Csm: Riaperti i giochi per la guida della Procura di Roma

ROMA – Il Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso di azzerare il precedente voto di maggio e riavviare la procedura per la nomina del nuovo procuratore di Roma, a seguito dello “scandalo Palamara” grazie al quale sono venute alla luce le manovre illecite per manipolare le importanti nomine ai vertici degli uffici giudiziari delle Procure prive di guida, l’ organo di autogoverno dei giudici, i cui equilibri correntizi sono stati letteralmente “ribaltati” nel peso ed equilibrio delle correnti interne.

La Commissione Incarichi Direttivi del Csm, quattro mesi fa aveva indicato con 4 voti su 6 il procuratore generale di Firenze Marcello Viola. Mestre si aspettava della la del plenum del Consiglio  s’ è scoperto che Viola era il candidato della “cricca” che disegnava strategie venendo intercettata con la microspia inoculata nel telefono dell’ormai ex pm romano Luca Palamara il quale aspirava a diventare procuratore aggiunto, prima di essere indagato per corruzione. Insieme ai magistrati della “cricca” guidata da Palamara si attovagliavano nelle cene e riunioni carbonare notturne  anche il magistrato-deputato del Partito Democratico Cosimo Ferri  che nei giorni scorsi ha seguito Matteo Renzi nella scissione, ed il deputato-imputato Luca Lotti almeno per ora rimasto nel Pd, insieme a cinque componenti togati del Csm delle correnti di Magistratura indipendente ed Unicost che una volta diventati pubblici i loro incontri segreti ed i rispettivi comportamenti poco etici, hanno ben pensato prima di auto-sospendersi e poi di dimettersi.

La commissione  che nel frattempo ha cambiato il presidente dimissionario, ha deciso ieri di revocare le proprie proposte del maggio scorso e quindi in corsa non ci sono più soltanto Marcello Viola ed i procuratori di Palermo Franco Lo Voi e quello di Firenze Giuseppe Creazzo, i quali avevano ottenuto un voto ciascuno dalla  Commissione Incarichi Direttivi ma bensì si ritorna all’ originale elenco di 13 candidati. Tra i quali figura anche l’attuale procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino, che  sta svolgendo il ruolo di reggente dell’ ufficio dopo il pensionamento di Giuseppe Pignatone del maggio scorso.

Il presidente Mattarella ed il vice presidente CSM David Ermini

È molto probabile che la commissione questa volta prima di votare  decida di ascoltare nelle audizioni i progetti dei candidati,  richiesta che in passato il vicepresidente del Csm David Ermini aveva sollecitato anche a nome del capo dello Stato, non venendo ascoltati dai consiglieri del Csm (ora fuoriusciti) che miravano solo e soltanto agli scopi ed interessi personali venuti a galla dalle intercettazioni della Guardia di Finanza delegata in tal senso dalla Procura di Perugia.

Ieri sono arrivate in commissione le indicazioni per la guida della Procura di Torino, rimasta vacante dal dicembre scorso dopo il pensionamento di Armando Spataro. Questo il risultato della votazione: Salvatore Vitiello attuale procuratore capo di Siena  ha ricevuto 4 voti, il procuratore aggiunto Anna Maria Loreto soltanto 2. Fra gli incarichi di prestigio rimasti scoperti ed a disposizione vi è anche la Procura generale della Suprema Corte di Cassazione, rimasta vacante dopo l’abbandono ed uscita di Riccardo Fuzio anch’egli coinvolto nello “scandalo Palamara“. Al momento i candidati più autorevoli sono il procuratore generale della Corte di Appello di Roma Giovanni Salvi e quello di Venezia Antonello Mura .




CSM. Il presidente Mattarella scrive ad Ermini. Il togato Criscuoli si dimette da consigliere

ROMA – Il Vice Presidente del Csm David Ermini ha ricevuto ieri sera la lettera del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la quale sono state trasmesse le dimissioni del consigliere Paolo Criscuoli da componente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Criscuoli, togato di Magistratura Indipendente, era tornato pochi giorni fa, il 9 settembre, al lavoro a Palazzo dei Marescialli. Si era autosospeso dall’incarico il 4 giugno scorso, dopo essere stato tirato in ballo nell’inchiesta della Procura di Perugia sul tentativo di condizionamento delle nomine dei vertici di alcuni degli uffici giudiziari più importanti d’Italia, in cui tra gli altri, è indagato per corruzione l’ex consigliere del Csm, Luca Palamara.

Criscuoli era l’unico dei 5 togati coinvolti nello scandalo emerso dall’inchiesta di Perugia che non si era ancora dimesso dal Consiglio.

Paolo Criscuoli

Con profondo rammarico comunico che ho rassegnato direttamente nelle mani del presidente della Repubblica le mie dimissioni quale componente del Consiglio Superiore della Magistratura, chiedendo contestualmente il collocamento in ruolo” scrive il togato Paolo Criscuoli, che ieri sera ha comunicato le sue dimissioni dal Consiglio Superiore della Magistratura, in una lettera aperta inviata agli iscritti dell’Anm, scrivendo “Ho la piena coscienza di non aver mai tradito il mio mandato. Compio questo gesto esclusivamente per il profondo rispetto che nutro nei confronti dell’istituzione e del suo Presidente, pur consapevole che avevo pieno diritto e anzi sentivo il dovere di continuare a ricoprire la carica consiliare“.

Il Capo dello Stato ha ravvisato nella lettera di dimissioni presentata da Criscuoli senso di responsabilità e rispetto delle istituzioni, come si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa del Csm.

Criscuoli  è il quinto consigliere a lasciare Palazzo dei marescialli dopo lo “scandalo” delle nomine. Al momento sono 16 le candidature presentate per le elezioni suppletive di ottobre, quando il Consiglio superiore dei magistrati sarà chiamato a eleggere due nuovi membri togati, dopo le dimissioni per lo scandalo nel Csm scoppiato a giugno con le intercettazioni che riguardavano Luca Palamara.

I magistrati che subentreranno saranno scelti tra il 6 e il 7 ottobre. Bocciato il metodo del sorteggio, proposto anche dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, perché ritenuto incostituzionale dall’Associazione Nazionale Magistrati.




Mattarella indice elezioni suppletive al Csm per sostituire i dimissionari

Antonio Lepre

ROMA – Oggi si è dimesso un altro consigliere del Csm, Antonio Lepre e si aggrava sempre di più il caos all’interno del Consiglio superiore della magistratura dopo l’inchiesta interna e della Procura di Perugia sugli incontri intercorsi fra alcuni membri ed esponenti del Pd per concordare le nomine del vertice del Capo della Procura di Roma, di Perugia  e di altri capoluoghi.

E’ cresciuto anche in maniera esponenziale ed imbarazzante a livello istituzionale il disagio della magistratura sullo scontro per i contatti avuti dai consiglieri del Csm  con Luca Lotti ex ministro Pd . Il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio , nell’atto di incolpazione a carico di cinque togati del Csm, riferendosi a Lotti – indagato a Roma per il caso Consip – così ha scritto:  “Si è determinato l’oggettivo risultato che la volontà di un imputato abbia contribuito alla scelta del futuro dirigente dell’ufficio di procura deputato a sostenere l’accusa nei suoi confronti”.

Nelle intercettazioni si sente l’ex ministro del Pd, braccio destro di Matteo Renzi, parlando sul  vicepresidente del Csm David Ermini dire: “Però qualche messaggio gli va dato forte“. Un affermazione grave e pesante pronunciata durante la famosa riunione del 9 maggio scorso in cui Lotti trattava ed organizzava con Luca Palamara, Cosimo Ferri ed alcuni consiglieri del Csm sulla strategia da adottare per la nomina del successore di Giuseppe Pignatone alla guida della Procura di Roma.

Uno scandalo istituzionale-politico che imbarazza non poco il Partito democratico. E’ stato soprattutto l’ex procuratore nazionale antimafia e nuovo europarlamentare Franco Roberti a far sentire la sua voce nei giorni scorsi :”Ci troviamo di fronte a fatti gravissimi, che aprono una questione morale, di etica della responsabilità, che riguarda i magistrati ma anche la politica. A partire dal Pd“, Adesso emergono nuovi dettagli dalle intercettazioni. Il segretario nazionale del Pd, Nicola Zingaretti, interviene con una nota per dire: “Il partito che ho in mente non si occupa di nomine di magistrati”.

Il neo-segretario del Pd assicura tutti: “Se emergeranno rilievi penali, mi atterrò sempre al principio garantista e di civiltà giuridica secondo il quale prevale la presunzione di innocenza fino alle sentenze definitive. L’oggetto delle indagini non sono le frequentazioni ma il loro merito. Attendiamo per questo che si faccia piena luce. Agli esponenti politici del Pd protagonisti di quanto è emerso non viene contestato alcun reato“. Ed aggiunge: “Ma il Pd non ha mai dato mandato a nessuno di occuparsi degli assetti degli uffici giudiziari“.

