Tangenti con le “stelle”. Dopo le indagini ed arresti dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, la Procura come sempre si prende il palcoscenico…


di Antonello de Gennaro

ROMA. L’inchiesta sulle tangenti a Maricommi, il Commissariato della Marina Militare nella base navale di Chiapparo a  Taranto, ha origine nel marzo 2013 a seguito di indagini effettuate dai Carabinieri che portarono all’arresto  di  cinque ufficiali della Marina Militare cui due in servizio allo Stato maggiore a Roma, un sottufficiale e un dipendente civile.

L’ampiezza dello scandalo e il fatto che alcuni imprenditori di Taranto, in rapporti di lavoro con le strutture della Marina Militare, fossero costretti a pagare tangenti per aggiudicarsi le commesse sono emerse nel 2013, a seguito dell’arresto in flagranza di reato  del capitano di fregata della Marina Militare Roberto Di Gioia direttore di Maricommi Taranto , e subito dopo del suo “vice” Giuseppe Coroneo anch’egli capitano di “fregata”. Dopo l’arresto, i Carabinieri di Taranto perquisirono gli uffici di quattro imprese locali i cui titolari,  sarebbero stati costretti a sottostare alle pretese del direttore di Maricommi. A fare luce nell’inchiesta condotta dagli investigatori  dell’ Arma dei Carabinieri, furono alcuni file sequestrati al Di Gioia nel corso dell’arresto.

LA 1A INDAGINE: I  CARABINIERI.

Il capitano di fregata La Gioia, venne incastrato e bloccato dai Carabinieri nel suo ufficio della base della Marina di Taranto., grazie alle rivelazioni di imprenditore che aveva raccontato agli investigatori dell’ Arma di essere stato costretto a versare 150.000 euro al Direttore di Maricommi per garantirsi il regolare pagamento delle fatture emesse dalla sua impresa, titolare dell’appalto per il ritiro e il trattamento delle acque di sentina dalle navi ormeggiate a Taranto e Brindisi dove la Marina Militare ha un altra base. L’imprenditore aveva anche rivelato il tentativo di coinvolgerlo nelle manovre degli ufficiali corrotti della Marina Militare per pilotare una gara d’appalto, per la quale finì sul registro degli indagati un altro imprenditore con l’accusa di “tentativo di turbativa d’asta”.

A seguito della sua denuncia, l’imprenditore ha collaborato con i Carabinieri permettendo loro di svelare il “sistema” di tangenti. Il 12 marzo 2013, infatti, l’imprenditore si recò nell’ufficio del capitano di fregata Di Gioia  per consegnargli una tangente da duemila euro ma quando uscì dalla stanza , entrarono i  Carabinieri che arrestarono l’ufficiale della Marina. Subito dopo, i Carabinieri perquisirono l’appartamento del Di Gioia trovando 36.000 euro in contanti mentre altri 8.000 euro sono stati rinvenuti nella cassaforte del suo ufficio oltre alle famose pen drive contenenti la contabilità occulta che il comandante di Maricommi Taranto custodiva in una valigetta

Nella memoria delle  “pennette” venne trovata la contabilità “nera” delle tangenti pagate da un elenco di imprese, accanto ad ognuna delle quali , era riportato il valore dell’appalto che si era aggiudicato e il pagamento di tangenti, equivalenti al 10% dell’importo della commessa aggiudicata.  A finire sotto processo insieme ai militari della Marina Militare anche ed un gruppetto di faccendieri ed imprenditori composto da Alessandro Dore, Giovanni Cusmano, Giovanni Cusmano, Attilio Vecchi, Marco Boccadamo, Riccardo Di Donna, Fabrizio Germani, un sottufficiale della Marina, Antonio Summa ed il funzionario Leandro De Benedictis.

L’ Ammiraglio  De Giorgi (oggi ex) Capo di Stato Maggiore  della Marina Militare a seguito dello scandalo inviò presso la base navale tarantina un nuovo ufficiale di sua “fiducia”, il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, per “fare pulizia”.

Mai scelta (?) più infelice , infatti il nuovo ufficiale appena insediatosi, fece circolare delle ridicole circolari sulla moralizzazione degli uffici. ma in realtà continuò ad alimentare il sistema delle tangenti sugli appalti, che  rispetto al passato aumentarono ! E tutto questo badate senza che i precedenti investigatori dell’ Arma ed il magistrato inquirente si accorgessero di nulla.

nella foto il Comando Provinciale della GdF di Taranto

LA 2A INDAGINE : LA GUARDIA DI FINANZA.

Successivamente lo scorso anno gli uomini della  Guardia di Finanza  hanno avviato delle proprie  autonome indagini effettuando degli accertamenti grazie ai quali hanno  scoperto (senza alcun tangestista reo-confesso) che il precedente giro di tangenti non solo non era mai finito, ma anzi era aumentato, e che l’organizzazione si avvaleva persino della collaborazione  del sottufficiale infedele dei Carabinieri Paolo Cesari (il quale aveva partecipato alla prima indagine), che si faceva pagare per dare informazioni riservate sull’inchiesta e depistare i successivi  accertamenti ed indagini nel (vano) tentativo di proteggere il giro di affari illeciti che imperversavano nella base navale tarantina di Maricommi .

