un primo incontro interlocutorio tra Zingaretti e Di Maio. Fonti del MoVimento facevano trapelare che “si va verso il Conte bis“. Ma Zingaretti, dopo aver ascoltato Di Maio,  si è recato al Nazareno per un ulteriore confronto con i capigruppo del Pd al Senato ed alla Camera Andrea Marcucci e Graziano Delrio. Non ci sono veti, vogliamo parlare di contenuti“, ha spiegato Marcucci all’uscita dalla riunione sull’ipotesi di Conte premier di un governo M5s-Pd.

Casa Pd

Il segretario Zingaretti.  intercettato dai giornalisti davanti alla sede del partito al Nazareno, a sua volte ha detto “Credo che siamo sulla strada giusta. Avevamo chiesto che si partisse su idee e contenuti e stasera continueremo ad approfondire, sono ottimista” aggiungendo “Sono e rimango convinto che serva un governo per questo paese, un governo di svolta. Voglio difendere l’Italia dai rischi che corre che vuol dire anche difendere le idee, la dignità i valori e la forza del Pd. Bisogna ascoltarsi a vicenda, le ragioni degli uni e degli altri e mi auguro che nelle prossime ore ci sia la possibilità di farlo, finora non era avvenuto”. Ma Zingaretti ribadisce che servono “elementi di discontinuità sia sui contenuti sia su una squadra da costruire“.

Matteo Renzi nella sua e-news scrive Adesso la crisi di governo è nelle mani dei segretari di partito. Io come tutti auspico che prevalgano la saggezza e la responsabilità, da parte di tutti. Dire ‘prima gli italiani’ oggi significa dire: mettiamo a posto i conti e garantiamo un governo” dimenticando tutti i suoi proclami anti-M5S spesi nell’ultima campagna elettorale per le recenti Elezioni Europee.

Una riunione della Direzione Nazionale del Partito Democratico è stata convocata dal presidente del partito, Paolo Gentiloni, per martedì alle 18 con all’ordine del giorno, la “crisi di Governo” e varie ed eventuali.

Casa M5S

Nel frattempo  in un appartamento del centro storico di Roma , si è svolta una riunione dei vertici dei Cinque stelle, movimento che notoriamemte non ha una sede propria,  per decidere sul governo. All’incontro ha partecipato Luigi Di Maio che è stato a Palazzo Chigi prima di dirigersi all’appuntamento, con i capigruppo Francesco D’Uva e Stefano Patuanelli e gli altri esponenti di spicco del Movimento da Roberto Fico ad Alessandro Di Battista, da Paola Taverna a Davide Casaleggio. Alla riunione non c’è il “garante” Beppe Grillo che ieri ha avuto una “vivace” telefonata con Di Maio che teme di essere oggetto di un cambio in corsa che Grillo cerca e Casaleggio più o meno subisce. E martedì alle 19, da quanto si apprende, si terrà l’assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del M5S.

Duro attacco della Lega

Chi ha paura del voto non ha la coscienza pulita ha detto Matteo Salvini in una conferenza stampa tenuta al Senato, chiarendo che “non stiamo facendo appelli alle piazze. Continuo a garantire stabilità a questo Paese. La via maestra è il voto”.

Sta per nascere un Governo conun gioco di palazzo contrario alla maggioranza silenziosa del popolo italiano che ha votato da due anni a questa parte, un ribaltone pronto da tempo”, ha detto ancora Salvini: “”Rifarei tutto era un governo fermo, era un Parlamento fermo, era inutile tirare a campare. Ora viene il dubbio che questo essere fermi fosse telecomandato“. “Dico a Pd e M5S che da giorni si stanno trascinando nella contrattazione di ministeri e poltrone: fate in fretta, state perdendo giorni su giorni e non trovano accordo su ministeri, non su progetti, ma sulle poltrone. Sembra di tornare ai tempi della Prima Repubblica, ai tempi di De Mita e Fanfani”. Così su Facebook il leader della Lega, Matteo Salvini.

“Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto per l’Italia e per gli italiani – ha aggiunto il Ministro dell’Interno – “Qualcuno per il patto per le poltrone vuole smontare quello che abbiamo fatto finora. Sta vincendo il partito delle poltrone“. Conte – commenta Salviniè la riedizione del Governo Monti, preparava la manovra su suggerimento dei suoi amici Merkel e Macron“. Per settimane – aggiunge il leader della Lega – i Cinque Stelle ci hanno sfidato a votare il taglio dei parlamentari, ci sono anche per farlo domani. Ci sono, va bene, si può fare: è un segnale di serietà e di rispetto del contratto di governo e di altra promessa mantenuta. Bisogna preparare una manovra economica importante che tagli le tasse“.    Leggo che Di Maio vuole fare il ministro dell’Interno. Vai, io sono pronto a darti consigli per un mestiere difficile ma entusiasmante: affidarmi questo ministero è la cosa più bella che Dio e gli italiani potessero farmi”, ha concluso Salvini

Il “valzer” delle poltrone

Dietro il complicato confronto ufficiale tra Pd e M5S sui “programmi e sulle idee”, anche in questa crisi di governo di agosto spunta una febbrile trattativa sulle poltrone di governo. Con uno scambio progressivo di proposte e controproposte sull’organigramma approfondito fino tarda sera nell’incontro tra Di Maio e Conte da una parte del tavolo e Zingaretti e Orlando dall’altra.

La poltrona del Premier visto che sta prendendo corpo un Conte Bis, è quella più chiara anche se per rispetto verso il Quirinale il segretario del Pd Zingaretti continuerà,  a ripetere in pubblico che il “nodo non è sciolto”, almeno fino a domani quando sarà ricevuto dal capo dello Stato. Il “totoministri” diventa subito un rebus se si passa alla questione dei vicepremier : il Pd chiede che ci sia una sola poltrona di vicepremier da assegnare ad Andrea Orlando (o a Dario Franceschini), mentre il M5S vuole i gradi di vice anche per Di Maio, destinato a conquistare la delega del Viminale sinora ricoperta da Matteo Salvini. Qualcuno dei suoi l’ha anche avvertito dei rischi: “Occhio, Luigi, quella del ministero dell’Interno è poltrona che scotta. Non potrai fare la politica di Salvini sull’immigrazione. E, soprattutto, dal giorno dopo diventerai il bersaglio mediatico numero uno di Salvini stesso“. Per il Ministero dell’ Economia, poi, sarebbero in corsa Antonio Misiani (Pd), l’uscente Giovanni Tria ed anche Pier Carlo Padoan (Pd) visto che è caduto il veto sugli ex .

Verso il Viminale potrebbero spuntare altre soluzioni: il ritorno di Marco Minniti (Pd), o il capo della polizia Franco Gabrielli), Pd e M5S vorrebbero dividersi i tre ministeri che hanno una sfera d’azione internazionale. Possibile la conferma alla Difesa per l’anti-salviniana Elisabetta Trenta (M5S) ma per questa nomina ci sono richieste per Emanuele Fiano del Pd. da definire anche il nuovo Ministro degli Esteri che potrebbe essere Paolo Gentiloni o la riconferma di Enzo Moavero Milanesi (M5S) , le Politiche comunitarie potrebbero finire alternativamente a Roberto Gualtieri ed Enzo Amendola, il primo attualmente eurodeputato, il secondo ex sottosegretario agli Esteri.

Per il Ministero della Giustizia in ballo tra l’uscente Alfonso Bonafede e l’ex Andrea Orlando (con outsider l’ex magistrato Pietro Grasso di Leu): Bonafede è un nome talmente in cima ai desiderata di Di Maio da essere stato indicato per primo. Zingaretti, che non entrerebbe al governo perché se lo facesse dovrebbe lasciare la guida della Regione Lazio, vuole nella squadra di Conte anche la sua vice Paola De Micheli per la guida del Ministero dello Sviluppo Economico,  e dal Nazareno spunterebbero anche i profili dei renziani Teresa Bellanova (Lavoro), Ettore Rosato (Difesa), Roberto Cingolani (Istruzione). Senza contare che Lorenzo Guerini (Pd) dovrà lasciare la presidenza del Copasir (il Comitato parlamentare sui Servizi Segreti, che viene affidato per prassi consolidata ad un rappresentante dell’opposizione di Governo) a un leghista e, quindi, anche per lui si profila un ingresso nel governo.

Il pacchetto di nomine dei 5 Stelle al governo, oltre a Di Maio, comprenderà Riccardo Fraccaro (Rapporti con Parlamento e delega alle Riforme) con l’occhio puntato al taglio dei parlamentari, forse Giulia Grillo (ancora Salute) e Sergio Costa (Ambiente). La poltrona delle Infrastrutture sembra ritagliata per Graziano Delrio (Pd) che sarebbe un ritorno alla guida del Ministero o per l’ingegnere triestino Stefano Patuanelli, attuale capogruppo M5S al Senato. Altro punto di discontinuità nella continuità rispetto al Governo Conte dimissionario (M5S-Lega) , viste le tensioni con Salvini, Vincenzo Spadafora, già sottosegretario alle Pari opportunità prossimo alla riconferma, sarebbe in odore di promozione.

Per concludere c’è la partita di Bruxelles. Nel totonomi che si è appena aperto c’è anche quell’appendice comunitaria, sulla scena delle prove generali del governo Conte entra Matteo Renzi che  alle 18.20 commenta : “Io commissario europeo? Guardate, piuttosto mi iscrivo al partito di Bersani e D’Alema”  cedendo la pole position per i galloni da commissario a Paolo Gentiloni.

 

 

 

 

Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno in due giorni.  Martedì il capo dello Stato sentirà al telefono l’ex-presidente Giorgio Napolitano, poi alle 16 riceverà il presidente del Senato Elisabetta Casellati e alle 17 il presidente della Camera Roberto Fico. A seguire i partiti, con il M5s ultimo gruppo ad essere ascoltato mercoledì alle 19.




Tav: Di Maio perde, Salvini non vince. Il trucco per arrivare alle europee

di Tommaso Ciriaco

Chi vince, chi perde, chi bluffa? Bisogna scarnificare all’osso la propaganda dei mastini forgiati dalla Casaleggio associati. Scacciare gli illusionismi. E aggrapparsi all’unico dato certo: i bandi per la Tav partiranno, identici a come sarebbero partiti se in queste settimane Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si fossero occupati solo della recessione anziché della Torino-Lione. E allora, di nuovo: chi ride per non piangere? Perdono i Cinquestelle. Nonostante lo spin di Palazzo Chigi, non c’è alcun rinvio dei bandi.

Il vicepremier deve ingoiarli, anche se con la promessa scritta di “rivedere integralmente l’opera“. Chissà quando, chissà come, chissà perché non subito per decreto. Ottiene quanto richiesto Matteo Salvini, ma esce comunque con le ossa rotte, presentando all’elettorato del Nord una grande opera come fosse un progetto semi-clandestino. Vince Giuseppe Conte, lui sì, se può dirsi vittoria aver stracciato una promessa storica del Movimento, “No Tav o morte!“, senza crisi di governo. E incassando pure il sentito ringraziamento degli sconfitti.

C’è del talento in chi gestisce da Palazzo Chigi gli assalti a vuoto di Luigi Di Maio. Lo dimostra il retroscena delle ultime ore. Nella notte di venerdì, sul tavolo del premier finiscono le relazioni dei suoi esperti legali e i focus di marketing politico dello staff di Rocco Casalino . La stella polare del team è il “capolavoro di dicembre” – lo chiamano ancora così – quel tocco di genio che trasformò il deficit in manovra dal 2,4% al 2,04%, per nascondere la sconfitta con l’Europa. Il risultato è la “soluzione tecnica“, un cavillo di cartone che risolve lo stallo. Nient’altro che un escamotage linguistico per camuffare il via libera ai bandi.

Avis de marchés, ecco il jolly di Conte. Da avvocato, il premier chiede ai suoi di rispondere a una domanda: come far partire i bandi senza ammettere di averlo fatto? Non chiamandoli bandi, ecco tutto. Aggrappandosi al sinonimo in francese, avis de marchés appunto, “avvisi di gare“. Né più, né meno di quanto Telt aveva già indicato come soluzione per non perdere i trecento milioni di finanziamenti europei. Compra sei mesi di tempo – anche questo, tutto già previsto nella tabella di marcia tracciata dalla società il 18 dicembre scorso – rimandando le decisioni finali a dopo le Europee.

Nelle stesse ore, e siamo a ieri mattina, Di Maio si attrezza per la ritirata. Appena Conte rende nota la missiva, il grillino plaude. Ha drammatizzato al massimo la battaglia per tenere buoni gli ortodossi, adesso è l’ora di piegarsi alla realtà. Anche lui compra tempo, sapendo che pure una buona parte degli elettori 5S del Nord Ovest, assicura un ultimo sondaggio Swg, sono favorevoli alla mini Tav: 35% contro 34%. Non può ancora dirlo, ma è l’orizzonte finale dell’opera, tunnel di base compreso.

Ora è però il tempo di esaltare una vittoria che non c’è. L’unica arma proposta per giorni da Di Maio a Conte, un decreto per fermare la Torino-Lione, resta un triste foglio bianco. Soltanto il Pd, con Graziano Delrio e Sergio Chiamparino, interpreta la novità come un trionfo a cinquestelle. “La lettera è chiara, il governo blocca le opere“. Il dem Michele Anzaldi dice il contrario. Tutto ruota attorno alla voglia di mirare contro il vero competitor dei prossimi mesi, Salvini, piuttosto che colpire un Movimento in crisi.

Salvini, si diceva. Si proclama vincitore. Difficile però sostenerlo di fronte al proprio elettorato e all’immenso buco nero sul futuro tracciato da Conte. Il gelo con Di Maio è polare. Ma la scelta del vicepremier leghista è comunque quella di non infierire sull’alleato. Nel sabato del suo compleanno, sveste la divisa della Polizia e mette su quella dello statista per un giorno: “Nessuno vince o perde, la Lega governa perché vincano gli italiani”. Da lunedì, però, rivendicherà il via libera ai bandi e una certezza granitica: “La Torino-Lione si farà“. Ripartirà un balletto tra gialli e verdi – “Tav sì, no, boh” – fino al 26 maggio.

