Le tangenti e “spese allegre” del capitano Di Guardo provenivano da La Spezia e sono proseguite a Taranto

Tutto nasce da un’ intuizione della dr.ssa Valeria Ingenito,  gip del Tribunale di  Taranto, : “Verificare con accuratezza tutti gli appalti gestiti in questi anni dalla Marina”. E’ stato così che, l’inchiesta sulle tangenti pagate da imprenditori a Taranto per ottenere lavori e forniture con i cantieri e le basi militari,  si è allargata a La Spezia.

Il gip Ingenito aveva firmato il penultimo ordine di custodia cautelare nei confronti dell’ex comandante del Commissariato tarantino, Giovanni Di Guardo, precedentemente in servizio in Liguria, nel Golfo dei Poeti,   aggiunge che l’ ufficiale, residente a Pontremoli, potrebbe non essere “nuovo a tali condotte ed essere semmai abituato a metterle in pratica là dove ha ricoperto ruoli chiave“, compresa quindi  il suo precedente incarico spezzino.

Nel corso delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Taranto, tre imprenditori hanno ammesso di aver conosciuto Di Guardo, allora capitano di fregata proprio quando era in servizio come capo ufficio amministrativo al Centro gestione scorte navali della Marina Militare a La Spezia, e di avere iniziato a versare tangenti si dal 2010-2011. e la spiegazione viene confermata e condivisa dal giudice per le indagini preliminari Pompeo Carriere nella sua ordinanza con cui ha disposto l’arresto (il terzo) per Di Guardo e altri quattro affaristi-imprenditori. Fra questi il romano Pio Mantovani, socio e procuratore speciale della Ifi srl”, un’azienda romana che  per anni  s’è aggiudicata numerosi appalti per la fornitura di prodotti petroliferi e che, improvvisamente, avrebbe deciso di estendere i propri affari anche al settore delle pitturazioni navali. Era questo il “principale” business, a cui puntavano le ditte disposte a pagare tangenti all’allora capitano di fregata Giovanni Di Guardo ,  ora indagato per corruzione.

Infatti controllando l’elenco dei bandi di gara disposti e  firmati dal Di Guardo quando prestava servizio  al Maricegesco di viale San Bartolomeo a La Spezia è venuto fuori un bando in particolare, il numero numero 05/10 “Procedura ristretta accelerata per la fornitura a quantità indeterminata, in cinque lotti, di pitture e diluenti omologati a specifiche tecniche varie” per un importo massimo complessivo a base di asta di 1.500.126,90 euro, esente da imposte sul valore aggiunto. Pitture queste che avrebbero dovuto essere  utilizzare per le basi navali di Taranto, Augusta e La Spezia,

Secondo a quanto riferito dal Di Guardo nel corso dell’interrogatorio di fronte al pm Maurizio Carbone, “la Ifi srl avrebbe contatti di alto livello e radicate conoscenze fra altri vertici dell’amministrazione militare“. Il gip Carriere ,aggiunge poi ,che la ditta romana e tutte le altre coinvolte nel giro di mazzette sarebbero state disposte a “ricorrere a mezzi illeciti pur di ottenere l’assegnazione di appalti, anche in basi militari site a notevole distanza territoriale dalla città di Roma”.

Lo scenario  di corruzione che viene fuori è a dir poco incredibile. Gli appalti “vivisezionati” dai finanzieri nel corso delle indagini, riguarderebbero ogni genere di materiali, da quelli più avanzati dal punto di vista tecnologico ai capi di vestiario per i militari. E adesso gli investigatori della Guardia di finanza e i Carabinieri , per i rispettivi tronconi d’indagine, sono all’opera anche per  verificare  se anche le altre aste siano state “truccate” ed accertare che  i prezzi pagati dalla Marina Militare fossero realmente congrui. Nel 2011 Di Guardo quando era ancora a La Spezia firmò una gara d’appalto per la fornitura di “21 salvagenti tipo 8+4” per un valore di circa 160 mila euro. Secondo esperti del settore i “salvagenti tipo 8+4”   sono dei battelli autogonfiabili capaci di ospitare 8 persone più eventuali altre 4. . Con un piccolo particolare:  la marina mercantile li paga “un decimo della cifra sborsata dal Ministero della  Difesa“.

Di Guardo, intercettato dalla Guardia di Finanza mentre era al telefono con un impresario, temeva però qualcosa, e riferendosi a Taranto dice:  “Là  io devo essere… minchia… lindo e pinto perché se no lì mi arrestano (…) non è che si scherza… lì non siamo né ad Augusta e manco a La Spezia”. Da questa frase arriva la disposizione del Gip  Ingenito: “Verificare con accuratezza tutti gli appalti gestiti in questi anni dalla Marina militare e pure i collegamenti e le supposte complicità di cui gli indagati si sono avvalsi“.  Di Guardo era stato arrestato in precedenza lo scorso 14 ottobre 2016 dai finanzieri, proprio mentre riceveva una busta contenente mazzetta dall’imprenditore tarantino Vincenzo Pastore,amministratore della cooperativa Teoma, che si occupa di pulizia, nonchè sindaco di Roccaforzata .

Secondo gli investigatori, da quanto sarebbe venuto fuori nel corso delle indagini, la tangente pagata dal Pastore sarebbe servita a pilotare un appalto di pulizie da più di 11 milioni di euro nelle basi di Taranto e Napoli.  Di Guardo, diventato capitano di vascello e trasferito a , fino al 2011 ha lavorato proprio nella base della Spezia, in particolare in una caserma di viale San Bartolomeo. Come si legge in un atto pubblico, l’allora capo del servizio amministrativo del Centro Gestione Scorte navali della Spezia da cui  fu poi trasferito in Puglia. “Sin dal primo momento in cui è giunto a Taranto – scrivono gli inquirenti – per insediarsi nel suo nuovo incarico di comandante di Maricommi, prendeva immediati contatti con Martire e Agliata e insieme, da subito, costituivano una struttura associativa, volta ad assicurare l’affidamento degli appalti”, a favore delle ditte disposte a pagare tangenti.

