In centinaia ai funerali della conduttrice Nadia Toffa

BRESCIA –  Nonostante il giorno di Ferragosto, la processione non si è interrotta e  tantissime persone hanno voluto portare il loro ultimo saluto a Nadia Toffa, la conduttrice televisiva morta martedì scorso all’età di 40 anni dopo aver combattuto per due anni e mezzo contro un tumore. La camera ardente nel teatro Santa Chiara è rimasta aperta costantemente, per permettere a tutti di entrare: ed è qui a Brescia, la città in cui Nadia è nata e viveva, che oggi si sono svolti i funerali .

Accanto alla bara bianca, in questi giorni, ci sono sempre stati la mamma, il papà, le sorelle e lo storico ex fidanzato Emanuele. “Ci sta guardando da lassù anche in questo momento“, ha ripetuto la madre Margherita stringendo centinaia di mani.

Ciao, guerriera”. Così uno dei partecipanti ha voluto salutare Nadia Toffa prima che il feretro lasciasse il Duomo. La gente ha risposto con un lungo applauso. Si sono conclusi i funerali della conduttrice delle Iene , scomparsa a 40 anni per un tumore,  con l’esecuzione di “Halleluja” di Leonard Cohen, interpretata da una ragazza. Sono state centinaia le persone che hanno voluto partecipare alla cerimonia, molte delle quali non sono riuscite ad entrare nel Duomo di Brescia. Un lungo applauso ha accompagnato l’arrivo del feretro. In chiesa praticamente tutti i colleghi delle Iene della conduttrice.

Il feretro di Nadia Toffa con la cravatta nera delle Iene

L’ideatore delle “Iene” l’  autore tv Davide Parenti insieme a Pablo Trincia, Matteo Viviani, Filippo Roma, Enrico Lucci  – ha deposto sulla bara chiara la cravatta nera, simbolo della trasmissione Le Iene“. “L’abbiamo vista arrivare, sgomitare, era la mia famiglia” ha detto Giulio Golia ai cronisti fuori dal Duomo. “La gente l’amava perché era autentica e l’ha capito. Se c’è una cosa che va valorizzata di Nadia è che, in un’epoca come questa, piena di odio, di senso di rivalsa, di cattiveria e di rabbia esplosiva Nadia, organizzandosi bene e documentandosi ha convogliato tutta questa avversità in qualcosa di concreto” il ricordo di Enrico Lucci, altro “storico” collega di Nadia. “Non faceva tutto questo per mettersi in mostra. Detestava l’ingiustizia. Era una rompicoglioni terribile che non staccava mai. Aveva un odio incredibile per le ingiustizie. Una persona autentica e la gente l’ha capito. Ha raccolto l’odio della gente in un’efficace azione giornalistica“.

In punta di piedi ma con sincero affetto vorrei farmi vicino ai familiari di Nadia Toffa, condividere nella speranza per quanto mi è possibile il loro grande dolore“,  inizia così il messaggio del Vescovo di Brescia Pierantonio Tremolada che è stato letto durante i funerali di Nadia. “Mi affianco – è il pensiero del Vescovo – ai suoi colleghi di lavoro e alle tante persone che l’hanno conosciuta, per rendere onore al suo indomito coraggio, al suo sorriso gentile, alla sua lotta contro la disonestà, ma sopratutto la sua passione per la vita, la vita vera“.

Il parroco celebrante, don Maurizio Patriciello, il parroco ‘antiroghi’ di Caivano (Napoli) ha dato una spiegazione sul perchè Nadia Toffa fosse così amata. “Nadia è’ entrata nel cuore di tutti perché è stata autentica, cocciuta perseverante, tosta. Ha avuto fame e sete di giustizia ha detto il sacerdote durante i funerali della conduttrice. Abbiamo un debito di riconoscenza verso questa ragazza – ha detto don Maurizio -. Nadia, sei stata capace di mettere l’Italia sottosopra unendo il Nord e il Sud, la Terra dei fuochi con Brescia. In questi giorni mi sono arrivati centinaia di messaggi. Sei entrata nel cuore di tutti e non perchè eri un volto della tv. Nadia è stata amata, non solo stimata“.

“Hai chiamato il cancro con il suo nome dando coraggio a tutti noi – ha proseguito -. Hai raccontato le tue fragilità dandoci coraggio. Nadia ha avuto fame e sete di giustizia, è arrivata là dove la gente era bistrattata e maltrattata. Come nella mia terra, la Terra dei Fuochi, dove il terreno è inquinato anche dai rifiuti del Nord, con la complicità della nostra camorra. Hai gridato ai cristiani sopiti che Dio non è cattivo“.

Nadia Toffa non si è mai vergognata della sua malattia: qualcuno, ha aggiunto il parroco, “non lo ha compreso. Come si fa a comprendere una ragazza bella e sveglia che dice `porto una parrucca´? Nadia, hai raccontato la tua paura, le tue speranze, la tua è stata vita sino all’ultimo respiro. Hai capito che la vita è vita anche quando si fa pesante”. La stessa Nadia lo aveva spiegato pochi mesi fa a Brescia, la sua città, quando aveva ricevuto il premio come personaggio dell’anno: “Ho combattuto come fanno tutti”.

Per Nadia la vita è stata vita fino all’ultimo respiro. Lei ha detto: “La preghiera è un abbraccio”. Non dimentichiamolo ha concluso don Maurizio, “abbiamo il dovere di dirlo a tutto il mondo. Abbiamo il dovere di ricordare a tutti la sua lotta. Dobbiamo raccogliere quello che ha lasciato perché nulla di quello che ha lasciato, nulla vada perduto“.

Nadia era cittadina onoraria della città di Taranto in seguito alle sue battaglie in difesa della salute dei cittadini del posto minacciati dall’inquinamento del polo siderurgico. “A lei dobbiamo non solo la commemorazione del suo essere, della sua grande generosità e di una straordinaria sensibilità verso le problematiche del nostro territorio, ma anche l’impegno da assumere per un ricordo che non dovrà mai cancellarsi“, ha affermato il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro.

Gli amici del minibar del quartiere Tamburi di Taranto sono arrivati in pullman dalla Puglia viaggiando per tutta la notte. Tutti avevano addosso la maglietta con scritto Ie jesche pacce pe te!” . Davanti al Duomo di Brescia, per i funerali di Nadia Toffa, c’era anche la gente normale di Taranto. La conduttrice aveva conosciuto i ragazzi del “minibar” dei Tamburi  in occasione di un suo servizio sull’Ilva. “Fu lei che vedendo quella maglietta che ebbe l’idea  e, negli anni, siamo riusciti a raccogliere 700 mila euro e abbiamo aperto un reparto oncologico pediatrico. Senza di lei non sarebbe stato possibile” raccontano in lacrime i suoi amici di Taranto.

La famiglia di Nadia Toffa, l’inviata delle Iene morta per un cancro,  ha affidato ai social un messaggio di salutoCara piccola grande Nadia, figlia amata, adorata sorella, dolcissima zia, guerriera potente in ogni sfida, coraggiosa anche nell’ultima, la più difficile. Non ci sono parole per dire il vuoto che lasci in tutti noi”. comincia così il pensiero della famiglia di Nadia Toffa affidato a Twitter. “Si spegne con te una luce calda, cristallina, ma rimane tutto l’amore che ci hai donato, resta ciò che hai costruito con tanta dedizione e determinazione per noi, per tanti. Siamo forti della tua forza. Già un angelo in vita, ora sei libera e serena nell’Amore più grande. Riscaldati dall’abbraccio di tutti”, hanno scritto i genitori e le sorelle della presentatrice, morta a 40 anni dopo una lunga battaglia con il tumore. 