Dal giorno dopo le Europee si aprirà il secondo tempo della sfida. Con “equilibri diversi”, è il ragionamento di Salvini, come potrà Conte fermare l’opera? O anche solo “ridiscuterla integralmente“, se i francesi accetteranno di limare al massimo i dettagli? Secondo il premier, la svolta arriverà dopo un bilaterale con Macron, già contattato ieri assieme a Juncker. In caso contrario, i 5S giurano che si faranno “valere in Parlamento”. Sempre domani, sempre chissà. La verità è che non potranno rivedere per legge il trattato che regola il progetto, perché manca una maggioranza favorevole allo strappo. Servirà un altro illusionismo, a quel punto. In linea con la profezia che Conte confidava venerdì sera al suo staff nel pieno della bufera: “Tranquilli, tutto si risolverà. C’è molto teatro in queste ore…”.

*editoriale tratto dal quotidiano La Repubblica




Martina: "Questa piazza è per l'Italia". Unico assente: Emiliano !

ROMA – “Questa piazza è per l’italia. Come sempre, la nostra gente ci sa stupire. Soffre e lotta, si mette in gioco e partecipa” . Queste le parole con cui il segretario Maurizio Martina ha salutato su twitter  la folla del Pd, arrivata da tutta Italia a Roma per riempire piazza del Popolo e manifestare contro il governo M5S-Lega . Sono circa 50mila i militanti giunti da tutta Italia, che arrivati nella piazza hanno cominciato a intonare “Bella Ciao” e l’inno di Mameli.

“Vogliono rovinare il nostro futuro. Stanno facendo l’ennesimo condono fiscale. Stanno promuovendo misure assistenzialiste che non produrranno un posto di lavoro in più“, ha avvertito il segretario del partito Maurizio Martina, che questa mattina ha accolto i primi treni in arrivo da tutto il Paese alla stazione Termini di Roma per “difendere l’Italia“.  Come lui tutti gli esponenti di primo piano del Pd, da Nicola Zingaretti a Graziano Delrio, da Carlo Calenda, a Paolo Gentiloni, hanno rilanciato l’appuntamento, mettendo da parte per un giorno le divisioni.

L’ex segretario Matteo Renzi si è speso nel tentativo di riunire l’opposizione dem rilanciando l’appello sempre via social: “In viaggio verso Roma, verso Piazza del Popolo. È giusto stare in piazza contro questo Governo. Questi incompetenti mettono a rischio l’economia. Prendono in giro i loro elettori, perché non manterranno comunque le promesse. Offendono gli altri cittadini, insultando chi la pensa diversamente. Noi dobbiamo reagire, senza paura.E farlo senza divisioni interne, basta con le polemiche. Lottare colpo su colpo. E organizzare forme di resistenza civile contro la deriva venezuelana di Di Maio e Salvini. L’Italia è stata resa grande dal lavoro, dal sudore, dalla fatica e non dall’assistenzialismo. Non lasciamo il futuro a chi vuole vivere di condoni e sussidi. Senza paura, amici“.

Una volta arrivato a Piazza del Popolo, Renzi ha concretizzato le sue parole con un abbraccio in  favore di telecamere con Gentiloni, per provare a porre fine alle voci che parlano di un raffreddamento dei rapporti fra i due. Poco dopo è stato il turno del segretario Pd Maurizio Martina, che ha salutato chi lo ha preceduto al Nazareno e l’ex-premier  Paolo Gentiloni. Un invito all’unità del Pd condiviso anche dal candidato alla segreteria Nicola Zingaretti: “Io credo che soprattutto oggi sia la giornata dell’unità e che deve spingerci tutti a provare l’ebbrezza del ‘noi‘ e a lasciare alle proprie spalle l’aridità dell”. Contribuirò a questo confronto, mettendo delle idee ‘per‘ e non delle critiche ‘contro‘. Penso che ce lo dica questa piazza e che sia anche in sintonia con il dibattito degli ultimi giorni“.

Secondo gli organizzatori erano oltre 70.000 le persone presenti alla manifestazione del Pd in piazza del Popolo a Roma. E per confermare la presenza di questa folla diversi parlamentari e dirigenti Dem hanno postato su Twitter delle foto prese dalla salita verso il Pincio da cui si vede chiaramente la piazza piena. Anche via del Corso, nel primo tratto, era piena di manifestanti, mentre molti altri erano in piazzale Flaminio . Una piazza assiepata da persone normali, quella del Pd: molte coppie e anche molti giovani. Persone motivate e pronte a rispondere alle sollecitazioni che arrivavano dal palco. “Agli elettori che non ci hanno votato il 4 marzo – ha assicurato Martinadico che abbiamo capito la lezione. Vedo i nostri limiti ma a loro chiedo `dateci una mano´, perché questo governo è troppo pericoloso. Perciò ora «serve un nuovo Pd per una nuova sinistra». Sì, perché noi siamo fondamentali, lo dico senza arroganza, ma senza di noi non ci sarà una sinistra in Italia“. 

Una manifestazione di protesta e partecipazione politica, che il M5S ha definito  come mossa poco intelligente: “andare contro la prima manovra che istituisce il reddito di cittadinanza, abbassa le tasse alle partite Iva e supera la Fornero. Non credo che sia una grande furbata. A meno che non ci si voglia estinguere si può procedere sicuramente in altro modo” attacca Luigi Di Maio. Ma Matteo Renzi, in piazza senza distinguo, ha chiamato alla “resistenza civile contro una manovra  devastante  che rischia di innescare un  testacoda” sulla credibilità dell’Italia, offuscata anche dalla scelta di non dimettersi del ministro dell’Economia.

“Lottare colpo su colpo. E organizzare forme di resistenza civile contro la deriva venezuelana di Di Maio e Salvini. L’Italia è stata resa grande dal lavoro, dal sudore, dalla fatica e non dall’assistenzialismo. Non lasciamo il futuro a chi vuole vivere di condoni e sussidi. Senza paura, amici” ha scritto su Facebook.

“Mi sembra una buona ripartenza non solo per il Pd: in piazza ho visto tante persone che non sono del Pd ma che vogliono opporsi a questo governo populista“, ha detto Carlo Calenda. “Sono 25 anni che non vado ad una manifestazione” ha rivelato l’ex ministro. “E’ importante – ha aggiunto – essere qui e far sentire la nostra voce contro il governo. Il primo compito di un governo è mantenere in ordine il Paese e non solo i conti, e il governo non lo sta facendo. I populismo quando sono basati sulle menzogne poi si sciolgono presto, per questo è importante far sentire la nostra voce“.

Dalla manifestazione di piazza del Popolo è partita la campagna “PD in ascolto, in vista dell’Assemblea programmatica prevista per l’ultima domenica di ottobre a Milano. I volontari hanno distribuito ai manifestanti che arrivano un questionario sull’Italia,  che è stato consegnato ai militanti che sono venuti in pullman o con i treni speciali già durante il viaggio. In piazza i militati sono stati assistiti da 50 giovani operativi con IPad dedicato. Il materiale di lavoro rielaborato sarà parte fondamentale del prossimo forum nazionale previsto a Milano .

 

Il segretario Maurizio Martina, con un discorso appassionato dal palco ha citato Corbyn e Bauman, spiegando che “Serve un nuovo Pd per una nuova sinistraA qualcuno piacciono i balconi, a noi piace la piazza aperta e di tutti”, ha continuato Martina,nel suo intervento “Ma ditemi se un paese come l’Italia può essere governato dal balcone di Palazzo Chigi con la claque dei 5 stelle sotto. Una scena tristissima da Repubblica delle banane” , mentre dalla  piazza si levava più volte il coro: “U-ni-ta’, U-ni-ta’” con cui la base chiede la fine delle liti tra le varie correnti.

Non pronuncerò una parola sull’unità – ha detto il segretario del PD  tra gli applausi -, perché quando sei dirigente ci sono cose che non devi dire agli altri ma devi praticarle. A noi serve una svolta, perché contro questa destra non basta quello che siamo stati finora“. Emblematico l’abbraccio tra Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, dopo la freddezza degli ultimi mesi e l’abbraccio tra il segretario Martina e Renzi e tra Martina e Gentiloni.

Martina ha fatto anche un’onesta autocritica.Da questa piazza io voglio dire a tanti elettori del centrosinistra che il 4 marzo non ci hanno votato: abbiamo capito. Adesso, però, ci date una mano perchè l’Italia non può andare a sbattere per colpa di questi che governano in modo folle. Abbiamo capito la lezione, voltiamo pagina, guardiamo avanti. L’antidoto a tutto questo siete voi. Questa è la piazza del risveglio democratico, è la piazza della speranza, del cambiamento, della fiducia, dell’orgoglio, del futuro”, ha aggiunto, felice per avere scongiurato il flop pronosticato da Salvini, che ieri sera a Latina aveva parlato di “una  manifestazione di quattro gatti“. Così non è stato: la piazza era piena, appassionata, con gente accorsa da tutta Italia (più tardi Salvini ha commentato stizzito “il Pd non esiste“).

La scaletta della manifestazione prevedeva interventi di rappresentanti della società civile e, soltanto il segretario Maurizio Martina tra i politici a parlare dal palco in chiusura. Nel primo intervento, quello di Federico Romeo, il minisindaco di Val Polcevera a Genova, dove è caduto il Ponte Morandi, appena è stata pronunciata la parola “unità“, è partita dalla piazza quasi una invocazione: “unità, unità“. Un appello che si è ripetuto altre quattro volte e più forte quando Martina ha detto di non voler parlare di unità, ma di volerla piuttosto praticare, la risposta è stata un autentica ovazione della piazza.

Anche il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, al momento unico candidato alla segreteria del Pd era in piazza del Popolo., dove ha detto: “Noi abbiamo perso, inutile girarci intorno, ma non perché abbiamo comunicato male, ma perché il paese ha percepito la distanza siderale dalla loro condizione di vita”. Questo “non vuol dire arrendersi e scioglierci, ma aprire un processo di ricostruzione della dignità della sinistra. E questo è l’obiettivo primario del congresso“,

Matteo Renzi in un suo post su Facebook  ha replicato a Matteo Salvini leader della Lega: “Salvini ha detto che in piazza c’erano solo #4Gatti . Che lui abbia problemi con la matematica, si è visto coi soldi rubati dalla Lega. Che lui tratti gli esseri umani come animali, si è visto sulla Nave Diciotti. Ma quello che Salvini non capisce è che i gatti hanno sette vite. L’opposizione c’è“.

Dalla Puglia erano partiti per Roma 11 autobus con a bordo tutti: renziani, martiniani, orlandiani, persino gli “emilianiani”. Teresa Bellanova sui social ha commentato:  “Resistenza civile per difendere la democrazia e il Paese dalle politiche del governo gialloverde che giorno dopo giorno costruisce il disastro”. Duro nei confronti di Emiliano è stato Federico Massa, ex deputato orlandiano, anche lui presente a Roma: “Tutto il Pd è oggi qui, peggio per chi è rimasto a casa. Nessuno se ne è accorto“.

I “fedelissimi” del governatore pugliese però c’erano. Uno di loro, De Santis ha commentato: “Nei momenti di più difficili vien fuori il meglio. Una straordinaria giornata. Ora non dobbiamo perdere l’occasione e non dobbiamo commettere gli errori del passato.  Ho apprezzato  le parole di Martina sulla lezione capita.  “Oggi a Roma il Pd – dice l’ on. Pagano, altro fedelissimo di Emiliano  – ha dimostrato di avere ancora un popolo di militanti che ci richiamano a essere migliori e uniti».

Silenzio totale di Michele Emiliano, che si limita a rispondere su Twitter : “I gruppi organizzati di renziani estremisti mi perseguitano su Twitter da anni forse anche con account falsi“. Una dichiarazione questa su cui è meglio stendere un velo pietoso.

 

Il video integrale della manifestazione a Piazza del Popolo

 




Ora basta !

di Matteo Renzi

Bisogna rispondere, punto su punto, colpo su colpo.  Perché chi tace oggi sarà giudicato complice domani.

1. Di Maio dice che il suo governo è il primo a non aver preso soldi da Benetton o Società Autostrade e che Benetton non gli ha pagato la campagna elettorale. FALSO! Vedendo le carte scopriamo che io non ho preso un centesimo né per la Leopolda, né per le nostre campagne elettorali. E ciò significa che Di Maio è un bugiardo. E uno sciacallo. Ma come se non bastasse si scopre che Società Autostrade ha finanziato la Lega e che il Premier Conte è stato legale di Aiscat, la società dei concessionari di autostrada: l’avvocato del popolo diventa all’improvviso l’avvocato delle autostrade. Quindi se Di Maio vuole sapere chi prendeva soldi dal sistema autostradale lo deve chiedere al prossimo Consiglio dei Ministri, non a noi.

2. Attaccano Delrio. E mi fanno schifo perché Delrio è un galantuomo come sanno tutti quelli che lo conoscono. Il metodo lo conosciamo: tutti contro uno sui social. Contando sulla superficialità del messaggio e sul silenzio impaurito degli amici della vittima. E’ un metodo infame, già visto tante volte contro di me, contro miei amici, contro membri della mia famiglia. Ma i vigliacchi non mi hanno mai fatto paura. E allora lo grido qui: giù le mani da Graziano Delrio. Accusare Delrio su questa vicenda è assurdo prima ancora che ingiusto. Una dimostrazione è il punto che segue, quello sulle concessioni.

3. Quando e perché è stata prorogata la concessione? Nel 2017, seguendo le regole europee, dopo un confronto col commissario UE Vestager (altro che leggina approvata di notte, è una procedura europea!), si è deciso di allungare la concessione di quattro anni, dal 2038 al 2042, in cambio di una fondamentale opera pubblica: la GRONDA, l’opera che avrebbe decongestionato anche il ponte Morandi. Io ti allungo la concessione (che scadrebbe comunque tra più di vent’anni) e tu in cambio mi dai SUBITO un’opera pubblica. Prorogare la concessione è stata una scelta del Governo per avere subito l’opera pubblica che avrebbe decongestionato il traffico a Genova. Contro la Gronda erano i 5 Stelle che nel 2012 definitiva “FAVOLETTA” l’ipotesi del crollo del ponte, che nel 2014 con il genovese BEPPE GRILLO volevano bloccare la Gronda “anche usando l’Esercito” e che nel 2018 con Toninelli hanno proposto ancora di cancellare l’opera. La proroga tra vent’anni della concessione serviva a fare subito la Gronda. E Genova ha bisogno della Gronda, dei lavori sul Bisagno, del terzo valico, degli investimenti sul Porto: tutte opere finanziate nella scorsa legislatura.