Lotti così replica alla nota di Zingaretti : “Senza fare nessuna polemica con Nicola, sono un po’ sorpreso che lo stesso segretario abbia sentito poi la necessità di dire che il “suo” Pd non si occupa di nomine di magistrati: perchè anche io faccio parte del “suo” Pd e – come ho personalmente detto a lui e spiegato oggi in una nota – non ho il potere di fare nomine, che come noto spettano al Csm“.

David Ermini

Ma a smentire e rendere sempre più debole e complicata la posizione di Lotti sono le sue parole pronunciate dall’ex ministro durante la riunione del 9 maggio. Parole scolpite come macigni contenute nell’atto di incolpazione con cui il procuratore generale della Cassazione Riccardo Fuzio ha dato avvio all’azione disciplinare nei confronti di cinque consiglieri del Csm. Uno di questi consiglieri, Corrado Cartoni, diceva a Palamara: “Ho problemi con Ermini, ci ho litigato”. Il vicepresidente del David Ermini dalle intercettazioni di Perugia viene raffigurato come un ostacolo alle “strategie” del triumvirato Lotti, Ferri e Palamara.

Nell’atto di incolpazione scritto da Fuzio, si legge: c’era una vera “strategia di danneggiamento” di uno dei candidati alla carica di procuratore di Roma, il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, che venne prefigurata nella riunione del 9 maggio scorso , organizzata dall’ex presidente dell’Anm Luca Palamara e Cosimo Ferri, con Luca Lotti e cinque consiglieri “togati” del Csm, tutto ciò  mentre si manovrava per “l’enfatizzazione” del profilo professionale di Marcello Viola,  procuratore generale di Firenze , il candidato fortemente voluto dai “politici” e che guarda caso è risultato il più votato dalla Commissione per gli incarichi direttivi nella seduta dello scorso 23 maggio sorso.

E’ stato tutto ciò che ha indotto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in qualità di presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha indetto per il 6 e 7 ottobre prossimo l’elezione suppletiva per la sostituzione dei membri dimissionari del Csm. Mattarella ha deciso di indire le supplettive a ottobre in quanto la richiesta di scioglimento anticipato del Csm contrasterebbe con la necessità di cambiare le procedure elettorali da più parti richieste. Nella motivazione del Capo dello Stato si legge che le elezioni serviranno a “voltare pagina, restituendo alla magistratura prestigio e fiducia” incrinati per le vicende delle ultime settimane.

Le elezioni suppletive serviranno quindi a sostituire i membri togati del Csm dimissionari, Antonio Lepre e Luigi Spina , rappresentanti eletti dai pm, e quindi non sostituibili con i primi dei non eletti. Infatti i posti riservati al Csm per i pubblici ministeri sono quattro, e alle elezioni dell’anno scorso per il rinnovo dell’intero Consiglio superiore si erano presentati giusto quattro candidati: di qui l’esigenza delle suppletive per la sostituzione dei dimissionari.

Discorso ben diverso invece per i giudici:  le candidature per questa quota erano più numerose dei seggi disponibili. Adesso quindi esiste un bacino di “non eletti”dal quale attingere: al posto di Gianluigi Morlini, da oggi rientrato a fare il giudice a Reggio Emilia, subentrerà Giuseppe Marradi cui proprio ieri il Csm ha decretato il ritorno nel ruolo della magistratura (era distaccato al ministero della Giustizia). A seguito di tutto ciò  cambiano anche i rapporti di “forza” e peso nelle correnti all’interno del Csm. Unicost con l’uscita di Morlini perde un consigliere a vantaggio di Autonomia e Indipendenza, la corrente di Piercamillo Davigo a cui fa riferimento Marra .

AGGIORNAMENTO

Corrado Cartoni

Corrado Cartoni  membro togato del Csm  di Magistratura Indipendente, uno dei magistrati coinvolti nelle riunioni con Luca Palamara e Luca Lotti per pilotare la nomina del prossimo procuratore di Roma ha presentato le dimissioni:   . “Non ho mai parlato di nomine” dice specificando che  le dimissioni sono state date per “senso delle istituzioni”  scrive l’ormai ex consigliere del Csm nella lettera indirizzata al vice presidente del Csm David Ermini, in cui ha comunicato il proprio passo indietro, .

“Ho rassegnato stamattina le dimissioni da Consigliere del Csm – scrive Cartoninon per ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni Non mi è stato consentito di difendermi, e lo farò nel procedimento disciplinare. Preciso che non ho mai parlato di nomine, come erroneamente oggi mi attribuisce un quotidiano”. Cartoni ringrazia “le centinaia di colleghi che, silenziosi, in questi giorni tremendi mi hanno manifestato la loro stima ed il loro affetto”  augurando “buon lavoro” ai colleghi consiglieri ed a chi subentrerà al suo posto.

Al posto di Cartoni si insedierà Ilaria Pepe, seconda dei non eletti alle votazioni dell’anno scorso per il rinnovo del Csm. La nuova consigliera appartiene alla corrente di Autonomia e Indipendenza, che ha tra i fondatori e come leader Piercamillo Davigo. . In questo modo la corrente  raddoppierà la sua rappresentanza al Csm. Attualmente oltre allo stesso Davigo c’è solo un altro consigliere di Autonomia e Indipendenza, Sebastiano Ardita.




Toghe contro toghe: i consiglieri autosospesi vogliono tornare al Csm. Una vera e propria crisi istituzionale della magistratura

ROMA – L’azione moralizzatrice  attuata nei giorni scorsi dal vicepresidente del Csm David Ermini, sostenuta dal Capo dello Stato, principale argomento dell’ incontro di ieri avuto con i consiglieri autosospesi  Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre e Luigi Morlini, sembra destinata a non essere accolta a seguito della presa di posizione  dei magistrati che hanno dimostrato di avere più sete di potere che senso dello Stato e rispetto per la legalità.

I consiglieri togati del Csm coinvolti nell’inchiesta di Perugia , che si erano autosospesi non si dimetteranno  e quindi torneranno a esercitare le loro funzioni ritenendo “infondata” la richiesta di dimissioni avanzata dall’ Associazione Nazionale Magistrati.

Ieri mattina il vice presidente del Csm, David Ermini durante l’incontro avuto con i quattro consiglieri autosospesi, aveva nuovamente rivolto loro un appello alla massima responsabilità istituzionale, invitando i quattro togati a prendere presto una decisione, perché l’autosospensione non è prevista da nessuna legge e quindi non poteva protrarsi oltremodo. Ermini non ha chiesto formalmente le loro dimissioni, non avendo mai proferito le parole: “mancano le condizioni“, in quanto a carico dei quattro magistrati togati del Csm al momento non c’è un’indagine penale, né un procedimento disciplinare, che a questo di certo arriverà . Un concetto sottinteso, sopratutto dopo la presa di posizione di tutte le altre correnti ed in particolare dell’ Associazione Nazionale Magistrati.

Magistrati contro magistrati

Soltanto Luigi Spina, che è indagato dalla Procura di Perugia si è dimesso. La decisione dei magistrati apre un nuovo capitolo della bufera giudiziaria che ha travolto le stanze ovattate del Csm, sopratutto a seguito della pubblicazione delle intercettazioni degli incontri notturni a cui hanno partecipato i cinque consiglieri “carbonari”  con i parlamentari del Pd Cosimo Ferri e Luca Lotti,  riunioni durante le quali si analizzavano e contavano i voti che avrebbero consentito in sede di votazione nel plenum la nomina dell’attuale procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, a capo della Procura di Roma.

La presa di posizione di non dimettersi, e di rientrare nelle proprie funzioni al Csm, è avvenuta ieri sera. Determinante l’appoggio pieno della corrente, per i tre consiglieri espressione di Magistratura Indipendente al termine di una lunga riunione di tutti gli iscritti che , dopo aver ascoltato la loro ricostruzione dei fatti ha ribadisce la propria “fiducia“, mentre invece la corrente di Unicost, ha chiesto al proprio rappresentante Morlini le sue dimissioni. Secondo la versione dei cinque magistrati in questione, sarebbe stata del tutto casuale l’incontro con il politico (peraltro indagato)  Luca Lotti, sostenendo che avrebbero dovuto incontrare solo vedere solo Cosimo Ferri, magistrato in aspettativa, ( a lato nella foto) dimenticando che si tratta comunque di un parlamentare, esponente politico del Partito Democratico

Lotti

Nessuno di noi sapeva che Lotti sarebbe venuto, si è palesato all’improvviso” questa la risibile giustificazione che non trova però riscontro nelle intercettazioni captate dal trojan della Guardia di Finanza nel telefono del pm Luca Palamara, candidatosi alla nomina di procuratore aggiunto alla procura di Roma. Di fatto il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura è diviso e siamo in presenza di una profonda ed imbarazzante crisi istituzionale senza precedenti .

