Indagini sui finanziamenti milionari della Regione Puglia alla Ladisa Ristorazione

ROMA – Non è un buon momento per il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sopratutto dal lato giudiziario, dopo aver ricevuto un avviso di proroga delle indagini preliminari nell’ambito dell’ inchiesta sulla nomina di Francesco Spina, ex sindaco di Bisceglie, a consigliere di amministrazione dell’agenzia regionale Innovapuglia. con un compenso da 20mila euro l’anno.
Al centro della prima inchiesta che  ha coinvolto il governatore Michele Emiliano indagato ad aprile per “abuso d’ufficio” e “induzione indebita a dare o promettere utilità“, reato questo contestato anche al capo di gabinetto del presidente della giunta, Claudio Stefanazzi, e agli imprenditori Vito Ladisa (della società Ladisa di Bari) Giacomo Mescia (della società Margherita di Foggia)  e Pietro Dotti, titolare dell’agenzia di comunicazione pubblicitaria Eggers di Torino.
Il punto di partenza da cui sono state avviate le verifiche è quella dei presunti illeciti nel finanziamento della campagna elettorale per le primarie del Pd nel 2017, in cui Michele Emiliano sfidò Matteo Renzi e Andrea Orlando nella corsa per la segreteria nazionale. La creatività della sua campagna di comunicazione del costo 64 mila euro venne affidata alla società Eggers di Torino, di proprietà dell’imprenditore pubblicitario Pietro Dotti, il cui intervento ed operato venne contestato dal governatore pugliese che probabilmente cercava un alibi alla figuraccia fatta alle primarie.
Chiaramente l’agenzia Eggers voleva essere pagata per il suo lavoro , mentre Emiliano non voleva pagare, e per questo motivo Pietro Dotti ottenne dal Tribunale un decreto ingiuntivo nei confronti di Emiliano, come lo stesso imprenditore torinese ha confermato e documentato in un interrogatorio subito dopo le perquisizioni di aprile. Il debito di Emiliano secondo la Procura  venne saldato per 59 mila proprio dalla Ladisa per 24 mila euro dalla Margherita di Mescia.
E’ proprio per quella fattura della società Eggers, che  Ladisa afferma invece di avere pagato per una propria campagna di comunicazione, costituirebbe la chiave di volta per accertare se i rapporti fra il Presidente della Regione Puglia e l’imprenditore barese di fatto siano il corrispettivo di un accordo . Gli investigatori ipotizzano che mentre Ladisa avrebbe estinto il debito personale di Michele Emiliano ,  in cambio la Regione avrebbe garantito sostegno finanziario con fondi “pubblici” , grazie all’acquisizione di commesse pubbliche  che nell’erogazione di contributi e finanziamenti pubblici.

La Ladisa era una delle aziende candidate all’ aggiudicazione del mega-appalto per le mense ospedaliere del valore complessivo di 260 milioni di euro , successivamente bloccato e provvisoriamente sostituito con gare ponte delle singole Asl. Non è un caso che nel decreto di perquisizione eseguito lo scorso 9 aprile, la Procura della Repubblica avesse dato ampio mandato alle Fiamme Gialle di cercare in casa di Vito Ladisa e nella sede aziendale anche documenti relativi “ai procedimenti amministrativi svolti o in corso di svolgimento e all’emissione, da parte della Regione, anche di finanziamenti e contributi“. Pochi mesi dopo la campagna per le primarie del Pd, grazie a una delibera della giunta regionale approvata su proposta del presidente il 5 aprile 2018 arrivarono all’azienda non pochi contributi e finanziamenti.

La  Guardia di Finanza ha acquisito  dal Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia il documento  che diede il semaforo verde al finanziamento da 12 milioni di euro con fondi Por Fesr per il “progetto RE-Star” della Ladisa nella zona industriale di Bari , che riguardava la ” ristorazione 4.0″, con un investimento da 27 milioni, 12 dei quali di fondi europei .
L’indagine è condotta dalla Guardia di Finanza di Bari, coordinata dal procuratore aggiunto Giorgio Lino Bruno e dalla pm Savina Toscani con la supervisione del procuratore capo Giuseppe Volpe, che ha avocato a sé il fascicolo sulla fuga di notizie, che grazie ad una soffiata di uno dei tanti giornalisti baresi suoi “sodali”, consentì a Emiliano l’ 8 aprile scorso di conoscere  in anticipo della imminente perquisizione, che era stata programmata per l’11 aprile.



Michele Emiliano indagato per abuso d’ufficio: “Nominò a Innovapuglia il sindaco di Bisceglie violando la Legge Severino”

ROMA – Nuovi problemi con la giustizia per il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano al quale è stato notificato un altro avviso di proroga delle indagini preliminari per “abuso d’ufficio”. La vicenda riguarda  la nomina, a luglio 2017, di Francesco Spina (ex sindaco di Bisceglie) come consigliere della società Innovapuglia, che gestisce gli appalti centralizzati della Regione. Una nomina che di fatto ha violato la Legge Severino che vieta l’assegnazione di incarichi pubblici a chi nel biennio precedente abbia fatto parte della giunta e del consiglio di Comuni con più di 15mila abitanti.

Il provvedimento è stato notificato ad Emiliano venerdì scorso, al termine di un’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari su delega del pm dr.ssa Chiara Giordano,  titolare del fascicolo. Emiliano già due mesi fa, aveva ricevuto un altro avviso di garanzia dalla Procura della Repubblica di Bari, insieme al suo capo di gabinetto Claudio Stefanazzi, e tre imprenditori, i quali avevano finanziato la campagna elettorale nel 2017 durante la campagna elettorale per le “primarie” del Pd .

Emiliano e Spina

Spina, sindaco di Bisceglie fino ad agosto del 2017, in base alle norme previste dalla legge Severino non avrebbe potuto ricevere incarichi prima di due anni. La nomina nel consiglio di InnovaPuglia è stata decisa dalla giunta regionale a fine luglio 2017 incurante delle norme di legge . Spina è stato indagato anche per “falso” in quanto, al momento dell’accettazione dell’incarico avrebbe firmato una dichiarazione in cui attestava di non trovarsi in situazioni di conflitto di interessi.