I detenuti del carcere di Brescia hanno fatto una colletta per comprare una corona di fiori, così come i lavoratori dell’ex-Ilva di Taranto hanno voluto mandare un messaggio alla famiglia. Tanti i fan che sono arrivati a Brescia per salutarla, assieme a colleghi storici – Giulio Golia, Max Laudadio, cantanti e amici bresciani come Omar Pedrini, l’ex ct della Nazionale Cesare Prandelli.
Sull’altare ci sono le corone di Pier Silvio Berlusconi (“Sempre nel mio cuore”), dei suoi colleghi delle “Iene” (“Con noi per sempre”), della redazione di “Verissimo” e della conduttrice Silvia Toffanin. Il cuscino di fiori della mamma e del papà di Nadia è appoggiata sul feretro, seduta accanto ai genitori c’è la sorella Mara con la figlia Alice, nipote adolescente di Nadia. Che con voce rotta dal pianto parla dall’altare: “Vorrei raccontarvi della mia Nadia, che aveva tanta fiducia in me, mi rincuorava. Mi ripeteva di essere forte. Sono tanto fiera di essere sua nipote“.
Toccante anche il messaggio dell’amico Max Ferrigno collega delle Iene  deve interrompersi più volte, cedendo alle lacrime. “Mi aveva convinto che nonostante questo cancro fosse incurabile ce l’avrebbe fatta. Lei convinceva tutti, era impossibile dirle di no. Le abbiamo scritto che niente sarà più come prima, non so come faremo, ci dovremo pensare da domani. Lei ti dava tutto completamente, aveva questo modo di parlare e dava per scontato che tu avresti fatto questa cosa con lei. Ed oggi hai unito gli amici, i tuoi colleghi, la tua famiglia, la tua famiglia delle Iene. Senza di te niente sarà più come prima. Era magica e la saluto. Ciao Nadia“.

Un ricordo della piccola, grande Nadia

di Antonello de Gennaro

Ho conosciuto Nadia Toffa all’inizio della sua carriera in Mediaset, avvenuto nello stesso periodo in cui avevo iniziato a lavorarci anche io, (producendo un programma di moda e costume) sulla stessa rete Italia1, ed ogni volta che ci incontravamo nei corridoi di Cologno Monzese, scherzava con la sua unica imbattibile ironia mi prendeva in giro dicendomi “potevi prendere me a fare la conduttrice“.

L’ho rincontrata qualche anno fa a Taranto al termine di una conferenza stampa in Prefettura sull’ ILVA, dove mi ha sfilato sotto il naso Michele Emiliano, intervistandolo e costringendolo a versare un contributo per quella splendida iniziativa di raccolta fondi grazie alla quale si è riuscito a finanziare un ospedale pubblico a Taranto. Era tutta contenta di avergli fatto uscire dal portafoglio due banconote da 50 euro. Che erano il “sigillo” sulla figuraccia fatta fare davanti alle telecamere ad un presidente di Regione che in realtà avrebbe dovuto pensare lui a trovare quei fondi,  e non la meravigliosa “iena” Nadia promuovendo la vendita delle magliette con la scritta “Jesche pacce pe te!”, (dal tarantino:”Io esco pazzo per te” ).

Alla fine dell’intervista con Emiliano. Nadia mi si è avvicinata per scusarsi, con la sua puntuale grande educazione, ma è bastato il suo sorriso per abbracciarla e dirle che aveva fatto bene, e che non doveva scusarsi di nulla.

Mi piace pensare che Nadia da lassù oggi ci guardi con il suo sorriso ironico, ed incredulo, di quanta gente l’amasse e di quanta gente avesse stima della sua “battaglia” contro il cancro. Anche io ho perso una padre per quella maledetta malattia. Una battaglia che non può e non deve finire, e che tutti noi possiamo sostenere al posto di uno Stato assente, finanziando con il nostro contributo la ricerca. Ciao piccola grande Nadia, ci mancherai.

 




Filippo Roma minacciato sui social dai militanti M5s . Svelate le "bufale" costruite dai grillini in rete per delegittimare l'inchiesta

ROMA – L’inviato  Filippo Roma, che con l’autore de ‘Le Iene’   Marco Occhipinti sta indagando sul caso dei lavoratori in nero impiegati nella ditta edile del padre del leader del Movimento Cinque Stelle,  intervenendo al programma radiofonico “Un Giorno da Pecora” in onda su Rai-Radio1 ha raccontato gli ultimi sviluppi sulla delicata vicenda.

Anche il nostro giornale vuole esprimere tutta la nostra solidarietà agli amici e colleghi de “Le Iene” invitando le forze dell’ordine a vigilare ed intervenire in quanto il clima è molto pesante e non solo per il rischio terribile che si passi dalle parole ai fatti. C’è troppa gente che vuole zittire in ogni maniera l’ informazione ed impedire a chi fa il onestamente e correttamente il proprio lavoro di poter raccontare notizie. Anche sulle nostre pagine Facebook abbiamo ricevuto offese, insulti e minacce dai soliti “odiatori” seriali che militano nel Movimento Cinque Stelle che non ha gradito i nostri approfondimenti giornalisti che hanno evidenziato una serie di illegalità commesse dalla famiglia del vicepremier Di Maio.

Queste le domande a cui ha risposto Filippo Roma:

Ci saranno novità sul caso?Non lo sappiamo nemmeno noi, siamo in attesa di alcune risposte da parte di Di Maio”.

Come le è parso il vicepremier quando lo ha intervistato? Mi è parso deluso dal papà, nell’intervista è emersa questa cosa del padre e del figlio che non si parlavano, uno storia che affonda le radici in un passato molto lontano e profondo“.

Nei prossimi servizi de Le Iene emergeranno anche altri lavoratori in nero? Non si sa“.

Lei che feedback ha avuto su questa inchiesta: più complimenti o più critiche?Sui social i simpatizzanti del Movimento mi hanno sfondato, riempiendomi di insulti di ogni tipo: da servo di Berlusconi e Renzi a se ti incontro per strada ti ammazzo o ti riempio di botte.

Nessun complimento?Per strada mi fanno i complimenti invece…

 

La bufala sull’operaio in nero di Di Maio per infangare Le Iene

Chi ci conosce e legge sa molto bene che le minacce ed offese hanno un effetto diverso con noi, in quanto non ci fermiamo, anzi andiamo continuamente a caccia di notizie e documenti che possano comprovare che la millantata “onestà” e “legalità” dei grillini, come i fatti documentati hanno dimostrato di giorno in giorno,  è la più grossa FAKE NEWS del secolo. Un autentica “bufala” per dirla con parole più semplici per i compaesani di Di Maio.

“Salvatore Pizzo, il lavoratore in nero presso la ditta di Antonio Di Maio, è in realtà un candidato del Pd!”.  Ed ecco che nella fake news dei simpatizzanti Cinque stelle viene sostituita la sua foto con quella di un vero candidato ! Il povero lavoratore sfruttato dalla famiglia Di Maio senza volerlo è finito  in quel tritacarne della fabbrica delle fake news realizzate su misura, nello squallido tentativo di difendere il padre del vicepremier Luigi di Maio. che hanno invaso negli ultimi giorni i socialnetwork .

ecco l’immagine-fake news che ha fatto il giro del web.

 

La falsa notizia è stata diffusa alle ore 19 del 26 novembre. Ed è ormai circolata sotto gli occhi e sulle tastiere avvelenate di tutti i sostenitori del Movimento Cinque Stelle : “Quel Salvatore Pizzo che ha denunciato a Le Iene di aver lavorato in nero per l’azienda del padre di Luigi Di Maio, in realtà, è stato candidato per il Pd nel 2014”. Uno notizia falsa, nello squallido tentativo di sostenere e voler dimostrerebbe che lo avrebbe fatto per motivi puramente politici. E, quindi secondo il “popolino a 5 Stelle”, probabilmente Pizzo starebbe mentendo.