La corrente di Magistratura Indipendente nel documento approvatoall’esito di un’ampia e partecipata assemblea, afferma l’esigenza del rigoroso rispetto dei profili etico professionali nell’esercizio delle funzioni di magistrato e di consigliere nonché l’impegno ad evitare, in futuro, ogni contatto con qualunque esponente politico estraneo al Csm, ancorché magistrato” con un chiaro riferimento a Cosimo Ferri, il leader ombra della corrente e “ribadisce la centralità del Csm quale unico luogo di confronto istituzionale“.

Affermazioni con cui la corrente sembra prendere per la prima volta le distanze da Cosimo Ferri, il deputato del Pd che è sempre stato il punto di riferimento dei magistrati di Mi. Nel documento si legge anche : “all’esito della ricostruzione dei fatti fornita oggi dai consiglieri Lepre, Cartoni e Criscuoli rinnova loro la fiducia ed auspica pertanto la pronta ripresa delle loro attività consiliari. Il documento stigmatizza l’impropria campagna mediatica originata da un procedimento penale a carico di magistrati estranei a Magistratura Indipendente. Sottolinea la propria contrarietà a decisioni basate su giudizi sommari non suffragati dalla compiuta conoscenza degli atti“. Ed ancora una volta si cerca di dare la responsabilità ai giornalisti, che invece hanno consentito all’opinione pubblica di prendere conoscenza della mancanza di etica (e spesso di legalità) di alcuni magistrati.

La posizione di Pasquale Grasso, giudice civile e presidente dell’ ANM, esponente di Magistratura Indipendente  che ieri in assemblea si è astenuto, è risultata più che imbarazzante, in quanto proprio da presidente dell’Anm, nel corso del comitato direttivo centrale di mercoledì scorso dell’ Associazione Nazionale Magistrati , aveva chiesto le dimissioni dei tre consiglieri, posizione questa formalizzata nel documento finale votato dal parlamentino del sindacato delle toghe,  che  non è coerente ed allineata con quella espressa dalla sua “corrente”.

Per questo motivo Grasso ha lasciato Magistratura Indipendente con una letteraperchè ormai la casa natale mi sta stretta” ringraziando i colleghi “persone serie, per bene. ottimi magistrati”. In un’intervista ad un quotidiano della Capitale, Grasso ribadisce però che la sua ormai ex-corrente ha torto perchè “soggetti che hanno interloquito con un imputato (Lotti n.d.a.) per trattare il destino della Procura di Roma devono dimettersi“, concludendo “in questo incarico ci ho creduto ma non si può rimanere ad urlare nel deserto”. Una metafora che dice tutto sulla spaccatura interna alla magistratura, che vede il suo primato dell’indipendenza dalla politica, sbandierato da sempre come vessillo della legalità ormai lacerato definitivamente.

Sullo sfondo della crisi istituzionale del Csm incombe  lo spettro di una riforma del Consiglio che non convince le toghe né tanto meno alcuni costituzionalisti. Solo che i magistrati dimenticano di essere servitori dello Stato, e che le Leggi dello Stato le fanno ancora i parlamentari….




I politici e le manovre di Palamara. Tra i nemici Ermini il numero due del Csm

ROMA – Anche il vicepresidente del Csm David Ermini era finito nel loro mirino della “cupola con la toga” che non volevano ostacoli nella scelta dei nuovi procuratori. Incredibilmente era stato proprio l’accordo  tra le correnti di Magistratura Indipendente di Cosimo Ferri ed Unicost, di Luca Palamara, a determinare l’elezione del parlamentare ex-responsabile per la giustizia del Pd al vertice dell’organo di autogoverno delle toghe, come vicepresidente al fianco del Capo dello Stato  Sergio Mattarella.

Luca Lotti

I “registi” dell’accordo toghe-politici si aspettavano che Ermini si rivelasse disponibile alle loro richieste, e quando si sono accorti  che il vicepresidente del Csm non si faceva “pilotare”in quel momento sono cominciate le critiche nei suoi confronti. E come l’inchiesta sta rilevando grazie alle intercettazioni in possesso del Gico della Guardia di Finanza, il dissenso non arrivava soltanto da Ferri e Palamara, ma persino anche dei consiglieri che si incontravano di notte nell’ hotel dove alloggia il magistrato-parlamentare Cosimo Ferri per accordarsi sulle nomine. In primis il suo concittadino e compagno di partito Luca Lotti, fiorentino come Ermini, che era tra i più determinati a  sostenere che il prossimo magistrato  alla guida della Procura di Roma  dovesse garantire “la discontinuità” dalla precedente gestione di Giuseppe Pignatone .

Lotti vuole alla guida della procura di Roma Marcello Viola, attuale procuratore generale di Firenze, che conosce e del quale cui evidentemente si fida e non fa mistero della sua ostilità per l’altro candidato, anch’egli a Firenze, il Procuratore della Repubblica Giuseppe Creazzo, ritenuto inaffidabile, se non addirittura “ostile”, per aver travolto con le sue indagini la famiglia Renzi. Nella seconda settimana di maggio, l’ 8 maggio all’indomani dell’uscita di Pignatone , Lotti vuole dunque che si proceda con Viola. E soprattutto pretende che la nomina venga fatta in fretta, infischiandosene degli inviti del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, a procedere alle audizioni dei tre candidati alla sua successione (Lo Voi, Creazzo e Viola) affinchè la discussione in seno al Consiglio sia meditata e trasparente.

 

Queste conversazioni captate grazie al “trojan” inserito nel cellulare di Palamara ha portato alla luce tutti i retroscena sulle nomine che le toghe incredibilmente condividevano con i politici del Pd. Una trattativa che ha visto coinvolto anche il presidente della Lazio Claudio Lotito, recentemente candidatosi  e “trombato”, cioè non eletto nelle liste di Forza Italia in Campania, in virtù dei suoi rapporti personali con Ferri e con lo stesso Palamara, nonostante questi sia tifoso sfegatato della Roma !

Ieri Luca Lotti ha diramato una nota a dir poco minacciosa annunciando che “alla fine di questa storia chiederò a tutti, nessuno escluso, di rispondere delle accuse infondate e infamanti contro di me” aggiungendo: “Pare che incontrarmi o cenare con me sia diventato il peggiore dei reati: se così fosse in molti dovrebbero dimettersi, magistrati e non“. Ma nella sua nota, il braccio destro di Matteo Renzi non fa alcun cenno alla coincidenza che lui si occupasse della designazione del capo della Procura da cui è stato imputato a seguito della richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Consip. Tutto ciò nonostante le intercettazioni effettuate per conto dei magistrati di Perugia provano che Lotti discuteva con Palamara non a cena ma durante i colloqui notturni, dettando le condizioni e criticando anche il ruolo di Ermini dopo aver evidenziato che il vicepresidente del Csm , avvocato ed ex responsabile giustizia del Pd durante la segreteria di Matteo Renzi ,  avrebbe dovuto rispondere proprio a lui delle scelte compiute.

David Ermini

Ma le critiche ad Ermini arrivano anche da alcuni magistrati-consiglieri del Csm che insieme Palamara si sarebbero lamentati del comportamento di Ermini che non partecipava alle votazioni in Consiglio e in questo modo non agevolava le loro strategie, o meglio le loro “lotti…zzazioni”

In alcune occasioni al tavolo delle trattative partecipava anche Claudio Lotito, che vanta una frequentazione di anni con Ferri e Palamara . Le conversazioni intercettate hanno portato alla luce  un interesse personale del proprietario della Lazio Calcio che nonostante i suoi guai giudiziari avuti in passato, si preoccupava soprattutto per delle inchieste che coinvolgono alcune persone a lui vicine, come ad esempio il consigliere di Stato Sergio Santoro indagato per “corruzione”  nell’inchiesta sulle tangenti per aggiustare le sentenze amministrative dal Consiglio di Stato, che ha travolto Fabrizio Centofanti e gli avvocati Pietro Amara e Giuseppe Colafiore . Da segnalare che la stessa Procura di Roma, ha chiesto nei giorni scorsi, l’archiviazione della posizione di Santoro.