Immediata la reazione del governatore pugliese, che ha diramato una nota commentando la vicenda: “È tutto regolarissimo. Non abbiamo nessuna preoccupazione” ha detto Emiliano, secondo il quale “l’inconferibilità è stata esclusa dall’Anac e dagli uffici del Gabinetto del Presidente perché Spina è un semplice consigliere di amministrazione senza deleghe. La inconferibilità dei sindaci riguarda solo il ruolo di presidente con deleghe o di amministratore delegato. In caso di consiglieri di amministrazione senza deleghe non sussiste”. A sentire la versione di Emiliano che spesso e volentieri dimentica di non essere un giudice, ma soltanto un magistrato in aspettativa (peraltro sanzionato dal Consiglio Superiore della Magistratura)  “il reato tecnicamente non sussiste”.

Quello che Emiliano non dice che la nomina che lui considera legittima sulla base a un parere dell’ Anac, in realtà altro non era che un semplice atto di segnalazione dell’ Autorità Anticorruzione al Parlamento a cui si proponeva di escludere dalla Severino alcuni casi di inconferibilità, tra cui la nomina in incarichi senza poteri di gestione: suggerimento questo che però non è mai stato recepito dal legislatore. Quindi resta da capire da dove Emiliano tragga le sue imbarazzanti deduzioni ed auto-assoluzioni

Emiliano passa al contrattacco: “I reati che invece sussistono ed anzi si ripetono (e che sono stati da me già denunziati al Procuratore della Repubblica) – ha aggiunto il presidente della Regione Puglia – sono quelli dei pubblici ufficiali che veicolano notizie coperte dal segreto istruttorio, che poi vengono diffuse, determinando una rivelazione del segreto di ufficio e conseguentemente un danno alla mia immagine con dettagli privi di alcun rilievo penale. Non discuto la notizia della richiesta di proroga delle indagini – ha aggiunto l’ex pm antimafia – ma la minuziosa descrizione del merito dell’indagine dettagliatamente riportata dalla stampa ed ignota al diretto interessato, perché non descritta neanche nella citata richiesta. A questo punto, accanto al rapido accertamento della verità,  è inevitabile – e sono fiducioso – che la magistratura faccia di tutto per individuare questi pubblici ufficiali che si pongono al di fuori della legge anziché tutelarla“.

Anche in questo caso Emiliano cade nel ridicolo, in quanto fu proprio un giornalista a rendergli noto che si indagava su di lui, e non lo apprese certamente da un articolo di giornale o dal web… La Procura di Bari dovrà ora esaminare la documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza e stabilire se l’indagine merita di andare avanti o procedere alla proposta di archiviazione al giudice per le indagini preliminari.

 

 

 




Indagato ex presidente InnovaPuglia. Ancora una volta uno dei “nominati” di Michele Emiliano

ROMA – Una nuova indagine per peculato coinvolge l’ex direttore dell’ Amgas di Bari Fabrizio D’Addario ed ex presidente di InnovaPuglia, che, pochi giorni dopo la nomina alla presidenza della società che fa capo alla Regione, nell’agosto scorso si dimise perchè indagato per truffa e peculato in un’inchiesta della Procura di Bari.

Quest’ultima inchiesta è stata archiviata  ma ha avviato un secondo filone d’indagine in cui  D’Addario sarebbe indagato con altre tre persone che ruota intorno alle “diverse operazioni di ritiro e smaltimento di rifiuti ingombranti” provenienti dal cantiere edile a due passi dalla ex clinica Madonnina, svolta gratuitamente a favore di un privato con uomini e mezzi dell’Amiu (la municipalizzata barese per la raccolta di rifiuti) per ripulire da rifiuti ingombranti l’area di un cantiere dell’impresa.  Gli altri indagati sono Antonio Ventrella, di 65 anni, capo dell’area servizi esterni di Amiu PugliaNicola Ferrara, di 59, caposquadra della municipalizzata, e Nicola Mininni, 50enne amministratore della impresa Mi.Edil.

Secondo le indagini svolte dalla Guardia di Finanza del Nucleo di polizia tributaria del comando provinciale di Bari, e coordinate dal procuratore aggiunto Lino Giorgio Bruno e dal sostituto Marco D’Agostino, gli indagati si sarebbero appropriati di risorse pubbliche per circa 8mila euro: si tratta della somma che avrebbero dovuto pagare se il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti fosse stato svolto regolarmente. Secondo l’accusa, il valore dei lavori forniti gratis a spese dell’Amiu, era di 8.000 euro.

L’ex consigliere comunale D’Addario, di professione commercialista, avrebbe anche fornito al caposquadra (a sua volta autorizzato da Ventrella) le chiavi di accesso al cantiere, e le “indicazioni necessarie per effettuare il servizio“. Sempre D’Addario avrebbe poi riferito a Mininnilo stato di avanzamento dei lavori e la circostanza che, a fronte del servizio svolto, l’Amiu Puglia non avrebbe emesso alcuna fattura e che, pertanto, non sarebbe stata sostenuta, a fronte del servizio svolto, alcuna spesa”. Insomma, l’accusa ritiene lavorasse gratis per Mininni a spese dell’Amiu,.

Il CdA di InnovaPuglia dovrebbe essere composto da tre persone. Dopo le dimissioni di D’Addario, ne restano due , una delle quali, l’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina, è anche lui indagato per abuso d’ufficio, falso ideologico e falso materiale.

 




Smascherata la “diversità” di Emiliano: con lui “trasformisti” ed ex del centrodestra 




Michele Emiliano: “smemorato” di professione o “furbetto del quartierino” ?

di Antonello de Gennaro

Il governatore pugliese Michele Emiliano si è fatto ospitare ieri sera nel programma ‘Faccia a faccia‘ di Giovanni Minoli  su La 7 cercando il palcoscenico mediatico annunciando ancora una volta una sua ipotetica candidatura alla segreteria  del Pd affermando  “”Se qualcuno si prende la briga di aprire il Congresso è possibile che mi candidi. Di certo non starò a guardare“. Perchè parlare solo di ipotesi ? Semplice.  Perchè Emiliano anche questa volta dimostra di non conoscere lo statuto del Partito Democratico, dove un congresso non si può convocare solo perchè lo vuole la minoranza o qualcuno come lui. che è minoranza all’interno di quella stessa minoranza congressuale.  Il “furbetto di Bari”  ha aggiunto che caso di vittoria terminerebbe il suo mandato da presidente, confermando il suo attaccamento alla poltrona, che lo ha sempre contraddistinto.