C’è  qualcosa di falso, ed è grande quanto ma marea di indignazione “grillina” che si è subito scatenata  sui social, utilizzando la “menzogna” come uno strumento per “assolvere” l’ esponente del M5S sotto accusa di turno, e anticipano l’opera della magistratura mentendo e diffamando altri soggetti.  Ed ecco che Il Giunco, quotidiano locale, ci racconta una di queste storie: un indinniato speciale, evidentemente politicamente schierato, illudendosi nella sua mente di rendere servizio alla sua parte politica (che invece, ricordiamo, ne è stata danneggiata, e certamente possiamo ritenere non avrebbe voluto simili menzogne) ha composto questo “fake” con la foto di un soggetto a caso con dei loghi del PD, alle spalle ed una didascalia indinniata ed indinnante dove si dichiara “Le Iene questo non lo hanno detto!!! L’operaio che ha accusato il padre di Di Maio era candidato nel 2014 col PD!” . Chiaramente tutto falso !

 

A svelarlo è il sito Bufale.net,  (e per precisione Claudio Michelizza, detto #LoSbufalatore) che da alcuni anni si occupa di sbugiardare le troppe fake news, che sembrano aver invaso in molti casi anche i media italiani che non sono abituati a fare le necessarie dovute verifiche. Bufale.net ancora una volta mostra quella foto che ha fatto velocissimamente il giro del web (condiviso da quasi 7.000 utenti in poche ore), in cui si indica il presunto “delatore” Salvatore Pizzo (che in realtà non è lui) in compagnia di un uomo e di due donne, posare sorridente davanti a una parete interamente ricoperta dal logo del Partito democratico. “Le Iene questo non lo hanno detto!!! L’operaio che ha accusato il padre di Di Maio era candidato nel 2014 col Pd”, recita il “post” abilmente costruito e diffuso dalla già nota Fanpage M5S  che ha pubblicato il messaggio intorno alle ore 19 del 26 Novembre scorso.

Come racconta il quotidiano online Il Giunco (che si occupa della maremma toscana)  si tratta di una evidente “fakenews” che è stata riconosciuta così da molti in provincia di Grosseto, ma non dal popolo del web. Per dovere di cronaca, va ricordato che l’uomo che ha dichiarato al programma televisivo “Le Iene” di essere stato assunto in nero nell’azienda del padre del vicepremier e ministro del lavoro è Salvatore Pizzo.

A denunciare la bufala che ha generato una serie di attacchi molto violenti sui social e che ha generato una falsa verità che sta circolando da alcune ore su Facebook, è lo stesso consigliere regionale toscano Leonardo Marras  (Pd) che scrive: “#fakenews Quanto ci vuole per finire nella macchina del fango dei moralisti da tastiera? Giusto il tempo di fare una grafica con informazioni false! Una delle tante pagine fake nate solo per aizzare il ‘popolo del web’ mi ha scambiato per l’operaio protagonista del servizio de Le Iene che dice di aver lavorato in nero per il padre del ministro Di Maio: hanno costruito un post prendendo un’immagine di febbraio 2018 e scrivendo falsitàIn poche ore un numero impressionante di condivisioni e di commenti offensivi”.

A seguire è arrivata la  pagina Facebook   “Noi con Boldrini che si autodefinisce di “svago”  carica di diffamazioni contro l’onorevole Laura Boldrini e a favore dell’attuale maggioranza M5S-Lega (sia purin realtà  facendo alla stessa un pessimo servizio) che, come accade sempre con gli Indinniatori Seriali, pensa che abusando della funzione “Modifica” dei commenti su Facebook si possano nascondere le diffamazioni ed evitare le denunce e dichiarandosi “di satira” si ritengono legittimati (senza esserlo !)  a potersi inventare di tutto, coinvolgendo  una persona innocente ed estranea ai fatti scatenandole contro l’odio dei social. Ecco come hanno ritoccato il messaggio:

La macchina dell’odio “grillino” intanto prosegue indisturbata,  colpendo il programma e gli inviati de “Le Iene”, ritenendoli “responsabili” di aver diffuso una notizia contraria agli interessi del loro partito politico.

Ecco come appaiono così i post in favore del M5S  in cui gli inviati delle Iene vengono accusati in vari modi di aver creato una fake news ad arte su Luigi Di Maio dietro un’inesistente ordine di Silvio Berlusconi. Ma  fake news che accusa un giornalista di fake news sostanzialmente, dimostrando come ai sostenitori ed adepti del M5S  non piaccia la verità, ritenendo che solo che la loro narrazione è ben composta e confacente al loro pregiudizio.

Nel pomeriggio del 27 Novembre scorso all’improvviso le pagine Noi con Boldrini e M5S si sono auto-oscurate. Nel frattempo la pagina Facebook del Movimento 5 Stelle Notizie ha rilanciato la fake news in favore di Antonio Di Maio, contro il povero  Leonardo Marras “spacciato” per Salvatore Pizzo. L’anomalia? Come si vede non trovando più la bufala “originale”  hanno scaricato l’immagine dall’articolo del quotidiano toscano che denunciava la bufala stessa. E poi gli “sciacalli”, gli “infami” e le “puttane” dell’informazione sarebbero i giornalisti.

Ma Luigi Di Maio con famiglia al seguito,  ed Alessandro Di Battista allora cosa sono ?

 

 

 

 

 




M5s: Iene, altri 2 operai in nero nella ditta del padre di Di Maio. Il Pd: " il ministro del lavoro riferisca in Aula"

MILANO – Ci sono altri due operai che avrebbero lavorato in nero per l’azienda di Antonio Di Maio,  padre di Luigi, la Ardima srl di Pomigliano d’Arco, al centro di un nuovo servizio delle Iene , il programma in onda su Italia 1.  Si allargano le irregolarità dell’impresa edile di famiglia del vicepremier (della quale oggi è socio al 50%) secondo quanto emerge da un’anticipazione del nuovo servizio de Le Iene andata in onda nella serata di ieri in cui al vicepremier Di Maio è toccato confessare che suo padre ha sfruttato gli operai per non pagare il dovuto e quindi sottrarre soldi anche allo Stato.

 

cliccando sull’immagine del servizio di ieri sera de LE IENE, potrete vederlo integralmente

 

Mentre Di Maio, come promesso, ha verificato, confermando così la storia di Salvatore, sono spuntati altre tre persone impiegate al nero nell’azienda: Mimmo per 3 anni, Giovanni per 7/8 mesi e Stefano” . Mimmo ha intrapreso anche una vertenza di lavoro nei confronti dell’impresa edile della famiglia Di Maio,  dinnanzi al Tribunale del lavoro,  per contributi e competenze mai versati, di cui gli autori dell’inchiesta hanno parlato nel servizio. I tre nuovi lavoratori – spiegano Le Iene – sarebbero stati impiegati in nero nel periodo tra il 2008 e il 2010, prima cioè che nel 2012 Luigi Di Maio entrasse nell’assetto proprietario dell’azienda.

 

 

I due nuovi casi di lavoratori sfruttati in “nero” si aggiungono al caso di Salvatore Pizzo, detto Sasà, andato in onda domenica sera e che aveva scatenato le critiche di Matteo Renzi Maria Elena Boschi. Le affermazioni di Luigi Di Maio, che aveva segnalato l’episodio come singolo caso, sembrano quindi smontarsi dopo le nuove testimonianze raccolte da “Le Iene”. Anche alla Cgil c’è traccia della transazione tra Pizzo e l’impresa dei Di Maio. Lo racconta e conferma Giovanni Passaro, all’epoca segretario degli edili del comprensorio, oggi segretario generale Fillea-Cgil di Napoli: “Pizzo si rivolse a me – dice Passaro al sito ilmediano.it – non voleva denunciare ma continuare a lavorare. Riuscii a fargli prendere il posto di lavoro contrattualizzato grazie a un certificato medico dell’infortunio che disse di aver subito mentre lavorava per Antonio Di Maio. L’operaio optò per un accordo: un bonus di 500 euro e la regolarizzazione del posto di lavoro. Poi da me non è venuto più”. Ed ha perso il lavoro.  “Io non accuso Luigi Di Maio e non lo accuserò mai, – spiega Pizzo non ho avuto modo di conoscerlo. Lui stava ancora all’università. Però se all’epoca dei miei fatti, del mio infortunio sul lavoro, quando il padre mi ha detto di mentire, di dire che mi ero fatto male a casa, tu avevi circa 25 anni e dici di essere all’oscuro di cosa faceva tuo padre, non ci credo fino in fondo… non stai più nel carrozzino…”.