Santoro è uno degli amici più cari di Lotito , con il quale condivide non solo la passione per il calcio, le vacanze a Cortina d’ Ampezzo, siede negli organi della giustizia federale calcistica, dove lo ha imposto proprio Lotito. Guarda caso a fine maggio, accade che Santoro in qualità di presidente del collegio della Corte di appello della FIGC, debba decidere del ricorso del Palermo Calcio che, il 13 maggio, si è visto retrocedere dalla serie B in C a seguito di una pronuncia del tribunale federale per illecito amministrativo. Una pronuncia che di fatto salva dalla retrocessione in C della squadra di calcio della Salernitana, che il caso vuole, ha come proprietario proprio Claudio Lotito. Santoro lo scorso 29 maggio, si asterrà non in quanto amico di Lotito,  ma perché ancora indagato a Roma,  e la Corte Federale ribalterà la sentenza. Più di qualche coincidenza evidenzia che l’attrazione di Lotito per le toghe non è soltanto una cortesia di biglietti omaggio.

Il Presidente della Lazio quando si discuteva negli incontri notturni sui nuovi vertici della Procura della Capitale,  voleva dire la sua indicando i nomi di chi riteneva debbano essere il capo e gli “aggiunti”. E guarda caso l’ex presidente dell’Anm Luca Palamara ora indagato per corruzione a Perugia era uno dei magistrati candidatisi alla nomina a procuratore aggiunto di Roma .

Il presidente della Lazio Claudio Lotito, intervistato dai colleghi del quotidiano La Repubblica , la “butta in caciara”, come si dice a Roma. E come Luca Lotti, passa alle minacce: “Querelo tutti” sottraendosi a qualsiasi domanda. Già dal mese di aprile, Lotito andava dicendo in giro di avere un misterioso “candidato” per la Procura di Roma, ma nessuno sa di chi si tratti. Più di qualcuno ipotizza sia il magistrato che proprio in quello stesso mese, comincia  a Roma,  la sua campagna elettorale. Si tratta del  procuratore di Velletri Francesco Prete, che si è candidato alla successione di Pignatone al Csm , il quale spiega in qualche cena come sia venuto il momento di “archiviare” la stagione di Pignatone con la discontinuità dal suo operato.

La linea dell’Anm “Via i coinvolti, non sono degni”. Ma loro resistono

Parte in salita e con il freno a mano il riscatto del Consiglio Superiore della Magistratura nel tentativo di “riaffermare la propria autorevolezza” . Mentre il vicepresidente David Ermini è impegnato a redistribuire gli incarichi nelle commissioni dopo l’uscita di scena dell’indagato Luigi Spina e l’autosospensione di altri quattro componenti coinvolti negli incontri con i due parlamentari  del Pd, ferri e Lotti, non si può non segnalare la resistenza degli asutosospesi a rassegnare le dimissioni dal Csm, atto che consentirebbe all’organo di autogoverno di alleggerirsi da un peso che di giorno in giorno diventa sempre più difficile da sopportare.

Dimissioni che vengono richieste ufficialmente anche dall’Associazione Nazionale Magistrati che rappresenta le toghe italiane che sono coloro che eleggano i componenti togati del Csm , e riunisce tutte le correnti. Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, di Magistratura indipendente, e Gianluigi Morlini, di Unicost- Unità per la Costituzione, però non hanno  al momento  alcuna intenzione di lasciare l’organo di autogoverno. E tantomeno vi sono norme e regolamenti per estrometterli d’ufficio. I magistrati che si sono auto-sospesi dal Csm momentaneamente si sono fatti da parte, a seguito dell’ invito dell’invito ricevuto dal vertice del Csm, ma non hanno mai speso  di rivendicare la propria correttezza di comportamenti,  e così facendo attivato un vero e proprio braccio di ferro dalle conseguenze imprevedibili.

Luca Palamara

La decisione di ieri dell’Anm è stato votata all’unanimità: le riunioni in cui si discutevano le prossime nomine dei procuratori di Roma e Perugia,  a cui partecipavano il parlamentare del Pd Cosimo Ferri , magistrato in aspettativa,  e dell’ex ministro renziano Luca Lottirappresentano con evidenza un’inammissibile interferenza nel corretto funzionamento dell’autogoverno». I componenti del Csm che vi hanno partecipato «non appaiono degni dell’incarico istituzionale“. Parole pesanti e durissime, che hanno attivato  la denuncia di tutti al Collegio dei probiviri , compresi Luca Palamara, che  è stato presidente dell’Anm, oltre che ex componente del Csm ed oggi fa il pm a Roma, e Cosimo Ferri,  per eventuali violazioni del codice etico.

Luca Lotti al telefono…..

Al giudizio dell’Anm si ribellano i tre consiglieri di Magistratura indipendente, la corrente moderata di cui Ferri rimane il “leader”. “La richiesta di dimissioni è priva di fondamento” dicono spiegando che loro erano a cena con Ferri e altri colleghi di Unicost, e che solo “all’improvviso si è palesato Lotti“. A loro dire senza alcun preavviso. Ma sui contenuti delle conversazioni intercettate tacciono , solo Cartoni replica: “Il modo di procedere dell’Anm è sommario e basato solo sulla stampa, che confonde fatti diversi“. Come sempre quando qualcosa non funziona in Italia per i magistrati ed i politici la colpa è sempre della stampa…

Anche Gianluigi Morlini, del gruppo centrista Unicost, sostiene che l’arrivo di Lotti non era previsto, ed afferma ” io mi sono allontanato con una scusa, ben prima che l’incontro terminasse, certo di non aver fatto nulla contro i miei doveri di consigliere” ed aggiunge che da presidente della Commissione Incarichi Direttivi  del Csm aveva respinto l’accelerazione del voto sul procuratore di Roma e s’era schierato per le audizioni dei candidati chieste espressamente dal vicepresidente anche per conto del Quirinale. Audizioni poi mai effettuate in quanto bocciate col voto determinante di altri.

Pasquale Grasso

Il presidente dell’Anm Pasquale Grasso fa parte di Magistratura indipendente, che era stato molto prudente nei giorni scorsi  e per questo motivo s’è attirato le critiche degli altri gruppi, ieri si è “allineato” votando il documento unitario, pur ribandendo che sarà necessario accertare la veridicità di quanto emerso finora, “se non vogliamo trasformarci in una bestia cieca in cerca di violenza purificatrice e autoassolutoria“. I magistrati del suo gruppo, consiglieri del Csm coinvolti, raccontano di essere stati strumentalizzati da Ferri che aveva convocato Lotti a loro insaputa, non hanno gradito il cambio di rotta di Grasso. Si annunciano a questo punto, delle rese dei conti all’interno delle varie correnti. Le eventuali dimissioni infatti comporterebbero nuovi equilibri nel Csm: ai tre giudici (due di Magistratura indipendente e uno di Unicost) ne subentrerebbero due di Autonomia e Indipendenza (la corrente che fa capo a Piercamillo Davigo) e uno di Area (la corrente più di sinistra ), mentre per i due pubblici ministeri bisognerà rivotare. Di fatto la corrente di Magistratura indipendente, uscita vincitrice dalle elezioni di un anno fa, verrebbe fortemente ridimensionata. Con molti mal di pancia…




Csm a pezzi, magistrati indagati da magistrati. Troppi giochi di potere per il controllo della giustizia

Luigi Spina

ROMA – La credibilità del  Consiglio superiore della magistratura è in crisi: quattro consiglieri togati , cioè eletti dagli stessi magistrati, sui sedici si sono autosospesi. Uno di loro Luigi Spina, indagato per “favoreggiamento” e “violazione di segreto” si è già dimesso qualche giorno. Il comitato di presidenza ha incontrato tutti i componenti del Consiglio. Momenti drammatici, mai vissuti nella storia dall’organo di autogoverno della magistratura, nel giorno in cui il plenum affronta il caso delle toghe sporche

Pochi minuti prima dell’apertura del plenum straordinario fissato per le 16:30 era arrivata l’auto-sospensione di altri due magistrati, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli, che si aggiungono alla stessa decisione adottata da Antonio Lepre e Corrado Cartoni. Delle iniziative che però non paralizzeranno l’attività del Csm. Infatti secondo la legge istitutiva, il  Consiglio superiore della magistratura ha bisogno per funzionare  di 10 consiglieri magistrati e cinque laici. Allo stato siedono 13 magistrati (11 togati più il presidente e il pg della Cassazione), ma le uscite rappresentano un segnale “forte”. Numeri che nonostante le dimissioni ed auto-sospensioni  consentono al Csm di operare .