Tale sistema scrive il gip Pompeo Carriere nell’ordinanza – è il frutto di accordi ben collaudati e consolidati nel tempo, tanto che lo stesso Di Guardo ha dovuto ammettere di percepire tangenti sin dai tempi in cui rivestiva l’incarico di Capo Servizio a Maricegesco (acronimo di Centro Gestione Scorte della Marina, ndr) a La Spezia” e gli imprenditori già arrestati hanno ammesso “di avere conosciuto il Di Guardo proprio a La Spezia e di avere cominciato a versare tangenti in suo favore dal 2010/2011, quasi senza soluzione di continuità, assicurandosi in questa modo la certezza di ottenere l’affidamento di beni e servizi a favore delle proprie ditte, provvedendo in alcuni casi anche a fornire al Di Guardo l’elenco delle ditte da invitare, con la certezza che le stesse non avrebbero presentato alcuna offerta ovvero che avrebbero presentato offerte puramente di “comodo“.

Le indagini della Guardia di Finanza confermano l’esistenza di un sistema di tangenti del 10%. Il Gip afferma nella sua ordinanza  che “ è il frutto di accordi ben collaudati e consolidati nel tempo, tanto che lo stesso Di Guardo ha dovuto ammettere di percepire tangenti sin dai tempi in cui rivestiva l’incarico di capo servizio a Maricegesco a La Spezia”.

Di Guardo, nel corso dell’  interrogatorio con il pm Carbone ha messo in evidenza l’alto livello in cui si muoveva la I.F.I. srl, società di cui Mantovani era socio. L’imprenditore romano posto agli arresti domiciliari, secondo il capitano  Di Guardo aveva “radicate conoscenze  anche fra gli altri vertici dell’Amministrazione Militare” ed era intenzionato di allargare il proprio “business” allargandolo dal settore della fornitura dei prodotti petroliferi a quello delle pitture navali, settore questo in cui si sarebbe scontrato con grosse imprese settoriali. Nell’ ordinanza del Gip si legge che secondo il Mantovani la soluzione è quella di “ricorrere  a mezzi illeciti pur di ottenere l’assegnazione di appalti, anche in basi militari site a notevole distanza territoriale dalla città di Roma” dove è ubicata l’impresa, motivo per cui Pio Mantovani, con la collaborazione di suo  fratello Francesco (che al momento non è ancora indagato) avrebbero esercitato  delle “notevoli pressioni corruttive” in quanto secondo le affermazioni verbalizzate dal  Di Guardogirano per Ministeri e hanno quindi anche la possibilità di ricevere notizie riservate utili per la loro attività”.

Nell’ ordinanza di custodia cautelare il gip  Carriere evidenzia che “Di Guardo, sin dal primo momento in cui è giunto a Taranto per insediarsi nel suo nuovo incarico di comandante di Maricommi, (in quanto paradossalmente inviato per fare pulizia dopo i precedenti arresti e inaugurare un nuovo corso) prendeva invece immediati contatti con Marcello Martire e Valeriano Agliata con i quali si era già incontrato a Roma e insieme avevano costituito una vera e propria struttura associativa volta ad assicurare l’affidamento degli appalti gestititi dalla direzione di Maricommi non solo delle ditte facenti capo ad Agliata ma anche a beneficio di altri imprenditori, realizzando un vero e proprio cartello di imprese” ed aggiunge  “E’ il trionfo del feroce demone dell’avidità e del denaro che “tutto muove” mossi dal quale i protagonisti della vicenda (pubblici ufficiali e imprenditori) non paiono spaventati neppure dalla prospettiva delle indagini in corso e di potenziali arresti o sequestri”.

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Per quanto riguarda la posizione del commerciante-faccendiere Gaetano Abbate, titolare della ditta Kent  srl di Taranto viene fatto riferimento all’episodio della consegna nella villetta tarantina di Di Guardo della tangente di 10mila euro avvenuta attraverso l’intermediazione del Martire in due rate: la prima  il 28 giugno del 2016 e  la seconda il giorno successivo. L’ Abbate era in notevole ritardo nella consegna del vestiario oggetto dell’appalto, versò questo somma per evitare che l’allora direttore di Maricommi potesse attivare la polizza fideiussoria, secondo quanto previsto dall’appalto di fornitura,  il che avrebbe determinato  delle conseguenze sul piano procedurale (annullamento dell’appalto ) che economico. Dalle dichiarazioni di Di Guardo si apprende che i rapporti con Abbate li aveva curati esclusivamente Martire, solo in quella particolare occasione, ma che l’ufficiale della Marina Militare  “non aveva inserito stabilmente Abbate nel giro degli imprenditori amici  ma anzi aveva dei motivi di recriminazione e di avversione nei riguardi dello stesso Abbate

Le “pressioni” romane.  Nelle indagini sarebbe emerso anche che un ammiraglio della Marina Militare avrebbe telefonato da Roma al capitano di vascello Giovanni Di Guardo, all’epoca direttore di Maricommi Taranto, per annunciargli che l’imprenditore Giuseppe Musciacchio  arrestato nei giorni scorsi dai finanzieri  insieme a Vincenzo Calabrese, Gaetano Abbate e Pio Mantovani su ordine del gip Pompeo Carriere,  sarebbe andato a trovarlo nei giorni successivi  in ufficio.