4. Il Ministro Toninelli è sparito, commissariato da Di Maio che tutte le sere è in TV, ovviamente senza contraddittorio, perché se fa un confronto con uno che conosce le carte è finito. Lanciamo un appello: Toninelli abbia il coraggio di venire in Aula la settimana prossima. Si interrompano le ferie, si riapra il Senato e Toninelli venga a dire SI o NO alla Gronda. Questo Governo dice no a tutto: NoGronda, NoTav, NoVax, NoEuro, NoIlva. Venga in aula, Toninelli, e vediamo se ha qualche notizia intelligente da dare. Genova attende risposte.

5. Sui social ci sono troppe FakeNews. Ci vorrebbe una commissione di inchiesta del Parlamento su questi temi. Ma ho come l’impressione che Salvini e Casaleggio abbiano molta paura che si indaghi su questi temi, chissà perché. Allora noi chiediamo a tutti di segnalare le FakeNews e la becera propaganda diffamante. Abbiamo creato un gruppo di avvocati: porteremo in Tribunale tutti, senza guardare in faccia nessuno. E segnaleremo all’Autorità delle Comunicazioni ogni singola fake news

Infine: il balletto intorno alla possibile revoca della concessione è molto strano e sicuramente richiamerà l’attenzione della Consob. Trovo incredibile che un uomo di legge come il Premier possa dire “Non aspettiamo i tempi della Giustizia” (poi uno si stupisce se gli stranieri smettono di investire in Italia). Quello che per noi è fondamentale è che Autostrade paghi. Parlare invece oggi di revoca significa regalare ad Autostrade 20 miliardi e la possibilità di tirarsi fuori dai lavori di rifacimento delle opere. Eh no. Autostrade deve pagare, a cominciare dal rifacimento del Ponte Morandi e dalla realizzazione della Gronda.

Governare non significa fare la corsa per prendere un Like. Bisogna affrontarla tutti insieme, in modo civile, non con l’approccio di chi si sente al Bar Sport sotto casa.  Bisogna smettere di diffondere bugie come fa Di Maio perché la campagna elettorale è finita e lui è al Governo adesso.

E bisogna che quelli che sono al Governo capiscano finalmente che quello che il loro movimento definiva “FAVOLETTA” oggi è una tragica realtà.




Consultazioni di Governo. I partiti al Quirinale, ma manca l’accordo

ROMA – Dopo il nulla di risolto nel vertice di ieri sera, nel centrodestra regna il caos. Nella prima  mattinata di oggi  tutti i leader si sono ritrovati a Palazzo Grazioli da Silvio Berlusconi di Forza Italia affiancato dal presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.  Partecipano al vertice  Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti della Lega, Giorgia Meloni ed Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia . Il tentativo è quello di trovare una soluzione alla mancanza di un Governo nella diciottesima legislatura. E fare il punto in vista dell’incontro al Colle con il presidente Sergio Mattarella per l’ultimo giro di consultazioni.

Forza Italia ribadisce senza mezzi termini la sua contrarietà al nuovo tentativo di Luigi Di Maio di spaccare la coalizione, ribadendo di non essere disponibile a dare un appoggio esterno a un esecutivo Lega-M5S. E dice “no” anche all’ipotesi di un governo del presidente. A ribadirlo stamattina la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ospite del programma “Circo Massimo” su Radio Capital: “Come il centrodestra sta unito nel dire no alla proposta di Di Maio, è unito nel dire no a un governo del Presidente“.

Ieri sera Salvini avrebbe mantenuto la sua posizione contraria ad un “governo del Presidente” spiegando a Berlusconi che senza un governo politico che dia garanzie agli italiani sarebbe meglio andare al voto al più presto. Il leader di Forza Italia avrebbe ribadito al leader della Lega che Forza Italia non intende rimanere fuori da un eventuale governo politico con i M5S, avvertendo che non darà mai il via libera ad appoggi esterni.

Nel frattempo con l’arrivo al Quirinale della delegazione del Movimento 5 Stelle, composta da Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato Giulia Grillo e Danilo Toninelli, ha preso il via il terzo e ultimo ciclo di consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo, al termine del quale il Capo dello Stato potrebbe prendere una sua iniziativa, se le forze politiche si dimostreranno ancora incapaci di dar vita ad una maggioranza parlamentare in grado di sostenere un esecutivo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Agi, si è appreso di una telefonata intercosa stamane fra Di Maio e Salvini prima che il segretario della Lega prendesse parte al summit della sua coalizione.

Al termine, Luigi Di Maio ha detto: “Se c’è la volontà si può ancora fare un governo politico. Sono disponibile a scegliere con Salvini un premier terzo con un contratto di governo che preveda condizioni non trattabili che sono il reddito di cittadinanza, l’abolizione della Fornero e una serie di misure anti-corruzione“. Il leader M5s ha aggiunto: “Non siamo disponibili a votare la fiducia a governi tecnici. Se c’è buona volontà si può ancora fare un governo politico” proseguendo: “Se non ci sono condizioni per governo politico, consapevole dei problemi degli italiani e che non faccia solo quadrare i conti, allora per noi si deve tornare al voto nella consapevolezza che sarà un ballottaggio: ora è chiaro che ci sono due realtà politiche che competono per governo di questo Paese e gli italiani sceglieranno” e concluso “Quando dico vogliamo fare un contratto con la Lega stiamo considerando una forza politica: la novità è che siamo disposti a trovare un presidente del Consiglio insieme. Se abbiamo eletto delle cariche istituzionali è bene che continuino a fare le cariche istituzionali”.

 

Sul fronte dei possibili candidati premier di un eventuale governo di “tregua”, in testa alle classifiche figura anche il nome di Carlo Cottarelli, già commissario alla spending review: “Non mi ha chiamato nessuno“, risponde a Circo Massimo. Ma non nega che “sarebbe pronto a prendersi le proprie responsabilità”  ritenendo però che “per mettere al riparo da certi rischi l’economia italiana ci vuole un governo politico. I mercati finanziari al momento sono tranquilli, c’è molta liquidità. Non c’è un’emergenza economica in questo momento. Non serve un esecutivo alla Monti“. E conclude: “Se non c’è qualche choc esterno non mi aspetto un aumento particolare degli spread anche con le elezioni a ottobre“.

Alle 11 sono arrivati  al Colle , i rappresentanti del centrodestra e Salvini si è messo in campo personalmente : “Abbiamo offerto al presidente della Repubblica la mia disponibilità di dare vita a un governo di centrodestra che cominci a risolvere tutti i problemi del Paese. Il Colle ci dia modo di trovare la maggioranza“, afferma dopo l’incontro con il capo dello Stato, confermando una linea comune decisa nel corso di un vertice di coalizione che si è tenuto nella prima mattina a Palazzo Grazioli. Subito dopo i colloqui la distanza fra Lega e M5s è aumentata con una nuova rottura innescata dalle rispettive dichiarazioni incrociate. Di Maio ha affermato: “Salvini non ha i numeri per formare un governo“. Ma  il capogruppo leghista della Camera Giancarlo Giorgetti di rimando replica: Di Maio non conta più un c..., il leader incaricato sarà Salvini”.

Il Partito Democratico intanto osserva da spettatore: “Mi pare che adesso il problema sia di qualcun altro“, ha detto il segretario reggente  Maurizio Martina . Questa mattina al Nazareno per un vertice allargato sono arrivati oltre a Martina, Ettore Rosato, Graziano Delrio, Lorenzo Guerini, Andrea Romano, Matteo Orfini e i ministri Marco Minniti e Carlo Calenda. Atteso Andrea Marcucci. La riunione è allargata anche alle minoranze, sono presenti infatti Dario Franceschini, Andrea Orlando, Gianni Cuperlo, Antoci (in rappresentanza di Michele Emiliano) prima delle partecipazione delle delegazione Pd alle consultazioni al Quirinale.

Come ben noto i dem al momento sono gli unici intenzionati a sostenere un eventuale governo tecnico. “Noi pensiamo che a questo punto sia urgente dare una soluzione alla crisi. Basta traccheggiare, basta con il gioco dell’oca. Supporteremo l’iniziativa del Presidente della Repubblica fino in fondo. Bisogna fare tutti un passo avanti, il Paese viene prima di tutto”, ha dichiarato il segretario reggente del Pd Maurizio Martina al termine delle consultazioni, facendo appello alla responsabiltà di tutte le altre forze politiche.

Dal portavoce di Matteo Renzi era arrivata la smentita di contatti con Luigi Di Maio: “A differenza di quanto riportato ancora oggi da alcuni quotidiani, Matteo Renzi non ha mai incontrato né si è mai sentito con Luigi Di Maio. Tra i due non ci sono stati dopo il 4 marzo né contatti, né trattative, né sms“.

Nel pomeriggio, a partire dalle 16, intervallate di 20 minuti, le udienze con Leu, Autonomie Senato, Gruppi Misti di Senato e Camera. Quindi alle 17.30 e alle 18 gli incontri con i presidenti della Camera, Roberto Fico, e del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Al momento scompare all’orizzonte la prospettiva di un governo “di tregua” che, nelle intenzioni del Quirinale, sarebbe dovuto durare fino a dicembre per proteggere l’Italia da alcune tegole, incominciando dall’aumento dell’Iva al 25 per cento quale conseguenza dell’impossibilità di approvare in tempo la manovra finanziaria 2019. Ma alla alla luce delle dichiarazioni rilasciate, dopo i colloqui al Quirinale, da Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sulla base dei numeri parlamentari le possibilità di questo tipo di governo sono pressochè inesistenti.

Negli ambienti del Quirinale la parola è cambiata. Al posto dell’esecutivo “di tregua” adesso si parla esplicitamente di governo “elettorale“. cioè necessario  esclusivamente ad accompagnare il paese alle urne, il più in fretta possibile (compatibilmente con le ferie estive). Negli ultimi giorni qualcuno immaginava che questo compito lo avrebbe potuto tranquillamente svolgere Paolo Gentiloni, senza bisogno di mettere in campo altre personalità. Ma negli ultimi giorni pare sia prevalsa l’esigenza di affrontare il voto-bis con figure più “indipendenti” del pur equilibrato ed apprezzato Gentiloni, specialmente se l’attuale presidente del Consiglio dovesse correre per il Pd quale “candidato premier”.

Non sarebbe in fondo una prima volta. Già nel 1979 il quinto governo Andreotti fu creato apposta per portare l’Italia alle urne, e così il sesto gabinetto Fanfani, nel suo caso correva l’anno 1987. Più ci si addentra nella ipotetica “Terza Repubblica”, e più ci accorgiamo che in realtà somiglia sempre di più alla Prima.

(notizia in aggiornamento)




Habituè e new-entry, le facce del nuovo Parlamento

ROMA – Il nuovo Parlamento uscito dalle urne del 4 marzo è un mix di veterani e outsider. Nel Transatlantico di Montecitorio  si incontreranno il leghista nigeriano Toni Iwobi, primo senatore di colore d’Italia, la testimone di giustizia Piera Aiello che finalmente potrà riavere pubblicamente indietro la sua identità, ma anche pezzi grossi del governo uscente, dalla toscana Maria Elena Boschi, eletta a Bolzano, a Marco Minniti, sconfitto a Pesaro dal pentastellato Cecconi ma ripescato grazie al proporzionale. 

Tra i big recuperati, mezzo governo Gentiloni: Dario Franceschini, Roberta Pinotti, Valeria Fedeli, Andrea Orlando. Salvati anche tre dei principali esponenti di Liberi e Uguali: sconfitti all’uninominale conquistano comunque un seggio Pietro Grasso, Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.Entrano, invece, dalla porta principale del collegio i ministri Pier Carlo Padoan, Graziano Delrio, Luca Lotti e Beatrice Lorenzin.

Al Senato passa Emma Bonino, che a Roma fa incetta di voti, e torna Umberto Bossi. Ma gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama ospiteranno anche perfetti sconosciuti o ‘famosi’ per motivi diversi dalla politica. Due veterinarie si accingono a prendere posto in aula: la napoletana Doriana Sarli, eletta alla Camera con il M5s; al Senato, per la Lega, la toscana Rosellina Sbrana. Tra i 28 eletti del Movimento 5 Stelle nei collegi uninominali siciliani Gaspare Marinello, dirigente dell’ospedale di Sciacca, e Giorgio Trizzino, direttore dell’ospedale Civico di Palermo.

Il M5s, che ha già designato come possibile successore della ministra Fedeli  Salvatore Giuliano   preside dell’Iiss Majorana di Brindisi, una delle scuole più raccontate d’Italia -, porta diversi insegnanti in Parlamento; molti dalla Calabria tra ritorni, come quello del senatore Nicola Morra, docente di storia e filosofia a Cosenza confermato per il secondo mandato, e new entry come Bianca Laura Granato, una delle più attive nelle battaglie contro la Buona Scuola.

Nutrito pure il drappello di giornalisti. Nel M5s ce l’hanno fatta Primo Di Nicola, ex direttore de Il Centro, con il 41% in Abruzzo; Emilio Carelli, ex direttore di SkYTg24Pino Cabras, giornalista-blogger, scrittore e fondatore di Pandora Tv, 46% nel collegio di Carbonia. Nelle liste di Forza Italia eletti Giorgio Mulè, direttore di Panorama (46%), Andrea Cangini, ex direttore di Qn, che era capolista nelle Marche. Per il Pd a Milano entra al Senato Tommaso Cerno, ex direttore de l’Espresso.

Restano fuori, invece, con il M5sGianluigi Paragone, ex direttore de La Padania, e la Iena Dino Giarrusso. Non ce la fanno per il Pd Francesca Barra, candidata in Basilicata, e neppure la bersaniana Chiara Geloni. Tra i vip dello sport l’ha spuntata l’ex Ad del Milan Adriano Galliani, mentre il presidente della Lazio Claudio Lotito resterà fuori dal Senato, a meno che non segua il consiglio del sindaco di Benevento Clemente Mastella e faccia ricorso.