Cartoni e Lepre si sono auto-sospesi lunedì sera, così come richiesto dalla sezione Anm di Milano alla fine di una affollata riunione a cui hanno partecipato più di 300  magistrati del distretto della corte d’appello di Milano. Cartoni nei giorni scorsi ha sostenuto la correttezza del proprio operato, negando qualunque condizionamento. Un concetto questo, ribadito, insieme a Lepri, nella nota con la quale hanno comunicato la decisione di sospendersi: “Pur consapevoli e certi della correttezza del nostro operato, per senso istituzionale e per evitare attacchi strumentali al Csm – si legge – comunichiamo la autososospensione dalle funzioni consiliari in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda”.  L’Anm milanese ha parlato nella sua nota di vicende di “inaudita gravità” che hanno fatto “emergere l’esistenza di una questione morale nella magistratura”.

“In questi giorni è in corso una campagna di stampa che confonde e sovrappone indebitamente i piani di una indagine penale relativa a fatti rispetto ai quali sono del tutto estraneo, come già emerso, con l’attuale attività svolta presso il Csm. Ciò ha offuscato e rischia di compromettere ulteriormente l’immagine e la percezione che dell’organo di governo autonomo della Magistratura hanno i cittadini prima ancora dei magistrati”, ha detto Criscuoli è componente della prima commissione (quella per le incompatibilità ) e della sesta, che si occupa di corruzione e contrasto alle organizzazioni mafiose e terroristiche, definendolo un “clima di caccia alle streghe.

Morlini è l’attuale presidente della Commissione Direttivi, esponente di Unicost, la corrente di centro delle toghe , in una lettera inviata al vicepresidente del Csm  ha scritto: “Pur se nessuno mi ha contestato nulla a livello penale o disciplinare, e pur se il mio nome nemmeno è uscito sulla stampa, so di avere, casualmente ed in modo da me non programmato, raggiunto alcuni magistrati ad un dopo cena in cui, ad un certo punto e senza che io lo sapessi o lo potessi prevedere, è intervenuto l’onorevole Lotti. Mi sono quindi poco dopo congedato, ben prima che la serata terminasse, certo di non avere detto o fatto nulla in contrasto con i miei doveri di consigliere”. Alla corrente di  Unicost appartengono i magistrati Luigi Spina accusato di “favoreggiamento e “violazione di segreto, e  Luca Palamara accusato di “corruzione”,  dalla Procura di Perugia.

Proprio nel giorno in cui era stato convocato  il plenum straordinario del  Consiglio superiore della magistraturaSpina si è presentato negli uffici della procura di Perugia da cui è indagato insieme al pm di Roma Stefano Rocco Fava, nell’inchiesta su Luca Palamara. Il magistrato Spina secondo i pm umbri avrebbe rivelato a Palamara di essere sotto inchiesta per corruzione, e dell’arrivo al Csm di un esposto di Fava contro Giuseppe Pignatone e Paolo Ielo, rispettivamente procuratore capo (in pensione da alcune settimane) e procuratore aggiunto della Procura di Roma.

L’ex consigliere del Csm Spina non ha brillato per trasparenza, decidendo (legittimamente) di avvalersi della facoltà di non rispondere. I suoi avvocati hanno così spiegato tale decisione “Abbiamo deciso, d’intesa con il dottor Spina, di procrastinare l’interrogatorio per raccogliere tutti gli elementi che consentiranno quanto prima di chiarire la sua posizione processuale” . Anche il pm Stefano Rocco Fava attualmente in servizio presso la Procura di Roma, indagato anche lui per “favoreggiamento” e “rivelazione del segreto di ufficio” è stato  ascoltato in Procura a Perugia in un interrogatorio durato ore  dai magistrati inquirenti.

Il pm Fava è l’ autore dell’esposto al Csm contro il procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo, viene accusato di alcune affermazioni intercettate: “C’avrai la tua rivincita perché si vedrà che chi ti sta fottendo (…)”  diceva al telefono Spina all’amico Palamara forse sarà lui a doversi difendere a Perugia, per altre cose perché noi a Fava lo chiamiamo”, e  Palamara rispondeva: “No adesso lo devi chiamare altrimenti mi metto a fare il matto”.

Lunedì sono arrivati gli atti della Procura di Perugia trasmessi al vicepresidente Ermini, ex deputato del Pd di cui era responsabile giustizia sotto la segreteria Renzi, il quale ha trascorso un paio d’ore a Palazzo dei Marescialli impegnato a leggere le carte ricevute dai magistrati umbri, prima di salire al Quirinale per incontrare il  Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (che è il presidente del Csm) a cui ha sottoposto il testo del proprio discorso pronunciato oggi in apertura del plenum.

Il presidente Mattarella ed il vice presidente CSM David Ermini

Un dramma, una vicenda assimibilabile “a quella della P2 ha detto il vicepresidente del Csm  David Ermini riferendosi all’inchiesta della procura di Perugia, proferendo parole sferzanti nell’ introdurre il plenum di Palazzo dei Marescialli, aggiungendo Gli eventi di questi giorni sono una ferita profonda e dolorosa alla magistratura e al Consiglio superiore. L’associazionismo giudiziario è stato un potente fattore di cambiamento e di democratizzazione della magistratura. E ancora oggi svolge un ruolo prezioso. Ma consentitemi di dire che nulla di tutto ciò vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui purtroppo evidente traccia è nelle cronache di questi giorni. E dico che nulla di tutto ciò dovrà in futuro macchiare l’operato del Csm. Siamo di fronte a un passaggio delicato: o sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti”.
Secondo Ermini, che ha concordato il suo intervento al plenum con il presidente della Repubblica, “il Csm e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze. Il Csm  è e deve essere la nostra sola casacca. Altre non ne abbiamo” ha detto il vicepresidente del Csm aggiungendo “Questa consapevolezza implica innanzitutto che l’attività di ogni componente venga svolto tenendo conto dell’autorevole consiglio e dell’esempio animatore che provengono dal Capo dello Stato, il quale non ha mai fatto mancare la sua guida illuminata attraverso la continua interlocuzione con il vicepresidente”.

Il numero due di Palazzo dei Marescialli ha escluso ogni ipotesi di scioglimento del consiglio: “Può continuare a svolgere le funzioni affidategli purché la reazione a condotte indiscutibilmente non compatibili sia chiara, rapida e non suscettibile di fraintendimenti. E io credo che così sarà perché il Csm e la magistratura hanno al loro interno gli anticorpi necessari per poter riaffermare la propria legittimazione agli occhi di quei cittadini nel cui nome sono pronunciate le sentenze”.

Ermini ha parlato delle nomine del futuro: “Ogni determinazione venga assunta al riparo di interessi esterni ed al solo fine di assicurare l’efficienza e la conformità a Costituzione della attività giurisdizionale”. In poche parole stop all’  ingerenza delle correnti.  Mentre per quanto riguarda le poltrone di procuratore capo,  le cui manovre sotterranee sono emerse grazie all’inchiesta di Perugia sul magistrato Luca  Palamara – “le nomine dei capi degli uffici giudiziari siano effettuate attraverso la rigorosa osservanza del criterio cronologico, fuggendo la tentazione di raggrupparle in delibere contestuali che inducano il sospetto di essere state compiute nell’ambito di logiche spartitorie o non trasparenti”.

Non è mancato nell’intervento di Ermini un passaggio sulle correnti. “L’associazionismo giudiziario – ha detto Erminiè stato un potente fattore di cambiamento e democratizzazione della magistratura, favorendo una presa di coscienza collettiva in ordine ai valori costituzionali che la giurisdizione ha il compito di attuare e difendere. Ma consentitemi di dire che nulla di ciò che io vedo nelle degenerazioni correntizie, nei giochi di potere e nei traffici venali di cui purtroppo evidente traccia è nelle cronache di questi giorni dovrà in futuro macchiare l’operato del Consiglio Superiore“.

“È un errore  descrivere questa vicenda come una guerra tra correnti. Le correnti, come ha ben scritto la segreteria di Unicost nel suo documento della scorsa settimana, sono le vittime di una vicenda connotata da individualismo, smania di potere, intolleranza alle regole” ha aggiunto Cascini che deve aver dimenticato quante “lottizzazioni” sono state effettuate nelle nomine anche dalla sua stessa corrente di appartenenza ( Area n.d.r.) , che non può essere esente da censure morali e critiche,

Alle discussioni interne a Palazzo dei Marescialli si sono aggiunte le polemiche interne  nell’ Anm che si riunirà domani con all’ordine del giorno proprio il “caso Palamara“, mediante l’attivazione dei probiviri.  Ai vertici dell’Associazione dei magistrati vi sono  posizioni contrastanti con il vicepresidente Luca Poniz (della corrente Area), il quale ha preso le distanze da quanto affermato dal leader del sindacato delle toghe, Pasquale Grasso. Un un’intervista alla Stampa Grasso ha parlato della necessità di un “esame di coscienza” e di “trasparenza” ma ha anche definito come “fisiologici” i contatti con la politica: “Ritengo sia un problema di limiti, e di opportuna e doverosa autolimitazione delle condotte”.