Ecco il “teatrino” di Michele Emiliano a La7 con Giovanni Minoli 

 

 

 

Ma Emiliano ha dimenticato qualcosa….e cioè che prima di Lui c’è Roberto Speranza, l’ex capogruppo della Camera dei Deputati, braccio destro di Pierluigi Bersani, ed il governatore della Regione Toscana Rossi che ha un seguito nel Pd sicuramente di molto superiore a quello del governatore pugliese che probabilmente ha capito che alle prossime regionali gli elettori lo spediranno a casa.

Emiliano dice di essere pronto a sfidare Renzi: “Potrei candidarmi“, ma il presidente della Regione Puglia anche in questo dimentica…che soltanto la  scorsa settimana dopo aver aveva annunciato ai suoi l’intenzione di candidarsi alla segreteria del partito, lui stesso aveva smentito seccamente una possibile sua auto-candidatura dichiarando  “Cosa ho imparato da segretario regionale? Che da solo non si va da nessuno parte, mi auguro che questo sia compreso da tutto il Pd“.

 

 

Emiliano chiaramente non si è fatto mancare le solite punzecchiate contro l’ex premier Matteo Renzi  aggiungendo: “Renzi al Sud non arriva, è troppo complicato per lui. E’ abituato in Toscana dove se uno si candida con il Pd viene eletto. Non capisce il Sud perché in Toscana e Emilia il Pd vive naturalmente la sua dimensione. Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Scegliere delle persone per bene”.

Michele lo smemorato. Emiliano dimentica quante ne ha combinate mentre era segretario regionale del Pd. Allora gliele ricordiamo noi. partiamo dal famoso “Patto del Nazareno” stipulato a livello nazionale da Forza Italia (Berlusconi) e Partito Democratico (Renzi) dinnanzi al quale nessuno ricorda una sola parola di critica dell’ex-magistrato, probabilmente perchè in quel periodo (siamo nel 2014)  era sotto procedimento disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura che aveva aperto un procedimento contro di lui che, infischiandosene delle norme che regolamentano l’attività ed il ruolo di magistrato da circa 10 anni faceva politica, violando le normative che impediscono le due attività parallele.. Emiliano era diventato segretario regionale del Pd pugliese dal febbraio 2014 ed in questo ruolo svolgeva con carattere di continuità attività politica. Una condotta che per norma sarebbe incompatibile con il suo ruolo di magistrato. Ai magistrati infatti non è consentita l’iscrizione ai partiti politici. E le limitazioni valgono anche per gli ex-magistrati come Michele Emiliano, che per fortuna   ormai sono fuori ruolo della giustizia.

Ma Emiliano alle porte della sua candidatura alle primarie del Pd per candidarsi alla carica di Governatore della Regione Puglia,   minacciò ferro e fuoco nei confronti del vertice del Pd di Taranto che avevano replicato il “Patto del Nazareno” alleandosi a Forza Italia e vincendo insieme  le elezioni della Provincia di Taranto. L’ex-segretario regionale del PD annunciò (a chiacchiere) inutilmente dei fantomatici provvedimenti disciplinari contro gli esponenti tarantini che erano entrati nella giunta delle larghe intese. Chiaramente non accadde mai nulla anche perchè già in quell’occasione Emiliano dimostrò di non conoscere lo statuto del Pd che consente alle segreterie provinciali la totale autonomia, dovendo loro rispondere alla segreteria nazionale, a non quella regionale.

Ebbene anche quest’ anno si è ripetuta l’alleanza , alla Provincia di Brindisi, ma questa volta Emiliano si è ben guardato dal proferire parola, forse perchè stava leccandosi ancora le ferite della sconfitta elettorale del suo candidato indicato e sostenuto alla guida del Comune di Brindisi, uscito sconfitto da una lista civica sostenuta dall’ area di centro. Candidato sbagliato ?

No, perchè Nando Marino è una persona per bene ed un imprenditore capace e noto per le sue qualità, ma il Pd locale non lo ha voluto e sostenuto sino in fondo, solo perche non voleva farsi mettere i mettere i piedi in testa dalla nota arroganza di Emiliano, punendolo  e dirottando al ballottaggio la bellezza del 12% dei voti sull’altro candidato. Risultato: il Pd a Brindisi ha perso le elezioni per il sindaco, ma il Partito Democratico sicuramente ha manifestato e dimostrato la propria dignità ed indipendenza dall’arrogante “baricentrismo” galoppante del governatore regionale.

Sentire oggi Emiliano accusare Renzi ” Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquirefa a dir poco ridere. Sopratutto quando pur di vincere le primarie ed essere eletto alla guida della Regione Puglia, Emiliano ha fatto patti con il diavolo, candidando nelle sue liste per le regionali  ex fascisti, indagati e berlusconiani, promettendo posti ed incarichi a chiunque gli potesse portare qualche voto.  Il web dovrebbe aiutare a ricordare qualcosa, che venne raccontato dai colleghi dell’ Huffington Post:

Il caso più eclatante è quello di Eupreprio Curto, candidato nella lista dei Popolari, uno che da giovane aveva la Fiamma nel cuore, e dunque la tessera del Movimento Sociale. Poi, da adulto, Alleanza Nazionale nelle cui fila arrivò a Palazzo Madama. Quando Curto venne beccato per aver fatto assumere 22 tra amici e parenti in un concorso pubblico a Francavilla Fontana, la sua città, lui si difese dicendo che i suoi parenti erano “meno del dieci per cento”. Un’altra volta, sollecitato in tv da un finto faccendiere, si mise a disquisire serenamente di tangenti. Ora sostiene Emiliano“. Nelle liste di EmilianoA Foggia c’è Pippo Liscio, anche lui ex Msi e ex An, così come Antonio Martucci che invece è candidato a Taranto. Mentre a Lecce è candidato Paolo Pellegrino, che viene dalla destra, ma stava con Fini in Futuro e Libertà, di cui era coordinatore”. 