Intesa sul riparto proposto dal ministro Delrio per i finanziamenti ministeriali sulla sicurezza stradale

Graziano Delrio

ROMA –  Il decreto di riparto di 1,620 miliardi proposto dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio per interventi di manutenzione della rete stradale di province e città metropolitane ha avuto l’intesa dalla Conferenza Stato – Città ed autonomie locali. Le risorse erano state previste dalla Legge di Bilancio per il 2018, “per il finanziamento degli interventi relativi ai programmi straordinari di manutenzione della rete viaria di province e città metropolitane”.

Lo stanziamento  di 1,62 mld è stato ripartito su periodo di sei anni, con 120 milioni di euro per il 2018 e 300 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023. A provvedere all’erogazione delle risorse a  province e città metropolitane, indicate dal decreto, è la Direzione Generale per le strade e autostrade e per la vigilanza e la sicurezza nelle infrastrutture stradali del Ministero, entro il 30 giugno di ogni anno.

Il decreto disciplina l’utilizzo delle risorse, che non potranno essere utilizzate per realizzare nuove tratte di infrastrutture o interventi non di ambito stradale, ma solo per interventi di progettazione e di adeguamento normativo, miglioramento della sicurezza, percorsi per la tutela di utenti deboli, salvaguardia pubblica incolumità, riduzione dell’inquinamento ambientale, riduzione del rischio da trasporti soprattutto quelli eccezionali, incremento della durabilità e riduzione dei costi, anche grazie alla programmazione pluriennale. Per la ripartizione delle risorse sono stati applicati i criteri di consistenza della rete viaria (estensione chilometrica e numero dei veicoli), del tasso di incidentalità,   della vulnerabilità rispetto a fenomeni di dissesto idrogeologico, cui sono stati attribuiti specifici parametri.

Il monitoraggio sarà effettuato dalla Struttura Tecnica di Missione del Mit, tramite una specifica piattaforma informatica. Nell’ambito della ripartizione, si segnala che la quota prevista per il Sud è il 38%, ossia una percentuale superiore a quella prevista dall’art. 7 del Decreto Legge n. 243/16, convertito con Legge del 27 febbraio 2017.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio commenta con soddisfazione la possibilità di attuare velocemente il riparto di risorse per la manutenzione delle strade: “L’intervento previsto in Bilancio e ora ripartito per Province e Città metropolitane risponde alle esigenze di sicurezza stradale dei cittadini, al fine di ridurre l’incidentalità e consentire il diritto alla mobilità in tutte le aree del Paese. La certezza delle risorse per sei anni consente agli enti locali di avviare subito, per il 2018, gli interventi più urgenti e di definire un’adeguata programmazione di altri più profondi interventi da programmare negli anni successivi”.

Questo il piano di riparto del totale del finanziamento suddiviso per provincia:

Piemonte

Alessandria € 18.319.427,13

Asti € 10.638.492,35

Biella € 7.531.278,84

Cuneo € 29.143.323,77

Novara € 9.124.018,06

Torino € 44.868.801,44

Verbano-Cusio-Ossola € 9.030.901,43

Vercelli € 8.869.389,67

Lombardia

Bergamo € 21.456.686,67

Brescia € 25.168.117,46

Como € 13.197.037,34

Cremona € 11.224.514,77

Lecco € 10.217.569,81

Lodi € 6.021.410,64

Mantova € 13.671.499,27

Milano € 34.452.785,82

Monza e della Brianza € 15.738.805,61

Pavia € 18.141.636,72

Sondrio € 6.181.872,08

Varese € 15.228.115,38

Veneto

Belluno € 11.448.977,04

Padova € 20.737.010,62

Rovigo € 7.136.164,41

Treviso € 19.232.668,11

Venezia € 18.622.370,76

Verona € 19.212.591,83

Vicenza € 19.219.162,62

Liguria

Genova € 21.914.915,56

Imperia € 8.649.449,43

La Spezia € 7.658.209,26

Savona € 10.344.975,08

Emilia Romagna

Bologna € 29.327.869,35

Ferrara € 16.322.614,18

Forlì-Cesena € 16.936.949,31

Modena € 22.127.513,37

Parma € 18.127.317,78

Piacenza € 13.385.224,81

Ravenna € 16.726.389,25

Reggio Emilia € 20.705.673,08

Rimini € 11.473.954,64

Toscana

Arezzo € 13.554.163,57

Firenze € 27.907.270,52

Grosseto € 15.712.174,18

Livorno € 9.256.170,87

Lucca € 15.950.062,22

Massa-Carrara € 8.593.736,77

Pisa € 15.601.858,91

Pistoia € 11.225.460,69

Prato € 6.064.800,66

Siena € 15.084.404,82

Umbria

Perugia € 24.687.822,79

Terni € 8.311.486,01

Marche

Ancona € 13.475.971,31

Ascoli Piceno € 9.321.680,46

Fermo € 8.253.184,23

Macerata € 13.461.096,61

Pesaro-Urbino € 13.954.227,97

Lazio

Frosinone € 18.638.204,44

Latina € 15.021.864,64

Rieti € 10.186.695,25

Roma € 54.098.553,57

Viterbo € 14.422.979,96

Abruzzo

Chieti € 17.709.970,58

L’Aquila € 18.067.720,31

Pescara € 10.332.302,01

Teramo € 13.926.202,96

Molise

Campobasso € 12.997.540,13

Isernia € 7.795.014,57

Campania

Avellino € 18.765.555,65

Benevento € 13.567.795,88

Caserta € 20.264.773,76

Napoli € 38.928.585,74

Salerno € 37.851.057,91

Puglia

Bari € 22.374.976,49

Barletta-Andria-Trani € 8.541.930,46

Brindisi € 10.765.241,14

Foggia € 24.185.110,70

Lecce € 21.447.645,57

Taranto € 13.400.488,27

 Basilicata

Matera € 11.106.149,34

Potenza € 23.511.406,14

Calabria

Catanzaro € 16.129.609,99

Cosenza € 26.407.720,45

Crotone € 7.465.139,58

Reggio Calabria € 17.353.917,56

Vibo Valentia € 7.732.384,75

Sardegna

Cagliari € 10.359.426,56

Nuoro € 12.197.788,75

Oristano € 8.166.698,81

Sassari € 20.188.563,87

Sud Sardegna € 7.946.567,67

Sicilia

Agrigento € 12.108.041,33

Caltanissetta € 9.332.746,39

Catania € 24.693.983,09

Enna € 8.204.147,53

Messina € 25.316.392,53

Palermo € 25.643.471,58

Ragusa € 8.629.147,51

Siracusa € 13.396.609,96

Trapani € 12.868.619,28




La BNL sott’inchiesta: nessun controllo sull’utilizzo dei fidi alle Ferrovie Sud Est


ROMA
– La Regione Puglia socia all’ 8%  favorevole al salvataggio di Ferrovie Sud Est mentre BNL-Paribas  non è stata ammessa per il momento al voto sul concordato preventivo, poichè  sono in corso accertamenti anche sulla banca nell’ambito dell’indagine sul crac della società di trasporti pugliese. E’ partita così l’udienza del Tribunale fallimentare di Bari nella quale l’adunanza dei creditori era chiamata a votare per il salvataggio della società. Il procuratore aggiunto Roberto Rossi e i pm Bruna Manganelli e Luciana Silvestris avevano chiesto un rinvio dell’udienza per consentire di rivalutare i crediti reali. all’indomani degli 11 arresti effettuati per bancarotta fraudolenta a carico degli ex vertici di FSE a seguito degli sprechi e distrazioni di fondi, avevano chiesto un rinvio dell’udienza per consentire di rivalutare i crediti reali.

 

La Procura di Bari ha anche depositato un decreto di perquisizione già eseguito in BNL, banca di riferimento di Fse negli anni in cui sarebbero state commesse le condotte fraudolente all’origine del crac da 230 milioni. Il giudice fallimentare non ha concesso il rinvio ma ha accolto la richiesta di non ammettere per il momento al voto BNL e gli altri creditori coinvolti nell’indagine.

 

Luigi Fiorillo

E’ salita di livello l’inchiesta della Procura barese sulla spoliazione delle Ferrovie Sud Est con il decreto di perquisizione eseguito nelle scorse settimane a Roma nella sede centrale della BNL Paribas. Il nuovo filone di indagine, è stato affidato nuovamente ai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari , e costituisce lo sviluppo naturale della maxi-inchiesta conclusasi giovedì con l’arresto dell’ex amministratore unico Luigi Fiorillo e altre dieci persone coinvolte, ritenute responsabili  della bancarotta fraudolenta delle FSE . Nell’ordinanza di custodia cautelare la gip Alessandra Susca punta il dito contro la “libertà” concessa dalla  BNL a Fiorillo nella sua gestione delle somme anticipate.

Il Gip nella sua ordinanza scrive che  la “BNL si è limitata a eseguire le richieste formulate da Fse trasferendo le somme dai conti investimento al conto corrente ordinario numero 13.000 senza alcun controllo sulla reale destinazione. Da ciò ne è discesa una estrema libertà da parte della società nell’utilizzo dello strumento delle anticipazioni, specie nel periodo 2009- 2012. Le somme concesse dalla Regione Puglia o dal Ministero degli Interni sono soggette al vincolo di utilizzo per l’esecuzione del progetto approvato. E invece è emerso che molte somme richieste a BNL a fronte dell’ammissione ai progetti di investimento risultano poi effettivamente utilizzate per pagamenti relativi alla gestione ordinaria ( imposte, tasse, stipendi)“.  La Gip continua sostenendo di un ” abuso dello strumento dell’anticipazione bancaria da parte di FSE, favorevolmente concessa da BNL considerati gli esosi guadagni per la banca“.

 

 

Il secondo troncone di indagine costituisce anche un ulteriore scossone alla situazione economica finanziaria della società partecipata dal Ministero dei Trasporti, concessionaria per la Regione Puglia del servizio ferroviario, che è stata sottoposta a procedura di concordato preventivo in continuità. Nel corso dello svolgimento della procedura fallimentare si è assistito ad un vero e proprio braccio di ferro tra i contrari al concordato che chiedono il fallimento della società,  e quelli  che invece vogliono salvaguardare dell’attività di trasporto e la precarierà occupazionale dei 1.300 dipendenti.

 

Ferrovie Sud Est negli anni ha accumulato debiti milionari nei confronti di oltre tremila soggetti. L’adunanza dei creditori convocata dal presidente Nicola Magaletti, per poter ospitare tutti gli aventi diritto insinuati nella procedura fallimentare si è svolta nell’aula della Corte d’assise . dove all’ingresso delle hostess delle Ferrovie Sud Est hanno consegnato ai partecipandi la loro scheda verde per il voto. Tra questi c’era immancabile anche il governatore Michele Emiliano, il cui voto in rappresentanza della Regione Puglia rappresenta l’8 per cento, il quale si è espresso in favore del concordato.

 

La BNL che detiene il 38 per cento delle Ferrovie Sud Est in virtù di un contratto di pegno firmato nel 2012, su tutti i crediti  della società di trasporti pugliese (71 milioni di euro) sarebbe invece contraria. La banca, coinvolta nei nuovi atti d’indagine, aveva richiesto al Tribunale Fallimentare di Bari di poter  votare assieme a tutti gli altri creditori, ma la Procura si è opposta alla richiesta  depositando in aula il decreto di perquisizione. Un colpo di scena che ha costretto anche gli avvocati di FSE a chiedere un rinvio sulla votazione, per poter aver il tempo di leggere l’ordinanza di custodia cautelare e di prendere legittima visione del decreto.

 

Il presidente Magaletti  ha consentito il voto ai presenti, proprio sulla base degli atti prodotti in udienza,   ad eccezione della BNL e di 25 creditori contestati che rappresentano il 13 per cento. Si tratta delle posizioni “sospette” emerse a seguito delle misure cautelari disposte. Conclusesi le operazioni di voto, l’udienza è stata rinviata al 14 marzo, allorquando il giudice scioglierà la riserva sul diritto a votare di BNL e degli altri soci contestati.

 

Renato Mazzoncini A.D. del Gruppo FS Italiane

In una nota Renato Mazzoncini l’ amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato (estranea all’inchiesta) ha dichiarato che “la scelta del Ministro dei trasporti Graziano Delrio di trasferire il 4 agosto 2016, con decreto, a Fs Italiane la partecipazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in FSE (Ferrovie del Sud Est) si sta rivelando la più idonea per la soluzione degli annosi e gravi problemi dell’azienda, frutto delle precedenti gestioni”  aggiungendo che  “Il nuovo percorso industriale di Fse, avviato dal Gruppo Fs Italiane in accordo con il Mit, attraverso gli interventi di potenziamento della rete ferroviaria e con l’acquisto di nuovi bus (nei prossimi cinque anni sono previsti investimenti per 578 milioni di euro), come elaborato nel Piano concordatario che deve essere approvato dai creditori, ha rimesso al centro delle politiche aziendali la sicurezza del sistema e il rapporto trasparente con i clienti“.

“Il concordato preventivo in continuità – conclude Mazzoncini – potrà determinare, nel rispetto delle norme italiane e comunitarie, il risanamento contabile della società. Inoltre la procedura concordataria ha consentito e consentirà alle Autorità competenti di accertare le cause che hanno determinato il dissesto economico e industriale di FSE e di perseguire le condotte dissipatorie della precedente gestione nonché il recupero dei connessi crediti, diversamente destinati ad andare prescritti”.

 

“Il prossimo passo dell’indagine sarà quello di verificarele responsabilità di chi avrebbe dovuto controllare ed evidentemente non lo ha fatto ” . dice il procuratore capo Giuseppe Volpe ha già indicato la direzione che gli inquirenti baresi seguiranno da qui ai prossimi mesi per capire come mai nessuno nelle istituzioni si sia reso conto del saccheggio da centinaia di milioni di euro attuato nelle Ferrovie del Sud Est.  L’unico ad accorgersene è stato il compianto Guglielmo Minervini. Giusto chiedersi a questo punto e capire chi doveva controllare sull’ operato di Fiorillo, se non quelle stesse istituzioni che avevano contatti  quotidiani con quella società ?  Minervini,    denunciava sin dal 2012 dei “motivi di preoccupante criticità” nei bilanci di Sud Est e chiedeva  al ministero una due diligence, dove però nessuno lo ascoltava. Perchè ? E’ stato proprio Minervini a comprendere quattro anni prima dell’addio di Luigi Fiorillo e dell’arrivo dei commissari straordinari, che era in atto un saccheggio della società,  e lo deduceva in quanto la Regione Puglia cofinanziava gran parte degli investimenti delle Ferrovie Sud Est . Ed anche perché i contratti conseguenti a quegli investimenti venivano affidati sempre allo stesso giro di consulenti, mediatori, avvocati. E’ stato solo grazie a GuglielmoMinervini che la Regione Puglia ha iniziato a non rendicontare più le spese della società ,  arrivando a bloccare 25 milioni di euro di cofinanziamenti.