Di parere assolutamente diverso ed opposto la posizione di Poniz: “L’intervista di Grasso vede molti di noi su posizioni radicalmente diverse perchè esclude che vi sia uno scandalo nei fatti accaduti”,  parlando di relazioni che al contrario “fanno scandalo“.

L’ex-procuratore capo di Torino, Armando Spataro

Fa discutere la proposta avanzata dall’ex magistrato Bruno Tinti, sulle colonne di Italia Oggi, di sorteggiare i componenti del Csm e dell’Anm per evitare che nelle nomine dei magistrati influiscano giochi di potere e di correnti. “Una proposta immonda e Bruno Tinti sa come la penso” commenta l’ex procuratore capo di Torino Armando Spataro.

“L’idea non ha né capo né coda” secondo Giovan Domenico Lepore, ex procuratore capo della Repubblica di Napoli, che si dice in ogni caso favorevole “all’abolizione delle correnti all’interno della magistratura: spesso le nomine avvengono seguendo logiche di corrente invece che valutando il merito“. “Il sorteggio – afferma  Raffaele Guariniello, ex procuratore aggiunto di Torino – è una misura implacabile. Ma è pur sempre una retromarcia nella scelta dei migliori. Io sono per premiare chi merita, la competenza. Capisco la proposta di Tinti, ma allora vuol dire che siamo davvero messi male, Chi garantisce che i sorteggiati non faranno le stesse cose degli eletti? La sua proposta dimostra la crisi in cui è caduto il Csm. Quando sono entrato in magistratura le correnti erano un fatto positivo, erano un luogo di confronto. Ora sono centri di distribuzione degli incarichi. Dobbiamo trovare procedure che diano garanzia a tutela della trasparenza e del merito” dice Guariniello.




CSM. Iniziativa di Ermini con il sostegno del Quirinale: nuove norme e rigore

ROMA – Sarà un pomeriggio “caldo” quello di martedì quando al Consiglio Superiore della Magistratura si terrà un “plenum” straordinario convocato del vicepresidente David Ermini, d’intesa con il presidente Sergio Mattarella, con l’obiettivo di superare la fase sicuramente più difficile per il Csm.

Ermini e Mattarella

Il vice presidente Ermini, membro “laico” indicato dal PD di cui è stato responsabile giustizia con la segreteria Renzi, a seguito dall’incontro avuto con il Capo dello Stato, ha riunito di sabato, cioè ieri  il comitato di presidenza, lui stesso e i vertici della Cassazione, che appartengono per una coincidenza anche  loro alle stesse due correnti coinvolte nello scandalo, il primo presidente Giovanni Mammone di Magistratura Indipendente, ed il procuratore generale della Cassazione  Riccardo Fuzio di Unicost.

All’ordine del giorno del plenum straordinario le dimissioni del consigliere Luigi Spina, indagato dalla Procura di Perugia per “rivelazione del segreto d’ufficio“, avendo confidato al pm Luca Palamara anch’egli indagato dalla Procura umbra nell’inchiesta per corruzione a suo carico. Il vicepresidente Ermini, al pari del presidente Mattarella, in cuor suo spera che i componenti dell’organo di autogoverno dei magistrati assumano una posizione “nettissima e forte” sullo scandalo del “mercato delle toghe”, a prescindere dalla propria appartenenza alle varie correnti interne della magistratura.

Ma non si discuterà solo di questo.Infatti martedì pomeriggio verrà discussa al Csm anche l’imbarazzante posizione di altri due componenti del Consiglio Corrado Cartoni, capogruppo della corrente di destra, ed Antonio Lepre, componente della commissione incarichi direttivi, i quali avrebbero incontrato come Spina, il parlamentare Cosimo Ferri (Pd)  e l’ex ministro Luca Lotti, con i quali avrebbero discusso  tra le varie cose, la nomina del nuovo capo della Procura di Roma.

Cartoni e Lepre al momento non sono indagati, ma il  Consiglio Superiore della Magistratura  vuole verificare se le loro conversazioni possano prefigurare qualche violazione. Per questo motivo il  Csm ha già inviato alla procura di Perugia richiesta di acquisizione degli atti ostensibili. Tutto dipenderà dal tenore dei dialoghi e dagli argomenti trattati.

Nel plenum straordinario di martedì verrà discusso anche un altro problema di primaria importanza. Secondo il vicepresidente del Csm è arrivato il momento di adottare nuove regole sulle procedure di nomina dei magistrati, in modo di farle diventare più trasparenti onde evitare altre zone oscure, irregolarità e distorsioni. Sopratutto illegalità. Da Palazzo dei Marescialli, dove le bocche sono pressochè cucite, qualcosa trapela, come ad esempio l’introduzione della procedura di procedere alle nomine esclusivamente e soltanto dopo “istruttorie ampie e più trasparenti possibili”.

A partire dal seguire l’ordine cronologico: ad esempio allorquando si rende disponibile un posto in qualche Procura, questo va immediatamente coperto con una nomina tempestiva e senza i soliti rinvii per trovare accordi “politici” in seno alla Commissione ed in consiglio. Indicazione questa, ad onor del vero, che era già stata data il 23 maggio, allorquando il vicepresidente del CSM Ermini aveva presenziato alla riunione della V commissione, che è quella che indica i nuovi vertici degli uffici giudiziari, che proprio in quell’occasione aveva votato a maggioranza in favore del procuratore generale di Firenze, Marcello Viola, indicato quale nuovo Procuratore capo di Roma.

In quella votazione il procuratore generale Viola era stato sostenuto dai rappresentanti di  Magistratura Indipendente, di Autonomia e Indipendenza la corrente di Piercamillo Davigo, e secondo voci ufficiose (ma attendibili) avrebbe ottenuto il sostegno anche di Unicost in cambio della indicazione a procuratore aggiunto a Roma proprio di Luca Palamara. Dalla corsa sarebbe stato escluso Francesco Lo Voi attuale  capo della procura di Palermo, anche lui della “corrente” di  Magistratura Indipendente, ma ritenuto troppo “vicino all’ex procuratore Pignatone“, e del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo, candidato “ufficiale” di Unicost.

Martedì prossimo il plenum dovrà recepire e formalizzare ufficialmente le dimissioni di Spina. Per la cui sostituzione sarà necessaria una nuova elezione, che non dovrà influire sui tempi per la nomina del nuovo procuratore capo di Roma, che peraltro è stata già rinviata proprio a causa dell’inchiesta, e che comunque non dovrebbe arrivare prima di settembre , in quanto il Consiglio Superiore della Magistratura può tranquillamente funzionare anche con un membro in meno. Identica situazione per la posizione degli altri due componenti del Csm che avrebbero incontrato Lotti e Ferri: qualora venissero accertate violazioni che comportassero la loro sospensione, il plenum potrebbe comunque procedere. Infatti  per legittimare la votazione il plenum deve essere composto dal minimo previsto  di 10 magistrati sugli attuali 16 eletti o nominati dal Parlamento.




Csm, caso Emiliano. La procura generale chiede “ammonimento” per il Governatore della Regione Puglia

di Antonello de fennaro – Dopo una sospensione durata circa  sei mesi il procedimento disciplinare della sezione disciplinare del Consiglio Superiore della magistratura, è ripreso ieri a seguito della sentenza della Corte Costituzionale che ha ritenuto non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate, confermando le competenze del Csm sui comportamenti “politici” del magistrato barese Michele Emiliano  in aspettativa e fuori ruolo da oltre un decennio per gli incarichi istituzionali-politici ricoperti nel tempo. Emiliano è stato assistito nella propria difesa dal magistrato Armando Spataro ex procuratore capo di Torino, in pensione dallo scorso 1 gennaio e dalla professoressa Isabella Loiodice per gli aspetti del diritto costituzionale

CSM Emiliano

Michele Emiliano notoriamente attratto dalle telecamere e taccuini della stampa, in questa occasione ha negato il proprio consenso alle riprese televisive di Telenorba e persino all’emissione radiofonica di Radio Radicale, (che in precedenza in altre udienze aveva autorizzato)  invece a parer nostro sarebbero state necessarie ed opportune per una questione di trasparenza e rispetto nei confronti di coloro i quali dovranno votare per le primarie nel Pd pugliese per l’indicazione del nuovo candidato alla Presidenza della Regione Puglia le cui elezioni si svolgeranno nel giugno 2020.