Sempre a proposito delle  persone scelte da Emiliano  l’ Huffington Post  scriveva che  “a portare pesanti interessi ecco la carica dei “riciclati” di Forza Italia. Il coordinatore delle liste civiche di Emiliano, nella Provincia Bat (Barletta-Andria-Trani) è Francesco Spina, che fino a qualche tempo fa era con Forza Italia e ora è iscritto all’Udc. E fin qui sembra il classico “riciclo”. Ma Spina non è uno qualunque. Mentre coordina le civiche a sostegno di Emiliano è sindaco di Bisceglie in carica (con una coalizione di centro destra) e presidente della Provincia Bat, sempre col centrodestra. E già così è più ardita. Ma poiché Spina è un vero campione del trasformismo, va oltre. E oltre a sostenere Emiliano (mentre governa col centrodestra), nella stessa tornata elettorale a Trani e Andria, dove si vota per le comunali, sostiene i candidati del centrodestra. Per Emiliano è tutto normale. Anzi, è tutto nobile, tutta una questione di alti valori e princìpi”

Al comune di Molfetta il sindaco Paola Natalicchio, una di sinistra,  che continua l’  Huffington Post     “non ha capito come funziona ormai, si è infuriata, anche pubblicamente, con Emiliano quando ha visto candidato a suo sostegno Saverio Tammarco, che a Molfetta faceva il capogruppo di Forza Italia, all’opposizione (prima sempre Tammarco era stato consigliere provinciale del Pdl in provincia dei Bari). Altro pezzo pesante del centrodestra passato con Emiliano è Fabrizio D’Addario. Consigliere comunale a Bari nel 2009 nella lista di Simeone di Cagno Abbrescia, nel 2010 si candida nella lista “I Pugliesi” con Rocco Palese. La folgorazione sulla via di Emiliano (e del centrosinistra) avviene quando – ancora consigliere comunale di centrodestra – D’Addario diventa direttore generale di una municipalizzata del comune di Bari che gestisce la rete gas, l’Amgas. È una folgorazione analoga a quella che ha colpito tal Giacomo Oliveri, che nel 2005 era consigliere regionale di Forza Italia e oggi è il leader dei Moderati, per cui – anche non essendo candidato – va in tv, concede interviste, partecipa ai tavoli delle candidature. La folgorazione è legata alla nomina di presidente della Multiservizi, la municipalizzata di Bari, nomina avvenuta ad opera di Michele Emiliano“.

Emiliano ha accusato Renzi, sostenendo che  “Nel Sud doveva scegliere le persone con cui interloquire. Ma lui, il Michelone “barese” quello che annaspava nel pesce custodito nella sua vasca da bagno, dono di suoi amici con qualche problemino…penale cosa ha fatto di sinistra alle regionali del 2015 ? ce lo racconta sempre l’ Huffington Post:

È lungo l’elenco degli azzurri a sostegno di Emiliano. Tra i nomi più importanti quello di Tina Fiorentino, ex assessore col centrodestra ora candidata nella lista civica “La Puglia con Emiliano”. E soprattutto Anita Maurodinoia, la casalinga di Triggiano diventata miss preferenze al Comune di Bari lo scorso anno grazie al sostegno di Schittulli, oggi competitor di Emiliano. Raccontano nel Pd locale: “Schittulli la considerava una pupilla, ha litigato col mondo per farla eleggere alla città metropolitano. Ora è passata al nemico del suo padre politico. E noi abbiamo gli estranei in casa”. Ci sono anche quelli che vennero candidati nella lista “Puglia prima di tutto”, di Tato Greco, che divenne famosa per aver candidato nelle proprie liste Patrizia D’Addario, la escort dei primi scandali sessuali di Silvio Berlusconi. Come Natalino Mariella, che ha trovato ospitalità nella lista i Popolari (per Emiliano). A Foggia per Emiliano corre Luigi Damone, figlio dell’ex consigliere regionale Cecchino Damone che della Puglia prima di tutto era capogruppo“.

Lo schema Emiliano prevedeva che i “riciclati” vanno a ingrossare le liste civiche per mietere messe di voti mentre gli indagati sono nel Partito democratico, che sarà il più penalizzato. Ecco che nelle liste del Pd si trovavano candidati l’ex deputato leccese del Pds Ernesto Abaterusso, chiamato a candidarsi da Emiliano al posto del figlio Gabriele Abaterusso, condannato a due anni per bancarotta. Indagato in due procedimenti penali anche il consigliere uscente Michele Mazzarano (finanziamento illecito ai partiti  da cui è salvato con la prescrizione, e per millantato credito e tangenti) . Secondo il gup della Procura di Bari, Sergio Di Paola, che nel settembre 2014 ne ha disposto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta su Gian Paolo Tarantini per finanziamento illecito ai partiti, l’esponente politico massafrese avrebbe ricevuto 70 mila euro da Tarantini: diecimila per pagare il concerto di chiusura della campagna elettorale del Pd a Massafra per le elezioni politiche dell’aprile 2008 e altri 60 mila per il tramite di un imprenditore che, secondo l’accusa, si sarebbe aggiudicato un appalto da 600 mila euro alla Asl proprio per il tramite del politico. A mettere nei guai Mazzarano è stato lo stesso Tarantini. Il processo è cominciato a dicembre 2014, e quindi Mazzarano si è salvato solo grazie alla prescrizione.