E’ stato interpellato nuovamente il vicepremier Di Maio che avrebbero promesso ancora una volta “ulteriori verifiche”. Infine, secondo il quotidiano La Repubblica, nei confronti del padre di Luigi Di Maio potrebbe aprirsi un altro problema di natura giudiziaria, legato ad alcune strutture che si trovano su un terreno di sua proprietà nel vicino comune di Mariglianella, sempre nel napoletano, su cui la locale Polizia Municipale ha avviato accertamenti.

Significativo un post di Matteo Renzi che sui social ha scritto: “Quando ho visto il servizio delle IENE sulla famiglia Di Maio mi sono imposto di non dire nulla. Di fare il signore, come sempre. Del resto non m’interessa sapere se il padre di Di Maio abbia dato lavoro in nero, evaso le tasse, condonato gli abusi edilizi.  Sono convinto che la presunta “onestà” dei Cinque Stelle sia una grande FakeNews, una bufala come dimostrano tante vicende personali, dall’evasore Beppe Grillo in giù. Ma sono anche convinto che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli e questo lo dico da sempre, a differenza di Di Maio che se ne è accorto adesso. Ma qui, all’una di notte, non riesco a far finta di nulla.  Non ce la faccio.  Rivedo il fango gettato addosso a mio padre.  Rivedo la sua vita distrutta dalla campagna d’odio dei 5 Stelle e della Lega.  Rivedo mio padre che trova le scuse per non uscire di casa perché non vuole incrociare gli sguardi dopo che i media lo presentano come già colpevole.  Rivedo mio padre sul letto d’ospedale dopo l’operazione al cuore.  Rivedo mio padre che non si ferma all’Autogrill o resta in macchina per non essere riconosciuto.  Rivedo mio padre preoccupato per cosa diranno a scuola i compagni di classe dei nipoti.  Rivedo un uomo onesto schiacciato dall’aggressione social coordinata da professionisti del linciaggio mediatico.  Non basteranno i 145.000€ che Marco Travaglio e alcuni suoi colleghi dovranno pagare per aver diffamato mio padre: sta vendendo l’azienda, lo attendono anni di processi, decine di cause di risarcimento.  La vita di mio padre è cambiata, per sempre.  Non è un mio problema dunque sapere se il padre di Di Maio sia responsabile o no di lavori in nero, evasione fiscale, abusi edilizi. Non m’interessa davvero. Sono però certo che Di Maio figlio sia il capo del partito che è il principale responsabile dello sdoganamento dell’odio. Hanno educato, stimolato e spronato a detestare chi provava sinceramente a fare qualcosa di utile. Hanno ucciso la civiltà del confronto. Hanno insegnato a odiare. Non dobbiamo ripagarli con la stessa moneta. Ma prima di fare post contriti su Facebook chiedano almeno perdono alla mia famiglia per tutta la violenza verbale di questi anni. Se Di Maio vuole essere credibile nelle sue spiegazioni prima di tutto si scusi con mio padre e con le persone che ha contribuito a rovinare. Troverà il coraggio di farlo?

il Pd chiede che il vicepremier Di maio riferisca in Aula sulla vicenda. Ieri Maria Elena Boschi in un video su Facebook che pubblichiamo di seguito, ha augurato al padre di Di Maio di non ricevere lo stesso trattamento avuto dal suo ad opera dei diffamatori del Movimento 5 Stelle.

Le dichiarazioni dei redditi di casa Di Maio

Il padre di Di Maio dichiara un imponibile di soli 88 euro.  I dati più aggiornate possono essere consultate nella sezione “Amministrazione Trasparente” del sito di Palazzo Chigi.  Il modello Persone fisiche 2018 (redditi 2017) di Antonio Di Maio evidenzia un imponibile di appena 88 euro. Un valore a dir poco imbarazzante, sopratutto considerando che il padre di Luigi Di Maio  risulta essere comproprietario di quattro fabbricati e nove terreni.

Paolina Esposito la madre del vicepremier dichiara invece intorno ai 52.403 euro; Rosalba la sorella di Di Maio (comproprietaria al 50% con il fratello Luigi  dell’impresa edile di famiglia) dichiara 7 mila e 65  euro di reddito, mentre il fratello Giuseppe , che a sentire Luigi Di Maio, segue l’impresa di famiglia, il vice premier ha dichiarato sul suo onore che  “non ha percepito redditi nel 2017

Redditi Antonio Di Maio 2017

La Certificazione Unica 2018 di Luigi Di Maio segnala un reddito di oltre 98mila e 400 euro. Informazioni queste pubbliche  e consultabili online, che abbiamo linkato per agevolarvi la ricerca e consultazione,   che consentono anche di accertare e capire qual è il reale rapporto tra il leader pentastellato e l’azienda di famiglia di cui è comproprietario. Nell’”Attestazione situazione patrimoniale 2018”, modello C, alla voce “Azioni e quote di partecipazioni in società”, emerge che Luigi Di Maio detiene, ad oggi, il 50% della Srl. L’altra metà della società è nelle mani della sorella del capo politico di M5s, Rosalba.

Il padre di Di Maio oggi non ha più alcun legame formale con la srl passata sotto il controllo dei figli, la cui attività è dunque seguita da loro ed in particolar modo Rosalba e Giuseppe che è l’ Amministratore unico: il quale non dichiara alcun reddito. Sarebbe curioso chiedere al vicepremier: ma suo fratello come vive, come si mantiene ?

A proposito, tutto a posto anche per il ministro del Lavoro quando lavorava d’estate come muratore nell’impresa edile ?




Di Battista(M5S): “Emiliano finge di opporsi Renzi”. Le Iene affondano le giustificazioni di Di Maio sui “furbetti dei rimborsi”

Renzi ed Emiliano

ROMA –  “Emiliano qua fa la parte dell’oppositore a Renzi, fa il poliziotto buono. Ma è tutta una finzione: non esiste la distinzione in poliziotti buoni e cattivi perché tanto poi i voti finiscono al Pd. Così Alessandro Di Battista ad Ostuni ha attaccato il PD durante la presentazione del suo libro “Meglio liberi- Lettera a mio figlio sul coraggio di cambiare”, ospite della rassegna letteraria “Librinfaccia”.

Nel frattempo “Le Iene” hanno pubblicato il terzo e ultimo servizio dell’inchiesta sui presunti finti rimborsi e sono usciti tre nuovi nomi: si tratta dei baresi Francesco Cariello, che è stato espulso nella serata di ieri da Luigi Di MaioEmanuele Scagliusi e della calabrese Federica Dieni. Anche loro, non avrebbero restituito parte dello stipendio versandolo al fondo del microcredito. Ma va riconosciuto che i singoli casi però sembrano essere molto diversi.

Luigi Di Maio e Filippo Roma

Nell’ ultima puntata online dell’inchiesta delle Iene a cura di  Filippo Roma e Marco Occhipinti sono stati tre nuovi nomi di parlamentari coinvolti nelle mancate restituzioni di parte dello stipendio al fondo del microcredito targato M5S. E spunta anche una nuova tecnica per far risultare tutto in regola. I nomi mai svelati finora sono quelli di Francesco CarielloEmanuele Scagliusi Federica Dieni, questi ultimi candidati all’uninominale rispettivamente in Puglia e a Reggio Calabria,   mentre è stato nuovamente  tirato in ballo anche la senatrice Lezzi, la quale è stata “salvata” dai probiviri del M5S che l’ hanno sanzionata con una multa nei suoi confronti.