Il sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione Carmelo Sgroi ha svolto una breve sintetica requisitoria riepilogativa dell’impianto accusatorio nei confronti di Michele Emiliano, poichè l’attuale collegio giudicante del Csm (il terzo dall’ avvio dal procedimento avvenuto nell’ottobre 2014) è cambiato a seguito del rinnovo delle cariche del Consiglio Superiore della magistratura , ed ha riproposto nuovamente la richiesta di condanna con l’”ammonimento“, la sanzione più lieve prevista dal regolamento, nei confronti del governatore della Puglia Michele Emiliano, accusato di aver violato il divieto per i magistrati di iscriversi a partiti politici e di partecipare in maniera sistematica e continuativa alle loro attività.

Molto correttamente il vicepresidente del Csm David Ermini, al contrario del suo predecessore Giovanni Legnini, si è astenuto a presiedere il collegio giudicate della sezione disciplinare nel procedimento nei confronti di Emiliano, essendo stato in un recente passato  responsabile giustizia del Partito Democratico,  durante la segreteria di Matteo Renzi . Il collegio giudicante, è stato quindi presieduto dal consigliere Fulvio Gigliotti (laico, professore di diritto privato indicato dal M5S) , e dai consiglieri Michele Cerabona (laico, avvocato indicato da Forza Italia) , Corrado Cartoni (magistrato, Magistratura Indipendente), Giuseppe Cascini (magistrato, Area) ,Piercamillo Davigo, (magistrato, Autonomia e Indipendenza), Marco Mancinetti (magistrato, Unicost).

Nella sua arringa difensiva Armando Spataro, ha premesso che “Emiliano ha sempre proposto istanza al CSM per esercitare quei mandali politici elettivi, e non  è incolpato di aver fatto l’ amministratore pubblico”, e sostenuto che è “impossibile svolgere il mandato di amministratore nelle istituzioni senza partecipazione attiva nella vita di un partito” aggiungendo che il suo ruolo istituzionale “è al servizio della collettività, funzione “alta” del ruolo politico come amministratore pubblico“, ricordando che vi è “una lunga lista di colleghi magistrati che hanno ricoperto ruoli politici come lui“. I difensori di Emiliano hanno quindi concluso chiedendo “l’assoluzione di Emiliano per insussistenza dell’ addebito disciplinare, estinzione del procedimento disciplinare, di dichiarare il fatto di “scarsa rilevanza“, richiedendo una nuova trasmissione degli alla Corte Costituzionale, a seguito anche delle eccezioni poste ed argomentate dalla Prof.ssa Avv. Isabella  Loiodice.

Il procedimento è stato aggiornato al 14 febbraio , per consentire al sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione di poter esaminare nuovi atti presentati dalla difesa di Emiliano, ed effettuare la sua replica, e quindi arrivare il collegio ad una decisione.

 

 




Csm: David Ermini eletto vice presidente

David Ermini

ROMAIl nuovo vicepresidente del Csm é David Ermini, 59 anni, avvocato penalista e deputato del Pd per due legislature  che è stato eletto dal plenum di Palazzo dei Marescialli, presieduto dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Ermini è stato eletto alla terza votazione, con 13 voti. Un risultato inusuale nella prassi del Consiglio Superiore della Magistratura, infatti nelle precedenti consiliature il vice presidente è quasi sempre stato eletto sin dalla prima votazione, perché si era raggiunta prima l’intesa tra i suoi componenti.

Ho chiesto la sospensione dell’iscrizione al mio partito perché ritengo che quando si assume un incarico istituzionale si deve avere la possibilità di essere libero”, ha detto Ermini, in un breve intervento dopo la sua elezione. “Chi arriva al Csm, – ha aggiunto Ermini – dismette la propria casacca politica e  risponde solo alla legge e alla Costituzione“.

Il nuovo vicepresidente del Csm David Ermini si è rivolto nel suo intervento al Capo dello Stato “Mi riporto alle parole che lei ha pronunciato in maniera forte durante la cerimonia di insediamento al Csm: la cosa principale è che nessuno di noi, dei cittadini, è al di sopra della legge. Dobbiamo tenere di fronte a noi la legge e la Costituzione“. aggiungendo “Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione  a cui mi rivolgerò in maniera pressante e continua durante il mio mandato“.

Alla terza votazione Ermini ha battuto  con 13 consensi  il candidato grillino  il  professore Alberto Maria Benedetti, docente di diritto privato a Genova, che invece ne ha ricevuti 11. Vi è stata clamorosa “spaccatura” all’interno delle correnti: i centristi di Unicost e i conservatori di Magistratura indipendente, 5 voti ciascuno, hanno votato per Ermini  “sponsorizzato” dall’ex leader di Magistratura Indipendente, Cosimo Maria Ferri attualmente deputato Pd facente parte degli “amici” di Matteo Renzi.

Per Ermini hanno votato anche i due capi della Cassazione, Giovanni Mammone di Mi e Riccardo Fuzio di Unicost. All’opposto la sinistra di Area e la corrente Autonomia e indipendenza dell’ex pm di Milano Pier Camillo Davigo  che hanno votato per Benedetti, risultato primo dei votati nella discussa e poco trasparente piattaforma Rousseau, il quale ha ricevuto anche il sostegno dei due consiglieri leghisti Stefano Cavanna ed Emanuele Basile. Scheda bianca invece per i due consiglieri di Forza Italia, gli avvocati berlusconiani Alessi Lanzi e Michele Cerabona.

Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, va all’attacco in maniera poco istituzionale : “I magistrati del Csm hanno deciso di affidare la vice presidenza del loro organo di autonomia ad un esponente di primo piano del Pd, unico politico eletto in questa legislatura tra i laici del Csm. Da deputato mi sono sempre battuto affinché il Parlamento individuasse membri laici non esposti politicamente. Prendo atto che all’interno del Csm, c’è una parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica!”.  “Ovviamente – aggiunge – nulla di personale nei confronti del neo eletto vice presidente del Csm, David Ermini, a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro. Continuo a credere che il rapporto tra il ministero e il Csm sia fondamentale per il buon funzionamento della giustizia e mi impegnerò sinceramente e serenamente in questa direzione. Ma ci sono atti  – ha concluso – che hanno un significato politico che non può essere ignorato”, .

Anche il Movimento cinque stelle va all’attacco: ‘”È incredibile! Avete letto? – scrive il vicepremier Luigi Di Maio in un post su Facebook, commentando così l’elezione di David Ermini a vicepresidente del Csm  – Questo renzianissimo deputato fiorentino del Pd è appena stato eletto presidente di fatto del Consiglio superiore della magistratura. Lo hanno votato magistrati di ruolo e membri espressi dal Parlamento. Ma dov’è l’indipendenza? E avevano pure il coraggio di accusare noi per Foa che non ha mai militato in nessun partito. È incredibile“,  e conclude: “Il sistema è vivo e lotta contro di noi“.

Il segretario Pd, Maurizio Martina, replica: “Ci sono dichiarazioni gravissime da parte di autorevoli rappresentanti di governo sul Csm. Addirittura il ministro della giustizia. Dimostrano in questo modo di non avere alcun senso dello stato. Il governo rispetti la costituzione e l’organismo di autogoverno della magistratura“. Ed il presidente, Matteo Orfini: “Il nuovo partito unico della destra è nato, guidato da Salvini, Di Maio e Berlusconi. Ieri l’accordo sulla Rai e sulle tv. Oggi l’attacco violento alla magistratura, guidato dai neoberlusconiani Di Maio e Bonafede“.




Il Parlamento ha eletto gli 8 componenti laici del Csm. Antonini giudice costituzionale

ROMA – Il Parlamento in seduta comune ha eletto gli otto membri laici del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta di Alberto Maria Benedetti, Filippo Donati, Fulvio Gigliotti, Stefano Cavanna, Emanuele Basile, Alessio Lanzi, Michele Cerabona e David Ermini. Luca Antonini  55 anni, professore di diritto costituzionale a Padova, che è stato uno dei principali consulenti del Governo e del Parlamento in materia di federalismo, è stato eletto giudice della Corte costituzionale con 685 voti.

Si conclude quindi un lungo periodo di vacatio alla Consulta che perdurava dal 7 novembre del 2016, quandoSi conclude quindi un lungo periodo di vacatio alla Consulta che dura dal 7 novembre del 2016, quando Giuseppe Frigo nominato dal Parlamento in quota al centrodestra, rassegnò le sue dimissioni. La   Corte Costituzione rimasta per 618 giorni senza plenum,   si avvicina quindi al record di 623 giorni, detenuto dalla fine del mandato di Vincenzo Caianiello al giuramento del suo successore Annibale Marini, nel periodo che trascorse dal 23 ottobre 1995 e al 9 luglio 1997. Il Presidente della Repubblica Mattarella, aveva più volte sollecitato ed  “invitato” il Parlamento a compiere il proprio dovere ritenendolo  un adempimento “urgente  per  il funzionamento del nostro sistema istituzionale“,

Nove giorni quindi dopo l’elezione dei 16 membri togati effettuata dai magistrati, il Parlamento votando gli otto membri laici ha completato la composizione del Consiglio superiore della magistratura . Tre dei membri eletti dal parlamento del Csm sono in quota M5S, che ha fatto votare online i candidati sulla piattaforma Rousseau (Benedetti, Donati, Gigliotti) e  due in quota Lega (Cavanna e Basile). Indicati dalle opposizioni. Michele Cerabona e Alessio Lanzi, entrambi avvocati indicati da Forza Italia, e  Davide Ermini, ex responsabile giustizia del Pd.