Risultato ? Mazzarano eletto  capogruppo del Pd alla Regione Puglia, il quale appena insediatosi ha assunto nel gruppo (a spese del contribuente) lo “storico” segretario-ombra di Michele Emiliano, Gianni Paulicelli e come addetto stampa tale Michele Mascellaro, un giornalista finito nelle intercettazioni della Procura di Taranto (leggi QUI) , allorquando dirigeva un quotidiano tarantino  del pomeriggio  (di cui ancora oggi è alle dipendenze) si prestava ai giochi “sporchi ” e relative corrutele economiche del factotum dell’ Ilva Girolamo Archinà.

nella foto Michele Emiliano e Michele Mascellaro

Mascellaro dopo due anni dall’apertura del procedimento a suo carico continua a rifiutarsi di presentarsi dinnanzi al Consiglio di Disciplina dell’ Ordine dei Giornalisti di Puglia adducendo di volta in volta certificati medici e giustificazioni prive di alcuna legittimità. Ma di tutto questo l’ Ordine dei Giornalisti di Puglia ed il sindacato nazionale dei giornalisti, retto da un ex-collaboratore di Emiliano, tale Raffaele Lorusso  non fiatano . Anzi ci vanno  amabilmente a braccetto !

Ma forse c’è un caso che dice tutto di Michele Emiliano e su come ha amministrato e gestisce la sua “fabbrica” del consenso prezzolato. Ad Altamura, provincia di Bari, Emiliano concesse a Luigi Lorusso, un candidato sindaco, di usare a sostegno la sua lista “Puglia con Emiliano”. Niente di strano, si dirà. Se non fosse che il suo avversario, Antonello Stigliano è del Partito democratico.

Emiliano ed i suoi sostenitori hanno forse dimenticato il caso di Gianni Filomeno, della lista civica appoggiata dal Pd dove si sente una donna al telefono che, attraverso Facebook, recluta ragazzi “per sostenere il nostro candidato” e dice “portati la tessera elettorale, abbiamo bisogno del riscontro del tuo voto” e anche di quello “della famiglia” ???  Ha dimenticato quel Gianni (o Giovanni) Filomeno, suo candidato a Bari per la lista civica “La Puglia con Emiliano”, parlare davanti alla telecamera (nascosta): “Sono 30 euro. Ma non è voto di scambio, è un rimborso spese“. Attività questa scoperta e denunciata pubblicata dal Movimento 5 Stelle in campagna elettorale ? Noi non lo abbiamo dimenticato….

nella foto Michele Emiliano e Natale Mariella durante la campagna elettorale per le regionali 2015.

E cosa dire dei voti della malavita barese comprati in favore di Emiliano ? Esponenti di un potente clan malavitoso barese avrebbero minacciato e costretto gli elettori a votare il candidato alle regionali pugliesi Natale Mariella, candidato nei Popolari per Emiliano Presidente , in cambio di 70mila euro in parte versati e in parte promessi da un referente di Mariella,  tale Armando Giove.  Attenzione, cari lettori. Questa non è una diceria. E’ quanto accertato dai Carabinieri nel corso delle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari . Di fatto, secondo i pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, il clan avrebbero pesantemente “condizionato” le elezioni regionali del 2015 che consentirono al Centrosinistra di portare l’ex-magistrato Michele Emiliano sulla poltrona che, in precedenza, era stata di Nichi Vendola.

Per concludere….Emiliano dovrebbe ricordare quanto appurato dalla Commissione antimafia e alla fine l’organismo parlamentare presieduto da Rosy Bindi che divulgo  i nomi degli “impresentabili” pugliesi . Ma chi c’era fra questi candidati pugliesi impresentabili  che, in base al codice etico dei loro partiti o dei partiti al cui candidato sono collegati non avrebbero potuto presentare la loro candidatura ? Il primo di loro era l’imprenditore Fabio Ladisa della lista «Popolari con Emiliano» che appoggiava il candidato del Pd ed ex sindaco di Bari , Michele Emiliano. La Commissione parlamentare precisò  che “è stato rinviato a giudizio per furto aggravato, tentata estorsione (e altro), commessi nel 2011, con udienza fissata per il 3.12.2015″ . E  Michele Emiliano, “preso atto della comunicazione della Commissione nazionale Antimafia“, fu costretto a chiedere pubblicamente  al coordinatore della lista Udc, Realtà Italia, Centro democratico di ritirare la candidatura di Ladisa.

E cosa dire delle sue frequentazioni…. quando era Sindaco di bari con la famiglia di imprenditori baresi De Gennaro (che nulla hanno a che fare per mia fortuna con la mia famiglia !) coinvolti nell’inchiesta su alcuni appalti realizzati a Bari negli ultimi anni.che  portò agli arresti i domiciliari i fratelli Daniele e Gerardo De Gennaro (quest’ultimo consigliere regionale del Pd), due professionisti e tre dirigenti comunali e regionali e dalla quale emerse una notevole capacità di condizionamento della famiglia di imprenditori sull’amministrazione comunale retta all’epoca dei fatti da Emiliano, sindaco di Bari ?  Nel maggio 2015  vi è stato il patteggiamento delle cinque società del gruppo Degennaro di Bari coinvolte nel procedimento sui presunti appalti truccati per la realizzazione dei parcheggi interrati di piazza Giulio Cesare e piazza Cesare Battisti nel centro del capoluogo pugliese. La Dec Spa e altre quattro aziende del gruppo De Gennaro  hanno definito quindi il procedimento in cui rispondevano di illeciti amministrativi con una sanzione pecuniaria di poco più di 100mila euro e la confisca di un profitto pari a 3,75 milioni di euro. Il processo per i De Gennaro “amici” e sodali di partito di Michele Emiliano è iniziato lo scorso 1 dicembre 2016 .

Alla luce di tutto questo, ascoltare oggi Emiliano  che cerca di dare “lezioni” a  Renzi su come “scegliere le persone con cui interloquire è adir poco imbarazzante, o meglio  ridicolo. Come la stragrande maggioranza delle boutade politiche, del novello ambientalista last-minute, il quale adesso dopo Brindisi sta cercando di danneggiare  il Pd anche a Taranto, stringendo alleanze oscure ed imbarazzanti con liste piene di esponenti della massoneria “ciellina”, “faccendieri” e “predoni” di denaro e cariche pubbliche, nel tentativo di portare sulla poltrona di sindaco un magistrato in pensione, candidatura auspicata e sostenuta dal vescovo di Taranto mons. Filippo Santoro. Una candidatura  con molti scheletri nell’armadio e tante carte scottanti nei nostri archivi giornalistici, che non mancheremo di pubblicare al momento opportuno.

