Operazione "Gramigna Bis" dei Carabinieri di Roma

ROMA – 9  mesi dopo dall’operazione “Gramigna” che aveva portato in carcere 37 persone decapitando il clan dei Casamonica, oggi la Procura della Repubblica di Roma ha fatto il “bis”.  Dalle primi luce dell’alba, oltre 150 Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con l’ausilio di unità cinofile, un elicottero dell’Arma e del personale dell’8° Reggimento “Lazio”, coordinati dal procuratore aggiunto Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò, sono impegnati la Romanina, periferia Sud della Capitale, nella Provincia di Roma , nonché in varie regioni d’Italia, per eseguire 23 misure cautelari, emesse dal G.I.P. Gaspare Sturzo del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di altrettanti soggetti appartenenti alle famiglie Casamonica, Spada e Di Silvio ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di estorsione, usura, intestazione fittizia di beni, spaccio di stupefacenti ed altro, reati per buona parte commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Droga, estorsioni, usura, il “modus operandi” degli esponenti della famiglia: opprimevano le proprie vittime mettendole in uno stato di puro terrore, grazie a continue minacce. Il pm nella sua richiesta scrive: “E’ stato accertato il ‘tipicò modus agendi posto in essere dai Casamonica, caratterizzato da larvate forme di violenza e minaccia, veicolate attraverso un compulsivo approccio verso le vittime, sottoposte a continue richieste prive di ogni giustificazione e che finiscono per metterle in uno stato di totale assoggettamento“. Sequestrati circa 400mila euro in contanti e gioielli.

le donne del “clan Casamonica”

Tra le persone colpite da misura anche le 9 donne che avevano sostituito gli uomini finiti in carcere nei mesi scorsi diventando delle vere e proprie “supplenti”. Tra di loro anche Asia Sara Casamonica, nuora del boss Giuseppe Casamonica, che aveva rioccupato la casa di Porta Furba del capo clan, già confiscata e simbolo del loro potere e del controllo su quel territorio. Un gesto, dunque, altamente simbolico secondo gli inquirenti.

Il clan dei  Casamonica scrive il gip Gaspare Sturzo nelle oltre 300 pagine di ordinanza, sfidano continuamente lo Stato occupando abitazioni già confiscate. E il clan pensava di farla franca ancora una volta. Consiglio Casamonica, arrestato oggi, si vantava al telefono con suo nipote Pasquale : “Il resto è noia, non è noia sono uguali a me, siamo quattro re, ma siamo cento all’ora“.

Due esponenti della famiglia Casamonica avevano cercato di intimidire una parte offesa coinvolta nel processo a carico di Pasquale Casamonica, persino nel Tribunale di Roma . In particolare, – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – una nota del 23 giugno 2017 del commissariato Viminale comunicava di quanto accaduto una settimana prima quando, in occasione di un incidente probatorio nel processo a carico di Pasquale Casamonica, una parte offesa era stata “avvicinata dagli indagati Consiglio Casamonica, detto «Simone», e Liliana Casamonica conosciuta come «Stefania», rispettivamente cugino e sorella di Pasquale, i quali gli dicevano che avrebbe dovuto ’far uscire Pasquale’, o meglio, da intendersi tale ordine di ritrattare le dichiarazioni accusatorie precedentemente rese“.

Il gip Sturzo nell’ordinanza spiega chesappiamo come l’udienza con le forme dell’incidente probatorio non sia pubblica. Appare, quindi, evidente come la presenza dei due Casamonica, nei locali del tribunale di piazzale Clodio, si spieghi esclusivamente con la finalità di avvicinare ed intimidire la persona offesa al fine di indurla a ritrattare le precedenti accuse”. Una condotta questa, secondo il Giudice, che è “in sostanza una conferma del metodo mafioso. Tra le 5 vittime, citate nelle carte, del metodo utilizzato dal clan c’è anche un noto commerciante di lampadari.

“Questo non è un gioco – ha dichiarato il commerciante agli inquirenti – I Casamonica oggi non fanno più usura con le minacce perché sanno di poter essere intercettati o di essere denunciati. Fanno bene i giornali a definirlo un clan“. Ha aggiunto poi il commerciante: “ti fanno assistere a delle scene di scazzottate tra loro, anche con l’uso di armi, per farti capire che possono essere anche violenti. Non è possibile uscirne vivi“. Lo stesso commerciante conferma che Luciano Casamonica, definito “uomo che dava protezione a tutti”, prese “30 mila euro e 3000 euro al mese per fare da mediatore per mettere d’accordo i nomadi del campo di Castel Romano”. Da chi abbia preso i soldi Casamonica per la mediazione non è chiaro, ma – spiega il testimone – “lui era stato a cena ospite di Alemanno (Gianni, ex sindaco della Capitale)“.