 

Numerosi i politici che si sono avvicendati nel ruolo di assessore regionale ai Trasporti. Partendo soltanto dagli ultimi vent’anni, si può escludere dall’elenco Fabrizio Camilli, che è stato assessore dal 1996 al 2000 nella giunta regionale presieduta da Salvatore Distaso che si trova attualmente agli arresti domiciliari  a seguito delle accuse o di aver venduto alle Ferrovie Sud Est  il carburante con un ricarico del 40 per cento rispetto ai prezzi correnti di mercato all’epoca dei fatti. Ancor prima di Camilli quella poltrona è stata ricoperta da Enrico Santaniello. Dal 2000 la carica passa nelle mani dell’assessore tarantino Pietro Franzoso. Ma non cambia nulla. Anche se voci ricorrenti raccontano che Fiorillo, anch’egli tarantino, sia stato riconfermato alla guida delle FSE durante i governi di centrodestra proprio grazie alle “pressioni” di un politicante del centrodestra tarantino.

 

Luigi Fiorillo e Mario Loizzo

Ma anche quando cinque anni dopo cambia la giunta, con la presidenza di Nichi Vendola alla Regione Puglia, non cambia nulla. L’ assessore regionale ai Trasporti   Mario Loizzo (dal 2005 al 2010) attuale Presidente del Consiglio Regionale, durante il suo mandato non si accorge di niente…  non si scopre niente…  eppure  le sue conferenze stampa accanto a Fiorillo erano frequenti e trionfali,  come quella sui 120 milioni di euro di fondi regionali stanziati nel 2008 per l’acquisto del materiale rotabile per le varie aziende di trasporto e l’acquisto dei nuovi treni, cioè dei convogli Minuetto e Vivalto (“in una regione dove da decenni non si acquistava un nuovo treno” diceva Loizzo ) successivamente finiti nei guai e sequestrati in seguito dell’informativa depositata dai Carabinieri del Noe di Bari che ipotizza lo scarico dei reflui dei bagni (sulla stessa linea) non a norma perché assente il trattamento preventivo.. O come quella per i treni Atr220 Pesa, che nel 2016 sono stati bloccati per motivi di sicurezza. Inutile provare a contattare Loizzo per approfondire le sue “memorie” sugli anni in cui è stato assessore regionale ai trasporti, ma non risponde. Un’altro smemorato come Emiliano ?

 

Ancora una volta, quando si tratta di sperpero e saccheggio di denaro pubblico , nessuno si accorge mai di nulla. Per fortuna esistono i magistrati seri e la Guardia di Finanza. Ed i soldi come diceva ed insegnava l’indimenticabile magistrato  Giovanni Falcone follow the money”  ( trad.: segui i soldi) lasciano sempre tracce….



Delrio: i porti sono già autonomi, non sia anarchia

ROMA“Gli scali hanno già autonomia, non sia anarchia“. Lo ha detto il ministro delle infrastrutture Graziano Delrio oggi a Genova rispondendo a chi gli chiedeva un commento sull’auspicio di maggiore autonomia per lo scalo effettuata dal governatore ligure Toti. Il ministro ha anche aggiunto che non vede “il vantaggio” di una trasformazione in società per azioni.

“Sono un autonomista convinto ma autonomia non vuol dire anarchia, non vuol dire che ognuno va per conto suo. C’è già una parziale autonomia finanziaria – ha proseguito Delrio -. Dopo 23 anni questo sistema è stato riformato, pensare di fare dopo 10 mesi una nuova riforma mi risulta complicato, anche perché siamo in scadenza di mandato di governo e sono abituato a parlare di cose concrete“.

Delrio ha partecipato all’iniziativa ‘Connettere l’Italia. Genova: futuro in corso‘ organizzato dal Ministero, Università di Genova, Conftrasporto e Primocanale presente anche l’armatore di Msc, Gianluigi Aponte. L’ipotesi di trasformare le Autorità di sistema portuale in spa, come piacerebbe ad esempio al presidente dell’Autorità di sistema portuale Genova Savona, per Delrio non serve. “I porti italiani sono già dentro una rivoluzione molto importante e seria, hanno ricevuto e riceveranno molti fondi infrastrutturali. Credo che il problema fondamentale non sia la trasformazione in società per azioni. Non riesco a capire quale possa essere il vantaggio competitivo di avere l’etichetta spa“.

Per questo, ha concluso Delrio che comunque si è detto “pronto a discutere, penso che sia meglio consolidare i risultati che abbiamo conseguito in quest’anno di riforma più che cambiare ogni volta il quadro“.




Inchiesta Consip, il pm Woodcock della procura di Napoli indagato per falso

ROMA –  È il gennaio 2014.  Matteo Renzi è infatti il bersaglio grosso di questi ultimi due anni vista la foga degli uomini del Noe senza mai mollare la presa.  Si ricordano in proposito gli sms del capitano Scafarto ai suoi marescialli, quando voleva a tutti i costi appesantire la posizione di babbo Renzi, ma le intercettazioni non lo aiutavano. “Remo, per favore, riascoltala subito. Questo passaggio è vitale per arrestare Tiziano. (il padre di Matteo Renzi n.d.a.)  Grazie. Attendo trascrizione”. L’intercettazione continuò a deluderlo, ma Scafarto taroccò l’informativa e la posizione di Tiziano Renzi sembrò davvero pencolare. Oppure quel capitolo dedicato a un intervento di controspionaggio degli 007, del tutto campato in aria, che però portava a pensar male di Palazzo Chigi.   L’avvocato di Tiziano Renzi, Federico Bagattini, ritiene “inquietante” quanto emerge dall’audizione, “siamo – denuncia – in un terreno che si chiama eversione“.

Il pm di Napoli Henry John Woodcock è stato iscritto nuovamente nel registro degli indagati della Procura di Roma per falso, in concorso con Gianpaolo Scafarto l’ ex capitano (ora maggiore) del Noe Gianpaolo, nell’ ambito della vicenda Consip. Il magistrato napoletano è stato il primo titolare del fascicolo sulla Consip. Ma il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi della Procura di Roma, non accusano Woodcock soltanto di rivelazione del segreto istruttorio in concorso con la giornalista Federica Sciarelli, sostenendo che sia stato il regista della fuga di notizie di dicembre, ma anche di falso in concorso con l’ex capitano del Noe (da pochi giorni maggiore) Gianpaolo Scafarto.

nella foto il pm Henry John Woodcock

“Non abbiamo niente di cui vergognarci. La verità viene fuori e finirà per colpire chi ha tradito il senso dello Stato” ha detto il segretario Pd Matteo Renzi intervistato da Claudio Cerasa   direttore del  quotidiano Il Foglio al teatro Parenti di Milano parlando della vicenda Consip e delle intercettazioni. “Lo scandalo Consip è nato per colpire me – ha aggiunto – e credo che colpirà chi ha falsificato le prove per colpire il presidente del Consiglio. C’è un giudice a Roma e ci fidiamo del giudice. Piena e totale fiducia nel lavoro della procura e di quel giudice“.

“Pretendiamo che la verità venga fuori», aggiunge. “Se un Carabiniere falsifica prove, se un agente dei servizi segreti si intrufola dove non dovrebbe e c’è chi usa un presunto scandalo contro un esponente delle istituzioni, la verità prima o poi arriva. Hanno provato a colpire me ma verrà colpito chi ha tradito il senso dello Stato“. “Lo scandalo Consip è nato per colpire me, finirà per colpire chi ha falsificato le prove contro il presidente del Consiglio”. ha concluso Renzi.

Secondo quando scrivono oggi i quotidiani Il Corriere della Sera, il Messaggero e il Mattino, sarebbe stato proprio  l’ ufficiale del Noe  –  a rivelare ai pm di Roma di essere stato indotto dal magistrato a redigere in una informativa secondo la quale  i servizi segreti avrebbero spiato i Carabinieri mentre stavano indagando sull’ imprenditore napoletano Alfredo Romeo.

La circostanza sarebbe emersa in occasione dell’interrogatorio di Scafarto relativo ad una prima inchiesta avviata mesi fa dalla Procura di Roma nei confronti del pm Woodcock per rivelazione del segreto istruttorio. L’ipotesi di reato di falso è stato contestata dalla Procura di Roma al pm napoletano Henry John Woodcock il 7 luglio scorso nel corso dell’interrogatorio al quale fu sottoposto dopo aver ricevuto un invito a comparire per rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Consip precedentemente l’atto istruttorio, è collegata alle circostanze che hanno indotto la Procura di Roma ad ipotizzare la stessa accusa nei confronti anche dell’ex capitano del Noe, ora maggiore del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, Gian Paolo Scafarto in relazione alla fondatezza di una presunta presenza di 007, da lui indicata in una informativa, nell’attività di indagine sugli appalti Consip.

Scafarto disse a verbale ai pm di piazzale Clodio che fu il pm Woodcock.a rappresentargli la necessità di compilare un capitolo specifico su tale circostanza Quest’ultimo confermò tale versione durante l’interrogatorio dichiarando “La necessità di compilare un capitolo specifico – ha detto Scafarto l’11 maggio sotto interrogatorio – fu a me rappresentata come utile direttamente dal dottor Woodcock che mi disse testualmente: “Al posto vostro farei un capitolo autonomo su queste vicende” che io condivisi” scaricando parte della responsabilità sul magistrato. Erano stati proprio i Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma ad evidenziare alla procura di Roma che proprio in quel capitolo, cioè il numero 17, si susseguivano le imprecisioni più gravi. Alcune incongruenze contenute nell’informativa, secondo i pm capitolini, sarebbero quindi state messe nero su bianco intenzionalmente.

Le reazioni.  Il ministro degli Esteri Angelino Alfano intervenendo alla festa di Ap ha detto:  “Le istituzioni democratiche devono vivere con preoccupazione ed inquietudine quanto è emerso nella vicenda Consip. Credo che bisogna andare fino in fondo per capire che cosa è davvero successo: se c’era qualcuno dietro, e chi ha agito per conto di chi“.  ed ha aggiunto “Bisogna capire tutto perché in ballo non c’è il destino di un persona o di una famiglia ma la tenuta delle istituzioni democratiche“.

Graziano Delrio, ministro per le Infrastrutture, parlando del caso Consip, a margine di una iniziativa delle Acli a Napoli, ha detto  “Le notizie  sono davvero inquietanti e preoccupanti per la nostra democrazia. Credo che ci sia bisogno di stabilire la verità  – ha affermato – perché la democrazia vive solo se si stabilisce la verità dei fatti“. “Aspettiamo di vedere le verifiche – ha concluso Delrio  ma certamente le notizie sono inquietanti“.

La vicenda giudiziaria assume ogni giorno dei caratteri di gravità inaudita”, dice il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che rileva “un tentativo di coinvolgere il premier: un fatto di una gravità istituzionale enorme sul quale dovrebbero prendere posizione tutti, avversari compresi“. “Se tutto questo è vero – commenta amaro il presidente dei senatori dem, Luigi Zandac’è stato un complotto, che ha visto coinvolti organi dello Stato, volto a rovesciare le istituzioni democratiche. In altri tempi si sarebbe parlato di eversione, se non di peggio” .

 




Calabria. Ok del Cipe alla prima tratta del 3° Megalotto della nuova strada statale 106 “Jonica”

ROMA –  Via libera ai lavori della prima tratta del terzo megalotto della strada statale 106 “Jonica”. E’ stata pubblicata ieri in Gazzetta Ufficiale la delibera di approvazione del CIPE (n. 41/2016) del progetto definitivo del primo tratto di circa 18 km, dall’innesto con la strada statale 534 (km 365,150) a Roseto Capo Spulico (km 400,000), per un costo complessivo di 276 milioni di euro.

Il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha, inoltre, dato parere favorevole al progetto della seconda tratta, anch’essa di circa 18 km, per un costo di 958 milioni di euro, che è stato oggetto di revisione da parte di Anas al fine di accogliere le prescrizioni dello stesso Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e dei Ministeri competenti, e che sarà sottoposto all’ approvazione al Cipe dopo l’estate.

“E’ un passo importante per il definitivo via libera ad un’opera di fondamentale importanza per la Calabria – ha dichiarato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio   che autorizzando entrambi i lotti, pari a circa 36 chilometri, consente un sensibile miglioramento della connessione a Sud, lungo il corridoio adriatico-jonico-tirrenico”.

“In autunno potremo avviare le attività di cantierizzazione – ha dichiarato Gianni Vittorio Armani Presidente di Anas  – con gli espropri, la risoluzione delle interferenze, le indagini archeologiche e la progettazione esecutiva. La realizzazione della nuova infrastruttura ottimizzerà la mobilità dell’area, aumentando la velocità media di spostamento, riducendo il tempo di viaggio, conseguendo un risparmio nei consumi di carburante e una diminuzione delle emissioni inquinanti e favorendo il turismo nel territorio. Tutti questi fattori innescheranno rilevanti benefici socio-economici in favore della regione Calabria”.

L’intero progetto del Megalotto 3 prevede un investimento complessivo di 1.234 milioni di euro e rappresenta l’anello mancante per il raggiungimento di un sistema integrato tra il corridoio adriatico-jonico-tirrenico. Infatti, si snoda dall’innesto con la statale 534 fino a Roseto Capo Spulico per circa 38 km e si configura come uno degli elementi cardine nel progetto di trasformazione del Corridoio Jonico in un’infrastruttura stradale di grande comunicazione con funzione di collegamento dei litorali ionici della Calabria, della Basilicata e della Puglia.