Così come del governatore Emiliano in conclusione fanno molto ridere certi suoi messaggi pubblicati sulla sua pagina Facebook, salvo no accettare le critiche ed impedire  bloccando i commenti contrari ai suoi post “fantozziani” . Ma è questo il significato di “democrazia” di Emiliano ?  E’ questo il suo rispetto per la libertà di opinione ed il diritto di critica ? O soltanto un arrogante brama di potere ? Ma in definitiva cari lettori, cosa ci si può aspettare da uno come Michele Emiliano  che proviene da una famiglia barese che come raccontano fonti  baresi  più che attendibili ha origini ben poco democratiche….?

Giovanni Minoli un esempio di buon giornalismo per tutti noi , questa volta mi ha deluso. Quante domande ha dimenticato di fare ad Emiliano. Eppure sarebbe bastato poco per documentarsi meglio. Gli anni passano…




Renzi:” no alle tessere in blocco” del Pd pugliese

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Emiliano ha cercato a sua volta di gettare acqua sul fuoco: “Renzi? Ha ragione. Se mai si fosse verificata in Italia una cosa del genere avrebbe ragione”. E aggiunge. “Escludo che si riferisca a Bisceglie – dice il Governatore e segretario regionale del Pd – perché tutti i dati sono stati controllati uno ad uno dalla Commissione per il tesseramento e consegnati a Lorenzo Guerini che sa bene che non si è verificata alcuna irregolarità. Renzi ha fatto un esempio teorico non concreto”.

Ma il riferimento alla vicenda di Bisceglie sembra ormai scontato anche perché la regìa di questa bordata romana sembra essere partita proprio dal deputato pugliese Francesco Boccia (che è stato assessore all’Economia  al Comune di Bari 2004-2009 nella prima giunta di Emiliano ) che in questi giorni ha sparato alzo zero sul caso Spina. Sgombrato ogni dubbio che Renzi si riferisse a Bisceglie (il numero 400 è inequivocabile anche perché sembrerebbe che sia l’unico dato del genere in Italia, il Pd regionale si affanna a difendere il Governatore evidenziando anche come siano state validate soltanto 200 tessere.

Schermata 2016-02-22 alle 02.36.09I componenti del comitato per il tesseramento del Pd Puglia, Domenico De Santis, Ruggiero Mennea e Ernesto Abaterusso, a loro volta “escludono” che il segretario nazionale del Pd, il premier Matteo Renzi, “si riferisse al circolo Pd di Bisceglie” quando oggi, dall’assemblea nazionale del Partito a Roma, ha detto che “non è possibile si iscrivano in blocco al Pd 400 persone con una carta di credito: non è giusto, non è lecito, non è legittimo“. Il circolo Pd di Bisceglie è da molti giorni al centro delle polemiche per la richiesta di tesseramento online di circa 400 persone tra cui il sindaco di Bisceglie, Francesco Spina, e tutta la sua maggioranza di centrodestra per un totale di 22 aspiranti democratici.

Delle circa 400 richieste ne sono state accolte 200, mentre sull’ingresso di Spina e della sua amministrazione comunale, è stato raggiunto un accordo politico tra il primo cittadino e il segretario uscente del Pd e presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ora dovrà essere ratificato dalla direzione del Pd pugliese. Quanto alle affermazioni di Renzi, gli esponenti del comitato per il tesseramento pugliese spiegano che “se mai si fosse verificata in Italia una cosa del genere” il segretario “avrebbe ragione“, ma “escludiamo” si riferisse “a Bisceglie perchè tutti i dati sul tesseramento di Bisceglie sono stati controllati uno ad uno dalla commissione per il tesseramento della quale facciamo parte, e dalla commissione di garanzia provincialeSubito dopo i relativi verbali sono stati consegnati a Lorenzo Guerini, che sa bene che non si è verificata alcuna irregolarità“. “Renzi – ribadiscono De Santis, Mennea e Abaterussoha fatto un esempio teorico, non concreto. I dirigenti e i rappresentanti istituzionali del partito regionale pugliese ad ogni livello, evitino di diffondere dati e notizie in modo generico e temerario, che procurano solo danni all’immagine del partito e soprattutto a chi le diffonde incautamente“. “Esistono gli organi preposti per questo e delle regole scritte – concludono – a nessuno è consentito di sostituirsi ad essi

Agostino Cafagna segretario provinciale del Pd di Barletta-Andria-Trani,in una nota  ha affermato che”Il sindaco di Bisceglie, gli assessori ed i consiglieri comunali della maggioranza politica formatasi in contrapposizione al centrosinistra non sono iscritti al Pd. Ho contattato personalmente il vice segretario del Partito Democratico nazionale, Lorenzo Guerini, che ha ribadito il valore di quanto sancito la commissione provinciale di garanzia che, recependo il verbale del commissario per il tesseramento di Bisceglie ha rinviato ad un apposito organo politico la discussione sulla richiesta del gruppo politico della maggioranza che amministra la città di Bisceglie“.

Nessun organismo di partito – aggiunge – ci risulta essersi riunito e nessuna comunicazione ufficiale è pervenuta. Le dichiarazioni personali del sindaco di Bisceglie, che attribuiscano al segretario regionale atti che non hanno alcun valore né giuridico né politico sono l’ennesimo sfregio alla comunità politica del Partito Democratico e al rispetto delle sue regole democratiche“. “Ribadisco – conclude Cafagnache le citate richieste di tesseramento sono state stralciate in quanto palesemente in contrasto con le norme dello statuto del Partito Democratico. Ho chiarito e condiviso con il vicesegretario nazionale del Pd, Lorenzo Guerini, che l’elemento imprescindibile per avviare qualsiasi percorso di avvicinamento al Partito Democratico del suddetto gruppo politico passa dalle dimissioni di Spina da presidente della Provincia dove è stato eletto in rappresentanza del centrodestra”