Secondo gli approfondimenti effettuati dagli inviati delle Iene , il versamento di 3.500 euro sarebbe stato in realtà annullato proprio dalla senatrice salentina. Quindi, in pratica non si sarebbe trattato di un errore non voluto, come sostenuto nei giorni scorsi da Lezzi. E quindi sarebbe salito a 14 il numero dei parlamentari  grillini coinvolti nella “Rimborsopoli a Cinque stelle” e non 9 come sostenuto  dal candidato premier Luigi Di Maio.

Le Iene scrivono che “Il Movimento ha i dati di tutti i bonifici dei parlamentari da più di una settimana, tuttavia ha deciso di prendere provvedimenti solo nei confronti di otto di loro. Perché aspetta che facciamo noi i nomi di chi ha commesso irregolarità per intervenire? Sta coprendo qualcuno? Vuole limitare i danni? ” ed elencano gli ammanchi ed anomalie scoperte.

Giulia Sarti (M5S)

All’appello mancano  sei bonifici per un totale di 20.580,79 euro di Giulia Sarti, capolista nel listino proporzionale e candidata all’uninominale nel collegio di Rimini per i Cinque stelle,  la quale con una denuncia in procura ha scaricato tutte le colpe sul suo ex fidanzato e collaboratore, Bogdan Andrea Tibusche, sostenendo che gli aveva consentito di trattenere dei soldi per risolvere dei suoi problemi di salute, ma che lui le aveva promesso che li avrebbe poi restituiti. Dopo che sul sito delle Iene è stato pubblicato il suo nome nella lista dei dieci “furbetti del rimborso“, ha intrapreso un silenzio rigido, al punto tale che non si è neanche presentata al comizio nella sua Rimini con Luigi Di Maio e come dichiarano Le Ienenon ha mai risposto al telefono“.

Anche la Sarti ha deciso di autosospendersi  annunciandolo su Facebook, scrivendo “finché questa triste storia non verrà chiarita, io voglio affrontarla da sola e non arrecare il benché minimo danno a questa fondamentale campagna elettorale”. Il suo ex fidanzato,  è stato interrogato fino alle 4 di notte dalla Procura di Rimini , e secondo fonti confidenziali degli inquirenti starebbe per essere prosciolto grazie alla sua buona abitudine di aver “registrato telefonate e salvato messaggi”.  Ma ci sono altri due deputati “salvati” da Di Maio.

Massimiliano Bernini (M5S)

Il primo è Massimiliano Bernini, campione di restituzioni, per il quale però risultano però quattro bonifici nel 2013 che non sono arrivati a destinazione, per un totale di 19.000 euro. Chiaramente i diretto interessato si professa innocente. E Barbara Lezzi, candidata capolista in Puglia: manca all’appello un bonifico per 3500 euro. Lei sostiene che il bonifico sia stato rifiutato e che non l’avesse mai revocato. . Ma invece Le Iene sono volute andare sino in fondo ed hanno sentito la sua banca che, invece, replica che il bonifico in questione è stato revocato direttamente dal cliente.

“Antonio Bordiga, responsabile dei sistemi di pagamento di Banca Sella, al microfono di Filippo Roma ha detto che la revoca del bonifico poteva essere fatta solo tramite richiesta e firma del cliente”, scrivono Le Iene sul loro sito. La senatrice però è stata “graziata” e sanzionata con una multa. “Barbara Lezzi  – secondo quanto è stato pubblicato  dal blog del M5Sha restituito 132mila 557 euro. Vi è un bonifico contestato di circa 3.500 euro (-2,5%) immediatamente sanato. E in accordo col Movimento verserà tre mensilità di restituzione in più al fondo per il microcredito come penale per l’errore fatto”

Le Iene hanno provato a contattare Francesco Cariello, del quale, mancherebbero all’appello due bonifici per un totale di 5.989 euro , che ha risposto di non poter parlare prima di martedì prossimo. Ma sabato sera è stato espulso anche lui. Ben più “leggera”  la posizione di Emanuele Scagliusi che secondo la ricostruzione del programma televisivo Mediaset – non viene accusato di bonifici pubblicati e mai arrivati a destinazione, ma di bonifici arrivati nel fondo del microcredito solo parzialmente, cioè per cifre inferiori rispetto a quelle presenti (photoshoppato, cioè “taroccato”) nel documento pubblicato .

Emanuele Scagliusi candidato all’uninominale della Camera nel collegio di Monopoli, raggiunto da Le Iene, inizialmente ha dichiarato che non si spiegava la ragione come mai come sulla distinta del suo bonifico ci sia una cifra di importo superiore a quella arrivata nel fondo. Ma il codice identificativo dell’operazione è lo stesso, quindi qualcuno ha manualmente “taroccato” l’importo della distinta pubblicata sul sito dei Cinque stelle. Nel caso di Scagliusi,  è stata decisa una penalità da versare di una sola mensilità. Per quanto riguarda Federica Dieni, la stessa ha ammesso con Filippo Roma, dopo averlo minacciato di querela (“io sono avvocato…”)  di aver “gonfiato” la cifra del bonifico, ma solo perché aveva poi provveduto a fare un bonifico riparatore dieci giorni dopo.

dati al 9 febbraio

Scagliusi  scrive su Facebook : Ieri sera a Gioia del Colle  sono stato avvicinato da Filippo Roma de Le Iene che mi ha contestato un bonifico di agosto scorso in cui ho restituito mille euro in meno rispetto a quanto previsto. Mille euro che ho restituito nella rendicontazione successiva. La verità è che qualche mese fa ho avuto la necessità di fare una spesa personale di cui non volevo sapessero nulla né la mia compagna per non farla preoccupare né il mio collaboratore, che controlla la mia rendicontazione. In pratica, ho preso in prestito mille euro dei soldi a mia disposizione per dei controlli medici sulla mia persona che volevo rimanessero nascosti ai miei cari. Non ho ritenuto opportuno davanti alle telecamere dire miei fatti personali. Mi rimetto totalmente al giudizio dei probiviri. Chiedo solo di tenere conto che ho donato dei miei stipendi oltre 223 mila euro e che ho sbagliato una sola volta per mille euro già restituiti“.

Il mattatore dei “furbetti del rimborso”  Ivan Della Valle per il quale risultano mai arrivati al fondo 51 bonifici per un totale di 272.312 euro,  “spacciato” da suo padre come in viaggio a Casablanca, è stato rintracciato dalle Iene in Toscana, dove è stato raggiunto rilasciando un’intervista esclusiva.  Chiede scusa, ed ammette: “Taroccavo i bonifici con Photoshop”,  attacca però i parlamentari del Movimento: “Impossibili 8-9000 euro al mese di spese quando hai ufficio, viaggi e telefono già pagati”. E lancia una sfida: “Trasparenza vera? Fuori tutti gli scontrini dei rimborsi non restituiti. Chiedetegli voi Iene e li chieda anche il candidato premier dei Cinque stelle Di Maio“.

Il M5S nella serata di sabato ha reso noto chesono 10 in totale gli esponenti espulsi“. Agli gli otto parlamentari indicati da Di Maio nei giorni scorsi  (cioè Benedetti, Buccarella, Bulgarelli, Cecconi, Cozzolino, Della Valle, Martelli e Pisano ) si sono aggiunti Francesco Cariello e il consigliere regionale Gian Luca Sassi, che sono stati entrambi cacciati con un post in contemporanea alla terza puntata dell’inchiesta pubblicata sul sito de Le Iene. Sono tre,  cioè Cariello, Della Valle e Pisano su 9  parlamentari coinvolti a non essere stati ricandidati.