L’opera interessa i Comuni di Cassano allo Jonio, Francavilla Marittima, Cerchiara di Calabria, Villapiana, Trebisacce, Albidona, Amendolara e Roseto Capo Spulico in provincia di Cosenza. Lungo il tracciato del 3° Megalotto saranno realizzati 6 svincoli: Sibari, Cerchiara di Calabria – Francavilla, Trebisacce sud, Albidona – Trebisacce Nord, Roseto sud e Roseto nord; 3 gallerie naturali per una lunghezza complessiva di 4,8 km; 10 gallerie artificiali per 3,2 km; 21 tra ponti e viadotti per una lunghezza complessiva di 7 km e 16 cavalcavia.

La realizzazione dell’ammodernamento della Jonica non si riduce ai 38 km di tracciato stradale ma prevede anche interventi rivolti alla conservazione e valorizzazione delle testimonianze archeologiche dell’area di Sibari, oltre a opere connesse e interventi compensativi ambientali, sociali e territoriali.

Ecco la Delibera Cipe:

 

Delibera CIPE_Jonica_Definitivo 1 lotto




Ciclovie, il Ministro Delrio stanzia 4,7 milioni di euro per i primi 4 percorsi: Ciclovie del vento, del Sole, Grab ed Acquedotto pugliese

 

ROMA – Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha finanziato con 4,77 milioni di euro  i progetti di fattibilità tecnica ed economica delle prime quattro ciclovie turistiche, dando avvio alla loro realizzazione all’interno del sistema nazionale delle ciclovie turistiche. “Entriamo nel vivo della infrastrutturazione nazionale delle ciclovie turistiche – ha detto il Ministro – ora ci aspettiamo progetti di qualità, sostenibili, all’altezza di ogni tipo di utente, per poter sperimentare un modo dolce di viaggiare e scoprire le bellezze del Paese, rivolto anche ad un pubblico internazionale”.

La direttiva ministeriale (133/2017) appena pubblicata assegna a ciascun ente capofila le risorse, tenendo conto del costo stimato dei progetti, secondo la complessità dei percorsi. Per la Ciclovia del Sole, Bologna-Firenze, dal costo stimato di 61,65 milioni di euro, sono state assegnate per il progetto di fattibilità tecnica ed economica risorse per 1,06 milioni di euro. Per la  Ciclovia Vento, Venezia-Torino, dal costo stimato di 129,70 milioni di euro, sono state assegnate  risorse per 2,75 milioni di euro. Per il  Grab, Grande raccordo anulare delle bici,  a Roma, dal  costo stimato di 14,88 milioni di euro, sono state assegnate  risorse per 146 mila euro per il progetto di fattibilità tecnica ed economica. Per la ciclovia dell’ Acquedotto Pugliese, dal costo stimato di 106,51, le risorse assegnate per il progetto di fattibilità tecnica ed economica sono pari a 814 mila euro.

Oltre a predisporre il progetto di fattibilità tecnica ed economica, ciascun ente capofila dovrà anche proporre uno o più interventi lungo l’itinerario che rispondano ai criteri del miglior rapporto costi-benefici, della fruibilità in termini di lotti già pedalabili in sicurezza, dell’accessibilità e intermodalità, della percorribilità da parte di ciclisti inesperti, utenti deboli e nuclei familiari. L’apertura dei cantieri delle prime quattro ciclovie è prevista nel 2018.

Gli interventi saranno finanziati a valere sugli stanziamenti delle leggi di bilancio 2016 e 2017, pari a complessivi 370 milioni di euro. I finanziamenti saranno destinati anche agli interventi ricadenti nelle ulteriori sei ciclovie prioritarie previste dalla cosiddetta “manovrina finanziaria”: Garda, Trieste-Lignano Sabbiadoro-Venezia, Sardegna, Magna Grecia, Tirrenica e Adriatica.




L’analisi della Corte dei Conti sul triennio 2013-2015 del Porto di Taranto. Ma Prete è sempre lì…

Sergio Prete

ROMA – La relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Autorità Portuale di Taranto pubblicato alla fine dello scorso mese di febbraio 2017  della Corte dei Conti, che ha acceso i riflettori sulla disastrosa gestione economica e finanziaria dell’Autorità Portuale di Taranto relativamente agli esercizi 2013, 2014 e 2015, mettendo in luce i risultati negativi della gestione per l’ (ex) ed attuale presidente dell’ Autorità Portuale Avv. Sergio Prete, che dovrebbe indurre  lettori, gli operatori a chiedersi: ma dopo tutti questi guai di una gestione che i numeri dicono essere stata poco capace ed efficiente, come mai l’ Avv. Prete è stato riconfermato? Prima di andarvi a spiegare il “dietro le quinte”, andiamo a leggere i numeri accertati dalla Corte dei Conti.

Il traffico complessivo delle merci,  prevalentemente costituito da merci solide, è  diminuito in maniera esponenziale scendendo dalle  34,9 milioni di tonnellate nel 2012,  ai 22,6 milioni nel 2015, secondo la magistratura contabile “anche in conseguenza delle vicende legate allo stabilimento siderurgico dell’Ilva“.  Secondo i dati presenti sul sito ufficiale dell’Authority, il primo trimestre del 2017 si è chiuso con un traffico di 5,6 milioni di tonnellate di merci, in calo del –3,4%  rispetto ai  primi tre mesi del 2016. La diminuzione complessiva del traffico è stata soprattutto determinata dalla flessione del -11,1% delle rinfuse solide che si sono attestate a 3,0 milioni di tonnellate. Unico aumento per le rinfuse liquide , che hanno totalizzato quasi 1,3 milioni di tonnellate (+4,2%), con una crescita più accentuata registrata dalle merci varie che sono salite del +10,6% a 1,3 milioni di tonnellate.

Il traffico passeggeri risulta pressoché irrilevante, cioè inesistente. Ed i numeri sbandierati su un presunto miglioramento generale delle movimentazioni portuali a Taranto nelle varie conferenze dall’ Avv. Sergio Prete nascondono delle verità tragico-comiche sotto il punto di vista gestionale-occupazionale , che come sempre vengono ripetutamente “incappucciate”, cioè camuffate.

Il risultato finanziario della gestione portuale tarantina si mostra deficitario, essendo passata da un utile di 23,5 milioni di euro conseguito nel 2012 e di 13,5 milioni nel 2013, ad delle perdite secche di 11,6 milioni nel 2014 e di 25,5 milioni nel 2015, che vengono attribuite a “scostamenti attribuibili sostanzialmente alla gestione in conto capitale“. L’avanzo di amministrazione complessivo scende  continuamente e progressivamente dai 192,8 milioni nel 2013 a 181,1 nel 2014 e a 155,2 milioni nel 2015 considerata la mole rilevante di residui, “con particolare riguardo a quelli passivi si raccomanda di monitorare con attenzione la sussistenza del titolo giuridico per il loro mantenimento in bilancio“.

L’ avv. Prete ed i suoi comunicatori occulti (l’ Autorità peraltro comunica senza rispettare la Legge 150 nell’indifferenza silente-complice della Procura della Repubblica jonica  e dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ) sbandierano ai quattro venti che il  risultato economico in tutto il periodo analizzato rimane positivo , scendendo dai 19,5 milioni del 2012 agli 11 milioni del 2013, ai 14,3 del 2014 e quasi a dimezzarsi con i 10,2 del 2015. Ma la Corte dei Conti nella sua relazione-analisi , spiega che in realtà quell’utile del risultato economico in realtà proviene  dal ridimensionamento del valore della produzione, ovvero principalmente dalla diminuzione del traffico merci, mentre rimangono pressoché costanti i costi fissi.

nella foto il Porto di Taranto vuoto

Gli utili determinano un incremento progressivo del patrimonio netto che passa dai 198 milioni del 2012 ai 211 del 2013, ai 225 del 2014 e ai 235,2 milioni di euro del 2015.  Nell’ambito delle entrate, i canoni concessori risentono peraltro della liquidazione di una società titolare di concessione demaniale.

Mentre per garantire la solidarietà sociale ai lavoratori ex-TCT che hanno perso il posto di lavoro a causa dei ritardi prolungati da parte dell’ Autorità Portuale di Taranto, di adeguamento della banchina, è dovuto intervenire il Governo, sul fronte delle spese, crescono contro tendenza quelle per il “personale” dell’ Autorità Portuale , partendo dai 3,1 milioni del 2013 rispetto ai 3,7 milioni del 2015, un aumento dovuto all’assunzione di personale per fare cosa resta un mistero ! Mentre il costo unitario medio del personale progressivamente calava , da 91,4 migliaia di euro del 2012,  a 89,6 nel 2013, a 79mila euro  nel 2014, ecco all’improvviso nel 2015 è risalito a 84,2 .

I numeri dell’ Autorità Portuale di Taranto. Il patrimonio netto nel triennio 2013-2015, riporta un incremento passando dai 210,5 milioni del 2013 ai 235,2 nel 2015, grazie e per effetto degli avanzi economici costanti. Anche il risultato totale delle attività segnala un incremento, passando dai 569,1 milioni nel 2013 ai 748,2 nel 2015. Ma questo incremento è prevalentemente generato all’aumento delle immobilizzazioni conseguenti agli investimenti strutturali posti in essere. La posta principale di bilancio è composta dalle immobilizzazioni immateriali, i cui valori sono riferititi alle manutenzioni straordinarie, cioè alle migliorie realizzate nell’area portuale, principalmente su beni demaniali, nonché agli investimenti realizzati. Poste di bilancio queste che segnalano un andamento crescente, raggiungendo nel 2015 322,2 milioni di euro . Invariate sino al 2014 le immobilizzazioni materiali, che raggiungono 20,9 milioni nel 2015 , riferibili agli investimenti in corso d’opera. Un notevole decremento è rappresentato dalle immobilizzazioni finanziarie scese da 128.080 euro nel 2012 ad appena 5.580 euro nel 2015, da collegare alle vicende relative alle società partecipate che sono state poste in liquidazione.

Le partecipazioni dell’ Autorità portuale.  Sono due. La prima, il famoso consorzio Distripark società consortile a responsabilità limitata, costituito nel 2002 con lo scopo sociale di “fornire supporto ai servizi ferroviari“. Il valore riportato in bilancio riferito a tale società, iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale dell’ Autorità Portuale di Taranto, alla voce “immobilizzazioni finanziarie”, nel 2012 è stato di  125.000 euro; l’anno successivo (nel 2013)  pari a zero a seguito della sua svalutazione totale, e pari ad euro 2.500 nel 2014, a seguito della ricostituzione obbligatoria prevista per legge del capitale sociale di euro 10.000. Il Consorzio Distripark è stato finalmente posto in liquidazione 16/11/2015  anche se il presidente dell’ Autorità Portuale di Taranto ha provato di riesumarla cercando di inserirla nei finanziamenti governativi previsti dal Tavolo Istituzionale Permanente per l’area di Taranto. Di questo consorzio è difficile reperire documenti e numeri in quanto non sono mai stati pubblicati sul sito internet contrariamente a quanto prevede la Legge sulla trasparenza. Ma anche in questo caso la Procura di Taranto da anni dorme sonni profondi….

La seconda delle partecipazioni dell‘ Autorità portuale , è quella del Consorzio Attività Formative Porto di Taranto a.r.l., costituita nel 2000 con lo scopo sociale della “formazione di personale”. Il valore iscritto nello stato patrimoniale dell’ Autorità portuale di Taranto è risultato pari a  3.080  euro nel periodo considerato, venendo posta in liquidazione il 26/11/2012 .

Corte dei Conti_porto di taranto

I magistrati contabili della Corte dei Conti, segnalano fra le critiche, il fondo rischi ed oneri, dive non risultano in bilancio appostazioni a riserva, pur in presenza di un considerevole contenzioso giudiziario e quindi  “questa Corte pertanto, non può non rilevare la necessità di un adeguato accantonamento per spese legate ai contenziosi” . Così come non si può non evidenziare quanto contenuto nel Piano Regolatore Portuale, cioè il documento di pianificazione-previsione  delle opere necessarie fondamentale per l’assetto funzionale del porto, e nello  stesso tempo lo strumento di raccordo con gli altri documenti di pianificazione territoriali e nazionali.

Viene evidenziata la temporalità del Piano Regolatore Portuale  di Taranto che venne adottato nel novembre 2007 dal Comitato Portuale e successivamente  è stato sottoposto alla procedura di VIA (Valutazione Ambientale Strategica) nel 2011 dopo il  parere favorevole espresso il 24.3.2010  dal Consiglio superiore dei lavori pubblici . La Regione Puglia ha espresso il  6 aprile 2012, il proprio parere favorevole, con prescrizioni alla Valutazione Ambientale Strategica del nuovo PRP. La Giunta Regionale pugliese concluse la procedura di valutazione della variante con Determinazione n. 78 del 6.4.2012 ed espresse valutazione positiva di compatibilità paesaggistica con propria deliberazione n. 1918 del 15.10.2013.

La Corte dei Conti ha ricordato anche, sulla vergognosa vicenda “Tempa Rossa” come il Comune di Taranto, in intesa con l’Autorità Portuale di Taranto (il cui presidente Sergio Prete all’atto del suo 1° mandato era stato indicato proprio dal Sindaco di Taranto Ippazio Stefàno)  aveva avviato il procedimento per la variante al Piano regolatore generale, diretta al riconoscimento delle previsioni del Piano regolatore portuale, così  come deciso e deliberato nelle delibere (vedi Deliberazioni del Consiglio n. 116 del 2006 e n. 41 del 2007) di adozione dell’intesa raggiunta .  Il Consiglio comunale di Taranto , con delibera n. 123 del 5.11.2014, aveva  approvato ed  adottato successivamente una variante  senza l’esclusione dell’allungamento del pontile petroli dell’ Eni (di ulteriori 325 metri sugli attuali 700 come peraltro previsto dalla famosa delibera approvata nel lontano 2005), cioè “con esclusione delle opere che interessano gli interventi contemplati nell’area denominata “Tempa Rossa” (prolungamento del pontile petroli, serbatoi ed ogni altra opera relativa), con conseguente revisione dell’Atto di intesa di cui alle delibere comunali precedenti“.