Ma le polemiche interne non si sono arrestate. “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ormai siamo alle comiche, le reazioni di Emiliano e Spina alle parole del segretario Renzi sul tesseramento online testimoniano che sono su un’altra lunghezza d’onda rispetto al PD. Devono cambiare frequenza“. Così in una nota Angelantonio Angarano, capogruppo Pd al consiglio comunale di Bisceglie, in risposta a Michele Emiliano e Francesco Spina sul tesseramento di Bisceglie, richiamato dal segretario PD, Matteo Renzi, ieri all’assemblea nazionale del Partito Democratico. “Tutti coloro che hanno seguito la relazione del segretario – sottolinea – hanno colto il chiaro riferimento del premier al caso di Bisceglie, solo loro due continuano a parlare di questa vicenda negando, in maniera quasi sfrontata, l’evidenza. È un atteggiamento che fa male all’intera idea di rinnovamento che il Partito democratico rivendica con forza. Sulle operazioni di tesseramento online serve rigore da parte di tutti. Non abbiamo nessuna intenzione di avallare operazioni di trasformismo o riciclaggio di gruppi dirigenti del centrodestra. Il partito democratico ha delle regole che vanno rispettate, lo dobbiamo soprattutto alla comunità democratica“.




Addio Pd, ecco il Partito della Nazione che imbarca destra e riciclati in tutta Italia

di Alessandro De Angelis

Ditta ciao. Settant’anni dopo il 25 aprile il Pd s’è risvegliato già come il Partitone della Nazione che accoglie o si allea con tutti. S’è risvegliato con Euprepio Curto. Che da giovane era iscritto al Movimento sociale, prima di approdare al Senato con An, quando fu coinvolto in uno scandalo legato al gioco d’azzardo. Oggi in Puglia sostiene Michele Emiliano, candidato con l’Udc: “Non vedo scandalo” va ripetendo alle tv locali. E non lo vede neanche Francesco Spina, presidente della Provincia Bat (Barletta, Andria, Trani) nonché sindaco di Bisceglie, che da Forza Italia uscì dopo le elezioni nel 2013. E ora coordina la lista dell’Udc e le liste civiche a sostegno di Emiliano, sempre nel suo feudo della Bat, dove continua a governare con i voti della destra. Il vincitore annunciato ha presentato l’operazione in grande stile, facendosi fotografare assieme a Spina davanti a una foto con Berlinguer e Moro: “Sarei un pasticcione – dice Emiliano presentando il patto a Bisceglie – soltanto perché ritento la strada del compromesso storico, nel solco della storia di questo territorio, e questa volta con buone probabilità di successo?”.

cdG poltrona riciclatiProprio a benedire il “compromesso” e il ruolo di Spina nello staff ristretto del candidato governatore del Pd qualche giorno fa è arrivato a Bisceglie Luca Lotti, il vero braccio operativo della mutazione genetica del Pd in Partito della Nazione. Con l’ingresso di pezzi di centrodestra, come sta lentamente ma inesorabilmente avvenendo al Senato, dove Sandro Bondi e Manuela Repetti hanno già votato la fiducia e poi il Def. E ora si apprestano ad essere raggiunti nel gruppo misto dal grosso delle truppe di Denis Verdini, che ormai sente più Lotti di Berlusconi. La strategia di Verdini ormai non è più un mistero: “Rimarrai solo – ha detto a Berlusconi nel corso dell’ultimo incontro – perché il grosso dei nostri andranno nel partito nella Nazione”. Il gruppo misto in Parlamento è l’equivalente del gioco delle civiche a livello locale. In tutta Italia pezzi di centro-destra stanno ormai con Renzi: o entrando direttamente o con liste di sostegno.

Sempre in Puglia, qualche tempo fa l’ex capogruppo del Pdl in Provincia di Foggia, Paolo Mongiello, ha annunciato il sostegno al vincitore annunciato. Nella fabbrica dei riciclati il movimento maggiore riguarda gli ex forzisti. Saverio Tammarco si è dimesso da capogruppo di Forza Italia al Comune di Molfetta. E ora corre per l’ex pm: “Il mio sostegno a Emiliano è dovuto al fatto che lui incarna la vera essenza del rinnovamento”. Già, il rinnovamento. Rinnovamento che rischia, nelle preoccupate analisi di parecchi big del Pd, di essere sinonimo del più classico dei gattopardismi: “Renzi vince, quindi tutti con Renzi, nel partito della nazione. I governatori prendono tutto, senza filtri. Poi però succederà che il ras delle preferenze che stava a destra ora si è riciclato magari avrà incarichi di giunta o di sottogoverno e continuerà a tutelare gli interessi che tutelava prima. Si vince, si sta al potere ma non si cambia”.

Altra straordinaria fabbrica del riciclo è la Campania. Le liste ufficiali saranno depositate il 2 maggio, ma già si sa parecchio. L’ex senatore Arturo Iannaccone, che nella scorsa legislatura sosteneva il governo Berlusconi, ha messo in piedi la lista “Campania in rete”. Nella lista deluchiana “Campania libera” invece ci sono, al momento, Franco Malvano, ex senatore di Forza Italia, e attuale presidente della caldoriana commissione antiracket. E soprattutto nella lista civica a sostegno di De LucaCampania Libera” c’è Tommaso Barbato. Nei brogliacci dell’inchiesta della procura di Napoli che lo accusa di voto di scambio viene chiamato BarbapapàBarbapapà è l’ex braccio destro di Clemente Mastella, determinante per la caduta del governo Prodi, e passato alle cronache per lo sputo in aula a Nuccio Cusumano. Da più di un anno Barbato è indagato per una presunta compravendita di voti alle ultime elezioni politiche. L’ipotesi degli inquirenti è di un sostegno elettorale a una lista minore del centrodestra berlusconiano, 3L di Giulio Tremonti, in cambio della promessa di un paio di assunzioni.