La scorsa settimana nella seconda conclusiva  giornata di scrutini in Cassazione per i 16 nuovi togati destinati a entrare dal 25 settembre a palazzo dei Marescialli, nella lista dei 10 giudici eletti,  bocciati sia Mara che Pepe della componente di Piercamillo Davigo eletto al Csm con 2.522 voti, con un netto successo delle toghe di Magistratura indipendente, che  porta il suo gruppo dagli attuali 3 a 5 rappresentanti togati,  eleggendo e portando al Csm tre componenti (Braggion, Criscuoloi, Cartoni), i quali si aggiungono al giudice della Cassazione eletta ieri (Micciché) e al pm Lepre sostenuto dall’attuale deputato Cosimo Maria Ferri (Pd) , nella veste di ex segretario della corrente più conservatrice e di destra della magistratura.

La composizione “togata” del Csm composta da 16 magistrati che  sospendono il loro lavoro nei tribunali per quattro anni, trasferendosi al lavoro a Palazzo dei Marescialli  sede del Consiglio superiore della magistratura  amministrando e disciplinando le carriere ed operato dei colleghi. Questi gli equilibri. 5  i componenti di Unicost e  5 quelli di Magistratura Indipendente, 4 quelli di Area, 2 i “davighiani” . Una maggioranza decisamente di centrodestra, che potrebbe favorire l’elezioni di un vicepresidente omogeneo alla maggioranza attualmente al governo. Probabilmente  il  “numero due” del presidente Mattarella sarà di estrazione leghista o grillina.

Il Consiglio superiore della magistratura adesso ha tempo fino al 25 settembre  data di scadenza del precedente Csm,  può passare alla designazione del nuovo vicepresidente che andrà a sostituire l’uscente Giovanni Legnini. Sempre più attendibili le voci di palazzo che insistono su Guido Alpa, professore di diritto civile e “mentore” dell’attuale presidente del consiglio  Giuseppe Conte.

 




Palagiustizia Bari, alla Camera volano pugni e ceffoni

ROMA –   Sono stati visti partire dei ceffoni nell’Aula della Camera durante l’esame del disegno di legge sul Palazzo di Giustizia di Bari a seguito di uno scontro fisico tra deputati di Fdi e  della Lega. . Il presidente Roberto Fico ha sospeso la seduta mentre dai banchi del Pd si urlava “Dimissioni, dimissioni!“. Il sottosegretario Vittorio Ferraresi aveva appena iniziato a parlare, sostenendo di aver “sentito in quest’Aula delle inesattezze gravi, alcune anche con peso penale di cui ciascuno si assume la responsabilità“.

È la deputata del Pd Alessia Morani ad aprire le ostilità chiedendo conto della decisione al ministro Bonafede, ma a rispondere in aula non è stato  il ministro ma bensì  Giulia Sarti  presidente M5S della commissione Giustizia che contrattacca: “Sono sicura che il ministro saprà assumere le sue decisioni con un’assunzione di responsabilità diversa da chi finora se n’era sempre fregato“.  Dopo l’intervento della Sarti – e l’assenza del ministro di Giustizia – il deputato del Pd David Ermini interviene a muso duro: “Ha parlato l’avvocato difensore di Bonafede. Vergognoso“. Il collega Emanuele Fiano ha chiesto la sospensione dell’esame del decreto legge “per i gravi fatti denunciati da un quotidiano“. Carica la mano anche Valter Verini: “Con queste ombre il Parlamento non può andare avanti”. Il Pd ha reclamato il rinvio chiedendo che il Guardasigilli “venga a riferire” in aula, trovando alleati anche in Forza Italia che si è associata alla protesta contestando l’assenza del ministro. Il gruppo forzista, con un tweet, cita la denuncia di Repubblica, stigmatizza l’assenza di spiegazioni della maggioranza su un immobile “che sarebbe di proprietà di un sospettato di aver prestato denaro alla mafia” concludendo: “Onestà! Onestà! lo gridiamo noi”.

 

 

Alla ripresa dei lavori annunciando che i questori della Camera visioneranno i video sui tumulti scoppiati in aula, il presidente della Camera bacchetta il sottosegretario M5S che, subito dopo, si scusa: “Non era mia intenzione attaccare i deputati e quantomeno minacciare. Mi dispiace“. L’ex Guardasigilli dem Andrea Orlando fa in tempo a chiedere alla maggioranza di fermarsi “nel vostro interesse per uscire a testa alta dalla vicenda in cui vi siete infilati“.

Nonostante ciò il presidente della Camera Roberto Fico ha deciso di mettere ai voti la richiesta di sospensione, alla quale il M5S e  la Lega si sono opposti. E la Camera, con una maggioranza di 55 voti, si è andati avanti.

Intorno alle 12 arriva la risposta di Bonafede su Facebook: “La procedura di individuazione dell’immobile destinato a ospitare gli uffici giudiziari baresi è stata eseguita nel pieno del rispetto delle regole, in maniera pubblica e pienamente trasparente. La commissione ha aggiudicato a chi ha ottenuto il miglior punteggio e sono stati avviati tutti i controlli previsti dalla legge. In seguito a quanto appreso da fonti di stampa, ho chiesto un ulteriore approfondimento. Ricordo a tutti che il decreto legge in discussione alla Camera non riguarda l’assegnazione dell’immobile ma la sospensione dei termini per permettere lo smantellamento delle tende”.

Pd e Forza Italia, però, non si accontentano:Il ministro Bonafede venga subito a chiarire in aula” chiede il dem Fiano. E lo stesso fa l’azzurro Francesco Paolo Sisto. I lavori procedono ma i toni si fanno sempre più duri e polemici. In aula Per il governo interviene  il sottosegretario Vittorio Ferraresi: “Credo sia doverosa una risposta perché sono state dette una serie di inesattezze. Credo che sia giusto muovere critiche ed ascoltarle, ma ho sentito inesattezze gravi, con rilievi anche penali…”. Ma Ferraresi viene interrotto: dagli scranni dell’opposizione, soprattutto dai banchi del Pd, si levano proteste ed urla dell’opposizione. Emanuele Fiano del Pd ha chiesto al presidente della  Camera, Roberto Fico di “richiamare formalmente il sottosegretario che ha minacciato i deputati. Lui non è qui a fare il Pm, e non ha il diritto di minacciare“. Nel frattempo, però, è partito uno scontro a destra, tra deputati di Fdi e della Lega. Fico ha richiamato Marco Silvestroni (Fdi) e un altro deputato, e sono dovuto intervenire i commessi a sedare la rissa. Sono volati schiaffi e pugni ed alla fine la seduta è stata sospesa.

Il ministro è stato  costretto a tornare in aula nel pomeriggio, dopo le 17 scusandosi con l’aula per aver provato nel frattempo a spiegare le sue ragioni solo su Facebook, ignorando l’aula: “Per me non è irrilevante la notizia pubblicata dalle cronache da Bari. Ho dato mandato agli uffici di fare tutti gli approfondimenti necessari oltre a quelli già fatti e previsti da una legge peraltro approvata dal Pd. Ma questo non ha nulla a che vedere con il provvedimento all’esame dell’Aula”, sostiene il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede nell’Aula della Camera  durante l’esame del dl sul Palagiustizia di Bari, e lancia anche una stilettata: “Non ricordavo un’aula così sensibile ai temi della corruzione“.

Per Settanni, il proprietario barese dell’immobile indicato quale nuova sede del Palazzo di Giustizia di Bari,  è un grande affare: quattro milioni e 100mila euro più Iva, a fronte di una rendita catastale da dieci milioni. Un mese dopo l’acquisto del vecchio immobile ex Inpdap, 223 vani, 7.100 metri quadrati più i garage, come da visura catastale che era diventato di proprietà di un fondo parastatale ,.il Ministero di Giustizia ha deciso di voler affittare quello stesso palazzo a sette milioni di euro per i prossimi sei anni. Cioè praticamente  doppio quasi del prezzo a cui lo avevano appena acquistato.