Nell’odierna operazione sono stati arresti e associati in carcere Celeste Casamonica, Consiglio Casamonica, Cosimo Casamonica, Christian Casamonica, Giuseppe Casamonica detto «Bitalo», Giuseppe Casamonica conosciuto come «Monca», Lauretta Casamonica, Liliana Casamonica conosciuta come «Stefania»,  Massimiliano Casamonica detto «Ciufalo», Pasquale Casamonica detto «Rocky», Rocco Casamonica, Rosaria Casamonica, Salvatore Casamonica, Gelsomina Di Silvio, Emanuele Proietto, Alizzio Spada e Ottavio Spada detto«Cicciollo», e Vincenzo Spinelli. nei cui confronti scrive il gip Gaspare Sturzo nelle oltre 300 pagine della sua ordinanza, “non risulta acquisito alcun elemento che autorizzi a ritenere che le esigenze cautelari potrebbero essere salvaguardate mediante una misura diversa dalla custodia cautelare in carcere” ed aggiunge:  “per questi non risulta acquisito alcun elemento che autorizzi a ritenere che le esigenze cautelari potrebbero essere salvaguardate mediante una misura diversa dalla custodia cautelare in carcere”.

Per rendersi conto che il tenore di vita acquisito dai Casamonica è provento di attività illecite “Basta leggere gli accertamenti patrimoniali e reddituali” e che qualora lasciati in libertà continuerebbero “a consumare delitti come quelli di oggi”. Il gip ha disposto invece gli arresti domiciliari per Giacomina Casamonica soltanto perché “madre di prole inferiore a sei anni” e l’obbligo di dimora per Asia Sara Casamonica e per Roberta Liguori.

 




Mafia Capitale: colpo al clan Casamonica, 33 arrestati

ROMA –  Colpo all’associazione mafiosa romana ‘clan Casamonica’: è di 33 arresti e tre persone ancora ricercate il bilancio di una maxioperazione che ha visto impegnati 250 Carabinieri del Comando provinciale di Roma. L’operazione è avvenuta tra la Capitale e le provincie di Reggio Calabria e Cosenza. Sono ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico di droga, estorsione, usura, commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Tra gli arrestati ci sono anche 13 donne, potentissime nel clan, due delle quali sono state rintracciate nel pomeriggio nel centro commerciale Cinecittà2.

Marco Baldini

Tra le vittime di usura del clan ed in particolare di Consiglio e Rocco Casamonica  (che lo  fa addirittura da sorvegliato speciale) ci sono Enrico Migliarini ritenuto debitore in solido con Marco Baldini, il conduttore famoso per il sodalizio con Fiorello che di recente ha rivelato di non aver mai smesso di giocare e di essere arrivato a un passo dal suicidio . A un tasso annuo del mille per mille: quindi a fronte dei 10mila euro prestati ne ricevono 600mila indietro in 6 anni.  In una intercettazione del novembre del 2015 citata nell’ordinanza di custodia cautelare. Baldini afferma: “Mi ha detto ‘non me ne frega un cazzo, trovalì. Cioè io così non posso fare, proprio non ce la faccio ma non sto parlando di te, ero assediato, non fila più nessuno e mi vengano tutti addosso Simone. Tutti, una violenza impossibile ed inimmaginabile“. Casamonica replica: “lo so, io è una settimana che mi sto a segnà, quello che potevo l’ho rifatto, mica posso darli io“. Baldini conclude: “ma se si tratta di poca roba, io la prossima settima ce l’ho. Tipo 3 mila, 4 mila, 5 mila posso anche avere…la prossima settimana ma di più non riesco“. Consiglio  Casamonica  detto Simone, concedeva finanziamenti, lui che non è iscritto a nessun elenco, anche a Luciano, uno dei due figli adottivi di Franco Zeffirelli. A lui per 20mila euro veniva applica un tasso annuo del 30%.

Sono stati anche sequestrati locali nel centro di Roma: tra questi la discoteca Marylin al Testaccio ed il ristorante “Snob Fish” tra Campo de’ Fiori e il Pantheon, cioè a due passi dal Senato della Repubblica. Ancora in corso il conteggio definitivo del valore dei beni interessati. Nella sfera di interessi del clan era finito anche l’Om Club di via di Libetta, di cui Giuseppe Casamonica era riuscito a divenire socio occulto. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati 50 mila euro in contanti, conti correnti, 20 automobili, decine di orologi di lusso Rolex . E poi quattro case popolari, in via Lisbona a Ciampino, in via dl’Acqua Marcia a Pietralata, in piazza Gasparri a Ostia e in via Luigi Guerra a Cinecittà, tutte occupate abusivamente; quella a Pietralata persino occupata dopo essere state estorta ai legittimi assegnatari come restituzione di debiti contratti con la famiglia.