Il tentativo di eludere le intercettazioni. Gli indagati nell’inchiesta del pm Carbone avevano cercato inutilmente di fare un salto di qualità a livello informatico per comunicare fra di loro senza essere intercettati , utilizzandola piattaforma di messaggistica Telegram (al posto di WhatsApp) applicazione che secondo gli inquirenti ha un meccanismo di crittografia più sofisticato e difficile da bypassare   Telegram consente delle chat segrete nelle quali cui i messaggi possono essere autodistrutti automaticamente.

Le chat segrete dispongono della crittografia end-to-end che teoricamente assicura che un messaggio possa essere letto solo dal suo destinatario. Ma  così non è, come comprovato anche nel caso del sindaco Virginia Raggi e del suo gruppo di chat “Quattro Amici al Bar” , in quanto gli specialisti di informatica delle Forze dell’ ordine (Polizia Postale, Racis dei Carabinieri e Gat della Guardia di Finanza )hanno raggiunto un livello di professionalità e competenza tecnica in grado di superare anche questi ostacoli. Al momento vi è un unico sistema di messaggistica “blindato” ed inaccessibile, ma per evitarne l’uso non vi diciamo il nome. Secondo i più autorevoli hackers del mondo sarebbe inaccessibile  persino per l’  NSA-National Security Agency  l’agenzia americana sulla sicurezza delle telecomunicazioni. Gli indagati successivamente per comunicare sono passati al metodo “all’antica” ossia ai contatti faccia a faccia. Uno degli indagati durante l’interrogatorio infatti afferma: “All’iPhone feci fare diecimila bonifiche, il cellulare non lo usavo proprio più. Chiudevo la macchina e me ne andavo in campagna a parlare”.

Il gruppo  di tangentisti per conoscere e cercare di depistare le indagini. si avvaleva anche di personale infedele dello Stato, il luogotenente Paolo Cesari dei Carabinieri e   Fabio Giunta un ispettore della Polizia di Stato , per ottenere informazioni riservate sulle indagini in corso. In una intercettazione Di Guardo riferisce infatti che un carabiniere stava eseguendo una serie di riscontri per conoscere gli elementi in possesso degli investigatori.  “Adesso c’ho il carabiniere che sta indagando su quello che sa la Finanza…”. Ma non solo.

Infatti il Cap. Di Guardo viene intercettato mentre dice al suo interlocutore  “...hanno fatto delle fotografie alla casa, stanno piazzando microspie, cose, dentro la casa e dice che io incontro imprenditori a casa. La Polizia tributaria delle Fiamme Gialle hanno consentito di individuare una organizzazione ben strutturata che attraverso i raggiri hanno intascato risarcimenti da 17 compagnie di assicurazione. Le compagnie hanno sborsato 635mila euro per trentanove i falsi incidenti stradali. Accertamenti bancari e patrimoniali eseguiti dalla Guardia di Finanza nei confronti del gruppo hanno consentito inoltre di contestare il reato di riciclaggio nei confronti di due persone che hanno “agevolato” l’acquisto da parte del titolare dell’agenzia di una villa del valore di 150mila euro, attraverso operazioni utili a nascondere la provenienza illecita del denaro. e se hanno messo un Gps nella macchina lo faccio controllare lunedì. Un carabiniere e un poliziotto stanno cercando di scoprire che cosa c’è sotto, che abbiamo scoperto per caso. Stavo tornando a casa, è venuto Marcello ha visto uno dietro un cespuglio che faceva fotografie, l’abbiamo seguito, abbiamo preso il numero di targa della macchina, ha fatto fare un controllo dalla Polizia, la macchina era della Finanza… Poi ehm… la Finanza ha chiamato il poliziotto e gli ha detto “perchè hai fatto il controllo sulla nostra macchina?” Il poliziotto ha detto: “no, perchè è una casa dove stanno due donne sole. Ci hanno fatto una segnalazione, quindi abbiamo controllato per farle stare tranquille”.




Nuovo arresto per il carabiniere infedele nell’ inchiesta sulle tangenti a Maricommi Taranto

Il luogotenente dei Carabinieri, Paolo Cesari, 53 anni originario di Ferrara, in servizio presso la Compagnia Carabinieri di Taranto che già era agli arresti domiciliari, è stato nuovamente arrestato a Taranto, accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità (art.309 quater Codice Penale). I suo colleghi dell’ Arma  ed i  militari  guardia di finanza hanno eseguito questa mattina  il provvedimento emesso dal gip Valeria Ingenito su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone. Il sottufficiale infedele dell’ Arma è accusato di avere abusato dei suoi poteri per aver indotto due imprenditori, Valeriano Agliata e Giovanni Perrone  a consegnargli delle somme di denaro per ottenere il suo silenzio.

I due cosiddetti” imprenditori” Agliata e Perrone erano stati  entrambi indagati ed arrestati  già  lo scorso  6 ottobre dalla Guardia di Finanza nel corso dell’ “operazione Blackhander” sulle tangenti che circolavano dietro le quinte del settore Maricommi della base di Taranto della Marina Militare . La somma versata in tutto 18mila euro in cambio del silenzio del luogotenente Cesari , sarebbero stati inseriti ed occultati  nel 2015 in scatole di vernici e panettoni consegnati al militare .

Secondo le accuse della Procura la tangente percepita dal luogotenente dei Carabinieri,  era stata richiesta ad Agliata e Perrone  per non segnalare all’autorità giudiziaria dei messaggi a dir poco compromettenti per i due imprenditori rinvenuti all’interno degli smartphone sequestrati al vicedirettore di Maricommi, Riccardo Di Donna che era già arrestato  dai Carabinieri nell’  ottobre 2015,  a seguito delle  accuse di concussione a suo carico, presenti nel primo troncone d’inchiesta per le tangenti in Marina militare scoppiato nel 2014, le cui indagini vennero svolte dai Carabinieri.

Secondo gli investigatori il luogotenente Cesari si sarebbe fatto consegnare da nel dicembre 2015 da Agliata, per il tramite di Perrone, tre panettoni natalizi con all’interno 6mila euro per evitare la segnalazione alla Procura del l’avvenuto accertamento da parte dei Carabinieri, la sera del 14 settembre 2016, della presenza di Agliata  con un altro imprenditore, Vincenzo Pastore, presidente di una cooperativa di pulizie, nonchè sindaco del Comune di Roccaforzata (TA) , nell’abitazione del direttore di Maricommi, il  capitano di vascello Giovanni Di Guardo ( a lato nella foto) ,  che venne arrestato dai finanzieri in flagranza per corruzione .

Nel corso delle indagini condotte dal Nucleo della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto, sul secondo troncone d’indagine delle tangenti alla base di Maricommi nel capoluogo jonico,  Agliata sarebbe stato l’interfaccia negli affari sporchi con il comandante Di Guardo, anche di altri imprenditori,  ed a suon di “bustarelle”, condizionava tutti gli appalti della base della Marina Militare, decidendo di fatto gli aggiudicatari della gare ed eliminando qualsiasi tipo di concorrenza.

Per la cronaca dei fatti l’imprenditore Giovanni Perrone attualmente detenuto,  imputato nel “processo Alias“, inchiesta condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce,  è socio del Gruppo Perrone, nonchè fratello di Angelo Perrone, consigliere del direttivo della Confcommercio Taranto, associazione che imputa alla politica la crisi del commercio nel capoluogo tarantino, protesta per i cordoli stradali sulle corsie preferenziali. ma non ha mai proferito pubblicamente una sola parola ufficiale in merito al coinvolgimento di un gruppo loro associato in queste inchieste giudiziarie, che sono frutto di corruzione, malavita, mazzette e tangenti. Quelli del motto “Legalità, mi piace !“….




La Guardia di Finanza arresta altri responsabili per le truffe e tangenti a Maricommi Taranto

I finanzieri del Comando provinciale di Taranto hanno eseguito questa mattina 9 arresti cautelari,  8 dei quali finiti in carcere ed uno ai domiciliari per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta disposti dal gip Valeria Ingenito su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone a seguito delle ulteriore indagini svolte dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza sulle tangenti e truffe che giravano in torno a Maricommi Taranto presso la base navale della Marina Militare. Questa volta ad essere stati arrestati sono stati principalmente i “corruttori” cioè degli imprenditori  e commercianti tarantini ( che noi abbiamo sempre definito i “prenditori” di denaro pubblico ) che “oliavano” gli ufficiali della Marina Militare in servizio presso l’ufficio di commissariato della base navale di Chiapparo per aggiudicarsi appalti e forniture previo pagamento di tangenti.

schermata-2016-10-06-alle-11-22-11A finire agli arresti effettuati dalla Guardia di Finanza il noto imprenditore-commerciante 61enne Giovanni Perrone , il cui fratello e socio Angelo, è noto esponente del vertice della Confcommercio di Taranto, che era già stato coinvolto nella nota inchiesta giudiziaria “Alias” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Polizia di Stato, coordinata dal pm dr. Alessio Coccioli, che ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio per Giovanni Perrone che sarà processato a novembre.

Giovanni Perrone è contitolare delle imprese Perrone & C. e Xone srl, attive nel settore della ferramenta e da anni aggiudicatarie di forniture alla Marina Militare, aggiudicandosi sotto l’ultima “gestione Di Guardo” di Maricommi,  appalti per 370mila euro.

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L’ interlocutore “privilegiato” del capitano Di Guardo è Paolo Bisceglia, 52 anni,  imprenditore di Milano, residente a Messina, titolare delle società Geoforin srl e Fo.Ge.In srl che risultano essersi aggiudicate molteplici appalti per un’importo complessivo di 409mila euro, grazie ad un rapporto consolidato come comprovato dalle accuse degli investigatori della Guardia di Finanza che hanno assistito e documentato alla consegna  a Bari di una tangente rappresentata da un’ importante somma di denaro versata all’ufficiale della Marina Militare. Arrestato anche un tarantino Marcello Martire, 54 anni, dipendente civile del Ministero della Difesa.

CdG comando CC TarantoFra gli arrestati anche un sottufficiale  dei Carabinieri, Paolo Cesari il quale faceva parte del gruppo di investigatori della 1a operazione dell’ Arma che portò 12 persone fra ufficiali della marina e civili, il quale avrebbe fatto delle rivelazioni di segreti d’ufficio a degli imprenditori coinvolti nel giro di tangenti.

L’arresto del maresciallo dei Carabinieri è stato disposto in quanto “in concorso con gli altri indagati, violando i suoi doveri inerenti  alla sua funzione di luogotenente dei Carabinieri in servizio presso al Compagnia CC di Taranto, avvalendosi illegittimamente di notizie d’ufficio, rivelava in più occasioni, personalmente, al Capitano di Vascello Di Guardo, o per il tramite di Martire Marcello, informazioni riservate relative all’esistenza di esposti presentati nei confronti del Di Guardo presso il Comando Carabinieri di Taranto, nonchè in merito alle attività di indagine in corso da parte dell’ Autorità Giudiziaria sulla gestione degli appalti di Maricommi Taranto, al fine di procurare al Cv Di Guardo ed al Martire gli indebiti profitti patrimoniali dei delitti di corruzione“. L’arresto è stato delegato dalla Procura al Comando Provinciale di Taranto a conferma della stima e fiducia riposta dalla Magistratura nell’ Arma dei Carabinieri , che coopera attivamente con la Guardia di Finanza.

nela foto, la Questura di Taranto

nella foto, la Questura di Taranto

Nell’ordinanza compare anche la presenza di un poliziotto della Polizia di Stato che “avrebbe fornito informazioni“.   Infatti riferendosi al luogotenente dell’ Arma, il Di Guardo parlando con la sua convivente rumena rivela che “…sta cercando  di entrare piano piano, però, nessuno dei due forza, sennò riferendosi alle informazioni che sia il carabiniere che il poliziotto gli stanno fornendo e che gli saranno utili per difendersi dalle accuse“.

Arrestata anche Elena Corina Boicea la 25enne compagna-convivente rumena del capitano di vascello della Marina Militare Giovanni Di Guardo già arrestato dai finanzieri nella precedente operazione, sui cui conti correnti esteri venivano versate le tangenti incassate dal Di Guardo dagli imprenditori per aggiudicarsi le gare d’appalto “pilotate”.

schermata-2016-10-06-alle-11-34-27Nuovo arresto cautelari anche per l’imprenditore Vitantonio Bruno, 39 anni, il quale era stato arrestato lo scorso  22 settembre scorso insieme ai suoi familiari per false fatturazioni, bancarotta fraudolenta, dichiarazioni fiscali, irregolari e truffa ai danni di enti pubblici tra i quali la Marina Militare. Insieme a lui sono finiti  in  carcere anche l’ex-consigliere comunale ed imprenditore Valeriano Agliata 39 anni, figlio dell’ ammiraglio Alliata, per anni ai vertici della Marina Militare a Taranto , Paolo Bisceglia, Piero Mirimao 73 anni, originario di Narni (Terni) .

Le imprese controllate dall’ Alliata, durante la direzione di Maricommi Taranto guidata dal  capitano di vascello Di Guardo, risultano essersi aggiudicate appalti e commesse per un valore di quasi 2 milioni di euro.

Secondo i finanzieri, la “cricca” di imprese in contatto con il Cv Di Guardo avrebbe condizionato l’assegnazione degli appalti dalla direzione Maricommi di Taranto, estromettendo altre ditte concorrenti “al fine di assicurarsi illeciti profitti di ingente quantità per un ammontare complessivo di 4 milioni di euro” attraverso il pagamento delle mazzette, ma anche capi di abbigliamento,pranzi e cene pagati in ristoranti della città ed altri regali.

Nei prossimi giorni, il Corriere del Giorno pubblicherà integralmente a puntate tutte le ordinanze cautelari emesse dall’ Autorità Giudiziaria sulle tre operazioni su Maricommi Taranto. 

Ecco come la stampa locale ha dato la notizia. Come al solito senza nomi…




Marina Militare. Arrestato a Taranto un altro ufficiale

schermata-2016-09-17-alle-21-30-21Vi ricordate le dichiarazioni del Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio di squadra Valter Girardelli  (l’ alto ufficiale senza fascia sulla divisa nella foto a destra) all’indomani dell’arresto per corruzione del comandante di Maricommi Taranto  ? “Non bisogna generalizzare, le attività di malaffare risalgono alla sfera individuale di ogni singolo componente e non devono essere allargate alle istituzioni” ….

Ebbene eravamo stati facili profeti, quando appena 24 ore unicamente questo giornale,  sosteneva che non era una questione di “sfera individuale di ogni singolo componente” ma bensì che la corruzione all’interno della Marina Militare costituisce un sistema ben collaudato nel tempo dai loro vari ufficiali che hanno gestito e gestiscono soldi pubblici. Basta parlare con qualche fornitore….

CdG Francesca Mola MMNon è un caso quindi che la Guardia di Finanza ha arrestato ieri con le accuse di “concorso in corruzione e di turbata libertà degli incanti ”   il Tenente di Vascello Francesca Mola, ( a sinistra nella foto) 31 anni, originaria di Crispiano, responsabile dell’ufficio contratti della direzione di Maricommi Taranto ritenuta “diretta”  collaboratrice del  capitano di vascello Giovanni Di Guardo, direttore di Maricommi Taranto , arrestato il 15 settembre dai finanzieri in flagranza di reato mentre intascava una tangente di 5.000 euro in contanti dal suo corruttore, l’imprenditore Vincenzo Pastore, rappresentante legale  della cooperativa di pulizie Teoma con sede a Taranto, e contestualmente Sindaco di Roccaforzata , un piccolo comune della provincia tarantina.  Il Tenente di Vascello Mola avrebbe incassato dal “corruttore” Pastore un anticipo di circa 12.500 euro sulla somma stabilita dell’accordo, è stata rintracciata ed arrestata dai finanzieri nella serata di ieri presso la propria abitazione di Crispiano e condotta alla Sezione Femminile della Casa Circondariale di Taranto in esecuzione dell’ ordinanza di custodia cautelare convalidata dal Gip Valeria Ingenito 

I computer e smartphone di servizio (e personali ) in uso al capitano Di Guardo ed al Tenente di Vascello Mola sono stati sequestrati unitamente ai documenti della gara d’appalto finita nell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza che stanno controllando anche la regolarità  di tutte le precedenti gare d’appalto.

CdG Maurizio CarboneLe indagini coordinate dal pm Maurizio Carbone (a destra nella foto) condotte dalla Guardia di Finanza hanno indirizzato gli inquirenti ad accertare anche attraverso intercettazioni telefoniche che gli ufficiali della Marina Militare,  Di Guardo e Mola avevano stabilito un intesa con il Pastore per “aggiustare” una gara d’appalto da 11 milioni e 300mila euro in tre anni per le pulizie nelle basi della Marina Militare di Taranto e Napoli pilotandola in favore della Cooperativa Teoma ottenendo in cambio  200mila euro e delle autovetture di lusso.

Nella sua ordinanza il gip Ingenito che poche ore prima aveva convalidato l’arresto in carcere per il capitano di vascello Di Guardo, 56 anni e l’imprenditore Pastore, 69 anni, condividendo quindi le richieste ed accuse a loro carico sostenute dal pm procuratore Maurizio Carbone, ritiene i retroscena degli affari intercorrenti tra imprenditori e Marina Militare a Taranto un “quadro avvilente” .

Nel corso degli interrogatori di convalida il “corrotto” capitano Di Guardo ed il “corruttore” l’imprenditore Pastore hanno entrambi fatto a verbale delle  ammissioni sulle accuse mosse a loro carico, in quanto la Guardia di Finanza di Taranto ha raccolto prove ed accuse ben circostanziate, basate su intercettazioni e pedinamenti che si sono protratti per diversi mesi.   Vi è stato infatti un altro incontro avvenuto lo scorso luglio, controllato dai finanzieri, in occasione del quale il Pastore ha consegnato al capitano Di Guardo una “tranche” di 10mila euro sulla tangente stabilita .

CdG MaricommiDopo la precedente ondata di arresti a Maricommi Taranto disposti negli anni precedenti dallo stesso sostituto procuratore della repubblica dr. Maurizio Carbone, che in precedenza vennero effettuati  dai Carabinieri, lo Stato Maggiore della Marina Militare per fronteggiare la situazione e riportare la legalità nella base di Maricommi inviò a Taranto il capitano Di Guardo ma evidentemente, come i fatti degli ultimi giorni comprovano,  la scelta effettuata dai vertici della Marina non è stata delle migliori.

E purtroppo, questa non è la prima volta !

ECCO COME I GIORNALI LOCALI HANNO DATO LA NOTIZIA (INCOMPLETA)….




Cappelle abusive nel cimitero di Talsano. 6 imputati a processo: imprenditori, società e dipendenti comunali,

nella foto Angelo Bozzetto

nella foto l’imprenditore Angelo Bozzetto

Concluse le indagini della Procura della Repubblica partite nel novembre del 2014 condotte dal  pm titolare dell’inchiesta, dottor Maurizio Carbone , il giudice della preliminare del tribunale di Taranto, dottoressa Valeria Ingenito ha deciso un approfondimento dibattimentale e quindi di mandare a processo i sei imputati coinvolti, lasciando ai colleghi del tribunale il compito di accertare la responsabilità effettiva delle irregolarità che erano state accertate e contestate a suo tempo dalla procura . Fra le contestazioni anche quelle di falso ideologico. Sarà quindi un giusto processo a stabilire la presenza di eventuali reati commessi dagli imputati nella realizzazione di cappelle e strutture funerarie nel cimitero di Talsano  che erano state sequestrate nel 2013 in quanto ritenute abusive e non rispondenti nella sostanza ai progetti che erano stati presentati al Comune di Taranto.

Schermata 2016-03-06 alle 11.07.06

Nel processo che partirà in tribunale dal 5 maggio prossimo, sono coinvolti lo stesso costruttore Angelo Bozzetto ex presidente reggente di Confindustria Taranto,  il segretario generale del Comune di Taranto Annamaria Franchitto,  Nicola Perchiazzi all’epoca dei fatti dirigente dei lavori pubblici del Comune , Gaetano Paladino, capo servizio del settore lavori pubblici,  e gli assistenti tecnici addetti ai sopralluoghi Michele Zittucro e Nunzio Cocciolo, .

Schermata 2016-03-06 alle 11.05.39La vicenda giudiziaria, aveva attivato anche dei contenziosi di tipo amministrativo, a seguito di un contenzioso sorto fra il Comune di Taranto e l’impresa  “Erregiesse” controllata da Angelo Bozzetto l’ex presidente reggente di Confindustria. La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale di Lecce, aveva dato ragione alla società Erregiesse che era finita sotto i riflettori giudiziari nell’inchiesta sfociata con il  sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari dottor Martino Rosati che aveva accolta la richiesta pm Carbone. Sotto sequestro erano finite sessantacinque cappelle gentilizie, quarantaquattro edicole funerarie e centottanta tumuli dell’area “Santa Maria Porta del Cielo”.

Schermata 2016-03-06 alle 11.07.27Il sequestro disposto dalla magistratura ed eseguito dai Carabinieri aveva coinvolto pure un cantiere, che era stato aperto per la costruzione di ulteriori cappelle cimiteriali, ed i sigilli erano stati apposti anche su delle costruzioni già finite vendute, ed era stata chiesta la facoltà d’uso per evitare disagi ai familiari dei defunti . L’indagine sul cimitero di Talsano condotta dal pm Maurizio Carbone  era andata ad incrociarsi con la disputa amministrativa che da tempo vedeva contrapposti la società di Bozzetto e il Comune di Taranto. L’impresa, infatti, aveva ottenuto nel 2004 (giunta di centrodestra, sindaco Di Bello) nell’ambito di un “project financing“, la gestione delle aree cimiteriali  risalente che prevedeva l’ampliamento del cimitero di Talsano sui terreni in località “Pazzariello”. Secondo il Comune, quel progetto, non avrebbe incluso la possibilità di realizzare le cappelle e i tumuli che sarebbero stati realizzati da Bozzetto, conseguentemente, senza licenza edilizia. Da questo contrasto la vicenda era culminata nell’intervento della Procura ed i sequestri giudiziari.

nella foto il pm Maurizio Carbone

nella foto il pm Maurizio Carbone

Lo scorso febbraio 2015 (leggi QUI )Il Sostituto Procuratore della Repubblica, dott. Maurizio Carbone ha accolto con grande oculatezza e sensibilità,  la richiesta di dissequestro delle aree destinate alla costruzione di cappelle sociali e dei campi di inumazione del nuovo cimitero di Talsano “Santa Maria Porta del Cielo”, appello avanzato dal Sindaco, dott.Ippazio Stefàno. Il dr. Carbone,  ha accolto le ragioni dell’appello ed ha disposto nel rispetto delle Leggi il dissequestro delle aree destinate alla costruzione di cappelle sociali da parte delle società di mutuo soccorso e dei campi di inumazione, non sussistendo più per quella porzione di suoli esigenze di cautela giudiziaria.




Sequestrato il dehors abusivo del Bar Blanco. Indagati 3 dirigenti del Comune di Taranto

Schermata 2016-02-25 alle 02.21.38I Carabinieri del reparto operativo della Compagnia di Taranto hanno sequestrato un dehors antistante il noto Bar Blanco ubicato in Corso Italia a qualche centinai di metri dal Palazzo di Giustizia, su decreto disposto dal GIP presso il Tribunale di Taranto. Il provvedimento, di natura preventiva, è stato emesso dal Gip  dott.ssa Valeria Ingenito, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto, dott.ssa Daniela Putignano, a seguito di indagini condotte dai Carabinieri del Reparto Operativo, che ne hanno constato – con l’ausilio della perizia di un tecnico – la non conformità alle norme edilizie e ai regolamenti comunali.

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Indagato anche un ex dirigente comunale all’Urbanistica, Silvio Ruffolo, per “abuso d’ufficio” accusato di aver omesso di ordinare la demolizione della struttura, nonostante fin dal 2011 siano fioccate diverse multe da parte della polizia municipale.  Nei giorni scorsi il nome dell’architetto Ruffolo, da poco in pensione, era circolato insistentemente  come probabile assessore (o consulente dell’assessorato) della Giunta Stefàno.

nella foto Carmine Pisano

nella foto, il dirigente Carmine Pisano

Associate al provvedimento sono state notificate, ad altrettanti indagati, cinque informazioni di garanzia per reati inerenti l’abuso d’ufficio, il falso ideologico commesso dal privato in atto pubblico, l’abusivismo edilizio e l’invasione di suolo pubblico. Gli indagati sono Carmine Pisano (Sviluppo economico) , Marcello Vuozzo (sportello unico Attività produttive) dirigenti del Comune di Taranto, il geometra responsabile dei lavori Dario De Giorgi, ed il titolare dell’esercizio commerciale Sebastiano Terracina, accusato anche di “abusivismo edilizio, invasione di suolo pubblico e deturpamento di cose altrui“.

Le indagini, concluse in breve tempo, avrebbero accertato la realizzazione della struttura in assenza di permesso a costruire, con una successiva autorizzazione rilasciata dai dirigenti pubblici in violazione di norme regolamentari. La realizzazione della struttura amovibile, non si sarebbe potuta costruire secondo le previsioni normative, nel corso degli ultimi tre anni è stata più volte sanzionata amministrativamente dagli organi di polizia, senza che il preposto dirigente comunale Ruffolo adottasse l’ordinanza di demolizione, commettendo gravi omissioni che hanno procurato ingiusto vantaggio all’esercente.

Infine, come già detto, la connivenza di altri due dirigenti di settore ( Pisano e Vuozzo) ha permesso al titolare, sulla base di una falsa attestazione del progettista, di ottenere l’autorizzazione illegale a sanatoria. Carmine Pisano è uno “stretto” collaboratore dell’ assessore allo sviluppo Gionatan Scasciamacchia e particolarmente (troppo) “vicino” agli ambienti della Confcommercio di Taranto, siede anche nel consiglio di amministrazione dell’ AMIU Taranto, la società municipale da tempo nel mirino della Corte dei Conti di Puglia.




Giornale di Taranto ? O meglio “di Fabrizio Nardoni” !

Un lettore ci ha segnalato la presenza di un pò troppi articoli preceduti dal “riceviamo e volentieri pubblichiamo”  che apparivano sulla testata giornalistica online “GiornalediTaranto” a firma di Luisa Campatelli, ex direttore del defunto quotidiano “Corriere del Giorno di Puglia e Lucania” edito dalla società  Cooperativa 19 luglio in liquidazione coatta (procedura del diritto fallimentare)  disposta dal Ministero dello Sviluppo Economico, ed affidata al commissario liquidatore dr. Mauro Damiani,  il quale ha disposto la cessazione definitiva  delle pubblicazioni lo scorso 30 marzo 2014 a causa di un passivo gestionale di oltre 7 milioni di euro, ed allora ci siamo un pò incuriositi. In definitiva, si tratta pur sempre di un  concorrente (seppure modesto….)

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GIORNALE DI TARANTO

Schermata 2014-09-29 alle 22.02.10Incredibilmente e contrariamente alle norme di Legge sulla Stampa,  sul sito “GiornalediTaranto”  , che è una testata giornalistica, come risultante nel pubblico Registro della Stampa del Tribunale di Taranto (registrazione n. 4/2013 del 31/01/2013) , non compare il nome dell’editore in alcuna pagina o sezione del sito, così come non compare il nome del direttore responsabile, anche visitando la pagina “Chi siamo” dove non risulta nulla. Ed allora ci siamo incuriositi un pò ed abbiamo fatto noi alcuni accertamenti partendo dal Tribunale di Taranto. Ne abbiamo scoperto delle belle. Innanzitutto abbiamo scoperto che l’editore del quotidiano online in questione è l’Associazione OFFICINE di TARANTO, presso la quale ha sede nella città vecchia in via Duomo 170, la segreteria dell’assessore regionale Fabrizio Nardoni. A risultare direttore responsabile del quotidiano online è il pubblicista Angelo Lorusso, nipote della buonanima di Franco Lorusso indimenticato ed apprezzato sindaco democristiano di Taranto .  Dal luglio 1985 all’ ottobre 1997  Lorusso è dipendente dell’ associazione industriale di  Taranto dove incontra e stringe il suo legame con Fabrizio Nardoni, dirigendo l’  Ance , cioè la sezione costruttori edili e  nel novembre 1997 a ottobre 2012 diventa Direttore della Scuola Edile Taranto. Sempre accanto a Nardoni.

CHI E’ ANGELO LORUSSO

Nardoni e Lorusso

Nardoni e Lorusso

Dopo una carriera tarantina alla Camera di Commercio di Taranto, sotto l’ala protettiva di Paolo Sala, l’ ex presidente (deceduto anche lui) della CCIAA di Taranto e papà di Arnaldo Sala attuale consigliere regionale di Forza Italia ,  Angelo Lorusso   è passato a lavorare all’ Associazione Industriali di Taranto (ora cambiata in Confindustria Taranto) dove ha incontrato e stretto i suoi legami con  Fabrizio Nardoni quando costui era soltanto il presidente della sezione edili, e di lì il colpo di fulmine fra i due  folgorati sulla via di Vendola e Sel….

Angelo Lorusso

Angelo Lorusso

Dal gennaio 2013 Angelo Lorusso , cioè dalla data di avvenuta registrazione in Tribunale a Taranto  della testata “GiornalediTaranto“, risulta essere il direttore responsabile del quotidiano online, ricoprendo contestualmente dal luglio 2013 a febbraio 2014  la carica di presidente dell’ Associazione Officine Taranto. Nello stesso tempo  Lorusso è anche l’attuale coordinatore provinciale per Taranto del  Movimento “La Puglia per Vendola”. Dal gennaio al 28 ottobre 2013 è stato presidente dell’ Associazione Formare Puglia di Taranto – costituitasi nel 2010 ed accreditata dalla Regione Puglia soltanto nel 2013, guarda caso proprio allorquando Nardoni diventa assessore regionale.  Nell’ ottobre 2013 Lorusso da presidente diventa direttore generale dell’ Associazione Formare Puglia di Taranto, e si allarga… diventando nel maggio 2013 anche presidente dell’ Associazione FormAzione di Lecce anch’essa come per incanto  accreditata dalla Regione PugliaNardoni infatti si candidò alle ultime regionali con Sel venendo “trombato” dall’elettorato, e poi è stato ripagato-nominato da Vendola nel 2013 con la recente ed unica nomina ad assessore regionale “nominato”.

FORMARE PUGLIA, come scrivono nel sito, è un associazione culturale senza fini di lucro nata a giugno 2010 ed accreditata dalla Regione Puglia da aprile 2013, si pone l’obiettivo di soddisfare le esigenze dell’utenza e il miglioramento continuo di prodotti e servizi offerti. Cioè incassare soldi dalla Regione per i corsi di formazione professionale, e rilasciare tanti diplomi, di fatto inutili per la ricerca dio lavoro, secondo quanto ci hanno raccontato alcuni corsisti. Lecito chiedersi a questo punto: ma come fa a guadagnare e vivere  Angelo Lorusso se lavora per un’associazione senza scopo di lucro, e la moglie Luisa Campatelli è disoccupata, e senza neanche percepire la cassa integrazione o l’indennità  di disoccupazione dall’ INPGI , l’ Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani? 

Luisa Campatelli

Luisa Campatelli

E’ questo il rispetto etico da parte della “coppia” LorussoCampatelli.  entrambi iscritti all’ Ordine dei Giornalisti di Puglia per la  Carta dei Doveri del Giornalista   (emanata dall’ Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI,) che ha questi principi ” Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile. Il giornalista ricerca e diffonde le notizie di pubblico interesse nonostante gli ostacoli che possono essere frapposti al suo lavoro e compie ogni sforzo per garantire al cittadino la conoscenza ed il controllo degli atti pubblici. La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell’editore, del governo o di altri organismi dello Stato” ???

Ma non è finita qui. Infatti abbiamo ascoltato un’interessante storiella raccontaci fatto da una fonte abbastanza attendibile e notoriamente bene informata sulle vicende tarantine, il quale ci ha raccontato che  Lorusso e sua moglie, accompagnati da una terza persona (Nardoni, Petrelli ?) si sarebbero presentati alcuni mesi fa dal commissario liquidatore del CdG di Puglia e Lucania, il dr. Damiani, per chiedere l’acquisto o affitto della vecchia testata ormai chiusa e riportarla in edicola, avvalendosi delle norme di Legge sull’ Editoria, e quindi continuando ad avvalersi dei contributi pubblici. Ma nel frattempo dicono che proprio mentre si aspettava il rinnovo della concessione della discarica Vergine spa, gestita dalla Vergine srl a Lizzano, di competenza dalla Regione Puglia… l’ intervenuto sequestro operato dal NOE dei Carabinieri di Lecce su richiesta del pm Lanfranco Marazia ed emesso dal gip Valeria Ingenito dopo le indagini, durate un anno e mezzo,  abbia chiuso i “portafogli” degli interessati e l’operazione “Corriere” è sfumata.  A questo punto, per sempre. La festa è finita.