Contro questo provvedimento vi erano erano state state contestazioni da parte di diversi soggetti che erano sconfinate in un contenzioso in sede giurisdizionale amministrativa. infatti due compagnie petrolifere hanno impugnato dinnanzi al TAR di Lecce la sopracitata delibera 123/2014, ricorso accolto dal TAR con sentenze nn. 2132/2015 e 2133/2015 che hanno annullato la delibera del Consiglio comunale n. 123 del 2014, proprio  nella parte in cui il Consiglio Comunale di Taranto aveva escluso dalla variante al Piano Regolatore di Taranto le opere relative al progetto “Tempa Rossa”, costringendo il Consiglio Comunale di Taranto a deliberare (n. 5 del 25.1.2016), per recepire e prendere atto delle sentenze del TAR, e conseguentemente attuare definitivamente la variante al PRG comunale “finalizzata al riconoscimento dell’ambito del Piano Regolatore del Porto di Taranto e alla riqualificazione delle aree contermini secondo gli elaborati progettuali allegati alla Delibera di Consiglio Comunale del 5 novembre 2014 n. 123“, trasmettendo quindi il PRG variato e il PRP alla Regione Puglia ai fini della loro definitiva approvazione, di cui si è ancora in attesa.

Il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano in un’intervista ( di cui abbiamo una registrazione audio) rilasciata al nostro Direttore , ha espresso il proprio parere favorevole, condizionato al raggiungimento di un accordo che preveda delle royalties  da parte delle compagnie petrolifere attive nel “progetto Tempa Rossa“, anche  per la Regione Puglia così come era stato definito precedentemente con la Regione Basilicata.

La Corte dei Conti infine segnala che dal 10 novembre 2016 l’Autorità portuale di Taranto è diventata Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio e risulta nominato con decreto ministeriale  n. 362 dell’8 novembre 2016, quale Presidente,  il precedente Commissario straordinario Sergio Prete, il presidente della precedente Autorità Portuale, cioè “responsabile” dello svuotamento e fuga da Taranto di ogni attività di business portuale degna di essere chiamata tale.

Sulla malagestione del Porto di Taranto si è espresso recentemente anche un osservatore sicuramente qualificato come il prof. Romano Prodi, che intervistato dal quotidiano La Repubblica, la scorsa settimana ha detto una sacrosanta verità. Eccola:

Con chiunque si parli, infatti, al di fuori della città di Taranto ed estranei dal giro degli “amici degli amici” del ministro dei trasporti Delrio, sono tutti increduli che il vertice “responsabile” della fuga da Taranto degli operatori portuali e del traffico merci e container, sia stato riconfermato. Ma capirlo è molto facile. Infatti l’ avv. Prete ha trovato gioco facile nell’ottenere la riconferma, grazie anche alla regia ed il sostegno dietro le quinte ricevuto dai “baresi” Emiliano e Decaro, sicuramente più forti ed “influenti” a Roma , degli attuali deputati del Pd tarantino Michele Pelillo e Ludovico Vico.

Ai baresi infatti non importava nulla del porto di Taranto, essendo riusciti ad ottenere la seconda (ma in realtà diventata la prima per influenza, fatturato e numeri) autorità portuale pugliese a Bari, annettendo a sè subito dopo l’Autorità Portuale di Brindisi che portava in dote un’importante mole di  traffico passeggeri e merci, sottraendola alla possibile fusione con l’ Autorità Portuale di Taranto.

Ma tutto questo sui giornali pugliesi non lo leggerete mai. Chiedetevi il perchè….




Tutto secondo copione: Patroni Griffi presidente Authority Adriatico meridionale

Come  anticipato mesi orsono dal nostro quotidiano il prof. Ugo Patroni Griffi ,Ordinario di Diritto Commerciale ed ex presidente della Fiera del Levante.  è stato nominato presidente dell’Autorità del sistema portuale del mare Adriatico meridionale di cui fanno parte i porti di Bari, Brindisi (recentemente annesso a quello del capoluogo regionale) , Manfredonia, Barletta e Monopoli. Con questa nomina si conclude l’ operazione strategica dell’ “accoppiata” Emiliano-Decaro di indebolire lo svuotato Porto di Taranto, grazie alla manifesta incapacità gestionale del riconfermato presidente dell’ Autorità portuale di Taranto avv. Sergio Prete.

A divulgare la notizia  l’Autorità portuale di Brindisi in una nota.  Patroni Griffi oggi era presente oggi a Brindisi in occasione dl primo approdo della nave da crociera della  Msc che apre la stagione crocieristica pugliese . Nei prossimi giorni avverrà  il passaggio di consegne con l’attuale commissario di Brindisi, il capitano di vascello della Capitaneria di Porto Mario Valente  , il quale nonostante le competenze non indifferenti  lascerà l’incarico per concedere spazio alle nomine politiche firmate dal ministro Graziano Delrio.

Ho svolto il mio ruolo – ha commentato il commissario straordinario Valentenon da mero traghettatore nella delicata fase di transizione, ma cercando di dare forza propulsiva all’azione amministrativa e all’attività di infrastrutturazione portuale avviata dall’Ente, seguendo una vision di valorizzazione delle opere esistenti e ponendo, altresì, le basi per la realizzazione di ulteriori e strategici interventi portuali contenuti nel documento programmatico dell’Area Logistica Integrata pugliese-lucano.

Il bilancio, per Valente, dopo quasi due anni di attività,  si conclude in maniera positiva. “Dopo una prima fase di studio delle criticità esistenti -continua il commissario straordinario- con il professionale e fattivo supporto della struttura dell’Ente, ho avviato un percorso atto a trovare soluzioni in grado di esaltare il ruolo strategico che il porto di Brindisi occupa nel contesto dello shipping internazionale.” Tra i principali obiettivi di Valente, la definizione dell’annoso problema legato all’innalzamento del cono di atterraggio che fortemente limita l’ingresso non solo delle navi da crociera nel porto interno, ma anche la sosta delle unità Ro-Ro nel porto medio. “Dopo aver aperto una finestra di dialogo con Enac, Enav ed Aeroporti di Puglia – aggiunge Valentesono stati commissionati numerosi studi aeronautici e svolti diversi tavoli tecnici, grazie ai quali è stato possibile giungere all’individuazione delle procedure da attuare per risolvere la problematica.”

Nel periodo di commissariamento dell’ Autorità Portuale di Brindisi , si è voluto dare ulteriore impulso e vigore all’implementazione del traffico crocieristico. “L’aver reso possibile l’ingresso nel porto interno della nave Magnifica della compagnia MSC  (cioè quanto non è riuscito all’ Avv. Prete a Taranto n.d.r.) – dice il commissario straordinario- è stata la primissima azione intrapresa alla guida dell’Authority. E’ stata una festa per tutta la città. A seguito di una intensa attività di marketing, unitamente alla realizzazione di infrastrutture richieste dalla normativa internazionale SOLAS, i giganti del mare con il loro carico di turisti, sono tornati ad affacciarsi a Brindisi per una stagione crocieristica, quella iniziata oggi, che si preannuncia esaltante per tutto il territorio.

Valente annovera nel proprio bilancio,  anche, un incremento del traffico delle unità RO-RO/PAX, l’avvio del traffico container, la realizzazione della piastra logistica di Costa Morena Est ed il collegamento tra il porto medio e quello interno, propedeutico alla creazione dell’agognato circuito unico doganale. “Ringrazio sentitamente il Ministro Delrio per la fiducia ed il continuo sostegno accordatomi durante tutto il periodo del mio mandato. Lascio Brindisi con la soddisfazione di aver visto realizzare gran parte degli obiettivi che fin dall’inizio mi ero prefissato, avendo avuto la possibilità di conoscere le potenzialità del porto anche come Comandante della locale Autorità marittima.”




A Taranto l’ Authority Portuale parla….a Genova fanno i fatti !

L’alleanza sul terminal contenitori e il terminal reefer di Vado ligure siglata alla fine dell’anno scorso che segna l’ingresso dei cinesi nello scalo, è stata definitivamente formalizzata nei giorni scorsi. Con questa operazione il colosso Cosco shipping ports e Qingdao port international development hanno acquisito rispettivamente il 40% e il 9,9% del nuovo Terminal container di Vado ligure, ancora in costruzione, che dovrebbe diventare operativo entro la fine del 2018.

Apm Terminals, società del gruppo Maersk, resta l’azionista di maggioranza, con il 50,1%. Gli accordi includono anche il Terminal reefer di Vado ligure che avrà la stessa composizione azionaria. “La combinazione dei tre partners – sottolinea una nota di Apm Terminals leader del settore, permetterà di accelerare la crescita di Vado come nodo chiave per l’import/export a servizio dei mercati italiani nordoccidentali e di parte dell’Europa“. La nuova piattaforma di Vado, con una capacità di 800 mila teu, sarà in grado di accogliere le maxi navi portacontainer oltre i 19 mila teu.

Nel frattempo il mese scorso il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Graziano Delrio che il mese scorso ha partecipato all’inaugurazione dei lavori di potenziamento ad Ancona della Banchina 22 che ospitava anche i silos dell’ex Bunge., ha annunciato che “I porti italiani hanno fatto un 2016 record” aggiungendo che gli scali “hanno superato gli 11 milioni di passeggeri, che è un record storico, e 10,5 milioni di teu (unità di misura dei container; ndr). Sono dati provvisori ma penso verranno confermati tra poco. Quindi – ha rimarcato Delrioè stato un anno di crescita e consolidamento, dobbiamo continuare così. Ancona per noi è un punto insostituibile, una delle porte dell’Oriente, quindi – ha concluso – mi raccomando di continuare così, sono sicuro che lo farete

A Taranto invece tutto tace, mentre l’ Autorità Portuale di Bari ha raddoppiato i propri volumi di traffico dopo l’annessione ed il controllo anche del porto di Brindisi.  Ora è più facile capire il perchè il presidente della Regione Puglia, il barese Michele Emiliano abbia fortemente “sponsorizzato” l’ Avv. Sergio Prete con il ministro Delrio per la sua riconferma…




Di tutto di più …

Graziano Delrio  “Renzi è il nostro Maradona!”, l’arringa del ministro dal palco del Lingotto

“Il nostro ‘noi’ non ha paura della leadership. I napoletani non avevano paura che Maradona giocasse troppo la palla, perché con Maradona vinceva lo scudetto!

Beppe Grillo. Il Pd querela il leader 5 Stelle per un post del 2016 sull’inchiesta Petrolio in Basilicata (“Tutti collusi”), ed il tesoriere dem Bonifazi rende pubblica la memoria difensiva dei legali di Grillo

Beppe “non è responsabile, quindi non è autore, né gestore, né moderatore, né direttore, né provider, né titolare del dominio, del blog, né degli account twitter, né dei tweet e facebook, non ha alcun potere di direzione né di controllo sul blog né sugli account twitter, né dei tweet o facebook, e tanto meno di, e su, ciò che ivi viene postato“. (P.S.: sempre sul blog, il 2 marzo 2012, Grillo scriveva: “Vorrei ricordare, ancora una volta, che la responsabilità editoriale del blog è esclusivamente mia“)

Silvio Berlusconi. Alla cena del Rotary Club Aquileia all’hotel De La Ville a Milano con la compagna Francesca Pascale, concede un colloquio privato al Giornale

“I 5 Stelle sono ancor più pericolosi dei comunisti del ’94. Loro sono la mia più grande preoccupazione, non da politico, ma da italiano. Con la loro vittoria dovremmo cambiare Paese. Si figuri che non ho mai fatto lavorare Grillo nelle mie tv perché voleva sempre essere pagato in nero. Possiamo consegnare il Paese a questa gente qua?

Matteo Salvini.  A Napoli, durante la convention di “Noi con Salvini”

Prima un giornalista mi ha chiesto ‘cosa pensi di O’Zulu?’… E chi cazzo è il signor professore O’Zulù? Mi dicono: ‘è il cantante dei 99 Posse‘. Sti cazzi…

Barbara D’ Urso.  La conduttrice di Domenica Live intervista il leader padano dopo le contestazioni di Napoli

Noi terroni siamo terroni e siamo molto orgogliosi di essere terroni. Matteo, un giorno o l’altro dovrai sentirti anche tu un terrone

Luigi Di Maio. Il vice presidente della Camera aizza gli italiani dopo il voto parlamentare che blocca la decadenza di Minzolini

Poi non vi lamentate se i cittadini protestano in maniera violenta...”

Flavio Briatore. Intervistato dall’Huffington Post, dice la sua sulla flat tax

Finalmente una legge che serve a fare arrivare in Italia un po’ di gente ricca. Ai radical chic che già mugugnano dico che di poveri ce ne sono già abbastanza, e a quanto mi risulta non hanno mai creato lavoro…

Lorenzo Cesa. Il grido di battaglia del segretario nazionale Udc, nel corso del suo intervento in Consiglio nazionale

È il momento di tornare a scommettere su noi democristiani: rialziamo la bandiera dello scudo crociato!