Scandalo rimborsi M5S. Per il programma TV Le Iene” “I morosi sono 14”

ROMA – Lo scrivono “Le Iene” sul sito della trasmissione di Mediaset : “Sarebbero 14 i parlamentari Cinque stelle che hanno pubblicato dei bonifici che non sono mai arrivati a destinazione nel fondo per il microcredito. Questo il numero che risulta alla nostra fonte” e  e che quindi “contraddirebbe quanto detto da Luigi Di Maio“.

“Di Maio ha così comunicato che sarebbero otto i parlamentari morosi, con un buco di quasi 800mila euro –  si legge nella nota delle Iene – Ma secondo la nostra fonte sarebbero quasi il doppio. E alcuni di questi parlamentari morosi, ancora senza nome perché prima vorremmo incontrarli per chiedere conto, avrebbero escogitato un altro giochino originale per trattenere più soldi nelle loro tasche. Non si tratterebbe, quindi del solito metodo di annullamento del bonifico appena inviato, che permetteva così di inviare la ricevuta al sito tirendiconto.it e quindi di risultare formalmente in regola, che in tanti hanno praticato“.  

Un altro senatore pugliese Barbara Lezzi, “intercettata” dall’inviato  Filippo Roma  durante un appuntamento elettorale in Puglia accanto proprio a Luigi Di Maio, secondo la preziosa “fonte” del programma  “dichiara di aver fatto un versamento di 3500 euro, che non compare nel fondo del microcredito”. La senatrice ha contattato la redazione del programma, sostenendo di essere in regola con i bonifici e lo staff delle Iene ha anticipato che la incontreranno appena possibile. Al momento candidato premier del Movimento 5 Stelle sembrerebbe volerla “salvare” nonostante tutto.

Filippo Roma nel frattempo ha provato ad avvicinare Beppe Grillo durante un comizio, ma questa volta l’impresa è stata resa impossibile. Il fondatore del Movimento il giorno successivo, sul suo novo blog personale che si  è”staccato” da quello dei 5 Stelle,  ha dichiarato che i parlamentari non in regola sono affetti da “sindrome compulsiva di donazione retroattiva“, e ha chiuso la questione glissando che “c’è rimasto male”. La Iena ha persino accompagnato il candidato premier M5S Luigi Di Maio preso la filiale di Montecitorio del gruppo Banca Intesa per verificare che i suoi conti fossero tutti in regola.

Filippo Roma conclude: “Di Maio è perfettamente in regola con le restituzioni”. Il candidato premier grillino si è detto rammaricato, perché alcune persone “per qualche decina di migliaia di euro hanno danneggiato l’immagine del Movimento e fatto perdere un po’ di fiducia, che ora recupereremo pubblicando i documenti”. Di Maio ha annunciato che chiederà  ai parlamentari “furbetti” di rinunciare al seggio e ha garantito alla Iena che sicuramente non faranno parte nel gruppo parlamentare del Movimento.  Ma in realtà  nessuno può garantire che una volta eletti, i  “furbetti” del Movimento 5 Stelle escano per aderire ad altri gruppi parlamentari portandosi a casa un lauto stipendio anche per la prossima legislatura. E non sarebbero i primi….
La redazione delle “Iene” ha annunciato che  prossimi giorni verranno resi noti i chiarimenti forniti dai vari parlamentari che non sono presenti nella lista di Di Maio (se saranno riusciti a incontrarli). Infatti secondo la fonte “confidenziale”, i parlamentari grillini coinvolti nella mancata restituzione di parte del loro stipendio sarebbero 14,  anticipando che nei prossimi giorni verranno forniti ulteriori aggiornamenti.

Un vero e proprio stillicidio. I candidati del M5s “furbetti” saltano come birilli ed in pratica ci sarebbero già i numeri per formare, ancor prima delle elezioni, un vero e proprio gruppo parlamentare di “epurati”.  Un primo scossone arrivava nel pomeriggio, quando ilfoglio.it rivelava che Piero Landi, candidato a Lucca, è iscritto alla massoneria. Poche ore dopo si scopriva che anche un altro candidato in Calabria, Bruno Azzerboni, appartiene a una loggia: dopo il campano Vitiello, i massoni salgono a tre. “Non possono stare nel M5s e gli sarà richiesto di rinunciare al seggio”, dicono dal Movimento. Ma in realtà non c’è modo di cancellarli dalle liste né tantomeno di buttarli fuori dal Parlamento, neppure attraverso il “modulo Dessì”, l’autorinuncia firmata dal candidato escluso per l’affitto a 7 euro. Ormai la “frittata” è fatta ! I due massoni cadono tra capo e collo sul movimento, mentre l’attenzione è puntata sugli “scrocconi”.

Il gruppo parlamentare degli espulsi può raggiungere la doppia cifra. Della Valle è irreperibile, il padre dice che è fuggito a Casablanca, ma lui nel pomeriggio smentisce. Dalla lista delle “Iene” sono state salvate Barbara Lezzi e Giulia Sarti. Quest’ultima ha denunciato per i mancati rimborsi l’ex fidanzato: nonostante il loro rapporto fosse finito, “la nostra convivenza è continuata fino ad ora anche se non ci vediamo dallo scorso dicembre”, ha detto.  Le credete ?

 

 

 

 




Agitazione nel M5S su rimborsi: il “buco” è di oltre un milione di euro

ROMA – I senatori grillini Andrea Cecconi e Carlo Martelli probabilmente sono,, la punta di un iceberg. Un iceberg di vergogna contro il quale la campagna elettorale del M5s rischia di sbattere a un passo dal rush finale. La questione “rimborsopoli“, sugli ammanchi nelle restituzioni dei parlamentari, si allarga a macchia d’olio, e potrebbe superare il milione di euro,  irrompendo nel tour elettorale di Luigi Di Maio proprio nella sua Campania. Un appuntamento che vede, tra l’altro, il ritorno in campo di Beppe Grillo.

Il caso dei rimborsi mancati agita molto seriamente i vertici, che reagiscono in maniera durissima. “Le mele marce le trovo e le caccio, nessuno inficerà il nome del M5S“, dice Di Maio . La questione, secondo il servizio delle Iene andato in onda domenica sera, e come pubblicato dal CORRIERE DEL GIORNO ieri, riguarda almeno una decina di parlamentari e quindi non soltanto Cecconi e

Dalle prime verifiche i vertici del Movimento ammettono come il “buco” sulle restituzioni per il fondo per il microcredito sia “più grande” degli oltre 200mila euro preventivati dai media.I grillini sul totale delle cifre si limitano a direvediamo domani“,  dopo aver richiesto in via ufficiale gli atti al  Mef, il Ministero dell’Economia presso cui è ubicato il fondo per le piccole medie imprese. I calcoli, fatto salvo eventuali errori commessi dai tecnici del Movimento nel riportare i dati delle restituzioni, sembrano volgere al peggio. Alla cifra di 226 mila euro di ammanco, che ha fatto scattare l’allarme per le mancate restituzioni, va infatti aggiunta la cifra versata al fondo dagli eurodeputati del M5s, pari a 606mila euro, come certificato dallo stesso blog giorni fa.

A questa si somma il totale dei rimborsi arrivati dalle Regioni: le stime sono approssimative ma si parla di oltre 500mila euro. Il tutto fa quindi aumentare la forbice tra quanto dichiarato dai parlamentari sul sito tirendiconto.it e quanto arrivato, in concreto, dai bonifici.

E intanto il Pd attacca.  Ieri sera anche il senatore pugliese  Maurizio Buccarella, preso di mira dalle “Iene”, annuncia l’autosospensione  che in questo caso è l’anticamera dell’espulsione.  “Mi considero autosospeso dal M5s per tutelare anche la mia serenità personale e familiare” annuncia il senatore Maurizio Buccarella sulla sua bacheca Facebook  dove spiega: “Ho appena inviato all’assistenza di Tirendiconto.it  i bonifici esitati degli ultimi tre mesi del 2017 (tot.12.292,75 euro), finora pubblicati sul sito in forma di mero ordine di disposizione. Relativamente agli ultimi due mesi di novembre e dicembre avevo fatto una leggerezza, però: avevo revocato i due bonifici lo stesso 31 gennaio 2018 perché credevo di poter chiudere quel conto corrente nei giorni immediatamente successivi (…), cosa che invece non ho fatto (anche per essere stato tre giorni a Roma per i lavori della commissione) e di cui NON mi sono premurato di avvertire l’assistenza di Tirendiconto o altri del Movimento. Non so come si stanno facendo i controlli ed è chiaro che l’operazione de “Le Iene” arriva ad orologeria a poche settimane dalle elezioni. Non ho alcuna intenzione di prestarmi al gioco al massacro. Mi considero intanto AUTOSOSPESO dal Movimento per tutelare anche la mia serenità personale e familiare. Non me ne vogliano i colleghi, attivisti e candidati con i quali fino ad oggi mi sono impegnato nella campagna elettorale, continuo a sostenerli idealmente e cercherò di dare una mano comunque, finché mi sarà permesso”.  ed aggiunge “in data odierna (12 febbraio) mi risulta che quelle somme sono state accreditate sul Fondo, dopo bonifici disposti da altra banca“.

Ma il “furbetto-distratto” Buccarella dimentica qualcosa, e cioè che  che siamo a febbraio e quindi dalle rendicontazioni manca anche gennaio 2018. Il senatore salentino non spiega come mai pur essendo consapevole di aver revocato i bonifici per aver (a suo dire) chiuso il proprio conto corrente bancario, ha atteso sino al 12 febbraio per effettuare i bonifici ! Anche la senatrice leccese Barbara Lezzi  “pizzicata” dalle Iene, ha commentato su Facebook: “Domani mattina andrò in banca per farmi rilasciare la documentazione che accerta che tutti i bonifici che ho effettuato in questi anni non sono stati revocati“. Attendiamo fiduciosi di poter visionare la documentazione.

Sul web è esplosa la rabbia degli esclusi dalle “parlamentarie“. L’ex candidata alle regionali, la leccese  Caterina Vitiello, ha protestato con un post in cui si pente indiganata di aver prestato il volto per anni al movimento ” Per anni abbiamo fatto delle restituzioni la bandiera della onestà della politica francescana a cinque stelle. Non solo ci ho creduto, ma ho garantito, con la mia faccia, su palchi e banchetti. Mai immaginando, neppure ora dopo le squallide parlamentarie, che la deriva partitica, verticistica e antidemocratica del M5S, potesse anche sfociare nella più immonda truffa verso il suo elettorato“.

Un altro escluso, Giovanni Manzo, tra i più attivi animatori del Meetup di Lecce , scende nei particolari  e su Facebook chiede ai portavoce di pubblicare i loro conti e con un chiaro riferimento a una vicenda giudiziaria del tutto estranea al movimento ma che vede coinvolto proprio Buccarella, si chiede come mai  il “filtro” adottato non valga solo in alcuni casi.

Il Movimento 5 Stelle ha reso noto che sono in corso ulteriori verifiche sulle restituzioni: dai calcoli fatti, secondo l’Adnkronos, mancherebbero circa 500mila euro, cifra molto superiore a quanto inizialmente ipotizzato.  I parlamentari “grillini”  sostengono di aver versato al fondo per le piccole e medie imprese 23 milioni 418mila 354 euro ma invece  il Ministero dello Sviluppo Economico ha ufficializzato e certificato  una cifra di 23 milioni 192mila 331 euro, con un ammanco di 226mila euro.

Ma a quella cifra occorre sommare anche i soldi che alcune regioni hanno versato allo stesso fondo, tagliandoli dagli stipendi e rimborsi dei consiglieri pentastellati. Nello specifico i 5 Stelle dell’Emilia Romagna avrebbero versato al conto corrente numero 00000219222 ben 329.297 euro, la Liguria 145.704 euro, il Veneto 41.360 euro. Sommando gli importi versati dalle tre Regioni si arriva a un totale di 516.361, somme che quindi non sarebbero stata elargita da deputati e senatori. Le cifre quindi  ballano ancora paurosamente, come tutta questa storia.Lo staff di Luigi Di Maio fa sapere che chi ha violato le regole avrà “lo stesso trattamento di Andrea Cecconi e Carlo Martelli. Che nel frattempo però restano candidati al Senato nel Movimento 5 Stelle .  Siamo proprio sicuri che una volta eletti, si dimetteranno, o come hanno fatto altri colleghi “grillini” nella scorsa legislatura cambieranno gruppo e si metteranno in tasca tutti i loro compensi ed indennità per i prossimi 5 anni ?

Ex militante M5S a “Le Iene“: “in tanti mentono su rimborsi” – “Tra deputati e senatori siamo ad una doppia cifra, è un partito fatto di furbi e furbastri che tradisce la fiducia dei cittadini“. Sono queste le affermazioni con cui un ex militante, ai microfoni de Le Iene nel servizio sul M5S trasmesso via internet domenica sera, svela i mancati rimborsi che, a suo parere, coinvolgerebbero diversi esponenti del M5S. L’inchiesta de Le Iene, che il programma è stata costretto a pubblicare solo sul suo sito web, ha portato al ritiro, di fatto, dalla campagna elettorale dei parlamentari Andrea Cecconi e Carlo Martelli.

 

 

E’ stato l’ex militante del M5S  intervistato da “Le Iene”, infatti, a fare i nomi dei due esponenti pentastellati, rei – è la sua accusa ai microfoni del programma Mediaset – di aver finto di restituire oltre 21mila euro, nel caso di Cecconi, e oltre 76mila nel caso di Martelli. La mancata restituzione, spiega l’ex militante, si concretizza pubblicando sul sito “tirendiconto.it” i bonifici fatti salvo poi revocarli entro 24 ore dalla pubblicazione. Interpellati il 2 febbraio scorso dall’inviato Filippo Roma de Le Iene , entrambi,  sia Cecconi che Martelli negano. “Non è vero, ho tutti i bonifici fatti, sono caricati online“, si difendeva Cecconi prima di allontanarsi mentre Martelli prima nega con forza (“A me questa cosa non risulta, questa cosa qua finisce adesso, è una cosa terribile”) salvo poi dimostrarsi più possibilista: “farò questa verifica, se è così provvederò a sistemare tutto”. Le Iene hanno chiesto ad entrambi i senatori uscenti del M5S   di contattare il programma dopo la verifica ma nessuno dei due parlamentari – come rende noto il programma nel servizio –  si è fatto sentire.

Di Maio: Cecconi e Martelli fuori, via mele marce  – “Quelle persone come Cecconi e Martelli le ho già messe fuori, per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento. Non sarà qualche mela marcia ad inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e come sanno gli italiani da noi le mele marce si puniscono sempre“. Così ha dichiarato Luigi Di Maio a Napoli,in merito ai rimborsi dei cinquestelle. “La notizia in un paese normale è che M5S ha restituito 23 milioni e 100mila euro di stipendi e questo è certificato da tutti quanti e ci sono 7mila imprese in Italia che lo testimoniano perché quei soldi hanno fatto partire 7mila imprese e 14mila posti di lavoro“, ha spiegato. ” Se ci saranno controlli da fare li stiamo facendo – ha concluso – ringrazio chi ha fatto queste inchieste ma questo è un paese strano in cui restituisci 23,1 milioni e la notizia è che manca lo 0.1“.  In realtà manca un bel 5%, cioè un milione di euro !

Il candidato premier del Movimento, Luigi Di Maio, ha tenuto una linea a dir poco oscillante, in questi giorni. La sera del 9 febbraio, quando i giornalisti stavano scrivendo e documentando che esisteva un grosso problema, e che di lì a poco Le Iene ne avrebbero fornito documentazione, ha prima attaccato preventivamente Mediaset sul “blog delle stelle”  un attacco con una tempistica non casuale. Poi ha fatto uscire sulle agenzie la seguente frase: “Sono orgoglioso di Martelli e Cecconi“. La linea ufficiale era: i due rinunciavano spontaneamente alla candidatura (cosa peraltro impossibile, ma è un altro discorso), e il leader li apprezzava per il nobile gesto, e oltretutto, scoperto il disguido, erano corsi a mettersi in regola.

La mattina dopo, cioè ieri,  lo scenario è totalmente cambiato. Cambiava anche la nuova posizione di Di Maio: “Vanno Cacciati“. E nel pomeriggio, a Lecce, davanti al microfono della iena Filippo Roma aggiungeva “I due (Cecconi e Martellin.d.a.) sono già fuori dal Movimento”, addirittura prestabilendo l’esito di un’inchiesta dei probiviri M5S in corso. Infine, poche ore fa, la mattina del 12 febbraio, li ha addirittura apostrofati con parole sprezzanti, “sono mele marce“. Adesso anche un’altra decina di parlamentari M5S sarebbero nel mirino delle false restituzioni. E la “festa”….è appena cominciata !




Dopo il servizio delle Iene il sottosegretario Rossi si dimette : “Accuse infondate”

ROMA –  Il sottosegretario alla Difesa, Domenico Rossi, dopo una trasmissione televisiva delle Iene da cui è emerso che  il deputato Mario Caruso (Democrazia Solidale – Centro Democratico)  aveva formalmente assunto il figlio del sottosegretario per fargli un favore, che peraltro non si presentava mai al lavoro.  Rossi ieri sera ha rassegnato le proprie dimissioni dal Governo.

nella foto il deputato Mario Caruso

Caruso eletto deputato nel 2013 in lista con Mario Monti, si era già presentato alla Camera nel 2008 nelle liste del Popolo della Libertà, seguendo poi nel 2010 Gianfranco Fini e aderendo a Futuro e Libertà per l’Italia: nel 2013 appunto la nomina come deputato della XVII Legislatura e alla Camera aderisce al gruppo di Scelta Civica per l’Italia, quindi nel dicembre 2013 al nuovo gruppo parlamentare Democrazia Solidale-Centro Democratico a cui sono iscritti anche Bruno Tabacci e  Lorenzo Dellai.

Caruso invece si trova dentro il piccolo raggruppamento centrista quasi per combinazione. La sua storia politica infatti è stata sempre a destra: sindacalista dell’ Ugl è stato candidato alla Camera per la prima volta nella lista Per l’Italia nel mondo, di Mirko Tremaglia, che era l’estensione di An nei collegi esteri.

Due anni dopo ci riprova  sempre nelle circoscrizioni estere con il Popolo delle Libertà, ma anche questa volta non viene eletto. Nel 2010 passa a Futuro e Libertà con Gianfranco Fini ed è, incredibilmente, l’unico di Fli che riesce a essere eletto grazie all’unione elettorale estera con Scelta Civica di Mario Monti. Attualmente anche se da indipendente, Fli ormai si è sciolta,  è tesoriere dell’attuale gruppo parlamentare dove è confluito da un paio di anni.

 

nella foto il sottosegretario dimissionario Domenico Rossi

Rossi, generale di corpo di armata ed ex sottocapo dello Stato maggiore dell’Esercito (fino al 2013), è stato eletto deputato con Scelta Civica. E’ diventato sottosegretario alla Difesa con la nascita del governo Renzi e poi riconfermato nell’esecutivo di Gentiloni. Da quando Scelta Civica in Parlamento si è disfatta, ha sempre scelto la parte un po’ più a destra: prima si scrive al gruppo Popolari per l’Italia, poi si è candidato alle Europee 2014 con Ncd-Udc (non venendo eletto), poi a Democrazia Solidale-Centro Democratico che riunisce i popolari di Scelta Civica con i parlamentari eletti dal partito guidato da Bruno Tabacci. Proprio per Centro Democratico si candida alle primarie del centrosinistra per le amministrative di Roma: si piazza al terzo posto dopo Roberto Giachetti e Roberto Morassut, con 1320 voti, ricedendo appena il 3 per cento delle preferenze.

In ogni caso al fine di non coinvolgere l’Amministrazione che rappresento e per svolgere ogni azione in piena libertà e con maggiore serenità – ha aggiunto Rossi –   ho deciso di rimettere le deleghe conferitemi dal Ministro della Difesa. Con questa iniziativa – prosegue l’ormai ex- sottosegretario – voglio fare chiarezza per evitare che queste informazioni siano strumentalizzate: le spese relative ai collaboratori sono rendicontate, e questo basta per dimostrare da chi realmente dipende l’impiegato e viene retribuito”.

Immancabile l’azione penale per difendersi: “Ho dato mandato a uno studio legale al fine di tutelare l’immagine mia e di mio figlio ed esaminare la possibilità di contestare le accuse che mi sono state rivolte nelle opportune sedi legali“.

Il servizio delle Iene riguarda la denuncia di una giovane assistente parlamentare che ha sostenuto di lavorare da un anno e mezzo per il deputato Caruso,  senza essere retribuita e senza alcun tipo di contratto. Nell’intervista al programma Le Iene andato in onda ieri sera la giovane assistente parlamentare, mostrata con il volto oscurato e nome occultato, ha raccontato di aver cominciato con uno stage di tre mesi e di essere successivamente andata avanti da allora senza retribuzione, subendo anche qualche avance sessuale.

Una sera, al ristorante  l’onorevole mi ha fatto capire che se fossi andata al letto con lui mi avrebbe aiutato“». La ragazza ha mostrato anche un messaggino ricevuto  qualche giorno dopo, a mezzanotte dal deputato Caruso: “Sono a casa, valuta te cosa fare“.

La ragazza ha anche videoregistrato un suo colloquio con il deputato. “Non è che se ti avessi detto di sì mi avresti dato il lavoro?” a cui Caruso replicava “No, quelle sono cose separate e distinte“.

Il deputato Caruso – sempre grazie alla telecamera nascosta -spiega riguardo al figlio del sottosegretario Rossi,  che lo avrebbe assunto per fare “una cortesia” al padre in quanto lui non poteva assumerlo direttamente e che comunque “lo paga il padre“. Caruso pressato dall’inviato delle Iene, ha negato di aver chiesto alla sua collaboratrice prestazioni sessuali, sostiene che la ragazza aveva fatto solo uno stage di tre mesi e dice di aver assunto il figlio del sottosegretario Rossi dopo aver fatto “una valutazione delle sue capacità”.

L’ on  Dellai ha dichiarato di aver preso attodi quanto riportato dal servizio de “Le Iene” a proposito di due deputati aderenti al Gruppo. Nel precisare che i comportamenti oggetto dell’inchiesta giornalistica si riferiscono al rapporto esclusivo tra i singoli deputati e i loro collaboratori e non all’attività del Gruppo Parlamentare, attendo in ogni caso dai due colleghi spiegazioni esaustive e convincenti”.

La presidente della Camera Laura Boldrini è intervenuta sulla denuncia della trasmissione, commentando come “inaccettabile” la situazione e preannunciato che chiederà al Collegio dei Questori della Camera dei Deputati una ricostruzione approfondita e dettagliato dell’accaduto, per valutare ogni eventuale iniziativa da assumere sia sulla specifica vicenda, sia in merito a una diversa regolamentazione di tutta la materia.

“La violazione dei diritti di un lavoratore o di una lavoratrice è sempre grave, ma lo è ancor più se a rendersene responsabile è chi siede in Parlamento – aggiunge la BoldriniI comportamenti dei due deputati, qualora risultasse confermata la ricostruzione proposta dalla trasmissione televisiva, getterebbero pesante discredito su tanti altri loro colleghi che invece agiscono in maniera corretta e su un’istituzione che è impegnata in una azione di cambiamento, sobrietà, trasparenza”.