Sigilli anche alla palestra di Domenico Spada, detto “Vulcano“, pugile professionista finito in carcere nell’ambito dell’operazione, una villa in zona Porta Furba, una casa nel quartiere Infernetto e un centro estetico in zona Tuscolana.  La palestra “Vulcano Gym“, era frequentata dal senatore 5Stelle Emanuele Dessì, eletto nel collegio di Latina, è stata sequestrata stamane all’alba dai Carabinieri del gruppo Frascati, diretti dal colonnello Stefano Cotugno. Per gli inquirenti il ruolo apicale di promotore è ricoperto da Giuseppe Casamonica, recentemente uscito dal carcere dopo circa 10 anni di detenzione il quale ha scontato l’ultimo periodo della pena in un buen retiro, una comunità di recupero all’insegna “dell’amore come terapia e come senso della vita” vicino a Fiuggi. Una decisione a dir poco imbarazzante presa dei giudici di sorveglianza del tribunale di Roma , che l’hanno ritenuto un “semplice” tossicodipendente.

Giuseppe Casamonica, detto Bitalo, in realtà, anche ha continuato a coordinare le attività e a inviare ordini al clan anche da detenuto . Secondo la Procura di Roma a dirigere l’organizzazione in sua assenza,  è stata Liliana, la sorella più grande. In vicolo di Porta Furba lei è un punto di riferimento, provvede alla riscossione dei crediti e fa da contabile, mantiene i rapporti con gli avvocati. Liliana Casamonica era già stata arrestata in passato per aver segregato l’ex cognata minacciando di sfregiarla con l’acido e di portarle via i piccoli

Gli arrestati sono anche ritenuti responsabili, in concorso fra loro e con ruoli diversi, di aver costituito un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, usura, concessione illecita di finanziamenti ed altro, tutti commessi con l’aggravante del metodo mafioso.

Sono due i collaboratori di giustizia: il primo ‘pentito’ è Debora Cerroni, 34enne figlia di un ex componente della Banda della Magliana, l’ex moglie per dodici anni (dal 2002 al 2014) di Massimiliano Casamonica, attualmente in carcere,  fratello di Giuseppe, ritenuto il capo dell’associazione. La donna non sarebbe stata mai bene accetta e avrebbe subito comportamenti che abitualmente il gruppo riservava agli estranei. Fuggita di casa dopo che di fatto sarebbe stata tenuta per 40 giorni in stato di segregazione dalle altre donne della famiglia, da Liliana, detta Stefania, e Antonietta, le cognate “reggenti” , accusandola di tradire il marito detenuto, minacciando con l’acido i vicini perché riferissero ogni cosa di lei. Debora, adesso gode di un programma di protezione e pensa solo ad accudire i figli, ha deciso di collaborare presentandosi un bel giorno in un commissariato di Bologna dove ha raccontato tutto quello che sapeva. L’altro collaboratore è un uomo, un calabrese residente da anni a Roma, che per il gruppo avrebbe curato interessi legati al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Il clan non aveva bisogno di usare la violenza, bastava il solo nome della famiglia Casamonica per farsi rispettare. Il nome Casamonica evoca paura: “Quella è gente con cui non si scherza“. “Nessuno viene a bussare dove sto io“, definiva così il suo impero Giuseppe Casamonica.”Un gruppo molto forte anche per il marchio di origine particolarmente significativo sul territorio romano” ha sottolineato il procuratore aggiunto della DDA di Roma, Michele Prestipino. A quanto ricostruito, le vittime non denunciavano sia per timori di ritorsioni sia perché pagare il ‘clan’ Casamonica rappresentava una sorta di ‘assicurazione a vita‘.

Le indagini sono scattate nell’agosto 2015 prima dei funerali show alla periferia di Roma di “Zio Vittorio“, componente della famiglia Casamonica. Un componente la banda che suonò al funerale del capoclan ha testimoniato: “Ricordo molto bene che prima che cominciassimo a suonare, è venuto verso di noi un uomo sui 50 anni, rivolgendosi a tutti noi con fare prepotente ha detto: ‘Dovete suonare il Padrino‘”. Le dichiarazioni sono presenti nell’ordinanza di custodia cautelare.

Ieri non sono mancate le minacce ai giornalisti, rivolte dai componenti della famiglia Casamonica contro i colleghi Floriana Bulfon di Repubblica, e Piergiorgio Giacovazzo del Tg2 e alla sua troupe, aggrediti ieri mentre documentavano il blitz contro 33 persone accusate di essere legate al clan mafioso dei Casamonica che amava vivere anche sui socialnetwork ostentando una vita lussuosa fra Rolex, champagne e macchine di lusso.

Estorsioni e brindisi, modelli di Rolex da duecentomila euro e foto con attori, vacanze a Formentera e litri di champagne. Sono anche i social a rivelare il tenore di vita della famiglia Casamonica e dei cugini Spada ed è proprio il cugino Ottavio Spada ad essere attivissimo su Instagram e a postare foto con i parenti Casamonica finite  al vaglio degli inquirenti