Antonio Ingroia. L’ex pm indagato per peculato, in un’intervista a Repubblica

Hotel a cinque stelle? Nulla di cui pentirmi, ne ho tutto il diritto, per l’incarico dirigenziale che svolgo

Vittorio Feltri.  La faida tra il direttore di Libero e Maurizio Belpietro nell’ambito della vicenda Consip si arricchisce di nuovi, imperdibili dettagli…

Quanto a un altro episodio, quello della diarrea che mi colse a Villa San Martino, ne scrissi anni fa su un libro, e l’ho ricordato in occasione dell’ottantesimo compleanno del Cavaliere. Ma è noto che Maurizio non legge libri

Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni intervenendo nell’aula del Senato

Il problema della immigrazione non lo cancella neanche il mago Merlino”

Kellyanne Conway Consigliera di Donald Trump e volto televisivo della Casa Bianca, l’inventrice della formula “alternative facts”: ha difeso a spada tratta l’attendibilità delle accuse di spionaggio mosse dal nuovo presidente a Barack Obama

Quello che posso dire è che vi sono tanti modi di spiarsi a vicenda, ci sono anche forni a microonde che si trasformano in telecamere

Bartolomeo Pepe ex senatore 5 Stelle, ora al gruppo Gal, su Twitter

Ti meraviglia che il microonde ti spii? Alza gli occhi, sotto le #sciechimiche, ogni lampadina moderna possiede la tecnologia per farlo

Alessandra Mussolini. L’eurodeputata di Forza Italia a La Zanzara, su Radio 24

I Rom? Sono sporchi, non hanno il senso della pulizia. E poi guardate come trattano le donne. E i bambini? Dormono sempre, li drogano, gli fanno bere la birra. Come ai cani che si portano dietro, che dormono sempre. La maggior parte sono ladri, diciamo l’89 per cento, ma la percentuale è in aumento… Gli italiani rimpiangono il Duce perché si sentivano più sicuri. Potevano lasciare le porte aperte, non entrava nessuno. Ed i treni arrivavano in orario, anche quelli regionali”

Malena . L’astro nascente del porno italiano, componente dell’Assemblea nazionale Pd, a Emigratis su Italia 1 (dichiarazione ripresa da Libero)

Ma sì, non è per questo mio faccino che sono entrata nel Pd. Ma per il mio culo

Antonio Razzi. L’idea del senatore di Forza Italia dai microfoni di Quinta Colonna (Rete 4)

Io ho una proposta per i vitalizi. Quanto uno arriva a 5mila euro netti al mese, beh, bastano… a quell’età uno quasi non c’ha più i denti, mangia poco”. Ma i suoi colleghi non accetteranno mai! “Questo non creto…

Francesco Schettino.  L’ex comandante della Concordia, condannato a 16 anni di carcere per il naufragio del 13 gennaio 2012, affida la sua difesa ad un lungo video postato su YouTube

No, io non ho abbandonato la nave, e sono in grado di dimostrarlo




Procede la realizzazione del nuovo Centro di Distribuzione di Amazon nel Lazio

Oggi a Passo Corese, frazione del Comune di Fara in Sabina (RM), Amazon ha illustrato lo stato di avanzamento dei lavori del secondo Centro di Distribuzione in Italia, che sarà operativo in autunno. All’evento erano presenti il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il Sindaco di Fara in Sabina Davide Basilicata, insieme a Roy Perticucci, Vice Presidente Operations Europe di Amazon e al Vice Presidente e Country Manager di Amazon Italia e Spagna François Nuyts. Il nuovo centro di distribuzione da 60.000 m2 di Passo Corese – a soli 30 km a nord di Roma – consentirà ad Amazon di rispondere alla crescente domanda dei consumatori italiani, garantendo consegne puntuali e affidabili nel Centro-Sud Italia.

Amazon ha pianificato €150 milioni di investimenti nella struttura che entrerà in funzione in autunno. Roy Perticucci, Vice Presidente Operations Europe di Amazon ha dichiarato: “La costruzione del centro di distribuzione di Passo Corese è un ulteriore passo avanti nel nostro percorso di sviluppo in Italia e del nostro impegno nel migliorare l’efficienza e la flessibilità delle nostre consegne. Siamo in linea con i tempi previsti per terminare la costruzione della struttura e avviare l’attività nel 2017. Siamo convinti di poter beneficiare inoltre dallo sviluppo infrastrutturale che il Paese ha intrapreso. Per soddisfare le aspettative dei nostri clienti alla luce del costante aumento dei volumi, siamo chiamati a rispondere a nuove sfide e abbiamo bisogno del supporto del settore dei trasporti affinché riesca a garantire un’efficiente movimentazione delle merci sette giorni su sette. Questo miglioramento delle infrastrutture e dei trasporti è un requisito fondamentale per la competitività del Paese e per lo sviluppo delle sue imprese tecnologicamente più avanzate, compreso il settore dell’e-commerce”.

François Nuyts, Amazon Vice Presidente e Country Manager di Amazon Italia e Spagna ha aggiunto: “Il modo in cui stiamo sviluppando questo progetto rappresenta per Amazon un perfetto esempio della relazione trasparente e collaborativa che vogliamo costruire e consolidare con le comunità locali, le istituzioni, le associazioni imprenditoriali e i consumatori. Oggi vediamo un notevole aumento delle imprese, di tutte le dimensioni, che beneficiano dell’utilizzo del nostro marketplace per vendere i propri prodotti in tutta Europa e nel resto del mondo. Il nostro obiettivo è offrire nuovi ed efficienti strumenti e servizi alle imprese italiane, consentendo loro di crescere e prosperare raggiungendo milioni di nuovi clienti”.

Eric Veron, Managing Director dello sviluppatore Vailog ha espresso la propria soddisfazione per l’avanzamento dei lavori presso il sito, e ha dichiarato: “Apprezziamo il fatto che un’azienda globale come Amazon abbia deciso di collaborare con noi a un progetto strategico come questo. I lavori sono iniziati nel mese di agosto dello scorso anno, il nuovo collegamento all’autostrada è stato completato così come la struttura portante dell’edificio”.

Presente il Ministro delle infrastrutture Graziano Delrio che ha sottolineato: “Nel passato l’Italia è rimasta indietro nelle infrastrutture anche perché la logistica non è mai stata al centro dell’attenzione. Ciò che serve sono investimenti accompagnati da una forte semplificazione burocratica in un quadro di scelte strategiche concrete. L’Italia è davvero la porta d’ingresso delle merci per l’Europa, e la scelta di Amazon di continuare a investire sul nostro Paese è la prova di ciò e della nostra capacità di offrire una rete infrastrutturale, e Amministrazioni locali che funzionano, in grado di sostenere il crescente sviluppo dell’e-commerce. Oggi, e così nei prossimi anni, l’Italia è chiamata ad affrontare la sfida della crescita del commercio online anche ai fini dell’internazionalizzazione delle nostre imprese, e al centro di ciò deve esserci l’innovazione della logistica e l’ottimizzazione dei trasporti: stiamo lavorando a questo sviluppo, e sono fiducioso del fatto che il nostro Paese nella sua interezza sia capace di lavorare insieme e centrare in questo modo gli obiettivi che ci siamo posti”.

Il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti anch’egli presente nella nuova sede di Amazon a Passo Corese ha dichiarato: “Gli investimenti di Amazon a Passo Corese dimostrano che la nostra è una regione aperta, capace di attrarre importanti soggetti internazionali e in cui le imprese possono trovare opportunità di ampliare la propria attività. Siamo quindi felici della scelta di Amazon, che rafforza il sistema Lazio e crea nuova occupazione, con 1.200 posti di lavoro a tempo indeterminato. Sono lieto di vedere concretamente che questo progetto sta realmente e rapidamente diventando realtà”. “Sono profondamente orgoglioso – ha dichiarato Davide Basilicata, Sindaco di Fara in Sabina – che un’azienda straordinaria e dinamica come Amazon, abbia scelto la nostra amata Fara in Sabina per insediare un nuovo, importante ed avveniristico hub logistico. Lavoreremo in stretta sinergia affinché l’enorme investimento fatto dall’azienda, diventi anche un decisivo volano per la crescita economica della nostra città, in termini sia occupazionali che di indotto. Siamo pronti a gestire questa importante sfida per il nostro territorio, che diventerà uno dei centri maggiormente strategici del centro-sud Italia. Una sfida che siamo certi di vincere, insieme ad Amazon, ed a tutti i nostri cittadini”,

Dopo la presentazione del progetto, l’evento è proseguito con un tour al cantiere guidato da Roy Perticucci. Il Vice Presidente Operations Europe di Amazon ha illustrato ai presenti dove saranno posizionate le strutture del centro una volta che sarà operativo e le funzioni e le attività che saranno svolte in ciascuna area. La visita si è conclusa con il simbolico interramento di una capsula del tempo contenente un Dash Button, l’ultimo modello del Kindle, il libro (Harry Potter e la maledizione dell’erede), l’album musicale (Il mestiere della vita di Tiziano Ferro) e il film (Inside Out) più venduti su Amazon.it nel corso del 2016. Nella capsula sono stati inoltre inseriti i disegni dei bambini di Fara in Sabina, raffiguranti la loro visione sul futuro e pensieri scritti da parte degli studenti di medie e superiori, che prendono in esame la stessa tematica. L’iniziativa è stata pensata per incoraggiare i giovani ad esprimere le loro aspettative, i loro sogni e i loro progetti per il domani, rendendoli partecipi a questa importante iniziativa che offrirà nuove opportunità per le nuove generazioni.

La capsula sarà aperta il 10 febbraio 2027. Il nuovo centro di distribuzione sarà un rilevante fattore di crescita economica e occupazionale per la provincia di Rieti, creando fino a 1,200 posti di lavoro entro tre anni dal lancio. I salari dei dipendenti di Amazon sono i più alti del settore della logistica, e sono inclusi “benefit” come gli sconti per gli acquisti su Amazon.it, l’assicurazione sanitaria privata e assistenza medica privata. Amazon offre inoltre opportunità innovative ai propri dipendenti come il programma Career Choice, che copre per quattro anni fino al 95% dei costi della retta e dei libri per corsi di formazione scelti dal personale. Fin dalla progettazione e durante la costruzione della nuova struttura Amazon ha seguito un approccio in linea con il proprio piano di sostenibilità, con l’obiettivo di conseguire la certificazione BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) con valutazione “Very Good”.

Tale approccio include il miglioramento dell’efficienza energetica complessiva dell’edificio, la riduzione delle emissioni di CO2, il risparmio dell’acqua e il controllo del consumo di acqua potabile, l’utilizzo di materiali a basso impatto ambientale e un alto livello di isolamento termico e sonoro, l’adozione di una strategia di gestione efficiente dei rifiuti in fase di costruzione e il coinvolgimento di qualificati ecologisti ed esperti di tutela del paesaggio fin dall’avvio del progetto.

Gli investimenti di Amazon in Europa e in Italia . Fin dal suo ingresso nel Paese nel 2010, Amazon ha investito più di €450 milioni e ha creato più di 2.000 posti di lavoro in Italia. Il centro di distribuzione Castel San Giovanni, primo sito logistico di Amazon in Italia, è stato inaugurato nel 2011. Nel novembre 2015 Amazon ha aperto il suo centro di distribuzione urbano da 1.500 m2 a Milano per servire i clienti Amazon Prime Now. Nel luglio del 2016 l’azienda ha annunciato la realizzazione di un nuovo centro di distribuzione a Passo Corese (RI) nel Lazio, con un investimento da € 150 milioni e la creazione di 1.200 posti di lavoro entro tre anni dall’avvio dell’attività. Nei mesi di settembre e ottobre dello scorso anno Amazon ha aperto tre depositi di smistamento ad Avigliana (TO), Origgio (VA) e Rogoredo (MI).

Lo scorso dicembre Amazon ha annunciato la realizzazione di un ulteriore centro di distribuzione a Vercelli, con un investimento di €65 milioni, presso il quale saranno creati 600 posti di lavoro entro tre anni dall’avvio dell’attività. Oltre a questi investimenti nello sviluppo della propria rete logistica in Italia, Amazon ha aperto i propri uffici corporate a Milano nel 2011 e il proprio centro di assistenza clienti italiano a Cagliari. Nel mese di luglio dello scorso anno, l’azienda ha inoltre annunciato che a Torino aprirà un centro di sviluppo per la ricerca sul riconoscimento vocale e la comprensione del linguaggio naturale e supporterà la tecnologia già utilizzata per l’assistente vocale Alexa, che al momento è disponibile solo in lingua inglese per servizi e prodotti come Amazon Echo, Echo Dot, Amazon Fire TV e Amazon Tap.




Ancora un altro fallimento della politica dei trasporti di Emiliano. Stop ai Frecciarossa: il Salento rimane a terra

Da domenica prossima  senza peraltro alcun preavviso, il treno veloce FrecciaRossa per il collegamento periodico Milano-Lecce (passando per Brindisi, Bari, Pescara, Ancona, Rimini e Bologna), che era stato attivato lo scorso 12 giugno e pure confermato con il nuovo orario invernale, verrà inspiegabilmente cancellato. Le ultime due “corse” sono quelle previste fissate per la giornata di sabato prossimo : il Milano-Lecce delle 6 e il Lecce-Milano delle 15.40. Il Frecciarossa non raggiungerà più Salento neppure nel fine settimana. Guarda caso resta confermato e peraltro  tutti i giorni soltanto la linea  Frecciarossa Milano-Bari.  L’alta velocità sino al tacco d’Italia, che era stata prevista a mezzo servizio con l’avvio dell’orario estivo  non rientra  evidentemente nei programmi di Trenitalia né a breve né a lungo termine .

La Regione Puglia in questa fase di start up, dopo la raccolta di 16mila firme, raccolte in sole due settimane sulla piattaforma change.org, vennero consegnate al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il quale promise di sostenere la battaglia del Salento insieme alla sua giunta. Emiliano il 12 settembre 2015, durante l’inaugurazione della Fiera del Levante,  fece presente al Governo la vicenda e consegnò  contestualmente  la petizione all’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti. In seguito sulla base dell’intesa siglata a Roma nell’ottobre del 2015 in un tavolo, al quale presero parte il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e Michele Elia all’epoca dei fatti, amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Italiane il governatore Emiliano  aggiunse  che la Regione Puglia si sarebbe fatta carico, di compensare eventuali deficit. Un sostegno “pubblico” promesso dalla giunta regionale pugliese, e puntualmente…non rispettato.

Secondo le prime motivazioni fornite dalla società pubblica dei trasporti ferroviari nazionali, la cancellazione del prolungamento di linea del “Frecciarossa” Milano-Bari che scendeva nel  Salento, con fermate a Brindisi e Lecce, sarebbe stata determinata,  dal basso numero  di prenotazioni che in realtà dovuta all’orario di partenza e arrivo da Milano che di fatto non consente di poter raggiungere o lasciare la stazione centrale utilizzando dei  mezzi pubblici. Per le Ferrovie dello Stato, il FrecciaRossa è un servizio “di mercato”, e quindi deve rispondere risponde a delle presunte regole di mercato. Quindi la linea è stata cancellata perché la vendita dei biglietti sarebbe stata poco proficua.

Una motivazione di mercato che non può giustificare il voltafaccia, tanto più che la stessa Trenitalia  aveva confermato soltanto poche settimane fa  in occasione della presentazione dell’orario invernale, i due collegamenti Milano-Lecce nei weekend. Ma trascorso il periodo estivo e natalizio, la società Ferrovie dello Stato non ha però esitato un attimo a cancellare la tratta, senza neanche annunciare e motivare  la decisione.

Da ieri è di fatto impossibile prenotare nel fine settimana (a far data dal 15 gennaio) ulteriori biglietti: l’eccellenza lungo la rotta Milano-Lecce è soltanto un rabbioso ricordo. Nessuna dichiarazione da parte di Michele Emiliano …..