A sostegno di De Luca anche una lista del senatore Vincenzo D’Anna, amico di Verdini e di Nicola Cosentino detto Nick ‘o mericano. Per lista di D’Anna ballano importanti nomi del centrodestra locale: il consigliere regionale Carlo Aveta (che fu eletto con La  Destra di Storace), l’ex sindaco di Melito Antonio Amente (forzista fino a gennaio), l’ex consigliere comunale di Napoli Diego Venanzoni (ex An, ex Udeur, ex Fi e ex Pd), il coordinatore campano di Scelta Civica Giovanni Palladino, l’ex europarlamentare Udc Erminia Mazzoni. E tra gli ex cosentiniani che corrono per De Luca c’è anche Ernesto Sica, coinvolto nello scandalo dossier su Stefano Caldoro, di cui, secondo l’inchiesta della magistratura, sarebbe uno degli artefici.

Dal profondo sul al profondo nord. In Liguria il Partito della Nazione ha pure ricevuto la benedizione. Il cardinale di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco ha dichiarato: “Provo grande dispiacere e dolore per il fatto che, chissà perché, le indagini esplodono sempre in certe ore della storia, della città, della nazione”. È evidente il riferimento alla candidata Raffaella Paita, indagata per la vicenda dell’alluvione. Attorno a lei si è messo in moto tutto il vecchio sistema di potere anche del centrodestra. L’aiuto più importante è arrivato da Enrico Musso, ex senatore del Pdl vicino a Scajola, che corre da governatore con una lista civica. Molto forte a Genova, sottrae importanti consensi a Toti. Anche gli uomini di Scajola nel Ponente stanno aspettando un segnale. Uno di loro dice a microfoni spenti: “Toti non ha nemmeno alzato la cornetta per dire: Claudio come stai? O per chiedere un consiglio. È partito male. È chiaro che il nostro sostegno non è gratis e ci aspettiamo un segnale”. E non è un caso che Toti sia stato contestato proprio nel Ponente dagli amministratori locali del centrodestra.

C’è invece chi è già completamente dentro il Partito della Nazione. Pierluigi Vinai, ad esempio, ex presidente della fondazione Carige, era l’uomo del potere di Scajola a Genova e dei rapporti col cardinal Bagnasco. Ora ha costituito una fondazione, Open Liguria, e sta con la Paita, mentre a Roma ha ottimi rapporti con Graziano Delrio. Nelle cinque pagine con cui la commissione dei garanti ha spiegato l’annullamento del voto delle primarie liguri in 13 seggi si trovano gli altri pezzi di destra che corrono con la candidato del Pd. Per dirne uno solo: nel seggio di Santo Stefano al Mare (Imperia) una scrutatrice lamenta “la presenza di un assessore di Pompeiana che chiedeva, recandosi più volte presso il seggio, l’elenco dei votanti per verificare”. E, guarda caso, il sindaco di Pompeiana Rinaldo Boeri aveva firmato nel 2012 un documento a sostegno di Scajola. Ecco: ieri il soccorso azzurro alle primarie, oggi la campagna elettorale, domani la giunta. E le ricompense. Il Pd, per come è nato, non c’è più. S’è già trasformato in Partito della Nazione, formidabile macchina di potere che attrae di tutto. Ditta ciao, ciao ciao.

* articolo tratto dall’ Huffington Post Italia. 




L’Emiliano double face

di Giandomenico Amendola

Dovremmo ormai essere abituati a tutto ma la vicenda di Francesco Spina, sindaco di centro di Bisceglie con il Pd all’opposizione, arruolato da Emiliano nella sua legione straniera perché gli trovi candidati ed alleati nella BAT colpisce pesantemente. Il vecchio trasformismo, che ha da sempre segnato la politica meridionale, fa ormai quasi tenerezza non tanto per i piccoli numeri di allora quanto per il pudore con cui all’epoca avvenivano i cambi di casacca. Nei casi più eclatanti, diventati sempre più numerosi soprattutto a partire dagli anni ’90 , si tirava in ballo la crisi ideologica che veniva presentata, con contorte argomentazioni, come una folgorazione sulla Strada di Damasco. Si dimenticava, allora come oggi, che Paolo cadde da cavallo mentre i suoi più furbi adepti si sentono folgorati per restare in sella.

Oggi, si cambia partito con la stessa noncuranza con cui si sceglie tra una pizza alla romana ed una margherita. Ciò che importa è andare con il vincitore. Il motto “o Franza o Spagna, purché se magna” attribuito al Guicciardini, sembra aver trovato dopo cinque secoli piena cittadinanza in Puglia. Ennio Flaiano, che di Italiani se ne intendeva, parlava dell’antico vizio di correre in soccorso del vincitore. Corrono in folla quando il vincitore – come nel caso delle regionali pugliesi – sembra ormai certo.

CdG Michele Emiliano Pd

A destra, infatti, sembrano ormai rimaste solo macerie, ciò che Forza Italia offre è l’immagine di una città alla Beirut semidistrutta dalla guerra civile. Malgrado una vittoria quasi certa, il candidato di quello che per comodo può ancora chiamarsi centro sinistra continua gli arruolamenti di massa senza alcun filtro né personale né ideale. Il comune denominatore è EX, ex Udc, ex Forza Italia, ex Centro democratico. Ci sono anche gli ex al quadrato, quelli cioè che hanno attraversato quasi tutti i partiti. Su qualcuno che ha anche attraversato le aule giudiziarie è in corso un dibattito.

 Le miserie locali di cui scrive Massimo Franco nel suo editoriale pubblicato dal Corriere della Sera possono sembrare piccole viste da lontano ma se le si guarda da vicino sono enormi. La politica – grazie alle picconate di avidi e spregiudicati candidati – sta venendo giù con maggiori rapidità e danni dei viadotti siciliani. E’ più che probabile che Emiliano vinca ma a perdere non sarà il centro destra quanto la stessa politica. Il caso di un sindaco – che a Bisceglie continuerà a governare con l’opposizione del Pd e che guida la Provincia Bat eletto con i voti del centrodestra e sempre con il Pd all’opposizione – arruolato per raccattare qualche voto in più avrà probabilmente l’effetto di fare ulteriormente aumentare l’astensionismo che in Puglia sembra ormai prossimo al cinquanta per cento. Prossimo , cioè, a raggiungere la vera maggioranza.
* tratto dal Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno