Il Senato a maggioranza Pd-M5S-LeU manda a processo Matteo Salvini

ROMA – L’Aula del Senato ha accolto la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del leder della Lega Matteo Salvini, presentata dal Tribunale dei ministri di Catania, per il “caso Gregoretti“. L’ordine del giorno a firma di Forza Italia e Fratelli d’ Italia, che avrebbe bloccato l’autorizzazione a procedere, non ha raggiunto la maggioranza assoluta (160 voti) ed è stato bocciato, e quindi Salvini andrà a processo.

A dare il via alla seduta a Palazzo Madama alle 9.30 è stata la relatrice Erika Stefani (Lega) che ha illustrato il lavoro svolto dalla Giunta per le autorizzazioni e le immunità del Senato. “Esautorata la Giunta dalla sua funzione principale, piegata a ragioni politiche, a questo punto, la sede necessaria al fine di poter rinvenire la verità risulta essere solo la sede processuale“, ha spiegato la senatrice della Lega. “La attività dell’organo  è stata del tutto condizionata in questa occasione da posizioni espresse dai partiti politici che hanno anticipato la loro decisione nel merito prima di iniziare la discussione” ha attaccato la sen. Stefani che  nella sua ricostruzione ha ricordato come “alcuni membri hanno rifiutato di intervenire anche in sede di discussione nel merito, abbandonato i lavori per due volte e non partecipando alla votazione finale”. “La Giunta – ha continuato -, a seguito della parità dei voti favorevoli e di quelli contrari, non ha approvato la proposta messa ai voti dal Presidente e pertanto si è intesa accolta la proposta di concessione dell’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro dell’Interno pro tempore“.

L’ex ministro della Lega ha sostenuto e ribadito con veemenza che l’attività dell’ allora ministro dell’Interno Salvini ha agito nell’interesse nazionale, ricordando che il ritardo dello sbarco è stato causato dai “meccanismi di ricollocamento dei migranti” che “non erano operativi alla data del 26 luglio 2019 e che si stava elaborando un percorso per la loro redistribuzione. Quindi serviva il mero tempo tecnico perché si procedesse allo sbarco”. “Il senatore Salvini – ha continuato Stefani – ha prodotto elementi che dimostrano il coinvolgimento del governo; vi sono anche delle dichiarazioni del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e una del vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, mai smentite, sulla situazione della nave Gregoretti. C’è stata anche piena conoscenza diretta del dossier da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte“. Così la senatrice ha messo in luce la posizione dei ministri e del Premier che non hanno “mai fatto una dichiarazione per contestare la scelta del ministro Salvini“.

Dopo le parole della senatrice leghista si è aperto il dibattito. Ed il leader della Lega ha scritto sui social:  “Pronto per intervenire in Senato, a testa alta e con la coscienza pulita di chi ha difeso la sua terra e la sua gente. ‘Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui“, ha scritto sui social il leader della Lega, citando una frase del poeta Ezra Pound, poco prima di entrare nell’ aula di Palazzo Madama.

Incredibilmente i banchi del Governo erano deserti durante la discussione parlamentare sulla richiesta di autorizzazione a procedere. “Che pena, senza vergogna“, ha scritto Salvini su Facebook pubblicando una foto dei banchi, commentando: “Governo assente. Vogliono mandare a processo Salvini, non hanno il coraggio di presentarsi in Aula“.

Due senatori quasi vengono alle mani durante le dichiarazioni di voto: William De Vecchis (Lega) e Marco Pellegrin (M5S) si offendono pesantemente reciprocamente. E’ dovuto intervenire il questore Antonio De Poli per separarli.

La senatrice Giulia Bongiorno (Lega) nel suo intervento ha detto “In questi giorni il dibattito è stato ‘Salvini fuggirà o no dal processo?‘ Come se il processo fosse già deciso. Attenzione a non abdicare del tutto al nostro dovere. Se ragioniamo così ci trasformiamo in Azzeccagarbugli. Non siamo Azzeccagarbugli. E lo dico anche a Salvini: non si faccia provocare. Nessuno di noi può scavalcare i giudici. Senatore Salvini è in gioco il suo destino, ma è in gioco anche l’indipendenza dei poteri“. L’avvocato aveva già invitato Salvini a “non avallare la linea dell’autorizzazione a procedere“.

Lapidaria e sintetica Daniela Santanché: “Voglio vedere cosa diranno in Tribunale i testimoni Conte e Di Maio, dopo aver giurato di dire tutta la verità“.

Io non cambio idea. Non trovo che ci sia una differenza rispetto al caso Diciotti. Le decisioni di Salvini sono coerente ed esecutive del Governo di cui faceva parte. Il contrasto con il Governo non c’è. La ruota gira, colleghi. Quello che capita a Salvini può capitare a Zingaretti domani o a qualcun altro“, ha avvertito Pierferdinando Casini annunciando il suo voto contrario al processo, nonostante sostenga la maggioranza di Governo.

La vicenda  esplosa lo scorso luglio davanti alle coste della Sicilia e si era conclusa quattro giorni più tardi nel porto di Augusta, quando i 131 migranti soccorsi vennero fatti sbarcare, è arrivata alla sua conclusione “politica”. Adesso dopo il voto in Parlamento, il caso passerà nelle mani dei magistrati che dovranno stabilire se richiedere il rinvio a giudizio del leader della Lega.

La presidente di turno del Senato Paola Taverna (M5S) ha comunicato all’aula di Palazzo Madama la chiusura delle votazioni poco dopo le 19,. Con 152 no e 76 sì, l’ordine del giorno presentato dai due partiti del centrodestra, che puntava a ribaltare la decisione della Giunta per le immunità e a negare così la richiesta dei magistrati, è stato respinto. “Mi mandano a processo per avere bloccato per quattro giorni lo sbarco di 130 immigrati in attesa che cinque paesi europei accettassero la redistribuzione. Non ho nulla di cui vergognarmi, anzi andrò in quell’Aula di tribunale rivendicando quello che ho fatto. Sono orgoglioso di quello che ho fatto da ministro“, ha commentato Matteo Salvini.

L’intervento di Matteo Salvini ed il dibattito al Senato hanno creato molta tensione in aula ed in finale di seduta, c’è stato anche accenno di rissa tra alcuni senatori dei 5 Stelle ed i colleghi della Lega.

Quando si è passati all’ordine del giorno depositato da Forza Italia e Fratelli d’ Italia, con la richiesta di respingere la richiesta di autorizzazione a procedere, la Lega “per rispetto a quanto richiesto da Salvini” ha spiegato che “non parteciperà alla votazione odierna“. La parola è quindi passata ai grillini del Movimento5Stelle ed è stato allora che i senatori leghisti hanno abbandonato l’aula.

L’ordine del giorno come già detto è stato respinto dai senatori della maggioranza di governo ( M5S, Pd, Italia Viva e Leu) e quindi la votazione è andata avanti fino alle 19 per consentire a tutti i senatori di prendere la parola. Al termine della riunione dei capigruppo del Senato, sono stati comunicati i risultati ufficiali: il documento del centrodestra aveva ricevuto 76 voti favorevoli, mentre  quelli contrari del centrosinistra invece erano stati 152.

Andare al processo per la vicenda della nave Gregoretti è un motivo d’orgoglio. Io non scappo“, ha dichiarato il leader della Lega ai giornalisti al Senato. “Siamo antropologicamente e culturalmente diversi: io mai nella vita chiederò che siano i giudici a giudicare Conte, Zingaretti o Di Maio. Il  vero giudizio che conta è quello del popolo“.

Quando ci sarà il processo lo affronterò con orgoglio. A differenza di altri, io non scappo”  ha dichiarato Matteo Salvini a poche ore dal voto al Senato per approvare o meno l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti per il caso Gregoretti.

Se avessi dovuto ragionare per opportunismo, per interesse personale non avrei preso la decisione che ho preso: si parla di un processo, non di una passeggiata. Ritengo di aver difeso la mia Patria, non chiedo un premio ma se ci deve essere un processo che ci sia. Ho fatto il mio dovere. Non andrò a difendermi ma a rivendicare con orgoglio quello che collegialmente abbiamo fatto per l’ItaliaE l’abbiamo fatto per più di un anno con gli amici dei 5 Stelle“, ha aggiunto Salvini  ricordando le dichiarazioni di Di Maio, Toninelli e Bonafede.

Io dico quello che dico per rispetto nei confronti della carica che ho ricoperto, degli italiani e dei miei due figli che vanno a scuola e hanno il diritto di ritenere che il papà sia spesso lontano da casa non perché sequestra persone ma perché difendere confini del suo Paese è un suo dovere“, ha aggiunto Matteo Salvini dicendosi preoccupato per i suoi figli “che domani leggeranno sul giornale che il loro papà è un criminale“.

Io un sequestratore? I migranti siamo andati a prenderli noi in acque maltesi. Ci chiesero aiuto e ho detto sì, avremmo potuto fregarcene e invece no . Devo disubbidire a Giulia Bongiorno perché sono testone e sono stufo di impegnare quest’Aula per la Diciotti, la Gregoretti, la Open Arms. Chiariamola una volta e per tutte davanti a un giudice se ho fatto il mio dovere. Non cerco vendette. Voglio andare a processo per raccontare al mondo che queste politiche sull’immigrazione, condivise da LegaM5S, hanno salvato decine di migliaia di vite umane. Sono convinto che l’archiviazione sia la fine di questa vicenda“.

L’ex ministro dell’Interno si dice tranquillo e di non temere l’esito del voto. “Confido nel fatto che la magistratura sia sana, libera e indipendente. Se devo essere processato, lo farò a testa alta. Andrò a processo e racconterò quello che ho fatto come mio motivo d’orgoglio. Attendo sereno il giudizio prima del Tribunale, poi del popolo italiano quando si voterà” .

Salvini ha concluso il suo discorso citando Indro Montanelli: “Combattete per quello in cui credete. “Viva l’Italia, viva la libertà, viva la democrazia“. Intanto, l’hashtag #iostoconSalvini è diventato “trending topic” su Twitter Italia. Grande la mobilitazione sui social dei sostenitori dell’ex ministro dell’Interno: “Grazie a chi sta twittando, addirittura primo nelle tendenze italiane. Sento forte il vostro affetto“, ha ringraziato il leader della Lega. Seconda tendenza #Gregoretti.

Ma le “follie” del caso Gregoretti non sono finite al Senato e sono destinate a continuare nel Palazzo di Giustizia di Catania dove adesso torneranno gli atti del procedimento, dopo un nuovo rimbalzo di carte con il Tribunale dei ministri, e  la Procura catanese dovrà chiedere la fissazione di un’udienza preliminare. Legittimo chiedersi a chi ? Nuovamente al collegio che ha già chiesto ed ottenuto di processare Matteo Salvini, oppure ad un Gup, cioè un giudice ordinario dell’udienza preliminare da individuare tra i sedici in servizio nel Tribunale etneo ?

Una sentenza della Corte costituzionale del 2002 sembra aver fatto chiarezza che si debba andare davanti al Gup, quando stabilì che l’iter processuale a carico del ministro debba proseguire “secondo le forme ordinarie, vale a dire per impulso del pubblico ministero e davanti agli ordinari organi giudicanti competenti”  ma in queste ore nell’ufficio dei pm della Procura di Catania guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro ci si sta interrogando  se quella pronuncia  che fu “interpretativa di rigetto” di un’eccezione di incostituzionalità, quindi non di accoglimento, sia o meno  vincolante .

La legge costituzionale del 1989 sui reati ministeriali dispone infatti che dopo l’autorizzazione il fascicolo venga restituito al tribunale dei ministri “perché continui il procedimento secondo le norme vigenti”. Cioè come se il soggetto chiamato a continuare fosse lo stesso tribunale e non un altro giudice.

Ma sia perché la Consulta si è già espressa, ed anche perché il Tribunale dei Ministri ha svolto fin qui le funzioni di inquirente, sarebbe a dir poco strano ed irrituale che adesso dovesse anche indossare le vesti di organo giudiziario giudicante chiamato a decidere sul rinvio a giudizio di Salvini.

È quindi facilmente ipotizzabile che la Procura di Catania se ne uscirà da questa complessa questione tecnico-giuridica chiedendo a un Gup la fissazione dell’udienza preliminare. E si assisterà ad un’altra stranezza di questa vicenda. Infatti di solito, anche nei casi di “imputazione coatta” imposta da un Gip al quale il pm aveva chiesto l’archiviziazione di un caso, la Procura formula l’accusa e conclude chiedendo al Gup il rinvio a giudizio.

In questo caso di certo c’è soltanto la prima parte, e cioè la richiesta di fissazione dell’udienza preliminare con il capo d’imputazione contro l’ex ministro dell’Interno: sequestro di persona aggravato di 131 migranti commesso a Catania e Augusta, tra il 27 e il 31 agosto 2019.

Un atto quindi assolutamente dovuto. Tutto il resto è dubbio, in quanto già all’esito dell’indagine svolta dal Tribunale dei ministri, gli stessi pubblici ministeri procedenti, cioè il procuratore capo Zuccaro ed il pm Andrea Bonomo, che in questo caso ha sottoscritto gli atti, avevano sostenuto il contrario: per loro non avvenne alcun sequestro.

Nella loro richiesta di archiviazione scrissero che “Il fatto non costituisce reato”  poichè lasciare i migranti a bordo per tre giorni , in quanto al quarto giorno venne decisa e disposta l’autorizzazione allo sbarco, sebbene formalizzata soltanto il giorno dopo, venendo assistiti per ogni necessità, al fine di stabilire dove dovessero essere collocati una volta scesi dalla nave, non è un periodo di privazione della libertà “apprezzabile” per essere considerato un sequestro.

I magistrati catanesi potrebbero insistere su questa posizione e proporre il proscioglimento dell’imputato Salvini, oppure chiederne il rinvio a giudizio se al termine dell’udienza preliminare dovessero mutare orientamento . Udienza nella quale però l’ex ministro dell’ Interno potrà ritualmente chiedere di essere interrogato, il suo avvocato (che dovrebbe essere il sen. Giulia Bongiorno) presentare nuovi atti difensivi e richiedere formalmente dei nuovi accertamenti. Quindi la Procura formulerà le proprie conclusioni ed a quel punto  si capirà se cambierà idea o meno, e quindi il giudice deciderà: processo o archiviazione per Salvini.




La vera mappa politica nelle Regioni dopo il voto

ROMA – La vera situazione generale nelle Regioni d’ Italia dopo le ultime elezioni Regionali, che ieri hanno coinvolto Emilia Romagna è stato riconfermato il governatore dem Stefano Bonaccini mentre in Calabria la vittoria e la maggioranza è andata a Jole Santelli,  candidata di Forza Italia per il centrodestra e prima governatrice donna, è ben diversa da quella che vi raccontano i giornali schierati  da sempre con il centrosinistra o negli ultimi con il M5S.

Esiste una nuova mappa nelle Regioni d’Italia, che rispetto a soli sei anni fa vede oggi un netto cambiamento . Un cambiamento che illustri “politologi” ( o meglio conta frottole !) non riescono a percepire.

Il Corriere della Sera unico giornale serio ed equilibrato, ha messo correttamente a confronto le ultime precedenti elezioni  regionali 2014 con quelle del 2020. Ebbene sei anni fa, le Regioni italiane guidate dal centrosinistra erano 16, mentre solamente 3 erano amministrate dal centrodestra. Successivamente il rapporto di forze politiche nel 2019, si era ribaltato ed il voto per la Regione Umbria aveva consegnato la vittoria a Donatella Tesei, della coalizione di centrodestra.

Adesso dopo il turno elettorale di domenica scorsa, conclusasi con un “pareggio” tra le due coalizioni, con la sconfitta del centrosinistra nella Regione Calabria dove ha perso la maggioranza e la guida,  le proporzioni rimangono invariate.  Se l’Emilia Romagna resta rossa, quindi, la Calabria si colora di azzurro (nella mappa sono colorate in rosso le regioni guidate dal centrosinistra e in azzurro quelle guidate dal centrodestra).

Il governatore uscente Stefano Bonaccini ha vinto con il 51,4% contro il 43,6% di Lucia Borgonzoni e il Pd è rimasto primo partito della Regione col 34,7% a fronte del 31,9% ottenuto dalla Lega. Per molti “politologi”…si tratta di  una sconfitta netta, considerato anche il fatto che, a differenza di cinque anni fa, ha votato quasi il 30% in più degli emiliano-romagnoli: si è passati dal 37,8% del 2014 al 67,7%.

La scarsa affluenza, alle precedenti elezioni Regionali del 2014, è da considerarsi un’anomalia cosneguente alle dimissioni anticipate dell’ex governatore Vasco Errani che venne condannato in primo grado nell’ambito del processo sul caso “Terre emerse”, inchiesta dalla quale due anni dopo è stato assolto . particolare che la dice tutta sulle ingerenze della magistratura sulla vita politica democratica del nostro Paese.

Matteo Renzi

Ma non solo. Infatti, l’allora segretario del Pd, Matteo Renzi si trovò a dover scegliere tra due “fedelissimi”: Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, entrambi indagati (poi assolti) per l’inchiesta sulle “spese pazze” che coinvolse numerosi ex consiglieri regionali dell’Emilia Romagna. Questa volta, invece, l’aumento di partecipazione alle Elezioni regionali è stato causato dalla personalizzazione dello scontro politico voluta da Salvini contro il Governo e dalla conseguente mobilitazione voluta dalle “sardine”.

Se è vero che i consensi per Bonaccini sono leggermente aumentati (dal 49% al 51%), è altrettanto vero che il distacco dal suo sfidante si è notevolmente ridotto. Nel 2014, infatti, il leghista Alan Fabbri, attuale sindaco di Ferrara, si fermò al 29, 8%, mentre la Borgonzoni, ha ottenuto 14 punti percentuali in più. raggiungendo il 43,6%, Un risultato certamente non pessimo per una candidata che è stata dipinta ripetutamente in cmpagna elettorale dal proprio rivale Bonaccini come “debole“, “invisibile” “inconsistente“.

Nicola Zingaretti che è felice per il 34,7% conseguito domenica, ma dovrebbe ricordarsi che il Pd cinque anni fa ottenne il 44,5% e, quindi, l’emorragia di consensi per la sinistra emiliano-romagnola che ha perso quasi 10 punti in percentuale di consensi, non si è affatto arrestata, come invece vogliono far credere ai propri iscritti ed agli italiani.

Le regioni Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Puglia e Campania sono governate da forze di centrosinistra. Infatti, queste 6 regioni sono guidati rispettivamente da Stefano Bonaccini, Enrico Rossi, Luca Ceriscioli, Nicola Zingaretti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Altre 13 regione italiani, invece, sono amministrate dal centrodestra, con il Trentino Alto Adige che vede le due province di Trento e di Bolzano sotto la guida di due politici diversi: Maurizio Fugatti della Lega a Trento e Arno Kompatscher, del Partito popolare sudtirolese a Bolzano.

Adesso bisognerà aspettare il voto di maggio e giugno in altre 6 Regioni, che  verranno chiamate al voto, cioè Veneto, Toscana, Campania, Puglia, Marche e Liguria per avere una nuova mappa dell’Italia definitiva per il 2020.




Il Csm nomina Elisabetta Garzo a Napoli e Giuseppe Borrelli a Salerno

ROMA – Per la prima volta sarà una donna, Elisabetta Garzo il magistrato designato  alla presidenza del  Tribunale di Napoli, dopo la sua nomina avvenuta all’unanimità  nel plenum del Consiglio superiore della magistratura, che nella stessa seduta ha designato Giuseppe Borrelli a capo della Procura di Salerno. “Soddisfazione  per la prima donna alla guida del tribunale di Napoli” è stata espressa da Mario Suriano presidente della Commissione Direttivi del Csm .

Elisabetta Garzo era già stata Presidente di sezione ai Tribunali di Santa Maria Capua Vetere e di Vallo della Lucania, e dal 2014 era al vertice del Tribunale di Napoli Nord (Aversa). “È riuscita, grazie alle sue doti ed alla sua capacità organizzativa a rendere il tribunale di Napoli Nord , che era in grave sofferenza per le carenze logistiche e di personale, in un Ufficio efficiente e strutturato”, ha commentato il relatore Michele Cerabona, membro laico del Csm (indicato da Forza Italia) .

Giuseppe Borrelli  è il nuovo capo della procura di Salerno, dopo aver ricoperto per anni l’incarico di procuratore aggiunto di Napoli, designato dal plenum del Csm che lo ha nominato con 19 voti a favore e cinque astensioni. La Commissione per gli incarichi direttivi aveva già proposto  nel luglio 2019 la sua nomina, successivamente congelata la decisione a seguito della pubblicazione di alcune conversazioni intercettate tra il pm romano Luca Palamara e il magistrato Cesare Sirignano della Direzione Nazionale Antimafia , nella quale i due colleghi parlavano di Borrelli e della sua candidatura all’incarico di procuratore di Perugia.

Intercettazioni dalle quali secondo la la delibera approvata oggi dal Csm non è emerso “nessun rilievo ostativo” per la nomina di Borrelli al vertice della Procura di Salerno . Dall’audizione di Borrelli da parte del Csm “non sono emersi elementi sulla base dei quali poter fondatamente ipotizzare eventuali forme di coinvolgimento, diretto o indiretto, del dott. Borrelli nelle note vicende riconducibili ad alcuni ex componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, né, più in generale, è emerso che il dott. Borrelli si sia attivato per caldeggiare, in qualsiasi forma, la sua candidatura nelle procedure di conferimento degli incarichi direttivi per i quali aveva fatto domanda“.

Con tutto il rispetto ed il garantismo dovuto nei confronti del magistrato Borrelli, sarebbe stato folle, attivarsi per caldeggiare la propria candidatura a procuratore capo, dopo essere stato coinvolto nelle intercettazioni telefoniche sulle nomine del Csm, che ancora una volta dimostra che a Palazzo dei Marescialli non sembra essere cambiato nulla in materia di nomine. Come dimostrano i cinque astenuti.




Raggiunto il numero di firme per referendum in Senato sul taglio dei Parlamentari

ROMA – E’ stato raggiunto e superato al Senato il numero minimo di firme (64)  necessario per presentare il quesito del referendum contro il taglio dei parlamentari. Nelle ultime ore, sarebbe arrivato un sostanzioso appoggio anche da parte di senatori leghisti. Nel pomeriggio è atteso il deposito in Cassazione.

C’è stato anche chi ci ha fatto dietrofront, ritirando la propria firma, come i senatori Mario Michele Giarrusso (M5s), Francesco Verducci (Pd) e Vincenzo D’Arienzo (Pd). “Stamattina ho ritirato la firma sul referendum confermativo sul taglio dei parlamentari. L’ho ritirata, perché la mia posizione è stata strumentalizzata da alcuni e travisata da altri“, ha scritto il senatore grillino.

I senatori del Pd Francesco Verducci e Vincenzo D’Arienzo hanno ritirato le firme dalla proposta del referendum sulla riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Fonti Dem spiegano che i due senatori lo avrebbero fatto in conseguenza “di un fatto politico nuovo” e cioè la presentazione di quella proposta di legge elettorale proporzionale, che fin dall’inizio era stata chiesta dal Pd in relazione al taglio dei parlamentari.

Un vero “flop” la raccolta di firme del Partito Radicale che ha ricevuto soltanto 669 firme per promuovere un referendum sulla riforma che taglia il numero dei parlamentari. Peccato che ne sarebbero servite 500 mila. Le sottoscrizioni sono state comunque depositate in Cassazione. “Abbiamo voluto verbalizzare la violenta censura attuata dai media e dal servizio pubblico – ha dichiarato Maurizio Turco, il segretario del Partito radicale – ai quali si era rivolto per la prima volta nel discorso di fine anno il Presidente della Repubblica”. Turco si è anche detto contrario alla riforma “che prevede la cessione di rappresentanza da parte dei cittadini“.

“Quello sul taglio dei parlamentari è un referendum salva-poltrone“, ha scritto in una nota Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia  . “Siamo e saremo sempre all’opposizione di questo governo dannoso, vogliamo andare al voto anche domani, ma vogliamo farlo in totale trasparenza eleggendo da subito un Parlamento più snello. Non abbiamo alcun interesse a sostenere un finto referendum, vogliamo dire la verità agli italiani. Per questo ai colleghi senatori che mi hanno chiesto un parere ho detto: non prestatevi a un giochino di Palazzo che screditerà la politica, squalificherà Forza Italia, resusciterà il populismo», ha proseguito la vicepresidente della Camera nel documento.

La Carfagna ha ricordato anche chela riduzione dei parlamentari è stata approvata con il sì di Forza Italia appena tre mesi fa, dopo quattro letture” e che il partito è “sempre favorevole al taglio delle poltrone” ricordando che il presidente Silvio Berlusconiè stato tra i primi a volere una riforma costituzionale di questo tipo“.

Ale 15 la presentazione delle firme in Cassazione. “Mi interessa che si possa svolgere nel Paese la consultazione. Alla fine hano firmato tutti i gruppi parlamentari“, ha commentato il senatore azzurro Andrea Cangini. Tra i nuovi arrivi i forzisti Roberta Toffanin e Dario Damiani, vicini a Silvio Berlusconi, irritato per l’iniziativa della Carfagna e sollecitato da Salvini perché richiamasse all’ordine i suoi parlamentari.

Tra i nuovi firmatari vi sono poi sei senatori leghisti. E c’è già anche chi guiderà il Comitato per il no: è la Fondazione Luigi Einaudi che ha anche promosso la raccolta delle firme tra i parlamentari. Il coordinamento nazionale dei comitati noiNO, contrari alla riforma approvata dal Parlamento, sarà presentato in una conferenza martedì prossimo nella sala stampa della Camera dei Deputati, con i costituzionalisti e i parlamentari che aderiscono alla campagna.




"Stupidario" della politica: le assurdità dette nell'ultimo decennio | 2a puntata, 2015-17

ROMA – Dieci anni esatti, 3.651 giorni, tre legislature, sette governi. Un lungo viaggio tra frasi celebri e scandali sessuali e abitativi, fiammate omofobe e razziste, congiuntivi fantozziani e gaffe planetarie, e contraddizioni, complotti e menzogne.  Ma tutto ciò è niente.
E’ giunto il momento di attraversare questo decennio attraverso le peggiori dichiarazioni proferite dai più alti vertici istituzionali del Paese, dal gennaio 2010 al dicembre 2019.

2015

Nientemeno…  
Mi piacerebbe essere ricordato come il Che Guevara di Napoli”. (Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, 15 gennaio 2015)Lo diceva l’internet
Vanessa e Greta sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo!”. (Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri rilancia su Twitter una falsità “letta in rete” relativa alle due giovani cooperanti italiane rapite in Siria, 17 gennaio 2015)

I consigli del leader
Guardare Peppa Pig rilassa il cervello!”. (Matteo Salvini, 9 febbraio 2015)

Su Radio Padania
Il popolo padano è vittima di pulizia etnica coordinata dall’Europa!”. (Matteo Salvini, 16 febbraio 2015)

Un tweet, doppio fail
Che origini hanno i piloti dell’autobus caduto???”. L’onorevole forzista Daniela Santanchè sul disastro dell’aereo Germanwings, costato la vita a 150 persone, 26 marzo 2015. In realtà era un “Airbus”, non un “autobus”, mentre i piloti erano tedeschi da generazioni…

Lapsus
Per essere giornalisticamente circoncisi…”. (Il capogruppo forzista Renato Brunetta, durante la conferenza stampa sulla riforma della scuola a Montecitorio, 23 aprile 2015)

Tutti in piedi
Il ruolo in politica non ha cambiato le mie abitudini: stiro, lavo e vado al supermercato da sola”. (Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme, 19 aprile 2015)

Elementare
“Per risolvere il problema degli sbarchi di clandestini, ho la mia cura: basta togliere il motore alle barche!”. (Silvio Berlusconi su Telepadova, 19 maggio 2015)

Il liceale
‘Migranti’… questo vocabolo nuovo inventato dalla Boldrini… sono clandestini! ‘Migrante’ è un gerundio!”. (In realtà sarebbe un participio presente… Matteo Salvini, 5 giugno 2015)

Tweet poi rimosso
Elezioni per Roma il prima possibile! Prima che Roma venga sommersa dai topi, dalla spazzatura e dai clandestini”.(Beppe Grillo, 17 giugno 2015)

Corriere della Sera: “Vito Crimi e il ‘complotto’ dei piedi sporchi, le ironie della Rete su M5S”
Il senatore Crimi pubblica la lettera di un amico che si lamenta per i piedi sporchi del figlio a causa della polvere dopo due settimane di assenza da casa per le vacanze, e chiede il monitoraggio dell’aria. Esplodono le prese in giro sui social”.(15 luglio 2015)

Lo zoo
310 morti per un pellegrinaggio? Cose da pazzi! Sono come animali… più che alla Mecca, dovrebbero andare allo zoo!!!”.(Gianluca Buonanno, da eurodeputato leghista, 24 settembre 2015)

Maria
Sì, è vero, ho fatto un provino ad Amici, dalla De Filippi. Avevo 20-22 anni, e non andò bene...”. (Alessandro Di Battista, deputato 5 Stelle, 15 ottobre 2015)

Lo scherzone del decennio
@BITW__18: “Ciao Maurizio, un amico dice di aver fatto le scuole superiori con te, ti saluta calorosamente e continua a seguirti sempre :)”. @gasparripdl: “E chi è?”. @BITW__18: “STO CAZZO HAHAHHAHAHAHAHAHAHAHAAHAHAHAHAH”. (Maurizio Gasparri, 30 ottobre 2015)

Gesù Cristo
Io trovo una vicinanza incredibile tra l’azione rivoluzionaria di Gesù Cristo e l’azione rivoluzionaria alla quale noi del Movimento 5 Stelle stiamo chiamando i cittadini…”. (Paola Taverna, senatrice M5S, 30 novembre 2015)

2016

Il governo ideale
Nel mio esecutivo vorrei Checco Zalone alla Cultura, poi Mauro Corona con delega a Montagna, Caccia e Agricoltura. Uno tra Claudio Borghi e Alberto Bagnai come ministro all’Economia. Agli esteri Berlusconi: rispetto a Renzi è avanti anni luce…”. (Matteo Salvini, 4 gennaio 2016)

Mi ci pulisco il culo e…
Non comprerò più niente da Ikea! Siccome mi sono rimasti dei loro fazzoletti in casa, mi ci pulisco il sedere e li rimando usati ai capi dell’azienda. Così forse li mangeranno…”.(Maurizio Gasparri contro la multinazionale svedese, colpevole di aver promosso alcune iniziative in favore delle unioni civili, 28 gennaio 2016)

Il Celeste
“L’odore della sconfitta sulla legge Cirinnà sta procurando crisi isteriche gravi su gay, lesbiche, bi-transessuali e checche varie. Non è bello, poverini”. (Roberto Formigoni, da senatore Ncd, 6 febbraio 2016)

Batti lei?
“Io ho detto ai miei: se vi trovereste… se ci troveressimo… se ci trovassimo!”. (I congiuntivi del senatore M5s Alberto Airola, durante un intervento in aula, 18 febbraio 2016)

Kung Fu Panda
Volete capire come si fa il lavaggio del cervello gender ai bambini? Ad esempio con il protagonista di Kung Fu Panda che ha due papà”.(Mario Adinolfi, 14 marzo 2016)

Ciaone
Prima dicevano quorum. Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare. #CIAONE”. (Il deputato Pd Ernesto Carbone, su Twitter, dopo il fallimento del referendum sulle trivelle, 17 aprile 2016)

Il mio pantheon
I leader a cui mi ispiro sono San Suu Kyi, Martin Luther King e Gandhi”. (Virginia Raggi, 3 maggio 2016)

Me lo segno
Se io perdo il referendum, con che faccia rimango? Ma non è che vado a casa, smetto proprio di fare politica”.  (Matteo Renzi, premier, 8 maggio 2016)

Me lo segno / bis
Noi siamo persone molto serie e se Renzi perde anch’io lascio la politica. Come potremmo restare e far finta di niente?”. (Maria Elena Boschi, da ministro, 22 maggio 2016)

La laurea a sua insaputa
Ho saputo della mia laurea in Albania solo dopo questa indagine. La vicenda mi lascia perplesso, escludo di aver fatto l’università”. (Renzo Bossi detto “il Trota”, 12 luglio 2016)

SkyTg24: “Salvini sul palco con la bambola gonfiabile”
Ecco la sosia della Boldrini!”. (Matteo Salvini durante un comizio, 25 luglio 2016)

Arare con il cazzo”
Il mio film ‘Something good‘ avrebbe dovuto essere a Venezia, ma venne rifiutato (…). Alzai il telefono e chiamai Barbera: ‘Portatore sano di forfora – urlai –, quando te ti facevi le seghe a Torino, io chiavavo Naomi Campbell, pippavo con Lou Reed a Kansas City, aravo con il cazzo il mondo e guadagnavo miliardi, testa di cazzo!’”. (Luca Barbareschi, da direttore artistico del Teatro Eliseo di Roma, ex parlamentare, al Fatto Quotidiano, 31 luglio 2016)

Pulizia etnica controllata
“Quando arriveremo al governo, Polizia e Carabinieri avranno mano libera per ripulire le nostre città. Sarà fatta una sorta di pulizia etnica controllata e finanziata, come stanno facendo ora con gli italiani costretti a subire l’oppressione dei clandestini”. (Matteo Salvini, con addosso la divisa della polizia, 15 agosto 2016)

Al
“No, non sono io a dirlo, ma mia moglie: per lei assomiglio ad Al Pacino…”. (Maurizio Gasparri, 15 settembre 2016)

Pinochet il venezuelano
“Renzi ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Venezuela”. (Cile, meglio. Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, 13 settembre 2016)

Non gliela si fa al Carlo
Esiste una crisi idrica, quando c’è scarsità d’acqua. Esiste una crisi geologica, quando c’è scarsità di suolo. Esiste una crisi d’aria, quando è troppo inquinata. Non può esistere una crisi monetaria perché manca la moneta. (…) Dire che esiste una crisi monetaria è come dire che non c’è la lunghezza perché mancano i metri. NON FACCIAMOCI FREGARE!”.
(Carlo Sibilia, onorevole M5S,19 settembre 2016)

Beatrice Di Maio
La mia compagna twittava quasi completamente a mia insaputa”. (L’onorevole Renato Brunetta sulle gesta social della compagna Tommasa Giovannoni Ottaviani detta “Titti”: dietro all’account Twitter “Beatrice Di Maio”, particolarmente amato dai grillini ed infamante nei confronti del governo Renzi, al punto da ricevere una querela dal sottosegretario Lotti, c’era proprio lei… 24 novembre 2016)

Debolezze
“Certe volte sento il desiderio di scendere dalla papamobile. Spesso accade davanti alle vecchiette. Io ho una debolezza per le vecchiette”. (Papa Francesco, 10 novembre 2016)

Questa roba
Mio padre orgogliosamente fascista? Sono super orgoglioso di lui. È più importante essere onesto che antifascista. Nel 2016 parlare di fascismo e antifascismo è come parlare di guelfi e ghibellini… ancora a parlare di questa roba?”. (Alessandro Di Battista, M5S, 12 dicembre 2016)

2017

Il sindaco-sceriffo
Come Mussolini, anche Hitler ha fatto delle cose giuste. Ha tolto la disoccupazione in Germania e dato da mangiare al suo popolo che aveva fame”. (Joe Formaggio, sindaco di Albettone, 1 febbraio 2017)

Altri meriti
Hitler almeno i disabili li eliminava gratis”. (Il leader del Popolo della Famiglia Mario Adinolfi sulla scelta di dj Fabo di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera, 27 febbraio 2017)

Dritte
Il rapporto di lavoro è prima di tutto un rapporto di fiducia. È per questo che lo si trova di più giocando a calcetto che mandando in giro dei curriculum”.(Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, 27 marzo 2017)

Poster
“A 15 anni in cameretta avevo il poster di Roberto Baggio, dei Duran Duran e di Bob Kennedy…”; “Ma quali Duran Duran, a 15 anni avevo il poster di Samantha Fox!”. (Matteo Renzi, 27 aprile 2017)

Doppia bufala con congiuntivo
Incredibile, pare che Bebe Vio da piccola è stata vaccinata con il Morupar, vaccino poi ritirato perché provocava la Meningite”. (Bartolomeo Pepe, senatore Gal, ex 5 Stelle, 14 maggio 2017)

Bruno Sacchi
Sei musulmano? Vuoi stare in Italia? Ti mangi SUBITO davanti alle autorità la mortadella e sputi sul Corano ripreso da telecamere, sennò VIA!”. (Fabrizio Bracconeri, ex ragazzo della Terza C, già candidato alle Europee con Fratelli d’Italia, 7 giugno 2017)

Il Pil cresce? Merito dell’afa
A giugno ha fatto molto più caldo: i climatizzatori, la catena del freddo, l’aria condizionata delle auto. Renzi ha preso una tranvata dopo l’altra, serve autorevolezza… non possiamo gioire perché ha fatto troppo caldo!”. (Barbara Lezzi, senatrice 5 Stelle, 16 luglio 2017)

Au… che?
Il novello Napoleone Macron piace a tutti quanti voi come se fosse Napoleone, ma almeno quello combatteva sui campi ad Auschwitz”.(Lo sfondone di Alessandro Di Battista in aula: confonde Auschwitz e Austerlitz, 19 luglio 2017)

Dopo mucca e toro…
Lo dico a tutti i miei compagni: non accontentatevi del piccione in mano, andiamoci a prendere il tacchino”. (Pierluigi Bersani, Mdp, 20 luglio 2017)

Je suis Charlie
Si, in effetti penso che l’Isis debba tornare in redazione a Parigi e finire il lavoro…”. (Massimo Corsaro, da deputato di Direzione Italia, dopo la copertina del settimanale satirico francese sull’uragano Harvey, “Dio esiste: ha annegato tutti i nazisti del Texas”, 3 settembre 2017)

Ma che fa?
Mi pare che si vadi in una direzione assolutamente serena…”. (Dario Franceschini, da ministro dell’Istruzione, 21 settembre 2017)

Scopatori africani
Vado con Gheddafi ed i suoi architetti in questi centri di accoglienza, guardo i bagni e manca il bidet. ‘Qui non c’è il bidet, bisogna metterlo!’. Gheddafi mi guarda e dice: ‘Ma cos’è il bidet?’. ‘Non vi preoccupate, basta un piccolo spazio, li metto io’. Volevo l’orgoglio di insegnare a questi scopatori africani che esistono anche i preliminari!”. (Silvio Berlusconi alla platea di Forza Italia, 15 ottobre 2017)

#SpelacchioGate
“Sto con Spelacchio: secondo me è un mezzo complotto, c’è una regia in corso. Questo nomignolo girava fin dal primo giorno: quando lo hanno scaricato, ma dalle mie foto l’albero risultava essere ancora in forma. Spelacchio a me piace, è come un Picasso: va capito”. (Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente della giunta Raggi, 21 dicembre 2017)




Elezioni Regionali: Fitto candidato del centrodestra per sconfiggere Emiliano

ROMA – L’annuncio pubblico è stato affidato ad una nota di Fratelli d’Italia: “Nel rispetto degli accordi assunti con gli alleati che, oltre all’Emilia-Romagna e alla Calabria, riguardano tutte le altre Regioni nelle quali si voterà nel 2020 – continua il documento – Fdi conferma il proprio sostegno, con convinzione e impegno , alle candidature di Lucia Borgonzoni ( indicata dalla Lega n.d.r.) e di Jole Santelli (candidata da Forza Italia )“.

Allo stesso tempo, sempre in base agli accordi assunti – che assegnano a Fdi l’indicazione dei candidati per Puglia e Marche – annunciamo le candidature di Raffaele Fitto per la Puglia e di Francesco Acquaroli per le Marche“.

È quindi Raffaele Fitto il candidato del centrodestra alle prossime elezioni regionali in Puglia del 2020. L’eurodeputato, che ha già governato la Puglia prima di passare il testimone a Nichi Vendola, sfiderà Michele Emiliano. che giorno dopo giorno non sembra  più godere del sostegno di tutto il centrosinistra, a partire da una consistente parte del Pd pugliese.

“Come sempre Fratelli d’Italia sarà coerente e leale rispetto agli impegni presi con gli alleati del centrodestra, e siamo certi – prosegue la nota – che anche loro sapranno fare altrettanto. Lavoreremo insieme, con convinzione ed entusiasmo, per vincere in tutte le Regioni e garantire ai cittadini dei governi alternativi alla sinistra”.




L' Ordine degli avvocati di Palermo chiede dimissioni del ministro Bonafede

ROMA – Non si placano le polemiche sul ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo la gaffe di ieri durante la puntata di “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa: a chiederle nelle ultime ore non sono stati soltanto gli avversari politici del guardasigilli. La richiesta in tal senso è stata avanzata dall’ Ordine degli Avvocati di Palermo, uno dei più numerosi in termini di iscritti ed importanti a livello nazionale.

Come riporta Adnkronos, in una nota, gli avvocati del capoluogo siciliano hanno chiesto un passo indietro “immediato” da parte di Alfonso Bonafede dopo le sue dichiarazioni di ieri sera nella popolare trasmissione . Il riferimento, in particolare, è alla frase rilasciata dal ministro secondo cui “quando il reato non si riesce a dimostrare il dolo e quindi diventa un reato colposo ha termini di prescrizione molto più bassi”. Una affermazione “del tutto errata dal punto di vista tecnico-giuridico” che ha fatto letteralmente infuriare gli avvocati italiani.

Secondo l’Ordine degli Avvocati di Palermo la “gaffe” del Ministro è molto grave in quanto le dichiarazioni rilasciate dal ministro “sono del tutto errate dal punto di vista tecnico-giuridico”. Ma gli avvocati palermitani, nel chiedere le dimissioni di Bonafede, non hanno messo in risalto soltanto il problema relativo all’opportunità di un guardasigilli capace di scivolare in elementi basilari della conoscenza del diritto.

 

L’Ordine degli Avvocati di Palermo piuttosto ha puntato il dito sul fatto che la frase incriminata è stata pronunciata nel tentativo, da parte del guardasigilli, di spiegare il senso politico e tecnico dell’annunciata riforma sulla prescrizione: “Dichiarazioni del genere – si legge nella nota – ingenerano pericolosa confusione nell’opinione pubblica e l’avvocatura nutre il fondato timore che le riforme delle regole processuali e sostanziali, in ambito civile e penale, attualmente in discussione, siano basate sulla errata percezione e conoscenza degli istituti giuridici”.

La richiesta di dimissioni è stata inviata anche al Consiglio Nazionale Forense, nonché al Presidente del Consiglio dei Ministri, spiegando le ragioni sopra espresse. Nella giornata odierna, la gaffe di Bonafede ha avuto risvolti politici non indifferenti, con buona parte delle opposizioni che hanno puntato il dito sullo “scivolone” tecnico del ministro: “Un pessimo esempio per tanti giovani studenti che proprio oggi stanno sostenendo la terza prova dell’esame di avvocato – ha chiosato il senatore Alessandro Gallone di Forza Italia  – Se qualcuno di questi ragazzi scrivesse una simile stupidaggine verrebbe giustamente bocciato. Mentre Bonafede è addirittura ministro, rappresentante di una realtà triste, inefficace, dannosa che noi auspichiamo termini quanto prima”.

Sul caso è stato registrato anche l’intervento ironico di Vittorio Sgarbi, deputato e critico d’arte: “Il ministro della Giustizia “Malafede” ci ricorda ogni volta che parla – ha scritto Sgarbi – il suo passato nelle balere di Mazara del Vallo con il nome d’arte di “Alfonsino Dj”.




Lara Comi torna libera. Per il Tribunale del Riesame: "non c’era motivo per arrestarla"

ROMA – Il collegio dell’ appello composto  giudici milanesi Pendino-Alonge-Peroni, chiamati a decidere sul ricorso presentato dall’ avvocato difensore Giampiero Biancolella, difensore dell’ex-parlamentare europea, lo hanno parzialmente accolto, revocando quindi gli arresti domiciliari per la Comi , che in serata è stata rimessa in libertà , sostituendoli con una misura cautelare più “leggera” con l’interdizione per 6 mesi dall’esercizio degli uffici direttivi delle imprese , come quelle della Comi attive nel campo del marketing. “La Comi è libera, – ha commentato il suo difensore – adesso l’impegno sarà ottenere il proscioglimento da ogni accusa”.

La Gip Raffaella Mascarino del Tribunale di Milano aveva motivato gli arresti domiciliari per la Comi  sostenendo che, anche se non più in carica, potesse comunque ancora “contare sulla sua visibilità politica” nonchè sulla sua “indiscutibile rete relazionale, trasversale fra alti livelli politici e imprenditoriali“, come utile volano per ulteriori attività illecite, visto che “nonostante la giovane età ha mostrato nei fatti una non comune esperienza nel fornire parvenza legale all’incameramento di finanziamenti illeciti”.

Ora, però, in attesa delle motivazioni, l’unico punto fermo (giudiziariamente parlando) è il dispositivo emesso dal Tribunale del Riesame di Milano , dal quale si apprende che 3 dei 6 capi d’accusa sono stati annullati sotto il profilo cautelare. Confermati, invece, i capi d’accusa per truffa alla Ue sul portavoce Aliverti, corruzione Afol e relativa fatturazione.  Ma così il complessivo quadro cautelare appare ridimensionato dal Tribunale del Riesame non potendo sostenere una misura cautelare detentiva, ponendo le esigenze cautelari sufficientemente legittimate da una misura cautelare non detentiva come l’interdizione di Comi dalla guida delle società.

Lara Comi

La misura cautelare è stata annullata per tre imputazioni su sei, ed esigenze cautelari esistenti sulle altre tre ma non così gravi da giustificare una misura cautelare detentiva. Non era quindi sbagliata l’iniziale impressione generale che valutavano le esigenze cautelari applicate dagli inquirenti milanesi lo scorso 14 novembre, poste  alla base degli arresti domiciliari dell’ ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi, già da mesi indagata, potessero risultare non così granitiche e attuali davanti al Tribunale del Riesame.

Ieri i pm Bonardi-Furno-Scudieri della Procura di Milano, presenti  in udienza al completo, avevano invece chiesto la conferma degli arresti domiciliari, documentando ulteriori interrogatori di coindagati-accusatori, riascoltati proprio in vista del Riesame dopo le 5 ore di interrogatorio nelle quali Comi li aveva tacciati di accusarla con “contraddizioni e discrasie“.

Dal Tribunale del Riesame invece sono stati ravvisati degli indizi di reato e quindi la Comi rimane indagata per le ipotesi di “truffa al bilancio del Parlamento europeo”  a cui avrebbe addebitato lo stipendio maggiorato del suo portavoce Andrea Aliverti in maniera tale da poterne retrocedere due terzi al riferimento varesino di FI Nino Caianiello per i costi del partito provinciale, oltre che nello stesso schema due mesi nel 2016 in un contratto a Caianiello; “finanziamento illecito” dal presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti , anch’egli indagato,  per 30.000 euro spacciate come  una consulenza sul made in Italy nell’auto,  che è stata ritenuta finta dagli investigatori ; “corruzione” per una consulenza conferita dall’”Afol-Agenzia metropolitana per il lavoro” del direttore Giuseppe Zingale che resta ancora in carcere.




E' da sempre un' attrazione pericolosa: la politica contro la magistratura

di Gian Carlo Caselli*

Le bordate di Matteo Renzi contro la procura di Firenze non sono leggere. Si parla di invasione di campo nella sfera politica; di vulnus per la democrazia; di “avvertimento”; di “quelli che hanno arrestato i miei genitori“; di denunzie penali del procuratore capo…

E la tesi che non sarebbe un attacco alla magistratura ma una difesa della politica, appare più che altro una modesta “excusatio (non petita)”. Emerge infatti – e va ben oltre le critiche, sempre legittime – un “pregiudizio ostile” nei confronti di chi, facendo il suo dovere, risulta scomodo per certi interessi.

Un pregiudizio che ha nella nostra storia “illustri” precedenti, a opera di chi non sa cogliere la “novità” della Costituzione democratica: l’abbandono esplicito   della concezione (dominante per oltre un secolo) dell’unità del potere e del primato in esso della politica, con conseguente soggezione della giurisdizione.

A discostarsi da questo quadro, già nel 1994, fu Silvio Berlusconi, quando Forza Italia (così Salvatore LupoL’evoluzione di Cosa nostra: famiglia, territorio, mercati, alleanze, in “Questione Giustizia”, n. 3/2002)  andò “all’assalto della magistratura [che allora] era sulla cresta dell’onda. Non si capì perché! Se fosse solo un problema di consenso un uomo politico non avrebbe fatto quella operazione. [Fu fatta] per il futuro perché occorre che questa gente, che siete voi magistrati, non ci siate più”.

Sta di fatto che ne seguì – secondo Andrea Camilleri –  il tentativo di limitare in tutti modi “le funzioni della Giustizia o addirittura di disconoscerne  il valore di primo requisito delle istituzioni sociali, [con] una violenta, distruttiva, totalizzante, vera e propria guerra  mossa su molteplici fronti e adoperando tutti i mezzi leciti e soprattutto illeciti, dalle frecciate quotidiane della calunnia, del dileggio, dello scherno, alle mine antiuomo delle dissennate proposte di leggi tendenti sostanzialmente all’assoggettamento della Giustizia alla politica, o meglio, all’interesse politico di una sola persona”.

Non sappiamo se il tempo di Berlusconi sia davvero scaduto. In ogni caso,  persiste l’idea di una Giustizia valida per gli altri, ma mai per sé, con i suoi  corollari rovinosi, tra cui la definitiva rimozione della ormai obsoleta “questione morale”  e per molte forze politiche è difficile resistere (ogni volta che la magistratura indaga su ipotesi di deviazioni del potere) all’attrazione fatale di evocare il sempreverde scontro fra politica e magistratura, come se davvero fossimo in presenza di due fazioni contrapposte, ciascuna col proprio obiettivo di parte. Ma in questo modo si offre un pessimo esempio.

Il giudice “parziale” è per definizione un “non giudice”. E se ad avvalorarne l’esistenza, parlando o alludendo a forme di persecuzione giudiziaria, sono uomini politici di primo livello, col peso che loro deriva dalle cariche ricoperte, ogni cittadino soccombente in una causa civile o condannato in un  processo penale si sentirà autorizzato a credere e dire che ciò è avvenuto non per colpe sue (o al limite per errore), ma per la  prevenzione se non peggio del giudice avuto in sorte.

La parabola politica di Matteo Renzi

Con quali effetti devastanti sul sistema è facile immaginare. Effetti che investono anche il potere politico, che ne  risulta  propenso a richiedere “servizi” più che decisioni imparziali, manifestandosi perciò intollerante verso i magistrati indipendenti e gelosi di tale status. Un’anomalia del nostro sistema, sottolineata da Alessandro Galante Garrone rilevando che “a volte non basta, per un giudice, essere onesto e professionalmente preparato. In certe situazioni storiche, per poter ricercare e affermare la verità, con onestà intellettuale, bisogna essere combattivi e coraggiosi”.

*magistrato 



Il Corriere della Sera scopre il "caso Trenta" (M5S) : si è fatta dare stabilmente la casa ricevuta dalla Difesa quando era ministra

ROMA – Nessuno ha il coraggio di fiatare nel M5s e commentare il caso dell’alloggio dell’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta che non ha restituito infatti allo Stato l’appartamento affidatole nel centro di Roma per coprire il suo incarico a Palazzo Baracchini. Il Movimento 5 Stelle, che della battaglia contro i privilegi della politica aveva fatto una delle sue ragioni fondanti, adesso si trova a dover rispondere di un caso a dir poco vergognoso che  riguarda sia il mantenimento dell’alloggio che l’iter per l’assegnazione.

I retroscena

L’ex ministra grillina Elibaetta Trenta è sposata con Claudio Passarelli maggiore dell’ Esercito Italiano, originario di Matrice nel Molise. Entrambi sono proprietari di una casa nella Capitale al quartiere Pigneto. Il protocollo vuole che quando un ministro, già proprietario di un immobile a Roma, assume l’incarico in un ministero, i militari mettono in sicurezza la casa, si assicurano che gli standard di protezione siano funzionanti e la vita domestica prosegue più o meno come prima dell’investitura dal Capo dello Stato.

Quando a giugno 2018 M5s ha dato vita al primo governo Conte, la Trenta, viene nominata senza alcuna competenza specifica ministra della Difesa, spacciata dal Movimento 5 Stelle come “esperta di questioni militari”,  fa comunque richiesta di una nuova residenza. Lei è il marito si trasferiscono in un appartamento vicino a piazza San Giovanni in Laterano. Chi l’ha visto – scrive la bene informata e valida collega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera – ha riferito che si tratta di un appartamento al secondo piano, molto ampio e sopratutto di “alta rappresentanza”. La replica delle Trenta è stata affidata ad una lettera all’autrice dell’articolo ed un post Facebook per respingere ogni accusa: “Tutto in regola, così lo Stato ha risparmiato”.

In mattinata così ha replicato la Trenta:Da ministro ho chiesto l’alloggio di servizio perché più vicino alla sede lavorativa, nonché per opportune esigenze di sicurezza e riservatezza. L’alloggio è stato assegnato ad aprile 2019, seguendo l’opportuna e necessaria procedura amministrativa, esitata con un provvedimento formale di assegnazione da parte del competente ufficio. Quando ho lasciato l’incarico, avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019)”. e continua ” “Come è noto, mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato (infatti a me non era stato concesso un alloggio Asir – cosiddetto di rappresentanza – ma un alloggio Asi di prima fascia, aggiunge. Quindi spiega ancora: “Avendo mio marito richiesto un alloggio di servizio, per evitare ulteriori aggravi economici sull’amministrazione (a cui competono le spese di trasloco, etc.), è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo la medesima procedura”.

E qui iniziano i problemi e le anomalie….

La prima operazione di aggiramento dei regolamenti ministeriali pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, potrebbe essere avvenuta – sono ancora da verificare gli estremi del caso – perché la coppia era già proprietaria di un appartamento al Pigneto, e quindi non aveva diritto a una nuova assegnazione. La Trenta ed il “marito-maggiore” si trasferiscono nella nuova casa assegnata dal ministero: secondo la scala di valutazione utilizzata per classificare gli alloggi pubblici, l’appartamento di San Giovanni è di “livello 1”, cioè il più prestigioso.

È qui viene fuori il secondo “problema“: come mai la Trenta vive ancora nella casa che le è stata data per coprire il suo mandato al ministero della Difesa, benché ministra non lo sia più ormai da un po’ di mesi? Per quale motivo, al momento della concessione, Trenta è riuscita a far assegnare l’appartamento di pregio al marito, Claudio Passarelli. Quindi lei, che adesso non ricopre più un ruolo pubblico, non risulta beneficiaria di alcuna residenza del demanio. L’iter di assegnazione, adesso, è sotto i riflettori ed accertamento in fase di svolgimento da parte del del V reparto dello Stato Maggiore dell’Esercito guidato dal generale Paolo Raudino.

L’abitazione di servizio detenuta illegittimamente dall’ex Ministro Trenta

Ben prima che il governo gialloverde entri in crisi, la ministra decide di rendere definitiva l’assegnazione. E così si stabilisce che l’intestatario sia il marito. In realtà appena due giorni dopo l’arrivo alla Difesa il rapporto tra Trenta e il consorte era stato al centro delle polemiche su un possibile conflitto di interessi. Passarelli era infatti “ufficiale addetto alla segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all’ufficio Affari Generali”  circostanza che aveva spinto l’opposizione a sollevare il problema di possibili incompatibilità.

Con una nota ufficiale i collaboratori di Trenta avevano dunque comunicato che “la ministra ha chiesto il trasferimento del maggiore Claudio Passarelli per questioni di opportunità all’ufficio Affari Generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale”. In realtà lo spostamento non risulta mai essere avvenuto, ma evidentemente la Trenta non ritiene che il suo legame familiare possa crearle problemi. Dunque va avanti la procedura relativa all’appartamento. E così quando a fine agosto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte decreta la fine del governo gialloverde, Passarelli risulta intestatario dell’alloggio.

La sede del Ministero della Difesa

Le criticità riguardano due punti del regolamento del Ministero della Difesa in materia di assegnazione degli alloggi. Primo punto:, il marito della Trenta, con il grado di capitano maggiore, non ha diritto di ricevere un appartamento di “primo livello, soluzione che spetta a ruoli molto più alti del suo. Secondo punto: c’è da chiarire come la coppia sia potuta entrare in graduatoria, visto che tra i requisiti c’è quello di non avere un’altra abitazione nel Comune dove si risiede per svolgere il proprio incarico per la Difesa.  Non è da escludere che la Corte dei Conti sia chiamata a valutare eventuali danni erariali e quella ordinaria debba verificare la regolarità della procedura di assegnazione

Inutile chiedere chiarimenti al M5S, a Casalino, Conte, Di Maio: tutti tacciono. Fino a quando ? Unico esponente del M5S a prendere posizione è stato il vice-ministro dello Sviluppo Economico Stefano Buffagni che così scrive su Facebook: “Il Movimento 5 Stelle è un’altra cosa! Ho letto stamattina la notizia dell’ex Ministro Trenta sull’immobile di pregio assegnato al marito, in cui vive. Ho altresì letto la risposta dell’ex Ministro Trenta: formalmente pare anche ineccepibile, ma non è da 5 stelle”. Il Movimento è nato, scrive, “con un’altra missione, stare nei palazzi rischia sempre di contaminarci, di cambiarci ed è contro questa ‘droga’ che dobbiamo tenere alta l’attenzione”.

“Non sono mai stato estremista ed ho sempre tenuto un po’ di elasticità ed alta tolleranza nelle cose attirandomi anche tante cattiverie nel Movimento – aggiunge – Non sono mai stato un giustizialista e capisco che durante il mandato possano nascere esigenze funzionali. Ma se fosse stato uno del Pd o uno della Lega ad assegnare al marito una casa di quel genere da tenere anche dopo il mandato cosa avremmo detto?”. Quindi Buffagni conclude: “Mi auguro che venga liberato il prima possibile l’appartamento e venga tolto dall’imbarazzo il Movimento 5 Stelle. Poi mi auguro si apra una riflessione su tutti questi immobili, sui loro utilizzi e sugli sprechi che si annidano lì in mezzo. Il Paese vive un momento difficile ed ogni euro risparmiato è un euro per chi soffre, per le imprese e per chi lavora. Abbiamo bisogno di evolverci come M5S perché la sfida del governo impone una maturazione, ma senza rinnegare alcuni capi saldi della nostra identità. Siamo cittadini nelle istituzioni, non privilegiati”.

Sulla vicenda è intervenuto il capogruppo del Pd, Andrea Marcucci. che  chiesto alla Trenta di chiarire “velocemente” e aggiunto che “se le indiscrezioni risultassero vere, saremmo di fronte ad un comportamento molto grave, anche perché coinvolgerebbe una esponente di primissimo livello del M5S” e quindi preannunciato un’interrogazione urgente del gruppo Pd.

Per il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italiail grado del maggiore consorte Passarelli non giustifica l’assegnazione del lussuoso appartamento in zona San Giovanni“. Il forzista si appella all’attuale titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, “per una risposta sollecita“. “A chi risulta assegnato l’appartamento? – si domanda – È ancora nella disponibilità dell’ex ministro Trenta e dei suoi familiari? Quale canone ha pagato la Trenta quando era ministro e quanto paga il maggiore marito“. Gasparri si chiede infine “se il ministro non ritenga di sgomberare entro oggi l’alloggio di pubblica proprietà. Uno vale uno, Trenta vale zero“.




Ex Ilva, slitta il ricorso del Governo contro ArcelorMittal. Bloccati alla Camera agli emendamenti per reintrodurre lo scudo penale.

ROMA – Come facilmente prevedibile si complica sempre di più la vicenda per il futuro dell’ex Ilva di Taranto. In Parlamento infatti sono “saltati” gli emendamenti con i quali si stava tentando di re-introdurre lo scudo penale per i managers ed vertici di ArcelorMittal impegnati nel piano ambientale concordato con i commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria. Anche il ricorso cautelare (ex art. 700) annunciato dal premier Conte e dal ministro Patuanelli con il quale vorrebbero stoppare il recesso della multinazionale, che sta abbandonando lo stabilimento tarantino, non è stato depositato.

Bloccate anche le proposte di modifica per ripristinare lo scudo legale per l’acquirente franco-indiana presentate nell’ambito della conversione del decreto fiscale . Proprio le tutele introdotte e mantenute a suo tempo dai Governi Letta-Renzi e Gentiloni (tutti del Pd) e che dopo numerosi giri di valzer, erano state eliminate prima dal governo Conte “gialloverde” ( M5S-Lega)  ad opera del ministro Di Maio , il quale pentitosi le aveva fatte re-introddure nel Governo Conte “giallorosso” (M5S-Pd-Leu) da cui è conseguita la decisione di ArcelorMittal di lasciare l’ Italia.

Italia Viva e Forza Italia avevano presentato emendamenti in tal senso, mentre il Pd era rimasto alla finestra dando il proprio appoggio formale all’idea senza mai passare ad atti concreti in tal senso. Sullo “scudo penale” si è infine consumato lo strappo tra il premier Conte e il M5s, in una infuocata riunione con gli eletti grillini nel territorio pugliese. Questa mattina è arrivata l’ennesima follia , con lo stop agli emendamenti al dl fiscale presentati da Forza Italia sia quello di Italia Viva che chiedevano la reintroduzione dell’esonero “da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del Piano ambientale di Ilva“. Un rigetto quello della Commissione Finanze della Camera guidata dalla “grillina” Carla Ruocco che li ha rigettati per “estraneità di materia” anche se le forze politiche ora possono fare ricorso: l’esito dovrebbe arrivare in giornata, ma tutto ciò indubbiamente contribuisce a complicare ancora di più ogni possibile soluzione della vicenda ILVA .

Dura la reazione di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che attacca la presidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Carla Ruocco (M5S) che “con una decisione miope ed estremamente grave, ha dichiarato inammissibile l’emendamento” per ripristinare immediatamente lo scudo penale. “I partiti che sostengono il Conte Bis si comportano in modo irresponsabile e bloccano, senza alcun motivo, quello che poteva rappresentare un primo tassello utile per risolvere la crisi intorno all’acciaieria di Taranto” afferma la Gelmini.

Anche la Lega di Matteo Salvini si era detta pronto a votare l’emendamento. “Lo abbiamo presentato anche noi questo emendamento, se c’è qualcosa che fa bene agli italiani la Lega la vota”. Immediata la replica via Twitter  di Carla RuoccoVergogna! Profonda indignazione per questa indecente speculazione politica sulla pelle dei cittadini di Taranto. Gli emendamenti sono stati presentati per fare un’indegna speculazione politica. Emendamento è inammissibile perché esula dalla materia del decreto fiscale. Punto!”.

L’agenzia d’informazione Agi-Agenzia Itala dà notizia che non sarà presentato nemmeno oggi al Tribunale di Milano il ricorso cautelare urgente, ai sensi dell’articolo 700 del Codice di procedura civile, con cui i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria puntavano a stoppare sia il recesso della multinazionale ArcelorMittal dal gruppo ex Ilva, sia le conseguenze che questo addio determina, su stabilimenti, impianti e dipendenti, sostenendo che  la messa a punto del ricorso cautelare, considerata un’ “operazione complessa”, necessiterà ancora di qualche altro giorno. Solitamente un ricorso cautelare urgente , dovrebbe essere esaminato dal Tribunale nel giro di una decina di giorni dalla data di deposito.

Nel frattempo i legali dell’ Ilva in amministrazione straordinaria presenteranno questa mattina all’Autorità Giudiziaria di Taranto, l’analisi di rischio per AFO2  l’ Altoforno 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto oggetto di conflitto con ArcelorMittal che necessita di ulteriori lavori di messa a norma e di sicurezza dopo quelli già effettuati a seguito dell’incidente mortale di giugno 2015 nel quale perse la vita l’operaio Alessandro Morricella, investito da un getto di ghisa (l’uomo ne stava controllando la temperatura) incidente per il quale non si è ancora arrivati ad alcun grado di giudizio.

Il deposito dell’analisi di rischio è il primo passaggio stabilito dall’Autorita Giudiziaria. Ilva in amministrazione straordinaria guidata dai commissari nominati dall’ex-Ministro Luigi Di Maio presenterà poi entro dieci giorni i progetti specifici sempre alla magistratura,  con i relativi ordini per i lavori all’impianto e le nuove macchine da installare sull’altoforno.

Prossimamente verrà invece richiesta  una proroga per un’altra scadenza “tecnica”, anch’essa stabilita dalla magistratura per l’altoforno AFO2  al 13 dicembre. Proprio della vicenda dell’ alfotorno in questione,  il presidente del Consiglio Giuseppe Conte venerdì sera a Taranto aveva avuto un colloquio in Prefettura col procuratore capo di Taranto, Carlo Maria Capristo .

Inizia la crisi per le aziende dell’ indotto siderurgico di Taranto. Siamo spiacenti comunicare che la scrivente azienda allo Stato è impossibilitata ad erogare in data 13.11.2019 gli emolumenti di ottobre”. È il testo della lettera che questa mattina l’azienda Gamit, dell’indotto-appalto siderurgico ArcelorMittal di Taranto, ex Ilva, ha spedito a Fim, Fiom e Uilm. L’azienda non pagherà gli stipendi di questo mese perché a sua volta non si è vista saldare le fatture da ArcelorMittal per i lavori effettuati nel siderurgico. È la prima azienda che comunica ufficialmente lo stop agli stipendi mentre altre imprese hanno già comunicato ai sindacati la necessità di ricorrere alla cassa integrazione avendo cantieri fermi a causa del disimpegno di ArcelorMittal.




Sondaggio SWG: la destra vola oltre il 50 per cento. Nella maggioranza bene solo il Pd

ROMA – Sono I sondaggi confermano le difficoltà (con l’eccezione del Pd) e giorni difficili per la maggioranza di governo. Ed il vento della destra italiana continua a soffiare facendo crescere i propri consensi. Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da Swg per La 7, la Lega vede salire il proprio consenso dal 34,1 per cento al 34,5, andando quindi oltre il risultato delle ultime europee.  Fratelli d’Italia a sua volta vola ed  arriva al 9,5  per cento, dall’8,9  della scorsa settimana. La Meloni si avvicina quindi sempre più da vicino alla doppia cifra. Forza Italia rimane stabile al 6,2 per cento, nonostante le numerose grane interne e le ipotesi di scissione. Sul fronte di centrodestra, sale – anche se solo soli due decimali – “Cambiamo” di Toti che sale  dall’1,1 all’1,3 per cento.

Il Pd raggiungendo l’ 18,6 per cento si conferma secondo partito del Paese,  con un balzo dell’1,1 per cento. In casa Cinquestelle, alle prese con le contestazioni alla leadership di Di Maio, le divisioni sullo scudo penale per ArcelorMittal e le incertezze sulla presentazione delle liste alle prossime regionali invece arrivano brutte notizie . Il Movimento 5 Stelle cala esattamente un punto dal 16,8 per cento al 15,8   .  Va giù anche Italia Viva, che la settimana precedente invece era cresciuta, scendendo dal 6 al 5,6 per cento. Segno meno anche per Sinistra Italiana-Mdp-Articolo 1. I Verdi scendono dal 2,2 all’1,9. e +Europa scivola dall’1,8 all’1,5. .

Ma il dato politico più significativo, si raggiunge sommando i dati delle coalizioni. Sia quelle certe che quelle possibili. La coalizione di destra composta da Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Cambiamo – raggiunge il 51,5 per cento. Un segnale questo molto preoccupante per il Governo giallorosso, in vista delle tante regionali dei prossimi mesi. A partire dalla prova più importante: l’Emilia-Romagna, il 26 gennaio.




"Monnezzopoli". Al via il processo a Tamburrano e la "cricca" dello smaltimento

TARANTO – E’ partito dinnanzi al Tribunale Penale di Taranto il processo  collegato all’inchiesta della Guardia di Finanza di Taranto sulle autorizzazioni ambientali “allegre” rilasciate dalla Provincia di Taranto, all’epoca della presidenza del “forzista” Martino Tamburrano. Puntuali ed attese le richiesta di costituzione di parte civile e  relativa istanza di risarcimento presentate dal Comune di Grottaglie rappresentato in udienza dall’ avv. Giuseppe Losappio, che ha presentato una richiesta di risarcimento per 10 milioni di euro, mentre il Comune di Sava assisto dall’ avvocato Francesco Nevoli si è limitata ad un milione di euro. L’ Amministrazione Provinciale di Taranto, difesa dall’ avv. Andrea Starace, non ha quantificato il danno ma ha avanzato una richiesta di provvisionale di 250mila euro .

I difensori degli imputati  a loro volta si sono opposti alle costituzioni avanzate ed  il collegio giudicante del Tribunale guidato dal giudice Patrizia Todisco , si è riservato per una decisione che verrà sciolta nella prossima udienza che si svolgerà l’ 11 novembre, giorno in cui per ironia della sorte, è anche l’onomastico del principale imputato Martino Tamburrano . Il giudizio immediato in corso dinnanzi al Tribunale di Taranto, riguarda  tutti gli imputati destinatari dell’ordinanza di misura cautelare disposta dal Gip dr.ssa Vilma Gilli, e quindi oltre a Tamburrano, l’imprenditore di San Marzano di San Giuseppe (Ta) Pasquale Lonoce, quale amministratore di fatto della società  2Lecologica s.r.l. società attiva nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti,  il procuratore speciale della società Linea Ambiente SrlRoberto Natalino Venuti,  e l’ ex dirigente del quarto settore Pianificazione e Ambiente della Provincia di Taranto,  che sono tuttora sottoposti alla misura cautelare degli arresti domiciliari.

l’ ex presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano

Tamburrano  viene accusato di aver preteso ed ottenuto, come emerge dalle intercettazioni delle Fiamme Gialle  una tangente di 5mila euro al mese, un Suv Mercedes del valore di oltre 50mila euro e un contributo di 250mila euro per finanziare la campagna elettorale di sua moglie, Maria Francavilla, candidatasi per Forza Italia  senza riuscire ad essere eletta al Senato in occasione delle Elezioni Politiche del 2018,  in cambio del rilascio dell’autorizzazione in favore della società Linea Ambiente Srl, all’ampliamento della discarica Torre Caprarica di Grottaglie,  e pilotare la gara d’appalto gestita da Cangelosi e Natuzzi per la gestione dei rifiuti solidi urbani a Sava.

La discarica di Grottaglie (TA) in località La Torre Caprarica, denominata “III lotto”,

Le imputazioni a loro carico sono le stesse : due per  il reato di “corruzione” , una delle quale viene contestata ai quattro imputati  in concorso con i due figli del Lonoce ed un suo nipote; la seconda invece soltanto a carico a Martino Tamburrano e Pasquale Lonoce, una per  il reato di “turbativa d’asta” sempre a carico del Tamburrano e Lonoce, in concorso con Federico Cangialosi  ex -presidente dell’ AMIU TarantoCosimo (per tutti) Mimmo Natuzzi  direttore tecnico dell’AMIU Taranto,  per il loro operato congiunto quali presidente e membro della Commissione di gara per la Raccolta di Rifiuti Solidi Urbani nominata dal Comune di Sava

Con la richiesta di applicazione del rito immediato cautelare, la Procura di Taranto guidata dal procuratore capo Carlo Maria Capristo aveva così “blindato”  le prove acquisite e raccolte dalla Guardia di Finanza, a fondamento  delle accuse di concorso in corruzione per l’autorizzazione concessa, nell’area di Grottaglie, al sopralzo della discarica di Torre Caprarica, e per l’affidamento del servizio di igiene urbana e ambientale del Comune di Sava, successivato revocato in autotutela dall’ente comunale.

A questi ultimi appalti si erano interessati sia Venuti che Lonoce, che avevano esercitato delle pressioni su Tamburrano e sull’ex dirigente della Provincia Natile.  La difesa degli imputati  dinnanzi alla richiesta di rito immediato della Procura , aveva scelto la via del giudizio diretto davanti al tribunale, per potersi difendere attraverso il dibattimento.

Antonio Albanese, presidente della CISA spa

Attesi ulteriori sviluppi degli altri tronconi dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza che da tempo ha concluso le proprie indagini, depositando la propria relazione alla Procura di Taranto sulle evoluzioni degli affari “facili” e sporchi  che sarebbero stati intrapresi dai principali coinvolti in concorso con altri indagati eccellenti, indagine per la quale era stata ottenuta una proroga delle indagini. A breve verranno notificate le decisioni della Procura che riguarderebbero per il reato di “intralcio alla giustizia” anche un noto imprenditore massafrese, iscritto nel registro degli indagati, e cioè Tonino Albanese, proprietario del Gruppo CISA spa di Massafra, che sarebbe stato colui che tramite un colloquio con Roberto Natalino Venuti, avvisò la “cricca” che erano intercettati dalle Fiamme Gialle.




Elezioni in Umbria. Le ragioni del trionfo di Salvini e le cause del "crollo" M5S

ROMA – La vittoria del centrodestra in Umbria è stata netta nei numeri e persino superiore alle aspettative della vigilia, assolutamente incontestabile : Donatella Tesei ha prevalso ottenendo il 57,55 per cento dei voti rispetto al 37,49 per cento racimolato da Vincenzo Bianconi il candidato del patto-compromesso stipulato tra M5S e centrosinistra . Guardando al risultato delle singole liste, è chiara ed evidente anche l’affermazione della Lega di Matteo Salvini che arriva al 37 per cento, mentre per contro il suo ex alleato di governo Luigi Di Maio vede il simbolo delle Cinque Stelle precipitare al 7,41 per cento. Dalle urne, quindi, esce un verdetto che apre tanti interrogativi sullo scenario politico nazionale, con possibili ricadute sul governo e nei rapporti tra i partiti che lo sostengono. Analizziamo in rapida sintesi cosa ha detto, come va interpretato, il voto in Umbria.

Il boom dell’affluenza

Gli elettori umbri hanno cancellato anche un luogo comune, cioè il crescente disinteresse dei cittadini per la politica. Nulla di tutto ciò  è accaduto tra Perugia e Terni,  considerato che l’affluenza è cresciuta del +13 per cento, toccando il 64 per cento, rispetto a cinque anni fa . Evidentemente, c’era negli umbri una grande voglia di cambiamento, o comunque la volontà ef di mandare un segnale forte e chiaro. E gli elettori si sono presentati alle urne per fare sentire la loro voce.

Il trionfo di Salvini

Matteo Salvini ha così “vendicato” la traumatica fine del governo gialloverde. Alle Regionali umbre Salvini ha dedicato il massimo impegno, ha battuto città e paesi per tre settimane, riempiendo ovunque le piazze. Capiva perfettamente di giocarsi molto, soprattutto per cancellare i dubbi di chi gli imputava di essersi fatto sfilare la poltrona di ministro dell’Interno per una ingenuità. Ha imposto la sua candidata e a colpi di comizio, tweet, dirette Facebook l’ha portata al trionfo, espugnando per la prima volta una Regione rossa.

Meloni doppia Berlusconi

Nel campo del centrodestra, detto della forte affermazione della Lega, ha motivo di stappare bottiglie di spuntante anche Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni va in doppia cifra e conquista il 10 per cento arrivando quasi a doppiare Forza Italia (ferma al 5,5 per cento).

Il tracollo di Di Maio

Al contrario, chi esce con le ossa rotte dal confronto elettorale umbro è il Movimento 5 Stelle e il suo capo politico. Il risultato finale è pesantissimo, con quel 7 per cento che vede i pentastellati finire dietro anche Fratelli d’Italia (fino a poche settimane fa , un risultato inimmaginabile). A caldo le analisi portano a ritenere un errore l”alleanza, mascherata da accordo civico, con il Pd, ma approfondendo l’analisi non è difficile rintracciare altri motivi che portano alla clamorosa sconfitta, a partire dalle feroci divisioni interne sempre più evidenti.

“Il Pd ci fa male come la Lega, nello stare al Governo insieme”. Lo ha detto il leader politico del M5S Luigi Di Maio in un’intervista a Skytg24. Quello in Umbria “era un esperimento. Non ha funzionato questo esperimento. Tutta la teoria per cui si diceva che se ci fossimo alleati con un’altra forza politica saremmo stati un’alternativa non ha funzionato”, ha aggiunto parlando di “strada impraticabile” per il patto Pd-M5s.

La clamorosa e pesante sconfitta del M5s in Umbria “brucia”non poco in casa grillina. Il loro movimento ha subito un crollo alle regionali, raggiungendo a malapena il 7,4% dei voti,  risultato pesante, soprattutto se confrontato con le precedenti competizioni elettorali. Infatti il M5S  alle Europee, aveva ottenuto il 14%, cioè esattamente il doppio di quanto ottenuto ieri, un crollo ancora più pesante se si confronta il risultato odierno al voto delle ultime Politiche, in occasione delle quali il movimento guidato da Luigi Di Maio aveva superato il 27%, il che significa aver perso 3 elettori su 4 !

Immediatamente sono arrivate, una ad una, le autocritiche, rivolte in maniera più o meno velata al capo politico del M5S, Luigi Di Maio. Tra le voci che si levano c’è quella di Barbara Lezzi che su Facebook ha scritto : “Non posso, con rammarico, rivendicare la proposta di convocare un’assemblea del movimento 5 stelle. Tutto il movimento e non solo degli eletti. Ma i colleghi che lo hanno fatto, o intendono farlo, sarebbero coloro che, sempre attaccati alla poltrona (sicuri che regga l’accusa?) non riconoscerebbero il buono di questo accordo. Peccato che non venga riconosciuto neanche dagli elettori”.

“No, non sono affatto contenta del risultato – aggiunge la Lezzi -. Mi addolora, mi fa arrabbiare. Non me lo aspettavo così deludente. In umbria non siamo stati alternativa. Non siamo stati il cambiamento di cui c’è ancora estrema necessità. Siamo sfuggiti alla politica. Questo è un dato di fatto di cui tutti dovremmo farci carico e avremmo il dovere di assecondare la necessità di un confronto costruttivo per individuare alternative, ormai, indispensabili. Ci sono le proposte, ascoltiamoci. Il movimento merita e ha bisogno, ora più che mai, della voce di tutti coloro che ci hanno sempre creduto, che lo hanno costruito e che lo hanno raggiunto negli anni. Nessuno sia escluso”.

Dure critiche alla leadership Di Maio arrivano anche Mario Michele Giarrusso: “Questo non è il Movimento 5 Stelle per cui abbiamo lavorato tanti anni e con tanta fatica”. Il politico punta il dito contro alcuni suoi colleghi, nei cui confronti esprime parole velenosi. “Ogni volta che un attivista vede uno Spadafora, un Buffagni o una Castelli, viene colto da conati di vomito e fugge via disgustato. Dobbiamo dire basta a questi frutti avvelenati ed a chi li ha coltivati, sostenuti e difesi”.

 Al coro degli scontenti si aggiunge Carla Ruocco: “Occorre rimettere in discussione la linea adottata e puntare sulle competenze, che nel M5s ci sono ma non sono utilizzate al meglio”, scrive sul suo profilo Twitter. “Meritocrazia e trasparenza devono essere riportate al centro”, aggiunge la presidente (M5s) della commissione Finanze della Camera.

Il premier Giuseppe Conte commenta la sconfitta in Umbria: “Non amo i tatticismi, rifarei Narni”

In mattinata,  aveva citato la canzone “Meraviglioso” di Domenico Modugno a chi gli chiedeva, mentre faceva il proprio ingresso all’iniziativa di Poste italianeSindaci d’Italia”, se si sentisse messo in discussione dopo la sconfitta in Umbria della maggioranza giallorossa, Conte ha risposto “Ho il cielo, il sole, il mare”, indicando il sole di fronte al centro congressi “La Nuvola” progettato da Massimiliano Fuksas nel quartiere Eur di Roma. Sul risultato elettorale, il premier ha aggiunto che si tratta di “un test da non trascurare affatto” ma “noi siamo qui a governare con coraggio e determinazione, il nostro è un progetto riformatore per il Paese. Un test regionale non può incidere, se non avessimo coraggio e lungimiranza sarebbe meglio andare a casa tutti”.

La batosta del Pd

Anche il Partito democratico certamente non ha proprio nulla da esultare. Ha sempre governato la Regione Umbria ed ora esce ridimensionato dal voto portando a casa un misero 22 per cento. Paga lo scandalo giudiziario sulla sanità umbre che ha portato alle elezioni e che ha visto coinvolta la Presidente uscente. Il Pd sicuramente deve riflettere sulla opportunità di una alleanza  con il Movimento 5 Stelle che gli elettori, almeno quelli umbri, hanno dimostrato di non gradire. I dem, rimangono più possibilisti su patti futuri a livello locale. Il segretario Nicola Zingaretti in un lungo post su Facebook ribadisce come il Pd si sia attestato sul 22,3% nonostante la scissione renziana e rappresenti “l’unico credibile pilastro di un’alternativa alle destre“. Sostiene che l’alleanza sui territori con il M5s vada valutata caso per caso. E rivolge un appello a una maggiore unità della coalizione: “Sin dal primo istante ho ripetuto e confermo: non si può governare tra avversari e nemici. Nessun membro dell’alleanza può augurarsi o lavorare per la distruzione dell’altro”. e conclude: “L’alleanza ha senso solo ed esclusivamente se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze”.




Centrodestra compatto in piazza contro il governo. Salvini: "Qui c'è l'Italia vera"

di Antonello de Gennaro

La manifestazione del centrodestra a piazza San Giovanni a Roma ha preso il via con le parole del leader della Lega Matteo Salvini,  che a sorpresa, prende la parola poco dopo le 15,  per aprire l’evento, salutando la piazza gremita di persone, oltre 50mila secondo fonti di polizia, mentre continuano ad arrivare sostenitori da tutt’ Italia. A sorpresa Matteo Salvini è stato il primo a salire sul palco   tra gli applausi della folla  definisce la piazza “bellissima” e  dice: “Questa non è la piazza di Matteo, Giorgia, Silvio, ma di tutti voi. Qui c’è l’Italia vera”, dopodichè dice : “Dedichiamo l’applauso di questa piazza ai due poliziotti uccisi a Trieste” rivolgendo un pensiero a Matteo Demenego e Pierluigi Rotta, i due poliziotti tragicamente morti a Trieste, ed  il segretario della Lega conclude “chiedo per loro il silenzio e l’affetto della piazza”dice.

Il grande palco domina la scena di piazza San Giovanni . In una piazza gremita in tutte le angolazioni e strade adiacenti sono presenti bandiere, striscioni ed i simboli della Lega, insieme a quelli di Forza Italia e Fratelli d’Italia . Palloncini e bandiere, tanti striscioni con, su tutti, lo slogan “Prima gli italiani“. Piazza San Giovanni è stracolma piena all’inverosimile come non si era mai vista neanche per le manifestazioni dei sindacati o il concerto del 1° maggio. Una manifestazione che per Salvini, vuole essere “l’atto fondativo” per la riconquista del centrodestra della guida del paese. Un palco, lungo 60 metri,  colorato di blu, incorniciato dal tricolore con lo slogan Orgoglio italiano. Una patria da amare e difendere”.

Agli estremi del palco i gazebo di Forza Italia e della Lega per la raccolta delle firme contro la sindaca di Roma, Virginia Raggi. In attesa dell’arrivo dei tre leader, dai maxischermi vengono diffuse immagini con gli interventi di Paolo Gentiloni, Matteo Renzi e Giuseppe Conte, sonoramente fischiati dalla piazza, che intona anche cori al grido di “elezioni, elezioni” e “buffoni, buffoni“.

Poco prima dell’inizio della manifestazione ancora una volta Gad Lerner ha indossato i panni del provocatore . Il giornalista è arrivato al banchetto sotto il palco per ritirare il proprio accredito, venendo insultato a voce alta da un gruppo di manifestanti. “Vattene! Cosa ci fai qui? Non dovresti entrare!“, accusandolo: “Tu hai augurato la morte a Salvini, sei pericoloso, non dovrebbero farti entrare”, hanno gridato alcuni, mentre altri invocavano il servizio d’ordine per farlo allontanare dalla piazza. Gli organizzatori sono prontamente arrivati ed hanno riportato la situazione alla calma, mentre il giornalista si è allontanato senza avere alcuna conseguenza.

Il solito Gad Lerner arriva in piazza per provocare la centrodestra, dopo ave augurato la morte a Salvini

Oltre 200mila presenze in piazza San Giovanni a Roma per la manifestazione del centrodestra: è il dato fornito dall’organizzazione della Lega anche se l’afflusso alla manifestazione sembra non terminare mai. L’area è presidiata dalle forze dell’ordine: centinaia di agenti della polizia e carabinieri in tenuta antisommossa. All’esterno della piazza sono presenti blindati a ambulanze del 118. Ma tutto si svolge nella maniera più tranquilla e democratica possibile.

E’ stato Silvio Berlusconi ad aprire gli interventi dei leader di partito.Le misure contro l’evasione fiscale sono una minaccia alla nostra libertà. Siamo qui per dire no al governo più a sinistra della storia dell’Italia, delle tasse, dell’immigrazione” ha detto Berlusconi.  Il leader di Forza Italia attacca poi i giudici.  “Siamo qui a dire no al governo delle cinque sinistre, quattro in Parlamento”, M5s, Pd, Italia viva e liberi e uguali, e “con loro, e forse con più potere di loro, c’è la quinta, quella giudiziaria che non ha mai smesso di perseguitare gli avversari politici”.  aggiungendo, “L’Italia non vuole essere governata dalla sinistra, dai comunisti, perché ha ben chiaro cosa significa il loro governo. Vuole essere governata da noi. E noi qui rappresentiamo la migliore Italia, che lavora, che produce. Solo se siamo tutti assieme potremo cambiare la nostra Italia“, afferma Silvio Berlusconi. “Uniti siamo la maggioranza naturale del Paese, solo così potremo cambiare tutta l’Italia”, ha sottolineato Silvio Berlusconi. “Dopo 25 anni siamo ancora l’unica possibilità di un governo serio capace di farci rispettare in Europa e nel mondo. Siamo tutti indispensabili: Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. Vinceremo tutte le prossime elezioni regionali e nazionali, ha concluso il suo intervento il leader di Forza Italia.

Sul palco è salita Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia che ha detto  “Piazza San Giovanni una volta era simbolo della sinistra, dove prima c’erano le bandiere rosse adesso sventolano quelle tricolori. E’ un segnale cari compagni che siete stati sconfitti dalla storia” aggiungendo: “Noi in piazza per chiedere la libertà e voi barricati nei palazzi. Non parlo solo del Pd ma anche dei 5 Stelle, adesso sono stipati come sardine in salamoia”.

Giorgia Meloni si è rivolta al “governo rossogiallo“: “Gridiamo ai signori asserragliati nel palazzo che la sovranità appartiene al popolo. Questa era la piazza delle bandiere rosse, ora sventolano le bandiere tricolori. Compagni, siete stati sconfitti dalla storia. Ma sconfitti sono anche i Cinquestelle“. Duro l’intervento della leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che ha attaccato Beppe Grillo. “Grillo è passato dal Vaffaday contro il Pd, al Vaffaday contro chi non governa con loro” ha detto e la piazza risponde con un coro: “Grillo, Grillo, vaffanculo“.  Fischi per  la “legge Boldrini”  per la cittadinanza ai figli degli immigrati. “usano i bambini come scudi umani per dare la cittadinanza“. La Meloni rilancia lo slogan “Dio, patria, famiglia” aggiungendo “Serve un governo di patrioti per fermare l’immigrazione. Senza sinistre che leccano i piedi ai francesi e all’Europa”.

Matteo Salvini si gode il finale della manifestazione e va giù duro. In piazza San Giovanni “c’è il popolo dal volto pulito contro le élite, chiuse nel palazzo alla Leopoldina e a casa Rousseau”. Lo ha detto Matteo Salvini, aprendo il suo intervento nella manifestazione della Lega e del centrodestra a Roma. “Sorrido quando sento Beppe Grillo che vorrebbe togliere il voto agli anziani. Oggi tocca a loro, poi lo faremo con i disabili”, ha aggiunto il leader del Carroccio. “Sono stufo che valga più la parola di uno stupratore di una di un poliziotto” attacca Salvini riandando all’arresto delle sei guardie carcerarie di Torino. “Sogno un paese dove il pedofilo e uno stupratore non possano più mettere le mani addosso a donne e bambini, nè mettere più piede fuori di galera“. E poi torna su Bibbiano: “querelano chi ne parla ? Io ne parlerò fin che campo“. Parlando del confronto televisivo con Renzi: “Ha insultato per un’ora, io ho parlato di futuro. Se avessi voluto insultare avrei salutato i miei genitori che sono a casa incensurati“.

In piazza San Giovanni “c’è il popolo dal volto pulito contro le élite, chiuse nel palazzo alla Leopoldina e a casa Rousseau“. ha detto Matteo SalviniSorrido quando sento Beppe Grillo che vorrebbe togliere il voto agli anziani. Oggi tocca a loro, poi lo faremo con i disabili”. E la folla, come ha fatto con Meloni, ha ripetuto “Grillo, Grillo, vaffanculo“. E Salvini, ironico: “A lui piace…

“Autonomia significa premiare il merito e mandare a casa gli incapaci – ha detto il leader della Lega  – Significa mandare a casa gli Emiliano e i De Luca (i Governatori della Regione Puglia e della Regione Campania– n.d.r.), significa mandare a casa i politici incapaci del sud che hanno rubato i soldi per anni dimenticandosi della gente. A casa, a casa!“.

 

“L’unico modo di combattere l’evasione fiscale è abbassare le tasse. Solo un cretino pretende di perseguitare il commerciante, l’artigiano o alla partita Iva” riprende Salvini. Che poi elogia “l’Italia della concretezza” ed aggiunge “Lavoriamo perché vinca il merito anche a scuola e nelle università“. “ Per me sono italiani anche chi è arrivato qui con i documenti in regola” dice il leader leghista dice sì all’elezione diretta del capo dello stato, al ripristino del servizio militare “lì c’è ordine e disciplina“.

Salvini conclude con una richiesta: “Italiani, su la testa: al governo ci torna chi ha dimostrato di saperlo fare” ed a chiudere: “Riprenderemo in mano questo paese senza aspettare ordini da Berlino o Parigi. Se serve, per il mio Paese do anche la mia vita“.




Sondaggi: Lega in calo, cresce Renzi

ROMA – Gli ultimi sondaggi politici dell’Istituto Ixè ci svelano le intenzioni di voto degli italiani in merito ai vari partiti. Le rilevazioni sono state presentate in anteprima ieri sera nel corso del programma Cartabianca su Rai 3 e dimostrano come la pensano gli italiani in merito ad eventuali nuove elezioni.  I tre partiti principali della nostra politica (Lega, M5s e Pd) tutti hanno perso circa lo 0,2% rispetto alla settimana scorsa.

Il dato più rilevante è senza dubbio il calo della Lega, che scende al 29,7 per cento pur restando il 1° partito. In leggera flessione anche Pd al 21,6% ed  il M5s al 21%. Se ne avvantaggia invece Italia Viva, il nuovo movimento di Matteo Renzi che inaspettatamente cresce di un punto ed arriva al al 3,9%. Sul fronte opposto Fratelli d’Italia mantiene il suo trend in crescita (8,9 per cento), mentre Forza Italia si mantiene stabile al 6,9 per cento.

Praticamente se si votasse alle prossime consultazioni con un sistema maggioritario puro, un’alleanza di coalizione composta da Movimento Cinque Stelle, Partito Democratico e Italia Viva,  insieme supererebbe il 46 per cento, sorpassando di circa un punto percentuale un’eventuale coalizione di centrodestra composta da Lega, Fdi e Forza Italia. Addirittura se al centrosinistra più M5s si unissero tutte le forze della sinistra, i Verdi e + Europa si arriverebbe al 51,1%.

Ecco nel dettaglio le percentuali raccolte dall’Istituto Ixè  (tra parentesi i risultati della scorsa settimana).

Lega: 29,7 per cento (dal 29,9)
Pd: 21,6 (21,8)
M5S: 21,0 (21,5)
Fdi: 8,6 (8,6)
Forza Italia: 6,9 (6,5)
Italia Viva: 3,9 (2,9)
+Europa: 2,3 (2,7)
La Sinistra: 2,3 (2,7)
Europa Verde: 1,5 (2,0)
Altri partiti: 2,2 (1,4)




Camera: ok della Commissione Affari Costituzionali sul taglio dei parlamentari

ROMA – La commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati ha approvato la riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Hanno votato a favore, a quanto si apprende, i partiti della maggioranza. Mentre avrebbero espresso voto contrario Forza Italia (presente con un solo parlamentare) e +Europa. Assenti i deputati di Lega e Fratelli d’Italia.

Il provvedimento, dopo essere stato approvato, in prima deliberazione dal Senato in un testo unificato, e quindi dalla Camera il 9 maggio scorso, è stato approvato in seconda deliberazione dal Senato: con l’ultimo via libera dalla Camera dei Deputati , a maggioranza assoluta, la riforma diventerà legge e così dalla prossima legislatura in parlamento siederanno meno eletti, sempre che nel frattempo non venga chiesto un referendum confermativo.

Il numero dei deputati scenderebbe da 630 a 400, quello dei senatori da 315 a 200, in termini percentuali il 36,5 per cento in meno degli attuali componenti elettivi: -230 deputati e -115 senatori.

Le norme non saranno comunque applicabili, in caso di scioglimento delle Camere, prima che siano decorsi sessanta giorni dall’entrata in vigore. La previsione di tale termine è volta a consentire l’adozione del decreto legislativo in materia di determinazione dei collegi elettorali, nel caso in cui l’attuale legge elettorale sia corretta in modo da funzionare indipendentemente dal numero dei seggi assegnati dalla costituzione alle due camere. La riduzione del numero dei parlamentari si ripercuote, infatti, sulla perimetrazione dei collegi.

Pd e Leu hanno chiesto un vertice di maggioranza per definire il complesso delle riforme  prima del voto di martedì 9 . E’ stato dato il mandato a riferire in Aula al nuovo relatore Giuseppe Brescia (M5S), che è anche il presidente della Commissione. Il testo è atteso all’esame dell’Assemblea il prossimo 7 ottobre.




Scissione Pd. Renzi accelera sul nuovo partito: gruppi parlamentari autonomi prima della Leopolda

ROMA – “Serve un partito del Pil, pro business e pro crescita, un partito che porti alta la bandiera delle riforme e che guardi anche ai tanti moderati che non vogliono seguire Forza Italia nell’abbraccio con il sovranista Matteo Salvini. Va benissimo il sostegno al governo Conte, ma noi non moriremo grillini“. Le settimane che hanno portato alla formazione e alla messa in sicurezza del Conte Bis, la cui strada è stata aperta proprio dal via libera di Matteo Renzi a un governo istituzionale con il M5s per arginare le velleità dei «pieni poteri» del leader leghista, non hanno fatto cambiare idea all’ex premier ed ex leader democratico.

Nelle ultime ore il progetto di un partito autonomo dal Pd, a partire dai gruppi parlamentari, ha subito un’accelerazione: la “dead line” è la decima kermesse della “Leopolda” in agenda a Firenze dal 18 al 20 ottobre.

Naturalmente non è in discussione il sostegno al governo, che  ha completato la sua squadra con la nomina dei 42 sottosegretari tra cui alcuni considerati “vicinissimi” a Renzi come Anna Ascani e Ivan Scalfarotto . Ma certo tutta l’operazione non potrà non avere conseguenze, oltre che sull’assetto futuro del centrosinistra, anche sulla navigazione del governo.

Matteo Renzi e Nicola Zingaretti

Da una parte la nascita di un nuovo gruppo parlamentare alla Camera (gli aderenti del Pd saranno poco oltre i 20, numero minino per fare un gruppo), dall’altra lo “scisma” – per riprendere l’espressione usata ironicamente nelle scorse ore dal segretario dem Nicola Zingaretti – di una decina di senatori a Palazzo Madama, dove non è possibile formare gruppi nuovi: gli interlocutori del premier Giuseppe Conte passeranno da due a tre. Oltre a Zingaretti e al leader politico del M5s Luigi Di Maio, anche Renzi potrà dire ufficialmente la sua sulle scelte dell’esecutivo dei prossimi mesi (e anni, se si arriverà, come molti osservatori scommettono, all’elezione del successore di Sergio Mattarella nel 2022).

Renzi e i suoi sono consapevoli che la decisione di prendere il largo proprio nel momento in cui tutto il Pd è infine unito nell’appoggio al governo giallo-rosso è rischiosa. “L’unica cosa che non si capisce è quali motivi possano esserci alla base di un fatto lacerante“, ha commentato Zingaretti mettendo le mani davanti. Contrari al “movimentismo” di Matteo Renzi sono anche tanti suoi ex-compagni di corrente: a partire dal neoministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex braccio destro Luca Lotti, con il quale l’ex premier ha avuto un’accesa discussione in proposito solo qualche giorno fa. Secondo Guerini e Lotti, ma anche per il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, invece, occorre presidiare il fronte riformista dall’interno.

Renzi al contrario da tempo è convinto che serve qualcosa di nuovo, fuori dal Pd anche se in prospettiva di alleanza e vicinanza con il Pd dove stanno per rientrare gli ex-scissionisti Massimo D’Alema e Pier Luigi Bersani – si fa notare in casa renziana – e dove hanno infine prevalso le posizioni più legate alla storia del Pds in negazione della stagione riformista dei governi Renzi-Gentiloni. Sotto tiro anche il tentativo della dirigenza di Largo del Nazareno di trasformare l’attuale alleanza di governo in un’ alleanza strutturale, a partire dalla prossime regionali. “Non moriremo grillini, dobbiamo restare alternativi, siamo un’altra cosa”, continua a dire in queste ore Renzi ai suoi: una cosa è un’alleanza di governo nata da un’emergenza democratica, ben altra cosa invece sono delle alleanze pre elettorali ovunque sul territorio.




Il premier Conte chiede alla fiducia alla Camera e presenta il programma di governo

ROMA – Il Conte II alla prova della fiducia: il discorso alla Camera  del premier Giuseppe Conte che presenta il programma di governo alla base dell’intesa tra M5S e Pd. Oggi è il giorno della fiducia per il governo Conte bis. Alle 11 è in programma il suo discorso, che sta limando da giorni.  Poi l’Aula sarà sospesa per consentire al premier di depositare il testo dell’intervento al Senato, che invece voterà domani a Palazzo Madama. L’Aula quindi tornerà a riunirsi alle 13 per il dibattito che terminerà alle 17,30. Le repliche del premier si svolgeranno alle 17,45.

Domani, poi, ci sarà invece il secondo atto al Senato. Voteranno a favore del nuovo esecutivo il Movimento 5 stelle, il Pd e “Liberi e Uguali“. Contro, invece, la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Mentre Fratelli d’Italia e Lega, oltre a dire no alla fiducia al governo, hanno espresso la loro contrarietà al nuovo esecutivo con una manifestazione in piazza Montecitorio,  Forza Italia non vi ha partecipato .  A mezzogiorno Silvio Berlusconi è atteso a Montecitorio, nella Sala della Regina, per riunire i gruppi parlamentari azzurri e indicare la prossima linea politica.

Le dichiarazioni di voto, che in tutto dureranno circa un’ora e un quarto, inizieranno subito dopo mentre la prima ‘chiama’ della fiducia avrà inizio intorno alle 19,30, con termine del voto intorno alle 21. Per lo svolgimento del dibattito sono state concesse 4 ore e 30. Davanti al palazzo di Montecitorio, intanto, si sta svolgendo una manifestazione indetta da Fratelli d’Italia contro la nascita di questo governo. Manifestazione ostacolata dalle forze dell’ ordine come denunciato in aula  da un rappresentante di Fratelli d’ Italia.

Alla Camera i numeri per la fiducia non dovrebbero dare problemi. Al Senato almeno per il momento la conta non preoccupa, : l’asticella dovrebbe fermarsi al massimo a quota 172, anche se sono possibili defezioni dell’ultima ora. Più precisamente : Movimento 5 Stelle e Pd insieme possono contare su 155 voti (senza contare i due dissidenti interni, il 5S Gianluigi Paragone e il dem Matteo Richetti, ed un’altra senatrice assente da tempo), ai quali vanno aggiunti undici senatori del Misto – quattro sono di LeU, quattro ex M5S, due del Maie e Riccardo Nencini (Psi), tre del gruppo delle Autonomie, tre senatori a vita (Liliana Segre, Elena Cattaneo e, probabilmente, Mario Monti). I tre senatori dell’Svp, si asterranno dal voto di fiducia.

L’intervento del premier Conte  è iniziato alle 11.11 con un ringraziamento rivolto al presidente della Repubblica “che anche in queste ultime fasi determinanti per la vita della nostra Repubblica ha guidato il Paese con equilibrio e saggezza ed è stato riferimento imprescindibile per tutti“.  

“Il programma che mi accingo a presentare è una sintesi che guarda al futuro”,  dice Conte,  “questo progetto politico segna l’inizio di una nuova stagione riformatrice“. E sottolinea il cambiamento dei toni: “Io e tutti i miei ministri prendiamo il solenne impegno, oggi davanti a voi, a curare le parole, ad adoperare un lessico più consono e più rispettoso delle persone, della diversità delle idee. La lingua del governo sarà una lingua mite, l’azione non si misura con l’arroganza delle parole“. Il premier nel suo discorso batte sull’aggettivo “nuovo“, che utilizza ripetutamente  parlando di un diverso metodo e di una correzione di quanto non ha funzionato nella precedente esperienza. Ed annuncia un’ evoluzione di tipo culturale.

Il primo applauso della maggioranza arriva quando Conte dichiara di volere “lasciare alle spalle il frastuono dei proclami inutili e le dichiarazioni roboanti  a favore di  un nuovo lessico  e di una  lingua mite” perché “siamo consapevole che la forza della nostra azione non si misurerà con l’arroganza delle nostre parole”.

La sintesi dell’intervento di Conte

La crescita che non c’è. Affronta poi i temi economici evocando una “prospettiva di sviluppo” che guardi in particolare “ai giovani, alle famiglie a basso reddito e a tutto il sistema produttivo. L’Italia cresce a ritmi molto inferiori rispetto a quelli che dovrebbero garantire uno sviluppo armonico e sostenibile — sottolinea Conte —. Ne ha risentito la qualità della vita dei cittadini”.

“Si parte dagli asili nido” Le prime misure che il nuovo governo si appresta ad adottare, spiega il premier, sono però nel campo della famiglia e dell’educazione. “Partiremo dagli asili nido — dice — Non possiamo indugiare oltre. Bisogna lavorare per una integrazione sempre maggiore delle donne nella vita sociale e produttiva“. Conte parla poi della necessità di insistere sul tema della formazione e della preparazione dei giovani. Viene previsto un innalzamento dell’obbligo scolastico con un sempre maggiore sostegno alle famiglie a basso reddito.

“L’Italia sarà una smart nation”. Conte ricorda che “questo è il governo più giovane della storia della Repubblica, e non per merito di chi parla che alza la media anagrafica“. E per questo dovrà lavorare soprattutto per i giovani, “soprattutto quelli del Sud, costretti ad espatriare con conseguente declino della nazione”. Primo obiettivo, in questo campo, la lotta al precariato, con un coordinamento tra azione pubblica e privata. Il governo dovrà dettare le regole del gioco e elaborare una politica industriale: “Rilanceremo gli investimenti — dice — e opereremo per trasformare l’Italia in una smart nation“. Per questo, ricorda, è stato fortemente voluto il nuovo ministero dedicato all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione.

Autostrade e ponte Morandi . Conte poi sgombra il campo sulla posizione del governo nel campo delle concessioni autostradali: la linea non cambia, in particolare in relazione alla tragedia del ponte Morandi. Il premier non cita mai Atlantia o i Benetton, ma spiega che non ci sarà nessun cedimento agli interessi privati, anche per rispetto alla memoria delle vittime. “Renderemo più efficiente e razionale il sistema delle concessioni — annuncia — operando una progressiva e inesorabile revisione di tutto il sistema”. Applausi calorosi dai banchi del M5S, più tiepidi da quelli del Pd (in passato i pentastellati avevano accusato i dem di fare melina sulla condanna di quanto accaduto proprio per una vicinanza politica alla famiglia Benetton).

Il «green new deal». Il premier, evocando Roosevelt, annuncia poi l’avvio di un “green new deal per la rigenerazione urbana“, un’azione articolata per lo sviluppo sostenibile che parta dalla salvaguardia dell’ambiente. Per esempio con lo stop a nuove concessioni per trivellazioni legate all’estrazione di idrocarburi, con conseguente riconversione energetica verso le fonti rinnovabili. Tra gli altri obiettivi «verdi» indicati come prioritari, la “protezione della biodiversità e dei mari“, “il contrasto ai cambiamenti climatici” e l’avvio di una politica di economia circolare “che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto“.

Evasione fiscale e salario minimo.  Conte rilancia anche il tema della lotta all’evasione fiscale: “Tutti devono pagare le tasse, ma proprio tutti. Affinché poi tutti ne paghino di meno“. Non si parla più di flat tax ma di riduzione del cuneo fiscale, ovvero gli oneri sul costo del lavoro, a favore dei lavoratori. E annuncia una legge sulle relazioni sindacali e una “applicazione erga omnes dei contratti collettivi”, sostanzialmente il salario minimo. “Occorre anche contrastare le odiose forme di sfruttamento dei lavoratori che finiscono col creare quelle che una volta avremmo chiamato condizioni di schiavitù — spiega ancora il premier — e realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro: il numero ancora troppo elevato di decessi e di gravi infortuni non può essere tollerato, non possiamo accettare che in Italia si possa morire nello svolgimento della propria attività legislativa“.

I vincoli di bilancio. I tanti propositi dovranno però confrontarsi con la situazione del bilancio pubblico. Conte conferma di volere neutralizzare le clausole di aumento automatico dell’Iva e ammette che “sarà una manovra impegnativa“. “Realizzeremo questa visione tenendo conto dei vincoli di finanza pubblica e della sostenibilità del debito — puntualizza il Premier — che avvieremo lungo un percorso di riduzione. In questo modo potremo arrivare a liberare nuove risorse da reinvestire“. E quanto ai vincoli europei, “occorre migliorare il Patto di stabilità e di crescita e la sua applicazione, per semplificarne le regole, evitare effetti pro-ciclici, e sostenere gli investimenti a partire da quelli legati alla sostenibilità ambientale e sociale“.

La riduzione dei parlamentari. Capitolo riforme: «Intendiamo introdurre il disegno costituzionale che prevede la riduzione del numero dei parlamentari — fa presente Conte —. E questo prevedendo un percorso volto a garantire le garanzie costituzionali». L’aula rumoreggia: applausi dalla maggioranza, critiche e insulti dall’opposizione, con riferimenti al caso Bibbiano. Il premier parla espressamente di agevolare l’accesso al Parlamento delle forze politiche minori evocando dunque l’approvazione di una nuova legge elettorale. Un passaggio delicato, questo, perché presuppone che — salvo incidenti di percorso — la legislatura avrà tempi lunghi per evitare un ritorno alle urne con le attuali regole, più favorevoli a Salvini e al centrodestra. Non dice, Conte, a quale modello si ispirerà la riforma, che dovrà uscire da un percorso “quanto più possibile condiviso in sede parlamentare”, ma ipotizza “una riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Senato e della Camera” (ad esempio la riduzione dei requisiti di età per eleggere ed essere eletti al Senato).

L’Italia e l’Europa. Molta enfasi è dedicata all’adesione al progetto europeo, uno dei punti di svolta rispetto alla precedente alleanza. “È dentro il perimetro dell’Unione Europea e non fuori da esso che si deve operare per il benessere degli italiani — spiega Conte —, rilanciando un progetto che per decenni ha assicurato pace e prosperità”. Lancia poi l’idea di una conferenza sul futuro dell’Europa per rilanciare “un nuovo protagonismo del nostro continente”.

“Rivediamo il decreto sicurezza”. Altro tema di svolta è l’immigrazione: “Non possiamo più prescindere da un’effettiva solidarietà tra gli Stati dell’Unione europea — dice Conte —. Solidarietà che è stata più volte annunciata ma mai realizzata concretamente“. Il capo del governo parla della necessità di un controllo delle frontiere ma al tempo stesso di un’integrazione “di chi ha il diritto di rimanere“. E si arriva inevitabilmente al Decreto Sicurezza bis, ultimo atto del precedente esecutivo a trazione leghista: “Rivedremo la disciplina in materia di sicurezza alla luce delle osservazioni critiche formulate dal Presidente della Repubblica — annuncia Conte — , il che significa recuperare, nella sostanza, la formulazione originaria del più recente decreto legge, prima che intervenissero le integrazioni che, in sede di conversione, ne hanno compromesso l’equilibrio complessivo“.

“È il tempo del coraggio”. Infine una considerazione sul nuovo esecutivo: “Le forze politiche che hanno dichiarato la propria disponibilità a sostenere questo governo hanno dato prova di coraggio. Hanno messo da parte i pregiudizi“, che come riconosceva Hanna Arendt, esistono in politica, sono in parte ineliminabili e sono un pezzo del nostro passato». Ed ancora: “Una squadra di ministri competenti, provenienti da forze politiche differenti, avrà l’onore e la responsabilità di offrire al Paese un governo stabile e autorevole. Dovremo mostrare coesione di spirito e unità di azione, nel segno della collaborazione e della lealtà“. Le parole conclusive di Conte scatenano però la protesta della Lega dai cui banchi parte un coro elezioni elezioni che non si interrompe fino a quando il presidente dell’Aula, Roberto Fico, chiude la seduta.

Adesso le dichiarazioni programmatiche di Conte verranno trasmesse al Senato, dove non sarà ripetuto l’intervento. Nel pomeriggio la Camera affronterà il dibattito sull’intervento di Conte e al termine si esprimerà sulla fiducia con votazione




Lega e Fratelli d'Italia in piazza a Montecitorio manifestano contro il Conte bis: "In nome del popolo sovrano"

ROMA – Lunedì 9 settembre. Alle ore 08.50 è partita la manifestazione indetta da Fratelli d’Italia davanti a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati contro la nascita del governo Conte. Ci sono solo bandiere tricolori e palloncini verdi bianchi e rossi. Volutamente senza simboli di partito, proprio nel giorno della fiducia alla Camere dal nuovo esecutivo. “In nome del popolo sovrano. No al patto della poltrona” è lo slogan della manifestazione contro la nascita del nuovo esecutivo sostenuto da M5S, Pd e Leu. “Renzi, Di Maio, fuori dai coglioni, il popolo vuole libere elezioni”, è lo slogan che si alza sul palco. Dopo l’inno di Mameli, la playlist dell’attesa prevede Edoardo Bennato con “Viva la mamma” e Alan Sorrenti con “Siamo figli delle stelle“.

La gente che è affluita è numerosa ed imponente nonostante il rallentamento causato dai blocchi tecnici predisposti dalla sicurezza. Per evitare il blocco totale del centro, sono stati attivati dei maxi schermi e in piazza Capranica e in Piazza del Pantheon. Alla manifestazione indetta da Fratelli d’Italia prendono parte anche il leader della Lega Matteo Salvini e il presidente della Liguria Giovanni Toti.

 

Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono arrivati, poco dopo le 11,  Meloni: “Continuate a stare con noi, riempiamo tutte le strade”. Poi è salito sul palco Salvini: piazza in visibilio. “I parlamentari chiusi dentro il palazzo perdono onore e dignità. Un pensiero a quei giornalisti che dicono che in piazza non c’è nessuno. Servi dell’informazione”, le parole di Salvini. Sul palco anche Giovanni TotiDiversi gli striscioni di protesta che colorano la piazza:Ladri di sovranità”, “in nome del popolo sovrano”, “no al patto della poltrona”, “non in mio nome” , “elezioni subito“, “Bibbiano, noi non dimentichiamo!“. oltre a palloncini rossi, bianchi e verdi. Fischi e cori «buffone-buffone» sono stati rivolti al premier Conte dalla piazza, quando lo speaker di FdI ha annunciato che “a breve il presidente Conte parlerà in Aula“.

Elisabetta Gardini (FdI), intervenendo alla manifestazione di FdI contro il governo ha detto : “In piazza fino alla caduta del governo. Noi non ci stiamo, noi rappresentiamo la maggioranza del popolo lo dicono tutti gli italiani, vogliamo elezioni subito. Questo non è un Conti bis, è un Prodi bis. Noi siamo qui oggi e saremo qui fino a che questo governo non andrà a casa“. aggiungendo “Dobbiamo dire a questo governo un grande no”. Secondo la senatrice di FdI Daniela Santanché: “Siamo qui senza bandiere per mettere insieme tutti gli scontenti di questa vergogna che si sta svolgendo in questi palazzi. Qui c’è Fratelli d’Italia, la Lega, tantissimi italiani, gli scontenti nel Movimento 5 Stelle e tutti coloro che avrebbero voluto andare a votare mi sembra la piazza degli italiani“.

Giorgia Meloni, leader di FdI, nel suo intervento ha detto: “Tutta questa gente chiede di votare. Alla Lega dico: bentornati all’opposizione della sinistra! Perché purtroppo lo sapevamo che il M5S era una forza di sinistra“. “I Cinque stelle sono parte del sistema come il Pd. Sono i peggiori voltagabbana che si siano mai visti. Scilipoti gli allaccia le scarpe. Questo è un vaffa-day ai 5Stelle. “Questo governo non piace agli italiani per le stesse ragioni per cui piace alle grandi consorterie europee“. “Il massimo obiettivo di questo teatrino al governo è il presidente della Repubblica, al quale vogliono mettere un campione mondiale di svendita dell’Italia, Romano Prodi: questo è quello che hanno in mente. Ma non ci arriveranno“.

“Il popolo si ribella alla truffa che hanno messo in piedi. – ha aggiunto la MeloniMi piacerebbe sapere in quale paese esotico s’è nascosto Di Battista per non dover rendere conto di quando insultava Speranza, ora suo ministro della Salute. Queste persone non hanno il problema della vergogna”. “Oggi avremmo potuto riempire piazza del Popolo per quanti siamo, altro che queste piazze. La leader di FdI ha ricordato che qualcuno pensava ci sarebbero state poche persone in piazza, anche “perché é lunedì, giorno di chiusura dei parrucchieri”. E ha aggiunto: “Allora siamo tutti parrucchieri, abbiate rispetto di un popolo che si ribella“.    ».

 

Ha preso subito dopo la parola Salvini. E la piazza è esplosa “Matteo Matteo“. Il leader della Lega ha esordito : “L’onore e la dignità valgono mille ministeri. Non possono scappare dal voto all’infinito. Non parliamo del passato. Obiettivo è solo uno: vincere. Non permetteremo che tornino a Quota 100 e Fornero. E se proveranno ad aprire i porti allora li chiuderemo noi i porti. Faremo opposizione da sud a nord partendo da Bibbiano“.

Il leader della Lega, Matteo Salvini, parlando dal palco, ha aggiunto: “Salutiamo i poltronari chiusi in questo momento nel Palazzo. Chiediamo onore e dignità“. “Non mollare, Matteo, non mollare!», gli hanno gridato i suoi sostenitori. L’ex ministro dell’Interno ha criticato i giornalisti che stanno parlando di pochi partecipanti alla manifestazione contro la nascita del governo Conte bis davanti Montecitorio.

Scendendo dal palco, l’ex ministro dell’interno  tornato in piazza Montecitorio dopo essersi brevemente allontanato, è stato poi letteralmente assediato da giornalisti e fan, che hanno chiesto selfie con lui. “Se tornano a Fornero non li facciamo uscire da quel Palazzo, ci staranno giorno e notte, Natale e ferragosto“, ha detto, “con Giorgia lavoreremo per allargare, non è il momento in cui dire tu no, tu no…c’è ancora qualcuno che dice che se c’è uno non ci può essere un altro. Bisogna allargare, non si può dire di no a nessuno“.