A tenere buona compagnia al Cesari, applicando la “par condicio” fra le Forze dell’ ordine, è comparso anche  l’ ispettore della Polizia di Stato Fabio Giunta  il quale ha cercato di danneggiare l’indagine della Guardia di Finanza, venendo però scoperto ed indagato per “rivelazione del segreto d’ufficio“, per aver riferito al nuovo Comandante di Maricommi Di Guardo che un’auto appostata fuori dalla sua villa era appunto della Guardia di Finanza,

E’ stato quindi alla preziosa attività investigativa della Guardia di Finanza che è stato possibile scoprire ed accertare che a Taranto avevano messo in piedi un vero e proprio “cartello” di società collegate tra di loro  allo scopo di orientare e controllare  l’assegnazione in loro favore di oltre 200 appalti e affidamenti,  gestiti dalla direzione Maricommi di Taranto, estromettendo i concorrenti in maniera tale da potersi garantire l’assegnazione di appalti e dei conseguenti profitti di ingente quantità in maniera illecita per un ammontare complessivo accertato di 5 milioni e 460 mila euro.

nella foto il capitano di vascello della Marina  Giovanni Di Guardo arrestato dalla Guardia di Finanza

E tutto ciò che ha consentito alla Procura di Taranto di poter mandare a processo gli imputati Giovanni Di Guardo, ex comandante della base di Maricommi; la sua compagna rumena Elena Corina Boicea; il tenente della Marina militare Francesca Mola, e gli ufficiali Massimo Conversano (ex capo dell’ufficio viveri, vestiario e casermaggio della Marina militare) e Gerardo Grisi (all’epoca dei fatti in servizio presso il comando logistico di Napoli) ed il dipendente civile Marcello Martire, insieme agli imprenditori-faccendieri-tangentisti  Vincenzo Pastore, Paolo Bisceglia, Giuseppe Muschiaccio, Giuseppe Calabrese, Gaetano Abbate, Vitantonio Bruno, Giovanni Perrone, Valeriano Agliata e Pietro Mirinao, e l’ispettore di polizia Fabio Giunta insieme al luogotenente dei Carabinieri Paolo Cesari.

Nel corso della conferenza stampa voluta e convocata dal Procuratore Capo di Taranto (affiancato in seconda fila dal suo “aggiunto ” prossimo a lasciare il suo incarico semi-direttivo alla fine del prossimo maggio) dell’ Ammiraglio Edoardo Serra, comandante del Comando Marittimo Sud della Marina Militare, dal sostituto procuratore titolare dell’inchiesta, dal comandante provinciale di Taranto della Guardia di Finanza Col. Gianfranco Lucignano e dal comandante del Nucleo di Polizia tributaria Ten. Col. Renato Turco.

Come avevamo annunciato nei giorni scorsi il CORRIERE DEL GIORNO ha deciso di non citare più i nomi dei magistrati della Procura di Taranto in segno di protesta per le continue fughe di notizie lasciate impunite sui soliti organi di stampa “amici” e ventriloqui dell’attività della magistratura tarantina, alla faccia della millantata legalità… Fermo restando il massimo rispetto per quei magistrati seri (e ce ne sono ! ) in servizio a Taranto che fanno con abnegazione il proprio lavoro, senza ambire a foto, nome e titoli sui giornali. Come spiegheranno (presto) questi magistrati al Csm tutte queste fughe notizie lasciate impunite ?

Come non definire quindi imbarazzanti le dichiarazioni  dell’ammiraglio Eduardo Serra, al comando della flotta Sud della Marina militare ? “Non sospettavamo di Di Guardo – ha detto – il suo curriculum era pulito. Le mele marce vanno identificate e allontanate. Per il futuro rivedremo le procedure di controllo per evitare episodi di corruzione“. Ma come sarebbe a dire ? !!! Forse all’ Ammiraglio Serra deve essere sfuggito qualcosa… e cioè che nel corso delle indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Taranto, tre imprenditori hanno ammesso di aver conosciuto Di Guardo, allora capitano di fregata proprio quando era in servizio come capo ufficio amministrativo al Centro gestione scorte navali della Marina Militare a La Spezia, e di avere iniziato a versargli tangenti sin dal 2010-2011 !

Lo scenario  di corruzione che è venuto fuori  sugli appalti controllati e “vivisezionati” dai finanzieri nel corso delle indagini è a dir poco incredibile, e  riguarderebbero ogni genere di materiali, da quelli più avanzati dal punto di vista tecnologico ai capi di vestiario per i militari. Ed infatti gli investigatori della Guardia di Finanza in servizio in Liguria, sono all’opera anche per  verificare  se anche le altre aste siano state “truccate” ed accertare che  i prezzi pagati dalla Marina Militare siano stati  realmente congrui. Nel 2011 Di Guardo quando era ancora a La Spezia firmò una gara d’appalto per la fornitura di “21 salvagenti tipo 8+4” per un valore di circa 160 mila euro. Secondo esperti del settore i “salvagenti tipo 8+4”   sono dei battelli autogonfiabili capaci di ospitare 8 persone più eventuali altre 4″.  Ma èemerso un piccolo particolare:  la marina mercantile li paga “un decimo della cifra sborsata dal Ministero della  Difesa“.

Cosa aspettavano quindi dopo la prima inchiesta ed arresti dei Carabinieri i “signori” vertici dello Stato Maggiore della Marina Militare ad introdurre immediatamente delle nuove procedure di controllo contro la corruzione ? O forse erano troppo impegnati ad accontentare i desideri e le spese milionarie dell’ Ammiraglio Di Giorgi per il rifacimento degli interni delle nuove navi della Marina Militare, per occuparsi di qualche “bustarella” tarantina ? E’ semplicemente imbarazzante se non ridicolo dichiarare oggi  dopo 4 anni dal primo arresto: “per il futuro rivedremo le procedure di controllo” ! Aspettano forse  il prossimo  “ufficiale -tangetista” ?  Un  vecchio proverbio non caso dice: “Non c’è due senza tre“… .

Tra i reati contestati dalla Procura di Taranto ai 17 imputati ,  vi è anche  l’associazione per delinquere, che vede coinvolti il capitano di vascello Giovanni Di Guardo, l’ ex comandante di Maricommi, che fu mandato a dirigere il reparto proprio per ‘fare pulizià dopo la prima ondata di arresti che aveva travolto il Commissariato della Marina militare (inchiesta già approdata all’udienza preliminare per altri 11 imputati, tre dei quali hanno chiesto il rito abbreviato); la tenente di vascello Francesca Mola, i capitani di vascello Massimo Conversano e Gerardo Grisi, e Marcello Martire un  dipendente civile della Marina militare , il sottufficiale dei carabinieri Paolo Cesari e l’ispettore di Polizia Fabio Giunta , nonchè la compagna rumena del Di Guardo, Elena Corina Boicea  , e gli (im)prenditori Valeriano Agliata, Paolo Bisceglia, Vitantonio Bruno, Vincenzo Calabrese,  Pietro Mirimao,  Giuseppe Musciacchio, Vincenzo Pastore, Giovanni Perrone,   ed  il commerciante Gaetano Abbate, .

A Taranto purtroppo non è arrivato un Procuratore Capo del livello di Giuseppe Pignatone (Roma)  o  di Armando Spataro (Torino), ma è arrivato da quasi un anno un procuratore capo proveniente dalla Procura di Trani dove i fatti dicono non essersi mai accorto di quello che succedeva in quegli uffici giudiziari, circostanze a dir poco gravi che  a seguito dei numerosi esposti  hanno comportato l’  intervento del  Csm cioè del Consiglio Superiore della magistratura nella gestione della procura tranese rimuovendo e trasferendo dei magistrati in servizio in quegli uffici giudiziari giudiziari (e di cui ci siamo abbondantemente occupati, come sempre documentalmente) .

Ecco spiegato il perchè nei corridoi degli uffici giudiziari di Taranto sono sempre più numerosi gli investigatori delle varie forze dell’ ordine a sostenere che “sono cambiati gli uffici”  “è cambiato qualche nome” ma di fatto non è mai cambiato nulla” !

Come dargli torto ?




Nuovo arresto per il carabiniere infedele nell’ inchiesta sulle tangenti a Maricommi Taranto

Il luogotenente dei Carabinieri, Paolo Cesari, 53 anni originario di Ferrara, in servizio presso la Compagnia Carabinieri di Taranto che già era agli arresti domiciliari, è stato nuovamente arrestato a Taranto, accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità (art.309 quater Codice Penale). I suo colleghi dell’ Arma  ed i  militari  guardia di finanza hanno eseguito questa mattina  il provvedimento emesso dal gip Valeria Ingenito su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone. Il sottufficiale infedele dell’ Arma è accusato di avere abusato dei suoi poteri per aver indotto due imprenditori, Valeriano Agliata e Giovanni Perrone  a consegnargli delle somme di denaro per ottenere il suo silenzio.

I due cosiddetti” imprenditori” Agliata e Perrone erano stati  entrambi indagati ed arrestati  già  lo scorso  6 ottobre dalla Guardia di Finanza nel corso dell’ “operazione Blackhander” sulle tangenti che circolavano dietro le quinte del settore Maricommi della base di Taranto della Marina Militare . La somma versata in tutto 18mila euro in cambio del silenzio del luogotenente Cesari , sarebbero stati inseriti ed occultati  nel 2015 in scatole di vernici e panettoni consegnati al militare .

Secondo le accuse della Procura la tangente percepita dal luogotenente dei Carabinieri,  era stata richiesta ad Agliata e Perrone  per non segnalare all’autorità giudiziaria dei messaggi a dir poco compromettenti per i due imprenditori rinvenuti all’interno degli smartphone sequestrati al vicedirettore di Maricommi, Riccardo Di Donna che era già arrestato  dai Carabinieri nell’  ottobre 2015,  a seguito delle  accuse di concussione a suo carico, presenti nel primo troncone d’inchiesta per le tangenti in Marina militare scoppiato nel 2014, le cui indagini vennero svolte dai Carabinieri.

Secondo gli investigatori il luogotenente Cesari si sarebbe fatto consegnare da nel dicembre 2015 da Agliata, per il tramite di Perrone, tre panettoni natalizi con all’interno 6mila euro per evitare la segnalazione alla Procura del l’avvenuto accertamento da parte dei Carabinieri, la sera del 14 settembre 2016, della presenza di Agliata  con un altro imprenditore, Vincenzo Pastore, presidente di una cooperativa di pulizie, nonchè sindaco del Comune di Roccaforzata (TA) , nell’abitazione del direttore di Maricommi, il  capitano di vascello Giovanni Di Guardo ( a lato nella foto) ,  che venne arrestato dai finanzieri in flagranza per corruzione .

Nel corso delle indagini condotte dal Nucleo della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto, sul secondo troncone d’indagine delle tangenti alla base di Maricommi nel capoluogo jonico,  Agliata sarebbe stato l’interfaccia negli affari sporchi con il comandante Di Guardo, anche di altri imprenditori,  ed a suon di “bustarelle”, condizionava tutti gli appalti della base della Marina Militare, decidendo di fatto gli aggiudicatari della gare ed eliminando qualsiasi tipo di concorrenza.

Per la cronaca dei fatti l’imprenditore Giovanni Perrone attualmente detenuto,  imputato nel “processo Alias“, inchiesta condotta dalla Polizia di Stato e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce,  è socio del Gruppo Perrone, nonchè fratello di Angelo Perrone, consigliere del direttivo della Confcommercio Taranto, associazione che imputa alla politica la crisi del commercio nel capoluogo tarantino, protesta per i cordoli stradali sulle corsie preferenziali. ma non ha mai proferito pubblicamente una sola parola ufficiale in merito al coinvolgimento di un gruppo loro associato in queste inchieste giudiziarie, che sono frutto di corruzione, malavita, mazzette e tangenti. Quelli del motto “Legalità, mi piace !“….




La Guardia di Finanza arresta altri responsabili per le truffe e tangenti a Maricommi Taranto

I finanzieri del Comando provinciale di Taranto hanno eseguito questa mattina 9 arresti cautelari,  8 dei quali finiti in carcere ed uno ai domiciliari per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta disposti dal gip Valeria Ingenito su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone a seguito delle ulteriore indagini svolte dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza sulle tangenti e truffe che giravano in torno a Maricommi Taranto presso la base navale della Marina Militare. Questa volta ad essere stati arrestati sono stati principalmente i “corruttori” cioè degli imprenditori  e commercianti tarantini ( che noi abbiamo sempre definito i “prenditori” di denaro pubblico ) che “oliavano” gli ufficiali della Marina Militare in servizio presso l’ufficio di commissariato della base navale di Chiapparo per aggiudicarsi appalti e forniture previo pagamento di tangenti.

schermata-2016-10-06-alle-11-22-11A finire agli arresti effettuati dalla Guardia di Finanza il noto imprenditore-commerciante 61enne Giovanni Perrone , il cui fratello e socio Angelo, è noto esponente del vertice della Confcommercio di Taranto, che era già stato coinvolto nella nota inchiesta giudiziaria “Alias” condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Polizia di Stato, coordinata dal pm dr. Alessio Coccioli, che ha chiesto ed ottenuto il rinvio a giudizio per Giovanni Perrone che sarà processato a novembre.

Giovanni Perrone è contitolare delle imprese Perrone & C. e Xone srl, attive nel settore della ferramenta e da anni aggiudicatarie di forniture alla Marina Militare, aggiudicandosi sotto l’ultima “gestione Di Guardo” di Maricommi,  appalti per 370mila euro.

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L’ interlocutore “privilegiato” del capitano Di Guardo è Paolo Bisceglia, 52 anni,  imprenditore di Milano, residente a Messina, titolare delle società Geoforin srl e Fo.Ge.In srl che risultano essersi aggiudicate molteplici appalti per un’importo complessivo di 409mila euro, grazie ad un rapporto consolidato come comprovato dalle accuse degli investigatori della Guardia di Finanza che hanno assistito e documentato alla consegna  a Bari di una tangente rappresentata da un’ importante somma di denaro versata all’ufficiale della Marina Militare. Arrestato anche un tarantino Marcello Martire, 54 anni, dipendente civile del Ministero della Difesa.

CdG comando CC TarantoFra gli arrestati anche un sottufficiale  dei Carabinieri, Paolo Cesari il quale faceva parte del gruppo di investigatori della 1a operazione dell’ Arma che portò 12 persone fra ufficiali della marina e civili, il quale avrebbe fatto delle rivelazioni di segreti d’ufficio a degli imprenditori coinvolti nel giro di tangenti.

L’arresto del maresciallo dei Carabinieri è stato disposto in quanto “in concorso con gli altri indagati, violando i suoi doveri inerenti  alla sua funzione di luogotenente dei Carabinieri in servizio presso al Compagnia CC di Taranto, avvalendosi illegittimamente di notizie d’ufficio, rivelava in più occasioni, personalmente, al Capitano di Vascello Di Guardo, o per il tramite di Martire Marcello, informazioni riservate relative all’esistenza di esposti presentati nei confronti del Di Guardo presso il Comando Carabinieri di Taranto, nonchè in merito alle attività di indagine in corso da parte dell’ Autorità Giudiziaria sulla gestione degli appalti di Maricommi Taranto, al fine di procurare al Cv Di Guardo ed al Martire gli indebiti profitti patrimoniali dei delitti di corruzione“. L’arresto è stato delegato dalla Procura al Comando Provinciale di Taranto a conferma della stima e fiducia riposta dalla Magistratura nell’ Arma dei Carabinieri , che coopera attivamente con la Guardia di Finanza.

nela foto, la Questura di Taranto

nella foto, la Questura di Taranto

Nell’ordinanza compare anche la presenza di un poliziotto della Polizia di Stato che “avrebbe fornito informazioni“.   Infatti riferendosi al luogotenente dell’ Arma, il Di Guardo parlando con la sua convivente rumena rivela che “…sta cercando  di entrare piano piano, però, nessuno dei due forza, sennò riferendosi alle informazioni che sia il carabiniere che il poliziotto gli stanno fornendo e che gli saranno utili per difendersi dalle accuse“.

Arrestata anche Elena Corina Boicea la 25enne compagna-convivente rumena del capitano di vascello della Marina Militare Giovanni Di Guardo già arrestato dai finanzieri nella precedente operazione, sui cui conti correnti esteri venivano versate le tangenti incassate dal Di Guardo dagli imprenditori per aggiudicarsi le gare d’appalto “pilotate”.

schermata-2016-10-06-alle-11-34-27Nuovo arresto cautelari anche per l’imprenditore Vitantonio Bruno, 39 anni, il quale era stato arrestato lo scorso  22 settembre scorso insieme ai suoi familiari per false fatturazioni, bancarotta fraudolenta, dichiarazioni fiscali, irregolari e truffa ai danni di enti pubblici tra i quali la Marina Militare. Insieme a lui sono finiti  in  carcere anche l’ex-consigliere comunale ed imprenditore Valeriano Agliata 39 anni, figlio dell’ ammiraglio Alliata, per anni ai vertici della Marina Militare a Taranto , Paolo Bisceglia, Piero Mirimao 73 anni, originario di Narni (Terni) .

Le imprese controllate dall’ Alliata, durante la direzione di Maricommi Taranto guidata dal  capitano di vascello Di Guardo, risultano essersi aggiudicate appalti e commesse per un valore di quasi 2 milioni di euro.

Secondo i finanzieri, la “cricca” di imprese in contatto con il Cv Di Guardo avrebbe condizionato l’assegnazione degli appalti dalla direzione Maricommi di Taranto, estromettendo altre ditte concorrenti “al fine di assicurarsi illeciti profitti di ingente quantità per un ammontare complessivo di 4 milioni di euro” attraverso il pagamento delle mazzette, ma anche capi di abbigliamento,pranzi e cene pagati in ristoranti della città ed altri regali.

Nei prossimi giorni, il Corriere del Giorno pubblicherà integralmente a puntate tutte le ordinanze cautelari emesse dall’ Autorità Giudiziaria sulle tre operazioni su Maricommi Taranto. 

Ecco come la stampa locale ha dato la notizia. Come al solito senza nomi…




Alla Confcommercio parlano di legalità…dimenticando alcuni loro rappresentanti incriminati dalla Direzione Distrettuale Antimafia

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nella foto Perri, Sirimarco e Giangrande

A latere dell’incontro di commiato con l’ormai ex-comandante provinciale dei Carabinieri Daniele Sirimarco, che ritorna a lavorare negli uffici romani dell’ Arma , venendo sostituito dal nuovo comandante, il giovanissimo Colonnello Intermite proveniente dal Comando Generale dell’ Arma dei Carabinieri, il quale si trova già in città dallo scorso 1 settembre scorso alla guida del Comando Provinciale di Taranto, un pensionato dell’ ILVA, contitolare con le due figlie di un piccolo “negozietto” sottoscala di oreficeria, “tale” Marcello Perri componente di Giunta della Confcommercio di Taranto si è lamentato della sicurezza a Taranto, ignorando che dalle ultime rilevazioni della Direzione Investigativa Antimafia, la città  di Taranto può considerarsi  un’isola “felice” in materia di sicurezza sul territorio pugliese.

L’ “orafo-pensionato” Perri si è improvvisamente svegliato dal torpore che avvolge l’associazione da cui non pochi importanti gioiellieri del centro cittadino sono usciti, ed altri rifiutano di iscriversi proprio per la sua imbarazzante presenza, commentando i fatti di criminalità accaduti negli ultimi giorni che a suo dire “inducono i cittadini a chiedersi se Taranto possa ancora essere considerata una città dove è possibile uscire di casa senza correre il rischio di essere colpiti da un proiettile vagante” e che i commercianti “temono per la incolumità personale, dei dipendenti e dei propri clienti” chiedendo di essere ricevuti dal nuovo Questore di Taranto, il quale fa molto bene a tenere le dovute distanze, essendo stato bene informato sui comportamenti di reticenza avuti da alcuni commercianti che siedono nel direttivo della Confcommercio, i quali  nel corso dell’ inchiesta ALIAS” coordinata dal Procuratore Capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, dr. Cataldo Motta  nella lotta alla criminalità organizzata mentirono ai  vertici della squadra mobile tarantina,

Accuse non infondate quindi, quelle degli uomini della Polizia di Stato, che hanno indotto il pubblico ministero dr. Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia  presso la Procura della Repubblica di Lecce –  a richiedere il processo anche per i commercianti tarantini rinviati a giudizio.

CdG commercianti a giudizio

Parliamo di Giovanni Geri  titolare del noto negozio di abbigliamento  “Lord ” riconfermato presidente della Federmoda-Confcommercio di Taranto  ed a Giovanni Perrone componente della famiglia Perrone proprietaria della “Ferramenta Perrone”, famiglia di cui fa parte Angelo Perrone,   a cui la Confcommercio di Taranto ha affidato  la Presidenza della categoria “ferramenta & bricolage” . Sia Geri che Perrone,  sono stati accusati dalla Procura Antimafia di “favoreggiamento all’organizzazione mafiosa“, reato punito con la reclusione fino a quattro anni Non erano inventate le nostre cronache giornalistiche,  quando a suo tempo (leggi QUI) raccontavamo le pesanti accuse mosse dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Lecce dr. Cataldo Motta che accusò pubblicamente , in occasione della conferenza stampa per l’ “operazione Alias“, commercianti, imprenditori e politici tarantini, per non aver collaborato alle indagini  svolte dagli investigatori della Polizia di Stato.

Vedere questi due signori ancora seduti nel Consiglio della Confcommercio di Taranto, come se niente fosse accaduto, dice tutto sull’aria di legalità che circola in un’associazione, i cui vertici e cioè il presidente Leonardo Giangrande ed il suo vice Aldo Manzulli, peraltro ci risultano entrambi iscritti nel registro degli indagati di alcune procure della repubblica. Ed hanno anche il coraggio di parlare di legalità !

Una cosa è certa: dal prossimo 3 novembre data in cui il colonnello Sirimarco lascerà definitivamente la città di Taranto, Giangrande, Basile e Manzulli, rispettivamente presidente e vicepresidenti della Confcommercio si sentiranno molto più soli…




Estorsione e rapina. Tre persone arrestate dalla Polizia di Stato

nella foto il pregiudicato Cosimo Di Bari

nella foto il pregiudicato Cosimo Di Bari

Ieri sera gli uomini della Squadra Mobile tarantina della Polizia di Stato , nell’ambito di specifici servizi, hanno tratto in arresto i pregiudicati tarantini Cosimo Di Bari , di anni 53, Francesco Mancino di anni 33 e Amedeo Ribaud di anni 52, in quanto responsabili in concorso tra loro dei reati di tentata estorsione e rapina. Nei giorni scorsi il titolare di un esercizio commerciale del centro cittadino aveva sporto denuncia presso gli uffici della Questura circa il tentativo di estorsione del Di Bari e del Mancino, i quali la mattina del 24 giugno scorso si erano presentati all’interno del suo negozio pretendendo la somma di 1800.00 euro, che avrebbe dovuto consegnare loro entro la stessa serata.

nella foto il pregiudicato Francesco Mancino

nella foto il pregiudicato Francesco Mancino

Al diniego del commerciante il Di Bari che il Mancino, reagivano senza alcuna esitazione,  malmenando il malcapitato, promettendogli di ripassare in serata per ritirare comunque il denaro. Sulla base dei particolari indicati dall’esercente in sede di denuncia, i poliziotti davano inizio a mirati servizi di osservazione, nel corso dei quali, il il pomeriggio del giorno successivo notavano nei pressi dell’esercizio commerciale una Mercedes Classe B, alla cui guida vi era il Ribaud in compagnia del Mancino, quest’ultimo intento a guardare insistentemente in direzione del negozio.

Nella tarda mattinata di ieri gli operanti giunti presso l’esercizio commerciale della vittima, si avvedevano che il Mancino si stava allontanando dallo stesso a bordo della Fiat Punto di colore nero di proprietà del commerciante che riferiva essergli stata sottratta con violenza dallo stesso Mancino.

nella foto il pregiudicato Amedeo Ribaud

nella foto il pregiudicato Amedeo Ribaud

Scattavano quindi le ricerche delle due autovetture rintracciate subito dopo in Piazza Ramellini. Il terzetto veniva prontamente bloccato all’interno di un vicino esercizio commerciale. Al termine delle attività di rito i tre sono stati condotti negli uffici della Questura e al termine delle formalità di legge associati alla locale Casa Circondariale.

Si conclude bene l’ennesima vicenda di “pizzo” in città grazie al buon senso ed alla fiducia del commerciante nei confronti delle Forze dell’ordine, esattamente il contrario di quanto fecero a suo tempo ( “inchiesta Alias” n.d.a.  ) due commercianti tarantini, Giovanni Geri e Giovanni Perrone, entrambi esponenti della locale Confcommercio, i quali non solo non riferirono nulla alla Polizia, ma addirittura negarono l’accaduto, favorendo i delinquenti, motivo per cui è stato richiesto dalla  Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Lecce il loro rinvio a giudizio . Un cattivo esempio per fortuna non condiviso dai commercianti più corretti e sopratutto “onesti”.

CdG DDA Lecce Alias

CdG geri_perrone ALIAS




La solidarietà del Corriere del Giorno al collega Sandro Ruotolo (Servizio Pubblico) minacciato dai “Casalesi”. Che auspica il contrario di quanto accade a Taranto !

Sto bene” dice il nostro collega Sandro Ruotolo al Fatto Quotidianoma vivo questa situazione con ansia. Non è facile accettare il fatto che Michele Zagaria ti voglia morto”. Così Sandro Ruotolo, giornalista televisivo finito nel mirino del boss del Casalesi per le sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania che aggiunge: “La stima e solidarietà di tanti amici e colleghi mi stanno aiutando psicologicamente”. Zagaria, in carcere dal 2010 per associazione mafiosa, ha emesso il suo verdetto di morte da dietro le sbarre dopo la messa in onda diInferno atomico, uno speciale di Servizio Pubblico in cui il cronista intervistava il pentito Carmine Schiavone, morto nel febbraio 2015, sui rapporti fra il clan, la politica e i servizi segreti.

Dopo la droga il business per eccellenza è il traffico di rifiuti e negli ultimi 12 anni i Casalesi hanno sversato nell‘agro aversano la bellezza di 10 milioni di tonnellate di veleni – spiega Ruotolo – In questo quadro io stavo cercando di capire la rete di contatti fra Zagaria, quando era latitante, e alcuni esponenti dell’intelligence”. Ora il nostro collega Ruotolo vive sotto scorta, ma non si tira indietro e assicura che continuerà a indagare sugli appetiti della camorra in quei territori .

Se i giornalisti – conclude Ruotolo (ascolta qui ) – quindi la categoria, si occupasse più della realtà, non solo delle cose che vanno bene, ma delle cose che vanno male, il rischio potenziale si ridurrebbe a zero. Questo è il punto. Ed allora ognuno avrà il suo punto di vista, ma io voglio vere i colleghi insieme a me, che andiamo nella terra dei fuochi, per raccontare la terra dei fuochi. Ognuno con il proprio punto di vista. E il rischio si dividerà. Se accanto a Sandro ci fossero tanti Sandro, Alfonso, Italo, Gennaro, Pasquale…che raccontassero questo Paese, per me è fondamentale nella storia, diciamo, recente di questo Paese, l’esperienza degli imprenditori e dei commercianti, quelli che si sono ribellati al racket delle estorsioni, Libero Grassi fu ucciso perchè era solo a Palermo, perchè diceva “no al pizzo” . La morte di Libero ha fatto creare in questo Paese le associazioni. Se tanti imprenditori di Roma, Napoli, dei quartieri di Palermo, di Caserta, stanno insieme e denunciano gli estorsori, il rischio è ZERO.

Così se tanti giornalisti avessero la schiena dritta , il rischio non ci sarebbe più.

 

Noi del Corriere del Giorno siamo assolutamente d’accordo con Sandro Ruotolo e gli siamo vicini e solidali in questo momento, e ricordiamo ai nostri lettori che quanto auspica il nostro autorevole collega, è esattamente il contrario di quanto accaduto recentemente a Taranto, dove i commercianti tarantini Giovanni Geri, titolare dei negozi “Lord” ed attuale presidente (rieletto…) della Federmoda provinciale tarantinaGiovanni Perrone (entrambi membri della Confcommercio di Taranto),  invece di denunciare gli estorsori del “pizzo” hanno mentito alle forze dell’ordine e coperto le attività illecite della mafia tarantina, così come è emerso fuori dall’ “inchiesta ALIAS” diretta dalla DDA di Lecce che ha coordinato le attività investigative congiunte fra Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, motivo per cui  Geri e Perrone sono stati accusati di “favoreggiamento” all’organizzazione mafiosa (reato punito con la  reclusione fino a quattro anni) ed è stato richiesto il loro rinvio a processo dal p.m. dr. Alessio Coccioli della Procura di Lecce.

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Ridicolo negli ultimi giorni il vano tentativo di  Geri e Confcommercio di sviare le attenzioni dell’opinione pubblica da questo genere di comportamenti collusi ed illegali, cavalcando il problema della vendita di merce contraffatta nelle vie del centro ad opera dei “vù cumprà” sul solito giornaletto a “mezzo servizio”… anche perchè  questo fenomeno esiste da qualche anno, ma guarda un pò…  Geri e la Confcommercio se ne accorgono solo ora ! Sarà forse perchè a fine maggio si svolge l’assemblea per il rinnovo delle cariche sociali dell’associazione di commercianti tarantini ? Quando poi i giornalisti locali della Gazzetta del Mezzogiorno della redazione di Taranto si lamentano che lavorano con il contratto di solidarietà, e vedono il loro posto di lavoro a rischio, non bisogna meravigliarsi. Succede quando non si fa i giornalisti…come dice Ruotolo  senza avere la schiena dritta“.




Ecco chi sono i commercianti e l’imprenditore rinviato a giudizio per “favoreggiamento” ai mafiosi dell’inchiesta “Alias”.

CdG D Oronzo_De VitisNotificati gli avvisi di conclusione delle indagini , ex- art. 415 bis agli esponenti della criminalità organizzata tarantina che lo scorso anno vennero coinvolti ed arrestati nell’ operazione “Alias” condotta dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Lecce . Coinvolti nell’inchiesta “boss” della malavita come Orlando D’Oronzo  e Nicola De Vitis ,  elementi di spicco della malavita che controllano tutte le attività illegali a Taranto e provincia, nonostante si trovassero in soggiorno obbligato in Sardegna e nel Veneto .

CdG LordE’ stato  grazie alle intercettazioni telefoniche che gli investigatori della Questura di Taranto diretti dal dottor Roberto Giuseppe Pititto sono riusciti ad identificare gli appartenenti all’ organizzazione di stampo mafioso che imponeva il “pizzo” a imprenditori e commercianti della città. L’ operazione è quella che ha portato in carcere anche l’imprenditore-politicante (del Nuovo PSI)  Fabrizio Pomes, finito arrestato in carcere insieme agli altri .

L’avviso di garanzia è stato notificato anche a tre noti imprenditori della città, fra cui Giovanni Geri  titolare del noto negozio di abbigliamento  “Lord ” presidente della Federmoda-Confcommercio di Taranto  che recentemente è stato sottoposto a dei controlli fiscali da parte della Guardia di Finanza durati tre settimane,  ed a Giovanni Perrone membro della famiglia Perrone proprietaria della “Ferramenta Perrone”, famiglia di cui fa parte Angelo Perrone,   a cui la Confcommercio di Taranto aveva affidato  la Presidenza della categoria “ferramenta & bricolage” .

CdG procu Motta DDA LecceSia Geri che Perrone,  sono stati accusati di favoreggiamento all’organizzazione mafiosa, reato punito con la reclusione fino a quattro anni. Il terzo rinviato a giudizio è un imprenditore, Vladimiro Viola titolare della ditta della ditta F.lli Viola. Non sbagliavamo quindi quando a suo tempo (leggi QUI) raccontavamo le pesanti accuse mosse dal Procuratore Distrettuale Antimafia di Lecce dr. Cataldo Motta il quale aveva accusato pubblicamente , in occasione della conferenza stampa per l’ “operazione Alias“, commercianti, imprenditori e politici tarantini, per non aver collaborato alle indagini  svolte dagli investigatori della Polizia di Stato.

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Accuse non infondate quindi quelle degli investigatori della Polizia di Stato, che hanno infatti indotto il pubblico ministero dr. Alessio Coccioli della Direzione Distrettuale Antimafia  presso la Procura della Repubblica di Lecce –  a richiedere il processo anche per i tre commercianti rinviati a giudizio.

Schermata 2015-03-16 alle 19.18.17Per  accuse del dr. Motta, e da noi quindi solo riferite,  qualcuno ha pensato di denunciarci per cercare di metterci a tacere, ma inutilmente ! Questi “faccendieri” non hanno ancora capito che alla fine la verità viene sempre a galla, e non basta organizzare dei convegni ed invitare qualche ufficiale delle forze dell’ ordine tarantine, per poter parlare a pieno titolo di legalità.

Questo l’elenco dei destinatari (oltre i 3 commercianti) dei provvedimenti cautelari, a carico dei quali è stata richiesto dalla Procura della Repubblica di Taranto il processo:

Cosimo Appeso, 41anni; Egidio Bianchi, 44 anni; Calogero Bonsignore, 52anni; Raffaele Brunetti, 62anni; Christian Buzzacchino, 27anni; Cosimo Buzzacchino, 55anni; Sergio Cagali, 60anni; Pietro Cetera, 46anni ; Giuseppe D’Andria, 51anni; Francesco D’Angela, 28anni; Orlando D’Oronzo, 56anni; Michele De Vitis, 55anni; Nicola De Vitis, quarantasei; Andrea Di Carlo, 34anni; Gianpiero Di Carlo, 35anni; Gaetano Diodato, 45anni ; Davide Forti, 35anni; Graziano Forti, 42anni; Mahmoud Gabsi, 29anni; Pasquale Giannotta, 41anni; Francesco Lattarulo, 34anni; Carmelo Lazzari, 42anni; Francesco Leone, 28anni; Pietro Leone ; Tommaso Lugiano 60anni ; Fabio Marcucci 36anni ; Leo Mollica 52anni; Fabio Murianni, 34anni; Michele Natale 36anni; Polo Bladimir Josè Oduver, 38anni; Giovanni Peluso, 53anni; Angelo Pizzoleo, 39anni; Vincenzo Fabrizio Pomes, 48anni; Fabio Raimondi, 35anni; Gaetano Ricciardi 41anni; Moreno Rigodanzo, 36anni; Roberto Ruggieri, 51anni; Massimiliano Salamina, 44anni; Giorgio Saponaro, 32anni; Francesco Scarci, 52anni; Salvatore Scarcia, 47anni; Manuel Soru, 33anni; Sandro Soru 32anni; Riccardo Vallin, 42anni; Giuseppe Zacometti, 44anni; Gaetano Ziccardi, 29anni; Vincenzo Basile 43anni; Angelo Di Carlo, 45anni; Cosimo D’Oronzo, 36anni.

Il collegio dei legali difensori è composto, tra gli altri, dagli avvocati Angelo Casa, Fabio Nicola CervelleraLuigi DanucciSalvatore MaggioAntonio Mancaniello,Franz PesareEnzo Sapia,  Gaetano Vitale,  del foro di Taranto.